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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 428 del 23/09/2010


PRESIDENTE. Comunico che sono state presentate alcune questioni pregiudiziali.

Ha chiesto di intervenire il senatore Treu per illustrare la questione pregiudiziale QP1. Ne ha facoltà.

TREU (PD). Signor Presidente, la nostra richiesta di non procedere all'esame del disegno di legge è fondata su vari motivi, che sono analiticamente esposti nel testo della pregiudiziale e che io ora sintetizzerò. Il primo non meriterebbe molti commenti, perché ha a che fare con il carattere gravemente eterogeneo del disegno di legge. In realtà, ormai ci siamo abituati. Anche ieri abbiamo provato un altro testo omnibus. Basterebbe leggere il titolo: si fa fatica ad arrivare in fondo, perché è proprio un centone. In realtà, come ha detto anche il Presidente della Repubblica, l'eterogeneità non è una questione estetica, bensì una grave tecnica legislativa che rende poco trasparente il testo e difficile la sua comprensione. In questo caso è particolarmente grave, perché un simile modo di procedere non può che aumentare il contenzioso, proprio quando una parte del provvedimento sarebbe diretta, attraverso l'arbitrato, a ridurlo: quindi, è una contraddizione in termini. Il primo motivo inerisce dunque alla presenza di un peccato di confusione.

Il secondo motivo denuncia invece un peccato di omissione. Come è noto, con questo provvedimento ci siamo trascinati per due anni - siamo alla sesta lettura, un record negativo - nei quali, non so se ce ne siamo accorti ma anche senza essere esagerati è successo di tutto la crisi, la disoccupazione, l'economia che va male. In questi due anni, centone per centone, si poteva anche affrontare qualche problema vero, che ha a che fare con l'andamento nei nostri rapporti di lavoro. Come Partito Democratico in questo periodo avevamo avanzato delle proposte molto puntuali e significative per semplificare il processo del lavoro, riprendendole tra alcune di quelle già largamente discusse nella precedente legislatura, o per intervenire sui problemi gravi delle politiche di impiego e dei servizi all'impiego: tutte questioni che, quando parliamo di altro, anche qui, diciamo che sono urgenti. Ci vuole veramente coraggio da parte del relatore nel dire che siamo di fronte ad un caso di virtuosa fantasia e di rispondenza alle esigenze del Paese. Purtroppo, a dir poco, è un'altra occasione perduta.

Il terzo motivo - questione centrale che abbiamo ricordato - tocca la concezione dell'arbitrato. Ribadisco che siamo favorevoli, visto che il nostro Paese ha un grave ritardo, ma fin dall'inizio abbiamo detto che uno strumento delicato come questo andrebbe regolato bene. Diamo atto che dopo la tirata d'orecchie del Capo dello Stato vi è stato un miglioramento. Lo riconosco perché nella prima versione si trattava proprio di un arbitrato selvaggio, che ora viene migliorato poiché si dice che l'arbitro deve rispettare i principi regolatori della materia, anche derivanti da obblighi comunitari, diventando così certamente più garantistico. Non sarà facile neanche qui, in un Paese pieno di avvocati, dibattere su cosa ciò significhi.

Però noi avevamo avanzato una proposta su cui abbiamo insistito per due anni: l'arbitrato è un atto di giurisdizione privata che ha a che fare con rapporti complessi; tutti i Paesi che lo hanno usato l'hanno affidato alla contrattazione collettiva. E questo è il modo più semplice. In tal modo non si interferisce con diritti fondamentali e si tutelano anche aspetti che, invece, sono piuttosto preoccupanti, ad esempio la possibilità che il ricorso all'arbitrato sia estorto, specie in un momento di debolezza.

Anche su questo punto il Capo dello Stato ha insistito in tal senso, e ne è seguita qualche correzione: 30 giorni di respiro invece di subito! Però la questione si sarebbe risolta veramente se si fosse seguita la nostra proposta. Confrontate allora che ciò esista in tutti gli ordinamenti civili: l'arbitrato è strumento governato dai contratti collettivi per le materie disponibili ai contratti collettivi: questa era la strada, che invece è stata presa solo a metà, e forse neanche a metà.

