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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 432 del 05/10/2010


SENATO DELLA REPUBBLICA
------ XVI LEGISLATURA ------

432a SEDUTA PUBBLICA

RESOCONTO

SOMMARIO E STENOGRAFICO (*)

MARTEDÌ 5 OTTOBRE 2010

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Presidenza della vice presidente BONINO,

indi del vice presidente NANIA

(*) Include l'ERRATA CORRIGE pubblicato nel Resoconto della seduta n. 433 del .6 ottobre 2010
(N.B. Il testo in formato PDF non è stato modificato in quanto copia conforme all'originale)

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N.B. Sigle dei Gruppi parlamentari: Futuro e Libertà per l'Italia: FLI; Italia dei Valori: IdV; Il Popolo della Libertà: PdL; Lega Nord Padania: LNP; Partito Democratico: PD; Unione di Centro, SVP e Autonomie (Union Valdôtaine, MAIE, Io Sud, Movimento Repubblicani Europei): UDC-SVP-Aut:UV-MAIE-IS-MRE; Misto: Misto; Misto-Alleanza per l'Italia: Misto-ApI; Misto-MPA-Movimento per le Autonomie-Alleati per il Sud: Misto-MPA-AS.

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RESOCONTO SOMMARIO

Presidenza della vice presidente BONINO

La seduta inizia alle ore 16,02.

Il Senato approva il processo verbale della seduta del 28 settembre.

Comunicazioni della Presidenza

PRESIDENTE. L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B ai Resoconti della seduta.

Preannunzio di votazioni mediante procedimento elettronico

PRESIDENTE. Avverte che dalle ore 16,07 decorre il termine regolamentare di preavviso per eventuali votazioni mediante procedimento elettronico.

Calendario dei lavori dell'Assemblea

PRESIDENTE. Comunica le determinazioni assunte dalla Conferenza dei Capigruppo ad integrazione del programma dei lavori ed in ordine al calendario dei lavori dell'Assemblea per il periodo fino al 14 ottobre, avvertendo della possibilità, legata all'andamento dei lavori, che la seduta antimeridiana di giovedì 7 ottobre e se necessario la seduta pomeridiana di domani non abbiano luogo. (v. Resoconto stenografico).

Informativa del Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca sull'avvio dell'anno scolastico e conseguente discussione

GELMINI, ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca. L'anno scolastico si è aperto regolarmente, nonostante alla complessità degli adempimenti amministrativi propedeutici all'avvio si siano sommate le inevitabili difficoltà determinate dalla prima applicazione della riforma della scuola secondaria superiore. Questo dato sconfessa le previsioni pessimistiche ed anche le critiche preventive: più in generale, sarebbe opportuno analizzare i temi della scuola sulla base dei dati e non secondo visioni ideologiche o pregiudizi. Si potrebbe verificare allora che i tagli al personale (resi necessari dall'evidente sperequazione della spesa corrente rispetto a quella per investimenti) sono stati assorbiti in larga parte da pensionamenti; che l'effettiva riduzione ammonta a 12000 unità in due anni, ma che, pur in un contesto economico difficile, si è contemporaneamente provveduto a 10000 nuove immissioni in ruolo e sono stati siglati accordi con le Regioni per altre 16000 assunzioni. La precarizzazione, peraltro, non è imputabile all'attuale Governo, bensì alla gestione degli anni precedenti, nei quali la scuola è stata utilizzata come ammortizzatore sociale. Proprio per evitare il formarsi di nuovo precariato, è stato predisposto un regolamento per la formazione iniziale dei docenti incentrato sulla qualità didattica, che alla preparazione teorica unisce quella pratica attraverso il tirocinio. Dal punto di vista retributivo, è da segnalare che proprio grazie ai risparmi generati dalle misure di razionalizzazione, il personale della scuola è il solo a non essere stato coinvolto dai blocchi stipendiali. È comunque allo studio del tavolo indetto con i sindacati un meccanismo di valorizzazione della meritocrazia che agli scatti automatici per anzianità sostituisca avanzamenti legati al merito ed alla qualità dell'insegnamento, anche grazie al potenziamento del sistema di valutazione e di ispezione. Riguardo agli insegnanti di sostegno (che quest'anno sono 3500 in più rispetto all'anno precedente), si è optato per un modello di formazione di base volto a dotare tutti i docenti di una preparazione ad hoc sulle disabilità. Un altro dato da ridimensionare è quello relativo al sovraffollamento delle classi, laddove i dati evidenziano che le classi con più di 30 alunni costituiscono una realtà percentualmente residuale, ben inferiore a quella delle classi con meno di 12 alunni. Il Governo ha inoltre finanziato numerose iniziative relative al tema prioritario della sicurezza dell'edilizia scolastica: si è lavorato all'informatizzazione e al completamento dell'anagrafe dei dati relativi ai rischi presenti negli edifici scolastici ed è stato avviato un piano straordinario per la messa in sicurezza delle scuole ricadenti in zone a rischio sismico. Nella riforma, improntata ad una generale modernizzazione della scuola secondo i parametri europei, trovano largo spazio lo studio delle lingue e delle tecnologie, nonché l'informatizzazione degli spazi di apprendimento. (Applausi dai Gruppi PdL e LNP).

PRESIDENTE. Dichiara aperta la discussione sull'informativa del Governo.

ZANDA (PD). L'informativa resa dal ministro Gelmini si è sostanziata nell'esplicitazione di una serie di buone intenzioni e propositi, confermando anche nel settore dell'istruzione il fallimento degli obiettivi che il Governo si era prefissato all'inizio della legislatura, testimoniato dal recente discorso programmatico alle Camere del presidente Berlusconi. Ne è ulteriore prova il rinvio di un mese della trattazione della riforma universitaria, che ne sancisce di fatto l'affossamento, in una così delicata congiuntura politica. Anche questo anno scolastico è iniziato all'insegna della mancanza di risorse adeguate a garantire il funzionamento minimo degli istituti scolastici: mancano i supplenti, sono stati ridotti gli orari e di conseguenza viene meno la continuità didattica. Il riordino del sistema scolastico mediante regolamenti ministeriali si sostanzia in una mera riorganizzazione necessaria per adeguare il sistema ai tagli di carattere finanziario operati dal Ministero dell'economia. A conferma della politica di disinvestimento attuata dal Governo vi sono i recenti regolamenti di riordino degli istituti professionali tecnici, che prevedono una ridefinizione al ribasso in termini di strutture e di organici: a tal proposito, chiede che il Ministro chiarisca la posizione del Governo, il quale sembrerebbe non voler dare esecuzione alle recenti decisioni assunte dal TAR e dal Consiglio di Stato, che si sono espressi contro le misure organizzative assunte. (Applausi dal gruppo PD e dei senatori Pardi e Serra).

GIAMBRONE (IdV). Quella che il Ministro e il Governo intendono far passare come una riforma del sistema scolastico è piuttosto un preciso disegno di smantellamento della scuola pubblica, teso per lo più ad assicurare risparmi al bilancio dello Stato attraverso tagli indiscriminati, senza alcuna considerazione per il progetto educativo e con conseguenze devastanti a danno degli studenti e degli operatori del settore. La reintroduzione del maestro unico si configura come un inutile e dannoso ritorno al passato finalizzato esclusivamente alla riduzione della spesa corrente, atteso che l'esperienza maturata nel corso degli anni ha testimoniato che la pluralità del corpo docente consente un maggior approfondimento delle diverse discipline, rendendo l'istituzione scolastica una vera e propria comunità di conoscenza. Una seria riforma del comparto scuola dovrebbe muovere dalla volontà di garantire qualità dell'insegnamento, progetti formativi adeguati e posti di lavori certi e stabili per gli insegnanti, evitando indiscriminate e dannose forme di precariato che condizionano assai negativamente l'esistenza di migliaia di persone. A tal proposito, rinnova l'impegno e la vicinanza da sempre dimostrata dal Gruppo dell'Italia dei Valori ai docenti, ai dirigenti scolastici e al personale ATA che, a causa dei tagli operati, è costretto ad operare in condizioni di lavoro ormai impossibili. (Applausi dai Gruppi IdV e PD. Congratulazioni).

RUSCONI (PD). Le dichiarazioni del ministro Gelmini sono molto distanti dalla realtà della scuola italiana, che è caratterizzata dalla totale assenza di investimenti e dalla mancanza di riconoscimento del ruolo professionale e sociale degli insegnanti. I tagli hanno colpito anche le risorse destinate alla valorizzazione del merito e le classi sono state riordinate per decreto-legge senza alcuna discussione parlamentare: perfino i rappresentanti della maggioranza in Commissione istruzione dopo il taglio di 8 miliardi di euro nel 1998 hanno chiesto un'audizione del ministro Tremonti. Dalla relazione odierna emerge un'unica certezza: una scuola sempre più povera e divisa diventerà fattore di esclusione anziché di inclusione sociale. (Applausi dal Gruppo PD e del senatore Pardi).

BEVILACQUA (PdL). L'opposizione non digerisce che una giovane Ministro del Governo Berlusconi sia riuscita nell'impresa, fallita dal centrosinistra, di varare in poco tempo la riforma della scuola primaria e secondaria. Le critiche non tengono conto della sfavorevole congiuntura economica e della necessità di spendere meglio le risorse assegnate e di risolvere il problema del precariato, ereditato dai Governi di centrosinistra. Il Ministro sta lavorando, ma è evidente che la soluzione al problema dei precari, apre un diverso fronte, quello del blocco all'inserimento di neolaureati nella docenza, che potrebbe essere meglio gestito introducendo il numero chiuso nelle facoltà di formazione degli insegnanti, come proposto dal Ministro. Sempre il profilo del contenimento del fenomeno del precariato, positivi effetti avrà il regolamento sulla formazione dei docenti. Le polemiche che hanno accompagnato l'inizio dell'anno scolastico dipendono dal fatto che la riforma del secondo ciclo non ha ancora dispiegato i suoi effetti; le famiglie hanno tuttavia mostrato di apprezzare le novità relative ai licei tecnico-scientifici e linguistici. Al senatore Zanda, segnala che le recenti pronunce del giudice amministrativo per quanto riguarda gli istituti tecnici non hanno inficiato il nuovo sistema, ma posto un problema di procedura nella determinazione degli organici di riferimento. Occorre affrontare con maggiore decisione e con procedure più spedite il problema della messa in sicurezza e della costruzione di nuovi edifici scolastici. La situazione è particolarmente difficile nel Mezzogiorno, a causa dei rischi idrogeologici e dell'elevato numero di scuole che non sono a norma. (Applausi dal Gruppo PdL e del senatore Valditara).

FRANCO Vittoria (PD). La rappresentazione che il ministro Gelmini ha dato della scuola non corrisponde alla realtà e il suo progetto è parte consistente del fallimento politico e culturale del Governo Berlusconi. Una scuola più povera, con classi sovraffollate e minori insegnanti, con meno laboratori e con strutture malmesse non può evidentemente garantire una migliore offerta formativa. Il tempo pieno, che non è un parcheggio ma una modalità didattica più ricca, è stato ridotto. Il ritorno al maestro unico è stato un fallimento. Molti docenti demotivati hanno deciso di abbandonare l'insegnamento. La dispersione scolastica è cresciuta, le liste di attesa per la scuola dell'infanzia sono aumentate, mentre si è ridotto l'organico delle scuole per adulti. La scuola non è un ammortizzatore sociale, è una molla di promozione sociale e un asse strategico dell'economia della conoscenza. Ma il Governo, che ha deciso di tagliare le risorse prima che esplodesse la crisi economica, si disinteressa degli obiettivi di Lisbona e non investe nel settore da cui dipendono sviluppo, dinamismo, competitività. Il suo progetto è indebolire la scuola pubblica a vantaggio della scuola privata e ridurre così la già bassa mobilità sociale: la Ministro dell'istruzione dimostra di accettare senza opporsi le scelte del Ministro dell'economia (Applausi dal Gruppo PD).

VALDITARA (FLI). Anche se tagliare sui bilanci di istituto è sbagliato, perché occorre garantire la funzionalità scolastica, il Governo ha operato una razionalizzazione significativa della spesa, già avviata peraltro dal centrosinistra. I risparmi conseguiti nella misura del trenta per cento non dovrebbero però essere utilizzati per pagare gli scatti stipendiali (una scelta che, peraltro, non ha riguardato i docenti universitari) bensì per valorizzare i docenti migliori al fine di concretizzare quella rivoluzione del merito di cui il mondo della scuola ha bisogno. E' poi indispensabile riformare il sistema di reclutamento e affrontare con chiarezza di dati numerici e certezza di risorse il problema sociale del precariato, che affonda le radici in politiche sbagliate della prima Repubblica. Nella sessione di bilancio ripresenterà quindi la proposta di prepensionamenti volontari che costerebbe meno di quanto calcolato dal Ministero dell'economia e consentirebbe di assorbire circa ventimila precari l'anno. Nell'ambito della prossima finanziaria dovranno essere inoltre previsti investimenti a favore della scuola e dell'università. La Commissione istruzione ha approvato il piano per l'offerta formativa a condizione che il prossimo anno tornino a crescere le risorse per l'insegnamento dell'inglese, per la formazione degli adulti, per l'integrazione degli stranieri. Quanto all'edilizia scolastica, suggerisce al Governo di nominare una commissione d'indagine per capire perché in alcuni enti locali si affittino locali costosi e non si utilizzino nuovi edifici costruiti con risorse pubbliche. (Applausi dal Gruppo FLI).

GARAVAGLIA Mariapia (PD). Nell'informativa del Ministro non si è fatto alcun cenno ad una serie di temi di estrema rilevanza che afferiscono al numero di iscrizioni di studenti stranieri nell'anno scolastico appena avviato, alla questione dei disabili o all'effettiva entità della diminuzione di insegnanti specializzati nell'insegnamento della lingua inglese. Occorre porre rimedio ad una serie di deficienze strutturali delle istituzioni scolastiche italiane, come all'inefficienza che ancora si registra nell'insegnamento dell'educazione fisica, dovuta in primo luogo all'inidoneità delle palestre. Per risolvere strutturalmente il problema della messa in sicurezza degli edifici, poi, servirebbe un piano pluriennale straordinario di edilizia scolastica. È necessario promuovere i valori della meritocrazia nella scuola, ma dando uguali possibilità a tutti gli studenti; occorre valorizzare le eccellenze in campo educativo e taluni modelli virtuosi di avanzamento tecnologico, ma è compito arduo in presenza dei rigidi vincoli di bilancio imposti dal Ministro dell'economia. Suggerisce l'istituzione di una Commissione parlamentare d'inchiesta che abbia il compito di indagare seriamente sui livelli di qualità ed efficienza dell'insegnamento, nonché sull'idoneità degli edifici scolastici e sull'effettivo numero di studenti per classe. (Applausi dai Gruppi PD e UDC-SVP-Aut:UV-MAIE-IS-MRE e del senatore Pardi).

VACCARI (LNP). Gli interventi del Governo in materia scolastica risultano improntati ad un sapiente uso delle risorse e ad una razionalizzazione degli sprechi e non hanno generato effetti negativi sul sistema scolastico. Lo dimostrano i dati relativi alle province del Veneto, da cui emerge un complessivo aumento delle iscrizioni, accompagnata da una contrazione del numero delle classi e dei docenti, ma con una media di studenti per classe idonea agli standard di vivibilità e un bilanciato rapporto tra numero degli alunni e dei docenti. Si evince dai dati raccolti, a fronte dell'aumento delle iscrizioni nei licei e negli istituti tecnici, una flessione negli istituti professionali su cui occorre che il Governo investa risorse. In linea con le nuove tendenze migratorie e demografiche vi è un'incidenza in aumento delle iscrizioni di studenti di cittadinanza straniera, sia nella scuola dell'infanzia che nella scuola primaria. Quanto ai tagli al personale ATA, la cui presenza è importante soprattutto in ambito amministrativo, auspica che siano apportate alcune opportune rimodulazioni. In merito alle modalità di valutazione dei livelli di istruzione e di apprendimento, ferma restando la validità dell'INVALSI, si avverte la mancanza di un sistema nazionale di valutazione che fissi obiettivi minimi inderogabili per ciascuna classe e disciplina. Il Governo dovrebbe inoltre contribuire agli sforzi posti in essere dai Comuni in materia di messa in sicurezza degli edifici scolastici e sollecita un'attenzione particolare ai presidi scolastici nelle aree di montagna. (Applausi dai Gruppi LNP e PdL).

CERUTI (PD). Il ministro Gelmini sta obiettivamente assolvendo al compito ineludibile di tentare di innovare la scuola italiana, ma ogni ipotesi seria di riforma è condizionata dai vincoli di spesa posti dal Ministro del tesoro. Ma per consentire alla scuola di svolgere la sua funzione di formazione dei cittadini che siano all'altezza delle sfide della modernità, per dare la giusta dimensione al principio di meritocrazia (che per essere utile al Paese deve costituire un'opportunità per tutti e non un privilegio per pochi) non si può far condizionare qualsiasi progetto innovativo dalla limitazione delle risorse, pena la futura uscita dell'Italia dal novero dei Paesi sviluppati. Tra i prodotti emblematici di tale negativa impostazione, il ritorno al maestro unico (scelta non motivata da esigenze pedagogiche, ma da esigenze di riduzione del personale docente) e la diminuzione delle ore di insegnamento scientifico ed i massicci licenziamenti di insegnanti di inglese nelle scuole elementari, che contraddicono gli stessi obiettivi formativi indicati dal Ministro. (Applausi dal Gruppo PD e del senatore Pardi).

Presidenza del vice presidente NANIA

ASCIUTTI (PdL). La riforma del secondo ciclo di istruzione e formazione ha posto particolare attenzione al settore tecnico-scientifico, con un incremento degli orari delle materie scientifiche ed il potenziamento dello studio delle lingue straniere: tale impostazione è stata favorevolmente accolta dalle famiglie, come dimostrano i dati relativi all'aumento delle iscrizioni. Si è inoltre creato un raccordo tra scuola, università e aziende protagoniste della formazione; è stata confermata la linea del rigore contro l'eccesso di assenze; sono aumentate le classi a tempo pieno; il taglio di organici (coerente con gli impegni assunti anche dal Governo di centrosinistra per superare l'inefficienza della spesa pubblica) è stato in larga parte compensato da nuove assunzioni; il rapporto tra numero dei docenti e numero degli studenti, il numero di ore di insegnamento ed il numero medio di studenti per classe ora si allineano alla media europea. Occorre un uso efficiente e razionale delle risorse nella scuola per valorizzare le eccellenze in campo educativo e premiare gli insegnanti più meritevoli, anche con l'uso di incentivi e introducendo nuovi sistemi di valutazione. La sfida è quella di offrire agli studenti una scuola più qualificata e restituire ai docenti il prestigio del loro ruolo in un rapporto più responsabile con alunni e genitori. (Applausi dal Gruppo PdL. Congratulazioni. Commenti della senatrice Mariapia Garavaglia).

PROCACCI (PD). È necessario guardare con obiettività alla situazione critica in cui versano le istituzioni scolastiche, che i dati statistici forniti dal ministro Gelmini non valgono a smentire. Permangono infatti molte liste di attesa per l'accesso alla scuola dell'infanzia; si registra l'esubero di 2500 docenti di ruolo nelle scuole primarie, concentrati in alcune regioni del Sud; molte scuole non sono in grado di garantire l'orario a 30 ore, con conseguente smantellamento del modello del tempo pieno; è impossibile sostituire i docenti assenti; non sono ancora stati emanati i regolamenti relativi alla valutazione, nonché i decreti relativi all'articolazione delle cattedre e ai criteri generali dell'insegnamento. Manca soprattutto un progetto formativo di fondo, utile alla crescita complessiva della società. Il Ministro ha un compito difficile, stretta com'è dai vincoli di bilancio, ma invece di ammetterlo, usa impropriamente toni trionfalistici. (Applausi dal Gruppo PD).

BLAZINA (PD). Auspica che il Governo dedichi una attenzione particolare alla realtà specifica delle scuole bilingui italo-slovene del Friuli, riconosciute a livello internazionale e regolate da una normativa specifica per la tutela delle minoranze linguistiche. I dati descrivono una realtà composita e destinata a crescere, che per i suoi aspetti peculiari - la dispersione dei plessi scolastici, il maggior numero di ore di insegnamento, il minor numero di alunni - ha vissuto un avvio di anno scolastico particolarmente difficoltoso e rischia di essere fortemente penalizzata dall'applicazione della riforma. La disponibilità del Ministro ad un sopralluogo diretto in loco sarebbe un apprezzabile e dovuto segnale di sensibilità per il valore culturale e sociale di tali realtà. (Applausi dal Gruppo PD e del senatore Peterlini).

PISTORIO (Misto-MPA-AS). I dati esposti dal Ministro nella sua informativa come rappresentativi degli ottimi risultati della riforma dell'istruzione secondaria non tengono conto dei risvolti concreti ed umani delle misure adottate. I tagli hanno ridotto le cattedre e quindi le ore di studio, con un disinvestimento irresponsabile dallo sviluppo e dalla formazione dei futuri cittadini. È evidente tutta la drammatica realtà della riduzione degli insegnanti di sostegno per alunni disabili e del sovraffollamento delle classi, con conseguente aggravamento dei problemi igienico-sanitari e di sicurezza, anche per l'esiguità delle risorse destinate all'edilizia scolastica. E' inutile poi lamentare i bassi livelli retributivi e l'eccessiva anzianità media dei docenti italiani, se si espellono dalla scuola migliaia di giovani docenti e si bloccano gli incrementi stipendiali. Ad essere penalizzate in modo particolare da questa politica di tagli sono ancora una volta le scuole del Mezzogiorno, dove la riforma viene percepita come particolarmente ingiusta, poiché si abbatte su situazioni di disagio e di svantaggio che al contrario avrebbero richiesto provvedimenti ad hoc tesi a realizzare un minimo di equità fra Nord e Sud del Paese e fra classi sociali, combattendo certamente gli sprechi ma cionondimeno garantendo il sacrosanto diritto allo studio. (Applausi del senatore Lumia).

BERTUZZI (PD). Le scelte operate dalla riforma del comparto scuola sono dettate dall'urgenza di ottemperare agli obiettivi di contenimento della spesa della politica economica del Governo. La rappresentazione puramente numerica che il Ministro fa della complessa e variegata realtà del mondo della scuola, peraltro in termini entusiastici, evidentemente prescinde da una effettiva conoscenza della realtà materiale, fatta di classi sovraffollate, in cui alunni disabili o stranieri sono trascurati e in cui non vi è adeguata copertura delle assenze degli insegnanti; di laboratori di informatica o di musica che restano inutilizzati in mancanza di personale qualificato; di impellenti esigenze di edilizia scolastica cui neppure i Comuni virtuosi possono porre mano perché impediti dal patto di stabilità interno; di un aumento degli abbandoni scolastici. Questi sono i tratti di una scuola destinata a penalizzare i più deboli e a rendere la scuola privata l'unica alternativa valida, per chi se la può permettere. (Applausi dal Gruppo PD. Congratulazioni).

PARDI (IdV). La soddisfazione espressa dal Ministro nella sua informativa mal si addice allo scenario che si presenta all'indomani dei tagli operati dalla legge finanziaria al comparto scuola, una vera falcidie di personale docente ed amministrativo, con un calo delle ore di insegnamento e un totale insuccesso nel progetto di valorizzazione degli insegnamenti linguistici ed informatici. L'unica abilità particolare di cui si dotano gli studenti sembra essere quella di affrontare gli anni cruciali della formazione in condizioni disagiate sotto tutti i profili, a cominciare da quello gravissimo della sicurezza degli edifici. Da tale politica emerge una patente svalutazione del ruolo degli insegnanti, chiamati a sacrifici quasi eroici, malpagati e gratificati solo dalla stima dei propri alunni, colpiti dalla scure delle razionalizzazioni che non tocca però, curiosamente, gli insegnanti di religione. Non è poi chiaro quali dovrebbero essere i criteri sulla cui base valutare gli insegnanti: non possono essere di natura quantitativa ma devono evidentemente applicarsi alla capacità del docente di trasmettere il sapere e di educare i propri alunni alla capacità critica. Forte di tali convinzioni, l'opposizione affiancherà la società attiva in tutte le proteste che riterrà di condurre contro l'inaccettabile politica del Governo in materia di istruzione pubblica. (Applausi dai Gruppi IdV e PD. Congratulazioni).

SOLIANI (PD). Dal dibattito sono emerse visioni radicalmente opposte della realtà; in particolare si registra negli interventi della maggioranza un ottimismo che non può essere certamente condiviso dalle persone che a vario titolo e con diversi ruoli vivono nel mondo della scuola, un settore vitale per il Paese che viene però definito dal Governo e dalla maggioranza, con grave pregiudizio ideologico, come una sorta di ammortizzatore sociale. Quella avviata non è una riforma organica, ma il risultato di pensanti tagli che hanno colpito il comparto, generato precarietà e sfiducia nel futuro, impoverito l'offerta formativa sin dalla scuola d'infanzia. Si compiono così vistosi passi indietro rispetto a tutte le conquiste del passato in termini di estensione del diritto fondamentale all'istruzione, mentre occorrerebbero interventi seri sulla formazione dei docenti e sulla valutazione del loro operato, sulla regolamentazione del meccanismo di turnover e sulla premialità. Il mondo della scuola non perde tuttavia la propria combattività e continua a difendere con passione i principi di democrazia, autonomia, equità sociale e della convivenza civile. (Applausi dal Gruppo PD).

POSSA (PdL). La relazione del Ministro è pienamente condivisibile ed apporta elementi di chiarezza: la diminuzione del personale docente è stata quasi tutta assorbita dai pensionamenti; il numero degli insegnati di sostegno è aumentato di 3.500 unità; il numero degli alunni per classe non è affatto aumentato nella misura da taluni impropriamente riportata. Il Governo ha inoltre varato il regolamento per la formazione iniziale degli insegnanti; si pensa all'accesso programmato alle facoltà di formazione degli insegnati e, quindi, la fine del fenomeno delle graduatorie e del precariato. Sono stati attuati positivi interventi in materia di informatizzazione della scuola, di promozione di una maggiore serietà e severità negli studi e di valutazione degli insegnanti. Nell'auspicare un celere parere da parte delle Commissioni parlamentari competenti al fine di sbloccare e rendere utilizzabili i 300 milioni di euro per l'edilizia scolastica previsti nella legge finanziaria 2010, esprime il pieno plauso all'azione del ministro Gelmini, che si è concretizzata in un'intensa attività riformatrice nel rispetto delle esigenze di austerità finanziaria della politica governativa. (Applausi dai Gruppi PdL e LNP).

SERRA (UDC-SVP-Aut:UV-MAIE-IS-MRE). La situazione in cui versa il sistema scolastico italiano, frutto di errori e carenze accumulate in molti anni, è oggi più grave che mai, come testimoniato dalla consistente riduzione degli organici, dal caos e dalle proteste che accompagnano l'avvio del nuovo anno scolastico, dalla mancanza di risorse per la didattica e l'amministrazione, dalla riduzione del tempo-scuola, che è impoverimento dell'offerta formativa e contrazione di posti di lavoro, nonché dall'inadeguatezza di gran parte del patrimonio edilizio. Nel comparto scuola la spesa corrente copre quasi per intero le risorse a disposizione ed è pertanto condivisibile l'obiettivo di un loro più equilibrato impiego, che non può tuttavia giustificare il sacrificio di 140.000 precari. Allo stesso tempo, il Governo dovrebbe operare per ancorare il reclutamento al merito, per collegare sempre più la stabilizzazione del personale alla formazione, per conferire maggiore dignità al ruolo dell'insegnante anche assicurando un adeguato riconoscimento economico. Quanto alla riforma universitaria attualmente all'esame dell'altro ramo del Parlamento, essa è condivisibile laddove mira ad una governance caratterizzata da autonomia e responsabilità, a criteri di reclutamento improntati alla meritocrazia e a valorizzare la produttività e la qualità del lavoro; essa andrebbe però accompagnata da risorse finanziarie che il Governo non ha invece affatto provveduto a stanziare. Conclude esprimendo sdegno e preoccupazione per la recente vicenda che ha visto l'inserimento massiccio di simboli di partito nelle strutture e negli arredi di una scuola pubblica, in spregio alla Costituzione e alla funzione formativa che la scuola deve avere. (Applausi dai Gruppi UDC-SVP-Aut: UV-MAIE-IS-MRE e PD. Congratulazioni).

PITTONI (LNP). La scuola italiana, nonostante alcune carenze e anomalie, meriterebbe tuttavia di essere oggetto di una campagna di informazione più corretta e oggettiva, la quale, ad esempio, metta in rilievo il fatto che la durata del tempo scuola degli studenti italiani e l'indicatore costo per alunno sono superiori alle medie OCSE. Nel comparto della scuola le Regioni già da oggi hanno la facoltà, che farebbero bene ad esercitare, di legiferare in tema di organizzazione del servizio scolastico e di ripartizione alle scuole del territorio delle risorse finanziarie statali, con ciò potendo contribuire alla tenuta dei conti pubblici e alla garanzia di più elevati standard di prestazioni. Parimenti necessario è rivedere i criteri di valutazione degli insegnanti: a tal proposito, la Lega Nord ha elaborato un progetto volto ad istituire degli albi regionali per il reclutamento degli insegnanti, la cui finalità è quella di sottoporre i candidati all'insegnamento ad un serio test di preparazione (prescindendo dai titoli, conseguiti con più o meno attendibili valutazioni), di garantire una più elevata meritocrazia e di rafforzare il legame tra insegnanti e territorio, atteso che le responsabilità della scuola nella trasmissione di cultura e valori locali sono cresciute in maniera esponenziale e meritano di essere valorizzate. (Applausi del Gruppo LNP. Congratulazioni).

BASTICO (PD). Nonostante la competenza e lo spirito di sacrificio quotidianamente profusi dagli insegnanti e dagli altri lavoratori del settore, il sistema scolastico italiano versa oggi in uno stato di grave crisi, ulteriormente aggravato per effetto del taglio di 132.000 posti di lavoro negli ultimi tre anni e dello smantellamento del piano previsto dalla legge finanziaria del 2007, che avrebbe invece consentito l'assunzione di 150.000 unità. Parimenti drammatica è la situazione sul versante finanziario: i fondi destinati all'edilizia scolastica non sono ad oggi ancora stati sbloccati e il Ministro non ha inoltre comunicato come intende utilizzare i 2,3 miliardi di euro attualmente nella sua disponibilità: se per recuperare il blocco degli scatti di anzianità o per premiare i docenti migliori. Conclude rilevando che il ministro Gelmini avrebbe fatto bene ad opporsi con maggior forza alla politica di tagli attuata dal Governo, non soltanto perché la spesa per l'istruzione in Italia è già oggi tra le più basse in Europa, ma anche perché tale politica sembra sempre più lo strumento attraverso cui l'Esecutivo mira ad impoverire e a dequalificare la scuola pubblica a vantaggio di quella privata. (Applausi dal Gruppo PD).

QUAGLIARIELLO (PdL). I dati riportati dal Ministro indicano che il Governo sta procedendo nella giusta direzione: quella di una radicale innovazione di sistema per rendere la scuola più efficiente e più vicina alle esigenze del mercato e del mondo del lavoro. I problemi della scuola italiana sono complessi e difficili da scardinare, non sono imputabili ai Governi di centrodestra ma affondano le radici nell'egualitarismo di matrice sessantottina, nella gestione della scuola come ammortizzatore sociale e serbatoio di consenso elettorale, nella perdita di ruolo sociale da parte degli insegnanti. Il ministro Gelmini ha avviato un'importante opera di razionalizzazione finanziaria e strutturale; ha realizzato una riforma degli ordinamenti che valorizza la formazione tecnico-professionale e tenta di interpretare le richieste provenienti dal mondo del lavoro; ha promosso un sistema di valutazione che premia finalmente il merito. Un'opposizione responsabile anziché attardarsi in critiche pretestuose dovrebbe farsi carico della grave congiuntura economica che ha comportato tagli in tutti i settori dell'amministrazione statale e prendere atto che il ministro Gelmini sta operando in primo luogo per tagliare gli sprechi e per trovare una soluzione reale al problema creato da chi ha arruolato un esercito di precari a prescindere dalla effettiva necessità e dalla sostenibilità economica dell'operazione. (Applausi dai Gruppi PdL e LNP e dai banchi del Governo).

PRESIDENTE. Dichiara chiusa la discussione sull'informativa del Ministro.

RUSCONI (PD). Chiede al Presidente perché il Ministro non intervenga in replica.

PRESIDENTE. La procedura dell'informativa non prevede la replica del Ministro. L'intervento del Governo riaprirebbe la discussione.

Sui lavori del Senato

PRESIDENTE. Per accordi intercorsi tra i Gruppi, gli interventi sul fatto di cronaca che ha riguardato una famiglia pakistana in provincia di Modena e sulle dichiarazioni rese dal senatore Ciarrapico nel dibattito sulla fiducia della scorsa settimana avranno luogo nella seduta antimeridiana di domani.

NEGRI (PD). In considerazione del fatto che l'attività legislativa dell'Assemblea sta rallentando, chiede che in sede di programmazione dei lavori si dedichi maggiore tempo alle attività di sindacato ispettivo. (Applausi del senatore Molinari).

PRESIDENTE. La Conferenza dei Capigruppo esaminerà la proposta.

Per un'adeguata politica dell'occupazione

CARLINO (IdV). Prendendo spunto da una tragica notizia - il suicidio di un laureato che non riusciva a trovare lavoro - sollecita un intervento del neoministro dello sviluppo economico Romani e del ministro del lavoro Sacconi per mettere a punto adeguati interventi a sostegno dell'occupazione. (Applausi dal Gruppo IdV).

PRESIDENTE.Dà annunzio degli atti di indirizzo e di sindacato ispettivo pervenuti alla Presidenza (v. Allegato B) e comunica l'ordine del giorno delle sedute del 6 ottobre.

La seduta termina alle ore 19,52.

RESOCONTO STENOGRAFICO

Presidenza della vice presidente BONINO

PRESIDENTE. La seduta è aperta (ore 16,02).

Si dia lettura del processo verbale.

VICARI, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del 28 settembre.

PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato.

Comunicazioni della Presidenza

PRESIDENTE. L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.

Preannunzio di votazioni mediante procedimento elettronico

PRESIDENTE. Avverto che nel corso della seduta odierna potranno essere effettuate votazioni qualificate mediante il procedimento elettronico.

Pertanto decorre da questo momento il termine di venti minuti dal preavviso previsto dall'articolo 119, comma 1, del Regolamento (ore 16,07).

Sui lavori del Senato

PRESIDENTE. La Conferenza dei Capigruppo, riunitasi questa mattina, ha approvato modifiche al calendario corrente e il nuovo calendario dei lavori fino al 14 ottobre.

Oggi pomeriggio, come già stabilito, il Ministro dell'istruzione renderà un'informativa sull'avvio dell'anno scolastico, cui seguiranno gli interventi dei Gruppi per circa 2 ore e 50 minuti.

A conclusione del dibattito, su richiesta del Gruppo della Lega Nord, si svolgeranno interventi relativi all'assassinio a Novi di Modena di una donna di origine pakistana da parte dei familiari.

Si passerà poi - ove possibile - all'esame del disegno di legge sul divieto di propaganda elettorale per persone sottoposte a misure di prevenzione.

In apertura della seduta antimeridiana di domani, sarà data la parola a un rappresentante del Gruppo del Partito Democratico che ha chiesto di intervenire su alcune dichiarazioni rese giovedì scorso dal senatore Ciarrapico nel corso del dibattito sulle comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri. Potranno seguire interventi da parte di altri Gruppi.

Sempre nel corso della seduta antimeridiana di domani, che terminerà alle ore 12,30, oltre all'eventuale seguito del disegno di legge in materia di propaganda elettorale, sarà esaminato il disegno di legge recante modifiche al codice civile in materia di potestà genitoriale.

La seduta antimeridiana di giovedì 7 ottobre e, se necessario, la seduta pomeridiana di domani potranno essere sconvocate in relazione all'andamento dei lavori per consentire più ampi spazi di lavoro alle Commissioni impegnate nell'esame della Decisione di finanza pubblica.

Nella seduta pomeridiana di giovedì 7 ottobre, alle ore 15, con trasmissione diretta televisiva della durata di un'ora, si svolgeranno l'informativa del sottosegretario Bertolaso sulla ricostruzione post-terremoto in Abruzzo e i successivi interventi dei Gruppi per 5 minuti ciascuno. È stata inoltre acquisita la disponibilità dello stesso Sottosegretario alla Protezione civile a rendere - presumibilmente nel pomeriggio di giovedì 21 ottobre - un'informativa all'Assemblea sulle conseguenze dell'alluvione di Messina dello scorso anno. Il Gruppo di Futuro e Libertà ha chiesto poi di poter discutere della questione dei rifiuti a Napoli, eventualmente anche in Commissione.

Per quanto riguarda il calendario della prossima settimana, martedì 12 ottobre, alle ore 16, prima che abbia inizio la seduta pomeridiana, si svolgerà nell'Aula del Senato la commemorazione solenne del senatore a vita, presidente emerito della Repubblica, Francesco Cossiga, alla presenza del Capo dello Stato e delle più alte cariche istituzionali. La cerimonia si articolerà nell'intervento della Presidenza e quindi dei rappresentanti dei Gruppi. Ciascun Gruppo avrà a disposizione 10 minuti, eventualmente divisibili in più interventi.

Sempre martedì 12 ottobre, alle ore 18, sarà discussa la relazione della 14a Commissione permanente sui rapporti tra Commissione europea e Parlamenti nazionali. Si è proceduto alla ripartizione dei tempi del dibattito, che si concluderà entro la seduta stessa con la votazione di un documento.

Nelle due sedute di mercoledì 13 ottobre sarà posto all'ordine del giorno il documento recante la Decisione di finanza pubblica. I tempi sono stati ripartiti tra i Gruppi secondo un criterio non strettamente proporzionale, tenendo conto delle richieste di alcuni Gruppi di opposizione.

In ogni caso, le dichiarazioni di voto e il voto finale avranno luogo nella seduta antimeridiana di giovedì 14 ottobre. Riprenderà quindi, nella stessa seduta, la discussione dei disegni di legge di riforma della professione forense.

La prossima settimana, come già stabilito, si procederà al rinnovo delle Commissioni permanenti nell'intervallo tra le due sedute di mercoledì 13, negli orari che saranno successivamente comunicati.

Programma dei lavori dell'Assemblea, integrazioni

PRESIDENTE. La Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari, riunitasi questa mattina con la presenza dei Vice presidenti del Senato e con l'intervento del rappresentante del Governo, ha adottato - ai sensi dell'articolo 53 del Regolamento - la seguente integrazione al programma dei lavori del Senato fino al mese di dicembre 2010:

- Doc. XVIII, n. 47 - Relazione annuale 2009 sui rapporti tra la Commissione europea e i Parlamenti nazionali (COM (2010) 291 DEF.) (Atto Comunitario n. 65).

Calendario dei lavori dell'Assemblea

PRESIDENTE. Nel corso della stessa riunione, la Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari ha altresì adottato - ai sensi dell'articolo 55 del Regolamento - modifiche al calendario corrente e il nuovo calendario dei lavori fino al 14 ottobre 2010:

Martedì

5

ottobre

pom.

h. 16-20

- Informativa del Ministro dell'istruzione sull'avvio dell'anno scolastico

- Disegno di legge n. 2038 - Divieto propaganda elettorale per persone sottoposte a misure di prevenzione (Approvato dalla Camera dei deputati)

- Disegni di legge nn. 1211-1412 - Modifiche al codice civile in materia di potestà genitoriale

Mercoledì

6

"

ant.

h. 9,30-12,30

"

"

"

pom.

h. 16,30-20

Giovedì

7

"

ant.

h. 9,30-14
(se necessaria)

Giovedì

7

ottobre

pom.

h. 15

- Informativa del Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio per la Protezione civile Bertolaso sulla ricostruzione post-terremoto in Abruzzo (trasmissione diretta televisiva)

La seduta antimeridiana di giovedì 7 ottobre e, se necessario, la seduta pomeridiana di mercoledì 6 potranno essere sconvocate in relazione all'andamento dei lavori per consentire la convocazione delle Commissioni impegnate nell'esame della Decisione di finanza pubblica.

Martedì

12

ottobre

h. 16
(prima dell'inizio della seduta pomeridiana)

- Commemorazione solenne del Senatore a vita, Presidente emerito della Repubblica Francesco Cossiga, alla presenza del Capo dello Stato

Martedì

12

ottobre

pom.

h. 18

- Doc. XVIII, n. 47 - Relazione della 14a Commissione permanente a conclusione dell'esame della Relazione annuale 2009 sui rapporti tra la Commissione europea e i Parlamenti nazionali

- Doc. LVII, n. 3 - Decisione di finanza pubblica

- Seguito disegno di legge nn. 601 e connessi - Riforma professione forense

"

"

"

ant.

h. 9,30-13,30

Mercoledì

13

"

pom.

h. 16,30-20,30

Giovedì

14

"

ant.

h. 9,30-14

Giovedì

14

ottobre

pom.

h. 16

- Interpellanze e interrogazioni

Le proposte di risoluzione sul Doc. LVII, n. 3 (Decisione di finanza pubblica) dovranno essere presentate entro la fine della discussione generale. Il termine per la presentazione degli emendamenti sarà stabilito in relazione all'andamento dei lavori.

Ripartizione dei tempi per la discussione del documento XVIII, n. 47
(Relazione rapporti Commissione Europea-Parlamenti nazionali)
(2 ore e 30', incluse dichiarazioni di voto)

Relatore

15'

Governo

15'

Gruppi 2 ore, di cui:

PdL

34'

PD

30'

LNP

14'

UDC-SVP-Aut:UV-MAIE-IS-MRE

11'

IdV

11'

Misto

11'

FLI

10'

Dissenzienti

5'

Ripartizione dei tempi per la discussione del documento LVII, n. 3
(Decisione di finanza pubblica)
(8 ore e 40', escluse dichiarazioni di voto)

Relatore

30'

Relatori di minoranza

30'

Governo

30'

Gruppi 7 ore e 10 minuti, di cui:

PdL

1 h.

50'

PD

2 h.

LNP

44'

UDC-SVP-Aut:UV-MAIE-IS-MRE

36'

IdV

50'

Misto

35'

FLI

34'

Dissenzienti

5'

Informativa del Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca sull'avvio dell'anno scolastico e conseguente discussione (ore 16,11)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca: «Informativa del Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca sull'avvio dell'anno scolastico».

Ha facoltà di parlare il ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, onorevole Gelmini.

