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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 428 del 23/09/2010


Dichiaro aperta la discussione generale.

È iscritto a parlare il senatore Roilo. Ne ha facoltà. (Brusìo).

Aspetti un attimo, senatore Roilo. I colleghi che hanno intenzione di uscire sono pregati di farlo rapidamente, così il senatore Roilo può iniziare il suo intervento in modo tranquillo.

Prego, senatore Roilo.

ROILO (PD). Signor Presidente, onorevoli senatori, signori del Governo, il percorso parlamentare del collegato lavoro che discutiamo oggi è davvero emblematico, perché forse più di altri provvedimenti legislativi evidenzia sia le reali volontà del Governo in materia di diritti sociali, sia la sua incapacità di rispondere adeguatamente alle emergenze economiche ed occupazionali del Paese. Un disegno di legge il cui iter parlamentare è stato avviato due anni fa - non mi sto sbagliando, esattamente due anni fa - che inizialmente si componeva di soli 9 articoli e che oggi torna al Senato in sesta lettura composto da 49 articoli, aventi ad oggetto le materie più disparate. È stato detto anche questa mattina che si tratta dell'ennesimo provvedimento onnicomprensivo, di un minestrone come ha detto il senatore Ichino, oltretutto fatto di tante, troppe deleghe.

Un provvedimento, come ho detto, presentato esattamente due anni fa, quando era già scoppiata la crisi finanziaria internazionale che ha provocato l'avvio di una lunga fase recessiva dalla quale non siamo ancora usciti, mentre, nello stesso mese, il Partito Democratico presentava in Parlamento una mozione che sollecitava interventi urgenti per contrastare la crisi e presentava proposte che voglio ricordare, trattandosi di misure che mantengono a mio modo di vedere tutta la loro attualità, interventi fiscali per sostenere la domanda interna e la riforma degli ammortizzatori sociali, e mentre in Europa Paesi come la Francia e la Germania impegnavano ingenti risorse per sostenere i consumi ed il loro apparato industriale. Mentre avveniva tutto questo, in questo contesto nazionale e internazionale, il Governo, accanto all'adozione di misure anticrisi del tutto insufficienti - ricordiamo l'avvio di una serie di interventi assolutamente inefficaci a fronteggiare l'emergenza economica - presentava un collegato alla finanziaria del 2009, il collegato lavoro per l'appunto, che mette in discussione alcuni diritti fondamentali dei lavoratori.

In sostanza, anziché contrastare la recessione con misure adeguate, il Governo ha deciso di attaccare i diritti dei lavoratori. Una scelta chiaramente classista, una scelta sulla quale il Governo attuale ancora insiste.

Presidenza della vice presidente MAURO (ore 11,43)

(Segue ROILO). Un'iniziativa legislativa particolarmente grave, come evidenziano soprattutto i contenuti degli attuali articoli 29 e 30, che hanno indotto il Presidente della Repubblica, fatto straordinario, a rinviare il testo alle Camere una volta concluso il lungo iter parlamentare.

Quanto agli articoli 29 e 30, in sintesi, all'articolo 29 si limita fortemente il ruolo del giudice del lavoro nei contenziosi che riguardano i licenziamenti individuali. Così facendo si aggira l'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori. Non si dica che noi siamo contro la certificazione: lo ricordavano prima i colleghi Treu e Ichino; non siamo contro la certificazione del rapporto di lavoro. Non è proprio così! Siamo contro una certificazione dei rapporti di lavoro che vincola la valutazione del giudice ed è quindi lesiva direttamente degli interessi e dei diritti dei lavoratori.

All'articolo 30 viene messa fortemente in discussione la volontarietà dell'arbitrato. In questo caso, vengono soprattutto colpiti i diritti fondamentali dei lavoratori, diritti previsti dagli articoli 24 e 25 della Costituzione, laddove si afferma che è diritto di tutti i cittadini agire in giudizio per la tutela dei propri diritti e dei propri interessi legittimi. È proprio su questo punto che insiste non casualmente il messaggio motivato del Presidente della Repubblica, il quale ricorda a tutti che il ricorso obbligatorio all'arbitrato è illegittimo sotto il profilo costituzionale.

Per queste ragioni è particolarmente grave la decisione della maggioranza, in Commissione al Senato, di sopprimere il cosiddetto emendamento Damiano approvato alla Camera, che andava proprio nella direzione indicata dal Presidente della Repubblica, cioè di rendere effettivamente volontario il ricorso all'arbitrato. Vi è in questo caso, più che in altre situazioni, l'ennesima dimostrazione che questo Governo ‑ peraltro in bilico, come vediamo dalle vicende di questi giorni, che deve ritrovare una nuova maggioranza ‑ non intende fornire alle imprese e ai lavoratori uno strumento utile come l'arbitrato per contenere il contenzioso giudiziario, ma intende, invece, colpire la parte più debole.

Signori del Governo, perché non lasciate decadere questo provvedimento? Un provvedimento caotico sul piano formale, per non dire altro, come è stato ricordato ancora questa mattina nella presentazione delle varie questioni pregiudiziali. Si tratta di un testo caotico e lesivo dei diritti dei lavoratori. Perché non vi occupate, invece, dei problemi reali che affliggono le imprese e i lavoratori? (Il microfono si disattiva automaticamente).

PRESIDENTE. Senatore Roilo, le ho già concesso due minuti in più. La prego di concludere.

ROILO (PD). Concludo, signora Presidente. Perché, anziché schierarvi con chi divide il sindacato, non favorite davvero la coesione sociale, a proposito di modello tedesco? La fabbrica globale si difende con l'innovazione e la partecipazione dei lavoratori e non con la divisione dei sindacati e la messa in discussione dei loro diritti fondamentali.

È per queste ultime ragioni, oltre che per le ragioni di merito che prima ricordavo, che vi chiediamo ancora di ritirare questo disegno di legge che, prima ancora di risultare lesivo dei diritti dei lavoratori, si presenta come un intervento anacronistico sul piano economico e dannoso per le relazioni sociali. (Applausi dal Gruppo PD. Congratulazioni).

PRESIDENTE. Colleghi, vi è un fortissimo odore come di gas e si sta cercando di capirne le origini.

INCOSTANTE (PD). Già da ieri.

PRESIDENTE. Ha ragione, senatrice Incostante, ma adesso è aumentato.

Rinvio pertanto il seguito della discussione del disegno di legge in titolo ad altra seduta e sospendo la seduta per dieci minuti.

(La seduta, sospesa alle ore 11,50, è ripresa alle ore 12).