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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 431 del 30/09/2010


BUTTI (PdL). Signora Presidente, signor Presidente del Consiglio, colleghi, torniamo alle questioni serie, dopo l'ultima parentesi. (Applausi dal Gruppo PdL).

Quello che si sta svolgendo oggi al Senato non è un rito: lei, presidente Berlusconi, ha giustamente presentato il bilancio del lavoro svolto fin qui dal suo Governo e ha voluto indicare la strada maestra per completare il programma e consentire al Paese di crescere, nonostante le note difficoltà congiunturali. L'ottimismo che lei sfodera non è fuori luogo: siamo una potenza industriale in Europa e nel mondo con una disoccupazione decisamente sotto la media continentale; la competitività delle nostre imprese, sostenute dai provvedimenti del Governo soprattutto in materia di ammortizzatori sociali, ha notevolmente contenuto gli effetti devastanti della crisi mondiale. Mantenere rigore nei conti pubblici, con tutti i sacrifici che ciò comporta, forse non sarà popolare, ma certamente è un atteggiamento responsabile, coraggioso e virtuoso.

Il Governo lavora per coniugare l'esigenza del rigore con l'attenzione ai soggetti più deboli, quelli più colpiti dalla virulenza della crisi. Un Governo che, grazie anche ad una matura disponibilità di parte del sindacato, sta sviluppando un moderno e fecondo rapporto con il sistema produttivo che inaugurerà una nuova stagione industriale per l'Italia, perché siamo comunque consapevoli, senza presunzione o forse anche con un po' di presunzione, di essere bravi a fare impresa, forse i più bravi, perché il made in Italy non è improvvisazione, e questo talento naturale va accompagnato da una sana politica industriale ed economica, dal completamento delle riforme in atto. Su questi temi è concentrato il suo Governo e la maggioranza che lealmente lo sostiene. Certo, si può sempre fare di più, ma sappiamo che nelle imprese, nelle categorie, tra la gente, c'è chi ringrazia il Cielo per il fatto che nella gestione della crisi si è applicato il pragmatismo di un Governo di centrodestra.

Lei gode del nostro più assoluto sostegno quando parla di federalismo fiscale, cioè dell'accresciuta e doverosa responsabilità di chi assume impegni pubblici di fronte ai cittadini, quando parla di giustizia giusta e di giustizia rapida, di sicurezza e di fisco. La gente vuole i fatti e apprezza i successi concreti nella lotta alla criminalità organizzata e al fenomeno dell'immigrazione clandestina, perché senza sicurezza non c'è serenità e la serenità è ingrediente fondamentale per la coesione sociale.

Lo dico con spirito costruttivo, signor Presidente del Consiglio: accanto a quei cinque punti ne vedrei un sesto, non virtuale. Infatti, se è vero che esiste il problema del rilancio del Mezzogiorno, con annesso concreto impegno del Governo, è anche vero che è aperta una questione settentrionale che il Popolo della Libertà non intende delegare unicamente agli amici della Lega Nord. Ma io sono sereno, perché conosco la sua sensibilità e la sua concretezza, già dimostrata anche su questo tema.

Lei ha ricordato la simbiosi esistente tra Governo e Parlamento, e ha fatto bene, perché il Gruppo del Popolo della Libertà, che al Senato ha sempre brillato per coesione e per compattezza, sostenendo provvedimenti indispensabili per il Paese, le può consentire di dire anche questo.

A proposito di Popolo della Libertà, noi siamo convinti che esso sia una grande invenzione che ancora deve esprimere tutta la sua potenzialità: un grande progetto, ideato e voluto per semplificare il quadro politico, all'insegna del bipolarismo, della democrazia dell'alternanza e della chiarezza, a tutto vantaggio dei cittadini. Un grande partito non è una caserma, ma la libertà non è licenza sfrenata. Nel Popolo della Libertà vi è un leader, riconosciuto tale dal partito e dai cittadini, che ha il compito delicato di sintetizzare nel modo migliore le sensibilità diverse che fanno grande il Popolo della Libertà.

Oggi non c'è partito politico che non sia caratterizzato da qualche turbolenza di troppo. I politici spesso urlano e litigano, ma lo fanno in buona compagnia. Ovunque si discute, a volte urlando: nel mondo del sindacato e in quello dell'informazione. Persino in famiglia si litiga e si discute. Quindi, senza ipocrisia, non mi scandalizza se qualche contumelia vola anche in Parlamento. A tutto, però, c'è un limite. E lei ha fatto benissimo, parlando a proposito di coesione nazionale, a dire basta ai rancori personali. Un leader fa così. Dobbiamo tentare di stare responsabilmente nello stesso partito, indipendentemente dalle simpatie personali, perché c'è di mezzo un grande progetto e l'interesse nazionale. Se poi qualcuno si alza con la luna di traverso e decide di tentare una nuova avventura, dimenticando i valori fondanti del Popolo della Libertà, gli facciamo tanti auguri. Questo, però, non significa cessare un leale e positivo confronto tra soggetti diversi ma, mi auguro, con obiettivi comuni.

Io ho la certezza che lei eserciterà il suo prestigio e la sua autorevolezza per mantenere insieme la maggioranza, arricchendola, se sarà il caso, di nuovi sostenitori. Nutro però anche fiducia in alcuni colleghi che qui in Senato hanno inteso dare vita, signor Presidente del Consiglio, a una sofferta diaspora nel Popolo della Libertà fondando un nuovo Gruppo, che ha una guida serena e che non si lascerà suggestionare dal folle protagonismo che aleggia nell'altro ramo del Parlamento. (Applausi dal Gruppo PdL e dai banchi del Governo).

È tempo di ripartenza, signor Presidente del Consiglio. Lo hanno detto in tanti, ma a questo termine voglio conferire il significato originale che gli attribuì Arrigo Sacchi, perché in quel contesto, signor Presidente, a noi caro, ogni ripartenza significava successo. Buon lavoro. (Applausi dal Gruppo PdL e dai banchi del Governo. Congratulazioni).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Nania. Ne ha facoltà.