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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 416 del 29/07/2010


Seguito della discussione dei disegni di legge:

(1905) Norme in materia di organizzazione delle Università, di personale accademico e reclutamento, nonché delega al Governo per incentivare la qualità e l'efficienza del sistema universitario

(591) GIAMBRONE ed altri. - Modifica dell'articolo 17, comma 96, della legge 15 maggio 1997, n. 127, in materia di disciplina dei professori a contratto

(874) POLI BORTONE. - Disposizioni a favore dei professori universitari incaricati

(970) COMPAGNA ed altri. - Disciplina dei docenti universitari fuori ruolo

(1387) VALDITARA ed altri. - Delega al Governo per la riforma della governance di ateneo ed il riordino del reclutamento dei professori universitari di prima e seconda fascia e dei ricercatori

(1579) GARAVAGLIA Mariapia ed altri. - Interventi per il rilancio e la riorganizzazione delle università (ore 17,10)

Approvazione, con modificazioni, del disegno di legge n. 1905

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione dei disegni di legge nn. 1905, 591, 874, 970, 1387 e 1579.

Riprendiamo l'esame degli articoli del disegno di legge n. 1905, nel testo proposto dalla Commissione.

Ricordo che nella seduta antimeridiana di oggi è proseguito l'esame degli emendamenti, sino all'articolo 22.

Riprendiamo ora l'esame degli articoli e degli emendamenti precedentemente accantonati.

Passiamo all'esame dell'emendamento 2.338 (testo 2), sul quale invito il relatore ed il rappresentante del Governo a pronunziarsi.

VALDITARA, relatore. Signora Presidente, sull'emendamento 2.338 (testo 2) la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, pertanto esprimo parere contrario.

PIZZA, sottosegretario di Stato per l'istruzione, l'università e la ricerca. Il parere del Governo è conforme a quello del relatore.

PRESIDENTE. Stante il parere contrario espresso dalla 5a Commissione ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, l'emendamento 2.338 (testo 2) è improcedibile.

Passiamo alla votazione dell'articolo 2, nel testo emendato.

INCOSTANTE (PD). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dalla senatrice Incostante, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'articolo 2, nel testo emendato.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Ripresa della discussione dei disegni di legge
nn. 1905, 591, 874, 970, 1387 e 1579

PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'emendamento 5.318, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

RUTELLI (Misto-ApI). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

RUTELLI (Misto-ApI). Signora Presidente, vorrei chiedere al senatore Azzollini se, modificando l'emendamento 5.318 nel senso di sostituire le parole «non superiore al 3 per cento» con le altre «non superiore al 10 per cento», il parere della 5a Commissione potrebbe cambiare.

AZZOLLINI (PdL). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

AZZOLLINI (PdL). Signora Presidente, credo si tratti di un emendamento che introduce una rigidità all'interno del Fondo di finanziamento ordinario della università.

Nel testo, la percentuale riservata ad una particolare destinazione, invece che indistintamente al Fondo, è pari al 3 per cento. Il senatore Rutelli inizialmente aveva proposto un emendamento con cui si sopprimeva la percentuale del 3 per cento, e credo che la Commissione avesse dato, ovviamente, parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Commissione, perché si introduceva una rigidità assoluta. In sostanza, si poteva pensare che per una sola finalità poteva essere destinata una quantità di risorse tale da non poter attendere regolarmente alle funzioni del finanziamento ordinario.

Se non capisco male, il senatore Rutelli propone soltanto una maggiorazione della percentuale dal 3 al 10 per cento. Visto così, non sembrerebbe che questo aumento possa incidere in maniera molto rilevante sulla questione.

Chiedo naturalmente al Governo di riflettere su tali questioni, ma, in sintesi, l'emendamento non sembra introdurre una rigidità eccessiva, soprattutto perché c'è una delega. Quindi, concediamo al Governo la facoltà di destinare specificamente una quota, che non è più limitata al 3 per cento, bensì al 10.

Per queste ragioni, mi sembrerebbe di poter dare un parere di nulla osta.

PRESIDENTE. Invito il relatore ed il rappresentante del Governo a pronunziarsi sull'emendamento così riformulato.

VALDITARA, relatore. Il parere è favorevole alla riformulazione.

PIZZA, sottosegretario di Stato per l'istruzione, l'università e la ricerca. Esprimo parere conforme a quello del relatore.

PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 5.318 (testo 2), presentato dal senatore Rutelli e da altri senatori.

È approvato.

Passiamo alla votazione dell'articolo 5, nel testo emendato.

INCOSTANTE (PD). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dalla senatrice Inconstante, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'articolo 5, nel testo emendato.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Ripresa della discussione dei disegni di legge
nn. 1905, 591, 874, 970, 1387 e 1579

PRESIDENTE. Passiamo all'esame degli emendamenti presentati all'articolo 8, su cui invito il relatore ed il rappresentante del Governo a pronunziarsi.

VALDITARA, relatore. Esprimo ovviamente parere favorevole sull'emendamento 8.900, a mia firma. Stante il parere contrario espresso su di essi dalla 5a Commissione ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, sugli emendamenti 8.902, 8.303 e 8.304 esprimo parere contrario.

PIZZA, sottosegretario di Stato per l'istruzione, l'università e la ricerca. Esprimo parere conforme a quello del relatore.

PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 8.900, presentato dal relatore.

È approvato.

Stante il parere contrario espresso dalla 5a Commissione ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, l'emendamento 8.302 è improcedibile.

Passiamo all'emendamento 8.303, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

RUTELLI (Misto-ApI). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

RUTELLI (Misto-ApI). Signora Presidente, chiedo al relatore e al Governo se sarebbero disponibili ad accettare la trasformazione dell'emendamento 8.303 in un ordine del giorno del seguente tenore: «Il Senato, in sede di esame del disegno di legge n. 1905, impegna il Governo a ripristinare gli scatti stipendiali soppressi dal decreto-legge 31 marzo 2010, n. 78, con priorità per i ricercatori universitari», secondo quanto contenuto nella legge che stiamo approvando.

PRESIDENTE. Invito il relatore ed il rappresentante del Governo a pronunziarsi sulla proposta del senatore Rutelli.

VALDITARA, relatore. Esprimo parere favorevole.

PIZZA, sottosegretario di Stato per l'istruzione, l'università e la ricerca. Il Governo accoglie l'ordine del giorno.

PRESIDENTE. Essendo stato accolto dal Governo, l'ordine del giorno G8.303 non verrà posto in votazione.

Stante il parere contrario espresso dalla 5a Commissione ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, l'emendamento 8.304 è improcedibile.

Passiamo alla votazione dell'articolo 8, nel testo emendato.

INCOSTANTE (PD). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dalla senatrice Incostante, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'articolo 8, nel testo emendato.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Ripresa della discussione dei disegni di legge
nn. 1905, 591, 874, 970, 1387 e 1579

PRESIDENTE.Passiamo all'esame degli emendamenti presentati all'articolo 9, sui quali invito il relatore ed il rappresentante del Governo a pronunziarsi.

VALDITARA, relatore. Esprimo parere favorevole sull'emendamento 9.302 (testo 3) e contrario sul 9.0.300.

PIZZA, sottosegretario di Stato per l'istruzione, l'università e la ricerca. Esprimo parere conforme a quello del relatore.

PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 9.302 (testo 3), presentato dal senatore Quagliariello.

È approvato.

Passiamo alla votazione dell'articolo 9, nel testo emendato.

INCOSTANTE (PD). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dalla senatrice Incostante, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico (la richiesta risulta appoggiata).

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'articolo 9, nel testo emendato.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Ripresa della discussione dei disegni di legge
nn. 1905, 591, 874, 970, 1387 e 1579

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 9.0.300.

GARAVAGLIA Mariapia (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GARAVAGLIA Mariapia (PD). Signora Presidente, prendo atto che l'apertura di ieri oggi non c'è più. Mi era stata chiesta la riformulazione dell'emendamento e ne era stata presentata una accettabile. Devo ritenere che sia stata la Lega ad impedire alla maggioranza, al relatore e al Governo di onorare una scelta che sarebbe stata utile a tutte le università, anche a quelle del Nord.

Si tratta infatti di rendere equanime l'accesso ai numeri chiusi o programmati, soprattutto nelle facoltà di medicina. Se insistiamo ad avere le università pubbliche che organizzano i test di accesso in un giorno e quelle private che li organizzano in un altro, avremo chi ha due chanches e chi invece non ne ha affatto, perché l'università privata costa. Ci priviamo, per le facoltà di medicina, di iscrizioni importanti, proprio in un momento in cui stanno diminuendo gli iscritti. Dopo che si è fallito un test, come lei sa bene, signora Ministro - ma lo sanno anche molti nostri colleghi, perché tutti vanno a raccomandarsi - ci si iscrive a biologia, farmacia, eccetera, e si rimpinguano corsi che non saranno mai completati, con la conseguenza che aumenteranno i fuori corso per non aver reso più trasparente questo metodo.

