RESOCONTO STENOGRAFICO
Presidenza della vice presidente BONINO
PRESIDENTE. La seduta è aperta (ore 16,02).
Si dia lettura del processo verbale.
VICARI, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del 28 settembre.
PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato.
Comunicazioni della Presidenza
PRESIDENTE. L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.
Preannunzio di votazioni mediante procedimento elettronico
PRESIDENTE. Avverto che nel corso della seduta odierna potranno essere effettuate votazioni qualificate mediante il procedimento elettronico.
Pertanto decorre da questo momento il termine di venti minuti dal preavviso previsto dall'articolo 119, comma 1, del Regolamento (ore 16,07).
Sui lavori del Senato
PRESIDENTE. La Conferenza dei Capigruppo, riunitasi questa mattina, ha approvato modifiche al calendario corrente e il nuovo calendario dei lavori fino al 14 ottobre.
Oggi pomeriggio, come già stabilito, il Ministro dell'istruzione renderà un'informativa sull'avvio dell'anno scolastico, cui seguiranno gli interventi dei Gruppi per circa 2 ore e 50 minuti.
A conclusione del dibattito, su richiesta del Gruppo della Lega Nord, si svolgeranno interventi relativi all'assassinio a Novi di Modena di una donna di origine pakistana da parte dei familiari.
Si passerà poi - ove possibile - all'esame del disegno di legge sul divieto di propaganda elettorale per persone sottoposte a misure di prevenzione.
In apertura della seduta antimeridiana di domani, sarà data la parola a un rappresentante del Gruppo del Partito Democratico che ha chiesto di intervenire su alcune dichiarazioni rese giovedì scorso dal senatore Ciarrapico nel corso del dibattito sulle comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri. Potranno seguire interventi da parte di altri Gruppi.
Sempre nel corso della seduta antimeridiana di domani, che terminerà alle ore 12,30, oltre all'eventuale seguito del disegno di legge in materia di propaganda elettorale, sarà esaminato il disegno di legge recante modifiche al codice civile in materia di potestà genitoriale.
La seduta antimeridiana di giovedì 7 ottobre e, se necessario, la seduta pomeridiana di domani potranno essere sconvocate in relazione all'andamento dei lavori per consentire più ampi spazi di lavoro alle Commissioni impegnate nell'esame della Decisione di finanza pubblica.
Nella seduta pomeridiana di giovedì 7 ottobre, alle ore 15, con trasmissione diretta televisiva della durata di un'ora, si svolgeranno l'informativa del sottosegretario Bertolaso sulla ricostruzione post-terremoto in Abruzzo e i successivi interventi dei Gruppi per 5 minuti ciascuno. È stata inoltre acquisita la disponibilità dello stesso Sottosegretario alla Protezione civile a rendere - presumibilmente nel pomeriggio di giovedì 21 ottobre - un'informativa all'Assemblea sulle conseguenze dell'alluvione di Messina dello scorso anno. Il Gruppo di Futuro e Libertà ha chiesto poi di poter discutere della questione dei rifiuti a Napoli, eventualmente anche in Commissione.
Per quanto riguarda il calendario della prossima settimana, martedì 12 ottobre, alle ore 16, prima che abbia inizio la seduta pomeridiana, si svolgerà nell'Aula del Senato la commemorazione solenne del senatore a vita, presidente emerito della Repubblica, Francesco Cossiga, alla presenza del Capo dello Stato e delle più alte cariche istituzionali. La cerimonia si articolerà nell'intervento della Presidenza e quindi dei rappresentanti dei Gruppi. Ciascun Gruppo avrà a disposizione 10 minuti, eventualmente divisibili in più interventi.
Sempre martedì 12 ottobre, alle ore 18, sarà discussa la relazione della 14a Commissione permanente sui rapporti tra Commissione europea e Parlamenti nazionali. Si è proceduto alla ripartizione dei tempi del dibattito, che si concluderà entro la seduta stessa con la votazione di un documento.
Nelle due sedute di mercoledì 13 ottobre sarà posto all'ordine del giorno il documento recante la Decisione di finanza pubblica. I tempi sono stati ripartiti tra i Gruppi secondo un criterio non strettamente proporzionale, tenendo conto delle richieste di alcuni Gruppi di opposizione.
In ogni caso, le dichiarazioni di voto e il voto finale avranno luogo nella seduta antimeridiana di giovedì 14 ottobre. Riprenderà quindi, nella stessa seduta, la discussione dei disegni di legge di riforma della professione forense.
La prossima settimana, come già stabilito, si procederà al rinnovo delle Commissioni permanenti nell'intervallo tra le due sedute di mercoledì 13, negli orari che saranno successivamente comunicati.
Programma dei lavori dell'Assemblea, integrazioni
PRESIDENTE. La Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari, riunitasi questa mattina con la presenza dei Vice presidenti del Senato e con l'intervento del rappresentante del Governo, ha adottato - ai sensi dell'articolo 53 del Regolamento - la seguente integrazione al programma dei lavori del Senato fino al mese di dicembre 2010:
- Doc. XVIII, n. 47 - Relazione annuale 2009 sui rapporti tra la Commissione europea e i Parlamenti nazionali (COM (2010) 291 DEF.) (Atto Comunitario n. 65).
Calendario dei lavori dell'Assemblea
PRESIDENTE. Nel corso della stessa riunione, la Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari ha altresì adottato - ai sensi dell'articolo 55 del Regolamento - modifiche al calendario corrente e il nuovo calendario dei lavori fino al 14 ottobre 2010:
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Martedì |
5 |
ottobre |
pom. |
h. 16-20 |
- Informativa del Ministro dell'istruzione sull'avvio dell'anno scolastico
- Disegno di legge n. 2038 - Divieto propaganda elettorale per persone sottoposte a misure di prevenzione (Approvato dalla Camera dei deputati)
- Disegni di legge nn. 1211-1412 - Modifiche al codice civile in materia di potestà genitoriale |
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Mercoledì |
6 |
" |
ant. |
h. 9,30-12,30 |
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" |
" |
" |
pom. |
h. 16,30-20 |
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Giovedì |
7 |
" |
ant. |
h. 9,30-14 |
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Giovedì |
7 |
ottobre |
pom. |
h. 15 |
- Informativa del Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio per la Protezione civile Bertolaso sulla ricostruzione post-terremoto in Abruzzo (trasmissione diretta televisiva) |
La seduta antimeridiana di giovedì 7 ottobre e, se necessario, la seduta pomeridiana di mercoledì 6 potranno essere sconvocate in relazione all'andamento dei lavori per consentire la convocazione delle Commissioni impegnate nell'esame della Decisione di finanza pubblica.
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Martedì |
12 |
ottobre |
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h. 16 |
- Commemorazione solenne del Senatore a vita, Presidente emerito della Repubblica Francesco Cossiga, alla presenza del Capo dello Stato |
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Martedì |
12 |
ottobre |
pom. |
h. 18 |
- Doc. XVIII, n. 47 - Relazione della 14a Commissione permanente a conclusione dell'esame della Relazione annuale 2009 sui rapporti tra la Commissione europea e i Parlamenti nazionali
- Doc. LVII, n. 3 - Decisione di finanza pubblica
- Seguito disegno di legge nn. 601 e connessi - Riforma professione forense |
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" |
" |
" |
ant. |
h. 9,30-13,30 |
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Mercoledì |
13 |
" |
pom. |
h. 16,30-20,30 |
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Giovedì |
14 |
" |
ant. |
h. 9,30-14
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Giovedì |
14 |
ottobre |
pom. |
h. 16 |
- Interpellanze e interrogazioni |
Le proposte di risoluzione sul Doc. LVII, n. 3 (Decisione di finanza pubblica) dovranno essere presentate entro la fine della discussione generale. Il termine per la presentazione degli emendamenti sarà stabilito in relazione all'andamento dei lavori.
Ripartizione dei tempi per la discussione del documento XVIII, n. 47
(Relazione rapporti Commissione Europea-Parlamenti nazionali)
(2 ore e 30', incluse dichiarazioni di voto)
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Relatore |
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15' |
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Governo |
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15' |
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Gruppi 2 ore, di cui: |
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PdL |
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34' |
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PD |
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30' |
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LNP |
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14' |
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UDC-SVP-Aut:UV-MAIE-IS-MRE |
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11' |
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IdV |
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11' |
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Misto |
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11' |
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FLI |
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10' |
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Dissenzienti |
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5' |
Ripartizione dei tempi per la discussione del documento LVII, n. 3
(Decisione di finanza pubblica)
(8 ore e 40', escluse dichiarazioni di voto)
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Relatore |
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30' |
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Relatori di minoranza |
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30' |
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Governo |
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30' |
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Gruppi 7 ore e 10 minuti, di cui: |
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PdL |
1 h. |
50' |
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PD |
2 h. |
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LNP |
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44' |
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UDC-SVP-Aut:UV-MAIE-IS-MRE |
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36' |
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IdV |
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50' |
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Misto |
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35' |
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FLI |
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34' |
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Dissenzienti |
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5' |
Informativa del Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca sull'avvio dell'anno scolastico e conseguente discussione (ore 16,11)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca: «Informativa del Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca sull'avvio dell'anno scolastico».
Ha facoltà di parlare il ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, onorevole Gelmini.
GELMINI, ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca. Illustre Presidente, onorevoli senatori, avviare un anno scolastico è sempre un'operazione di estrema complessità. Quest'anno, peraltro, la sfida era ancora più impegnativa. Si trattava, infatti, di applicare per la prima volta una riforma organica che cambia, anzi ha cambiato, completamente il volto della scuola superiore italiana. Nuovi indirizzi, nuovi orari, una riorganizzazione totale dell'offerta formativa attesa da decenni e poi, come ogni anno, i soliti adempimenti: gli uffici regionali erano chiamati ad occuparsi di rispondere alle domande di mobilità del personale docente, del personale tecnico-amministrativo e poi gli organici, le cattedre, le immissioni in ruolo, le supplenze. Insomma, una mole di lavoro considerevole, che è stata svolta però in maniera esemplare. Quindi, credo che la sfida di aprire regolarmente l'anno scolastico sia stata vinta.
Non sono mancate certo, come sempre, polemiche e contestazioni, ma sono state nella sostanza smentite le pessimistiche e spesso strumentali previsioni di un caotico e magari ritardato inizio dell'anno scolastico per effetto dell'applicazione dell'articolo 64 della legge n. 133 del 2008 e degli interventi legati all'attuazione e alla messa a regime della riforma del primo e del secondo ciclo.
Colgo dunque l'occasione per ringraziare da questa autorevole sede istituzionale le strutture ministeriali, gli uffici scolastici regionali e territoriali e tutte le istituzioni scolastiche per avere assicurato con impegno encomiabile il tempestivo svolgimento delle complesse operazioni propedeutiche all'avvio dell'anno scolastico. Ritengo che soprattutto a questa maggioranza di uomini e donne, dirigenti scolastici, insegnanti motivati, vada rivolto il nostro ringraziamento quando si parla di scuola italiana.
Ma prima di entrare nel merito delle misure che hanno accompagnato necessariamente l'entrata in vigore e poi l'attuazione della riforma della scuola superiore in quest'anno scolastico, non voglio eludere il tema delle risorse attorno al quale sono nate polemiche aspre, che hanno diviso e continuano a dividere gli schieramenti e anche il Paese. Voglio partire da un'analisi, credo oggettiva, contenuta all'interno di un documento di inquadramento del sistema scolastico: mi riferisco al Libro bianco redatto durante il precedente Governo dal quale risulta, da una lettura attenta, evidente a tutti una sproporzione nella gestione delle risorse tra l'impiego del 97 per cento delle medesime per le spese correnti ed il risultato di riservare un misero 3 per cento alla qualità, agli investimenti.
Si è molto discusso sull'entità dei tagli al personale docente e amministrativo. Si è più volte lamentata una cura eccessiva, una razionalizzazione non sopportabile per la scuola. Nulla di tutto ciò, perché, se si va a vedere effettivamente la portata di quella manovra, si scopre che a fronte dei 42.000 tagli previsti dal precedente anno, ben 32.000 erano legati ai pensionamenti, e quindi la manovra di fatto si riduce da 42.000 a 10.000 tagli, e anche quest'anno i tagli sono stati di ammontare pari a 25.000 posti ma, considerati ancora una volta i pensionamenti (questi ammontano a 23.000), la differenza è presto fatta, nel senso che il taglio è di 2000 posti: certo non pochi, ma si tratta pur sempre di una manovra che continuo a pensare assolutamente sopportabile e indispensabile per invertire un trend di crescita della pianta organica non proporzionato al fabbisogno effettivo di posti da insegnante o da dirigente scolastico richiesti dalla scuola italiana.
Voglio ricordare inoltre che, per dare risposte concrete a coloro che si sono ritrovati esclusi a seguito delle riduzioni di organico effettuate da questo Governo, in considerazione dell'attuale situazione lavorativa ed in risposta alle legittime aspettative del precariato conseguente all'adozione degli ultimi due provvedimenti economici, sono stati siglati accordi con le Regioni per autorizzare 16.000 immissioni in ruolo di personale. Ciò sta a significare che il precariato frutto della manovra del 2008-2009 è stato completamente assorbito.
Si è poi molto discusso, anche a livello europeo, del fatto che il Governo, anche a seguito dell'approvazione dell'ultimo provvedimento economico in materia di pubblica amministrazione, ha previsto il blocco degli stipendi e degli scatti di anzianità; ci si dimentica però di ricordare che è stata fatta un'eccezione importante per la scuola, e ciò è stato possibile grazie al fatto che, a parte i tagli, la misura prevista dal Governo (e cioè il risparmio del 30 per cento da reinvestire nella scuola) produrrà a medio termine un risparmio strutturale di un miliardo di euro, da destinare finalmente agli investimenti nella qualità e non più alle spese fisse. I primi risparmi racimolati hanno consentito agli insegnanti di non perdere gli scatti di anzianità: la scuola è cioè l'unico comparto della pubblica amministrazione a non subire il blocco degli scatti. Credo che questo, insieme alla previsione di nuovi posti di lavoro, rappresenti un elemento importante. Infatti, anche in un momento di congiuntura economica difficile, di crisi internazionale, siamo riusciti a prevedere 10.000 nuove immissioni in ruolo (spesso dimenticate), 6.500 nuove immissioni in ruolo di personale tecnico amministrativo, 170 nuovi posti di dirigente scolastico, ed è stato inoltre bandito un concorso per dirigente scolastico (per la prima volta sulla base di prove selettive e non più soltanto con concorso per titoli) per 2.800 posti.
Quanto al tema che, forse, più mi addolora, e cioè sentir parlare di tagli rispetto alla disabilità e di tagli relativi agli insegnanti di sostegno, invito gli illustri senatori a consultare le risultanze dell'ufficio dati e dell'ufficio statistiche del Ministero, piuttosto che quelle degli uffici scolastici regionali, per constatare quanto vi sto dicendo, ovvero che sono stati immessi in ruolo 3.500 nuovi insegnanti di sostegno in più rispetto all'anno precedente. Credo che anche questo sia un segno importante da sottolineare.
Ciò non significa aver risolto tutti i problemi o negare il problema del precariato. Al riguardo mi sono pronunciata più volte: nel nostro Paese esiste un problema legato al precariato, alla precarizzazione dei giovani, ma non è imputabile all'attuale Governo, né alla finanziaria, con l'articolo 64 relativo al piano di razionalizzazione del comparto della scuola, bensì è il frutto di anni nei quali la scuola è stata trattata come un ammortizzatore sociale (Applausi dal Gruppo PdL)...
ADAMO (PD). Sono i tagli della Moratti!
GELMINI, ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca. ... anni in cui sono stati distribuiti posti di lavoro che nei fatti si sono tradotti in posti di attesa nelle graduatorie.
Cercare di ribaltare la realtà, attribuendo ad un provvedimento dell'attuale Governo l'esistenza nelle graduatorie ad esaurimento di 220.000 precari dotati di abilitazione e di altre 300.000 persone presenti nelle graduatorie di istituto senza abilitazione, credo sia una cosa non vera che, peraltro, non aiuta il mantenimento di una coesione sociale che è competenza di ciascuno di noi: sicuramente di chi ha incarichi di Governo, di chi siede nei banchi della maggioranza, ma anche dell'opposizione.
E allora io invito ad analizzare, a riflettere, a dibattere su un tema delicato come quello della scuola (che appartiene al Paese e non è né di destra né di sinistra) non con la lente dell'ideologia o del pregiudizio, ma andando a guardare i numeri. Lì si scoprirà che ci sono sicuramente delle ombre, ma anche molte luci. Mi riferisco ad alcuni provvedimenti che sono stati messi in campo per alleviare il precariato. Voglio ricordare in proposito la disponibilità che è stata assicurata in maniera bipartisan da molte Regioni (penso alle Regioni Calabria, Campania, Molise, Piemonte, Puglia, Sicilia, Veneto, Lazio), con ciascuna delle quali sono stati siglati accordi per 7, 10 o 20 milioni di euro, a seconda dei casi, e si è sicuramente cercato - e in parte ci siamo riusciti - di alleggerire la situazione dei precari. È chiaro che tale situazione non è stata risolta; è chiaro che il fenomeno del precariato resta sullo sfondo e resta un problema enorme per la realizzazione dei giovani, per la loro autonomia decisionale, per la loro prospettiva di crescita, di carriera e di autonomia dalla famiglia.
Ma questo non è - lo ribadisco - il frutto di una cattiva finanziaria, bensì è imputabile, credo, ad un sistema che, per troppi anni, non ha calcolato i fabbisogni di posti di lavoro (quindi di insegnanti) della scuola. Questo ha determinato da parte delle università, in perfetta buona fede, una moltiplicazione delle facoltà destinate a formare i nuovi insegnanti, e di conseguenza, poi, un'attesa interminabile ed inaccettabile nelle graduatorie. Noi cosa abbiamo fatto? Questo Governo ha voluto innanzitutto non essere corresponsabile dell'insorgenza di nuovo precariato. Per questo abbiamo cominciato a governare i numeri e a cambiare il regolamento sulla formazione iniziale dei docenti. Sappiamo che non può esistere una buona scuola senza dei bravi insegnanti: se è vero che le idee camminano sulle gambe degli uomini, la scuola cammina sulle gambe degli insegnanti. Rafforzare queste gambe è stato allora il primo obiettivo che ci siamo posti, con un nuovo regolamento per la formazione iniziale che prestasse attenzione alla qualità della didattica e alla qualità dell'insegnante: non solo sapere e conoscere la singola materia, ma anche saperla insegnare. In che modo? Attraverso il tirocinio: da un lato, attraverso uno studio teorico e, dall'altro, attraverso molte ore di lezione e di pratica nelle classi, con un docente tutor destinato ad accompagnare il percorso formativo e la pratica del giovane insegnante.
Ancora una volta, abbiamo rivolto attenzione alla disabilità. Abbiamo disegnato un nuovo tipo di docente, in grado di padroneggiare la propria disciplina, ma anche - ed è la prima volta in Italia - di avere una preparazione di base sulle disabilità. Noi non abbiamo formato solo gli insegnanti di sostegno, ma abbiamo preteso che tutti gli insegnanti avessero una particolare attenzione e una particolare preparazione di base sulle disabilità. Ci siamo preoccupati che i nuovi insegnanti avessero una buona preparazione in lingua inglese e fossero in grado di utilizzare le tecnologie informatiche della didattica.
Abbiamo inoltre pensato ad un numero programmato, cioè alla possibilità di sfornare tanti insegnanti quanti quelli di cui ha bisogno la scuola, con un 30 per cento in più che ci deriva dall'esperienza, perché è evidente che non c'è una piena sintonia fra coloro che iniziano il percorso all'interno delle nuove facoltà di formazione degli insegnanti e coloro che poi si laureano, si abilitano e quindi entrano nel mondo della scuola. Per questo motivo, abbiamo previsto il 30 per cento in più, ma non più di questo!
Inoltre, se da un lato, abbiamo garantito gli scatti di anzianità, dall'altro pensiamo che un sistema di formazione veramente qualitativo debba puntare al superamento dell'avanzamento per anzianità. Sottolineo che il nostro Paese, insieme alla Grecia, è rimasto uno dei pochi in Europa (se non l'unico) a non prevedere una valorizzazione della professione dell'insegnante, giacché l'avanzamento è legato soltanto al trascorrere del tempo. Ebbene, noi riteniamo che tale sistema, che oggi abbiamo garantito alla scuola anche in un momento di blocco degli scatti di anzianità, debba essere superato se vogliamo avere realmente una scuola di qualità ed insegnanti preparati e motivati. Per tale motivo, stiamo ragionando anche al tavolo sindacale per individuare una via che possa essere il più possibile condivisa: si può trattare di una strada contrattuale o normativa, ma certamente dobbiamo pensare alla valorizzazione del corpo insegnante. Pertanto, dobbiamo individuare un percorso che premi il merito e gli insegnanti migliori e non riservi i medesimi trattamenti ad insegnanti buoni e a quelli cattivi: dobbiamo imparare a premiare coloro che lo meritano, cioè gli insegnanti capaci, e a non penalizzarli come gli insegnanti che capaci non sono. (Applausi dai Gruppi PDL e LNP). Infatti, un sistema che non premia il merito e che non valorizza i risultati alla fine penalizza gli insegnanti migliori e soprattutto i nostri giovani e i nostri studenti.
Desidero affrontare anche un altro tema, spesso trattato sui giornali. Ascoltando la televisione e leggendo i giornali sembra che tutte le nostre classi siano sovraffollate, cioè siano formate da un minimo di 30 alunni. Sembra che da quando vi è il Governo Berlusconi non esista una classe formata da 20 alunni! Ebbene, ho cercato di capire se questa rappresentazione corrispondesse al vero oppure fosse - come ritenevo - un po' ingigantita. Ancora una volta vengono in aiuto i numeri. Per quanto riguarda le classi sovraffollate, si tratta di un problema reale, ma di dimensioni molto più modeste di come taluni lo dipingono. Le classi costituite da un numero di alunni superiore a 30 (si fa presente che esse sono esclusivamente quelle dell'istruzione secondaria superiore) rispetto al totale delle classi rappresentano lo 0,4 per cento: questi sono dati che ho raccolto dai singoli uffici scolastici. Inoltre, ho scoperto che sono molto più numerose, cioè il 2,5 per cento, le classi che hanno meno di 12 alunni: queste, però, non vengono mai attenzionate dalla stampa o dai media.
RUSCONI (PD). Abolisca la montagna del bresciano!
GELMINI, ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca. Lascio a voi le conclusioni del caso. Io mi limito ad evidenziare che vorrei un Paese nel quale non vi fosse neanche una classe con più di 20-25 alunni; tuttavia credo abbiano fatto bene il Governo e, soprattutto, la Conferenza Stato-Regioni a trovare un accordo sul dimensionamento scolastico. Infatti, in molti casi forse è meglio avere una classe sovraffollata piuttosto che tenere in funzione una scuola pericolosa, non sicura. Quindi, il dimensionamento scolastico, che tra l'altro (come sottolineato dalla Conferenza Stato-Regioni) è di competenza degli enti locali, è un atto dovuto e doveroso se vogliamo garantire un'edilizia scolastica conforme alla normativa europea, nella quale non vi siano rischi, non solo con riferimento agli elementi strutturali, ma anche agli elementi non strutturali. Purtroppo il nostro Paese è distante dal raggiungimento di questo obiettivo.
