POLI BORTONE, D'ALIA, PINZGER, GUSTAVINO, BIANCHI, GIAI, SERRA, FOSSON - Il Senato,
premesso che:
dalle molte manifestazioni di proteste al nord, al centro e al sud d'Italia, si apprende che la crisi economica, ormai divenuta endemica, non risparmia più nessuno e nessun settore produttivo;
in tale contesto va anche inquadrata l'agricoltura, che peraltro versa in uno stato strutturale molto grave per effetto, da un lato, dell'aumento vertiginoso e incontrollato dei costi di tutti i beni strumentali necessari alle aziende agricole (dei prestiti del sistema bancario, dei concimi, degli antiparassitari, dell'energia eccetera) e, dall'altro, di una riduzione graduale e continua dei prezzi dei prodotti agricoli ormai non in grado di remunerare i costi di produzione;
secondo un'indagine Eurostat, dal 2000 al 2009 i redditi delle imprese agricole in Italia sono diminuiti del 35,8 per cento contro un aumento del 5,3 per cento nell'Unione europea, mentre il nostro Paese risulta essere tra gli Stati con il calo dei redditi maggiore insieme a Danimarca (46,2 per cento) e Lussemburgo (35,6 per cento);
tra il 2008 e il 2009, il calo si è attestato sul 20,6 per cento dal 2008; in forte calo si registra anche l'occupazione con una riduzione del 24,9 per cento nell'Unione europea e del 15,9 per cento in Italia; riguardo all'occupazione nel settore agricolo, nel 2009, in Italia risultavano occupati 1,1 milioni di lavoratori a fronte di 11,2 milioni in Europa;
secondo il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, Giancarlo Galan, «purtroppo questo è lo stato dell'arte in agricoltura. È da una seria presa d'atto che dobbiamo ripartire, se vogliamo essere tra le migliori agricolture del mondo»;
secondo il segretario generale di Copa-Cogea, Pekka Pesonen, «tali dati confermano le nostre peggiori paure. Già prima dell'attuale crisi i redditi agricoli corrispondevano in media al 50% dei redditi medi di altri settori. I responsabili politici dell'Ue devono intervenire prontamente per rimediare a questa difficile situazione»;
per il Presidente della Commissione agricoltura del Parlamento europeo, Paolo De Castro, «il calo dei redditi agricoli conferma l'importanza di predisporre rapidamente un pacchetto anticrisi. In Italia la situazione è ancora più grave che altrove come dimostra il calo del 20,6%. L'Europarlamento si sta muovendo nella giusta direzione»;
se non si interviene subito con misure adeguate e incisive, «50mila imprese agricole rischiano di chiudere i battenti entro l'anno, per cui è necessario ridurre gli oneri produttivi, contributivi e burocratici che gravano sugli imprenditori agricoli» (si veda la dichiarazione della Confederazione italiana agricoltori);
i dati ufficiali dicono che il 50 per cento delle nostre aziende è a rischio di chiusura e che le imprese agricole meridionali non riescono più a realizzare reddito dalla propria attività, sono colpite da atti esecutivi, ingiunzioni, sequestri e non possono più accedere al credito, in quanto i veri proprietari delle terre sono le banche, peraltro sempre pronte ad assicurare risorse finanziarie a chi specula sul lavoro degli agricoltori, ma altrettanto pronte ad attivare le procedure coatte in caso di inadempimenti;
il latifondo bancario è il nuovo volto della controriforma che avanza nelle campagne meridionali e che, espropriando la terra ed i beni agli agricoltori, compie un vero e proprio ribaltamento di quella che fu la riforma agraria, conquistata attraverso le lotte per le terre e che si costituì come uno dei tasselli fondamentali del cemento dell'unità nazionale;
nella sola provincia di Taranto, i produttori agricoli risultano creditori nei confronti dello Stato di somme superiori ai debiti complessivi, in quanto sono ancora in attesa della liquidazione di provvidenze a valere sulle calamità 2003-2004;
allo stato attuale, non risulta ancora definitiva la questione contributiva pregressa mediante il processo di ristrutturazione della debitoria INPS, determinata a causa dell'elevata misura di contribuzione posta carico a delle aziende in aperta ed evidente controtendenza con quella in vigore negli altri Paesi dell'Unione europea;
in una riunione della consulta agricola della Conferenza Stato-Regioni, a circa dieci giorni dal voto regionale, gli Assessori regionali all'agricoltura di tutti gli orientamenti politici si espressero unitariamente perché da parte del Governo nazionale venissero date risposte univoche e rapide alla richiesta di riconoscimento dello stato di crisi da loro dichiarato;
occorre, quindi, una più compiuta e urgente analisi, dal momento che le cause della crisi agricola, venendo da molto lontano, sono diventate sempre più numerose e gravose per effetto della mancanza di una sistemica politica agricola, delle distorsioni del mercato, della concorrenza sleale, dell'eccesso del costo del lavoro, della crescita dei costi di produzione e del calo del costo del prodotto, dei cartelli e di oligopoli nella fissazione dei prezzi sia per acquistare i frutti maturi sia per venderli al consumo;