Spero che il Ministro, che ha ascoltato e che conosce bene la situazione, si senta in dovere di invitare i propri uffici ad individuare un metodo nuovo per l'organizzazione dei test di accesso all'università. (Applausi del senatore Morando).

PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 9.0.300, presentato dalla senatrice Garavaglia Mariapia e da altri senatori.

Non è approvato.

Passiamo all'esame dell'emendamento 15.0.300 (testo 3), sul quale la 5a Commissione ha espresso un parere favorevole condizionato ad una riformulazione.

MARINO Ignazio (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha la facoltà.

MARINO Ignazio (PD). Signora Presidente, recepisco le indicazioni della Commissione bilancio.

PRESIDENTE. Invito il relatore ed il rappresentante del Governo a pronunziarsi sull'emendamento 15.0.300 (testo 4).

VALDITARA, relatore. Esprimo parere favorevole.

PIZZA, sottosegretario di Stato per l'istruzione, l'università e la ricerca. Anche il Governo esprime parere favorevole.

PERDUCA (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PERDUCA (PD). Signora Presidente, se il senatore Ignazio Marino acconsente, chiedo di aggiungere la firma a questo emendamento.

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 15.0.300 (testo 4).

MARINO Ignazio (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MARINO Ignazio (PD). Signora Presidente, sono favorevole alla richiesta del senatore Perduca e vorrei fare una dichiarazione di voto.

Signora Presidente, rappresentanti del Governo, onorevoli senatrici e senatori, l'emendamento introduce criteri riconosciuti a livello internazionale per l'assegnazione trasparente e meritocratica dei fondi pubblici per la ricerca. Attualmente la ricerca italiana appare caratterizzata da due gravi problemi: è sottofinanziata e viene gestita con meccanismi di attribuzione troppo spesso discrezionali. In Italia, lo ha ricordato anche il ministro Gelmini, i finanziamenti pubblici per la ricerca sono inferiori alla media OCSE; per quelli privati siamo addirittura al penultimo posto. La percentuale degli investimenti è l'1,09 per cento del PIL, contro una media OCSE del 2,26 per cento, e la percentuale di incremento annuo è solo del 2,7 per cento (quella, per esempio, dell'Estonia è del 13 per cento).

Fino ad oggi l'Italia si è distinta negativamente non solo perché investe poco in ricerca, ma per la discrezionalità con cui attribuisce i finanziamenti ad essa destinati. Il ministro Gelmini riconosce l'esigenza di un generale ammodernamento della normativa, anche come risposta alla crisi economica in atto. Il sistema attuale di assegnazione dei fondi per la ricerca non è in grado di selezionare e promuovere chi dimostra maggiore creatività, capacità e impegno. Servono quindi regole diverse e chiare: il criterio del merito, per assicurare una competizione reale fra chi fa ricerca e per utilizzare al meglio le risorse pubbliche destinate al suo finanziamento.

A tale scopo si vuole introdurre la cosiddetta peer review, la valutazione tra pari: è un metodo sperimentato e adottato dalla comunità scientifica internazionale, auspicato dai nostri ricercatori, perché premia e fa avanzare i migliori. In base al sistema della peer review, ogni progetto è sottoposto all'esame di più esperti del settore, anche stranieri, incaricati di valutarne la qualità, sulla base del loro giudizio autonomo e anonimo: non è soltanto un metodo più equo e trasparente, ottiene anche risultati tangibili e importanti.

Oggi abbiamo l'occasione di dimostrare con il nostro voto che questo Senato, nel gestire i fondi pubblici per la ricerca, vuole scardinare il sistema di potere dei "figli di" e degli "amici degli amici". Siamo onesti: quanto volte abbiamo sentito amici o parenti di ricercatori, rassegnati, pronunciare frasi come: «È inutile presentare domanda, il concorso è un bluff, come tutti i concorsi italiani: hanno già stabilito chi saranno i vincitori». Questo vizio tutto italiano oggi qui può cambiare.