GELMINI, ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca. Illustre Presidente, onorevoli senatori, avviare un anno scolastico è sempre un'operazione di estrema complessità. Quest'anno, peraltro, la sfida era ancora più impegnativa. Si trattava, infatti, di applicare per la prima volta una riforma organica che cambia, anzi ha cambiato, completamente il volto della scuola superiore italiana. Nuovi indirizzi, nuovi orari, una riorganizzazione totale dell'offerta formativa attesa da decenni e poi, come ogni anno, i soliti adempimenti: gli uffici regionali erano chiamati ad occuparsi di rispondere alle domande di mobilità del personale docente, del personale tecnico-amministrativo e poi gli organici, le cattedre, le immissioni in ruolo, le supplenze. Insomma, una mole di lavoro considerevole, che è stata svolta però in maniera esemplare. Quindi, credo che la sfida di aprire regolarmente l'anno scolastico sia stata vinta.

Non sono mancate certo, come sempre, polemiche e contestazioni, ma sono state nella sostanza smentite le pessimistiche e spesso strumentali previsioni di un caotico e magari ritardato inizio dell'anno scolastico per effetto dell'applicazione dell'articolo 64 della legge n. 133 del 2008 e degli interventi legati all'attuazione e alla messa a regime della riforma del primo e del secondo ciclo.

Colgo dunque l'occasione per ringraziare da questa autorevole sede istituzionale le strutture ministeriali, gli uffici scolastici regionali e territoriali e tutte le istituzioni scolastiche per avere assicurato con impegno encomiabile il tempestivo svolgimento delle complesse operazioni propedeutiche all'avvio dell'anno scolastico. Ritengo che soprattutto a questa maggioranza di uomini e donne, dirigenti scolastici, insegnanti motivati, vada rivolto il nostro ringraziamento quando si parla di scuola italiana.

Ma prima di entrare nel merito delle misure che hanno accompagnato necessariamente l'entrata in vigore e poi l'attuazione della riforma della scuola superiore in quest'anno scolastico, non voglio eludere il tema delle risorse attorno al quale sono nate polemiche aspre, che hanno diviso e continuano a dividere gli schieramenti e anche il Paese. Voglio partire da un'analisi, credo oggettiva, contenuta all'interno di un documento di inquadramento del sistema scolastico: mi riferisco al Libro bianco redatto durante il precedente Governo dal quale risulta, da una lettura attenta, evidente a tutti una sproporzione nella gestione delle risorse tra l'impiego del 97 per cento delle medesime per le spese correnti ed il risultato di riservare un misero 3 per cento alla qualità, agli investimenti.

Si è molto discusso sull'entità dei tagli al personale docente e amministrativo. Si è più volte lamentata una cura eccessiva, una razionalizzazione non sopportabile per la scuola. Nulla di tutto ciò, perché, se si va a vedere effettivamente la portata di quella manovra, si scopre che a fronte dei 42.000 tagli previsti dal precedente anno, ben 32.000 erano legati ai pensionamenti, e quindi la manovra di fatto si riduce da 42.000 a 10.000 tagli, e anche quest'anno i tagli sono stati di ammontare pari a 25.000 posti ma, considerati ancora una volta i pensionamenti (questi ammontano a 23.000), la differenza è presto fatta, nel senso che il taglio è di 2000 posti: certo non pochi, ma si tratta pur sempre di una manovra che continuo a pensare assolutamente sopportabile e indispensabile per invertire un trend di crescita della pianta organica non proporzionato al fabbisogno effettivo di posti da insegnante o da dirigente scolastico richiesti dalla scuola italiana.

Voglio ricordare inoltre che, per dare risposte concrete a coloro che si sono ritrovati esclusi a seguito delle riduzioni di organico effettuate da questo Governo, in considerazione dell'attuale situazione lavorativa ed in risposta alle legittime aspettative del precariato conseguente all'adozione degli ultimi due provvedimenti economici, sono stati siglati accordi con le Regioni per autorizzare 16.000 immissioni in ruolo di personale. Ciò sta a significare che il precariato frutto della manovra del 2008-2009 è stato completamente assorbito.

Si è poi molto discusso, anche a livello europeo, del fatto che il Governo, anche a seguito dell'approvazione dell'ultimo provvedimento economico in materia di pubblica amministrazione, ha previsto il blocco degli stipendi e degli scatti di anzianità; ci si dimentica però di ricordare che è stata fatta un'eccezione importante per la scuola, e ciò è stato possibile grazie al fatto che, a parte i tagli, la misura prevista dal Governo (e cioè il risparmio del 30 per cento da reinvestire nella scuola) produrrà a medio termine un risparmio strutturale di un miliardo di euro, da destinare finalmente agli investimenti nella qualità e non più alle spese fisse. I primi risparmi racimolati hanno consentito agli insegnanti di non perdere gli scatti di anzianità: la scuola è cioè l'unico comparto della pubblica amministrazione a non subire il blocco degli scatti. Credo che questo, insieme alla previsione di nuovi posti di lavoro, rappresenti un elemento importante. Infatti, anche in un momento di congiuntura economica difficile, di crisi internazionale, siamo riusciti a prevedere 10.000 nuove immissioni in ruolo (spesso dimenticate), 6.500 nuove immissioni in ruolo di personale tecnico amministrativo, 170 nuovi posti di dirigente scolastico, ed è stato inoltre bandito un concorso per dirigente scolastico (per la prima volta sulla base di prove selettive e non più soltanto con concorso per titoli) per 2.800 posti.

Quanto al tema che, forse, più mi addolora, e cioè sentir parlare di tagli rispetto alla disabilità e di tagli relativi agli insegnanti di sostegno, invito gli illustri senatori a consultare le risultanze dell'ufficio dati e dell'ufficio statistiche del Ministero, piuttosto che quelle degli uffici scolastici regionali, per constatare quanto vi sto dicendo, ovvero che sono stati immessi in ruolo 3.500 nuovi insegnanti di sostegno in più rispetto all'anno precedente. Credo che anche questo sia un segno importante da sottolineare.

Ciò non significa aver risolto tutti i problemi o negare il problema del precariato. Al riguardo mi sono pronunciata più volte: nel nostro Paese esiste un problema legato al precariato, alla precarizzazione dei giovani, ma non è imputabile all'attuale Governo, né alla finanziaria, con l'articolo 64 relativo al piano di razionalizzazione del comparto della scuola, bensì è il frutto di anni nei quali la scuola è stata trattata come un ammortizzatore sociale (Applausi dal Gruppo PdL)...

ADAMO (PD). Sono i tagli della Moratti!

GELMINI, ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca. ... anni in cui sono stati distribuiti posti di lavoro che nei fatti si sono tradotti in posti di attesa nelle graduatorie.

Cercare di ribaltare la realtà, attribuendo ad un provvedimento dell'attuale Governo l'esistenza nelle graduatorie ad esaurimento di 220.000 precari dotati di abilitazione e di altre 300.000 persone presenti nelle graduatorie di istituto senza abilitazione, credo sia una cosa non vera che, peraltro, non aiuta il mantenimento di una coesione sociale che è competenza di ciascuno di noi: sicuramente di chi ha incarichi di Governo, di chi siede nei banchi della maggioranza, ma anche dell'opposizione.

E allora io invito ad analizzare, a riflettere, a dibattere su un tema delicato come quello della scuola (che appartiene al Paese e non è né di destra né di sinistra) non con la lente dell'ideologia o del pregiudizio, ma andando a guardare i numeri. Lì si scoprirà che ci sono sicuramente delle ombre, ma anche molte luci. Mi riferisco ad alcuni provvedimenti che sono stati messi in campo per alleviare il precariato. Voglio ricordare in proposito la disponibilità che è stata assicurata in maniera bipartisan da molte Regioni (penso alle Regioni Calabria, Campania, Molise, Piemonte, Puglia, Sicilia, Veneto, Lazio), con ciascuna delle quali sono stati siglati accordi per 7, 10 o 20 milioni di euro, a seconda dei casi, e si è sicuramente cercato - e in parte ci siamo riusciti - di alleggerire la situazione dei precari. È chiaro che tale situazione non è stata risolta; è chiaro che il fenomeno del precariato resta sullo sfondo e resta un problema enorme per la realizzazione dei giovani, per la loro autonomia decisionale, per la loro prospettiva di crescita, di carriera e di autonomia dalla famiglia.

Ma questo non è - lo ribadisco - il frutto di una cattiva finanziaria, bensì è imputabile, credo, ad un sistema che, per troppi anni, non ha calcolato i fabbisogni di posti di lavoro (quindi di insegnanti) della scuola. Questo ha determinato da parte delle università, in perfetta buona fede, una moltiplicazione delle facoltà destinate a formare i nuovi insegnanti, e di conseguenza, poi, un'attesa interminabile ed inaccettabile nelle graduatorie. Noi cosa abbiamo fatto? Questo Governo ha voluto innanzitutto non essere corresponsabile dell'insorgenza di nuovo precariato. Per questo abbiamo cominciato a governare i numeri e a cambiare il regolamento sulla formazione iniziale dei docenti. Sappiamo che non può esistere una buona scuola senza dei bravi insegnanti: se è vero che le idee camminano sulle gambe degli uomini, la scuola cammina sulle gambe degli insegnanti. Rafforzare queste gambe è stato allora il primo obiettivo che ci siamo posti, con un nuovo regolamento per la formazione iniziale che prestasse attenzione alla qualità della didattica e alla qualità dell'insegnante: non solo sapere e conoscere la singola materia, ma anche saperla insegnare. In che modo? Attraverso il tirocinio: da un lato, attraverso uno studio teorico e, dall'altro, attraverso molte ore di lezione e di pratica nelle classi, con un docente tutor destinato ad accompagnare il percorso formativo e la pratica del giovane insegnante.

Ancora una volta, abbiamo rivolto attenzione alla disabilità. Abbiamo disegnato un nuovo tipo di docente, in grado di padroneggiare la propria disciplina, ma anche - ed è la prima volta in Italia - di avere una preparazione di base sulle disabilità. Noi non abbiamo formato solo gli insegnanti di sostegno, ma abbiamo preteso che tutti gli insegnanti avessero una particolare attenzione e una particolare preparazione di base sulle disabilità. Ci siamo preoccupati che i nuovi insegnanti avessero una buona preparazione in lingua inglese e fossero in grado di utilizzare le tecnologie informatiche della didattica.

Abbiamo inoltre pensato ad un numero programmato, cioè alla possibilità di sfornare tanti insegnanti quanti quelli di cui ha bisogno la scuola, con un 30 per cento in più che ci deriva dall'esperienza, perché è evidente che non c'è una piena sintonia fra coloro che iniziano il percorso all'interno delle nuove facoltà di formazione degli insegnanti e coloro che poi si laureano, si abilitano e quindi entrano nel mondo della scuola. Per questo motivo, abbiamo previsto il 30 per cento in più, ma non più di questo!

Inoltre, se da un lato, abbiamo garantito gli scatti di anzianità, dall'altro pensiamo che un sistema di formazione veramente qualitativo debba puntare al superamento dell'avanzamento per anzianità. Sottolineo che il nostro Paese, insieme alla Grecia, è rimasto uno dei pochi in Europa (se non l'unico) a non prevedere una valorizzazione della professione dell'insegnante, giacché l'avanzamento è legato soltanto al trascorrere del tempo. Ebbene, noi riteniamo che tale sistema, che oggi abbiamo garantito alla scuola anche in un momento di blocco degli scatti di anzianità, debba essere superato se vogliamo avere realmente una scuola di qualità ed insegnanti preparati e motivati. Per tale motivo, stiamo ragionando anche al tavolo sindacale per individuare una via che possa essere il più possibile condivisa: si può trattare di una strada contrattuale o normativa, ma certamente dobbiamo pensare alla valorizzazione del corpo insegnante. Pertanto, dobbiamo individuare un percorso che premi il merito e gli insegnanti migliori e non riservi i medesimi trattamenti ad insegnanti buoni e a quelli cattivi: dobbiamo imparare a premiare coloro che lo meritano, cioè gli insegnanti capaci, e a non penalizzarli come gli insegnanti che capaci non sono. (Applausi dai Gruppi PDL e LNP). Infatti, un sistema che non premia il merito e che non valorizza i risultati alla fine penalizza gli insegnanti migliori e soprattutto i nostri giovani e i nostri studenti.

Desidero affrontare anche un altro tema, spesso trattato sui giornali. Ascoltando la televisione e leggendo i giornali sembra che tutte le nostre classi siano sovraffollate, cioè siano formate da un minimo di 30 alunni. Sembra che da quando vi è il Governo Berlusconi non esista una classe formata da 20 alunni! Ebbene, ho cercato di capire se questa rappresentazione corrispondesse al vero oppure fosse - come ritenevo - un po' ingigantita. Ancora una volta vengono in aiuto i numeri. Per quanto riguarda le classi sovraffollate, si tratta di un problema reale, ma di dimensioni molto più modeste di come taluni lo dipingono. Le classi costituite da un numero di alunni superiore a 30 (si fa presente che esse sono esclusivamente quelle dell'istruzione secondaria superiore) rispetto al totale delle classi rappresentano lo 0,4 per cento: questi sono dati che ho raccolto dai singoli uffici scolastici. Inoltre, ho scoperto che sono molto più numerose, cioè il 2,5 per cento, le classi che hanno meno di 12 alunni: queste, però, non vengono mai attenzionate dalla stampa o dai media.

RUSCONI (PD). Abolisca la montagna del bresciano!

GELMINI, ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca. Lascio a voi le conclusioni del caso. Io mi limito ad evidenziare che vorrei un Paese nel quale non vi fosse neanche una classe con più di 20-25 alunni; tuttavia credo abbiano fatto bene il Governo e, soprattutto, la Conferenza Stato-Regioni a trovare un accordo sul dimensionamento scolastico. Infatti, in molti casi forse è meglio avere una classe sovraffollata piuttosto che tenere in funzione una scuola pericolosa, non sicura. Quindi, il dimensionamento scolastico, che tra l'altro (come sottolineato dalla Conferenza Stato-Regioni) è di competenza degli enti locali, è un atto dovuto e doveroso se vogliamo garantire un'edilizia scolastica conforme alla normativa europea, nella quale non vi siano rischi, non solo con riferimento agli elementi strutturali, ma anche agli elementi non strutturali. Purtroppo il nostro Paese è distante dal raggiungimento di questo obiettivo.

Sottolineo poi che per il Governo l'edilizia scolastica costituisce una priorità nazionale, tanto che fin dall'avvio della legislatura ci siamo attivati con numerose iniziative, anche di sostegno finanziario, dirette a favorire i compiti degli enti locali. Innanzitutto, come dicevo, abbiamo attivato un tavolo tecnico con la Conferenza Stato-Regioni per la condivisione dell'anagrafe, perché vi era un problema di aggiornamento e di informatizzazione dell'anagrafe sull'edilizia scolastica e vi era anche un problema legato al completamento dei dati. Avevamo a disposizione, infatti, solo i rischi relativi agli elementi strutturali e, dopo la vicenda dolorosissima di Rivoli, ci siamo accorti che l'anagrafe non conteneva i rischi riferiti agli elementi non strutturali.

Abbiamo quindi proceduto con un lavoro sinergico con le Regioni, con gli uffici scolastici regionali e anche con i Comuni e le Province, a seconda della competenza sulla scuola primaria e secondaria di primo e secondo livello, a fare anche dei sopralluoghi. Pertanto, l'80 per cento del patrimonio edilizio scolastico italiano è stato oggetto di sopralluogo con tecnici del Comune o della Provincia, a seconda dei casi, con un referente regionale e anche con un referente del Ministero delle infrastrutture e del Ministero della pubblica istruzione, al fine di avere una ricognizione puntuale della situazione prima di decidere dove andare ad investire.

È chiaro che il fabbisogno è molto oneroso, ma nel frattempo è stato però attivato il piano straordinario di messa in sicurezza delle scuole nelle zone a rischio sismico. Si è disposto l'utilizzo di 20 milioni annui per la sicurezza delle scuole, derivanti dai risparmi sulle cosiddette spese per la politica. Si è proceduto alla definitiva assegnazione agli enti locali, attraverso un accordo con l'INAIL, di 70 milioni di euro; sono stati opportunamente reperiti un miliardo di euro dal fondo FAS per l'edilizia scolastica, di cui 226 milioni sono serviti alla ricostruzione delle scuole in Abruzzo e, del resto, dopo faticose trattative, è stato quantomeno ripartito il primo stralcio, di circa 300 milioni, e stiamo procedendo al secondo stralcio, in accordo con il ministro Matteoli e con il sottosegretario Mantovani, al fine di posizionare queste risorse, dando la priorità agli interventi più urgenti, così come risulta dall'anagrafe ormai aggiornata.

Come dicevo, oltre l'80 per cento degli edifici scolastici sono stati visitati da squadre tecniche appositamente costituite, che hanno verificato tutti gli elementi di pericolosità di carattere non strutturale. Con i primi risultati è stato predisposto un piano straordinario d'intervento. La Commissione bilancio della Camera sta peraltro procedendo alla ripartizione, a parte il miliardo di euro, di altri 300 milioni. È chiaro che non sono cifre esaustive e sufficienti per far fronte al fabbisogno di miglioramento dell'edilizia scolastica; sono però cifre importanti che, se verranno compartecipate dagli enti locali, potranno produrre un effetto moltiplicatore e diventare somme ancora più ingenti.

La difficoltà sta nel velocizzare i tempi d'impiego di queste risorse, però credo che, anche in fase di stesura del piano per il Mezzogiorno - ne abbiamo già discusso con il ministro Tremonti e con il ministro Fitto - dovremo liberare risorse per migliorare in modo particolare il patrimonio edilizio scolastico del Mezzogiorno, e stiamo trovando anche alcune formule per recuperare risorse da enti privati, perché non esistono buone scuole se non sono sicure. Questo è un impegno complessivo: si tratta di orientare le proprie risorse dando la priorità assoluta a questo tipo di investimento. Si tratta anche in alcuni casi di decidere se sia più conveniente la ristrutturazione di una scuola fortemente disagiata e compromessa, o la costruzione di un nuovo polo scolastico; sicuramente l'investimento in questo settore è sacrosanto e assolutamente urgente.

Nel frattempo, nelle direttive europee (e anche nel pacchetto di direttive della cosiddetta Europa 20-20-20) si legge un cambio della conformazione degli ambienti di apprendimento. Ora, pur non intendendo parlare della scuola digitale, oggi presente solo marginalmente nelle nostre scuole, il 15 per cento degli alunni oggi può disporre della cosiddetta LIM, la lavagna interattiva multimediale: certamente stiamo svolgendo azioni importanti in questa direzione, anche con l'aiuto del Ministero della funzione pubblica e di importanti aziende internazionali. Il piano di diffusione delle lavagne interattive multimediali infatti procede e, alla fine di quest'anno scolastico, saranno oltre 40.000 le classi dotate di una lavagna interattiva multimediale; un milione di studenti potrà apprendere le diverse materie attraverso questa nuova tecnologia e sono già stati formati 300.000 insegnanti per l'utilizzo di questo nuovo metodo.

È evidente che ci troviamo in una fase di start up, cioè ancora iniziale, ma comunque credo si tratti di un fatto importante, anche perché l'obiettivo è di far sì che la rivoluzione digitale tocchi anche le famiglie; ciò significa, in sostanza, poter seguire l'andamento scolastico del proprio figlio attraverso Internet, consultare la pagella, prenotare colloqui con i professori, ricevere un sms quando il figlio è assente da scuola. Insomma, è destinato a finire anche uno dei rituali più longevi che si consuma ogni giorno nelle nostre scuole, l'appello, e attraverso la carta dello studente, che ogni alunno già da anni possiede, si potrà entrare ed uscire da scuola ed essere registrati automaticamente. In questo caso, quasi la metà delle scuole superiori è stata dotata degli strumenti necessari.

Quindi, si tratta di un percorso ancora lungo, che abbiamo appena avviato; un percorso che potrà giovarsi delle risorse frutto dei risparmi che abbiamo potuto accumulare e accumuleremo grazie alla famigerata legge finanziaria: grazie a quel miliardo di euro, che dal 2012 sarà una misura strutturale a disposizione delle scuole, anche la scuola digitale e l'informatizzazione della scuola potranno compiere notevoli passi in avanti.

Abbiamo, inoltre, avviato e cercato di potenziare il sistema di valutazione. È noto che da tempo esiste l'INVALSI, un'agenzia di valutazione e di somministrazione dei test. Ebbene, intendiamo rafforzare i suoi poteri e la sua struttura e affiancare un corpo di ispettori che possa, dal centro, verificare precisamente l'andamento dell'apprendimento e della qualità dell'istruzione nelle scuole prese a campione. Infine, vogliamo attivarci affinché l'INDIRE possa diventare l'agenzia di formazione degli insegnanti.

Ebbene, il nuovo sistema di valutazione (come accade con l'università attraverso l'ANVUR), con l'istituzione di un'agenzia deputata alla formazione e all'aggiornamento degli insegnanti e attraverso sperimentazioni già messe in campo per comprendere qual è il meccanismo incentivante premiale migliore (se quello di distribuire risorse incentivanti alla scuola piuttosto che ai singoli insegnanti), è destinato a cambiare la scuola italiana e ad avvicinarla all'Europa, così come ci viene chiesto ripetutamente dai documenti OCSE.

In conclusione, mi sento di dire che il piano di razionalizzazione era già stato scritto nel Quaderno bianco. Ci siamo assunti la responsabilità di attuarlo. I primi risultati gli insegnanti già li vedono quest'anno, non avendo il blocco degli scatti di anzianità ed essendosi liberate risorse per la qualità. Non sono peraltro convinta che si possa ridurre il tema della scuola esclusivamente ad una questione di risorse: è un problema di riforme, ed è legato alla modalità con cui le risorse stesse vengono spese.

Se riusciamo ad evitare gli sprechi, a cambiare le regole, a migliorare l'impianto formativo per la scuola secondaria di primo e soprattutto di secondo grado, come abbiamo fatto - capitalizzando tra l'altro una riforma, quella sull'istruzione tecnica, portata avanti dal precedente Governo - credo che l'insieme di queste misure a medio termine consegnerà al Paese sicuramente una scuola migliore. (Applausi dai Gruppi PdL e LNP).

PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione sull'informativa del Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca.

È iscritto a parlare il senatore Zanda. Ne ha facoltà.

*ZANDA (PD). Signora Presidente, signora Ministro, ho chiesto di intervenire esclusivamente per rivolgere al ministro Gelmini una domanda su una questione specifica, sulla quale mi auguro di poter avere una risposta precisa, esauriente e priva della genericità del suo intervento. Signora Ministro, ho chiesto di prendere la parola per chiederle notizie sui provvedimenti relativi alla riduzione dell'orario degli istituti tecnici, in relazione alla nota sentenza del Consiglio di Stato.

Ne vorrei però parlare tra breve, perché il suo intervento mi sollecita a fare anche delle considerazioni di carattere generale sull'apertura dell'anno scolastico e un po' sul bilancio di due anni e mezzo di governo del Ministero dell'istruzione. Vede, la settimana passata, il presidente Berlusconi è venuto in Senato, dopo essere stato alla Camera, per chiedere la fiducia sostanzialmente su cinque questioni che aveva già proposto a maggio 2008, quando ha presentato per la prima volta il suo Governo. Con il suo intervento, il presidente Berlusconi ha sostanzialmente, e direi esplicitamente, ammesso che questi due anni e mezzo sono stati un fallimento totale del suo Governo; due anni e mezzo al termine dei quali non ha potuto portare alcun dato significativo di risultati su riforme, interventi, miglioramento complessivo della situazione del Paese.

Debbo dire che la sua relazione odierna è una conferma che anche nel settore dell'istruzione ci troviamo praticamente davanti a un nulla. È la terza volta che prendo la parola in Assemblea per interloquire e rispondere a suoi interventi, e debbo riconoscere - e sul piano personale mi fa piacere dargliene atto - che lei espone sempre con estrema cortesia e con un tratto di grande signorilità una serie di buone intenzioni, di buoni propositi ed anche di buoni sentimenti rispetto alla nostra scuola. Tuttavia, non credo che né gli insegnanti, né le famiglie, né gli studenti possano purtroppo trovare alcun giovamento - e me ne dispiace - da questa sua propensione.

Il giorno in cui il presidente Berlusconi ha riottenuto la fiducia, come lei sa, alla Camera dei deputati l'inizio dell'esame della sua riforma universitaria è stato rinviato di un mese. Lei sa bene che in una simile congiuntura politica tale rinvio, al quale ovviamente - altrimenti non sarebbe stato possibile - ha collaborato la sua maggioranza, significa sostanzialmente l'affossamento della riforma. Pertanto, anche sul piano delle cose a cui lei teneva o tiene di più, ci troviamo davanti a un sostanziale nulla.

Già l'anno scorso, l'anno scolastico 2009-2010, aveva visto la perdita (non parlo di tagli, perché lei poco fa ha dichiarato che la addolora sentir parlare di tagli) di migliaia di posti di lavoro di personale e di insegnanti.

Anche questo anno scolastico 2010-2011 inizia sotto il segno della mancanza di risorse adeguate a garantire il funzionamento minimo degli istituti scolastici: mancanza di supplenti, riduzione degli orari, conseguente venir meno della continuità didattica e con la perdita di migliaia di posti di lavoro, che non diminuiscono ma addirittura aumentano il fenomeno del precariato.

Il riordino del sistema scolastico, realizzato dal suo Ministero con vari regolamenti ministeriali, sostanzialmente è una mera riorganizzazione necessaria per adeguare il sistema scolastico ai tagli decisi dal Ministro dell'economia. Questa è la logica che sovrintende a tutta la regolamentazione del suo Ministero.

Come noi possiamo parlare di riforma, se tutte le decisioni dipendono esclusivamente da precedenti decisioni di carattere finanziario che hanno impoverito strutturalmente la scuola? È vero, come lei ha detto poco fa, signora Ministro, che gli stanziamenti e le risorse non sono tutto per la scuola. È certamente vero. Ma senza risorse nessun progresso è possibile per il nostro sistema scolastico.

A conferma di questa politica di disinvestimento, i recenti regolamenti di riordino degli istituti professionali tecnici (che è la questione che le ho sollevato all'inizio) prevedono una ridefinizione al ribasso in termini di strutture e di organici. Signora Ministro, questa è la questione specifica sulla quale le chiedo di esprimersi.

Il Consiglio di Stato ha respinto il ricorso del suo Ministero, quindi un suo ricorso, avverso un'ordinanza del TAR, con il quale lei chiedeva la sospensione dei provvedimenti relativi alla riduzione delle risorse complessive. Il TAR aveva bocciato il provvedimento del Ministero, il Ministero aveva ricorso al Consiglio di Stato e il Consiglio ha bocciato la tesi del Ministero.

Ora, davanti a una decisione del Consiglio di Stato lei ha reagito immediatamente. Io le parlo sulla base del suo comunicato stampa, perché non conosco l'ordinanza del suo Ministero. Comunque, lei pubblicamente ha chiarito che la decisione del Consiglio di Stato per il Ministero è assolutamente irrilevante e che la notizia che il Ministero debba rifare le misure organizzative contro le quali il Consiglio di Stato si è espresso è una decisione priva di ogni fondamento.

Ora, qui abbiamo anche a che fare con principi generali di uno Stato di diritto. Esistono due decisioni dell'autorità giudiziaria amministrativa. La decisione del Consiglio di Stato, come lei sa, è definitiva. Ma per quale motivo il Ministero non deve dar seguito a una decisione precisa, con la quale il Governo viene dal Consiglio di Stato impegnato a prendere misure.... (Il microfono si disattiva automaticamente).

PRESIDENTE. Senatore Zanda, io le ridarò subito la parola, perché detesto togliere la parola. Le faccio solo notare che la segnalazione qui pervenuta era di sette minuti, su un dibattito già previsto di 2 ore e 50 minuti.

La invito solo a concludere.

ZANDA (PD). Signora Presidente, concludo senz'altro, ma l'argomento, signora Ministro, come lei sa, è talmente serio e talmente consistente che avrebbe meritato uno sviluppo ben più lungo dei sette minuti preventivati. La prego soltanto di voler essere precisa su quelli che sono i motivi per i quali il Governo ha ritenuto di non dare esecuzione, prima alla decisione del TAR e poi alla decisione del Consiglio di Stato. (Applausi dal Gruppo PD e dei senatori Pardi e Serra).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Giambrone. Ne ha facoltà.

GIAMBRONE (IdV). Signora Presidente, onorevoli colleghi, signora Ministro, abbiamo ascoltato con grande attenzione il suo intervento i cui contenuti, devo dire molto generici (spiace doverlo ribadire), confermano ancora una volta le nostre preoccupazioni e il nostro disagio.

Signora Ministro, la situazione della scuola in Italia ha assunto oggi più che mai carattere emergenziale. Siamo davanti ad un'emergenza culturale vera nel nostro Paese, sia con riferimento alla qualità dell'offerta formativa e alle condizioni in cui si opera, sia con riferimento ai livelli occupazionali. Tale situazione, com'è noto, sta generando forti tensioni e grande disorientamento nel mondo della scuola.

Quella che oggi vuol farsi passare per una riforma, e che ci trova in quest'Aula impegnati a dibattere, è piuttosto un preciso disegno irresponsabile di smantellamento della scuola pubblica.

L'inizio dell'anno scolastico, del resto, ha già anticipato gli effetti devastanti della vostra riforma, di questa riforma, che solo formalmente - non ci stancheremo mai di dirlo - porta il suo nome, trattandosi di una riforma connessa ad una manovra fortemente voluta dal ministro Tremonti; una riforma finalizzata ad assicurare solo risparmi al bilancio dello Stato e ad operare tagli indiscriminati e scellerati, senza alcuna considerazione nel merito per il progetto educativo - sì, il progetto educativo - e con conseguenze davvero devastanti se si pensa a tutti gli operatori della scuola e, soprattutto, agli studenti. Tutto questo ovviamente è in perfetta sintonia - ci teniamo a sottolinearlo - con l'azione politica complessiva dell'attuale Governo, se si fa riferimento anche ad altri interventi, come quello nel campo della cultura.

In questo quadro, signora Ministro (è questa la nostra maggiore preoccupazione), la scuola rischia purtroppo, nel più breve tempo possibile, di essere inesorabilmente destinata a non riuscire più ad assolvere ai propri compiti istituzionali: faccio riferimento ovviamente a quelli della diffusione delle conoscenze e, soprattutto, a quelli della formazione e della crescita.

Noi siamo convinti che dietro ogni riforma, signora Ministro, ci debba essere un'idea, un'idea vera; nel caso di specie si tratta invece di una riforma che non ha nulla a che vedere con un vero progetto di disegno riformatore. Si pensi ad esempio - vogliamo anche andare lontano - alla reintroduzione del maestro unico: signora Ministro, sono decenni che questa figura è stata superata definitivamente.

Non le sfuggirà che tutta l'esperienza di collaborazione dei docenti, che via via ha trovato maturazione nel tempo pieno, è stata estesa a tutta la scuola, diventando patrimonio ineludibile dell'intera istituzione scolastica. Non le sfuggirà altresì, signora Ministro, che la pluralità del corpo docente ha permesso al corpo docente stesso di approfondire la conoscenza delle diverse discipline, rendendo l'intera istituzione scolastica una vera e propria comunità di conoscenza.

Nonostante ciò, il Governo ha voluto invece solamente un ritorno al passato, che permettesse di ottenere nuovi risparmi ai danni della già tartassata scuola pubblica, cioè di fare cassa, per usare un'espressione più comune.

Ma le sembra questo, signora Ministro, il modo migliore di approcciarsi a tematiche così delicate? Ma ha mai fatto un giro conoscitivo nelle scuole? Se almeno questo avesse fatto, forse, piuttosto che liquidare l'intera riforma in tal modo, si sarebbe accorta che la scuola ormai non ha più neanche i fondi per sopravvivere: altro che progetti educativi!

Si è mai preoccupata in questi anni di garantire la qualità della scuola pubblica? Si è mai preoccupata di avere a cuore il progetto formativo scolastico? Si è mai preoccupata di lavorare per adeguare la scuola italiana agli standard europei?

Per capire realmente di cosa ha bisogno la scuola, bisognerebbe entrarci dentro, viverla con i professori, farsi raccontare da loro le loro esperienze ed utilizzare la loro esperienza affinché il servizio dell'istruzione possa innalzarsi e competere a livelli europei.

Questo ci si può aspettare da un Ministro dell'istruzione attento e responsabile; questo ci si può aspettare da un Governo credibile. Tutto questo purtroppo non è accaduto ed è sotto gli occhi di tutti, mentre è accaduto esattamente il contrario.

Non possiamo lasciare per strada questi insegnanti, che legittimamente speravano e continuavano ad avere diritto ad un posto di lavoro certo e stabile: per noi dell'Italia dei Valori costituiscono un grande patrimonio di cui il Paese non può fare a meno.

Siamo in presenza del più grande licenziamento di massa dell'Italia repubblicana, che avrà conseguenze - anzi che sta avendo già conseguenze - dure e devastanti nelle Regioni del Meridione. Nessuno di noi, né il ministro Tremonti, ha il diritto di entrare così pesantemente nell'esistenza della gente, di condizionarla così tanto da azzerarne il futuro. (Applausi dal Gruppo IdV).

Siamo fortemente convinti che bisogna investire nella scuola per dare al contrario agli studenti strumenti e preparazioni adeguate. Lo ha affermato magistralmente di recente anche il Capo dello Stato nel suo messaggio in occasione dell'inaugurazione del nuovo anno scolastico. Riformare si può e si deve, ma con giudizio, signora Ministro. Siamo convinti che occorra anche elevare la qualità dell'insegnamento, motivando gli insegnanti, offrendo loro sempre più risorse; questa è la nostra convinzione. La qualità, signora Ministro, è una precondizione essenziale e necessaria per lo sviluppo di un popolo. Se non si riconosce la priorità della ricerca e dell'istruzione, non si potrà mai assicurare al nostro Paese un adeguato sviluppo.

Noi dell'Italia dei Valori restiamo fortemente e quotidianamente al fianco dei docenti, dei dirigenti scolastici (che malgrado tutto saranno chiamati a garantire ove possibile il massimo della qualità didattica), del personale ATA (che a causa dei tagli è costretto ad operare in condizioni ormai impossibili), dei precari della scuola (a cui non è stato rinnovato il contratto dopo tanti e tanti anni di serio lavoro), degli studenti e dei genitori tutti; restiamo al fianco dei tanti che non vogliono rassegnarsi e che vogliono piuttosto battersi contro provvedimenti gravi e inaccettabili come quelli in questione e che ogni giorno ci proponete; restiamo al fianco dei tanti che non vogliono rassegnarsi. Lo abbiamo fatto con grande determinazione nelle piazze, nelle sedi dei provveditorati, nelle sedi degli uffici scolastici regionali, incontrando giorno dopo giorno tutti gli operatori.

Le assicuro, signora Ministro, è un coro unanime; io sono stato in Sicilia e ho girato tutte le Province, giorno dopo giorno, cercando di raccogliere le istanze di tutti quegli operatori per poi trasferirle opportunamente nelle sedi istituzionali. Lei ricorderà, signora Ministro, quante volte io stesso, nella qualità di componente della Commissione istruzione, ho esternato queste preoccupazioni e i tanti disagi. Ma quante volte le abbiamo invocato di fare insieme questa riforma? Lei lo ricorderà bene, ogni volta che è stata nella nostra Commissione glielo abbiamo chiesto con grande forza.

Siamo convinti che oggi il tema vero è che la scuola è diventata precaria, questo è il significato delle nostre parole. Operare tagli indiscriminati nel campo dell'istruzione equivale a rendere precario il futuro di una collettività. In altre parole, signora Ministro, se la scuola è precaria, lo saremo anche noi, lo saranno anche i nostri figli. La verità vera è che voi, signora Ministro, considerate le politiche culturali, le politiche legate alla scuola, all'università e alla ricerca come marginali rispetto a quelle economiche e di bilancio. L'istruzione è un bene pubblico, è un bene che appartiene a tutti. Nessuno può e deve arrogarsi il diritto di distruggere tutto ciò.

È per questo che non lasceremo solo chi ha il coraggio di far sentire la propria voce, dimostrando così amore per la nostra scuola e senso di responsabilità; quell'amore e quel senso di responsabilità che vediamo invece completamente assenti nell'azione di questo Governo. La scuola va salvata, signora Ministro, e per far ciò occorre prima di ogni cosa crederci e poi ancora l'impegno e la consapevolezza di tutti. Assumetevi la responsabilità di quello che state producendo nei confronti della scuola, nei confronti dei tanti professori, nei confronti del personale ATA, nei confronti degli alunni e dei genitori. (Applausi dai Gruppi IdV e PD. Congratulazioni).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Rusconi. Ne ha facoltà.

RUSCONI (PD). Signora Presidente, signora Ministro, vi è sempre una notevole fatica a distinguere il suo pensiero e gli obiettivi tra quello che ascoltiamo e leggiamo nei dibattiti televisivi o sulla stampa e quanto poi nella nostra quotidiana attività parlamentare ritroviamo nei provvedimenti o nelle risorse destinate nei capitoli di bilancio di riferimento. Vorrei allora proporle alcune delle domande che le famiglie, i docenti, gli studenti le rivolgerebbero se lei avesse l'opportunità di entrare in una scuola normale domani mattina.

Signora Ministro, non quale risposta normativa, ma rispetto alle bocciature che lei ha subìto da TAR e Consiglio di Stato, che cosa ha da dire a studenti e famiglie dal momento che nelle classi successive alla prima superiore negli istituti tecnici e professionali ha mantenuto i programmi e diminuito le ore di lezione? Quando pensa alla scelta politica della Germania del cancelliere Merkel di investire sul sapere 10 miliardi di euro, ritiene che quel Governo sprechi risorse, visto quello che dichiara sulla scuola italiana, o investa invece in speranza e futuro e dia possibilità ai suoi giovani di essere più competitivi nel mondo globale della conoscenza? Quella generazione di giovani capaci e meritevoli che lei di fatto esclude in questi cinque anni dalla carriera di insegnante.

Si continua a sentire anche oggi l'ipocrisia della lezione sul merito, si continua a chiedere così tanto alla scuola, a volte troppo (l'insegnante che sostiene la famiglia, l'insegnante psicologo) e a chi insegna riconosciamo così poco, anche e soprattutto economicamente. Lei ci ha inondato di pagine, discorsi, norme sul merito con l'introduzione di meccanismi retributivi che dovrebbero prevedere insegnanti migliori, tranne poi cancellare nell'ultima manovra finanziaria il comma 9 dell'articolo 64 della legge n. 133 del 2008 fino alla fine del 2012. Abbiamo capito bene: fino alla fine del 2012! Ebbene, signora Ministro, penso che la maggior parte del mondo della scuola non voglia attendere né così a lungo, né questo Governo, né lei come Ministro.

Si è mai chiesto, signora Ministro, perché, dopo l'approvazione in 7a Commissione del decreto-legge n. 112, con il taglio di 8 miliardi di euro nel luglio del 2008, non solo il Capogruppo del Partito Democratico, ma il capogruppo del PdL Asciutti e quello della Lega Pittoni chiesero l'audizione urgente del ministro Tremonti per i tagli eccessivi, come risulta agli atti? Secondo lei, signora Ministro, la chiesero per motivi ideologici, come ha detto pochi minuti fa, o perché volevano parlare col proprietario della borsa?

Vede, signora Ministro, almeno con la legge Moratti-Bertagna si era di fronte a un progetto, discutibile ma che imponeva un confronto. Grazie a quel famoso articolo 64 della legge n. 133 del 2008 il riordino delle scuole superiori si è potuto ottenere solo con un parere in Commissione a mio parere, è una vergogna per il Parlamento), senza possibilità di emendamenti, di discussione in Aula, con i quadri orari che sono stati presentati senza i programmi che sarebbero arrivati quattro mesi dopo: l'importante è stato risparmiare sulla scuola pubblica. Tutte le ore disciplinari sono state ricondotte a frazioni di 18 per non avere nessuno «spreco», con ore a disposizione, conseguendo così, in taluni casi, l'assurdità della riduzione delle ore di inglese da quattro a tre perché 4 - lei ci insegna - non è sottomultiplo di 18. In questo lei ha veramente valorizzato l'inglese!

Dalla sua relazione, signora Ministro, emerge un'unica certezza: abbiamo una scuola più povera e anche una scuola più parcellizzata e più divisa, non per quel federalismo proclamato ma mai attuato, ma una scuola dove i più problematici, i diseredati, i disabili da oggi sono anche un po' più soli. E dicendo grazie, nonostante tutto, alla professionalità e all'impegno di tanti insegnanti, questa sua scuola che esclude e abbandona non ci piace. (Applausi dal Gruppo PD e del senatore Pardi).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Bevilacqua. Ne ha facoltà.

BEVILACQUA (PdL). Signora Presidente del Senato, signora Ministro, la voglio ringraziare non tanto per quanto lei ha detto in quest'Aula ma soprattutto per quanto ha fatto. Le cose che ha detto noi della maggioranza le conoscevamo già; i colleghi dell'opposizione le conoscevano già, ma fanno finta di non conoscerle.

Allora, perché la voglio ringraziare? Perché, a mio avviso, gli strali dell'opposizione si vanno sempre più rafforzando contro di lei. Perché lei, per quanto giovane, nel giro di due anni è riuscita ad approvare la riforma della scuola primaria e di quella secondaria e, se questa legislatura dovesse arrivare alla sua conclusione, sicuramente approverà, con il sostegno di una maggioranza compatta e coesa, anche la riforma dell'università. Tutto questo certamente non va giù alla sinistra, perché per loro è una scommessa persa. Dal ministro Berlinguer fino al ministro Moratti, tutti hanno tentato di varare una riforma della scuola e dell'università, ma non ci si è mai riusciti; lei invece sta portando a casa questo splendido risultato.

Le dicono che non si può fare una riforma senza soldi. Siamo d'accordo, però dimenticano che siamo nel mezzo di una crisi economica mondiale e non si rendono neanche conto che, per la verità, più che non fare una riforma senza soldi, bisogna spendere meglio i soldi che si hanno. Lei ha opportunamente ricordato che il 97 per cento del bilancio del suo Ministero è utilizzato per spese fisse e ciò non consente, con il 3 per cento di spesa per l'innovazione e la ricerca, di produrre grandi risultati.

L'opposizione si accanisce su questo precariato che non ha mai fine, ma dimentica che è stato prodotto da loro; anzi, mi sembra che lei ha già provato - e sta provando - a trovare una soluzione per questo problema. Tuttavia, l'assunzione di tale personale precario nel giro di sette anni comporta una mancata assunzione di neolaureati, e questo è un disagio che paga il Paese: bisognerà trovare una soluzione. Lei ha provato a indicarcela, peraltro parlando anche di numero chiuso per i docenti, cioè di far laureare una quantità di docenti che risponda alle vere esigenze della scuola, con un'aggiunta del 30 per cento - ce lo ha ricordato - per quelle che potrebbero essere esigenze non del tutto prevedibili, che si presenteranno nel momento in cui andranno a regime queste nuove norme.

