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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 431 del 30/09/2010


*QUAGLIARIELLO (PdL). Signor Presidente, colleghi senatori, signor Presidente del Consiglio, signori del Governo, è la seconda volta in questa legislatura che lei, presidente Berlusconi, interviene in quest'Aula per chiedere al Senato di dare la fiducia all'Esecutivo. E non è un caso che il suo intervento abbia preso avvio proprio da quella primavera di due anni fa, che sembrava aver impresso una svolta alla lunga transizione che il nostro Paese vive dal 1994.

La nascita di due grandi partiti post-ideologici, come quelli che animano le grandi democrazie europee, nel centrodestra e nel centrosinistra, aveva cambiato il volto al sistema politico italiano. La polarizzazione dell'elettorato verso quelle formazioni, guidate da un leader e fondate innanzitutto su programmi presentati agli elettori, aveva prodotto nei fatti una riforma delle istituzioni che lasciava presagire l'avvento di un'autentica fase costituente. Soprattutto, la legittimazione reciproca che il leader della maggioranza di allora e l'allora leader dell'opposizione avevano sancito attraverso incontri pubblici nell'interesse del Paese, aveva fatto sperare che la stagione della guerra tra nemici potesse cedere il passo a quella della concorrenza tra avversari.

In verità quella "nuova alba" conteneva in sé il germe di una contraddizione. Perché al momento di definire le alleanze, il Partito Democratico scelse di apparentarsi con una forza giustizialista, giacobina, apertamente antisistema. I risultati li abbiamo visti ancora ieri. Perché vede, signor Presidente, noi non abbiamo alcuna difficoltà ad affermare - e la nostra storia di amicizia con Israele ed il popolo ebraico parla per noi, collega Tonini - che alcune parole di moderno antisemitismo pronunciate oggi in quest'Aula non fanno onore al Parlamento. (Applausi dal Gruppo PdL e del senatore Viespoli. Commenti dal Gruppo PD. Commenti dei senatori Garraffa e Gramazio).

PRESIDENTE. Colleghi, non interrompete l'intervento del vice presidente Quagliariello.

QUAGLIARIELLO (PdL). Avremmo voluto la stessa chiarezza...

GARRAFFA (PD). Fai il nome!

QUAGLIARIELLO (PdL). ...la stessa chiarezza nel PD, che ieri, nelle stesse ore...

GRAMAZIO (PdL). Siamo stati sempre con Israele quando tu eri contro.

PRESIDENTE. Colleghi, sta parlando il senatore Quagliariello, per cortesia.

QUAGLIARIELLO (PdL). Avremmo voluto la stessa chiarezza dal PD, che ieri, nelle stesse ore, promuoveva una mozione di sfiducia per la battuta senz'altro infelice di un Ministro nel corso di un festa popolare, e non diceva una parola per lo spettacolo indecoroso che il leader del suo principale alleato offriva dagli scranni della Camera dei deputati. (Applausi dai Gruppi PdL e FLI e dai banchi del Governo). Dai banchi, cioè, di quel Parlamento sulla cui centralità si spendono fiumi di parole, salvo poi essere colti da improvviso mutismo quando si tratta di difenderne la dignità.

Signor Presidente, colleghi senatori, questa prima metà della legislatura è stata attraversata da vicissitudini e anche da traumi interni ai rispettivi schieramenti. Il presidente Berlusconi non si è nascosto dietro un dito e noi, insieme a lui, non neghiamo che tutto questo abbia riguardato il centrodestra. Sarebbe un contributo di chiarezza se facesse lo stesso il PD: partito dei controdocumenti, partito la cui dirigenza ha passato l'estate a scrivere lettere ai giornali per scambiarsi a mezzo stampa reciproche reciproche recriminazioni. (Commenti della senatrice Marinaro).

Ma tant'è. Ora siamo tutti - e non pensate di tirarvi fuori - di fronte ad una scelta: andare avanti o riportare indietro le lancette del Paese rispetto alla modernizzazione faticosamente conquistata. Noi crediamo che la legittimazione reciproca sancita a parole due anni e mezzo fa debba produrre azioni conseguenti. E la strada maestra perché ciò avvenga è consolidare e istituzionalizzare l'approdo della transizione italiana, scrivendo insieme, in Parlamento e da domani, le tre pagine che i Padri costituenti affidarono alle generazioni a venire (forma di Stato, forma di Governo, bicameralismo) e inoltre la riduzione del numero dei parlamentari. In questo quadro abbiamo intrapreso insieme la ricerca di nuovi Regolamenti parlamentari; Dio sa perché questo lavoro che abbiamo iniziato insieme non si può concludere. In questo quadro, e solo in questo quadro, si potrebbe chiedere da parte vostra, e sarebbe legittimo, di discutere anche il tema della riforma elettorale, spacciata come un pietra filosofale in grado di trasformare il vile metallo in oro. Ma agitare questo argomento, svincolandolo dal suo naturale contesto di una riforma istituzionale più complessiva, autorizza a pensare che il vero obiettivo, almeno di alcuni, non sia quello di raffinare il sistema di selezione della rappresentanza, ma unicamente quello assai più prosaico di tornare indietro di sedici anni, sostituendo l'equilibrio politico sancito democraticamente dagli elettori con un governo determinato dalle alchimie dei partiti. (Applausi dal Gruppo PdL). Così a questi ultimi, i partiti, verrebbe restituito lo scettro dopo averlo fraudolentemente strappato dalle mani degli elettori.