Quarto punto: perché non è stata seguita fino in fondo? Perché alla fine c'è il decreto del Ministro: non solo l'ambito dell'arbitrato è più ampio, ma anche la contrattazione è interrotta. È vero che ci sono precedenti di intervento di decreti ministeriali, ma il Capo dello Stato ha detto che una materia del genere, in cui si tratta di decidere della tutela dei diritti, o in giudizio o nell'arbitrato, non può essere affidata al decreto del Ministro, ma solo alla legge. Si possono citare anche decisioni della Corte costituzionale in tal senso. Quindi, questo punto sarà sicuramente impugnato dinanzi alla Corte.

Un'ultima notazione su un altro aspetto su cui si è fatto qualche miglioramento: si è tolto di mezzo il licenziamento, anche se va ricordato che i diritti delle persone esistono anche prima di essere decapitati dal licenziamento.

Ci sono altre norme. Alcune sono confuse, magari non particolarmente nocive, come quelle sulla certificazione che porteranno solo altro lavoro all'affaticato processo. Ma c'è almeno una norma particolarmente pericolosa: quella con cui si inventano i sindacati territoriali (il che vuol dire anche di rione) e si dà loro il potere di decidere su norme addirittura in deroga. Lo abbiamo detto qui in Aula, alla presenza del sottosegretario Viespoli: ci si rende conto che si sta fasciando uno dei più delicati sistemi di relazioni industriali e nazionali d'Italia?

Questa è la lista degli argomenti principali, e il collega Ichino ne aggiungerà degli altri: ve ne è abbastanza per non procedere all'approvazione del disegno di legge in titolo. (Applausi dai Gruppi PD, IdV e del senatore Astore).

PRESIDENTE. Ha chiesto di intervenire il senatore Ichino per illustrare la questione pregiudiziale QP2. Ne ha facoltà.

*ICHINO (PD). Signor Presidente, colleghi, questa legge che il Senato si appresta a licenziare per la terza volta in due anni porta in se quella stessa contraddizione che tipicamente affligge l'intera azione di questo Governo: la contraddizione tra gli annunci ambiziosi e le realizzazioni concrete. Andrà così anche per la parte di questo collegato-lavoro che oggi dobbiamo tornare a discutere, cioè la parte relativa all'arbitrato.

Annunciata come la legge che avrebbe rilanciato su larga scala l'arbitrato nel nostro ordinamento del lavoro, come abbiamo sentito ancora pochi minuti fa dal relatore Castro, la legge in discussione è destinata a non produrre tale effetto neppure in minima parte, non solo per i vizi di costituzionalità, che in parte sono stati illustrati dal collega Treu e sui quali per altra parte tornerò a breve, ma anche e soprattutto per la pessima qualità della tecnica normativa adottata.

A questo proposito, chiedo al Ministro per la semplificazione legislativa: davvero questo cosiddetto collegato lavoro è per voi il modello di norma agevolmente leggibile e comprensibile da chiunque debba applicarla, di cui si parla nel Decalogue for smart regulation che l'Unione europea ci ha invitato a rispettare come guideline fondamentale nella produzione legislativa? Chiedo al Ministro del lavoro: è davvero questo cosiddetto collegato lavoro, in particolare i 40 commi in materia di arbitrato (quando ne sarebbe bastato uno solo o al massimo due), il modello di self restraint legislativo, di legislazione snella e cauta al tempo stesso perché rispettosa del principio di sussidiarietà rispetto alla competenza prioritaria della contrattazione collettiva?

Davvero, ministri Sacconi e Calderoli, per voi il modello di legislazione sui rapporti di lavoro pubblico e privato è questa legge-minestrone nella quale la riforma della materia dell'arbitrato, quindi riforma - nientemeno - del codice di procedura civile, si colloca all'articolo 30, in coda rispetto a una congerie di norme che vanno dal doping nelle attività sportive ai medici ed infermieri extracomunitari, dal trasferimento di ricercatori della Scuola superiore dell'economia e delle finanze alle carriere dei Vigili del fuoco, dall'età pensionabile dei dirigenti medici del Servizio sanitario nazionale alla disciplina dei gruppi sportivi delle Forze armate e di polizia, e persino - è l'articolo 28, che precede immediatamente i due articoli di cui oggi dobbiamo occuparci - ai concorsi interni per vice revisore tecnico e vice perito della Polizia di Stato? (Brusìo).