L'avvio dell'anno scolastico è ritualmente un passaggio delicato, stante l'esigenza di trovare nuovi assetti nell'organizzazione scolastica e considerato che in essa è coinvolto tutto il Paese, tra studenti, famiglie, docenti, personale non insegnante.

Quest'anno in particolare è stato un avvio denso di novità, tenuto conto dell'entrata in vigore delle nuove norme sul secondo ciclo esaminate a lungo dal Parlamento. Si tratta di una riforma perfettamente in linea con l'obiettivo del Governo di restituire serietà alla scuola, senza tuttavia gravare sugli studenti in termini di eccessivo numero di ore e di materie.

Le polemiche che hanno investito l'inizio del nuovo anno risentono senza dubbio dell'impatto della riforma, che deve avere il tempo di essere monitorata a regime, una volta consolidata sull'intero quinquennio. Nessuno infatti sostiene che sia certamente perfetta: la si potrà modificare una volta che l'avremo monitorata a regime e avremo verificato gli effetti che essa avrà prodotto.

Peraltro, va sottolineato che le iscrizioni hanno premiato le novità e, per la prima volta, hanno valorizzato il settore tecnico-scientifico. Dai dati del Ministero emerge infatti che per il liceo scientifico, opzione scienze applicate (quella senza il latino), e per il riordino dei tecnici (in particolare nel settore tecnologico) l'aumento delle iscrizioni rispetto al precedente anno è dell'1,7 per cento. Inoltre, mi piace ricordare che, tra le principali innovazioni della riforma, hanno riscontrato il favore degli utenti il liceo linguistico (+1,3 per cento), il liceo delle scienze umane con opzione economica (+1,6 per cento), nonché - tra gli altri - i licei coreutici, le cui sezioni attivate sono al completo.

Sempre nel merito del riordino del secondo ciclo, faccio notare che le recenti pronunce del giudice amministrativo - questo anche per rispondere al senatore Zanda prima che lo faccia lei - non hanno affatto inficiato il nuovo sistema imponendo una revisione di tutte le classi 2a, 3a e 4a degli istituti tecnici, come da taluni polemicamente sostenuto sull'avvio dell'anno scolastico: anzi, il Ministero ha chiarito che si tratta esclusivamente di tener conto del parere del Consiglio nazionale della pubblica istruzione nella determinazione degli organici di riferimento della sentenza.

Quanto alle presunte riduzioni di posti per il personale docente, occorre segnalare che il Governo era già intervenuto per ridurre l'impatto sui precari, introducendo ad esempio il meccanismo della precedenza nell'assegnazione delle supplenze temporanee, inizialmente previsto solo per l'anno 2009-2010 dal decreto-legge n. 134 del 2009. Rammento che in tale occasione, in qualità di relatore, avevo proposto che la misura fosse estesa anche al 2010-2011, proponendo un emendamento poi trasformato in ordine del giorno e recepito dal Governo.

Adempiendo all'impegno assunto dinanzi al Parlamento, l'Esecutivo ha quindi provveduto a prorogare l'efficacia di quella disposizione attraverso il decreto-legge n. 194 del 2009. Si tratta evidentemente di un segnale di attenzione tanto della maggioranza, che ha sollecitato l'estensione delle norme al successivo anno scolastico, quanto dell'Esecutivo che si è fatto carico dell'attuazione concreta della disposizione al fine di garantire un margine a tali categorie di insegnanti. Per questi ultimi, peraltro, c'è comunque la possibilità di partecipare a progetti regionali, che offrono un altro sbocco lavorativo, seppure temporaneo. Quest'anno sono stati assunti 10.000 nuovi docenti e 6.500 nuove unità di personale ATA.

Non va poi dimenticata l'approvazione definitiva del nuovo regolamento sulla formazione dei docenti, che è stato a lungo all'attenzione della Commissione per l'espressione del prescritto parere, mediante il quale si attiverà una nuova modalità di formazione parametrata alle reali necessità, per evitare la creazione di ulteriore precariato.

Signora Ministro, vorrei parlare con lei del problema dell'edilizia scolastica, un tema al quale lei ha opportunamente accennato e che si presenta difficile, soprattutto nel Meridione d'Italia in cui tante scuole non sono a norma, in cui il rischio calamità naturali non può e non deve essere sottovalutato. Pertanto, anche se sugli interventi di cui lei parlava ho per la verità poche notizie, credo che bisognerà accelerare con gli interventi necessari per mettere a norma le scuole, oltre che attivare meccanismi per la realizzazione di nuove scuole.

Lei sa meglio di me che, soprattutto nel Mezzogiorno ma non solo, accade che tanti edifici di civile abitazione, laddove usare il termine «civile» spesso è un eufemismo, vengono utilizzati per allocarvi le scuole, creando tra l'altro un meccanismo di spese eccessive ed anche inutili, anche questo uno spreco di risorse rispetto al quale dovremmo forse intervenire per tempo. Provvedere ad un meccanismo più veloce e più snello per sistemare l'edilizia scolastica nell'ottica della costruzione di nuovi edifici e della messa a norma di quelli già esistenti, credo possa essere una cosa buona e saggia.

Penso che lei si debba attivare in questa direzione e sono certo che lo farà. Andiamo avanti, credo che stiamo operando bene, nell'interesse della scuola ma soprattutto del Paese. La maggioranza è compatta nel sostenerla, vada avanti e noi saremo sicuramente sempre con lei. Grazie e buon lavoro. (Applausi dal Gruppo PdL e del senatore Valditara).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare la senatrice Franco Vittoria. Ne ha facoltà.

FRANCO Vittoria (PD). Signora Presidente, ringrazio in primo luogo la signora Ministro per essere venuta a riferire in Senato sull'avvio del nuovo anno scolastico. Era un suo dovere, ma la ringraziamo ugualmente perché non tutti i suoi colleghi sentono un analogo dovere.

Lei ha dato una rappresentazione dell'avvio dell'anno scolastico che non corrisponde alla realtà. Nella realtà, nelle scuole, c'è una buona dose di caos, ma lei questo caos l'ha chiamato ordine, ed ha anche sostenuto che i tagli servono per una scuola migliore e per realizzare investimenti. Noi, sommessamente, vorremmo farle osservare che vediamo la realtà in modo diverso, e vogliamo dirlo alle famiglie italiane e agli studenti: vogliamo dire che il suo progetto di scuola e le misure che ha proposto sono parte consistente del fallimento politico e culturale del Governo di cui lei fa parte.

Le chiedo che cosa vi sia di epocale - come lei le ha definite - in misure assunte esclusivamente per sostenere un taglio di 8 miliardi e mezzo di euro in tre anni. Ci spieghi in base a quale teoria pedagogica dovrebbe essere migliore e più meritocratica una scuola con un'offerta formativa più povera, con meno ore di studio, con classi sovraffollate oltre misura e anche con problemi di sicurezza. Lei stessa ha ammesso che lo 0,4 per cento delle classi presenta un problema di sovraffollamento; si tratta di tantissime classi, decine e decine di migliaia di classi nel nostro Paese.

Ci spieghi perché dovrebbe essere migliore una scuola dalla quale è destinato a scomparire uno dei tratti migliori della nostra tradizione, il tempo pieno, che non è il doposcuola, non è un tempo parcheggio per i bambini che non saprebbero altrimenti dove stare nel pomeriggio. Il tempo pieno è una modalità didattica più ricca, più coinvolgente, più produttiva di risultati: quello fatto di 40 ore con la compresenza degli insegnanti. Ecco perché le scuole che si sono attrezzate per questo e le famiglie che hanno potuto apprezzarne i vantaggi sono preoccupate dalla sua riduzione.

Le cifre sul tempo pieno, quello vero, dicono che sono 70.000 gli alunni che ne sono rimasti esclusi, che sono 800 le classi in meno rispetto all'anno precedente e che se si fosse risposto positivamente alle nuove richieste, sarebbero state necessarie altre 2.000 nuove sezioni, naturalmente non concesse.

Certo, dice il Governo, come si fa ad assicurare il tempo pieno se bisogna ridurre il numero degli insegnanti? Ma è questo il punto!

Sembra incredibile, ma anche avere meno insegnanti di inglese, di informatica, oltre che di italiano, di storia, di musica, nella sua stravagante - me lo consenta - teoria pedagogica, è considerato un fatto di qualità. Come lo è il dimezzamento dei laboratori, l'impossibilità di fatto di esercitare l'autonomia.

È stato fatto un conto da una mamma: dalla scuola primaria alle superiori i nostri giovani studenti ed alunni perderanno due anni di insegnamento!

È una scuola migliore quella che si svolge in edifici vecchi, malmessi, troppo spesso non sicuri, dove mancano le risorse anche per garantire l'igiene minima e la pulizia dei locali? Cento milioni sono una cifra davvero soltanto simbolica.

Nella sua riforma "epocale" lei ha fortissimamente voluto il maestro unico, come ai tempi che furono. Ma lo sa, signora Ministro, che soltanto il 3 per cento delle famiglie lo ha scelto? Ed è stato scelto da un così ristretto numero di persone perché i genitori oggi sono più avvertiti, sanno scegliere ciò che è meglio per i loro figli. Hanno pensato, saggiamente, che non si poteva e non si deve distruggere ciò che ha fatto diventare un segmento di eccellenza la nostra scuola primaria, frutto di anni di investimenti in risorse umane, in insegnanti di grande valore e competenza, in una didattica moderna che mette al centro la crescita dei bambini in una fase cruciale per la loro maturazione.

Molti di quegli insegnanti, signora Ministro, oggi vogliono lasciare, abbandonare la scuola: vanno in prepensionamento. Si sentono demotivati, maltrattati anche, puniti dallo scarso riconoscimento del loro ruolo e della loro funzione formativa ed educativa.

A lei sembra legittimo e normale che si licenzino decine di migliaia di insegnanti con anni e anni di servizio alle spalle, che hanno partecipato a corsi di formazione, di aggiornamento? Insegnanti espulsi nel nome di una migliore qualità della scuola!

Lei ripete spesso - lo ha fatto anche oggi - che la scuola è stata considerata negli anni un ammortizzatore sociale. Ma lei, signora Ministro, confonde le cose: vi sono stati anni nei quali la scuola pubblica di qualità è stata la molla dell'emancipazione sociale, e per questa funzione - cioè la creazione di eguale cittadinanza - è stata al centro dell'attenzione della cultura, della ricerca pedagogica, delle istituzioni, della politica e quindi dei Governi.

Ci ritroviamo a rimpiangere quegli anni fecondi alla luce della scarsa cura, perfino del disprezzo, che questo Governo manifesta verso la scuola pubblica.

Purtroppo per il nostro Paese e per il futuro dei nostri giovani, tanto più rimpiangiamo quel tempo quanto più sarebbero necessari maggiore attenzione e maggiori investimenti per essere coerenti con la giusta strategia europea della costruzione della società e dell'economia della conoscenza. Con questo Governo siamo diventati il Paese che non dà il minimo contributo alla realizzazione di quella strategia. Ad esempio, avremo non meno, ma più dispersione scolastica. Inoltre quest'anno sono già alcune migliaia - lei non ne ha parlato, signora Ministro - i bambini in lista d'attesa per la scuola dell'infanzia: e sì che la nostra legge (ancora vigente) parla di generalizzazione della scuola dell'infanzia, il che significa che tutti i bambini ne hanno diritto. E poi, non sappiamo ancora se per l'anno che è appena iniziato saranno attivate le sezioni primavera.

L'Europa ci chiede di investire sull'educazione lungo tutto l'arco della vita, ma anche su questo si registrano disfunzioni e riduzioni di organico che portano ad avere nella scuola per adulti classi anche con sessanta studenti (sta succedendo a Firenze). E non ci dica, per favore, che occorre farsi carico tutti della crisi: nel luglio 2008, quando Tremonti e Berlusconi hanno deciso questi tagli, la crisi non si vedeva ancora all'orizzonte. E, comunque, ci spieghi perché altri Paesi, come la Germania o la Gran Bretagna, anche durante la crisi hanno consolidato ed accresciuto le risorse per l'istruzione e la formazione, mentre lei invece le ha drasticamente tagliate. Sappiamo tutti che nell'istruzione, nella formazione e nella ricerca sta la possibilità di sviluppo, di compatibilità e di dinamismo di una società. Altri Governi sono più conseguenti e più cooperativi rispetto all'obiettivo dell'Europa; noi no, ce ne allontaniamo. Come viene registrato dal rapporto OCSE, spendiamo per l'istruzione il 4,5 per cento del PIL. Siamo agli ultimi posti, insieme con la Slovacchia: la media europea è del 5,7 per cento.

Quei tagli corrispondono ad una convinzione, signora Ministro, e ad un progetto: indebolire la scuola pubblica per realizzare risparmi e per dare più forza alle scuole private, quelle fatte per i ceti più abbienti e in grado di formare le classi dirigenti. Altro che scuola come ascensore sociale! Con le sue cosiddette riforme epocali, la mobilità sociale nel nostro Paese, già molto scarsa, si ridurrà ancora di più. Avete perfino ridotto l'obbligo scolastico, consentendo l'apprendistato a quindici anni. La verità è che la destra sta disegnando una scuola meno inclusiva e che dà meno opportunità ai giovani. Noi le rimproveriamo, signora Ministro, di non tutelare i settori sui quali il suo Dicastero ha la competenza, settori fondamentali per lo sviluppo sociale, civile ed economico del Paese. Le rimproveriamo di accettare senza condizioni di essere il braccio operativo del Ministro dell'economia. Oggi, purtroppo, ce lo ha confermato. (Applausi dal Gruppo PD).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Valditara. Ne ha facoltà.

*VALDITARA (FLI). Signora Presidente, signora Ministro, nel nostro programma elettorale noi abbiamo messo, come primo punto della riforma della scuola, la rivoluzione del merito. Io credo che la rivoluzione del merito sia la vera rivoluzione di cui abbia bisogno la scuola italiana.

Sotto questo profilo e da questo punto di vista, io sono d'accordo con lei e sono d'accordo con l'operato svolto da lei e dal Ministro dell'economia, basato sul presupposto che la scuola italiana avesse bisogno di alcune razionalizzazioni. D'altro canto, non è lei il primo Ministro ad aver avviato queste razionalizzazioni; lo avevano già fatto il ministro Moratti e poi, successivamente, anche il Governo di centrosinistra. Non dimentichiamo che i tagli agli organici vennero già attuati in misura significativa nella passata legislatura.

Una delle cose che ho apprezzato e che noi di Futuro e Libertà apprezziamo in modo particolare è la previsione che una parte dei risparmi derivanti dai tagli di organico sia destinata alla valorizzazione del merito. Ed è proprio su questo punto che io, signora Ministro, le chiedo di proseguire in quella logica meritocratica che è alla base del programma elettorale ed anche delle sue dichiarazioni programmatiche. Quel 30 per cento doveva essere destinato a valorizzare la professionalità dei docenti, cioè a pagare di più gli insegnanti bravi.

Lei aveva anche quantificato - se non ricordo male - una cifra importante, qualcosa come 2 miliardi e 400 milioni di euro o qualcosa di simile. Si trattava quindi di una cifra significativa, che avrebbe potuto e potrebbe, se utilizzata correttamente, rappresentare finalmente una boccata d'aria fresca per la nostra scuola, che è sempre stata molto egualitaria e non ha mai valorizzato chi è bravo, chi si aggiorna, chi fa il proprio dovere fino in fondo e chi ottiene risultati di qualità.

Affermo con molta franchezza che non ho apprezzato (al riguardo le chiedo di intervenire sul ministro Tremonti affinché in prospettiva si possa recuperare tale spirito) il fatto che quel 30 per cento sia stato destinato a liquidare scatti stipendiali ingiustamente tagliati. È evidente che, se usiamo i risparmi destinati a valorizzare chi è bravo semplicemente per pagare scatti automatici di stipendio, non realizziamo la rivoluzione meritocratica.

Signora Ministro, mi consenta di aprire una breve parentesi per chiedere come mai ciò sia stato deciso per la scuola e non anche per l'Università, per la quale invece ritengo si debba agire con eguale convinzione. Noi abbiamo realizzato una rivoluzione autenticamente meritocratica: per la prima volta nella pubblica amministrazione, con riferimento ai docenti universitari, gli scatti non sono più automatici, ma sono legati ai risultati raggiunti. Allora, vorrei capire perché si danno nuovamente gli scatti agli insegnanti (come è giusto e sacrosanto) e ai magistrati (come è giusto e sacrosanto), scatti che peraltro sono automatici, ma non si ridanno integralmente anche ai docenti universitari. Non mi riferisco soltanto ai giovani ricercatori, ma a tutti quei docenti universitari che raggiungano risultati di qualità, che facciano buona ricerca e buona didattica. Concludo qui la parentesi.

Quindi, il fatto di pagare di più gli insegnanti bravi costituirebbe la vera rivoluzione. Al riguardo quest'estate ho letto le valutazioni di alcuni esperti. Cito, ad esempio, Attilio Oliva di "TreeLLLe", il quale ha giustamente sottolineato che questa è la vera, grande, rivoluzione che attende la scuola italiana. Ebbene, io ritengo che dobbiamo avere il coraggio di insistere in questa direzione, un coraggio che nessuno ha mai avuto fino in fondo. Il merito non deve essere inteso infatti soltanto nel senso punitivo, cioè nel senso di dare meno soldi a chi non li merita, ma deve essere finalmente inteso anche in senso di valorizzazione, cioè pagando di più chi - vivaddio! - lo merita.

Per quanto riguarda le risorse, sottolineo che esse certamente rappresentano una priorità. Voglio però aggiungere (concludendo la mia brevissima polemica) che, se troviamo le risorse per pagare le multe sulle quote latte, a maggior ragione dovremmo trovare i soldi per pagare gli scatti meritocratici per i docenti. (Applausi dei senatori Soliani, Garavaglia Mariapia e Serra). Ritengo che, da questo punto di vista, si tratterebbe di un investimento senz'altro più giusto e più importante per la collettività.

Signora Ministro, sottolineo che la vera riforma che lei dovrà intraprendere nei prossimi mesi, nei prossimi due anni e mezzo di governo, su cui noi le daremo convintamente il nostro appoggio, è quella del reclutamento: questa è la vera grande riforma, insieme a quella della valorizzazione del merito, che attende la scuola italiana. Tale riforma si accompagna e va di pari passo alla valutazione dei risultati raggiunti da tutte le scuole, ma al riguardo credo che lei abbia le idee molto chiare.

La riforma del reclutamento è decisiva perché per la prima volta segnerebbe un cambiamento di rotta rispetto ad un passato in cui sostanzialmente la formazione ed il reclutamento degli insegnanti erano affidati a meccanismi di matrice sindacale, fino ad una certa epoca, l'epoca delle ope legis, e poi alle Scuole di specializzazione per l'insegnamento secondario (SSIS). Queste ultime hanno rappresentato un primo tentativo di introdurre criteri meritocratici nella formazione e selezione degli insegnanti, ma non hanno - a mio avviso - raggiunto quei risultati che probabilmente una seria riforma, come quella in discussione alla Camera dei deputati, potrebbe assicurare alla scuola italiana.

Vi è poi un tema di grande importanza sociale (è inutile negarlo!), cioè quello del precariato. Considero disonesto chi sostiene che la colpa del precariato sia da attribuire a questo Governo: non è colpa dell'attuale Esecutivo né di quello precedente (proprio il ministro Fioroni chiuse le graduatorie e le mise ad esaurimento). Da questo punto di vista, infatti, il problema del precariato affonda le sue radici in una politica sbagliata avviata nella Prima Repubblica.

In ogni caso, si tratta di un grande problema sociale. Noi dobbiamo avere il coraggio di dichiarare in quanti anni intendiamo assorbire i precari. Innanzi tutto, dobbiamo avere le idee chiare sul loro reale numero perché sento spesso fare affermazioni diverse al riguardo. Ad esempio, oggi ho appreso che sono 220.000 gli iscritti alle graduatorie ad esaurimento; altre volte si parla di 150.000 persone. Insomma, le cifre sono spesso ballerine. Ripeto, quindi, che anzitutto è doveroso fare una precisazione.

E poi bisogna dire quanti e in quanti anni verranno assorbiti perché si tratta di padri e madri di famiglia; di persone che mantengono delle famiglie; hanno necessità di avere una rassicurazione sul proprio futuro. Credo che da questo punto di vista dobbiamo dare delle certezze; dobbiamo iniziare a pensare quante risorse vogliamo mettere sul tavolo per poter risolvere questo grande problema sociale. Quando si parla, infatti, di centinaia di migliaia di persone è evidente che non possiamo scherzare. Non possiamo congedare gli insegnanti dicendo loro che hanno svolto la loro funzione decorosa un po' sottopagati; un ringraziamento e tanti saluti. Credo sia assolutamente doveroso svolgere una funzione di chiarezza e certezza, che credo sarebbe molto apprezzata; se vi assolvessero, il suo Ministero e questo Governo sarebbero i primi nella storia della scuola italiana e ne avrebbero il merito.

Da questo punto di vista nella scorsa finanziaria avevo avanzato la proposta, che ripresenterò nella prossima manovra, dei prepensionamenti volontari (parlo della famosa quota 93) che ebbe uno straordinario successo sia nel mondo degli insegnanti attualmente in servizio che in quello dei precari perché libererebbe molti posti. Si era calcolato insieme ai sindacati che si sarebbero potuti liberare circa 20.000 posti all'anno. Ricordo che lei, signor Ministro, fu personalmente favorevole e mi dette in linea di massima una disponibilità. I calcoli che fece l'economia - mi permetto di dirlo - erano chiaramente sbagliati, tant'è vero che gli esperti del suo Ministero li avevano contestati e credo che da questo punto di vista il costo dell'operazione sarebbe di qualche decina di milioni di euro per il meccanismo delle compensazioni, che è inutile che riassuma qui.

Chiedo, signor Presidente, visto che il tempo a mia disposizione sta per esaurirsi, di utilizzare qualche minuto tra quelli concessi al senatore Viespoli che non può intervenire.

Veniamo ora al discorso delle risorse per l'offerta formativa. In Commissione istruzione, approvando il piano dell'offerta formativa presentato dal suo Ministero, abbiamo posto una condizione molto precisa. Le condizioni non possono essere considerate delle parole vuote perché hanno un significato molto preciso nel linguaggio parlamentare. La condizione era che nella prossima finanziaria gli stanziamenti per l'offerta formativa tornassero a crescere di qualche decina di milioni di euro. Non si tratta di cifre enormi perché il capitolo di spesa è relativamente modesto, ma è importante per alcuni settori strategici. Penso, per esempio, alla riforma che lei ha fatto dell'insegnamento dell'inglese nelle scuole elementari. È chiaro che se continuiamo a tagliare i soldi per la formazione di questi insegnanti che non conoscono la lingua inglese, prendiamo in giro le famiglie perché queste si attendono che nelle scuole elementari il bambino impari l'inglese quando, invece, si trova magari davanti un persona che, a parte qualche verbo e qualche sostantivo, non riesce a parlare in inglese di fronte al bambino.

Ritengo che un investimento in questo senso sia assolutamente importante, come lo sarebbe quello per la formazione degli adulti e l'integrazione degli stranieri. Si tratta di temi su cui con qualche piccolo sforzo finanziario in più credo si possano raggiungere risultati significativi. A proposito dei bilanci di istituto, noi siamo d'accordo sulle razionalizzazioni d'organico perché certamente la scuola italiana è stata oggettivamente, per tanti anni, un grande centro di collocamento: va detto con grande chiarezza e bisogna riconoscerlo, amici dell'opposizione, perché tutte le persone serie che si occupano di scuola non possono negarlo -.

Tagliare però sui bilanci d'istituto credo sia un errore, perché è vero che adesso forse qualcuno drammatizzerà in modo eccessivo, ma certamente i soldi a disposizione delle scuole sono molto limitati e credo che la funzionalità delle scuole debba essere sempre e comunque garantita.

Vi è, infine, il tema dell'edilizia scolastica. Quando ero assessore provinciale a Milano feci fare uno studio sulla scuola intelligente e risultò che alcuni accorgimenti rendono molto più efficace l'insegnamento e l'apprendimento dei bambini. Credo che l'investimento nell'edilizia scolastica sia veramente importante. L'anno scorso le proposi di avviare una Commissione d'indagine per vedere come vengono spesi questi soldi soprattutto a livello di enti locali. Mi risulta infatti che in certe Regioni d'Italia vi siano scuole nuove, costruite da tempo e mai inaugurate, che vanno in rovina perché comuni, amministrazioni locali preferiscono affittare da privati, a prezzi esorbitanti, appartamenti ed edifici fatiscenti, anziché utilizzare scuole costruite con i soldi pubblici.

Allora, sarebbe utile cercare di capire come vengono utilizzate le risorse che la comunità, lo Stato, le province e i comuni spendono per realizzare nuove scuole in Italia. In ogni caso, credo che scuole moderne, insieme ad insegnanti motivati, possano realizzare quel salto di qualità e quel grande obiettivo della scuola italiana che è la promozione sociale. Signora Ministro, rispetto ad altri Paesi l'Italia non ha soltanto un deficit riguardo alla formazione dei nostri ragazzi, ma anche un deficit di promozione sociale. In sostanza, mentre altri Paesi utilizzano la scuola e l'università per cercare di elevare e promuovere fasce sempre più diffuse di popolazione giovanile; la nostra scuola, invece, non realizza questa importante funzione sociale.

Per questo, signora Ministro, le chiedo veramente di dare, nella prossima legge finanziaria, un segnale di svolta per la scuola e per l'università - che non sia soltanto un impegno di facciata - a iniziare proprio dal discorso relativo alle risorse perché credo che il tempo dei tagli sia ormai finito. Tagli che si sono rivelati importanti e razionalizzazioni che sono state necessarie; ma credo che ora sia arrivato il momento di investire. (Applausi dal Gruppo FLI).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Garavaglia Mariapia. Ne ha facoltà.

GARAVAGLIA Mariapia (PD). Signora Presidente, signora Ministro, mi creda, sono sincera nel dire che non mi rallegro nel dover contestare ciò che lei ci ha detto e nel ricordare alcune cose che andrebbero fatte.

La Presidenza ci ha consentito una bella occasione: partecipare all'inaugurazione dell'anno scolastico parlandone in questa sede. Avremmo però voluto ascoltare quanti ragazzi e quanti bambini il 15 settembre sono entrati in classe, se sono aumentati o diminuiti, quanti sono gli stranieri, cosa accade per le persone disabili e quanti insegnanti in meno specialistici ci sono.

Come si fa, signora Ministro, a insegnare inglese, se non si è di madre lingua, solo con un aggiornamento di 150 o 200 ore? Sappiamo tutti che non si può, da adulti, imparare bene una lingua. E perché mai impariamo a vivere facendo roccia e tutte quelle attività che sembrano paramilitari quando, invece, abbiamo bisogno di palestre, di educazione civica, di educazione fisica: bisogna far crescere nella competizione, ma in quella sportiva, che insegna anche a rispettarsi.

Se penso alle palestre e all'educazione fisica penso all'ultimo punto da lei citato, poco fa richiamato anche dal senatore Valditara, il cui intervento sembrava quasi da oppositore. Ci sono situazioni particolari, l'ha detto il Sottosegretario alla protezione civile; e allora, chiedo quali e quante scuole meriterebbero interventi. E allora, questo Governo che vuole tanto investire in infrastrutture, perché non pensa a un piano pluriennale straordinario di edilizia scolastica? Avemmo un grande Ministro che pensò così e realizzò per la sanità un programma decennale in sede di finanziaria.

Signora Ministro, abbiamo assistito all'inizio dell'anno scolastico. Abbiamo nipoti, persone amiche e sappiamo che molti alunni non entrano alla prima ora perché non c'è ancora l'insegnante. Lei ha citato i dirigenti e gli insegnanti: a loro e alle loro famiglie va il nostro ringraziamento perché, tutto sommato, la scuola italiana, anche con un po' di proteste, è una scuola che assorbe.

Forse, bisognerebbe dirlo anche al ministro Brunetta che abbiamo questo corpo insegnante meritevole. (Applausi dal Gruppo PD). Ha in mente, signora Ministro, cosa sono le insegnanti in certe città del Sud, in certi quartieri? Sono davvero martiri del sistema democratico, perché la meritocrazia senza la democrazia diventa selezione. Ma selezione di chi? Una scuola che compito ha se non quello di non perdere nessun talento del Paese? Abbiamo bisogno di portare avanti tutti, al massimo delle capacità di ciascuno. È un loro diritto, ma è un diritto del Paese avere talenti, altrimenti lo sviluppo di questo Paese chi lo garantisce? Tutti gli altri Governi che hanno realizzato tagli pesanti di finanza pubblica hanno salvato la scuola, l'università e la ricerca.

Lei ci ha ricordato ancora oggi che il 30 per cento dei fondi, una percentuale notevole, sarebbe dovuto andare a verificare la capacità degli insegnanti, con una gratificazione, in modo da sapere, alla luce di una valutazione, su chi si possa contare per una scuola migliore. Questo 30 per cento per ora non è stato distribuito; gli altri soldi sono andati ad altri settori. Mi chiedo allora: che priorità hanno il sapere, la scuola, l'elevazione culturale del nostro Paese? Il «manteneteli ignoranti e saranno ubbidienti» è la cosa più drammatica in un sistema democratico, perché non ci sarà capacità critica. Noi non vogliamo che la pensino tutti come noi, ma che siano liberi di pensare. E dove è la capacità creativa della scuola? Guardi, Ministro, che ci sono delle scuole strepitose, anche nel Sud. C'è una scuola al Sud nella quale si va solo con la smart card.

ASCIUTTI (PdL). A Brindisi, l'istituto Majorana.

GARAVAGLIA Mariapia (PD). Esatto, senatore Asciutti, l'abbiamo visitata insieme.

Signora Ministro, questa parentesi aperta con il collega Asciutti mi fa venire una gran voglia di chiedere alla Presidenza del Senato una Commissione come quella che abbiamo sul Servizio sanitario nazionale. I parlamentari potranno in tal modo girare e verificare il livello della qualità degli edifici e quanti ragazzi ci sono in classe; può darsi infatti che un numero di 30-35 ragazzi per classe sia elemento costitutivo anche di una relazione particolare, ma c'è un problema di vivibilità, di quanti metri quadrati sono necessari per l'aria, per il respiro, per poter stare in una classe.

Ciò che lei ci ha riferito oggi purtroppo ci crea rammarico. La scuola dovrebbe essere la sede di un'attenzione unitaria da parte di tutti i Parlamenti, e noi ci accontenteremmo del nostro Parlamento italiano. A noi sembra che questo Governo, tramite lei, purtroppo non abbia ancora detto al Paese che la scuola è il vero tesoro da far fruttare. Questa è una scuola povera di contenuti, di insegnanti e di fondi; una scuola povera che renderà povero il Paese. (Applausi dai Gruppi PD, UDC-SVP-Aut:UV-MAIE-IS-MRE e del senatore Pardi).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Vaccari. Ne ha facoltà.

VACCARI (LNP). Signora Presidente, signora Ministro, anch'io vorrei partire da alcuni dati, non solo perché sono ingegnere, ma anche perché credo che i numeri rappresentino la maniera migliore di conoscere la realtà, al di là di sentimenti ed opinioni personali assolutamente rispettabili. Mi soffermerò in particolare sulla mia Regione, il Veneto, e sulla mia provincia, Belluno, con quello spirito federalista che rappresenta il nostro movimento, la Lega Nord. I dati di tutte le Province del Veneto, ricavati dal sistema informativo, ci dicono che dal 2005-2006 ad oggi abbiamo avuto un aumento delle iscrizioni degli alunni (da 24.838 a 25.462).

Abbiamo avuto anche una contrazione delle classi (da 1.363 a 1.332); solo nell'ultimo anno sono diminuite di 22. Poi entrerò nel merito di tali dati per analizzarli e comprenderli meglio. È da notare un aspetto importante: le classi della scuola dell'infanzia sono invece aumentate. I docenti sono passati dai 2.627 del 2005-2006 a 2.313.

Cosa ci dicono in dettaglio i suddetti numeri? L'aumento di alunni frequentanti nella nostra Regione è dell'1,1 per cento; nella mia provincia montana è dello 0,5 per cento, mentre il totale degli alunni per classe, sempre nella mia provincia, è all'incirca di 19, 12 alunni. Non capisco pertanto da dove vengono fuori i numeri drammatici citati. Devo pensare che ci sono delle realtà dove le risorse non sono state impiegate nella scuola, ma forse in altre attività più voluttuarie o meno importanti, diversamente da quanto abbiamo ritenuto di fare nel nostro Veneto, ossia investire nella scuola e nell'edilizia scolastica. Il numero degli alunni per classe, appunto, si attesta su una media di 19 nella mia provincia, mentre la media della Regione è di 21,17. Giustamente, la nostra media è più bassa per un problema legato alla presenza della montagna, e su questo punto ritornerò. La media regionale è di 21,17, a fronte pure di quell'aumento di alunni e di diminuzione di insegnanti e di classi, rispetto al dato del 20,29 relativo all'ultimo quinquiennio. Il numero, quindi, non si discosta, anche se è leggermente aumentato, rispetto a un valore precedente.

Interessante, invece, per comprendere anche la proiezione futura nell'occupazione, le aspettative dei giovani e le tendenze che stanno avanzando, è considerare come sono avvenute le iscrizioni al primo anno delle scuole superiori di secondo grado. Si riscontra un netto aumento di iscrizioni nei licei. Questo è un dato molto importante, da tener presente e, forse, anche le riforme portate avanti hanno stimolato i ragazzi a iscriversi a questo tipo di scuola. Sostanzialmente, vi è una tenuta, un'uguaglianza, forse una leggera contrazione degli istituti tecnici e una forte flessione degli istituti professionali. Anche questo è un dato da tenere in considerazione, perché sulla scuola professionale, invece, io ritengo che si debbano fare investimenti e incentivazioni.

Come dicevo, vi è stato un numero di iscrizioni molto alto nella scuola dell'infanzia, dovuto specialmente alla presenza di immigrati, cioè di alunni con cittadinanza non italiana, presenti sul territorio da solo un anno. Diversamente nella scuola primaria gli alunni con cittadinanza non italiana appartengono per gran parte a famiglie che hanno una presenza in Italia superiore ai due anni.

Questo dato dice anche molto di quelli che sono i flussi e le tendenze demografiche per il futuro. In modo particolare, questo fortissimo aumento percentuale (pari al 18,8 per cento) relativo agli alunni con cittadinanza non italiana nelle scuole dell'infanzia va tenuto in considerazione per gli effetti negli anni futuri. Questi alunni si riverseranno, ovviamente, nelle scuole primarie e andranno a modificare quei rapporti già in tendenza all'aumento.

Quanto alle provenienze di questi alunni, i due Paesi principali sono la Romania e il Marocco (il primo con una percentuale di presenza poco al di sopra del 15 per cento e il secondo con una percentuale appena sotto il 15 per cento).

Per quanto concerne il personale docente, argomento che ho sentito più volte richiamare anche dai colleghi dell'opposizione in questa Aula nel corso dei loro interventi, in base ai rapporti a nostra disposizione, il rapporto alunni/docenti è di 12,24. Non credo che questi numeri scandalizzino e, forse, sono anche al di sotto delle medie europee. Siamo partiti da un rapporto di 10,76, dato che non rispettava assolutamente, secondo me, un giusto utilizzo delle risorse economiche per quanto riguarda la scuola.

Un dato interessante riguarda il personale ATA, che ha subito negli ultimi due bienni una forte riduzione. Su questo punto ritornerò, in modo particolare per quanto riguarda il personale amministrativo, che ritengo debba mantenere una presenza importante nella scuola stante il lavoro che svolge. A mio avviso, invece, esistono margini di manovra e di intervento per quanto riguarda i collaboratori scolastici, quelli che - e non me ne vogliano - vengono anche definiti (quanto meno dalla gente comune, in ogni caso quando andavo a scuola io e anche in maniera molto rispettosa) bidelli.

Voglio poi portare alcuni contributi alla discussione e al dibattito relativamente agli interventi che lei sta attuando, signora Ministro. Innanzitutto, abbiamo visto, e possiamo affermarlo con assoluta tranquillità e serenità, che i tagli ai docenti non hanno avuto alcun effetto negativo nella scuola, per quella che è stata la nostra esperienza. A meno che non si voglia ricordare in maniera nostalgica l'organizzazione per moduli che, peraltro, era già condannata surrettiziamente prima dell'attuale riforma. Se se parliamo a tu per tu con gli insegnanti, infatti, questo dato viene riconosciuto. Non prendiamoci in giro, per piacere.

Un grande impatto non vi è stato neanche per quanto attiene all'occupazione dei docenti, perché la diminuzione viene compensata, in tutto o in parte, dai pensionamenti. Posso quindi confermare, signora Ministro, che quanto è stato da lei relazionato avviene non solo a livello nazionale, ma anche nella mia Regione e nella mia Provincia.

L'anno scolastico è iniziato regolarmente per quanto riguarda la scuola secondaria di primo grado e devo dare atto agli insegnanti di essersi impegnati nella programmazione di un anno di lavoro del quale recepiscono la portata, soprattutto per la riforma della scuola secondaria di secondo grado. Non dimentichiamo, infatti, che la riforma della scuola secondaria di secondo grado si riflette anche sulla scuola secondaria di primo grado, perché diventa necessario preparare gli studenti alle novità che incontreranno. Ringraziamo dunque gli insegnanti che hanno capito questo e che stanno lavorando sulla programmazione tenendo conto di tale riforma.

A tal proposito si avverte altresì la necessità di un'informazione/formazione capillare, stante la priorità di una scuola media che diventi una scuola sempre più orientante.

Riprendendo poi un discorso che è stato affrontato prima, per quanto riguarda le modalità di valutazione di apprendimento da poco introdotte, ferma restando la validità dell'INVALSI, viene avvertita la mancanza di un sistema nazionale di valutazione che fissi i saperi irrinunciabili attraverso obiettivi minimi ed inderogabili per ciascuna classe e per ciascuna disciplina.

Con riferimento invece alla gestione educativa degli alunni mediante l'applicazione dello Statuto degli studenti e delle studentesse, si riscontrano con alcune difficoltà, per gli ostacoli dovuti spesso a scarsa considerazione della scuola da parte delle famiglie, che faticano a riconoscersi nel patto di corresponsabilità da poco introdotto, dalla cui corretta applicazione trarrebbero vantaggio tutti gli operatori scolastici, sovente demotivati dalla perdita del proprio ruolo e del proprio prestigio.

Voglio concludere richiamando tre questioni nodali, che ritengo debbano essere affrontate.

La prima riguarda la diminuzione del personale ATA, in particolare dei collaboratori scolastici. A questo proposito ricordo che, quando queste figure professionali erano in carico ai Comuni, le piante organiche erano numericamente molto inferiori; con il passaggio allo Stato vi è stata una proliferazione di assunzioni, con un'esplosione dei costi, per cui è giusto che si rientri in parametri più corretti. Questo è un dato di fatto incontrovertibile, anche se bisognerà individuare delle diverse modalità di occupazione per questi soggetti. È innegabile comunque che da questo punto di vista ci sia uno spreco, che anche il nuovo federalismo ovviamente aiuterà ad eliminare.

Chiedo poi un'attenzione particolare ai servizi di montagna e ai parametri da utilizzare per mantenere tali presidi, la cui eliminazione sarebbe un primo elemento verso uno spopolamento della montagna, con tutti i danni che ne potrebbero derivare per il nostro Paese.

Da ultimo, richiamo anch'io il profilo della messa in sicurezza degli edifici. Già molto stanno facendo i nostri Comuni, che investono nonostante le difficoltà di bilancio, ma ben vengano anche i contributi da parte del Governo.

Signora Ministro, la ringraziamo per l'attività che sta svolgendo. (Applausi dai Gruppi LNP e PdL).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Ceruti. Ne ha facoltà.

CERUTI (PD). Signora Presidente, signora Ministro, l'anno scolastico che è da poco iniziato si svolgerà in gran parte in concomitanza con il 150° anniversario dell'Unità d'Italia e della nascita dello Stato italiano.

Si tratta di una celebrazione importante, ma penso che, se una grande innovazione dello Stato unitario italiano c'è stata (ciò del resto vale per tutti gli Stati europei), questa è stata proprio l'invenzione della scuola pubblica: la scuola pubblica nasce contestualmente allo Stato italiano. Come abbiamo imparato fin dalle scuole elementari, fatta l'Italia, bisognava fare gli italiani, e il compito sostanziale di fare gli italiani fu affidato alla scuola pubblica, che fu inventata per questo, con l'obiettivo di educare alla cittadinanza, non nell'ora dell'educazione civica, ma attraverso tutte le materie, come si diceva una volta, attraverso tutte le discipline. In particolare, il cittadino italiano sarebbe stato costruito attraverso la competenza del sapere leggere, scrivere e fare di conto, proprio per evolvere la capacità di esercizio consapevole dei diritti-doveri della cittadinanza.

Gli ultimi decenni della storia repubblicana sono caratterizzati dallo sviluppo dei successi in questo compito della scuola pubblica attraverso l'introduzione e la quasi piena realizzazione del principio universale del diritto allo studio, e la sua estensione a un'età dello sviluppo del bambino e dell'adolescente sempre più avanzata.

Per questo noi viviamo tempi interessanti e lei, signora Ministro, si trova ad avere il privilegio e l'onere di fare il Ministro della scuola e dell'educazione in un'età molto interessante, perché è un'età di crisi ma, proprio per questo, è un'età che chiede alla politica l'esercizio dell'arte del possibile. Quello che lei sta facendo nello svolgere questo ministero è - glielo riconosco - assolvere al compito di elaborare un racconto dell'innovazione della scuola pubblica italiana, ma la forbice fra la realtà e questo racconto si è allargata sempre di più.

Certo, è cominciato in salita. La realtà è quella dei vincoli economici introdotti dal ministro Tremonti, che svolge in gran parte, lui stesso, il compito e il ruolo di Ministro dell'educazione, e il suo tentativo di dare senso a questi tagli radicali è veramente impervio. È cominciato in salita - dicevo - nel primo decreto-legge di due anni e mezzo fa, allorché si tagliarono, tutti d'un colpo, 8 miliardi e mezzo di euro alla scuola. Il decreto, nel paragrafo fatidico che introduceva la figura del maestro unico, esordiva così: per le esigenze della razionalizzazione economica si introduce la figura del maestro unico. Non per esigenze pedagogiche. E il suo tentativo di dare senso a questa gaffe iniziale è un po' la cifra che ci porta ad oggi.

Lei non ce la fa più, signora Ministro, a svolgere questo compito di dare senso ad una realtà che si sta sbriciolando. Non sto a ripetere la differenza fra il racconto e la realtà, che è stata ricordata dai miei colleghi, non ultimo anche dal collega Valditara, della maggioranza.

