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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 416 del 29/07/2010


RUTELLI (Misto-ApI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

RUTELLI (Misto-ApI). Signora Presidente, la riforma dell'università rappresenta una pagina positiva nell'attività del Senato. Un testo con significativi contenuti riformatori e indubbi limiti è stato presentato dal ministro Gelmini. Questo testo attraverso un paziente, approfondito lavoro per cui va dato riconoscimento a tutte le forze parlamentari, e specialmente al relatore, senatore Valditara, è stato senz'altro migliorato in Commissione; in Aula, infine, i senatori hanno dato un contributo importante, apportando numerosi e positivi ulteriori miglioramenti.

Esprimo la personale soddisfazione, e quella dei colleghi Bruno e Russo, per l'approvazione di dieci proposte che abbiamo presentato. Esse hanno migliorato il testo e i suoi contenuti. Sottolineo, in particolare, l'accoglimento da parte dell'Assemblea dei più puntuali criteri per l'internazionalizzazione degli atenei; per favorire la mobilità interregionale di professori e ricercatori nel caso di soppressione di corsi o sedi; per estendere agli assegnisti la normativa sull'astensione obbligatoria per maternità e sul congedo per malattia; degli ordini del giorno che impegnano il Governo al ripristino degli scatti stipendiali per ricercatori, in particolare professori, e ad incentivare le erogazioni liberali da parte delle imprese. È stato anche accolto il nostro ordine del giorno generale che definirei determinante, se avessimo la certezza della sua piena attuazione da parte del Governo: esso chiede di ripristinare tutte le risorse tagliate al comparto dell'università.

Voglio però riprendere in questa dichiarazione di voto conclusiva, colleghi, quelli che mi sembrano i due punti di sostanza più importanti che ho colto nell'intervento del Ministro e che, a mio avviso, tutta l'opposizione forse avrebbe potuto cogliere e sottolineare. Cito un passaggio dell'intervento del Ministro dell'altro giorno: «Di risorse aggiuntive ne abbiamo avute in quantità nello scorso decennio, grazie a Governi di centrodestra e di centrosinistra. È sotto gli occhi di tutti che il loro impatto non è stato positivo perché non è stato accompagnato dalle riforme necessarie». Io colgo in questa dichiarazione del Ministro, in particolare, un punto importante: il superamento della logica, che ci ha sempre afflitti quando affrontiamo delle riforme, di volere individuare tali riforme secondo i periodi nei quali, rispettivamente, ci troviamo in maggioranza o all'opposizione.

Riconoscere, come ha fatto il ministro Gelmini, che non sono state adeguate le politiche (e, infatti, lei ha detto che, certamente, in questo decennio l'università non è migliorata nel nostro Paese) significa compiere un gesto di discontinuità. È l'uscita da letture partigiane, che voglio cogliere, e il riconoscimento di un bilancio di inadeguatezza - fatemelo dire - bipartisan.

PERDUCA (PD). Ma usiamo termini italiani!

RUTELLI (Misto-ApI). In realtà, il termine bipartisan è utilizzabile, senatore Perduca, anche perché ha origine nella cultura anglosassone che tu ami molto. Comunque, per dirlo meglio, da letture entrambe partigiane o entrambe antipartigiane, anche se questa è una parola che, in Italia, è abbastanza più impegnativa.

Vorrei dire ai colleghi, quindi, che solo con una consapevolezza della fuoriuscita dal ciclo delle riforme che si fanno ad opera di una maggioranza contro l'altra (e che, dunque, davvero riforme non sono) e di quelle successive, che immaginano di smantellare la riforma precedente perché non riconoscono l'esistenza della riforma fatta dalle maggioranze di segno opposto, noi possiamo effettivamente approdare alla capacità di compiere alcune riforme nel nostro Paese.

Penso sia giusto riconoscere tale merito all'intervento del Ministro. E credo che, accanto a ciò, vi sia la proposta, da lei avanzata, di quello che ha definito un patto nazionale per l'università. Signora Ministro, noi accogliamo la sua proposta e la sua sollecitazione al Parlamento, che comporteranno per il Governo delle richieste esigenti e, certamente, per chi nell'opposizione le faccia proprie, una solida capacità di proposta e di senso di responsabilità.

Colleghi, la mia esperienza parlamentare mi ha fatto conoscere momenti nei quali si vota una legge per senso di responsabilità politico-istituzionale, pur non condividendola in parte o, addirittura, per intero. Conosco i momenti nei quali una motivazione politico-istituzionale impedisce di votare per una legge che pure si condivida. E conosco le circostanze nelle quali maggioranza e opposizione convergono nel consenso e nella approvazione di una legge. Ebbene, non vedo oggi motivi sostanziali per cui ci si dovrebbe contrapporre a questa riforma perché, pur con i suoi limiti, di una riforma si tratta; come emerso dal lungo esame condotto dall'Aula, si tratta di una riforma che migliora l'università italiana.

Infine, nel corso del dibattito, il Ministro, a nome del Governo, ha chiarito che l'inaccettabile taglio lineare (l'aggettivo «inaccettabile» naturalmente è mio, però penso che la sostanza sia condivisa) apportato con l'ultima manovra economica alle risorse destinate all'università non ci sarà più, entro la fine dell'anno. Sia chiaro, signora Minsitro, che non avrebbe ragion d'essere alcun patto nazionale se quei tagli permanessero perché, semplicemente, l'università italiana non potrebbe vivere e funzionare.

Proprio l'approvazione della riforma, invece, impone ed imporrà di imboccare la strada opposta rispetto ai tagli lineari e, in particolare, la strada percorsa in questi mesi dal Governo tedesco che, di fronte alla crisi economico-finanziaria, ha ridimensionato fortemente le spese dei Länder e delle amministrazioni della Repubblica federale, ma contestualmente ha promosso un fortissimo incremento degli investimenti per l'università, per la ricerca e per l'innovazione tecnologica.

Noi siamo una componente parlamentare piccola, nei suoi numeri. Siamo e resteremo all'opposizione. Voteremo convintamente a favore della riforma, perché ne cogliamo le qualità, ne apprezziamo la discontinuità, ne vogliamo interpretare e promuovere le potenzialità, nell'interesse dei docenti, degli studenti, dei lavoratori dell'università e nell'interesse generale del nostro Paese. (Applausi dai Gruppi Misto-ApI, PdL e dei senatori Fosson e Peterlini).