PARDI (IdV). Signor Presidente, signora Ministro, onorevole colleghi, la retorica dell'autoelogio produce ogni tanto effetti estranianti. L'altro giorno abbiamo saputo dal Presidente del Consiglio che la sua banalissima politica estera ha salvato il mondo. Da lei veniamo a sapere che sarà vinta la sfida dell'apertura dell'anno scolastico; curiosa logica: accade una cosa normale ed è una sfida vinta.
Molti colleghi hanno già trattato - ed io quindi sarà spedito - i temi del dissesto prodotto dalla legge finanziaria di Tremonti e dal suo procedere di conseguenza. Tagli, disoccupazione, precarietà; qualche collega ha parlato di licenziamenti di massa e, in effetti, in tre anni la previsione è di 87.000 cattedre in meno e 44.000 soggetti in meno nel personale amministrativo. Si abbassa il numero delle ore settimanali, e questo è un artificio importante per dissimulare il calo dell'occupazione nella scuola.
Le famose tre «i» (inglese, Internet ed impresa) rimangono ormai sospese: di inglese ce n'è meno di quello che doveva esserci; per quanto concerne Internet, viene testimoniata da numerosi colleghi la riduzione degli insegnamenti di natura informatica e tecnologica; quanto all'impresa, sappiamo che in questo disgraziato Paese c'è solo un'impresa che riceve costantemente, anche negli ultimi mesi, aiuti diretti per il proprio sostentamento.
Ogni tanto c'è qualche sprazzo di umorismo involontario: allènati o allenàti per la vita. Una cosa che soddisfa probabilmente la libido del ministro La Russa: avere a disposizione qualche ragazzotto per una specie di miniservizio militare di frodo. Ma forse la ragione dell'allenarsi per la vita dipende dal fatto che le statistiche dicono che ci sono 12.000 istituti a rischio dal punto di vista edilizio; probabilmente gli studenti devono essere allenati a fronteggiare collassi dei soffitti, crolli delle scale, difficoltà edilizie ed urbanistiche (Applausi del senatore Perduca), ed anche i tagli al tempo pieno. Gli studenti si alleneranno anche al fatto di avere meno insegnanti, meno insegnamento, meno formazione e meno cultura.
Tutto ciò va di pari passo con una filosofia dichiarata apertamente da questo Governo: la svalutazione del valore dell'insegnamento. Cari colleghi della maggioranza, voi dimenticate che gli insegnanti vanno pagati. Gli insegnanti italiani sono tra i meno pagati del mondo. C'è chi finisce l'insegnamento nella scuola media superiore non arrivando a 1.700 euro al mese. Poi ci tocca sentir parlare della dignità, della necessità di motivazione. Pagateli di più! E soprattutto, non distinguete, come volete fare; ma su questo punto interverrò dopo.
Come l'omino della favola veniva ricompensato dal suono della moneta, gli insegnanti precari, invece che da un giusto riconoscimento delle loro capacità professionali, vengono ricompensati dalla riconoscenza dei loro allievi, che sono grati loro perché si impegnano nell'insegnamento pur non pagati o scarsamente pagati. L'unico settore in cui non tagliate è quello degli insegnanti di religione (Applausi del senatore Perduca). Sembra che, allo stato attuale, questi ultimi siano 25.694, impegnati due ore su trenta o quaranta, a seconda che si misuri il tempo pieno o quello normale, ma dal prossimo anno saranno due ore su ventiquattro, ossia l'8,3 per cento del tempo. La religione è una cosa seria, ma gonfiare il numero degli insegnanti di religione, e soprattutto non tagliarli quando si tagliano tutti gli altri, non è affatto serio. Teniamo conto anche del fatto che gli insegnanti di religione, che sono approvati dal vescovo, spesso bravissime e rispettabilissime persone, non attraversano un concorso pubblico e possono subentrare ai colleghi mancanti nei diversi insegnamenti. Immaginate il professore di religione, messo lì dal vescovo, che si ritrova a un certo punto ad insegnare Kant o l'illuminismo?
In tale contesto, ogni tanto c'è qualche strappo di malagrazia. Se permette, signora Ministro, sono rimasto esterrefatto dal suo paragone espresso con la frase: tre mesi post-parto sono un privilegio; semplicemente perché lei, Ministra dell'istruzione, dotata di una provvigione significativa e di qualche agio materiale, si paragona al destino delle insegnanti che dovrebbero, secondo il suo punto di vista eroico, tornare ad insegnare subito dopo il parto.
Poi c'è un concetto che non è malagrazia, ma è invece, secondo me, la spia dell'atteggiamento ideologico di questa maggioranza e di questo Governo: si pensa che chi protesta nella scuola fa politica. La risposta non è dunque nel merito di chi protesta; guardi, signora Ministro, protestare è il sale della vita: soprattutto se uno sta nella dimensione scolastica di oggi, protestare è il minimo che si possa fare. Allora gli si dice: tu protesti, quindi fai politica; allora sei fuori dalla logica della scuola.