Sottolineo poi che per il Governo l'edilizia scolastica costituisce una priorità nazionale, tanto che fin dall'avvio della legislatura ci siamo attivati con numerose iniziative, anche di sostegno finanziario, dirette a favorire i compiti degli enti locali. Innanzitutto, come dicevo, abbiamo attivato un tavolo tecnico con la Conferenza Stato-Regioni per la condivisione dell'anagrafe, perché vi era un problema di aggiornamento e di informatizzazione dell'anagrafe sull'edilizia scolastica e vi era anche un problema legato al completamento dei dati. Avevamo a disposizione, infatti, solo i rischi relativi agli elementi strutturali e, dopo la vicenda dolorosissima di Rivoli, ci siamo accorti che l'anagrafe non conteneva i rischi riferiti agli elementi non strutturali.
Abbiamo quindi proceduto con un lavoro sinergico con le Regioni, con gli uffici scolastici regionali e anche con i Comuni e le Province, a seconda della competenza sulla scuola primaria e secondaria di primo e secondo livello, a fare anche dei sopralluoghi. Pertanto, l'80 per cento del patrimonio edilizio scolastico italiano è stato oggetto di sopralluogo con tecnici del Comune o della Provincia, a seconda dei casi, con un referente regionale e anche con un referente del Ministero delle infrastrutture e del Ministero della pubblica istruzione, al fine di avere una ricognizione puntuale della situazione prima di decidere dove andare ad investire.
È chiaro che il fabbisogno è molto oneroso, ma nel frattempo è stato però attivato il piano straordinario di messa in sicurezza delle scuole nelle zone a rischio sismico. Si è disposto l'utilizzo di 20 milioni annui per la sicurezza delle scuole, derivanti dai risparmi sulle cosiddette spese per la politica. Si è proceduto alla definitiva assegnazione agli enti locali, attraverso un accordo con l'INAIL, di 70 milioni di euro; sono stati opportunamente reperiti un miliardo di euro dal fondo FAS per l'edilizia scolastica, di cui 226 milioni sono serviti alla ricostruzione delle scuole in Abruzzo e, del resto, dopo faticose trattative, è stato quantomeno ripartito il primo stralcio, di circa 300 milioni, e stiamo procedendo al secondo stralcio, in accordo con il ministro Matteoli e con il sottosegretario Mantovani, al fine di posizionare queste risorse, dando la priorità agli interventi più urgenti, così come risulta dall'anagrafe ormai aggiornata.
Come dicevo, oltre l'80 per cento degli edifici scolastici sono stati visitati da squadre tecniche appositamente costituite, che hanno verificato tutti gli elementi di pericolosità di carattere non strutturale. Con i primi risultati è stato predisposto un piano straordinario d'intervento. La Commissione bilancio della Camera sta peraltro procedendo alla ripartizione, a parte il miliardo di euro, di altri 300 milioni. È chiaro che non sono cifre esaustive e sufficienti per far fronte al fabbisogno di miglioramento dell'edilizia scolastica; sono però cifre importanti che, se verranno compartecipate dagli enti locali, potranno produrre un effetto moltiplicatore e diventare somme ancora più ingenti.
La difficoltà sta nel velocizzare i tempi d'impiego di queste risorse, però credo che, anche in fase di stesura del piano per il Mezzogiorno - ne abbiamo già discusso con il ministro Tremonti e con il ministro Fitto - dovremo liberare risorse per migliorare in modo particolare il patrimonio edilizio scolastico del Mezzogiorno, e stiamo trovando anche alcune formule per recuperare risorse da enti privati, perché non esistono buone scuole se non sono sicure. Questo è un impegno complessivo: si tratta di orientare le proprie risorse dando la priorità assoluta a questo tipo di investimento. Si tratta anche in alcuni casi di decidere se sia più conveniente la ristrutturazione di una scuola fortemente disagiata e compromessa, o la costruzione di un nuovo polo scolastico; sicuramente l'investimento in questo settore è sacrosanto e assolutamente urgente.
Nel frattempo, nelle direttive europee (e anche nel pacchetto di direttive della cosiddetta Europa 20-20-20) si legge un cambio della conformazione degli ambienti di apprendimento. Ora, pur non intendendo parlare della scuola digitale, oggi presente solo marginalmente nelle nostre scuole, il 15 per cento degli alunni oggi può disporre della cosiddetta LIM, la lavagna interattiva multimediale: certamente stiamo svolgendo azioni importanti in questa direzione, anche con l'aiuto del Ministero della funzione pubblica e di importanti aziende internazionali. Il piano di diffusione delle lavagne interattive multimediali infatti procede e, alla fine di quest'anno scolastico, saranno oltre 40.000 le classi dotate di una lavagna interattiva multimediale; un milione di studenti potrà apprendere le diverse materie attraverso questa nuova tecnologia e sono già stati formati 300.000 insegnanti per l'utilizzo di questo nuovo metodo.
È evidente che ci troviamo in una fase di start up, cioè ancora iniziale, ma comunque credo si tratti di un fatto importante, anche perché l'obiettivo è di far sì che la rivoluzione digitale tocchi anche le famiglie; ciò significa, in sostanza, poter seguire l'andamento scolastico del proprio figlio attraverso Internet, consultare la pagella, prenotare colloqui con i professori, ricevere un sms quando il figlio è assente da scuola. Insomma, è destinato a finire anche uno dei rituali più longevi che si consuma ogni giorno nelle nostre scuole, l'appello, e attraverso la carta dello studente, che ogni alunno già da anni possiede, si potrà entrare ed uscire da scuola ed essere registrati automaticamente. In questo caso, quasi la metà delle scuole superiori è stata dotata degli strumenti necessari.
Quindi, si tratta di un percorso ancora lungo, che abbiamo appena avviato; un percorso che potrà giovarsi delle risorse frutto dei risparmi che abbiamo potuto accumulare e accumuleremo grazie alla famigerata legge finanziaria: grazie a quel miliardo di euro, che dal 2012 sarà una misura strutturale a disposizione delle scuole, anche la scuola digitale e l'informatizzazione della scuola potranno compiere notevoli passi in avanti.
Abbiamo, inoltre, avviato e cercato di potenziare il sistema di valutazione. È noto che da tempo esiste l'INVALSI, un'agenzia di valutazione e di somministrazione dei test. Ebbene, intendiamo rafforzare i suoi poteri e la sua struttura e affiancare un corpo di ispettori che possa, dal centro, verificare precisamente l'andamento dell'apprendimento e della qualità dell'istruzione nelle scuole prese a campione. Infine, vogliamo attivarci affinché l'INDIRE possa diventare l'agenzia di formazione degli insegnanti.
Ebbene, il nuovo sistema di valutazione (come accade con l'università attraverso l'ANVUR), con l'istituzione di un'agenzia deputata alla formazione e all'aggiornamento degli insegnanti e attraverso sperimentazioni già messe in campo per comprendere qual è il meccanismo incentivante premiale migliore (se quello di distribuire risorse incentivanti alla scuola piuttosto che ai singoli insegnanti), è destinato a cambiare la scuola italiana e ad avvicinarla all'Europa, così come ci viene chiesto ripetutamente dai documenti OCSE.
In conclusione, mi sento di dire che il piano di razionalizzazione era già stato scritto nel Quaderno bianco. Ci siamo assunti la responsabilità di attuarlo. I primi risultati gli insegnanti già li vedono quest'anno, non avendo il blocco degli scatti di anzianità ed essendosi liberate risorse per la qualità. Non sono peraltro convinta che si possa ridurre il tema della scuola esclusivamente ad una questione di risorse: è un problema di riforme, ed è legato alla modalità con cui le risorse stesse vengono spese.
Se riusciamo ad evitare gli sprechi, a cambiare le regole, a migliorare l'impianto formativo per la scuola secondaria di primo e soprattutto di secondo grado, come abbiamo fatto - capitalizzando tra l'altro una riforma, quella sull'istruzione tecnica, portata avanti dal precedente Governo - credo che l'insieme di queste misure a medio termine consegnerà al Paese sicuramente una scuola migliore. (Applausi dai Gruppi PdL e LNP).
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione sull'informativa del Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca.
È iscritto a parlare il senatore Zanda. Ne ha facoltà.
*ZANDA (PD). Signora Presidente, signora Ministro, ho chiesto di intervenire esclusivamente per rivolgere al ministro Gelmini una domanda su una questione specifica, sulla quale mi auguro di poter avere una risposta precisa, esauriente e priva della genericità del suo intervento. Signora Ministro, ho chiesto di prendere la parola per chiederle notizie sui provvedimenti relativi alla riduzione dell'orario degli istituti tecnici, in relazione alla nota sentenza del Consiglio di Stato.
Ne vorrei però parlare tra breve, perché il suo intervento mi sollecita a fare anche delle considerazioni di carattere generale sull'apertura dell'anno scolastico e un po' sul bilancio di due anni e mezzo di governo del Ministero dell'istruzione. Vede, la settimana passata, il presidente Berlusconi è venuto in Senato, dopo essere stato alla Camera, per chiedere la fiducia sostanzialmente su cinque questioni che aveva già proposto a maggio 2008, quando ha presentato per la prima volta il suo Governo. Con il suo intervento, il presidente Berlusconi ha sostanzialmente, e direi esplicitamente, ammesso che questi due anni e mezzo sono stati un fallimento totale del suo Governo; due anni e mezzo al termine dei quali non ha potuto portare alcun dato significativo di risultati su riforme, interventi, miglioramento complessivo della situazione del Paese.
Debbo dire che la sua relazione odierna è una conferma che anche nel settore dell'istruzione ci troviamo praticamente davanti a un nulla. È la terza volta che prendo la parola in Assemblea per interloquire e rispondere a suoi interventi, e debbo riconoscere - e sul piano personale mi fa piacere dargliene atto - che lei espone sempre con estrema cortesia e con un tratto di grande signorilità una serie di buone intenzioni, di buoni propositi ed anche di buoni sentimenti rispetto alla nostra scuola. Tuttavia, non credo che né gli insegnanti, né le famiglie, né gli studenti possano purtroppo trovare alcun giovamento - e me ne dispiace - da questa sua propensione.
Il giorno in cui il presidente Berlusconi ha riottenuto la fiducia, come lei sa, alla Camera dei deputati l'inizio dell'esame della sua riforma universitaria è stato rinviato di un mese. Lei sa bene che in una simile congiuntura politica tale rinvio, al quale ovviamente - altrimenti non sarebbe stato possibile - ha collaborato la sua maggioranza, significa sostanzialmente l'affossamento della riforma. Pertanto, anche sul piano delle cose a cui lei teneva o tiene di più, ci troviamo davanti a un sostanziale nulla.
Già l'anno scorso, l'anno scolastico 2009-2010, aveva visto la perdita (non parlo di tagli, perché lei poco fa ha dichiarato che la addolora sentir parlare di tagli) di migliaia di posti di lavoro di personale e di insegnanti.
Anche questo anno scolastico 2010-2011 inizia sotto il segno della mancanza di risorse adeguate a garantire il funzionamento minimo degli istituti scolastici: mancanza di supplenti, riduzione degli orari, conseguente venir meno della continuità didattica e con la perdita di migliaia di posti di lavoro, che non diminuiscono ma addirittura aumentano il fenomeno del precariato.
Il riordino del sistema scolastico, realizzato dal suo Ministero con vari regolamenti ministeriali, sostanzialmente è una mera riorganizzazione necessaria per adeguare il sistema scolastico ai tagli decisi dal Ministro dell'economia. Questa è la logica che sovrintende a tutta la regolamentazione del suo Ministero.
Come noi possiamo parlare di riforma, se tutte le decisioni dipendono esclusivamente da precedenti decisioni di carattere finanziario che hanno impoverito strutturalmente la scuola? È vero, come lei ha detto poco fa, signora Ministro, che gli stanziamenti e le risorse non sono tutto per la scuola. È certamente vero. Ma senza risorse nessun progresso è possibile per il nostro sistema scolastico.
A conferma di questa politica di disinvestimento, i recenti regolamenti di riordino degli istituti professionali tecnici (che è la questione che le ho sollevato all'inizio) prevedono una ridefinizione al ribasso in termini di strutture e di organici. Signora Ministro, questa è la questione specifica sulla quale le chiedo di esprimersi.
Il Consiglio di Stato ha respinto il ricorso del suo Ministero, quindi un suo ricorso, avverso un'ordinanza del TAR, con il quale lei chiedeva la sospensione dei provvedimenti relativi alla riduzione delle risorse complessive. Il TAR aveva bocciato il provvedimento del Ministero, il Ministero aveva ricorso al Consiglio di Stato e il Consiglio ha bocciato la tesi del Ministero.
Ora, davanti a una decisione del Consiglio di Stato lei ha reagito immediatamente. Io le parlo sulla base del suo comunicato stampa, perché non conosco l'ordinanza del suo Ministero. Comunque, lei pubblicamente ha chiarito che la decisione del Consiglio di Stato per il Ministero è assolutamente irrilevante e che la notizia che il Ministero debba rifare le misure organizzative contro le quali il Consiglio di Stato si è espresso è una decisione priva di ogni fondamento.
Ora, qui abbiamo anche a che fare con principi generali di uno Stato di diritto. Esistono due decisioni dell'autorità giudiziaria amministrativa. La decisione del Consiglio di Stato, come lei sa, è definitiva. Ma per quale motivo il Ministero non deve dar seguito a una decisione precisa, con la quale il Governo viene dal Consiglio di Stato impegnato a prendere misure.... (Il microfono si disattiva automaticamente).
PRESIDENTE. Senatore Zanda, io le ridarò subito la parola, perché detesto togliere la parola. Le faccio solo notare che la segnalazione qui pervenuta era di sette minuti, su un dibattito già previsto di 2 ore e 50 minuti.
La invito solo a concludere.
ZANDA (PD). Signora Presidente, concludo senz'altro, ma l'argomento, signora Ministro, come lei sa, è talmente serio e talmente consistente che avrebbe meritato uno sviluppo ben più lungo dei sette minuti preventivati. La prego soltanto di voler essere precisa su quelli che sono i motivi per i quali il Governo ha ritenuto di non dare esecuzione, prima alla decisione del TAR e poi alla decisione del Consiglio di Stato. (Applausi dal Gruppo PD e dei senatori Pardi e Serra).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Giambrone. Ne ha facoltà.
GIAMBRONE (IdV). Signora Presidente, onorevoli colleghi, signora Ministro, abbiamo ascoltato con grande attenzione il suo intervento i cui contenuti, devo dire molto generici (spiace doverlo ribadire), confermano ancora una volta le nostre preoccupazioni e il nostro disagio.
Signora Ministro, la situazione della scuola in Italia ha assunto oggi più che mai carattere emergenziale. Siamo davanti ad un'emergenza culturale vera nel nostro Paese, sia con riferimento alla qualità dell'offerta formativa e alle condizioni in cui si opera, sia con riferimento ai livelli occupazionali. Tale situazione, com'è noto, sta generando forti tensioni e grande disorientamento nel mondo della scuola.
Quella che oggi vuol farsi passare per una riforma, e che ci trova in quest'Aula impegnati a dibattere, è piuttosto un preciso disegno irresponsabile di smantellamento della scuola pubblica.
L'inizio dell'anno scolastico, del resto, ha già anticipato gli effetti devastanti della vostra riforma, di questa riforma, che solo formalmente - non ci stancheremo mai di dirlo - porta il suo nome, trattandosi di una riforma connessa ad una manovra fortemente voluta dal ministro Tremonti; una riforma finalizzata ad assicurare solo risparmi al bilancio dello Stato e ad operare tagli indiscriminati e scellerati, senza alcuna considerazione nel merito per il progetto educativo - sì, il progetto educativo - e con conseguenze davvero devastanti se si pensa a tutti gli operatori della scuola e, soprattutto, agli studenti. Tutto questo ovviamente è in perfetta sintonia - ci teniamo a sottolinearlo - con l'azione politica complessiva dell'attuale Governo, se si fa riferimento anche ad altri interventi, come quello nel campo della cultura.
In questo quadro, signora Ministro (è questa la nostra maggiore preoccupazione), la scuola rischia purtroppo, nel più breve tempo possibile, di essere inesorabilmente destinata a non riuscire più ad assolvere ai propri compiti istituzionali: faccio riferimento ovviamente a quelli della diffusione delle conoscenze e, soprattutto, a quelli della formazione e della crescita.
Noi siamo convinti che dietro ogni riforma, signora Ministro, ci debba essere un'idea, un'idea vera; nel caso di specie si tratta invece di una riforma che non ha nulla a che vedere con un vero progetto di disegno riformatore. Si pensi ad esempio - vogliamo anche andare lontano - alla reintroduzione del maestro unico: signora Ministro, sono decenni che questa figura è stata superata definitivamente.
Non le sfuggirà che tutta l'esperienza di collaborazione dei docenti, che via via ha trovato maturazione nel tempo pieno, è stata estesa a tutta la scuola, diventando patrimonio ineludibile dell'intera istituzione scolastica. Non le sfuggirà altresì, signora Ministro, che la pluralità del corpo docente ha permesso al corpo docente stesso di approfondire la conoscenza delle diverse discipline, rendendo l'intera istituzione scolastica una vera e propria comunità di conoscenza.
Nonostante ciò, il Governo ha voluto invece solamente un ritorno al passato, che permettesse di ottenere nuovi risparmi ai danni della già tartassata scuola pubblica, cioè di fare cassa, per usare un'espressione più comune.
Ma le sembra questo, signora Ministro, il modo migliore di approcciarsi a tematiche così delicate? Ma ha mai fatto un giro conoscitivo nelle scuole? Se almeno questo avesse fatto, forse, piuttosto che liquidare l'intera riforma in tal modo, si sarebbe accorta che la scuola ormai non ha più neanche i fondi per sopravvivere: altro che progetti educativi!
Si è mai preoccupata in questi anni di garantire la qualità della scuola pubblica? Si è mai preoccupata di avere a cuore il progetto formativo scolastico? Si è mai preoccupata di lavorare per adeguare la scuola italiana agli standard europei?
Per capire realmente di cosa ha bisogno la scuola, bisognerebbe entrarci dentro, viverla con i professori, farsi raccontare da loro le loro esperienze ed utilizzare la loro esperienza affinché il servizio dell'istruzione possa innalzarsi e competere a livelli europei.
Questo ci si può aspettare da un Ministro dell'istruzione attento e responsabile; questo ci si può aspettare da un Governo credibile. Tutto questo purtroppo non è accaduto ed è sotto gli occhi di tutti, mentre è accaduto esattamente il contrario.
Non possiamo lasciare per strada questi insegnanti, che legittimamente speravano e continuavano ad avere diritto ad un posto di lavoro certo e stabile: per noi dell'Italia dei Valori costituiscono un grande patrimonio di cui il Paese non può fare a meno.
Siamo in presenza del più grande licenziamento di massa dell'Italia repubblicana, che avrà conseguenze - anzi che sta avendo già conseguenze - dure e devastanti nelle Regioni del Meridione. Nessuno di noi, né il ministro Tremonti, ha il diritto di entrare così pesantemente nell'esistenza della gente, di condizionarla così tanto da azzerarne il futuro. (Applausi dal Gruppo IdV).
Siamo fortemente convinti che bisogna investire nella scuola per dare al contrario agli studenti strumenti e preparazioni adeguate. Lo ha affermato magistralmente di recente anche il Capo dello Stato nel suo messaggio in occasione dell'inaugurazione del nuovo anno scolastico. Riformare si può e si deve, ma con giudizio, signora Ministro. Siamo convinti che occorra anche elevare la qualità dell'insegnamento, motivando gli insegnanti, offrendo loro sempre più risorse; questa è la nostra convinzione. La qualità, signora Ministro, è una precondizione essenziale e necessaria per lo sviluppo di un popolo. Se non si riconosce la priorità della ricerca e dell'istruzione, non si potrà mai assicurare al nostro Paese un adeguato sviluppo.
Noi dell'Italia dei Valori restiamo fortemente e quotidianamente al fianco dei docenti, dei dirigenti scolastici (che malgrado tutto saranno chiamati a garantire ove possibile il massimo della qualità didattica), del personale ATA (che a causa dei tagli è costretto ad operare in condizioni ormai impossibili), dei precari della scuola (a cui non è stato rinnovato il contratto dopo tanti e tanti anni di serio lavoro), degli studenti e dei genitori tutti; restiamo al fianco dei tanti che non vogliono rassegnarsi e che vogliono piuttosto battersi contro provvedimenti gravi e inaccettabili come quelli in questione e che ogni giorno ci proponete; restiamo al fianco dei tanti che non vogliono rassegnarsi. Lo abbiamo fatto con grande determinazione nelle piazze, nelle sedi dei provveditorati, nelle sedi degli uffici scolastici regionali, incontrando giorno dopo giorno tutti gli operatori.
Le assicuro, signora Ministro, è un coro unanime; io sono stato in Sicilia e ho girato tutte le Province, giorno dopo giorno, cercando di raccogliere le istanze di tutti quegli operatori per poi trasferirle opportunamente nelle sedi istituzionali. Lei ricorderà, signora Ministro, quante volte io stesso, nella qualità di componente della Commissione istruzione, ho esternato queste preoccupazioni e i tanti disagi. Ma quante volte le abbiamo invocato di fare insieme questa riforma? Lei lo ricorderà bene, ogni volta che è stata nella nostra Commissione glielo abbiamo chiesto con grande forza.
Siamo convinti che oggi il tema vero è che la scuola è diventata precaria, questo è il significato delle nostre parole. Operare tagli indiscriminati nel campo dell'istruzione equivale a rendere precario il futuro di una collettività. In altre parole, signora Ministro, se la scuola è precaria, lo saremo anche noi, lo saranno anche i nostri figli. La verità vera è che voi, signora Ministro, considerate le politiche culturali, le politiche legate alla scuola, all'università e alla ricerca come marginali rispetto a quelle economiche e di bilancio. L'istruzione è un bene pubblico, è un bene che appartiene a tutti. Nessuno può e deve arrogarsi il diritto di distruggere tutto ciò.
È per questo che non lasceremo solo chi ha il coraggio di far sentire la propria voce, dimostrando così amore per la nostra scuola e senso di responsabilità; quell'amore e quel senso di responsabilità che vediamo invece completamente assenti nell'azione di questo Governo. La scuola va salvata, signora Ministro, e per far ciò occorre prima di ogni cosa crederci e poi ancora l'impegno e la consapevolezza di tutti. Assumetevi la responsabilità di quello che state producendo nei confronti della scuola, nei confronti dei tanti professori, nei confronti del personale ATA, nei confronti degli alunni e dei genitori. (Applausi dai Gruppi IdV e PD. Congratulazioni).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Rusconi. Ne ha facoltà.
RUSCONI (PD). Signora Presidente, signora Ministro, vi è sempre una notevole fatica a distinguere il suo pensiero e gli obiettivi tra quello che ascoltiamo e leggiamo nei dibattiti televisivi o sulla stampa e quanto poi nella nostra quotidiana attività parlamentare ritroviamo nei provvedimenti o nelle risorse destinate nei capitoli di bilancio di riferimento. Vorrei allora proporle alcune delle domande che le famiglie, i docenti, gli studenti le rivolgerebbero se lei avesse l'opportunità di entrare in una scuola normale domani mattina.
Signora Ministro, non quale risposta normativa, ma rispetto alle bocciature che lei ha subìto da TAR e Consiglio di Stato, che cosa ha da dire a studenti e famiglie dal momento che nelle classi successive alla prima superiore negli istituti tecnici e professionali ha mantenuto i programmi e diminuito le ore di lezione? Quando pensa alla scelta politica della Germania del cancelliere Merkel di investire sul sapere 10 miliardi di euro, ritiene che quel Governo sprechi risorse, visto quello che dichiara sulla scuola italiana, o investa invece in speranza e futuro e dia possibilità ai suoi giovani di essere più competitivi nel mondo globale della conoscenza? Quella generazione di giovani capaci e meritevoli che lei di fatto esclude in questi cinque anni dalla carriera di insegnante.