Presidenza del vice presidente NANIA (ore 18)

(Segue CERUTI). Il problema su cui voglio concludere è il seguente: anche nella sua relazione di oggi sull'inizio dell'anno scolastico non ci ha parlato della scuola, ci ha dato alcuni numeri. Lei stessa ci ha ricordato: "se guardiamo i numeri". No, proviamo a guardare le scuole, proviamo ad entrare davvero nelle classi scolastiche.

Oggi le classi sono segnate da una grande sofferenza, da una grande difficoltà, ma soprattutto non sono accompagnate dalla domanda che noi, che abbiamo la responsabilità di riformare davvero la scuola, ci dobbiamo porre: che cos'è oggi la scuola? Quali sono i reali bisogni formativi dei bambini e degli adolescenti?

Dobbiamo usare come chiave di lettura questa centralità della persona dello studente e non ricostruire il progetto della scuola a partire quasi esclusivamente da vincoli di sistema ed economici. Da che parte del mondo vuole stare l'Italia rispetto all'obiettivo non solo di Lisbona 2009, ma di Lisbona 2020?

Oggi noi sappiamo che in tutti i Paesi del mondo conoscenza, democrazia, meritocrazia e sviluppo non possono che stare insieme. Il grande timore che in molti di noi, soprattutto nelle famiglie, soprattutto nella gente della scuola, ormai si sta affermando è che il futuro del nostro Paese non lo vedrà nel novero dei Paesi sviluppati, perché nella società della conoscenza non si tratta di produrre da parte di ciascun Paese qualche premio Nobel in più o qualche eccellenza selezionata in più: l'eccellenza deve essere diffusa, distribuita. E il discorso sulla meritocrazia - che è la sua bandiera - deve essere affermato nella costruzione di un sostegno, perché tutti e ciascuno, i bambini e le bambine, possano immediatamente esprimere i loro meriti, le loro possibilità, le loro opportunità.

In conclusione, mi lasci citare alcuni esempi paradigmatici delle difficoltà tecniche in cui ci troviamo. È stata fatta la riforma dell'ordinamento delle scuole superiori senza indicazioni: meno laboratori e meno ore di insegnamento scientifico sono un fatto di una gravità assoluta per il futuro della nostra scuola, così come la cancellazione di 12.000 posti per l'insegnamento dell'inglese nella scuola elementare contraddice la sua dichiarazione che la scuola che si apre quest'anno sia connotata da più inglese e da più scienza, da più matematica e da più tecnica.

Ravvediamoci intanto che siamo in tempo, ma soprattutto costruiamo un progetto di scuola che sia davvero meritocratica. La scuola oggi è davvero in ginocchio. (Applausi dal Gruppo PD e del senatore Pardi).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Asciutti. Ne ha facoltà.

ASCIUTTI (PdL). Signor Presidente, signora Ministro, senatrici, senatori, finalmente con il 1° settembre di quest'anno si è avviata l'attuazione della riforma del secondo ciclo di istruzione e formazione. Il complesso processo di riordino, a partire dalle prime classi, investe i percorsi della scuola secondaria superiore e quelli del sistema di istruzione e formazione professionale.

Il settore tecnico-scientifico è stato al centro delle principali innovazioni che, come dimostrano i dati sulle iscrizioni, hanno riscontrato il favore degli studenti e delle famiglie. L'aumento delle iscrizioni in tale settore è dell'1,7 per cento. Vengono incrementati gli orari della matematica, della fisica e delle scienze per irrobustire la componente scientifica nella preparazione degli studenti. È potenziato nel suo complesso lo studio delle lingue. La capacità di argomentare in forma scritta e orale e di saper leggere i testi complessi diventa un obiettivo comune a tutte le discipline. Nascono i nuovi istituti superiori post-secondari, cioè una nuova filiera non universitaria che dura due anni e che vede università, scuole e aziende protagoniste della formazione.

È confermata con i fatti la linea del rigore: non si potranno superare i 50 giorni di assenza, pena la bocciatura. Aumentano le classi a tempo pieno, anche se qui qualche Cassandra preferirebbe il contrario, come è stato detto (mi dispiace che non ci sia la collega Franco): quest'anno passeranno da 36.493 a 37.275. Mi dispiace per l'opposizione, ma aumentano. Sono stati assunto 10.000 docenti, come ricordava il Ministro, e 6.500 unità di personale ATA a tempo indeterminato.

La legge finanziaria 2009-2011, tanto criticata dall'opposizione, comprende - è vero - tagli significativi e la riduzione del 10 per cento del personale insegnante su tre anni. Ebbene, è ora di ricordare che tale misura è coerente con gli impegni presi dagli ultimi due Governi per superare l'inefficienza della spesa pubblica. Come non ricordare il Quaderno bianco 2007 dei ministri Padoa-Schioppa e Fioroni che invito l'opposizione di oggi a rileggere perché ne ha bisogno, perché l'ha dimenticato. (Commenti della senatrice Garavaglia Mariapia).

Grazie al ministro Gelmini andremo finalmente a riallinearci all'Europa sul numero di studenti per insegnante. Va ricordato che prima della riforma, ad esempio, il numero di insegnanti per 100 studenti nella scuola primaria era di 9,4 contro i 6,2 della media OCSE; nella secondaria di primo grado 9,7 contro 7,5; nella secondaria di secondo grado 9,1 contro 8. In tutti i tre livelli avevamo numeri superiori. Le ore di istruzione erano per la primaria 990 contro 796; per la secondaria di primo grado 1.089 contro 933; per la secondaria di secondo grado 1.089 contro 971. Gli alunni per classe, inoltre, erano nella primaria 18,4 contro 21; nella secondaria di primo grado 21 contro 24, nella secondaria di secondo grado 23,4 contro i 27 dell'Europa. Erano tutti dati inferiori.

L'elevato rapporto insegnanti-studenti è in gran parte basato su scelte politiche fatte in passato sul discutibile presupposto che un maggior numero di insegnamenti e di ore d'insegnamento insieme ad un minor numero di alunni per classe portassero a un miglior risultato. Le indagini internazionali stanno a dimostrare che tutto ciò è poco rilevante, se non del tutto irrilevante. Infatti, l'indagine PISA (Programme for international student assessment) dell'OCSE, cui spesso l'opposizione fa riferimento, ha dimostrato che gli studenti quindicenni italiani hanno livelli di conoscenza, sia nelle materie letterarie che in quelle scientifiche, tra i più bassi dei Paesi dell'OCSE, e ciò malgrado la spesa per studente sia tra le più alte in Europa. È indubbio quindi che le tante risorse non sono ben investite.

Del resto, è pur vero che gli insegnanti fanno tutti lo stesso mestiere, ma è anche vero che non tutti lo fanno con la stessa preparazione, impegno e determinazione (Commenti della senatrice Garavaglia Mariapia). Fino ad oggi, purtroppo, essi hanno lavorato senza nessuna valutazione, e quindi senza nessuna differenziazione, sia di qualifica che di remunerazione. La domanda che ci dobbiamo fare tutti è: perché nella pubblica amministrazione c'è un sistema di valutazione a tre livelli, mentre per la pubblica istruzione non ce n'è nessuno?

Mi vorrei ora rivolgere al Partito Democratico riprendendo un recente discorso, che condivido totalmente, di un'importante uomo politico democratico. Egli ha detto: «Per decenni questa Nazione è rimasta intrappolata negli stessi stanchi dibattiti che hanno paralizzato il progresso e perpetuato il declino educativo. Troppi nel mio partito si sono opposti all'idea di compensare con incentivi economici l'eccellenza nell'insegnamento, anche se sappiamo bene che questi incentivi potrebbero produrre miglioramenti sostanziali. È il momento di cominciare a premiare i bravi insegnanti e smettere di giustificare quelli i mediocri (Commenti della senatrice Garavaglia Mariapia). È il momento di pretendere risultati a ogni livello di governo e innescare una corsa al meglio incoraggiando il miglioramento degli standard e una accurata valutazione (...). Io sono assolutamente contrario a un sistema che premi l'insuccesso ed eviti che le persone siano responsabili delle loro azioni. La posta in gioco è troppo alta. Quando si tratta degli insegnanti dei nostri figli e della scuola in cui insegnano dobbiamo pretendere il meglio».

Ebbene, valutare gli insegnanti e premiare i migliori: è la dichiarazione di un democratico, ma purtroppo non di un democratico italiano. Si tratta del presidente degli Stati Uniti d'America Obama.

GARAVAGLIA Mariapia (PD). Ha dato tanti soldi alla scuola pubblica!

ASCIUTTI (PdL). Del resto, signor Presidente, questa sinistra è rimasta ancorata alla protesta demagogica della scuola assistenzialista, della scuola di Stato a tutti i costi, alle rumorose e scomposte manifestazioni di oggi.

Credo sinceramente che buona parte dell'opposizione abbia a cuore la crescita e la qualità della scuola, almeno a parole.

GARAVAGLIA Mariapia (PD). No, anche a fatti!

ASCIUTTI (PdL). Tuttavia, è incalzata e assediata dal sindacalismo massimalista, ormai arroccato nelle sue cittadelle, nelle sue piazzeforti, nelle sue casematte, e purtroppo non riesce a districarsi da queste maglie.

Proprio questa parte dell'opposizione è ancora convinta che la scuola sia un servizio utile per creare cattedre e posti di lavoro per docenti e personale, più che per istruire ed educare gli studenti. Ebbene, bisogna avere il coraggio di girare pagina.

È ciò che ha fatto e sta facendo il ministro Gelmini, che personalmente ringrazio, e con lei il Governo e la maggioranza tutta, che dice no a una scuola intesa come una sorta di grande ammortizzatore sociale in cui immettere legioni di precari trasformati in maestri e professori, creando in questo modo costi insopportabili a scapito degli investimenti e della didattica.

La scuola - di questo invece noi siamo convinti - deve essere un luogo dove si comunicano e si insegnano conoscenze e competenze, ma anche finalità e obiettivi; un luogo in cui il docente si riconosce nella sua missione di educatore, nella sua funzione di portatore di valori comuni e condivisi, oltre che di maestro istruttore o docente di contenuti didattici. La scuola, infine, come palestra di esperienza e di vita.

È questa la sfida. È questa la prova, il salto che ci coinvolge tutti, genitori, insegnanti, istituzioni: offrire ai nostri ragazzi una scuola più qualificata ed efficiente, ma al tempo stesso più esigente. Restituire ai docenti, spesso demotivati e resi scettici da troppe frustrazioni, il prestigio e l'autorevolezza del loro ruolo. Dare certezze e serenità alle famiglie. È nel rapporto interattivo tra insegnanti, scuola e famiglia che lievita e matura la trasmissione di quei valori che corrispondono alla natura più profonda della persona.

È vero, infatti, che i valori danno appartenenza, identità e passione, ma esigono anche rispetto. E il primo di tutti i valori è il rispetto di sé e degli altri. Il rispetto nasce dalla consapevolezza che esiste un valore intangibile che è la dignità di ciascuno come persona, e quindi la dignità di tutti, nessuno escluso.

Tutto ciò, però, richiede alla scuola un surplus: quello di educare istruendo. Educare istruendo è un'aggiunta di responsabilità dell'adulto persona come docente, dell'adulto persona come genitore, dell'adulto persona come cittadino impegnato nella politica e nella società civile. Ed io credo che si possa educare istruendo solo se come genitori, insegnanti e cittadini si danno esempi di vita e si è testimoni sui posti di lavoro, nelle istituzioni e anche nelle Aule parlamentari di ciò che si trasmette.

Signora Ministro, vada avanti con le riforme necessarie: noi siamo con lei e stia sicura che anche l'intero Paese è con lei e con noi. (Applausi dal Gruppo PdL. Congratulazioni. Commenti della senatrice Garavaglia Mariapia).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Procacci. Ne ha facoltà.

PROCACCI (PD). Signor Presidente, ringrazio la signora Ministro per la sua presenza in Aula. All'inizio del suo intervento lei ci ha chiesto di non usare la lente dell'ideologia, e voglio seguirla in questo ragionamento perché questa lente dell'ideologia viene usata dalla maggioranza quando sostiene che va tutto bene e magari anche dalla minoranza quando dice che va tutto male. In mezzo ci sono il Paese reale e la quotidianità della vita scolastica. Ho visitato personalmente le scuole e ho ascoltato dirigenti scolastici, alunni e docenti dalle cui parole emergono problemi seri.

Ora, vorrei che lei non ci portasse solo dati e statistiche, anche se mi rendo conto che il suo ruolo oggettivamente deve poggiare su questo, così come le sue dichiarazioni. Allora, cominciando dalla scuola dell'infanzia, pur non essendovi stata alcuna riduzione di posti, le risulta che rimangono ancora tante liste di attesa? E che nella scuola primaria sono circa 2.500 i docenti di ruolo in esubero, concentrati in particolare in quattro o cinque Regioni del Sud? Oppure dell'impossibilità di garantire in tutte le scuole l'orario a 30 ore, e dunque lo smantellamento del modello del tempo pieno, perché quasi del tutto sottratte le quattro ore di compresenza? Queste sono cose che mi riferiscono i dirigenti scolastici. È del tutto impossibile provvedere alla sostituzione dei docenti assenti anche per un solo giorno. Questo è il quadro. Mi parlano di disparità tra classi dello stesso istituto. Là dove è stata scelta la prevalenza ciò è avvenuto sia con classi a 40 che a 30 ore determinandosi una situazione assai critica, con fenomeni di cannibalizzazione reciproca tra classi a 40 ore e classi che prevedono altri modelli. Ogni volta che i bambini sono suddivisi tra le classi per la mancata sostituzione dell'insegnante assente si impedisce il regolare svolgimento della didattica sia nella classe scoperta, sia in quelle che accolgono i gruppi di bambini smistati. Sono problemi concreti, non legati ad una visione ideologica.

Ed ancora, si rischia di riprendere la didattica trasmissiva, quella del dettato, del copiare, e di togliere ogni spazio alla creatività. Per non parlare della scuola media superiore, della scuola secondaria di secondo grado, dove regna la confusione di cui ha parlato poc'anzi anche il senatore Zanda.

È inconcepibile che si sbagli nella procedura, che il Consiglio di Stato debba accogliere la sospensiva del TAR. Oggettivamente, attendiamo che il Consiglio di Stato entri nel merito. Alcune scuole hanno ammesso di essere prive di un orientamento chiaro... (Il microfono si disattiva automaticamente).

Signor Presidente, non è che, arrivato il mio turno, facciamo rispettare rigorosamente i minuti assegnati!

PRESIDENTE. Prosegua pure, senatore Procacci.

PROCACCI (PD). Ci sarebbero tante altre cose da dire. Ricordo, ad esempio, che mancano ancora i regolamenti relativi alla valutazione. Pensiamo al biennio unico che doveva rappresentare uno spazio comune, mentre in realtà già nel secondo anno ci sono materie caratterizzanti che impongono una scelta; dunque, già all'inizio del quinquennio vi è un orientamento rispetto a quello che si dovrà fare, con il rischio di aumentare la dispersione scolastica.

Attendiamo ancora i decreti relativi all'articolazione delle cattedre, ai criteri generali per l'insegnamento e ci troviamo davanti all'assurdo (e questa è stata per me la causa maggiore di confusione) che potrebbero essere avviati degli ordinamenti... (Il microfono si disattiva automaticamente)... senza aver definito le nuove classi di concorso.

C'è una situazione di grande, grandissima confusione che tutti registrano. Anche volendomi porre con spirito positivo ad ascoltare apprezzamenti, non riesco ad ascoltarne fra gli operatori della scuola. Capisco, signora Ministro, che il suo è stato un compito arduo: lei si è trovata a dover gestire una riforma necessaria in un momento in cui il Governo ha deciso di promuovere tagli pesanti nella scuola. Lo capisco, ma almeno lo ammetta. Capisco persino che non lo ammetta, però almeno condivida le difficoltà, non usi toni quasi trionfalistici rispetto ad una riforma che sta cambiando le sorti della scuola italiana... (Il microfono si disattiva automaticamente).

PRESIDENTE. Senatore Procacci, intervengo solo per farle notare...

PROCACCI (PD). Poi mi spiegherà, signor Presidente, perché questa specie di cronometro al polso sia applicato solo nei miei confronti!

PRESIDENTE. Vorrei solo farle notare che lei ha a disposizione quattro minuti e gliene abbiamo già concessi ulteriori tre, cioè quasi il 100 per cento in più rispetto al tempo che le era stato assegnato.

PROCACCI (PD). Concludo dicendo che non possiamo fermarci solo davanti ai tagli e ai criteri di organizzazione: non è stato espresso un solo pensiero, una sola idea sui grandi obiettivi formativi per migliorare la nostra convivenza e su cui orientare i formatori. Niente sulla devianza minorile, dimenticando che la scuola non è fine a se stessa, ma strumento per trasformare in futuro reale le ansie e le speranze di una comunità nazionale. (Applausi dal Gruppo PD).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Blazina. Ne ha facoltà.

BLAZINA (PD). Signor Presidente, signora Ministro, onorevoli colleghi, ho chiesto al Gruppo PD della 7a Commissione di concedermi alcuni minuti per poter affrontare un segmento specifico del sistema scolastico pubblico italiano: le scuole con lingua d'insegnamento slovena e bilingue nel Friuli-Venezia Giulia. Si tratta di scuole riconosciute, come d'altronde quelle italiane in Slovenia e Croazia, da accordi internazionali e regolate dalla normativa nazionale in materia di istruzione e da alcune leggi specifiche, ultima delle quali la legge n. 38 del 2001 («Norme a tutela della minoranza linguistica slovena»).

Stiamo parlando di una realtà significativa, che rappresenta un valore aggiunto non solo a livello regionale, ma anche a livello nazionale. Alcuni dati per l'anno scolastico 2009-2010: 4.040 alunni, 480 docenti, 78 scuole tra scuole d'infanzia, primarie, secondarie di primo e secondo grado. Si tratta, come potete vedere, di una realtà vivace e complessa che negli ultimi anni sta crescendo numericamente, anche grazie all'apporto di alunni provenienti da famiglie mistilingui o italiane che sono consapevoli dell'utilità di conoscere le due lingue del territorio.

Anche queste scuole hanno iniziato il corrente anno scolastico con notevoli sofferenze: le difficoltà presenti nelle scuole italiane in seguito alle riforme approvate in questa legislatura e soprattutto ai tagli operati sono in qualche misura qui potenziate, visto che parliamo di un sistema con taluni aspetti specifici. Siamo pienamente convinti che la scuola italiana nel suo complesso abbia bisogno di cambiamento, di innovazione e di riforme; pensiamo però che esse non possano non tenere conto degli aspetti particolari delle scuole slovene nel Friuli-Venezia Giulia: il numero mediamente più basso di allievi, il maggior numero di ore di insegnamento, la necessaria dispersione di plessi scolastici localizzati nei diversi Comuni in cui vive tradizionalmente la minoranza slovena.

È necessario perciò che le diverse riforme e gli interventi normativi e regolamentari non impoveriscano questo sistema e, soprattutto, non diminuiscano l'indispensabile offerta formativa; si tratta cioè di salvaguardare il diritto all'istruzione nella propria madrelingua, uno dei diritti fondamentali delle minoranze linguistiche, sancito anche da convenzioni internazionali.

È per illustrarle tutto ciò che più volte ho fatto richiesta a lei, signora Ministro, di un incontro con i rappresentanti della comunità slovena. È da due anni che aspetto una sua risposta, salvo un cenno di promessa a fine luglio. Le si chiedono solamente la dovuta attenzione e la necessaria sensibilità verso questi temi. Per poter avere una visione più completa di tale problematica, sarebbe forse anche utile per lei visitare le scuole della minoranza italiana in Slovenia e Croazia. (Applausi dal Gruppo PD e del senatore Peterlini).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Pistorio. Ne ha facoltà.

PISTORIO (Misto-MPA-AS). Signor Presidente, vogliamo esprimere al Ministro le nostre preoccupazioni su questo avvio dell'anno scolastico, in cui già si è avuta conferma, in alcuni casi anche in modo drammatico, di una istituzione scuola che fa fatica a stare al passo con i tempi e con l'Europa e, talvolta, fa fatica anche semplicemente a sopravvivere.

Lei ci ha parlato con grande buona volontà, signora Ministro, della sua riforma, dell'istruzione secondaria, del riordino del sistema scolastico, dello sfoltimento degli indirizzi e dei risparmi di spesa. Ma per fare una riforma, signora Ministro, non basta solo tagliare le spese: occorre dare un'anima al rinnovamento legislativo, metterci dentro un'idea di sviluppo, di civiltà, di crescita formativa e di futuro. La scuola forma il cittadino dei futuro: questa sembra una formula retorica, ma è la pura verità. Essa assume quindi un forte carattere sociale e culturale per il futuro del Paese. Se non si investe sui saperi, sulla ricerca e sull'università, non si investe sul futuro della nostra comunità nazionale. Centrare invece tutto sui risparmi, sulla lotta agli sprechi, sui tagli di personale (comprensibili) e sulle risorse rischia di compromettere seriamente i migliori propositi. Se, ad esempio, si accetta di tagliare in soli due anni più di 17.000 cattedre è chiaro che il futuro dei nostri giovani è solo quello di una riduzione delle ore settimanali di studio e conseguentemente della qualità della loro formazione.

Nell'ambito della maggioranza si parla molto di merito attorno a questa riforma, ma come si fa ad incrementare l'insieme della qualità della nostra offerta formativa se si bloccano gli stipendi, si chiudono i laboratori, si sovraffollano le classi e si fa una politica di intervento solo ragionieristica?

A distanza di due anni dall'entrata in vigore del decreto-legge n. 112 del 2008, che ha previsto il taglio di quasi 8 miliardi di euro agli organici del personale docente, amministrativo, tecnico ed ausiliario, pari alla cancellazione di quasi 132.000 posti (circa 87.000 cattedre e 44.000 posti di personale ATA), gli effetti sono sotto gli occhi dell'opinione pubblica perché gli esiti che si sono determinati sul nostro sistema di istruzione sono davvero pesanti. Si tratta di freddi dati numerici, ognuno dei quali però rappresenta una storia di vita vissuta da migliaia di cittadini e dalle loro famiglie.

Non si può sfuggire poi alla drammatica cronaca quotidiana in cui si assiste all'elenco di un'infinità di disservizi, di problemi irrisolti, ma anche di casi umani di disperazione. È doveroso, ad esempio, ricordare in quest'Aula il tentativo di suicidio intentato solo ieri da un collaboratore scolastico precario di 51 anni a Palermo, il quale, dopo aver appreso che quest'anno non avrà alcun incarico perché il suo posto è stato tagliato, ha tentato di togliersi la vita, mentre ad Adro l'amministrazione comunale ha speso migliaia di euro per arredare la scuola del paese con i simboli di un partito e adesso pretende la restituzione delle somme.

So che la ministro Gelmini ha svolto la sua parte ad Adro: io l'ho apprezzata, perché ha fatto il Ministro di questo Paese. Si tratta, però, di un passaggio educativo perché la scuola deve essere tenuta fuori dalle ragioni politiche, tutte legittime in quest'Aula ma non in un'istituzione come la scuola.

Signora Ministro, non voglio parlare dei 190.000 studenti disabili che, per i tagli apportati al numero degli insegnanti di sostegno, non hanno più garantita l'assistenza. Si stima infatti che vi siano 65.000 insegnanti di sostegno in meno, ma spero che tale dato non sia reale.

Vi è poi il problema del sovraffollamento delle classi. Il Ministero ha autorizzato un ulteriore incremento della soglia minima e vi è un numero assai elevato di classi che superano i 30 allievi, con punte incredibili; ne cito una: a Torre Annunziata (mi rivolgo anche al senatore Viceconte, che in questo momento siede vicino alla ministro Gelmini) in una classe sono state raggiunte le 54 unità! Il problema del sovraffollamento aggrava anche l'aspetto della sicurezza perché la prescrizione vincolante per legge imporrebbe di avere al massimo 25 alunni per classe per ragioni igienico-sanitarie, ma anche per ragioni di protezione civile. Quindi, nella nostra scuola, vi sono situazioni di disservizio che declinano sino alla pericolosità.

Quanto all'edilizia scolastica, sottolineo che è prevista a bilancio una voce di spesa di appena 300 milioni di euro a fronte - come ammette lo stesso Ministero - dei 13 miliardi di euro necessari per la messa in sicurezza degli edifici, di cui il 60 per cento è privo della relativa certificazione.

Occorre, quindi, vedere con occhi diversi la quantità di risorse destinate alla formazione che solo così appariranno per quello che devono essere: vettori di qualità, di formazione dei cittadini da parte di istituzioni pubbliche che credono nel loro personale, che lo considerano una risorsa, un bene da valorizzare in vista del perseguimento di un bene pubblico essenziale come la scuola e la formazione, e non solo come una mera voce di spesa.

Credo che in questo campo abbiamo subito troppo l'autorevolezza e la forza politica del Ministero dell'economia e delle finanze!

C'è bisogno di più scuola, di una scuola migliore. La riduzione del tempo scuola è sbagliata proprio perché va nella direzione opposta a quella in cui si muovono i Paesi europei più avanzati. Infatti, se è vero che diminuiscono i tempi della lezione frontale, è altrettanto vero che si allargano gli aspetti della nuova offerta formativa.

Allo stesso modo è inutile lamentare - come poc'anzi evidenziato anche dal senatore Valditara - che gli insegnanti italiani sono quelli meno pagati e i più anziani d'Europa, se poi si espellono migliaia di giovani docenti e si cancellano gli scatti stipendiali. Come si pensa di migliorare la scuola italiana? Si può governare la scuola contro il personale docente?

Le statistiche europee evidenziano che abbiamo torto: siamo al 18° posto nella classifica europea per quanto concerne la qualità del sistema di formazione. Occorre quindi reperire nuove risorse, magari aggredendo l'evasione fiscale. Se non si affronta il problema della scuola con questo respiro, si rischia solo di aggravare i problemi, deprimere le aspettative del personale docente, aumentare la dispersione scolastica, incrementare lo stesso divario fra Nord e Sud del Paese, con le energie migliori frustrate e costrette all'emigrazione intellettuale.

Signora Ministro, nel campo della scuola si rappresenta in modo plastico, ulteriormente, il divario tra Nord e Sud del Paese, che è un tema che sta molto a cuore a noi del Movimento per le Autonomie. In questo quadro, infatti, il Mezzogiorno sicuramente, le isole e le zone montane subiranno i colpi più forti. Si accresce, anche per questa via, il divario già profondo tra le zone sviluppate e le zone svantaggiate del nostro Paese. La tendenza a privilegiare scelte di riforma nel campo scolastico in relazione al bilancio dello Stato, più che a fondarle su considerazioni esclusivamente di tipo pedagogico, approfondisce il solco determinato da scelte di politica scolastica che tendono a deprimere sempre più i territori più deboli in termini di strutture e servizi.

Il tempo pieno è sufficientemente sviluppato al Centro-Nord, mentre al Sud rappresenta una rara eccezione. Da più parti le valutazioni concordano nello stimare che i tagli operati dal piano scuola sono concentrati per circa il 50 per cento tra la Sicilia e la Campania. Il Movimento per le Autonomie si sente parte integrante di un profondo disagio del Sud del nostro Paese, posto di fronte agli esiti spesso catastrofici di provvedimenti che in astratto appaiono condivisibili, ma che calati nelle singole realtà appaiono, come sono, risposte uguali per situazioni profondamente diseguali.

Cara signora Ministro, questo è un tema che allude a quello del federalismo: le regole astratte e di principio che non tengono conto delle diverse realtà del Paese rischiano di determinare gravi ingiustizie. I meccanismi della perequazione devono essere valutati con estrema cautela e intelligenza politica dal Governo. La qualità dell'offerta della scuola pubblica nel Mezzogiorno rischia di essere seriamente compromessa dall'entità dei tagli del personale della scuola, sia docente che tecnico e di supporto. Gli insegnanti di sostegno, il cui numero viene costantemente diminuito al sopraggiungere di ogni finanziaria da diversi anni a questa parte, sembrano quasi scomparire in Sicilia, compromettendo seriamente il diritto allo studio per gli studenti disabili nella Regione.

Nel Mezzogiorno il complesso della riforma viene percepito come un'ingiustizia. Non è quindi un caso che proprio nelle Regioni meridionali si sia creato un vasto e trasversale movimento di opposizione con la scelta anche della piazza, che è, secondo me, legittima in questi casi. Io sono convinto che in alcuni casi la piazza sia una risorsa per la democrazia.

Il tema della scuola è decisivo per garantire, pur in condizioni che si fanno via via più difficili sul piano economico e finanziario, un equilibrato progresso culturale, sociale e unitario dell'intero Paese. La scuola, l'università e la ricerca rappresentano l'unica garanzia di successo non solo per la vita di tanti giovani, ma anche dell'intero Paese. Non ci può essere sviluppo e crescita certa laddove permane e si approfondisce un squilibrio nello sviluppo anche e soprattutto nei territori meridionali.

Per questi motivi vi è bisogno di un sistema scolastico che non penalizzi ma, al contrario, metta al centro le Regioni del Mezzogiorno, garantendo la lotta a ogni spreco ma, allo stesso tempo, il diritto allo studio e alla sua qualità.

In conclusione, signora Ministro, è certamente necessario riformare la scuola, come per altro verso l'università, ma è importante che ciò avvenga appunto secondo un progetto, con un'idea di sviluppo solidale del Paese, che restituisca capacità di sviluppo ed efficacia al sistema scolastico e formativo nazionale senza il quale è in discussione il futuro stesso della nostra comunità nazionale. (Applausi del senatore Lumia).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Bertuzzi. Ne ha facoltà.

BERTUZZI (PD). Signor Presidente, signora Ministro, non le porrò le tante domande che vorrebbero farle i genitori, gli studenti e gli insegnanti che così numerosi ho incontrato da quando lei è Ministro dell'istruzione. Il poco tempo a disposizione mi costringe a limitarmi ad un unico quesito. Le chiedo, signora Ministro: se il ministro Tremonti non avesse quantificato il contributo richiesto al suo Ministero nella prima manovra del Governo, prima che lei definisse le sue cosiddette riforme, avrebbe scelto le medesime misure e, soprattutto, gli stessi obiettivi? Io credo di no.

Purtroppo, la sua informativa conferma ancora oggi la matrice tremontiana dell'operazione; mantiene un contenuto contabile fatto di numeri assoluti e relativi e conferma che il suo lavoro si esaurisce nel governare questi ultimi. Ma dietro quei numeri ci sono bambini e bambine, ragazzi e ragazze cui devono essere garantiti i diritti; la sua rappresentazione tabellare senz'anima non tiene conto delle voci del Paese, che non è affatto tutto con lei come ha affermato il senatore Asciutti. Se sono solo lo 0,2 per cento le classi con 30 alunni, hanno scordato di raccontarle quali sono le percentuali di quelle che ne hanno 27-28 nella scuola primaria e nella scuola media.

Signora Ministro, provi ad andare in una prima elementare fatta di 27-28 bambini, di cui magari tre o quattro stranieri, senza intermediazione linguistica, oppure in presenza di un bambino con disabilità, senza copertura totale del sostegno. Provi, signora Ministro, a valutare quello che lei ha detto sugli insegnanti di sostegno: si è limitata ad affermare che sono aumentati di 2.500 unità. A mio avviso, un Ministro dell'istruzione si dovrebbe preoccupare di quanti sono gli alunni che, per poter vivere in modo proficuo il proprio percorso scolastico, hanno bisogno di un supporto. Ha proprio rovesciato il punto di vista. Vada a vedere, signora Ministro, come vengono non sostituiti gli insegnanti assenti: le classi vengono raccolte nelle palestre oppure sparpagliate in gruppi per l'istituto. Vada a vedere i laboratori di informatica, che non vengono aperti perché la mancanza delle compresenze impedisce di utilizzarli; vada a vedere i laboratori di musica dove le nomine nelle scuole medie non sono state attivate.

Recupero qui un tema che non avrei voluto riprendere, ma che lei mi costringe a fare: quello dell'edilizia scolastica.

Si trasferisce tutta la responsabilità agli enti locali; questo è veramente umiliante e glielo posso dire come sindaco dato che ho ricoperto questo ruolo fino all'anno scorso. Avete azzerato i finanziamenti nell'edilizia scolastica e non avete neppure concesso una deroga al Patto di stabilità per poter intervenire in modo flessibile con questi interventi. Questi sono alcuni dei paradossi, signor Ministro, che vedrà, se vorrà fare un giro nelle scuole. E se lei ha dovuto sempre subire le decisioni del ministro Tremonti, cerchi di recuperare, perché non arriveremo sani al terzo anno di quella manovra. Faccia capire che è lei a capo del Dicastero più importante per le future generazioni e che non può chiudere gli occhi a fronte di tassi di disoccupazione giovanile ormai al 30 per cento, di un immobilismo sociale senza precedenti dal dopoguerra e di un aumento pericoloso degli abbandoni scolastici. Attiri l'attenzione del Governo dormiente verso il dramma sociale più evidente del nostro Paese: quello delle nuove generazioni.

Credo, da quello che ha detto, che la risposta comunque alla mia domanda sia positiva, ossia insisterà in modo convinto nelle sue scelte, a prescindere dalle decisioni finanziarie. Non ci deve spiegare nulla. Non ci sono tabelle per capire ciò che, in fondo - lo dobbiamo ammettere - muove lei e la sua maggioranza: costruire un modello di scuola in cui chi è forte andrà avanti, chi è meno forte andrà avanti se potrà permettersi occasioni alternative nella scuola privata, e il resto si arrangi. Capiamo però anche perché le forze sociali ed economiche stanno predisponendo un nuovo patto sociale, alla stesura del quale il Governo non è stato invitato. Esse sono ben consapevoli di come scuola, università e ricerca siano strategici in un Paese che deve competere nell'era della conoscenza. Visto che poco avete ascoltato le minoranze e il Paese in piazza, speriamo che almeno loro abbiano la forza e gli strumenti per essere ascoltati. (Applausi dal Gruppo PD. Congratulazioni).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Pardi. Ne ha facoltà.

PARDI (IdV). Signor Presidente, signora Ministro, onorevole colleghi, la retorica dell'autoelogio produce ogni tanto effetti estranianti. L'altro giorno abbiamo saputo dal Presidente del Consiglio che la sua banalissima politica estera ha salvato il mondo. Da lei veniamo a sapere che sarà vinta la sfida dell'apertura dell'anno scolastico; curiosa logica: accade una cosa normale ed è una sfida vinta.

Molti colleghi hanno già trattato - ed io quindi sarà spedito - i temi del dissesto prodotto dalla legge finanziaria di Tremonti e dal suo procedere di conseguenza. Tagli, disoccupazione, precarietà; qualche collega ha parlato di licenziamenti di massa e, in effetti, in tre anni la previsione è di 87.000 cattedre in meno e 44.000 soggetti in meno nel personale amministrativo. Si abbassa il numero delle ore settimanali, e questo è un artificio importante per dissimulare il calo dell'occupazione nella scuola.

Le famose tre «i» (inglese, Internet ed impresa) rimangono ormai sospese: di inglese ce n'è meno di quello che doveva esserci; per quanto concerne Internet, viene testimoniata da numerosi colleghi la riduzione degli insegnamenti di natura informatica e tecnologica; quanto all'impresa, sappiamo che in questo disgraziato Paese c'è solo un'impresa che riceve costantemente, anche negli ultimi mesi, aiuti diretti per il proprio sostentamento.

Ogni tanto c'è qualche sprazzo di umorismo involontario: allènati o allenàti per la vita. Una cosa che soddisfa probabilmente la libido del ministro La Russa: avere a disposizione qualche ragazzotto per una specie di miniservizio militare di frodo. Ma forse la ragione dell'allenarsi per la vita dipende dal fatto che le statistiche dicono che ci sono 12.000 istituti a rischio dal punto di vista edilizio; probabilmente gli studenti devono essere allenati a fronteggiare collassi dei soffitti, crolli delle scale, difficoltà edilizie ed urbanistiche (Applausi del senatore Perduca), ed anche i tagli al tempo pieno. Gli studenti si alleneranno anche al fatto di avere meno insegnanti, meno insegnamento, meno formazione e meno cultura.

Tutto ciò va di pari passo con una filosofia dichiarata apertamente da questo Governo: la svalutazione del valore dell'insegnamento. Cari colleghi della maggioranza, voi dimenticate che gli insegnanti vanno pagati. Gli insegnanti italiani sono tra i meno pagati del mondo. C'è chi finisce l'insegnamento nella scuola media superiore non arrivando a 1.700 euro al mese. Poi ci tocca sentir parlare della dignità, della necessità di motivazione. Pagateli di più! E soprattutto, non distinguete, come volete fare; ma su questo punto interverrò dopo.

Come l'omino della favola veniva ricompensato dal suono della moneta, gli insegnanti precari, invece che da un giusto riconoscimento delle loro capacità professionali, vengono ricompensati dalla riconoscenza dei loro allievi, che sono grati loro perché si impegnano nell'insegnamento pur non pagati o scarsamente pagati. L'unico settore in cui non tagliate è quello degli insegnanti di religione (Applausi del senatore Perduca). Sembra che, allo stato attuale, questi ultimi siano 25.694, impegnati due ore su trenta o quaranta, a seconda che si misuri il tempo pieno o quello normale, ma dal prossimo anno saranno due ore su ventiquattro, ossia l'8,3 per cento del tempo. La religione è una cosa seria, ma gonfiare il numero degli insegnanti di religione, e soprattutto non tagliarli quando si tagliano tutti gli altri, non è affatto serio. Teniamo conto anche del fatto che gli insegnanti di religione, che sono approvati dal vescovo, spesso bravissime e rispettabilissime persone, non attraversano un concorso pubblico e possono subentrare ai colleghi mancanti nei diversi insegnamenti. Immaginate il professore di religione, messo lì dal vescovo, che si ritrova a un certo punto ad insegnare Kant o l'illuminismo?

In tale contesto, ogni tanto c'è qualche strappo di malagrazia. Se permette, signora Ministro, sono rimasto esterrefatto dal suo paragone espresso con la frase: tre mesi post-parto sono un privilegio; semplicemente perché lei, Ministra dell'istruzione, dotata di una provvigione significativa e di qualche agio materiale, si paragona al destino delle insegnanti che dovrebbero, secondo il suo punto di vista eroico, tornare ad insegnare subito dopo il parto.

Poi c'è un concetto che non è malagrazia, ma è invece, secondo me, la spia dell'atteggiamento ideologico di questa maggioranza e di questo Governo: si pensa che chi protesta nella scuola fa politica. La risposta non è dunque nel merito di chi protesta; guardi, signora Ministro, protestare è il sale della vita: soprattutto se uno sta nella dimensione scolastica di oggi, protestare è il minimo che si possa fare. Allora gli si dice: tu protesti, quindi fai politica; allora sei fuori dalla logica della scuola.

Ho qui addirittura una inverosimile circolare, che volevo dimenticare, di una preside di Calenzano, la quale scrive: «Si comunica a tutti i docenti che è categoricamente vietata qualunque esternazione tesa a dequalificare la figura del Ministro della pubblica istruzione». Ma siamo pazzi? Qui si rasenta la follia! (Applausi dal Gruppo dell'IdV). Ma di cosa si tratta? Della censura preventiva della critica rivolta alla Ministra? Certo, questo fatto non è colpa sua ma, prendendo sul serio il suo ruolo, io mi aspetterei seri provvedimenti nei confronti di una preside che può arrivare a delirare in questa maniera.

Poi c'è la questione, la più importante di tutte, dei ricorsi al TAR e al Consiglio di Stato che le hanno dato più volte torto. Sono ricorsi - che non sto ad elencarle perché lei li conosce meglio di me - tutti relativi a irregolarità procedurali, all'ignoranza dei regolamenti e alla volontà di manifestare ignoranza nei confronti dei regolamenti. Lei ha già avuto torto varie volte, sia al TAR che al Consiglio di Stato, e così mi porta alla questione della qualità.

Noi ci riempiamo la bocca con la questione degli insegnanti di qualità e non con quella dei Ministri senza qualità. Ma come si valuta la qualità degli insegnanti? Io vado per le vie brevi. Ho esperienza dell'argomento e so bene che è impossibile stabilire a priori un sistema per decidere se un professore sia bravo a insegnare Brunelleschi o l'entropia. La bravura e la qualità degli insegnanti saranno misurate (e di fatto lo sono già in parte) sulla base del criterio che viene premiato chi sta di più a scuola.

Signor Presidente, posso pregare il sottosegretario Viceconte di fare in modo che la Ministra, che è ansiosa di ascoltare il mio discorso, possa riuscirci?

Il criterio del tempo maggiore trascorso a scuola, per adesso, è l'unico sistema con cui si può provare a valutare un sistema di remunerazione degli insegnanti. Ma questa non è la qualità! Si premia coloro che curano la biblioteca (che sono bravissime persone) e si premia chi porta in giro gli studenti alle mostre, ma il problema è misurare la qualità degli insegnanti. Questo è un lavoro difficilissimo e presupporrebbe un'assoluta, condivisa buona fede nell'apprezzare i metodi della formazione e della trasmissione culturale, ma io non credo che da questa maggioranza, da questo Governo e da questo Ministero noi possiamo aspettare qualcosa su questo piano.

Signora Ministro, mi permetta una pedanteria da insegnante nel dirle che la qualità dell'insegnamento è bene espressa da un ottimo articolo di Marco Lodoli, pubblicato qualche tempo fa, che spiegava l'enorme difficoltà di un insegnante ben motivato che cerca di fronteggiare il disinteresse della classe. Possono esservi classi interessate, per carità, ma possono esservi anche classi prive di interesse. Il vero maestro è quello che cerca di comunicare agli allievi il nucleo problematico della sua disciplina, che cerca di svegliare la curiosità, che cerca di seminare i dubbi nelle menti dei propri scolari e che cerca di dire ai propri scolari che lui non è la bocca della verità e che anche quello che lui dice può essere oggetto di dubbio e di critica. L'insegnamento di una disciplina è fondato soprattutto su questo esercizio sistematico dell'arte del dubbio. Lodoli spiega come si fa a gestire questo tipo di nucleo problematico di fronte a una classe che pensa al telefonino, oppure è semplicemente diseducata dalla società che gli sta intorno. Questo, infatti, è il nucleo, e vi sono classici che, recentemente, hanno parlato del fatto che esiste una società diseducante intorno a questa scuola che dovrebbe educare.

Insomma, vi ripetete questa sorta di ritornello secondo il quale con questa riforma dell'istruzione voi passerete alla storia. Io ho il sospetto che voi passiate alla storia troppe volte: qualsiasi cosa facciate passate alla storia. Temo che vi sfugga la distinzione classica della storiografia tra cronaca e storia. Voi, per bene che vada, passerete alla cronaca e passerete a una cronaca scadente, non a una cronaca significativa.

Questo mi porta a dire, in conclusione, che l'opposizione, in particolare il mio Gruppo dell'Italia dei Valori, di fronte a questa sorta di logica dell'annientamento, della rarefazione e dello svuotamento, si sente impegnata, più che mai, a sostenere le lotte che nel mondo della scuola i soggetti attivi, quelli che vogliono insegnare, che vogliono formare e che non vengono pagati abbastanza per farlo, si impegnano a fare.