la Commissione politiche agricole della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, con propria nota in data 8 ottobre 2009, ha evidenziato a Governo nazionale che la «crisi economica e finanziaria che sta interessando tutti i comparti produttivi ha, ormai, assunto proporzioni drammatiche per l'agricoltura italiana, alimentando le già gravi difficoltà strutturali in cui da anni versa il settore delle produzioni agricole. L'allarme lanciato dal mondo delle aziende agricole ci dice di una possibile degenerazione, quanto mai attuale, degli effetti di tale crisi sulla tenuta sociale, col rischio che venga compromesso in modo irreversibile il lavoro e gli investimenti di intere generazioni di agricoltori e di famiglie del mondo contadino»;
con propri atti consiliari, le amministrazioni comunali della Puglia hanno deliberato di richiedere alla Regione la dichiarazione dello stato di crisi dei comparti ortofrutticolo, olivicolo, cerealicolo e floreale; a seguito di tali richieste la Regione Puglia, con propria deliberazione n. 1874 del 13 ottobre 2009, ha provveduto a stilare un protocollo d'intesa tra Regione, organizzazioni professionali agricole, organizzazioni dei produttori agricoli riconosciute, organizzazioni della cooperazione agricola, associazioni dei consumatori e grande distribuzione organizzata «per la commercializzazione dell'uva da tavola che attraversa un periodo di grande difficoltà dovuta sia alla crisi dei consumi sia alla concorrenza dei Paesi mediterranei che vantano produzioni con prezzi molto bassi»;
le situazioni di crisi sono state affrontate e discusse durante diversi incontri presso l'Assessorato regionale alle risorse agroalimentari, con il mondo agricolo e con i rappresentanti delle organizzazioni sindacali e professionali agricole che hanno chiesto la dichiarazione dello stato di crisi del comparto agricolo in generale;
tuttavia l'amministrazione regionale, in considerazione di quanto deciso dalla Commissione politiche agricole della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, confidando in atti certi ed immediati del competente Ministero, aveva soprasseduto temporaneamente alla dichiarazione dello stato di crisi del comparto agricolo, mentre le manifestazioni in piazza in atto imponevano di chiedere con immediatezza l'intervento del Ministero e dichiarare con urgenza lo stato di crisi del comparto agricolo;
per le considerazioni che precedono, la Giunta regionale della Puglia, con propria deliberazione n. 4103 del 10 novembre 2009, successivamente approvata all'unanimità dal Consiglio regionale, ha segnalato al Ministero lo stato di crisi del comparto agricolo e delle sue produzioni, stabilendo di chiedere allo stesso dicastero la dichiarazione dello stato di crisi al fine di attivare le procedure di cui al decreto-legge n. 22 del 2005, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 71 del 2005, articolo 1-bis, commi 1-2 («Con decreto del Ministro delle politiche agricole e forestali è dichiarato lo stato di crisi di mercato per le produzioni agricole di cui all'allegato 1 del Trattato istitutivo della Comunità europea per le quali si sia verificata la riduzione del reddito medio annuo (…) Gli imprenditori agricoli di cui all'art. 2135 del codice civile, le cui produzioni sono colpite da grave crisi di mercato, ai sensi del comma 1, possono accedere ai benefici di cui all'art. 5, comma 2, del decreto legislativo 29 marzo 2004, n. 102, nell'ambito delle disponibilità del Fondo di solidarietà nazionale»), nonché per l'emanazione del relativo decreto ministeriale allo scopo di porre gli imprenditori agricoli nelle condizioni di beneficiare di quanto disposto dalla normativa citata;
il 4 maggio 2010, un consistente gruppo di agricoltori si è riunito davanti alla sede di Equitalia, a Taranto, per manifestare contro le iscrizioni a ruolo INPS e l'impossibilità di far fronte alle scadenze previste dall'ente impositore, situazione, questa, che ha portato ad uno stato di grave difficoltà del settore agricolo tale da determinare numerose iniziative a livello provinciale e regionale per far fronte alla crisi del comparto;
nell'occasione, che ha rischiato di degenerare e creare gravissime ripercussioni sull'ordine pubblico, è stato fatto presente che la dilazione concessa non è più sufficiente, ma che, in uno stato di estrema crisi del settore, sia ora necessario sospendere completamente i pagamenti;
a quanto risulta, Equitalia avrebbe, di sua iniziativa, disposto la sospensione dei pagamenti per alcuni enti, alcuni partiti, alcuni personaggi dello sport, alcuni soggetti politici;
gli agricoltori hanno sempre evidenziato la volontà di voler onorare i propri impegni di natura previdenziale, purché l'entità dei contributi venga adeguata alla misura giornaliera in vigore negli altri Paesi dell'Unione europea;
nelle more, si rende oltremodo necessario assumere determinazioni atte ad eliminare tale forma discriminante e discriminatoria, e, nel frattempo, creare le condizioni perché i produttori agricoli siano più sereni, essendo ormai giunti al limite dell'esasperazione, non solo per le cartelle esattoriali, ma anche per lo stato di crisi generale,
impegna il Governo:
a dichiarare lo stato di crisi del settore agricolo, per le ragioni spiegate in premessa;
a bloccare immediatamente le richieste di pagamento delle cartelle notificate da Equitalia, sia per il palese stato di crisi del comparto agricolo che per verificare l'esatto ammontare del debito INPS riportato nelle medesime cartelle, al fine di dare pari opportunità e trattamento agli agricoltori.
(1-00313)