Capisco il fastidio dei colleghi, che si manifesta nel loro brusìo, per l'incredibile farragine di questo elenco, ma immaginate il fastidio dei cittadini italiani quando questa incredibile farragine sarà legge dello Stato nella Gazzetta Ufficiale (Applausi del senatore Perduca). A tale proposito il Capo dello Stato ci avverte: "Ho già avuto altre volte occasione di sottolineare gli effetti negativi di questo modo di legiferare sulla conoscibilità e comprensibilità delle disposizioni". Parliamo tanto di rilanciare in Italia la cultura della legalità e delle regole, ma se queste ultime sono illeggibili e inconoscibili, quale cultura delle regole possiamo promuovere? Su questo ci invita a riflettere il Capo dello Stato!

Venendo alla materia specifica che dobbiamo affrontare oggi, chiedo ai Ministri del lavoro e della semplificazione legislativa e al relatore Castro che ha parlato di questo disegno di legge come "vettore di semplificazione": davvero considerate corretto impiegare nell'articolo 30, quello sull'arbitrato, 40 fra commi e sottocommi (oltre tutto destinati caoticamente a collocarsi in parte nel codice di procedura civile e in parte fuori, per la gioia di giudici, avvocati, consulenti del lavoro e soprattutto dei cittadini che dovranno prima trovarli e poi leggerli, capirli ed applicarli) davvero considerate corretto ricorrere a questo enorme volume normativo per regolare una materia, quella dell'arbitrato nelle controversie di lavoro, che avrebbe potuto essere riformata in modo infinitamente più efficace, perché più chiaro, più semplice e più immediatamente comprensibile, con tre righe che affermassero la sovranità della contrattazione collettiva per la soluzione delle controversie sulle materie di sua esclusiva competenza?

Se fosse stata adottata questa scelta di tecnica normativa - che abbiamo indicato in un emendamento presentato dal collega Treu, da me e da altri colleghi della Commissione lavoro e che invece è stato respinto del tutto immotivatamente - si sarebbe risolta correttamente anche la questione spinosa dei limiti dell'arbitrato nelle controversie relative a rapporti di impiego pubblico.

Si sarebbe cioè consentito un arbitrato regolato dal contratto collettivo sulle sole materie nelle quali in questo settore si riconosce al contratto stesso piena sovranità. Si è scelta invece la strada vecchia della normativa ipertrofica, complicata, onnipervasiva, con il risultato che nelle pieghe di questo mostruoso articolo 30 è finita una norma sull'arbitrato nel settore pubblico dai confini incertissimi, che quindi apre la strada allo scardinamento dei principi fondamentali della buona amministrazione. Lo ha rilevato la nostra Commissione bilancio in sede di quarta lettura, paventando che da questa norma possano derivare, cito testualmente, "effetti negativi" sui conti pubblici.

Lo abbiamo rilevato in Aula nella stessa occasione. E poi lo ha rilevato il Capo dello Stato nel messaggio con cui ha rinviato il disegno di legge al Parlamento. Leggo dal suo messaggio: «Perplessità ulteriori suscita la estensione della possibilità di ricorrere a tale tipo di arbitrato anche in materia di pubblico impiego: in tal caso è particolarmente evidente la necessità di chiarire se ed a quali norme si possa derogare senza ledere i principi di buon andamento, trasparenza ed imparzialità dell'azione amministrativa sanciti dall'articolo 97 della Costituzione».

Nonostante tutti questi avvertimenti, lo ripeto, della Commissione bilancio, dell'Aula, e del Capo dello Stato, la norma è rimasta identica a come era quando l'abbiamo licenziata in quarta lettura, senza alcuna correzione che possa proteggerla dalla censura di incostituzionalità che il Capo dello Stato prospetta.

Per questo riproponiamo la pregiudiziale di costituzionalità riferita a questa parte dell'articolo. (Applausi dai Gruppi PD e IdV. Brusìo).

PRESIDENTE. Colleghi, non si può veramente continuare così: è un tema rilevante, chi non è interessato venga in Aula più tardi!

Ha chiesto di intervenire il senatore Pardi per illustrare la questione pregiudiziale QP3.

PARDI (IdV). Signor Presidente, onorevoli colleghi, membri del Governo, mi sento sollecitato dall'affermazione del relatore Castro a proposito dell'insorgere recente di fenomeni estremistici - naturalmente molto criticati - nella scena del dibattito sociale: è vero che ci sono stati ed è vero che sono ultracensurabili, però il richiamo a questi fatti credo ci costringa - almeno io la penso così - a ritenere che si tratti di fenomeni statisticamente rarissimi in una situazione in cui invece sarebbero prevedibili.

