VILLARI (Misto). Signor Presidente del Senato, signor Presidente del Consiglio, colleghi senatori, pur tra tante differenti valutazioni, sembra che oggi siamo tutti d'accordo su alcuni punti, sui quali ci confrontiamo sempre troppo poco.
La crisi economica importata dall'estero richiede una ripresa della crescita e quindi interventi immediati. Il Paese ha un'emergenza lavoro con una disoccupazione in aumento da fronteggiare e con gli industriali che ci invitano ad andare avanti con le riforme. Il Mezzogiorno ha bisogno di particolare attenzione per coniugarsi virtuosamente con il federalismo in arrivo.
Cari colleghi, una politica all'altezza dovrebbe, anzi, deve confrontarsi per risolvere questi punti, sollecitando il Governo a governare ed assicurando stabilità al Paese. Questo è quanto tutti vogliamo, sicuramente a parole. Nella pratica, però, tutti sembrano chiedere tempo per costruire qualcosa di alternativo che oggi non c'è e l'opposizione, se il Governo non ce la fa, ne propone uno tecnico per il cambio di legge elettorale. Allora è come dire che la priorità è la legge elettorale, quella che il centrosinistra, al Governo nel 2006-2008, non ha cambiato - come non ha fatto le altre riforme annunciate e mai realizzate, a partire da quella della RAI - quella legge elettorale che lo stesso centrosinistra voleva estendere alle europee e che non mi pare porti qualche vantaggio nelle buste paga dei lavoratori. (Applausi dal Gruppo PdL).
Voglio invece chiedere al Presidente del Consiglio assicurazioni sul Mezzogiorno e impegno affinché il federalismo non sia consegnato esclusivamente al fondo perequativo, insufficiente a colmare il colossale divario della base imponibile tra le Regioni. Le chiedo, signor Presidente del Consiglio, di voler assicurare, oltre che alla Sicilia anche alle altre Regioni, a partire dalla mia - la Campania - l'assegnazione dei fondi FAS 2007-2013, chiedendo alle nuove Regioni interventi concentrati su grandi e decisive infrastrutture, in luogo dei mille rivoli di interventi di piccolo maquillage clientelare, per dimostrare così non solo la capacità di spesa, ma soprattutto di saper realizzare interventi di qualità.
Il termometro della confusione politica in atto, cari colleghi, è plasticamente evidente allorquando - e lo dico con massima considerazione e rispetto - due avversari politici, due cofondatori come Rutelli e Fini, dialogano tra loro, non escludendo una prospettiva comune. E che dire quando la presidente Finocchiaro, avversaria del presidente Lombardo alle regionali, oggi vota sì a quella giunta in Sicilia, rivendicando che c'è un momento giusto e un posto giusto per far prevalere la testa sulla pancia, anche se dire no sarebbe apparso coerente? (Applausi dal Gruppo PdL). Ma se la coerenza è ritorno al passato, allora - continua la Finocchiaro - è giusto dire sì ed essere sentinelle del cambiamento.
Ecco, cari colleghi, oggi il Governo tecnico per me è un ritorno al passato, un clamoroso ed impotente ritorno al passato, e con il mio voto di fiducia da oggi voglio provare anch'io ad essere, se non sentinella, almeno una semplice recluta che lavora per il cambiamento. (Applausi dal Gruppo PdL).
Le tante contraddizioni cui assistiamo in questa fase rivelano come molti siano alla ricerca della bussola, ma denuncio una sorta di copertura mediatica a vantaggio di esponenti di prima linea della politica, mentre ad altri parlamentari, meno conosciuti, per analoghi comportamenti si riservano atteggiamenti intimidatori e giudizi offensivi.
La mia è una condizione particolare che ieri mi dava amarezza e oggi sollievo. Due anni fa sono stato unilateralmente cacciato ed epurato dal Partito Democratico. Quel partito ha fratturato traumaticamente ogni vincolo di appartenenza per il capriccio dell'allora segretario Veltroni, impotente politicamente e intollerante ad ogni dissenso, nel silenzio di tutti, compiacente di alcuni, imbarazzato di altri, ma di tutti, nessuno escluso, ad eccezione degli esponenti radicali che ringrazio, alla faccia del garantismo. (Applausi dai Gruppi PdL e LNP).
Da allora sono passati 600 giorni e tre segretari ed io sono qui nel Gruppo Misto, messoci manu militari. Non è accaduto nulla: nessuna ripresa di un dialogo, alcun contatto, ma solo finzione e dissimulazione e una cinica rimozione. Per me, parlamentare di territorio e non di palazzo, non so cosa pensassero: forse che,per l'incapricciamento di qualcuno, mi facessi espellere dalla politica?
Alle ultime regionali in Campania ho sostenuto Caldoro, e ho continuato così a rispondere ai miei elettori. Quindi, sono senza vincolo di appartenenza, né di mandato, così come riconosciuto dalla Costituzione (che molti dimenticano, richiamando la Carta secondo convenienza). Oggi sono autenticamente libero di fare la cosa che sento più utile, rispondendo a me stesso e ai miei elettori, gli stessi - si badi bene - che al tempo della mia espulsione mi chiesero conto di quell'atteggiamento violento del Partito Democratico nei confronti di un costituente, il sottoscritto, eletto dal popolo delle primarie, che nel mio caso, evidentemente, non valeva poi così tanto. Nessuno - mi risulta - ha chiesto a quei cittadini elettori cosa ne pensassero dell'epurazione di un proprio rappresentante. Ma tant'è; quanto è successo ieri oggi è passato e c'è voglia di futuro.
Colleghi, come non rendersi conto che la sfida è oggi che tutto si sta scomponendo? La sfida è nella ricomposizione di un nuovo quadro politico, con alleanze rinnovate, in un probabile rimescolamento di quanto c'è oggi. Con vincoli di appartenenza così fragili, ciascuno va a collocarsi lungo la linea di ricomposizione politica in cui crede. Se questa è la campagna acquisti, devo dire che non ho mai visto qualcuno pagare per quello che può avere gratis, perché oggi serve solo offrire una prospettiva politica, un sano protagonismo, un progetto in cui riconoscersi, cosa che oggi, nella confusione attuale, non mi sembra assolutamente poco.
Personalmente, mi sento interpellato dalla ricomposizione di un'area politica moderata e riformatrice: è questa la missione in cui mi riconosco. Dove posso sperare di costruirla, quest'area? Con chi mi epura? Lì dove qualche invasato confonde i rapporti politici con quelli personali? O con chi si accompagna a Di Pietro, calunniatore abituale dei suoi interlocutori (lo dico per esperienza personale), in bisticcio perenne, estetico e sostanziale, con il garantismo e la grammatica? (Applausi dai Gruppi PdL e LNP).
Mi ha sempre soccorso una certa dose di ironia, e da oggi, cari colleghi, voglio aggiungere un impegno ancora maggiore per il Mezzogiorno e il mio Paese. (Applausi dai Gruppi PdL e LNP).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Valditara. Ne ha facoltà.