Caricamento in corso...
 
 
Versione ePub Versione PDF (396 KB)

Versione HTML base



Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 428 del 23/09/2010


Svolgimento di interrogazioni (ore 12)

PRESIDENTE. La seduta è ripresa. L'ordine del giorno reca lo svolgimento di interrogazioni.

Sarà svolta per prima l'interrogazione 3-01244 su alcuni episodi di discriminazione nella scuola basati sulle differenti disponibilità economiche delle famiglie degli alunni.

Il rappresentante del Governo ha facoltà di rispondere a tale interrogazione.

VICECONTE, sottosegretario di Stato per l'istruzione, l'università e la ricerca. L'onorevole senatrice interrogante nel richiamare due episodi apparsi sulla stampa, l'uno riguardante il diverso trattamento riservato agli allievi per le gite scolastiche organizzate dall'istituto professionale "Flora" di Pordenone e l'altro riguardante il diverso trattamento subito da nove allievi della scuola elementare "Anna Frank" di Montecchio Maggiore al momento del pasto a causa del mancato pagamento della mensa scolastica, chiede come sia stato possibile il verificarsi di simili episodi ed iniziative atte ad evitare il ripetersi degli stessi.

In merito alle gite scolastiche organizzate dall'istituto professionale "Flora" di Pordenone, l'Ufficio scolastico regionale per il Friuli-Venezia Giulia ha acquisito dal dirigente scolastico ampia e dettagliata relazione con relativa documentazione su quanto effettivamente avvenuto nell'organizzazione e nella realizzazione dei viaggi d'istruzione. Da tale documentazione emerge che le notizie apparse sui giornali sono assolutamente prive di fondamento ed hanno presentato l'operato della scuola alterando i fatti e deformandone le intenzioni.

Dalla relazione del dirigente scolastico si rileva, che nell'ambito delle finalità extracurricolari del piano dell'offerta formativa 2009-2010, sono stati programmati all'inizio dell'anno scolastico progetti volti a completare e ad arricchire la formazione degli allievi; tra questi uno stage di formazione a Londra nell'ambito del progetto "Teaching and learning in a global Europe" con la finalità di elevare la dimensione didattica dell'insegnamento da locale ad europea, inizialmente rivolto alle classi quarte e quinte dell'indirizzo turistico e, successivamente, su richiesta degli allievi, esteso anche alle classi degli altri indirizzi; due viaggi d'istruzione rivolti a tutte le classi del biennio postqualifica di tutti gli indirizzi con destinazione Provenza e Monaco di Baviera, aventi per finalità l'uso di una lingua straniera, l'approfondimento di argomenti studiati in storia dell'arte e geografia.

Entrambe le attività di viaggio, presentate ed approvate dal collegio docenti, sono state successivamente approvate dal consiglio d'istituto in data 15 febbraio 2010. Le attività didattiche sono state offerte indistintamente a tutti gli studenti interessati senza alcuna discriminazione di sorta e le mete indicate sono state liberamente scelte dai partecipanti in base alle attitudini ed alle motivazioni personali.

Entrambi i progetti approvati hanno messo in contatto gli alunni con la lingua praticata in situazioni di quotidianità e nella totale immersione in ambiente, con la differenza che lo stage studio a Londra ha consentito l'approfondimento, con esperti del posto, degli argomenti studiati durante le attività curricolari essendo stata data la possibilità di una esperienza aggiuntiva di stage aziendale o un corso intensivo di lingua inglese.

Per motivi di organizzazione didattica il viaggio di istruzione a Monaco è stato realizzato nello stesso periodo del viaggio di integrazione culturale a Londra, in maniera tale che la maggior parte degli allievi impegnati utilizzasse lo stesso periodo temporale. Nessun evento dannoso si è verificato durante le due esperienze di viaggio, come testimoniato dalle docenti accompagnatrici e dagli allievi.

La relazione del dirigente scolastico riferisce anche che «cinque giorni dopo il rientro tre alunne che avevano preso parte al viaggio a Monaco hanno dichiarato di essere affette da una sindrome cutanea pruriginosa alle mani e avambracci. La sottoscritta ha predisposto che le stesse venissero accompagnate in ospedale per verificare le loro condizioni di salute. In tale sede è stato accertato che non risultavano collegamenti oggettivi tra le reazioni cutanee e il viaggio a Monaco» e precisa anche che «le allieve interessate non avevano denunciato alcun disagio ambientale dovuto alla camera loro assegnata, né alcun malessere fisico durante la permanenza a Monaco, né nei giorni successivi al rientro».

Con riguardo all'episodio avvenuto presso la scuola elementare «Anna Frank» di Montecchio Maggiore, ritengo opportuno precisare preliminarmente che ogni attribuzione in materia di assistenza scolastica, compreso il servizio mensa, è dalla vigente normativa demandata agli enti locali. La competenza precipua della scuola è quella di garantire che il momento della fruizione dei pasti, mediante assistenza educativa del personale docente, così come prevista per la scuola elementare dall'articolo 131, comma 7, del decreto legislativo n. 297 del 1994, abbia condizioni di serenità e di regolare svolgimento e, possibilmente, costituisca anche occasione di educazione alimentare e di formazione alla convivenza e alla relazione sociale.

