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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 428 del 23/09/2010


SENATO DELLA REPUBBLICA
------ XVI LEGISLATURA ------

428a SEDUTA PUBBLICA

RESOCONTO

SOMMARIO E STENOGRAFICO

GIOVEDÌ 23 SETTEMBRE 2010

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Presidenza del vice presidente CHITI,

indi della vice presidente MAURO

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N.B. Sigle dei Gruppi parlamentari: Futuro e Libertà per l'Italia: FLI; Italia dei Valori: IdV; Il Popolo della Libertà: PdL; Lega Nord Padania: LNP; Partito Democratico: PD; Unione di Centro, SVP e Autonomie (Union Valdôtaine, MAIE, Io Sud, Movimento Repubblicani Europei): UDC-SVP-Aut:UV-MAIE-IS-MRE; Misto: Misto; Misto-Alleanza per l'Italia: Misto-ApI; Misto-MPA-Movimento per le Autonomie-Alleati per il Sud: Misto-MPA-AS.

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RESOCONTO SOMMARIO

Presidenza del vice presidente CHITI

La seduta inizia alle ore 9,35.

Il Senato approva il processo verbale della seduta antimeridiana del giorno precedente.

Comunicazioni della Presidenza

PRESIDENTE. L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B ai Resoconti della seduta.

Preannunzio di votazioni mediante procedimento elettronico

PRESIDENTE. Avverte che dalle ore 9,38 decorre il termine regolamentare di preavviso per eventuali votazioni mediante procedimento elettronico.

Informativa del Governo sulla morte del tenente Romani in Afghanistan e conseguente discussione

CROSETTO, sottosegretario di Stato per la difesa. Dopo aver espresso a nome del Governo la più profonda partecipazione al dolore dei familiari del tenente Alessandro Romani e dell'Esercito, ricostruisce la dinamica dell'operazione e del conflitto a fuoco con un gruppo di insorgenti, che ha impegnato un reparto di paracadutisti del reggimento Col Moschin e ha provocato, il 17 settembre scorso, prima il ferimento e poi il decesso del militare italiano. Nel ricordare che le più alte cariche dello Stato hanno espresso sentimenti di vicinanza ai soldati italiani impegnati in difficili operazioni volte a tutelare la sicurezza collettiva, chiede al Senato di condannare il gruppo di tifosi di calcio che, allo stadio di Livorno, ha accolto con i fischi la commemorazione del militare ucciso. L'episodio che ha provocato la morte del tenente Romani si inquadra in un'intensificazione delle azioni terroristiche volte a contrastare l'opera di messa in sicurezza del territorio intensificata dalle forze ISAF e dall'esercito afgano ed a destabilizzare il Paese in prossimità delle elezioni. Ciò nonostante le operazioni di voto per eleggere la Camera bassa si sono svolte regolarmente e hanno registrato una partecipazione del quaranta per cento della popolazione. Alla fine dell'anno il contingente italiano raggiungerà 4000 unità: il Governo conferma dunque il suo impegno nel processo di transizione che alla fine del 2011 dovrà portare il controllo del territorio sotto la responsabilità delle autorità afgane. Nell'incontro avuto recentemente con il ministro La Russa, il segretario generale della NATO ha espresso apprezzamento per i soldati italiani, che operano con dedizione, professionalità e spirito di sacrificio. (Applausi dai Gruppi PdL, LNP, FLI, PD e UDC-SVP-Aut: UV-MAIE-IS-MRE e del senatore Astore).

CONTINI (FLI). I senatori di Futuro e Libertà onorano la memoria del tenente Romani, caduto in Afghanistan. e sono grati ai militari italiani che, operando con disciplina e onore in teatri difficili, incarnano i valori della Nazione e rendono credibile la politica internazionale dell'Italia. L'uccisione di Alessandro Romani è un momento di sofferenza e di riflessione per il mondo politico che, anziché trasmettere incertezza, dovrebbe far sentire la propria vicinanza alla Forze armate. Nella Conferenza internazionale di pace, tenutasi lo scorso mese di luglio, è stata messa a punto una strategia di transizione per l'Afghanistan che prevede una progressiva riduzione dell'impegno militare e un crescente impiego di addestratori. Senza entrare nella dinamica dell'incidente, ricorda che i militari devono disporre delle dotazioni più adeguate a garantire la loro sicurezza, nel rispetto di regole di ingaggio che sono incentrate sul principio della legittima difesa. Deplora, infine, il gesto del gruppo di facinorosi che ha fischiato il ricordo di un militare morto e condanna le scritte diffamanti nei confronti dei militari che sono apparse sui muri di Napoli. (Applausi dai Gruppi FLI, PdL e PD e dai banchi del Governo. Congratulazioni)

PARDI (IdV). Proprio perché è vicino ai soldati impegnati in difficili operazioni militari, non può esimersi dal criticare una strategia di intervento sbagliata nei tempi e nei modi che, dall'Afghanistan all'Iraq, si è legittimata con menzogne colossali e ha provocato la moltiplicazione delle cellule terroristiche. Quella in Afghanistan è difficilmente definibile una missione di pace: i soldati che si sentono portatori di pace vengono in realtà colpiti come portatori di guerra, in una spirale di violenze che sembra non avere fine. Anziché esprimere condoglianze formali e prodursi in celebrazioni grondanti di retorica indigesta, le istituzioni dovrebbero dare prova di autentica solidarietà, prendendosi cura ad esempio dei militari mutilati e contaminati dall'uranio impoverito. (Applausi dal Gruppo IdV. Congratulazioni).

FOSSON (UDC-SVP-Aut:UV-MAIE-IS-MRE). Nell'esprimere il cordoglio del Gruppo UDC-SVP-Autonomie per la morte del tenente Romani, caduto per difendere i valori della pace e della giustizia in uno degli scenari internazionali più complessi, è necessario rilevare che nessun Paese è in grado di affrontare da solo le grandi minacce globali, come quelle del terrorismo e della criminalità, che ormai richiedono un approccio multilaterale integrato. L'Italia è inserita in tale contesto e le Forze armate sono lo strumento attraverso cui è garantita la presenza del Paese nel sistema delle alleanze; pertanto, la partecipazione alle missioni internazionali di pace è espressione della politica estera italiana. I militari italiani meritano il sostegno incondizionato della classe politica a conferma della solidarietà del Paese, a dispetto delle manifestazioni scellerate messe in atto da pochi: il Gruppo sosterrà le iniziative del Governo volte a fare in modo che i contingenti impegnati in tale scenario possano assolvere in piena sicurezza i loro compiti, con l'obiettivo di consolidare e rendere autonome le istituzioni afgane. (Applausi dal Gruppo UDC-SVP-Aut: UV-MAIE-IS-MRE e del senatore Zanda).

TORRI (LNP). Esprimendo la propria vicinanza alla famiglia del militare italiano caduto in Afghanistan, il Gruppo Lega Nord Padania intende confermare l'appoggio alla partecipazione italiana alle missioni internazionali di pace. È tuttavia necessario che la classe politica avvii una riflessione per fare in modo che i militari impegnati all'estero percepiscano che tale sostegno è convinto e trasparente, evitando di intervenire senza convinzione ed in maniera puramente rituale. (Applausi dal Gruppo LNP e dei senatori Musso e Ramponi. Congratulazioni).

DEL VECCHIO (PD). Il Partito Democratico esprime profondo cordoglio alla famiglia del tenente Romani e vicinanza e riconoscenza alle Forze armate che continuano a rappresentare l'Italia nel mondo ed interpretano in modo professionale ed efficace la funzione di stabilizzazione di aree di crisi spesso altamente rischiose, come l'Afghanistan. Ciò detto, non è possibile nascondere il disagio che si prova nel constatare la difficoltà di porre rimedio alla difficile condizione in cui si trovano ad operare i militari impegnati in Afghanistan; per questo il Governo ed il Parlamento devono intensificare le loro iniziative, coscienti che la crisi troverà soluzione solo attraverso iniziative politiche. Se, infatti, la componente militare continua ad essere indispensabile per il controllo del territorio, la crescita del Paese e per la formazione delle Forze armate, solo un'azione politica che crei le condizioni per il progresso sociale, economico e politico della popolazione afgana potrà essere davvero risolutiva. Occorre infine unirsi alla popolazione italiana che ha saputo condannare con sdegno i responsabili delle vili manifestazioni contro i caduti italiani. (Applausi dai Gruppi PD, UDC-SVP-Aut: UV-MAIE-IS-MRE e PdL. Congratulazioni).

CANTONI (PdL). Il cordoglio unanimemente espresso per la morte del tenente Romani mette in evidenza il supporto dato da tutto il Paese al contingente italiano presente in Afghanistan; tale sacrificio deve quindi rappresentare un'esortazione a continuare l'impegno in tale Paese che sta lottando contro il terrorismo per affermare la democrazia. Tuttavia, il dolore per l'ennesima morte di un militare italiano non deve far dimenticare le ragioni della permanenza in quello scenario. L'Italia non ha deciso di intervenire in Afghanistan in base a delle convenienze strategiche di politica internazionale, ma per dare il proprio contributo alla lotta contro il terrorismo, contro le violazioni dei diritti umani e per l'affermazione della democrazia. In questo senso, cominciano ad emergere i primi segnali di un miglioramento della situazione afgana: le elezioni politiche che si sono recentemente svolte, pur con le accuse di brogli e le intimidazioni verificatesi, danno la misura dell'importante passo avanti compiuto per la stabilizzazione del Paese e la creazione di un corpo elettorale maturo. Non sarebbe stato possibile conseguire tali risultati senza l'apporto dei soldati italiani che, operando con senso del dovere, professionalità e umanità, esaltano i valori del popolo italiano. (Applausi dai Gruppi PdL, LNP e PD. Congratulazioni).

Discussione del disegno di legge:

(1167-B/bis) Deleghe al Governo in materia di lavori usuranti, di riorganizzazione di enti, di congedi, aspettative e permessi, di ammortizzatori sociali, di servizi per l'impiego, di incentivi all'occupazione, di apprendistato, di occupazione femminile, nonché misure contro il lavoro sommerso e disposizioni in tema di lavoro pubblico e di controversie di lavoro (Rinviato alle Camere dal Presidente della Repubblica, ai sensi dell'articolo 74 della Costituzione) (Approvato, con modificazioni, dalla Camera dei deputati) (Collegato alla manovra finanziaria) (Votazione finale qualificata ai sensi dell'articolo 120, comma 3, del Regolamento) (Relazione orale)

PRESIDENTE. Ricorda che nella seduta del 6 maggio 2010, su proposta delle Commissioni riunite 1a e 11a, l'Assemblea ha deliberato, ai sensi dell'articolo 136, comma 2, del Regolamento, di limitare la discussione agli articoli 20, 30, 31, 32 e 50 del testo approvato dalla Camera dei deputati. La Presidenza ha poi ritenuto di consentire la presentazione di un emendamento all'articolo 2, resosi necessario a seguito di modificazioni normative nel frattempo intercorse.

CASTRO, relatore. Il Governo e la maggioranza, con spirito di leale collaborazione istituzionale, hanno recepito le indicazioni fornite dal Presidente della Repubblica nel rinviare il testo del disegno di legge alle Camere, apportando al testo di legge ulteriori modifiche, coerentemente ispirate alla valorizzazione dell'autonomia delle parti sociali e contrattuali. Così, è stata data una più precisa definizione della nozione di equità nel delicato strumento dell'arbitrato; è stato individuato, in tema di intervento del Ministro del lavoro attraverso l'emissione di atti sostitutivi della contrattazione fallita, un meccanismo molto più rispettoso dei risultati, sia pure incompleti, del confronto tra le parti sociali; si è stabilito che la clausola compromissoria prevista nel contratto individuale di lavoro possa essere attivata solo dopo il periodo di prova o dopo un mese dall'assunzione, che comporti l'assistenza legale e sindacale del lavoratore, ma soprattutto che sia esclusa per le controversie relative alla risoluzione del contratto. Dopo aver deciso di limitare l'oggetto della discussione agli articoli dell'originale collegato in materia di lavoro relativi alla riforma del processo del lavoro, le Commissioni riunite del Senato hanno ritenuto di ulteriormente migliorare il testo. In ordine all'attivabilità dell'arbitrato, si è ritenuto che questa dovesse derivare non da una valutazione tattica del lavoratore al momento della controversia, ma dal patto generale preventivo tra le parti sancito con la sottoscrizione della clausola compromissoria. E' stato anche modificato l'articolo 31 sui termini per l'impugnazione del licenziamento, regolando in particolare la fattispecie relativa al caso dell'intimazione dello stesso in forma orale. In materia di collaborazioni coordinate e continuative, di cui all'articolo 49 del provvedimento, si è stabilito che le sanzioni previste in caso di assunzioni irregolari possano essere ridotte solo se il datore di lavoro offra una piena regolarizzazione del rapporto di lavoro e la sua trasformazione a tempo indeterminato e per mansioni equivalenti. La modifica proposta all'articolo 2 tiene conto, nell'ambito della prevista riorganizzazione degli enti vigilati dai Ministeri del lavoro e della salute, della recente incorporazione dell'ISPESL nell'INAIL e dello IAS nell'ISFOL. Invita quindi ad un dibattito sereno, in un momento in cui sembrano diffondersi episodi di contestazione violenta tanto più inquietanti perché disgiunti dal conflitto sociale nei luoghi di lavoro, che rimane relativamente basso, e ad esprimere un giudizio positivo sul provvedimento, che affronta, in un'ottica globale di certezza del diritto e di promozione della coesione sociale, le conseguenze determinate sul mondo del lavoro dalla crisi economica internazionale. (Applausi dal Gruppo PdL. Congratulazioni).

SALTAMARTINI, relatore. Il rinvio del testo di legge alle Camere da parte del Presidente della Repubblica ha consentito di affrontare un argomento delicato come quello del risarcimento per le malattie contratte per esposizione all'amianto all'interno del naviglio militare. Rispetto alla soluzione individuata dalla Camera in risposta alle osservazioni del Capo dello Stato, le Commissioni riunite hanno preferito presentare una nuova formulazione che ascrive le patologie e i decessi in questione alla categoria delle vittime del dovere, già disciplinata dall'ordinamento attraverso una specifica procedura e la tipizzazione dei meccanismi di risarcimento. (Applausi dal Gruppo PdL).

TREU (PD). Avanza la questione pregiudiziale QP1. Il testo in esame è allo stesso tempo eterogeneo (quindi fonte di confusione e di ulteriore contenzioso, anziché di razionalizzazione) ed omissivo. Ad esempio, nonostante la vastità dei temi toccati non si affrontano argomenti, coerenti per materia ma soprattutto ineludibili in un contesto di crisi, attinenti alla semplificazione del processo del lavoro oppure alle politiche ed ai servizi per l'impiego, sui quali il Gruppo PD ha avanzato numerose proposte specifiche. Con riferimento al delicato nodo dell'arbitrato, sebbene nelle ultime modifiche siano stati recepiti i richiami del Presidente della Repubblica ad un maggior garantismo nei riguardi del lavoratore, sarebbe stato preferibile, come proposto dal Gruppo PD, allineare il sistema italiano a quello degli ordinamenti civili, nei quali l'arbitrato è regolato dai contratti collettivi. Inoltre, in una materia in cui sono in gioco i diritti fondamentali, dovrebbe poter intervenire solo la legge, mentre un ruolo dirimente continua ad essere affidato in ultima istanza al decreto del Ministro. Criticabile è poi il riconoscimento a sindacati territoriali della potestà di decidere in deroga alla contrattazione collettiva. (Applausi dai Gruppi PD, IdV e del senatore Astore).

ICHINO (PD). Con la questione pregiudiziale QP1 intende sottolineare l'inopportunità di procedere all'approvazione di un testo che, oltre a comprendere una congerie di norme eterogenee che reitera una prassi legislativa che produce solo leggi incomprensibili ed inapplicabili, contraddice ogni intento di semplificazione sul tema più delicato, quello dell'arbitrato, adottando quaranta tra commi e sottocommi, destinati a collocarsi caoticamente alcuni nel codice di procedura civile altri fuori di esso. Molto più efficacemente, la questione andrebbe risolta affidando la regolazione dell'arbitrato alla contrattazione collettiva. Peraltro, l'estensione dell'arbitrato, nelle modalità previste dal testo in esame, alle controversie relative ai rapporti di impiego pubblico rischia di produrre effetti negativi sui conti pubblici, come sottolineato dalla Commissione bilancio, e di inficiare il buon andamento, la trasparenza e l'imparzialità dell'azione amministrativa, come evidenziato dal Presidente della Repubblica. (Applausi dai Gruppi PD e IdV).

PARDI (IdV). I fatti estremistici di cui ha parlato il relatore Castro sono certamente criticabili, ma sono anche statisticamente irrilevanti, soprattutto se si considera che la crescente precarietà del mondo del lavoro sta creando le condizioni oggettive per l'insorgenza di fenomeni più diffusi, che vengono scongiurati dalla maturità democratica del dibattito sociale, ma che comunque il legislatore dovrebbe contrastare attraverso una legislazione più attenta ai diritti e alle condizioni dei lavoratori. Il disegno di legge modifica invece la normativa sull'arbitrato in modo costituzionalmente discutibile, non garantendo l'effettiva volontarietà della scelta del lavoratore e non tenendo in considerazione la sua peculiare condizione di debolezza nei confronti del datore di lavoro. L'estensione al pubblico impiego della possibilità di ricorrere all'arbitrato comporta inoltre dei rischi di disordine finanziario difficilmente fronteggiabili, mentre desta perplessità l'emendamento del relatore Saltamartini in materia di lavoro sul naviglio di Stato, che esonera dalla responsabilità gli alti gradi militari e non sembra pertanto coerente con i richiami contenuti nel messaggio del Capo dello Stato. Per tali motivi la questione pregiudiziale QP3 invita il Senato a non procedere all'esame del disegno di legge. (Applausi dai Gruppi IdV e PD).

SBARBATI (UDC-SVP-Aut:UV-MAIE-IS-MRE). Il disegno di legge, tornato dopo un iter tormentato e complesso all'esame delle Camere, a seguito dell'opportuno rinvio del Presidente della Repubblica, ha tradito le ambizioni riformatrici della maggioranza, proponendo una normativa estemporanea e disorganica, che lascia irrisolte le questioni della flessibilità, della lotta al lavoro nero, della coesione sociale e dello stimolo all'innovazione nel mercato del lavoro. La normativa in materia di arbitrato, scritta in modo farraginoso e incomprensibile, viola il diritto di accesso alla giurisdizione per la difesa dei propri diritti, in quanto la scelta di sottoscrivere la clausola compromissoria rimane inevitabilmente condizionata dalla condizione di debolezza propria del lavoratore. Voterà pertanto a favore della questione pregiudiziale, contestando il disegno di legge che ha risposto in maniera solo formale e parziale alle giuste istanze proposte dal Capo dello Stato. (Applausi dal Gruppo UDC-SVP-Aut: UV-MAIE-IS-MRE).

MAZZATORTA (LNP). L'innegabile eterogeneità del provvedimento dovrebbe stimolare una semplificazione delle procedure parlamentari e non indurre a contestare il contenuto del disegno di legge, che propone una riforma condivisibile e ampia, intervenendo positivamente su materie importanti, quali il regime di impugnazione dei licenziamenti, gli ammortizzatori sociali, la flessibilità dell'orario di lavoro, il lavoro irregolare. Il testo accoglie infatti i rilievi sollevati dal Capo dello Stato, trovando un punto di equilibrio avanzato, che consentirà di prevenire l'insorgere delle controversie lavorative e di semplificarne la soluzione, a tutto vantaggio dei lavoratori e dei datori di lavoro. Le argomentazioni del senatore Ichino, secondo cui l'estensione dell'arbitrato al pubblico impiego comporterebbe necessariamente delle malversazioni, non sono condivisibili, mentre vanno evidenziate positivamente le riforme in materia di certificazione dei contratti di lavoro e l'introduzione del principio della maggiore rappresentatività a livello territoriale nella composizione delle commissioni di conciliazione. Va infine criticato il comportamento dei senatori del Partito Democratico, che in occasione delle recenti audizioni delle rappresentanze sindacali, tenutesi in Commissione lavoro, hanno contestato la presenza dei rappresentanti del SIN.PA. (Sindacato Padano), uscendo addirittura dall'Aula. (Applausi dai Gruppi LNP e PdL. Vivaci commenti dal Gruppo PD).

GIULIANO (PdL). Il disegno di legge torna in Aula dopo un percorso lungo e complesso, nel corso del quale si è giovato anche del contributo dell'opposizione. L'eterogeneità del suo contenuto è giustificata dall'insorgenza di eventi che hanno reso necessario intervenire su materie divenute urgenti. Alle serie osservazioni del Presidente della Repubblica, che ha comunque riconosciuto l'importanza di prevedere meccanismi volti a deflazionare le controversie lavorative, sono state offerte risposte precise e puntuali. E' stato previsto, per esempio, che la clausola compromissoria non possa essere pattuita e sottoscritta prima della conclusione del periodo di prova ovvero prima che siano trascorsi 30 giorni dall'assunzione ed è stato escluso che essa possa riguardare controversie relative alla risoluzione del rapporto di lavoro. Vanno inoltre respinte le perplessità del senatore Ichino a proposito dell'estensione dell'arbitrato al pubblico impiego, che riflettono una sfiducia precostituita nei confronti della professionalità e dell'equilibrio degli arbitri. Per quanto riguarda infine l'emendamento presentato dal relatore Saltamartini in materia di lavoro sui navigli di Stato, esso va ritenuto conforme ai rilievi espressi in materia dal Presidente della Repubblica. (Applausi dal Gruppo PdL. Congratulazioni).

Con votazione, seguita da controprova chiesta dalla senatrice INCOSTANTE (PD), il Senato respinge la questione pregiudiziale avanzata, con diverse motivazioni, dai senatori Treu ed altri (QPI), Ichino ed altri (QP2) e Pardi e altri (QP3).

PRESIDENTE. Dichiara aperta la discussione generale.

ROILO (PD). Il contenuto eterogeneo e disorganico del disegno di legge, il suo iter travagliato e il suo criticabile contenuto testimoniano ancora una volta che il Governo, incapace di contrastare la crisi economica attraverso misure tese a sostenere la crescita e lo sviluppo, affronta in modo errato e classista le emergenze economiche ed occupazionali, mettendo in discussione i diritti dei lavoratori. La norma sulla certificazione dei contratti di lavoro, che limita fortemente il ruolo del giudice nei contenziosi aventi ad oggetto i licenziamenti individuali, costituisce infatti un aggiramento delle fondamentali garanzie contenute nell'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori. L'articolo 30 mette invece in discussione il diritto costituzionale di agire in giudizio per la tutela dei propri diritti ed è pertanto grave la soppressione della norma proposta alla Camera dall'onorevole Damiano, che mirava a rendere effettivamente volontario il ricorso all'arbitrato. Chiede pertanto alla maggioranza di ritirare un disegno di legge anacronistico e dannoso, caotico e lesivo dei diritti dei lavoratori. (Applausi dal Gruppo PD. Congratulazioni).

Presidenza della vice presidente MAURO

PRESIDENTE. Per consentire che si accerti la natura di un problema di ordine tecnico, ritiene opportuno sospendere brevemente i lavori. Rinvia pertanto il seguito della discussione del disegno di legge in titolo ad altra seduta.

La seduta, sospesa alle ore 11,50, è ripresa alle ore 12.

Svolgimento di interrogazioni

PRESIDENTE. Sarà svolta per prima l'interrogazione 3-01244 su alcuni episodi di discriminazione nella scuola basati sulle differenti disponibilità economiche delle famiglie degli alunni.

VICECONTE, sottosegretario di Stato per l'istruzione, l'università e la ricerca. Le notizie apparse sulla stampa riguardanti due episodi discriminatori a danno degli allievi dell'istituto professionale "Flora" di Pordenone e della scuola elementare "Anna Frank" di Montecchio Maggiore, in provincia di Vicenza, si sono rivelate prive di fondamento. Nel primo caso, infatti, l'istituto ha programmato due viaggi, nell'ambito di un progetto di formazione linguistica, ai quali tutti gli studenti interessati hanno avuto la possibilità di partecipare, senza discriminazione alcuna. Nel secondo caso, che riguarda la sospensione del servizio di mensa scolastica per mancata presentazione del modulo di richiesta (un adempimento necessario, trattandosi, secondo la normativa vigente, di "servizio a domanda individuale" derivante dalla potestà genitoriale), si è trattato della pretesa legittima di rispetto della normativa vigente. In ogni caso, la vicenda si è conclusa positivamente il giorno successivo a quello in cui nove bambini hanno usufruito di un pranzo ridotto.

FRANCO Vittoria (PD). Non condivide le valutazioni del Sottosegretario. Nella scuola pubblica si stanno purtroppo moltiplicando episodi discriminatori che contraddicono la funzione principale dell'istituzione: quella di educare cittadini aventi pari diritti. L'istituto professionale Flora ha organizzato due distinti viaggi che erano oggettivamente destinati ad alunni con diverse possibilità economiche. La sospensione, nella scuola elementare Anna Frank, del servizio mensa a danno di bambini di famiglie morose perché gravemente indigenti ha avuto un evidente intento punitivo. Dovere della scuola è quello di educare al rispetto dei valori costituzionali della solidarietà e dell'eguaglianza e di promuovere la mobilità sociale, che in Italia è bassissima.

PRESIDENTE. Passa alle interrogazioni 3-01351 e 3-01578 (già 4-03219) sulla circolare dell'Ufficio scolastico regionale dell'Emilia-Romagna relativa ai rapporti degli insegnanti con la stampa e con le famiglie degli alunni.

VICECONTE, sottosegretario di Stato per l'istruzione, l'università e la ricerca. La nota inviata dal direttore generale dell'Ufficio scolastico regionale dell'Emilia-Romagna sul comportamento che il personale della scuola dovrebbe tenere con gli organi di stampa non intendeva ledere diritti di libertà sanciti dalla Costituzione né i valori dell'autonomia scolastica ma aveva l'obiettivo di migliorare la comunicazione del mondo della scuola con l'esterno in una fase di significativa innovazione degli ordinamenti. Si è trattato, peraltro, di una nota riservata, rivolta esclusivamente ai dirigenti degli uffici provinciali: la comunicazione tra il direttore generale e i dirigenti è un atto interno, che rientra nell'esercizio di un potere discrezionale. La stessa Direzione ha assunto numerose altre iniziative di sensibilizzazione del problema. Occorrerebbe anche considerare le norme che disciplinano il rapporto di lavoro, prevedendo l'osservanza del principio di lealtà nei confronti dell'amministrazione di appartenenza ed il perseguimento dei fini istituzionali. A tale proposito, va considerato che il mancato rispetto degli organi costituzionali dello Stato da parte di docenti o dirigenti che si pronuncino per l'inosservanza di atti normativi configura un comportamento incompatibile con le finalità istituzionali della scuola.

ADAMO (PD). Si dichiara sconcertata dalla risposta del Sottosegretario, il quale non solo non ha chiarito se dietro la circolare in questione vi sia stato un input politico da parte dei vertici del Ministero dell'istruzione, ma ha dichiarato sostanzialmente di condividere l'iniziativa. Gli insegnanti hanno il diritto e il dovere di informare alunni e genitori delle situazioni di dissesto finanziario e delle carenze di organico della scuola pubblica, specie quando tutto ciò determina effetti che incidono sulla vita delle famiglie, quali la soppressione di una classe a tempo pieno. Non si comprende, inoltre, per quale motivo la comunicazione tra il direttore generale e i direttori provinciali dovrebbe essere riservata.

SOLIANI (PD). La circolare in questione costituisce una gravissima violazione di valori costituzionalmente garantiti, quali l'autonomia scolastica, la libertà di pensiero e di insegnamento. La scuola dovrebbe essere una palestra di democrazia e di educazione all'esercizio della critica e i funzionari dello Stato dovrebbero essere servitori delle istituzioni, non sudditi dell'Esecutivo. La risposta all'interrogazione, che chiedeva il ritiro della circolare e la rimozione del direttore generale dell'Ufficio scolastico regionale per l'Emilia-Romagna, è preoccupante: giustificando l'episodio e invocando la riservatezza, il Ministro dimostra ancora una volta scarso senso del limite e del pluralismo. La legge n. 133 del 2010 ha imposto alla scuola tagli insostenibili: il Governo se ne assuma la responsabilità, anziché censurare le informazioni fornite alle famiglie dai docenti.

PRESIDENTE. Segue l'interrogazione 3-01493 sul conseguimento della certificazione europea di qualità da parte della facoltà di medicina veterinaria di Sassari.

VICECONTE, sottosegretario di Stato per l'istruzione, l'università e la ricerca. L'autorizzazione dell'organismo europeo (EAEVE) che certifica un percorso formativo di qualità degli atenei non può essere differita oltre il 2013, pena l'impossibilità di immatricolare gli studenti. La facoltà di medicina veterinaria dell'Università di Sassari ha peraltro deciso di sottoporsi alla valutazione dell'EAEVE che richiede la presenza di un'adeguata didattica pratica. Al fine di poter conseguire un giudizio positivo la facoltà ha avviato le pratiche per la costruzione di un ospedale veterinario, ricevendo finanziamenti dalla Regione, dal Ministero e dall'Ateneo. Ha inoltre stipulato convenzioni per sopperire alle carenze didattiche derivanti dalla mancanza di un'azienda zootecnica e di un mattatoio sperimentale.

SBARBATI (UDC-SVP-Aut:UV-MAIE-IS-MRE). Invitando il Governo a vigilare affinché i finanziamenti erogati siano utilizzati nei tempi previsti, sottolinea la necessità di rivolgere un'attenzione particolare alle università pubbliche delle realtà insulari che sono un veicolo insostituibile di sviluppo. La facoltà di veterinaria a Sassari ad esempio è una risorsa irrinunciabile, considerata la vocazione agricola della Regione e la mancanza di finanziamenti privati alla ricerca. Andrebbe verificata la possibilità di prevedere, per un periodo transitorio, la prosecuzione dell'attività didattica degli atenei che al 2013 non avessero ancora conseguito la certificazione europea, garantendo una integrazione o una sinergia organizzativa e operativa con altri atenei. In tale ottica potrebbe valutarsi un collegamento tra la facoltà veterinaria di Sassari e quella che risiede a Camerino.

Per la calendarizzazione di disegni di legge in materia di pubblicità della situazione patrimoniale dei titolari di cariche elettive

PERDUCA (PD). In risposta alle sollecitazioni ricevute nel dibattito di martedì scorso sul bilancio interno del Senato, i senatori Questori hanno presentato un disegno di legge in materia di pubblicità della situazione patrimoniale dei titolari di cariche elettive. Chiede che il disegno di legge, congiuntamente a quello presentato da tempo da senatori del PD, sia calendarizzato al più presto.

PRESIDENTE. La questione sarà affrontata dalla Conferenza dei Presidenti dei Gruppi. Dà annunzio degli atti di indirizzo e di sindacato ispettivo pervenuti alla Presidenza (v. Allegato B) e comunica l'ordine del giorno della seduta del 28 settembre.

La seduta termina alle ore 12,49.

RESOCONTO STENOGRAFICO

Presidenza del vice presidente CHITI

PRESIDENTE. La seduta è aperta (ore 9,35).

Si dia lettura del processo verbale.

BAIO, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta antimeridiana del giorno precedente.

PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato.

Comunicazioni della Presidenza

PRESIDENTE. L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.

Preannunzio di votazioni mediante procedimento elettronico

PRESIDENTE. Avverto che nel corso della seduta odierna potranno essere effettuate votazioni qualificate mediante il procedimento elettronico.

Pertanto decorre da questo momento il termine di venti minuti dal preavviso previsto dall'articolo 119, comma 1, del Regolamento (ore 9,38).

Informativa del Governo sulla morte del tenente Romani in Afghanistan e conseguente discussione (ore 9,38)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca: «Informativa del Governo sulla morte del tenente Romani in Afghanistan».

Dopo l'intervento del rappresentante del Governo, ciascun Gruppo avrà a disposizione cinque minuti.

Ha facoltà di parlare il sottosegretario di Stato per la difesa, onorevole Crosetto.

CROSETTO, sottosegretario di Stato per la difesa. Signor Presidente, onorevoli senatori, riferisco, a nome del Governo, sul gravissimo lutto che ha colpito le nostre Forze armate lo scorso 17 settembre, in Afghanistan, per il decesso di un nostro militare ed il ferimento di un altro.

In questa dolorosa e triste circostanza mi sia consentito, innanzitutto, esprimere il più profondo cordoglio ai familiari e la più sentita partecipazione al loro immenso dolore, chiedendo all'Aula di unirsi a me.

Siamo tutti vicini ai militari delle Forze armate, e in particolare a quelli dell'Esercito, che ancora una volta hanno pagato un tributo elevato per la sicurezza di tutti noi.

Signor Presidente, onorevoli senatori, passo a descrivere una prima ricostruzione dei fatti sulla base delle notizie finora pervenute.

Come noto, il Comando italiano responsabile per la Regione Ovest dell'Afghanistan è attualmente costituito su base della Brigata alpina Taurinense, che ha assunto la responsabilità di quell'area dal 20 aprile.

Venerdì mattina, 17 settembre 2010, nel quadro delle attività di ridislocamento e riorganizzazione delle forze per garantire il controllo del territorio, era stato disposto un convoglio della task force South East (sulla base del 7° Reggimento alpini di Belluno) per un movimento da Farah a Bakwa.

L'operazione era supportata da un velivolo italiano senza pilota del tipo Predator della task force Astore, con compiti di sorveglianza e scoperta avanzata, finalizzata in particolare alla individuazione di eventuali ordigni esplosivi improvvisati.