Si continua a sentire anche oggi l'ipocrisia della lezione sul merito, si continua a chiedere così tanto alla scuola, a volte troppo (l'insegnante che sostiene la famiglia, l'insegnante psicologo) e a chi insegna riconosciamo così poco, anche e soprattutto economicamente. Lei ci ha inondato di pagine, discorsi, norme sul merito con l'introduzione di meccanismi retributivi che dovrebbero prevedere insegnanti migliori, tranne poi cancellare nell'ultima manovra finanziaria il comma 9 dell'articolo 64 della legge n. 133 del 2008 fino alla fine del 2012. Abbiamo capito bene: fino alla fine del 2012! Ebbene, signora Ministro, penso che la maggior parte del mondo della scuola non voglia attendere né così a lungo, né questo Governo, né lei come Ministro.
Si è mai chiesto, signora Ministro, perché, dopo l'approvazione in 7a Commissione del decreto-legge n. 112, con il taglio di 8 miliardi di euro nel luglio del 2008, non solo il Capogruppo del Partito Democratico, ma il capogruppo del PdL Asciutti e quello della Lega Pittoni chiesero l'audizione urgente del ministro Tremonti per i tagli eccessivi, come risulta agli atti? Secondo lei, signora Ministro, la chiesero per motivi ideologici, come ha detto pochi minuti fa, o perché volevano parlare col proprietario della borsa?
Vede, signora Ministro, almeno con la legge Moratti-Bertagna si era di fronte a un progetto, discutibile ma che imponeva un confronto. Grazie a quel famoso articolo 64 della legge n. 133 del 2008 il riordino delle scuole superiori si è potuto ottenere solo con un parere in Commissione a mio parere, è una vergogna per il Parlamento), senza possibilità di emendamenti, di discussione in Aula, con i quadri orari che sono stati presentati senza i programmi che sarebbero arrivati quattro mesi dopo: l'importante è stato risparmiare sulla scuola pubblica. Tutte le ore disciplinari sono state ricondotte a frazioni di 18 per non avere nessuno «spreco», con ore a disposizione, conseguendo così, in taluni casi, l'assurdità della riduzione delle ore di inglese da quattro a tre perché 4 - lei ci insegna - non è sottomultiplo di 18. In questo lei ha veramente valorizzato l'inglese!
Dalla sua relazione, signora Ministro, emerge un'unica certezza: abbiamo una scuola più povera e anche una scuola più parcellizzata e più divisa, non per quel federalismo proclamato ma mai attuato, ma una scuola dove i più problematici, i diseredati, i disabili da oggi sono anche un po' più soli. E dicendo grazie, nonostante tutto, alla professionalità e all'impegno di tanti insegnanti, questa sua scuola che esclude e abbandona non ci piace. (Applausi dal Gruppo PD e del senatore Pardi).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Bevilacqua. Ne ha facoltà.
BEVILACQUA (PdL). Signora Presidente del Senato, signora Ministro, la voglio ringraziare non tanto per quanto lei ha detto in quest'Aula ma soprattutto per quanto ha fatto. Le cose che ha detto noi della maggioranza le conoscevamo già; i colleghi dell'opposizione le conoscevano già, ma fanno finta di non conoscerle.
Allora, perché la voglio ringraziare? Perché, a mio avviso, gli strali dell'opposizione si vanno sempre più rafforzando contro di lei. Perché lei, per quanto giovane, nel giro di due anni è riuscita ad approvare la riforma della scuola primaria e di quella secondaria e, se questa legislatura dovesse arrivare alla sua conclusione, sicuramente approverà, con il sostegno di una maggioranza compatta e coesa, anche la riforma dell'università. Tutto questo certamente non va giù alla sinistra, perché per loro è una scommessa persa. Dal ministro Berlinguer fino al ministro Moratti, tutti hanno tentato di varare una riforma della scuola e dell'università, ma non ci si è mai riusciti; lei invece sta portando a casa questo splendido risultato.
Le dicono che non si può fare una riforma senza soldi. Siamo d'accordo, però dimenticano che siamo nel mezzo di una crisi economica mondiale e non si rendono neanche conto che, per la verità, più che non fare una riforma senza soldi, bisogna spendere meglio i soldi che si hanno. Lei ha opportunamente ricordato che il 97 per cento del bilancio del suo Ministero è utilizzato per spese fisse e ciò non consente, con il 3 per cento di spesa per l'innovazione e la ricerca, di produrre grandi risultati.
L'opposizione si accanisce su questo precariato che non ha mai fine, ma dimentica che è stato prodotto da loro; anzi, mi sembra che lei ha già provato - e sta provando - a trovare una soluzione per questo problema. Tuttavia, l'assunzione di tale personale precario nel giro di sette anni comporta una mancata assunzione di neolaureati, e questo è un disagio che paga il Paese: bisognerà trovare una soluzione. Lei ha provato a indicarcela, peraltro parlando anche di numero chiuso per i docenti, cioè di far laureare una quantità di docenti che risponda alle vere esigenze della scuola, con un'aggiunta del 30 per cento - ce lo ha ricordato - per quelle che potrebbero essere esigenze non del tutto prevedibili, che si presenteranno nel momento in cui andranno a regime queste nuove norme.
L'avvio dell'anno scolastico è ritualmente un passaggio delicato, stante l'esigenza di trovare nuovi assetti nell'organizzazione scolastica e considerato che in essa è coinvolto tutto il Paese, tra studenti, famiglie, docenti, personale non insegnante.
Quest'anno in particolare è stato un avvio denso di novità, tenuto conto dell'entrata in vigore delle nuove norme sul secondo ciclo esaminate a lungo dal Parlamento. Si tratta di una riforma perfettamente in linea con l'obiettivo del Governo di restituire serietà alla scuola, senza tuttavia gravare sugli studenti in termini di eccessivo numero di ore e di materie.
Le polemiche che hanno investito l'inizio del nuovo anno risentono senza dubbio dell'impatto della riforma, che deve avere il tempo di essere monitorata a regime, una volta consolidata sull'intero quinquennio. Nessuno infatti sostiene che sia certamente perfetta: la si potrà modificare una volta che l'avremo monitorata a regime e avremo verificato gli effetti che essa avrà prodotto.
Peraltro, va sottolineato che le iscrizioni hanno premiato le novità e, per la prima volta, hanno valorizzato il settore tecnico-scientifico. Dai dati del Ministero emerge infatti che per il liceo scientifico, opzione scienze applicate (quella senza il latino), e per il riordino dei tecnici (in particolare nel settore tecnologico) l'aumento delle iscrizioni rispetto al precedente anno è dell'1,7 per cento. Inoltre, mi piace ricordare che, tra le principali innovazioni della riforma, hanno riscontrato il favore degli utenti il liceo linguistico (+1,3 per cento), il liceo delle scienze umane con opzione economica (+1,6 per cento), nonché - tra gli altri - i licei coreutici, le cui sezioni attivate sono al completo.
Sempre nel merito del riordino del secondo ciclo, faccio notare che le recenti pronunce del giudice amministrativo - questo anche per rispondere al senatore Zanda prima che lo faccia lei - non hanno affatto inficiato il nuovo sistema imponendo una revisione di tutte le classi 2a, 3a e 4a degli istituti tecnici, come da taluni polemicamente sostenuto sull'avvio dell'anno scolastico: anzi, il Ministero ha chiarito che si tratta esclusivamente di tener conto del parere del Consiglio nazionale della pubblica istruzione nella determinazione degli organici di riferimento della sentenza.
Quanto alle presunte riduzioni di posti per il personale docente, occorre segnalare che il Governo era già intervenuto per ridurre l'impatto sui precari, introducendo ad esempio il meccanismo della precedenza nell'assegnazione delle supplenze temporanee, inizialmente previsto solo per l'anno 2009-2010 dal decreto-legge n. 134 del 2009. Rammento che in tale occasione, in qualità di relatore, avevo proposto che la misura fosse estesa anche al 2010-2011, proponendo un emendamento poi trasformato in ordine del giorno e recepito dal Governo.
Adempiendo all'impegno assunto dinanzi al Parlamento, l'Esecutivo ha quindi provveduto a prorogare l'efficacia di quella disposizione attraverso il decreto-legge n. 194 del 2009. Si tratta evidentemente di un segnale di attenzione tanto della maggioranza, che ha sollecitato l'estensione delle norme al successivo anno scolastico, quanto dell'Esecutivo che si è fatto carico dell'attuazione concreta della disposizione al fine di garantire un margine a tali categorie di insegnanti. Per questi ultimi, peraltro, c'è comunque la possibilità di partecipare a progetti regionali, che offrono un altro sbocco lavorativo, seppure temporaneo. Quest'anno sono stati assunti 10.000 nuovi docenti e 6.500 nuove unità di personale ATA.
Non va poi dimenticata l'approvazione definitiva del nuovo regolamento sulla formazione dei docenti, che è stato a lungo all'attenzione della Commissione per l'espressione del prescritto parere, mediante il quale si attiverà una nuova modalità di formazione parametrata alle reali necessità, per evitare la creazione di ulteriore precariato.
Signora Ministro, vorrei parlare con lei del problema dell'edilizia scolastica, un tema al quale lei ha opportunamente accennato e che si presenta difficile, soprattutto nel Meridione d'Italia in cui tante scuole non sono a norma, in cui il rischio calamità naturali non può e non deve essere sottovalutato. Pertanto, anche se sugli interventi di cui lei parlava ho per la verità poche notizie, credo che bisognerà accelerare con gli interventi necessari per mettere a norma le scuole, oltre che attivare meccanismi per la realizzazione di nuove scuole.
Lei sa meglio di me che, soprattutto nel Mezzogiorno ma non solo, accade che tanti edifici di civile abitazione, laddove usare il termine «civile» spesso è un eufemismo, vengono utilizzati per allocarvi le scuole, creando tra l'altro un meccanismo di spese eccessive ed anche inutili, anche questo uno spreco di risorse rispetto al quale dovremmo forse intervenire per tempo. Provvedere ad un meccanismo più veloce e più snello per sistemare l'edilizia scolastica nell'ottica della costruzione di nuovi edifici e della messa a norma di quelli già esistenti, credo possa essere una cosa buona e saggia.
Penso che lei si debba attivare in questa direzione e sono certo che lo farà. Andiamo avanti, credo che stiamo operando bene, nell'interesse della scuola ma soprattutto del Paese. La maggioranza è compatta nel sostenerla, vada avanti e noi saremo sicuramente sempre con lei. Grazie e buon lavoro. (Applausi dal Gruppo PdL e del senatore Valditara).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare la senatrice Franco Vittoria. Ne ha facoltà.
FRANCO Vittoria (PD). Signora Presidente, ringrazio in primo luogo la signora Ministro per essere venuta a riferire in Senato sull'avvio del nuovo anno scolastico. Era un suo dovere, ma la ringraziamo ugualmente perché non tutti i suoi colleghi sentono un analogo dovere.
Lei ha dato una rappresentazione dell'avvio dell'anno scolastico che non corrisponde alla realtà. Nella realtà, nelle scuole, c'è una buona dose di caos, ma lei questo caos l'ha chiamato ordine, ed ha anche sostenuto che i tagli servono per una scuola migliore e per realizzare investimenti. Noi, sommessamente, vorremmo farle osservare che vediamo la realtà in modo diverso, e vogliamo dirlo alle famiglie italiane e agli studenti: vogliamo dire che il suo progetto di scuola e le misure che ha proposto sono parte consistente del fallimento politico e culturale del Governo di cui lei fa parte.
Le chiedo che cosa vi sia di epocale - come lei le ha definite - in misure assunte esclusivamente per sostenere un taglio di 8 miliardi e mezzo di euro in tre anni. Ci spieghi in base a quale teoria pedagogica dovrebbe essere migliore e più meritocratica una scuola con un'offerta formativa più povera, con meno ore di studio, con classi sovraffollate oltre misura e anche con problemi di sicurezza. Lei stessa ha ammesso che lo 0,4 per cento delle classi presenta un problema di sovraffollamento; si tratta di tantissime classi, decine e decine di migliaia di classi nel nostro Paese.
Ci spieghi perché dovrebbe essere migliore una scuola dalla quale è destinato a scomparire uno dei tratti migliori della nostra tradizione, il tempo pieno, che non è il doposcuola, non è un tempo parcheggio per i bambini che non saprebbero altrimenti dove stare nel pomeriggio. Il tempo pieno è una modalità didattica più ricca, più coinvolgente, più produttiva di risultati: quello fatto di 40 ore con la compresenza degli insegnanti. Ecco perché le scuole che si sono attrezzate per questo e le famiglie che hanno potuto apprezzarne i vantaggi sono preoccupate dalla sua riduzione.
Le cifre sul tempo pieno, quello vero, dicono che sono 70.000 gli alunni che ne sono rimasti esclusi, che sono 800 le classi in meno rispetto all'anno precedente e che se si fosse risposto positivamente alle nuove richieste, sarebbero state necessarie altre 2.000 nuove sezioni, naturalmente non concesse.
Certo, dice il Governo, come si fa ad assicurare il tempo pieno se bisogna ridurre il numero degli insegnanti? Ma è questo il punto!
Sembra incredibile, ma anche avere meno insegnanti di inglese, di informatica, oltre che di italiano, di storia, di musica, nella sua stravagante - me lo consenta - teoria pedagogica, è considerato un fatto di qualità. Come lo è il dimezzamento dei laboratori, l'impossibilità di fatto di esercitare l'autonomia.
È stato fatto un conto da una mamma: dalla scuola primaria alle superiori i nostri giovani studenti ed alunni perderanno due anni di insegnamento!
È una scuola migliore quella che si svolge in edifici vecchi, malmessi, troppo spesso non sicuri, dove mancano le risorse anche per garantire l'igiene minima e la pulizia dei locali? Cento milioni sono una cifra davvero soltanto simbolica.
Nella sua riforma "epocale" lei ha fortissimamente voluto il maestro unico, come ai tempi che furono. Ma lo sa, signora Ministro, che soltanto il 3 per cento delle famiglie lo ha scelto? Ed è stato scelto da un così ristretto numero di persone perché i genitori oggi sono più avvertiti, sanno scegliere ciò che è meglio per i loro figli. Hanno pensato, saggiamente, che non si poteva e non si deve distruggere ciò che ha fatto diventare un segmento di eccellenza la nostra scuola primaria, frutto di anni di investimenti in risorse umane, in insegnanti di grande valore e competenza, in una didattica moderna che mette al centro la crescita dei bambini in una fase cruciale per la loro maturazione.
Molti di quegli insegnanti, signora Ministro, oggi vogliono lasciare, abbandonare la scuola: vanno in prepensionamento. Si sentono demotivati, maltrattati anche, puniti dallo scarso riconoscimento del loro ruolo e della loro funzione formativa ed educativa.
A lei sembra legittimo e normale che si licenzino decine di migliaia di insegnanti con anni e anni di servizio alle spalle, che hanno partecipato a corsi di formazione, di aggiornamento? Insegnanti espulsi nel nome di una migliore qualità della scuola!
Lei ripete spesso - lo ha fatto anche oggi - che la scuola è stata considerata negli anni un ammortizzatore sociale. Ma lei, signora Ministro, confonde le cose: vi sono stati anni nei quali la scuola pubblica di qualità è stata la molla dell'emancipazione sociale, e per questa funzione - cioè la creazione di eguale cittadinanza - è stata al centro dell'attenzione della cultura, della ricerca pedagogica, delle istituzioni, della politica e quindi dei Governi.
Ci ritroviamo a rimpiangere quegli anni fecondi alla luce della scarsa cura, perfino del disprezzo, che questo Governo manifesta verso la scuola pubblica.
Purtroppo per il nostro Paese e per il futuro dei nostri giovani, tanto più rimpiangiamo quel tempo quanto più sarebbero necessari maggiore attenzione e maggiori investimenti per essere coerenti con la giusta strategia europea della costruzione della società e dell'economia della conoscenza. Con questo Governo siamo diventati il Paese che non dà il minimo contributo alla realizzazione di quella strategia. Ad esempio, avremo non meno, ma più dispersione scolastica. Inoltre quest'anno sono già alcune migliaia - lei non ne ha parlato, signora Ministro - i bambini in lista d'attesa per la scuola dell'infanzia: e sì che la nostra legge (ancora vigente) parla di generalizzazione della scuola dell'infanzia, il che significa che tutti i bambini ne hanno diritto. E poi, non sappiamo ancora se per l'anno che è appena iniziato saranno attivate le sezioni primavera.
L'Europa ci chiede di investire sull'educazione lungo tutto l'arco della vita, ma anche su questo si registrano disfunzioni e riduzioni di organico che portano ad avere nella scuola per adulti classi anche con sessanta studenti (sta succedendo a Firenze). E non ci dica, per favore, che occorre farsi carico tutti della crisi: nel luglio 2008, quando Tremonti e Berlusconi hanno deciso questi tagli, la crisi non si vedeva ancora all'orizzonte. E, comunque, ci spieghi perché altri Paesi, come la Germania o la Gran Bretagna, anche durante la crisi hanno consolidato ed accresciuto le risorse per l'istruzione e la formazione, mentre lei invece le ha drasticamente tagliate. Sappiamo tutti che nell'istruzione, nella formazione e nella ricerca sta la possibilità di sviluppo, di compatibilità e di dinamismo di una società. Altri Governi sono più conseguenti e più cooperativi rispetto all'obiettivo dell'Europa; noi no, ce ne allontaniamo. Come viene registrato dal rapporto OCSE, spendiamo per l'istruzione il 4,5 per cento del PIL. Siamo agli ultimi posti, insieme con la Slovacchia: la media europea è del 5,7 per cento.
Quei tagli corrispondono ad una convinzione, signora Ministro, e ad un progetto: indebolire la scuola pubblica per realizzare risparmi e per dare più forza alle scuole private, quelle fatte per i ceti più abbienti e in grado di formare le classi dirigenti. Altro che scuola come ascensore sociale! Con le sue cosiddette riforme epocali, la mobilità sociale nel nostro Paese, già molto scarsa, si ridurrà ancora di più. Avete perfino ridotto l'obbligo scolastico, consentendo l'apprendistato a quindici anni. La verità è che la destra sta disegnando una scuola meno inclusiva e che dà meno opportunità ai giovani. Noi le rimproveriamo, signora Ministro, di non tutelare i settori sui quali il suo Dicastero ha la competenza, settori fondamentali per lo sviluppo sociale, civile ed economico del Paese. Le rimproveriamo di accettare senza condizioni di essere il braccio operativo del Ministro dell'economia. Oggi, purtroppo, ce lo ha confermato. (Applausi dal Gruppo PD).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Valditara. Ne ha facoltà.
*VALDITARA (FLI). Signora Presidente, signora Ministro, nel nostro programma elettorale noi abbiamo messo, come primo punto della riforma della scuola, la rivoluzione del merito. Io credo che la rivoluzione del merito sia la vera rivoluzione di cui abbia bisogno la scuola italiana.
Sotto questo profilo e da questo punto di vista, io sono d'accordo con lei e sono d'accordo con l'operato svolto da lei e dal Ministro dell'economia, basato sul presupposto che la scuola italiana avesse bisogno di alcune razionalizzazioni. D'altro canto, non è lei il primo Ministro ad aver avviato queste razionalizzazioni; lo avevano già fatto il ministro Moratti e poi, successivamente, anche il Governo di centrosinistra. Non dimentichiamo che i tagli agli organici vennero già attuati in misura significativa nella passata legislatura.
Una delle cose che ho apprezzato e che noi di Futuro e Libertà apprezziamo in modo particolare è la previsione che una parte dei risparmi derivanti dai tagli di organico sia destinata alla valorizzazione del merito. Ed è proprio su questo punto che io, signora Ministro, le chiedo di proseguire in quella logica meritocratica che è alla base del programma elettorale ed anche delle sue dichiarazioni programmatiche. Quel 30 per cento doveva essere destinato a valorizzare la professionalità dei docenti, cioè a pagare di più gli insegnanti bravi.
Lei aveva anche quantificato - se non ricordo male - una cifra importante, qualcosa come 2 miliardi e 400 milioni di euro o qualcosa di simile. Si trattava quindi di una cifra significativa, che avrebbe potuto e potrebbe, se utilizzata correttamente, rappresentare finalmente una boccata d'aria fresca per la nostra scuola, che è sempre stata molto egualitaria e non ha mai valorizzato chi è bravo, chi si aggiorna, chi fa il proprio dovere fino in fondo e chi ottiene risultati di qualità.
Affermo con molta franchezza che non ho apprezzato (al riguardo le chiedo di intervenire sul ministro Tremonti affinché in prospettiva si possa recuperare tale spirito) il fatto che quel 30 per cento sia stato destinato a liquidare scatti stipendiali ingiustamente tagliati. È evidente che, se usiamo i risparmi destinati a valorizzare chi è bravo semplicemente per pagare scatti automatici di stipendio, non realizziamo la rivoluzione meritocratica.
Signora Ministro, mi consenta di aprire una breve parentesi per chiedere come mai ciò sia stato deciso per la scuola e non anche per l'Università, per la quale invece ritengo si debba agire con eguale convinzione. Noi abbiamo realizzato una rivoluzione autenticamente meritocratica: per la prima volta nella pubblica amministrazione, con riferimento ai docenti universitari, gli scatti non sono più automatici, ma sono legati ai risultati raggiunti. Allora, vorrei capire perché si danno nuovamente gli scatti agli insegnanti (come è giusto e sacrosanto) e ai magistrati (come è giusto e sacrosanto), scatti che peraltro sono automatici, ma non si ridanno integralmente anche ai docenti universitari. Non mi riferisco soltanto ai giovani ricercatori, ma a tutti quei docenti universitari che raggiungano risultati di qualità, che facciano buona ricerca e buona didattica. Concludo qui la parentesi.
Quindi, il fatto di pagare di più gli insegnanti bravi costituirebbe la vera rivoluzione. Al riguardo quest'estate ho letto le valutazioni di alcuni esperti. Cito, ad esempio, Attilio Oliva di "TreeLLLe", il quale ha giustamente sottolineato che questa è la vera, grande, rivoluzione che attende la scuola italiana. Ebbene, io ritengo che dobbiamo avere il coraggio di insistere in questa direzione, un coraggio che nessuno ha mai avuto fino in fondo. Il merito non deve essere inteso infatti soltanto nel senso punitivo, cioè nel senso di dare meno soldi a chi non li merita, ma deve essere finalmente inteso anche in senso di valorizzazione, cioè pagando di più chi - vivaddio! - lo merita.
Per quanto riguarda le risorse, sottolineo che esse certamente rappresentano una priorità. Voglio però aggiungere (concludendo la mia brevissima polemica) che, se troviamo le risorse per pagare le multe sulle quote latte, a maggior ragione dovremmo trovare i soldi per pagare gli scatti meritocratici per i docenti. (Applausi dei senatori Soliani, Garavaglia Mariapia e Serra). Ritengo che, da questo punto di vista, si tratterebbe di un investimento senz'altro più giusto e più importante per la collettività.
Signora Ministro, sottolineo che la vera riforma che lei dovrà intraprendere nei prossimi mesi, nei prossimi due anni e mezzo di governo, su cui noi le daremo convintamente il nostro appoggio, è quella del reclutamento: questa è la vera grande riforma, insieme a quella della valorizzazione del merito, che attende la scuola italiana. Tale riforma si accompagna e va di pari passo alla valutazione dei risultati raggiunti da tutte le scuole, ma al riguardo credo che lei abbia le idee molto chiare.
