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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 428 del 23/09/2010


CROSETTO, sottosegretario di Stato per la difesa. Signor Presidente, onorevoli senatori, riferisco, a nome del Governo, sul gravissimo lutto che ha colpito le nostre Forze armate lo scorso 17 settembre, in Afghanistan, per il decesso di un nostro militare ed il ferimento di un altro.

In questa dolorosa e triste circostanza mi sia consentito, innanzitutto, esprimere il più profondo cordoglio ai familiari e la più sentita partecipazione al loro immenso dolore, chiedendo all'Aula di unirsi a me.

Siamo tutti vicini ai militari delle Forze armate, e in particolare a quelli dell'Esercito, che ancora una volta hanno pagato un tributo elevato per la sicurezza di tutti noi.

Signor Presidente, onorevoli senatori, passo a descrivere una prima ricostruzione dei fatti sulla base delle notizie finora pervenute.

Come noto, il Comando italiano responsabile per la Regione Ovest dell'Afghanistan è attualmente costituito su base della Brigata alpina Taurinense, che ha assunto la responsabilità di quell'area dal 20 aprile.

Venerdì mattina, 17 settembre 2010, nel quadro delle attività di ridislocamento e riorganizzazione delle forze per garantire il controllo del territorio, era stato disposto un convoglio della task force South East (sulla base del 7° Reggimento alpini di Belluno) per un movimento da Farah a Bakwa.

L'operazione era supportata da un velivolo italiano senza pilota del tipo Predator della task force Astore, con compiti di sorveglianza e scoperta avanzata, finalizzata in particolare alla individuazione di eventuali ordigni esplosivi improvvisati.

Alle 8,20 circa ora italiana (corrispondenti alle 10,50 in Afghanistan), attraverso le immagini rilevate dal Predator venivano individuati tre elementi ostili a bordo di motociclette sulla strada denominata Main supply route 515 che, ad un certo punto, si fermavano e venivano visti collocare, sotto la sede stradale, un ordigno esplosivo improvvisato al fine evidente di predisporre un attacco terroristico.

Intorno alle ore 8,45 ora italiana (ore 11,15 locali) il primo nucleo di terroristi, veniva raggiunto da altri quattro individui a bordo di un'auto.

Successivamente, tutto il gruppo raggiungeva una infrastruttura presso la quale, sempre grazie alle immagini fornite dal Predator, veniva individuata la possibile presenza di altri elementi ostili.

In relazione alla situazione di elevato rischio che si era venuta a creare, veniva deciso l'invio di un dispositivo di forze speciali, composto da operatori del 9° Reggimento d'assalto paracadutisti Col Moschin, supportato da un nucleo di ranger del 4° Reggimento alpini paracadutisti.

Il reparto veniva trasportato a bordo di un elicottero CH-47 e protetto da due elicotteri A-129 Mangusta, al fine di cinturare l'obiettivo ed effettuare il controllo sulle persone presenti.

Alle ore 13,20 circa ora locale, a seguito dello sbarco del dispositivo in prossimità del luogo indicato quale obiettivo, lo stesso dispositivo, cioè i nostri soldati, veniva fatto oggetto di preciso e sostenuto fuoco che proveniva dal compound.

L'attacco determinava il ferimento di due incursori del Col Moschin. Il dispositivo si attestava sulle posizioni raggiunte, sulle quali venivano contemporaneamente prestate le prime cure ai feriti ed erogata un'azione di fuoco in risposta all'offesa.

Il comandante, in considerazione della criticità della situazione tattica, delle condizioni dei feriti e della significativa efficacia del volume di fuoco nemico al quale erano sottoposti, ordinava lo sganciamento e richiedeva la successiva estrazione dall'area di combattimento a mezzo di un elicottero.

Alle 13,40 circa ora locale, sotto la copertura di fuoco degli elicotteri A-129, l'elicottero CH-47 atterrava in prossimità dei feriti e imbarcava il dispositivo intero per dirigersi verso la Forward Operating Base (FOB) di Farah.

Durante questa fase anche uno dei due elicotteri A-129 Mangusta veniva raggiunto da colpi d'arma da fuoco che, pur causando il tranciamento del cavo statico metallico del rotore di coda, non ne pregiudicavano la capacità di volo.

Alle ore 14,20 circa, ora locale, il dispositivo rientrava a Farah, dove i due feriti venivano immediatamente ricoverati presso la locale struttura sanitaria statunitense per essere sottoposti alle cure necessarie.