Il prossimo 8 ottobre ci sarà una manifestazione: noi appoggeremo quella manifestazione, così come tutte le altre che ci saranno, riservandoci anche di formulare delle idee propositive, riformistiche, perché noi sappiamo qual è l'arte dell'insegnamento, che temo invece voi riduciate semplicemente ad un compito burocratico di conteggio contabile. (Applausi dai Gruppi IdV e PD. Congratulazioni).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Soliani. Ne ha facoltà.

SOLIANI (PD). Signor Presidente, signora Ministro, colleghi, si confrontano in Aula opinioni diverse, sembra che vediamo cose diverse, è come se parlassimo di un'Italia diversa. Dov'è la verità? In realtà abbiamo un'altra visione dei valori, degli obiettivi, degli strumenti: abbiamo un'altra visione politica.

Lei, signora Ministro, ha parlato di inizio normale, regolare dell'anno scolastico. Se al posto mio oggi ci fosse però un insegnante, uno studente, un genitore, un dirigente scolastico della scuola italiana, o un sindaco, un assessore provinciale o regionale all'istruzione, le direbbero che quello che stanno vivendo non è una cosa normale. Pensa che le direbbero di essere contenti dell'anno scolastico appena iniziato? O non le parlerebbe piuttosto, come sta avvenendo in tutta Italia, delle migliaia di bambini esclusi dalla scuola dell'infanzia, che vuol dire un pezzo di vita in meno; del tempo pieno che non trovano più, delle pluriclassi aumentate sull'Appennino e sulle Alpi; della precarietà dell'insegnamento e dell'apprendimento; della qualità della scuola che viene inevitabilmente meno; del valore stesso della scuola pubblica, che è messo in discussione quando mancano le condizioni necessarie che fanno di una scuola una scuola, non un «taglia e cuci» di ore, un via vai di persone, una miseria di cui vergognarsi ogni giorno, senza progetto e senza sicurezza per il futuro?

Non si fa una buona scuola se si vive nell'incertezza, nella sfiducia, nella preoccupazione. Una cosa così, come si fa a chiamarla riforma, e per di più organica? Signora Ministro, il senso della misura. Se fossero qui al posto mio, le racconterebbero dal vivo che cosa è diventata la scuola dopo i tagli della legge n. 133 del 2008, perché l'inizio è tutto lì; le racconterebbero della sottrazione di risorse agli enti locali e alle Regioni. Di fronte a lei sta una scuola martoriata dai tagli, per usare le parole del segretario nazionale della CISL, Bonanni.

In Turchia oggi - in questo grande Paese che vuole entrare in Europa - è in atto un piano nazionale denominato: «L'educazione toglie gli ostacoli». In Italia, invece, lei mette continuamente ostacoli all'educazione.

Se fosse qui l'Italia che fa la scuola, che la ama e la vuole all'altezza del compito, oggi la inchioderebbe alle sue responsabilità politiche e con lei il Governo; e lo farebbe perfino con stupore e con sgomento - che sono anche i miei - perché nessuno nella scuola italiana avrebbe mai immaginato di poter essere considerato da voi un epigono, un residuo del '68, né che la scuola potesse essere vista come un ammortizzatore sociale, com'è stato detto in quest'Aula la settimana scorsa dal Presidente del Consiglio, e come oggi anche lei ha ribadito.

Ma non le viene il dubbio che il vostro approccio ideologico e miope stia determinando un danno mortale ad uno dei settori essenziali del Paese? Maneggiare con cura, signora Ministro, prendersi cura e, soprattutto, aggiornare la cultura politica, altrimenti rimaniamo inchiodati al passato.

Ora sono qui io, con i colleghi parlamentari, a rappresentare il dolore, la rabbia, la passione di una scuola che non si arrende, che è determinata a non soccombere. Sono qui a rappresentare un Paese che ha bisogno di ben altra capacità di governo, che investa nell'istruzione (il primo obiettivo del sistema Paese), che preveda una programmazione seria dei pensionamenti e delle nuove assunzioni e una seria valorizzazione di chi è bravo, di chi lavora in zone difficili; interventi ben più seri sulla formazione dei docenti e sulla valutazione dei risultati (ci vuole ben altro che INVALSI e INDIRE) e un serio rapporto con le Regioni e con l'Europa.

Sono qui a dirle che grande, signora Ministro, è la vostra responsabilità storica. Nel '62 il Governo di centrosinistra di allora aprì la scuola media a tutti; una rivoluzione culturale e sociale nel solco della Costituzione. Voi sarete ricordati per aver indebolito, negato il diritto fondamentale all'istruzione delle nuove generazioni, per avere sottratto loro opportunità anche nel confronto con i ragazzi del mondo. Ma lei pensa che i ragazzi italiani, con la sua scuola, saranno protagonisti attivi nel mondo di domani? La politica dell'istruzione, del resto, non è diversa da quella economica e sociale del Governo: la stessa inadeguatezza, la stessa assenza dell'idea di crescita.

Signora Ministro, passerà il suo Governo; resterà una scuola italiana ferita e fiaccata, ma che non smetterà di credere nella sua missione, nonostante lei; resterà una scuola che crede nei ragazzi, in ogni area del Paese e di ogni condizione sociale, in quelli italiani e in quelli immigrati, rom compresi; che crede nella missione dell'insegnante e della sua professionalità, nel ruolo di dirigenti scolastici fedeli alla Repubblica, non al Ministro di turno e alla sua corte, fedeli al diritto. C'è un giudice a Berlino, signora Ministro: il Consiglio di Stato nei giorni scorsi ha registrato la vostra approssimazione, la vostra fretta, la vostra sciatteria.

C'è una scuola che crede nei valori costituzionali, nella libertà, nella responsabilità, nella sua autonomia; una scuola che sa di essere fattore decisivo di uguaglianza, non di disuguaglianza, di coesione sociale e di convivenza civile, non di separazione dell'intero Paese dal Nord al Sud, senza le sceneggiate di Adro, della cui gravità lei all'inizio neppure si è resa conto.

C'è una scuola che educa alla cittadinanza e alla democrazia, e per questo coltiverà sempre la speranza, nonostante questi giorni difficili e tristi. Signora Ministro, un annus horribilis è cominciato per la scuola italiana e il prossimo non sarà migliore, se continuerà così. (Applausi dal Gruppo PD).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Possa. Ne ha facoltà.

POSSA (PdL). Signor Presidente, signora Ministro, senatori e senatrici, desidero innanzitutto esprimere piena condivisione alla relazione del Ministro, che non è affatto generica come invece in qualche intervento da parte dell'opposizione - mi riferisco in particolare al senatore Zanda - si è sostenuto. Lei ha fatto chiarezza su molti importanti punti.

La diminuzione del personale docente è stata quasi tutta assorbita dai pensionamenti, non ha dato grandi problemi. Non è vero che il numero degli insegnanti di sostegno sia diminuito: al contrario, è aumentato di 3.500 unità, e non sono poche. Non è vero che il numero degli alunni per classe sia così aumentato: lei ha citato un dato, ossia che le classi di 30 alunni sono lo 0,4 per cento del totale, che non è certamente un gran numero.

Circa il problema dei precari (problema che certamente nella sua origine non è da attribuire al centrodestra), lei ha finalmente iniziato a fare chiarezza. È stato varato il regolamento per la formazione iniziale degli insegnanti, che prevede tra l'altro accesso a numero chiuso e quindi la fine del fenomeno delle graduatorie e del precariato: si diventerà insegnanti dopo un percorso specifico di formazione ed un anno di tirocinio nelle classi.

Si è dato un forte impulso alla informatizzazione della scuola e dei suoi insegnanti. Al riguardo mi permetto di ricordare quello che lei ha detto, signora Ministro. Alla fine di quest'anno scolastico saranno attive oltre 40.000 classi con la LIM, cioè la lavagna interattiva multimediale; un milione di studenti e 300.000 insegnanti saranno formati nell'utilizzo delle nuove tecnologie. La promozione della serietà degli studi si è manifestata in molti punti della sua azione legislativa in modo assolutamente meritorio. La linea di maggiore severità inaugurata col 5 in condotta e con il rigore adottato nell'ammissione agli esami quest'anno registra anche una maggiore attenzione alle assenze: non si potrà superare il limite di 50 giorni di assenze se si vorrà essere promossi. Le prove di verifica alla fine della terza media introdotte dall'INVALSI saranno destinate ad ampliarsi alla scuola secondaria superiore e in prospettiva agli esami di maturità. Anche per gli insegnanti partiranno due importanti sperimentazioni per individuare criteri e metodologie per la valutazione degli insegnanti e delle scuole in vista dell'introduzione della carriera degli insegnanti.

Sull'edilizia scolastica le segnalo, signora Ministro, una nostra inadempienza come Parlamento. Nella legge finanziaria 2010, all'articolo 2, comma 239, era stata stanziata una cifra fino a un massimo di 300 milioni di euro per ristrutturazioni in zone di particolare bisogno. Questo finanziamento era subordinato ad un parere delle Commissioni bilancio e cultura sia della Camera che del Senato; purtroppo, non si è ancora provveduto ad esprimere un parere al riguardo e credo che ci dobbiamo muovere con rapidità per sbloccare questo finanziamento.

In questa sede per una valutazione complessiva della sua opera nei due anni e mezzo di Governo desidero esprimerle, signora Ministro, due particolari apprezzamenti: in primo luogo, l'apprezzamento per il pieno allineamento dell'azione del suo Ministero all'esigenza complessiva di austerità della spesa pubblica. Tale necessario ed indispensabile allineamento è ovviamente difficile, ma proprio perché difficile è meritorio e dimostra coraggio. Coraggio è la parola giusta. Il secondo ed ancora più importante apprezzamento è quello relativo alla profonda azione riformatrice posta in essere finora: riforma della scuola primaria, riforma della scuola secondaria, tra poco anche riforma dell'università; una rilevante azione riformatrice, in netta discontinuità con le dinamiche evolutive del passato.

Lei fa onore con questa sua azione a quello che forse è l'impegno principale nei confronti dei cittadini del Governo Berlusconi: l'impegno del fare. L'adesione della sua azione al contesto generale della austerità ed alla finalità della diminuzione della spesa pubblica, i valori di meritocrazia e di serietà da lei vigorosamente promossi, il coraggio della sua azione riformatrice sono tutti contributi di grande importanza per la promozione della identità del centrodestra in questa legislatura.

Vada davanti così, signora Ministro. Siamo al suo fianco per sostenerla nella sua azione! (Applausi dai Gruppi PdL e LNP).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Serra. Ne ha facoltà.

SERRA (UDC-SVP-Aut:UV-MAIE-IS-MRE). Presidente, Ministro, grazie veramente per essere qui questa sera. Sentivamo l'urgenza di avviare un confronto sulla scuola, confronto che lei ha affrontato con garbo. Con lo stesso garbo cercherò di dire qualcosa che possa quanto più attaccarsi alla realtà, e quindi trascurerò alcune delle ... Stavo per dire falsità, ma è troppo pesante: piuttosto qualcuna delle sue inesattezze, a cominciare dalla difesa del ministro Tremonti e dalla minimizzazione del tema delle risorse. La realtà è però diversa e, secondo l'OCSE, la percentuale di PIL investita dall'Italia è del 4,5 per cento rispetto alla media del 5,7 per cento; come diceva la collega Vittoria Franco, solo la Slovacchia ci batte. È poi vero che la spesa media annua per studente è di quasi 8.000 dollari, ma essa va principalmente a beneficio della scuola primaria e secondaria, a scapito dell'università: su questo fronte ci fermiamo a 8.600 dollari a studente, contro una media OCSE di quasi 13.000.

Ho ascoltato con grande attenzione la sua relazione e ne ho apprezzato alcuni passaggi e principi ispiratori; non posso tuttavia condividerla del tutto a causa della grave condizione in cui langue il sistema formativo italiano. Sia ben chiaro che tale condizione non è imputabile esclusivamente alle scelte del suo Dicastero, essendo frutto di errori e mancanze accumulate da molti differenti Governi; tuttavia oggi, come negli anni precedenti, sarebbero stati necessari sforzi maggiori per iniziare a invertire questo trend. Mi chiedo come si possa non vedere che la scuola è ripartita qualche settimana fa esattamente come l'anno scorso, cioè tra caos e proteste. La riduzione degli organici ha creato - bisogna ammetterlo - enormi difficoltà su larga scala, al Nord come al Sud. Ne sono conseguenza il sovraffollamento delle classi e il solito carosello di insegnanti.

Nel sistema scolastico, prima che altrove, al tema dell'integrazione e al rispetto della disabilità occorre dedicare la massima attenzione; da qui bisogna partire per superare pregiudizi, disuguaglianze, ingiustizie: la scuola deve essere motore di eguaglianza e fattore di crescita. A ciò si aggiunga la mancanza di risorse per la didattica e l'amministrazione, nonché l'inadeguatezza di gran parte del nostro patrimonio edilizio scolastico, una vera e propria emergenza. Lei ha fatto bene a mandare gli ispettori perché si rendessero conto della situazione, ma bisogna chiedersi con quali soldi noi vi mettiamo riparo. Non si può morire a scuola: ci sono istituti che hanno ancora amianto, e il 40 per cento delle scuole non ha una palestra. Urgenti appaiono dunque l'anagrafe scolastica e un serio piano d'investimenti.

Vi è poi il dramma della riduzione del tempo-scuola, che comporta l'impoverimento dell'offerta formativa e la contrazione dei posti di lavoro, aggravando la questione del precariato, che ha origini lontane e dimensioni oggi non più tollerabili. A questo proposito, con grande rispetto, vorrei richiamare l'attenzione del senatore Asciutti, che ha parlato di un'opposizione che ama la scuola ma che è impedita ad agire dai sindacati. Io non so se il senatore Asciutti sa quanti suicidi e quanti tentativi di suicidio ci sono a causa del precariato; io però lo so. Si tratta di persone che a 50 anni, con famiglia e figli, vengono messe in mezzo ad una strada, non sanno cosa fare e per questo si uccidono; inoltre, forse il rischio è che si determini un aggravio in termini di criminalità.

Per un momento, signora Ministro, lei mi ha deluso (per un momento solo) quando ha affrontato il tema del precariato parlando di ammortizzatori sociali nella scuola. Per un istante, anche lei si è lasciata prendere dalla voglia di dare sempre la colpa agli altri (la colpa è dei magistrati, dei giornalisti, dei comunisti cattivi: la colpa è sempre degli altri), quasi si potesse in qualche modo, con i 20 mesi del Governo Prodi, coprire otto degli ultimi dieci anni vissuti con Governi guidati da Berlusconi. (Applausi dal Gruppo PD).

Sappiamo, come lei più volte ha ribadito, che gli stipendi per il personale rappresentano l'80 per cento di una spesa corrente in regolare aumento e conveniamo con lei che l'impiego delle risorse debba essere riequilibrato. Ciò tuttavia non giustifica il sacrificio di 140.000 precari, in strada da un giorno all'altro, equiparabile ad un licenziamento di massa. L'annuncio della possibilità di assorbimento entro sei o sette anni degli iscritti nelle graduatorie ad esaurimento ci appare di questo passo un traguardo eccessivamente ambizioso e comunque un tempo troppo lungo per le migliaia di precari.

Quanto al reclutamento, esso va ancorato al merito, così come la stabilizzazione del personale va collegata alla formazione, e per elevare la qualità dell'insegnamento occorre motivare gli insegnanti. Io sono convinto che lei abbia il tatto per parlare con gli insegnanti, e non può non accorgersi dell'avvilimento che c'è. Non lo dico con spirito polemico, non è nel mio DNA, ma non può non rendersi conto dell'avvilimento che c'è nella maestra elementare che guadagna quattro soldi e non ha un minimo di rispetto. Non è questione di personalità o no, ma di essere messa ai margini dello Stato.

Altra questione è la valorizzazione del personale: prendere atto del ruolo sociale vuol dire conferire dignità alla sua funzione, alla funzione dell'insegnante, anche assicurando, perché no, un adeguato riconoscimento economico quantificabile attraverso il merito.

Il Presidente della Repubblica, in un recente discorso, ha ricordato, accanto alle tante conquiste compiute dalla scuola in 150 anni, il grave ritardo da essa accumulato ed ha indicato, con chiarezza, le direttrici su cui orientare gli interventi: più qualità; un rapporto più stretto tra istruzione e mondo del lavoro; maggiore spazio alle competenze richieste nelle società contemporanee. Vogliamo quindi unirci all'appello del Capo dello Stato ed essere cassa di risonanza delle sue parole.

Sebbene la crisi attuale e l'urgenza di ridurre il debito pubblico impongano sacrifici e rinunce, nella ripartizione delle risorse disponibili è doveroso riconoscere la priorità della ricerca e dell'istruzione. Apprezziamo il suo impegno in tal senso nel confronto con il ministro Tremonti e la invitiamo a continuare su questa strada. Siamo convinti che preparazione e formazione adeguate rappresentino la leva per uscire dalla crisi. Al contrario, questo Governo, con la sua politica di tagli - e qui la escludo, veramente senza riserve mentali - ha trasformato istruzione e ricerca nella cenerentola del Paese.

E veniamo al tema dell'università. Il provvedimento attualmente all'esame dell'altro ramo del Parlamento è sicuramente di grande importanza, in quanto tenta di realizzare una riforma da tempo e da più parti invocata. Sino ad oggi scelte discutibili ed onerose hanno prodotto effetti negativi, quali la proliferazione incontrollata di sedi e corsi, il disordine, l'inefficienza nella governance del sistema universitario e un generale abbassamento del livello qualitativo. Diversi sono i punti della riforma che condividiamo, signora Ministro: una governance caratterizzata da autonomia e responsabilità, criteri di reclutamento improntati alla meritocrazia, il tentativo di legare la carriera e la retribuzione dei docenti non ad automatismi, ma a produttività e qualità del lavoro.

Ci chiediamo però come sia possibile fare tutto ciò senza risorse; una riforma così impegnativa richiede investimenti sostanziosi. Il Governo, al contrario, ha proceduto esclusivamente a tagli paralizzanti.

Come di recente ha osservato anche il centro studi della Confindustria, il tasso di laureati tra i 25 e i 34 anni è troppo basso in Italia rispetto alla media europea, a fronte del 25 per cento della Francia e della Spagna. Anche il tasso dei dottori di ricerca è basso: nel nostro Paese sono 150 per milione di abitanti, contro i 300 della Germania. Ciò finisce per incidere fortemente sulla competitività del sistema socio-economico, in quanto più bassi sono i numeri meno ricerca si produce divenendo inevitabilmente meno incisivi sul mercato globale.

La scuola che lei sta disegnando, signora Ministro, non è ancora la scuola della valorizzazione dei talenti, non è motore di eguaglianza e fattore di crescita economico-sociale indispensabile allo sviluppo di un Paese come il nostro.

Infine, non possiamo rassegnarci al fatto che un luogo - al riguardo vorrei che lei esprimesse condivisione, signora Ministro - deputato a coltivare e incoraggiare lo spirito civico e i sentimenti di solidarietà nazionale, particolarmente avvertiti nella ricorrenza del 150° anniversario dell'Unità d'Italia, venga ricoperto di simboli che violano l'autonomia scolastica in spregio della Costituzione: simboli che rappresentano la volontà di frammentare il Paese e la sua identità. Non si può speculare sui bambini, sui ragazzi, sui giovani. (Applausi dei senatori Poli Bortone e Molinari) Se lo si fa non si ha senso della cultura, ovvero si ha solo il senso della cultura del voto.

Da prefetto di Palermo spesso mi capitava di visitare le scuole delle zone più sofferenti della Regione, zone in cui la diserzione scolastica raggiungeva tassi del 50 per cento, superiori anche ai tassi di disoccupazione. Lei non mi crede? La invito a fare un giro insieme verso Corleone e San Giuseppe Jato, se non mi crede.

Come dicevo, spesso mi capitava di visitarle quelle scuole e là, signora Ministro, con grande sorpresa, ho trovato terreno fertile a tutti gli appelli alla legalità e alla speranza in un futuro migliore che rivolgevo alle nuove generazioni in veste di rappresentante del Governo. Quei giovani hanno fame di cambiamento, e il vero cambiamento passa proprio attraverso la scuola.

Nella lotta contro le mafie non bastano le vittorie quotidiane che le forze dell'ordine mettono a segno contro latitanti e criminali: per ogni boss catturato, purtroppo, si contano decine di matricole pronte a prenderne il posto. La guerra contro le mafie, signora Ministro, si vince portando al Sud lavoro ed istruzione, ossia reali possibilità di riscatto personale, risposte concrete alla fame ed alla disperazione.

Se lei vorrà perseguire questa missione e raggiungere un obiettivo si troverà davanti tantissime difficoltà, soprattutto da parte dei suoi alleati, signora Ministro, ma un'istruzione degna di tale nome è nelle sue mani, e noi confidiamo che lei potrà essere all'altezza. (Applausi dai Gruppi UDC-SVP-Aut:UV-MAIE-IS-MRE e PD. Congratulazioni).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Pittoni. Ne ha facoltà.

PITTONI (LNP). Signor Presidente, signora Ministro, colleghi senatori, l'ultimo rapporto OCSE sulla scuola evidenzia le clamorose anomalie del nostro Paese, ma commentatori interessati continuano a distorcere la realtà.

Il tempo scuola dei nostri studenti è di gran lunga il più alto, con un valore nella scuola di base di circa 1.000 ore annue contro le 850 della media OCSE. Eppure, per qualcuno queste ore sono insufficienti.

La disinformazione opera anche sulle risorse. Si fa notare l'incidenza della percentuale di spesa per la scuola sul prodotto interno lordo, ma è un confronto improponibile, avendo a che fare con troppe variabili.

L'indicatore, invece chiarissimo, del costo per alunno viene trascurato. Per la cronaca, da noi è di 101.000 dollari, dalla prima elementare al diploma, contro una media OCSE di 94.500 dollari. Spendiamo quindi di più, anche se spesso male.

In attesa, delle leggi attuative del federalismo fiscale (che riporteranno un po' di ordine anche nell'istruzione mettendo sotto controllo i conti), nell'immediato una partita possono giocarla le Regioni.

Sulla base delle nuove norme fissate dallo Stato, i governi locali possono infatti legiferare non solo per l'organizzazione del servizio scolastico, vale a dire la dislocazione delle scuole di ogni ordine e grado sul territorio regionale, ma anche per la sua gestione, ovvero l'assegnazione del personale alle singole scuole (sulla base della dotazione organica assegnata dallo Stato) e la ripartizione alle scuole del territorio delle risorse finanziarie statali.

Oggi, in assenza di leggi regionali per l'assegnazione del personale e dei fondi, lo Stato accredita direttamente alle scuole le risorse, sia di personale che finanziarie, necessarie per la gestione del servizio scolastico, con tutte le difficoltà aggiuntive che conosciamo.

Ma c'è un'altra partita che possiamo - e dobbiamo - giocare. Provate a pensare se un domani, cercando un posto di lavoro pubblico, vi fosse la possibilità di essere valutati a parità di condizioni con chi proviene da altre Regioni. La domanda, per chi non conosce la realtà italica, apparirà strana.

Ma il problema esiste. Di quest'estate l'ennesima conferma, con gli ultimi dati sulla maturità, che vedono le Regioni del Nord agli ultimi posti per percentuale di diplomati con il 100 e lode, mentre svettano per numero di eccellenti i licei di Reggio Calabria, Catania, Crotone, Cosenza.

Conta poco se, al contrario, i test internazionali mettono ai primi posti gli studenti di altre realtà, non solo in Italia, ma addirittura a livello continentale. È a tutti evidente che, trattandosi di un problema di disomogeneità culturale tra le diverse aree del Paese, soluzioni facili non esistono. E, pur apprezzando i periodici tentativi ministeriali di varare piani per la qualità e il merito, crediamo sia arrivato il momento della concretezza. (Applausi dal Gruppo LNP).

Il Sud non è tutto uguale. Piero Cipollone, presidente dell'INVALSI (Istituto che, pur con tutti i limiti dei test, ha il compito di individuare i punti deboli del nostro sistema formativo), segnala che l'Abruzzo ha valutazioni positive a livello della Valle d'Aosta e che Sardegna e Basilicata sono nella media nazionale. Il tutto per sostenere che «le Regioni indietro possono essere trainate da quelle vicine e riuscire a migliorarsi». Possiamo partire da qui.

Nel progetto che abbiamo elaborato degli albi regionali per il reclutamento degli insegnanti, per assegnare il punteggio di base ai candidati alla docenza non si fa più riferimento (se non in misura ridotta, in una specie di «marcia di avvicinamento» all'auspicata abolizione del valore legale del titolo di studio) alla valutazione acquisita sul proprio territorio. Si dovrà scegliere una e una sola Regione nella quale eleggere il proprio domicilio professionale e sottoporsi a quello che abbiamo chiamato «test di preparazione», con cui si verificherà l'attitudine all'insegnamento e l'effettivo livello di preparazione dei candidati nelle singole materie. (Applausi dal Gruppo LNP). Il tutto - questo è il punto fondamentale - nella Regione di arrivo, a parità di condizioni con i candidati del posto.

Il nuovo sistema da una parte eviterà che candidati valutati con «manica larga» in altre realtà possano scavalcare chi effettivamente merita; dall'altra metterà in "competizione" gli aspiranti all'insegnamento spingendoli a migliorarsi. Un candidato bravo, ma iscritto in una Regione dove i bravi sono tanti, sarà infatti spinto a iscriversi nella Regione vicina, che magari ha meno bravi e offre più opportunità di lavoro. A quel punto, però, gli iscritti in quella Regione avranno tutto l'interesse a darsi da fare per crescere professionalmente e non farsi sfuggire l'opportunità di conquistare la cattedra. (Applausi dal Gruppo LNP).

Si attiverà cioè un percorso virtuoso, che può mettere fuori gioco il business dei titoli (brutta realtà in alcune Regioni) e la pantomima delle supervalutazioni, che per decenni ha relegato in fondo alle graduatorie diplomati e laureati delle Regioni padane, e non solo, bravi ma con valutazioni meno benevole rispetto ad altri territori.

Il tutto nonostante la Costituzione, all'articolo 9, affermi che «la Repubblica promuove lo sviluppo della cultura» e tagliare il legame tra insegnanti e territorio significa uccidere la cultura. I disastri degli ultimi decenni al riguardo sono sotto gli occhi di tutti. La nostra non è una chiusura, ma il tentativo di ridare spazio a ciò che il territorio sa esprimere, che poi è la vera immensa ricchezza del nostro Paese. (Applausi dal Gruppo LNP).

Un insegnante non trasmette solo con quello che dice, ma anche - e soprattutto - con la sua persona, per come è stata plasmata dal territorio. Oggi che crescere figli è diventato un lusso (per arrivare alla fine del mese spesso devono lavorare ambedue i genitori), le responsabilità della scuola nella trasmissione di cultura e valori locali sono cresciute in maniera esponenziale. E attenzione che la nostra proposta non contempla privilegi per gli insegnanti padani: non ne hanno bisogno.

Gli albi regionali sono anche garanzia di continuità didattica, perché è vero che la maggior parte delle decine di migliaia di spostamenti di insegnanti che il sistema è costretto a subire ogni anno avviene a livello regionale, ma il problema è sempre lo stesso: docenti in buona misura originari delle Regioni meridionali, non avendo legami con il territorio e non potendo ottenere subito l'avvicinamento alla loro terra (laggiù le scuole sono perennemente ingolfate di personale), si spostano in zone meno disagiate. E la prima conseguenza è un turnover quasi del 100 per cento in montagna.

Gli albi regionali favoriranno la presenza di insegnanti che, provenendo da quelle stesse zone, non hanno alcun motivo di scappare. È così che si garantisce la continuità didattica, non puntando la pistola alla tempia di chi non vede l'ora di andarsene, con provvedimenti coercitivi da sempre puntualmente aggirati. (Applausi dal Gruppo LNP. Congratulazioni).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Bastico. Ne ha facoltà.

BASTICO (PD). Signor Presidente, ministro Gelmini, avrei auspicato di cogliere da parte sua, all'interno di questo importante dibattito parlamentare, un'occasione vera di confronto sulla scuola e non di ripetizione di spot già più volte presentati sulla stampa. Lei, invece, ci ha riproposto omissioni, silenzi, genericità che solo perché tante volte ripetute si può pensare che diventino credibili.

I colleghi del Gruppo del PD hanno già parlato delle «voci della scuola» e hanno riportato qui quello che io non ho sentito nelle sue parole, cioè la scuola vera, quella che lei avrebbe potuto citare anche con grande orgoglio oltre che con problematicità, ad esempio citando le bellissime sperimentazioni di inserimento dei bambini stranieri nella nostra scuola, completamente ignorate, ovvero le esperienze positive di innovazione didattica che i nostri docenti stanno realizzando.

Avrei voluto sentire nelle sue parole le voci dei dirigenti scolastici che affrontano reggenze molto pesanti, che dal Ministero devono ricevere mediamente 180.000 euro e non hanno più i soldi per fare nulla; le voci dei docenti, del personale tecnico ed amministrativo che, nonostante siano stati zittiti (le voglio ricordare la circolare bavaglio del dirigente dell'ufficio scolastico regionale dell'Emilia-Romagna), siano stati denigrati (le ricordo anche le numerose volte in cui abbiamo sentito affermare che i docenti non insegnano, sono fannulloni), siano stati impoveriti (ricordo il blocco della contrattazione e degli scatti di anzianità), continuano ad impegnarsi con competenza e con passione per non fare ricadere i danni più grandi provocati dal Governo sulle vite degli studenti e dei ragazzi. A loro vorrei dire, con molta riconoscenza: grazie, grazie, grazie!

In tre anni sono stati tagliati 132.000 posti di lavoro: si tratta di tagli e non di una razionalizzazione; è uno scardinamento di pezzi essenziali della qualità della scuola pubblica. È vero che lei parla dei pensionamenti; ma se però la FIAT avesse annunciato, ad esempio, di tagliare 132.000 posti di lavoro in tre anni, tutti avrebbero capito che quelli sono posti persi e che quei lavoratori non ci saranno più. Eppure lei lo nega.

È vero, lei ha ragione: il tema del precariato non nasce da questo Governo, ma dobbiamo ricordare che negli ultimi dieci anni otto sono stati gli anni del Governo Berlusconi, e quindi qualche responsabilità su questo problema ci sarà pure! Inoltre, quando si è Ministri della Repubblica, non si risponde soltanto delle cose che sono state fatte, ma si affrontano i problemi esistenti; lei, invece, sta facendo di tutto per non affrontare questo problema, a cominciare dallo smantellamento del piano previsto dalla legge finanziaria del 2007 per assumere 150.000 persone in tre anni, cosa che avrebbe finalmente dato una sistemazione a quei precari che da anni si trovano in una condizione di precarietà, da un lato, e di non continuità nella didattica, dall'altro.

Ancora, signora Ministro, il 30 per cento delle risorse tagliate (una somma importante: 2,3 miliardi di euro) sono state da lei destinate molte volte. Allora io le chiedo: ci può dire a che cosa sono destinate? Sono destinate - come io auspico - a recuperare il blocco degli scatti di anzianità? Ma per quanto durerà? Un anno, due anni, tre anni? E le ricadute, dato che il blocco è permanente per la scuola, sulle liquidazioni e sulle pensioni saranno recuperate o no? Ho sentito anche che con quelle risorse lei voleva premiare i docenti migliori, così come previsto dalla legge n. 133 del 2008. Allora, le risorse sono per l'uno o per l'altro fine? Inoltre, ha parlato di fare miglioramenti, di recuperare dispositivi informatici e dei laboratori. Ci dica, dunque, come intende utilizzare quei soldi, perché credo che il «gioco delle tre carte» non sia degno di un Ministro della Repubblica.

Per quanto riguarda l'edilizia scolastica, ricordo che si è parlato più volte di un miliardo di euro; ad ogni incidente veniva ribadito quel miliardo di euro. Eppure sono stati stanziati soltanto 358 milioni di euro (quindi, un terzo di quanto annunciato): almeno, però, fossero arrivati! La delibera del CIPE non è pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale e i Comuni destinatari non ne hanno visto neanche un euro!

Ancora, non dica più, signora Ministro, che il 97 per cento delle risorse pubbliche viene destinato al personale. Innanzitutto, non è uno scandalo spendere per il personale, quando abbiamo una comunità educante: e gli educatori e gli insegnanti sono l'elemento fondamentale per un processo educativo. Ma l'OCSE e la Corte dei conti hanno detto che la quota spesa è l'80 per cento, e questa è la quota dello Stato. Se si aggiungono 9 miliardi di euro di Regioni, Province e Comuni, la quota della spesa pubblica complessiva per il personale è poco meno del 60 per cento. Diamo almeno dati coerenti.

Concludo, perché i tempi sono davvero brevissimi, facendole una domanda. Noi ci vergogniamo di essere penultimi, davanti solo alla Slovacchia, per la spesa per l'istruzione. Ci vergogniamo anche del fatto che la spesa pubblica sia tutta incrementata tranne quella per l'istruzione, che cala di anno in anno il suo peso all'interno della spesa pubblica (quest'anno, ricordiamocelo, il deficit pubblico è aumentato del 5,7 per cento).

Ci vergogniamo, e riteniamo, però, di doverle chiedere una cosa. È vero che Tremonti sulla scuola ha voluto fare cassa e la cassa è stata pesante (8 miliardi di euro in tre anni sono davvero tanti) e credo che lei non abbia contrastato a sufficienza questo processo di tagli così come ha dimostrato oggi. Credo, inoltre, che quei tagli, oltre alla denigrazione della scuola pubblica, siano stati gli strumenti reali attraverso cui il Governo e anche lei state realizzando un disegno politico che, attraverso l'impoverimento e la dequalificazione della scuola pubblica, vuole spingere progressivamente tante famiglie che se lo possono permettere verso le scuole private, magari assecondate dal meccanismo dei buoni scuola o da un meccanismo che crea un mercato della scuola.

Noi non saremo assolutamente d'accordo, così come, signora Ministro, non siamo assolutamente d'accordo sulla privatizzazione o, meglio, sulla partitizzazione della scuola pubblica attraverso (la vicenda di Adro è gravissima) la marchiatura con segni di un partito politico; e io ritengo che lei abbia mostrato troppa tolleranza rispetto a questa vicenda, minimizzazione e reticenza, fino al silenzio assoluto nella sua relazione di oggi. (Applausi dal Gruppo PD).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Quagliariello. Ne ha facoltà.

*QUAGLIARIELLO (PdL). Signor Presidente, signor Ministro, colleghi senatori, ho ascoltato con interesse considerazioni e dati presentati oggi relativamente all'anno scolastico da poco avviato, all'indomani della riforma della scuola superiore appena entrata in vigore. Questo primo bilancio dimostra che si sta andando nella giusta direzione: verso una profonda e radicale innovazione dell'intero sistema.

Per valutare le sue considerazioni, signora Ministro, sono necessarie una serie di premesse. Innanzitutto: la formazione dei giovani rappresenta un momento delicato e complesso che merita, in virtù del suo ruolo cardine all'interno di una comunità sociale, una costante attenzione e preoccupazione da parte della politica e delle istituzioni. Ben vengano, dunque, informative come questa che si fondano su una conoscenza diretta della medesima realtà sulla quale le norme vanno ad incidere. In secondo luogo, la situazione in cui versa la scuola italiana è una situazione critica che affonda le sue origini nei decenni precedenti e che è attraversata da una serie di problematiche difficili da scardinare.

Non è possibile, colleghi dell'opposizione, riferirsi a un periodo di dieci anni per poter dimostrare che c'è stata una prevalenza al Governo di una parte rispetto all'altra, quando invece la situazione fa riferimento a un contesto temporale ben più ampio che copre tutto l'arco della storia repubblicana. Il lavoro che si intende fare perciò è duro e complesso, ma ha un'ambizione grande: mettere fine, una volta per tutte, a questo stato di crisi; compiere una svolta che consenta un cambiamento radicale. Per rimettersi in carreggiata - questo è un fatto e non un'opinione - la scuola ha bisogno innanzitutto di razionalizzazione, sia dal punto di vista finanziario che dal punto di vista strutturale. Specialmente nelle fasce più alte dell'istruzione: quelle più vicine alla realtà lavorativa e, quindi, determinanti nel rilancio dell'offerta formativa.

In tal senso, il quadro tracciato oggi e determinato dall'introduzione della riforma mostra i primi segni soddisfacenti, in linea con i presupposti e gli obiettivi alla base del provvedimento, orientato verso una profonda innovazione che permette al nostro sistema di diventare più moderno e più competitivo.

Due sono in particolare gli aspetti su cui, signora Ministro, vorrei soffermarmi, perché mi sembrano meritevoli di attenzione. Il primo riguarda uno dei mali che ha afflitto per decenni il sistema italiano e al quale, con questa riforma, si cerca finalmente di porre rimedio. Si tratta dell'incapacità da parte dell'universo scolastico di interpretare le richieste provenienti dal mondo del lavoro. In tal senso, la revisione degli ordinamenti avvicina la scuola italiana alle esigenze del mercato, alla crescente internazionalizzazione e alla richiesta di specifiche figure professionali.

Il nuovo impianto ordinamentale degli istituti tecnici e professionali, dotato del grado di autonomia necessario per adattarsi a singoli contesti territoriali, rivaluta fortemente un settore in cui l'Italia è stata purtroppo carente negli ultimi decenni, e crea un'occasione di orientamento autentico nei confronti di quegli studenti che in questi anni hanno fatto fatica a canalizzare il loro talento.

Signora Ministro, leggendo questa parte mi è venuto in mente come spesso la modernità coincida con la classicità, perché lei ha ripreso considerazioni e proposte presenti in una ipotesi di riforma che porta la firma di un grande pedagogista e di un grande storico, Galletti e Salvemini, e che formava uno di quei grandi volumi rossi della Feltrinelli dedicati all'opera omnia di Gaetano Salvemini.

Ma c'è un altro dato fondamentale da sottolineare, che non riguarda tanto gli aspetti tecnici del cambiamento in corso, quanto la portata e il valore politico di questo cambiamento. Per anni la scuola italiana è stata utilizzata come una sorta di ammortizzatore sociale: una riserva indefinita di posti di lavoro, moltiplicati all'occorrenza per stimolare il consenso elettorale. Anche questa, signora Ministro, è una pagina della nostra storia repubblicana con la quale dobbiamo fare i conti tutti con coraggio perché è la nostra storia, senza ritagliarci delle periodizzazioni di comodo.

Seguendo questa logica irresponsabile sono stati assunti 200.000 precari e non è stato fatto nessun controllo sulla qualità degli insegnanti, affossando in questo modo il merito e mortificando gli eccellenti professori presenti nella scuola italiana (Applausi dal Gruppo PdL e del senatore Garavaglia Massimo) stanchi di non veder riconosciuto e premiato il loro valore.

È una storia che quelli della mia generazione conoscono perché l'hanno vissuta sulla loro pelle: sanno quale era la considerazione sociale dei professori dei loro licei, e sanno qual è la considerazione sociale dei professori dei loro figli. E' una situazione drammatica alla quale è necessario porre rimedio, e senza incidere su questo circolo vizioso porvi rimedio non è possibile. È inaccettabile - concordo pienamente con lei, signora Ministro - che oggi l'unico meccanismo di progressione dello stipendio per gli insegnanti sia quello degli scatti di anzianità. Questa logica, che offende il merito e premia l'egualitarismo, era possibile nel momento nel quale il riconoscimento sociale era selettivo. Non è accettabile nel momento nel quale quel riconoscimento è stato massacrato, perché oggi non si hanno né i soldi né la gratificazione da parte delle famiglie e della comunità scolastica. (Applausi dal Gruppo PdL e della senatrice Aderenti).

Ben venga, dunque, un sistema di valutazione della qualità dell'insegnamento che si basi due capisaldi. È vero - come è stato detto, e ci tengo a ribadirlo - che sapere non significa necessariamente saper insegnare. Ma, a sua volta, saper insegnare non significa, colleghi della sinistra, cedere alle sirene del panpedagogismo degradando le singole discipline e i loro contenuti a meri accessori. È vero esattamente il contrario. (Applausi dei senatori Bevilacqua e Firrarello).

Bisogna risollevare dunque il nostro sistema scolastico dallo stato di crisi nel quale lo hanno portato l'irresponsabile vendita di illusioni perpetrata fin troppo a lungo, e l'egualitarismo di matrice sessantottina secondo il quale tutti, i bravi, i meno bravi e coloro i quali bravi non sono, dovrebbero essere messi sempre sullo stesso piano.

Signor Presidente, colleghi senatori, l'inversione di rotta era necessaria. Del resto, le grandi riforme si fanno proprio sfruttando le crisi, come accaduto anche altre volte nella storia d'Italia e per le migliori riforme che hanno riguardato la scuola. Andiamo a leggere a tal proposito gli atti sulla riforma Gentile.

Al ministro Gelmini va dato atto di avere coraggiosamente intrapreso una strada difficile e piena di ostacoli, ma che va nella direzione giusta. Ciò è stato fatto in primis attraverso un'oculata razionalizzazione dei costi, grazie alla quale è stato possibile, tra l'altro, assumere quest'anno - riprendo dati riferiti dal Ministro - 10.000 nuovi docenti, 6.500 unità di personale e 170 dirigenti scolastici. Mettere ordine nelle voci di bilancio, nei capitoli di spesa e porre fine alle abitudini distorte del passato consente di fare di necessità virtù, a fronte di una congiuntura economica ed internazionale - un problema di cui tutti dovremmo farci carico - le cui ricadute non hanno risparmiato nessun settore, nemmeno quello dell'istruzione. Prendere a pretesto la dura responsabilità di far quadrare i conti per inscenare polemiche strumentali non fa onore a questa opposizione e a quella responsabilità che uno schieramento politico dovrebbe invece dimostrare, se vuole aspirare a governare il Paese.

Il vero fulcro della riforma in atto è stato il taglio, quello sì, degli enormi sprechi accumulati nel tempo in direzione di una più razionale amministrazione delle risorse e dell'organizzazione del sistema scolastico; una razionalizzazione dettata dalla necessità di interrompere la crisi della scuola italiana, ma portata avanti tenendo conto che il sistema scolastico è fatto di persone in carne ed ossa, che vanno sempre tutelate e sostenute. Mi riferisco in particolare all'esercito dei precari, illusi da chi li ha assunti senza accertarsi prima dell'effettiva necessità e della sostenibilità economica di quelle assunzioni. Non riconoscere il nostro impegno in tal senso non soltanto non corrisponde alla realtà dei fatti, ma dimostra l'imbarazzo di chi ha contribuito ad affossare la scuola italiana e adesso non vuole dare a chi sta cercando di risollevarla il merito per l'operato faticosamente svolto.

