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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 431 del 30/09/2010


Interrogazioni con richiesta di risposta scritta

BELISARIO - Al Ministro dell'interno - Premesso che:

la notte del 26 settembre 2010 è stata incendiata l'autovettura del sindaco di Ripacandida (Potenza) Giuseppe Annunziata: tale grave episodio segue dopo solo tre giorni l'incendio di un'altra automobile sempre del primo cittadino di questo piccolo centro di poco più di 1.600 abitanti;

non risultano note, al momento, le possibili motivazioni di vili gesti intimidatori che preoccupano la cittadinanza e l'amministrazione, tanto più considerando che già in passato erano stati commessi simili atti di violenza, di cui sono rimasti sconosciuti autori e origine,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo non intenda intervenire per sollecitare l'indispensabile attenzione verso i gravi atti intimidatori nei confronti del sindaco di Ripacandida, e per un più efficace contrasto da parte delle Forze dell'ordine;

se e come si intenda far sì, visto che gli incendi di autovetture si ripetono da qualche anno a Ripacandida, che le Forze dell'ordine possano garantire un maggiore controllo del territorio;

se non intenda valutare, una volta accertati fatti e circostanze, se sia necessario assegnare al sindaco Giuseppe Annunziata un appropriato servizio di tutela da parte delle forze di polizia.

(4-03749)

OLIVA, BURGARETTA APARO - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti - Premesso che:

il giorno 24 settembre 2010 alle ore 20 circa, all'aeroporto Falcone e Borsellino di Palermo, in fase di atterraggio un aereo della compagnia Wind Jet proveniente da Roma è finito fuori pista;

a bordo dell'airbus c'erano 123 persone e a causa dell'incidente sono rimaste ferite oltre 30 persone;

non sono note con esattezza le cause e la dinamica di quanto avvenuto, ma sembrerebbe che il bilancio sarebbe potuto essere ben più grave,

si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quali siano state le cause dell'incidente occorso all'airbus della Wind Jet, se le misure di sicurezza all'aeroporto Falcone e Borsellino di Palermo, anche in relazione ai tempi e alle modalità dei soccorsi, siano adeguate e quali iniziative di competenza saranno prese affinché si possa evitare che eventi simili accadano nuovamente.

(4-03750)

DI GIOVAN PAOLO - Al Ministro della salute - Premesso che:

la Regione Lazio nel maggio 2010 ha adottato 12 decreti per il "piano sanità" e tali decreti prevedono acquisti centralizzati, riordino della rete ospedaliera, riconversione di posti letto e strutture, riduzione delle Asl;

come si apprende da organi di stampa, in base al decreto per il riordino della rete ospedaliera, a partire dal 2011 verranno chiusi 17 ospedali e saranno tagliati 3.068 posti letto, di cui 1.623 per la riabilitazione e la lunga degenza;

tali decreti non sono accessibili ai cittadini che, allarmati per la presunta riduzione del servizio sanitario previsto dalla Regione Lazio, si sono mobilitati per tutelare il loro diritto alla salute;

tra gli ospedali a rischio di chiusura vi sono quelli di Bracciano, Monterotondo, Subiaco, Rocca Priora, Acquapendente, Montefiascone, Ronciglione, Amatrice, Ceccano, Arpino, Ceprano, Anagni, Ferentino, Itri, Pontecorvo, Aquino, e Nuovo Regina Margherita di Roma;

i suddetti ospedali sono quelli che i tecnici della Regione hanno valutato "inappropriati";

tali tagli colpiscono in particolar modo la Tuscia che viene privata di tre ospedali, dove già l'ospedale Belcolle di Viterbo risulta carente di posti letto, in quanto questi sono al di sotto della media nazionale, ed è per tale motivo che l'ospedale Sant'Anna di Ronciglione si è con gli anni trasformato in una dipendenza di quello di Belcolle dove sono operativi un ottimo reparto di day surgery, un poliambulatorio che effettua, con comprovata efficienza, ecografie, gastroscopie e radiografie, un laboratorio analisi e, infine, un centro di ematologia che funziona a complemento ed integrazione dell'ospedale Belcolle di Viterbo,

si chiede di sapere:

se siano veritiere le notizie riportate dagli organi di stampa;

qualora tali notizie siano esatte, quali soluzioni saranno adottate per supplire alla riduzione del servizio sanitario nelle province laziali;

se siano stati presi in considerazione: l'aumento delle migrazioni sanitarie verso Grosseto, Terni, Siena che si determineranno a seguito della chiusura degli ospedali della Tuscia e l'aumento dei costi ad esse connesse;

se siano state effettuate, prima dell'emanazione dei decreti, le analisi sull'impatto della regolazione e se le decisioni siano state prese in maniera concertata con gli enti locali e provinciali;

se tali strumenti di analisi decisionale verranno resi pubblici;

se si intenda garantire maggiore trasparenza per il futuro rendendo accessibili e fruibili ai cittadini le decisioni prese in ambito sanitario.

(4-03751)

CAMBER - Al Ministro della difesa - Premesso che:

l'Italia partecipa a diverse missioni internazionali di pace;

fra di queste, dall'agosto 2003 l'Italia fa parte con il proprio esercito della forza di intervento internazionale denominata "International Security Assistance Force" (ISAF), che ha il compito di garantire un ambiente sicuro a tutela dell'autorità afghana che si è insediata a Kabul il 22 dicembre 2001 a seguito della risoluzione n. 1386 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite del 20 dicembre 2001;

iniziata come missione multinazionale, dall'agosto 2003 il contingente è passato alle dipendenze della Nato;

in tale quadro, pur mantenendo le responsabilità assunte nell'area della capitale Kabul, l'Italia ha preso la responsabilità di uno dei cinque settori regionali, in cui l'Afghanistan è stato suddiviso, il Regional Command West;

dal 1° settembre 2010 è iniziato il trasferimento dall'Italia alla zona di Herat dei reggimenti della brigata alpina Julia, comandata dal generale di brigata Marcello Bellacicco, che a ottobre assumerà la guida del Regional Command West, il comando Nato con base appunto a Herat;

in particolare, militari appartenenti al VII reggimento della brigata alpina Julia hanno rilevato le basi e l'area di responsabilità precedentemente affidate agli americani nei distretti di Bakwa, Gulistan e Por Chaman della provincia di Farah, dando vita alla cosiddetta "task force south east";

da informazioni diffuse nell'ambito della brigata alpina sembrerebbe che le condizioni in cui i militari italiani hanno trovato le basi da presidiare e nelle quali alloggiare sgomberate dagli americani, siano in pessime condizioni sia dal punto di vista logistico che della sicurezza rispetto ad altre basi dell'area di competenza,

si chiede di sapere:

quali siano le reali condizioni delle strutture di alloggio e di servizio nelle quali sono acquartierati i militari italiani della "task force south east", con particolare riferimento alle dotazioni di sicurezza;

in quali tempi sia possibile intervenire al fine di adeguare le caratteristiche logistiche e di sicurezza delle basi utilizzate dagli alpini nei distretti di Bakwa, Gulistan e Por Chaman della provincia di Farah al livello delle altre basi utilizzate dai soldati italiani in Afghanistan.

(4-03752)

GRAMAZIO - Al Ministro della salute - Premesso che:

secondo quanto riportato da tutti i più importanti organi d'informazione, il 23 settembre 2010, dopo sei interventi chirurgici e 36 giorni di agonia, è deceduto, presso l'ospedale San Pietro Fatebenefratelli di Roma il signor Virgilio Nazzari di 52 anni;

era entrato in sala operatoria per l'asportazione di un rene e la legatura di un'arteria sbagliata gli sarebbe stata fatale;

considerato che:

i familiari del signor Nazzari hanno presentato una denuncia alla Procura della Repubblica di Roma che ha aperto un fascicolo per omicidio colposo, al momento contro ignoti;

dall'autopsia disposta dal pubblico ministero, Paola Filippi, il medico legale incaricato, alla presenza dell'urologo consulente degli avvocati della famiglia e del medico legale dell'ospedale San Pietro Fatebenefratelli, avrebbe accertato che la necrosi era stata provocata dall'incredibile quanto ingiustificabile legatura dell'arteria mesenterica superiore, assolutamente estranea a una simile azione chirurgica che interessa esclusivamente l'arteria renale;

pur avendo la struttura un adeguato reparto di urologia, il paziente è stato invece affidato ad un chirurgo generale;

con interventi successivi, venivano asportati al paziente l'intestino, la milza, la colecisti ed il pancreas, organi tutti necrotizzati,

si chiede di sapere quali azioni di competenza intenda compiere il Ministro in indirizzo per determinare se quanto sopra riportato corrisponda a verità e, in caso affermativo, se intenda valutare iniziative nei confronti della struttura e del personale responsabile del gravissimo episodio.