Le condizioni del primo militare, il capitano Alessandro Romani, 36 anni, nato a Roma il 18 luglio 1974, colpito alla spalla, al polmone, alla milza e ai reni, si evolvevano negativamente durante l'intervento chirurgico al quale era stato sottoposto, fino al verificarsi del decesso, intorno alle ore 16,10, ora italiana (ore 18,40 locali).

Il secondo militare, il primo caporal maggiore, Elio Domenico Rapisarda, riportava invece una frattura esposta del radio dell'avambraccio destro. Lo stesso, dopo le prime cure d'urgenza, veniva trasferito presso la struttura sanitaria statunitense ROLE 3 di Camp Dwyer, nella provincia di Helmand.

Nella giornata di sabato 18 settembre il militare veniva sottoposto con esito positivo ad intervento chirurgico per la riduzione della frattura. Le sue condizioni risultavano stabili e i medici decidevano quindi di trasferirlo presso l'ospedale di Ramstein in Germania, ove è stato raggiunto da un nostro team medico del policlinico militare del Celio.

Martedì 21 settembre il militare, sempre assistito dal citato team, è rientrato in Italia ed è ricoverato presso l'ospedale militare del Celio, ove è costantemente seguito dal personale medico militare e dal nucleo supporto psicologico dell'Esercito. Nei prossimi giorni si procederà all'approfondimento delle verifiche del quadro clinico e alle valutazioni delle successive azioni medico-sanitarie da porre in essere.

La procura di Roma ha aperto un fascicolo sull'attentato.

Signor Presidente, onorevoli senatori, vi è un grande e sincero dolore per la perdita del capitano Alessandro Romani, dolore e profonda commozione che hanno segnato le esequie, celebrate lunedì pomeriggio presso la Basilica di Santa Maria degli Angeli in Roma.

Le più alte cariche istituzionali, il Governo, le autorità, le Forze armate e, idealmente, tutti gli italiani si sono stretti ai familiari per testimoniare la vicinanza e un riconoscente omaggio a questo valoroso ufficiale.

Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha espresso personalmente alla famiglia - rendendosi interprete del cordoglio del Paese - i sentimenti della sua affettuosa vicinanza e della più sincera partecipazione al loro dolore. Il Capo dello Stato ha, inoltre, fatto pervenire il suo incoraggiamento e un affettuoso augurio al primo caporal maggiore ferito nello scontro a fuoco.

Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, appresa con dolore la notizia, ha espresso la sua profonda riconoscenza al capitano Romani e il più sentito cordoglio alla sua famiglia.

Il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, ha deciso di dedicare i tre giorni di celebrazione per i 140 anni di Roma Capitale al capitano Alessandro Romani, «perché era un soldato italiano e un soldato di Roma, un ragazzo cresciuto dentro i nostri quartieri» - cito le frasi da lui pronunciate - «da cui ha tratto lo spunto per una vita eroica in prima linea senza mai tirarsi indietro», e ha disposto la copertura delle insegne e l'esposizione delle bandiere a mezz'asta per sottolineare l'affetto e il cordoglio dì tutta la città.

Scusatemi se a questo punto richiamo in quest'Aula l'attenzione del Senato anche su quanto avvenuto nello stadio di Livorno, durante il minuto di raccoglimento con il quale il mondo dello sport ha voluto ricordare l'ufficiale caduto: i fischi di un gruppo di tifosi hanno rappresentato una manifestazione aberrante, che chiedo a tutti voi, onorevoli senatori, di condannare nel modo più assoluto.

Signor Presidente, onorevoli senatori, come il Ministro della difesa ha sottolineato in occasione di precedenti informative sulle operazioni in Afghanistan, ultima quella del 29 luglio scorso, questi episodi confermano che nel Paese permane una situazione di evidente rischio, determinata da ragioni concomitanti anche se apparentemente diverse.

Posto che le più favorevoli condizioni ambientali che si verificano nel periodo estivo consentono ai terroristi facilità e libertà d'azione, il loro obiettivo tattico resta quello di destabilizzare e tentare di compromettere i progressi compiuti da parte dell'Esercito nazionale afgano e di ISAF nell'assunzione e nel mantenimento del controllo del territorio.

Va considerato altresì come sia in atto un impegno particolare per accrescere il controllo del territorio da parte delle forze alleate di ISAF, al fine di creare tutte le condizioni necessarie per rendere possibile la decisiva fase di transizione delle responsabilità della sicurezza alle autorità afgane.