Colleghi senatori, sappiamo tutti che la situazione di crisi e gli obiettivi di crescita del nostro Paese ci impongono, tra le tante necessità, quella di rinnovare il sistema scolastico in modo tale da renderlo più efficiente, e di colmare il baratro esistente tra la scuola e il mondo del lavoro. Per la prima volta dopo decenni si sta seriamente lavorando in questa direzione, per il bene dei nostri figli e del nostro Paese. Non lasciamo - è questo il mio invito - che le divisioni e le critiche preconcette ostacolino tale percorso. Andiamo avanti sulla strada intrapresa. Lavoriamo insieme per restituire alla scuola italiana lo standard che essa merita. (Applausi dai Gruppi PdL, LNP e dai banchi del Governo).

PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione sull'informativa del ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, onorevole Gelmini, che ringrazio, a nome dell'Assemblea, per la disponibilità dimostrata.

RUSCONI (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

RUSCONI (PD). Signor Presidente, richiedo solo un chiarimento. Dal momento che il Ministro, che ringrazio, ha ascoltato tutti gli interventi, non commenta nulla?

PRESIDENTE. Senatore Rusconi, ogni volta lei pone questo tipo di problema.

RUSCONI (PD). Signor Presidente, la volta passata si trattava di un emendamento. Lei ha una memoria ferrea, e questo le fa onore.

PRESIDENTE. Lei sa benissimo che, se il Ministro interviene in replica, ciascun senatore ha il diritto di intervenire, perché si riapre il dibattito. Questo è un fatto regolamentare e, quindi, è solo questo il problema.

Dovremmo infatti condurre un'indagine tra tutti i senatori. Se tutti i colleghi dichiarano di rinunciare a intervenire, allora diamo la parola al Ministro e la facciamo parlare; se però il Ministro interviene, dal punto di vista regolamentare, se un senatore chiede la parola, io devo dargliela. Quindi, non è il Ministro a non voler intervenire, ma è la procedura, sono i Regolamenti a impedirlo. Non so se sono stato chiaro.

RUSCONI (PD). Signor Presidente, lei è stato chiaro. Io voglio solo dire che non siamo in sede di esame di un disegno di legge. Io non ho la pretesa di conoscere il Regolamento dell'Aula come lei, faccio solo presente che il Ministro ha ascoltato una serie di interventi, ed io la ringrazio di questa attenzione prestata verso tutti. Da parte mia vi è l'impegno a non intervenire, ma non posso parlare per tutti perché mi arrogherei un ruolo che non mi appartiene.

Ho solo chiesto un chiarimento per sapere se fosse normale che, alla fine di una comunicazione del Ministro, avvenuta all'inizio dei nostri lavori e alla quale sono seguiti una trentina di interventi, il Ministro non replicasse.

PRESIDENTE. È perfettamente normale, collega Rusconi.

Sui lavori del Senato

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, previ accordi intercorsi tra i Gruppi, gli interventi sull'episodio di violenza che ha riguardato una famiglia di origine pakistana in Provincia di Modena si svolgeranno domani mattina in apertura di seduta. Seguiranno gli interventi su alcune dichiarazioni pronunciate dal senatore Ciarrapico giovedì scorso, in occasione del dibattito sulle comunicazioni del Presidente del Consiglio.

In entrambi i casi, i Gruppi avranno a disposizione cinque minuti ciascuno. Si passerà poi all'esame dei disegni di legge in materia di divieto di propaganda elettorale e di potestà genitoriale.

NEGRI (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

NEGRI (PD). Signor Presidente, intervengo in merito alla nostra organizzazione dei lavori e su come stanno andando le cose: senza vincolo di mandato, come senatore semplice, perché decidono i Capigruppo. Ciò non di meno, osservo che da un po' di tempo, i lavori del Senato registrano o dilatazioni di importantissimi dibattiti, o contrazioni, o grandi pause vuote. Leggiamo sul calendario corrente dei lavori dell'Assemblea che giovedì mattina, se necessario, vi sarà seduta d'Aula, altrimenti no.

Noi lavoriamo molto intensamente sui decreti del Governo e, forse, potremmo programmare i nostri lavori in modo tale che quel grande lavoro ispettivo (perché ognuno di noi è depositario di tantissime interrogazioni, anche in Aula) trovi modo di esplicitarsi. Se continua questo susseguirsi di pause vuote e di non intensissimi lavori d'Aula, noi potremmo programmare con il Governo - anche se so che non è facilissimo - una risposta sollecita, attenta e rispettosa alle montagne di interrogazioni che tutti i senatori hanno, di volta in volta, depositato.

Insomma, so che vi sono i Regolamenti da rivedere e così via, ma dovremmo organizzare un "va e vieni" di informazioni e di lavori, in modo da ridurre le pause vuote e da utilizzarle, ad esempio, per rispondere alle interrogazioni dei senatori. (Applausi del senatore Molinari).

PRESIDENTE. Senatrice Negri, lei pone un problema reale, che sarà sottoposto all'attenzione della Conferenza dei Capigruppo.

Per un'adeguata politica dell'occupazione

CARLINO (IdV). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CARLINO (IdV). Signor Presidente, è notizia di oggi che un giovane uomo di 38 anni, laureato in economia e commercio, dopo innumerevoli tentativi di trovare un'occupazione e dopo l'ennesimo viaggio della speranza dal suo paese d'origine, Ostuni, in Puglia, fino a Milano, non riuscendo più a sostenere la situazione si è lanciato da un treno in corsa. Purtroppo, non è il primo caso di suicidio per assenza di lavoro di cui abbiamo notizia in questi ultimi tempi.

È sempre notizia di questi giorni che, finalmente, dopo ben 153 giorni di interim, il Presidente del Consiglio ha nominato il nuovo Ministro dello sviluppo economico. Senza nascondere il disappunto per l'ennesimo conflitto d'interessi che questa nomina comporta, chiedo al ministro Romani di lavorare da subito ai numerosi dossier di aziende in crisi che da mesi giacciono inevasi presso il suo Dicastero e di mettere immediatamente in cantiere, di concerto con il ministro del lavoro Sacconi, politiche davvero concrete per arginare l'altissimo tasso di disoccupazione in Italia.

Questa crisi sta mettendo a dura prova gli italiani, e la mancanza di prospettive future per tanti giovani si sta traducendo, purtroppo, in gesti eclatanti sempre più autolesionistici. Il Governo non può più rimanere insensibile davanti a queste tragiche richieste d'aiuto, destinate a moltiplicarsi a causa del protrarsi della crisi e dell'assenza, fino ad oggi, di risposte adeguate.

Per questo, signor Presidente, chiedo un intervento da parte dei due Ministri. (Applausi dal Gruppo IdV).

PRESIDENTE. Senatrice Carlino, la Presidenza prende atto della sua richiesta.

Mozioni, interpellanze e interrogazioni, annunzio

PRESIDENTE. Le mozioni, interpellanze e interrogazioni pervenute alla Presidenza saranno pubblicate nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.

Ordine del giorno
per le sedute di mercoledì 6 ottobre 2010

PRESIDENTE. Il Senato tornerà a riunirsi domani, mercoledì 6 ottobre, in due sedute pubbliche, la prima alle ore 9,30 e la seconda alle ore 16,30, con il seguente ordine del giorno:

(Vedi ordine del giorno)

La seduta è tolta (ore 19,52).

Allegato B

Congedi e missioni

Sono in congedo i senatori: Alberti Casellati, Augello, Battaglia, Bianconi, Caliendo, Carofiglio, Carrara, Castelli, Chiti, Ciampi, Ciarrapico, Davico, Dell'Utri, Donaggio, Giovanardi, Malan, Mantica, Mantovani, Messina, Palma, Pera, Rutelli, Stancanelli e Viceconte.

Sono assenti per incarico avuto dal Senato il senatore: D'Ali', per attività della 13a Commissione permanente; De Gregorio, per attività dell'Assemblea parlamentare NATO; Baio, per partecipare ad una Commissione di concorso; Boscetto e Maritati, per attività di rappresentanza del Senato; Boldi, Crisafulli, Giaretta, Marcenaro, Nessa, Russo, Santini, Saro e Tofani, per attività dell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa - UEO; Bianco e Contini, per attività dell'Unione interparlamentare.

Commissioni permanenti, approvazione di documenti

La 7a Commissione permanente (Istruzione pubblica, beni culturali, ricerca scientifica, spettacolo e sport), nella seduta del 29 settembre 2010, ha approvato una risoluzione - ai sensi dell'articolo 50, comma 2, del Regolamento - a conclusione dell'esame dell'affare assegnato sulla disciplina della qualifica di restauratore e collaboratore restauratore.

Il predetto documento è stato inviato al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca (Doc. XXIV, n. 12).

Commissioni permanenti, trasmissione di documenti

In data 30 settembre, 1° e 4 ottobre 2010, sono state trasmesse alla Presidenza quattro risoluzioni:

dalla 6a Commissione permanente (Finanze e tesoro), approvata nella seduta del 29 settembre 2010 - ai sensi dell'articolo 144, commi 1 e 6, del Regolamento - sulla Proposta di direttiva del Consiglio che modifica, in relazione alla durata di applicazione dell'aliquota normale minima, la Direttiva 2006/112/CE relativa al sistema comune di imposta sul valore aggiunto (COM(2010) 331 definitivo) (Doc. XVIII, n. 51);

dalla 11a Commissione permanente (Lavoro, previdenza sociale), approvata nella seduta del 29 settembre 2010 - ai sensi dell'articolo 144, commi 1 e 6, del Regolamento - sulla Proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio sulle condizioni di ingresso e soggiorno di cittadini di Paesi terzi per motivi di lavoro stagionale (COM (2010) 379 definitivo) (Doc. XVIII, n. 52);

dalla 11a Commissione permanente (Lavoro, previdenza sociale), approvata nella seduta del 29 settembre 2010 - ai sensi dell'articolo 144, commi 1 e 6, del Regolamento - sulla Proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio sulle condizioni di ingresso e soggiorno di cittadini di Paesi terzi nell'ambito di trasferimenti intrasocietari (COM (2010) 378 definitivo) (Doc. XVIII, n. 53);

dalla 9a Commissione permanente (Agricoltura e produzione agroalimentare), approvata nella seduta del 29 settembre 2010 - ai sensi dell'articolo 144, commi 1 e 6, del Regolamento - sulla Proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica la direttiva 2001/18/CE per quanto concerne la possibilità per gli Stati membri di limitare o vietare la coltivazione di organismi geneticamente modificati (OGM) sul loro territorio (COM (2010) 375 definitivo) (Doc. XVIII, n. 54).

Ai sensi dell'articolo 144, comma 2, del Regolamento, i predetti documenti sono stati trasmessi al Presidente del Consiglio dei ministri e al Presidente della Camera dei deputati.

Commissione parlamentare per l'indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi, variazioni nella composizione

Il Presidente della Camera dei deputati, in data 4 ottobre 2010, ha nominato componente della Commissione parlamentare per l'indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi l'on. Flavia Perina, in sostituzione dell'on. Francesco Colucci.

Commissione parlamentare d'inchiesta sul fenomeno della mafia e sulle altre associazioni criminali, anche straniere, variazioni nella composizione

Il Presidente della Camera dei deputati, in data 1° ottobre 2010, ha chiamato a far parte della Commissione parlamentare d'inchiesta sul fenomeno della mafia e sulle altre associazioni criminali, anche straniere, l'on. Roberto Speciale, in sostituzione dell'on. Marcello Taglialatela, cessato dal mandato parlamentare.

Commissione parlamentare d'inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti, variazioni nella composizione

Il Presidente del Senato ha nominato componente della Commissione parlamentare d'inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti il senatore Lorenzo Piccioni in sostituzione del senatore Vincenzo Nespoli, dimissionario.

Disegni di legge, annunzio di presentazione

Senatori Fleres Salvo, Alicata Bruno

Disposizioni in materia di corsi di formazione professionale per detenuti (2353)

(presentato in data 29/9/2010 );

senatrice Gallone Maria Alessandra

Modifica delle circoscrizioni territoriali dei comuni di Torre Pallavicina e di Soncino, nonché delle province di Bergamo e Cremona (2354)

(presentato in data 04/10/2010 );

senatore Lumia Giuseppe

Sospensione e revoca dei trattamenti pensionistici ai condannati per reati di stampo mafioso, terrorismo e criminalità organizzata (2355)

(presentato in data 05/10/2010 );

senatore Quagliariello Gaetano

Modifiche al testo unico delle leggi recanti norme per l'elezione del Senato della Repubblica, di cui al decreto legislativo 20 dicembre 1993, n. 533, in materia di previsione del premio di maggioranza e di soglia di sbarramento (2356)

(presentato in data 05/10/2010 ).

Disegni di legge, assegnazione

In sede referente

1ª Commissione permanente Affari Costituzionali

Sen. Quagliariello Gaetano

Modifiche al testo unico delle leggi recanti norme per l'elezione del Senato della Repubblica, di cui al decreto legislativo 20 dicembre 1993, n. 533, in materia di previsione del premio di maggioranza e di soglia di sbarramento (2356)

previo parere della Commissione 2° (Giustizia)

(assegnato in data 05/10/2010 );

Commissioni 1° e 2° riunite

Sen. Zanda Luigi

Norme per il contrasto alla corruzione nella pubblica amministrazione e nel settore privato (2346)

previ pareri delle Commissioni 5° (Bilancio), 6° (Finanze e tesoro)

(assegnato in data 05/10/2010 ).

Disegni di legge, ritiro

Il senatore Alessio Butti ha dichiarato di ritirare il disegno di legge: Butti. - "Disposizioni per l'organizzazione in Italia dei Campionati Europei di calcio "UEFA EURO 2016" (2148).

Indagini conoscitive, annunzio

La 1a Commissione permanente (Affari costituzionali, affari della Presidenza del Consiglio e dell'Interno, ordinamento generale dello Stato e della Pubblica Amministrazione) è stata autorizzata a svolgere un'indagine conoscitiva per l'istruttoria legislativa nell'ambito dell'esame in sede referente del disegno di legge recante "Individuazione delle funzioni fondamentali di Province e Comuni, semplificazione dell'ordinamento regionale e degli enti locali, nonchè delega al Governo in materia di trasferimento di funzioni amministrative, Carta delle autonomie locali. Riordino di enti ed organismi decentrati" (2259) e connessi.

Governo, trasmissione di atti per il parere

Il Ministro degli affari esteri, con lettera in data 21 settembre 2010, ha trasmesso - per l'acquisizione del parere parlamentare, ai sensi dell'articolo 1, comma 2, della legge 28 dicembre 1982, n. 948 - lo schema di decreto ministeriale per la revisione della tabella relativa agli enti a carattere internazionalistico ammessi al contributo annuale ordinario dello Stato per il triennio 2010-2012 (n. 264).

Ai sensi della predetta disposizione e dell'articolo 139-bis del Regolamento, lo schema di decreto è deferito alla 3ª Commissione permanente, che esprimerà il parere entro il 25 ottobre 2010.

Il Ministro per i rapporti con il Parlamento, con lettera in data 30 settembre 2010, ha trasmesso - per l'acquisizione del parere parlamentare, ai sensi dell'articolo 7, comma 2, della legge 15 marzo 1997, n. 59 e dell'articolo 14, comma 21, lettera c), della legge 28 novembre 2005, n. 246 - lo schema di decreto del Presidente del Consiglio dei ministri recante "Determinazione del maggior fabbisogno relativo all'esercizio 2002 in favore delle regioni Calabria, Campania, Lazio, Liguria, Piemonte, Puglia, Toscana, Veneto e Umbria per l'esercizio delle funzioni e compiti conferiti ai sensi degli articoli 8 e 12 del decreto legislativo 19 novembre 1997, n. 422, in materia di trasporto pubblico locale" (n. 265).

Ai sensi delle predette disposizioni e dell'articolo 139-bis del Regolamento, lo schema di decreto è deferito - d'intesa con il Presidente della Camera dei deputati - alla Commissione parlamentare per la semplificazione, che esprimerà il parere entro il 4 novembre 2010.

Il Ministro per i rapporti con il Parlamento, con lettera in data 30 settembre 2010, ha trasmesso - per l'acquisizione del parere parlamentare, ai sensi dell'articolo 20, comma 5, della legge 15 marzo 1997, n. 59, e dell'articolo 33 della legge 18 giugno 2009, n. 69 - lo schema di decreto legislativo recante: "Modifiche al Codice dell'Amministrazione digitale, ai sensi dell'articolo 33 della legge 18 giugno 2009, n. 69" (n. 266).

Ai sensi delle predette disposizioni e dell'articolo 139-bis del Regolamento, lo schema di decreto è deferito alla 1a Commissione permanente, che esprimerà il parere entro il termine del 4 dicembre 2010. Le Commissioni 2ª, 5ª e 10ª potranno formulare osservazioni alla Commissione di merito entro il 14 novembre 2010.

Il Ministro dello sviluppo economico, con lettera in data 1° ottobre 2010, ha trasmesso - per l'acquisizione del parere parlamentare, ai sensi dell'articolo 32, comma 2, della legge 28 dicembre 2001, n. 448 - lo schema di decreto ministeriale concernente il riparto dello stanziamento iscritto nello stato di previsione della spesa del Ministero dello sviluppo economico per l'anno 2010, relativo a contributi ad enti, istituti, associazioni, fondazioni ed altri organismi (n. 267).

Ai sensi della predetta disposizione e dell'articolo 139-bis del Regolamento, lo schema di decreto è deferito alla 10a Commissione permanente, che esprimerà il parere entro il 25 ottobre 2010.

Governo, trasmissione di atti e documenti

Con lettere in data 30 settembre 2010, il Ministero dell'interno, in adempimento a quanto previsto dall'articolo 141, comma 6, del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, ha comunicato gli estremi dei decreti del Presidente della Repubblica concernenti lo scioglimento dei consigli comunali Luogosano (AV), Canaro (RO); Santa Marina (SA); Rutino (SA); Ururi (CB).

Il Ministro dell'economia e delle finanze, con lettera in data odierna, ha inviato - ai sensi dell'articolo 10, comma 9, della legge 31 dicembre 2009, n. 196 - l'Allegato infrastrutture allo schema di Decisione di finanza pubblica per gli anni 2011-2013 (Doc. LVII, n. 3-Allegato/IV).

Ad integrazione dell'assegnazione del citato Documento, il predetto allegato è stato trasmesso alla 5a Commissione permanente e a tutte le altre Commissioni permanenti nonché, per eventuali osservazioni, alla Commissione parlamentare per le questioni regionali.

Il Ministro dell'economia e delle finanze, con lettera in data 4 ottobre 2010, ha inviato, ai sensi dell'articolo 5, comma 1, del decreto legislativo 21 novembre 2007, n. 231, la relazione sull'attività di prevenzione del riciclaggio e del finanziamento del terrorismo, relativa all'anno 2009.

Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 1a e alla 2a Commissione permanente (Doc. CCIX, n. 3).

La Presidenza del Consiglio dei ministri - Dipartimento per la programmazione e il coordinamento della politica economica, in data 22 settembre 2010, ha inviato - ai sensi dell'articolo 6, comma 4, della legge 31 dicembre 2009, n. 196 - le seguenti delibere CIPE, che sono state trasmesse, in data 4 ottobre 2010, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, del Regolamento:

alle Commissioni 5ª e 8ª:

n. 53/2010 del 13 maggio 2010 concernente: "Relazione sull'attività svolta dal Nucleo di consulenza per l'attuazione delle linee guida per la regolazione dei servizi di pubblica utilità (NARS)";

n. 70/2010 del 22 luglio 2010 concernente: "Relazione sull'attività svolta dall'Unità Tecnica Finanza di progetto nell'anno 2009 ";

alle Commissioni 5ª e 13ª:

n. 51/2010 del 13 maggio 2010 concernente: "Programmi triennali 2009-2010 e 2010-2012 dell'Ente parco nazionale dei Monti Sibillini";

n. 52/2010 del 13 maggio 2010 concernente: "Programma triennale 2010-2012 dell'Ente parco nazionale del Pollino".

Autorità garante della concorrenza e del mercato, trasmissione di atti

Il Presidente dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato, con lettera in data 30 settembre 2010, ha inviato, ai sensi dell'articolo 22 della legge 10 ottobre 1990, n. 287, una segnalazione in relazione sulla modifica allo schema di disegno di legge annuale per il mercato e la concorrenza di cui all'articolo 47 della legge n. 49/99 contenute nel verbale di intesa sottoscritto il 14 settembre 2010 tra il Ministero dello sviluppo economico e le organizzazioni di categoria dei gestori degli impianti di distribuzione carburanti.

La predetta segnalazione è stata trasmessa, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 10a Commissione permanente (Atto n. 481).

Commissione europea, trasmissione di progetti di atti normativi per il parere motivato ai fini del controllo sull'applicazione dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità

La Commissione europea, in data 5 ottobre 2010, ha inviato, per l'acquisizione del parere motivato previsto dal protocollo n. 2 del Trattato sull'Unione europea e del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea relativo all'applicazione dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità, la proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo alle vendite allo scoperto e ai credit default swap (COM (2010) 482 definitivo).

Ai sensi dell'articolo 144 del Regolamento, il predetto atto è stato deferito alla 6ª Commissione permanente che, ai fini del controllo sull'applicazione dei principi di sussidiarietà e proporzionalità, esprimerà il parere motivato entro il termine del 18 novembre 2010.

Le Commissioni 3a, 5ª e 14ª potranno formulare osservazioni e proposte alla Commissione di merito entro il 4 novembre 2010.

La Commissione europea, in data 5 ottobre 2010, ha inviato, per l'acquisizione del parere motivato previsto dal protocollo n. 2 del Trattato sull'Unione europea e del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea relativo all'applicazione dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità, la proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio sugli strumenti derivati OTC, le controparti centrali e i repertori di dati sulle negoziazioni (COM (2010) 484 definitivo).

Ai sensi dell'articolo 144 del Regolamento, il predetto atto è stato deferito alla 6ª Commissione permanente che, ai fini del controllo sull'applicazione dei principi di sussidiarietà e proporzionalità, esprimerà il parere motivato entro il termine del 18 novembre 2010.

Le Commissioni 3a, 5ª e 14ª potranno formulare osservazioni e proposte alla Commissione di merito entro il 4 novembre 2010.

La Commissione europea, in data 5 ottobre 2010, ha inviato, per l'acquisizione del parere motivato previsto dal protocollo n. 2 del Trattato sull'Unione europea e del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea relativo all'applicazione dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità, la proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica il regolamento (CE) n. 460/2004 che istituisce l'Agenzia europea per la sicurezza delle reti e dell'informazione per quanto riguarda la durata dell'Agenzia (COM (2010) 520 definitivo).

Ai sensi dell'articolo 144 del Regolamento, il predetto atto è stato deferito all'8ª Commissione permanente che, ai fini del controllo sull'applicazione dei principi di sussidiarietà e proporzionalità, esprimerà il parere motivato entro il termine del 18 novembre 2010.

Le Commissioni 1a, 3ª e 14ª potranno formulare osservazioni e proposte alla Commissione di merito entro il 4 novembre 2010.

Petizioni, annunzio

Sono state presentate le seguenti petizioni:

il signor Antonio Montano, di Guardia Perticara (Potenza), chiede il ripristino del testo dell'articolo 68 della Costituzione, in materia di immunità dei membri del Parlamento, come approvato dall'Assemblea Costituente (Petizione n. 1196);

il signor Edoardo Canato, di San Martino di Venezze (Rovigo), chiede interventi per assicurare piena attuazione e applicazione della Costituzione repubblicana (Petizione n. 1197);

il signor Biagio Barberis, di Eboli (Salerno), ed altri cittadini chiedono che le cure in base a medicine alternative siano inserite tra quelle convenzionate con il Servizio sanitario nazionale (Petizione n. 1198);

il signor Marino Savina, di Roma, chiede misure per contrastare il lavoro nero e l'evasione fiscale nell'ambito delle attività di lavoro domestico (Petizione n. 1199);

la signora Lucietta Chiafalà, di Roma, e altri cittadini chiedono la sollecita approvazione di norme in favore dei soggetti affetti da Sensibilità Chimica Multipla (Petizione n. 1200);

il signor Andrea Poggi, di Carmignano (Prato), chiede nuove norme in materia di requisiti di eleggibilità nonché di trattamento giuridico ed economico dei titolari di cariche elettive statali, regionali e locali (Petizione n. 1201);

il signor Edoardo Iovine, di Napoli, ed altri cittadini chiedono l'adozione di provvedimenti atti a garantire maggiore capillarità nella vendita e raccolta delle lotterie ad estrazione istantanea (Petizione n. 1202);

il signor Claudio Candura, di Catania, e numerosi altri cittadini chiedono misure volte ad affrontare la crisi economica in atto, tutelando, al contempo, i pubblici dipendenti (Petizione n. 1203);

il signor Francesco Masso, di Laureana di Borrello (Reggio Calabria), chiede un provvedimento legislativo atto a rimuovere ogni sperequazione relativa all'istituto della "omogeneizzazione stipendiale" degli ufficiali delle Forze armate, con particolare riguardo alla Marina militare (Petizione n. 1204);

il signor Vincenzo Fontana, di Castellamare del Golfo (Trapani), chiede:

di introdurre un tetto ai compensi erogati dalla RAI per consulenze esterne (Petizione n. 1205);

norme più severe in tema di sfruttamento della credulità altrui, con particolare riguardo alla tutela degli utenti del servizio pubblico radiotelevisivo (Petizione n. 1206);

il signor Francescantonio Cefalì, di Curinga (Catanzaro), chiede:

nuove norme in tema di composizione e funzioni del CNEL (Petizione n. 1207);

modifiche agli articoli 56 e 57 della Costituzione per la designazione di cinque deputati e cinque senatori attraverso un concorso pubblico per titoli ed esami (Petizione n. 1208);

misure per la riduzione del debito pubblico e l'istituzione di un apposito Ministero (Petizione n. 1209);

modifiche ai codici penale e di procedura penale in materia di misure alternative alla detenzione (Petizione n. 1210);

l'attribuzione a cittadini dotati di particolari requisiti di compiti di controllo sul corretto e imparziale funzionamento delle pubbliche amministrazioni (Petizione n. 1211).

Tali petizioni, ai sensi dell'articolo 140 del Regolamento, sono state trasmesse alle Commissioni competenti.

Mozioni

POLI BORTONE, D'ALIA, PINZGER, GUSTAVINO, BIANCHI, GIAI, SERRA, FOSSON - Il Senato,

premesso che:

dalle molte manifestazioni di proteste al nord, al centro e al sud d'Italia, si apprende che la crisi economica, ormai divenuta endemica, non risparmia più nessuno e nessun settore produttivo;

in tale contesto va anche inquadrata l'agricoltura, che peraltro versa in uno stato strutturale molto grave per effetto, da un lato, dell'aumento vertiginoso e incontrollato dei costi di tutti i beni strumentali necessari alle aziende agricole (dei prestiti del sistema bancario, dei concimi, degli antiparassitari, dell'energia eccetera) e, dall'altro, di una riduzione graduale e continua dei prezzi dei prodotti agricoli ormai non in grado di remunerare i costi di produzione;

secondo un'indagine Eurostat, dal 2000 al 2009 i redditi delle imprese agricole in Italia sono diminuiti del 35,8 per cento contro un aumento del 5,3 per cento nell'Unione europea, mentre il nostro Paese risulta essere tra gli Stati con il calo dei redditi maggiore insieme a Danimarca (46,2 per cento) e Lussemburgo (35,6 per cento);

tra il 2008 e il 2009, il calo si è attestato sul 20,6 per cento dal 2008; in forte calo si registra anche l'occupazione con una riduzione del 24,9 per cento nell'Unione europea e del 15,9 per cento in Italia; riguardo all'occupazione nel settore agricolo, nel 2009, in Italia risultavano occupati 1,1 milioni di lavoratori a fronte di 11,2 milioni in Europa;

secondo il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, Giancarlo Galan, «purtroppo questo è lo stato dell'arte in agricoltura. È da una seria presa d'atto che dobbiamo ripartire, se vogliamo essere tra le migliori agricolture del mondo»;

secondo il segretario generale di Copa-Cogea, Pekka Pesonen, «tali dati confermano le nostre peggiori paure. Già prima dell'attuale crisi i redditi agricoli corrispondevano in media al 50% dei redditi medi di altri settori. I responsabili politici dell'Ue devono intervenire prontamente per rimediare a questa difficile situazione»;

per il Presidente della Commissione agricoltura del Parlamento europeo, Paolo De Castro, «il calo dei redditi agricoli conferma l'importanza di predisporre rapidamente un pacchetto anticrisi. In Italia la situazione è ancora più grave che altrove come dimostra il calo del 20,6%. L'Europarlamento si sta muovendo nella giusta direzione»;

se non si interviene subito con misure adeguate e incisive, «50mila imprese agricole rischiano di chiudere i battenti entro l'anno, per cui è necessario ridurre gli oneri produttivi, contributivi e burocratici che gravano sugli imprenditori agricoli» (si veda la dichiarazione della Confederazione italiana agricoltori);

i dati ufficiali dicono che il 50 per cento delle nostre aziende è a rischio di chiusura e che le imprese agricole meridionali non riescono più a realizzare reddito dalla propria attività, sono colpite da atti esecutivi, ingiunzioni, sequestri e non possono più accedere al credito, in quanto i veri proprietari delle terre sono le banche, peraltro sempre pronte ad assicurare risorse finanziarie a chi specula sul lavoro degli agricoltori, ma altrettanto pronte ad attivare le procedure coatte in caso di inadempimenti;

il latifondo bancario è il nuovo volto della controriforma che avanza nelle campagne meridionali e che, espropriando la terra ed i beni agli agricoltori, compie un vero e proprio ribaltamento di quella che fu la riforma agraria, conquistata attraverso le lotte per le terre e che si costituì come uno dei tasselli fondamentali del cemento dell'unità nazionale;

nella sola provincia di Taranto, i produttori agricoli risultano creditori nei confronti dello Stato di somme superiori ai debiti complessivi, in quanto sono ancora in attesa della liquidazione di provvidenze a valere sulle calamità 2003-2004;

allo stato attuale, non risulta ancora definitiva la questione contributiva pregressa mediante il processo di ristrutturazione della debitoria INPS, determinata a causa dell'elevata misura di contribuzione posta carico a delle aziende in aperta ed evidente controtendenza con quella in vigore negli altri Paesi dell'Unione europea;

in una riunione della consulta agricola della Conferenza Stato-Regioni, a circa dieci giorni dal voto regionale, gli Assessori regionali all'agricoltura di tutti gli orientamenti politici si espressero unitariamente perché da parte del Governo nazionale venissero date risposte univoche e rapide alla richiesta di riconoscimento dello stato di crisi da loro dichiarato;

occorre, quindi, una più compiuta e urgente analisi, dal momento che le cause della crisi agricola, venendo da molto lontano, sono diventate sempre più numerose e gravose per effetto della mancanza di una sistemica politica agricola, delle distorsioni del mercato, della concorrenza sleale, dell'eccesso del costo del lavoro, della crescita dei costi di produzione e del calo del costo del prodotto, dei cartelli e di oligopoli nella fissazione dei prezzi sia per acquistare i frutti maturi sia per venderli al consumo;

la Commissione politiche agricole della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, con propria nota in data 8 ottobre 2009, ha evidenziato a Governo nazionale che la «crisi economica e finanziaria che sta interessando tutti i comparti produttivi ha, ormai, assunto proporzioni drammatiche per l'agricoltura italiana, alimentando le già gravi difficoltà strutturali in cui da anni versa il settore delle produzioni agricole. L'allarme lanciato dal mondo delle aziende agricole ci dice di una possibile degenerazione, quanto mai attuale, degli effetti di tale crisi sulla tenuta sociale, col rischio che venga compromesso in modo irreversibile il lavoro e gli investimenti di intere generazioni di agricoltori e di famiglie del mondo contadino»;

con propri atti consiliari, le amministrazioni comunali della Puglia hanno deliberato di richiedere alla Regione la dichiarazione dello stato di crisi dei comparti ortofrutticolo, olivicolo, cerealicolo e floreale; a seguito di tali richieste la Regione Puglia, con propria deliberazione n. 1874 del 13 ottobre 2009, ha provveduto a stilare un protocollo d'intesa tra Regione, organizzazioni professionali agricole, organizzazioni dei produttori agricoli riconosciute, organizzazioni della cooperazione agricola, associazioni dei consumatori e grande distribuzione organizzata «per la commercializzazione dell'uva da tavola che attraversa un periodo di grande difficoltà dovuta sia alla crisi dei consumi sia alla concorrenza dei Paesi mediterranei che vantano produzioni con prezzi molto bassi»;

le situazioni di crisi sono state affrontate e discusse durante diversi incontri presso l'Assessorato regionale alle risorse agroalimentari, con il mondo agricolo e con i rappresentanti delle organizzazioni sindacali e professionali agricole che hanno chiesto la dichiarazione dello stato di crisi del comparto agricolo in generale;

tuttavia l'amministrazione regionale, in considerazione di quanto deciso dalla Commissione politiche agricole della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, confidando in atti certi ed immediati del competente Ministero, aveva soprasseduto temporaneamente alla dichiarazione dello stato di crisi del comparto agricolo, mentre le manifestazioni in piazza in atto imponevano di chiedere con immediatezza l'intervento del Ministero e dichiarare con urgenza lo stato di crisi del comparto agricolo;

per le considerazioni che precedono, la Giunta regionale della Puglia, con propria deliberazione n. 4103 del 10 novembre 2009, successivamente approvata all'unanimità dal Consiglio regionale, ha segnalato al Ministero lo stato di crisi del comparto agricolo e delle sue produzioni, stabilendo di chiedere allo stesso dicastero la dichiarazione dello stato di crisi al fine di attivare le procedure di cui al decreto-legge n. 22 del 2005, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 71 del 2005, articolo 1-bis, commi 1-2 («Con decreto del Ministro delle politiche agricole e forestali è dichiarato lo stato di crisi di mercato per le produzioni agricole di cui all'allegato 1 del Trattato istitutivo della Comunità europea per le quali si sia verificata la riduzione del reddito medio annuo (…) Gli imprenditori agricoli di cui all'art. 2135 del codice civile, le cui produzioni sono colpite da grave crisi di mercato, ai sensi del comma 1, possono accedere ai benefici di cui all'art. 5, comma 2, del decreto legislativo 29 marzo 2004, n. 102, nell'ambito delle disponibilità del Fondo di solidarietà nazionale»), nonché per l'emanazione del relativo decreto ministeriale allo scopo di porre gli imprenditori agricoli nelle condizioni di beneficiare di quanto disposto dalla normativa citata;

il 4 maggio 2010, un consistente gruppo di agricoltori si è riunito davanti alla sede di Equitalia, a Taranto, per manifestare contro le iscrizioni a ruolo INPS e l'impossibilità di far fronte alle scadenze previste dall'ente impositore, situazione, questa, che ha portato ad uno stato di grave difficoltà del settore agricolo tale da determinare numerose iniziative a livello provinciale e regionale per far fronte alla crisi del comparto;

nell'occasione, che ha rischiato di degenerare e creare gravissime ripercussioni sull'ordine pubblico, è stato fatto presente che la dilazione concessa non è più sufficiente, ma che, in uno stato di estrema crisi del settore, sia ora necessario sospendere completamente i pagamenti;

a quanto risulta, Equitalia avrebbe, di sua iniziativa, disposto la sospensione dei pagamenti per alcuni enti, alcuni partiti, alcuni personaggi dello sport, alcuni soggetti politici;

gli agricoltori hanno sempre evidenziato la volontà di voler onorare i propri impegni di natura previdenziale, purché l'entità dei contributi venga adeguata alla misura giornaliera in vigore negli altri Paesi dell'Unione europea;

nelle more, si rende oltremodo necessario assumere determinazioni atte ad eliminare tale forma discriminante e discriminatoria, e, nel frattempo, creare le condizioni perché i produttori agricoli siano più sereni, essendo ormai giunti al limite dell'esasperazione, non solo per le cartelle esattoriali, ma anche per lo stato di crisi generale,

impegna il Governo:

a dichiarare lo stato di crisi del settore agricolo, per le ragioni spiegate in premessa;

a bloccare immediatamente le richieste di pagamento delle cartelle notificate da Equitalia, sia per il palese stato di crisi del comparto agricolo che per verificare l'esatto ammontare del debito INPS riportato nelle medesime cartelle, al fine di dare pari opportunità e trattamento agli agricoltori.

(1-00313)

Interpellanze

PORETTI, PERDUCA - Al Presidente del Consiglio dei ministri - Premesso che nel corso del suo intervento nell'aula del Senato il 30 settembre 2010, il Presidente del Consiglio dei ministri Silvio Berlusconi ha detto: "Entro dicembre sarà pronto il progetto esecutivo, già molto avanzato, del ponte sullo Stretto di Messina. Era stato dato anche l'appalto ad una cooperativa di imprese italiane dopo che eravamo riusciti, prodigando molti sforzi, ad evitare la partecipazione all'appalto di grandi imprese straniere, perché volevamo che quest'opera fosse un orgoglio tutto italiano. Con l'intervento del Governo della sinistra il piano è stato accantonato. Avevo personalmente, con il sottosegretario Letta, partecipato a 32 riunioni per il varo di questo piano, sino a giungere all'appalto, che è stato dato, e in cinque minuti il Governo della sinistra ha accantonato il progetto. Cinque anni per costruire e cinque minuti per distruggere", si chiede di sapere:

in che cosa siano consistiti i "molti sforzi, ad evitare la partecipazione all'appalto di grandi imprese straniere";

come si fosse adoperata la Presidenza del Consiglio dei ministri a riuscire a far ottenere la vittoria di un appalto alla cooperativa di imprese italiane;

se le 32 riunioni citate abbiano riguardato anche l'individuazione di modalità per arrivare ad un appalto realizzato su misura per la cooperativa di imprese.

(2-00263)

PORETTI, PERDUCA - Al Presidente del Consiglio dei ministri - Premesso che:

la Commissione nazionale per le società e la borsa (Consob) è composta da un presidente e da quattro membri, scelti tra persone di specifica e comprovata competenza ed esperienza e di indiscussa moralità e indipendenza, nominati con decreto del Presidente della Repubblica su proposta del Presidente del Consiglio dei ministri, previa deliberazione del Consiglio stesso;

essi duravano in carica cinque anni e potevano essere confermati una sola volta, ma con il decreto-legge n. 248 del 2007, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 febbraio 2008, n. 31, si è stabilita in sette anni la durata in carica dei membri della Commissione. D'altra parte, si fa notare che è rimasta senza risposta l'interrogazione 4-00126 sul rischio di illegittimità degli atti della Consob dall'aprile 2007, quando era venuta a scadenza la presidenza Cardia;

dal 1º luglio 2010, e quindi da oltre 90 giorni, la carica di presidente è vacante, come a giudizio degli interroganti era ampiamente prevedibile, e le relative funzioni sono svolte dal Commissario anziano Vittorio Conti;

in questi ultimi tre anni i mercati finanziari sono stati scossi da una crisi che non ha precedenti nella storia del secondo dopoguerra. La crisi, partita da un settore circoscritto del sistema bancario americano, si è propagata rapidamente all'intero sistema finanziario mondiale, evidenziando un grado di interconnessione mai visto prima tra fattori diversi e aree geografiche apparentemente distanti tra loro;

a settembre 2008, con il tracollo della banca d'affari statunitense Lehman Brothers, la turbolenza sembrava aver raggiunto l'apice, ma ancora oggi la lista delle "istituzioni problematiche" continua a crescere e conta centinaia di banche. Se a ciò si aggiunge che nessuno è in grado di prevedere come reagiranno gli istituti e il sistema finanziario quando saranno definitivamente finiti agli aiuti, risulta ancora più assurdo e incomprensibile comprendere il perché la Commissione si trovi ad operare in composizione incompleta o, meglio, decapitata;

in Italia la risorsa del risparmio resta, anche malgrado le recenti vicissitudini, fondamentale e strategica;

le tensioni sui mercati ripropongono con determinazione l'esigenza di un'attenta attività di vigilanza che può dirsi efficace solo se riesce a coniugare la tempestività all'azione;

per tutelare il mercato e i risparmiatori, per concorrere a ristabilire la fiducia e collaborare per la migliore salvaguardia degli interessi del Paese serve una Commissione al pieno della sua vitalità e non soltanto una comunicazione economica positiva,

si chiede di sapere quali siano le motivazioni di tale inadempienza, particolarmente grave in un momento così delicato a livello internazionale per i mercati finanziari.

(2-00264)

PERDUCA, PORETTI - Ai Ministri del lavoro e delle politiche sociali e per le pari opportunità - Premesso che:

il decreto-legge 6 giugno 2010, n. 102, recante "Proroga degli interventi di cooperazione allo sviluppo e a sostegno dei processi di pace, di stabilizzazione e delle missioni internazionali delle Forze armate e di polizia", convertito, con modificazioni dalla legge 3 agosto 2010, n. 126, prevede, tra l'altro all'art. 5, comma 7, che per il coniuge e i figli superstiti, ovvero i fratelli conviventi e a carico qualora siano gli unici superstiti, dei soggetti deceduti o resi permanentemente invalidi, a causa di vari atti meritori, non si applica ai fini dell'assunzione al lavoro la quota specifica loro riservata dell'1 per cento sui montanti previsti per i cittadini disabili dalla legge 12 marzo 1999, n. 68, recante "Norme per il diritto al lavoro dei disabili";

tale quota di riserva a favore di familiari, ancorché non disabili, di cittadini che hanno compiuto azioni di alto senso civico, e che quindi, senza ombra di dubbio, sono pienamente meritevoli di adeguate tutele anche per l'avviamento al lavoro, era prevista dall'art. 18, comma 2, della legge 12 marzo 1999, n. 68, ma il suo inserimento nel contesto di una normativa sulle persone con disabilità, trovava giustificazione anche giuridica, dall'essere una norma "ponte", come si evince dallo stesso tenore letterale dell'incipit del comma medesimo che recita: " In attesa di una disciplina organica del diritto al lavoro degli orfani e dei coniugi superstiti di coloro che siano deceduti per causa di lavoro, di guerra o di servizio, ovvero in conseguenza dell'aggravarsi dell'invalidità riportata per tali cause, nonché";

viceversa, a ragione di tale esclusione ed in virtù del fatto che tali soggetti hanno diritto al collocamento obbligatorio in base alle legge n. 407 del 1998, si tenta di immettere una categoria di non disabili nella disciplina generale delle quote della legge n. 68 del 1999, il cui titolo "Norme per il diritto al lavoro dei disabili" delimita con tutto evidenza il campo di applicazione, con la conseguenza, per ragioni di tutta evidenza, che il mondo datoriale preferirà, per assolvere, quando raramente lo fa, agli obblighi della legge, ricorrere a cittadini non disabili, che, se pur pienamente meritori di adeguate tutele, non dovrebbero essere messi in concorrenza con gli altri cittadini disabili. Aggravando ancora di più il dato sull'occupazione delle persone con disabilita in età lavorativa, che, come dall'ultimo rapporto ISTAT "La disabilità in Italia Periodo di riferimento: Anni 2004-2005", è meno del 18 per cento contro il 54 delle persone non disabili. Viceversa, ogni azione finalizzata ad incrementare l'occupazione dei cittadini con disabilità consentirebbe di riversare le risorse economiche dell'attuale sistema di welfare loro dedicato, esclusivamente a favore dei disabili inabili al lavoro, rendendo più congrui i livelli molto bassi dei sussidi ora erogati, il tutto senza aggravio di spesa pubblica,

si chiede di sapere quali iniziative urgenti di carattere legislativo i Ministri in indirizzo intendano tempestivamente intraprendere per ovviare alla previsione dell'art. 5, comma 7, del decreto-legge n. 102 del 2010, che, nei fatti, stravolge le finalità della stessa legge n. 66 del 1999 riassunte efficacemente fin dal titolo della medesima, "Norme per il diritto al lavoro dei disabili". Quanto sopra anche in considerazione che tale stravolgimento, presentando anche delle fortissime criticità di ordine giuridico, darà luogo a prevedibili e molteplici azioni giurisdizionali, basate sull'illegittimità dell'inserimento, attraverso il decreto-legge n. 102 del 2010, di una categoria di non disabili in una disciplina speciale, quale è quella dettata dalla legge n. 68 del 1999, la cui specialità è data dal fatto di riguardare i disabili, elemento sui cui, peraltro, si fonda costituzionalmente la possibilità di tale legge di dettare una disciplina fortemente derogatoria rispetto all'accesso al mondo del lavoro.