Alle 8,20 circa ora italiana (corrispondenti alle 10,50 in Afghanistan), attraverso le immagini rilevate dal Predator venivano individuati tre elementi ostili a bordo di motociclette sulla strada denominata Main supply route 515 che, ad un certo punto, si fermavano e venivano visti collocare, sotto la sede stradale, un ordigno esplosivo improvvisato al fine evidente di predisporre un attacco terroristico.

Intorno alle ore 8,45 ora italiana (ore 11,15 locali) il primo nucleo di terroristi, veniva raggiunto da altri quattro individui a bordo di un'auto.

Successivamente, tutto il gruppo raggiungeva una infrastruttura presso la quale, sempre grazie alle immagini fornite dal Predator, veniva individuata la possibile presenza di altri elementi ostili.

In relazione alla situazione di elevato rischio che si era venuta a creare, veniva deciso l'invio di un dispositivo di forze speciali, composto da operatori del 9° Reggimento d'assalto paracadutisti Col Moschin, supportato da un nucleo di ranger del 4° Reggimento alpini paracadutisti.

Il reparto veniva trasportato a bordo di un elicottero CH-47 e protetto da due elicotteri A-129 Mangusta, al fine di cinturare l'obiettivo ed effettuare il controllo sulle persone presenti.

Alle ore 13,20 circa ora locale, a seguito dello sbarco del dispositivo in prossimità del luogo indicato quale obiettivo, lo stesso dispositivo, cioè i nostri soldati, veniva fatto oggetto di preciso e sostenuto fuoco che proveniva dal compound.

L'attacco determinava il ferimento di due incursori del Col Moschin. Il dispositivo si attestava sulle posizioni raggiunte, sulle quali venivano contemporaneamente prestate le prime cure ai feriti ed erogata un'azione di fuoco in risposta all'offesa.

Il comandante, in considerazione della criticità della situazione tattica, delle condizioni dei feriti e della significativa efficacia del volume di fuoco nemico al quale erano sottoposti, ordinava lo sganciamento e richiedeva la successiva estrazione dall'area di combattimento a mezzo di un elicottero.

Alle 13,40 circa ora locale, sotto la copertura di fuoco degli elicotteri A-129, l'elicottero CH-47 atterrava in prossimità dei feriti e imbarcava il dispositivo intero per dirigersi verso la Forward Operating Base (FOB) di Farah.

Durante questa fase anche uno dei due elicotteri A-129 Mangusta veniva raggiunto da colpi d'arma da fuoco che, pur causando il tranciamento del cavo statico metallico del rotore di coda, non ne pregiudicavano la capacità di volo.

Alle ore 14,20 circa, ora locale, il dispositivo rientrava a Farah, dove i due feriti venivano immediatamente ricoverati presso la locale struttura sanitaria statunitense per essere sottoposti alle cure necessarie.

Le condizioni del primo militare, il capitano Alessandro Romani, 36 anni, nato a Roma il 18 luglio 1974, colpito alla spalla, al polmone, alla milza e ai reni, si evolvevano negativamente durante l'intervento chirurgico al quale era stato sottoposto, fino al verificarsi del decesso, intorno alle ore 16,10, ora italiana (ore 18,40 locali).

Il secondo militare, il primo caporal maggiore, Elio Domenico Rapisarda, riportava invece una frattura esposta del radio dell'avambraccio destro. Lo stesso, dopo le prime cure d'urgenza, veniva trasferito presso la struttura sanitaria statunitense ROLE 3 di Camp Dwyer, nella provincia di Helmand.

Nella giornata di sabato 18 settembre il militare veniva sottoposto con esito positivo ad intervento chirurgico per la riduzione della frattura. Le sue condizioni risultavano stabili e i medici decidevano quindi di trasferirlo presso l'ospedale di Ramstein in Germania, ove è stato raggiunto da un nostro team medico del policlinico militare del Celio.

Martedì 21 settembre il militare, sempre assistito dal citato team, è rientrato in Italia ed è ricoverato presso l'ospedale militare del Celio, ove è costantemente seguito dal personale medico militare e dal nucleo supporto psicologico dell'Esercito. Nei prossimi giorni si procederà all'approfondimento delle verifiche del quadro clinico e alle valutazioni delle successive azioni medico-sanitarie da porre in essere.

La procura di Roma ha aperto un fascicolo sull'attentato.

Signor Presidente, onorevoli senatori, vi è un grande e sincero dolore per la perdita del capitano Alessandro Romani, dolore e profonda commozione che hanno segnato le esequie, celebrate lunedì pomeriggio presso la Basilica di Santa Maria degli Angeli in Roma.

Le più alte cariche istituzionali, il Governo, le autorità, le Forze armate e, idealmente, tutti gli italiani si sono stretti ai familiari per testimoniare la vicinanza e un riconoscente omaggio a questo valoroso ufficiale.

Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha espresso personalmente alla famiglia - rendendosi interprete del cordoglio del Paese - i sentimenti della sua affettuosa vicinanza e della più sincera partecipazione al loro dolore. Il Capo dello Stato ha, inoltre, fatto pervenire il suo incoraggiamento e un affettuoso augurio al primo caporal maggiore ferito nello scontro a fuoco.

Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, appresa con dolore la notizia, ha espresso la sua profonda riconoscenza al capitano Romani e il più sentito cordoglio alla sua famiglia.

Il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, ha deciso di dedicare i tre giorni di celebrazione per i 140 anni di Roma Capitale al capitano Alessandro Romani, «perché era un soldato italiano e un soldato di Roma, un ragazzo cresciuto dentro i nostri quartieri» - cito le frasi da lui pronunciate - «da cui ha tratto lo spunto per una vita eroica in prima linea senza mai tirarsi indietro», e ha disposto la copertura delle insegne e l'esposizione delle bandiere a mezz'asta per sottolineare l'affetto e il cordoglio dì tutta la città.

Scusatemi se a questo punto richiamo in quest'Aula l'attenzione del Senato anche su quanto avvenuto nello stadio di Livorno, durante il minuto di raccoglimento con il quale il mondo dello sport ha voluto ricordare l'ufficiale caduto: i fischi di un gruppo di tifosi hanno rappresentato una manifestazione aberrante, che chiedo a tutti voi, onorevoli senatori, di condannare nel modo più assoluto.

Signor Presidente, onorevoli senatori, come il Ministro della difesa ha sottolineato in occasione di precedenti informative sulle operazioni in Afghanistan, ultima quella del 29 luglio scorso, questi episodi confermano che nel Paese permane una situazione di evidente rischio, determinata da ragioni concomitanti anche se apparentemente diverse.

Posto che le più favorevoli condizioni ambientali che si verificano nel periodo estivo consentono ai terroristi facilità e libertà d'azione, il loro obiettivo tattico resta quello di destabilizzare e tentare di compromettere i progressi compiuti da parte dell'Esercito nazionale afgano e di ISAF nell'assunzione e nel mantenimento del controllo del territorio.

Va considerato altresì come sia in atto un impegno particolare per accrescere il controllo del territorio da parte delle forze alleate di ISAF, al fine di creare tutte le condizioni necessarie per rendere possibile la decisiva fase di transizione delle responsabilità della sicurezza alle autorità afgane.

Da ciò deriva, quasi necessariamente, una maggiore aggressività da parte degli insurgents, che percepiscono il rischio di perdere il controllo delle aree fino ad ora considerate sicure.

In questo caso, in particolare, le operazioni di voto per le elezioni dei 249 deputati della Camera bassa afgana che si sono svolte proprio il 18 settembre hanno rappresentato un obiettivo specifico e, allo stesso tempo, un fattore catalizzante per un incremento delle iniziative destabilizzanti dei gruppi di insurgents.

Come accadde nell'agosto del 2009, in occasione delle presidenziali, si sono moltiplicate le minacce dei talebani tese a dissuadere uomini e donne dal raggiungere i seggi.

Nonostante gli episodi di violenza verificatisi anche nel settore sotto la responsabilità dei nostri militari, e in particolare ad Herat, le votazioni hanno avuto luogo regolarmente, a testimonianza di una positiva tendenza dell'evolversi della situazione.

È importante sottolineare le recenti parole dell'Imam di Herat, questo grande centro sotto la nostra responsabilità, che ha voluto esprimere apprezzamento per il lavoro delle nostre Forze armate, auspicando addirittura una più forte presenza in quel territorio.

Dalle prime stime comunque si è valutato che abbia votato circa il 40 per cento dei 12 milioni di iscritti alle liste elettorali: si tratta di percentuali apprezzabili nel contesto afgano.

Comunque sia, queste elezioni rappresentano un passo in avanti nella direzione che tutti auspicano, cioè la progressiva presa in carico da parte del popolo afgano del loro Paese, delle loro istituzioni e della loro vita civile e sociale.

Resta comunque ferma la nostra determinazione di rendere impossibile il raggiungimento dell'obiettivo strategico di chi vuole un ritorno dell'Afghanistan alle condizioni di prima dell'11 settembre.

Signor Presidente, onorevoli senatori, il Governo conferma pienamente il suo impegno nella consapevolezza dell'importanza dell'azione multinazionale per contribuire alla stabilizzazione dell'Afghanistan e soprattutto al processo di transizione delle responsabilità di controllo del territorio al Governo afgano.

Il nostro contingente, composto da militari appartenenti a tutte le Forze armate, raggiungerà verso la fine dell'anno le 4.000 unità, in linea con quanto il Governo ha avuto modo di illustrare in Parlamento più volte. Resta fermo infatti l'obiettivo di operare affinché la missione di controllo del territorio possa passare, con una fase di progressiva transizione, alle forze afgane a partire dal 2011, al fine di iniziare un progressivo disimpegno delle forze multinazionali.

Il ministro La Russa ha ampiamente discusso il processo di transizione di responsabilità con il segretario generale della NATO, Rasmussen, che ha incontrato proprio nel giorno in cui avveniva la tragica fatalità.

Nel corso del colloquio, Rasmussen ha espresso pieno apprezzamento per l'operato del contingente italiano. Lo stesso Rasmussen, nel lodare la qualità dei nostri istruttori militari, ha espresso l'esigenza di aumentare ulteriormente il numero degli istruttori, auspicandone un incremento anche da parte italiana.

Signor Presidente, onorevoli senatori, ancora una volta siamo chiamati a stringerci per ricordare il sacrificio di un nostro militare caduto nell'adempimento del dovere, per la difesa e la sicurezza dell'Italia e degli italiani.

Una missione che oggi le Forze armate sono chiamate ad assolvere in terre lontane insieme agli alleati per cercare di creare quelle condizioni di stabilità che sono indispensabili per procedere al consolidamento della governance dell'Afghanistan.

La natura del nostro impegno per il presente e per il futuro di questo martoriato Paese non cambia e rimane coerente con quanto sinora abbiamo fatto.

Siamo convinti di essere sulla strada giusta e soprattutto sappiamo di poter contare, per giungere al termine di questo percorso, sui nostri uomini e sulle nostre donne con le stellette. Uomini come Alessandro Romani, capitano dell'Esercito, coraggioso ufficiale, degno della gloriosa tradizione dei nostri incursori. Uomini e donne che con altissimo senso del dovere continuano ad assolvere alla loro difficile missione per l'Italia, per la comunità internazionale, per il popolo afgano, consapevoli che il loro impegno e il loro sacrificio non sono e non dovranno essere vani. Uomini e donne verso i quali ognuno di noi, non soltanto in questi casi, deve chinare la testa con rispetto. (Applausi dai Gruppi PdL, LNP, FLI e UDC-SVP-Aut:UV-MAIE-IS-MRE e PD e del senatore Astore).

PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione sull'informativa del Governo.

È iscritta a parlare la senatrice Contini. Ne ha facoltà.

CONTINI (FLI). Signor Presidente, signori del Governo, onorevoli colleghi, il Gruppo di Futuro e Libertà per l'Italia desidera onorare l'incursore capitano Alessandro Romani, ucciso in Afghanistan pochi giorni fa, e stringersi nel dolore della perdita di uno dei nostri militari insieme alla famiglia, ai commilitoni e a tutti i cittadini italiani. Un grazie sincero a tutti i militari italiani che in terre lontane ed in mezzo mondo operano ogni giorno con disciplina ed onore, rappresentando e sacrificandosi per il nostro Paese e per tutte le popolazioni che sono chiamati ad aiutare dando il loro contributo nelle difficili missioni internazionali.

Signor Presidente, signor Sottosegretario, onorevoli colleghi, la perdita del capitano Romani, parà della Folgore in forza al 9o Reggimento d'assalto Col Moschin di Livorno, è un momento di grande sofferenza per tutto il Paese e deve essere ancora di più momento di riflessione anche per la politica, che in questi ultimi mesi trasmette all'estero segnali di grande incertezza.

Credo sia importante oggi trasferire il nostro affetto e la nostra vicinanza alle famiglie dei militari e degli uomini rimasti feriti e trasmettere ancor più ai nostri vertici militari e ai nostri uomini sul campo il profondo rispetto e 1'alta stima che tutti i connazionali nutrono per il grande lavoro di democratizzazione del territorio afgano e per la stabilità di quella zona strategicamente rilevante per gli equilibri della pace di tutta l'area.

L'Italia tutta è oggi consapevole che questi uomini incarnano i valori e gli ideali dei nostri Padri fondatori che, molto spesso, noi non ricordiamo. Sono gli ideali della Nazione, della Patria, della bandiera; sono quelli che consentono all'Italia di essere ancora oggi agli occhi della NATO un Paese affidabile al quale chiedere maggiori addestratori per le forze di polizia locali che si appresteranno nei prossimi mesi a riprendere autonomamente il controllo del territorio e di dimostrare come l'intervento della missione internazionale ISAF sia stato indispensabile per demolire la minaccia talebana e ridare all'Afghanistan un volto nuovo.

Credo sia altrettanto importante ricordare che dopo la Conferenza internazionale di pace, riunitasi il 20 luglio scorso, è stato annunciato da parte afgana un piano di riforme da attuare, come voi sapete, in 100 giorni, per dare un segnale immediato di cambiamento. In materia di sicurezza, la transizione consiste nel graduale trasferimento alle Afghan national security forces di un leading role e, contemporaneamente, nell'assunzione, da parte delle truppe ISAF, di un supporting role. Ciò fino al raggiungimento da parte delle ANSF di un'autonoma ed integrale capacità di difesa e controllo del proprio territorio.

In quest'ottica, l'approccio adottato alla Conferenza di Londra e poi ribadito nel corso della ministeriale NATO di Tallin dell'aprile 2010, assegna la priorità al training and mentoring senza prevedere una riduzione degli effettivi da parte di ISAF. In prospettiva saranno necessarie meno truppe e più addestratori. Ed è proprio per questo che il segretario generale Rasmussen, nel corso della sua recente visita, ha chiesto al nostro Premier e al Ministro della difesa di poter valutare l'invio di più addestratori, appunto.

Ora non desidero entrare nel merito della dinamica dell'incidente, poiché il Ministro della difesa avrà modo di farlo con gli organi competenti. Tuttavia dobbiamo fare in modo che i nostri militari dispongano di quanto di meglio la tecnologia e il nostro Paese sono in grado di offrire loro, compresi eventualmente sistemi d'arma di precisione da veicolare sui nostri mezzi aerei senza pilota (UAV), che tutti insieme in Commissione difesa abbiamo sempre sostenuto, per consentire la massima sicurezza ed appoggio al suolo alle nostre truppe e agli operatori delle forze speciali nelle loro delicate missioni, sempre nel rispetto del mandato e delle regole di ingaggio, che sappiamo essere imperniate sul principio della legittima difesa, limitando al massimo gli eventuali incidenti in cui potrebbero essere coinvolti anche civili innocenti. Quindi, di difesa si tratta e di salvaguardia di vite umane. Per questo i nostri militari si distinguono e si fanno onore nelle missioni internazionali.

La comunità internazionale chiede l'aiuto dei nostri uomini ed i nostri uomini vanno rispettati ed onorati. È deplorevole e vergognoso che sia consentito a gruppi di facinorosi di fischiare ed insultare, durante il minuto di raccoglimento prima dell'inizio delle partite di calcio, un soldato ucciso. È un episodio su cui un Paese come il nostro, che vanta un primato di civiltà e di democrazia, dovrebbe interrogarsi, senza che lo si possa lasciar correre impunito. Aggiungo poi le vergognose scritte diffamanti i nostri caduti nuovamente apparse giorni or sono sui muri di Napoli: denigrare la morte di un nostro militare e offenderlo personalmente è un gesto, non solamente incivile, ma che colpisce tutta la nostra società civile. Vergogna!

Grazie ancora ai militari italiani ed onori, onori al capitano Romani, ucciso in combattimento in terra d'Afghanistan. (Applausi dai Gruppi FLI, PdL e PD e dai banchi del Governo. Congratulazioni).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Pardi. Ne ha facoltà.

PARDI (IdV). Signor Presidente, onorevoli colleghi, membri del Governo, il Gruppo dell'Italia dei Valori esprime il più sincero e convinto cordoglio per la perdita del soldato italiano impegnato in Afghanistan e afferma, con la massima solennità, di ritenersi vicino, molto vicino ai soldati impegnati in quella scena internazionale. Ma proprio perché si ritiene vicino e in aiuto dei soldati impegnati, non può esimersi da una riflessione critica sulle condizioni in cui essi sono costretti ad operare.

Su questo punto abbiamo una ragione di interpretazione completamente diversa. Noi pensiamo che l'intervento internazionale sia iniziato sulla base di una menzogna colossale, vale a dire il cosiddetto accumulo delle armi di distruzione di massa, nata peraltro da un'operazione oscura, costruita in Italia. Riteniamo che l'intervento, sbagliato nei modi e nei tempi, abbia costituito la ragione per cui si sono moltiplicati i focolai di terrorismo e riteniamo che la sequenza Iraq-Afghanistan sia la logica conseguenza di un atteggiamento errato fin dall'inizio.

Riteniamo che l'attuale situazione in Afghanistan con enorme difficoltà possa essere ritenuta un'operazione di sostegno alla pace: il sostegno alla pace scivola impercettibilmente nella prosecuzione della guerra; le condizioni del controllo del territorio si mantengono sul versante del mantenimento della pace soltanto a prezzo di iniziative di guerra. I nostri soldati sono costretti ad operare in una condizione che è anche strutturalmente ambigua. Vanno là come portatori di pace, sono colpiti come protagonisti di guerra, e la necessità di garantire la pace in questo modo fa proseguire la guerra.

Siamo di fronte ad una logica per cui ogni soldato caduto, su cui si levano i giusti lamenti della comunità nazionale, costituisce la ragione della conferma delle condizioni per cui di giorno in giorno siamo costretti ad aspettarci altri caduti. C'è qualcosa di profondamente sbagliato dentro questo modo di operare.

Proprio perché siamo vicini ai nostri soldati impegnati in quella scena e proprio perché riteniamo che il dovere della comunità nazionale, del Parlamento, delle Assemblee elettive sia quello di determinare le condizioni della loro protezione, proprio per questo dovremmo condurre una seria riflessione su come uscire da questa situazione.

La Patria non può esercitare una retorica di conforto quasi puramente formale nei confronti dei propri soldati e poi esercitare una prassi che è l'esatto contrario quando i soldati tornano feriti, contaminati da uranio impoverito. Richiamo questo aspetto perché siamo convinti che una Patria veramente impegnata su un terreno che altre forze politiche ritengono significativo dovrebbe dare una controprova, ovvero garantire la massima cura dei familiari di coloro che hanno dato la vita o di quanti hanno dato pezzi del proprio corpo o hanno subito una contaminazione spesso assolutamente irrimediabile. Invece, abbiamo una controprova atroce perché l'Italia non protegge i propri soldati; non soddisfa le loro esigenze; si dimentica i malati, i contaminati da uranio impoverito, le vittime di quello che è ritenuto un impegno fondamentale sulla scena internazionale.

Questo è un elemento fondamentale su cui un'Assemblea elettiva responsabile dovrebbe condurre una riflessione profonda, autocritica, consapevole. E invece si ha la tendenza a riempirsi di grandi paroloni nel momento in cui bisogna lamentare e piangere la fine di un nostro soldato, senza però che questo atteggiamento trovi un'applicazione seria nel momento in cui la Patria dovrebbe rendere conto della propria scelta.

È per questo motivo che l'Italia dei Valori ritiene che si debba iniziare una fase di riflessione e di ripensamento profondo di questa situazione. Pertanto, il cordoglio sentito, convinto che noi manifestiamo alle famiglie e la vicinanza che manifestiamo ai nostri soldati non possono essere accoppiati ad una retorica che oggi è francamente divenuta insopportabile. (Applausi dal Gruppo IdV. Congratulazioni).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Fosson. Ne ha facoltà.

FOSSON (UDC-SVP-Aut:UV-MAIE-IS-MRE). Signor Presidente, signor Sottosegretario, onorevoli colleghi, ancora una volta ci raccogliamo in questa Assemblea per onorare commossi un servitore dello Stato caduto in nome della nostra Patria, per noi, per difendere gli ideali di pace e giustizia in uno degli scenari internazionali sicuramente più difficili. Il capitano Romani è la trentesima vittima italiana dall'inizio della missione. Non possiamo non esprimere tutta la nostra profonda gratitudine per il suo esempio e il suo impegno altamente professionale.

Ma il nostro pensiero va a chi lo conosceva, ai familiari, ai parenti, agli amici, a cui esprimiamo tutta la nostra solidarietà per la perdita di un figlio, di un nipote, di un amico, il cui contributo profuso in nome dell'Italia per la promozione e la difesa dei diritti umani nel mondo ci inorgoglisce tutti. Sì, perché queste sono le nostre Forze armate nel mondo: uomini che, negli scenari più ardui, operano per il mantenimento della pace sconvolta da violenze e guerre, prevengono conflitti, rafforzano la sicurezza internazionale e difendono la tutela dei diritti fondamentali.

Numerose sono le minacce globali (terrorismo, criminalità, conflitti, distruzioni di massa), ma nessun Paese è in grado di affrontare da solo questi complessi problemi. Oggi c'è bisogno di un approccio multinazionale integrato che risponda alle crisi non solo militari, ma anche di natura politica, diplomatica ed economica. È impossibile per l'Italia sottrarsi dall'esercitare un proprio ruolo nell'ambito delle organizzazioni di cui è parte. Le nostre Forze armate sono quindi lo strumento attraverso il quale è garantita la nostra presenza nel sistema delle alleanze. Esse rappresentano non solo simbolicamente l'unità nazionale, ma sono per definizione l'espressione e l'immagine dell'Italia nel mondo.

La partecipazione italiana alle missioni internazionali è quindi espressione della nostra politica estera. Possiamo pertanto dire che la nostra politica estera non sarebbe la stessa senza le Forze armate, che hanno dimostrato di saper rispondere con efficacia a tutte le richieste del Paese, ricevendo apprezzamenti in ambito internazionale. Quando ci capita di parlare delle Forze armate, lo facciamo con orgoglio, consapevoli del ruolo che esse e i nostri militari svolgono nello scacchiere internazionale.

Siamo quindi consapevoli che i nostri militari impegnati all'estero meritino un sostegno incondizionato e un'azione responsabile di tutto il Parlamento che nulla conceda ad atti scellerati e senza senso di pochi e che testimoni una comune solidarietà ai loro sforzi nel confermare il nostro impegno in favore di tutti quei processi che li vedono protagonisti a sostegno delle pace. Per queste ragioni, signor Sottosegretario, voglio ancora una volta coerentemente confermare il sostegno del mio Gruppo a tutte quelle iniziative e ribadire la disponibilità a fare quanto è necessario per mettere i nostri ragazzi nelle condizioni di assolvere al meglio il loro compito attraverso un'adesione piena ed incondizionata al loro impegno, che su tutti i teatri dovrà tuttavia essere indirizzato al consolidamento delle locali istituzioni e finalizzato al raggiungimento di una loro autonomia, come è auspicabile avvenga in Afghanistan.

Ci sentiamo però in dovere, anche in questa occasione, di richiamare il Governo affinché ai nostri militari siano garantite le condizioni per poter operare in sicurezza attraverso una politica di sostegno coerente con gli impegni e continuativa.

Insieme al capitano Romani, vogliamo ricordare tutte le nostre vittime e i caduti di ogni Nazione, e ribadire il nostro assoluto sostegno e la piena solidarietà a tutti quegli uomini e donne che hanno dato e stanno dando tanto per il nostro Paese e per la sua immagine nel mondo nel contribuire ad iniziative dell'Italia nell'ambito della comunità internazionale per la stabilità, la sicurezza e la pace. (Applausi dal Gruppo UDC-SVP-Aut:UV-MAIE-IS-MRE e del senatore Zanda).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Torri. Ne ha facoltà.

TORRI (LNP). Signor Presidente, desidero ringraziare il signor Sottosegretario per ciò che ci ha detto. So che quando alcuni di noi devono prendere la parola perché impegnati nelle Commissioni di merito, soprattutto la nostra, la Commissione difesa, normalmente la prendono con molto imbarazzo, perché o si deve votare una missione all'estero o si deve intervenire perché è successo un disastro.

In questo caso il disastro è che abbiamo perso l'ennesimo militare. È normale che il nostro partito, come sempre, sia vicinissimo alle famiglie, e lo dico con orgoglio. Noi, in tutti questi anni, abbiamo cercato sempre di appoggiare le missioni all'estero perché eravamo e siamo convinti che siano molto importanti e che i nostri militari debbano avere il massimo dal nostro Paese. Mi corre altresì l'obbligo di fare però delle riflessioni diverse dal solito iter che consolidiamo in Parlamento tutte le volte che dobbiamo intervenire a seguito di fatti di questo tipo.

Ad esempio, io sono andato al funerale e mi sono trovato imbarazzatissimo, e vi spiego perché. Quando ho attraversato le due ali di militari, mentre andavo a sedermi, con molta umiltà e rammarico, in chiesa, ho cercato di guardarli negli occhi e la sensazione che ho avuto è che non mi hanno accolto in quanto parlamentare, leghista o meno, con l'affetto che, sebbene non dovuto, normalmente si ha per coloro che pensano a legiferare e a fare delle cose buone per il nostro Paese. Tale situazione a cosa era dovuta? Probabilmente a quanto diceva il senatore Pardi: pronunciamo grandi paroloni, facciamo delle grandi enunciazioni, ma poi, nei fatti, caro Pardi, non ho sentito da lei condannare quei quattro furbi che allo stadio hanno fischiato. Quelli che seguono il gioco del calcio votano e bisognerebbe dire che i parlamentari che hanno elettori di quella tipologia sono persone poco furbe; lo dico perché tanto non mi interessa avere i voti di quella gente.

In secondo luogo, non è corretto fare una riflessione come quella del senatore Pardi quando uno dei suoi diceva che mandavamo militari con le scarpe di cartone. Credo dobbiamo fare tutti una riflessione ampia. Siamo qui con un mandato da parte degli elettori, quello di dare il meglio, soprattutto, in questo caso, ai nostri militari, e credo che ciascuno di noi faccia ciò che è possibile in questo senso. L'esempio di oggi, di questa Aula semideserta, nella quale - ne prendo atto - mancano anche alcuni importanti componenti della stessa Commissione difesa, mi fa però fare un'ulteriore riflessione, che non è solo mia, perché è anche dei militari.

Pensate che, nonostante forniamo loro tutti i mezzi necessari, possiamo entrare nei cuori dei nostri militari, quando non siamo capaci, noi per primi, di dimostrare loro che lo facciamo con una convinzione a 360 gradi? Chiedo scusa ai genitori di Romani, perché noi giustamente legiferiamo, facciamo operazioni in Parlamento, ma il nostro cuore non è qui: nell'80 per cento dei casi il nostro cuore è nei collegi elettorali, perché pensiamo che si debba andare a votare. Stiamo dando uno spettacolo di noi stessi vergognoso: non lo dico per fare il qualunquista, perché questa stessa scena l'abbiamo mandata in onda anche martedì, quando abbiamo affrontato la questione dei nostri emolumenti. Ci vogliamo prendere in giro? Ci siamo tolti 1.000 euro per dimostrare al Paese che siamo delle persone civili, quando abbiamo fatto costituire un altro partito che riprende tutti questi soldi. Questo per dire due cose semplici.

Noi per primi dobbiamo darci una regolata; noi, la stampa e tutti quanti. Se siamo qui dobbiamo ragionare seriamente, e questo vuol dire dare il massimo apporto ai nostri militari, ma con convinzione e con quella trasparenza che spesso non vedo negli occhi dei miei colleghi. Io forse sarò il primo che andrà a casa quando finirà la legislatura, perché magari non ho lavorato bene, ma i parlamentari dobbiamo pagarli in maniera corretta: parecchi parlamentari scaldano solo la seggiola, perché non sono convinti loro per primi di ciò che stanno facendo. Se devo andare a casa lo farò volentieri, però dentro di me so che quello che potevo fare qui l'ho fatto.

Cerchiamo allora di porre in essere una situazione diversa. I nostri militari si aspettano che quanto facciamo sia fatto con convinzione. Ripeto: vedere oggi che mancano alcuni componenti della Commissione difesa durante questa discussione mi mette veramente in grandissimo imbarazzo. Chiedo veramente scusa ai genitori del capitano Romani. Ho visto la tragedia quando ero seduto in chiesa; vi posso garantire che attraversare un'ala di militari ritenendo che il loro pensiero non è quello accogliere una persona che va lì non perché è profondamente addolorata, ma solo per farsi vedere è molto imbarazzante. Io so che molti di noi provano lo stesso sentimento.

Ha ragione, signor Sottosegretario: come Lega siamo prettamente convinti di essere sulla strada giusta, nel metodo e anche nella convinzione di aiutare i nostri militari, però ci dobbiamo dare tutti una regolata. Credo che la riflessione di oggi debba essere la seguente: evitiamo di intervenire con il solito foglietto con le tre righe di commiato; cerchiamo di intervenire in maniera intelligente. Intitolare le piazze e le strade ai nostri militari non è il metodo giusto per potersi arrogare il diritto al loro rispetto. Dobbiamo fare cose più intelligenti che intitolare loro le piazze; le piazze bisogna intitolargliele per merito, non perché, a causa delle nostre lacune, dobbiamo farlo per nascondere altre cose. (Applausi dal Gruppo LNP e dei senatori Musso e Ramponi. Congratulazioni).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Del Vecchio. Ne ha facoltà.

DEL VECCHIO (PD). Signor Presidente, vorrei precisare che il Partito Democratico è particolarmente attento a queste tematiche e i membri della Commissione difesa sono tutti presenti.

La relazione che abbiamo ascoltato sulle cause della morte del capitano Alessandro Romani rinnova i sentimenti di grande cordoglio già suscitati in tutti noi dalla notizia del tragico evento. Il Partito Democratico esprime forte vicinanza e grande solidarietà alla famiglia del capitano, un ufficiale fedele alla sua missione di soldato fino all'estremo sacrificio, che operava in silenzio in una terra lontana, perché quello era il suo compito e perché così gli aveva chiesto il Paese. In questa triste circostanza, ci stringiamo anche alle nostre Forze armate, ancora una volta dolorosamente colpite, che continuano a rappresentare l'Italia nel mondo con onore e responsabilità e che interpretano efficacemente la funzione di stabilizzazione delle crisi, spesso in teatri altamente rischiosi, come quello dell'Afghanistan.

Domenica scorsa, poche ore dopo la morte del capitano Romani, si sono svolte nel Paese asiatico le consultazioni elettorali. È la quarta volta che ciò accade dal 2004 e non è poca cosa per una Nazione che per tre decenni non ha potuto esprimere democraticamente un Parlamento e che, nello stesso periodo, è stata completamente in balia della barbarie e dell'oscurantismo. Il merito di questo successo è di tanti uomini e donne, civili e militari, afgani o di altre Nazioni, che hanno creduto e ancora credono in un futuro migliore per quel travagliato Paese; uomini e donne semplici e determinati come il capitano Romani, che ha prestato servizio più volte in Afghanistan, sempre in prima linea e sempre con la serena consapevolezza dell'importanza del compito che svolgeva.

Il cordoglio per la scomparsa di un soldato e la riconoscenza per quanto quel soldato ha fatto per tutti noi ed a nostro nome sono i sentimenti che proviamo in questo momento. Ma non possiamo dimenticare - e guai se ciò accadesse - che la morte dell'ufficiale porta a 30 il tragico conteggio dei militari caduti in Afghanistan dall'inizio dell'operazione; così come non possiamo nascondere il disagio che ciascuno di noi, senza distinzione di parte, prova nel constatare la difficoltà di porre rimedio alla difficile situazione che i nostri soldati, come i militari di altre 46 Nazioni, devono sostenere per assolvere i loro compiti in quel Paese.

Per questo, il Parlamento e il Governo devono intensificare la loro azione, coscienti che la soluzione della crisi passa attraverso forti iniziative politiche dell'Italia, così come delle altre Nazioni coinvolte.

La componente militare continua ad essere indispensabile per il controllo del difficile territorio afgano, per la crescita del Paese e per la formazione delle forze di sicurezza locali, condizione indispensabile per l'afganizzazione della crisi. Ma solo l'azione politica potrà essere risolutiva, un'azione politica che rivolga la sua attenzione alla popolazione afgana e crei le condizioni per il suo progresso sociale, economico e democratico. È questo l'intendimento che dobbiamo continuare a perseguire, soprattutto per onorare la memoria del capitano Romani ed evitare che il suo sacrificio risulti vano.

Con questi sentimenti e queste speranze rivolgiamo ancora un pensiero commosso al nostro connazionale caduto. Ci consola, in questo tragico evento, la constatazione che i sentimenti manifestati in quest'Aula sono i sentimenti della popolazione italiana, quella stessa popolazione che, oltre ad esaltare l'impegno ed il sacrificio dei nostri militari con una partecipazione sincera e sentita nei momenti dolorosi, ha saputo esprimere anche tutto il suo profondo disprezzo e sdegno verso i responsabili di vili manifestazioni contro i caduti, che in questa circostanza, a Livorno come in altre occasioni, hanno vergognosamente macchiato un momento di partecipazione forte e di coesione nazionale.