Da ciò deriva, quasi necessariamente, una maggiore aggressività da parte degli insurgents, che percepiscono il rischio di perdere il controllo delle aree fino ad ora considerate sicure.

In questo caso, in particolare, le operazioni di voto per le elezioni dei 249 deputati della Camera bassa afgana che si sono svolte proprio il 18 settembre hanno rappresentato un obiettivo specifico e, allo stesso tempo, un fattore catalizzante per un incremento delle iniziative destabilizzanti dei gruppi di insurgents.

Come accadde nell'agosto del 2009, in occasione delle presidenziali, si sono moltiplicate le minacce dei talebani tese a dissuadere uomini e donne dal raggiungere i seggi.

Nonostante gli episodi di violenza verificatisi anche nel settore sotto la responsabilità dei nostri militari, e in particolare ad Herat, le votazioni hanno avuto luogo regolarmente, a testimonianza di una positiva tendenza dell'evolversi della situazione.

È importante sottolineare le recenti parole dell'Imam di Herat, questo grande centro sotto la nostra responsabilità, che ha voluto esprimere apprezzamento per il lavoro delle nostre Forze armate, auspicando addirittura una più forte presenza in quel territorio.

Dalle prime stime comunque si è valutato che abbia votato circa il 40 per cento dei 12 milioni di iscritti alle liste elettorali: si tratta di percentuali apprezzabili nel contesto afgano.

Comunque sia, queste elezioni rappresentano un passo in avanti nella direzione che tutti auspicano, cioè la progressiva presa in carico da parte del popolo afgano del loro Paese, delle loro istituzioni e della loro vita civile e sociale.

Resta comunque ferma la nostra determinazione di rendere impossibile il raggiungimento dell'obiettivo strategico di chi vuole un ritorno dell'Afghanistan alle condizioni di prima dell'11 settembre.

Signor Presidente, onorevoli senatori, il Governo conferma pienamente il suo impegno nella consapevolezza dell'importanza dell'azione multinazionale per contribuire alla stabilizzazione dell'Afghanistan e soprattutto al processo di transizione delle responsabilità di controllo del territorio al Governo afgano.

Il nostro contingente, composto da militari appartenenti a tutte le Forze armate, raggiungerà verso la fine dell'anno le 4.000 unità, in linea con quanto il Governo ha avuto modo di illustrare in Parlamento più volte. Resta fermo infatti l'obiettivo di operare affinché la missione di controllo del territorio possa passare, con una fase di progressiva transizione, alle forze afgane a partire dal 2011, al fine di iniziare un progressivo disimpegno delle forze multinazionali.

Il ministro La Russa ha ampiamente discusso il processo di transizione di responsabilità con il segretario generale della NATO, Rasmussen, che ha incontrato proprio nel giorno in cui avveniva la tragica fatalità.

Nel corso del colloquio, Rasmussen ha espresso pieno apprezzamento per l'operato del contingente italiano. Lo stesso Rasmussen, nel lodare la qualità dei nostri istruttori militari, ha espresso l'esigenza di aumentare ulteriormente il numero degli istruttori, auspicandone un incremento anche da parte italiana.

Signor Presidente, onorevoli senatori, ancora una volta siamo chiamati a stringerci per ricordare il sacrificio di un nostro militare caduto nell'adempimento del dovere, per la difesa e la sicurezza dell'Italia e degli italiani.

Una missione che oggi le Forze armate sono chiamate ad assolvere in terre lontane insieme agli alleati per cercare di creare quelle condizioni di stabilità che sono indispensabili per procedere al consolidamento della governance dell'Afghanistan.

La natura del nostro impegno per il presente e per il futuro di questo martoriato Paese non cambia e rimane coerente con quanto sinora abbiamo fatto.

Siamo convinti di essere sulla strada giusta e soprattutto sappiamo di poter contare, per giungere al termine di questo percorso, sui nostri uomini e sulle nostre donne con le stellette. Uomini come Alessandro Romani, capitano dell'Esercito, coraggioso ufficiale, degno della gloriosa tradizione dei nostri incursori. Uomini e donne che con altissimo senso del dovere continuano ad assolvere alla loro difficile missione per l'Italia, per la comunità internazionale, per il popolo afgano, consapevoli che il loro impegno e il loro sacrificio non sono e non dovranno essere vani. Uomini e donne verso i quali ognuno di noi, non soltanto in questi casi, deve chinare la testa con rispetto. (Applausi dai Gruppi PdL, LNP, FLI e UDC-SVP-Aut:UV-MAIE-IS-MRE e PD e del senatore Astore).