(2-00265)

LANNUTTI - Al Ministro della giustizia - Premesso che:

con atto di sindacato ispettivo 4-02106 pubblicato il 20 ottobre 2009, rimasto senza risposta, l'interrogante chiedeva al Ministro in indirizzo notizie in merito alla Procura di Vicenza ed al Procuratore Capo Ivano Nelson Salvarani, le cui condotte apparivano all'interpellante di evidente, stridente vicinanza agli interessi della Banca popolare di Vicenza;

in data 18 marzo 2008 l'Associazione difesa utenti servizi bancari e finanziari (Adusbef) aveva presentato un esposto-denuncia alla Procura della Repubblica di Vicenza, in persona del suo procuratore pro tempore consigliere dottor Ivano Nelson Salvarani, contestando l'illiceità di talune condotte societarie della Banca popolare di Vicenza Scarl, del suo presidente, cavaliere del lavoro dottor Giovanni Zonin, e del Consiglio di amministrazione in merito alla delibera dello stesso Consiglio di amministrazione di aumento della quotazione azionaria a 58 euro, che avrebbe dovuto essere approvata nell'assemblea degli azionisti fissata per il successivo 19 aprile 2008, profilando alcune ipotesi di reato ed esplicitando in calce di essere informata nel caso di richiesta di archiviazione ex art. 408 e seguenti del codice di procedura penale;

in data 2 gennaio 2009 un'agenzia di stampa lanciava la notizia che il sostituto procuratore delegato alle indagini, dottoressa Angela Barbaglio, aveva richiesto al giudice per le indagini preliminari la prosecuzione del termine per le indagini; in data 15 aprile 2009 lo stesso pubblico ministero Barbaglio richiedeva al giudice l'archiviazione della stessa denuncia, omettendo di darne comunicazione alla parte offesa/denunciante;

in data 21 aprile 2009 il giudice per le indagini preliminari, dottoressa Eloisa Pesenti, accogliendo le richieste del pubblico ministero emetteva il decreto di archiviazione, che ad opinione dell'interpellante in evidente contrasto con i doveri di ufficio e con le norme imperanti, non veniva mai notificato e/o comunicato al denunciante;

il 23 aprile 2009 l'ufficio stampa della Banca popolare di Vicenza scarl diramava un comunicato nel quale enfatizzava l'avvenuta archiviazione, ripresa da tutti i giornali il 24 aprile 2009, soprattutto quelli economici per far celebrare, il 25 aprile 2009, la riconferma del Zonin dall'assemblea dei soci;

la consecutio delle date e gli episodi descritti dal 15 al 25 aprile sono elementi così importanti e decisivi da far sospettare all'interpellante un'attenta regia tra i vertici della Banca popolare di Vicenza ed il Procuratore della Repubblica Salvarani, che si arroga il diritto di archiviare per consentire all'assemblea dei soci il 25 aprile 2009 il trionfo, senza ombre, della gestione Zonin;

nonostante la Procura di Vicenza avesse posto in essere un serio ostacolo alla trasmissione degli atti in Cassazione, che Adusbef aveva interposto, dopo aver acquisito copie degli atti, depositati il 20 luglio 2009 presso la cancelleria del Tribunale di Vicenza - ufficio del giudice per le indagini preliminari, a giudizio dell'interpellante in manifesta violazione dell'art. 584 del codice di procedura penale, rubricato "Notificazione della impugnazione", che impone alla "cancelleria del giudice che ha emesso il provvedimento impugnato" che l'atto di impugnazione sia "comunicato al pubblico ministero presso il medesimo giudice e (...) notificato alle parti private senza ritardo", veniva manifestata, a giudizio dell'interpellante, una solerzia di straordinaria tempestività nell'assumere decisioni a tutela della banca locale e dei suoi esponenti aziendali, opponendo al contrario una sospetta lentezza nell'adempimento dei doveri d'ufficio potenzialmente contrari ai denuncianti;

considerato che con sentenza del 28 settembre 2010 infatti, la Quinta Sezione penale della Suprema Corte di cassazione (sent. n. 1382/2010, estensore consigliere Vito Scalera), in accoglimento del ricorso Adusbef annullava il provvedimento di archiviazione del Tribunale di Vicenza - ufficio del gip rinviando allo stesso per nuovo esame;

rilevato altresì che a giudizio dell'interpellante:

dopo tali condotte di collusione tra la Banca popolare di Vicenza del signor Zonin con la Procura della Repubblica di Vicenza, si deve ravvisare un'evidente incompatibilità ambientale del procuratore capo Ivan Nelson Salvarani nella sede di Vicenza;

sarebbe opportuno verificare se l'operato del procuratore capo di Vicenza di assecondare i desiderata delle banche e dei banchieri non sia stato espletato in altre occasioni passate o possa ripetersi in futuro, offrendo alla banca una sorta di impunità sostanziale di condotte, spesso illecite e fraudolente, nei confronti di risparmiatori, utenti, azionisti,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo abbia svolto le opportune verifiche, attivando i poteri ispettivi conferitigli dalla normativa vigente, al fine di verificare l'eventuale sussistenza di illeciti da parte dei richiamati magistrati del Tribunale di Vicenza al fine di esperire le azioni disciplinari di competenza;

se risulti in particolare al Governo che il procuratore capo abbia interferito sia con la dottoressa Eloisa Pesenti che con il pubblico ministero in merito ad un tempestivo decreto di archiviazione, in evidente contrasto con i doveri di ufficio e con le norme imperanti, per soddisfare i desiderata del signor Zonin e della Banca popolare di Vicenza, che evidentemente riescono a condizionare, come nel caso di specie, l'operato dei magistrati che dovrebbero rispondere solo alla legge;

se ritenga, nell'ambito delle proprie competenze, che l'archiviazione censurata pesantemente dalla Cassazione non abbia costituito un danno nei confronti degli azionisti e del pubblico dei risparmiatori;

quali misure urgenti di competenza intenda intraprendere, compresa un'azione disciplinare e tempestivi atti ispettivi sul Tribunale di Vicenza, per evitare che fatti così gravi ed illegali abbiano a ripetersi.

(2-00266)

Interrogazioni

GARAVAGLIA Mariapia, ADAMO, RUSCONI, CERUTI - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca - Premesso che:

nell'anno scolastico 2009-2010 il comitato militare Esercito Lombardia, l'Ufficio scolastico regionale e l'associazione Unione nazionale ufficiali in congedo d'Italia avevano siglato un protocollo d'intesa con il quale si è data attuazione in alcune scuole della Lombardia, al programma "Allenati alla vita", un corso teorico-pratico tenuto da ufficiali in congedo delle Forze armate volto a «far vivere ai giovani delle Scuole superiori esperienze di sport e giochi di squadra, ma anche introdurre corsi specifici e prove tecnico/pratiche, per avvicinare la realtà scolastica alle Forze Armate, ai Corpi dello Stato e alla Protezione Civile e Gruppi Volontari di Soccorso» (come si legge nella presentazione del progetto stesso, reperibile on line);

il 20 settembre 2010 il protocollo di cui sopra è stato rinnovato, predisponendo così, anche per il corrente anno scolastico, l'attivazione del programma "Allenati alla vita", il cui obiettivo è «quello di tenere un corso teorico con successiva gara pratica (...) valido come credito formativo scolastico e con oneri di spesa sponsorizzati da Enti pubblici e privati» secondo quanto si legge dalla circolare diffusa del Comandante militare dell'Esercito in Lombardia, datata 14 settembre 2010;

dalla lettura di questa stessa missiva, si evincono due aspetti particolarmente degni di attenzione. In primo luogo il Comandante sostiene che le lezioni teoriche possono essere inserite nell'attività scolastica di "Diritto e Costituzione", alludendo, a quanto pare, alla tematica "Cittadinanza e Costituzione" di cui all'articolo 1, del decreto-legge 1° settembre 2008, n. 137, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 ottobre 2008, n. 169;

in secondo luogo non è possibile non notare come il Comandante faccia sovente ricorso a termini quali «pattuglie», riferendosi a quelli che, verosimilmente, dovrebbero essere dei semplici gruppi di lavoro formati da studenti, e «addestramento», riferendosi allo stesso progetto già attuato nello scorso anno scolastico;

da quanto si apprende da informazioni a mezzo stampa, il progetto prevede varie attività di studio e di pratica in materia di cultura militare, difesa nucleare, batteriologica e chimica, mezzi dell'esercito e sopravvivenza in ambienti ostili;

considerato inoltre che l'articolo 1 del decreto-legge n. 137 del 2008 stabilisce che: «A decorrere dall'inizio dell'anno scolastico 2008/2009, oltre ad una sperimentazione nazionale, ai sensi dell'articolo 11 del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 8 marzo 1999, n. 275, sono attivate azioni di sensibilizzazione e di formazione del personale finalizzate all'acquisizione nel primo e nel secondo ciclo di istruzione delle conoscenze e delle competenze relative a "Cittadinanza e Costituzione", nell'ambito delle aree storico-geografica e storico-sociale e del monte ore complessivo previsto per le stesse»,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo ritenga, in tutta coscienza, di poter affermare che i contenuti degli insegnamenti previsti dal suddetto progetto siano conformi ai principi e alle finalità di cui all'articolo 1 del citato decreto-legge in materia di insegnamento di "Cittadinanza e Costituzione";

se non ritenga che i fondi pubblici impegnati per la realizzazione del progetto "Allenati per la vita" non possano - in un quadro complessivo di tagli alla scuola e al sistema dell'educazione - essere impiegati per fini differenti e prioritari rispetto a dei programmi extra-curriculari come quello sopra descritto, quali, per esempio il miglioramento delle infrastrutture scolastiche;

se i fondi pubblici impegnati per il programma suddetto non possano essere meglio destinati al finanziamento di ulteriori attività didattiche, quali visite guidate ed escursioni di carattere culturale e naturalistico, data l'impossibilità per molti istituti di promuovere iniziative del genere a causa dei tagli orizzontali alle risorse delle scuole, come riportato anche recentemente dalla stampa nazionale;

se ritenga opportuno che per riferirsi ai giovani studenti delle scuole lombarde e al loro programma di istruzione vengano utilizzati termini quali «pattuglie» e «addestramento»;

se non ritenga che in qualche modo si stia assistendo alla nascita di una nuova materia scolastica identificabile come «educazione militare», la quale, pur considerando il principio dell'autonomia, appare agli interroganti del tutto estranea ai programmi scolastici.

(3-01612)

RUSCONI, CASSON, VITA, DELLA MONICA - Ai Ministri dell'istruzione, dell'università e della ricerca e della salute - Premesso che:

il Rettore dell'Università di Messina, professor Francesco Tomasello, è stato rinviato a giudizio per rispondere dei reati di tentata concussione e abuso d'ufficio;

secondo l'accusa, tali reati sarebbero stati commessi per favorire il figlio del preside pro tempore della facoltà di Veterinaria dell'ateneo messinese in un concorso universitario per professore di seconda fascia;

per tali ipotesi accusatorie, il professor Tomasello è stato sospeso nel 2007 dalle funzioni dal giudice per le indagini preliminari presso il Tribunale di Messina per il periodo di 60 giorni;

tale misura cautelare ha superato il vaglio del giudice del riesame;

il processo per tali ipotesi di reato, iniziato quasi un anno addietro, si sta ancora celebrando dinanzi al Tribunale di Messina ed è in corso l'istruttoria dibattimentale;

in tale processo la stessa Università si è costituita parte civile contro il suo stesso Rettore;

non risulta sia stato avviato alcun procedimento disciplinare a carico del Rettore, in pendenza del procedimento penale;

i coimputati del Rettore, che hanno scelto di essere giudicati con il rito abbreviato, hanno subito pesanti condanne da parte del giudice dell'udienza preliminare competente;

nel 2008 il professor Tomasello è stato sospeso dall'autorità giudiziaria dalle funzioni di Rettore dell'Università di Messina una seconda volta per l'accusa di eventuali brogli in un altro concorso presso il Policlinico universitario a favore del Presidente del Consiglio comunale della città;

nel rigettare il ricorso proposto contro la misura cautelare, il Tribunale del riesame ha rilevato una «allarmante ostinazione manifestata dall'indagato nella conduzione clientelare della propria carica», nonché una «pericolosa quanto diffusa inclinazione alla rimozione assoluta del disvalore morale insito nelle condotte in esame ed alla sua sostituzione con un atteggiamento di compiaciuta, disinvolta ed opportunistica solidarietà rispetto al beneficiario dell'abuso, che poco giova al prestigio e all'autorevolezza dei pubblici uffici coinvolti i simili dinamiche»;

anche la Suprema Corte ha rigettato il ricorso proposto contro tale misura cautelare;

per tale seconda ipotesi di reato, la Procura della Repubblica di Messina ha notificato da tempo agli indagati l'avviso di conclusione delle indagini;

i fatti di cui sopra hanno avuto grandissima risonanza sugli organi di informazione nazionali ed hanno costituito anche oggetto di programmi televisivi nazionali di approfondimento, nonché di precedenti interrogazioni al Ministro dell'istruzione, università e ricerca;

premesso, altresì, che:

su proposta del rettore Tomasello, il Senato accademico, nella seduta del 17 maggio 2010, ha approvato, con il voto contrario dei Presidi della facoltà di Medicina e chirurgia, di Scienze naturali e l'astensione di quello di Giurisprudenza, tra le altre, la modifica dell'art. 57 dello statuto d'ateneo secondo la quale «i mandati in corso degli organi elettivi, compresi il Collegio dei revisori dei conti e il Nucleo di valutazione di Ateneo, sono prorogati di un anno»;

tale provvedimento ha provocato la reazione del Dipartimento di Diritto privato e della facoltà di Giurisprudenza dell'Università di Messina;

già nel mese di novembre 2009, un'analoga proposta di auto-proroga del mandato del Rettore e dei presidi era stata ritirata dopo le dure reazioni della facoltà di Giurisprudenza, di quella di Medicina e chirurgia e di quella di Scienze naturali, nonché di alcuni dipartimenti;

la modifica statutaria del mese di maggio 2010 ha avuto ampia risonanza sulla stampa locale e ha provocato la proposizione di interrogazioni parlamentari al Ministro dell'istruzione;

alcuni docenti e dipendenti dell'Università di Messina hanno presentato esposti al Ministero evidenziando numerosi profili di illegittimità che caratterizzano il provvedimento in parola;

in particolare, negli esposti è stata posta in evidenza la violazione dell'obbligo di astensione da parte dei componenti del Consiglio di amministrazione e del Senato accademico i quali, deliberando la propria auto-proroga nell'ufficio, versavano in palese conflitto d'interessi;

sempre secondo quanto argomentatamente illustrato negli esposti, avrebbero concorso ad assumere la deliberazione di auto-proroga anche i rappresentanti degli studenti in seno al Consiglio di amministrazione ed al Senato il cui mandato (e la cui proroga ex decreto-legge n. 293 del 1994) era scaduto da lungo tempo, con la conseguente nullità del provvedimento alla cui adozione gli stessi hanno concorso;

inoltre, negli esposti era anche evidenziata la palese illegittimità del contenuto della modifica statutaria, non essendo possibile modificare la durata di un mandato elettivo con efficacia retroattiva da parte dello stesso organo beneficiario della proroga;

tale deliberazione è stata inviata al Ministero per il controllo ex art. 6 della legge 9 maggio 1989, n. 168, con nota rettorale pervenuta al Ministero, secondo quanto riferisce lo stesso Rettore, il 28 maggio 2010;

con nota a firma del Direttore generale, dottor Marco Tomasi, del 29 luglio 2010, n. 2155, il Ministero, richiamati gli esposti di cui si è detto, le fortissime proteste e l'ampio risalto che le stesse hanno avuto, nonché le interrogazioni parlamentari che ne sono seguite, impregiudicati i profili procedurali di cui si è detto, ha circoscritto il proprio controllo alla violazione dell'ambito di autonomia che la legge riconosce agli atenei;

pur limitato in tale esclusivo ambito, il Ministero ha bocciato la proposta di modifica statutaria affermando che «il prolungamento dei mandati in corso previsto dall'art. 57, comma secondo, si configur(a) di fatto come una proroga automatica degli attuali mandati rispetto alla quale non vien data agli elettori la possibilità di esprimersi e, di conseguenza, come suggerito da copiosa giurisprudenza, si pone in contrasto con la necessità di garantire al corpo elettorale il diritto/dovere di verificare in concreto l'operato dell'eletto alla scadenza del mandato», invitando, pertanto, al riesame della proposta statutaria ai sensi dell'art. 6, comma 9, della legge;

nella seduta del Senato accademico di lunedì 2 agosto 2010, convocata a mezzo e-mail venerdì 30 luglio alle ore 11,47, il Rettore ha riferito di aver inviato la modifica statutaria al Ministero per il controllo, che per legge si deve esercitare entro 60 giorni, e che « non essendo pervenuta all'Ateneo alcuna comunicazione entro il termine suddetto e, pertanto, in assenza di rilievi, ai sensi dell'art.6, comma 9, della legge n. 168/89, le modifiche devono essere emanate dal Rettore»;

ha aggiunto il Rettore nella medesima seduta, «a termine ormai scaduto, il Ministero ha fatto presente al Rettore (con nota 29 luglio 2010 trasmessa via e-mail in data 30 luglio 2010), che sarebbe stata consigliabile una revisione della disciplina transitoria introdotta dall'art. 57 con la quale venisse offerta al corpo elettorale l'opportunità di manifestare la propria volontà in merito al prolungamento del mandato degli organi elettivi. Una soluzione questa di cui si è avvalso l'Ateneo di Palermo, con specifico riferimento alla durata del mandato del Rettore in carica, prorogato di due anni»;

sulla base della proposta del Rettore, il Senato accademico ha approvato la proposta di inserire nello statuto d'ateneo un art. 57-bis del seguente contenuto: «la modifica statutaria relativa al prolungamento dei mandati elettivi, di cui al'articolo precedente, non ha effetto ed è perciò salva la loro scadenza ordinaria qualora ne faccia richiesta scritta in tal senso, entro tre mesi dalla pubblicazione della presente modifica di Statuto, la maggioranza assoluta degli aventi diritto al voto»;

pertanto, con l'ultima modifica statutaria viene introdotto una specie di referendum abrogativo a voto palese, per il quale si richiede una maggioranza addirittura superiore di quella necessaria per eleggere il Rettore (si veda l'art. 8 dello statuto d'ateneo che prevede la possibilità che il Rettore sia eletto anche con la semplice maggioranza dei votanti);

in particolare, gli « aventi diritto al voto » nell'Università di Messina sono oltre 30.000 persone, visto che per eleggere le varie cariche accademiche sono chiamati a votare docenti, personale tecnico-amministrativo e studenti sicché, per impedire la proroga disposta dal Senato accademico occorrerebbe la « richiesta scritta » di oltre 15.000 persone;

siffatta modifica statutaria è stata trasmessa al Ministero per il controllo di legge con nota 27 agosto 2010;

nella seduta del Senato accademico del 28 settembre 2010 il Rettore ha dichiarato che il Ministero avrebbe approvato espressamente tale ultima modifica statutaria;

premesso ancora che:

il professor Giuseppe Pio Anastasi, ordinario di Anatomia umana è in atto delegato del rettore Tomasello quale "Coordinatore del Collegio dei Prorettori e rapporti Policlinico Universitario" e in tale veste invitato a intervenire alle riunioni del Senato accademico ai sensi dell'art.9, comma 9, dello statuto d'ateneo;

secondo notizie di stampa, il docente in questione, pur percependo l'indennità di assistenza medica dall'Azienda ospedaliera universitaria Gaetano Martino di Messina, non risulta iscritto all'Ordine dei medici sin dal 1998;

solo dopo la pubblicazione di articoli di stampa sull'argomento, il docente ha chiesto l'iscrizione all'Ordine dei medici chirurghi della Provincia di Messina;

l'Azienda ospedaliera universitaria messinese ha avviato il procedimento per il recupero delle indennità indebitamente percepite dall'interessato (circa 2.000 euro per 13 mensilità per 12 anni);

l'Assessore alla salute della Regione siciliana, dottor Massimo Russo, ha espresso vivo apprezzamento per l'iniziativa assunta in tal senso dall'Azienda ospedaliera universitaria;

il rettore Tomasello si è limitato a chiedere una relazione sull'accaduto e ha ritenuto di non dover revocare l'incarico fiduciario al professor Anastasi di "Delegato per i rapporti con il Policlinico" (si veda il comunicato stampa dell'Università di Messina n. 386 dell'11 settembre 2010);

premesso, infine, che, ferma la presunzione di innocenza a favore degli imputati e dei soggetti coinvolti, i fatti di cui sopra gettano un gravissimo discredito sul sistema universitario nazionale e sull'Università messinese in particolare, compromettendo il prestigio maturato negli anni da quell'ateneo, nonché l'impegno profuso quotidianamente dalla stragrande maggioranza dei docenti, dal personale tecnico e amministrativo che vi opera e, soprattutto, rischiando di compromettere la credibilità del titolo di studio cui aspirano gli studenti che lo frequentano, nonché frustrando l'impegno del personale e la fiducia degli utenti del Policlinico universitario Gaetano Martino,

si chiede di sapere dal Ministro dell'istruzione, università e ricerca:

se risponda al vero che il controllo ministeriale sulla modifica dell'art. 57 dello statuto dell'ateneo di Messina è stato esercitato oltre il termine perentorio previsto dall'art. 6, comma 9, della legge n. 168 del 1989;

in caso di risposta affermativa, quali siano le ragioni di tale circostanza e quali iniziative intenda assumere, anche avuto riguardo alla dichiarata intenzione del Rettore di dar corso a tale modifica statutaria nonostante i rilievi ministeriali;

se risponda al vero che il Ministero ha approvato la delibera concernente l'art. 57-bis dello statuto d'ateneo la quale, anziché porre rimedio agli accertati vizi di legittimità e di merito dell'art. 57, a giudizio degli interroganti li aggrava palesemente;

se risponda al vero che i rappresentanti degli studenti in seno al Senato accademico e al Consiglio d'amministrazione dell'Università di Messina sono cessati dalle cariche, rispettivamente il 31 ottobre e il 31 dicembre 2009 (giusto decreto rettorale di nomina del 26 maggio 2008, n. 2090, per il biennio accademico 2007/2008-2008/2009 e per il biennio finanziario 2007/2008-2008/2009), con la conseguente nullità di tutti gli atti deliberati con il loro concorso ai sensi dell'art.6 del decreto-legge n. 293 del 1994;

in caso affermativo, quali iniziative si intendano assumere per ristabilire l'ordinario funzionamento degli organi accademici e per porre rimedio allo stato di diffusa e permanente illegittimità che ha caratterizzato il funzionamento del Senato accademico e del Consiglio di amministrazione;

si chiede altresì di sapere, dal Ministro della salute:

se risponda al vero che il professor Giuseppe Pio Anastasi, ordinario di Anatomia umana presso l'Università di Messina e delegato del Rettore quale "Coordinatore del Collegio dei Prorettori e rapporti Policlinico Universitario", non è stato iscritto all'Albo dei medici chirurghi dal 1998 al 7 settembre 2010, pur continuando a percepire in tale periodo dall'Azienda ospedaliera universitaria Policlinico Gaetano Martino l'indennità stipendiale di assistenza medica;

in caso di risposta affermativa, se intenda assumere iniziative per denunciare all'autorità giudiziaria gli eventuali reati che in tale vicenda si dovessero rilevare e per tutelare l'immagine e il decoro della professione medica, dell'Azienda ospedaliera universitaria policlinico Gaetano Martino e dell'Università di Messina, gravemente lesi anche da tale ultimo episodio.

(3-01613)

GIARETTA - Al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che:

in occasione della discussione del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, il Parlamento si pronunciò in senso sfavorevole rispetto alle proposte avanzate di una modifica dei criteri di concessione dell'indennità di accompagnamento per le persone disabili, modifiche che incidendo sulla qualifica delle capacità deambulatorie e sulla capacità di svolgere gli atti elementari della vita avrebbero portato ad una sensibile riduzione delle erogazioni degli assegni a favore di persone realmente disabili piuttosto che di una lotta all'abusivismo;

il tentativo di modifica suscitò la ferma reazione delle federazioni delle persone con disabilità ed il Governo si impegnò a non introdurre modifiche legislative, impegno che venne rispettato con la riformulazione dell'emendamento presentato tale da evitare gli effetti negativi;

a distanza di tre mesi dalla conversione del citato decreto-legge l'INPS ha emanato delle "Linee Guida operative per l'invalidità civile" a cui dovrebbero attenersi i medici dell'INPS nell'esame delle domande di invalidità;

tali linee guida di fatto riprendono, attraverso la via interpretativa, i tentativi fatti di restringere il campo d'accesso all'assegno, in coerenza con i tentativi fatti con la presentazione dell'emendamento citato;

infatti le linee guida intervengono nel limitare il concetto di autonomia nella deambulazione, restringendo molto il campo di applicazione anche per persone che possono muoversi solo a stento in modo autosufficiente, addirittura se in grado di muoversi su una sedia a ruote senza accompagnatore;

intervengono altresì sulla definizione di atti quotidiani della vita, anche in questo caso restringendo l'applicazione rispetto alle attuali valutazioni, di modo che potrebbe essere esclusa dall'assegno una persona affetta da sindrome di Down o in grado di svolgere singoli atti quotidiani ma assolutamente incapace di muoversi in modo autonomo fuori da casa propria, come avviene anche per gravi forme di disabilità intellettiva;

tali linee guida di fatto raggiungono perciò, per altra via, il risultato che si sarebbe voluto ottenere con l'approvazione dell'emendamento, restringendo i diritti riconosciuti alle persone disabili in luogo di combattere l'abusivismo,

si chiede di conoscere:

se il Ministro in indirizzo abbia espresso delle direttive in materia all'INPS;

quale sia la sua valutazione sulle linee guida emanate dall'INPS e se non ritenga di intervenire per assicurare il pieno rispetto dei diritti previsti dalle vigenti leggi in materia di invalidità;

quali siano i risultati ottenuti nel corso del 2010 in materia di revoca delle indennità di accompagnamento.

(3-01614)

CECCANTI - Al Presidente del Consiglio dei ministri - Premesso che:

in data 5 maggio 2010 sono state accolte le dimissioni del Ministro dello sviluppo economico con la conseguente assunzione ad interim da parte del Presidente del Consiglio dei ministri della responsabilità di tale Dicastero;

il Presidente del Consiglio dei ministri, pur avendo il giorno 23 luglio, anche in risposta all'autorevole sollecitazione del Presidente della Repubblica, affermato che nella stessa settimana avrebbe proceduto a porre termine all'interim, si è astenuto dal fare ciò; d'altronde è da ricordare che lo stesso Presidente del Consiglio sin dal 6 maggio 2010 ha fatto varie e ripetute dichiarazioni di imminente cessazione dell'interim, a lungo smentite dai fatti;

solo il 4 ottobre 2010, dopo 5 mesi di interimda parte del Presidente del Consiglio dei ministri, è stato nominato un nuovo Ministro dello sviluppo economico;

viste le sue recenti ripetute affermazioni non certo amichevoli sul ruolo della magistratura,

si chiede di sapere per quali ragioni il Presidente del Consiglio dei ministri, nel proporre la nomina del Ministro dello sviluppo economico, non abbia preso in considerazione candidati di prestigio, provenienti da altri settori della società civile, come ad esempio la magistratura.

(3-01615)

CECCANTI - Al Presidente del Consiglio dei ministri - Premesso che:

in data 5 maggio 2010 sono state accolte le dimissioni del Ministro dello sviluppo economico con la conseguente assunzione ad interim da parte del Presidente del Consiglio dei ministri della responsabilità di tale Dicastero;

il Presidente del Consiglio dei ministri, pur avendo il giorno 23 luglio, anche in risposta all'autorevole sollecitazione del Presidente della Repubblica, affermato che nella stessa settimana avrebbe proceduto a porre termine all'interim, si è astenuto dal fare ciò; d'altronde è da ricordare che lo stesso Presidente del Consiglio sin dal 6 maggio 2010 ha fatto varie e ripetute dichiarazioni di imminente cessazione dell'interim, a lungo smentite dai fatti;

solo il 4 ottobre 2010, dopo 5 mesi di interimda parte del Presidente del Consiglio dei ministri, è stato nominato un nuovo Ministro dello sviluppo economico,

si chiede di sapere per quale motivo il Presidente del Consiglio dei ministri abbia atteso 5 mesi prima di proporre la nomina del Ministro dello sviluppo economico.

(3-01616)

CECCANTI - Al Ministro dell'interno - Premesso che:

il Ministro in indirizzo ha annunciato che l'Agenzia nazionale per l'amministrazione e la destinazione dei beni confiscati e sequestrati alla criminalità organizzata avrà presto sedi anche a Milano, Napoli, Palermo e Bari, oltre alle attuali Reggio Calabria e Roma;

tuttavia, a distanza di otto mesi dalla sua istituzione (avvenuta con il decreto-legge n. 4 del 2010, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 50 del 2010) non sembra che l'Agenzia sia stata posta in condizioni di operare per amministrare il notevolissimo numero di beni attualmente in fase giudiziaria, molti dei quali, essendo costituiti da aziende o società, presuppongono l'attività presso l'Agenzia di personale qualificato, e in particolare di esperti in gestione aziendale;

questo sembra essere il compito più innovativo rispetto agli altri, pure importanti, che si sviluppano dopo la confisca definitiva (destinazione, vendita eccetera);

se l'Agenzia non riesce ad adempiere ad esso, si rivelerà solo un passaggio di carte dall'autorità giudiziaria all'Agenzia che, anziché agevolare l'attività dei magistrati, ne rallenterà l'operatività,

si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga necessario che l'Agenzia, per poter esercitare realmente i propri delicati compiti su tutto il territorio nazionale, e dovendo aprire sedi in varie città, non debba aumentare in modo considerevole, come sottolineato anche dal Direttore, prefetto Morcone, l'organico (oggi fissato in sole 30 unità) e le risorse economiche e strumentali.

(3-01617)

CECCANTI - Al Ministro dell'interno - Premesso che:

in varie occasioni, ad esempio in data 22 maggio 2010, il Ministro in indirizzo ha sostenuto la tesi che il sequestro di beni connesso alla lotta alla mafia sarebbe assimilabile ad "una vera e propria manovra finanziaria (...) presto messa a disposizione della comunità delle persone oneste";

tuttavia, relativamente ai dati sui sequestri e le confische nel periodo dell'attuale Governo (riportati sul sito del Ministero dell'interno nella sezione "Lotta alla mafia") occorre tenere presente che il provvedimento di sequestro di beni è provvisorio e solo se si trasforma in confisca definitiva, a seguito di sentenza inappellabile, quei beni diventano dello Stato che ne può disporre secondo le previsioni di legge (legge n. 575 del 1965, e successive modificazioni) per fini istituzionali, sociali eccetera, altrimenti i beni devono essere restituiti agli aventi diritto;

ciò vale anche per i valori e le somme di denaro oggetto di sequestro che affluiscono al Fondo unico di giustizia (FUG) ripartito tra i Ministeri dell'interno, della giustizia e dell'economia e delle finanze: la notevole differenza tra i valori dei sequestri e delle confische (ad agosto il sito riporta circa 13 miliardi di euro per i primi e circa 3 miliardi di euro per le seconde) segna la distanza tra quanto effettivamente passa allo Stato rispetto all'iniziale blocco dei beni,

si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno utilizzare maggior cautela nelle esternazioni, evitando toni trionfalistici, anche al fine di diffondere dati più rispondenti alla realtà.

(3-01618)

CECCANTI - Al Ministro dell'interno - Premesso che dal sito della Polizia di Stato (nella sezione "Banche dati" e sottosezione "Latitanti") si rileva che nell'elenco dei 30 latitanti di massima pericolosità facenti parte del "Programma speciale di ricerca", selezionati dal gruppo integrato interforze, vi sono 17 persone ancora da catturare e non tre come riferito alla stampa dal Ministro dell'interno in data 26 settembre 2010, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno utilizzare maggior cautela nelle esternazioni, anche evitando toni trionfalistici, al fine di diffondere dati più rispondenti alla realtà.

(3-01619)

PEGORER - Al Ministro della difesa - Premesso che:

la dismissione del patrimonio immobiliare del demanio militare ritenuto non più utile alle esigenza della difesa nazionale è stata oggetto di diversi e successivi interventi legislativi;

secondo l'articolo 56 dello Statuto speciale della Regione autonoma Friuli-Venezia Giulia, approvato con la legge costituzionale n. 1 del 31 gennaio 1963 e successive modificazioni, "Sono trasferiti alla Regione i beni immobili patrimoniali dello Stato, che si trovano nel territorio della Regione, disponibili alla data di entrata in vigore del presente Statuto". A norma dei successivi articoli 57 e 65, il trasferimento viene attuato con decreti legislativi, sentita la Commissione paritetica Governo-Regione;

la disposizione citata prefigura un processo per cui i beni destinati a difesa dello Stato all'epoca di entrata in vigore dello Statuto, una volta venuta meno la destinazione che ne imponeva la permanenza nel demanio dello Stato, sono trasferiti alla Regione;

con il decreto legislativo n. 237 del 24 aprile 2001, "Norme di attuazione dello Statuto speciale della regione autonoma Friuli-Venezia Giulia", è stato trasferito a titolo non oneroso alla Regione autonoma Friuli un primo elenco di immobili della Difesa;

con il decreto legislativo n. 35 del 2 marzo 2007, a integrazione del precedente decreto legislativo 24 aprile 2001, n. 237, e secondo quanto concordato con il protocollo d'intesa stipulato tra Presidenza del Consiglio dei ministri e la Regione in data 6 ottobre 2006 e integrato in data 27 dicembre 2007, è stato trasferito a titolo non oneroso alla Regione un secondo elenco di immobili della Difesa;

l'articolo 1, comma 263, della legge 27 dicembre 2006, n. 296 (legge finanziaria per il 2007), ha disposto che possano essere individuati su tutto il territorio nazionale beni immobili della Difesa da dismettere, conferendo all'Agenzia del demanio la competenza per la loro gestione e valorizzazione;

il decreto-legge n. 112 del 2008, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 133 del 2008, ha parzialmente modificato la procedura di dismissione, prevedendo, tra l'altro, che le operazioni di valorizzazione degli immobili possano essere effettuate direttamente dal Ministero della difesa-Geniodife, anche con il supporto tecnico-operativo di una società pubblica o a partecipazione pubblica;

tali modifiche, tuttavia, non sembrano poter intervenire sulla procedura di dismissione di immobili della Difesa situati nel territorio del Friuli, procedura che resta regolata dallo Statuto speciale;

ciò nonostante ad oggi risulta essere stata trasferita alla Regione Friuli-Venezia Giulia solo una parte degli immobili della Difesa oggetto del processo di dismissione;

il recente decreto direttoriale del Geniodife n. 13/2/5/2010, del 5 marzo 2010, individua tra gli immobili della Difesa da alienare, permutare, valorizzare e gestire nove immobili situati nel territorio del Friuli,

si chiede di sapere:

quali siano gli accordi e/o le convenzioni stipulati o in via di definizione con la Regione in merito agli immobili di cui al citato decreto direttoriale del Geniodife;

quale sia lo stato di avanzamento del processo di dismissione relativo agli immobili ritenuti non più utili ai fini istituzionali della difesa situati nel territorio della regione;

se non ritenga necessario avviare un'urgente e puntuale ricognizione dei beni ancora in capo alla Difesa e che non hanno più alcuna funzione connessa con quelle originarie, per procedere ad una rapida cessione degli stessi alla Regione secondo quanto stabilito dallo Statuto autonomo, agli articoli 56, 57 e 65.

(3-01620)

LUSI - Al Presidente del Consiglio dei ministri - Premesso che:

si apprende dalla stampa (si veda il "Corriere della Sera", inserto Sette, dell'8 luglio 2010) che una famiglia di Paganica (L'Aquila), una delle aree più colpite dal terremoto in Abruzzo del 6 aprile 2009, non essendo destinataria di un immobile del progetto C.A.S.E., avrebbe provveduto alla costruzione della propria abitazione - un prefabbricato in legno del costo di 70.000 euro, per dieci persone - rinunciando ad essere alloggiati presso alberghi a spese dello Stato;

dall'articolo di stampa citato sembra che il Governo, dall'ottobre 2009, avrebbe speso 6.600 euro al mese per pagare le spese di permanenza in albergo di una famiglia di quattro persone, rimasta senza una casa a causa del terremoto;

se ciò venisse confermato si sarebbe di fronte a una vicenda gravissima che dimostra uno spreco di denaro e soprattutto di tempo sottratto alla ricostruzione, poiché con i soldi spesi per il soggiorno in hotel poteva essere costruita una casa in poco tempo che avrebbe tolto tanta gente dagli alberghi e prodotto risparmi di spesa,

si chiede di sapere:

se corrisponda al vero che la famiglia di Paganica intervistata abbia rinunciato ad essere alloggiata in alberghi a spese dello Stato e solo con le proprie forze, in una settimana, abbia provveduto a costruire un prefabbricato in legno del costo di 70.000 euro;

se corrisponda al vero che mantenere una famiglia di quattro persone in albergo costi oltre 79.000 euro (risultato di 6.600 euro moltiplicati per 12 mesi) per un anno;

se il Presidente del Consiglio dei ministri non ritenga necessario aprire un'indagine per accertare i fatti e verificare se non vi siano responsabilità.

(3-01621)

LANNUTTI - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che:

la Commissione nazionale per le società e la borsa (Consob) è composta da un Presidente e da quattro membri, scelti tra persone di specifica e comprovata competenza ed esperienza e di indiscussa moralità e indipendenza, nominati con decreto del Presidente della Repubblica su proposta del Presidente del Consiglio dei ministri, previa deliberazione del Consiglio stesso;

la precedente durata era di cinque anni e potevano essere confermati una sola volta; ma con il decreto-legge n. 248 del 2007, convertito, con modificazioni, dalla legge del 28 febbraio 2008, n. 31, ad opinione dell'interrogante confezionato ad hoc per l'ex presidente Cardia, è stata portata a sette anni la durata in carica dei membri della Commissione;

la Consob, in relazione alle attribuzioni stabilite dalla legge, dovrebbe:

a) regolamentare la prestazione dei servizi di investimento, gli obblighi informativi delle società quotate e le offerte al pubblico di prodotti finanziari;

b) autorizzare la pubblicazione dei prospetti informativi relativi ad offerte pubbliche di vendita e dei documenti d'offerta concernenti offerte pubbliche di acquisto; l'esercizio dei mercati regolamentati; le iscrizioni agli Albi di settore;

c) vigilare sulle società di gestione dei mercati e sulla trasparenza e l'ordinato svolgimento delle negoziazioni, nonché sulla trasparenza e correttezza dei comportamenti degli intermediari e dei promotori finanziari;

d) sanzionare i soggetti vigilati, direttamente o formulando una proposta al Ministero dell'economia e delle finanze;

e) controllare le informazioni fornite al mercato dalle società quotate e da chi promuove offerte al pubblico di strumenti finanziari, nonché le informazioni contenute nei documenti contabili delle società quotate;

f) accertare eventuali andamenti anomali delle contrattazioni su titoli quotati e compie ogni altro atto di verifica di violazioni delle norme in materia di abuso di informazioni privilegiate (insider trading) e di aggiotaggio su strumenti finanziari;

considerato che:

ai sensi delle nuove norme del Parlamento e del Consiglio europeo relative alla modifica del regolamento (CE) n. 1060/2009 relativo alle agenzie di rating, la Consob, che ha recentemente approvato un codice etico a giudizio dell'interrogante "all'acqua di rose", propagandandolo come soluzione salvifica ai gravi conflitti di interessi dell'ex presidente Cardia e dei commissari con le società controllate, ha il compito di vigilare perfino sulle agenzie di rating esplicando le sue funzioni all'interno dell'Autorità europea per gli strumenti e i mercati finanziari (ESMA), partecipando al relativo processo decisionale, riferito sia alle future richieste di registrazione, sia alle azioni di vigilanza, sia alle misure di enforcement e sanzionatorie. Inoltre, la nuova proposta di regolamento prevede, per le Autorità nazionali, un obbligo di segnalazione all'ESMA di eventuali infrazioni al regolamento, commesse sia all'interno della propria giurisdizione sia in altre giurisdizioni. L'ESMA deve, al riguardo, adottare le opportune azioni di vigilanza e tenere informata l'Autorità nazionale dell'esito delle stesse. Inoltre, l'Autorità nazionale può anche richiedere all'ESMA, ove dovesse riscontrarne i presupposti, la sospensione dell'utilizzo per scopi regolamentari dei rating emessi dalla specifica agenzia e, anche in questo caso, l'ESMA deve informare l'Autorità nazionale dell'esito di tale richiesta. Di conseguenza, anche con il nuovo regolamento la Consob sarà chiamata a svolgere un'attività di vigilanza nei confronti delle agenzie di rating, finalizzata, all'adozione di decisioni consapevoli e motivate all'interno dell'organo decisionale dell'ESMA - cui partecipano i Presidenti delle varie Autorità nazionali - nonché alla segnalazione alla stessa di eventuali criticità nell'attività di rating;

per quanto risulta all'interrogante il codice etico, approvato dopo la gestione familistico-affaristica del signor Cardia, che annoverava il figlio Marco come consulente speciale di numerose società quotate controllate dal padre, in un gigantesco conflitto di interessi, non sembra obbligare i commissari Consob e gli alti dirigenti, spesso entrati senza alcun concorso ma per chiamata diretta e successivamente promossi con selezioni ad hoc, a rendere pubblica una lista delle attività e degli incarichi di congiunti, familiari e parenti;

il sistema delle "porte girevoli" tra commissari e dirigenti Consob con banche e società quotate, sia prima che dopo la nomina, è confermato da Giuseppe Zadra e Giovanni Sabatini, succedutosi negli ultimi 15 anni, in una sorta di asse ereditario, alla direzione generale dell'Abi, ma anche da parte di commissari, quali il signor Conti che ha assunto il ruolo di Presidente vicario dopo aver lavorato in una grande banca, o come il signor Paolo Di Benedetto, che si è dimesso con sei mesi di anticipo, per essere subito designato dal gruppo Caltagirone nel consiglio di amministrazione di Acea, società che ricade sotto la vigilanza della stessa Consob;

dal 30 giugno 2010, quindi da ben 95 giorni, la carica di presidente è vacante con le relative funzioni svolte dall'ex dirigente bancario signor Vittorio Conti, mentre non c'è ancora stata dopo circa 270 giorni, a giudizio dell'interrogante per ragioni di lottizzazione politica ed i litigi della maggioranza di Governo, la sostituzione del commissario Di Benedetto, rivendicato dalla Lega Nord Padania, che ha presto imparato ad utilizzare il manuale "Cencelli" per soddisfare i propri interessi;

il bilancio Consob è sostenuto da Borsa italiana, che la finanzia con ben 4 milioni di euro l'anno, Montetitoli che versa 650.000 euro, le banche con 7.000 euro per ogni servizio di investimento;

in questi ultimi anni i mercati finanziari sono stati scossi da una crisi senza precedenti ancora più grave della grande depressione del 1929 per intensità, durata e gli effetti della globalizzazione, che non ha precedenti nella storia economica moderna, avviata per precise responsabilità delle banche di affari e per la smodata avidità dei banchieri, della leva finanziaria dei derivati, la creazione del denaro dal nulla, per gli omessi controlli delle distratte autorità vigilanti si è propagata anche in Italia, creando difficoltà gravi alle attività produttive ed alle famiglie con una falcidia di posti di lavoro, con una Consob intenta a sorvolare sui continui abusi di mercato dei banchieri dal profumo di derivati, perché impegnata a sanzionare rappresentanti dei consumatori che denunciavano, truffe, frodi ed abusi a danno dei risparmiatori,

si chiede di sapere:

quali siano le reali ragioni del ritardo nella nomina di un Presidente e di un commissario attinti preferibilmente tra personalità indipendenti, dal mondo accademico e alle università anche straniere, dove lavorano eccellenze italiane, esperti di diritto societario ed economisti di primo ordine tali che possano garantire l'autonomia della Consob dalla longa manus della politica, dalle use lottizzazioni scientifiche e dagli interessi, spesso loschi, delle imprese, specie del sistema bancario e finanziario;

se il Governo non intenda colmare il gravissimo ritardo al fine di tutelare il mercato, i risparmiatori ed i piccoli azionisti investitori, recuperare la fiducia, con una Consob nel pieno delle sue funzioni, in grado di accertare gli errori, le omissioni, le collusioni con le imprese vigilate, spazzando i sospetti anche sulle assunzioni facili denominate "Parentopoli";

se non ritenga che occorra porre fine a quello che a giudizio dell'interrogante è un "braccio di ferro" tra Ministero dell'economia e delle finanze e Presidenza del Consiglio dei ministri sulle due designazioni alla Consob, che sta nuocendo alla credibilità internazionale dell'Italia, anche per precise responsabilità di una Commissione, il cui Presidente vicario, vicino alle posizioni dell'ex presidente Cardia e con un passato nel settore bancario, non sembra in grado di andare oltre i meri annunci, lasciando il mercato, le imprese e gli investitori in balia dell'arbitrio e dell'improvvisazione.