(4-03753)

CECCANTI - Al Presidente del Consiglio dei ministri - Premesso che:

in data 5 maggio 2010 sono state accolte le dimissioni del Ministro dello sviluppo economico con la conseguente assunzione ad interim da parte del Presidente del Consiglio dei ministri della responsabilità di tale dicastero; sono quindi passati circa quattro mesi dall'inizio dell'interim;

il Presidente del Consiglio dei ministri, pur avendo il giorno 23 luglio, anche in risposta all'autorevole sollecitazione del Presidente della Repubblica, affermato che nella stessa settimana avrebbe proceduto a porre termine all'interim, si è astenuto dal fare ciò; d'altronde è da ricordare che lo stesso Presidente del Consiglio sin dal 6 maggio 2010 ha fatto varie e ripetute dichiarazioni di imminente cessazione dell'interim, sempre smentite dai fatti;

in seguito alla battuta offensiva del ministro Bossi contro i cittadini di Roma si è aperta una discussione sulla conoscenza dei fumetti, in particolare di Asterix,

si chiede di sapere se ciò significhi che il Presidente del Consiglio dei ministri intenda proporre la nomina quale nuovo Ministro dello sviluppo economico dell'esponente leghista Boso, in quanto soprannominato notoriamente "Obelix".

(4-03754)

PINOTTI - Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali - Premesso che:

il comma 9 dell'articolo 19 del decreto-legge n. 185 del 2008, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 gennaio 2009, n. 2, recante "Misure urgenti per il sostegno a famiglie, lavoro, occupazione e impresa e per ridisegnare in funzione anti-crisi il quadro strategico nazionale", prevede che i trattamenti di integrazione salariali, concessi in deroga alla vigente normativa in materia di ammortizzatori sociali, possano essere prorogati oltre il limite dei 12 mesi generalmente autorizzati dagli enti preposti;

il medesimo comma 9 prevede inoltre che la misura del trattamento subisca una riduzione del 10 per cento nel caso della prima proroga, del 30 per cento nel casi di seconda proroga e del 40 per cento nel caso di proroghe successive;

in una situazione di grave crisi economica come quella attuale, malgrado si registrino alcuni timidi segnali di ripresa che non sembrano, tuttavia, avere riflessi positivi sull'occupazione, una norma così rigida e penalizzante appare sicuramente deleteria per i lavoratori, tenuto conto del fatto che l'indennità percepita da chi viene collocato in cassa integrazione è in molti casi di circa 800 euro lordi mensili e, in quelli migliori, intorno ai 1.000 euro, sempre lordi, mensili,

si chiede di sapere se il Governo non ritenga opportuno, visto il protrarsi degli effetti negativi della crisi economica e occupazionale, attivarsi con iniziative di propria competenza al fine di modificare la norma di cui in premessa in senso più favorevole ai lavoratori.

(4-03755)

BIONDELLI - Ai Ministri dell'istruzione, dell'università e della ricerca e dell'interno - Premesso che:

la cronaca recente si è ripetutamente occupata delle clamorose esternazioni del sindaco di Adro (Brescia), Oscar Lancini, e della sua Giunta;

da più parti è già stata sollevata una forte critica alla scelta di decorare elementi architettonici e arredi della locale scuola elementare con il simbolo "sole delle Alpi", che identifica in maniera chiara ed inequivocabile un partito politico, in luogo del più adeguato emblema della Repubblica italiana approvato dall'Assemblea costituente;

è sempre del citato sindaco Lancini la dichiarazione "Chi non può mangiare i nostri piatti per motivi religiosi è libero di pranzare a casa" resa a seguito della richiesta, da parte famiglie islamiche, di servire nella locale mensa pasti privi di alimenti loro vietati;

a questa affermazione è seguita la rimozione, dai menù scolastici, delle alternative offerte ai giovani studenti musulmani che desiderano rispettare i precetti che il loro credo prescrive;

il Sindaco e la sua Giunta hanno prestato giuramento sulla Carta costituzionale che agli artt. 3 e 19 afferma la pari dignità di tutti i cittadini senza distinzione di sesso, razza, lingua e religione, la quale può essere professata inoltre liberamente;

è innegabile che prese di posizione così nette e immotivate, a giudizio dell'interrogante spinte da derive populiste e xenofobe che non appartengono alla cultura italiana, sono fonte di discriminazione nei confronti di bambini e bambine musulmane, futuri cittadini italiani, che stanno crescendo nel nostro Paese,

si chiede di sapere:

quali iniziative, legislative e non, verranno intraprese dal Ministro dell'istruzione, università e ricerca per favorire l'integrazione culturale nelle scuole per evitare che episodi come questi recentemente balzati agli onori delle cronache si ripetano;

se il Ministro dell'interno non intenda richiamare al rispetto della Carta costituzionale e dei suoi principi gli amministratori che, sul territorio, operano come rappresentanti dello Stato e se il Governo non ritenga prioritario ordinare, per la scuola di Adro, l'immediata rimozione dell'attuale simbolo e la sua sostituzione con quelli rappresentanti la nostra nazione.

(4-03756)

FERRANTE, DELLA SETA - Al Presidente del Consiglio dei ministri - Premesso che:

si legge in un articolo, intitolato "Segreti di Finmeccanica", pubblicato il 27 settembre 2010 sul sito web "The Daily Week", che per il progetto SISTRI sarebbe stata depositata una domanda di brevetto dal costo di 5 milioni di euro, corrispondente circa a 110.000 pagine per 550 chilogrammi di carta (l'equivalente di tutte le domande di brevetto depositate in un anno) e che però andando a fare la ricerca sul database dell'Ufficio italiano marchi e brevetti, aggiornato alle domande depositate fino al 26 settembre 2010 non si troverebbe niente su SISTRI, Selex service management (titolare del progetto) e tracciabilità dei rifiuti;

come si apprende dalla lettura dell'articolo citato, è importante evidenziare che tutte le domande di brevetto che hanno un interesse di ambito militare, vengono oscurate da questa ricerca, infatti si trova sul sito del Ministero dello sviluppo economico la seguente precisazione: "La ricerca riguarda tutti i titolari contenute, nella Base Dati, che abbiano depositato una domanda fra il 1 ottobre 1989 e il 26 settembre 2010. Per le invenzioni e i modelli di utilità, non sono prese in considerazione le domande coperte da segreto militare";

infatti il diritto industriale prevede una "riserva militare", ovvero un periodo di 90 giorni dal deposito della domanda durante il quale le autorità militari hanno facoltà di imporre l'obbligo del segreto per ragioni di sicurezza nazionale. Se tale segreto fosse stato imposto si dovrebbe prendere atto che il nuovo sistema SISTRI per la tracciabilità dei rifiuti sarebbe considerato una tecnologia militare e come tale deve essere "preservata" per ragioni di sicurezza nazionale;

questo fatto sarebbe assai singolare, poiché il sistema SISTRI per la tracciabilità dei rifiuti è destinato ad essere utilizzato da 660.000 imprese e in 550 comuni, tutte entità civili che non sono "abilitate" alla gestione e all'utilizzo di sistemi con tecnologia militare, gli unici sottoposti a segreto di Stato;

un'altra anomalia riguarderebbe, come si legge sempre nello stesso articolo, il costo di 5 milioni per il deposito della domanda di brevetto che deve essere proporzionale alla quantità delle pagine, come detto sopra circa 110.000, così come riportato sulle tariffe ministeriali. Ma dal 2007 per il deposito delle domande di brevetto per via telematica è prevista una tariffa unica (forfait) per diritti di deposito ridotta rispetto al deposito cartaceo (decreto ministeriale 2 aprile 2007, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 81 del 6 aprile 2007). Pertanto sarebbe lecito farsi due domande: una relativa alla destinazione dei 5 milioni spesi per il brevetto, atteso che il costo del deposito è di 50 euro, e l'altra sulla possibilità che un tale onere nella gestione contabile del progetto non sia soggetta ad alcun controllo per segreto di Stato;

un'altra cosa importante è che esiste il brevetto n. 1315952 del 26 marzo 2003, dal titolo "Sistema e metodo per la gestione ed il controllo di dati relativi al trattamento di materiale, in particolare rifiuti" registrato dall'Agenzia nazionale per la protezione dell'ambiente (ANPA). Tale brevetto non è altro che il SISTRI, il Sistema di controllo per la tracciabilità dei rifiuti. Quindi ad avviso degli interroganti sorgono altre due domande: la prima è perché siano stati spesi quindi 5 milioni per un brevetto che già esisteva e già era di un ente statale, e la seconda è perché sia stato segretato come "tecnologia militare" se invece il brevetto del 2003 dell'ANPA è accessibile al pubblico;

inoltre dalla lettura dell'articolo "Il Sistri dei misteri", pubblicato l'11 agosto 2010 sul sito web del quotidiano "Terra", risulterebbe che il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare ha affidato a Luigi Pelaggi, capo della sua segreteria tecnica, il compito di condurre in porto la realizzazione del SISTRI: niente gara pubblica di appalto, assoluta segretezza sui costi, riservatezza massima sui particolari del progetto, cosa che desta numerosi dubbi;

i lavori sono stati affidati, tramite trattativa privata, ad un'azienda controllata del gruppo Finmeccanica: la Selex service management, di cui è amministratore delegato Sabatino Stornelli, coinvolto nell'inchiesta "appaltopoli" a L'Aquila;