Ho qui addirittura una inverosimile circolare, che volevo dimenticare, di una preside di Calenzano, la quale scrive: «Si comunica a tutti i docenti che è categoricamente vietata qualunque esternazione tesa a dequalificare la figura del Ministro della pubblica istruzione». Ma siamo pazzi? Qui si rasenta la follia! (Applausi dal Gruppo dell'IdV). Ma di cosa si tratta? Della censura preventiva della critica rivolta alla Ministra? Certo, questo fatto non è colpa sua ma, prendendo sul serio il suo ruolo, io mi aspetterei seri provvedimenti nei confronti di una preside che può arrivare a delirare in questa maniera.
Poi c'è la questione, la più importante di tutte, dei ricorsi al TAR e al Consiglio di Stato che le hanno dato più volte torto. Sono ricorsi - che non sto ad elencarle perché lei li conosce meglio di me - tutti relativi a irregolarità procedurali, all'ignoranza dei regolamenti e alla volontà di manifestare ignoranza nei confronti dei regolamenti. Lei ha già avuto torto varie volte, sia al TAR che al Consiglio di Stato, e così mi porta alla questione della qualità.
Noi ci riempiamo la bocca con la questione degli insegnanti di qualità e non con quella dei Ministri senza qualità. Ma come si valuta la qualità degli insegnanti? Io vado per le vie brevi. Ho esperienza dell'argomento e so bene che è impossibile stabilire a priori un sistema per decidere se un professore sia bravo a insegnare Brunelleschi o l'entropia. La bravura e la qualità degli insegnanti saranno misurate (e di fatto lo sono già in parte) sulla base del criterio che viene premiato chi sta di più a scuola.
Signor Presidente, posso pregare il sottosegretario Viceconte di fare in modo che la Ministra, che è ansiosa di ascoltare il mio discorso, possa riuscirci?
Il criterio del tempo maggiore trascorso a scuola, per adesso, è l'unico sistema con cui si può provare a valutare un sistema di remunerazione degli insegnanti. Ma questa non è la qualità! Si premia coloro che curano la biblioteca (che sono bravissime persone) e si premia chi porta in giro gli studenti alle mostre, ma il problema è misurare la qualità degli insegnanti. Questo è un lavoro difficilissimo e presupporrebbe un'assoluta, condivisa buona fede nell'apprezzare i metodi della formazione e della trasmissione culturale, ma io non credo che da questa maggioranza, da questo Governo e da questo Ministero noi possiamo aspettare qualcosa su questo piano.
Signora Ministro, mi permetta una pedanteria da insegnante nel dirle che la qualità dell'insegnamento è bene espressa da un ottimo articolo di Marco Lodoli, pubblicato qualche tempo fa, che spiegava l'enorme difficoltà di un insegnante ben motivato che cerca di fronteggiare il disinteresse della classe. Possono esservi classi interessate, per carità, ma possono esservi anche classi prive di interesse. Il vero maestro è quello che cerca di comunicare agli allievi il nucleo problematico della sua disciplina, che cerca di svegliare la curiosità, che cerca di seminare i dubbi nelle menti dei propri scolari e che cerca di dire ai propri scolari che lui non è la bocca della verità e che anche quello che lui dice può essere oggetto di dubbio e di critica. L'insegnamento di una disciplina è fondato soprattutto su questo esercizio sistematico dell'arte del dubbio. Lodoli spiega come si fa a gestire questo tipo di nucleo problematico di fronte a una classe che pensa al telefonino, oppure è semplicemente diseducata dalla società che gli sta intorno. Questo, infatti, è il nucleo, e vi sono classici che, recentemente, hanno parlato del fatto che esiste una società diseducante intorno a questa scuola che dovrebbe educare.
Insomma, vi ripetete questa sorta di ritornello secondo il quale con questa riforma dell'istruzione voi passerete alla storia. Io ho il sospetto che voi passiate alla storia troppe volte: qualsiasi cosa facciate passate alla storia. Temo che vi sfugga la distinzione classica della storiografia tra cronaca e storia. Voi, per bene che vada, passerete alla cronaca e passerete a una cronaca scadente, non a una cronaca significativa.
Questo mi porta a dire, in conclusione, che l'opposizione, in particolare il mio Gruppo dell'Italia dei Valori, di fronte a questa sorta di logica dell'annientamento, della rarefazione e dello svuotamento, si sente impegnata, più che mai, a sostenere le lotte che nel mondo della scuola i soggetti attivi, quelli che vogliono insegnare, che vogliono formare e che non vengono pagati abbastanza per farlo, si impegnano a fare.
Il prossimo 8 ottobre ci sarà una manifestazione: noi appoggeremo quella manifestazione, così come tutte le altre che ci saranno, riservandoci anche di formulare delle idee propositive, riformistiche, perché noi sappiamo qual è l'arte dell'insegnamento, che temo invece voi riduciate semplicemente ad un compito burocratico di conteggio contabile. (Applausi dai Gruppi IdV e PD. Congratulazioni).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Soliani. Ne ha facoltà.