BERTUZZI (PD). Signor Presidente, signora Ministro, non le porrò le tante domande che vorrebbero farle i genitori, gli studenti e gli insegnanti che così numerosi ho incontrato da quando lei è Ministro dell'istruzione. Il poco tempo a disposizione mi costringe a limitarmi ad un unico quesito. Le chiedo, signora Ministro: se il ministro Tremonti non avesse quantificato il contributo richiesto al suo Ministero nella prima manovra del Governo, prima che lei definisse le sue cosiddette riforme, avrebbe scelto le medesime misure e, soprattutto, gli stessi obiettivi? Io credo di no.
Purtroppo, la sua informativa conferma ancora oggi la matrice tremontiana dell'operazione; mantiene un contenuto contabile fatto di numeri assoluti e relativi e conferma che il suo lavoro si esaurisce nel governare questi ultimi. Ma dietro quei numeri ci sono bambini e bambine, ragazzi e ragazze cui devono essere garantiti i diritti; la sua rappresentazione tabellare senz'anima non tiene conto delle voci del Paese, che non è affatto tutto con lei come ha affermato il senatore Asciutti. Se sono solo lo 0,2 per cento le classi con 30 alunni, hanno scordato di raccontarle quali sono le percentuali di quelle che ne hanno 27-28 nella scuola primaria e nella scuola media.
Signora Ministro, provi ad andare in una prima elementare fatta di 27-28 bambini, di cui magari tre o quattro stranieri, senza intermediazione linguistica, oppure in presenza di un bambino con disabilità, senza copertura totale del sostegno. Provi, signora Ministro, a valutare quello che lei ha detto sugli insegnanti di sostegno: si è limitata ad affermare che sono aumentati di 2.500 unità. A mio avviso, un Ministro dell'istruzione si dovrebbe preoccupare di quanti sono gli alunni che, per poter vivere in modo proficuo il proprio percorso scolastico, hanno bisogno di un supporto. Ha proprio rovesciato il punto di vista. Vada a vedere, signora Ministro, come vengono non sostituiti gli insegnanti assenti: le classi vengono raccolte nelle palestre oppure sparpagliate in gruppi per l'istituto. Vada a vedere i laboratori di informatica, che non vengono aperti perché la mancanza delle compresenze impedisce di utilizzarli; vada a vedere i laboratori di musica dove le nomine nelle scuole medie non sono state attivate.
Recupero qui un tema che non avrei voluto riprendere, ma che lei mi costringe a fare: quello dell'edilizia scolastica.
Si trasferisce tutta la responsabilità agli enti locali; questo è veramente umiliante e glielo posso dire come sindaco dato che ho ricoperto questo ruolo fino all'anno scorso. Avete azzerato i finanziamenti nell'edilizia scolastica e non avete neppure concesso una deroga al Patto di stabilità per poter intervenire in modo flessibile con questi interventi. Questi sono alcuni dei paradossi, signor Ministro, che vedrà, se vorrà fare un giro nelle scuole. E se lei ha dovuto sempre subire le decisioni del ministro Tremonti, cerchi di recuperare, perché non arriveremo sani al terzo anno di quella manovra. Faccia capire che è lei a capo del Dicastero più importante per le future generazioni e che non può chiudere gli occhi a fronte di tassi di disoccupazione giovanile ormai al 30 per cento, di un immobilismo sociale senza precedenti dal dopoguerra e di un aumento pericoloso degli abbandoni scolastici. Attiri l'attenzione del Governo dormiente verso il dramma sociale più evidente del nostro Paese: quello delle nuove generazioni.
Credo, da quello che ha detto, che la risposta comunque alla mia domanda sia positiva, ossia insisterà in modo convinto nelle sue scelte, a prescindere dalle decisioni finanziarie. Non ci deve spiegare nulla. Non ci sono tabelle per capire ciò che, in fondo - lo dobbiamo ammettere - muove lei e la sua maggioranza: costruire un modello di scuola in cui chi è forte andrà avanti, chi è meno forte andrà avanti se potrà permettersi occasioni alternative nella scuola privata, e il resto si arrangi. Capiamo però anche perché le forze sociali ed economiche stanno predisponendo un nuovo patto sociale, alla stesura del quale il Governo non è stato invitato. Esse sono ben consapevoli di come scuola, università e ricerca siano strategici in un Paese che deve competere nell'era della conoscenza. Visto che poco avete ascoltato le minoranze e il Paese in piazza, speriamo che almeno loro abbiano la forza e gli strumenti per essere ascoltati. (Applausi dal Gruppo PD. Congratulazioni).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Pardi. Ne ha facoltà.