il timore di molte ditte del settore sarebbe che, per come il SISTRI è stato concepito, la società di Finmeccanica possa diventare monopolista nell'ambito dei software ambientali;

conquistata la commessa del SISTRI, la Selex avrebbe subappaltato, nel 2009, la realizzazione del software per la tracciabilità dei rifiuti ad Abruzzo Engineering, società in house della Regione, di cui la Selex possiede una quota del 30 per cento. Alcune settimane fa, la ditta abruzzese è finita al centro di un'inchiesta della Procura de L'Aquila. Secondo i magistrati, Abruzzo Engineering sarebbe stato lo strumento utilizzato da Stornelli e da altri imprenditori per infiltrarsi negli appalti post terremoto;

in quanto secretati, i termini dell'appalto del SISTRI ovviamente non si conoscono. Secondo stime ufficiose, il SISTRI dovrebbe costare ogni anno tra 600.000 e un miliardo di euro. Questi finanziamenti sarebbero, in futuro, forniti dalle imprese che adopereranno il software. Gran parte dei profitti andrebbero, pertanto, nelle casse di Selex, che diventerebbe di fatto monopolista nel settore. Le apparecchiature hardware (la scatola nera da installare sui camion e il dispositivo USB) sono fornite direttamente dal Ministero dall'ambiente, che le acquisterà dalla controllata di Finmeccanica. Si prevedono gli stessi sviluppi anche per la gestione successiva del software: la rilevazione satellitare, l'elaborazione dei dati, il monitoraggio del segnale e la manutenzione saranno in carico alla Selex;

molte ditte di software house - tra le quali risultano la Mind Informatica e la Nico Srl - hanno presentato ricorso al Tar del Lazio contro la procedura adottata dal Ministero dell'ambiente per l'assegnazione dei lavori,

si chiede di conoscere:

se il Governo disponga di elementi in grado di verificare la veridicità di quanto riportato in premessa;

se risulti che sia stato imposto il segreto di Stato sul SISTRI e, in caso affermativo, perché non siano state adottate le procedure ordinarie di appalto;

se, alla luce delle denunce esposte in premessa, e delle difficoltà di applicazione di un sistema che dovrebbe entrare in vigore il 1° ottobre non si ritenga opportuno di prorogarne immediatamente l'entrata in vigore e cogliere l'occasione per rivedere le procedure di assegnazione del progetto, al fine di promuovere la libera concorrenza nel settore, evitando di compromettere la trasparenza dello stesso progetto;

per quali ragioni, inoltre, i costi e i dettagli del progetto non siano stati resi di pubblico dominio.

(4-03757)

LANNUTTI - Ai Ministri della salute, dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e dello sviluppo economico - Premesso che:

il Codacons ha impugnato dinanzi al TAR Lazio i provvedimenti del Ministero della salute che concedono, in favore di alcune Regioni, la proroga delle deroghe di alcuni valori di soglia di sostanze inquinanti contenute nell'acqua destinata al consumo umano, tutti in scadenza il 31 dicembre 2009, precisamente con riguardo i parametri dell'arsenico, del boro e del floruro;

devono ritenersi violati il principio di precauzione di derivazione comunitaria e dell'articolo 32 della Costituzione italiana e l'articolo 174 del Trattato istitutivo della Comunità europea. Infatti l'esistenza di un dubbio scientifico sui limiti massimi normativi consentibili di sostanze nocive per la salute, nel senso della loro tollerabilità, oltre il tetto già stabilito nel decreto legislativo n. 31 del 2001, comporta l'applicazione del principio di precauzione e quindi l'applicazione di misure cautelari anticipate;

in ogni caso il principio di precauzione impone l'adozione di misure temporanee volte ad assicurare una protezione cautelativa ed anticipata con lo scopo di evitare che, nel periodo di tempo necessario a sviluppare la ricerca scientifica e la conoscenza dei fenomeni, i rischi connessi con l'esposizione ad un determinato agente fisico o chimico possano provocare danni irreparabili;

così nel caso di un superamento dei limiti massimi stabiliti da una fonte superiore qual è il decreto legislativo n. 31 del 2001 da parte di alcune Regioni e Province autonome, l'attività di pubblico interesse dovrebbe essere volta ad individuare le cause e i rimedi, non a giustificare gli sforamenti e anzi a derogarli e, addirittura, estendere la validità delle proroghe già concesse;

pertanto, appare ripetutamente violata la direttiva 98/83/CE del Consiglio del 3 novembre 1998, nella parte in cui si pone come obiettivo la salute delle persone attraverso l'utilizzo di acqua al consumo umano in cui la presenza di sostanze nocive è rigorosamente riferita ai parametri comunitari recepiti a livello nazionale;

il Ministro della salute, invece di attendere il parere della Commissione europea, ha, con le ordinanze impugnate esteso la validità dei già sussistenti decreti ministeriali di proroga delle deroghe in favore di tutte le Regioni e Province autonome richiedenti indistintamente, addirittura rinviando l'accertamento della congruità della richiesta, nonché il profilo relativo all'informazione in favore delle popolazioni interessate, che è del tutto omessa;

in particolare appare gravissima la circostanza che nessuna informazione ai sensi dell'art. 75 del decreto legislativo n. 152 del 2006 è stata effettuata nei confronti della popolazione - nella parte in cui nella stessa norma si afferma: "Le regioni assicurano la più ampia divulgazione delle informazioni sullo stato di qualità delle acque e trasmettono al Dipartimento tutela delle acque interne e marine dell'Agenzia per la protezione dell'ambiente e per i servizi tecnici (APAT) i dati conoscitivi e le informazioni";

si è in presenza dell'avallo all'uso di sostanze chimiche note come pericolose in acque usate per il consumo umano che superano i limiti, indicati non da un semplice provvedimento amministrativo ma da un decreto legislativo, senza avere adottato alcuna forma di precauzione, nessuno studio sulla nocività né sugli effetti di tale superamento sulle acque destinate al consumo umano, all'agricoltura e all'ambiente come se oggi sia ancora possibile una visione disgiunta della tematica ambiente/salute;

nessuna precauzione è stata adottata nonostante l'allarme lanciato dal comitato scientifico incaricato dalla Commissione europea sulla qualità delle acque potabili italiane. Si apprende infatti dalla lettura di un articolo, pubblicato su "la Repubblica" del 23 aprile 2010, che «Neonati e ragazzi corrono rischi nel bere acqua che viene dai rubinetti delle case italiane, contaminata - a quanto pare - da arsenico, boro e fluoruro che, in alcune Regioni, superano di cinque volte i livelli consentiti dalle norme europee. Ad dirlo è il comitato scientifico incaricato dalla Commissione Ue di dare un parere sulle acque potabili nel nostro Paese. È stato il risultato di una analisi delle tubazioni lungo le quali scorrono livelli di sostanze tossiche che, se non sono immediatamente pericolose per gli adulti, pongono però dei rischi per i ragazzi in età dello sviluppo e soprattutto per i neonati. L'Italia, che per nove anni ha agito in regime di deroga rispetto alla direttiva Ue sulle acque, dovrebbe uniformarsi alle regole europee entro il 2012, come chiesto da Bruxelles. Ma qualche mese fa ha chiesto una proroga dei termini. La Commissione Ue dovrà decidere nelle prossime settimane se concederla o meno, e la sua decisione si baserà anche sul parere del comitato scientifico»;

già nel 2006 il TAR Lazio, sez. III-quater, con sentenza n. 2001 del 20 marzo 2006 si è pronunciato affermando: "La procedura seguita avrebbe dovuto svolgersi, infatti, sulla base di un esame anticipato condotto in relazione alle singole esigenze manifestate e motivate da ciascuna Regione interessata, e non in via generale, e avrebbe dovuto condurre alla concessione di deroghe soltanto laddove strettamente necessario. Il modo di operare descritto, invece, contraddistinto da un'autorizzazione ad un innalzamento dei valori di soglia ammissibili prima di ogni esame istruttorio puntuale, rischia di apparire come una generalizzata modificazione dell'allegato I del decreto legislativo n. 31 prima menzionato, non consentita dalla normativa riferita che prevede la possibilità di concessione di deroghe soltanto in relazione a casi specifici";

ad oggi la Commissione europea si prepara ad adottare la decisione in merito alla richiesta di proroga presentata dall'Italia per le Regioni Campania, Lazio, Lombardia, Toscana, Trentino-Alto Adige e Umbria, nonostante alcune deroghe siano state già autorizzate con grave nocumento per la popolazione,

si chiede di sapere:

quali provvedimenti siano stati adottati per rendere edotta la popolazione, specie donne e bambini e donne in gravidanza, oltre agli ammalati, dell'esistenza di sostanze pericolose nelle acque che bevono dai propri rubinetti o con cui irrigano i propri orti, tra cui arsenico e bromuro;

se e quali iniziative siano state intraprese per consentire alla popolazione l'utilizzo di acque "alternative" e ristorarli del danno subito;

quali provvedimenti siano stati attuati, dopo ben tre proroghe, per sistemare la rete idrica, iniziare lavori di riparazione e ristrutturazione della rete laddove la presenza delle sostanze inquinanti è imputabile ad attività dell'uomo, nonché per ovviare alle situazioni di inquinamento imputabili a cause naturali;

quali misure, infine, verranno adottate dai Ministri dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e della salute per non incorrere nuovamente nella richiesta di proroghe, al fine di prevenire la presenza delle dette sostanze inquinanti nelle acque al consumo.