È un segno, quello che arriva dalla nostra gente, dalla gente che ama veramente l'Italia, di cui possiamo essere tutti orgogliosi e che per fortuna aiuta le famiglie dei caduti a superare il loro immenso dolore e le Forze armate ad affrontare i sacrifici della loro funzione ed a continuare a sostenere l'immagine dell'Italia nel mondo. (Applausi dai Gruppi PD, UDC-SVP-Aut:UV-MAIE-IS-MRE ePdL. Congratulazioni).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Cantoni. Ne ha facoltà.

CANTONI (PdL). Signor Presidente, signor Sottosegretario, onorevoli colleghi, ringrazio il Sottosegretario per le parole di cordoglio che ha voluto portare da parte del Ministro della difesa e del Governo, parole che ci hanno colpito e sulle quali siamo profondamente d'accordo. Il cordoglio unanimemente espresso da ogni parte politica e sociale, e in modo particolare dal PdL, alla famiglia del capitano Alessandro Romani, che ricordo - come hanno fatto tutti i miei colleghi - ha onorato il nostro Paese con il suo sacrificio, è il simbolo evidente del generale supporto dato al contingente italiano, il cui fiero impegno nelle province più rischiose dell'Afghanistan, e non solo, non ha impedito, ahimè, che si dovessero patire dolorose perdite umane. Qui va il ricordo sentito e commosso per tutti i caduti e i feriti e per tutti coloro che hanno onorato la Patria e la nostra Nazione.

Questa missione di pace, che ha un suo trentesimo caduto, fa ragionevolmente sorgere numerosi interrogativi in capo a chi si sofferma solo a guardare le cifre delle numerose vite perse, dei feriti e dei mutilati, delle famiglie che piangono ogni giorno le vite prematuramente recise dei propri figli.

È quindi doveroso ricordare le ragioni della nostra permanenza in questo teatro di guerra, i motivi che ci persuadono ad operare con risolutezza in arene apparentemente lontane migliaia di chilometri, pur con la consapevolezza dei rischi che tali operazioni comportano. E questi motivi non sono, come sostengono alcuni, costruiti ad arte per occultare vili manifestazioni di servilismo. L'Italia ha deciso di agire in prima persona nella missione ISAF così come nelle operazioni di addestramento EUPOL per non sconfessare, ma anzi rafforzare il proprio appoggio alla lotta contro il terrorismo, contro le violazioni dei diritti umani, e, non da ultimo, per l'affermazione della democrazia in quel Paese martoriato. Il nostro ruolo, dunque, è di vitale importanza: dobbiamo sottolinearlo con forza. Difatti, i nostri soldati hanno sempre dimostrato di ottenere numerosi successi, mantenendo sempre un contegno di umanità e di rispetto della popolazione locale. Grazie a loro, l'Italia ha potuto riacquisire peso nello scacchiere internazionale.

I fischi di Livorno di qualche decina di mascalzoni non devono certamente lasciare una pagina nera su questo processo di cui noi siamo orgogliosi. Pertanto, condanniamo questa vergognosa manifestazione di viltà.

La nostra strategia e gli obiettivi attuali dei Governi impegnati sono rivolti a ridurre al minimo le perdite umane a fronte di un impegno costante per ottenere il massimo dell'efficacia e della sicurezza.

Cominciano a emergere i primi segni di miglioramento. La popolazione afgana, dopo le turbolente elezioni presidenziali del 2001, si è potuta finalmente e nuovamente recare alle urne per esprimere il proprio diritto di voto sulla Camera bassa. Le accuse di brogli e le intimidazioni, talvolta anche gravi, subite dai votanti negli ultimi giorni, non possono in ogni modo oscurare l'importante passo in avanti che si è compiuto attraverso la conquista della massima espressione del corpo elettorale. Questo importante test di stabilità del Paese, pur con i suoi difetti, è stato la prima vera ricompensa di questi anni di conflitto (certamente non l'unica): si tratta di un importante messaggio di democrazia che compensa i sacrifici compiuti - ricordo - non solo dai nostri militari, ma da tutte le forze impegnate.

Non sarà più un feretro ricoperto dal tricolore italiano il simbolo di questa guerra. Adesso il nostro simbolo richiama l'immagine delle migliaia di donne che sono uscite dai seggi dopo aver votato, in burqa ma anche a volto scoperto; le donne, più di 400, che si sono candidate; quelle, infine, che hanno sorvegliato gli scrutini, sfidando il timore delle minacce terroristiche. Qualche anno fa una simile eventualità sarebbe stata impensabile.

Occorrono decenni affinché una popolazione prevalentemente rurale, condannata dalla corruzione dei signori della guerra e della droga, attaccata quasi con ossessione ai precetti della tradizione religiosa, sia in grado di trasformarsi in un maturo corpo elettorale, capace di esprimere i propri ideali politici senza condizionamenti religiosi o tribali. Tuttavia, questo processo evolutivo non avrebbe potuto ricevere alcun impulso in assenza dei soldati italiani, il cui senso del dovere, professionalità, determinatezza e umanità sono le caratteristiche che fanno delle nostre truppe i massimi custodi dei valori del nostro Paese, motivo di estremo orgoglio per noi tutti. Come può un Paese, le cui macerie create dalle esplosioni dei mortai emettono ancora fumo, riuscire da solo a condurre le operazioni elettorali, di per sé rischiose e fonti di instabilità, senza l'aiuto esterno di professionisti militari addestrati a fronteggiare situazioni di rischio?

Allora, il sacrificio del capitano Alessandro Romani deve rappresentare per noi un memento a proseguire con la stessa determinazione di sempre in questa missione di pace, in un Afghanistan che, giorno dopo giorno, lotta contro se stesso per l'affermazione tormentata della democrazia e contro il terrorismo. (Applausi dai Gruppi PdL, LNP e PD. Congratulazioni).

PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione sull'informativa del Governo e ringrazio il sottosegretario Crosetto per la disponibilità e la presenza.

Discussione del disegno di legge:

(1167-B/bis) Deleghe al Governo in materia di lavori usuranti, di riorganizzazione di enti, di congedi, aspettative e permessi, di ammortizzatori sociali, di servizi per l'impiego, di incentivi all'occupazione, di apprendistato, di occupazione femminile, nonché misure contro il lavoro sommerso e disposizioni in tema di lavoro pubblico e di controversie di lavoro (Rinviato alle Camere dal Presidente della Repubblica, ai sensi dell'articolo 74 della Costituzione) (Approvato, con modificazioni, dalla Camera dei deputati) (Collegato alla manovra finanziaria) (Votazione finale qualificata ai sensi dell'articolo 120, comma 3, del Regolamento) (Relazione orale) (ore 10,30)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge n. 1167-B/bis, già approvato dalla Camera dei deputati in un testo risultante dallo stralcio, deliberato dalla Camera dei deputati, degli articoli 23, 24, 32, da 37 a 39 e da 65 a 67 del disegno di legge n. 1441, d'iniziativa governativa, modificato dal Senato, nuovamente modificato dalla Camera dei deputati, nuovamente approvato dal Senato, rinviato alle Camere dal Presidente della Repubblica in data 31 marzo 2010, ai sensi dell'articolo 74 della Costituzione, e nuovamente approvato, con modificazioni, dalla Camera dei deputati.

Nella seduta del 6 maggio 2010, su proposta delle Commissioni riunite 1a e 11a, l'Assemblea ha deliberato, ai sensi dell'articolo 136, comma 2, del Regolamento, di limitare l'oggetto della discussione agli articoli 20, 30, 31, 32 e 50 del testo approvato dalla Camera dei deputati.

La Presidenza ha inoltre ritenuto di consentire la presentazione di un emendamento all'articolo 2, resosi necessario a seguito delle modificazioni normative che nel frattempo sono intercorse.

I relatori, senatori Castro e Saltamartini, hanno chiesto l'autorizzazione a svolgere la relazione orale. Non facendosi osservazioni, la richiesta si intende accolta.

Pertanto, ha facoltà di parlare il relatore, senatore Castro.

CASTRO, relatore. Signor Presidente, signor Sottosegretario, onorevoli colleghi, giunge in sesta lettura in quest'Aula il disegno di legge collegato in materia di lavoro. Si tratta di un provvedimento che sin dall'inizio si è qualificato non come un provvedimento omnibus, ma come un testo che doveva affrontare, considerata la sua natura di collegato, le conseguenze sociali della più drammatica crisi economica che avesse attraversato i nostri ultimi 100 anni, organizzando una serie di interventi con un approccio che si potrebbe anche definire multitasking.

Lungo il suo cammino, che certamente è stato tormentato, esso è andato via via prosciugandosi, e oggi approda al Senato un provvedimento condensato e concentrato intorno alla riforma del processo del lavoro. È dunque un provvedimento straordinariamente importante proprio per il momento in cui si colloca. Anzi, verrebbe quasi da dire che oggi le soluzioni che questo disegno di legge offre alle parti sociali per la regolazione di relazioni industriali più autenticamente propulsive è quanto mai opportuno.

Le caratteristiche, infatti, della riforma contenuta in questo provvedimento favoriscono significativamente la coesione sociale, che viene valorizzata, estesa, amplificata e intensificata, attraverso la valorizzazione dell'autonomia delle parti sociali e contrattuali. Sotto questo profilo credo che nessuno di noi possa dimenticare che il cuore della riforma, vale a dire l'arbitrato, corrisponde alle puntuali indicazioni che le parti sociali si sono date attraverso il protocollo sulla riforma degli assetti contrattuali del 22 gennaio e del 15 aprile 2009, in particolare l'articolo 3, e che, immediatamente dopo una delle letture parlamentari di questo collegato, le medesime parti sociali - ben 36 associazioni ed organizzazioni sindacali e datoriali - l'11 marzo scorso hanno firmato un'intesa mercé la quale si impegnavano ad implementare, rapidamente ed efficacemente, la nuova strada dell'arbitrato disegnata dal provvedimento.

È anche in una prospettiva più propriamente economica che questo provvedimento scandisce la sua importanza in quanto straordinario vettore di certezza, di semplificazione, di riduzione dei costi del contenzioso in un'area molto densa di liti come quella del lavoro. Ciò significa, attraverso la certezza e l'affidabilità, capacità di attirare quegli investitori internazionali che molte volte sono stati scoraggiati dal realizzare insediamenti ad alta densità occupazionale nel nostro Paese proprio per la friabilità del sistema di regolazione del nostro contenzioso.

Il messaggio di rinvio del Presidente della Repubblica del 31 marzo è alla base di questa nuova lettura della Camera, parzialmente modificata dal Senato. Si tratta di un messaggio sul quale immediatamente limpida è stata la risposta del Governo e della maggioranza. Ricordo come in quel medesimo 31 marzo, in occasione di un question time alla Camera, il ministro del lavoro e delle politiche sociali Maurizio Sacconi abbia immediatamente ribadito la volontà del Governo di adempiere compiutamente alle indicazioni date dal Presidente della Repubblica per effetto di un atteggiamento nitido, di leale collaborazione istituzionale. E analoga dichiarazione hanno immediatamente reso i relatori del provvedimento alla Camera, onorevole Cazzola, e al Senato, senatore Saltamartini.

Di questo, onorevoli colleghi, si tratta. Le parole del Presidente della Repubblica non danno il via ad un dibattito dogmatico, ad una riflessione giuridica: sono una scandita affermazione istituzionale alla quale il Governo e la maggioranza rispondono con una piena cooperazione. Sotto tale profilo, per effetto di questa piena cooperazione, sono state realizzate già alla Camera, ed ora ulteriormente arricchite al Senato, delle risposte normative che assecondano le indicazioni del Presidente della Repubblica. Quel Presidente della Repubblica che, ad esempio, aveva chiesto una più precisa definizione della nozione di equità nell'arbitrato; che aveva chiesto che venisse garantita una sorta di non preponderanza del ruolo del Ministro del lavoro attraverso l'emissione degli atti ministeriali sostitutivi della contrattazione fallita, sempre in materia di arbitrato, e che, sempre in questa materia, aveva, infine, chiesto una garanzia nell'ipotesi di arbitrato attivato dal contratto individuale di lavoro, una garanzia più dispiegata nel momento nel quale la via arbitrale fosse scelta al momento dell'assunzione.

Le risposte che sono state date a queste sollecitazioni autorevoli del Presidente della Repubblica sono state una nuova scrittura dell'articolo 412 del codice di procedura civile: quello che i colleghi possono leggere nel comma 7 dell'attuale articolo 30 che, intercettando la richiesta del Presidente, ha precisato come nell'arbitrato secondo equità si parli non soltanto del rispetto dei principi generali dell'ordinamento, così com'era nella prima stesura, ma anche "dei principi regolatori della materia, anche derivanti da obblighi comunitari". Si è trattato cioè di una formulazione normativa che ha incorporato ed introiettato una precisa indicazione della Corte costituzionale data con la sentenza n. 206 del 2004 e che sgombra il campo da ogni equivoco intorno al perimetro dell'equità.

Un altro intervento decisivo è stato offerto da quello che oggi potete leggere al comma 11 dell'articolo 30, dove, di fronte al rischio che fosse troppo brusco l'intervento del Ministro del lavoro una volta esaurita negativamente la prova negoziale affidata direttamente alle parti sociali, si prevede un diverso meccanismo (tra l'altro, mutuato da un vecchio provvedimento che ebbe come protagonista proprio l'allora ministro Treu e che, quindi, in qualche modo, si rifà ad una prassi che non può non essere giudicata adeguata). In caso di insuccesso delle parti nel rinvenimento di un'intesa, dopo dodici mesi il Ministro convoca le parti al fine di promuovere l'accordo; fa trascorrere ulteriori sei mesi e, se ancora l'accordo non viene raggiunto dalle parti accompagnate e coordinate dal Ministro, questo emana un proprio decreto, ma tenendo conto delle risultanze istruttorie, del negoziato nel frattempo svoltosi, e dà un'indicazione che assume un carattere meramente sperimentale. Credo che si tratti di un'articolazione straordinariamente protettiva dell'autonomia delle parti sociali da un lato e, dall'altro, straordinariamente rispettosa dei risultati che anche non compiutamente esse abbiano prodotto.

Molte polemiche ha suscitato un altro argomento, in merito al quale però, anche in questo caso, la risposta normativa che offriamo all'indicazione del Presidente della Repubblica è molto chiara: nell'ipotesi di attivazione, per effetto del contratto individuale, della clausola compromissoria, questa può materializzarsi soltanto una volta trascorso il periodo di prova o, nell'ipotesi di assenza del periodo di prova, soltanto un mese dopo l'assunzione. Tra l'altro, viene anche prevista l'assistenza legale e sindacale ma, soprattutto, viene prevista l'esclusione dal perimetro della compromettibilità delle controversie relative alla risoluzione del rapporto di lavoro. Anche qui credo che la soluzione individuata sia stata assolutamente persuasiva rispetto all'opportunità di assecondare le indicazioni del Presidente della Repubblica.

Il Senato, attraverso un fattivo lavoro compiuto in Commissione, ha ulteriormente proceduto a migliorare la complessiva mappatura normativa del provvedimento. Siamo intervenuti ritenendo doveroso rimediare ad un errore - se i colleghi mi consentono questa espressione - della Camera, quando fu approvato un emendamento promosso dall'ex ministro del lavoro Cesare Damiano in ordine all'attivabilità dell'arbitrato ex post anziché ex ante e in qualche modo di volta in volta valutando se fosse nella prospettazione di interesse del lavoratore poziore il ricorso al giudice ordinario o all'arbitro. Ricordo, visto che la materia è stata oggetto di polemiche aspre e persino laceranti e spessissimo fondate su letture deliberatamente mistificanti dei contenuti reali del dibattito, che stiamo parlando di una ipotesi residualissima di arbitrato. (Brusìo).

Presidente, sono costretto a chiedere il suo soccorso: non per un povero peone, ma perché stiamo parlando di un provvedimento che è stato oggetto di rinvio da parte del Capo dello Stato.

PRESIDENTE. Ha perfettamente ragione. C'è sempre, per chi presiede, un momento di imbarazzo nel dover interrompere chi sta parlando. Comunque, ha ragione lei. Prego i colleghi di fare silenzio e di consentire al senatore Castro di svolgere la sua relazione, che verte su un tema importante. Chi ha da fare altre cose può uscire e rientrare quando ha terminato i colloqui.

CASTRO, relatore. Consiglio comunque a tutti i colleghi che dovessero poi ritrovarsi nella funzione di relatore di non commettere l'errore che sto facendo io, di non parlare a braccio, perché ciò è sinceramente impossibile in questo contesto, ma piuttosto di leggere, perché credo che una simile modalità consenta una difesa dal contesto esterno più efficace.

Signor Presidente, le chiedo, da un lato, scusa per la richiesta d'aiuto e, dall'altro, la ringrazio per avermelo offerto.

Come dicevo, stiamo parlando di una ipotesi assolutamente residuale di arbitrato. Come è noto, nel generale disegno di questo collegato lavoro l'arbitrato può essere o la naturale espansione della conciliazione che le parti attraversano nelle forme ormai consuete e tradizionali nel nostro ordinamento, oppure può essere l'effetto di una illimitata potestà di regolazione delle proprie relazioni in materia di controversie generata dalle parti sociali, oppure, ed è questa l'ipotesi sulla quale stiamo concentrando la nostra attenzione... (Brusìo).

PRESIDENTE. Mi scusi, senatore Castro. Volete che sia sospesa la seduta? Qual è il problema? Si deve sospendere la seduta per consentire i colloqui e poi il senatore Castro svolgerà la relazione, o il senatore Castro può intervenire adesso? Il relatore chiede di poter svolgere una relazione che sta facendo a braccio, ma incontra difficoltà a svolgerla!

CASTRO, relatore. Grazie ancora, signor Presidente. Grazie, colleghi. Vedrò di non abusare della vostra pazienza, procedendo rapidamente verso la conclusione.

Stiamo parlando dell'ipotesi in cui l'arbitrato sia generato dal contratto individuale, e anche in questa ipotesi la prima fattispecie prevista dalla norma è quella che la regolazione, per effetto del contratto individuale, avvenga all'interno del perimetro disegnato dalle parti sociali attraverso il loro accordo. Oppure, nell'ipotesi in cui vi sia una relazione diretta all'atto della stipulazione del contratto individuale di lavoro tra le due parti e questo contratto di lavoro, per la delicatezza che presenta in questa circostanza, debba essere certificato, ebbene, solo e soltanto in questo ultimo caso abbiamo ritenuto che non fosse opportuna la soluzione rinvenuta dalla Camera - quella soluzione, cioè, che affida alla valutazione opportunistica, tattica del lavoratore la scelta di andare dall'arbitro o dal giudice - ma fosse invece necessario ribadire, per una scelta che abbiamo con un qualche tratto di ironia definito consapevolmente ideologica rispetto al generale approccio culturale all'arbitrato, che questa scelta dovesse essere l'effetto di un patto generale preventivo, attraverso il quale le parti affidano ad una regolazione collocata all'interno del perimetro della regolazione sociale la scelta di risolvere le loro controversie.

Sono due modelli culturalmente molto diversi: questo è un modello collaborativo, cooperativo, integrato ed organico, dove in qualche modo c'è un patto, che acquisisce un valore comunitario, che lega il datore di lavoro e il suo collaboratore, e ci sembra assai più appropriato, proprio nella prospettiva della questione sociale e di una visione partecipativa e comunitariamente dispiegata all'impresa, rispetto invece alla soluzione offerta dall'emendamento del Partito Democratico alla Camera. Per questo abbiamo deciso di intervenire riproducendo e ribadendo la naturale vocazione endopattizia dell'arbitrato.

Siamo anche intervenuti per meglio regolare la norma che prevedeva tempi di decadenza per l'impugnazione del licenziamento e tempi per la presentazione effettiva del ricorso al giudice ordinario relativamente al medesimo licenziamento. Anche su questo punto vi è stato un dibattito piuttosto vivace. Con l'attuale articolo 31 abbiamo voluto intervenire in questa materia; ne è nato un dibattito acre, perfino riguardo una fattispecie pur statisticamente marginale, come quella del licenziamento inefficace perché irrogato oralmente. Il relatore ha ritenuto di dover presentare un emendamento che scioglie gran parte dei dubbi che erano sorti sul punto, intercettando le sollecitazioni che soprattutto gli amici e colleghi della Lega Nord avevano portato innanzi, peraltro coniugandosi con alcune valutazioni che anche l'opposizione aveva formulato sul punto.

Abbiamo deciso che, pur essendo - lo ribadisco - statisticamente residualissima, quasi insignificante, l'opzione del licenziamento orale, per il solo licenziamento inefficace in quanto orale venga ripristinato lo status quo ante e quindi non vi siano gli stretti termini di decadenza e di effettivo rispetto del termine per la presentazione del ricorso innanzi al giudice ordinario che erano previsti dalle proposte succedutesi nella discussione nei due rami del Parlamento e in Commissione: quindi, si ritorna al vecchio, generale termine dei cinque anni. In questo modo crediamo di aver dato un contributo decisivo di serenità.

Se mi è consentito, signor Ministro, signor Sottosegretario, onorevoli colleghi, credo che davvero la serenità debba essere anche la cifra nella quale si svolge il dibattito in Senato. Nella materia del lavoro ci troviamo di fronte ad una singolare situazione: da un lato, vi è un tasso bassissimo, quasi inesistente, di conflitto sociale nei luoghi di lavoro, ma dall'altro vi è l'acuirsi opaco, oscuro e insidioso di contestazioni a vocazione sovversiva in altri luoghi. È di lunedì l'aggressione subita dal segretario generale della CISL del Veneto, Franca Porto, a Vicenza; nello stesso giorno è stato aggredito il segretario confederale della UIL, Paolo Pirani; prima ancora vi è stato l'agguato, feroce e violento, al segretario generale della CISL, Raffaele Bonanni. Come non ricordare le intimidazioni subite dal nostro collega Pietro Ichino, al quale anche in questa circostanza voglio rinnovare la solidarietà più convinta e affettuosa? Si sta, cioè, creando un clima al quale dobbiamo cercare di porre subito un freno con un dibattito anche aspro, in cui le opinioni si confrontino anche aspramente, ma restando precisamente confinate all'interno del dibattito istituzionale, normativo e giuridico. Se il Senato saprà dare un esempio in questa direzione, credo che il Paese non possa non essercene grato.

Concludo rapidamente, ricordando che un altro intervento significativo che ha intercettato le preoccupazioni del Presidente della Repubblica è stato compiuto nell'attuale testo dell'articolo 49, in una materia sulla quale il Governo ha lasciato illimitata libertà di intervento all'Assemblea. Ebbene, abbiamo voluto fornire una precisazione per i casi di assunzione irregolare con un contratto di lavoro parasubordinato (situazione portata alla ribalta della cronaca da un giovane di un call center). Abbiamo stabilito che il datore di lavoro in questo caso possa beneficiare di sanzioni ridotte soltanto dove la soluzione che offre al lavoratore irregolarmente assunto sia quella di una conversione, non solo nella pienezza della regolarità della forma di assunzione, ma anche della natura a tempo indeterminato del contratto offerto in riparazione, e per mansioni equivalenti a quelle svolte nel rapporto pregresso.

Come ricordava il Presidente all'inizio, abbiamo, infine, presentato un emendamento (e ringraziamo il Presidente di averlo accolto) all'articolo 2, che prevede una rimappatura delle competenze degli enti vigilati dal Ministero del lavoro, precisamente in riferimento all'ISPESL e allo IAS. Come ben noto, durante il lungo iter del cosiddetto collegato lavoro è infatti intervenuto un provvedimento normativo che ha risolto in radice la questione, incorporando l'ISPESL nell'INAIL e lo IAS nell'ISFOL, talché si trattava di prendere atto di una intervenuta modifica normativa e di rimodulare il testo che di ciò non aveva ancora potuto tener conto.

Abbiamo anche presentato un altro emendamento, recante una precisazione tecnica all'articolo 31 nel testo proposto dalla Commissione, sui termini di impugnazione di ciò che si assume da parte del lavoratore non direttamente collegato al datore di lavoro, intervenendo un contratto di somministrazione o altre forme di contratti di intermediazione: una condizione di definizione del termine.

Signor Presidente, signor Ministro, signor Sottosegretario, onorevoli colleghi, quella che sottoponiamo alla valutazione dell'Aula è una dinamica e propulsiva riforma del processo del lavoro che va nella direzione della coesione sociale e della certezza del diritto. Vi preghiamo di accoglierla con tutta la forza che questo provvedimento merita, perché si inserisce esattamente in quel nuovo quadro delle relazioni industriali che, da Pomigliano in poi, offre alla nostra industria nazionale una straordinaria opportunità per ritrovare il suo slancio e la sua capacità di condurre il Paese alla leadership internazionale nella difficile arena competitiva del mondo. (Applausi dal Gruppo PdL. Congratulazioni).

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il relatore, senatore Saltamartini.

SALTAMARTINI, relatore. Signor Presidente, l'intervento che svolgo riguarda una modifica all'articolo 20 del disegno di legge con la quale si affronta il problema del risarcimento delle malattie contratte per intossicazione da amianto e, in particolare, il tema dei mesotelioma alla pleura.

Il Presidente della Repubblica, nel rinviare il provvedimento alle Camere, aveva rivolto una serie di censure all'articolo 20 del disegno di legge, così come era stato approvato, che nella sua originaria stesura prevedeva l'esclusione dall'applicazione delle norme previste dalla legge n. 51 del 1955 del personale militare imbarcato sui navigli militari. Con un intervento emendativo apportato alla Camera dei deputati, oltre ad espungere questa norma, si era aggiunta la previsione del risarcimento dei danni. Il Presidente della Repubblica, nel messaggio alle Camere, sottolineava in particolare come la norma non potesse essere di interpretazione autentica, posto che la legge delega era già stata attuata con il decreto del Presidente della Repubblica n. 303 del 1956. Sottoponeva inoltre alle Camere un rilievo che faceva perno sui principi generali del diritto, facendo rilevare come la semplice espressione del risarcimento del danno non fosse sufficiente, suggerendo l'istituzione di un autonomo istituto giuridico posto che si trattava, appunto, di una patologia derivante da causa di servizio. Inoltre, il Presidente della Repubblica nel suo rinvio alle Camere osservava che tutta la materia della sicurezza e dell'igiene sul lavoro era stata novellata con il decreto legislativo n. 81 del 2008, e che tale legge aveva recentemente modificato il sistema sanzionatorio per inosservanza delle prescrizioni in materia e che pertanto era opportuno - così come quel provvedimento aveva depenalizzato alcuni comportamenti - intervenire omogeneizzando queste disposizioni.

Per questo motivo, in aderenza con quanto era stato sottolineato dal Presidente della Repubblica e condiviso dal relatore e dalla maggioranza in prima analisi nelle Commissioni di merito, si era provveduto all'abrogazione dell'articolo 20 nella sua originaria formulazione. Successivamente è stato presentato l'emendamento aggiuntivo 19.0.200, prevedendo che le patologie e i decessi derivanti da amianto fossero ascrivibili ad una categoria specifica che è quella delle vittime del dovere, disciplinata dal nostro ordinamento fin dalla prima legge del 1978 attraverso una specifica procedura e attraverso una tipizzazione del risarcimento dei danni. In seconda analisi, si prevede un appostamento di 5 milioni di euro per poter affrontare i casi di mesotelioma che sono emersi da un'indagine e che sembra siano circa 80. Nel secondo comma dell'emendamento si prevede espressamente la depenalizzazione dei comportamenti derivanti dall'applicazione della legge n. 51 del 1955, così come era stato suggerito e sottolineato dal messaggio del Presidente della Repubblica, con una eccezione rispetto ai procedimenti di risarcimento dei danni derivanti da procedimento penale, facendo cioè presente che comunque, indipendentemente dall'azione penale e dalla costituzione della parte civile nel processo penale, i procedimenti incardinati possano proseguire nella sede civile per il risarcimento del danno.

Signor Presidente, credo che il rinvio del Presidente della Repubblica abbia consentito e possa consentire di affrontare questo problema con una piena aderenza non solo ai principi generali del diritto, ma anche ad un principio di giustizia sostanziale che vuole il risarcimento del danno per i militari che abbiano contratto queste gravissime patologie a causa del contatto con il materiale con cui erano stati costruiti i navigli militari.

In conclusione, signor Presidente, onorevoli colleghi, credo si possa ragionevolmente portare il Senato all'approvazione di questa disposizione, in modo tale da consentire al nostro Paese di fare un passo avanti su questa materia che, secondo l'Organizzazione mondiale della sanità, costituisce una delle più importanti che l'Occidente dovrà affrontare in materia di tutela dei lavoratori e di sinistri sul lavoro. (Applausi dal Gruppo PdL).

PRESIDENTE. Comunico che sono state presentate alcune questioni pregiudiziali.

Ha chiesto di intervenire il senatore Treu per illustrare la questione pregiudiziale QP1. Ne ha facoltà.

TREU (PD). Signor Presidente, la nostra richiesta di non procedere all'esame del disegno di legge è fondata su vari motivi, che sono analiticamente esposti nel testo della pregiudiziale e che io ora sintetizzerò. Il primo non meriterebbe molti commenti, perché ha a che fare con il carattere gravemente eterogeneo del disegno di legge. In realtà, ormai ci siamo abituati. Anche ieri abbiamo provato un altro testo omnibus. Basterebbe leggere il titolo: si fa fatica ad arrivare in fondo, perché è proprio un centone. In realtà, come ha detto anche il Presidente della Repubblica, l'eterogeneità non è una questione estetica, bensì una grave tecnica legislativa che rende poco trasparente il testo e difficile la sua comprensione. In questo caso è particolarmente grave, perché un simile modo di procedere non può che aumentare il contenzioso, proprio quando una parte del provvedimento sarebbe diretta, attraverso l'arbitrato, a ridurlo: quindi, è una contraddizione in termini. Il primo motivo inerisce dunque alla presenza di un peccato di confusione.

Il secondo motivo denuncia invece un peccato di omissione. Come è noto, con questo provvedimento ci siamo trascinati per due anni - siamo alla sesta lettura, un record negativo - nei quali, non so se ce ne siamo accorti ma anche senza essere esagerati è successo di tutto la crisi, la disoccupazione, l'economia che va male. In questi due anni, centone per centone, si poteva anche affrontare qualche problema vero, che ha a che fare con l'andamento nei nostri rapporti di lavoro. Come Partito Democratico in questo periodo avevamo avanzato delle proposte molto puntuali e significative per semplificare il processo del lavoro, riprendendole tra alcune di quelle già largamente discusse nella precedente legislatura, o per intervenire sui problemi gravi delle politiche di impiego e dei servizi all'impiego: tutte questioni che, quando parliamo di altro, anche qui, diciamo che sono urgenti. Ci vuole veramente coraggio da parte del relatore nel dire che siamo di fronte ad un caso di virtuosa fantasia e di rispondenza alle esigenze del Paese. Purtroppo, a dir poco, è un'altra occasione perduta.

Il terzo motivo - questione centrale che abbiamo ricordato - tocca la concezione dell'arbitrato. Ribadisco che siamo favorevoli, visto che il nostro Paese ha un grave ritardo, ma fin dall'inizio abbiamo detto che uno strumento delicato come questo andrebbe regolato bene. Diamo atto che dopo la tirata d'orecchie del Capo dello Stato vi è stato un miglioramento. Lo riconosco perché nella prima versione si trattava proprio di un arbitrato selvaggio, che ora viene migliorato poiché si dice che l'arbitro deve rispettare i principi regolatori della materia, anche derivanti da obblighi comunitari, diventando così certamente più garantistico. Non sarà facile neanche qui, in un Paese pieno di avvocati, dibattere su cosa ciò significhi.

Però noi avevamo avanzato una proposta su cui abbiamo insistito per due anni: l'arbitrato è un atto di giurisdizione privata che ha a che fare con rapporti complessi; tutti i Paesi che lo hanno usato l'hanno affidato alla contrattazione collettiva. E questo è il modo più semplice. In tal modo non si interferisce con diritti fondamentali e si tutelano anche aspetti che, invece, sono piuttosto preoccupanti, ad esempio la possibilità che il ricorso all'arbitrato sia estorto, specie in un momento di debolezza.

Anche su questo punto il Capo dello Stato ha insistito in tal senso, e ne è seguita qualche correzione: 30 giorni di respiro invece di subito! Però la questione si sarebbe risolta veramente se si fosse seguita la nostra proposta. Confrontate allora che ciò esista in tutti gli ordinamenti civili: l'arbitrato è strumento governato dai contratti collettivi per le materie disponibili ai contratti collettivi: questa era la strada, che invece è stata presa solo a metà, e forse neanche a metà.

Quarto punto: perché non è stata seguita fino in fondo? Perché alla fine c'è il decreto del Ministro: non solo l'ambito dell'arbitrato è più ampio, ma anche la contrattazione è interrotta. È vero che ci sono precedenti di intervento di decreti ministeriali, ma il Capo dello Stato ha detto che una materia del genere, in cui si tratta di decidere della tutela dei diritti, o in giudizio o nell'arbitrato, non può essere affidata al decreto del Ministro, ma solo alla legge. Si possono citare anche decisioni della Corte costituzionale in tal senso. Quindi, questo punto sarà sicuramente impugnato dinanzi alla Corte.

Un'ultima notazione su un altro aspetto su cui si è fatto qualche miglioramento: si è tolto di mezzo il licenziamento, anche se va ricordato che i diritti delle persone esistono anche prima di essere decapitati dal licenziamento.

