PITTONI (LNP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PITTONI (LNP). Signora Presidente, signora Ministro e rappresentanti del Governo, colleghi senatori, quando si è cominciato a metter mano sulla riforma del sistema universitario, come Lega Nord Padania ci siamo posti alcuni obiettivi: ridurre lo scandaloso sottofinanziamento della stragrande maggioranza degli atenei padani, vittime del famigerato sistema della spesa storica per cui chi più ha speso in passato più prende, e avviare la distribuzione delle risorse in base al merito, alla qualità e in modo equo.
La prima mossa è stata l'articolo 2 della legge n. 1 del 2009, che ha avviato la distribuzione del 7 per cento del Fondo ordinario dello Stato per l'università (FFO) sulla base di criteri meritocratici.
La seconda mossa è stata l'articolo 11 di questo disegno di legge riforma, il quale prevede che «A decorrere dal 2011, allo scopo di accelerare il processo di riequilibrio delle università statali e tenuto conto della primaria esigenza di assicurare la copertura delle spese fisse di personale di ruolo entro i limiti della normativa vigente, una quota pari almeno all'1,5 per cento del FFO e delle eventuali assegnazioni destinate al funzionamento del sistema universitario, è destinata ad essere ripartita tra le università che, sulla base delle differenze percentuali del valore del FFO consolidato del 2010, presentino una situazione di sottofinanziamento superiore al 5 per cento rispetto al modello per la ripartizione teorica del FFO elaborato dai competenti organismi di valutazione del sistema universitario».
La terza mossa è stata l'emendamento, approvato ieri in quest'Aula, il quale prevede che il fondo di merito cresca ogni anno tra lo 0,5 e il 2 per cento del Fondo ordinario «tenendo conto delle risorse complessivamente disponibili e dei risultati conseguiti nel miglioramento dell'efficacia ed efficienza nell'utilizzo delle risorse».
Nel 2009 soltanto lo 0,3 per cento delle assegnazioni è stato riservato agli atenei virtuosi ma sottofinanziati: appena 20 milioni di euro per circa 30 atenei, quando il credito accumulato dalle università del Nord si avvicina ormai ai 3 miliardi di euro. Dopo il via libera definitivo al fondo meritocratico per le università virtuose, che sta incidendo notevolmente in positivo nei rapporti tra Ministero ed atenei, la nostra attenzione non poteva quindi che spostarsi sul riequilibrio finanziario. Sottolineo al riguardo l'importanza della lettera f) dell'articolo 5 della riforma dell'università, che fa riferimento all'introduzione del costo standard unitario di formazione per studente in corso, a cui è collegata l'attribuzione di una percentuale della parte dell'FFO che non rientra nella quota premiale di cui alla legge n. 1 del 2009. Un'operazione ispirata ai meccanismi del federalismo fiscale promossi dal nostro movimento. (Applausi dal Gruppo LNP).
Siamo però in presenza di troppi atenei di buon livello, in difficoltà per crediti già maturati e mai riscossi, per non affrontare la questione del pregresso.
I dati raccolti dall'AQUIS - Associazione per la qualità delle università italiane statali evidenziano le dimensioni della differenza maturata negli ultimi anni fra l'ammontare complessivo del Fondo di finanziamento ordinario assegnato alle università delle varie Regioni e il fondo che sarebbe loro spettato se fosse stato applicato il modello di valutazione elaborato dal Ministero. Nel 2007 le sette università lombarde finanziate dallo Stato hanno ricevuto in totale 832 milioni di euro, quando invece, sulla base dei requisiti di efficienza elaborati dal Ministero competente, ma mai applicati, avrebbero dovuto riceverne 935. Per gli atenei della Lombardia è mancata quindi all'appello una media dell'11 per cento dei fondi.
Presidenza della vice presidente BONINO (ore 18,14)
(Segue PITTONI). Le università del Piemonte in media risultano sottofinanziate del 16 per cento, quelle del Veneto del 10 per cento. Complessivamente, come ho detto, negli ultimi 13 anni gli atenei padani hanno accumulato crediti per quasi 3 miliardi di euro. Dobbiamo perciò evitare il rischio di un colpo di spugna che azzeri la situazione come se nulla fosse.
Non sarebbe accettabile che nella logica di competizione tra università, avviata con l'assegnazione di fondi in base al merito, ve ne siano alcune costrette a scattare dai blocchi di partenza indietro di alcuni metri rispetto alla linea del via solo per la mancata applicazione in passato di qualsivoglia criterio di ripartizione delle risorse pubbliche fra gli atenei.
Desidero poi aggiungere qualcosa sulle università non statali legalmente riconosciute. La riforma del sistema universitario ha come obiettivi una migliore gestione delle risorse, la semplificazione degli indirizzi di studio e un taglio netto a sprechi e privilegi.
Ricordo che le università non statali svolgono un'essenziale funzione pubblica, coprendo aree didattiche in cui lo Stato è assente. Al Nord sono fortemente radicate nel territorio. Rappresentano un momento essenziale della libera ricerca scientifica e dell'elaborazione di progetti culturali autonomi. Più in generale, rappresentano l'unica autentica alternativa a un sistema che continua a essere statalista e centralista.
Le università non statali sono per definizione indipendenti dal potere centrale, ma nel momento in cui svolgono una funzione pubblica e svolgono un lavoro di eccellenza, è giusto godano di qualche sostegno. Per questo abbiamo chiesto e ottenuto, con uno specifico emendamento approvato ieri, che il loro fondo premiale cresca ogni anno in una misura compresa tra il 2 e il 4 per cento dell'ammontare complessivo dei contributi relativi alle università non statali, anche in questo caso determinata tenendo conto delle risorse disponibili e dei miglioramenti conseguiti.
Un cenno infine al nostro emendamento approvato stamattina per la rideterminazione del numero dei posti disponibili nei corsi di laurea in medicina e chirurgia e la loro distribuzione su base regionale, al fine di riequilibrare l'offerta formativa in relazione al fabbisogno di personale medico del bacino territoriale di riferimento.
In troppi casi le università del Nord si trovano nell'impossibilità di iscrivere a medicina un numero adeguato di studenti. Il risultato è che in alcune Regioni ormai la metà dei medici di famiglia viene da fuori. Quest'anno il Veneto ha potuto iscrivere solo 492 studenti, mentre altre Regioni (Sicilia, Campania, Lazio) con una popolazione numericamente simile dispongono di numeri doppi (rispettivamente 880, 818 e 1.124 studenti). Inoltre, l'età media dei medici è molto elevata e presto a decine di migliaia andranno in pensione.
Gli atenei vanno messi in condizione (sotto il profilo del personale, dei fondi e delle strutture) di accogliere un numero decisamente maggiore di studenti.
In alcune realtà, essendo il numero degli studenti che le università possono iscrivere parametrato ai posti letto presenti nelle facoltà mediche, può capitare che Regioni virtuose, le quali hanno correttamente ridotto i posti letto, non possano incrementare gli iscritti, mentre altre - meno virtuose - sì. Si deve cambiare.
Dichiaro quindi il voto favorevole della Lega Nord Padania a questo importante provvedimento di riforma del sistema universitario. (Applausi dal Gruppo LNP. Congratulazioni.).