(4-03758)

LANNUTTI - Ai Ministri per i beni e le attività culturali, per la pubblica amministrazione e l'innovazione e dell'economia e delle finanze - Premesso che:

la Soprintendenza speciale per il Polo museale della Città di Roma non ha concesso l'autorizzazione allo svolgimento dell'ottava edizione delle "Notti animate di Castel Sant'Angelo" programmata per l'estate 2010;

rimane poco chiaro per quale reale motivo la nuova soprintendente Rossella Vodret, appena nominata, abbia cancellato, dopo sette anni di successo, una manifestazione che dà lavoro a 150 persone e 250 artisti, che promuove decine di piccole attività produttive, che ha attirato oltre 500.000 persone, che è conosciuta in tutto il mondo ed inserita nei palinsesti dei principali tour operator, che non ha mai creato problemi, che non ha avuto contributi pubblici e che, invece, ha versato ingenti somme all'erario;

alla domanda di conferma dell'iniziativa inoltrata dagli organizzatori la soprintendente Rossella Vodret non ha dato risposta;

il Codacons, l'Adoc, l'Adusbef, il Comitas, il CNA, il XVII Municipio di Roma e altre associazioni, informate del diniego, si sono mobilitate a sostegno dell'iniziativa, per testimoniare il reale ed effettivo interesse pubblico, o meglio del pubblico;

sono state migliaia le mail inviate al sito www.castelsantangelo.com in cui i cittadini si dicono stupefatti e indignati di questi dinieghi che frenano la voglia di intraprendere e privano la città dell'evento più seguito e apprezzato dell'estate;

le motivazioni addotte dalla soprintendente Rossella Vodret sono sostanzialmente due: occorre eseguire lavori di manutenzione e occorre mettere a gara con evidenza pubblica simili iniziative. In realtà i lavori di manutenzione eseguiti non hanno impedito al Castello di rimanere aperto normalmente; in realtà nessuna gara con evidenza pubblica è stata fatta;

gli organizzatori si sono rivolti al TAR per chiedere d'urgenza la sospensiva del diniego e per ottenere un attento riesame dell'istanza da parte della Soprintendenza;

il Presidente della seconda sezione del Tar del Lazio, in prima istanza, ha definito il diniego "non sufficientemente motivato" aggiungendo che la Soprintendenza non ha "sufficientemente considerato l'apporto economico conseguente allo svolgimento di un'iniziativa ormai collaudata e nota in campo turistico"; concludendo "pertanto con specifico riferimento all'oggettivo danno di estrema gravità che la ricorrente (l'organizzazione dell'evento) potrebbe subire, visto l'accumularsi di ritardi nel provvedere, appare opportuno accogliere l'istanza di misure cautelari urgenti nel senso dell'avvio di un riesame della richiesta che consenta una più ampia valutazione degli elementi che la caratterizzano";

con imprevedibile celerità, il collegio del TAR, cinque giorni dopo, ha ribaltato la coraggiosa decisione presidenziale, deliberando che "nel contemperamento degli interessi in gioco, appare prevalente quello pubblico perseguito dell'autorità (cioè la Soprintendenza) con l'adozione dell'atto di diniego impugnato (…) respinge la suindicata domanda" di ottenere la sospensiva del diniego e intimare alla Soprintendenza di riesaminare l'istanza per la organizzazione dell'evento;

la causa di merito comunque va avanti insieme ad un ricorso presso la Corte dei conti;

alla fine incredibilmente il Castello è stato comunque aperto la sera, dal 10 luglio al 5 settembre, in collaborazione con altri organizzatori senza la dovuta gara, usurpando i diritti dell'organizzazione ideatrice e promotrice della manifestazione fin dal 2003;

apertura che non è riuscita ha far registrare lo stesso successo dell'anno precedente, visto che ha raccolto 8.000 visitatori contro gli 80.000 della precedente edizione, oltre tutto rimasti delusi per la mancata accoglienza che solitamente era fatta attraverso spettacoli, mostre, concerti, ristorazione, animazione per bambini;

considerato che:

"Notti animate di Castel Sant'Angelo", manifestazione che ha fatto da pioniera all'animazione serale dei musei con eventi di attrazione per agevolarne la conoscenza e la frequentazione (senza alcun contributo pubblico), è stata, a giudizio dell'interrogante, assurdamente, costretta a "spegnere le luci" mentre, seguendone la scia, altri musei romani hanno attivato iniziative di animazione serale, quasi tutte sostenute da contributi pubblici;

il Sindaco di Roma, Gianni Alemanno, all'apertura dell'estate romana 2010 ha dichiarato "valorizzare i musei attraverso lo spettacolo dal vivo è un'idea semplice, efficace e vincente (...) le linee strategiche di rilancio dell'economia romana non possono prescindere dall'offerta turistica e da iniziative del genere". L'Assessore alle politiche culturali del Comune di Roma, Umberto Croppi, ha aggiunto "gli spazi museali della capitale si trasformano nei luoghi di performance, di eventi, di melodie, di immagini" così i turisti "saranno felicemente sorpresi da una riuscita commistione di generi artistici (...) dando vita ad atmosfere irripetibili". Il Sovraintendente ai beni culturali di Roma, Umberto Broccoli, ha concluso "chi lavora nei beni culturali si deve impegnare per rendere vivi i luoghi della cultura spesso considerati morti (...) gli spettacoli serali nei Musei propongono una alternativa (...) e non mi dispiace proprio l'idea di una apertura serale (…) animare i musei con altro significa rivitalizzare l'istituzione e fare in modo che il Museo divenga mezzo ulteriore di spettacolo (...) e trovare con la cultura la chiave per superare quello strano nulla che sta divorando tutto";

l'annullamento della manifestazione "Notti animate di Castel Sant'Angelo" appare in controtendenza e offende maldestramente la deliberata politica governativa volta a sollecitare la valorizzazione del patrimonio culturale coinvolgendo aziende private (che non chiedano sovvenzioni, che apportino idee e capacità organizzative, che "tolgano la polvere" dalle strutture notoriamente sotto utilizzate o mal utilizzate), con eventi collaterali di animazione e intrattenimento (chiamato con un neologismo "edutainment", educare divertendo), semplificandone l'accessibilità e valorizzandone l'attrattività;

considerato inoltre che:

da ultimo domenica 19 settembre 2010 la soprintendente Rossella Vodret ha organizzato la "Notte a Palazzo Barberini", che ha consentito al pubblico di scoprire le nuove sale della Galleria nazionale d'arte antica ma anche di visitare la galleria Corsini dall'altra parte del Tevere;

la soprintendente ha offerto buffet, musica e luci ai visitatori con grande sfarzo e, come se non bastasse, ha reso possibile l'accesso, con una visita guidata, alla villa Farnesina Chigi, attigua alla galleria Corsini, e all'Orto botanico, immenso giardino che sale fino al Gianicolo in una sequenza di rarità vegetali;

l'accesso ai siti è stato gratuito e senza prenotazione, gratuito anche il buffet e il servizio di navetta che ha collegato palazzo Barberini con il nucleo dei siti trasteverini, gratuiti gli spettacoli musicali e le illuminazioni speciali per creare un'atmosfera particolarmente suggestiva;

ciò denota un comportamento alquanto contraddittorio della Soprintendente visto che l'iniziativa di palazzo Barberini è stata una copia delle "Notti animate di Castel Sant'Angelo" cancellate, con la differenza che queste ultime hanno portato denaro all'erario, non sono costate ai cittadini e hanno avuto un grande successo;

a giudizio dell'interrogante un'iniziativa così allargata, incongrua e poco attinente alla specifica apertura delle nuove sale della Galleria nazionale d'arte antica, potrebbe apparire un'esibizione autoreferenziale della Soprintendente e uno spreco di risorse meglio destinabili per altre esigenze più stringenti,

si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza di quali siano le reali motivazioni che hanno portato alla cancellazione dell'iniziativa "Notti animate di Castel Sant'Angelo" quando nell'Italia che "stringe la cinghia" e che taglia il lavoro è incongruo non incentivare un'attività che funziona, ha successo e produce ricchezza;

chi risarcirà l'erario per i mancati introiti e per le spese che ha dovuto invece sostenere la Soprintendenza per coprire le perdite conseguenti alla fallimentare organizzazione relativa all'apertura serale di Castel Sant'Angelo dal 10 luglio al 5 settembre 2010;

chi risarcirà il danno d'immagine procurato all'amministrazione;

chi risarcirà i lavoratori e gli artisti da una parte, i cittadini e i turisti dall'altra, tutti privati di un evento tanto apprezzato, ormai entrato nelle consuetudini di intere famiglie;

se siano state bandite regolari gare per gli affidamenti relativi alle prestazioni effettuate per l'iniziativa "Notte a Palazzo Barberini";

se il Ministro per i beni e le attività culturali non ritenga che la soprintendente Rossella Vodret abbia gestito l'intera vicenda in modo ambiguo a discapito di quegli stessi interessi che invece avrebbe dovuto perseguire e, nell'eventualità, quali iniziative intenda assumere a riguardo.

