GRAMAZIO (PdL). Signora Presidente, ieri nel dibattito alla Camera l'onorevole Furio Colombo, famoso per essere stato inviato speciale della casa Agnelli negli Stati Uniti, mentre parlava il Presidente del Consiglio ha detto che la legge è uguale per tutti. Non è così. Voglio infatti ricordare che alcuni magistrati ritengono che la legge non sia uguale per tutti. Lo hanno dimostrato con l'uomo che ha aggredito a Milano il Presidente del Consiglio; lo hanno confermato ultimamente nei riguardi di quella gentile signora - si fa per dire - attivista dei centri sociali, che durante la festa del Partito Democratico ha sparato un razzo contro il segretario della CISL. Quella signora è in libertà anche perché è la figlia di un magistrato. Voglio ricordare che qui a Roma per un razzo in uno stadio, all'Olimpico, morì un giovane tifoso di una grande squadra romana. Allora, come può la legge essere uguale per tutti se alcuni magistrati la usano ripetutamente come clava contro uno schieramento politico, quello del Popolo della Libertà?
Presidente Berlusconi, un aspetto del suo intervento che vorrei sottolineare è quello relativo alla decisione assunta dal Governo con l'accordo dei Ministri dell'interno e della difesa, di schierare i nostri militari nelle grandi città. Nell'agosto dello scorso anno il sottosegretario Gianni Letta si recò a salutare in una grande piazza romana, piazza San Giovanni, questi giovani in divisa. Durante quell'incontro si creò subito un'attenzione, con numerosi applausi nei confronti del Governo che aveva fatto questa scelta. Una scelta di sicurezza, sicuramente, ma anche una scelta di tranquillità, perché quando si vedono uomini in divisa si pensa al rispetto della legge. Ripetutamente ho sottolineato ai numerosi questori che si sono susseguiti alla guida della questura di Roma che, a volte, un'auto visibile è più necessaria di un'auto civetta, che sono necessari degli uomini visibili, che così danno sicurezza per le strade, danno sicurezza alle attività del commercio, danno sicurezza alle nostre mogli e ai nostri figli.
Ecco perché ritengo, Presidente, che due dei cinque punti cardine per i quali ha chiesto la fiducia - che ha ottenuto ieri dal primo ramo del Parlamento e che otterrà oggi anche dal Senato della Repubblica - stiano a significare un preciso impegno verso tutti quegli uomini e tutte quelle donne che si sono riconosciuti, senza obbligo, nel Popolo della Libertà.
Siamo entrati in questo schieramento perché convinti, come ci diceva Pinuccio Tatarella tantissimi anni orsono, che dovessimo superare lo schieramento di destra, che dovessimo superare il Polo della Libertà. Questo mondo è stato rappresentato ed è rappresentato da lei, signor Presidente del Consiglio. Noi che, come diceva poc'anzi uno dei colleghi che mi hanno preceduto, veniamo da un'esperienza diversa da altri, quella della militanza storica nella destra politica italiana, riteniamo che in questo momento lei, con il Popolo della Libertà, possa rappresentare, come ha sempre detto, un grande contenitore del popolo anticomunista. Esiste ancora infatti quest'esigenza per chi, in vari schieramenti politici che si ritrovano oggi nel Popolo della Libertà, ha tradizioni culturali e storiche diverse, ma condivide con lei un tragitto politico importante.
Anche noi che abbiamo difeso in questi giorni la città di Roma siamo convinti che le dichiarazione di Bossi fossero solo uno scherzo: ne siamo convinti perché Roma è la città eterna, perché questa città rappresentiamo.
Signor Presidente, qualche giorno fa abbiamo costituito una fondazione, che si chiama «Rivolta ideale», e in questa fondazione sono entrati tutti i dirigenti giovanili delle organizzazioni missine degli anni '60 e degli anni '70. Li voglio citare molto velocemente: Massimo Anderson, Adalberto e Romolo Baldoni, Alberto Rossi, Simplicio Di Caterino, Luciana Pennisi, Elio Trincia, Filippo Pepe, Tommaso Luzzi, Italo Rochira, Mario Rainaldi, Angelino Rossi, Gianfranco Rosci, Guido Morice. Sono tutti esponenti che non fanno più politica ma che si sono riconosciuti, caro presidente Berlusconi, nel suo impegno politico per continuare su questa strada. Continui così, noi le saremo vicini. (Applausi dal Gruppo PdL. Scambio di battute tra i senatori Pedica e Gramazio).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Menardi. Ne ha facoltà.