Vi chiedo quindi di sostenere tutti insieme, maggioranza e opposizione, l'opportunità di dare all'Italia delle regole moderne, criteri indispensabili per far progredire gli scienziati più capaci, le idee più promettenti e di conseguenza lo sviluppo e l'economia del nostro Paese.

Ci tengo, per il lavoro svolto su questo emendamento, a ringraziare il relatore, il presidente Azzollini e il Governo. (Applausi dal Gruppo PD).

TOMASSINI (PdL). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

TOMASSINI (PdL). Signora Presidente, chiedo al senatore Ignazio Marino di poter apporre la mia firma al suo emendamento. Da tre anni perseguiamo insieme questo obiettivo: oggi è un'occasione importante, perché questo emendamento si ispira proprio ai criteri di meritocrazia che sono quelli propri di questa riforma.

MARINO Ignazio (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MARINO Ignazio (PD). Signora Presidente, accetto molto volentieri la firma del presidente Tomassini.

INCOSTANTE (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

INCOSTANTE (PD). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dalla senatrice Incostante, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 15.0.300 (testo 4), presentato dal senatore Marino Ignazio e da altri senatori.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B). (Applausi dai Gruppi PD e PdL).

Ripresa della discussione dei disegni di legge
nn. 1905, 591, 874, 970, 1387 e 1579

PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'emendamento 17.301 (testo 2), sul quale invito il relatore ed il rappresentante del Governo a pronunziarsi.

VALDITARA, relatore. Esprimo parere favorevole, signora Presidente.

PIZZA, sottosegretario di Stato per l'istruzione, l'università e la ricerca. Il parere del Governo è conforme a quello del relatore.

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 17.301 (testo 2).

INCOSTANTE (PD). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dalla senatrice Incostante, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 17.301 (testo 2), presentato dal senatore Ceruti e da altri senatori.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Ripresa della discussione dei disegni di legge
nn. 1905, 591, 874, 970, 1387 e 1579

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'articolo 17, nel testo emendato.

INCOSTANTE (PD). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dalla senatrice Incostante, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'articolo 17, nel testo emendato.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Ripresa della discussione dei disegni di legge
nn. 1905, 591, 874, 970, 1387 e 1579

PRESIDENTE. Passiamo all'esame degli emendamenti 22.400/1 e 22.400, su cui invito il relatore ed il rappresentante del Governo a pronunziarsi.

VALDITARA, relatore. Signora Presidente, chiedo alla senatrice Franco di convergere sul mio emendamento, il 22.400, dato che realizza le stesse finalità cui ella faceva riferimento anche nel suo intervento, e cioè consente di non discriminare i ricercatori a contratto ai sensi della legge Moratti rispetto ai futuri ricercatori a contratto, in vista della possibilità di partecipare ai meccanismi della cosiddetta tenure track.

PRESIDENTE. Quindi, senatore Valditara, invita al ritiro?

VALDITARA, relatore. Invito al ritiro, suggerendo di confluire, ripeto, sull'emendamento 22.400, su cui esprimo parere favorevole.

PRESIDENTE. Senatrice Franco, accetta l'invito del relatore?

FRANCO Vittoria (PD). Signora Presidente, apprezzo molto lo sforzo che il relatore sta facendo per trovare una soluzione comune.

Devo prendere atto che abbiamo fatto male stamattina ad esultare insieme, quando sia il relatore che il Governo avevano espresso parere favorevole sull'emendamento 18.301 da me presentato, che diceva altre cose e teneva conto del fatto che esistono dei ricercatori giovani e meno giovani che hanno già completato un iter "3+3", quindi hanno già maturato sei anni di esperienza, cui si sommano altri anni di precariato precedente, e dunque sarebbero già pronti per partecipare all'abilitazione e quindi anche alla chiamata diretta. Mi sembrava giusto metterli in grado di partecipare a questa innovazione.

Così non sarà. Dico che è meglio di niente, ringrazio il relatore per lo sforzo compiuto, ma non è ciò che volevamo e quindi, se si andasse ad un voto elettronico, ci asterremmo.

Non è quello che avevamo chiesto. Il nostro intento era andare incontro ai giovani, che si aspettano qualcosa in più. Questa è una dimostrazione, onorevole Ministro, che senza un minimo di risorse non si può fare una riforma, soprattutto una riforma che voglia aprire ai giovani.

