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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 432 del 05/10/2010


GIAMBRONE - Ai Ministri dell'economia e delle finanze e del lavoro e delle politiche sociali - Premesso che:

negli anni '70 in tutta Italia l'allora Ministero delle poste e telecomunicazioni avviava l'automazione dei servizi e dello smistamento dei prodotti postali: nei Centri meccanizzati postali (CMP) furono installati gli impianti di automazione, la cui assistenza tecnica fu assegnata in appalto a un'azienda di Finmeccanica, la Elsag di Genova, che aveva progettato e installato gli impianti stessi; quest'ultima a sua volta appaltava l'assistenza e la manutenzione ad aziende presenti sul territorio dove sorgevano i CMP;

a Palermo, dove il Centro meccanizzato postale è attivo dal 1983, assistenza e manutenzione degli impianti furono affidati ai tecnici assunti dalla Luciano Russo Srl di Bari, che mantenne l'appalto fino a tutto il 2002; nel 2003 furono assunti dalla Giemmepi sistemi, nel 2005 dalla Seam e nel 2007 dalla Logos: risulta all'interrogante che Giemmepi sistemi, Seam e Logos facciano riferimento a uno stesso proprietario che, grazie a un sistema fatto di società a scatole cinesi e di fallimenti, avrebbe evitato di pagare sia i creditori sia i lavoratori, privati tra un passaggio e l'altro di varie spettanze, ad esempio della remunerazione di straordinari che venivano svolti al di fuori di qualsiasi contratto di lavoro, secondo modalità e orari senza regole;

il 1° ottobre 2007, con il rinnovo della gara d'appalto, anche grazie all'impegno del Ministero del lavoro fu stilato un accordo con cui si garantivano i livelli occupazionali fino all'anno 2012;

a tutt'oggi a Palermo, come in tutti gli altri CMP presenti sul territorio nazionale, nonostante l'accordo siglato con il Ministero del lavoro e della previdenza sociale e nonostante il lavoro quotidiano dei tecnici suddetti per Poste Italiane, questi lavoratori sono costantemente minacciati dall'azienda subappaltante, che lamenta il calo delle commesse, di riduzione del personale;

è evidente che se una delle aziende più importanti e vitali del Paese, qual è Poste italiane, si avvale per l'assistenza e la manutenzione dei suoi impianti di ditte in appalto e in subappalto, ciò determina una insostenibile precarietà dei lavoratori coinvolti, ridotti alla mercé, nonostante una professionalità maturata in 30 anni e più di servizio, dei vari vincitori d'appalto che ritengono di aumentare gli introiti licenziando il personale, compromettendo in tal modo anche la qualità del servizio offerto e di conseguenza l'immagine di Poste italiane,

si chiede di sapere:

se non si ritenga intollerabile per Poste italiane, che vede la partecipazione del Ministero dell'economia e delle finanze al 65 per cento e della Cassa depositi e prestiti SpA per il restante 35 per cento, la permanenza di una catena di subappalti che consente alle ditte di guadagnare, senza alcuna cura per il servizio offerto, grazie alla precarietà dei lavoratori e al disconoscimento dei loro diritti;

se e come si intenda intervenire rispetto alla situazione descritta in premessa, al fine di garantire la stabilità del lavoro ai tecnici interessati e la qualità del servizio di Poste italiane.

(4-03776)