(3-01622)

VITA - Ai Ministri dell'istruzione, dell'università e della ricerca e dell'interno - Premesso che in data 13 settembre 2010 il ministro Gelmini ha inaugurato la campanella dall'aula Brasca del Policlinico Gemelli. "Con l'avvio dell'anno scolastico - ha sottolineato il Ministro - entra finalmente in vigore la riforma della scuola superiore". "L'obiettivo - aggiunge - è quello di mettere i ragazzi nelle condizioni di fare una scelta consapevole e di trovare nella scuola un elemento fondamentale per avere uno sbocco lavorativo";

premesso, inoltre, che durante l'inaugurazione, alcuni militanti di sinistra ecologica e libertà hanno espresso la loro disapprovazione verso le scelte di riforma dell'attuale Ministro e hanno tentato di regalare al ministro Gelmini il libro di Don Milani "Lettere ad una professoressa";

considerato che i suddetti militanti risultano indagati in quanto i volantini raffigurano Don Milani e riportano la scritta "Riforma Gelmini: non vi è nulla che sia più ingiusto": così si legge dal decreto convalida di sequestro datato 16 settembre 2010, n. 10/43639;

considerato, inoltre, che in base all'articolo 21 della Costituzione "Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione",

si chiede di conoscere quali siano i motivi per cui i dissidenti sono stati fermati, identificati e portati al commissariato per dei volantini, a giudizio dell'interrogante recanti semplicemente un parere, non un'offesa.

(3-01623)

GARAVAGLIA Mariapia - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca - Premesso che:

la Direzione scolastica della Lombardia e il comando militare dell'Esercito hanno siglato il protocollo "Allenati alla vita";

la circolare inviata alle scuole propone "un progetto di addestramento";

gli studenti imparerebbero a tirare con l'arco, a mirare e sparare con pistole ad aria compressa, a sperimentare tecniche di primo soccorso e arrampicata e sopravvivenza in ambienti ostili;

un corso coinvolgerebbe 800 studenti, 140 istruttori appartenenti all'Unione nazionale ufficiali in congedo, 17 docenti e 38 scuole superiori,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo non ritenga che la scuola debba educare alla cittadinanza, all'ordine e alla disciplina attraverso le sue peculiari attività formative;

in quale modo ritenga di destinare fondi a questa iniziativa, che ad avviso dell'interrogante "sa di antico", quando tutte le scuole italiane vantano pesanti crediti dallo Stato.

(3-01624)

Interrogazioni con richiesta di risposta scritta

POLI BORTONE - Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali - Premesso che:

in applicazione dell'art. 7-bis della legge della Regione Puglia n. 18 del 1999, recante "Disposizioni in materia di ricerca ed utilizzazione delle acque sotterranee", giungono presso le aziende agricole da parte dell'ufficio ex Genio civile richieste di perfezionamento e adeguamento dei corpi idrici alla normativa vigente;

nell'allegato 1) alla predetta legge regionale, al punto 2.6, è richiesta la relazione idrogeologica che nello specifico prevede la stratigrafia del sottosuolo rilevata durante l'escavazione, la prova di portata effettuata su tre gradini e quanto previsto dal punto B.5, sez. L, del decreto ministeriale 11 marzo 1988 pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 1° giugno 1988;

il decreto ministeriale citato fa riferimento alla legge del 2 febbraio 1984, la quale all'art. 1 individua i settori di applicazione e non vi è alcun riferimento nel dettaglio ad opere di emungimento per uso agricolo, ed in particolar modo nelle aree la cui destinazione d'uso è riservata all'agricoltura;

con la norma contenuta nel decreto ministeriale citato si valuta l'interferenza tra l'acquifero ed eventuale cedimento del suolo che potrebbe alterare la stabilità e la funzionalità di manufatti siti nell'area di emungimento;

vi è un'evidente applicazione difforme della normativa tecnica nel punto 2.6 in quanto essa viene anche applicata per pozzi già trivellati e in uso da anni;

l'art. 5 della legge regionale n. 18 del 1999 che imponeva l'installazione di un apparecchio di controllo sull'emungimento è stato modificato con l'art. 2 della legge regionale n. 7 del 2000;

in osservanza delle misure provvisorie di salvaguardia adottate con il Piano di tutela delle acque (PTA) si impone, per la tutela qualitativa e quantitativa delle acque sotterranee, l'installazione di un apparecchio "contalimitatore" per il controllo dell'emungimento in litri al secondo e anche il volume annuo prelevato dal sottosuolo;

l'approvazione definitiva del Parco tecnologico agroalimentare con delibera n. 230 del 20 ottobre 2009, ripropone gli stessi criteri adottati con la legge regionale n. 7 del 2000, art. 2, laddove l'emungimento può essere dedotto attraverso la valutazione dei consumi energetici impiegati per il sollevamento delle acque;

l'art. 7-bis della legge regionale n. 18 del 1999 impone all'utente, cioè all'azienda agricola, il controllo delle acque attraverso l'analisi chimica delle stesse, stabilendo altresì che il prelievo deve essere effettuato direttamente da un tecnico in azienda e che tale operazione va ripetuta due volte all'anno,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo, nell'ambito delle proprie competenze in materia, non condivida l'opportunità di una revisione della normativa esistente in materia, considerato che andrebbe colmato un vuoto normativo;

se non ritenga utile adoperarsi affinché le aziende agricole non vengano obbligate al controllo delle acque con propri oneri;

se, infine, non ritenga opportuno prevedere la mancata adozione del contalimitatore, là dove gli elementi di valutazione lo consentano.

(4-03769)

MUGNAI - Al Ministro dell'interno - Premesso che:

la città di Livorno ha vissuto, all'inizio del mese di settembre 2010, alcuni giorni di tensioni sociali che si sono intrecciate con problemi di tutela dell'ordine pubblico;

durante la serata di mercoledì 8 settembre, il Popolo della Libertà, in collaborazione con altre associazioni, ha organizzato, per le vie del centro della città labronica, una fiaccolata contro il degrado e per la sicurezza, volta semplicemente a richiedere maggiore tutela e controlli nei quartieri più a rischio;

una cinquantina di facinorosi anarchici, antagonisti e simpatizzanti del centro sociale "Godzilla" ha contestato il citato evento con atti di violenza, come lancio di fumogeni, bottiglie e petardi, e cercando quindi di negare il regolare svolgimento della manifestazione, peraltro regolarmente autorizzata;

altri episodi di enorme gravità sono avvenuti al termine del corteo, che si è svolto in modo pacifico, quando gli antagonisti, oltre ad aggredire dei consiglieri comunali e minacciare di morte dei militanti del Popolo della Libertà, hanno danneggiato delle auto, creando attimi di terrore;

la situazione dell'ordine pubblico nella città di Livorno è divenuta inaccettabile: è divenuto persino complicato e rischioso manifestare liberamente il proprio pensiero o le proprie opinioni, senza dover imporre una mobilitazione imponente di uomini e mezzi delle Forze dell'ordine a protezione dei manifestanti;

anche in altre città della Toscana, basti citare Pisa, vi sono gruppi organizzati, appartenenti a centri sociali ed antagonisti, che in svariate occasioni hanno creato forti tensioni e problematiche allo svolgimento, assolutamente democratico, di iniziative e manifestazioni, anche politiche, legate a valori e posizioni divergenti dai loro,

si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno porre in essere tutte le iniziative volte ad accertare chi siano i responsabili dei gravissimi atti sopra esposti, e ad evitare che un episodio di tale gravità, il quale ha creato, di fatto, un vulnus allo svolgimento dell'iter democratico nel comune di Livorno, possa in futuro ripetersi, in modo, quindi, da garantire appieno la libertà di pensiero, la tutela dei cittadini ed il pieno rispetto della legalità.

(4-03770)

DIVINA - Al Ministro dell'interno - Premesso che, per quanto risulta all'interrogante:

la ditta "IQS" di Palermo attualmente incaricata a svolgere le pulizie presso le strutture della pubblica sicurezza (questura e commissariati) di Trento da circa sei anni eroga ai propri dipendenti le retribuzioni con notevole ritardo, posticipandole fino a tre mesi e non garantendo quella del mese in corso;

la scadenza contrattuale della ditta è prossima (31 dicembre 2010) e il personale operante manifesta preoccupazione, non avendo la certezza che le spettanze possano essere liquidate e saldate in tempo utile;

considerando che:

le varie ditte che si sono succedute negli anni risultano vincitrici di bando di appalto del Ministero dell'Interno curato dal locale Commissariato del Governo per la Provincia autonoma di Trento, aggiudicandosi la commessa con il criterio del massimo ribasso;

senza alcuna eccezione, le ditte che sono man mano subentrate risultano avere sedi nel Sud Italia, sono quasi tutte prive di reperibilità e in prossimità dello scadere del contratto d'appalto, l'apparato amministrativo si dilegua;

il comportamento irregolare delle ditte nei confronti dei dipendenti è stato rappresentato più volte sia alla Prefettura, che alla Questura, alla Presidenza della Provincia autonoma di Trento e agli organi sindacali, senza ottenere nessun risultato;

tutto questo ha arrecato grave disagio ed instabilità a tutto il personale operativo e conseguentemente alle famiglie,

si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno, proprio per garantire i diritti dei lavoratori, attivarsi per far sì che siano effettuati i pagamenti a saldo alla ditta IQS solo dopo che la stessa abbia fornito prova di aver ottemperato a tutti gli obblighi nei confronti delle rispettive maestranze, ed eventualmente sostituendosi alla stessa nel liquidare il dovuto ai dipendenti.

(4-03771)

CECCANTI - Al Presidente del Consiglio dei ministri - Premesso che:

in data 5 maggio 2010 sono state accolte le dimissioni del Ministro dello sviluppo economico con la conseguente assunzione ad interim da parte del Presidente del Consiglio dei ministri della responsabilità di tale Dicastero;

il Presidente del Consiglio dei ministri, pur avendo il giorno 23 luglio, anche in risposta all'autorevole sollecitazione del Presidente della Repubblica, affermato che nella stessa settimana avrebbe proceduto a porre termine all'interim, si è astenuto dal fare ciò; d'altronde è da ricordare che lo stesso Presidente del Consiglio sin dal 6 maggio 2010 ha fatto varie e ripetute dichiarazioni di imminente cessazione dell'interim, a lungo smentite dai fatti;

solo il 4 ottobre 2010, dopo 5 mesi di interimda parte del Presidente del Consiglio dei ministri, è stato nominato un nuovo Ministro dello sviluppo economico;

nella giornata di giovedì 30 settembre 2010 il ministro Sacconi, a proposito dell'incarico ad interim e della sua durata, ha detto di non essere minimamente interessato alla questione, ritenendo del tutto inutile che esso abbia termine,

si chiede di sapere quali siano le ragioni che abbiano indotto il Presidente del Consiglio dei ministri ad attendere 5 mesi prima di proporre la nomina del Ministro dello sviluppo economico e se questa scelta si spieghi con lo scarso interesse attribuito dal Governo alle funzioni attribuite a tale Dicastero.

(4-03772)

CECCANTI - Al Presidente del Consiglio dei ministri - Premesso che:

in data 5 maggio 2010 sono state accolte le dimissioni del Ministro dello sviluppo economico con la conseguente assunzione ad interim da parte del Presidente del Consiglio dei ministri della responsabilità di tale Dicastero;

il Presidente del Consiglio dei ministri, pur avendo il giorno 23 luglio, anche in risposta all'autorevole sollecitazione del Presidente della Repubblica, affermato che nella stessa settimana avrebbe proceduto a porre termine all'interim, si è astenuto dal fare ciò; d'altronde è da ricordare che lo stesso Presidente del Consiglio sin dal 6 maggio 2010 ha fatto varie e ripetute dichiarazioni di imminente cessazione dell'interim, a lungo smentite dai fatti;

solo il 4 ottobre 2010, dopo 5 mesi di interimda parte del Presidente del Consiglio dei ministri, è stato nominato un nuovo Ministro dello sviluppo economico,

si chiede di sapere se la scelta del Presidente del Consiglio dei ministri, seppur tardiva, sia stata effettivamente motivata dalla gravità degli impegni richiesti dallo svolgimento dell'incarico ad interim e dalla conseguente fatica accumulata, come del resto ha evidenziato nel corso delle comunicazioni rese in Senato nella seduta del 30 settembre 2010.

(4-03773)

GRAMAZIO - Al Ministro della giustizia - Premesso che:

il quotidiano "il Giornale" del 4 ottobre 2010 dedica un articolo dal titolo "I PM spiano i telefoni de Il Giornale" agli abusi della magistratura;

il Direttore responsabile Alessandro Sallusti afferma con certezza che «Almeno due procure della Repubblica, una al Nord e una al Sud, tengono sotto controllo i telefoni ed i telefonini di direttore e vicedirettori» del quotidiano;

Sallusti ribadisce che al momento nessun giornalista de "il Giornale" è coinvolto in procedimenti giudiziari né ha ricevuto avvisi di garanzia;

dall'articolo si deduce chiaramente, come anche affermato sempre dallo stesso Sallusti durante una trasmissione televisiva su "La7", che ci siano dei pubblici ministeri che si "divertono" ad ascoltare le conversazioni dei giornalisti del quotidiano milanese;

a giudizio dell'interrogante è chiaro che i magistrati sono interessati a quanto personaggi della politica (parlamentari nazionali), non intercettabili per legge, possano affermare nel corso di conversazioni con i giornalisti della testata,

l'interrogante chiede di sapere:

se risultino essere in corso indagini che riguardino giornalisti del quotidiano "il Giornale", o se gli stessi non siano "spiati" per ascoltare personalità altrimenti non intercettabili;

inoltre, quali siano le due procure che hanno autorizzato le intercettazioni;

se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno l'invio degli ispettori ministeriali per valutare la regolarità dei fatti denunciati.

(4-03774)

LAURO - Al Ministro dell'economia e delle finanze - Si chiede di conoscere:

quale sia l'elenco di tutte le società aventi sede legale in Italia o all'estero, le quali, a qualsiasi titolo, risultino titolari di concessioni o di autorizzazioni per l'esercizio, sul territorio nazionale, di attività di gioco, con particolare riguardo al gioco d'azzardo;

quale sia la data della relativa concessione o autorizzazione, nonché il nome del responsabile del procedimento amministrativo di concessione o di autorizzazione;

quali siano il settore operativo, gli ambiti territoriali di riferimento, nonché il fatturato e gli utili, ripartiti per ciascun anno, di tutte le società titolari di concessione o di autorizzazione di attività di gioco;

quale sia stato l'andamento, nell'ultimo decennio, delle entrate dello Stato derivanti dai giochi, compresi i giochi d'azzardo, e dalle lotterie, distinguendo per tipologie di gioco e di lotterie;

per ciascuna società titolare di concessione o di autorizzazione, quale sia la relativa composizione societaria o il gruppo societario di appartenenza, nonché se si tratta di società controllate o partecipate.

(4-03775)

GIAMBRONE - Ai Ministri dell'economia e delle finanze e del lavoro e delle politiche sociali - Premesso che:

negli anni '70 in tutta Italia l'allora Ministero delle poste e telecomunicazioni avviava l'automazione dei servizi e dello smistamento dei prodotti postali: nei Centri meccanizzati postali (CMP) furono installati gli impianti di automazione, la cui assistenza tecnica fu assegnata in appalto a un'azienda di Finmeccanica, la Elsag di Genova, che aveva progettato e installato gli impianti stessi; quest'ultima a sua volta appaltava l'assistenza e la manutenzione ad aziende presenti sul territorio dove sorgevano i CMP;

a Palermo, dove il Centro meccanizzato postale è attivo dal 1983, assistenza e manutenzione degli impianti furono affidati ai tecnici assunti dalla Luciano Russo Srl di Bari, che mantenne l'appalto fino a tutto il 2002; nel 2003 furono assunti dalla Giemmepi sistemi, nel 2005 dalla Seam e nel 2007 dalla Logos: risulta all'interrogante che Giemmepi sistemi, Seam e Logos facciano riferimento a uno stesso proprietario che, grazie a un sistema fatto di società a scatole cinesi e di fallimenti, avrebbe evitato di pagare sia i creditori sia i lavoratori, privati tra un passaggio e l'altro di varie spettanze, ad esempio della remunerazione di straordinari che venivano svolti al di fuori di qualsiasi contratto di lavoro, secondo modalità e orari senza regole;

il 1° ottobre 2007, con il rinnovo della gara d'appalto, anche grazie all'impegno del Ministero del lavoro fu stilato un accordo con cui si garantivano i livelli occupazionali fino all'anno 2012;

a tutt'oggi a Palermo, come in tutti gli altri CMP presenti sul territorio nazionale, nonostante l'accordo siglato con il Ministero del lavoro e della previdenza sociale e nonostante il lavoro quotidiano dei tecnici suddetti per Poste Italiane, questi lavoratori sono costantemente minacciati dall'azienda subappaltante, che lamenta il calo delle commesse, di riduzione del personale;

è evidente che se una delle aziende più importanti e vitali del Paese, qual è Poste italiane, si avvale per l'assistenza e la manutenzione dei suoi impianti di ditte in appalto e in subappalto, ciò determina una insostenibile precarietà dei lavoratori coinvolti, ridotti alla mercé, nonostante una professionalità maturata in 30 anni e più di servizio, dei vari vincitori d'appalto che ritengono di aumentare gli introiti licenziando il personale, compromettendo in tal modo anche la qualità del servizio offerto e di conseguenza l'immagine di Poste italiane,

si chiede di sapere:

se non si ritenga intollerabile per Poste italiane, che vede la partecipazione del Ministero dell'economia e delle finanze al 65 per cento e della Cassa depositi e prestiti SpA per il restante 35 per cento, la permanenza di una catena di subappalti che consente alle ditte di guadagnare, senza alcuna cura per il servizio offerto, grazie alla precarietà dei lavoratori e al disconoscimento dei loro diritti;

se e come si intenda intervenire rispetto alla situazione descritta in premessa, al fine di garantire la stabilità del lavoro ai tecnici interessati e la qualità del servizio di Poste italiane.

(4-03776)

PORETTI, PERDUCA - Al Ministro della giustizia - Premesso che:

nella XIV legislatura il Parlamento ha approvato a larghissima maggioranza la legge 8 febbraio 2006, n. 54, recante "Disposizioni in materia di separazione dei genitori e affidamento condiviso dei figli"; la portata innovativa di questo testo, in linea con l'orientamento prevalente nei Paesi dell'Unione europea, risiede nel riconoscere che «anche in caso di separazione personale dei genitori il figlio minore ha il diritto di mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con ciascuno di essi, di ricevere cura, educazione e istruzione da entrambi e di conservare rapporti significativi con gli ascendenti e con i parenti di ciascun ramo genitoriale»;

un rapporto, dunque, non ideale e astratto, ma chiamato ad avere concretezza nell'assegnazione ad entrambi i genitori di compiti di accudimento, comprensivi di oneri economici direttamente assunti, come afferma il successivo comma 4 dell'art. 155 codice civile novellato;

scopo della legge era in primis quello di restituire ai figli una doppia tutela genitoriale pienamente sviluppata, superando - attraverso l'affidamento ad entrambi i genitori e il mantenimento diretto di essi - il precedente inevitabile meccanismo di delega e di rinuncia, implicito nella costante prescrizione ad un genitore di corrispondere del denaro all'altro affinché questi provveda in toto alle necessità dei figli;

allo stesso tempo intendeva tutelare i buoni genitori, liberando le madri dall'oppressivo peso di fatiche e responsabilità sopportate da sole e aprendo loro effettive pari opportunità, e permettendo a quei padri, di numero velocemente crescente, ben decisi a fare la propria parte, di non essere completamente emarginati dalla vita dei figli;

purtroppo, come risulta dai dati statistici ufficiali, nei primi quattro anni di vigenza la legge n. 54 del 2006 è rimasta sostanzialmente inapplicata, riducendosi ad un cambiamento puramente nominalistico del genitore affidatario in genitore collocatario, stabilendosi come prima esigui tempi di contatto con l'altro genitore al quale mai si assegnano compiti di cura, mentre si continua ad ignorare la forma diretta del mantenimento che pure la legge privilegia;

simili gravi carenze rappresentano, ad avviso degli interroganti, un danno per la collettività intera, ma soprattutto per i figli, che in caso di separazione dei genitori hanno invece diritto di mantenere, se non la famiglia, almeno relazioni positive con ciascun genitore, onde prevenire sofferenze psicologiche e danni allo sviluppo della loro personalità, che possono arrivare ad innescare depressioni, suicidi, tossicodipendenze e comportamenti asociali;

d'altra parte, simili gravi inosservanze assumono ancor più pesante rilievo nel momento in cui l'attenzione del Parlamento si volge al disagio familiare e in particolare mostra di volersi muovere per venire in soccorso della componente più debole della parte debole: i figli di genitori non coniugati che rompono il loro legame, per cui, se davvero si vuole dare loro maggiori tutele converrà assicurare effettività ai diritti che si concedono;

la Repubblica italiana si basa sul principio dello Stato di diritto e del rispetto della legge,

si chiede di sapere quali iniziative nell'ambito delle sue competenze il Governo intenda assumere, e in particolare quali iniziative urgenti intenda adottare al fine di garantire la piena applicazione della legge n. 54 del 2006 in modo tale che i diritti dei figli naturali, che il Parlamento intende doverosamente equiparare totalmente a quelli dei figli di genitori coniugati, non debbano vivere la beffa di un riconoscimento solo apparente in caso di rottura del legame di coppia dei propri genitori.

(4-03777)

LANNUTTI - Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri dell'economia e delle finanze e delle infrastrutture e dei trasporti - Premesso che:

a Dublino ha sede Aircarft purchase fleet limited (Ap Fleet o Apfl), la società di leasing aeronautico di Carlo Toto, ex proprietario di AirOne e attuale azionista di minoranza di Alitalia;

come riferisce un articolo de "Il Sole-24 ore" di Gianni Dragone, pubblicato il 1° ottobre 2010, «Apfl acquisisce gli Airbus a debito e li riaffitta in leasing operativo ad Alitalia. Con un bel guadagno, secondo i bilanci di Toto. "Nel 2009 il gruppo Apfl ha "acquistato" 10 aerei; attualmente gli aerei già locati ad Alitalia sono 13", dice il consolidato 2009 della Toto SpA. "Nonostante la crisi del settore aereo (...) le performance del gruppo Apfl sono state pari a 4,7 milioni di dollari con un risultato netto sul fatturato pari all'11 per cento", dice la relazione al consolidato 2009. Quest'anno, con l'affitto di più aerei, è previsto un utile di valore superiore. La capogruppo di Toto ha recepito nel 2009 un utile netto di 3,38 milioni di euro dal "sub consolidato società irlandesi". Nell'accordo quadro con Cai quest'ultima - puntualizzava il bilancio 2008 del gruppo Toto - si è impegnata a prendere in locazione da Apfl "gli aerei Airbus che quest'ultima ha già acquistato o acquisterà nei prossimi anni". Era prevista la locazione di 68 aerei modello A320, 12 A330 e 12 A350 "ad un canone mensile che verrà determinato, per i primi sei anni (...), dalla media dei canoni di leasing mensili di mercato come indicati negli ultimi due report trimestrali pubblicati da Ascend e per un altro periodo di sei anni con la stessa modalità, fermo restando che il canone non potrà avere un incremento e decremento superiore al 7,5 per cento". Il consolidato 2008 di Toto esponeva un impegno per Ap Fleet di 3.571 milioni di euro "nei confronti della società Airbus ad acquistare gli aerei che questa le consegnerà fino al 2018". L'importo "rappresenta il valore degli 81 aerei ancora da consegnare al 31 dicembre 2008". Un anno dopo l'impegno verso Airbus, pari al valore dei 68 aerei ancora da consegnare a fine 2009, era di 3.103,6 milioni. Dopo la cessione di Air One, Toto ha riacquistato dalla Cai cespiti «non strategici» per 54,7 milioni: il 30 per cento della Air One Executive (di cui Toto deteneva già il 70 per cento) e immobili. Nei voli privati nel 2009 Air One Executive ha perso 2,37 milioni, su un fatturato in calo del 30 per cento a 3,9 milioni. La controllata Rail One non ha ancora cominciato il trasporto ferroviario e resta [in] rosso, con una perdita netta di 1,34 milioni nel 2009, simile a quella del 2008. Nei conti 2009, sia della Toto SpA sia nel consolidato, sono stati accantonati 32 milioni "a copertura di probabili passività derivanti dall'esito negativo del contenzioso" per effetto di quanto stabilito negli accordi di cessione di Air One ad Alitalia, come manleva. Accantonati ulteriori 6,15 milioni "a copertura di contenziosi specifici contrattualmente identificati" nella vendita di Air One. Il consolidato del gruppo Toto nel 2009 indica un valore della produzione di 192,5 milioni, in netto calo rispetto ai 968 del 2007, l'ultimo bilancio che comprendeva Air One. I debiti lordi a fine 2009 erano 576 milioni, rispetto ai 649 del 2008 e ai 1.142 di fine 2007. I debiti verso banche erano 191 milioni nel 2009 (682 nel 2007), quelli verso altri finanziatori 275 milioni (114 nel 2007). Il bilancio consolidato 2009 dichiara un utile netto di competenza di 1,94 milioni (2,83 milioni nel 2007). Il revisore Kpmg sottolinea che il valore della produzione, alla voce variazioni per lavori in corso, beneficia di 25,3 milioni di claims, le riserve per contenziosi negli appalti oggetto»;

considerato che:

alla Toto costruzioni generali, la holding del costruttore originario di Chieti, fanno capo oggi sia il 100 per cento di Apfl (società di diritto irlandese), sia un pacchetto del 5,3 per cento della nuova Alitalia. Quest'ultima partecipazione è una delle contropartite ottenute in cambio del conferimento di Air One alla cordata Cai; come risulta da un articolo pubblicato su "Mondo" il 2 luglio 2010, «le altre sono state i soldi cash (circa 250 milioni di euro) e il trasferimento ad Alitalia dei 490 milioni di debiti finanziari legati agli aerei passati nella nuova società. (...) l'affare di Toto è stato garantirsi il ruolo di fornitore di nuovi apparecchi alla compagnia di cui è diventato azionista e consigliere di amministrazione. Attraverso Apfl ha, infatti, già piazzato un bel numero di aerei in affitto ad Alitalia. In particolare, da quando è partita la nuova gestione, sono entrati in servizio 13 Airbus A320»;

la società irlandese veniva costituita nel dicembre 2008, mentre Toto perfezionava la cessione di Air One a Cai per 454,9 milioni, prezzo poi ridotto di 9,1 milioni;

come si apprende sempre da questo articolo, per Carlo Toto «Liberarsi di Airone e della montagna di debiti a essa collegata è stata una manna. A rivelarlo è l'ultima riga del bilancio della holding dell'imprenditore teatino. Se nel 2008 Toro Costruzioni Generali aveva chiuso con perdite per 450 milioni (efferto di una maxi svalutazione di 483 milioni di euro di Ap holding la scatola che conteneva Airone), l'anno seguente, dopo aver passato la mano, l'esercizio è tornalo in utile di 2,3 milioni. Molte voci del bilancio, del resto, evidenziano che Airone pesava come piombo. La situazione debitoria di Toto si è complessivamente alleggerita di 260 milioni di euro rispetto ai 509 milioni del 2008. (...) La gestione diretta dell'irlandese Apfl è stata affidata nel frattempo da Toto al figlio Riccardo e a Lino Bergonzi, ex direttore generale di Airone con un passato in Impregilo e Adr. Al loro fianco nel board figurano anche Baldur Vander, un banchiere di East Merchant capital, Adrian Wrafrer, l'ex direttore della Camera di commercio americana a Dublino e (...) il politologo ed ex consulente della Casa Bianca Edward Lurrwak»;

ancora, la società irlandese di Toto vanta «oltre a 17 aerei già in servizio (...) un pacchetto di opzioni per l'acquisto di altri 49 Airbus A320, 12 Airbus A330 e di 12 Airbus A350. (...) 92 aeromobili entro il 2018, che secondo i piani costituiranno il 90 per cento della nuova flotta Alitalia. (...) Unica differenza rispetto al passato è che sotto la fusoliera batterà un tricolore irlandese anziché italiano. Ma tant'è, visto che il valore economico per Toto si aggira secondo le stime in oltre i miliardo di euro di canoni incassati nell'arco di otto anni. Che il business aereo per Toto non si fosse esaurito con la cessione di Airone è d'altra parte confermato dalla scelta di proseguire l'attività di servizio aerotaxi attraverso un'altra controllata della holding di Chieti. (...) La piccola società che vende pacchetti di ore di volo a privati e aziende continua a chiamarsi Airone Executive, proprio come la compagnia finita nelle mani di Roberto Colaninno e soci»,

si chiede di sapere:

se il Governo sia a conoscenza di quali siano i motivi, e sulla base di quali credibilità maturate, Carlo Toto, che con il "salvataggio" di Alitalia è riuscito a uscire dalle "secche" in cui si trovava da tempo con la sua AirOne, pesantemente indebitata presso Intesa Sanpaolo (guarda caso advisor che ha curato la vendita dell'ex compagnia di bandiera), continui a fare buoni affari con Alitalia dando in leasing alla compagnia guidata da Rocco Sabelli i jet airbus nuovi di zecca che alcuni anni fa si era impegnato ad acquisire, pur senza avere sufficienti capitali, grazie al credito bancario;

se non ritenga che la riservatezza, se non l'impenetrabilità, con cui è stata trattata ad avviso dell'interrogante la cessione di AirOne alla Cai-Alitalia è andata contro il dovere di trasparenza necessario quando una società, come nel caso di specie, è quotata o familiare;

quali iniziative intenda assumere al fine di tutelare i cittadini dalle descritte operazioni che, per quanto svolte tra privati, sono finalizzate ad un servizio pubblico (il trasporto aereo) e hanno comunque ricadute indirette sui contribuenti considerato che tutta l'operazione Cai si è basata sull'accollo dei debiti di Alitalia allo Stato, e l'acquisizione di AirOne è sempre stata condizione essenziale dell'operazione;

quali siano le ragioni che sono alla base del mancato interessamento da parte del Governo, nonostante le tante promesse, nei confronti dei 40.000 risparmiatori azionisti Alitalia che, in seguito alla creazione della nuova società Cai che ha rilevato tutte le attività del gruppo e ha lasciato i debiti alla vecchia Alitalia, si sono ritrovati con titoli fortemente deprezzati, la cui quotazione è stata sospesa dal mercato, risultando così praticamente invendibili.

(4-03778)

PORETTI, PERDUCA - Al Ministro della salute - Premesso che:

fin dal 2006 al Ministro in indirizzo è stato segnalato che in Italia, a differenza di altri Paesi europei, le gonadotropine di derivazione umana non riportavano giuste avvertenze sul rischio di contrarre patologie virali per chi li assume. A seguito di tale richiesta nel rispetto del principio di precauzione, con determina dell'Agenzia italiana del farmaco (AIFA) del 20 luglio 2006 pubblicata il 27 luglio 2006, fu introdotta una nota nelle avvertenze di tutti i medicinali autorizzati con procedura nazionale contenenti gonadotropine estratte da urine umane del seguente tenore "Il rischio di trasmissione di agenti infettivi non può essere definitivamente escluso quando sono somministrati farmaci preparati con urine umane. Questo principio si applica anche ad agenti patogeni fino ad oggi sconosciuti";

nel 2006, per mutuo riconoscimento con la Danimarca è avvenuta l'immissione in commercio del farmaco Meropur, farmaco estratto da urine umane che non riporta però nel foglio illustrativo la necessaria avvertenza prevista per gli altri farmaci urinari (avvertenze inoltre presenti nel medesimo preparato venduto sia in Francia che in Gran Bretagna);

nel 2007 le associazioni Amica cicogna, Cerco un bimbo, Luca Coscioni, L'altra cicogna, ADUC, Cittadinanza attiva hanno segnalato agli organi competenti tale omissione, che induce il paziente alla convinzione di assumere un farmaco esente dai rischi previsti per le altre gonadotropine da urinari;

nel 2009 è stato evidenziato direttamente all'AIFA che sul piano prettamente scientifico un recente studio, pubblicato su "RBMOnline" dal titolo "Identificazione analitica di impurezze addizionali in gonadotropine derivate dalle urine", condotto su farmaci venduti in Italia tra cui il Meropur, ha evidenziato la presenza di 23 elementi impuri sugli urinari. Mentre un altro studio pubblicato su "J Reprod Med 2009", "Proteomic analyses of recombinant human follicle-stimulating hormone and urinary-derived gonadotropin preparations", si è occupato di prodotti venduti all'estero, ma sempre urinari, emerge la presenza di prioni in tali farmaci;

durante lo scorso anno il professor Alain Van Dorsslaer, capo del Dipartimento di spettrometria di massa dell'università di Strasburgo in Francia, ha continuato lo studio già pubblicato con la dottoressa Monica Lispi, e risulta che gli elementi impuri nel Meropur ad oggi risultano 39;

le linee guida "WHO" sulla distribuzione nei tessuti dell'infettività da encefalopatie spongiformi trasmissibili sono state aggiornate nel 2010 con il passaggio delle urine dalla categoria dei tessuti privi di infettività alla categoria dei tessuti a bassa infettività. Di fatto però la direttiva 2004/23/CE e successive direttive applicative, recepite in Italia con i decreti legislativi n. 191 del 2007, e n. 16 del 2010, e successivi decreti applicativi, attinenti anche a donatori di materiale biologico di partenza per la preparazione di farmaci, sono riferite a tessuti e cellule, incluso sangue periferico, sangue da cordone ombelicale, cellule staminali da midollo osseo eccetera, ma non includono le donatrici di urine o il controllo di ogni campione di urina raccolto;

a tali evidenze scientifiche si aggiungono anche le questioni giudiziarie per corruzione che avrebbero investito, secondo quanto riportato dalla stampa, la Ferring (casa produttrice del farmaco) e i vertici AIFA del 2006 e il competente Sottosegretario di Stato per la salute (nella XIV legislatura) in riferimento all'immissione in commercio anche del Meropur ed alla contrattazione del prezzo maggiore. Questioni che secondo i mass media risulterebbero concluse con un patteggiamento proposto dalla Ferring all'inizio dello scorso luglio;

in ultimo, lo scorso 13 settembre al 20th word Congress on Fertilità and sterilità, tenutosi a Monaco, è stato evidenziato che le gonadotropine derivate dalle urine contengono molte impurezze, tra cui la proteina prionica,

si chiede di sapere:

se il Ministro non ritenga opportuno prendere immediati provvedimenti in riferimento al Meropur, sotto tutti i profili, e di valutare interventi specifici come previsto in applicazione delle norme vigenti e del codice comunitario in materia;

se non ritenga opportuno un idoneo procedimento per sospendere o revocare l'autorizzazione inerente al Meropur per la tutela della salute dei pazienti nel rispetto del principio di precauzione;

se, alla luce degli studi effettuati dall'università di Strasburgo, non ritenga di rivalutare il possibile rischio nell'utilizzo delle gonadotropine da urinari nel rispetto del principio di precauzione per la tutela della sicurezza del paziente.

(4-03779)

FASANO - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare - Premesso che:

nel 1999 a Vietri sul Mare (Salerno) si è proceduto alla demolizione dell'albergo Hotel Amalfitana, una struttura di 35.000 metri cubi di cemento cosiddetto "eco-mostro";

nel 2004 fu avviata un'opera di riqualificazione dell'area, che prevedeva la realizzazione del "parco del Fuenti", un giardino mediterraneo ricco di agrumeti e vigne nel quale dovevano collocarsi un ristorante, un'enoteca, un centro benessere, un museo didattico all'aperto e dei parcheggi;

nel medesimo progetto di riqualificazione una parte della spiaggia, inoltre, era destinata all'edificazione di una struttura balneare privata e attrezzata;

detto stabilimento balneare è stato inaugurato nel mese di luglio 2009;

considerato che:

secondo il quotidiano "il Mattino" del 2 ottobre 2010 la Procura della Repubblica di Salerno avrebbe disposto l'apposizione dei sigilli al complesso edilizio denominato parco del Fuenti;

il provvedimento sarebbe stato emesso nell'ambito di un'inchiesta per presunti abusi edilizi nell'area in cui insiste lo stabilimento balneare del Fuenti;

da quanto riportato da "Il Mattino" secondo la Procura della Repubblica di Salerno dietro il progetto di edificazione c'è un complesso edilizio in cemento armato di 30.000 metri quadrati, in un'area in cui è possibile installare soltanto impianti balneari smontabili;

considerato, inoltre, che:

all'interrogante risulterebbe che il completamento del complesso, al pari delle altre opere del progetto di recupero e riqualificazione dell'area, sia stato preventivamente autorizzato dai competenti enti pubblici;

a detta dei progettisti, inoltre, i materiali utilizzati per la realizzazione del parco del Fuenti sarebbero ecocompatibili e sarebbero state impiegate tecniche di ingegneria naturalista per mantenere basso l'impatto ambientale, tanto da ricevere il placet delle associazioni ambientaliste;

l'ultimazione dei lavori di risanamento della zona era prevista per la primavera del 2011,

l'interrogante chiede di sapere:

se tutto quanto sopra riportato corrisponda al vero;

se il Presidente del Consiglio dei ministri e il Ministro in indirizzo siano a conoscenza degli elementi in base ai quali la Procura di Salerno ha posto sotto sequestro il parco del Fuenti e se questi stessi siano in contrasto e/o in linea con le autorizzazioni fin qui concesse;

se risulti che il complesso edilizio in oggetto sia sorto nel rispetto degli assetti idrogeologici e nell'ottica di riqualificazione della zona;

se e in quali modi intendano intervenire al fine di ripristinare nell'intera area gli assetti edilizi come risultano approvati.

(4-03780)

Interrogazioni, da svolgere in Commissione

A norma dell'articolo 147 del Regolamento, le seguenti interrogazioni saranno svolte presso le Commissioni permanenti:

4a Commissione permanente(Difesa):

3-01620, del senatore Pegorer, sulla dismissione del patrimonio immobiliare del Ministero della difesa in favore della Regione Friuli-Venezia Giulia;

6a Commissione permanente(Finanze e tesoro):

3-01622, del senatore Lannutti, sul rinnovo della Consob;

7a Commissione permanente(Istruzione pubblica, beni culturali, ricerca scientifica, spettacolo e sport):

3-01612, della senatrice Garavaglia ed altri, sulla valenza scolastica del progetto "Allenati alla vita".

Interrogazioni, ritiro

È stata ritirata l'interrogazione 3-01611, dei senatori Rusconi ed altri.

Avviso di rettifica

Nel Resoconto sommario e stenografico della 431ª seduta pubblica del 30 settembre 2010:

a pagina 119, la proposta di risoluzione 6-00034 (n. 1) deve intendersi presentata dal senatore Gasparri e non dal senatore Gasbarri;

a pagina 138, sotto il titolo "Governo, trasmissione di documenti e assegnazione", alla quarta riga del primo capoverso, sostituire le parole : "la Decisione di finanza pubblica" con le seguenti: "lo schema di Decisione di finanza pubblica".