Le condizioni normali del lavoro nella società di oggi sono così scivolate verso l'orizzonte della precarietà, sempre più prepotente, sempre più ineliminabile, fino addirittura a sfiorare in molti casi le condizioni della prestazione gratuita nel mondo del lavoro intellettuale, che a me francamente viene da pensare che oggi ci sarebbero le condizioni (che una volta sarebbero state chiamate oggettive) per lo scatenamento di fenomeni estremistici di massa, di ribellione ad uno stato di cose intollerabile. Il fatto che ciò non avvenga, a mio parere, è ascrivibile a due cause contrastanti, la prima delle quali è la profonda vocazione democratica maturata all'interno del dibattito sociale in Italia. Non ci sono violenze di massa, non ci sono blocchi stradali, non ci sono manifestazioni non autorizzate, non ci sono manifestazioni di intolleranza; queste ultime si manifestano solo nei confronti degli immigrati. Ma se ci pensate, il grado di terribile precarietà del lavoro è tale che senza difficoltà si potrebbero immaginare invece fenomeni insorgenti molto più pericolosi. Negli ultimi dieci anni abbiamo visto - l'abbiamo detto più volte in quest'Aula - manifestazioni di milioni di persone che non hanno spaccato una vetrina: questo non può essere spiegato che con una consapevolezza democratica accresciuta, fisiologica, dentro questa società.

L'altro elemento, che è contrastante e che è la causa di possibili disordini, è la solitudine del lavoratore precario che non può costituire massa solidale, perché nella precarietà ognuno è avversario del proprio competitore, e in questa situazione si determinano condizioni veramente difficili, su cui un'Assemblea elettiva consapevole dovrebbe essere chiamata a riflettere per approntare provvedimenti legislativi in grado di scongiurare che si scivoli verso la tentazione della ribellione singola, in un mondo in cui la forza collettiva trova grandissime difficoltà a manifestarsi. Dovevo dirlo, in quanto credo che in quest'Aula si debbano anche ricevere le sollecitazioni del pensiero altrui e rispondervi.

Quanto alla questione pregiudiziale, quella presentata dall'Italia dei Valori ha molti caratteri di contiguità e complementarietà con quelle presentate e così compiutamente illustrate dai colleghi del Partito Democratico. Pertanto, mi limito a richiamare le ragioni fondamentali della questione pregiudiziale QP3, che sono essenzialmente il richiamo del Presidente della Repubblica a decisioni della Corte costituzionale che hanno dichiarato l'illegittimità costituzionale delle norme che prevedono il ricorso obbligatorio all'arbitrato, poiché solo la concorde volontà delle parti può consentire deroghe al fondamentale principio di statualità ed esclusività della giurisdizione, al diritto di tutti i cittadini di agire in giudizio per la tutela dei propri diritti e interessi legittimi.

I punti di applicazione di un ragionamento critico sulla questione dell'arbitrato sono molteplici, ma sono riconducibili tutti ad una logica unitaria, ossia che così com'è concepito, nella maniera che chi mi ha preceduto ha illustrato così bene, la giustizia dell'arbitrato è profondamente pregiudicata dal fatto che si trascurano le condizioni asimmetriche di debolezza del lavoratore di fronte a questa scelta. Ciò riguarda vari articoli e disposizioni normative che non riporto, ma che sono contenuti nel testo della questione pregiudiziale QP3.

Questo è l'elemento fondamentale, ma un pensiero particolare va all'ipotesi di allargamento dell'arbitrato alle pubbliche amministrazioni, che contiene elementi potenziali di disordine finanziario che è difficile fronteggiare.

È necessario fare un'ultima considerazione riguardo l'insidiosissimo soppresso articolo 20. Il senatore Saltamartini ha presentato un emendamento come accoglimento del suggerimento del Presidente della Repubblica e ipotesi di risoluzione positiva: noi ce lo studieremo accuratamente, ma la sensazione, ad una prima lettura, è che si tratti di una maniera per evitare sostanzialmente i punti di applicazione fondamentali contenuti nel messaggio di rinvio del Presidente della Repubblica, definendo la gestione della terribile questione di quanti soffrono di patologie derivanti dalla contaminazione dell'amianto in una maniera che poi essenzialmente si traduce in una protezione per gli altri gradi militari che potrebbero - e non possono più, secondo questo emendamento - essere investiti dall'applicazione del principio di responsabilità per ciò che è avvenuto sulle navi costruite con l'amianto.