Sono stati pertanto richiesti da parte dell'ufficio scolastico regionale per il Veneto elementi informativi al Comune di Montecchio Maggiore, il quale ha riferito che il servizio mensa nel territorio comunale della città di Montecchio Maggiore viene garantito a tutti gli studenti che chiedono di avvalersi del servizio medesimo senza alcun adempimento preliminare rispetto all'effettivo godimento del servizio. Ogni studente, infatti, usufruisce del pasto senza versare preventivamente alcuna somma di denaro, senza consegnare alcun biglietto o buono mensa, senza obliterare alcun abbonamento con tessera o badge.

Successivamente, con cadenza bimestrale per gli alunni frequentanti le scuole materne (cinque pasti alla settimana) e con cadenza trimestrale per le altre scuole (due pasti alla settimana), alla famiglia giunge una distinta comprendente i pranzi effettuati e i soldi da versare.

Nell'anno scolastico 2009-2010 gli iscritti alla mensa sono stati 1.032 alunni, dei quali 272 (il 26,4 per cento) non italiani. Per l'anno scolastico 2009-2010 il contributo delle famiglie è stato determinato dalla giunta comunale in 3,95 euro a pasto; inoltre, per venire incontro alle famiglie, è stata prevista la riduzione del 50 per cento per il secondo figlio e l'esenzione dal terzo figlio in poi.

Oltre a tali forme agevolate o riduttive, vi sono anche le esenzioni-riduzioni disposte su istruttoria dei servizi sociali comunali per le famiglie in stato di bisogno che ne facciano richiesta. L'ammontare delle riduzioni-esenzioni riconosciute dal Comune è stato di oltre 31.000 euro e riguarda più di 80 famiglie.

Il controllo sui versamenti non è mai stato di tipo vessatorio, ma si sono accumulati nel tempo diversi arretrati nei pagamenti. Essi hanno raggiunto la somma di 53.590 euro nel quinquennio 2000-2005; tale somma, posta in ruolo per la riscossione coattiva, ha visto entrate per soli 13.538,05 euro. Dai controlli operati sul successivo quinquennio la somma arretrata non ancora pagata ha raggiunto la cifra di 150.000 euro circa. Innanzi a tali cifre, la giunta comunale ha deciso di fare chiarezza e di rivedere tutta l'impostazione del servizio.

Dai controlli effettuati, è emerso che nel mese di febbraio 2010 ben 261 utenti su 1.032 fruitori del servizio non avevano ancora presentato l'istanza di adesione al servizio, che risulta adempimento essenziale, in quanto viene definito dalla normativa vigente come «servizio a domanda individuale», al pari del trasporto scolastico (decreto del 31 dicembre 1983 del Ministero dell'interno di concerto con i Ministeri del tesoro e delle finanze), e non può essere erogato obbligatoriamente a tutti, ma solo a quanti, previa specifica e sottoscritta adesione, hanno manifestato la volontà di garantire il servizio al proprio figlio. È chiaro, dunque, come nulla possa essere fatto in proposito senza la condivisione dei genitori: ben si conoscono le responsabilità a cui si è soggetti, nel caso in cui venga posta in essere un'azione non condivisa da chi esercita la genitoriale potestà.

Si è deciso, pertanto, prima di avviare procedimenti tesi alla riscossione degli arretrati, di acquisire le adesioni al servizio. Queste ultime, infatti, costituiscono il contratto tra il cittadino e il Comune per il servizio di refezione scolastica. L'obiettivo di persuadere i genitori a presentare la scheda di adesione ha portato ad acquisire, nel solo mese di febbraio, soltanto 57 nuovi utenti. A fronte dello scarso riscontro, l'amministrazione comunale ha fissato dei termini di consegna dell'adesione con scadenza al 15 marzo 2010, informando contestualmente che coloro che non avessero consegnato il modulo entro il termine e che avessero precedenti insolvenze, sarebbero incorsi nella sospensione del servizio a partire dal 22 marzo.

All'inizio di marzo è stato inviato un secondo sollecito, accompagnato da telefonate alle famiglie e dall'invio a casa di un nuovo modulo di iscrizione, con lettera di avviso tradotta in cinque lingue per facilitarne la comprensione del contenuto da parte delle famiglie straniere. Inoltre, per tutti coloro che non erano stati raggiunti telefonicamente, il modulo e la lettera sono stati recapitati a mano tramite gli agenti della polizia locale. Allo stesso tempo, presso le scuole sono stati affissi avvisi multilingue.

Il 12 marzo 2010 41 alunni non avevano ancora consegnato il modulo di adesione al servizio mensa; perciò in data 17 marzo, l'amministrazione comunale ha inviato un avviso per posta elettronica alla dirigenza dei due istituti comprensivi, comunicando che, a partire dal lunedì 22 marzo, il servizio mensa sarebbe stato ridotto ad un panino per tutti quei bambini le cui famiglie non avessero comunicato l'adesione in tempo utile.

