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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 431 del 30/09/2010


Integrazione all'intervento del senatore D'Ambrosio Lettieri nella discussione sulle comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri

Il Governo pensa responsabilmente a riformare il fisco, perché il peso delle tasse sia equamente distribuito e le famiglie, che restano il fulcro, il cuore pulsante della società italiana, possano tirare un sospiro di sollievo con l'introduzione del quoziente familiare.

Il Governo pensa responsabilmente alla riforma federalista dello Stato, in chiave antisprechi e antievasione, perché i governi regionali siano davvero protagonisti del cambiamento, attuando una politica del rigore e della trasparenza di cui ciascun governatore deve essere chiamato a rispondere. La norma di ineleggibilità per i governatori che mandano in deficit le Regioni è una svolta epocale nella storia della politica italiana, perché richiama i pubblici amministratori ad una nuova etica della responsabilità. Molti decreti attuativi hanno già concluso il proprio iter di approvazione, altri attendono l'ok definitivo. Pensiamo ai federalismo demaniale, al fisco autonomo di Regioni, Province e Comuni, a Roma capitale.

Il Governo pensa responsabilmente a riformare la complessa macchina della giustizia, perché essa sia veramente uguale per tutti, perché funzioni in modo imparziale e si liberi della schiavitù di lungaggini devastanti per chi indaga e per chi è indagato, perché lo stesso principio di legalità può essere garantito solo se la nostra comunità recupera fiducia in una giustizia giusta e se si pone fine allo squilibrio evidente e devastante esistente tra i tre principi, costituzionalmente, sanciti del diritto alla riservatezza e alla privacy del cittadino, della libertà di stampa e dell'obbligatorietà dell'azione penale, ormai in un patologico rapporto di contraddizioni e conflitti che non pochi danni ha prodotto agli stessi assetti democratici del Paese.

Il Governo pensa responsabilmente alla sicurezza e all'immigrazione, due facce della stessa medaglia, in cui vanno contemperati il rispetto della libertà individuale e della mobilità sociale con quello delle regole e della convivenza civile.

Il Governo pensa responsabilmente ad uno sviluppo autentico del Mezzogiorno, che trova riferimento nelle sue parole chiare e decise relative a: dotazione di infrastrutture materiali e immateriali; fiscalità di vantaggio e zone franche urbane; banca del Sud e sistema delle cooperative per il finanziamento alle piccole realtà imprenditoriali; cospicue risorse dei fondi europei per grandi iniziative strategiche; contrasto ai lavoro irregolare; contrasto alla criminalità organizzata; federalismo solidale. Questi sono solo alcuni dei punti inseriti in una strategia articolata convincente e rassicurante che ha già trovato evidenti, incontestabili e inediti riscontri nell'azione decisa e tenace del Governo e che oggi trovano puntuale conferma con temi, tempi e risorse. Un impegno convincente che proprio nel Sud, a Bari, ha incontrato l'interesse e, direi, il consenso con cui la qualificata platea della Fiera del Levante ha risposto al discorso che il Governo ha affidato alla riconosciuta competenza del ministro Fitto.

Ma è necessario che i destini del nostro Mezzogiorno, con il superamento del suo divario dal Nord, dipendano certo non solo da un più energico e concreto impegno del Governo ma anche da una nuova riforma, una riforma culturale che oggi rende irrinviabile per il Sud la selezione di una nuova classe dirigente che abbandoni la politica rivendicazionista e assistenziale - che fa uso della demagogia e del populismo - e sappia invece meritare il consenso politico, declinando i principi della responsabilità e del rigore, che sono oggi le vere opzioni politiche per rilanciare lo sviluppo sociale ed economico del Mezzogiorno, che di quei principi ha bisogno urgente per convertire la laboriosità, le capacità e le preziose vocazioni che sono scritte nel patrimonio genetico della gente del Sud in un volano di progresso economico, sociale e culturale che sia motivo di riscatto per affermare con orgoglio la propria identità e la propria storia. Che è la storia del nostro Paese, unito saldamente dentro i colori della nostra bandiera.

La maggioranza, dopo il voto di fiducia, esce rafforzata e ancor più legittimata dalla forza dei numeri in Parlamento nel compito affidato dagli elettori e matura per proseguire il lavoro anche con un sereno, costruttivo e responsabile dibattito al suo interno.

I tempi ci chiedono un impegno civile nuovo, che lasci fuori dalla porta le divisioni sterili e controproducenti. La buona politica, signor Presidente, onorevoli colleghi, non può accompagnarsi alla cattiva propaganda che ancora trova pretestuosi ancoraggi in una geografia politica ormai superata dai fatti e dalla storia.

Il futuro bussa alla porta del presente in maniera sempre più insistente e con una velocità impressionante. Le nuove generazioni ci chiedono conto di quel che stiamo costruendo per loro.

Allora c'è solo una variabile: il senso di responsabilità del Parlamento e il livello di rispetto che tutti - dico tutti - sapremo avere verso il Paese e l'intero corpo elettorale.

Il futuro di questa legislatura, dunque, passa proprio da questo rinnovato senso di responsabilità, di etica della responsabilità che l'intero Paese ci chiede.

C'è il progetto. C'è un Governo capace che vuol solo continuare a mettersi al servizio del Paese, come lo è stato sinora. C'è una maggioranza che ha sottoscritto un programma con cui ha vinto le elezioni e che rinnova il suo pieno sostegno al Governo. Ci sono parlamentari che guardano oltre le barricate ideologiche, oltre l'orticello angusto del proprio particolare e che considerano centrale e prioritario il bene della collettività e le prospettive di sviluppo sociale, economico dell'intero Paese. C'è un leader che non rinuncia ad ogni sforzo di sintesi e di chiarezza per portare a compimento una legislatura di stampo riformatrice.

Ma soprattutto c'è un Paese che ci chiede di continuare con impegno, con decisione, con fermezza Alcide de Gasperi soleva ripetere che "un politico guarda alle prossime elezioni. Uno statista guarda alle prossime generazioni". Vada avanti, Presidente! Con fiducia e determinazione. Perché le nuove generazioni le diranno grazie!