Ci sono altre norme. Alcune sono confuse, magari non particolarmente nocive, come quelle sulla certificazione che porteranno solo altro lavoro all'affaticato processo. Ma c'è almeno una norma particolarmente pericolosa: quella con cui si inventano i sindacati territoriali (il che vuol dire anche di rione) e si dà loro il potere di decidere su norme addirittura in deroga. Lo abbiamo detto qui in Aula, alla presenza del sottosegretario Viespoli: ci si rende conto che si sta fasciando uno dei più delicati sistemi di relazioni industriali e nazionali d'Italia?

Questa è la lista degli argomenti principali, e il collega Ichino ne aggiungerà degli altri: ve ne è abbastanza per non procedere all'approvazione del disegno di legge in titolo. (Applausi dai Gruppi PD, IdV e del senatore Astore).

PRESIDENTE. Ha chiesto di intervenire il senatore Ichino per illustrare la questione pregiudiziale QP2. Ne ha facoltà.

*ICHINO (PD). Signor Presidente, colleghi, questa legge che il Senato si appresta a licenziare per la terza volta in due anni porta in se quella stessa contraddizione che tipicamente affligge l'intera azione di questo Governo: la contraddizione tra gli annunci ambiziosi e le realizzazioni concrete. Andrà così anche per la parte di questo collegato-lavoro che oggi dobbiamo tornare a discutere, cioè la parte relativa all'arbitrato.

Annunciata come la legge che avrebbe rilanciato su larga scala l'arbitrato nel nostro ordinamento del lavoro, come abbiamo sentito ancora pochi minuti fa dal relatore Castro, la legge in discussione è destinata a non produrre tale effetto neppure in minima parte, non solo per i vizi di costituzionalità, che in parte sono stati illustrati dal collega Treu e sui quali per altra parte tornerò a breve, ma anche e soprattutto per la pessima qualità della tecnica normativa adottata.

A questo proposito, chiedo al Ministro per la semplificazione legislativa: davvero questo cosiddetto collegato lavoro è per voi il modello di norma agevolmente leggibile e comprensibile da chiunque debba applicarla, di cui si parla nel Decalogue for smart regulation che l'Unione europea ci ha invitato a rispettare come guideline fondamentale nella produzione legislativa? Chiedo al Ministro del lavoro: è davvero questo cosiddetto collegato lavoro, in particolare i 40 commi in materia di arbitrato (quando ne sarebbe bastato uno solo o al massimo due), il modello di self restraint legislativo, di legislazione snella e cauta al tempo stesso perché rispettosa del principio di sussidiarietà rispetto alla competenza prioritaria della contrattazione collettiva?

Davvero, ministri Sacconi e Calderoli, per voi il modello di legislazione sui rapporti di lavoro pubblico e privato è questa legge-minestrone nella quale la riforma della materia dell'arbitrato, quindi riforma - nientemeno - del codice di procedura civile, si colloca all'articolo 30, in coda rispetto a una congerie di norme che vanno dal doping nelle attività sportive ai medici ed infermieri extracomunitari, dal trasferimento di ricercatori della Scuola superiore dell'economia e delle finanze alle carriere dei Vigili del fuoco, dall'età pensionabile dei dirigenti medici del Servizio sanitario nazionale alla disciplina dei gruppi sportivi delle Forze armate e di polizia, e persino - è l'articolo 28, che precede immediatamente i due articoli di cui oggi dobbiamo occuparci - ai concorsi interni per vice revisore tecnico e vice perito della Polizia di Stato? (Brusìo).

Capisco il fastidio dei colleghi, che si manifesta nel loro brusìo, per l'incredibile farragine di questo elenco, ma immaginate il fastidio dei cittadini italiani quando questa incredibile farragine sarà legge dello Stato nella Gazzetta Ufficiale (Applausi del senatore Perduca). A tale proposito il Capo dello Stato ci avverte: "Ho già avuto altre volte occasione di sottolineare gli effetti negativi di questo modo di legiferare sulla conoscibilità e comprensibilità delle disposizioni". Parliamo tanto di rilanciare in Italia la cultura della legalità e delle regole, ma se queste ultime sono illeggibili e inconoscibili, quale cultura delle regole possiamo promuovere? Su questo ci invita a riflettere il Capo dello Stato!

Venendo alla materia specifica che dobbiamo affrontare oggi, chiedo ai Ministri del lavoro e della semplificazione legislativa e al relatore Castro che ha parlato di questo disegno di legge come "vettore di semplificazione": davvero considerate corretto impiegare nell'articolo 30, quello sull'arbitrato, 40 fra commi e sottocommi (oltre tutto destinati caoticamente a collocarsi in parte nel codice di procedura civile e in parte fuori, per la gioia di giudici, avvocati, consulenti del lavoro e soprattutto dei cittadini che dovranno prima trovarli e poi leggerli, capirli ed applicarli) davvero considerate corretto ricorrere a questo enorme volume normativo per regolare una materia, quella dell'arbitrato nelle controversie di lavoro, che avrebbe potuto essere riformata in modo infinitamente più efficace, perché più chiaro, più semplice e più immediatamente comprensibile, con tre righe che affermassero la sovranità della contrattazione collettiva per la soluzione delle controversie sulle materie di sua esclusiva competenza?

Se fosse stata adottata questa scelta di tecnica normativa - che abbiamo indicato in un emendamento presentato dal collega Treu, da me e da altri colleghi della Commissione lavoro e che invece è stato respinto del tutto immotivatamente - si sarebbe risolta correttamente anche la questione spinosa dei limiti dell'arbitrato nelle controversie relative a rapporti di impiego pubblico.

Si sarebbe cioè consentito un arbitrato regolato dal contratto collettivo sulle sole materie nelle quali in questo settore si riconosce al contratto stesso piena sovranità. Si è scelta invece la strada vecchia della normativa ipertrofica, complicata, onnipervasiva, con il risultato che nelle pieghe di questo mostruoso articolo 30 è finita una norma sull'arbitrato nel settore pubblico dai confini incertissimi, che quindi apre la strada allo scardinamento dei principi fondamentali della buona amministrazione. Lo ha rilevato la nostra Commissione bilancio in sede di quarta lettura, paventando che da questa norma possano derivare, cito testualmente, "effetti negativi" sui conti pubblici.

Lo abbiamo rilevato in Aula nella stessa occasione. E poi lo ha rilevato il Capo dello Stato nel messaggio con cui ha rinviato il disegno di legge al Parlamento. Leggo dal suo messaggio: «Perplessità ulteriori suscita la estensione della possibilità di ricorrere a tale tipo di arbitrato anche in materia di pubblico impiego: in tal caso è particolarmente evidente la necessità di chiarire se ed a quali norme si possa derogare senza ledere i principi di buon andamento, trasparenza ed imparzialità dell'azione amministrativa sanciti dall'articolo 97 della Costituzione».

Nonostante tutti questi avvertimenti, lo ripeto, della Commissione bilancio, dell'Aula, e del Capo dello Stato, la norma è rimasta identica a come era quando l'abbiamo licenziata in quarta lettura, senza alcuna correzione che possa proteggerla dalla censura di incostituzionalità che il Capo dello Stato prospetta.

Per questo riproponiamo la pregiudiziale di costituzionalità riferita a questa parte dell'articolo. (Applausi dai Gruppi PD e IdV. Brusìo).

PRESIDENTE. Colleghi, non si può veramente continuare così: è un tema rilevante, chi non è interessato venga in Aula più tardi!

Ha chiesto di intervenire il senatore Pardi per illustrare la questione pregiudiziale QP3.

PARDI (IdV). Signor Presidente, onorevoli colleghi, membri del Governo, mi sento sollecitato dall'affermazione del relatore Castro a proposito dell'insorgere recente di fenomeni estremistici - naturalmente molto criticati - nella scena del dibattito sociale: è vero che ci sono stati ed è vero che sono ultracensurabili, però il richiamo a questi fatti credo ci costringa - almeno io la penso così - a ritenere che si tratti di fenomeni statisticamente rarissimi in una situazione in cui invece sarebbero prevedibili.

Le condizioni normali del lavoro nella società di oggi sono così scivolate verso l'orizzonte della precarietà, sempre più prepotente, sempre più ineliminabile, fino addirittura a sfiorare in molti casi le condizioni della prestazione gratuita nel mondo del lavoro intellettuale, che a me francamente viene da pensare che oggi ci sarebbero le condizioni (che una volta sarebbero state chiamate oggettive) per lo scatenamento di fenomeni estremistici di massa, di ribellione ad uno stato di cose intollerabile. Il fatto che ciò non avvenga, a mio parere, è ascrivibile a due cause contrastanti, la prima delle quali è la profonda vocazione democratica maturata all'interno del dibattito sociale in Italia. Non ci sono violenze di massa, non ci sono blocchi stradali, non ci sono manifestazioni non autorizzate, non ci sono manifestazioni di intolleranza; queste ultime si manifestano solo nei confronti degli immigrati. Ma se ci pensate, il grado di terribile precarietà del lavoro è tale che senza difficoltà si potrebbero immaginare invece fenomeni insorgenti molto più pericolosi. Negli ultimi dieci anni abbiamo visto - l'abbiamo detto più volte in quest'Aula - manifestazioni di milioni di persone che non hanno spaccato una vetrina: questo non può essere spiegato che con una consapevolezza democratica accresciuta, fisiologica, dentro questa società.

L'altro elemento, che è contrastante e che è la causa di possibili disordini, è la solitudine del lavoratore precario che non può costituire massa solidale, perché nella precarietà ognuno è avversario del proprio competitore, e in questa situazione si determinano condizioni veramente difficili, su cui un'Assemblea elettiva consapevole dovrebbe essere chiamata a riflettere per approntare provvedimenti legislativi in grado di scongiurare che si scivoli verso la tentazione della ribellione singola, in un mondo in cui la forza collettiva trova grandissime difficoltà a manifestarsi. Dovevo dirlo, in quanto credo che in quest'Aula si debbano anche ricevere le sollecitazioni del pensiero altrui e rispondervi.

Quanto alla questione pregiudiziale, quella presentata dall'Italia dei Valori ha molti caratteri di contiguità e complementarietà con quelle presentate e così compiutamente illustrate dai colleghi del Partito Democratico. Pertanto, mi limito a richiamare le ragioni fondamentali della questione pregiudiziale QP3, che sono essenzialmente il richiamo del Presidente della Repubblica a decisioni della Corte costituzionale che hanno dichiarato l'illegittimità costituzionale delle norme che prevedono il ricorso obbligatorio all'arbitrato, poiché solo la concorde volontà delle parti può consentire deroghe al fondamentale principio di statualità ed esclusività della giurisdizione, al diritto di tutti i cittadini di agire in giudizio per la tutela dei propri diritti e interessi legittimi.

I punti di applicazione di un ragionamento critico sulla questione dell'arbitrato sono molteplici, ma sono riconducibili tutti ad una logica unitaria, ossia che così com'è concepito, nella maniera che chi mi ha preceduto ha illustrato così bene, la giustizia dell'arbitrato è profondamente pregiudicata dal fatto che si trascurano le condizioni asimmetriche di debolezza del lavoratore di fronte a questa scelta. Ciò riguarda vari articoli e disposizioni normative che non riporto, ma che sono contenuti nel testo della questione pregiudiziale QP3.

Questo è l'elemento fondamentale, ma un pensiero particolare va all'ipotesi di allargamento dell'arbitrato alle pubbliche amministrazioni, che contiene elementi potenziali di disordine finanziario che è difficile fronteggiare.

È necessario fare un'ultima considerazione riguardo l'insidiosissimo soppresso articolo 20. Il senatore Saltamartini ha presentato un emendamento come accoglimento del suggerimento del Presidente della Repubblica e ipotesi di risoluzione positiva: noi ce lo studieremo accuratamente, ma la sensazione, ad una prima lettura, è che si tratti di una maniera per evitare sostanzialmente i punti di applicazione fondamentali contenuti nel messaggio di rinvio del Presidente della Repubblica, definendo la gestione della terribile questione di quanti soffrono di patologie derivanti dalla contaminazione dell'amianto in una maniera che poi essenzialmente si traduce in una protezione per gli altri gradi militari che potrebbero - e non possono più, secondo questo emendamento - essere investiti dall'applicazione del principio di responsabilità per ciò che è avvenuto sulle navi costruite con l'amianto.

Per questi motivi anche l'Italia dei Valori propone di non procedere all'esame dell'Atto Senato n. 1167-B/bis. (Applausi dai Gruppi IdV e PD).

PRESIDENTE. Ricordo che sulle questioni pregiudiziali presentate, ai sensi dell'articolo 93 del Regolamento, si svolge un'unica discussione durante la quale potrà intervenire un rappresentante per Gruppo, per non più di dieci minuti.

Colleghi, vi prego di far svolgere la discussione in modo sereno, perché non è normale che vi sia un brusìo così forte da sovrastare la voce di chi prende la parola. È l'ultima volta che lo ripeto: la prossima volta sospendo la seduta.

SBARBATI (UDC-SVP-Aut:UV-MAIE-IS-MRE). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

SBARBATI (UDC-SVP-Aut:UV-MAIE-IS-MRE). Signor Presidente, il collegato al lavoro, dopo un iter tormentato e complesso, è tornato all'esame delle Camere grazie all'intervento del Presidente della Repubblica che ha costretto la maggioranza e il Governo a correggere, dopo il rinvio, alcuni punti del testo che egli ha ritenuto in contrasto con principi e norme inderogabili che l'opposizione aveva peraltro evidenziato ma che la maggioranza, chiusa al confronto, non aveva tenuto in alcuna considerazione.

Il messaggio alle Camere del presidente Giorgio Napolitano del 31 marzo 2010, motivato ai sensi dell'articolo 74 della Costituzione, rileva con accento critico la natura fortemente eterogenea del provvedimento che inevitabilmente produrrà effetti negativi oltre che sullo svolgimento del processo legislativo anche sulla conoscibilità e comprensibilità delle disposizioni, sulla organicità del sistema normativo e quindi sulla certezza del diritto. Siamo passati infatti da un collegato al lavoro che si componeva di nove articoli ad un testo di ben 49 articoli che trattano materie tra le più disparate, senza la possibilità di valutare la coerenza delle norme introdotte con le altre norme vigenti sulla stessa materia.

Siamo perciò di fronte all'ennesimo provvedimento omnibus, disorganico, che di certo non si configura come un disegno di legge riformatore, su temi caldi e cruciali per la revisione dei diritti dei lavoratori e dello stesso diritto al lavoro e, soprattutto, in tema di lavori usuranti, di lavoro sommerso, di controversie di lavoro e di ammortizzatori sociali.

Governo e maggioranza hanno tradito l'iniziale ambizione riformatrice per attestarsi su un provvedimento che si è via via strutturato con una stratificazione normativa non certamente virtuosa, senatore Castro, come lei ha voluto definirla in qualche momento, ma estemporanea, scarsamente integrata sia con le nuove norme introdotte che con l'ordinamento vigente e previgente, che lascia irrisolte le questioni concernenti la tutela e la valorizzazione del lavoro, la promozione delle politiche di innovazione dello stesso mercato del lavoro, il tema della flessibilità, la lotta al lavoro nero e, soprattutto, tutto ciò che favorisce, come lei ha detto, la coesione sociale, che veramente non ho ravvisato.

In particolare, l'attuale articolo 30, che modifica le disposizioni del codice di procedura civile in materia di conciliazione e di arbitrato nelle controversie individuali di lavoro, resta, nonostante l'opposizione, scritto in modo farraginoso e incomprensibile. Nonostante il richiamo del Presidente della Repubblica, esso finisce per imporre di fatto l'arbitrato nelle controversie di lavoro, con l'aggravante di prevederlo comunque, nonostante il vostro emendamento, nella fase iniziale del rapporto di lavoro, vale a dire dopo la conclusione del periodo di prova o dopo i famosi 30 giorni dalla data di stipula del contratto; momento in cui, ovviamente - nessuno può disconoscerlo - la libera scelta è condizionata dalla debolezza di una delle parti contraenti, vale a dire il lavoratore.

Ciò comporta la rinuncia al diritto all'accesso alla giurisdizione sancito dalla nostra Costituzione repubblicana, dalla legislazione vigente e dalla giurisprudenza costituzionale, con grave violazione del sistema di garanzie poste a tutela dei lavoratori.

Pertanto, sulla base delle considerazioni svolte, che peraltro le questioni pregiudiziali novellano in modo chiaro ed esaustivo, e considerato che i rilievi mossi dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano non hanno trovato che una risposta parziale, decisamente più formale che sostanziale, che certamente sarà foriera di confusione e di contenzioso (poiché il testo dell'articolo 30 contraddice nella sostanza quanto il presidente Napolitano ha affermato, ovvero che «solo il legislatore può e deve stabilire le condizioni perché possa considerarsi effettiva la volontà delle parti di ricorrere all'arbitrato»), il nostro Gruppo dichiara il voto favorevole sulle questioni pregiudiziali presentate QP1 e QP2. (Applausi dal Gruppo UDC-SVP-Aut:UV-MAIE-IS-MRE).

MAZZATORTA (LNP). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MAZZATORTA (LNP). Signor Presidente, onorevoli colleghi, sulle due questioni pregiudiziali QP1 e QP2 proposte dai colleghi del Gruppo del PD occorre formulare alcune osservazioni, anche per motivare il nostro voto contrario.

Il disegno di legge in esame contiene indubbiamente importanti innovazioni, sia sul piano del diritto sostanziale che sul piano del diritto processuale, in materia di lavoro. La questione pregiudiziale QP1, presentata dal senatore Treu e da altri senatori, è critica sul modo di legiferare e ritiene che il disegno di legge in esame sia espressione di un modo di legiferare frammentario; secondo la questione pregiudiziale ciò darebbe vita ad un disorganico provvedimento omnibus.

Non voglio utilizzare l'espressione poetica del collega Castro di una "stratificazione normativa virtuosa", ma mi limiterò più semplicemente a sottolineare che questa tecnica legislativa ormai si è consolidata nel tempo; essa va sicuramente rivista, non già criticando il prodotto legislativo di questo modo di legiferare, ma modificando radicalmente le procedure parlamentari, cioè semplificandole e rendendole più moderne ed adeguate ai tempi.

Per quanto riguarda i rilievi del Presidente della Repubblica, contenuti nel suo messaggio, va evidenziato che essi sono stati tutti sostanzialmente accolti, anche grazie al contributo delle opposizioni. Abbiamo garantito il giusto punto di equilibrio tra l'esigenza di aumentare gli strumenti di composizione delle controversie di lavoro e il sistema di garanzie posto a tutela del lavoratore.

Nella stessa questione pregiudiziale QP1 si riconosce che oggi - leggo testualmente - «il ricorso all'arbitrato non è agevole». Noi non vogliamo imporre l'arbitrato nelle controversie di lavoro, ma intendiamo renderlo più agevole; vogliamo dare più possibilità e libertà di scelta alle parti: una scelta libera e consapevole, con un ruolo attivo delle parti sociali.

Il Presidente della Repubblica, nel suo messaggio, riconosce che l'introduzione nell'ordinamento di strumenti idonei a prevenire l'insorgere di controversie e a semplificarne ed accelerarne le modalità di definizione è un interesse apprezzabile da perseguire con spirito aperto. Noi sosteniamo che questi strumenti di deflazione del contenzioso liberamente scelti servono sia al datore di lavoro, per evitare di attendere anni per sapere se aveva ragione o torto nei rapporti con i suoi lavoratori, dando certezza al suo potere organizzativo, sia al lavoratore, che deve poter contare su risposte tempestive ed efficaci. Vi chiedo infatti: subisce o no un danno il lavoratore che attende una sentenza definitiva del tribunale per anni?

Noi consideriamo con favore ogni intervento mirato a ridurre il ricorso abnorme ai giudici ordinari per la soluzione delle vertenze di lavoro, perché oggi sono pendenti 1,5 milioni di cause di lavoro, e ciò rappresenta un'assurdità e un peso enorme sul sistema Paese.

Inoltre, affermare - come viene fatto nella questione pregiudiziale QP2 - che «l'introduzione dell'arbitrato nelle controversie riguardanti il pubblico impiego consentirà malversazioni in materia di immissioni in ruolo e nelle promozioni nelle amministrazioni statali» mi sembra leggermente offensivo nei confronti delle pubbliche amministrazioni statali. Ringrazio il collega Ichino per avere inserito la parola "statali" dopo le parole "pubbliche amministrazioni", perché sono sicuro che le amministrazioni comunali, provinciali e regionali non sono esposte al rischio evidenziato dal senatore Ichino. Oggettivamente l'espressione mi sembra un po' qualunquistica e del tutto generica.

Anche in questo caso, non vi è alcuno scardinamento - com'è stato affermato - dei principi di buon andamento, di trasparenza e di imparzialità sanciti dall'articolo 97 della Costituzione.

Nella questione pregiudiziale QP1 si specifica che, nonostante le modifiche al provvedimento, restano irrisolte le questioni riguardanti gli strumenti di tutela e valorizzazione del lavoro, la lotta al lavoro nero, le politiche di innovazione del mercato del lavoro, ma ci si dimentica poi di dire che questo disegno di legge, proprio perché espressione di stratificazione normativa più o meno virtuosa, contiene importanti riforme, un nuovo regime per l'impugnazione dei licenziamenti, riforme in materia di certificazione dei contratti di lavoro, in materia di conciliazione e di arbitrato al fine di favorire la composizione stragiudiziale delle controversie di lavoro.

Aggiungo inoltre che il tentativo di conciliazione delle controversie di lavoro diviene finalmente facoltativo e che la composizione delle commissioni di conciliazione contiene una novità per noi molto importante. I rappresentanti sindacali nelle commissioni di conciliazione non verranno più designati dalla triplice sindacale, ma nell'ambito delle organizzazioni maggiormente rappresentative a livello territoriale. Per noi è un primo passo nella direzione della territorializzazione, che ovviamente a noi piace molto e ai colleghi del Partito Democratico un po' meno.

Questo disegno di legge contiene importanti riforme in materia di attività di vigilanza, di orario di lavoro, di impiego di lavoratori irregolari e poi deleghe estremamente importanti in materia di ammortizzatori sociali, in materia di occupazione femminile, con la previsione di incentivi e sgravi contributivi mirati a sostenere regimi di orario flessibili, legati alla necessità di conciliazione tra il lavoro e la vita familiare nonché a favorire l'aumento dell'occupazione femminile.

Ciò dimostra, colleghi, al di là della propaganda di parte, che questo disegno di legge va nell'interesse dei lavoratori e dei datori di lavoro e accresce gli spazi di libertà e democrazia.

A proposito di democrazia, consentitemi di chiudere riferendo un grave episodio accaduto ieri nell'ambito di un'audizione tenutasi presso la Commissione lavoro, alla quale ho partecipato, relativamente al disegno di legge n.1337, presentato dai senatori del Partito Democratico Roilo, Nerozzi ed altri, contenente norme sulla rappresentatività sindacale. Sono intervenuti molti dirigenti sindacali della CISL, della UIL e dell'UGL. Quando ha preso la parola il vice segretario del Sindacato padano (SIN.PA.), un sindacato che rappresenta migliaia di lavoratori, legittimamente invitato a partecipare all'audizione dal presidente Giuliano, con una decisione assunta dall'Ufficio di Presidenza della stessa Commissione, il senatore Roilo ha vivacemente protestato e tutti i senatori del Partito Democratico hanno platealmente abbandonato l'aula della Commissione lavoro.

Ora, presidente Finocchiaro, ci può anche essere la parola "democratico" nel proprio nome o in quello del proprio partito, il Partito Democratico, ma avere comportamenti del tutto antidemocratici. (Applausi dai Gruppi LNP e PdL). A noi il razzismo sindacale non piace, colleghi Roilo e Nerozzi. Provate a leggervi Voltaire. Noi non condividiamo le vostre idee, ma siamo pronti a morire pur di difendere il vostro diritto ad esprimerle! (Applausi dai Gruppi LNP e PdL. Vivaci commenti dal Gruppo PD).

PRESIDENTE. Colleghi, se ci ricordassimo degli interventi svolti in Aula nel corso della discussione sul bilancio interno del Senato anche nei giorni successivi, magari tutto l'anno, forse si lavorerebbe meglio. Altrimenti, si discute di come lavorare soltanto quando si affronta l'esame del bilancio interno.

GIULIANO (PdL). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GIULIANO (PdL). Signor Presidente, il disegno di legge in esame, com'è stato più volte ricordato anche dal senatore Castro nell'ambito della sua esaustiva relazione - cosa che mi potrebbe tranquillamente esimere dal fare qualsiasi ulteriore osservazione - ha avuto un percorso travagliato, lungo, che ha visto una collaborazione anche dell'opposizione, e ha trattato temi di grande attualità e drammaticità. Di qui anche la scusante della eterogeneità. Indubbiamente affermare il contrario sarebbe difficile, però è anche vero che nei due anni che sono trascorsi si sono verificati eventi di alta drammaticità che hanno imposto l'inserimento di norme per affrontare i problemi che man mano emergevano. Vi sono state varie letture alla Camera e al Senato; ora, a seguito del rinvio da parte del Presidente della Repubblica, il provvedimento torna all'esame del Senato dopo l'esame della Camera.

Il Presidente della Repubblica ha fatto una serie di osservazioni e rilievi, in modo particolare in ordine agli articoli 20, 30, 31, 32 e 50 del disegno di legge, che sono stati doverosamente e giustamente tenuti in considerazione dalle Commissioni e ai quali sono state date risposte esaurienti, puntuali, precise.

In modo particolare, i punti che il Presidente della Repubblica ha sollevato e ha posto all'attenzione delle Camere riguardano la conciliazione e l'arbitrato. Temi contro i quali, sostanzialmente, si sono scagliati opposizione e centrosinistra, quasi fosse un demone da scacciare dal paradiso del mondo del lavoro. In realtà, si tratta di uno di uno strumento di deflazione giudiziaria, come è stato ricordato, e lo stesso Presidente della Repubblica ha avuto modo e occasione di rilevare la condivisibilità di una strada che portasse verso queste soluzioni.

Purtuttavia, a fronte di questo strumento previsto dal nostro codice, è stato tenuta in altissimo conto l'osservazione del Presidente Repubblica, con le modifiche che hanno ricordato i due relatori in ordine all'inserimento della clausola, dopo il periodo di prova, dove previsto, e dopo 30 giorni, in modo da evitare che il lavoratore si trovi in una posizione di debolezza e sia costretto suo malgrado ad accettare la clausola compromissoria.

Il rilievo mosso dal senatore Ichino, in ordine all'applicabilità al rapporto di pubblico impiego non ci trova assolutamente concordi. La definirei una sorta di sfiducia precostituita, anche abbastanza grave, in ordine alla professionalità, equidistanza, serietà ed equilibrio degli arbitri, posto che egli lo vede come uno strumento che può provocare addirittura malversazioni, danni, soprusi, che va contro i principi fondamentali della pubblica amministrazione: ma non ne ha spiegato i motivi, per cui è stata solo ribadita questa pregiudiziale sfiducia verso lo strumento e verso coloro i quali lo interpreteranno e lo attueranno. Quindi, i motivi da lui esposti sono assolutamente non condivisibili e da rigettare.

Vi è poi da citare l'ulteriore rimedio posto dalla discussione, sia al Senato che alla Camera, in esito alla quale è stata esclusa la clausola compromissoria nell'ambito del tema della risoluzione del rapporto di lavoro.

Si è trattato, in sostanza, di un esame puntuale preciso in ordine a tutte e cinque le doglianze del Presidente Repubblica, che sono state tenute in debito conto. Su alcune di queste addirittura si è registrata una sorta di condivisione. Ricordo anche in ordine a certe perplessità sorte sulla depenalizzazione, alla quale si era richiamato il relatore, senatore Saltamartini, che vi è un passo nel messaggio di rinvio da parte del Presidente della Repubblica inequivoco, dove si dice che per conseguire queste condivisibili esigenze è necessario escludere la responsabilità penale attualmente prevista per i responsabili di alcune categorie del naviglio, in linea con i criteri dettati dal decreto legislativo del 2008.

Si può parlare, quindi, di un'adesione a quanto detto dal Presidente della Repubblica puntuale, precisa, doverosa. Credo pertanto che sia giunto finalmente il momento di portare al traguardo questo provvedimento, che contiene misure importantissime in materia di lavoro e che conferisce deleghe al Governo, riaprendo il dibattito su alcuni punti fondamentali che è doveroso portare a compimento. (Applausi dal Gruppo PdL. Congratulazioni).

PRESIDENTE. Metto ai voti la questione pregiudiziale avanzata, con diverse motivazioni, dal senatore Treu e da altri senatori (QP1), dal senatore Ichino e da altri senatori (QP2) e dal senatore Pardi e da altri senatori (QP3).

Non è approvata.

INCOSTANTE (PD). Chiediamo la controprova.

PRESIDENTE. Ordino la chiusura delle porte. Procediamo alla controprova mediante procedimento elettronico.

Non è approvata.

Dichiaro aperta la discussione generale.

È iscritto a parlare il senatore Roilo. Ne ha facoltà. (Brusìo).

Aspetti un attimo, senatore Roilo. I colleghi che hanno intenzione di uscire sono pregati di farlo rapidamente, così il senatore Roilo può iniziare il suo intervento in modo tranquillo.

Prego, senatore Roilo.

ROILO (PD). Signor Presidente, onorevoli senatori, signori del Governo, il percorso parlamentare del collegato lavoro che discutiamo oggi è davvero emblematico, perché forse più di altri provvedimenti legislativi evidenzia sia le reali volontà del Governo in materia di diritti sociali, sia la sua incapacità di rispondere adeguatamente alle emergenze economiche ed occupazionali del Paese. Un disegno di legge il cui iter parlamentare è stato avviato due anni fa - non mi sto sbagliando, esattamente due anni fa - che inizialmente si componeva di soli 9 articoli e che oggi torna al Senato in sesta lettura composto da 49 articoli, aventi ad oggetto le materie più disparate. È stato detto anche questa mattina che si tratta dell'ennesimo provvedimento onnicomprensivo, di un minestrone come ha detto il senatore Ichino, oltretutto fatto di tante, troppe deleghe.

Un provvedimento, come ho detto, presentato esattamente due anni fa, quando era già scoppiata la crisi finanziaria internazionale che ha provocato l'avvio di una lunga fase recessiva dalla quale non siamo ancora usciti, mentre, nello stesso mese, il Partito Democratico presentava in Parlamento una mozione che sollecitava interventi urgenti per contrastare la crisi e presentava proposte che voglio ricordare, trattandosi di misure che mantengono a mio modo di vedere tutta la loro attualità, interventi fiscali per sostenere la domanda interna e la riforma degli ammortizzatori sociali, e mentre in Europa Paesi come la Francia e la Germania impegnavano ingenti risorse per sostenere i consumi ed il loro apparato industriale. Mentre avveniva tutto questo, in questo contesto nazionale e internazionale, il Governo, accanto all'adozione di misure anticrisi del tutto insufficienti - ricordiamo l'avvio di una serie di interventi assolutamente inefficaci a fronteggiare l'emergenza economica - presentava un collegato alla finanziaria del 2009, il collegato lavoro per l'appunto, che mette in discussione alcuni diritti fondamentali dei lavoratori.

In sostanza, anziché contrastare la recessione con misure adeguate, il Governo ha deciso di attaccare i diritti dei lavoratori. Una scelta chiaramente classista, una scelta sulla quale il Governo attuale ancora insiste.

Presidenza della vice presidente MAURO (ore 11,43)

(Segue ROILO). Un'iniziativa legislativa particolarmente grave, come evidenziano soprattutto i contenuti degli attuali articoli 29 e 30, che hanno indotto il Presidente della Repubblica, fatto straordinario, a rinviare il testo alle Camere una volta concluso il lungo iter parlamentare.

Quanto agli articoli 29 e 30, in sintesi, all'articolo 29 si limita fortemente il ruolo del giudice del lavoro nei contenziosi che riguardano i licenziamenti individuali. Così facendo si aggira l'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori. Non si dica che noi siamo contro la certificazione: lo ricordavano prima i colleghi Treu e Ichino; non siamo contro la certificazione del rapporto di lavoro. Non è proprio così! Siamo contro una certificazione dei rapporti di lavoro che vincola la valutazione del giudice ed è quindi lesiva direttamente degli interessi e dei diritti dei lavoratori.

All'articolo 30 viene messa fortemente in discussione la volontarietà dell'arbitrato. In questo caso, vengono soprattutto colpiti i diritti fondamentali dei lavoratori, diritti previsti dagli articoli 24 e 25 della Costituzione, laddove si afferma che è diritto di tutti i cittadini agire in giudizio per la tutela dei propri diritti e dei propri interessi legittimi. È proprio su questo punto che insiste non casualmente il messaggio motivato del Presidente della Repubblica, il quale ricorda a tutti che il ricorso obbligatorio all'arbitrato è illegittimo sotto il profilo costituzionale.

Per queste ragioni è particolarmente grave la decisione della maggioranza, in Commissione al Senato, di sopprimere il cosiddetto emendamento Damiano approvato alla Camera, che andava proprio nella direzione indicata dal Presidente della Repubblica, cioè di rendere effettivamente volontario il ricorso all'arbitrato. Vi è in questo caso, più che in altre situazioni, l'ennesima dimostrazione che questo Governo ‑ peraltro in bilico, come vediamo dalle vicende di questi giorni, che deve ritrovare una nuova maggioranza ‑ non intende fornire alle imprese e ai lavoratori uno strumento utile come l'arbitrato per contenere il contenzioso giudiziario, ma intende, invece, colpire la parte più debole.

Signori del Governo, perché non lasciate decadere questo provvedimento? Un provvedimento caotico sul piano formale, per non dire altro, come è stato ricordato ancora questa mattina nella presentazione delle varie questioni pregiudiziali. Si tratta di un testo caotico e lesivo dei diritti dei lavoratori. Perché non vi occupate, invece, dei problemi reali che affliggono le imprese e i lavoratori? (Il microfono si disattiva automaticamente).

