BUBBICO (PD). Signor Presidente del Consiglio, mi sono sempre chiesto quale posto il Mezzogiorno abbia nella sua testa, quale collocazione mantenga nella gerarchia dei suoi pensieri, e ho sempre avuto l'impressione che esso sia rubricato tra le questioni che le danno noia, che le fanno perdere tempo. Se non fosse per il consenso di cui ha bisogno, e che il Mezzogiorno ancora le assicura, eviterebbe molto volentieri anche solo di citarlo, continuando a non occuparsene, come sta facendo da quando ha la responsabilità del Governo del Paese.
Ascoltando quella parte della comunicazione che lei, signor Presidente del Consiglio, ha riservato al Mezzogiorno, me ne sono ancora più convinto, perché risulta chiaro che la lettura che lei fa di quella composita realtà e la ricetta che lei propone per curare i mali tradiscono - per l'appunto - fastidio e disattenzione, atteggiamento che le suggerisce un approccio che più semplicistico e sbrigativo non potrebbe essere.
Non è più sopportabile la retorica nella quale il Mezzogiorno ed il Paese vengono fatti affogare. Non è più possibile assistere alla inconcludenza delle politiche per il Paese e per il Mezzogiorno. La pazienza si è esaurita, hanno detto gli imprenditori, e cominciano a pensarlo sempre di più molti elettori del Sud, del Centro e del Nord del Paese.
Signor Presidente del Consiglio, quella meridionale resta, a 150 anni dall'unificazione, la questione cruciale del Paese, la questione nazionale per eccellenza. Se i 150 anni che stiamo celebrando sono la storia di due Italie, significa che stiamo celebrando la storia di un fallimento e/o di un tradimento: questo è quanto le chiedo. E lei, signor Presidente del Consiglio, pensa davvero che questa storia si possa invertire con il ponte sullo Stretto di Messina e con il federalismo fiscale, sempre più esposto ai condizionamenti dell'egoismo territoriale e sociale, rivendicato dalla demagogia localistica di alcune aree del Nord del Paese, da una parte, e dal neoassistenzialismo improduttivo, rivendicato da alcuni settori dell'opinione pubblica ma anche delle forze politiche meridionali, bruciando anche per la spesa corrente le risorse comunitarie. Queste ultime ormai hanno perso la loro valenza di addizionalità e sono diventate risorse sostitutive rispetto ai doveri che il nostro Paese ha nei confronti di quell'area e rispetto agli obblighi comunitari assunti.
Non le viene il dubbio che, insieme ai grandi investimenti infrastrutturali, che vanno realizzati in tempi certi e non solo annunciati come si sta continuando a fare, come lei e il suo Governo state continuando a fare, il Mezzogiorno abbia bisogno di non essere percepito come la zavorra o come la vergogna del Paese, come alcuni suoi Ministri fanno, ignorando gli sforzi, i sacrifici e la fatica che ogni giorno vengono compiuti da tanti imprenditori meridionali, da tanti cittadini e da tante realtà istituzionali del Mezzogiorno d'Italia? Rispetto a tali realtà servono politiche di accompagnamento e di sostegno perché, a partire dalle Regioni governate dal centrodestra, si possano realizzare processi di modernizzazione, si possa garantire la salute ai cittadini ai quali oggi la salute o la certezza delle buone cure sono negate.
Il Mezzogiorno rappresenta il tema cruciale della questione Paese, da affrontare nel suo impianto sistemico, avendo al riguardo innanzitutto i suoi grandi deficit che sono certo deficit di capitale fisso, ma in primo luogo sono di capitale sociale, di spirito pubblico e di beni pubblici che vanno sostenuti attraverso politiche stabili e lungimiranti.
Nel ciclo ultimo 2008-2010 tutte le politiche per il Mezzogiorno sono state sospese. È stata annullata l'addizionalità. È stata annullata la programmazione relativa ai fondi per le aree sottoutilizzate. Il fondo aree sottoutilizzate è diventato un bancomat. I fondi europei hanno assunto una funzione sostitutiva e i programmi - gli stessi programmi europei - vengono bloccati o ritardati attraverso una applicazione bieca e non ragionata del Patto di stabilità, che ha bloccato tanti investimenti a gestione diretta da parte delle Regioni e degli enti locali.
Qualche tempo fa abbiamo letto la seguente dichiarazione: «Abbiamo maturato la scelta dolorosa ma necessaria di una riduzione dei fondi FAS». Il 4 dicembre 2008 Scajola dichiarava quanto ho testé riportato. E per fare che cosa venivano ridotti i fondi FAS? Per ridurre il debito pubblico? Per sostenere lo sviluppo produttivo del Paese al Nord, al Centro e al Sud? Per varare programmi e misure anticrisi, anticiclo? No. Quelle risorse venivano sottratte al Sud per sostenere un improbabile progetto di rilancio dell'Alitalia; per garantire l'esenzione ICI per i redditi alti; per coprire emergenze vere o presunte; per ripianare deficit di Comuni come Catania. Destinate, quindi, a spese improduttive: risorse spostate dagli investimenti alla gestione improduttiva.
Tremonti affermava, il 29 maggio 2009, per quanto riguarda i fondi pubblici, quanto segue: «Niente è stato tolto e niente sarà tolto al Meridione», mentre con la delibera CIPE venivano sottratti 25 miliardi sui fondi FAS al Sud, al Centro e al Nord. Si tratta esattamente di 21,5 miliardi destinati al Mezzogiorno (tra cui 6,6 miliardi per la ricerca e la competitività; 4 per le infrastrutture; 1,6 per l'istruzione; un miliardo per l'ambiente), mentre 2,8 miliardi riguardavano realtà del Nord del Paese.
Per quanto concerne la Banca del Sud, la stiamo ancora aspettando. L'aspettano quelle imprese che potrebbero recuperare capacità competitiva solo se venissero finanziati i fondi di garanzia per consolidare le proprie esposizioni, per rimetterle nella condizione di poter guardare ai mercati.
Per il Mezzogiorno servono politiche stabili e coordinate con i cicli della programmazione comunitaria, garantendo l'addizionalità che il suo Governo ha annullato, come più volte l'Unione europea ha segnalato.
Bisogna lavorare per realizzare nel nostro Paese l'impianto strategico di Europa 2020 dove il piano per il Sud deve significare legalità, regole, trasparenza, mercato, concorrenza, moderne politiche sociali e grandi investimenti per l'università, l'istruzione e la ricerca, settori per i quali sono state sottratte ingenti risorse già assegnate con il quadro strategico 2007-2013. Questo per corrispondere alla domanda di futuro delle nuove generazioni e dell'intero Paese. (Applausi dal Gruppo PD. Congratulazioni).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Pastore. Ne ha facoltà.