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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 431 del 30/09/2010


MENARDI (FLI). Signora Presidente, colleghi senatori, signor Presidente del Consiglio, nel suo intervento ella ha fatto riferimento alla necessità infrastrutturale dell'Italia esclusivamente parlando del Mezzogiorno; sono certo che la sua non è stata un'omissione programmatica, è evidente che i confini del suo discorso non le permettevano di dilungarsi su una moltitudine di opere che, grazie al suo Governo, fin dal 2001 sono state attivate e con grande fatica si cerca di realizzare.

Tuttavia, proprio perché il suo è stato un discorso programmatico, l'intervento infrastrutturale nel Mezzogiorno meritava di essere contestualizzato in un quadro normativo, programmatico, finanziario. La legge obiettivo, che - come ho ricordato -ha avviato la realizzazione di una nuova stagione infrastrutturale, proprio ad opera del Governo da lei presieduto, nel 2001, ha bisogno di essere aggiornata, nella parte relativa al finanziamento in tempo se non reale certamente non biblico, come oggi avviene con l'approvazione della delibera CIPE.

Ci sono proposte in Parlamento per avviare, con sistemi moderni, tipo il débat publique di esperienza francese, la consultazione e la costruzione del consenso popolare, ciò che permetterebbe di cantierare le opere in tempi celeri e certi, diversamente da ciò che avviene oggi; norma che sarebbe straordinariamente necessaria per il piano energetico nazionale e per la costruzione delle centrali elettronucleari e l'individuazione dei siti per i depositi delle scorie.

Peraltro, abbiamo bisogno di potenziare anche le reti energetiche. Per rimanere su questo aspetto e sul suo puntuale riferimento al Sud Italia, ricordo che la limitata capacità di trasporto della rete elettrica nazionale e le strozzature presenti in più punti penalizzano principalmente proprio il Mezzogiorno, dove il costo medio dell'elettricità per le famiglie e per le imprese è molto più elevato della media nazionale, che è già molto più elevata dei nostri partner europei: un extracosto che arriva anche al 10 per cento in Sardegna, e addirittura al 23 per cento in Sicilia.

Signor Presidente del Consiglio, una volontà riformatrice potrebbe individuare nelle autorità di supervisione indipendenti i regolatori di un mercato, quello delle infrastrutture, troppo povero di commesse e troppo esoso in termini di costo complessivo di realizzazione delle opere. Spendiamo per gli investimenti pubblici, in rapporto al nostro PIL, meno degli altri Paesi europei, e questo accade dalla prima metà degli anni '90.

All'epoca, si diceva che a causa dei vincoli si doveva tagliare anche la spesa in conto capitale, ma oggi la situazione non è migliorata, e anche oggi, vent'anni dopo, si sente la stessa scusa: che bisogna tagliare i vincoli di finanza pubblica. Ma quando si pensa allo sviluppo? Senza lo sviluppo non c'è neanche il risanamento. Anche la qualità della nostra spesa pubblica per investimenti è peggiorata, è troppo frammentata, oltre i tre quarti dei bandi per le opere pubbliche riguardano importi al di sotto del milione di euro e oltre la metà della spesa pubblica totale per investimenti riguarda bandi sotto i 20 milioni. Da noi i tempi necessari per realizzare le opere pubbliche, quando va bene, sono del doppio rispetto alla media dei Paesi avanzati e, quando va male, sono anche cinque volte superiori. In Italia, il costo medio di realizzazione di una linea ferroviaria ad alta velocità è tre volte superiore a quello di Paesi come la Francia e la Spagna, e ciò è vero anche se i costi industriali di costruzione delle opere sono molto al di sotto della media europea. Cosa fa mai la differenza?

Signor Presidente del Consiglio, ella ci ha ricordato che in sette anni sono state approvate opere per 68 miliardi: meno di 10 miliardi per anno, cioè poco più dell'1 per cento della spesa. Troppo poco per raggiungere l'obiettivo, che il suo Governo - il nostro Governo - si era posto fin dal 2001, dei 120 miliardi in 10 anni per modernizzare l'Italia.

Signor Presidente del Consiglio, noi del Gruppo Futuro e Libertà crediamo che una spesa pubblica come quella dell'Italia, di circa 800 miliardi di euro, non possa essere indifferente alle necessità di importanti investimenti infrastrutturali, se sosteniamo - come lei e insieme a lei - di difendere l'impegno alla modernizzazione dell'Italia e allo sviluppo, alla crescita della nostra economia.

Signor Presidente del Consiglio, noi del Gruppo Futuro e Libertà vogliamo perseguire questi obiettivi, lavorando insieme e, se mi consente, citando un'espressione del presidente Obama, forse con idee diverse ma con volontà comune. (Applausi dal Gruppo FLI).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Poli Bortone. Ne ha facoltà.