(4-03759)

VALLARDI, MONTANI - Ai Ministri delle politiche agricole alimentari e forestali e dell'economia e delle finanze - Premesso che:

nel quadro del cosiddetto decreto anti-crisi (decreto-legge n. 78 del 2009, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 102 del 2009) sono contenute norme che prevedono l'affitto di beni agricoli di proprietà dello Stato e degli enti pubblici a giovani agricoltori, finalizzate a favorire il ricambio generazionale e lo sviluppo dell'imprenditoria giovanile in agricoltura;

tali norme prevedono che, entro due mesi dall'entrata in vigore della legge, l'Agenzia del demanio, d'intesa con il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, debbano individuare i beni liberi di proprietà dello Stato aventi destinazione agricola che potevano essere ceduti in affitto a giovani agricoltori;

è altresì previsto che il Ministro delle politiche agricole debba presentare al Parlamento una relazione annuale sullo stato di applicazione delle norme;

le rappresentanze dei giovani agricoltori, anche in recenti audizioni parlamentari, lamentano la mancata applicazione delle norme di cui sopra;

l'età media degli imprenditori agricoli italiani è, dopo il Portogallo, la più elevata dell'Unione europea;

in Italia, la mobilità del fattore terra è, anche per cause di natura strutturale determinate da scelte politiche del passato, assai più ridotta rispetto a quanto si risconta in altri Paesi dell'Unione europea e tali rigidità si riflettono, inevitabilmente, sui valori del mercato fondiario, la cui entità costituisce un oggettivo sbarramento all'ingresso dei giovani in agricoltura,

si chiede di sapere:

quale sia lo stato di attuazione delle norme di cui in premessa;

se e quando il Ministro delle politiche agricole ritenga di relazionare al Parlamento, atteso che tali norme sono in vigore da oltre un anno.

(4-03760)

LANNUTTI - Ai Ministri dell'economia e delle finanze e della giustizia - Premesso che:

la Procura della Repubblica di Orvieto ha aperto un'indagine in seguito alle denunce di alcuni abitanti di Montecchio (Terni), fra i quali i signori Caiello e Cleri, correntisti della banca Mediolanum (filiale di Orvieto) e amministrati dal family banker (promotore finanziario) signor Luigi Sabatini, già sindaco di Montecchio, che avrebbero registrato ammanchi, mancati compimenti di operazione di investimento richieste e pattuite (e per le quali era stata versata la provvista), mancati accrediti di cedole, sottrazioni di provviste eccetera (atto di sindacato ispettivo 4-01661);

nel verbale di interrogatorio del signor Luigi Sabatini presso la Procura della Repubblica di Orvieto, dove lo stesso si è presentato spontaneamente al fine di collaborare, verbale di cui l'interrogante ha potuto prendere visione, si legge: «Ho cominciato a svolgere la mia attività di promotore finanziario nel luglio del 1996, e intorno agli anni 1999-2000, ricordo che cominciarono i primi problemi legati ad alcuni prodotti della Mediolanum che non rendevano adeguatamente. In particolare ricordo che incominciarono ad andare male alcuni fondi obbligazionari e alcune polizze vita che originariamente prevedevano un fondo garantito. In riferimento ai primi ho pertanto incominciato a creare falsi rendiconti che facessero sembrare i prodotti ancora concorrenziali precisamente io mi collegavo alla Banca centrale Mediolanum, verificavo il valore del singolo prodotto e successivamente ne facevo risultare un altro di valore maggiore. In riferimento invece alle polizze vita a fondo garantito, la Mediolanum si è resa conto che tali prodotti non erano più convenienti in considerazione del cab del tasso di interessi avvenuti e pertanto invitò noi promotori a convincere i nostri clienti a trasformare tali polizze in prodotti non garantiti, legati al mondo azionario che sebbene maggiormente aleatorio in ogni caso poteva garantire maggiori guadagni per il cliente. Ricordo di averne operato numerose anche perché con i miei clienti vi era un rapporto di notevole fiducia, in considerazione del fatto che all'epoca ricoprivo la carica di Sindaco del mio Paese. Al fine di non deludere i miei clienti, ho pertanto creato delle false rendicontazioni. Il sistema è poi saltato allorquando i clienti hanno cominciato a chiedere il pagamento delle somme guadagnate e pertanto io ho cominciato a comportarmi in questo modo: supponiamo che un cliente mi chiedeva il pagamento di quanto guadagnato, atteso il fatto che sul relativo conto non esisteva l'intera somma che io gli avevo fatto credere, provvedevo a disinvestire la somma che c'era e ad integrarla mediante il versamento di denaro che mi era stato consegnato da altro cliente per un certo investimento. A questo punto, atteso il fatto che ad un promotore finanziario non possono essere consegnate somme in contanti, io provvedevo a depositare il contante sul mio conto presso la Banca Carit ed anche Cassa di Risparmio di Orvieto. A quel punto verificata la somma che mi occorreva per soddisfare il cliente, chiedevo alla banca l'emissione di un assegno circolare che io provvedevo o a consegnare brevi manu al cliente o a depositarlo sul suo conto. Confermo che in diverse occasioni questo modo di operare è avvenuto sia con assegni, che con contante che io provvedevo a versare sul mio conto e poi a trasformare in assegno circolare che anche mediante contante. Precisamente in alcuni casi le somme contanti che mi erano state date io le consegnavo ad un altro cliente sempre o in contanti o mediante accredito sul suo conto. Confermo che numerose volte ho ricevuto somme in contanti dai miei clienti. Ricordo che in una occasione mi fu consegnata in contanti la somma di euro 50.000,00 (cinquantamila). Nel 2001, le cose sono peggiorate anche a causa della crisi della borsa e quindi io avevo la necessità di coprire sempre più spesso i vuoti mancanti. Poi nel 2002 e successo che la Banca Mediolanum si è accorta che io avevo compiuto sul conto di Quondam Angelo Maria Claudio una operazione irregolare, ossia per rimpinguare il conto gli avevo versato un assegno, mi pare di 10.000 euro. Fui pertanto convocato dal responsabile dell'agenzia Mediolanum di Orvieto a cui ho confessato quello che avevo fatto. Nell'occasione la Mediolanum non adotta alcun provvedimento nei miei confronti. Confermo che in alcuni casi ho prelevato somme da conti di alcuni clienti mediante operazioni on line e più precisamente questo è avvenuto in quanto avevo i relativi codici di accesso, sui conti. (...) In alcune occasioni ho utilizzato il libretto degli assegni dei clienti, ossia vi ho apposto la mia firma in modo tale che risultasse la loro e così ho prelevato le somme che mi occorrevano che a mia volta provvedevo a consegnare ai clienti i cui fondi dovevano essere rimpinguati. (...) La Banca Mediolanum non mi ha mai fatto problemi per gli assegni che io ho falsificato, avendoli sempre accettati. (...) Sono convinto che Banca Mediolanum fosse a conoscenza delle operazioni irregolari che avevo posto in essere, ma non conosco i motivi per i quali non abbiano adottato provvedimenti. Voglio precisare che i supervisori e il personale gerarchicamente sopra ordinato, possono accedere alla posizione di tutti i clienti dei promotori e che i relativi dati sono inseriti in un intranet aziendale della Mediolanum, chiamato sportello mobile ove appunto risultano investimenti operati. Per quello che ne so, i supervisori in alcune circostanze hanno contattato i miei clienti telefonicamente senza riscontrare anomalie. Tali controlli effettivamente non sono approfonditi, in quanto eventuali problematiche possono emergere solo mediante visita al cliente. Ritengo che tali visite non sono mai state operate in quanto, atteso il rapporto di fiducia che mi legava ai clienti, mi avrebbero immediatamente informato circa il verificarsi di tali circostanze»;

considerato che a quanto risulta all'interrogante banca Mediolanum non sarebbe nuova a rapporti superficiali con i propri promotori avendo già ricevuto dalla Consob una multa per complessivi 309.600 euro motivata proprio dalla mancanza di risorse e procedure, anche di controllo interno, idonee ad assicurare l'efficiente svolgimento dei servizi, con riferimento alle procedure per la classificazione dei clienti e degli strumenti finanziari e la valutazione dell'adeguatezza delle operazioni di investimento, e in relazione all'attività di controllo nei confronti dei promotori finanziari (si veda anche l'atto sindacato ispettivo 4-02653),