La riforma del reclutamento è decisiva perché per la prima volta segnerebbe un cambiamento di rotta rispetto ad un passato in cui sostanzialmente la formazione ed il reclutamento degli insegnanti erano affidati a meccanismi di matrice sindacale, fino ad una certa epoca, l'epoca delle ope legis, e poi alle Scuole di specializzazione per l'insegnamento secondario (SSIS). Queste ultime hanno rappresentato un primo tentativo di introdurre criteri meritocratici nella formazione e selezione degli insegnanti, ma non hanno - a mio avviso - raggiunto quei risultati che probabilmente una seria riforma, come quella in discussione alla Camera dei deputati, potrebbe assicurare alla scuola italiana.
Vi è poi un tema di grande importanza sociale (è inutile negarlo!), cioè quello del precariato. Considero disonesto chi sostiene che la colpa del precariato sia da attribuire a questo Governo: non è colpa dell'attuale Esecutivo né di quello precedente (proprio il ministro Fioroni chiuse le graduatorie e le mise ad esaurimento). Da questo punto di vista, infatti, il problema del precariato affonda le sue radici in una politica sbagliata avviata nella Prima Repubblica.
In ogni caso, si tratta di un grande problema sociale. Noi dobbiamo avere il coraggio di dichiarare in quanti anni intendiamo assorbire i precari. Innanzi tutto, dobbiamo avere le idee chiare sul loro reale numero perché sento spesso fare affermazioni diverse al riguardo. Ad esempio, oggi ho appreso che sono 220.000 gli iscritti alle graduatorie ad esaurimento; altre volte si parla di 150.000 persone. Insomma, le cifre sono spesso ballerine. Ripeto, quindi, che anzitutto è doveroso fare una precisazione.
E poi bisogna dire quanti e in quanti anni verranno assorbiti perché si tratta di padri e madri di famiglia; di persone che mantengono delle famiglie; hanno necessità di avere una rassicurazione sul proprio futuro. Credo che da questo punto di vista dobbiamo dare delle certezze; dobbiamo iniziare a pensare quante risorse vogliamo mettere sul tavolo per poter risolvere questo grande problema sociale. Quando si parla, infatti, di centinaia di migliaia di persone è evidente che non possiamo scherzare. Non possiamo congedare gli insegnanti dicendo loro che hanno svolto la loro funzione decorosa un po' sottopagati; un ringraziamento e tanti saluti. Credo sia assolutamente doveroso svolgere una funzione di chiarezza e certezza, che credo sarebbe molto apprezzata; se vi assolvessero, il suo Ministero e questo Governo sarebbero i primi nella storia della scuola italiana e ne avrebbero il merito.
Da questo punto di vista nella scorsa finanziaria avevo avanzato la proposta, che ripresenterò nella prossima manovra, dei prepensionamenti volontari (parlo della famosa quota 93) che ebbe uno straordinario successo sia nel mondo degli insegnanti attualmente in servizio che in quello dei precari perché libererebbe molti posti. Si era calcolato insieme ai sindacati che si sarebbero potuti liberare circa 20.000 posti all'anno. Ricordo che lei, signor Ministro, fu personalmente favorevole e mi dette in linea di massima una disponibilità. I calcoli che fece l'economia - mi permetto di dirlo - erano chiaramente sbagliati, tant'è vero che gli esperti del suo Ministero li avevano contestati e credo che da questo punto di vista il costo dell'operazione sarebbe di qualche decina di milioni di euro per il meccanismo delle compensazioni, che è inutile che riassuma qui.
Chiedo, signor Presidente, visto che il tempo a mia disposizione sta per esaurirsi, di utilizzare qualche minuto tra quelli concessi al senatore Viespoli che non può intervenire.
Veniamo ora al discorso delle risorse per l'offerta formativa. In Commissione istruzione, approvando il piano dell'offerta formativa presentato dal suo Ministero, abbiamo posto una condizione molto precisa. Le condizioni non possono essere considerate delle parole vuote perché hanno un significato molto preciso nel linguaggio parlamentare. La condizione era che nella prossima finanziaria gli stanziamenti per l'offerta formativa tornassero a crescere di qualche decina di milioni di euro. Non si tratta di cifre enormi perché il capitolo di spesa è relativamente modesto, ma è importante per alcuni settori strategici. Penso, per esempio, alla riforma che lei ha fatto dell'insegnamento dell'inglese nelle scuole elementari. È chiaro che se continuiamo a tagliare i soldi per la formazione di questi insegnanti che non conoscono la lingua inglese, prendiamo in giro le famiglie perché queste si attendono che nelle scuole elementari il bambino impari l'inglese quando, invece, si trova magari davanti un persona che, a parte qualche verbo e qualche sostantivo, non riesce a parlare in inglese di fronte al bambino.
Ritengo che un investimento in questo senso sia assolutamente importante, come lo sarebbe quello per la formazione degli adulti e l'integrazione degli stranieri. Si tratta di temi su cui con qualche piccolo sforzo finanziario in più credo si possano raggiungere risultati significativi. A proposito dei bilanci di istituto, noi siamo d'accordo sulle razionalizzazioni d'organico perché certamente la scuola italiana è stata oggettivamente, per tanti anni, un grande centro di collocamento: va detto con grande chiarezza e bisogna riconoscerlo, amici dell'opposizione, perché tutte le persone serie che si occupano di scuola non possono negarlo -.
Tagliare però sui bilanci d'istituto credo sia un errore, perché è vero che adesso forse qualcuno drammatizzerà in modo eccessivo, ma certamente i soldi a disposizione delle scuole sono molto limitati e credo che la funzionalità delle scuole debba essere sempre e comunque garantita.
Vi è, infine, il tema dell'edilizia scolastica. Quando ero assessore provinciale a Milano feci fare uno studio sulla scuola intelligente e risultò che alcuni accorgimenti rendono molto più efficace l'insegnamento e l'apprendimento dei bambini. Credo che l'investimento nell'edilizia scolastica sia veramente importante. L'anno scorso le proposi di avviare una Commissione d'indagine per vedere come vengono spesi questi soldi soprattutto a livello di enti locali. Mi risulta infatti che in certe Regioni d'Italia vi siano scuole nuove, costruite da tempo e mai inaugurate, che vanno in rovina perché comuni, amministrazioni locali preferiscono affittare da privati, a prezzi esorbitanti, appartamenti ed edifici fatiscenti, anziché utilizzare scuole costruite con i soldi pubblici.
Allora, sarebbe utile cercare di capire come vengono utilizzate le risorse che la comunità, lo Stato, le province e i comuni spendono per realizzare nuove scuole in Italia. In ogni caso, credo che scuole moderne, insieme ad insegnanti motivati, possano realizzare quel salto di qualità e quel grande obiettivo della scuola italiana che è la promozione sociale. Signora Ministro, rispetto ad altri Paesi l'Italia non ha soltanto un deficit riguardo alla formazione dei nostri ragazzi, ma anche un deficit di promozione sociale. In sostanza, mentre altri Paesi utilizzano la scuola e l'università per cercare di elevare e promuovere fasce sempre più diffuse di popolazione giovanile; la nostra scuola, invece, non realizza questa importante funzione sociale.
Per questo, signora Ministro, le chiedo veramente di dare, nella prossima legge finanziaria, un segnale di svolta per la scuola e per l'università - che non sia soltanto un impegno di facciata - a iniziare proprio dal discorso relativo alle risorse perché credo che il tempo dei tagli sia ormai finito. Tagli che si sono rivelati importanti e razionalizzazioni che sono state necessarie; ma credo che ora sia arrivato il momento di investire. (Applausi dal Gruppo FLI).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Garavaglia Mariapia. Ne ha facoltà.
GARAVAGLIA Mariapia (PD). Signora Presidente, signora Ministro, mi creda, sono sincera nel dire che non mi rallegro nel dover contestare ciò che lei ci ha detto e nel ricordare alcune cose che andrebbero fatte.
La Presidenza ci ha consentito una bella occasione: partecipare all'inaugurazione dell'anno scolastico parlandone in questa sede. Avremmo però voluto ascoltare quanti ragazzi e quanti bambini il 15 settembre sono entrati in classe, se sono aumentati o diminuiti, quanti sono gli stranieri, cosa accade per le persone disabili e quanti insegnanti in meno specialistici ci sono.
Come si fa, signora Ministro, a insegnare inglese, se non si è di madre lingua, solo con un aggiornamento di 150 o 200 ore? Sappiamo tutti che non si può, da adulti, imparare bene una lingua. E perché mai impariamo a vivere facendo roccia e tutte quelle attività che sembrano paramilitari quando, invece, abbiamo bisogno di palestre, di educazione civica, di educazione fisica: bisogna far crescere nella competizione, ma in quella sportiva, che insegna anche a rispettarsi.
Se penso alle palestre e all'educazione fisica penso all'ultimo punto da lei citato, poco fa richiamato anche dal senatore Valditara, il cui intervento sembrava quasi da oppositore. Ci sono situazioni particolari, l'ha detto il Sottosegretario alla protezione civile; e allora, chiedo quali e quante scuole meriterebbero interventi. E allora, questo Governo che vuole tanto investire in infrastrutture, perché non pensa a un piano pluriennale straordinario di edilizia scolastica? Avemmo un grande Ministro che pensò così e realizzò per la sanità un programma decennale in sede di finanziaria.
Signora Ministro, abbiamo assistito all'inizio dell'anno scolastico. Abbiamo nipoti, persone amiche e sappiamo che molti alunni non entrano alla prima ora perché non c'è ancora l'insegnante. Lei ha citato i dirigenti e gli insegnanti: a loro e alle loro famiglie va il nostro ringraziamento perché, tutto sommato, la scuola italiana, anche con un po' di proteste, è una scuola che assorbe.
Forse, bisognerebbe dirlo anche al ministro Brunetta che abbiamo questo corpo insegnante meritevole. (Applausi dal Gruppo PD). Ha in mente, signora Ministro, cosa sono le insegnanti in certe città del Sud, in certi quartieri? Sono davvero martiri del sistema democratico, perché la meritocrazia senza la democrazia diventa selezione. Ma selezione di chi? Una scuola che compito ha se non quello di non perdere nessun talento del Paese? Abbiamo bisogno di portare avanti tutti, al massimo delle capacità di ciascuno. È un loro diritto, ma è un diritto del Paese avere talenti, altrimenti lo sviluppo di questo Paese chi lo garantisce? Tutti gli altri Governi che hanno realizzato tagli pesanti di finanza pubblica hanno salvato la scuola, l'università e la ricerca.
Lei ci ha ricordato ancora oggi che il 30 per cento dei fondi, una percentuale notevole, sarebbe dovuto andare a verificare la capacità degli insegnanti, con una gratificazione, in modo da sapere, alla luce di una valutazione, su chi si possa contare per una scuola migliore. Questo 30 per cento per ora non è stato distribuito; gli altri soldi sono andati ad altri settori. Mi chiedo allora: che priorità hanno il sapere, la scuola, l'elevazione culturale del nostro Paese? Il «manteneteli ignoranti e saranno ubbidienti» è la cosa più drammatica in un sistema democratico, perché non ci sarà capacità critica. Noi non vogliamo che la pensino tutti come noi, ma che siano liberi di pensare. E dove è la capacità creativa della scuola? Guardi, Ministro, che ci sono delle scuole strepitose, anche nel Sud. C'è una scuola al Sud nella quale si va solo con la smart card.
ASCIUTTI (PdL). A Brindisi, l'istituto Majorana.
GARAVAGLIA Mariapia (PD). Esatto, senatore Asciutti, l'abbiamo visitata insieme.
Signora Ministro, questa parentesi aperta con il collega Asciutti mi fa venire una gran voglia di chiedere alla Presidenza del Senato una Commissione come quella che abbiamo sul Servizio sanitario nazionale. I parlamentari potranno in tal modo girare e verificare il livello della qualità degli edifici e quanti ragazzi ci sono in classe; può darsi infatti che un numero di 30-35 ragazzi per classe sia elemento costitutivo anche di una relazione particolare, ma c'è un problema di vivibilità, di quanti metri quadrati sono necessari per l'aria, per il respiro, per poter stare in una classe.
Ciò che lei ci ha riferito oggi purtroppo ci crea rammarico. La scuola dovrebbe essere la sede di un'attenzione unitaria da parte di tutti i Parlamenti, e noi ci accontenteremmo del nostro Parlamento italiano. A noi sembra che questo Governo, tramite lei, purtroppo non abbia ancora detto al Paese che la scuola è il vero tesoro da far fruttare. Questa è una scuola povera di contenuti, di insegnanti e di fondi; una scuola povera che renderà povero il Paese. (Applausi dai Gruppi PD, UDC-SVP-Aut:UV-MAIE-IS-MRE e del senatore Pardi).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Vaccari. Ne ha facoltà.
VACCARI (LNP). Signora Presidente, signora Ministro, anch'io vorrei partire da alcuni dati, non solo perché sono ingegnere, ma anche perché credo che i numeri rappresentino la maniera migliore di conoscere la realtà, al di là di sentimenti ed opinioni personali assolutamente rispettabili. Mi soffermerò in particolare sulla mia Regione, il Veneto, e sulla mia provincia, Belluno, con quello spirito federalista che rappresenta il nostro movimento, la Lega Nord. I dati di tutte le Province del Veneto, ricavati dal sistema informativo, ci dicono che dal 2005-2006 ad oggi abbiamo avuto un aumento delle iscrizioni degli alunni (da 24.838 a 25.462).
Abbiamo avuto anche una contrazione delle classi (da 1.363 a 1.332); solo nell'ultimo anno sono diminuite di 22. Poi entrerò nel merito di tali dati per analizzarli e comprenderli meglio. È da notare un aspetto importante: le classi della scuola dell'infanzia sono invece aumentate. I docenti sono passati dai 2.627 del 2005-2006 a 2.313.
Cosa ci dicono in dettaglio i suddetti numeri? L'aumento di alunni frequentanti nella nostra Regione è dell'1,1 per cento; nella mia provincia montana è dello 0,5 per cento, mentre il totale degli alunni per classe, sempre nella mia provincia, è all'incirca di 19, 12 alunni. Non capisco pertanto da dove vengono fuori i numeri drammatici citati. Devo pensare che ci sono delle realtà dove le risorse non sono state impiegate nella scuola, ma forse in altre attività più voluttuarie o meno importanti, diversamente da quanto abbiamo ritenuto di fare nel nostro Veneto, ossia investire nella scuola e nell'edilizia scolastica. Il numero degli alunni per classe, appunto, si attesta su una media di 19 nella mia provincia, mentre la media della Regione è di 21,17. Giustamente, la nostra media è più bassa per un problema legato alla presenza della montagna, e su questo punto ritornerò. La media regionale è di 21,17, a fronte pure di quell'aumento di alunni e di diminuzione di insegnanti e di classi, rispetto al dato del 20,29 relativo all'ultimo quinquiennio. Il numero, quindi, non si discosta, anche se è leggermente aumentato, rispetto a un valore precedente.
Interessante, invece, per comprendere anche la proiezione futura nell'occupazione, le aspettative dei giovani e le tendenze che stanno avanzando, è considerare come sono avvenute le iscrizioni al primo anno delle scuole superiori di secondo grado. Si riscontra un netto aumento di iscrizioni nei licei. Questo è un dato molto importante, da tener presente e, forse, anche le riforme portate avanti hanno stimolato i ragazzi a iscriversi a questo tipo di scuola. Sostanzialmente, vi è una tenuta, un'uguaglianza, forse una leggera contrazione degli istituti tecnici e una forte flessione degli istituti professionali. Anche questo è un dato da tenere in considerazione, perché sulla scuola professionale, invece, io ritengo che si debbano fare investimenti e incentivazioni.
Come dicevo, vi è stato un numero di iscrizioni molto alto nella scuola dell'infanzia, dovuto specialmente alla presenza di immigrati, cioè di alunni con cittadinanza non italiana, presenti sul territorio da solo un anno. Diversamente nella scuola primaria gli alunni con cittadinanza non italiana appartengono per gran parte a famiglie che hanno una presenza in Italia superiore ai due anni.
Questo dato dice anche molto di quelli che sono i flussi e le tendenze demografiche per il futuro. In modo particolare, questo fortissimo aumento percentuale (pari al 18,8 per cento) relativo agli alunni con cittadinanza non italiana nelle scuole dell'infanzia va tenuto in considerazione per gli effetti negli anni futuri. Questi alunni si riverseranno, ovviamente, nelle scuole primarie e andranno a modificare quei rapporti già in tendenza all'aumento.
Quanto alle provenienze di questi alunni, i due Paesi principali sono la Romania e il Marocco (il primo con una percentuale di presenza poco al di sopra del 15 per cento e il secondo con una percentuale appena sotto il 15 per cento).
Per quanto concerne il personale docente, argomento che ho sentito più volte richiamare anche dai colleghi dell'opposizione in questa Aula nel corso dei loro interventi, in base ai rapporti a nostra disposizione, il rapporto alunni/docenti è di 12,24. Non credo che questi numeri scandalizzino e, forse, sono anche al di sotto delle medie europee. Siamo partiti da un rapporto di 10,76, dato che non rispettava assolutamente, secondo me, un giusto utilizzo delle risorse economiche per quanto riguarda la scuola.
Un dato interessante riguarda il personale ATA, che ha subito negli ultimi due bienni una forte riduzione. Su questo punto ritornerò, in modo particolare per quanto riguarda il personale amministrativo, che ritengo debba mantenere una presenza importante nella scuola stante il lavoro che svolge. A mio avviso, invece, esistono margini di manovra e di intervento per quanto riguarda i collaboratori scolastici, quelli che - e non me ne vogliano - vengono anche definiti (quanto meno dalla gente comune, in ogni caso quando andavo a scuola io e anche in maniera molto rispettosa) bidelli.
Voglio poi portare alcuni contributi alla discussione e al dibattito relativamente agli interventi che lei sta attuando, signora Ministro. Innanzitutto, abbiamo visto, e possiamo affermarlo con assoluta tranquillità e serenità, che i tagli ai docenti non hanno avuto alcun effetto negativo nella scuola, per quella che è stata la nostra esperienza. A meno che non si voglia ricordare in maniera nostalgica l'organizzazione per moduli che, peraltro, era già condannata surrettiziamente prima dell'attuale riforma. Se se parliamo a tu per tu con gli insegnanti, infatti, questo dato viene riconosciuto. Non prendiamoci in giro, per piacere.
Un grande impatto non vi è stato neanche per quanto attiene all'occupazione dei docenti, perché la diminuzione viene compensata, in tutto o in parte, dai pensionamenti. Posso quindi confermare, signora Ministro, che quanto è stato da lei relazionato avviene non solo a livello nazionale, ma anche nella mia Regione e nella mia Provincia.
L'anno scolastico è iniziato regolarmente per quanto riguarda la scuola secondaria di primo grado e devo dare atto agli insegnanti di essersi impegnati nella programmazione di un anno di lavoro del quale recepiscono la portata, soprattutto per la riforma della scuola secondaria di secondo grado. Non dimentichiamo, infatti, che la riforma della scuola secondaria di secondo grado si riflette anche sulla scuola secondaria di primo grado, perché diventa necessario preparare gli studenti alle novità che incontreranno. Ringraziamo dunque gli insegnanti che hanno capito questo e che stanno lavorando sulla programmazione tenendo conto di tale riforma.
A tal proposito si avverte altresì la necessità di un'informazione/formazione capillare, stante la priorità di una scuola media che diventi una scuola sempre più orientante.
Riprendendo poi un discorso che è stato affrontato prima, per quanto riguarda le modalità di valutazione di apprendimento da poco introdotte, ferma restando la validità dell'INVALSI, viene avvertita la mancanza di un sistema nazionale di valutazione che fissi i saperi irrinunciabili attraverso obiettivi minimi ed inderogabili per ciascuna classe e per ciascuna disciplina.
Con riferimento invece alla gestione educativa degli alunni mediante l'applicazione dello Statuto degli studenti e delle studentesse, si riscontrano con alcune difficoltà, per gli ostacoli dovuti spesso a scarsa considerazione della scuola da parte delle famiglie, che faticano a riconoscersi nel patto di corresponsabilità da poco introdotto, dalla cui corretta applicazione trarrebbero vantaggio tutti gli operatori scolastici, sovente demotivati dalla perdita del proprio ruolo e del proprio prestigio.
Voglio concludere richiamando tre questioni nodali, che ritengo debbano essere affrontate.
La prima riguarda la diminuzione del personale ATA, in particolare dei collaboratori scolastici. A questo proposito ricordo che, quando queste figure professionali erano in carico ai Comuni, le piante organiche erano numericamente molto inferiori; con il passaggio allo Stato vi è stata una proliferazione di assunzioni, con un'esplosione dei costi, per cui è giusto che si rientri in parametri più corretti. Questo è un dato di fatto incontrovertibile, anche se bisognerà individuare delle diverse modalità di occupazione per questi soggetti. È innegabile comunque che da questo punto di vista ci sia uno spreco, che anche il nuovo federalismo ovviamente aiuterà ad eliminare.
Chiedo poi un'attenzione particolare ai servizi di montagna e ai parametri da utilizzare per mantenere tali presidi, la cui eliminazione sarebbe un primo elemento verso uno spopolamento della montagna, con tutti i danni che ne potrebbero derivare per il nostro Paese.
Da ultimo, richiamo anch'io il profilo della messa in sicurezza degli edifici. Già molto stanno facendo i nostri Comuni, che investono nonostante le difficoltà di bilancio, ma ben vengano anche i contributi da parte del Governo.
Signora Ministro, la ringraziamo per l'attività che sta svolgendo. (Applausi dai Gruppi LNP e PdL).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Ceruti. Ne ha facoltà.
CERUTI (PD). Signora Presidente, signora Ministro, l'anno scolastico che è da poco iniziato si svolgerà in gran parte in concomitanza con il 150° anniversario dell'Unità d'Italia e della nascita dello Stato italiano.
Si tratta di una celebrazione importante, ma penso che, se una grande innovazione dello Stato unitario italiano c'è stata (ciò del resto vale per tutti gli Stati europei), questa è stata proprio l'invenzione della scuola pubblica: la scuola pubblica nasce contestualmente allo Stato italiano. Come abbiamo imparato fin dalle scuole elementari, fatta l'Italia, bisognava fare gli italiani, e il compito sostanziale di fare gli italiani fu affidato alla scuola pubblica, che fu inventata per questo, con l'obiettivo di educare alla cittadinanza, non nell'ora dell'educazione civica, ma attraverso tutte le materie, come si diceva una volta, attraverso tutte le discipline. In particolare, il cittadino italiano sarebbe stato costruito attraverso la competenza del sapere leggere, scrivere e fare di conto, proprio per evolvere la capacità di esercizio consapevole dei diritti-doveri della cittadinanza.
Gli ultimi decenni della storia repubblicana sono caratterizzati dallo sviluppo dei successi in questo compito della scuola pubblica attraverso l'introduzione e la quasi piena realizzazione del principio universale del diritto allo studio, e la sua estensione a un'età dello sviluppo del bambino e dell'adolescente sempre più avanzata.
Per questo noi viviamo tempi interessanti e lei, signora Ministro, si trova ad avere il privilegio e l'onere di fare il Ministro della scuola e dell'educazione in un'età molto interessante, perché è un'età di crisi ma, proprio per questo, è un'età che chiede alla politica l'esercizio dell'arte del possibile. Quello che lei sta facendo nello svolgere questo ministero è - glielo riconosco - assolvere al compito di elaborare un racconto dell'innovazione della scuola pubblica italiana, ma la forbice fra la realtà e questo racconto si è allargata sempre di più.