Per questi motivi anche l'Italia dei Valori propone di non procedere all'esame dell'Atto Senato n. 1167-B/bis. (Applausi dai Gruppi IdV e PD).

PRESIDENTE. Ricordo che sulle questioni pregiudiziali presentate, ai sensi dell'articolo 93 del Regolamento, si svolge un'unica discussione durante la quale potrà intervenire un rappresentante per Gruppo, per non più di dieci minuti.

Colleghi, vi prego di far svolgere la discussione in modo sereno, perché non è normale che vi sia un brusìo così forte da sovrastare la voce di chi prende la parola. È l'ultima volta che lo ripeto: la prossima volta sospendo la seduta.

SBARBATI (UDC-SVP-Aut:UV-MAIE-IS-MRE). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

SBARBATI (UDC-SVP-Aut:UV-MAIE-IS-MRE). Signor Presidente, il collegato al lavoro, dopo un iter tormentato e complesso, è tornato all'esame delle Camere grazie all'intervento del Presidente della Repubblica che ha costretto la maggioranza e il Governo a correggere, dopo il rinvio, alcuni punti del testo che egli ha ritenuto in contrasto con principi e norme inderogabili che l'opposizione aveva peraltro evidenziato ma che la maggioranza, chiusa al confronto, non aveva tenuto in alcuna considerazione.

Il messaggio alle Camere del presidente Giorgio Napolitano del 31 marzo 2010, motivato ai sensi dell'articolo 74 della Costituzione, rileva con accento critico la natura fortemente eterogenea del provvedimento che inevitabilmente produrrà effetti negativi oltre che sullo svolgimento del processo legislativo anche sulla conoscibilità e comprensibilità delle disposizioni, sulla organicità del sistema normativo e quindi sulla certezza del diritto. Siamo passati infatti da un collegato al lavoro che si componeva di nove articoli ad un testo di ben 49 articoli che trattano materie tra le più disparate, senza la possibilità di valutare la coerenza delle norme introdotte con le altre norme vigenti sulla stessa materia.

Siamo perciò di fronte all'ennesimo provvedimento omnibus, disorganico, che di certo non si configura come un disegno di legge riformatore, su temi caldi e cruciali per la revisione dei diritti dei lavoratori e dello stesso diritto al lavoro e, soprattutto, in tema di lavori usuranti, di lavoro sommerso, di controversie di lavoro e di ammortizzatori sociali.

Governo e maggioranza hanno tradito l'iniziale ambizione riformatrice per attestarsi su un provvedimento che si è via via strutturato con una stratificazione normativa non certamente virtuosa, senatore Castro, come lei ha voluto definirla in qualche momento, ma estemporanea, scarsamente integrata sia con le nuove norme introdotte che con l'ordinamento vigente e previgente, che lascia irrisolte le questioni concernenti la tutela e la valorizzazione del lavoro, la promozione delle politiche di innovazione dello stesso mercato del lavoro, il tema della flessibilità, la lotta al lavoro nero e, soprattutto, tutto ciò che favorisce, come lei ha detto, la coesione sociale, che veramente non ho ravvisato.

In particolare, l'attuale articolo 30, che modifica le disposizioni del codice di procedura civile in materia di conciliazione e di arbitrato nelle controversie individuali di lavoro, resta, nonostante l'opposizione, scritto in modo farraginoso e incomprensibile. Nonostante il richiamo del Presidente della Repubblica, esso finisce per imporre di fatto l'arbitrato nelle controversie di lavoro, con l'aggravante di prevederlo comunque, nonostante il vostro emendamento, nella fase iniziale del rapporto di lavoro, vale a dire dopo la conclusione del periodo di prova o dopo i famosi 30 giorni dalla data di stipula del contratto; momento in cui, ovviamente - nessuno può disconoscerlo - la libera scelta è condizionata dalla debolezza di una delle parti contraenti, vale a dire il lavoratore.

Ciò comporta la rinuncia al diritto all'accesso alla giurisdizione sancito dalla nostra Costituzione repubblicana, dalla legislazione vigente e dalla giurisprudenza costituzionale, con grave violazione del sistema di garanzie poste a tutela dei lavoratori.