Pertanto, mantengo l'emendamento e chiedo che venga posto ai voti.

PRESIDENTE. A questo punto, invito il relatore e il rappresentante del Governo a pronunciarsi nuovamente sull'emendamento in esame.

VALDITARA, relatore. Esprimo parere contrario.

PIZZA, sottosegretario di Stato per l'istruzione, l'università e la ricerca. Il parere del Governo è conforme a quello del relatore, signora Presidente.

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 22.400/1.

INCOSTANTE (PD). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dalla senatrice Incostante, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 22.400/1, presentato dalla senatrice Franco Vittoria e da altri senatori.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Ripresa della discussione dei disegni di legge
nn. 1905, 591, 874, 970, 1387 e 1579

PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 22.400, presentato dal relatore.

È approvato.

Passiamo alla votazione dell'articolo 22, nel testo emendato.

INCOSTANTE (PD). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dalla senatrice Incostante, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'articolo 22, nel testo emendato.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Ripresa della discussione dei disegni di legge
nn. 1905, 591, 874, 970, 1387 e 1579

PRESIDENTE.

Passiamo alla votazione finale.

PARDI (IdV). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà. (Brusìo).

Colleghi, consentite al senatore Pardi di svolgere l'intervento.

PARDI (IdV). Signora Presidente, non che voglia essere circondato da un silenzio rispettoso, però vorrei un minimo di ambiente favorevole.

PRESIDENTE. Senatore Pardi, aspetti un momento, così da permettere a chi intende lasciare l'Aula di farlo.

PARDI (IdV). Signora Presidente, colleghi, membri del Governo, signora Ministro, a questo provvedimento è stato dato da qualche parte il nome di riforma, anche se a noi esso non appare tale: ci appare piuttosto come il risultato di una procedura di implosione, certamente misurata ed aggiustata, ma pur sempre di una procedura di implosione.

Innanzitutto c'è un fatto essenziale e stringente: mancano le risorse. Molti colleghi hanno già insistito su questo argomento. Io voglio dire però qualcosa di più malizioso: le risorse mancano, ma non in assoluto. In realtà, una parte delle risorse che profittevolmente potrebbero essere destinate all'università pubblica vengono riservate da tempo dal ministro Tremonti all'Istituto italiano di tecnologia, che è una sorta di fantasma accademico, che si ingolfa di qualche finanziamento di cui non sappiamo l'ammontare. Quello che sappiamo, però, è che quei fondi molto più giustamente dovrebbero andare all'università pubblica, mentre così non è, perché vanno ad inguattarsi all'interno di una struttura che non dipende nemmeno dal Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca, perché è l'università privata del Ministro dell'economia.

Ci sono poi dei fondi della Presidenza del Consiglio (è utile ricordarlo), di entità smisurata e incontrollabile, che crescono di anno in anno e che, in parte, stanno dentro la Protezione civile: tutti sappiamo quanto negli ultimi anni questi fondi abbiano attirato una selva di roditori privati interessati al loro uso, legittimo e illegittimo. Sotto questo profilo, mi permetto di osservare che le speranze del senatore Rutelli sull'impegno di spesa del Governo forse sono mal riposte.

Questo provvedimento, dicevo prima, non è una riforma, ma il risultato di una procedura di implosione perché in realtà realizza una brutale troncatura del corpo docente, una contrazione estrema dei processi di reclutamento, e blocca il ricambio generazionale.

Alla base di questa procedura di implosione c'è una filosofia assai più aziendalistica che non poggiata sul senso dell'utilità pubblica. (Il sottosegretario Viceconte conversa con la ministro Gelmini). Mi scusi, signora Presidente, vorrei pregare il sottosegretario Viceconte di permettere alla Ministro di ascoltarmi, dal momento che forse è più interessata a sentire me che lui, dato che lo frequenta costantemente.

Tale filosofia aziendalistica si manifesta anche, ma non solo, all'interno del processo di rovesciamento gerarchico tra senato accademico e consiglio di amministrazione. Tutti noi qui sappiamo - ed in particolare quelli di noi che hanno insegnato - che i senati accademici non sono l'ottava meraviglia del mondo, ma stabilire che l'università debba essere comandata da un'entità che essenzialmente tiene il conto dei soldi, piuttosto che da un'entità che - perlomeno come progetto - deve avere a mente l'intensità della ricerca e l'efficacia della didattica, è ai nostri occhi una distorsione irreparabile.