Certo, è cominciato in salita. La realtà è quella dei vincoli economici introdotti dal ministro Tremonti, che svolge in gran parte, lui stesso, il compito e il ruolo di Ministro dell'educazione, e il suo tentativo di dare senso a questi tagli radicali è veramente impervio. È cominciato in salita - dicevo - nel primo decreto-legge di due anni e mezzo fa, allorché si tagliarono, tutti d'un colpo, 8 miliardi e mezzo di euro alla scuola. Il decreto, nel paragrafo fatidico che introduceva la figura del maestro unico, esordiva così: per le esigenze della razionalizzazione economica si introduce la figura del maestro unico. Non per esigenze pedagogiche. E il suo tentativo di dare senso a questa gaffe iniziale è un po' la cifra che ci porta ad oggi.
Lei non ce la fa più, signora Ministro, a svolgere questo compito di dare senso ad una realtà che si sta sbriciolando. Non sto a ripetere la differenza fra il racconto e la realtà, che è stata ricordata dai miei colleghi, non ultimo anche dal collega Valditara, della maggioranza.
Presidenza del vice presidente NANIA (ore 18)
(Segue CERUTI). Il problema su cui voglio concludere è il seguente: anche nella sua relazione di oggi sull'inizio dell'anno scolastico non ci ha parlato della scuola, ci ha dato alcuni numeri. Lei stessa ci ha ricordato: "se guardiamo i numeri". No, proviamo a guardare le scuole, proviamo ad entrare davvero nelle classi scolastiche.
Oggi le classi sono segnate da una grande sofferenza, da una grande difficoltà, ma soprattutto non sono accompagnate dalla domanda che noi, che abbiamo la responsabilità di riformare davvero la scuola, ci dobbiamo porre: che cos'è oggi la scuola? Quali sono i reali bisogni formativi dei bambini e degli adolescenti?
Dobbiamo usare come chiave di lettura questa centralità della persona dello studente e non ricostruire il progetto della scuola a partire quasi esclusivamente da vincoli di sistema ed economici. Da che parte del mondo vuole stare l'Italia rispetto all'obiettivo non solo di Lisbona 2009, ma di Lisbona 2020?
Oggi noi sappiamo che in tutti i Paesi del mondo conoscenza, democrazia, meritocrazia e sviluppo non possono che stare insieme. Il grande timore che in molti di noi, soprattutto nelle famiglie, soprattutto nella gente della scuola, ormai si sta affermando è che il futuro del nostro Paese non lo vedrà nel novero dei Paesi sviluppati, perché nella società della conoscenza non si tratta di produrre da parte di ciascun Paese qualche premio Nobel in più o qualche eccellenza selezionata in più: l'eccellenza deve essere diffusa, distribuita. E il discorso sulla meritocrazia - che è la sua bandiera - deve essere affermato nella costruzione di un sostegno, perché tutti e ciascuno, i bambini e le bambine, possano immediatamente esprimere i loro meriti, le loro possibilità, le loro opportunità.
In conclusione, mi lasci citare alcuni esempi paradigmatici delle difficoltà tecniche in cui ci troviamo. È stata fatta la riforma dell'ordinamento delle scuole superiori senza indicazioni: meno laboratori e meno ore di insegnamento scientifico sono un fatto di una gravità assoluta per il futuro della nostra scuola, così come la cancellazione di 12.000 posti per l'insegnamento dell'inglese nella scuola elementare contraddice la sua dichiarazione che la scuola che si apre quest'anno sia connotata da più inglese e da più scienza, da più matematica e da più tecnica.
Ravvediamoci intanto che siamo in tempo, ma soprattutto costruiamo un progetto di scuola che sia davvero meritocratica. La scuola oggi è davvero in ginocchio. (Applausi dal Gruppo PD e del senatore Pardi).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Asciutti. Ne ha facoltà.
ASCIUTTI (PdL). Signor Presidente, signora Ministro, senatrici, senatori, finalmente con il 1° settembre di quest'anno si è avviata l'attuazione della riforma del secondo ciclo di istruzione e formazione. Il complesso processo di riordino, a partire dalle prime classi, investe i percorsi della scuola secondaria superiore e quelli del sistema di istruzione e formazione professionale.
Il settore tecnico-scientifico è stato al centro delle principali innovazioni che, come dimostrano i dati sulle iscrizioni, hanno riscontrato il favore degli studenti e delle famiglie. L'aumento delle iscrizioni in tale settore è dell'1,7 per cento. Vengono incrementati gli orari della matematica, della fisica e delle scienze per irrobustire la componente scientifica nella preparazione degli studenti. È potenziato nel suo complesso lo studio delle lingue. La capacità di argomentare in forma scritta e orale e di saper leggere i testi complessi diventa un obiettivo comune a tutte le discipline. Nascono i nuovi istituti superiori post-secondari, cioè una nuova filiera non universitaria che dura due anni e che vede università, scuole e aziende protagoniste della formazione.
È confermata con i fatti la linea del rigore: non si potranno superare i 50 giorni di assenza, pena la bocciatura. Aumentano le classi a tempo pieno, anche se qui qualche Cassandra preferirebbe il contrario, come è stato detto (mi dispiace che non ci sia la collega Franco): quest'anno passeranno da 36.493 a 37.275. Mi dispiace per l'opposizione, ma aumentano. Sono stati assunto 10.000 docenti, come ricordava il Ministro, e 6.500 unità di personale ATA a tempo indeterminato.
La legge finanziaria 2009-2011, tanto criticata dall'opposizione, comprende - è vero - tagli significativi e la riduzione del 10 per cento del personale insegnante su tre anni. Ebbene, è ora di ricordare che tale misura è coerente con gli impegni presi dagli ultimi due Governi per superare l'inefficienza della spesa pubblica. Come non ricordare il Quaderno bianco 2007 dei ministri Padoa-Schioppa e Fioroni che invito l'opposizione di oggi a rileggere perché ne ha bisogno, perché l'ha dimenticato. (Commenti della senatrice Garavaglia Mariapia).
Grazie al ministro Gelmini andremo finalmente a riallinearci all'Europa sul numero di studenti per insegnante. Va ricordato che prima della riforma, ad esempio, il numero di insegnanti per 100 studenti nella scuola primaria era di 9,4 contro i 6,2 della media OCSE; nella secondaria di primo grado 9,7 contro 7,5; nella secondaria di secondo grado 9,1 contro 8. In tutti i tre livelli avevamo numeri superiori. Le ore di istruzione erano per la primaria 990 contro 796; per la secondaria di primo grado 1.089 contro 933; per la secondaria di secondo grado 1.089 contro 971. Gli alunni per classe, inoltre, erano nella primaria 18,4 contro 21; nella secondaria di primo grado 21 contro 24, nella secondaria di secondo grado 23,4 contro i 27 dell'Europa. Erano tutti dati inferiori.
L'elevato rapporto insegnanti-studenti è in gran parte basato su scelte politiche fatte in passato sul discutibile presupposto che un maggior numero di insegnamenti e di ore d'insegnamento insieme ad un minor numero di alunni per classe portassero a un miglior risultato. Le indagini internazionali stanno a dimostrare che tutto ciò è poco rilevante, se non del tutto irrilevante. Infatti, l'indagine PISA (Programme for international student assessment) dell'OCSE, cui spesso l'opposizione fa riferimento, ha dimostrato che gli studenti quindicenni italiani hanno livelli di conoscenza, sia nelle materie letterarie che in quelle scientifiche, tra i più bassi dei Paesi dell'OCSE, e ciò malgrado la spesa per studente sia tra le più alte in Europa. È indubbio quindi che le tante risorse non sono ben investite.
Del resto, è pur vero che gli insegnanti fanno tutti lo stesso mestiere, ma è anche vero che non tutti lo fanno con la stessa preparazione, impegno e determinazione (Commenti della senatrice Garavaglia Mariapia). Fino ad oggi, purtroppo, essi hanno lavorato senza nessuna valutazione, e quindi senza nessuna differenziazione, sia di qualifica che di remunerazione. La domanda che ci dobbiamo fare tutti è: perché nella pubblica amministrazione c'è un sistema di valutazione a tre livelli, mentre per la pubblica istruzione non ce n'è nessuno?
Mi vorrei ora rivolgere al Partito Democratico riprendendo un recente discorso, che condivido totalmente, di un'importante uomo politico democratico. Egli ha detto: «Per decenni questa Nazione è rimasta intrappolata negli stessi stanchi dibattiti che hanno paralizzato il progresso e perpetuato il declino educativo. Troppi nel mio partito si sono opposti all'idea di compensare con incentivi economici l'eccellenza nell'insegnamento, anche se sappiamo bene che questi incentivi potrebbero produrre miglioramenti sostanziali. È il momento di cominciare a premiare i bravi insegnanti e smettere di giustificare quelli i mediocri (Commenti della senatrice Garavaglia Mariapia). È il momento di pretendere risultati a ogni livello di governo e innescare una corsa al meglio incoraggiando il miglioramento degli standard e una accurata valutazione (...). Io sono assolutamente contrario a un sistema che premi l'insuccesso ed eviti che le persone siano responsabili delle loro azioni. La posta in gioco è troppo alta. Quando si tratta degli insegnanti dei nostri figli e della scuola in cui insegnano dobbiamo pretendere il meglio».
Ebbene, valutare gli insegnanti e premiare i migliori: è la dichiarazione di un democratico, ma purtroppo non di un democratico italiano. Si tratta del presidente degli Stati Uniti d'America Obama.
GARAVAGLIA Mariapia (PD). Ha dato tanti soldi alla scuola pubblica!
ASCIUTTI (PdL). Del resto, signor Presidente, questa sinistra è rimasta ancorata alla protesta demagogica della scuola assistenzialista, della scuola di Stato a tutti i costi, alle rumorose e scomposte manifestazioni di oggi.
Credo sinceramente che buona parte dell'opposizione abbia a cuore la crescita e la qualità della scuola, almeno a parole.
GARAVAGLIA Mariapia (PD). No, anche a fatti!
ASCIUTTI (PdL). Tuttavia, è incalzata e assediata dal sindacalismo massimalista, ormai arroccato nelle sue cittadelle, nelle sue piazzeforti, nelle sue casematte, e purtroppo non riesce a districarsi da queste maglie.
Proprio questa parte dell'opposizione è ancora convinta che la scuola sia un servizio utile per creare cattedre e posti di lavoro per docenti e personale, più che per istruire ed educare gli studenti. Ebbene, bisogna avere il coraggio di girare pagina.
È ciò che ha fatto e sta facendo il ministro Gelmini, che personalmente ringrazio, e con lei il Governo e la maggioranza tutta, che dice no a una scuola intesa come una sorta di grande ammortizzatore sociale in cui immettere legioni di precari trasformati in maestri e professori, creando in questo modo costi insopportabili a scapito degli investimenti e della didattica.
La scuola - di questo invece noi siamo convinti - deve essere un luogo dove si comunicano e si insegnano conoscenze e competenze, ma anche finalità e obiettivi; un luogo in cui il docente si riconosce nella sua missione di educatore, nella sua funzione di portatore di valori comuni e condivisi, oltre che di maestro istruttore o docente di contenuti didattici. La scuola, infine, come palestra di esperienza e di vita.
È questa la sfida. È questa la prova, il salto che ci coinvolge tutti, genitori, insegnanti, istituzioni: offrire ai nostri ragazzi una scuola più qualificata ed efficiente, ma al tempo stesso più esigente. Restituire ai docenti, spesso demotivati e resi scettici da troppe frustrazioni, il prestigio e l'autorevolezza del loro ruolo. Dare certezze e serenità alle famiglie. È nel rapporto interattivo tra insegnanti, scuola e famiglia che lievita e matura la trasmissione di quei valori che corrispondono alla natura più profonda della persona.
È vero, infatti, che i valori danno appartenenza, identità e passione, ma esigono anche rispetto. E il primo di tutti i valori è il rispetto di sé e degli altri. Il rispetto nasce dalla consapevolezza che esiste un valore intangibile che è la dignità di ciascuno come persona, e quindi la dignità di tutti, nessuno escluso.
Tutto ciò, però, richiede alla scuola un surplus: quello di educare istruendo. Educare istruendo è un'aggiunta di responsabilità dell'adulto persona come docente, dell'adulto persona come genitore, dell'adulto persona come cittadino impegnato nella politica e nella società civile. Ed io credo che si possa educare istruendo solo se come genitori, insegnanti e cittadini si danno esempi di vita e si è testimoni sui posti di lavoro, nelle istituzioni e anche nelle Aule parlamentari di ciò che si trasmette.
Signora Ministro, vada avanti con le riforme necessarie: noi siamo con lei e stia sicura che anche l'intero Paese è con lei e con noi. (Applausi dal Gruppo PdL. Congratulazioni. Commenti della senatrice Garavaglia Mariapia).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Procacci. Ne ha facoltà.
PROCACCI (PD). Signor Presidente, ringrazio la signora Ministro per la sua presenza in Aula. All'inizio del suo intervento lei ci ha chiesto di non usare la lente dell'ideologia, e voglio seguirla in questo ragionamento perché questa lente dell'ideologia viene usata dalla maggioranza quando sostiene che va tutto bene e magari anche dalla minoranza quando dice che va tutto male. In mezzo ci sono il Paese reale e la quotidianità della vita scolastica. Ho visitato personalmente le scuole e ho ascoltato dirigenti scolastici, alunni e docenti dalle cui parole emergono problemi seri.
Ora, vorrei che lei non ci portasse solo dati e statistiche, anche se mi rendo conto che il suo ruolo oggettivamente deve poggiare su questo, così come le sue dichiarazioni. Allora, cominciando dalla scuola dell'infanzia, pur non essendovi stata alcuna riduzione di posti, le risulta che rimangono ancora tante liste di attesa? E che nella scuola primaria sono circa 2.500 i docenti di ruolo in esubero, concentrati in particolare in quattro o cinque Regioni del Sud? Oppure dell'impossibilità di garantire in tutte le scuole l'orario a 30 ore, e dunque lo smantellamento del modello del tempo pieno, perché quasi del tutto sottratte le quattro ore di compresenza? Queste sono cose che mi riferiscono i dirigenti scolastici. È del tutto impossibile provvedere alla sostituzione dei docenti assenti anche per un solo giorno. Questo è il quadro. Mi parlano di disparità tra classi dello stesso istituto. Là dove è stata scelta la prevalenza ciò è avvenuto sia con classi a 40 che a 30 ore determinandosi una situazione assai critica, con fenomeni di cannibalizzazione reciproca tra classi a 40 ore e classi che prevedono altri modelli. Ogni volta che i bambini sono suddivisi tra le classi per la mancata sostituzione dell'insegnante assente si impedisce il regolare svolgimento della didattica sia nella classe scoperta, sia in quelle che accolgono i gruppi di bambini smistati. Sono problemi concreti, non legati ad una visione ideologica.
Ed ancora, si rischia di riprendere la didattica trasmissiva, quella del dettato, del copiare, e di togliere ogni spazio alla creatività. Per non parlare della scuola media superiore, della scuola secondaria di secondo grado, dove regna la confusione di cui ha parlato poc'anzi anche il senatore Zanda.
È inconcepibile che si sbagli nella procedura, che il Consiglio di Stato debba accogliere la sospensiva del TAR. Oggettivamente, attendiamo che il Consiglio di Stato entri nel merito. Alcune scuole hanno ammesso di essere prive di un orientamento chiaro... (Il microfono si disattiva automaticamente).
Signor Presidente, non è che, arrivato il mio turno, facciamo rispettare rigorosamente i minuti assegnati!
PRESIDENTE. Prosegua pure, senatore Procacci.
PROCACCI (PD). Ci sarebbero tante altre cose da dire. Ricordo, ad esempio, che mancano ancora i regolamenti relativi alla valutazione. Pensiamo al biennio unico che doveva rappresentare uno spazio comune, mentre in realtà già nel secondo anno ci sono materie caratterizzanti che impongono una scelta; dunque, già all'inizio del quinquennio vi è un orientamento rispetto a quello che si dovrà fare, con il rischio di aumentare la dispersione scolastica.
Attendiamo ancora i decreti relativi all'articolazione delle cattedre, ai criteri generali per l'insegnamento e ci troviamo davanti all'assurdo (e questa è stata per me la causa maggiore di confusione) che potrebbero essere avviati degli ordinamenti... (Il microfono si disattiva automaticamente)... senza aver definito le nuove classi di concorso.
C'è una situazione di grande, grandissima confusione che tutti registrano. Anche volendomi porre con spirito positivo ad ascoltare apprezzamenti, non riesco ad ascoltarne fra gli operatori della scuola. Capisco, signora Ministro, che il suo è stato un compito arduo: lei si è trovata a dover gestire una riforma necessaria in un momento in cui il Governo ha deciso di promuovere tagli pesanti nella scuola. Lo capisco, ma almeno lo ammetta. Capisco persino che non lo ammetta, però almeno condivida le difficoltà, non usi toni quasi trionfalistici rispetto ad una riforma che sta cambiando le sorti della scuola italiana... (Il microfono si disattiva automaticamente).
PRESIDENTE. Senatore Procacci, intervengo solo per farle notare...
PROCACCI (PD). Poi mi spiegherà, signor Presidente, perché questa specie di cronometro al polso sia applicato solo nei miei confronti!
PRESIDENTE. Vorrei solo farle notare che lei ha a disposizione quattro minuti e gliene abbiamo già concessi ulteriori tre, cioè quasi il 100 per cento in più rispetto al tempo che le era stato assegnato.
PROCACCI (PD). Concludo dicendo che non possiamo fermarci solo davanti ai tagli e ai criteri di organizzazione: non è stato espresso un solo pensiero, una sola idea sui grandi obiettivi formativi per migliorare la nostra convivenza e su cui orientare i formatori. Niente sulla devianza minorile, dimenticando che la scuola non è fine a se stessa, ma strumento per trasformare in futuro reale le ansie e le speranze di una comunità nazionale. (Applausi dal Gruppo PD).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Blazina. Ne ha facoltà.
BLAZINA (PD). Signor Presidente, signora Ministro, onorevoli colleghi, ho chiesto al Gruppo PD della 7a Commissione di concedermi alcuni minuti per poter affrontare un segmento specifico del sistema scolastico pubblico italiano: le scuole con lingua d'insegnamento slovena e bilingue nel Friuli-Venezia Giulia. Si tratta di scuole riconosciute, come d'altronde quelle italiane in Slovenia e Croazia, da accordi internazionali e regolate dalla normativa nazionale in materia di istruzione e da alcune leggi specifiche, ultima delle quali la legge n. 38 del 2001 («Norme a tutela della minoranza linguistica slovena»).
Stiamo parlando di una realtà significativa, che rappresenta un valore aggiunto non solo a livello regionale, ma anche a livello nazionale. Alcuni dati per l'anno scolastico 2009-2010: 4.040 alunni, 480 docenti, 78 scuole tra scuole d'infanzia, primarie, secondarie di primo e secondo grado. Si tratta, come potete vedere, di una realtà vivace e complessa che negli ultimi anni sta crescendo numericamente, anche grazie all'apporto di alunni provenienti da famiglie mistilingui o italiane che sono consapevoli dell'utilità di conoscere le due lingue del territorio.
Anche queste scuole hanno iniziato il corrente anno scolastico con notevoli sofferenze: le difficoltà presenti nelle scuole italiane in seguito alle riforme approvate in questa legislatura e soprattutto ai tagli operati sono in qualche misura qui potenziate, visto che parliamo di un sistema con taluni aspetti specifici. Siamo pienamente convinti che la scuola italiana nel suo complesso abbia bisogno di cambiamento, di innovazione e di riforme; pensiamo però che esse non possano non tenere conto degli aspetti particolari delle scuole slovene nel Friuli-Venezia Giulia: il numero mediamente più basso di allievi, il maggior numero di ore di insegnamento, la necessaria dispersione di plessi scolastici localizzati nei diversi Comuni in cui vive tradizionalmente la minoranza slovena.
È necessario perciò che le diverse riforme e gli interventi normativi e regolamentari non impoveriscano questo sistema e, soprattutto, non diminuiscano l'indispensabile offerta formativa; si tratta cioè di salvaguardare il diritto all'istruzione nella propria madrelingua, uno dei diritti fondamentali delle minoranze linguistiche, sancito anche da convenzioni internazionali.
È per illustrarle tutto ciò che più volte ho fatto richiesta a lei, signora Ministro, di un incontro con i rappresentanti della comunità slovena. È da due anni che aspetto una sua risposta, salvo un cenno di promessa a fine luglio. Le si chiedono solamente la dovuta attenzione e la necessaria sensibilità verso questi temi. Per poter avere una visione più completa di tale problematica, sarebbe forse anche utile per lei visitare le scuole della minoranza italiana in Slovenia e Croazia. (Applausi dal Gruppo PD e del senatore Peterlini).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Pistorio. Ne ha facoltà.
PISTORIO (Misto-MPA-AS). Signor Presidente, vogliamo esprimere al Ministro le nostre preoccupazioni su questo avvio dell'anno scolastico, in cui già si è avuta conferma, in alcuni casi anche in modo drammatico, di una istituzione scuola che fa fatica a stare al passo con i tempi e con l'Europa e, talvolta, fa fatica anche semplicemente a sopravvivere.
Lei ci ha parlato con grande buona volontà, signora Ministro, della sua riforma, dell'istruzione secondaria, del riordino del sistema scolastico, dello sfoltimento degli indirizzi e dei risparmi di spesa. Ma per fare una riforma, signora Ministro, non basta solo tagliare le spese: occorre dare un'anima al rinnovamento legislativo, metterci dentro un'idea di sviluppo, di civiltà, di crescita formativa e di futuro. La scuola forma il cittadino dei futuro: questa sembra una formula retorica, ma è la pura verità. Essa assume quindi un forte carattere sociale e culturale per il futuro del Paese. Se non si investe sui saperi, sulla ricerca e sull'università, non si investe sul futuro della nostra comunità nazionale. Centrare invece tutto sui risparmi, sulla lotta agli sprechi, sui tagli di personale (comprensibili) e sulle risorse rischia di compromettere seriamente i migliori propositi. Se, ad esempio, si accetta di tagliare in soli due anni più di 17.000 cattedre è chiaro che il futuro dei nostri giovani è solo quello di una riduzione delle ore settimanali di studio e conseguentemente della qualità della loro formazione.
Nell'ambito della maggioranza si parla molto di merito attorno a questa riforma, ma come si fa ad incrementare l'insieme della qualità della nostra offerta formativa se si bloccano gli stipendi, si chiudono i laboratori, si sovraffollano le classi e si fa una politica di intervento solo ragionieristica?
A distanza di due anni dall'entrata in vigore del decreto-legge n. 112 del 2008, che ha previsto il taglio di quasi 8 miliardi di euro agli organici del personale docente, amministrativo, tecnico ed ausiliario, pari alla cancellazione di quasi 132.000 posti (circa 87.000 cattedre e 44.000 posti di personale ATA), gli effetti sono sotto gli occhi dell'opinione pubblica perché gli esiti che si sono determinati sul nostro sistema di istruzione sono davvero pesanti. Si tratta di freddi dati numerici, ognuno dei quali però rappresenta una storia di vita vissuta da migliaia di cittadini e dalle loro famiglie.
Non si può sfuggire poi alla drammatica cronaca quotidiana in cui si assiste all'elenco di un'infinità di disservizi, di problemi irrisolti, ma anche di casi umani di disperazione. È doveroso, ad esempio, ricordare in quest'Aula il tentativo di suicidio intentato solo ieri da un collaboratore scolastico precario di 51 anni a Palermo, il quale, dopo aver appreso che quest'anno non avrà alcun incarico perché il suo posto è stato tagliato, ha tentato di togliersi la vita, mentre ad Adro l'amministrazione comunale ha speso migliaia di euro per arredare la scuola del paese con i simboli di un partito e adesso pretende la restituzione delle somme.