PRESIDENTE. Senatore Roilo, le ho già concesso due minuti in più. La prego di concludere.

ROILO (PD). Concludo, signora Presidente. Perché, anziché schierarvi con chi divide il sindacato, non favorite davvero la coesione sociale, a proposito di modello tedesco? La fabbrica globale si difende con l'innovazione e la partecipazione dei lavoratori e non con la divisione dei sindacati e la messa in discussione dei loro diritti fondamentali.

È per queste ultime ragioni, oltre che per le ragioni di merito che prima ricordavo, che vi chiediamo ancora di ritirare questo disegno di legge che, prima ancora di risultare lesivo dei diritti dei lavoratori, si presenta come un intervento anacronistico sul piano economico e dannoso per le relazioni sociali. (Applausi dal Gruppo PD. Congratulazioni).

PRESIDENTE. Colleghi, vi è un fortissimo odore come di gas e si sta cercando di capirne le origini.

INCOSTANTE (PD). Già da ieri.

PRESIDENTE. Ha ragione, senatrice Incostante, ma adesso è aumentato.

Rinvio pertanto il seguito della discussione del disegno di legge in titolo ad altra seduta e sospendo la seduta per dieci minuti.

(La seduta, sospesa alle ore 11,50, è ripresa alle ore 12).

Svolgimento di interrogazioni (ore 12)

PRESIDENTE. La seduta è ripresa. L'ordine del giorno reca lo svolgimento di interrogazioni.

Sarà svolta per prima l'interrogazione 3-01244 su alcuni episodi di discriminazione nella scuola basati sulle differenti disponibilità economiche delle famiglie degli alunni.

Il rappresentante del Governo ha facoltà di rispondere a tale interrogazione.

VICECONTE, sottosegretario di Stato per l'istruzione, l'università e la ricerca. L'onorevole senatrice interrogante nel richiamare due episodi apparsi sulla stampa, l'uno riguardante il diverso trattamento riservato agli allievi per le gite scolastiche organizzate dall'istituto professionale "Flora" di Pordenone e l'altro riguardante il diverso trattamento subito da nove allievi della scuola elementare "Anna Frank" di Montecchio Maggiore al momento del pasto a causa del mancato pagamento della mensa scolastica, chiede come sia stato possibile il verificarsi di simili episodi ed iniziative atte ad evitare il ripetersi degli stessi.

In merito alle gite scolastiche organizzate dall'istituto professionale "Flora" di Pordenone, l'Ufficio scolastico regionale per il Friuli-Venezia Giulia ha acquisito dal dirigente scolastico ampia e dettagliata relazione con relativa documentazione su quanto effettivamente avvenuto nell'organizzazione e nella realizzazione dei viaggi d'istruzione. Da tale documentazione emerge che le notizie apparse sui giornali sono assolutamente prive di fondamento ed hanno presentato l'operato della scuola alterando i fatti e deformandone le intenzioni.

Dalla relazione del dirigente scolastico si rileva, che nell'ambito delle finalità extracurricolari del piano dell'offerta formativa 2009-2010, sono stati programmati all'inizio dell'anno scolastico progetti volti a completare e ad arricchire la formazione degli allievi; tra questi uno stage di formazione a Londra nell'ambito del progetto "Teaching and learning in a global Europe" con la finalità di elevare la dimensione didattica dell'insegnamento da locale ad europea, inizialmente rivolto alle classi quarte e quinte dell'indirizzo turistico e, successivamente, su richiesta degli allievi, esteso anche alle classi degli altri indirizzi; due viaggi d'istruzione rivolti a tutte le classi del biennio postqualifica di tutti gli indirizzi con destinazione Provenza e Monaco di Baviera, aventi per finalità l'uso di una lingua straniera, l'approfondimento di argomenti studiati in storia dell'arte e geografia.

Entrambe le attività di viaggio, presentate ed approvate dal collegio docenti, sono state successivamente approvate dal consiglio d'istituto in data 15 febbraio 2010. Le attività didattiche sono state offerte indistintamente a tutti gli studenti interessati senza alcuna discriminazione di sorta e le mete indicate sono state liberamente scelte dai partecipanti in base alle attitudini ed alle motivazioni personali.

Entrambi i progetti approvati hanno messo in contatto gli alunni con la lingua praticata in situazioni di quotidianità e nella totale immersione in ambiente, con la differenza che lo stage studio a Londra ha consentito l'approfondimento, con esperti del posto, degli argomenti studiati durante le attività curricolari essendo stata data la possibilità di una esperienza aggiuntiva di stage aziendale o un corso intensivo di lingua inglese.

Per motivi di organizzazione didattica il viaggio di istruzione a Monaco è stato realizzato nello stesso periodo del viaggio di integrazione culturale a Londra, in maniera tale che la maggior parte degli allievi impegnati utilizzasse lo stesso periodo temporale. Nessun evento dannoso si è verificato durante le due esperienze di viaggio, come testimoniato dalle docenti accompagnatrici e dagli allievi.

La relazione del dirigente scolastico riferisce anche che «cinque giorni dopo il rientro tre alunne che avevano preso parte al viaggio a Monaco hanno dichiarato di essere affette da una sindrome cutanea pruriginosa alle mani e avambracci. La sottoscritta ha predisposto che le stesse venissero accompagnate in ospedale per verificare le loro condizioni di salute. In tale sede è stato accertato che non risultavano collegamenti oggettivi tra le reazioni cutanee e il viaggio a Monaco» e precisa anche che «le allieve interessate non avevano denunciato alcun disagio ambientale dovuto alla camera loro assegnata, né alcun malessere fisico durante la permanenza a Monaco, né nei giorni successivi al rientro».

Con riguardo all'episodio avvenuto presso la scuola elementare «Anna Frank» di Montecchio Maggiore, ritengo opportuno precisare preliminarmente che ogni attribuzione in materia di assistenza scolastica, compreso il servizio mensa, è dalla vigente normativa demandata agli enti locali. La competenza precipua della scuola è quella di garantire che il momento della fruizione dei pasti, mediante assistenza educativa del personale docente, così come prevista per la scuola elementare dall'articolo 131, comma 7, del decreto legislativo n. 297 del 1994, abbia condizioni di serenità e di regolare svolgimento e, possibilmente, costituisca anche occasione di educazione alimentare e di formazione alla convivenza e alla relazione sociale.

Sono stati pertanto richiesti da parte dell'ufficio scolastico regionale per il Veneto elementi informativi al Comune di Montecchio Maggiore, il quale ha riferito che il servizio mensa nel territorio comunale della città di Montecchio Maggiore viene garantito a tutti gli studenti che chiedono di avvalersi del servizio medesimo senza alcun adempimento preliminare rispetto all'effettivo godimento del servizio. Ogni studente, infatti, usufruisce del pasto senza versare preventivamente alcuna somma di denaro, senza consegnare alcun biglietto o buono mensa, senza obliterare alcun abbonamento con tessera o badge.

Successivamente, con cadenza bimestrale per gli alunni frequentanti le scuole materne (cinque pasti alla settimana) e con cadenza trimestrale per le altre scuole (due pasti alla settimana), alla famiglia giunge una distinta comprendente i pranzi effettuati e i soldi da versare.

Nell'anno scolastico 2009-2010 gli iscritti alla mensa sono stati 1.032 alunni, dei quali 272 (il 26,4 per cento) non italiani. Per l'anno scolastico 2009-2010 il contributo delle famiglie è stato determinato dalla giunta comunale in 3,95 euro a pasto; inoltre, per venire incontro alle famiglie, è stata prevista la riduzione del 50 per cento per il secondo figlio e l'esenzione dal terzo figlio in poi.

Oltre a tali forme agevolate o riduttive, vi sono anche le esenzioni-riduzioni disposte su istruttoria dei servizi sociali comunali per le famiglie in stato di bisogno che ne facciano richiesta. L'ammontare delle riduzioni-esenzioni riconosciute dal Comune è stato di oltre 31.000 euro e riguarda più di 80 famiglie.

Il controllo sui versamenti non è mai stato di tipo vessatorio, ma si sono accumulati nel tempo diversi arretrati nei pagamenti. Essi hanno raggiunto la somma di 53.590 euro nel quinquennio 2000-2005; tale somma, posta in ruolo per la riscossione coattiva, ha visto entrate per soli 13.538,05 euro. Dai controlli operati sul successivo quinquennio la somma arretrata non ancora pagata ha raggiunto la cifra di 150.000 euro circa. Innanzi a tali cifre, la giunta comunale ha deciso di fare chiarezza e di rivedere tutta l'impostazione del servizio.

Dai controlli effettuati, è emerso che nel mese di febbraio 2010 ben 261 utenti su 1.032 fruitori del servizio non avevano ancora presentato l'istanza di adesione al servizio, che risulta adempimento essenziale, in quanto viene definito dalla normativa vigente come «servizio a domanda individuale», al pari del trasporto scolastico (decreto del 31 dicembre 1983 del Ministero dell'interno di concerto con i Ministeri del tesoro e delle finanze), e non può essere erogato obbligatoriamente a tutti, ma solo a quanti, previa specifica e sottoscritta adesione, hanno manifestato la volontà di garantire il servizio al proprio figlio. È chiaro, dunque, come nulla possa essere fatto in proposito senza la condivisione dei genitori: ben si conoscono le responsabilità a cui si è soggetti, nel caso in cui venga posta in essere un'azione non condivisa da chi esercita la genitoriale potestà.

Si è deciso, pertanto, prima di avviare procedimenti tesi alla riscossione degli arretrati, di acquisire le adesioni al servizio. Queste ultime, infatti, costituiscono il contratto tra il cittadino e il Comune per il servizio di refezione scolastica. L'obiettivo di persuadere i genitori a presentare la scheda di adesione ha portato ad acquisire, nel solo mese di febbraio, soltanto 57 nuovi utenti. A fronte dello scarso riscontro, l'amministrazione comunale ha fissato dei termini di consegna dell'adesione con scadenza al 15 marzo 2010, informando contestualmente che coloro che non avessero consegnato il modulo entro il termine e che avessero precedenti insolvenze, sarebbero incorsi nella sospensione del servizio a partire dal 22 marzo.

All'inizio di marzo è stato inviato un secondo sollecito, accompagnato da telefonate alle famiglie e dall'invio a casa di un nuovo modulo di iscrizione, con lettera di avviso tradotta in cinque lingue per facilitarne la comprensione del contenuto da parte delle famiglie straniere. Inoltre, per tutti coloro che non erano stati raggiunti telefonicamente, il modulo e la lettera sono stati recapitati a mano tramite gli agenti della polizia locale. Allo stesso tempo, presso le scuole sono stati affissi avvisi multilingue.

Il 12 marzo 2010 41 alunni non avevano ancora consegnato il modulo di adesione al servizio mensa; perciò in data 17 marzo, l'amministrazione comunale ha inviato un avviso per posta elettronica alla dirigenza dei due istituti comprensivi, comunicando che, a partire dal lunedì 22 marzo, il servizio mensa sarebbe stato ridotto ad un panino per tutti quei bambini le cui famiglie non avessero comunicato l'adesione in tempo utile.

Il giorno 22 marzo nove bambini si sono trovati nella situazione di dover usufruire di un pranzo ridotto; il giorno 24 marzo i bambini si erano ridotti a quattro ed entro la serata tutte le adesioni venivano acquisite, facendo cessare la materia del contendere.

Le 80 famiglie non abbienti hanno avuto i propri figli ammessi alla mensa scolastica con onere a carico del Comune.

Da quanto esposto, quindi, si è trattato della legittima pretesa del rispetto della normativa vigente e della volontà dei genitori, a cui va riconosciuto l'esercizio della genitoriale potestà e delle responsabilità conseguenti.

FRANCO Vittoria (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

FRANCO Vittoria (PD). Signora Presidente, ringrazio il sottosegretario Viceconte per la risposta e l'ampia documentazione che ha fornito. Ciò non toglie tuttavia che i due in questione siano fra i tanti casi (purtroppo non possiamo citarli tutti, ma potremmo anche aggiornare l'interrogazione) sempre più frequenti che parlano di una scuola pubblica che non è più in grado di corrispondere pienamente alla sua missione principale, quella di creare le condizioni per sollecitare e creare l'eguale cittadinanza, formare cittadini eguali, quali che siano le condizioni sociali e le possibilità economiche delle famiglie di provenienza dei bambini. Sono due casi che parlano invece di una scuola che può addirittura diventare essa stessa luogo della discriminazione, anche discriminazione palese come in questi due casi.

Per l'istituto "Flora" è evidente che si trattava di due progetti diversi di viaggi di studio fatti oggettivamente per possibilità economiche diverse, e mi chiedo se non ci fossero invece modalità diverse da quella adottata per evitare e prevenire un momento che facilmente poteva apparire, è apparso e, a mio parere, era discriminante nei confronti dei bambini con minori possibilità economiche.

Ancora più grave, se possibile, è il caso dei bambini della scuola elementare "Anna Frank" di Montecchio Maggiore, che sono stati esclusi dalla mensa, come il Sottosegretario ha riferito, a causa della morosità delle famiglie, italiane e straniere. È vero che in questo caso è il Comune che doveva farsi carico di famiglie indigenti che non potevano pagare le rette, ma non vi sono giustificazioni: non c'è giustificazione che possa far accettare la decisione di non dare un pasto ad un bambino. Noi dobbiamo mettere al centro i bambini, la loro sofferenza psicologica. Immagino la sofferenza psicologica di quei bambini che, da un giorno all'altro, si sono visti esclusi da un servizio di cui invece fruivano fino a quel momento, ma anche sicuramente il disagio delle famiglie, perché, come è stato poi dimostrato, sono realmente indigenti, non in grado di pagare neppure la retta per la mensa dei loro figli. È stato dimostrato che si tratta di famiglie in cui l'uomo di famiglia, o spesso la donna di famiglia, aveva perso il lavoro. Insomma, sono famiglie che davvero versano in condizioni di indigenza grave, quindi non vi sono giustificazioni.

Ci sarà stato un difetto di comunicazione, comunque un'amministrazione non può prendere una siffatta decisione prima di essersi fatta essa stessa promotrice di qualche iniziativa. Ho letto sui giornali che la Caritas, per esempio, si è prestata immediatamente a far fronte alle spese; perché non è stata la scuola a mettersi in contatto direttamente con associazioni e centri che potevano farsi carico di questo problema? Abbiamo visto un intento punitivo nei confronti di queste famiglie e di questi bambini, bambini incolpevoli che hanno come unica risposta la sofferenza, il disagio psicologico, e che magari resteranno segnati per tutta la vita da questa sofferenza psicologica.

Dobbiamo anche tener presente un fatto che contraddistingue il nostro Paese: quello di essere uno dei Paesi in Europa con la più scarsa mobilità sociale. Ciò significa che non siamo in grado di valorizzare i talenti ovunque si trovino, a prescindere dalla provenienza sociale o dalle capacità economiche delle famiglie. Sarebbe più grande il nostro Paese se riuscissimo in questo: invece, il nostro è un Paese dove ancora vanno avanti i giovani che provengono dalle famiglie più abbienti e più attrezzate sul piano culturale.

Se vogliamo dare una risposta a questo problema, credo non siano queste le soluzioni o i provvedimenti da prendere, quale che sia il livello a cui vengono presi, che sia il Comune, la Provincia, la Regione o il Governo centrale. Ritengo che una scuola debba essere chiamata a riappropriarsi della sua missione, come dicevo all'inizio: assicurare eguali diritti a tutti gli studenti, educare al rispetto dei criteri di solidarietà e di eguaglianza, presupposti indispensabili affinché una scuola possa davvero definirsi pubblica.

Mi auguro che il Governo possa, nella sua funzione e nei suoi poteri, farsi garante di questa missione della scuola pubblica.

PRESIDENTE. Seguono le interrogazioni 3-01351 e 3-01578 (già 4-03219) su una circolare dell'Ufficio scolastico regionale dell'Emilia-Romagna relativa ai rapporti degli insegnanti con la stampa e con le famiglie degli alunni.

Il rappresentante del Governo ha facoltà di rispondere congiuntamente a tali interrogazioni.

VICECONTE, sottosegretario di Stato per l'istruzione, l'università e la ricerca. Signora Presidente, rispondo congiuntamente alle interrogazioni parlamentari della senatrice Adamo e della senatrice Soliani, in quanto di analogo contenuto.

La nota del direttore generale dell'ufficio scolastico regionale del 27 aprile 2010, a cui le interrogazioni parlamentari fanno riferimento, lungi dal voler ledere i valori costituzionali e l'autonomia delle scuole, si pone piuttosto l'obiettivo di migliorare la comunicazione e il dialogo con le scuole, al fine di garantire un confronto più proficuo nella fase attuale di significative innovazioni agli ordinamenti.

Riportare il confronto nelle sedi competenti ad affrontare e a governare sul territorio le situazioni problematiche appare un contributo utile al funzionamento complessivo del sistema.

Tale finalità è ampiamente esplicitata nella seconda parte del documento, non riportata dagli organi di stampa, nella quale è evidenziato l'intento di migliorare l'informazione e l'approccio comunicativo con il personale della scuola, che è una costante della direzione dell'ufficio scolastico regionale per l'Emilia-Romagna, come testimoniato dai tanti momenti di incontro e comunicazione realizzati, a livello sia collettivo sia individuale, direttamente o a mezzo stampa.

A partire dall'inizio dell'anno scolastico 2009-2010, in aggiunta alle molteplici occasioni istituzionali o personali di dialogo con tutte le componenti della scuola, si possono individuare i seguenti interventi della direzione generale, in risposta ad ogni richiesta ad essa indirizzata: 17 settembre 2009, comunicato stampa in cui il direttore generale annuncia l'intenzione di incontrare una delegazione dell'assemblea genitori-insegnanti delle scuole di Bologna; 24 settembre 2009, incontro con una delegazione dell'assemblea genitori-insegnanti delle scuole di Bologna; da settembre a ottobre 2009, visita del direttore generale a tutti i nove uffici scolastici provinciali e contestuali incontri con tutte le amministrazioni, i sindacati locali e tutti i dirigenti scolastici delle Province; 19 novembre 2009, incontro straordinario con tutti i dirigenti scolastici della Provincia di Bologna; 24 e 26 novembre 2009, videoconferenze con tutti i dirigenti scolastici delle scuole secondarie di primo e secondo grado per l'informazione sulla riforma della secondaria; 3 febbraio 2010, comunicato stampa di chiarimenti sul programma annuale delle istituzioni scolastiche; 7 febbraio 2010, intervista sull'«Avvenire» del direttore generale a proposito della riforma; 9 febbraio 2010, comunicato stampa in cui si invita tutto il mondo della scuola a conoscere e a dialogare sul tema della riforma; 10 febbraio 2010, intervista rilasciata dal direttore generale al programma di RAI 3 «Buongiorno Regione» sui temi della riforma; 15 febbraio-18 febbraio 2010, conferenze di servizio sulla riforma per i licei; 25 febbraio 2010, conferenze di servizio sulla riforma per i professionali; 26 febbraio 2010, lettera di risposta ad una richiesta di chiarimenti dei 38 su 119 presidenti di circolo o d'istituto delle scuole della Provincia di Bologna, auto convocatisi in assemblea (cui aveva già risposto per lettera il dirigente provinciale e in un incontro il vice direttore dell'ufficio scolastico regionale); 26 febbraio 2010, comunicato stampa di chiarimento sugli aspetti della riforma; dal 27 febbraio al 7 marzo 2010 su «Il Resto del Carlino» sono state concordate una serie di sei schede esplicative delle innovazioni della riforma della scuola secondaria superiore; l'11 marzo 2010 vengono pubblicate da «Il Corriere di Bologna» le domande sulla riforma fatte dai lettori nel forum aperto sul sito Internet del giornale; il 19 e il 23 aprile 2010, comunicato stampa sui finanziamenti in arrivo alle scuole; 10 maggio 2010, comunicato stampa in cui si illustra la riorganizzazione dell'ufficio e si annuncia il potenziamento del servizio di comunicazione con l'utenza.

Al fine di potenziare queste azioni è stato annunciato anche al Forum della pubblica amministrazione, oltre che agli organi di stampa locali, l'intenzione dell'ufficio di aprire nuovi canali di comunicazione, anche per via informatica, per dar modo a ciascuno di esprimere pareri, proposte, richieste, segnalazioni.

Ciò premesso, si ritiene sia opportuno anche il richiamo alle norme che disciplinano il rapporto di lavoro e il comportamento del personale della scuola, norme non recenti e che nessuno ha mai ritenuto in contrasto con i principi e i valori costituzionali. Piuttosto, esse richiamano la comune appartenenza ad un'amministrazione e la necessità, etica prima ancora che giuridica, di non sentirsi parte altra rispetto ad essa, ma sua componente, impegnata al perseguimento dei fini istituzionali e all'osservanza delle norme di lealtà nei confronti dell'amministrazione stessa.

Appare anche significativo, ai fini qui evidenziati, il rimando alla specifica funzione educativa della scuola, che ha un ruolo fondamentale nell'educazione alla legalità e alla convivenza civile dei futuri cittadini, ruolo su cui concordano tutta la letteratura e la ricerca in campo educativo, oltreché le indicazioni degli ordinamenti di ogni grado scolastico. Appare incompatibile con le finalità istituzionali della scuola un comportamento di mancato rispetto verso gli organi costituzionali dello Stato (Parlamento, Governo) di quei docenti o dirigenti scolastici che si pronunciano per la inosservanza di atti normativi legittimamente adottati.

Preme altresì sottolineare che la modalità scelta dal direttore generale per affrontare tali temi è stata quella di una nota riservata, la cui divulgazione non è stata mai autorizzata. Essa era rivolta esclusivamente ai dirigenti dei propri uffici provinciali, con i quali il tema era stato già condiviso nel corso di incontri di lavoro. Il linguaggio con cui è formulata, pertanto, ipotizza un lettore già esperto della problematica, dei testi normativi di riferimento e delle loro implicazioni: si è ritenuto di fornire ai dirigenti provinciali uno strumento di riferimento, sulla base del quale essi avrebbero potuto affrontare, caso per caso e con la dovuta mediazione, nel rispetto più volte dichiarato della libertà di pensiero, le situazioni che si fossero eventualmente presentate sul territorio.

Va infine chiarito che la comunicazione tra il direttore generale e i propri dirigenti è un atto interno e riservato, che rientra nell'esercizio del potere discrezionale e organizzatorio del direttore generale.

Si ritiene pertanto che l'iniziativa del direttore generale non abbia in alcun modo leso i diritti costituzionalmente garantiti, né che possa ritenersi in contrasto con i principi e i valori della nostra Carta costituzionale, ma piuttosto abbia indicato percorsi di comunicazione più efficaci e funzionali, nel rispetto delle norme vigenti.

ADAMO (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ADAMO (PD). Signora Presidente, sinceramente sono sconcertata dal tipo di risposta venuta ai quesiti posti nella mia interrogazione e in quella della collega Soliani. Secondo me scappava anche un po' da ridere al Sottosegretario mentre leggeva quella specie di curriculum vitae del dirigente scolastico regionale, curriculum non richiesto. All'interrogazione, che si chiama così perché vengono poste delle domande (in questo caso due), ci si aspetta di avere delle risposte (in questo caso due): sapere se è il Ministro che ha dato l'input ai dirigenti regionali di intervenire in quel senso e capire se il Ministro è comunque d'accordo o no.

Alla prima domanda non si risponde. Per la seconda, invece, possiamo dedurre (alla fine di questa - mi scusi la franchezza, signor Sottosegretario - inutile dissertazione su quanti comunicati stampa ha fatto il dirigente scolastico regionale nella sua vita, cosa che non interessa assolutamente nessuno) che il Ministro condivide l'operato del dirigente, e le motivazioni di questa condivisione peggiorano la situazione. In Padania, per dirla come direbbero i colleghi della Lega, si dice che «l'è pèso el tacòn del buso».

Abbiamo detto che questo dirigente forse ha mostrato un eccesso di zelo, perché si è permesso di dire che i dirigenti scolastici nella loro autonomia non tanto non possono parlar male della Gelmini e di Tremonti (ciò che attiene ai diritti sindacali della dirigenza, problema complicatissimo), ma non devono dire ai genitori quanto organico verrà a mancare l'anno successivo, e non devono dire ai genitori come stanno redigendo i bilanci. Dopo di che sappiamo (se ne è parlato anche in altra sede) che alle scuole è arrivata una circolare in cui si dice di preparare un bilancio falso perché in questo momento le risorse non possono essere garantite: quindi, si chiede di inserirle comunque in entrata. Questo è gravissimo! Dunque, la colpa dei dirigenti scolastici è stata quella di dire ai genitori che presentavano la domanda di iscrizione dei figli che sarebbe stata tolta una classe a tempo pieno, perché quest'anno non sarebbero riusciti a garantirla con l'organico esistente, a differenza dell'anno precedente. Questo è quanto è stato detto.

Poi lei, signor Sottosegretario, ha addirittura affermato - come dicevo, a peggiorare la situazione - che in realtà ciò non è stato scritto ai dirigenti, ai quali è giunto un messaggio per via orale, come in Lombardia, ma si è trattato di una cosa interna tra il direttore scolastico regionale e i provveditori (per intenderci tra noi del secolo scorso che usiamo il vecchio linguaggio). E da quando un atto ufficiale, ancorché interno, è secretato? Forse se ne deve occupare il COPASIR? Questo dirigente scrive ai provveditori come intende lui il diritto alle informazioni di genitori e insegnanti nella scuola.

Spero - questo dato manca nella sua risposta, signor Sottosegretario, e quindi mi permetto di chiedere un suo intervento in tale direzione - che vi sia una correzione, perché purtroppo chi le ha preparato la nota, non contento di aver sbagliato, insiste nell'errore.

SOLIANI (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

SOLIANI (PD). Signora Presidente, signor Sottosegretario, mi pare di dover constatare che siamo di diversa opinione. Il dramma è che l'opinione differente riguarda il profilo ed il significato di alcuni valori costituzionali fondamentali oltre che la funzione dei dirigenti dello Stato.

Certamente, tutto l'insieme dell'agenda del direttore generale dell'ufficio scolastico regionale dell'Emilia-Romagna sui suoi incontri e sulle sue informazioni attiene al suo ruolo: si tratta di incontri dovuti ed anche utili, che sono a sua discrezione nella comunicazione diretta con le scuole dell'Emilia-Romagna e con l'opinione pubblica di quella Regione. Ma la circolare del 27 aprile 2010 si caratterizza per qualcosa che non può essere contemplato nel quadro dei valori costituzionali delle funzioni di dirigente. Una nota, ancorché riservata, non deve travalicare i confini del rispetto che si deve (pare anche a me probabilmente troppo zelo) ai soggetti che fanno parte del complesso delle istituzioni pubbliche.

In questo caso si tratta della stessa autonomia delle istituzioni scolastiche di cui non vi è cenno, come se non dovesse esistere il rispetto: ci si ferma di fronte alle norme, ai modi e ai comportamenti dell'istituzione scolastica, che è fatta di dirigenti, di personale, di docenti e di genitori e di famiglie, nonché del territorio. Questa autonomia, che è scritta nella Carta costituzionale, è come se non esistesse. Quindi, la violazione è gravissima! Vorrei sapere dal direttore generale come pensa che debba configurarsi l'autonomia di gestione e di governo delle scuole nel territorio dell'Emilia-Romagna.

Peraltro, in questo caso si tratta di qualcosa di molto preciso. Nella circolare, senza limiti, vi è un invito ai dirigenti affinché impediscano che siano rese dal personale dichiarazioni alla stampa e ai genitori all'interno della vita della scuola su posizioni critiche nei confronti, sostanzialmente, del Ministero dell'istruzione.

Questa circolare ha suscitato stupore. Per fortuna è stata resa pubblica, perché il problema esiste in sé, e non per il fatto che resta riservata tra alcuni. A me preoccupa che esista questa mentalità tra i funzionari dello Stato. Infatti, ha stupito e inquietato semplicemente in ragione del buon senso: una sorta di carenza professionale. Non vi è cenno, neppure nella risposta del Sottosegretario, di come debba essere tutelato, e non violato, il diritto alla libertà di espressione, che è fondamentale, in modo particolare in un tempo come questo. Vorrei vedere il direttore generale dell'Emilia-Romagna che rincorre sul web tutte le dichiarazioni che si fanno oggi. Vi è poi da considerare un altro fondamento della democrazia: il valore dell'informazione dell'opinione pubblica. È un'altra questione che a me pare del tutto assente dal vostro orizzonte.

Aggiungo anche che io ritengo la scuola, a maggior ragione, poiché è fondamento di cultura e di educazione alla democrazia, un luogo strategico per la valorizzazione e il rispetto dei valori costituzionali. Bisogna intendersi, perché il punto è proprio questo. La legge n. 133 del 2008, approvata dal Parlamento, ha stabilito un taglio di oltre 8 miliardi di euro. Questa è la verità delle cose. Di questo sono tutti consapevoli e vi è perfino il dovere della scuola di informare su quello che il Parlamento ha deciso. Ma il Governo e la maggioranza si assumano le proprie responsabilità.

In questo senso, informare sulle leggi e consentire che al riguardo vi sia poi un libero convincimento fa parte di quell'educazione al pluralismo democratico da cui la scuola non può essere assolutamente esclusa. Insomma, io non vorrei che con il degrado ormai diffuso, che va crescendo nel Paese per la situazione che sta vivendo, i funzionari dello Stato, in modo particolare quelli che si occupano del comparto dell'istruzione, che ci stanno a cuore in questo momento, si sentissero più sudditi che funzionari dello Stato. Devono essere garanti di ciò che permane e non di ciò che transita attraverso i Governi di turno.

Quindi, nella nostra interrogazione chiedevamo il ritiro della circolare - non mi pare che ciò sia avvenuto - e la stessa rimozione dall'incarico del dirigente, semplicemente per affermare che qui bisogna mettersi d'accordo: non possono rimanere al loro posto dirigenti che restringono gli spazi della democrazia. Ma quest'assenza di sensibilità democratica purtroppo noi la registriamo anche su altri terreni, anche se in modo particolare dentro la scuola: la vicenda di Adro sta lì ad insegnarlo.

Il confronto di questa mattina tra il Parlamento e il Governo, sia pure contenuto nei tempi, spero anch'io che possa essere un punto di ripartenza per capire che i problemi che abbiamo posto sono veri. Il non vederli è francamente l'indice che allora quanto abbiamo notato non è soltanto un episodio o uno dei problemi che si evidenziano qua e là, ma è purtroppo una mentalità politica della maggioranza e del Governo a cui anche i singoli funzionari ritengono di doversi accodare.

Questo è un punto di allarme per la scuola italiana e noi non cesseremo di dirlo tranquillamente e serenamente, perché la democrazia è il senso del limite. Allora, coloro che hanno responsabilità pubbliche, devono sapere qual è l'ambito in cui si possono muovere e fermarsi quando vanno a toccare i diritti e il loro rispetto di altri soggetti, tra l'altro costituzionalmente protetti come sono quelli della scuola.

PRESIDENTE. Segue l'interrogazione 3-01493 sul conseguimento della certificazione europea di qualità da parte della Facoltà di medicina veterinaria di Sassari.

Il rappresentante del Governo ha facoltà di rispondere a tale interrogazione.

VICECONTE, sottosegretario di Stato per l'istruzione, l'università e la ricerca. Signora Presidente, la razionalizzazione del sistema universitario è, come è noto, obiettivo preciso del Governo e del complesso delle università italiane: nell'ambito di tale necessario ed urgente processo di verifica e di riflessione sulle strutture di ciascun ateneo e sulle potenzialità che possono offrire, una particolare attenzione merita la situazione delle facoltà di medicina veterinaria.

È noto, infatti, che la loro istituzione, evoluzione ed eventuale arricchimento presuppone e richiede un monitoraggio ed una verifica tali da comprovare il rispetto degli standard di qualità previsti dall'Unione europea, che consentano un percorso formativo di qualità e conseguentemente consentano ai laureati di svolgere la relativa professione in tutti i Paesi della stessa Unione.

Ai fini della programmazione e della razionalizzazione del corso di laurea magistrale in medicina veterinaria per l'anno accademico 2010-2011, è stato costituito un apposito gruppo tecnico composto dal presidente della conferenza dei presidi delle facoltà di medicina veterinaria, dai presidi delle facoltà di medicina veterinaria delle università di Torino, Bari e Perugia, dal presidente della Federazione degli ordini veterinari italiani, dal vice presidente vicario del consiglio direttivo dell'Associazione nazionale medici veterinari italiani e dal rappresentante del Ministero della salute.

Il Gruppo ha avanzato la proposta, recepita dall'Amministrazione, che entro il 2013 tutti gli atenei si adoperino al fine di potenziare e adeguare le strutture per ottenere l'approvazione da parte dell'European Association of Establishments of Veterinary Education (EAEVE), anche se sotto condizione.

Con nota del 2 luglio scorso sono state invitate le autorità accademiche a valutare autonomamente, prescindendo da qualsiasi rilievo o sollecitazione comunitaria, tutte le possibili iniziative per potenziare l'organizzazione di facoltà che più di altre necessitano di adeguate strutture scientifiche, didattiche e di ricovero affinché possano candidarsi alla valutazione del predetto organismo.

Al fine di consentire agli atenei di rispondere a tale esigenza o di adeguarsi, si ritiene che l'approvazione, anche condizionata, non potrà essere differita oltre il 2013.

La mancata richiesta, da parte di un ateneo, della valutazione all'organismo europeo sopra citato, comporterà dall'anno accademico 2013-2014 la impossibilità di immatricolare studenti, pur assicurando a coloro che sono già iscritti la conclusione del percorso di studio e il conseguimento del titolo; è necessario, quindi, che siano rispettati tempi e modi di acquisizione delle relazioni di verifica in quanto la rilevazione dell'offerta formativa in vista della futura programmazione prevederà, nelle relative schede, l'indicazione circa lo stato di approvazione da parte dell'EAEVE, non escludendo la possibilità che un'apposita commissione, costituita da componenti dell'amministrazione e di esperti, possa compiere sopralluoghi nelle varie sedi.

