il Codacons ha impugnato dinanzi al TAR Lazio i provvedimenti del Ministero della salute che concedono, in favore di alcune Regioni, la proroga delle deroghe di alcuni valori di soglia di sostanze inquinanti contenute nell'acqua destinata al consumo umano, tutti in scadenza il 31 dicembre 2009, precisamente con riguardo i parametri dell'arsenico, del boro e del floruro;
devono ritenersi violati il principio di precauzione di derivazione comunitaria e dell'articolo 32 della Costituzione italiana e l'articolo 174 del Trattato istitutivo della Comunità europea. Infatti l'esistenza di un dubbio scientifico sui limiti massimi normativi consentibili di sostanze nocive per la salute, nel senso della loro tollerabilità, oltre il tetto già stabilito nel decreto legislativo n. 31 del 2001, comporta l'applicazione del principio di precauzione e quindi l'applicazione di misure cautelari anticipate;
in ogni caso il principio di precauzione impone l'adozione di misure temporanee volte ad assicurare una protezione cautelativa ed anticipata con lo scopo di evitare che, nel periodo di tempo necessario a sviluppare la ricerca scientifica e la conoscenza dei fenomeni, i rischi connessi con l'esposizione ad un determinato agente fisico o chimico possano provocare danni irreparabili;
così nel caso di un superamento dei limiti massimi stabiliti da una fonte superiore qual è il decreto legislativo n. 31 del 2001 da parte di alcune Regioni e Province autonome, l'attività di pubblico interesse dovrebbe essere volta ad individuare le cause e i rimedi, non a giustificare gli sforamenti e anzi a derogarli e, addirittura, estendere la validità delle proroghe già concesse;
pertanto, appare ripetutamente violata la direttiva 98/83/CE del Consiglio del 3 novembre 1998, nella parte in cui si pone come obiettivo la salute delle persone attraverso l'utilizzo di acqua al consumo umano in cui la presenza di sostanze nocive è rigorosamente riferita ai parametri comunitari recepiti a livello nazionale;
il Ministro della salute, invece di attendere il parere della Commissione europea, ha, con le ordinanze impugnate esteso la validità dei già sussistenti decreti ministeriali di proroga delle deroghe in favore di tutte le Regioni e Province autonome richiedenti indistintamente, addirittura rinviando l'accertamento della congruità della richiesta, nonché il profilo relativo all'informazione in favore delle popolazioni interessate, che è del tutto omessa;
in particolare appare gravissima la circostanza che nessuna informazione ai sensi dell'art. 75 del decreto legislativo n. 152 del 2006 è stata effettuata nei confronti della popolazione - nella parte in cui nella stessa norma si afferma: "Le regioni assicurano la più ampia divulgazione delle informazioni sullo stato di qualità delle acque e trasmettono al Dipartimento tutela delle acque interne e marine dell'Agenzia per la protezione dell'ambiente e per i servizi tecnici (APAT) i dati conoscitivi e le informazioni";
si è in presenza dell'avallo all'uso di sostanze chimiche note come pericolose in acque usate per il consumo umano che superano i limiti, indicati non da un semplice provvedimento amministrativo ma da un decreto legislativo, senza avere adottato alcuna forma di precauzione, nessuno studio sulla nocività né sugli effetti di tale superamento sulle acque destinate al consumo umano, all'agricoltura e all'ambiente come se oggi sia ancora possibile una visione disgiunta della tematica ambiente/salute;
nessuna precauzione è stata adottata nonostante l'allarme lanciato dal comitato scientifico incaricato dalla Commissione europea sulla qualità delle acque potabili italiane. Si apprende infatti dalla lettura di un articolo, pubblicato su "la Repubblica" del 23 aprile 2010, che «Neonati e ragazzi corrono rischi nel bere acqua che viene dai rubinetti delle case italiane, contaminata - a quanto pare - da arsenico, boro e fluoruro che, in alcune Regioni, superano di cinque volte i livelli consentiti dalle norme europee. Ad dirlo è il comitato scientifico incaricato dalla Commissione Ue di dare un parere sulle acque potabili nel nostro Paese. È stato il risultato di una analisi delle tubazioni lungo le quali scorrono livelli di sostanze tossiche che, se non sono immediatamente pericolose per gli adulti, pongono però dei rischi per i ragazzi in età dello sviluppo e soprattutto per i neonati. L'Italia, che per nove anni ha agito in regime di deroga rispetto alla direttiva Ue sulle acque, dovrebbe uniformarsi alle regole europee entro il 2012, come chiesto da Bruxelles. Ma qualche mese fa ha chiesto una proroga dei termini. La Commissione Ue dovrà decidere nelle prossime settimane se concederla o meno, e la sua decisione si baserà anche sul parere del comitato scientifico»;
già nel 2006 il TAR Lazio, sez. III-quater, con sentenza n. 2001 del 20 marzo 2006 si è pronunciato affermando: "La procedura seguita avrebbe dovuto svolgersi, infatti, sulla base di un esame anticipato condotto in relazione alle singole esigenze manifestate e motivate da ciascuna Regione interessata, e non in via generale, e avrebbe dovuto condurre alla concessione di deroghe soltanto laddove strettamente necessario. Il modo di operare descritto, invece, contraddistinto da un'autorizzazione ad un innalzamento dei valori di soglia ammissibili prima di ogni esame istruttorio puntuale, rischia di apparire come una generalizzata modificazione dell'allegato I del decreto legislativo n. 31 prima menzionato, non consentita dalla normativa riferita che prevede la possibilità di concessione di deroghe soltanto in relazione a casi specifici";
ad oggi la Commissione europea si prepara ad adottare la decisione in merito alla richiesta di proroga presentata dall'Italia per le Regioni Campania, Lazio, Lombardia, Toscana, Trentino-Alto Adige e Umbria, nonostante alcune deroghe siano state già autorizzate con grave nocumento per la popolazione,
si chiede di sapere:
quali provvedimenti siano stati adottati per rendere edotta la popolazione, specie donne e bambini e donne in gravidanza, oltre agli ammalati, dell'esistenza di sostanze pericolose nelle acque che bevono dai propri rubinetti o con cui irrigano i propri orti, tra cui arsenico e bromuro;
se e quali iniziative siano state intraprese per consentire alla popolazione l'utilizzo di acque "alternative" e ristorarli del danno subito;
quali provvedimenti siano stati attuati, dopo ben tre proroghe, per sistemare la rete idrica, iniziare lavori di riparazione e ristrutturazione della rete laddove la presenza delle sostanze inquinanti è imputabile ad attività dell'uomo, nonché per ovviare alle situazioni di inquinamento imputabili a cause naturali;
quali misure, infine, verranno adottate dai Ministri dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e della salute per non incorrere nuovamente nella richiesta di proroghe, al fine di prevenire la presenza delle dette sostanze inquinanti nelle acque al consumo.
(4-03758)