Pertanto, sulla base delle considerazioni svolte, che peraltro le questioni pregiudiziali novellano in modo chiaro ed esaustivo, e considerato che i rilievi mossi dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano non hanno trovato che una risposta parziale, decisamente più formale che sostanziale, che certamente sarà foriera di confusione e di contenzioso (poiché il testo dell'articolo 30 contraddice nella sostanza quanto il presidente Napolitano ha affermato, ovvero che «solo il legislatore può e deve stabilire le condizioni perché possa considerarsi effettiva la volontà delle parti di ricorrere all'arbitrato»), il nostro Gruppo dichiara il voto favorevole sulle questioni pregiudiziali presentate QP1 e QP2. (Applausi dal Gruppo UDC-SVP-Aut:UV-MAIE-IS-MRE).

MAZZATORTA (LNP). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MAZZATORTA (LNP). Signor Presidente, onorevoli colleghi, sulle due questioni pregiudiziali QP1 e QP2 proposte dai colleghi del Gruppo del PD occorre formulare alcune osservazioni, anche per motivare il nostro voto contrario.

Il disegno di legge in esame contiene indubbiamente importanti innovazioni, sia sul piano del diritto sostanziale che sul piano del diritto processuale, in materia di lavoro. La questione pregiudiziale QP1, presentata dal senatore Treu e da altri senatori, è critica sul modo di legiferare e ritiene che il disegno di legge in esame sia espressione di un modo di legiferare frammentario; secondo la questione pregiudiziale ciò darebbe vita ad un disorganico provvedimento omnibus.

Non voglio utilizzare l'espressione poetica del collega Castro di una "stratificazione normativa virtuosa", ma mi limiterò più semplicemente a sottolineare che questa tecnica legislativa ormai si è consolidata nel tempo; essa va sicuramente rivista, non già criticando il prodotto legislativo di questo modo di legiferare, ma modificando radicalmente le procedure parlamentari, cioè semplificandole e rendendole più moderne ed adeguate ai tempi.

Per quanto riguarda i rilievi del Presidente della Repubblica, contenuti nel suo messaggio, va evidenziato che essi sono stati tutti sostanzialmente accolti, anche grazie al contributo delle opposizioni. Abbiamo garantito il giusto punto di equilibrio tra l'esigenza di aumentare gli strumenti di composizione delle controversie di lavoro e il sistema di garanzie posto a tutela del lavoratore.

Nella stessa questione pregiudiziale QP1 si riconosce che oggi - leggo testualmente - «il ricorso all'arbitrato non è agevole». Noi non vogliamo imporre l'arbitrato nelle controversie di lavoro, ma intendiamo renderlo più agevole; vogliamo dare più possibilità e libertà di scelta alle parti: una scelta libera e consapevole, con un ruolo attivo delle parti sociali.

Il Presidente della Repubblica, nel suo messaggio, riconosce che l'introduzione nell'ordinamento di strumenti idonei a prevenire l'insorgere di controversie e a semplificarne ed accelerarne le modalità di definizione è un interesse apprezzabile da perseguire con spirito aperto. Noi sosteniamo che questi strumenti di deflazione del contenzioso liberamente scelti servono sia al datore di lavoro, per evitare di attendere anni per sapere se aveva ragione o torto nei rapporti con i suoi lavoratori, dando certezza al suo potere organizzativo, sia al lavoratore, che deve poter contare su risposte tempestive ed efficaci. Vi chiedo infatti: subisce o no un danno il lavoratore che attende una sentenza definitiva del tribunale per anni?

Noi consideriamo con favore ogni intervento mirato a ridurre il ricorso abnorme ai giudici ordinari per la soluzione delle vertenze di lavoro, perché oggi sono pendenti 1,5 milioni di cause di lavoro, e ciò rappresenta un'assurdità e un peso enorme sul sistema Paese.

Inoltre, affermare - come viene fatto nella questione pregiudiziale QP2 - che «l'introduzione dell'arbitrato nelle controversie riguardanti il pubblico impiego consentirà malversazioni in materia di immissioni in ruolo e nelle promozioni nelle amministrazioni statali» mi sembra leggermente offensivo nei confronti delle pubbliche amministrazioni statali. Ringrazio il collega Ichino per avere inserito la parola "statali" dopo le parole "pubbliche amministrazioni", perché sono sicuro che le amministrazioni comunali, provinciali e regionali non sono esposte al rischio evidenziato dal senatore Ichino. Oggettivamente l'espressione mi sembra un po' qualunquistica e del tutto generica.