si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo non ritengano opportuno, alla luce di quanto esposto in premessa, attivare le procedure ispettive e conoscitive di competenza previste dall'ordinamento, anche al fine di prendere in considerazione ogni eventuale sottovalutazione di significativi profili di accertamento quali la mancata attivazione delle procedure di indagine a carico di banca Mediolanum;

se siano a conoscenza di quali siano le ragioni che hanno indotto la Procura di Orvieto alla mancata incriminazione dei dirigenti di banca Mediolanum pesantemente accusati da Sabatini in quanto a conoscenza della frode a danno dei risparmiatori e per aver indotto lo stesso ex sindaco a frodare gli investitori tramite polizze ed investimenti posticci;

se la mancata chiamata in correità dei dirigenti di banca Mediolanum da parte del pubblico ministero di Orvieto, dottor Flaminio Monteleone, non configuri una pesante omissione in merito all'obbligatorietà dell'azione penale anche nei confronti di coloro, ossia gli stessi dirigenti bancari diretti superiori del Sabatini (Angelo Maria Claudio Quondam, Giovanni Crocelli, Antonio Tiveddu, Armando Gino Raiola) che a quanto risulta all'interrogante, pur conoscendo fin dal 2005 i comportamenti illegali e la pesante gestione truffaldina posta in atto a danno dei risparmiatori, non hanno assunto alcuna iniziativa per impedirla;

se quanto verbalizzato da Sabatini, ossia le gravissime irregolarità nella gestione di risparmi ed investimenti, non rappresenti un modus operandi di banca Mediolanum che all'interrogante non risulta aver posto in essere efficaci sistemi preventivi di controllo atti ad impedire episodi di truffa dei family banker a danno della clientela; anzi li ha addirittura favoriti, come risulta da vicende analoghe avvenute di recente a Pescara e Sondrio;

se, alla luce di episodi non isolati da parte degli stessi promotori e dei dirigenti di banca Mediolanum, risulti ai Ministri in indirizzo che Banca d'Italia e Consob, a parte la blanda sanzione irrogata da quest'ultima, abbiano imposto un sistema di governance e di controlli interni in grado di prevenire efficacemente frodi, truffe ed abusi a danno della clientela e degli investitori, ai quali a giudizio dell'interrogante con tali condotte scellerate favorite dalle complici e dormienti autortà vigilanti vengono bruciati i sudati risparmi di una vita, come nel caso di specie accaduto a decine di cittandini di Montecchio e dell'orvietano, con particolare riguardo ai signori Caiello e Cleri;

quali iniziative intenda assumere il Governo nelle opportune sedi affinché episodi come quelli esposti in premessa non abbiano a ripetersi.

(4-03761)

PEDICA - Al Ministro per i rapporti con le Regioni e per la coesione territoriale - Premesso che:

con il provvedimento legislativo n. 30 del 3 settembre 2002, la Regione Lazio ha provveduto a trasformare gli Istituti autonomi per le case popolari (IACP) in enti pubblici economici dotati di personalità giuridica e di autonomia organizzativa, patrimoniale e contabile, costituendo le Aziende territoriali per l'edilizia residenziale, denominate Ater;

l'Azienda territoriale per l'edilizia residenziale pubblica della Provincia di Roma (Ater Provincia di Roma) è un ente pubblico di natura economica che sostituisce l'ex Istituto autonomo per le case popolari della Provincia di Roma, per gli immobili siti nel territorio della provincia, escluso il comprensorio di Civitavecchia;

l'Azienda ha il ruolo di operatore pubblico dell'edilizia e di gestore del patrimonio pubblico affidatole, quale ente strumentale della Regione Lazio, e di supporto agli enti locali e ad altri soggetti pubblici per le politiche abitative;

in data 24 settembre 2010 le Ater del Comune di Roma, delle Province di Roma, Frosinone, Latina, Rieti e Viterbo e quella del comprensorio di Civitavecchia sono state interessate da provvedimento di commissariamento da parte della Giunta della Regione Lazio, in quanto i consigli di amministrazione delle Ater sono decaduti il 10 agosto 2010 (il quarantacinquesimo giorno dopo la prima seduta del Consiglio regionale). Attualmente l'ordinaria amministrazione è svolta dai direttori generali, che comunque resteranno in carica anche con la nomina dei commissari, la quale avverrà mediante successivi decreti del Presidente della Regione;

da quanto si apprende dal sito istituzionale dell'Ater, inoltre, a partire dal 1° settembre 2010 l'Azienda ha avviato le attività relative al censimento anagrafico reddituale 2010;

rilevato inoltre che:

il commissariamento dell'Ater ha riportato all'attenzione delle cronache il problema di un'illegalità diffusa che caratterizzerebbe la gestione e l'assegnazione degli alloggi popolari;

secondo quanto riportato dal quotidiano "Il Messaggero" in data 25 settembre 2010, nell'articolo intitolato "Roma, lo scandalo delle case popolari: vendute illegalmente, 8.000 abusivi", l'unico ramo immobiliare che non conosce crisi è quello della "compravendita delle case popolari. Da Corviale a Torrevecchia, passando ai residence dell'ex Bastogi. Stessa storia, cambia solo la valutazione al metro quadro. L'ultimo monolocale lo hanno venduto ieri l'altro a Corviale: 20.000 euro per 40 mq. Era in vendita, lo sapevano tutti, quando i vicini hanno visto il nuovo inquilino non si è sorpreso nessuno";

l'articolo continua affermando che "Su 53 mila alloggi Ater sono almeno 8000 quelli occupati senza alcun titolo. Case passate di padre in figlio, altre dal nonno ai nipoti e altre ancora cedute al mercato nero. Fino a qualche tempo fa la compravendita illegale avveniva alla luce del sole. Ci fu persino chi, per vendere l'abitazione, mise un annuncio su Porta Portese";

secondo il quotidiano citato, tale diffusa illegalità si regge su un sistema molto semplice: "La casa assegnata viene rivenduta in cambio di una buonuscita. È sufficiente che l'acquirente faccia parte del nucleo familiare. Un meccanismo a cascata, una catena che non si conclude mai", ed indica anche dei prezzi forfettari per la citata buonuscita: "Cinquantamila euro per entrare in una delle case di Tor Bella Monaca, quelle che il sindaco Alemanno vorrebbe buttare giù. Sessantamila per un buco al "Bronx" di Torrevecchia, 100.000 a Garbatella", in quanto "una volta occupata la casa, sanatoria dopo sanatoria, si aggiusta tutto";

riporta tale meccanismo anche un articolo del quotidiano "Libero", uscito in data 25 settembre 2010, dal titolo "L'Ater è stata commissariata. Scoppia la grana buonuscita", per cui "In pratica alcuni assegnatari agiscono come agenti immobiliari facendo affari d'oro sulla pelle di chi, in graduatoria da anni e con tutti i diritti, aspetta una casa popolare. Il meccanismo è semplice. L'alloggio assegnato viene rivenduto illegalmente dall'assegnatario con un piccolo stratagemma: inserisce nel suo nucleo familiare l'acquirente. Ovviamente dietro una cospicua somma di denaro";

rappresentano casi sensibilmente rilevanti, in provincia di Roma, quello del residence ex Bastogi, che dovrebbe garantire un alloggio temporaneo a chi si trova in emergenza abitativa, ma che, come afferma il citato articolo de "Il Messaggero", rappresenta "una situazione che ricorda molto "gli alberghi collettivi" del vecchio Iacp (...) con servizi e stanze in comune. Un gigantesco "campo nomadi" di cemento", o il caso del quartiere Corviale, dove, per ciò che attiene il comprensorio "Nuovo Corviale", la percentuale di occupanti illegali sfiorerebbe il 55 per cento, e tutto il quarto piano dell'edificio, pensato inizialmente come zona di aggregazione ospitante centri culturali e commerciali, è stato negli anni occupato da famiglie abusive e mai sgomberato, né la situazione è stata sanata imponendo agli stessi occupanti il rispetto degli oneri economici e amministrativi, al momento integralmente addossati agli assegnatari ufficiali;

l'articolo de "Il Messaggero" citato mette in risalto come in tale disfunzione di sistema non abbia parte in causa soltanto l'Ater, ma, ancora di più, il Comune competente per zona, in quanto se gli immobili sono dell'Ater è comunque l'assessorato alle Politiche della casa a gestire le graduatorie degli aventi diritto; intervistato dal quotidiano, l'uscente Presidente dell'Ater di Roma, avvocato Luca Petrucci, ha denunciato una mancanza di collaborazione proprio da parte del Comune in quanto, nonostante lo stesso abbia "fondato un ufficio ispettivo per reprimere il fenomeno", il Comune "non ci ha supportato con gli sgomberi";

il risultato di tale sistema illegale è che le stesse persone che si arricchiscono con le buone uscite si rimetterebbero poi in graduatoria e otterrebbero altre assegnazioni, il tutto, de facto, con la connivenza dell'Ater, per cui la gestione delle case popolari non sarebbe in mano alle regolari graduatorie che individuano i meccanismi di assegnazione, ma a far da padroni sarebbero la microcriminalità territoriale che detiene in modo organizzato il business;