La programmazione di nuovi accessi potrà essere effettuata tenendo conto dell'accreditamento delle sedi o dell'approvazione, anche se con riserva, da parte dell'organismo europeo: un eventuale giudizio negativo o di rinvio degli ispettori europei non consentirà, peraltro, di accogliere le proposte di integrazione o sinergia organizzativa e operativa con facoltà di altri atenei idonee a superare le lacune strutturali o funzionali evidenziate nelle relazioni ispettive.

Si ritiene, tuttavia, di dover evidenziare che tutta la materia relativa alla programmazione e alla razionalizzazione del sistema universitario, comprese le problematiche riguardanti le facoltà di medicina veterinaria, saranno oggetto di studio, anche a breve termine, in vista del prossimo anno accademico.

Per quanto riguarda in particolare la facoltà di medicina veterinaria dell'università di Sassari, si rappresenta che la stessa ha aderito ai principi che governano l'EAEVE ed ha accettato di sottoporsi alla valutazione qualitativa del proprio corso di laurea avviando una serie di azioni con l'obiettivo di conseguire la certificazione del raggiungimento degli indispensabili standard qualitativi.

Nel 1998 la commissione EAEVE ha effettuato la prima visita presso la facoltà che si è conclusa con un giudizio negativo per l'insufficiente didattica pratica fornita agli studenti e l'assenza di strutture come l'ospedale veterinario, l'azienda zootecnica e il macello sperimentale; fino al 2005 la facoltà ha, quindi, avviato le pratiche amministrative per la costruzione dell'ospedale veterinario e, soprattutto, per acquisire le risorse economiche da aggiungere ai 0,9 milioni di euro pervenuti dal Ministero.

Non essendo tali risorse ancora sufficienti, su richiesta del preside di facoltà, nel corso dello stesso 2005, è stato chiesto l'intervento del presidente della Regione, che ha proposto la costruzione di una nuova facoltà di agraria e di veterinaria in località Bonassai (20 chilometri da Sassari) e, conseguentemente, che la visita della commissione, prevista entro 10 anni dalla precedente del 1998, fosse posticipata.

Tuttavia, le ingenti risorse necessarie per la realizzazione della nuova facoltà non sono state reperite. I finanziamenti previsti nei fondi FAS non sono stati assegnati e il successivo sopraggiungere della crisi economica ha generato un notevole rallentamento nelle attività operative; pertanto, nel giugno del 2009, la facoltà ha deciso di rimanere nella sede di Sassari (che necessita di interventi urgenti di ristrutturazione, ma è stata realizzata negli anni '70) e di richiedere parte dei fondi per la costruzione dell'ospedale veterinario; allo stesso tempo sono stati avviati i contatti con la presidenza dell'EAEVE ed è stato chiesto di rinviare la prossima visita al 2013, come risulta nel sito www.eaeve.org.

Successivamente, con un totale di 8,5 milioni di euro (6 milioni dalla Regione, 0,9 milioni dal Ministero e 1,6 milioni dall'ateneo), è stata attribuita alla ditta NOVACO la costruzione dell'ospedale con un cronoprogramma di inizio dei lavori settembre 2010 e realizzazione entro il 2012.

Per quanto riguarda l'obiettivo di colmare le deficienze sulla didattica pratica, non disponendo di un'azienda zootecnica e di un mattatoio sperimentale, la facoltà ha attivato una serie di convenzioni per la gestione sanitaria del canile di Sassari, con l'ASL per un pronto soccorso, con una serie di mattatoi privati attorno alla città e con diverse aziende che allevano le principali specie di interesse domestico (polli, conigli, piccoli ruminanti, bovini, suini ed equini).

Sono state anche avviate convenzioni con enti pubblici che, a diverso titolo, si occupano di aspetti sanitari (Istituto zooprofilattico della Sardegna) o di allevamento degli animali (AGRIS). Per completare il percorso di didattica pratica all'esterno sono stati acquisiti tre pulmini da otto posti per il trasporto degli studenti nelle aziende zootecniche o nei mattatoi; per la didattica pratica all'interno della facoltà sono stati realizzati nuovi laboratori per le materie di base e di trasformazione dei prodotti di origine animale ed è stata anche acquisita una nuova sala di dissezione e di necroscopia.

Sono, inoltre, in fase di acquisizione il laboratorio di chimica clinica e di malattie infettive ed infestive, indispensabili per il funzionamento e la gestione del costituendo ospedale veterinario.

SBARBATI (UDC-SVP-Aut:UV-MAIE-IS-MRE). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

SBARBATI (UDC-SVP-Aut:UV-MAIE-IS-MRE). Signora Presidente, debbo dire che la risposta è abbastanza esaustiva e ripercorre l'iter che in questi anni c'è stato per arrivare all'adeguamento degli standard e alla conquista di un parere positivo da parte della EAEVE.

Credo che tutto questo debba essere potenziato e seguito dal Ministero, perché a volte non basta erogare i fondi, bisogna controllare come vengono spesi e monitorare soprattutto i tempi di realizzazione.

Ciò che manca sono questo ospedale veterinario e sicuramente anche i laboratori ed il mattatoio sperimentale, che dovrebbero insieme costituire gli elementi positivi di considerazione da parte dell'organismo europeo per dare la certificazione. Parliamo di realtà meritevoli di un'attenzione particolare, di zone svantaggiate, e credo che l'insularità della Sardegna non penalizzi soltanto il sistema dei trasporti, ma l'intero sistema di sviluppo, che comprende anche il settore dell'istruzione pubblica e dell'università pubblica. Sottolineo «pubblica» perché ho sentito poc'anzi una senatrice del Partito Democratico sottolinearlo per la scuola e mi ha fatto molto piacere, ma ricordo loro che hanno votato contro il mio emendamento che recava la dizione «università pubblica». Ma tant'è.

Io dico che l'attenzione del Governo deve continuare - e mi pare che nella risposta del Sottosegretario ci sia questa puntualizzazione - e che deve essere un'attenzione che funga anche da supporto, perché spesso e volentieri le realtà insulari, come le realtà periferiche, vengono lasciate a loro stesse, in una complicazione burocratica costante, che appartiene in particolare al Ministero dell'istruzione e dell'università nel nostro bellissimo Stato, dell'Italia, e che rende quasi impossibile il raggiungimento degli obiettivi quando non ci sono sostanziali investimenti anche da parte del privato. Parliamoci chiaro: qui c'è una mancanza totale di investimenti, con un investimento che è stato recentemente erogato che deve essere valutato in progress anche per quanto riguarda l'organizzazione e la tempestività e il rispetto dei tempi dei lavori, che devono essere conclusi tra un paio d'anni per affrontare il 2013 con una possibilità di passare la verifica.

Dicevo anche, signor Sottosegretario, se sia possibile nel frattempo e non soltanto dopo il 2013, riuscire ad ancorare l'esperienza della facoltà di medicina veterinaria dell'università di Sassari ad un'altra università «virtuosa» perché già nei termini del rapporto positivo da parte della EAEVE.

Ho presentato anche un'interpellanza sulla facoltà di medicina veterinaria di Camerino, Regione Marche, che, per una bizzarria su come vengono interpretate le nostre leggi, deve essere accorpata all'università di Macerata, nonostante abbia sede a Camerino e abbia una storia complessa e molto positiva (peraltro, dispone di un ospedale veterinario e di un mattatoio a norma europea). Pertanto, se ci fosse la possibilità di un'integrazione che sia di supporto, soprattutto per la parte che lei rilevava, quella della didattica (perché i fondi ora ci sono e dovrebbero essere spesi in maniera congrua), riterrei che la sua risposta possa essere, per quanto mi riguarda, pienamente accettata. Le chiedo, se avrà la cortesia di farlo, l'impegno a verificare questa possibilità.

Credo che il supporto di un altro istituto universitario dello stesso indirizzo (medicina veterinaria) possa essere utile per migliorare la didattica e per conoscere lo spaccato di altre sperimentazioni che possono essere avvicinate anche dall'università di Sassari, che già ha un comportamento virtuoso, ma che può essere aiutata e favorita in questo processo, per raggiungere gli standard che oggi sono, come naturalmente si prevede, indispensabili per tutti, sui quali lei ha sottolineato che non è possibile alcuna deroga.

Pertanto, preoccupiamoci per tempo, affinché non avvenga che in Sardegna la facoltà di medicina veterinaria sia cancellata, con un risvolto estremamente negativo su una Regione già penalizzata, dove la povertà e la disoccupazione rappresentano un male enorme e dove l'agricoltura ha un certo valore, ma deve essere supportata dall'università, che in questo settore offre la sua competenza per formare professionisti che possano garantire la qualità e soprattutto il controllo, che è molto importante.

PRESIDENTE. Lo svolgimento delle interrogazioni all'ordine del giorno è così esaurito.

Per la calendarizzazione di disegni di legge in materia di pubblicità
della situazione patrimoniale dei titolari di cariche elettive

PERDUCA (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PERDUCA (PD). Signora Presidente, intervengo a seguito di una gentile risposta del senatore Comincioli, pervenutami questa mattina in casella, in riferimento non soltanto al dibattito dell'altro ieri sul bilancio interno del Senato, ma anche ad ordini del giorno presentati nel corso della discussione del 2009, in cui mi informa che, assieme al senatore Paolo Franco e al senatore Adragna, aveva depositato il disegno di legge n. 1521 relativo alle modifiche alla legge 5 luglio 1982, n. 441, recante «Disposizioni per la pubblicità della situazione patrimoniale di titolari di cariche elettive e di cariche direttive di alcuni enti», molto simile all'Atto Senato n. 1290, presentato dal senatore Ichino, dalla senatrice Bonino e da molti altri senatori sempre nel 2009.

Il presidente Bianco a dicembre dell'anno scorso aveva già sollecitato in 1a Commissione la calendarizzazione di questi due provvedimenti. Occorrerebbe, visto e considerato che mi pare di capire vi sia un consenso unanime, passare veramente alla calendarizzazione di questi due disegni di legge e, se possibile, in tempi molto brevi, alla loro adozione. Lo dobbiamo, con un minimo di serietà, non soltanto alla qualità del dibattito che si sviluppa in occasione della discussione sul nostro bilancio, ma anche agli elettori, che credo debbano conoscere in tutto e per tutto i comportamenti e i possibili conflitti di interesse che alcuni di noi possono avere nello svolgimento delle proprie funzioni in quanto parlamentari della Repubblica.

PRESIDENTE. Senatore Perduca, la Presidenza prende atto del suo sollecito, che sarà portato all'attenzione della Commissione competente e della Conferenza dei Capigruppo.

Mozioni, interpellanze e interrogazioni, annunzio

PRESIDENTE. Le mozioni, interpellanze e interrogazioni pervenute alla Presidenza saranno pubblicate nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.

Ordine del giorno
per la seduta di martedì 28 settembre 2010

PRESIDENTE. Il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica martedì 28 settembre, alle ore 16,30, con il seguente ordine del giorno:

(Vedi ordine del giorno)

La seduta è tolta (ore 12,49).

Allegato A

DISEGNO DI LEGGE

Deleghe al Governo in materia di lavori usuranti, di riorganizzazione di enti, di congedi, aspettative e permessi, di ammortizzatori sociali, di servizi per l'impiego, di incentivi all'occupazione, di apprendistato, di occupazione femminile, nonché misure contro il lavoro sommerso e disposizioni in tema di lavoro pubblico e di controversie di lavoro (1167-B/BIS)

PROPOSTE DI QUESTIONE PREGIUDIZIALE

QP1

TREU, ROILO, BIANCO, CASSON, GHEDINI, DELLA MONICA, ADAMO, ADRAGNA, BASTICO, BLAZINA, CECCANTI, DE SENA, ICHINO, INCOSTANTE, MARINO MAURO MARIA, NEROZZI, PASSONI, SANNA, VITALI

Respinta (*)

Il Senato,

        premesso che:

            il 31 marzo 2010 il Presidente della Repubblica ha rinviato alle Camere, per la prima volta dall'inizio di questa legislatura, il provvedimento in esame, con messaggio motivato ai sensi dell'articolo 74 della Costituzione;

            prima di affrontare nel merito i profili critici del disegno di legge in oggetto, non si può non ricordare come nel messaggio il Presidente della Repubblica abbia fortemente criticato la natura «marcatamente eterogenea» del provvedimento, sottolineando gli effetti negativi che la natura eterogenea degli atti normativi produce, oltre che sullo stesso svolgimento del procedimento legislativo, anche sulla «conoscibilità e comprensibilità delle disposizioni, sulla organicità del sistema normativa e quindi sulla certezza del diritto»;

            il «Collegato lavoro» che inizialmente si componeva di soli nove articoli ora consta di ben quarantanove articoli aventi ad oggetto le materie più disparate, disciplinate, peraltro: in modo tale da rendere arduo valutare la coerenza interna delle stesse e la congruenza con le altre norme vigenti sulla medesima materia;

            l'inserimento di disposizioni riguardanti il controllo sul doping, la tutela della salute nelle attività sportive, gli Istituti di istruzione universitaria ad ordinamento speciale, le valutazioni comparative dei docenti universitari, il trasferimento di ricercatori dalla Scuola superiore dell'economia e delle finanze alle università statali, la mobilità del personale delle pubbliche amministrazioni, l'applicazione dei contratti collettivi del comparto della Presidenza del Consiglio dei ministri al personale ad essa trasferito, I concorsi interni per vice revisore tecnico e vice perito tecnico della Polizia di Stato, l'indennizzo per complicanze di tipo irreversibile a causa di vaccinazioni obbligatorie conferma la prassi deteriore di un modo di legiferare frammentario e disorganico che dà luogo a provvedimenti omnibus che nel merito rischiano di produrre non pochi dubbi interpretativi;

            conseguenza di questo modo di legiferare, più volte criticato dal Capo dello Stato, sarà inevitabilmente l'aumento esponenziale dì quel contenzioso, la cui deflazione appare tra gli obiettivi espliciti del provvedimento, con conseguenti costi aggiuntivi per lo Stato, per i cittadini e per le imprese,

        premesso inoltre che:

            il messaggio presidenziale si sofferma, in particolare, sull'articolo 31 (ora articolo 30) del disegno di legge che modifica le disposizioni del codice di procedura civile in materia di conciliazione e arbitrato nelle controversie individuali di lavoro;

            il messaggio riguarda in primo luogo il comma 9 (ora comma 10), relativo alla pattuizione di clausole compromissorie nei contratti di lavoro;

            si tratta di una norma scritta in modo farraginoso e, per la maggior parte, incomprensibile, che introduce - o meglio, ha l'ambizione di introdurre - una riforma del codice del codice di procedura civile finalizzata ad imporre, di fatto, l'arbitrato nelle controversie di lavoro;

            l'articolo 30 prevede infatti una forma di arbitrato in cui l'espressione della volontari età è limitata alla fase nascente del rapporto di lavoro, nella quale la «libera» scelta è di fatto condizionata dalla debolezza di lilla delle parti;

            a tale proposito il Presidente della Repubblica afferma che «La introduzione nell'ordinamento di strumenti idonei a prevenire l'insorgere di controversie ed a semplificarne ed accelerarne le modalità di definizione può risultare certamente apprezzabile e merita di essere valutata con spirito aperto: ma occorre verificare attentamente che le relative disposizioni siano pIenamente coerenti con i principi della volontarietà dell'arbitrato e della necessità di assicurare una adeguata tutela del contraente debole. Entrambi questi principi sono stati costantemente affermati in numerose pronunce dalla Corte costituzionale.»;

            nel messaggio si ricorda come la Corte abbia «innanzitutto dichiarato la illegittimità costituzionale delle norme che prevedono il ricorso obbligatorio all'arbitrato, poiché solo la concorde volontà delle parti può consentire deroghe al fondamentale principio di statualità ed esclusività della giurisdizione (articolo 102, primo comma, della Costituzione) e al diritto di tutti i cittadini di agire in giudizio per la tutela dei propri diritti ed interessi legittimi (articoli 24 e 25 della Costituzione). Inoltre, con riferimento ai rapporti nei quali sussiste un evidente, marcato squilibrio di potere contrattuale tra le parti, la Corte ha riconosciuto la necessità di garantire la «effettiva» volontarietà delle negoziazioni e delle eventuali rinunce, ancora una volta con speciale riguardo ai rapporti di lavoro e alla tutela dei diritti del lavoratore in sede giurisdizionale.»;

            ed ancora, appare senza dubbio difficilmente realizzabile e poco credibile il compito, attribuito alle commissioni di certificazione, di accertare «l'effettiva volontà delle parti di devolvere ad arbitri le eventuali controversie nascenti dal rapporto di lavoro» in quanto, come opportunamente sottolineato nel messaggio, la garanzia offerta dalle commissioni dei certificazione è tutt'altro che sufficiente, sia «perché tali organi (...) non potrebbero che prendere atto della volontà dichiarata dal lavoratore (...)» sia perché a questa attribuzione di nuovi compiti e funzioni non corrisponde una verifica sulla loro reale consistenza e capacità organizzativa, nonché sulle attività effettivamente svolte fino ad oggi,

        considerato che:

            nel corso dell'esame del provvedimento da parte della Camera dei deputati, è stata profondamente modificata - in risposta alle osservazioni del Presidente della Repubblica ed anche grazie al contributo delle opposizioni - la norma relativa alla pattuizione della clausola compromissoria che, nella versione precedente, prevedeva la sottoscrizione della stessa nel momento della stipulazione del contratto, ovvero nel momento di maggiore debolezza del lavoratore nei confronti del datare di lavoro;

            a tale proposito appare importante ricordare le parole contenute nel messaggio del Capo dello Stato in cui si sottolineava come non poteva non «destare sede perplessità la previsione del comma 9 dell'articolo 31, secondo cui la decisione di devolvere ad arbitri la definizione di eventuali controversie può essere assunta non solo in costanza di rapporto allorché insorga la controversia, ma anche nel momento della stipulazione del contratto, attraverso l'inserimento di apposita clausola. compromissoria: la fase della costituzione del rapporto è infatti il momento nel quale massima è la condizione di debolezza della parte che offre la prestazione di lavoro.»;

            in seguito alle modifiche apportate al testo si prevede il divieto di sottoscrizione della clausola compromissoria prima della conclusione del periodo di prova o del decorso di trenta giorni dalla data di stipulazione del contratto di lavoro;

            queste modifiche, pur importanti, appaiono però del tutto insufficienti: il rinvio della sottoscrizione di tale clausola ad un momento immediatamente successivo la stipula del contratto di lavoro non fa venir meno il dubbio che il lavoratore si trovi in una permanente condizione di debolezza nel corso di tutto il rapporto di lavoro, in particolare in tutte le ipotesi di contratti a tempo determinato;

            nonostante le suddette modifiche la norma introduce, di fatto, la rinuncia al diritto all'accesso alla giurisdizione sancito dalla Costituzione, dalla legislazione vigente e dalla giurisprudenza costituzionale, dando luogo ad una grave violazione del sistema di garanzie posto a tutela del lavoratore;

            la scelta poi di escludere dall'oggetto della clausola compromissoria solo le controversie relative alla risoluzione del contratto di lavoro appare lesiva delle garanzie essenziali sancite dalla legislazione in materia di lavoro, in guanto non tiene conto di altri diritti inderogabili, quali quelli relativi all'orario di lavoro ed alla sicurezza,

        premesso inoltre che:

            nel corso dell'esame del «Collegato lavoro», alla Camera dei deputati è stato approvato un emendamento del Gruppo del Partito Democratico che modificando la disposizione relativa all'accertamento da parte delle commissioni di certificazione dell'effettiva volontà delle parti di devolvere ad arbitri le controversie, stabiliva che le stesse dovessero essere già «insorte» (la versione precedente l'approvazione dell'emendamento parlava di controversie «che dovessero insorgere»);

            la modifica - poi cancellata al Senato dove la parola «insorte» è stata sostituita dalla parola «nascenti» - era finalizzata a garantire la libertà del lavoratore di poter scegliere tra il ricorso all'arbitrato ed il ricorso alla magistratura ordinaria eliminando qualsiasi dubbio di carattere interpretativo e andando così nella direzione auspicata dal Presidente della Repubblica a tutela e garanzia della volontarietà dell'arbitrato;

        considerato inoltre che:

            solo una risposta parziale è stata data dal Parlamento ai rilievi critici mossi dal Presidente della Repubblica al comma 5 dell'articolo 30;

            si tratta, come si legge nel messaggio, della possibilità per la clausola compromissoria «di ricomprendere anche la «richiesta di decidere secondo equità, nel rispetto dei principi generali dell'ordinamento»;

            «come è noto» - si legge nel messaggio - «nell'arbitrato di equità la controversia può essere risolta in deroga alle disposizioni di legge: si incide in tal modo sulla stessa disciplina sostanziale del rapporto di lavoro, rendendola estremamente flessibile anche al livello del rapporto individuale. Né può costituire garanzia sufficiente il generico richiamo del rispetto dei principi generali dell'ordinamento, che non appare come tale idoneo a ricomprendere tutte le ipotesi di diritti indisponibili, al di là di quelli costituzionalmente garantiti; e comunque un aspetto così delicato non può essere affidato a contrastanti orientamenti dottrinali e giurisprudenziali, suscettibili di alimentare contenziosi che la legge si propone invece di evitare.»,

        considerato altresì che:

            pur riconoscendo l'importanza di istituti come la conciliazione e l'arbitrato quali strumenti di composizione delle controversie, non si può non vedere come l'articolo 30 integri di fatto il passaggio da un estremo all'altro. Gli emendamenti presentati dal Gruppo del Partito Democratico andavano nella direzione di far salva la possibilità di ricorrere all'autorità giudizi aria e di limitare l'arbitrato alle materie oggetto del contratto collettivo: vi è il rischio, infatti, di passare dal sistema attuale, in cui il ricorso all'arbitrato non è agevole, all'eccesso opposto di estensione senza limiti del procedimento arbitrale, con il richiamo all'arbitrato secondo equità, anche contro I precetti costituzionali sulla tutela giurisdizionale dei diritti,

        rilevato inoltre che:

            l'articolo 30 attribuisce ai contratti collettivi il compito di regolare la soluzione arbitrale delle controversie. In assenza, però, di accordi interconfederali o contratti collettivi, il comma 11 dell'articolo 30 prevede che trascorsi dodici mesi dall'entrata in vigore della presente legge, il Ministro possa convocare le organizzazioni sindacali al fine di promuovere l'accordo. In caso di mancata stipulazione dell'accordo, entro i sei mesi successivi alta data di convocazione, il Ministro, con proprio decreto, individua le modalità di attuazione per rendere operative le suddette disposizioni sull'arbitrato, rendendo così possibile inserire nel contratto individuale di lavoro il vincolo per cui ogni controversia dovrà essere risolta da un collegio arbitrale;

            anche questa norma è stata oggetto delle osservazioni critiche contenute nel messaggio del Presidente della Repubblica che afferma: «Non sembra (...) coerente con i princìpi generali dell'ordinamento e con la stessa impostazione del comma 9 in esame, che consente di pattuire clausole compromissorie solo ove ciò sia previsto da accordi interconfederali o contratti collettivi di lavoro, il prevedere un intervento suppletivo del Ministro - di cui tra l'altro non si stabilisce espressamente la natura regolamentare né si delimitano ì contenuti - che dovrebbe consentire comunque, anche in assenza dei predetti accordi, entro 12 mesi dalla data di entrata in vigore della legge tale possibilità, stabilendone le modalità di attuazione e di piena operatività: suscita infatti serie perplessità una così ampia delegificazione con modalità che non risultano in linea con le previsioni dell'articolo 17, comma 2, della legge 23 agosto 1988, n. 400.»;

            con parole chiarissime il Presidente della Repubblica afferma che «solo il legislatore può e deve stabilire le condizioni perché possa considerarsi ''effettiva'' la volontà delle parti di ricorrere all'arbitrato; e solo esso può e deve stabilire quali siano i diritti dei lavoratore da tutelare con norme imperative di legge e quali normative invece demandare alla contrattazione collettiva. A quest'ultima, nei diversi livelli in cui si articola, può inoltre utilmente affidarsi la chiara individuazione di spazi di regolamentazione integrativa o in deroga per negoziazioni individuali adeguatamente assistite così come per la definizione equitativa delle controversie che insorgano in tali ambiti.»;

            di questi rilievi critici la maggioranza non ha tenuto alcun conto. Il risultato è un astruso articolo composto da ben diciotto commi - poco comprensibile, scritto male e, di fatto, inapplicabile,

        considerato infine che:

            il «Collegato lavoro» invece di rappresentare un disegno di legge riformatore su temi delicati e cruciali quali i lavori usuranti) il lavoro sommerso, le controversie di lavoro e gli ammortizzatori sociali è diventato, in seguito a quella che il relatore Castro ha definito una «stratificazione normativa virtuosa», un disorganico provvedimento omnibus in cui i nodi cruciali - oggetto del messaggio del Presidente della Repubblica - sono stati affrontati e risolti solo in modo parziale e sicuramente non in modo tale da rappresentare una risposta esaustiva ai profili critici evidenziati;

            dell'iniziale ambizione riformatrice resta ben poco nel testo oggi all'esame dell'Aula del Senato: restano irrisolte le questioni riguardanti gli strumenti per la tutela e la valorizzazione del lavoro, la promozione di politiche di innovazione del mercato del lavoro, capaci di coniugare flessibilità di utilizzo e sicurezza di impiego, nonché la lotta al «lavoro nero»,

        tutto ciò premesso,

        delibera,

            ai sensi dell'articolo 93 del Regolamento del Senato, di non procedere all'esame del disegno di legge n. 1167-B/bis-A.

QP2

ICHINO, ROILO, BIANCO, CASSON, DELLA MONICA, TREU, GHEDINI, ADAMO, ADRAGNA, BASTICO, BLAZINA, CECCANTI, DE SENA, INCOSTANTE, MARINO MAURO MARIA, NEROZZI, PASSONI, SANNA, VITALI

Respinta (*)

Il Senato,

        premesso che:

            in sede di esame in terza lettura del «Collegato lavoro», alla Camera dei deputati è stato approvato un emendamento all'articolo 31 (ora articolo 30) del disegno di legge in esame che estende la disciplina della risoluzione arbitrale della controversia, di cui al modificato articolo 412 del codice di procedura civile, alle controversie nel lavoro pubblico;

            in seguito all'approvazione dì tale modifica la risoluzione arbitrale della controversia sì aggiunge al tentativo facoltativo di conciliazione (articolo 410 c.p.c.), alla conciliazione ed all'arbitrato sindacale (articolo 412-ter c.p.c.) e davanti al collegio di conciliazione e arbitrato irrituale (articolo 412-quater c.p.c.), quali discipline, già applicabili alle controversie nel lavoro pubblico nella versione approvata dal Senato lo scorso mese di marzo;

        premesso inoltre che:

            l'articolo 30 scritto in modo farraginoso e, per la maggior parte, incomprensibile, introduce - o meglio, ha l'ambizione di introdurre - una riforma del codice del codice di procedura civile finalizzata ad imporre, di fatto, l'arbitrato nelle controversie di lavoro;

            l'articolo 30 prevede infatti una forma di arbitrato in cui l'espressione della volontarietà è limitata alla fase nascente del rapporto di lavoro, nella quale la «libera» scelta è di fatto condizionata dalla debolezza di una delle parti;

            a tale proposito il Presidente della Repubblica afferma che «La introduzione nell'ordinamento dì strumenti idonei a prevenire l'insorgere di controversie ed a semplificarne ed accelerarne le modalità di destinazione può risultare certamente apprezzabile e merita dì essere valutata con spirito appello: ma occorre verificare attentamente che le relative. disposizioni siano pienamente coerenti con i principi della volontarietà dell'arbitrato e della necessità di assicurare una adeguata tutela del contraente debole. Entrambi questi principi sono stati costantemente affermati in numerose pronunce dalla Corte Costituzionale.»;

        considerato che:

            a proposito della possibilità di incorrere all'arbitrato anche in materia di pubblico impiego, il Presidente della Repubblica nel messaggio con cui ha rinviato alle Camere, per la prima volta dall'inizio di questa legislatura, il provvedimento in esame, ha affermato: «Perplessità ulteriori suscita la estensione della possibilità di ricorrere a tale tipo di arbitrato anche in materia di pubblico impiego: in tal caso è particolarmente evidente la necessità di chiarire se ed a quali norme si possa derogare senza ledere i principi dì buon andamento, trasparenza ed imparzialità dell'azione amministrativa sanciti dall'articolo 97 della Costituzione»;

        considerato altresì che:

            in sede di esame in quarta lettura del disegno di legge, al Senato fu presentata una questione pregiudiziale del Gruppo del Partito Democratico con la quale si denunciava che qualora la norma fosse stata approvata così com'era, avrebbero potuto essere devolute all'arbitro, da qualsiasi responsabile di ufficio con qualsiasi suo dipendente, «le controversie concernenti l'assunzione al lavoro, il conferimento e la revoca degli incarichi dirigenziali e la responsabilità dirigenziale, nonché quelle concernenti le indennità di fine rapporto, comunque denominate e corrisposte, ancorché vengano in questione atti amministrativi presupposti», secondo quanto previsto dall'articolo 63 (Controversie relative ai rapporti di lavoro) del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165;

            il citato articolo 63 prevede inoltre che qualora gli atti amministrativi «siano rilevanti ai fini della decisione, il giudice li disapplica, se illegittimi». Ciò significa che, secondo quanto previsto dall'articolo 30, comma 9 del provvedimento in esame, l'arbitro potrà disapplicare l'atto amministrativo, in palese contrasto con quanto sancito dall'articolo 97 della Costituzione che stabilisce, tra gli altri, il principio dell'accesso agli uffici pubblici per concorso;

            la gravità delle conseguenze della suddetta norma sono tali che, nel corso dell'esame al Senato in quarta lettura, si pensò che l'inserimento dell'articolo 412 del codice di procedura civile fra le ipotesi applicabili alle controversie nel lavoro pubblico fosse frutto di un errore involontario;

            così però non era, considerato che nel corso dell'esame in quinta lettura la Camera dei deputati non ha modificato la suddetta disposizione, rimasta invariata anche in seguito al messaggio del Presidente della Repubblica, nonostante i rilievi e le osservazioni ivi contenuti a tale proposito;

            non solo la norma non è stata modificata, ma con un emendamento del relatore è stata aggiunta anche l'applicazione della disciplina del processo verbale di conciliazione alle controversie nel lavoro pubblico;

        considerato che:

            in sede di quarta lettura del «Collegato lavoro», nel parere espresso sul provvedimento in esame dalla Commissione Bilancio del Senato si legge: «La Commissione programmazione economica, bilancio, esaminato il disegno di legge in titolo ed i relativi emendamenti trasmessi dall'Assemblea, esprime, per quanto di competenza, parere non ostativo sul testo, osservando che dalla modifica contenuta nell'articolo 31, comma 8, volta a recepire nella pubblica amministrazione la risoluzione arbitrale delle controversie di lavoro, potrebbero determinarsi effetti finanziari negativi.»;

            ciò significa che la maggioranza della Commissione bilancio del Senato ha riconosciuto come la questione posta dal Gruppo del Partito Democratico, cioè di possibili effetti finanziari negativi sul bilancio determinati dalla suddetta disposizione normativa, fosse assolutamente fondata;

            i senatori del Gruppo del Partito Democratico, quindi, già sei mesi fa avevano evidenziato i problemi connessi all'applicazione di un meccanismo arbitrale alle controversie di lavoro nell'ambito della pubblica amministrazione;

            la suddetta disposizione rischia di prestarsi a indebite strumentalizzazioni con la conseguenza di minare l'intero impianto della disciplina del lavoro alle dipendenze della pubblica amministrazione, nonché di risultare in contrasto con le esigenze di contenimento dei costi dell'attività amministrati va;

            grave è, infatti, il rischio, che l'introduzione dell'arbitrato nelle controversie riguardanti il pubblico impiego consenta malversazioni in materia di immissioni in ruolo e promozioni nelle amministrazioni statali;

        considerato inoltre che:

            nonostante i rilievi critici e le osservazioni contenute nel messaggio del Presidente della Repubblica la norma non è stata modificata, Questa scelta appare molto grave per i motivi esposti, nonché irrispettosa nei confronti del Capo dello Stato e dello strumento che la Costituzione prevede all'articolo 74,

        delibera,

            ai sensi dell'articolo 93 del Regolamento del Senato, di non procedere all'esame del disegno di legge n. 1167-B/bis-A.