So che la ministro Gelmini ha svolto la sua parte ad Adro: io l'ho apprezzata, perché ha fatto il Ministro di questo Paese. Si tratta, però, di un passaggio educativo perché la scuola deve essere tenuta fuori dalle ragioni politiche, tutte legittime in quest'Aula ma non in un'istituzione come la scuola.
Signora Ministro, non voglio parlare dei 190.000 studenti disabili che, per i tagli apportati al numero degli insegnanti di sostegno, non hanno più garantita l'assistenza. Si stima infatti che vi siano 65.000 insegnanti di sostegno in meno, ma spero che tale dato non sia reale.
Vi è poi il problema del sovraffollamento delle classi. Il Ministero ha autorizzato un ulteriore incremento della soglia minima e vi è un numero assai elevato di classi che superano i 30 allievi, con punte incredibili; ne cito una: a Torre Annunziata (mi rivolgo anche al senatore Viceconte, che in questo momento siede vicino alla ministro Gelmini) in una classe sono state raggiunte le 54 unità! Il problema del sovraffollamento aggrava anche l'aspetto della sicurezza perché la prescrizione vincolante per legge imporrebbe di avere al massimo 25 alunni per classe per ragioni igienico-sanitarie, ma anche per ragioni di protezione civile. Quindi, nella nostra scuola, vi sono situazioni di disservizio che declinano sino alla pericolosità.
Quanto all'edilizia scolastica, sottolineo che è prevista a bilancio una voce di spesa di appena 300 milioni di euro a fronte - come ammette lo stesso Ministero - dei 13 miliardi di euro necessari per la messa in sicurezza degli edifici, di cui il 60 per cento è privo della relativa certificazione.
Occorre, quindi, vedere con occhi diversi la quantità di risorse destinate alla formazione che solo così appariranno per quello che devono essere: vettori di qualità, di formazione dei cittadini da parte di istituzioni pubbliche che credono nel loro personale, che lo considerano una risorsa, un bene da valorizzare in vista del perseguimento di un bene pubblico essenziale come la scuola e la formazione, e non solo come una mera voce di spesa.
Credo che in questo campo abbiamo subito troppo l'autorevolezza e la forza politica del Ministero dell'economia e delle finanze!
C'è bisogno di più scuola, di una scuola migliore. La riduzione del tempo scuola è sbagliata proprio perché va nella direzione opposta a quella in cui si muovono i Paesi europei più avanzati. Infatti, se è vero che diminuiscono i tempi della lezione frontale, è altrettanto vero che si allargano gli aspetti della nuova offerta formativa.
Allo stesso modo è inutile lamentare - come poc'anzi evidenziato anche dal senatore Valditara - che gli insegnanti italiani sono quelli meno pagati e i più anziani d'Europa, se poi si espellono migliaia di giovani docenti e si cancellano gli scatti stipendiali. Come si pensa di migliorare la scuola italiana? Si può governare la scuola contro il personale docente?
Le statistiche europee evidenziano che abbiamo torto: siamo al 18° posto nella classifica europea per quanto concerne la qualità del sistema di formazione. Occorre quindi reperire nuove risorse, magari aggredendo l'evasione fiscale. Se non si affronta il problema della scuola con questo respiro, si rischia solo di aggravare i problemi, deprimere le aspettative del personale docente, aumentare la dispersione scolastica, incrementare lo stesso divario fra Nord e Sud del Paese, con le energie migliori frustrate e costrette all'emigrazione intellettuale.
Signora Ministro, nel campo della scuola si rappresenta in modo plastico, ulteriormente, il divario tra Nord e Sud del Paese, che è un tema che sta molto a cuore a noi del Movimento per le Autonomie. In questo quadro, infatti, il Mezzogiorno sicuramente, le isole e le zone montane subiranno i colpi più forti. Si accresce, anche per questa via, il divario già profondo tra le zone sviluppate e le zone svantaggiate del nostro Paese. La tendenza a privilegiare scelte di riforma nel campo scolastico in relazione al bilancio dello Stato, più che a fondarle su considerazioni esclusivamente di tipo pedagogico, approfondisce il solco determinato da scelte di politica scolastica che tendono a deprimere sempre più i territori più deboli in termini di strutture e servizi.
Il tempo pieno è sufficientemente sviluppato al Centro-Nord, mentre al Sud rappresenta una rara eccezione. Da più parti le valutazioni concordano nello stimare che i tagli operati dal piano scuola sono concentrati per circa il 50 per cento tra la Sicilia e la Campania. Il Movimento per le Autonomie si sente parte integrante di un profondo disagio del Sud del nostro Paese, posto di fronte agli esiti spesso catastrofici di provvedimenti che in astratto appaiono condivisibili, ma che calati nelle singole realtà appaiono, come sono, risposte uguali per situazioni profondamente diseguali.
Cara signora Ministro, questo è un tema che allude a quello del federalismo: le regole astratte e di principio che non tengono conto delle diverse realtà del Paese rischiano di determinare gravi ingiustizie. I meccanismi della perequazione devono essere valutati con estrema cautela e intelligenza politica dal Governo. La qualità dell'offerta della scuola pubblica nel Mezzogiorno rischia di essere seriamente compromessa dall'entità dei tagli del personale della scuola, sia docente che tecnico e di supporto. Gli insegnanti di sostegno, il cui numero viene costantemente diminuito al sopraggiungere di ogni finanziaria da diversi anni a questa parte, sembrano quasi scomparire in Sicilia, compromettendo seriamente il diritto allo studio per gli studenti disabili nella Regione.
Nel Mezzogiorno il complesso della riforma viene percepito come un'ingiustizia. Non è quindi un caso che proprio nelle Regioni meridionali si sia creato un vasto e trasversale movimento di opposizione con la scelta anche della piazza, che è, secondo me, legittima in questi casi. Io sono convinto che in alcuni casi la piazza sia una risorsa per la democrazia.
Il tema della scuola è decisivo per garantire, pur in condizioni che si fanno via via più difficili sul piano economico e finanziario, un equilibrato progresso culturale, sociale e unitario dell'intero Paese. La scuola, l'università e la ricerca rappresentano l'unica garanzia di successo non solo per la vita di tanti giovani, ma anche dell'intero Paese. Non ci può essere sviluppo e crescita certa laddove permane e si approfondisce un squilibrio nello sviluppo anche e soprattutto nei territori meridionali.
Per questi motivi vi è bisogno di un sistema scolastico che non penalizzi ma, al contrario, metta al centro le Regioni del Mezzogiorno, garantendo la lotta a ogni spreco ma, allo stesso tempo, il diritto allo studio e alla sua qualità.
In conclusione, signora Ministro, è certamente necessario riformare la scuola, come per altro verso l'università, ma è importante che ciò avvenga appunto secondo un progetto, con un'idea di sviluppo solidale del Paese, che restituisca capacità di sviluppo ed efficacia al sistema scolastico e formativo nazionale senza il quale è in discussione il futuro stesso della nostra comunità nazionale. (Applausi del senatore Lumia).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Bertuzzi. Ne ha facoltà.
BERTUZZI (PD). Signor Presidente, signora Ministro, non le porrò le tante domande che vorrebbero farle i genitori, gli studenti e gli insegnanti che così numerosi ho incontrato da quando lei è Ministro dell'istruzione. Il poco tempo a disposizione mi costringe a limitarmi ad un unico quesito. Le chiedo, signora Ministro: se il ministro Tremonti non avesse quantificato il contributo richiesto al suo Ministero nella prima manovra del Governo, prima che lei definisse le sue cosiddette riforme, avrebbe scelto le medesime misure e, soprattutto, gli stessi obiettivi? Io credo di no.
Purtroppo, la sua informativa conferma ancora oggi la matrice tremontiana dell'operazione; mantiene un contenuto contabile fatto di numeri assoluti e relativi e conferma che il suo lavoro si esaurisce nel governare questi ultimi. Ma dietro quei numeri ci sono bambini e bambine, ragazzi e ragazze cui devono essere garantiti i diritti; la sua rappresentazione tabellare senz'anima non tiene conto delle voci del Paese, che non è affatto tutto con lei come ha affermato il senatore Asciutti. Se sono solo lo 0,2 per cento le classi con 30 alunni, hanno scordato di raccontarle quali sono le percentuali di quelle che ne hanno 27-28 nella scuola primaria e nella scuola media.
Signora Ministro, provi ad andare in una prima elementare fatta di 27-28 bambini, di cui magari tre o quattro stranieri, senza intermediazione linguistica, oppure in presenza di un bambino con disabilità, senza copertura totale del sostegno. Provi, signora Ministro, a valutare quello che lei ha detto sugli insegnanti di sostegno: si è limitata ad affermare che sono aumentati di 2.500 unità. A mio avviso, un Ministro dell'istruzione si dovrebbe preoccupare di quanti sono gli alunni che, per poter vivere in modo proficuo il proprio percorso scolastico, hanno bisogno di un supporto. Ha proprio rovesciato il punto di vista. Vada a vedere, signora Ministro, come vengono non sostituiti gli insegnanti assenti: le classi vengono raccolte nelle palestre oppure sparpagliate in gruppi per l'istituto. Vada a vedere i laboratori di informatica, che non vengono aperti perché la mancanza delle compresenze impedisce di utilizzarli; vada a vedere i laboratori di musica dove le nomine nelle scuole medie non sono state attivate.
Recupero qui un tema che non avrei voluto riprendere, ma che lei mi costringe a fare: quello dell'edilizia scolastica.
Si trasferisce tutta la responsabilità agli enti locali; questo è veramente umiliante e glielo posso dire come sindaco dato che ho ricoperto questo ruolo fino all'anno scorso. Avete azzerato i finanziamenti nell'edilizia scolastica e non avete neppure concesso una deroga al Patto di stabilità per poter intervenire in modo flessibile con questi interventi. Questi sono alcuni dei paradossi, signor Ministro, che vedrà, se vorrà fare un giro nelle scuole. E se lei ha dovuto sempre subire le decisioni del ministro Tremonti, cerchi di recuperare, perché non arriveremo sani al terzo anno di quella manovra. Faccia capire che è lei a capo del Dicastero più importante per le future generazioni e che non può chiudere gli occhi a fronte di tassi di disoccupazione giovanile ormai al 30 per cento, di un immobilismo sociale senza precedenti dal dopoguerra e di un aumento pericoloso degli abbandoni scolastici. Attiri l'attenzione del Governo dormiente verso il dramma sociale più evidente del nostro Paese: quello delle nuove generazioni.
Credo, da quello che ha detto, che la risposta comunque alla mia domanda sia positiva, ossia insisterà in modo convinto nelle sue scelte, a prescindere dalle decisioni finanziarie. Non ci deve spiegare nulla. Non ci sono tabelle per capire ciò che, in fondo - lo dobbiamo ammettere - muove lei e la sua maggioranza: costruire un modello di scuola in cui chi è forte andrà avanti, chi è meno forte andrà avanti se potrà permettersi occasioni alternative nella scuola privata, e il resto si arrangi. Capiamo però anche perché le forze sociali ed economiche stanno predisponendo un nuovo patto sociale, alla stesura del quale il Governo non è stato invitato. Esse sono ben consapevoli di come scuola, università e ricerca siano strategici in un Paese che deve competere nell'era della conoscenza. Visto che poco avete ascoltato le minoranze e il Paese in piazza, speriamo che almeno loro abbiano la forza e gli strumenti per essere ascoltati. (Applausi dal Gruppo PD. Congratulazioni).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Pardi. Ne ha facoltà.
PARDI (IdV). Signor Presidente, signora Ministro, onorevole colleghi, la retorica dell'autoelogio produce ogni tanto effetti estranianti. L'altro giorno abbiamo saputo dal Presidente del Consiglio che la sua banalissima politica estera ha salvato il mondo. Da lei veniamo a sapere che sarà vinta la sfida dell'apertura dell'anno scolastico; curiosa logica: accade una cosa normale ed è una sfida vinta.
Molti colleghi hanno già trattato - ed io quindi sarà spedito - i temi del dissesto prodotto dalla legge finanziaria di Tremonti e dal suo procedere di conseguenza. Tagli, disoccupazione, precarietà; qualche collega ha parlato di licenziamenti di massa e, in effetti, in tre anni la previsione è di 87.000 cattedre in meno e 44.000 soggetti in meno nel personale amministrativo. Si abbassa il numero delle ore settimanali, e questo è un artificio importante per dissimulare il calo dell'occupazione nella scuola.
Le famose tre «i» (inglese, Internet ed impresa) rimangono ormai sospese: di inglese ce n'è meno di quello che doveva esserci; per quanto concerne Internet, viene testimoniata da numerosi colleghi la riduzione degli insegnamenti di natura informatica e tecnologica; quanto all'impresa, sappiamo che in questo disgraziato Paese c'è solo un'impresa che riceve costantemente, anche negli ultimi mesi, aiuti diretti per il proprio sostentamento.
Ogni tanto c'è qualche sprazzo di umorismo involontario: allènati o allenàti per la vita. Una cosa che soddisfa probabilmente la libido del ministro La Russa: avere a disposizione qualche ragazzotto per una specie di miniservizio militare di frodo. Ma forse la ragione dell'allenarsi per la vita dipende dal fatto che le statistiche dicono che ci sono 12.000 istituti a rischio dal punto di vista edilizio; probabilmente gli studenti devono essere allenati a fronteggiare collassi dei soffitti, crolli delle scale, difficoltà edilizie ed urbanistiche (Applausi del senatore Perduca), ed anche i tagli al tempo pieno. Gli studenti si alleneranno anche al fatto di avere meno insegnanti, meno insegnamento, meno formazione e meno cultura.
Tutto ciò va di pari passo con una filosofia dichiarata apertamente da questo Governo: la svalutazione del valore dell'insegnamento. Cari colleghi della maggioranza, voi dimenticate che gli insegnanti vanno pagati. Gli insegnanti italiani sono tra i meno pagati del mondo. C'è chi finisce l'insegnamento nella scuola media superiore non arrivando a 1.700 euro al mese. Poi ci tocca sentir parlare della dignità, della necessità di motivazione. Pagateli di più! E soprattutto, non distinguete, come volete fare; ma su questo punto interverrò dopo.
Come l'omino della favola veniva ricompensato dal suono della moneta, gli insegnanti precari, invece che da un giusto riconoscimento delle loro capacità professionali, vengono ricompensati dalla riconoscenza dei loro allievi, che sono grati loro perché si impegnano nell'insegnamento pur non pagati o scarsamente pagati. L'unico settore in cui non tagliate è quello degli insegnanti di religione (Applausi del senatore Perduca). Sembra che, allo stato attuale, questi ultimi siano 25.694, impegnati due ore su trenta o quaranta, a seconda che si misuri il tempo pieno o quello normale, ma dal prossimo anno saranno due ore su ventiquattro, ossia l'8,3 per cento del tempo. La religione è una cosa seria, ma gonfiare il numero degli insegnanti di religione, e soprattutto non tagliarli quando si tagliano tutti gli altri, non è affatto serio. Teniamo conto anche del fatto che gli insegnanti di religione, che sono approvati dal vescovo, spesso bravissime e rispettabilissime persone, non attraversano un concorso pubblico e possono subentrare ai colleghi mancanti nei diversi insegnamenti. Immaginate il professore di religione, messo lì dal vescovo, che si ritrova a un certo punto ad insegnare Kant o l'illuminismo?
In tale contesto, ogni tanto c'è qualche strappo di malagrazia. Se permette, signora Ministro, sono rimasto esterrefatto dal suo paragone espresso con la frase: tre mesi post-parto sono un privilegio; semplicemente perché lei, Ministra dell'istruzione, dotata di una provvigione significativa e di qualche agio materiale, si paragona al destino delle insegnanti che dovrebbero, secondo il suo punto di vista eroico, tornare ad insegnare subito dopo il parto.
Poi c'è un concetto che non è malagrazia, ma è invece, secondo me, la spia dell'atteggiamento ideologico di questa maggioranza e di questo Governo: si pensa che chi protesta nella scuola fa politica. La risposta non è dunque nel merito di chi protesta; guardi, signora Ministro, protestare è il sale della vita: soprattutto se uno sta nella dimensione scolastica di oggi, protestare è il minimo che si possa fare. Allora gli si dice: tu protesti, quindi fai politica; allora sei fuori dalla logica della scuola.
Ho qui addirittura una inverosimile circolare, che volevo dimenticare, di una preside di Calenzano, la quale scrive: «Si comunica a tutti i docenti che è categoricamente vietata qualunque esternazione tesa a dequalificare la figura del Ministro della pubblica istruzione». Ma siamo pazzi? Qui si rasenta la follia! (Applausi dal Gruppo dell'IdV). Ma di cosa si tratta? Della censura preventiva della critica rivolta alla Ministra? Certo, questo fatto non è colpa sua ma, prendendo sul serio il suo ruolo, io mi aspetterei seri provvedimenti nei confronti di una preside che può arrivare a delirare in questa maniera.
Poi c'è la questione, la più importante di tutte, dei ricorsi al TAR e al Consiglio di Stato che le hanno dato più volte torto. Sono ricorsi - che non sto ad elencarle perché lei li conosce meglio di me - tutti relativi a irregolarità procedurali, all'ignoranza dei regolamenti e alla volontà di manifestare ignoranza nei confronti dei regolamenti. Lei ha già avuto torto varie volte, sia al TAR che al Consiglio di Stato, e così mi porta alla questione della qualità.
Noi ci riempiamo la bocca con la questione degli insegnanti di qualità e non con quella dei Ministri senza qualità. Ma come si valuta la qualità degli insegnanti? Io vado per le vie brevi. Ho esperienza dell'argomento e so bene che è impossibile stabilire a priori un sistema per decidere se un professore sia bravo a insegnare Brunelleschi o l'entropia. La bravura e la qualità degli insegnanti saranno misurate (e di fatto lo sono già in parte) sulla base del criterio che viene premiato chi sta di più a scuola.
Signor Presidente, posso pregare il sottosegretario Viceconte di fare in modo che la Ministra, che è ansiosa di ascoltare il mio discorso, possa riuscirci?
Il criterio del tempo maggiore trascorso a scuola, per adesso, è l'unico sistema con cui si può provare a valutare un sistema di remunerazione degli insegnanti. Ma questa non è la qualità! Si premia coloro che curano la biblioteca (che sono bravissime persone) e si premia chi porta in giro gli studenti alle mostre, ma il problema è misurare la qualità degli insegnanti. Questo è un lavoro difficilissimo e presupporrebbe un'assoluta, condivisa buona fede nell'apprezzare i metodi della formazione e della trasmissione culturale, ma io non credo che da questa maggioranza, da questo Governo e da questo Ministero noi possiamo aspettare qualcosa su questo piano.
Signora Ministro, mi permetta una pedanteria da insegnante nel dirle che la qualità dell'insegnamento è bene espressa da un ottimo articolo di Marco Lodoli, pubblicato qualche tempo fa, che spiegava l'enorme difficoltà di un insegnante ben motivato che cerca di fronteggiare il disinteresse della classe. Possono esservi classi interessate, per carità, ma possono esservi anche classi prive di interesse. Il vero maestro è quello che cerca di comunicare agli allievi il nucleo problematico della sua disciplina, che cerca di svegliare la curiosità, che cerca di seminare i dubbi nelle menti dei propri scolari e che cerca di dire ai propri scolari che lui non è la bocca della verità e che anche quello che lui dice può essere oggetto di dubbio e di critica. L'insegnamento di una disciplina è fondato soprattutto su questo esercizio sistematico dell'arte del dubbio. Lodoli spiega come si fa a gestire questo tipo di nucleo problematico di fronte a una classe che pensa al telefonino, oppure è semplicemente diseducata dalla società che gli sta intorno. Questo, infatti, è il nucleo, e vi sono classici che, recentemente, hanno parlato del fatto che esiste una società diseducante intorno a questa scuola che dovrebbe educare.
Insomma, vi ripetete questa sorta di ritornello secondo il quale con questa riforma dell'istruzione voi passerete alla storia. Io ho il sospetto che voi passiate alla storia troppe volte: qualsiasi cosa facciate passate alla storia. Temo che vi sfugga la distinzione classica della storiografia tra cronaca e storia. Voi, per bene che vada, passerete alla cronaca e passerete a una cronaca scadente, non a una cronaca significativa.
Questo mi porta a dire, in conclusione, che l'opposizione, in particolare il mio Gruppo dell'Italia dei Valori, di fronte a questa sorta di logica dell'annientamento, della rarefazione e dello svuotamento, si sente impegnata, più che mai, a sostenere le lotte che nel mondo della scuola i soggetti attivi, quelli che vogliono insegnare, che vogliono formare e che non vengono pagati abbastanza per farlo, si impegnano a fare.
Il prossimo 8 ottobre ci sarà una manifestazione: noi appoggeremo quella manifestazione, così come tutte le altre che ci saranno, riservandoci anche di formulare delle idee propositive, riformistiche, perché noi sappiamo qual è l'arte dell'insegnamento, che temo invece voi riduciate semplicemente ad un compito burocratico di conteggio contabile. (Applausi dai Gruppi IdV e PD. Congratulazioni).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Soliani. Ne ha facoltà.
SOLIANI (PD). Signor Presidente, signora Ministro, colleghi, si confrontano in Aula opinioni diverse, sembra che vediamo cose diverse, è come se parlassimo di un'Italia diversa. Dov'è la verità? In realtà abbiamo un'altra visione dei valori, degli obiettivi, degli strumenti: abbiamo un'altra visione politica.
Lei, signora Ministro, ha parlato di inizio normale, regolare dell'anno scolastico. Se al posto mio oggi ci fosse però un insegnante, uno studente, un genitore, un dirigente scolastico della scuola italiana, o un sindaco, un assessore provinciale o regionale all'istruzione, le direbbero che quello che stanno vivendo non è una cosa normale. Pensa che le direbbero di essere contenti dell'anno scolastico appena iniziato? O non le parlerebbe piuttosto, come sta avvenendo in tutta Italia, delle migliaia di bambini esclusi dalla scuola dell'infanzia, che vuol dire un pezzo di vita in meno; del tempo pieno che non trovano più, delle pluriclassi aumentate sull'Appennino e sulle Alpi; della precarietà dell'insegnamento e dell'apprendimento; della qualità della scuola che viene inevitabilmente meno; del valore stesso della scuola pubblica, che è messo in discussione quando mancano le condizioni necessarie che fanno di una scuola una scuola, non un «taglia e cuci» di ore, un via vai di persone, una miseria di cui vergognarsi ogni giorno, senza progetto e senza sicurezza per il futuro?
Non si fa una buona scuola se si vive nell'incertezza, nella sfiducia, nella preoccupazione. Una cosa così, come si fa a chiamarla riforma, e per di più organica? Signora Ministro, il senso della misura. Se fossero qui al posto mio, le racconterebbero dal vivo che cosa è diventata la scuola dopo i tagli della legge n. 133 del 2008, perché l'inizio è tutto lì; le racconterebbero della sottrazione di risorse agli enti locali e alle Regioni. Di fronte a lei sta una scuola martoriata dai tagli, per usare le parole del segretario nazionale della CISL, Bonanni.
In Turchia oggi - in questo grande Paese che vuole entrare in Europa - è in atto un piano nazionale denominato: «L'educazione toglie gli ostacoli». In Italia, invece, lei mette continuamente ostacoli all'educazione.