Il giorno 22 marzo nove bambini si sono trovati nella situazione di dover usufruire di un pranzo ridotto; il giorno 24 marzo i bambini si erano ridotti a quattro ed entro la serata tutte le adesioni venivano acquisite, facendo cessare la materia del contendere.

Le 80 famiglie non abbienti hanno avuto i propri figli ammessi alla mensa scolastica con onere a carico del Comune.

Da quanto esposto, quindi, si è trattato della legittima pretesa del rispetto della normativa vigente e della volontà dei genitori, a cui va riconosciuto l'esercizio della genitoriale potestà e delle responsabilità conseguenti.

FRANCO Vittoria (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

FRANCO Vittoria (PD). Signora Presidente, ringrazio il sottosegretario Viceconte per la risposta e l'ampia documentazione che ha fornito. Ciò non toglie tuttavia che i due in questione siano fra i tanti casi (purtroppo non possiamo citarli tutti, ma potremmo anche aggiornare l'interrogazione) sempre più frequenti che parlano di una scuola pubblica che non è più in grado di corrispondere pienamente alla sua missione principale, quella di creare le condizioni per sollecitare e creare l'eguale cittadinanza, formare cittadini eguali, quali che siano le condizioni sociali e le possibilità economiche delle famiglie di provenienza dei bambini. Sono due casi che parlano invece di una scuola che può addirittura diventare essa stessa luogo della discriminazione, anche discriminazione palese come in questi due casi.

Per l'istituto "Flora" è evidente che si trattava di due progetti diversi di viaggi di studio fatti oggettivamente per possibilità economiche diverse, e mi chiedo se non ci fossero invece modalità diverse da quella adottata per evitare e prevenire un momento che facilmente poteva apparire, è apparso e, a mio parere, era discriminante nei confronti dei bambini con minori possibilità economiche.

Ancora più grave, se possibile, è il caso dei bambini della scuola elementare "Anna Frank" di Montecchio Maggiore, che sono stati esclusi dalla mensa, come il Sottosegretario ha riferito, a causa della morosità delle famiglie, italiane e straniere. È vero che in questo caso è il Comune che doveva farsi carico di famiglie indigenti che non potevano pagare le rette, ma non vi sono giustificazioni: non c'è giustificazione che possa far accettare la decisione di non dare un pasto ad un bambino. Noi dobbiamo mettere al centro i bambini, la loro sofferenza psicologica. Immagino la sofferenza psicologica di quei bambini che, da un giorno all'altro, si sono visti esclusi da un servizio di cui invece fruivano fino a quel momento, ma anche sicuramente il disagio delle famiglie, perché, come è stato poi dimostrato, sono realmente indigenti, non in grado di pagare neppure la retta per la mensa dei loro figli. È stato dimostrato che si tratta di famiglie in cui l'uomo di famiglia, o spesso la donna di famiglia, aveva perso il lavoro. Insomma, sono famiglie che davvero versano in condizioni di indigenza grave, quindi non vi sono giustificazioni.

Ci sarà stato un difetto di comunicazione, comunque un'amministrazione non può prendere una siffatta decisione prima di essersi fatta essa stessa promotrice di qualche iniziativa. Ho letto sui giornali che la Caritas, per esempio, si è prestata immediatamente a far fronte alle spese; perché non è stata la scuola a mettersi in contatto direttamente con associazioni e centri che potevano farsi carico di questo problema? Abbiamo visto un intento punitivo nei confronti di queste famiglie e di questi bambini, bambini incolpevoli che hanno come unica risposta la sofferenza, il disagio psicologico, e che magari resteranno segnati per tutta la vita da questa sofferenza psicologica.

Dobbiamo anche tener presente un fatto che contraddistingue il nostro Paese: quello di essere uno dei Paesi in Europa con la più scarsa mobilità sociale. Ciò significa che non siamo in grado di valorizzare i talenti ovunque si trovino, a prescindere dalla provenienza sociale o dalle capacità economiche delle famiglie. Sarebbe più grande il nostro Paese se riuscissimo in questo: invece, il nostro è un Paese dove ancora vanno avanti i giovani che provengono dalle famiglie più abbienti e più attrezzate sul piano culturale.

Se vogliamo dare una risposta a questo problema, credo non siano queste le soluzioni o i provvedimenti da prendere, quale che sia il livello a cui vengono presi, che sia il Comune, la Provincia, la Regione o il Governo centrale. Ritengo che una scuola debba essere chiamata a riappropriarsi della sua missione, come dicevo all'inizio: assicurare eguali diritti a tutti gli studenti, educare al rispetto dei criteri di solidarietà e di eguaglianza, presupposti indispensabili affinché una scuola possa davvero definirsi pubblica.

Mi auguro che il Governo possa, nella sua funzione e nei suoi poteri, farsi garante di questa missione della scuola pubblica.