Signor Presidente del Consiglio, noi invece vogliamo guardare avanti. Dobbiamo rinforzare i pilastri su cui si fonda il nostro giovane bipolarismo. Dobbiamo rilanciare con convinzione la centralità dei nuovi partiti post-ideologici, nati dall'inabissarsi della parabola novecentesca: grandi partiti-coalizione in grado di coniugare la convivenza di diverse culture e sensibilità con il riferimento a un comune orizzonte.

La sfida che abbiamo di fronte richiede una consapevolezza: per essere una realtà, protagonista del panorama politico e presente nel corpo vivo del Paese, un partito post‑ideologico non deve confondere il pluralismo con il disancoraggio da qualsiasi riferimento ideale, e scadere così a mera agenzia relativistica per la gestione del potere. Deve condividere alcuni princìpi, essenziali, non numerosi, ma non rinunciabili; deve condividere un programma che sancisca il sacro patto con gli elettori; deve condividere il riferimento ad un leader.

È evidente che lungo questo triplice crinale si è dipanata la dialettica che ha portato una parte dei parlamentari eletti nelle liste del Popolo della Libertà a compiere una scelta diversa. Mi sia consentito però, a questo proposito, di spendere alcune parole di rispetto per i colleghi del Gruppo di Futuro e Libertà al Senato, e per ringraziare il neo-capogruppo, senatore Viespoli, per quanto ha fatto sui banchi del Governo fino a ieri. (Applausi dai Gruppi PdL e FLI e della senatrice Poli Bortone).

Vede, Presidente, il modo in cui in questo ramo del Parlamento è stata impostata quella che altrove è stata vissuta come un'astiosa e traumatica scissione, ha fatto sì che oggi ci si senta quasi in presenza di una diversa articolazione di un'amicizia politica. Signor Presidente, mi consenta di affermare che ciò che si è verificato alla Camera, a livello di Gruppi parlamentari, è diverso da ciò che accaduto qui in Senato. Questo consente forse di individuare dove e in capo a chi risiedono più gravi responsabilità. E consente inoltre di ribadire che per dare corpo alla novità storica che con la nascita del Popolo della Libertà si è voluto introdurre nel nostro Paese, serve maturità, senso della misura, nonché una concezione della politica che non si riduca ad un mero gioco tattico o, ancor peggio, ad un fatto di microposizionamento personale.

Noi a questa novità non intendiamo rinunziare. Anzi: vogliamo rilanciare il Popolo della Libertà andando oltre quello originario. Intendiamo cogliere in profondità la frattura sempre più evidente tra la sinistra ed il mondo dei moderati, non su astratte fumisterie, ma sui temi concreti che investono l'esistenza dei cittadini: l'assetto socio-economico del Paese, il rapporto tra Stato e società, la famiglia, l'educazione, la giustizia, il confine tra la vita e la morte, la difesa della vita. Di fronte ad un Partito Democratico che insegue Di Pietro sulla giustizia, la presidente Bonino sulla bio-politica, la FIOM in economia; di fronte ad alcune forze di centro alle quali il radicalismo egemone a sinistra pone un serio problema di alleanze, noi non intendiamo perderci in tatticismi, tantomeno perseguire finalità annessionistiche. Vogliamo porci come punto di riferimento attraverso l'attività parlamentare e politica, anteponendo alle formule astratte i contenuti, preferendo alle ideologie le idee e la loro traduzione in atti concreti al servizio del bene comune.

Su questo terreno il Gruppo parlamentare del Popolo della Libertà al Senato sarà in prima fila, anche perché - mi sia consentita una battuta - la cosiddetta autosufficienza che è un concetto folle dal punto di vista parlamentare, perché ci vogliono far credere che un Governo che prende più voti è più debole di uno che ne prende meno (Applausi dal Gruppo PdL e dai banchi del Governo), non è in discussione.

MORANDO (PD). Siete stati voi ad inventarvi questo concetto!

QUAGLIARIELLO (PdL). Noi sappiamo che il presidente Berlusconi non rinunzia all'ambizione di riunire tutti i moderati italiani. Gli assicuriamo fin d'ora che in questa sfida ci avrà convinti al suo fianco. (Applausi dal Gruppo PdL, della senatrice Germontani e dai banchi del Governo. Congratulazioni).