QP3

PARDI, CARLINO, BELISARIO, GIAMBRONE, BUGNANO, CAFORIO, DE TONI, DI NARDO, LANNUTTI, LI GOTTI, MASCITELLI, PEDICA

Respinta (*)

Il Senato,

        premesso che:

            l'AS. 1167-B/bis all'esame dell'Assemblea, concerne deleghe al Governo in materia di lavori usuranti, di riorganizzazione di enti, dì congedi, aspettative e permessi, di ammortizzatori sociali, di servizi per l'impiego, di incentivi all'occupazione, di apprendistato, di occupazione femminile, nonché misure contro il lavoro sommerso e disposizioni in tema di lavoro pubblico e dì controversie di lavoro;

            il provvedimento in esame, approvato dal Senato in data 28 gennaio 2010, è stato rinviato alle Camere dal Presidente della Repubblica, ai sensi dell'articolo 74 primo comma della Costituzione, in data 31 marzo 2010;

            nel messaggio con il quale chiedeva alle Camere una nuova deliberazione sul provvedimento in esame, il Presidente della Repubblica, sottolineava in linea generale la marcata eterogeneità della normativa in esso contenuta e gli effetti negativi di ciò in termini di conoscibilità e comprensibilità delle disposizioni, sulla organicità del sistema normativo e quindi sulla certezza del diritto;

            in particolare, i rilievi del Presidente della Repubblica si sono appuntati sulla particolare problematicità di alcune disposizioni del provvedimento in esame, quali quelle contenute nell'attuale 30 e sulle disposizioni connesse a quest'ultimo contenute negli attuali articoli 29, 31 e 49. Un ulteriore rilievo riguardava inoltre le disposizioni di cui all'articolo 20, soppresso nel corso dell'es8mB del provvedimento da parie delle Commissioni I e XI del Senato. Tutte le citate disposizioni disciplinano temi di indubbia delicatezza sul piano sociale, attinenti alla tutela del diritto alla salute e di altri diritti del lavoratori;

        considerato che:

            come rilevato dal Presidente della Repubblica, le disposizioni di cui ai commi 1-11 dell'attuale articolo 30 modificano in modo rilevante la sezione I del capo l del titolo IV del libro secondo dei Codice di procedura civile, nella parte in cui reca le disposizioni sul tentativo di conciliazione e sull'arbitrato nelle controversie individuali di lavoro (artt. da 409 a 412-quater del codice di procedura civile), introducendo varie modalità di composizione delle controversie di lavoro alternative al ricorso al giudice. II medesimo articolo apporta inoltre, negli ultimi sette commi, una serie di modifiche al decreto legislativo 10 Settembre 2003. n. 276, dirette a rafforzare le competenze delle commissioni di certificazione dei contratti di lavoro;

            la Corte Costituzionale ha dichiarato la illegittimità costituzionale delle norme che prevedono il ricorso obbligatorio all'arbitrato, poiché solo la concorde volontà de!le parti può consentire deroghe al fondamentale principio di statualità ed esclusività della giurisdizione (art. 102, primo comma, della Costituzione) e al diritto di tutti i cittadini di agire in giudizio per la tutela dei propri diritti ed interessi legittimi (artt. 24 e 25 della Costituzione). Inoltre, con riferimento ai rapporti nei quali sussiste un evidente, marcato squilibrio di potere contrattuale tra le parti, la Corte ha riconosciuto la necessità di garantire la «effettiva» volontarietà delle negozi azioni e delle eventuali rinunce, ancora una volta con speciale riguardo ai rapporti di lavoro ed aria tutela dei diritti del lavoratore in sede giurisdizionale. Questa linea giurisprudenziale, ripresa e sviluppata dalla Corte dì Cassazione, ha condotto a far decorrere la prescrizione dei crediti di lavoro nei rapporti privi de[la garanzia della stabilità dalla cessazione del rapporto. Ciò in analogia con quanto previsto dall'art. 2113 del Codice civile in ordine alla decorrenza del termine per l'impugnazione di rinunce e transazioni che abbiano avuto ad oggetto diritti del prestatore di lavoro derivanti da disposizioni inderogabili della legge e dei contratti collettivi come riconosciuto nelle sentenze della Corte Costituzionale n. 63 del 1966, n. 143 del 1969, n. 174 del 1972, n. 127 del 1977, n. 488 del 1991, nn, 49, 206 e 232 del 1994, nn. 54 e 152 del 1996, n. 381 del 1997, n. 325 del 1998 e n. 221 del 2005;

            sulla base di tali indicazioni non può non essere oggetto di censura la previsione dì cui al comma 10 dell'articolo 30 del provvedimento in esame la quale ripropone nella sostanza quanto già previsto dal comma 9 dell'art. 31. La modifica inserita nel corso del dibattito alla Camera in base alla quale la decisione di devolvere ad arbitri la definizione di eventuali controversie attraverso l'inserimento di apposita clausola compromissoria «non può essere pattuita e sottoscritta prima della conclusione del periodo di prova, ove previsto, ovvero se non siano trascorsi almeno trenta giorni dalla data di stipulazione del contratto di lavoro, in tutti gli altri casi» non muta infatti la condizione di debolezza nella quale si viene a trovare la parte che offre la prestazione dì lavoro;

            l'esigenza di verificare che la volontà delle parti di devolvere ad arbitri le controversie sia «effettiva» risulta dalla stessa formulazione del comma 10, che, confermando il testo già oggetto di censura da parte del Presidente della Repubblica, affida tale accertamento agli organi di certificazione di cui all'art. 76 del citato decreto legislativo 10 settembre 2003 n. 276. Garanzia che non appare sufficiente, perché tali organi non potrebbero che prendere atto del!a volontà dichiarata dal lavoratore, una volta che sia stata confermata in una fase che è pur sempre costitutiva del rapporto e nella quale permane pertanto una ovvia condizione di debolezza;

            non sembra coerente con i principi generali dell'ordinamento e con la stessa impostazione del comma 10, che consente di pattuire clausole compromissorie solo ove ciò sia previsto da accordi interconfederali o contratti collettivi di lavoro, la previsione, sostanzialmente mantenuta al comma 11, di un intervento suppletivo del Ministro del lavoro e della previdenza sociale, di cui pure si è precisata espressamente la natura regolamentare, che dovrebbe consentire, anche in assenza dei predetti accordi, tale possibilità «stabilendone le modalità di attuazione e di piena operatività». Come già rilevato dal Presidente della Repubblica si tratta di un'ampia delegificazione con modalità che non risultano in linea con le previsioni dell'art. 17, comma 2, della legge 23 agosto 1988, n. 400;

            viene inoltre confermata la disposizione di cui al comma 9 che sancisce la estensione anche al pubblico impiego della possibilità di ricorrere all'arbitrato di equità che il provvedimento in esame dovrebbe introdurre attraverso la riforma dell'articolo 412 del Codice civile di cui al comma 5. Resta dunque inevasa la richiesta del Presidente della Repubblica di chiarire se ed a quali norme si possa derogare senza ledere i princìpi di buon andamento, trasparenza ed imparzialità dell'azione amministrativa sanciti dall'art. 97 della Costituzione:

        considerato altresì che:

            sono state confermate o hanno comunque subito modifiche non sostanziali le disposizioni di cui agli articoli 29, 31 e 49 le quali a giudizio del Presidente della Repubblica rischiano a causa della loro formulazione di prestarsi a seri dubbi interpretativi e di potenziali contenziosi;

        valutato altresì che:

            è stato presentato all'assemblea da parte del relatore un emendamento volto alla reintroduzione nel testo del provvedimento in esame delle disposizioni già contenute ne! soppresso articolo 20 anch'esse oggetto di censura da parte del Presidente della Repubblica;

            in particolare, tale emendamento contiene una disposizione che verrebbe ad incidere su procedimenti penali tuttora in corso volta ad impedire che alle morti o alle lesioni subite dal personale imbarcato su navigli militari e cagionate dal contatto con l'amianto, possano continuare ad applicarsi le sanzioni penali stabilite dal DPR 19 marzo 1956, n. 303, che disciplina l'applicazione di tali sanzioni, escludendole unicamente nei casi di morti o lesioni subite da personale imbarcato su navi mercantili. Tale disposizione è in contrasto con quanto previsto dal decreto legislativo n. 81 del 2008 che dispone sanzioni per 18 inosservanza delle norme in tema dì protezione dai rischi per esposizione ad amianto in tutti i settori di attività, pubblici e privati, sia pure con i necessari adattamenti, con riguardo in particolare alle forze armate, peraltro non ancora definiti;

        considerati infine gli articoli 24, 25, 32 e 35 della Costituzione;

        delibera, ai sensi dell'articolo 93 del Regolamento, dì non procedere all'esame dell'Atto Senato n. 1167-B/bis.

________________

(*) Su tutte le proposte di questione pregiudiziale presentate è stata effettuata, ai sensi dell'articolo 93, comma 5, del Regolamento, un'unica votazione.

INTERROGAZIONI

Interrogazione su alcuni episodi di discriminazione nella scuola basati sulle differenti disponibilità economiche delle famiglie degli alunni

(3-01244) (30 marzo 2010)

FRANCO Vittoria, GARAVAGLIA Mariapia, BASTICO. - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca. - Premesso che:

            l'istituto professionale «Flora» di Pordenone ha organizzato per i propri studenti gite scolastiche differenziate sulla base alla disponibilità economica delle famiglie degli alunni;

            coloro che avevano la possibilità di spendere 600 euro sono stati sette giorni a Londra in un albergo dignitoso e hanno frequentato un corso di inglese. Gli altri, nello stesso periodo, per la più modica somma di 280 euro, sono stati «in gita culturale» a Monaco di Baviera per cinque giorni in un albergo di tenore corrispondente al budget;

            per le famiglie che non hanno potuto iscrivere il proprio figlio alla settimana-studio londinese proposta dalla scuola, l'istituto ha pensato ad una soluzione alternativa «alla portata di tutti», prenotando per la gita low cost un albergo, collocato in una zona centrale della città, ma vecchio e fatiscente, con camere minuscole e molto sporche;

            a poche ore dal rientro in Italia, alcune studentesse si sono ritrovate con il corpo ricoperto da punture e da arrossamenti causati da pidocchi presenti nei materassi dell'albergo;

            la scuola ha risposto alle critiche affermando che non c'è stata nessuna divisione per censo in quanto i due viaggi avevano obiettivi diversi ed erano aperti a tutti, a prescindere dalle condizioni economiche della famiglia di appartenenza, dimenticando che il problema è rappresentato proprio dal fatto di aver pensato di separare gli alunni più abbienti da quelli meno abbienti in un contesto, quale è quello scolastico, dove le differenze di classe sociale non dovrebbero avere alcun significato né, tantomeno, alcun peso;

        premesso inoltre che:

            nella scuola elementare «Anna Frank» di Montecchio Maggiore (Vicenza), nove bambini (due italiani e sette stranieri), il 23 marzo 2010, al momento del pranzo hanno ricevuto un panino al posto della pasta al pomodoro data a tutti gli altri bambini a causa del mancato pagamento della mensa scolastica;

            la decisione è stata presa dalla Giunta comunale di centro-destra che, scoperto un ammanco di 150.000 euro nella gestione della mensa scolastica, ha deciso di recuperare gli importi relativi ad alcuni anni scolastici (2005-2006 e 2008-2009);

            individuate 52 famiglie morose (22 italiane e 30 straniere), l'amministrazione ha posto come termine ultimo per mettersi in regole con i pagamenti la data del 15 marzo 2010. Trascorsa tale data, in mancanza di regolarizzazione, la refezione scolastica è stata sospesa;

            triste conseguenza di questa decisione è stata un diverso trattamento di nove bambini al momento del pasto con conseguenze psicologiche facilmente immaginabili sui bambini esclusi dal pranzo;

            la preside della scuola, Annamaria Lucantoni, ha giudicato «dispregiativo dare un pezzo di pane (...) Se lo avessimo immaginato - ha aggiunto - avremmo fatto una raccolta di fondi»;

            la Caritas locale ha annunciato che si farà carico della quota dei bambini in questione, con un bonifico, perché «la dignità della vita umana, di ogni persona, non è un valore negoziabile»,

        si chiede di sapere:

            quali iniziative urgenti il Ministro in indirizzo intenda adottare per comprendere come sia stato possibile il verificarsi di simili episodi di discriminazione e di intolleranza, lesivi della dignità degli alunni e delle loro famiglie, al fine di evitare il ripetersi degli stessi;

            quali iniziative urgenti intenda altresì adottare al fine di restituire alla scuola pubblica il ruolo centrale che dovrebbe avere - in quanto sancito dalla Costituzione - nell'assicurare uguali diritti a tutti gli studenti, nel rispetto delle esigenze di ogni singolo alunno, nell'educare al rispetto di criteri di solidarietà e di uguaglianza, presupposti indispensabili affinché una scuola possa definirsi «pubblica», e nel promuovere la mobilità sociale.

Interrogazioni su una circolare dell'Ufficio scolastico regionale dell'Emilia-Romagna relativa ai rapporti degli insegnanti con la stampa e con le famiglie degli alunni

(3-01351) (26 maggio 2010)

ADAMO. - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca. - Premesso che:

            l'articolo 21 della Costituzione italiana tutela la libertà di manifestazione del pensiero;

            l'articolo 33 sancisce la libertà d'insegnamento nel nostro Paese;

            come già denunciato in un atto di sindacato ispettivo (4-03219) da alcune senatrici, l'Ufficio scolastico regionale dell'Emilia Romagna ha fatto pervenire agli Uffici scolastici provinciali una circolare nella quale si invitano gli uffici provinciali a vigilare sui dirigenti scolastici affinché questi «sensibilizzino il personale della scuola sul corretto comportamento da tenere con gli organi di stampa» relativamente alle esternazioni e informazioni relative alla situazione finanziaria e di organico della scuola pubblica nonché alle informazioni in tal senso fornite ad alunni e genitori;

            nella suddetta circolare vi sono anche riferimenti ad eventuali provvedimenti disciplinari che i dirigenti scolastici dovranno applicare nei casi in cui il comportamento degli insegnanti e del personale della scuola si discostasse dalle direttive impartite;

            da notizie a mezzo stampa e da informazioni raccolte sul territorio si apprende che in questi giorni analoghi episodi si stanno verificando in altre regioni, con intimidazioni in forma scritta o di richiami orali;

            considerato inoltre che siffatte circolari hanno a giudizio dell'interrogante chiaramente carattere intimidatorio e hanno lo scopo di impedire agli insegnanti di informare i genitori e l'opinione pubblica della reale situazione finanziaria e di organico delle scuole,

        si chiede di sapere:

            se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti descritti in premessa;

            se le circolari suddette siano da considerarsi singole iniziative dei dirigenti regionali o se, al contrario, vi sia stato un input politico proveniente dai vertici del Ministero;

            se non ritenga inaccettabile, nonché contraria allo stato di diritto e lesiva non solo della dignità dei lavoratori della scuola ma anche dell'autonomia scolastica, una circolare che miri a limitare i contatti degli insegnanti con la stampa e con i genitori degli alunni;

            se non ritenga pertanto utile intervenire provvedendo ad un immediato annullamento e ritiro delle direttive citate in premessa, anche qualora gli stessi contenuti siano stati oggetto di eventuali richiami orali rivolti agli insegnanti.

(3-01578) (21 settembre 2010)(4-03219 ) (25 maggio 2010)

SOLIANI, PIGNEDOLI, GHEDINI, BARBOLINI. - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca. - Premesso che:

            in data 27 aprile 2010, il direttore generale dell'Ufficio scolastico regionale dell'Emilia-Romagna Marcello Limina ha inviato ai dirigenti delle istituzioni scolastiche della regione Emilia-Romagna una circolare riservata in cui invita gli stessi a vigilare sul personale scolastico, affinché non renda agli organi di stampa dichiarazioni in cui si esprimono posizioni critiche nei confronti dell'amministrazione di appartenenza ovvero del Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca e dei suoi più stretti collaboratori;

            nella stessa circolare, il direttore Limina definisce improprio rivolgere documenti, appelli o richieste a chiunque non sia un diretto superiore;

            il carattere intimidatorio e lo spirito antidemocratico della circolare hanno sollevato critiche e polemiche da parte del personale scolastico nonché delle diverse organizzazioni sindacali che hanno chiesto il ritiro della nota e le dimissioni dello stesso direttore regionale;

            in merito a tale vicenda è intervenuto anche il Ministro indirizzo, che, in una dichiarazione resa alla stampa, ha condiviso e sostenuto pienamente l'operato del direttore generale e precisato che chi desidera fare politica, è opportuno che si candidi alle elezioni e non strumentalizzi le istituzioni;

        considerato che:

            l'iniziativa adottata dal direttore regionale costituisce una gravissima lesione dei diritti costituzionalmente garantiti, e il tentativo di reprimere le legittime proteste del mondo della scuola non può essere tollerato in nessun paese democratico;

            le disposizioni contenute nella nota in questione violano apertamente gli articoli 3, 21 e 33 della Costituzione, che sanciscono il diritto di eguaglianza fra tutti i cittadini, la libertà di manifestazione del pensiero e la libertà di insegnamento; inoltre, vi è anche una palese violazione dell'articolo 117, che fa salva, rispetto ai poteri dello Stato e delle Regioni, l'autonomia delle istituzioni scolastiche;

            considerato inoltre che rappresentare ai media e ai genitori le difficoltà e i gravi disagi che la scuola italiana sta attraversando, anche a causa delle politiche adottate dal Governo in carica, rientra pienamente nell'esercizio del ruolo di dirigente scolastico e anzi rappresenta per lo stesso un dovere etico e deontologico,

        si chiede di sapere:

            quale concezione il Ministro in indirizzo abbia della democrazia e, in particolare, se ritenga che il diritto a manifeste il proprio pensiero non sia un diritto inviolabile dell'individuo e un valore fondamentale di ogni ordinamento democratico;

            se non ritenga di dover intervenire per il ritiro immediato della circolare richiamata in premessa;

            se non ritenga che, per la gravità dei richiami contenuti nella circolare, non sia necessario procedere con la massima urgenza alla rimozione del dottor Limina dall'incarico di direttore dell'ufficio scolastico regionale per l'Emilia-Romagna;

            quali iniziative intenda adottare al fine di garantire, nella scuola italiana, il rispetto dei principi e dei valori costituzionali.

Interrogazione sul conseguimento della certificazione europea di qualità da parte della Facoltà di medicina veterinaria di Sassari

(3-01493) (04 agosto 2010)

SBARBATI. - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca. - Premesso che:

            la razionalizzazione del sistema universitario necessita di verifiche sulle singole strutture di ciascun ateneo e di una valutazione delle potenzialità che ciascuno di questi può offrire;

            nello specifico, le facoltà di Veterinaria devono sottostare a un monitoraggio e ad una verifica da parte dell'European association of establishments of veterinary education (EAEVE) e garantire un percorso formativo di qualità che consenta ai laureati di svolgere la relativa professione in tutti i Paesi dell'Unione europea;

            il Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca ha reso noto che i singoli atenei devono intraprendere autonomamente le iniziative relative all'adeguamento degli standard e delle dotazioni di strutture scientifiche, didattiche e di ricovero;

            ha altresì fissato la data limite del 2013 per le richieste di autorizzazione all'organismo europeo, anche se l'approvazione può risultare condizionata;

            la mancata autorizzazione dell'EAEVE comporterà per la facoltà di Medicina veterinaria dell'ateneo di Sassari l'impossibilità di immatricolare studenti per l'anno accademico 2013-2014, pur assicurando a coloro che sono già iscritti la conclusione del percorso di studio e il conseguimento del titolo;

            la facoltà di Medicina veterinaria dell'università di Sassari, ancora priva di certificazione di qualità dell'autorità europea, sta lavorando alacremente per arrivare alla costruzione dell'ospedale veterinario e migliorare i suoi standard;

            considerata la vocazione agricola della regione, la facoltà potrebbe rappresentare una risorsa non solo per la provincia di Sassari, ma per l'intera Sardegna, e rispondere a un'esigenza degli studenti per divenire un'opportunità di lavoro per tanti;

            la stessa economia locale, se la facoltà di Medicina veterinaria di Sassari non potesse più garantire la sua attività, potrebbe subire un contraccolpo irreparabile,

        si chiede di sapere:

            se il Ministro in indirizzo non intenda prevedere deroghe alla data limite del 2013 in presenza di grandi sforzi da parte dell'Ateneo di Sassari, in un territorio difficile - quale quello della Sardegna - che da anni tenta di migliorare e diversificare l'offerta formativa;

            se non intenda consentire agli atenei che non abbiano conseguito la certificazione europea alla data del 2013, previa verifica da parte della Commissione ministeriale di esperti e per un periodo transitorio, di proseguire l'attività didattica attraverso l'integrazione o in sinergia organizzativa e operativa con altri atenei idonei, al fine di superare le lacune strutturali o funzionali evidenziate nelle relazioni ispettive .

Allegato B

Congedi e missioni

Sono in congedo i senatori: Alberti Casellati, Augello, Burgaretta Aparo, Caliendo, Castelli, Ciampi, Davico, Dell'Utri, Giovanardi, Malan, Mantica, Mantovani, Nania, Oliva, Pera, Saccomanno, Thaler Ausserhofer, Viceconte Viespoli e Vizzini.

Sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori: Dini, Bonino, Cabras, Alberto Filippi e Livi Bacci, per attività della 3a Commissione permanente; Boldi, Pedica e Santini, per attività della 14a Commissione permanente; Marcenaro, per attività della Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani; Amoruso, per attività dell'Unione interparlamentare.

Commissioni permanenti, trasmissione di documenti

In data 22 settembre 2010, è stata trasmessa alla Presidenza una risoluzione - approvata nella seduta del 21 settembre 2010 dalla 9a Commissione permanente (Agricoltura e produzione agroalimentare), ai sensi dell'articolo 144, commi 1 e 6, del Regolamento - sulla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio relativa alla commercializzazione dei materiali di moltiplicazione vegetativa della vite (COM (2010) 359 definitivo).

Ai sensi dell'articolo 144, comma 2, del Regolamento, il predetto documento è stato trasmesso al Presidente del Consiglio dei ministri e al Presidente della Camera dei deputati (Doc. XVIII, n. 50).

Commissioni permanenti, richieste di osservazioni su atti

Con riferimento allo schema di decreto legislativo recante disposizioni in materia di determinazione dei fabbisogni standard di comuni, città metropolitane e province (n. 240), la 1a Commissione permanente potrà esprimere le proprie osservazioni alla Commissione parlamentare per l'attuazione del federalismo fiscale in tempo utile affinché quest'ultima possa esprimere il parere entro il termine assegnato del 7 novembre 2010.

Disegni di legge, annunzio di presentazione

Senatrice Poli Bortone Adriana

Norme per l'istituzione di uffici di statistica presso le amministrazioni e gli enti che fruiscono di contributi pubblici (2341)

(presentato in data 21/9/2010 ).

Indagini conoscitive, annunzio

La 10a Commissione permanente è stata autorizzata a svolgere, ai sensi dell'articolo 48 del Regolamento, un'indagine conoscitiva sulla strategia energetica nazionale.

La 12a Commissione permanente è stata autorizzata a svolgere, ai sensi dell'articolo 48 del Regolamento, un'indagine conoscitiva sulle modalità di assistenza al parto e sui percorsi della nascita e della tutela della salute della madre e del bambino.

Governo, trasmissione di atti e documenti

La Presidenza del Consiglio dei ministri - Dipartimento per la programmazione e il coordinamento della politica economica, in data 22 settembre 2010, ha inviato - ai sensi dell'articolo 6, comma 4, della legge 31 dicembre 2009, n. 196 - le seguenti delibere CIPE, che sono trasmesse, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, del Regolamento:

alle Commissioni 5ª e 12ª:

n. 5/2010 del 13 maggio 2010 concernente: "Servizio Sanitario nazionale 2009 - ripartizione delle disponibilità finanziarie tra le regioni e le province autonome di Trento e Bolzano";

n. 6/2010 del 13 maggio 2010 concernente: "Fondo Sanitario nazionale 2009 - parte corrente - ripartizione tra le regioni delle quote vincolate per il perseguimento degli obiettivi di carattere prioritario e di rilievo nazionale, ai sensi dell'articolo 1, comma 34, legge n. 662/1996";

n. 7/2010 del 13 maggio 2010 concernente: "Fondo Sanitario nazionale 2009 - ripartizione della quota destinata al finanziamento della medicina penitenziaria tra le regioni e le province autonome di Trento e Bolzano";

alle Commissioni 5ª e 9ª:

n. 10/2010 del 13 maggio 2010 concernente: "Contratto di filiera tra il ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali e S.I.GRA.D. S.C.A.R.L.";

n. 11/2010 del 13 maggio 2010 concernente: "Contratto di filiera tra il ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali e U.N.A.P.R.O.L.;

n. 12/2010 del 13 maggio 2010 concernente: "Contratto di filiera tra il ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali e il consorzio per lo sviluppo delle agroenergie";

n. 13/2010 del 13 maggio 2010 concernente: "Contratto di filiera tra il ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali e granaio italiano S.C.A.R.L.;

n. 43/2010 del 13 maggio 2010 concernente: "Contratto di filiera tra il ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali e il consorzio zoo-avicunicolo S.C.A.R.L. CON.AV";

alle Commissioni 5ª e 13ª:

n. 42/2010 del 13 maggio 2010 concernente: "Progetto Gemina - Centro Euro-Mediterraneo per i cambiamenti climatici - decreto legislativo n. 204/1998 - Fondo Integrativo Speciale Ricerca";

alle Commissioni 5ª e 7ª:

n. 49/2010 del 13 maggio 2010 concernente: "Articolo 128 del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163. Programma triennale 2010-2012 dell'Università degli studi del Molise: verifica di compatibilità con i documenti programmatori vigenti";

n. 50/2010 del 13 maggio 2010 concernente: "Articolo 128 del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163. Programma triennale 2010-2012 dell'Università degli studi della Tuscia: verifica di compatibilità con i documenti programmatori vigenti";

alle Commissioni 5ª e 8ª:

n. 8/2010 del 13 maggio 2010 concernente: "Contratto di programma tra il ministero delle attività produttive e il consorzio per la reindustrializzazione dell'area di Ottana";

n. 9/2010 del 13 maggio 2010 concernente: "Contratto di programma tra il ministero dello sviluppo economico e il consorzio Società per lo sviluppo del sistema turistico culturale del Golfo di Napoli S.C.A.R.L.";

n. 28/2010 del 13 maggio 2010 concernente: "Aeroporto di Bologna. Contratto di programma ENAC-SAB 2010-2013";

n. 44/2010 del 13 maggio 2010 concernente: "Articolo 128 del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163. Programmi triennali di edilizia statale 2008-2010 e 2009-2011 del ministero delle infrastrutture e dei trasporti - dipartimento per le infrastrutture, gli affari generali ed il personale: verifica di compatibilità con i documenti programmatori vigenti";

n. 47/2010 del 13 maggio 2010 concernente: "Articolo 128 del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163. Programma triennale 2010-2012 dell'Istituto postelegrafonici: verifica di compatibilità con i documenti programmatori vigenti";

n. 55/2010 del 13 maggio 2010 concernente: "7° relazione di monitoraggio sullo stato di attuazione, al 31 ottobre 2009, degli interventi finanziati a valere sulla manovra di accelerazione del programma delle infrastrutture strategiche".

Il Ministro per i rapporti con il Parlamento, con lettera in data 20 settembre 2010, ha inviato la relazione deliberata dal Consiglio dei ministri ai sensi dell'articolo 2, comma 4, terzo periodo, della legge 5 maggio 2009, n. 42 in ordine allo schema di decreto legislativo recante disposizioni in materia di ordinamento transitorio di Roma capitale (n. 241).

Tale relazione è stata trasmessa dal Presidente della Camera dei deputati - d'intesa con il Presidente del Senato - alla Commissione parlamentare per l'attuazione del federalismo fiscale. Essa è stata altresì trasmessa alla 1a e alla 5a Commissione permanente.

Il Ministro per i rapporti con le regioni e la coesione territoriale, con lettere in data 17 settembre 2010, ha inviato, ai sensi dell'articolo 30, comma 5, della legge 20 marzo 1975, n. 70, le relazioni dell'Ente italiano per la montagna, sull'attività svolta nell'anno 2008 (Atto n. 478) e nell'anno 2009 (Atto n. 479), comprensiva dei conti consuntivi, le relative piante organiche e consistenza degli organici per le medesime annualità, nonché dei bilanci di previsione per i rispettivi anni 2009 e 2010.

La predetta documentazione è stata trasmessa, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 13a Commissione permanente.

Il Ministro del lavoro e delle politiche sociali ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 3, comma 2 della legge 15 dicembre 1998, n. 438, la relazione concernente il contributo statale a favore delle associazioni nazionali di promozione sociale, per l'anno 2008.

Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 34, primo comma, secondo periodo, del Regolamento, alla 11a Commissione permanente (Doc. XXVII, n. 24).

Commissione europea, trasmissione di progetti di atti normativi per il parere motivato ai fini del controllo sull'applicazione dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità

La Commissione europea, in data 23 settembre 2010, ha inviato, per l'acquisizione del parere motivato previsto dal protocollo n. 2 del Trattato sull'Unione europea e del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea relativo all'applicazione dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità, la proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo all'immissione sul mercato e all'uso di precursori di esplosivi (COM (2010) 473 definitivo).

Ai sensi dell'articolo 144 del Regolamento, il predetto atto è deferito alla 10ª Commissione permanente che, ai fini del controllo sull'applicazione dei principi di sussidiarietà e proporzionalità, esprimerà il parere motivato entro il termine del 4 novembre 2010.

Le Commissioni 1ª, 3ª, 4ª e 14ª potranno formulare osservazioni e proposte alla Commissione di merito entro il 28 ottobre 2010.

La Commissione europea, in data 23 settembre 2010, ha inviato, per l'acquisizione del parere motivato previsto dal protocollo n. 2 del Trattato sull'Unione europea e del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea relativo all'applicazione dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità, la proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio recante modifica della direttiva 2001/112/CE del Consiglio concernente i succhi di frutta e altri prodotti analoghi destinati all'alimentazione umana (COM (2010) 490 definitivo).

Ai sensi dell'articolo 144 del Regolamento, il predetto atto è deferito alla 9ª Commissione permanente che, ai fini del controllo sull'applicazione dei principi di sussidiarietà e proporzionalità, esprimerà il parere motivato entro il termine del 4 novembre 2010.

Le Commissioni 3ª e 14ª potranno formulare osservazioni e proposte alla Commissione di merito entro il 28 ottobre 2010.

Risposte scritte ad interrogazioni

(Pervenute dal 16 al 22 settembre 2010)

SOMMARIO DEL FASCICOLO N. 92

AMATO ed altri: sull'obbligo di visto per i cittadini turchi che desiderano recarsi in Italia (4-03390) (risp. MANTICA, sottosegretario di Stato per gli affari esteri)

ANDRIA: sull'attività di contrasto alle frodi nel comparto agro-alimentare (4-02635) (risp. GALAN, ministro delle politiche agricole alimentari e forestali)

BAIO ed altri: sulla tutela dei lavoratori della Carlo Colombo SpA (4-03367) (risp. VIESPOLI, sottosegretario di Stato per il lavoro e le politiche sociali)

BALBONI: su scelte organizzative dell'Associazione italiana allevatori riguardanti l'attività di controllo del bestiame svolte dall'associazione provinciale di Ferrara (4-01856) (risp. GALAN, ministro delle politiche agricole alimentari e forestali)

BELISARIO, DE TONI: sulla carenza di personale dell'Anas (4-03382) (risp. MATTEOLI, ministro delle infrastrutture e trasporti)

CAMBER: sull'estensione della patente di servizio per coloro che sono impegnati in attività di volontariato (4-03362) (risp. MATTEOLI, ministro delle infrastrutture e trasporti)

D'ALIA: sul servizio istituzionale di GR Parlamento della Rai (4-02697) (risp.ROMANI, vice ministro dello sviluppo economico)

D'AMBROSIO LETTIERI: sulle trasmissioni di un'emittente televisiva di Bari (4-02897) (risp.ROMANI, vice ministro dello sviluppo economico)

D'AMBROSIO LETTIERI ed altri: sulla crisi del comparto cerasicolo del barese a seguito delle abbondanti piogge del mese di maggio 2010 (4-03228) (risp. GALAN, ministro delle politiche agricole alimentari e forestali)

FASANO: sull'assunzione dei candidati risultati idonei nel concorso per ispettori di vigilanza bandito dall'INPS nel 2007 (4-03229) (risp. VIESPOLI, sottosegretario di Stato per il lavoro e le politiche sociali)

LANNUTTI: sull'assunzione dei vincitori del concorso per impiegati amministrativi bandito dall'INPS (4-03314) (risp. VIESPOLI, sottosegretario di Stato per il lavoro e le politiche sociali)

sul recepimento della direttiva 2008/96/CE sulla gestione della sicurezza delle infrastrutture stradali (4-03426) (risp. MATTEOLI, ministro delle infrastrutture e trasporti)

PERDUCA, AMATO: sull'accordo commerciale tra l'Unione europea e Cipro Nord, nonché sul completamento del processo di adesione della Turchia alla UE (4-03454) (risp. MANTICA, sottosegretario di Stato per gli affari esteri)

PERDUCA, PORETTI: sull'attuazione degli obiettivi del millennio da parte dell'Italia (4-03465) (risp. SCOTTI, sottosegretario di Stato per gli affari esteri)

PINOTTI: sulla cessione di un immobile di Poste italiane sito a Genova (4-03333) (risp.ROMANI, vice ministro dello sviluppo economico)

SACCOMANNO: sull'ammodernamento della strada statale 7 ter da Taranto a Lecce (4-03401) (risp. MATTEOLI, ministro delle infrastrutture e trasporti)

VITA, DI GIOVAN PAOLO: sul licenziamento di alcuni giornalisti de La7 (4-02116) (risp.ROMANI, vice ministro dello sviluppo economico)

ZANOLETTI: su misure per prevenire la scomparsa di minori (4-03239) (risp. VIESPOLI, sottosegretario di Stato per il lavoro e le politiche sociali)

Interrogazioni

SBARBATI - Al Presidente del Consiglio dei ministri - Premesso che:

si apprende da organi di informazione che Google con il sistema "street view" sta provocando accesi dibattiti in diversi Paesi;

pur avendo autorizzazioni parziali o in totale assenza di autorizzazioni, Google procede alla mappatura di luoghi, abitazioni e uffici e li mette in rete;

in Germania, Repubblica Ceca, Nuova Zelanda, i garanti per la privacy hanno già intrapreso azioni legali contro street view, il sistema di navigazione virtuale di Google, a tutela dei cittadini;

i cittadini possono chiedere a Google di non inserire le immagini delle loro abitazioni o uffici in rete, ma pare che Google accetti queste contestazioni a mero titolo di favore;

sempre secondo quanto pubblicato sulla stampa italiana, 12 regioni italiane sarebbero percorse dal 5 agosto dalle "Googlecar" munite di telecamere che effettuano riprese, dal Veneto alla Sicilia;

in Internet è possibile conoscere la localizzazione di queste auto;

finora nelle sentenze è stato scritto che non ci sono prove sufficienti a stabilire la sussistenza di un crimine a carico di street view;

in Italia il garante della privacy pare abbia aperto un'istruttoria su questa procedura di raccolta dati per la rete,

si chiede di sapere:

se il Presidente del Consiglio dei ministri non ritenga urgente e necessario intervenire con un provvedimento legislativo che regoli la presenza di queste auto sul territorio e ne limiti l'azione;

se sia in possesso di studi che abbiano valutato i vantaggi e i disagi di questa operazione per i cittadini prima del rilascio delle autorizzazioni alla mappatura del territorio;

se sia in possesso di informazioni circa il rilascio delle autorizzazioni e/o dei limiti imposti a Google e se qualcuno vigili sull'effettiva correttezza dell'azione di Google;

quali azioni intenda intraprendere al fine di fornire ai cittadini un'adeguata informazione in merito al passaggio di queste "Googlecar";

come intenda tutelare il diritto alla privacy di coloro che riterranno di non consentire a Google la pubblicazione delle immagini delle loro abitazioni e dei loro uffici in rete, che non può e non deve essere una concessione di Google.