in definitiva, in concomitanza con una crisi abitativa che investe in maniera drammatica la regione, coloro che avrebbero diritto all'assegnazione di un alloggio popolare verrebbero scavalcati dalla "compravendita" illegale degli appartamenti, mentre negli alloggi a suo tempo assegnati in base a regolari graduatorie vivrebbero persone non assegnatarie che sarebbero state strumentalmente inserite nei nuclei familiari o parenti degli originari assegnatari che avrebbero ereditato gli alloggi senza possedere i requisiti necessari;

a quanto risulta all'interrogante:

come si apprende dalla lettera dell'articolo de Il Messaggero pubblicato in data 12 maggio 2010, dal titolo "Abuso sulle case popolari: tutti prosciolti gli indagati", sull'Ater la magistratura è stata costretta a intervenire non di rado: nel 2008 è stata aperta un'inchiesta su presunte irregolarità nelle assegnazioni delle case dell'Ater tra il 2005 e il 2006, a carico di Federico Bardanzellu, ex direttore dell'Ufficio per le politiche abitative del Comune di Roma e dei dirigenti Pierberardo De Felicis e Costantino Stellato, sulla base di un esposto presentato dall'ex direttore dell'Ufficio per le politiche abitative, Raffaele Marra, che aveva denunciato anomalie e irregolarità nella valutazione dei criteri seguiti dalla precedente amministrazione;

secondo l'ex direttore Marra le irregolarità riguardavano le varie fasi dell'assegnazione, ovvero l'istruttoria delle domande, l'iter procedurale, la dichiarazione dei redditi, che si concretizzavano in errori aventi ad oggetto il punteggio e la collocazione in graduatoria, così come non era certificata la precarietà abitativa o ancora assente la sentenza di sfratto, rilevando, la stessa, anche date corrette a penna, verbali corretti a mano, consegna degli alloggi prima che venissero firmate le determinazioni dirigenziali o senza che venissero convocati gli altri eventuali aventi diritto;

nell'esposto Marra sottolineò anche che dai primi controlli erano risultate 39 posizioni irregolari, mentre altre 20 posizioni erano regolari "ma è stato assegnato l'alloggio nonostante vi fossero nuclei familiari con analogo punteggio e medesima situazione familiare";

gli indagati sono stati prosciolti nel maggio 2010 per insussistenza di reato, ma le illegalità proseguirebbero senza che si riesca a determinare responsabilità e punire tali condotte, che, stante il non mutare del fenomeno illecito e il ripetersi di sanatorie, fa ipotizzare anche un coinvolgimento di parte dei dipendenti della stessa Ater e del Comune, in quanto potrebbe sussistere un'illecita "tolleranza" del fenomeno da parte di detti funzionari o, addirittura, una convergenza di interessi recante un fumus corruttivo;

rilevato infine che sulla nomina dei commissari, attesa ad horas, si starebbe concretizzando il pericolo di un'influenza clientelare, se, come riporta il quotidiano "Latina Oggi" in data 26 settembre 2010, nell'articolo intitolato "Ater, salta il banco", all'origine "dell'impasse sulle nomine per le Ater ci sarebbero delle divergenze profonde sui nomi dei prossimi direttori generali della Asl (…) Un terreno sul quale il coordinatore provinciale del Pdl pontino, Claudio Fazzone, ha le idee chiare e un proprio nome da imporre. (…) Per l'Ater, dove Fazzone si è comunque speso come garante in favore di diversi candidati, non c'è niente da fare, e la decisione di Renata Polverini di procedere alla nomina di commissari interni sarebbe una salvezza per il senatore di Fondi, che pare abbia già promesso a più di un "amico" la presidenza dell'ente che gestisce il patrimonio dell'edilizia popolare. E puntualmente, venerdì sera, dopo la fumata nera sulle Ater, il senatore ha diligentemente avvertito tutti gli aspiranti presidenti ai quali continua a garantire la nomina: è saltato tutto, ma stai tranquillo, decido io",

si chiede di sapere:

quali iniziative di competenza intenda assumere il Ministro in indirizzo al fine di garantire che la nomina dei commissari dell'azienda Ater della Regione Lazio, attesa a breve, segua criteri di merito e trasparenza e non logiche clientelari;

quali azioni di competenza intenda porre in essere a garanzia della trasparenza della gestione degli alloggi di edilizia residenziale da parte dell'Ater e dell'Assessorato al patrimonio, alla casa e ai progetti speciali del Comune di Roma, non escludendo, nell'ambito delle proprie competenze e dando pubblica evidenza dei risultati, di: 1) richiedere accesso agli atti relativi alle varie fasi dell'assegnazione degli alloggi (istruttoria delle domande, dichiarazione dei redditi, certificazione della composizione del nucleo familiare); 2) verificare quanti e quali alloggi siano stati oggetto di trasmissione in via ereditaria; 3) acquisire i risultati dei censimenti degli occupanti degli alloggi di edilizia popolare, da ultimo di quello iniziato in data 1 settembre 2010; 4) monitorare i risultati scaturenti dalle sanatorie delle situazioni di occupazione illecita degli alloggi di edilizia popolare che si sono succedute negli anni ed hanno visto l'assegnazione dell'alloggio allo stesso soggetto occupante;

quali iniziative di propria competenza intenda attuare per porre fine al sistema descritto in premessa, del caso anche interessando le autorità di pubblica sicurezza circa le organizzazioni di microcriminalità che gestiscono tale "compravendita" degli alloggi nonché l'ipotizzata tolleranza, quando non convergenza di interessi, nel detto sistema da parte dei funzionari o dirigenti dell'Ater.

(4-03762)

GRAMAZIO - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti - Premesso che:

l'Autorità portuale di Civitavecchia (Roma) ripetutamente ha eluso leggi e regolamenti, procedendo all'illegittima erogazione di indennità di sicurezza a due dirigenti aziendali, all'irregolare erogazione di compensi accessori al personale dell'ente, all'illegittimo ricorso a contratti di collaborazione per lo svolgimento di attività di segreteria, all'illegittimo utilizzo di personale della Regione Lazio in posizioni di comando, all'illegittimo ricorso ad avvocati del libero foro ed a numerose consulenze esterne con, tra l'altro, il mancato rispetto delle procedure contrattuali;

inoltre ed infine, ha commesso numerose e gravi irregolarità nella gestione dei beni demaniali di competenza dell'ente stesso,

l'interrogante chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei gravi atti perpetrati dall'Autorità portuale di Civitavecchia e se non ritenga necessario, in considerazione delle gravi situazioni denunciate, aprire una procedura che porti all'immediato commissariamento di detto ente, nella persona del suo presidente Fabio Ciani.

(4-03763)

COSTA, GALLO, NESSA - Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri delle infrastrutture e dei trasporti e per i rapporti con le Regioni e per la coesione territoriale - Premesso che:

è noto l'impegno applicato dal Governo per il riequilibrio socio-economico del territorio e, più segnatamente, per la riduzione del divario tra Nord e Sud;

nell'annunciato programma di Governo per il Mezzogiorno vi è il progetto dell'alta capacità ferroviaria per quanto riguarda la tratta Napoli-Bari-Lecce,

si chiede di conoscere se in tale progetto vi sia la previsione di realizzare anche l'indispensabile cosiddetta "bretella Foggia", che da sola consentirebbe di ridurre di circa 15-20 minuti i tempi di percorrenza dell'Eurostar.

(4-03764)

IZZO - Ai Ministri per i beni e le attività culturali e per la pubblica amministrazione e l'innovazione - Premesso che:

numerosi Comuni della provincia di Benevento sono sottoposti a vincolo paesaggistico ed in molti casi rientrano nella perimetrazione del Parco regionale del Taburno-Camposauro, con la conseguente necessità, per i cittadini interessati alla realizzazione di opere edilizie, di acquisire preventivamente il necessario nulla osta paesaggistico, oltre al parere dell'ente Parco ed in alcuni casi anche dell'Autorità di gacino Garigliano-Volturno;

il rilascio del parere paesaggistico per i Comuni interessati rientra nelle competenze della Soprintendenza per i beni architettonici e paesaggistici di Caserta;

spesso vengono segnalati, da parte di Sindaci e di cittadini interessati, soprattutto per il comprensorio del Taburno-Camposauro, l'annullamento di quasi tutte le pratiche presentate nonché ritardi, anche gravi, nell'esame delle richieste di rilascio di nulla osta paesaggistico, oltre ad un eccessivo rigorismo formale e sostanziale,

si chiede di conoscere:

se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza di esposti e denunce nei confronti della Soprintendenza per i beni architettonici e paesaggistici di Caserta, concernenti ritardi nell'esame delle richieste di parere per i Comuni del comprensorio del Taburno-Camposauro, ed in particolare, se risulti che la Soprintendenza di Caserta spesso formuli richieste di integrazione di documenti (spesso irrilevanti ai fini della verifica di compatibilità ambientale, o già in possesso dell'ufficio) nell'immediatezza della scadenza del quarantacinquesimo giorno dalla ricezione della richiesta di parere (in diversi casi tale richiesta sarebbe reiterata più volte per ulteriori integrazioni, con l'adozione, a conclusione del relativo procedimento, di parere sfavorevole, con motivazioni generiche e vaghe);