Se fosse qui l'Italia che fa la scuola, che la ama e la vuole all'altezza del compito, oggi la inchioderebbe alle sue responsabilità politiche e con lei il Governo; e lo farebbe perfino con stupore e con sgomento - che sono anche i miei - perché nessuno nella scuola italiana avrebbe mai immaginato di poter essere considerato da voi un epigono, un residuo del '68, né che la scuola potesse essere vista come un ammortizzatore sociale, com'è stato detto in quest'Aula la settimana scorsa dal Presidente del Consiglio, e come oggi anche lei ha ribadito.
Ma non le viene il dubbio che il vostro approccio ideologico e miope stia determinando un danno mortale ad uno dei settori essenziali del Paese? Maneggiare con cura, signora Ministro, prendersi cura e, soprattutto, aggiornare la cultura politica, altrimenti rimaniamo inchiodati al passato.
Ora sono qui io, con i colleghi parlamentari, a rappresentare il dolore, la rabbia, la passione di una scuola che non si arrende, che è determinata a non soccombere. Sono qui a rappresentare un Paese che ha bisogno di ben altra capacità di governo, che investa nell'istruzione (il primo obiettivo del sistema Paese), che preveda una programmazione seria dei pensionamenti e delle nuove assunzioni e una seria valorizzazione di chi è bravo, di chi lavora in zone difficili; interventi ben più seri sulla formazione dei docenti e sulla valutazione dei risultati (ci vuole ben altro che INVALSI e INDIRE) e un serio rapporto con le Regioni e con l'Europa.
Sono qui a dirle che grande, signora Ministro, è la vostra responsabilità storica. Nel '62 il Governo di centrosinistra di allora aprì la scuola media a tutti; una rivoluzione culturale e sociale nel solco della Costituzione. Voi sarete ricordati per aver indebolito, negato il diritto fondamentale all'istruzione delle nuove generazioni, per avere sottratto loro opportunità anche nel confronto con i ragazzi del mondo. Ma lei pensa che i ragazzi italiani, con la sua scuola, saranno protagonisti attivi nel mondo di domani? La politica dell'istruzione, del resto, non è diversa da quella economica e sociale del Governo: la stessa inadeguatezza, la stessa assenza dell'idea di crescita.
Signora Ministro, passerà il suo Governo; resterà una scuola italiana ferita e fiaccata, ma che non smetterà di credere nella sua missione, nonostante lei; resterà una scuola che crede nei ragazzi, in ogni area del Paese e di ogni condizione sociale, in quelli italiani e in quelli immigrati, rom compresi; che crede nella missione dell'insegnante e della sua professionalità, nel ruolo di dirigenti scolastici fedeli alla Repubblica, non al Ministro di turno e alla sua corte, fedeli al diritto. C'è un giudice a Berlino, signora Ministro: il Consiglio di Stato nei giorni scorsi ha registrato la vostra approssimazione, la vostra fretta, la vostra sciatteria.
C'è una scuola che crede nei valori costituzionali, nella libertà, nella responsabilità, nella sua autonomia; una scuola che sa di essere fattore decisivo di uguaglianza, non di disuguaglianza, di coesione sociale e di convivenza civile, non di separazione dell'intero Paese dal Nord al Sud, senza le sceneggiate di Adro, della cui gravità lei all'inizio neppure si è resa conto.
C'è una scuola che educa alla cittadinanza e alla democrazia, e per questo coltiverà sempre la speranza, nonostante questi giorni difficili e tristi. Signora Ministro, un annus horribilis è cominciato per la scuola italiana e il prossimo non sarà migliore, se continuerà così. (Applausi dal Gruppo PD).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Possa. Ne ha facoltà.
POSSA (PdL). Signor Presidente, signora Ministro, senatori e senatrici, desidero innanzitutto esprimere piena condivisione alla relazione del Ministro, che non è affatto generica come invece in qualche intervento da parte dell'opposizione - mi riferisco in particolare al senatore Zanda - si è sostenuto. Lei ha fatto chiarezza su molti importanti punti.
La diminuzione del personale docente è stata quasi tutta assorbita dai pensionamenti, non ha dato grandi problemi. Non è vero che il numero degli insegnanti di sostegno sia diminuito: al contrario, è aumentato di 3.500 unità, e non sono poche. Non è vero che il numero degli alunni per classe sia così aumentato: lei ha citato un dato, ossia che le classi di 30 alunni sono lo 0,4 per cento del totale, che non è certamente un gran numero.
Circa il problema dei precari (problema che certamente nella sua origine non è da attribuire al centrodestra), lei ha finalmente iniziato a fare chiarezza. È stato varato il regolamento per la formazione iniziale degli insegnanti, che prevede tra l'altro accesso a numero chiuso e quindi la fine del fenomeno delle graduatorie e del precariato: si diventerà insegnanti dopo un percorso specifico di formazione ed un anno di tirocinio nelle classi.
Si è dato un forte impulso alla informatizzazione della scuola e dei suoi insegnanti. Al riguardo mi permetto di ricordare quello che lei ha detto, signora Ministro. Alla fine di quest'anno scolastico saranno attive oltre 40.000 classi con la LIM, cioè la lavagna interattiva multimediale; un milione di studenti e 300.000 insegnanti saranno formati nell'utilizzo delle nuove tecnologie. La promozione della serietà degli studi si è manifestata in molti punti della sua azione legislativa in modo assolutamente meritorio. La linea di maggiore severità inaugurata col 5 in condotta e con il rigore adottato nell'ammissione agli esami quest'anno registra anche una maggiore attenzione alle assenze: non si potrà superare il limite di 50 giorni di assenze se si vorrà essere promossi. Le prove di verifica alla fine della terza media introdotte dall'INVALSI saranno destinate ad ampliarsi alla scuola secondaria superiore e in prospettiva agli esami di maturità. Anche per gli insegnanti partiranno due importanti sperimentazioni per individuare criteri e metodologie per la valutazione degli insegnanti e delle scuole in vista dell'introduzione della carriera degli insegnanti.
Sull'edilizia scolastica le segnalo, signora Ministro, una nostra inadempienza come Parlamento. Nella legge finanziaria 2010, all'articolo 2, comma 239, era stata stanziata una cifra fino a un massimo di 300 milioni di euro per ristrutturazioni in zone di particolare bisogno. Questo finanziamento era subordinato ad un parere delle Commissioni bilancio e cultura sia della Camera che del Senato; purtroppo, non si è ancora provveduto ad esprimere un parere al riguardo e credo che ci dobbiamo muovere con rapidità per sbloccare questo finanziamento.
In questa sede per una valutazione complessiva della sua opera nei due anni e mezzo di Governo desidero esprimerle, signora Ministro, due particolari apprezzamenti: in primo luogo, l'apprezzamento per il pieno allineamento dell'azione del suo Ministero all'esigenza complessiva di austerità della spesa pubblica. Tale necessario ed indispensabile allineamento è ovviamente difficile, ma proprio perché difficile è meritorio e dimostra coraggio. Coraggio è la parola giusta. Il secondo ed ancora più importante apprezzamento è quello relativo alla profonda azione riformatrice posta in essere finora: riforma della scuola primaria, riforma della scuola secondaria, tra poco anche riforma dell'università; una rilevante azione riformatrice, in netta discontinuità con le dinamiche evolutive del passato.
Lei fa onore con questa sua azione a quello che forse è l'impegno principale nei confronti dei cittadini del Governo Berlusconi: l'impegno del fare. L'adesione della sua azione al contesto generale della austerità ed alla finalità della diminuzione della spesa pubblica, i valori di meritocrazia e di serietà da lei vigorosamente promossi, il coraggio della sua azione riformatrice sono tutti contributi di grande importanza per la promozione della identità del centrodestra in questa legislatura.
Vada davanti così, signora Ministro. Siamo al suo fianco per sostenerla nella sua azione! (Applausi dai Gruppi PdL e LNP).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Serra. Ne ha facoltà.
SERRA (UDC-SVP-Aut:UV-MAIE-IS-MRE). Presidente, Ministro, grazie veramente per essere qui questa sera. Sentivamo l'urgenza di avviare un confronto sulla scuola, confronto che lei ha affrontato con garbo. Con lo stesso garbo cercherò di dire qualcosa che possa quanto più attaccarsi alla realtà, e quindi trascurerò alcune delle ... Stavo per dire falsità, ma è troppo pesante: piuttosto qualcuna delle sue inesattezze, a cominciare dalla difesa del ministro Tremonti e dalla minimizzazione del tema delle risorse. La realtà è però diversa e, secondo l'OCSE, la percentuale di PIL investita dall'Italia è del 4,5 per cento rispetto alla media del 5,7 per cento; come diceva la collega Vittoria Franco, solo la Slovacchia ci batte. È poi vero che la spesa media annua per studente è di quasi 8.000 dollari, ma essa va principalmente a beneficio della scuola primaria e secondaria, a scapito dell'università: su questo fronte ci fermiamo a 8.600 dollari a studente, contro una media OCSE di quasi 13.000.
Ho ascoltato con grande attenzione la sua relazione e ne ho apprezzato alcuni passaggi e principi ispiratori; non posso tuttavia condividerla del tutto a causa della grave condizione in cui langue il sistema formativo italiano. Sia ben chiaro che tale condizione non è imputabile esclusivamente alle scelte del suo Dicastero, essendo frutto di errori e mancanze accumulate da molti differenti Governi; tuttavia oggi, come negli anni precedenti, sarebbero stati necessari sforzi maggiori per iniziare a invertire questo trend. Mi chiedo come si possa non vedere che la scuola è ripartita qualche settimana fa esattamente come l'anno scorso, cioè tra caos e proteste. La riduzione degli organici ha creato - bisogna ammetterlo - enormi difficoltà su larga scala, al Nord come al Sud. Ne sono conseguenza il sovraffollamento delle classi e il solito carosello di insegnanti.
Nel sistema scolastico, prima che altrove, al tema dell'integrazione e al rispetto della disabilità occorre dedicare la massima attenzione; da qui bisogna partire per superare pregiudizi, disuguaglianze, ingiustizie: la scuola deve essere motore di eguaglianza e fattore di crescita. A ciò si aggiunga la mancanza di risorse per la didattica e l'amministrazione, nonché l'inadeguatezza di gran parte del nostro patrimonio edilizio scolastico, una vera e propria emergenza. Lei ha fatto bene a mandare gli ispettori perché si rendessero conto della situazione, ma bisogna chiedersi con quali soldi noi vi mettiamo riparo. Non si può morire a scuola: ci sono istituti che hanno ancora amianto, e il 40 per cento delle scuole non ha una palestra. Urgenti appaiono dunque l'anagrafe scolastica e un serio piano d'investimenti.
Vi è poi il dramma della riduzione del tempo-scuola, che comporta l'impoverimento dell'offerta formativa e la contrazione dei posti di lavoro, aggravando la questione del precariato, che ha origini lontane e dimensioni oggi non più tollerabili. A questo proposito, con grande rispetto, vorrei richiamare l'attenzione del senatore Asciutti, che ha parlato di un'opposizione che ama la scuola ma che è impedita ad agire dai sindacati. Io non so se il senatore Asciutti sa quanti suicidi e quanti tentativi di suicidio ci sono a causa del precariato; io però lo so. Si tratta di persone che a 50 anni, con famiglia e figli, vengono messe in mezzo ad una strada, non sanno cosa fare e per questo si uccidono; inoltre, forse il rischio è che si determini un aggravio in termini di criminalità.
Per un momento, signora Ministro, lei mi ha deluso (per un momento solo) quando ha affrontato il tema del precariato parlando di ammortizzatori sociali nella scuola. Per un istante, anche lei si è lasciata prendere dalla voglia di dare sempre la colpa agli altri (la colpa è dei magistrati, dei giornalisti, dei comunisti cattivi: la colpa è sempre degli altri), quasi si potesse in qualche modo, con i 20 mesi del Governo Prodi, coprire otto degli ultimi dieci anni vissuti con Governi guidati da Berlusconi. (Applausi dal Gruppo PD).
Sappiamo, come lei più volte ha ribadito, che gli stipendi per il personale rappresentano l'80 per cento di una spesa corrente in regolare aumento e conveniamo con lei che l'impiego delle risorse debba essere riequilibrato. Ciò tuttavia non giustifica il sacrificio di 140.000 precari, in strada da un giorno all'altro, equiparabile ad un licenziamento di massa. L'annuncio della possibilità di assorbimento entro sei o sette anni degli iscritti nelle graduatorie ad esaurimento ci appare di questo passo un traguardo eccessivamente ambizioso e comunque un tempo troppo lungo per le migliaia di precari.
Quanto al reclutamento, esso va ancorato al merito, così come la stabilizzazione del personale va collegata alla formazione, e per elevare la qualità dell'insegnamento occorre motivare gli insegnanti. Io sono convinto che lei abbia il tatto per parlare con gli insegnanti, e non può non accorgersi dell'avvilimento che c'è. Non lo dico con spirito polemico, non è nel mio DNA, ma non può non rendersi conto dell'avvilimento che c'è nella maestra elementare che guadagna quattro soldi e non ha un minimo di rispetto. Non è questione di personalità o no, ma di essere messa ai margini dello Stato.
Altra questione è la valorizzazione del personale: prendere atto del ruolo sociale vuol dire conferire dignità alla sua funzione, alla funzione dell'insegnante, anche assicurando, perché no, un adeguato riconoscimento economico quantificabile attraverso il merito.
Il Presidente della Repubblica, in un recente discorso, ha ricordato, accanto alle tante conquiste compiute dalla scuola in 150 anni, il grave ritardo da essa accumulato ed ha indicato, con chiarezza, le direttrici su cui orientare gli interventi: più qualità; un rapporto più stretto tra istruzione e mondo del lavoro; maggiore spazio alle competenze richieste nelle società contemporanee. Vogliamo quindi unirci all'appello del Capo dello Stato ed essere cassa di risonanza delle sue parole.
Sebbene la crisi attuale e l'urgenza di ridurre il debito pubblico impongano sacrifici e rinunce, nella ripartizione delle risorse disponibili è doveroso riconoscere la priorità della ricerca e dell'istruzione. Apprezziamo il suo impegno in tal senso nel confronto con il ministro Tremonti e la invitiamo a continuare su questa strada. Siamo convinti che preparazione e formazione adeguate rappresentino la leva per uscire dalla crisi. Al contrario, questo Governo, con la sua politica di tagli - e qui la escludo, veramente senza riserve mentali - ha trasformato istruzione e ricerca nella cenerentola del Paese.
E veniamo al tema dell'università. Il provvedimento attualmente all'esame dell'altro ramo del Parlamento è sicuramente di grande importanza, in quanto tenta di realizzare una riforma da tempo e da più parti invocata. Sino ad oggi scelte discutibili ed onerose hanno prodotto effetti negativi, quali la proliferazione incontrollata di sedi e corsi, il disordine, l'inefficienza nella governance del sistema universitario e un generale abbassamento del livello qualitativo. Diversi sono i punti della riforma che condividiamo, signora Ministro: una governance caratterizzata da autonomia e responsabilità, criteri di reclutamento improntati alla meritocrazia, il tentativo di legare la carriera e la retribuzione dei docenti non ad automatismi, ma a produttività e qualità del lavoro.
Ci chiediamo però come sia possibile fare tutto ciò senza risorse; una riforma così impegnativa richiede investimenti sostanziosi. Il Governo, al contrario, ha proceduto esclusivamente a tagli paralizzanti.
Come di recente ha osservato anche il centro studi della Confindustria, il tasso di laureati tra i 25 e i 34 anni è troppo basso in Italia rispetto alla media europea, a fronte del 25 per cento della Francia e della Spagna. Anche il tasso dei dottori di ricerca è basso: nel nostro Paese sono 150 per milione di abitanti, contro i 300 della Germania. Ciò finisce per incidere fortemente sulla competitività del sistema socio-economico, in quanto più bassi sono i numeri meno ricerca si produce divenendo inevitabilmente meno incisivi sul mercato globale.
La scuola che lei sta disegnando, signora Ministro, non è ancora la scuola della valorizzazione dei talenti, non è motore di eguaglianza e fattore di crescita economico-sociale indispensabile allo sviluppo di un Paese come il nostro.
Infine, non possiamo rassegnarci al fatto che un luogo - al riguardo vorrei che lei esprimesse condivisione, signora Ministro - deputato a coltivare e incoraggiare lo spirito civico e i sentimenti di solidarietà nazionale, particolarmente avvertiti nella ricorrenza del 150° anniversario dell'Unità d'Italia, venga ricoperto di simboli che violano l'autonomia scolastica in spregio della Costituzione: simboli che rappresentano la volontà di frammentare il Paese e la sua identità. Non si può speculare sui bambini, sui ragazzi, sui giovani. (Applausi dei senatori Poli Bortone e Molinari) Se lo si fa non si ha senso della cultura, ovvero si ha solo il senso della cultura del voto.
Da prefetto di Palermo spesso mi capitava di visitare le scuole delle zone più sofferenti della Regione, zone in cui la diserzione scolastica raggiungeva tassi del 50 per cento, superiori anche ai tassi di disoccupazione. Lei non mi crede? La invito a fare un giro insieme verso Corleone e San Giuseppe Jato, se non mi crede.
Come dicevo, spesso mi capitava di visitarle quelle scuole e là, signora Ministro, con grande sorpresa, ho trovato terreno fertile a tutti gli appelli alla legalità e alla speranza in un futuro migliore che rivolgevo alle nuove generazioni in veste di rappresentante del Governo. Quei giovani hanno fame di cambiamento, e il vero cambiamento passa proprio attraverso la scuola.
Nella lotta contro le mafie non bastano le vittorie quotidiane che le forze dell'ordine mettono a segno contro latitanti e criminali: per ogni boss catturato, purtroppo, si contano decine di matricole pronte a prenderne il posto. La guerra contro le mafie, signora Ministro, si vince portando al Sud lavoro ed istruzione, ossia reali possibilità di riscatto personale, risposte concrete alla fame ed alla disperazione.
Se lei vorrà perseguire questa missione e raggiungere un obiettivo si troverà davanti tantissime difficoltà, soprattutto da parte dei suoi alleati, signora Ministro, ma un'istruzione degna di tale nome è nelle sue mani, e noi confidiamo che lei potrà essere all'altezza. (Applausi dai Gruppi UDC-SVP-Aut:UV-MAIE-IS-MRE e PD. Congratulazioni).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Pittoni. Ne ha facoltà.
PITTONI (LNP). Signor Presidente, signora Ministro, colleghi senatori, l'ultimo rapporto OCSE sulla scuola evidenzia le clamorose anomalie del nostro Paese, ma commentatori interessati continuano a distorcere la realtà.
Il tempo scuola dei nostri studenti è di gran lunga il più alto, con un valore nella scuola di base di circa 1.000 ore annue contro le 850 della media OCSE. Eppure, per qualcuno queste ore sono insufficienti.
La disinformazione opera anche sulle risorse. Si fa notare l'incidenza della percentuale di spesa per la scuola sul prodotto interno lordo, ma è un confronto improponibile, avendo a che fare con troppe variabili.
L'indicatore, invece chiarissimo, del costo per alunno viene trascurato. Per la cronaca, da noi è di 101.000 dollari, dalla prima elementare al diploma, contro una media OCSE di 94.500 dollari. Spendiamo quindi di più, anche se spesso male.
In attesa, delle leggi attuative del federalismo fiscale (che riporteranno un po' di ordine anche nell'istruzione mettendo sotto controllo i conti), nell'immediato una partita possono giocarla le Regioni.
Sulla base delle nuove norme fissate dallo Stato, i governi locali possono infatti legiferare non solo per l'organizzazione del servizio scolastico, vale a dire la dislocazione delle scuole di ogni ordine e grado sul territorio regionale, ma anche per la sua gestione, ovvero l'assegnazione del personale alle singole scuole (sulla base della dotazione organica assegnata dallo Stato) e la ripartizione alle scuole del territorio delle risorse finanziarie statali.
Oggi, in assenza di leggi regionali per l'assegnazione del personale e dei fondi, lo Stato accredita direttamente alle scuole le risorse, sia di personale che finanziarie, necessarie per la gestione del servizio scolastico, con tutte le difficoltà aggiuntive che conosciamo.
Ma c'è un'altra partita che possiamo - e dobbiamo - giocare. Provate a pensare se un domani, cercando un posto di lavoro pubblico, vi fosse la possibilità di essere valutati a parità di condizioni con chi proviene da altre Regioni. La domanda, per chi non conosce la realtà italica, apparirà strana.
Ma il problema esiste. Di quest'estate l'ennesima conferma, con gli ultimi dati sulla maturità, che vedono le Regioni del Nord agli ultimi posti per percentuale di diplomati con il 100 e lode, mentre svettano per numero di eccellenti i licei di Reggio Calabria, Catania, Crotone, Cosenza.
Conta poco se, al contrario, i test internazionali mettono ai primi posti gli studenti di altre realtà, non solo in Italia, ma addirittura a livello continentale. È a tutti evidente che, trattandosi di un problema di disomogeneità culturale tra le diverse aree del Paese, soluzioni facili non esistono. E, pur apprezzando i periodici tentativi ministeriali di varare piani per la qualità e il merito, crediamo sia arrivato il momento della concretezza. (Applausi dal Gruppo LNP).
Il Sud non è tutto uguale. Piero Cipollone, presidente dell'INVALSI (Istituto che, pur con tutti i limiti dei test, ha il compito di individuare i punti deboli del nostro sistema formativo), segnala che l'Abruzzo ha valutazioni positive a livello della Valle d'Aosta e che Sardegna e Basilicata sono nella media nazionale. Il tutto per sostenere che «le Regioni indietro possono essere trainate da quelle vicine e riuscire a migliorarsi». Possiamo partire da qui.
Nel progetto che abbiamo elaborato degli albi regionali per il reclutamento degli insegnanti, per assegnare il punteggio di base ai candidati alla docenza non si fa più riferimento (se non in misura ridotta, in una specie di «marcia di avvicinamento» all'auspicata abolizione del valore legale del titolo di studio) alla valutazione acquisita sul proprio territorio. Si dovrà scegliere una e una sola Regione nella quale eleggere il proprio domicilio professionale e sottoporsi a quello che abbiamo chiamato «test di preparazione», con cui si verificherà l'attitudine all'insegnamento e l'effettivo livello di preparazione dei candidati nelle singole materie. (Applausi dal Gruppo LNP). Il tutto - questo è il punto fondamentale - nella Regione di arrivo, a parità di condizioni con i candidati del posto.
Il nuovo sistema da una parte eviterà che candidati valutati con «manica larga» in altre realtà possano scavalcare chi effettivamente merita; dall'altra metterà in "competizione" gli aspiranti all'insegnamento spingendoli a migliorarsi. Un candidato bravo, ma iscritto in una Regione dove i bravi sono tanti, sarà infatti spinto a iscriversi nella Regione vicina, che magari ha meno bravi e offre più opportunità di lavoro. A quel punto, però, gli iscritti in quella Regione avranno tutto l'interesse a darsi da fare per crescere professionalmente e non farsi sfuggire l'opportunità di conquistare la cattedra. (Applausi dal Gruppo LNP).
Si attiverà cioè un percorso virtuoso, che può mettere fuori gioco il business dei titoli (brutta realtà in alcune Regioni) e la pantomima delle supervalutazioni, che per decenni ha relegato in fondo alle graduatorie diplomati e laureati delle Regioni padane, e non solo, bravi ma con valutazioni meno benevole rispetto ad altri territori.
Il tutto nonostante la Costituzione, all'articolo 9, affermi che «la Repubblica promuove lo sviluppo della cultura» e tagliare il legame tra insegnanti e territorio significa uccidere la cultura. I disastri degli ultimi decenni al riguardo sono sotto gli occhi di tutti. La nostra non è una chiusura, ma il tentativo di ridare spazio a ciò che il territorio sa esprimere, che poi è la vera immensa ricchezza del nostro Paese. (Applausi dal Gruppo LNP).