(3-01588)

GIARETTA - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca -

(3-01589)

(Già 4-03634)

D'ALIA - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca -

(3-01590)

(Già 4-03643)

Interrogazioni con richiesta di risposta scritta

SARO, LENNA - Ai Ministri della salute e dell'istruzione, dell'università e della ricerca - Premesso che:

l'acufene è un disturbo dalla percezione di diverse forme di rumori in un orecchio o in entrambi o, in generale, nella testa;

detto disturbo può influire in maniera determinante sulla qualità della vita delle persone che ne sono affette poiché coinvolge l'assetto psicologico ed emozionale del malato, la sua vita di relazione, il ritmo sonno-veglia, le attitudini lavorative ed il livello di attenzione e concentrazione, inducendo e potenziando stati ansiosi depressivi;

in Italia i soggetti affetti da detti disturbi sono oltre 3 milioni;

considerato che:

l'interrogante in data 24 settembre 2008 ha presentato l'atto di sindacato ispettivo 4-00545 per sollecitare l'avvio di studi e di ricerche utili ad alleviare le sofferenze dei soggetti portatori di acufene;

la risposta al citato atto in data 29 aprile 2009 recava «da un'analisi della letteratura scientifica, una stima ufficiale della diffusione del problema, effettuata su un ampio numero di individui rappresentativo dell'intera popolazione nazionale, non è al momento disponibile» e che «gli acufeni non sono previsti fra le malattie croniche e invalidanti, ai sensi del decreto ministeriale 28 maggio 1999, n. 329, e successive modifiche» ma che «il decreto ministeriale 5 febbraio 1992, "Approvazione della nuova tabella indicativa delle percentuali d'invalidità per le minorazioni e malattie invalidanti", che fa riferimento all'incidenza delle infermità invalidanti sulle capacità lavorative, prevede, tra le malattie invalidanti, al cod. 4001, gli acufeni permanenti o subcontinui di forte intensità e insorti da più di tre anni, sia pure con un percentuale di modesta intensità»;

nella medesima risposta si precisava, inoltre, che «il bando 2009 per la ricerca sarà aperto (ossia non a temi predefiniti), e quindi potenzialmente accessibile anche a progetti di ricerca sugli acufeni»,

si chiede di sapere:

se, allo stato, ai Ministri in indirizzo, ciascuno per quanto di competenza, risulti che sia stata effettuata una stima ufficiale della diffusione dell'acufene rappresentativo dell'intera popolazione italiana o, in caso negativo, se intendano adoperarsi al fine di quantificare la rilevanza che la citata patologia ha assunto nel Paese;

se risultino avviati progetti di ricerca sull'acufene nell'ambito del Bando per la ricerca 2009 o, in caso negativo, se siano stati previsti bandi specifici aperti per questa particolare patologia per l'anno 2010;

se e in quale modo intendano attivarsi al fine di migliorare la qualità della vita dei soggetti affetti da acufene.

(4-03711)

FERRANTE, FIORONI - Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare - Premesso che:

dal gennaio 2010 è stato introdotto il nuovo Sistema informatico di controllo della tracciabilità dei rifiuti (SISTRI), di cui al decreto del Ministro in indirizzo del 17 dicembre 2009, la cui operatività, ai sensi del decreto ministeriale 9 luglio 2010, decorre dal 1° ottobre 2010;

con l'entrata in vigore del sistema SISTRI, è importante evidenziare che sono cambiate le modalità di adempiere agli obblighi di emissione dei formulari identificativi e di movimentazione del registro di carico e scarico, in quanto queste informazioni dovranno essere raccolte ed archiviate dal nuovo sistema telematico;

consequenzialmente le associazioni imprenditoriali, le Camere di commercio e le sezioni regionali dell'Albo nazionale gestori ambientali, a seguito dell'iscrizione delle singole unità locali delle imprese e degli enti tenuti ad utilizzare il sistema, avrebbero dovuto ricevere dal Ministero, entro il 12 settembre 2010 (ai sensi del citato decreto ministeriale del 9 luglio 2010), i dispositivi elettronici: chiavette Usb e dispositivi di localizzazione satellitare dei mezzi di trasporto;

è importante evidenziare, come denunciato dai rappresentanti degli imprenditori, nel corso delle audizioni tenutesi presso la 13a Commissione permanente (Territorio, ambiente, beni ambientali) del Senato sull'atto del Governo n. 255 di recepimento della direttiva 2009/98/CE, che sembrerebbe che il suddetto termine di consegna non sia stato rispettato, e pertanto numerosi operatori non hanno ricevuto le chiavette Usb e i dispositivi di localizzazione satellitare dei mezzi di trasporto. Strumenti fondamentali e indispensabili per far funzionare il sistema SISTRI;

sul SISTRI, inoltre, è importante ricordare che sono state avanzate, e continuano a perdurare, molte critiche in relazione alla sua fattibile e concreta lotta allo smaltimento illegale dei rifiuti e al business delle ecomafie,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo non intenda urgentemente riferire in Parlamento sulle criticità che il sistema SISTRI sta già dimostrando ancor prima di entrare a regime, rischiando di non migliorare la trasparenza sul flusso dei rifiuti e di non essere utile come dovrebbe alla lotta al traffico illecito di rifiuti;

se nel frattempo non intenda urgentemente prorogare l'entrata in vigore del sistema SISTRI in modo da poter risolvere definitivamente le relative criticità ed evitare di far incorrere in sanzioni, anche penali, gli incolpevoli operatori nonché per contrastare una possibile infiltrazione, tra le maglie di queste difficoltà, delle ecomafie.

(4-03712)

DE ECCHER - Al Presidente del Consiglio dei ministri - Premesso che:

il 22 settembre 2010 il quotidiano "Libero" ha riportato la notizia che prima del match di calcio Livorno-Portogruaro i tifosi del Livorno hanno rotto con i propri fischi il minuto di silenzio in memoria del parà Alessandro Romani rimasto ucciso durante uno scontro in Afghanistan il 17 settembre;

a seguito degli "schiamazzi oltraggiosi" il club del Livorno sarebbe stato multato per 7.500 euro;

considerato che:

allo stadio Ardenza di Livorno si sono verificati altri episodi analoghi: gli ultras livornesi hanno fischiato anche durante il minuto di raccoglimento per la strage di Nassirya e per la morte di Francesco Cossiga;

in altre occasioni gli stessi tifosi hanno esposto alcuni cartelli in segno di solidarietà per il rapimento della giornalista Sgrena de "il manifesto" ("Giuliana resisti") e striscioni discriminatori nei confronti dei tifosi della Triestina quali "Tito ce lo ha insegnato, la foiba non è reato";

sempre a Livorno in occasione dell'esordio del commissario tecnico azzurro Roberto Donadoni gli ultras "chiusero" la curva a chiunque avesse avuto intenzione di entrare per tifare Italia;

considerato, inoltre, che a seguito di quanto accaduto la Federazione italiana gioco calcio ha varato la disposizione che prevede la sospensione o il rinvio di una gara in caso di cori discriminatori nel tentativo di rafforzare la norma già esistente che prevede la possibilità da parte dell'arbitro di sospendere una partita a causa dell'esposizione di striscioni xenofobi,

l'interrogante chiede di sapere:

se al Presidente del Consiglio dei ministri risulti che la sanzione pecuniaria comminata sia commisurata alla gravità dei fatti;

se ritenga che siano all'esame ulteriori e più severe sanzioni nei confronti della società sportiva in questione;

se risulti che i comportamenti sopra riportati possano trovare forme di penalizzazione nei confronti dei tifosi direttamente coinvolti, quali, ad esempio, il divieto permanente di accesso agli stadi.

(4-03713)

INCOSTANTE, DE SENA, MAZZUCONI - Al Ministro della salute - Premesso che:

come riferito da agenzie di stampa, siti Internet e notiziari dei telegiornali, una donna di 33 anni, la signora Eleonora Tripodi, è deceduta dopo essere stata sottoposta ad un intervento di parto cesareo nella clinica Villa dei Gerani di Vibo Valentia;

la signora Tripodi è deceduta durante il trasporto in ambulanza nell'ospedale di Lamezia Terme, dopo che era stata verificata la mancanza di posti liberi nel reparto di rianimazione dell'ospedale di Vibo Valentia;

a quanto riferisce il legale della famiglia Tripodi, la donna «stava male da tempo ed aveva chiesto di essere sottoposta subito a parto cesareo. Richiesta non accolta dai sanitari della clinica Villa dei Gerani, che avevano sostenuto che era troppo presto»;

a quanto si apprende il Ministro in indirizzo ha inviato degli ispettori per verificare la gravità dei fatti e la presenza di eventuali responsabilità gravanti sul personale,

i casi di decesso ovvero di complicazioni gravi conseguenti a parto cesareo assumono un particolare rilievo in Italia considerato l'impiego particolarmente massiccio - in particolare in Calabria - di tale procedura, che pone il nostro Paese al primo posto in Europa, con il 37 per cento dei parti, contro il 13,7 per cento della media degli altri Paesi, secondo i dati dell'Organizzazione mondiale della sanità,

si chiede di sapere:

se dalle indagini ispettive sia emersa qualche irregolarità nei rapporti tra la clinica e l'Azienda sanitaria locale;

quale sia stata l'esatta dinamica dell'accaduto, quale lo stato effettivo della donna al momento della dimissione dalla clinica per procedere al trasporto in ambulanza verso Lamezia Terme e se il fatto sia ascrivibile alla purtroppo vasta casistica di "malasanità" ed errori sanitari, che con sconcertante frequenza si verificano in Calabria;

quali siano le misure che il Ministro in indirizzo intenda porre in essere affinché le problematiche legate all'impiego massiccio della tecnica del parto cesareo - nonché le conseguenze negative eventualmente derivanti dall'impiego di quello che, a tutti gli effetti, è un intervento chirurgico - vengano arginate al fine di garantire a tutte le donne su tutto il territorio nazionale un'adeguata tutela e standard di sicurezza accettabili per un Paese moderno.

(4-03714)

LANNUTTI - Al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che:

i contratti su derivati stipulati dal Comune di Roma tra il 2003 e il 2007 sono al vaglio della Procura della capitale che indaga, per ora contro ignoti, per l'ipotesi di reato di truffa aggravata;

l'inchiesta, come si apprende da un articolo de "Il Sole-24 ore" del 1° settembre 2010, «è partita un anno fa e si sta concentrando sui contratti stipulati dal Campidoglio con sette istituti di credito: Ubs, Deutsche Bank, JP Morgan, Morgan Stanley, Dexia, Banca Opi e Barclays. Nei mesi scorsi le indagini, affidate al procuratore aggiunto Paolo Ielo, hanno subito un'accelerazione. In Procura sono stati sentiti come testimoni non solo i funzionari del Comune (...) e i manager delle banche che si occuparono della stipula dei contratti, ma anche alcuni componenti della giunta guidata da Gianni Alemanno, per capire le motivazioni dello smantellamento della struttura incaricata di occuparsi dei derivati creata dalla precedente amministrazione. Nel frattempo gli uomini della Guardia di Finanza hanno acquisito tutta la documentazione in possesso del Comune. Adesso tutto il materiale è al vaglio degli inquirenti. Il sospetto, rivelano fonti vicine all'inchiesta, è che si siano verificate irregolarità e che le banche possano avere lucrato ingenti commissioni occulte, in analogia con quanto si ipotizza nell'inchiesta sui derivati del Comune di Milano»;

dai dati segnalati in una trasmissione di Radio Popolare il 24 maggio 2010 si apprende che tra il 2003 e il 2007 il Campidoglio ha stipulato contratti su derivati per un valore di ben 6 miliardi e 951.000 euro. I relativi interessi ammontano, per il 2008, a 467 milioni di euro, per il 2009 a 633 milioni di euro, e per il 2010 ammonteranno a ben 689 milioni di euro. Mentre sull'esposizione del Comune in riferimento alle cosiddette "commissioni implicite" di intermediazione connesse agli swap e sulle eventuali criticità sul profilo del rischio delle posizioni in derivati, anche con riguardo alle rinegoziazioni di tali posizioni, perdura ad oggi l'incertezza, come precedentemente segnalato nell'atto sindacato ispettivo 4-03237;

in un altro articolo pubblicato sempre su "Il Sole-24 ore" del 1° settembre si legge che: «Nell'aprile 2008, quando le passività del Comune sono passate sotto la responsabilità dello stato, erano in essere nove derivati con un valore negativo per il Comune di 147,05 milioni su un debito sottostante di circa 2,6 miliardi. Il mark to market negativo lo scorso settembre era sceso a 74. Al Tesoro, i derivati degli enti locali e territoriali (collegati a 35 miliardi sui 106 del totale debito locale) sono monitorati costantemente e le irregolarità sono considerate casi rari. Così a via Venti settembre non scatta l'allarme derivati: anzi, entro fine anno c'è intenzione di emanare il nuovo regolamento per consentirne l'uso, corretto naturalmente»;

mentre il Comune di Roma è indebitato fino al collo, come si apprende da un articolo di "la Repubblica" del 6 agosto 2010 «l'ad di Ama, Franco Panzironi, (...) non contento di percepire più di 380.000 euro l'anno per guidare l'azienda dei rifiuti, ne incassa altri 165.187 come Presidente di Multiservizi», per un totale di «545.287 euro l'anno»;

più oltre si legge che «l'ad di Atac, Adalberto Bertucci, che come rivelato da Repubblica è riuscito a farsi nominare consulente dalla sua stessa azienda (aggiungendo 219mila euro l'anno ai 140mila già pattuiti per dirigerla)»;

a giudizio dell'interrogante è immorale che il Campidoglio continui a sborsare centinaia di milioni per salvare Ama, con l'aumento della tariffa dei rifiuti (Ta.ri), mentre Panzironi intasca ogni anno 545.000 euro, aggirando il dettato della legge finanziaria per il 2007 e le delibere comunali che fissano un tetto agli stipendi dei manager e vietano il cumulo quando a pagare sono i cittadini romani in termini di aumento di tariffe e riduzione di servizi e infrastrutture;

considerato che:

il decreto legislativo 17 settembre 2010, n.156, recante "Disposizioni recanti attuazione dell'articolo 24 della legge 5 maggio 2009, n.42, in materia di ordinamento transitorio di Roma Capitale", assai particolareggiato in alcuni aspetti, non solo non disciplina con chiarezza l'istituto dell'aspettativa non retribuita e le modalità di determinazione dell'indennità spettante al Presidente dell'Assemblea comunale e agli assessori, con il conseguente rischio di possibili incrementi di spesa, ma in più introduce una disposizione innovativa che prevede per i consiglieri il diritto di percepire una indennità di funzione, connessa alla carica e parametrata a una serie di indicatori, in luogo dei gettoni di presenza oggi corrisposti per l'effettiva partecipazione alle sedute consiliari;

pertanto il recente decreto legislativo, pur nell'esclusivamente formale "invarianza della spesa", non arreca alcun risparmio complessivo di risorse. Viceversa, il provvedimento autorizza ad incrementare le indennità spettanti agli amministratori in questione, al fine di tenere conto della particolare complessità dei compiti loro richiesti, senza prevedere alcun tetto al predetto incremento,

si chiede di sapere:

quali iniziative di propria competenza intenda assumere il Governo affinché i cittadini romani che pagano il conto delle pubbliche amministrazioni, in termini di aumento di tariffe, riduzione di servizi ed infrastrutture, siano messi in condizione di venire a conoscenza, in base alle norme sulla trasparenza dell'attività amministrativa e sull'accessibilità agli atti delle amministrazioni, quanto, per che cosa e chi stanno pagando;

se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quanto descritto in premessa e se i contratti sui derivati siano stati stipulati con la dovuta perizia e la necessaria cautela, oppure, se sono riscontrabili errori e manchevolezze, a chi ne debba essere attribuita la responsabilità in termini economici oltre che politici;

quali iniziative di competenza intenda intraprendere il Governo al fine di impegnarsi a verificare gli emolumenti dei manager, come nel caso del Comune di Roma per i vertici delle ex agende municipalizzate, alla luce di una più equa e legittima destinazione delle risorse pubbliche, tanto più necessaria nel momento in cui si chiedono sacrifici a tutti i cittadini;

se convenga con l'interrogante che il decreto legislativo 17 settembre 2010, n. 156, si ponga quale preminente finalità, ascrivibile ad interessi di casta, di regolamentare lo status giuridico ed economico dei membri elettivi e di governo dell'ente territoriale (comprese la disciplina dei compensi e di quella dei permessi retribuiti), eludendo o rinviando una più puntuale regolamentazione delle funzioni di Roma Capitale, costituzionalmente necessarie.

(4-03715)

LANNUTTI - Al Presidente del Consiglio dei ministri - Premesso che:

l'avvocato Giuseppe Fortunato ricopre dal marzo 2005 l'incarico di consigliere dell'Autorità garante per la protezione dei dati personali per cui si occupa di provvedimenti più importanti in materia di privacy e condomini, privacy e banche, privacy e gestori di telefonia;

fra le altre attività il consigliere svolge il ruolo di coordinatore del Laboratorio privacy sviluppo;

l'avvocato Fortunato è attualmente Presidente dell'Associazione nazionale dei difensori civici italiani e Presidente di due organismi internazionali della difesa civica (The International Ombdusman e Sportello unico internazionale della difesa civica);

Fortunato è anche analista di attualità giuridico-amministrativa su quotidiani e periodici come "Il Sole-24 ore" e "Italia Oggi". È stato infine Capo del settore legislativo e avvocato capo del settore legale della Vice Presidenza del Consiglio dei ministri a palazzo Chigi;

lo stesso avvocato Fortunato è Presidente di Civicrazia, una coalizione di soggetti e oltre 4.000 associazioni affinché, come spiega sul sito Civicrazia.org, "il potere pubblico sia davvero al servizio del Cittadino";

l'art. 1 dello statuto della coalizione recita: "Ai fini dello sviluppo della Civicrazia, per le riforme strutturali che assicurano una partecipazione più piena del cittadino e una democrazia più compiuta, per la salvaguardia dei diritti, degli interessi legittimi e degli interessi diffusi delle persone e particolarmente dei soggetti deboli, per concorrere alla vita democratica della Nazione è costituita Civicrazia";

il progetto di presentazione di Civicrazia recita "Noi siamo contro i partiti ma i partiti non ci bastano" e, a seguire, tratta dell'evoluzione dei partiti: «Una volta essi ospitavano, accanto agli interessi organizzati, il dibattito culturale e una straordinaria quantità di lavoro volontario. Troppo spesso invece oggi rassomigliano ad agenzie di collocamento, affollate da creditori impazienti di riscattare gli anni di passione commutandoli in piccole o grandi poltrone, convinti di detenere in modo permanente il monopolio legittimo della rappresentanza. Il briciolo di follia, che accompagnava la militanza volontaria e il dibattito culturale nei partiti, si è spostato altrove, alla ricerca di altri canali e altre forme di espressione civile. Solo, si tratta di una ricerca difficile e, come accade alle ricerche vere, tutt'altro che immune da errori e semplificazioni, che pone un problema di grande rilievo: i partiti non possono più pretendere il monopolio della rappresentanza politica, ma devono accettare la sfida della competizione e del confronto, la sfida della cittadinanza» (Cassano, Homo Civicus, edizioni Dedalo, 2004, pp. 12-13);

a giudizio dell'interrogante tutti questi buoni principi professati quando il Presidente fondatore di Civicrazia è stato nominato dalla politica e senza quei presupposti che tale associazione di associazioni propugna per i suoi aderenti fa sorgere il dubbio che forse l'avvocato Fortunato sia riuscito a far partecipare oltre 4.000 associazioni grazie alla sua posizione di componente dell'Autorità;

considerato che Fortunato veniva eletto come componente dell'authority per la privacy su indicazione politica nonostante fosse stato condannato in via definitiva per violazione della privacy con sentenza della Cassazione n. 9331 dell'8 marzo 2002,

ad avviso dell'interrogante risulta incongruo il comportamento di Giuseppe Fortunato che, con i soldi pubblici e personale pubblico, ha creato il Laboratorio privacy sviluppo che non ha nulla a che vedere con l'ufficio del Garante e da questo ha creato un altro soggetto denominato Civicrazia,

si chiede di sapere quali siano le valutazioni del Governo, per gli aspetti di propria competenza, sulla vicenda illustrata in premessa.

(4-03716)

GIARETTA - Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali - Premesso che:

il settore dell'informazione ha visto crescere in modo esponenziale l'utilizzo di giornalisti freelance, che in realtà svolgono un'attività totalmente assimilabile al lavoro dipendente;

la prestazione professionale avviene in un regime di totale precarietà e con livelli economici che registrano un compenso di pochi euro ad articolo;

si è in presenza di migliaia di professionisti che vengono utilizzati in assenza di tutele minime e con rapporti contrattuali che registrano forme di autentico sfruttamento;

l'assoluta precarietà del rapporto e la condizione di totale subordinazione nei confronti dell'editore presenta un rischio elevato per la libertà, la completezza, l'indipendenza dell'informazione e i suoi contenuti professionali;

la normativa in materia di collaborazioni coordinate e continuative prevede un sistema articolato di tutele legali del lavoratore rispetto al committente, legando la figura professionale all'esistenza di un progetto specifico;

nel caso di lavoro giornalistico si deve ritenere incompatibile l'esistenza di un progetto,

si chiede di conoscere quale sia la valutazione del Ministro in indirizzo in ordine alle problematiche richiamate e se non si ritenga opportuno prevedere l'estensione delle tutele previste per le collaborazioni coordinate e continuative regolate alla gestione separata dell'INPS anche per le collaborazioni giornalistiche.

(4-03717)

BUGNANO - Al Ministro della salute - Premesso che:

l'emofilia è una malattia dovuta alla carenza di una proteina che partecipa alla cascata coagulativa, impedendo al sangue di coagulare. Sono conosciuti tre tipi diversi di emofilia chiamati emofilia A, B e C. Tutti e tre i tipi di emofilia provocano fenomeni emorragici e vengono distinti in base alla proteina mancante;

la terapia dell'emofilia per coloro che ne sono affetti in forma moderata o lieve è essenzialmente sostitutiva, consiste cioè nella somministrazione, in quantità adeguata, della proteina carente, e si effettua solo quando si è in presenza di emorragia, o quando bisogna preparare il paziente ad un intervento chirurgico. Poco più della metà dei pazienti è colpita però dalla forma grave della malattia, rispecchiata da una concentrazione del fattore della coagulazione nel sangue inferiore all'1 per cento. Sono questi i casi in cui è necessaria una terapia sostitutiva costante. La terapia sostitutiva ha un grave difetto: porta con sé il pericolo di infezioni, AIDS ed epatiti;

negli anni Ottanta, infatti, una quota elevata di emofilici sottoposti a terapia ha contratto infezioni di epatite C. Negli stessi anni, con la diffusione dell'AIDS, e finché non è stato disponibile il test per la rilevazione dell'HIV, si sono infettati più di 800 emofilici in Italia. Gli unici farmaci disponibili in commercio per la terapia dei pazienti derivavano da plasma umano. La mancanza di controlli, in alcuni casi, ha fatto sì che numerosi pazienti ricevessero sangue contaminato da virus;

la legge 25 febbraio 1992, n. 210, recante "Indennizzo a favore dei soggetti danneggiati da complicanze di tipo irreversibile a causa di vaccinazioni obbligatorie, trasfusioni e somministrazione di emoderivati", ha introdotto nel nostro ordinamento il riconoscimento ad un indennizzo, a favore di coloro che hanno subito menomazioni o danni permanenti all'integrità psico-fisica in conseguenza di: vaccinazioni obbligatorie, trasfusioni di sangue e/o emoderivati, contatto con soggetti già contagiati. La legge n. 210 del 1992 ha riconosciuto un indennizzo da parte dello Stato - pari a un vitalizio di circa 600 euro erogati ogni due mesi - a tutti i pazienti che avevano presentato la domanda al Ministro in indirizzo entro i termini prestabiliti: entro 3 anni, cioè, dall'emanazione della legge per i soggetti infettati da epatite C (HCV) ed entro 10 anni nel caso di HIV;

come riconosciuto dalla Corte costituzionale, l'indennizzo previsto dall'articolo 1 della legge n. 210 del 1992 consiste in una misura di sostegno economico fondata sulla solidarietà collettiva garantita ai cittadini, alla stregua degli articoli 2 e 38 della Costituzione, a fronte di eventi generanti una situazione di bisogno (sentenze n. 342 del 2006, n. 226 del 2000 e n. 118 del 1996) e trova il proprio fondamento nella «insufficienza dei controlli sanitari fino ad allora predisposti» in questo specifico settore (sentenza n. 476 del 2002);

a partire dal 1993 un numero elevato di pazienti affetti da emofilia hanno intentato cause di gruppo nei confronti del Ministero della salute poiché proprio nella legge n. 210 del 1992 si evidenziava l'esistenza di un nesso causale tra le infezioni contratte e la somministrazione di emoderivati. Nel 2003, i 700 emofilici che avevano citato in giudizio il Ministero hanno ottenuto un risarcimento per un valore complessivo di 350 milioni di euro, grazie alla sottoscrizione di un accordo con lo Stato. Molte altre persone sono ancora in causa in diversi gradi di giudizio;

tra i pazienti affetti da HCV o AIDS dovuti alla somministrazione di emoderivati infetti, non hanno ancora ricevuto un risarcimento tutti quelli che, per problemi di ritardi burocratici, non sono rientrati nella legge n. 210 del 1992 e, quindi, non essendo in possesso del certificato di nesso causale non hanno potuto intentare la causa, nonché tutti i soggetti che, pur essendo affetti da questa patologia, non hanno mai agito in giudizio;

nel 2007, si sono tenuti numerosi incontri tra i rappresentanti delle associazioni, i legali dei pazienti ed i rappresentanti del Ministero al fine di affrontare nuovamente tale problematica e giungere ad un nuovo accordo, simile sotto il profilo risarcitorio, a quello del 2003;

l'art. 33 del decreto-legge 1° ottobre 2007, n. 159, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 novembre 2007, n. 222, e l'art. 2, commi 361 e 362, della legge 24 dicembre 2007, n. 244 (legge finanziaria per il 2008), autorizzano una spesa di 150 milioni di euro per il 2007 e di 180 milioni di euro a decorrere dal 2008 per le transazioni da stipulare con i soggetti danneggiati che hanno instaurato azioni di risarcimento danni pendenti e rinviano ad un decreto del Ministro della salute, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, la fissazione dei criteri di ripartizione nell'ambito di un piano pluriennale;

il decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 122 del 2010, all'articolo 11, comma 13, reca una norma d'interpretazione autentica del comma 2, dell'articolo 2, della legge 25 febbraio 1992, n. 210, recante la disciplina in favore dei soggetti danneggiati da complicanze di tipo irreversibile a causa di vaccinazioni obbligatorie, di trasfusioni e somministrazione di emoderivati. La norma di interpretazione autentica recata dal comma 13 chiarisce che la somma corrispondente all'importo dell'indennità integrativa speciale che integra l'indennizzo non è rivalutata secondo il tasso d'inflazione. Il comma 14 stabilisce che, fermo restando gli effetti esplicati da sentenze passate in giudicato per i periodi da esse definiti, cessa l'efficacia di provvedimenti emanati al fine di rivalutare la predetta somma, in forza di un titolo esecutivo;

considerato che:

le disposizioni citate contenute nel decreto-legge n. 78 del 2010 incidono dunque sulle cause già in corso, in contrasto con parte della giurisprudenza di legittimità e di merito, influendo persino sulle sentenze passate in giudicato. In tal modo, lo Stato, che è parte di numerosi dei giudizi pendenti, sottrae alla magistratura il potere che le è conferito dalla Costituzione;

viene violata l'indipendenza e l'autonomia della funzione giudiziaria (artt. 102, 104 e 111 della Costituzione); viene violato il principio del giudice naturale precostituito per legge (art. 25, primo comma, della Costituzione) e leso il diritto del cittadino ad un giusto processo tutelato dall'art. 111 della Costituzione e dall'art. 6 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo (CEDU) e ancora dall'art. 47 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea;

la sentenza n. 311 del 26 novembre 2009 della Corte costituzionale afferma che:

secondo la Corte di Strasburgo il diritto ad un giusto processo di cui all'art. 6, comma 1, della CEDU costituisce un diritto fondamentale che imporrebbe al potere legislativo di non intromettersi nell'amministrazione della giustizia allo scopo di influire sulla singola causa o su una determinata categoria di controversie;

in forza di tale norma internazionale, che sancisce il principio del diritto ad un giusto processo dinanzi ad un tribunale indipendente, lo Stato non può "introdurre slealmente un'interpretazione normativa a suo favore di norme sub iudice", a meno che ciò non dipenda da ragioni interpretative di interesse generale;

"qualunque legge interpretativa che inferisca sulle iniziative giudiziarie promosse nei confronti dello Stato sarebbe, dunque, lesiva dell'autonomia della funzione giurisdizionale e del ruolo nomofilattico della Corte di cassazione, poiché anche qualora sussistano situazioni di incertezza nell'applicazione del diritto o siano insorti contrasti giurisprudenziali, esclusivamente a tale Corte competerebbe risolvere tali contrasti";

lungi dal perseguire un interesse generale, le norme in questione vengono a determinare, a carico di alcuni, un'irragionevole violazione del diritto alla salute (art. 32 della costituzione) e del diritto all'assistenza sociale (art. 38 della Costituzione), perché, svalutando gli importi che con il trascorrere del tempo si assottigliano sempre di più, si vanifica la finalità assistenziale voluta dal legislatore del 1992, correlata alla necessità di cure e terapie cui l'indennizzo in questione è preposto;

ne deriva altresì un'inammissibile disparità di trattamento tra coloro i quali - a seguito della celebrazione di un regolare processo che ha riconosciuto la fondatezza del loro diritto - hanno già ottenuto una sentenza favorevole e coloro i quali si vedono oggi respingere il medesimo diritto fatto valere in forza del decreto-legge n. 78 del 2010. In tal modo, a titolo esemplificativo, due persone, pur trovandosi nella medesima condizione, vengono trattate in modo irragionevolmente differenziato: alla prima persona verrà erogato un indennizzo vitalizio mensile rivalutato di 708,41 euro, alla seconda un indennizzo mensile svalutato di 550,74 euro. Di tutta evidenza si configura un'arbitraria disparità di trattamento, in contrasto con il principio di uguaglianza sancito dall'art. 3 della Costituzione e con gli artt. 14 della CEDU e 21 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea che vietano le discriminazioni;

in tema di discriminazione e violazione del diritto alla vita, con sentenza 1° dicembre 2009, la Corte europea dei diritti dell'uomo ha condannato l'Italia per violazioni degli articoli 2 (diritto alla vita) e 14 (divieto di discriminazione) della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo, per aver irragionevolmente limitato le definizioni transattive delle cause di risarcimento danni in corso con lo Stato ai singoli emofilici, escludendo i talassemici. Con tale sentenza la Corte di Strasburgo ha anche respinto la tesi adottata dal Governo italiano secondo cui la disparità di trattamento sarebbe motivata dalla "necessità di preservare le finanze pubbliche, in quanto scarse", non costituendo tale aspetto ragione idonea per giustificare un trattamento differenziato, laddove sono in gioco i diritti fondamentali dell'uomo,

si chiede di sapere:

alla luce di quanto riportato in premessa ed in particolare di quelle che all'interrogante appaiono come palesi violazioni della Carta costituzionale e dei principi europei, quali provvedimenti di propria competenza il Ministro in indirizzo intenda adottare al fine di porre fine alla discriminazione derivante dalla mancata rivalutazione annuale, sulla base del tasso di inflazione, dell'indennizzo vitalizio per danni da trasfusione e da vaccinazioni obbligatorie;

se intenda valutare la possibilità di promuovere iniziative finalizzate a concedere l'indennità a coloro che si sono accorti tardivamente dei danni da trasfusione, vale a dire oltre i termini per un ricorso.

(4-03718)

Interrogazioni, da svolgere in Commissione

A norma dell'articolo 147 del Regolamento, le seguenti interrogazioni saranno svolte presso la Commissione permanente:

7ª Commissione permanente (Istruzione pubblica, beni culturali, ricerca scientifica, spettacolo e sport):

3-01544, della senatrice Vittoria Franco ed altri, 3-01571, del senatore Ceccanti, 3-01589, del senatore Giaretta, e 3-01590, del senatore D'Alia, sull'esposizione di simboli leghisti in una scuola del Comune di Adro (Brescia).