Anche in questo caso, non vi è alcuno scardinamento - com'è stato affermato - dei principi di buon andamento, di trasparenza e di imparzialità sanciti dall'articolo 97 della Costituzione.

Nella questione pregiudiziale QP1 si specifica che, nonostante le modifiche al provvedimento, restano irrisolte le questioni riguardanti gli strumenti di tutela e valorizzazione del lavoro, la lotta al lavoro nero, le politiche di innovazione del mercato del lavoro, ma ci si dimentica poi di dire che questo disegno di legge, proprio perché espressione di stratificazione normativa più o meno virtuosa, contiene importanti riforme, un nuovo regime per l'impugnazione dei licenziamenti, riforme in materia di certificazione dei contratti di lavoro, in materia di conciliazione e di arbitrato al fine di favorire la composizione stragiudiziale delle controversie di lavoro.

Aggiungo inoltre che il tentativo di conciliazione delle controversie di lavoro diviene finalmente facoltativo e che la composizione delle commissioni di conciliazione contiene una novità per noi molto importante. I rappresentanti sindacali nelle commissioni di conciliazione non verranno più designati dalla triplice sindacale, ma nell'ambito delle organizzazioni maggiormente rappresentative a livello territoriale. Per noi è un primo passo nella direzione della territorializzazione, che ovviamente a noi piace molto e ai colleghi del Partito Democratico un po' meno.

Questo disegno di legge contiene importanti riforme in materia di attività di vigilanza, di orario di lavoro, di impiego di lavoratori irregolari e poi deleghe estremamente importanti in materia di ammortizzatori sociali, in materia di occupazione femminile, con la previsione di incentivi e sgravi contributivi mirati a sostenere regimi di orario flessibili, legati alla necessità di conciliazione tra il lavoro e la vita familiare nonché a favorire l'aumento dell'occupazione femminile.

Ciò dimostra, colleghi, al di là della propaganda di parte, che questo disegno di legge va nell'interesse dei lavoratori e dei datori di lavoro e accresce gli spazi di libertà e democrazia.

A proposito di democrazia, consentitemi di chiudere riferendo un grave episodio accaduto ieri nell'ambito di un'audizione tenutasi presso la Commissione lavoro, alla quale ho partecipato, relativamente al disegno di legge n.1337, presentato dai senatori del Partito Democratico Roilo, Nerozzi ed altri, contenente norme sulla rappresentatività sindacale. Sono intervenuti molti dirigenti sindacali della CISL, della UIL e dell'UGL. Quando ha preso la parola il vice segretario del Sindacato padano (SIN.PA.), un sindacato che rappresenta migliaia di lavoratori, legittimamente invitato a partecipare all'audizione dal presidente Giuliano, con una decisione assunta dall'Ufficio di Presidenza della stessa Commissione, il senatore Roilo ha vivacemente protestato e tutti i senatori del Partito Democratico hanno platealmente abbandonato l'aula della Commissione lavoro.

Ora, presidente Finocchiaro, ci può anche essere la parola "democratico" nel proprio nome o in quello del proprio partito, il Partito Democratico, ma avere comportamenti del tutto antidemocratici. (Applausi dai Gruppi LNP e PdL). A noi il razzismo sindacale non piace, colleghi Roilo e Nerozzi. Provate a leggervi Voltaire. Noi non condividiamo le vostre idee, ma siamo pronti a morire pur di difendere il vostro diritto ad esprimerle! (Applausi dai Gruppi LNP e PdL. Vivaci commenti dal Gruppo PD).

PRESIDENTE. Colleghi, se ci ricordassimo degli interventi svolti in Aula nel corso della discussione sul bilancio interno del Senato anche nei giorni successivi, magari tutto l'anno, forse si lavorerebbe meglio. Altrimenti, si discute di come lavorare soltanto quando si affronta l'esame del bilancio interno.

GIULIANO (PdL). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GIULIANO (PdL). Signor Presidente, il disegno di legge in esame, com'è stato più volte ricordato anche dal senatore Castro nell'ambito della sua esaustiva relazione - cosa che mi potrebbe tranquillamente esimere dal fare qualsiasi ulteriore osservazione - ha avuto un percorso travagliato, lungo, che ha visto una collaborazione anche dell'opposizione, e ha trattato temi di grande attualità e drammaticità. Di qui anche la scusante della eterogeneità. Indubbiamente affermare il contrario sarebbe difficile, però è anche vero che nei due anni che sono trascorsi si sono verificati eventi di alta drammaticità che hanno imposto l'inserimento di norme per affrontare i problemi che man mano emergevano. Vi sono state varie letture alla Camera e al Senato; ora, a seguito del rinvio da parte del Presidente della Repubblica, il provvedimento torna all'esame del Senato dopo l'esame della Camera.