Un insegnante non trasmette solo con quello che dice, ma anche - e soprattutto - con la sua persona, per come è stata plasmata dal territorio. Oggi che crescere figli è diventato un lusso (per arrivare alla fine del mese spesso devono lavorare ambedue i genitori), le responsabilità della scuola nella trasmissione di cultura e valori locali sono cresciute in maniera esponenziale. E attenzione che la nostra proposta non contempla privilegi per gli insegnanti padani: non ne hanno bisogno.
Gli albi regionali sono anche garanzia di continuità didattica, perché è vero che la maggior parte delle decine di migliaia di spostamenti di insegnanti che il sistema è costretto a subire ogni anno avviene a livello regionale, ma il problema è sempre lo stesso: docenti in buona misura originari delle Regioni meridionali, non avendo legami con il territorio e non potendo ottenere subito l'avvicinamento alla loro terra (laggiù le scuole sono perennemente ingolfate di personale), si spostano in zone meno disagiate. E la prima conseguenza è un turnover quasi del 100 per cento in montagna.
Gli albi regionali favoriranno la presenza di insegnanti che, provenendo da quelle stesse zone, non hanno alcun motivo di scappare. È così che si garantisce la continuità didattica, non puntando la pistola alla tempia di chi non vede l'ora di andarsene, con provvedimenti coercitivi da sempre puntualmente aggirati. (Applausi dal Gruppo LNP. Congratulazioni).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Bastico. Ne ha facoltà.
BASTICO (PD). Signor Presidente, ministro Gelmini, avrei auspicato di cogliere da parte sua, all'interno di questo importante dibattito parlamentare, un'occasione vera di confronto sulla scuola e non di ripetizione di spot già più volte presentati sulla stampa. Lei, invece, ci ha riproposto omissioni, silenzi, genericità che solo perché tante volte ripetute si può pensare che diventino credibili.
I colleghi del Gruppo del PD hanno già parlato delle «voci della scuola» e hanno riportato qui quello che io non ho sentito nelle sue parole, cioè la scuola vera, quella che lei avrebbe potuto citare anche con grande orgoglio oltre che con problematicità, ad esempio citando le bellissime sperimentazioni di inserimento dei bambini stranieri nella nostra scuola, completamente ignorate, ovvero le esperienze positive di innovazione didattica che i nostri docenti stanno realizzando.
Avrei voluto sentire nelle sue parole le voci dei dirigenti scolastici che affrontano reggenze molto pesanti, che dal Ministero devono ricevere mediamente 180.000 euro e non hanno più i soldi per fare nulla; le voci dei docenti, del personale tecnico ed amministrativo che, nonostante siano stati zittiti (le voglio ricordare la circolare bavaglio del dirigente dell'ufficio scolastico regionale dell'Emilia-Romagna), siano stati denigrati (le ricordo anche le numerose volte in cui abbiamo sentito affermare che i docenti non insegnano, sono fannulloni), siano stati impoveriti (ricordo il blocco della contrattazione e degli scatti di anzianità), continuano ad impegnarsi con competenza e con passione per non fare ricadere i danni più grandi provocati dal Governo sulle vite degli studenti e dei ragazzi. A loro vorrei dire, con molta riconoscenza: grazie, grazie, grazie!
In tre anni sono stati tagliati 132.000 posti di lavoro: si tratta di tagli e non di una razionalizzazione; è uno scardinamento di pezzi essenziali della qualità della scuola pubblica. È vero che lei parla dei pensionamenti; ma se però la FIAT avesse annunciato, ad esempio, di tagliare 132.000 posti di lavoro in tre anni, tutti avrebbero capito che quelli sono posti persi e che quei lavoratori non ci saranno più. Eppure lei lo nega.
È vero, lei ha ragione: il tema del precariato non nasce da questo Governo, ma dobbiamo ricordare che negli ultimi dieci anni otto sono stati gli anni del Governo Berlusconi, e quindi qualche responsabilità su questo problema ci sarà pure! Inoltre, quando si è Ministri della Repubblica, non si risponde soltanto delle cose che sono state fatte, ma si affrontano i problemi esistenti; lei, invece, sta facendo di tutto per non affrontare questo problema, a cominciare dallo smantellamento del piano previsto dalla legge finanziaria del 2007 per assumere 150.000 persone in tre anni, cosa che avrebbe finalmente dato una sistemazione a quei precari che da anni si trovano in una condizione di precarietà, da un lato, e di non continuità nella didattica, dall'altro.
Ancora, signora Ministro, il 30 per cento delle risorse tagliate (una somma importante: 2,3 miliardi di euro) sono state da lei destinate molte volte. Allora io le chiedo: ci può dire a che cosa sono destinate? Sono destinate - come io auspico - a recuperare il blocco degli scatti di anzianità? Ma per quanto durerà? Un anno, due anni, tre anni? E le ricadute, dato che il blocco è permanente per la scuola, sulle liquidazioni e sulle pensioni saranno recuperate o no? Ho sentito anche che con quelle risorse lei voleva premiare i docenti migliori, così come previsto dalla legge n. 133 del 2008. Allora, le risorse sono per l'uno o per l'altro fine? Inoltre, ha parlato di fare miglioramenti, di recuperare dispositivi informatici e dei laboratori. Ci dica, dunque, come intende utilizzare quei soldi, perché credo che il «gioco delle tre carte» non sia degno di un Ministro della Repubblica.
Per quanto riguarda l'edilizia scolastica, ricordo che si è parlato più volte di un miliardo di euro; ad ogni incidente veniva ribadito quel miliardo di euro. Eppure sono stati stanziati soltanto 358 milioni di euro (quindi, un terzo di quanto annunciato): almeno, però, fossero arrivati! La delibera del CIPE non è pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale e i Comuni destinatari non ne hanno visto neanche un euro!
Ancora, non dica più, signora Ministro, che il 97 per cento delle risorse pubbliche viene destinato al personale. Innanzitutto, non è uno scandalo spendere per il personale, quando abbiamo una comunità educante: e gli educatori e gli insegnanti sono l'elemento fondamentale per un processo educativo. Ma l'OCSE e la Corte dei conti hanno detto che la quota spesa è l'80 per cento, e questa è la quota dello Stato. Se si aggiungono 9 miliardi di euro di Regioni, Province e Comuni, la quota della spesa pubblica complessiva per il personale è poco meno del 60 per cento. Diamo almeno dati coerenti.
Concludo, perché i tempi sono davvero brevissimi, facendole una domanda. Noi ci vergogniamo di essere penultimi, davanti solo alla Slovacchia, per la spesa per l'istruzione. Ci vergogniamo anche del fatto che la spesa pubblica sia tutta incrementata tranne quella per l'istruzione, che cala di anno in anno il suo peso all'interno della spesa pubblica (quest'anno, ricordiamocelo, il deficit pubblico è aumentato del 5,7 per cento).
Ci vergogniamo, e riteniamo, però, di doverle chiedere una cosa. È vero che Tremonti sulla scuola ha voluto fare cassa e la cassa è stata pesante (8 miliardi di euro in tre anni sono davvero tanti) e credo che lei non abbia contrastato a sufficienza questo processo di tagli così come ha dimostrato oggi. Credo, inoltre, che quei tagli, oltre alla denigrazione della scuola pubblica, siano stati gli strumenti reali attraverso cui il Governo e anche lei state realizzando un disegno politico che, attraverso l'impoverimento e la dequalificazione della scuola pubblica, vuole spingere progressivamente tante famiglie che se lo possono permettere verso le scuole private, magari assecondate dal meccanismo dei buoni scuola o da un meccanismo che crea un mercato della scuola.
Noi non saremo assolutamente d'accordo, così come, signora Ministro, non siamo assolutamente d'accordo sulla privatizzazione o, meglio, sulla partitizzazione della scuola pubblica attraverso (la vicenda di Adro è gravissima) la marchiatura con segni di un partito politico; e io ritengo che lei abbia mostrato troppa tolleranza rispetto a questa vicenda, minimizzazione e reticenza, fino al silenzio assoluto nella sua relazione di oggi. (Applausi dal Gruppo PD).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Quagliariello. Ne ha facoltà.
*QUAGLIARIELLO (PdL). Signor Presidente, signor Ministro, colleghi senatori, ho ascoltato con interesse considerazioni e dati presentati oggi relativamente all'anno scolastico da poco avviato, all'indomani della riforma della scuola superiore appena entrata in vigore. Questo primo bilancio dimostra che si sta andando nella giusta direzione: verso una profonda e radicale innovazione dell'intero sistema.
Per valutare le sue considerazioni, signora Ministro, sono necessarie una serie di premesse. Innanzitutto: la formazione dei giovani rappresenta un momento delicato e complesso che merita, in virtù del suo ruolo cardine all'interno di una comunità sociale, una costante attenzione e preoccupazione da parte della politica e delle istituzioni. Ben vengano, dunque, informative come questa che si fondano su una conoscenza diretta della medesima realtà sulla quale le norme vanno ad incidere. In secondo luogo, la situazione in cui versa la scuola italiana è una situazione critica che affonda le sue origini nei decenni precedenti e che è attraversata da una serie di problematiche difficili da scardinare.
Non è possibile, colleghi dell'opposizione, riferirsi a un periodo di dieci anni per poter dimostrare che c'è stata una prevalenza al Governo di una parte rispetto all'altra, quando invece la situazione fa riferimento a un contesto temporale ben più ampio che copre tutto l'arco della storia repubblicana. Il lavoro che si intende fare perciò è duro e complesso, ma ha un'ambizione grande: mettere fine, una volta per tutte, a questo stato di crisi; compiere una svolta che consenta un cambiamento radicale. Per rimettersi in carreggiata - questo è un fatto e non un'opinione - la scuola ha bisogno innanzitutto di razionalizzazione, sia dal punto di vista finanziario che dal punto di vista strutturale. Specialmente nelle fasce più alte dell'istruzione: quelle più vicine alla realtà lavorativa e, quindi, determinanti nel rilancio dell'offerta formativa.
In tal senso, il quadro tracciato oggi e determinato dall'introduzione della riforma mostra i primi segni soddisfacenti, in linea con i presupposti e gli obiettivi alla base del provvedimento, orientato verso una profonda innovazione che permette al nostro sistema di diventare più moderno e più competitivo.
Due sono in particolare gli aspetti su cui, signora Ministro, vorrei soffermarmi, perché mi sembrano meritevoli di attenzione. Il primo riguarda uno dei mali che ha afflitto per decenni il sistema italiano e al quale, con questa riforma, si cerca finalmente di porre rimedio. Si tratta dell'incapacità da parte dell'universo scolastico di interpretare le richieste provenienti dal mondo del lavoro. In tal senso, la revisione degli ordinamenti avvicina la scuola italiana alle esigenze del mercato, alla crescente internazionalizzazione e alla richiesta di specifiche figure professionali.
Il nuovo impianto ordinamentale degli istituti tecnici e professionali, dotato del grado di autonomia necessario per adattarsi a singoli contesti territoriali, rivaluta fortemente un settore in cui l'Italia è stata purtroppo carente negli ultimi decenni, e crea un'occasione di orientamento autentico nei confronti di quegli studenti che in questi anni hanno fatto fatica a canalizzare il loro talento.
Signora Ministro, leggendo questa parte mi è venuto in mente come spesso la modernità coincida con la classicità, perché lei ha ripreso considerazioni e proposte presenti in una ipotesi di riforma che porta la firma di un grande pedagogista e di un grande storico, Galletti e Salvemini, e che formava uno di quei grandi volumi rossi della Feltrinelli dedicati all'opera omnia di Gaetano Salvemini.
Ma c'è un altro dato fondamentale da sottolineare, che non riguarda tanto gli aspetti tecnici del cambiamento in corso, quanto la portata e il valore politico di questo cambiamento. Per anni la scuola italiana è stata utilizzata come una sorta di ammortizzatore sociale: una riserva indefinita di posti di lavoro, moltiplicati all'occorrenza per stimolare il consenso elettorale. Anche questa, signora Ministro, è una pagina della nostra storia repubblicana con la quale dobbiamo fare i conti tutti con coraggio perché è la nostra storia, senza ritagliarci delle periodizzazioni di comodo.
Seguendo questa logica irresponsabile sono stati assunti 200.000 precari e non è stato fatto nessun controllo sulla qualità degli insegnanti, affossando in questo modo il merito e mortificando gli eccellenti professori presenti nella scuola italiana (Applausi dal Gruppo PdL e del senatore Garavaglia Massimo) stanchi di non veder riconosciuto e premiato il loro valore.
È una storia che quelli della mia generazione conoscono perché l'hanno vissuta sulla loro pelle: sanno quale era la considerazione sociale dei professori dei loro licei, e sanno qual è la considerazione sociale dei professori dei loro figli. E' una situazione drammatica alla quale è necessario porre rimedio, e senza incidere su questo circolo vizioso porvi rimedio non è possibile. È inaccettabile - concordo pienamente con lei, signora Ministro - che oggi l'unico meccanismo di progressione dello stipendio per gli insegnanti sia quello degli scatti di anzianità. Questa logica, che offende il merito e premia l'egualitarismo, era possibile nel momento nel quale il riconoscimento sociale era selettivo. Non è accettabile nel momento nel quale quel riconoscimento è stato massacrato, perché oggi non si hanno né i soldi né la gratificazione da parte delle famiglie e della comunità scolastica. (Applausi dal Gruppo PdL e della senatrice Aderenti).
Ben venga, dunque, un sistema di valutazione della qualità dell'insegnamento che si basi due capisaldi. È vero - come è stato detto, e ci tengo a ribadirlo - che sapere non significa necessariamente saper insegnare. Ma, a sua volta, saper insegnare non significa, colleghi della sinistra, cedere alle sirene del panpedagogismo degradando le singole discipline e i loro contenuti a meri accessori. È vero esattamente il contrario. (Applausi dei senatori Bevilacqua e Firrarello).
Bisogna risollevare dunque il nostro sistema scolastico dallo stato di crisi nel quale lo hanno portato l'irresponsabile vendita di illusioni perpetrata fin troppo a lungo, e l'egualitarismo di matrice sessantottina secondo il quale tutti, i bravi, i meno bravi e coloro i quali bravi non sono, dovrebbero essere messi sempre sullo stesso piano.
Signor Presidente, colleghi senatori, l'inversione di rotta era necessaria. Del resto, le grandi riforme si fanno proprio sfruttando le crisi, come accaduto anche altre volte nella storia d'Italia e per le migliori riforme che hanno riguardato la scuola. Andiamo a leggere a tal proposito gli atti sulla riforma Gentile.
Al ministro Gelmini va dato atto di avere coraggiosamente intrapreso una strada difficile e piena di ostacoli, ma che va nella direzione giusta. Ciò è stato fatto in primis attraverso un'oculata razionalizzazione dei costi, grazie alla quale è stato possibile, tra l'altro, assumere quest'anno - riprendo dati riferiti dal Ministro - 10.000 nuovi docenti, 6.500 unità di personale e 170 dirigenti scolastici. Mettere ordine nelle voci di bilancio, nei capitoli di spesa e porre fine alle abitudini distorte del passato consente di fare di necessità virtù, a fronte di una congiuntura economica ed internazionale - un problema di cui tutti dovremmo farci carico - le cui ricadute non hanno risparmiato nessun settore, nemmeno quello dell'istruzione. Prendere a pretesto la dura responsabilità di far quadrare i conti per inscenare polemiche strumentali non fa onore a questa opposizione e a quella responsabilità che uno schieramento politico dovrebbe invece dimostrare, se vuole aspirare a governare il Paese.
Il vero fulcro della riforma in atto è stato il taglio, quello sì, degli enormi sprechi accumulati nel tempo in direzione di una più razionale amministrazione delle risorse e dell'organizzazione del sistema scolastico; una razionalizzazione dettata dalla necessità di interrompere la crisi della scuola italiana, ma portata avanti tenendo conto che il sistema scolastico è fatto di persone in carne ed ossa, che vanno sempre tutelate e sostenute. Mi riferisco in particolare all'esercito dei precari, illusi da chi li ha assunti senza accertarsi prima dell'effettiva necessità e della sostenibilità economica di quelle assunzioni. Non riconoscere il nostro impegno in tal senso non soltanto non corrisponde alla realtà dei fatti, ma dimostra l'imbarazzo di chi ha contribuito ad affossare la scuola italiana e adesso non vuole dare a chi sta cercando di risollevarla il merito per l'operato faticosamente svolto.
Colleghi senatori, sappiamo tutti che la situazione di crisi e gli obiettivi di crescita del nostro Paese ci impongono, tra le tante necessità, quella di rinnovare il sistema scolastico in modo tale da renderlo più efficiente, e di colmare il baratro esistente tra la scuola e il mondo del lavoro. Per la prima volta dopo decenni si sta seriamente lavorando in questa direzione, per il bene dei nostri figli e del nostro Paese. Non lasciamo - è questo il mio invito - che le divisioni e le critiche preconcette ostacolino tale percorso. Andiamo avanti sulla strada intrapresa. Lavoriamo insieme per restituire alla scuola italiana lo standard che essa merita. (Applausi dai Gruppi PdL, LNP e dai banchi del Governo).
PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione sull'informativa del ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, onorevole Gelmini, che ringrazio, a nome dell'Assemblea, per la disponibilità dimostrata.
RUSCONI (PD). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
RUSCONI (PD). Signor Presidente, richiedo solo un chiarimento. Dal momento che il Ministro, che ringrazio, ha ascoltato tutti gli interventi, non commenta nulla?
PRESIDENTE. Senatore Rusconi, ogni volta lei pone questo tipo di problema.
RUSCONI (PD). Signor Presidente, la volta passata si trattava di un emendamento. Lei ha una memoria ferrea, e questo le fa onore.
PRESIDENTE. Lei sa benissimo che, se il Ministro interviene in replica, ciascun senatore ha il diritto di intervenire, perché si riapre il dibattito. Questo è un fatto regolamentare e, quindi, è solo questo il problema.
Dovremmo infatti condurre un'indagine tra tutti i senatori. Se tutti i colleghi dichiarano di rinunciare a intervenire, allora diamo la parola al Ministro e la facciamo parlare; se però il Ministro interviene, dal punto di vista regolamentare, se un senatore chiede la parola, io devo dargliela. Quindi, non è il Ministro a non voler intervenire, ma è la procedura, sono i Regolamenti a impedirlo. Non so se sono stato chiaro.
RUSCONI (PD). Signor Presidente, lei è stato chiaro. Io voglio solo dire che non siamo in sede di esame di un disegno di legge. Io non ho la pretesa di conoscere il Regolamento dell'Aula come lei, faccio solo presente che il Ministro ha ascoltato una serie di interventi, ed io la ringrazio di questa attenzione prestata verso tutti. Da parte mia vi è l'impegno a non intervenire, ma non posso parlare per tutti perché mi arrogherei un ruolo che non mi appartiene.
Ho solo chiesto un chiarimento per sapere se fosse normale che, alla fine di una comunicazione del Ministro, avvenuta all'inizio dei nostri lavori e alla quale sono seguiti una trentina di interventi, il Ministro non replicasse.
PRESIDENTE. È perfettamente normale, collega Rusconi.
Sui lavori del Senato
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, previ accordi intercorsi tra i Gruppi, gli interventi sull'episodio di violenza che ha riguardato una famiglia di origine pakistana in Provincia di Modena si svolgeranno domani mattina in apertura di seduta. Seguiranno gli interventi su alcune dichiarazioni pronunciate dal senatore Ciarrapico giovedì scorso, in occasione del dibattito sulle comunicazioni del Presidente del Consiglio.
In entrambi i casi, i Gruppi avranno a disposizione cinque minuti ciascuno. Si passerà poi all'esame dei disegni di legge in materia di divieto di propaganda elettorale e di potestà genitoriale.
NEGRI (PD). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
NEGRI (PD). Signor Presidente, intervengo in merito alla nostra organizzazione dei lavori e su come stanno andando le cose: senza vincolo di mandato, come senatore semplice, perché decidono i Capigruppo. Ciò non di meno, osservo che da un po' di tempo, i lavori del Senato registrano o dilatazioni di importantissimi dibattiti, o contrazioni, o grandi pause vuote. Leggiamo sul calendario corrente dei lavori dell'Assemblea che giovedì mattina, se necessario, vi sarà seduta d'Aula, altrimenti no.
Noi lavoriamo molto intensamente sui decreti del Governo e, forse, potremmo programmare i nostri lavori in modo tale che quel grande lavoro ispettivo (perché ognuno di noi è depositario di tantissime interrogazioni, anche in Aula) trovi modo di esplicitarsi. Se continua questo susseguirsi di pause vuote e di non intensissimi lavori d'Aula, noi potremmo programmare con il Governo - anche se so che non è facilissimo - una risposta sollecita, attenta e rispettosa alle montagne di interrogazioni che tutti i senatori hanno, di volta in volta, depositato.
Insomma, so che vi sono i Regolamenti da rivedere e così via, ma dovremmo organizzare un "va e vieni" di informazioni e di lavori, in modo da ridurre le pause vuote e da utilizzarle, ad esempio, per rispondere alle interrogazioni dei senatori. (Applausi del senatore Molinari).
PRESIDENTE. Senatrice Negri, lei pone un problema reale, che sarà sottoposto all'attenzione della Conferenza dei Capigruppo.
Per un'adeguata politica dell'occupazione
CARLINO (IdV). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CARLINO (IdV). Signor Presidente, è notizia di oggi che un giovane uomo di 38 anni, laureato in economia e commercio, dopo innumerevoli tentativi di trovare un'occupazione e dopo l'ennesimo viaggio della speranza dal suo paese d'origine, Ostuni, in Puglia, fino a Milano, non riuscendo più a sostenere la situazione si è lanciato da un treno in corsa. Purtroppo, non è il primo caso di suicidio per assenza di lavoro di cui abbiamo notizia in questi ultimi tempi.
È sempre notizia di questi giorni che, finalmente, dopo ben 153 giorni di interim, il Presidente del Consiglio ha nominato il nuovo Ministro dello sviluppo economico. Senza nascondere il disappunto per l'ennesimo conflitto d'interessi che questa nomina comporta, chiedo al ministro Romani di lavorare da subito ai numerosi dossier di aziende in crisi che da mesi giacciono inevasi presso il suo Dicastero e di mettere immediatamente in cantiere, di concerto con il ministro del lavoro Sacconi, politiche davvero concrete per arginare l'altissimo tasso di disoccupazione in Italia.
Questa crisi sta mettendo a dura prova gli italiani, e la mancanza di prospettive future per tanti giovani si sta traducendo, purtroppo, in gesti eclatanti sempre più autolesionistici. Il Governo non può più rimanere insensibile davanti a queste tragiche richieste d'aiuto, destinate a moltiplicarsi a causa del protrarsi della crisi e dell'assenza, fino ad oggi, di risposte adeguate.
Per questo, signor Presidente, chiedo un intervento da parte dei due Ministri. (Applausi dal Gruppo IdV).
PRESIDENTE. Senatrice Carlino, la Presidenza prende atto della sua richiesta.
Mozioni, interpellanze e interrogazioni, annunzio
PRESIDENTE. Le mozioni, interpellanze e interrogazioni pervenute alla Presidenza saranno pubblicate nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.
Ordine del giorno
per le sedute di mercoledì 6 ottobre 2010
PRESIDENTE. Il Senato tornerà a riunirsi domani, mercoledì 6 ottobre, in due sedute pubbliche, la prima alle ore 9,30 e la seconda alle ore 16,30, con il seguente ordine del giorno:
La seduta è tolta (ore 19,52).