se non ravvisino, in caso di riscontro positivo ed all'esito di eventuale verifica ispettiva, nell'attività istruttoria dei funzionari tecnici della Soprintendenza di Caserta, un rilevante aggravamento (prossimo all'ostruzionismo) del procedimento amministrativo con notevoli ripercussioni negative sui diritti dei cittadini, oltre che dell'intera economia del territorio interessato, nella maggior parte già compromessa per problematiche strutturali connesse alla tipologia delle aree interessate, a prevalente vocazione agricola, oltre che a carenza di infrastrutture e di iniziative industriali;

se siano a conoscenza del fatto che tali comportamenti comportano l'impossibilità di accesso ai finanziamenti pubblici per i quali è richiesto il preventivo permesso di costruire (quali il piano di sviluppo rurale) in quanto l'intervallo intercorrente dalla data di pubblicazione del bando alla data della chiusura spesso è di pochi giorni e invece per acquisire il necessario permesso di costruire occorrono anni;

se per quanto di competenza intendano intervenire, nei modi e con i mezzi che riterranno più opportuni, al fine di consentire alla competente Soprintendenza di adottare i provvedimenti autorizzatori o i dinieghi di nulla osta nei tempi più ristretti possibili, e di privilegiare, nel merito, la tutela effettiva e concreta dell'assetto del territorio sotto il profilo paesaggistico ed ambientale scevra da logiche di posizione intransigenti e radicali, che rischiano di ingessare ulteriormente il territorio e di incentivare, paradossalmente, l'abusivismo, oltre a pregiudicare legittime aspettative per iniziative produttive che possono accedere ai finanziamenti pubblici, con gravi danni al tessuto economico e produttivo.

(4-03765)

GIAI, D'ALIA, DI GIOVAN PAOLO, POLI BORTONE, BIANCHI - Ai Ministri degli affari esteri e della giustizia - Premesso che:

avanti la Procura della Repubblica di Roma è in corso un procedimento penale che vede indagati numerosi militari argentini, imputati di aver rapito molti bambini, imprigionato ed ucciso migliaia di cittadini, per lo più giovani, italiani, argentini, europei e sudafricani, nell'ambito del "Processo di riorganizzazione Nazione";

le vicende si inquadrano negli eventi verificatisi durante la dittatura militare in Argentina tra il 1976 ed il 1983, nel corso dei quali si calcola che circa 30.000 persone sparirono fra atroci sofferenze in luoghi di detenzione clandestini, dando origine all'ormai tristemente noto fenomeno dei desaparecidos;

nel 1983 il Consolato generale d'Italia presentò una denuncia al Tribunale di Buenos Aires in relazione alla scomparsa di 45 cittadini italiani che portò all'apertura di un'inchiesta in Italia;

sulla base delle condanne inflitte dalla magistratura italiana, nel 2004, il Parlamento argentino e la Corte suprema di giustizia decise di modificare la giurisprudenza riaprendo così centinaia di procedimenti penali;

tale vicenda costituisce un motivo per ridare speranza a tutti quei cittadini che nell'arco dei 30 anni hanno cercato di ottenere giustizia. In particolare si tratta di restituire, alle famiglie dei desaparecidos, e soprattutto a quelle mamme a cui sono stati "sottratti i propri figli", la speranza di veder puniti i responsabili di tale crudeltà,

si chiede di conoscere se i Ministri in indirizzo non ritengano opportuno che sia trasmessa copia della documentazione prodotta al Governo argentino, affinché possa essere utilizzata per fini investigativi, assicurando così alle famiglie dei desaparecidos le garanzie che giustizia sia fatta nel rispetto e nella tutela dei diritti umani.

(4-03766)

DELLA SETA, FERRANTE - Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare - Premesso che:

con il decreto ministeriale 25 novembre 1994 veniva fissato, a partire dal 1° gennaio 1999, un valore da non superare di un nanogrammo per metro cubo per il benzo(a)pirene nelle acque delle città con più di 150.000 abitanti. Tale norma, poi incorporata nel decreto legislativo n. 152 del 2006, ha collocato la legislazione italiana all'avanguardia in Europa nel campo della lotta all'inquinamento da idrocarburi policiclici aromatici (Ipa), e in particolare da benzo(a)pirene, imponendo fino al fermo di impianti industriali emettitori di quantità eccessive d'inquinante e così facendo prevalere il diritto alla salute sul profitto;

con il comma 2 dell'articolo 9 del decreto legislativo 13 agosto 2010, n. 155, recante "Attuazione della direttiva 2008/50/CE relativa alla qualità dell'aria ambiente e per un'aria più pulita in Europa" pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 216 del 15 settembre 2010, si è introdotta una proroga dell'entrata in vigore dei limiti alla concentrazione di benzo(a)pirene, spostata a fine 2012;

la scelta del Governo risulta essere quanto mai grave ed impropria, tanto più che il benzo(a)pirene non è tra gli inquinanti presi in considerazione dalla direttiva 2008/50/CE recepita con il decreto legislativo 13 agosto 2010, n. 155. Dunque in questo caso l'intervento del Governo ha avuto come risultato non quello di adeguare la normativa italiana a quella europea, ma quello di rendere più difficile l'azione di contrasto dell'inquinamento industriale. Tutto ciò rispetto ad un inquinante, il benzo(a)pirene, che rappresenta un grave pericolo per la salute di centinaia di migliaia di cittadini costretti a vivere in prossimità di grandi impianti industriali;

il modo in cui si è giunti a tale modifica legislativa è a giudizio degli interroganti altrettanto censurabile. Nel testo del decreto legislativo di recepimento della direttiva europea sull'aria pulita sottoposto al parere delle Commissioni permanenti Ambiente di Camera e Senato, non vi era alcuna proroga dell'entrata in vigore dei limiti alla concentrazione di benzo(a)pirene. La proroga è stata aggiunta dal Consiglio dei ministri nella seduta del 30 luglio 2010, dopo il passaggio parlamentare, con l'evidente intenzione di far passare inosservata tale scelta;

è importante evidenziare che il Parlamento, attraverso l'approvazione dell'articolo 10 della legge 7 luglio 2009, n. 88 (legge comunitaria per il 2008), aveva delegato il Governo "per l'attuazione della direttiva 2008/50/CE relativa alla qualità dell'aria ambiente e per un'aria più pulita in Europa". Ma in tale delega non si menziona assolutamente la possibilità di introdurre specifiche deroghe al benzo(a)pirene,

si chiede di conoscere quali siano le ragioni che hanno indotto il Governo a tale decisione, che ha suscitato, comprensibilmente, un vasto allarme soprattutto tra le popolazioni più esposte all'inquinamento da benzo(a)pirene, e se non ritenga di valutare azioni al fine di ripristinare urgentemente la precedente normativa italiana che fissava, a partire dal 1° gennaio 1999, un valore da non superare di un nanogrammo/metro cubo per il benzo(a)pirene nelle città con più di 150.000 abitanti, successivamente incorporata nel decreto legislativo n. 152 del 2006.

(4-03767)

COMPAGNA - Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri della giustizia, dell'interno e degli affari esteri - Premesso che:

un provvedimento del 24 agosto 2010 del Tribunale dei minorenni di Roma consentiva alla signora Gargiulo insieme ai figli minori di recarsi in Etiopia, per motivi lavorativi;

tali motivi erano dettati da un contratto di lavoro con le "Sorelle salesiane di San Giovanni Bosco" ad Adua, che avrebbe dovuto decorrere dal 1° settembre 2010;

il giorno 30 agosto si presentavano agli altipiani di Arcinazzo, dove la signora Gargiulo era in vacanza con i figli, due carabinieri che diffidavano la signora dell'utilizzo del passaporto e ne intimavano la consegna, a seguito di un esposto presentato dal marito;

a quanto risulta all'interrogante, su segnalazione del sottosegretario Carlo Giovanardi, il Questore di Roma riconosceva l'errore del sequestro e invitava la signora Gargiulo a rivolgersi al giudice tutelare di Rieti per la riconsegna del passaporto, cosa che avveniva il giorno 6 settembre 2010;

il giorno 7 settembre 2010 la Corte di appello di Roma, sezione per i minori feriale, sospendeva l'efficacia del primo provvedimento che autorizzava all'espatrio;

le motivazioni della sospensione afferivano alle "condizioni socio-economiche e politiche precarie" dell'Etiopia, pur tenendo conto delle clausole del contratto con i Salesiani estremamente favorevoli alla signora Gargiulo e ai figli;

la discussione del merito della questione è stata fissata dalla Corte d'appello per il mese di dicembre,

si chiede di sapere come il Governo valuti la vicenda; quali iniziative intenda assumere per accertare le responsabilità; in che modo sia possibile risarcire la signora Gargiulo dell'impossibilità di esercitare i propri diritti.

(4-03768)