Il Presidente della Repubblica ha fatto una serie di osservazioni e rilievi, in modo particolare in ordine agli articoli 20, 30, 31, 32 e 50 del disegno di legge, che sono stati doverosamente e giustamente tenuti in considerazione dalle Commissioni e ai quali sono state date risposte esaurienti, puntuali, precise.

In modo particolare, i punti che il Presidente della Repubblica ha sollevato e ha posto all'attenzione delle Camere riguardano la conciliazione e l'arbitrato. Temi contro i quali, sostanzialmente, si sono scagliati opposizione e centrosinistra, quasi fosse un demone da scacciare dal paradiso del mondo del lavoro. In realtà, si tratta di uno di uno strumento di deflazione giudiziaria, come è stato ricordato, e lo stesso Presidente della Repubblica ha avuto modo e occasione di rilevare la condivisibilità di una strada che portasse verso queste soluzioni.

Purtuttavia, a fronte di questo strumento previsto dal nostro codice, è stato tenuta in altissimo conto l'osservazione del Presidente Repubblica, con le modifiche che hanno ricordato i due relatori in ordine all'inserimento della clausola, dopo il periodo di prova, dove previsto, e dopo 30 giorni, in modo da evitare che il lavoratore si trovi in una posizione di debolezza e sia costretto suo malgrado ad accettare la clausola compromissoria.

Il rilievo mosso dal senatore Ichino, in ordine all'applicabilità al rapporto di pubblico impiego non ci trova assolutamente concordi. La definirei una sorta di sfiducia precostituita, anche abbastanza grave, in ordine alla professionalità, equidistanza, serietà ed equilibrio degli arbitri, posto che egli lo vede come uno strumento che può provocare addirittura malversazioni, danni, soprusi, che va contro i principi fondamentali della pubblica amministrazione: ma non ne ha spiegato i motivi, per cui è stata solo ribadita questa pregiudiziale sfiducia verso lo strumento e verso coloro i quali lo interpreteranno e lo attueranno. Quindi, i motivi da lui esposti sono assolutamente non condivisibili e da rigettare.

Vi è poi da citare l'ulteriore rimedio posto dalla discussione, sia al Senato che alla Camera, in esito alla quale è stata esclusa la clausola compromissoria nell'ambito del tema della risoluzione del rapporto di lavoro.

Si è trattato, in sostanza, di un esame puntuale preciso in ordine a tutte e cinque le doglianze del Presidente Repubblica, che sono state tenute in debito conto. Su alcune di queste addirittura si è registrata una sorta di condivisione. Ricordo anche in ordine a certe perplessità sorte sulla depenalizzazione, alla quale si era richiamato il relatore, senatore Saltamartini, che vi è un passo nel messaggio di rinvio da parte del Presidente della Repubblica inequivoco, dove si dice che per conseguire queste condivisibili esigenze è necessario escludere la responsabilità penale attualmente prevista per i responsabili di alcune categorie del naviglio, in linea con i criteri dettati dal decreto legislativo del 2008.

Si può parlare, quindi, di un'adesione a quanto detto dal Presidente della Repubblica puntuale, precisa, doverosa. Credo pertanto che sia giunto finalmente il momento di portare al traguardo questo provvedimento, che contiene misure importantissime in materia di lavoro e che conferisce deleghe al Governo, riaprendo il dibattito su alcuni punti fondamentali che è doveroso portare a compimento. (Applausi dal Gruppo PdL. Congratulazioni).

PRESIDENTE. Metto ai voti la questione pregiudiziale avanzata, con diverse motivazioni, dal senatore Treu e da altri senatori (QP1), dal senatore Ichino e da altri senatori (QP2) e dal senatore Pardi e da altri senatori (QP3).

Non è approvata.

INCOSTANTE (PD). Chiediamo la controprova.

PRESIDENTE. Ordino la chiusura delle porte. Procediamo alla controprova mediante procedimento elettronico.

Non è approvata.