A cosa punta poi questa aziendalizzazione? Nella filosofia del Governo io trovo che vi sia anche una visione dell'azienda profondamente discutibile. A questo Governo, e ne ha dato più volte dimostrazione, non interessa la produzione. È abbastanza indifferente a ciò che le forze produttive della società riescono a fare, ma è assolutamente interessato alla vendita. A me sembra che la filosofia centrale del Governo sia l'impeto pubblicitario e la vendita, e ciò spiega anche una certa indifferenza all'entità interna della ricerca.

La ricerca, come la didattica, è qualcosa di abbastanza misterioso, il frutto di un'alchimia di mezzi e vocazioni, che non è detto che funzioni sempre nella stessa maniera. Avere interesse alla ricerca significa avere anche interesse alle persone dei ricercatori, e io trovo che dentro questo provvedimento manca proprio, e nel modo più smaccato, l'interesse per le persone dei ricercatori. La ricerca non vive in una dimensione astratta, ma attraversa i cervelli e le lingue delle persone attive e, se ci si disinteressa di questo processo di capacità costruttiva interiore e comunicazione interno alla comunità scientifica, per forza di cose si va verso una sorta di dimensione asfittica dell'università.

Il destino dei ricercatori è avvilente. I cosiddetti vecchi - l'ha ricordato il collega Livi Bacci - hanno un'età media di 46 anni; i nuovi un po' meno. Essi saranno probabilmente, anzi quasi sicuramente, messi in competizione: due generazioni che si guarderanno in cagnesco, invece di riuscire a concordare piani significativi di azione intellettuale.

Poi ci sono i dottori di ricerca, bravissimi ma ridotti senza speranza. Ne ho già parlato stamani, come del resto hanno fatto, anche meglio di me, altri colleghi. La dimensione è quella di un precariato infinito che si affaccia sull'orizzonte - ne ho parlato a suo tempo, ma sono costretto a ripeterlo - del lavoro gratuito, che sta diventando un orizzonte pratico all'interno della vita intellettuale del Paese.

In considerazione di tutto ciò, non posso non ricordare che a molti colleghi è già venuto in mente che potrebbe esservi l'intenzione di rottamare una generazione per sostituirla - io temo - con una leva di ubbidienti giovani, tirati su nel culto del rispetto e del conformismo.

Inoltre, voglio sottolineare che la ricerca, come del resto anche la didattica, deve essere anticonformista, irrispettosa. Entrambe non devono ubbidire a nulla e devono avere degli orizzonti che gli altri non sanno vedere: ogni individuo deve esercitare la propria capacità proprio nella direzione di una creatività personale. Se invece tiriamo su, come temo, una leva di ubbidienti, questi produrranno ubbidienza, ma non ricerca e capacità creativa.

Ci sono studi internazionali molto accurati che dimostrano che l'efficacia della nuova dimensione universitaria poggia su una giusta alchimia tra risorse e autonomia degli istituti nella capacità di scelta e nella valutazione. Qui invece non vi sono né le risorse, né l'autonomia. Le risorse sono assenti e l'autonomia è solo di facciata; viene recitata, è una messinscena: tant'è vero che le stesse procedure di valutazione, su cui molti nostri validi colleghi si sono esercitati direttamente nell'attività promozionale, restano una sorta di vacuo mistero. La valutazione è affidata a un'entità che corrisponde ad una scatola chiusa, viene inquadrata in una sorta di dimensione ignota.

Infine, c'è un ultimo elemento. Questo Governo si fa forte di una filosofia rispettosa dei localismi, dei regionalismi, del federalismo e produce ancora una volta, come ha già fatto molte altre volte in questa legislatura, un provvedimento che in realtà, a grattarlo appena in superficie, se ne mette in rilievo la natura intimamente centralistica.

C'è la retorica dell'interlocuzione, su cui devo dire una parola. Ogni tanto capita che nelle Aule parlamentari ci si spertichi in complimenti a vicenda: quanto ci siamo ascoltati, quanto abbiamo parlato, quanto abbiamo interloquito. A costo di apparire poco cavalleresco, sono costretto a ricordare, anche se non vorrei, che la signora Ministro ha interloquito con la discussione generale di quest'Aula intervenendo con un discorso scritto, chissà, una settimana prima, tre giorni prima, e non ha potuto materialmente interloquire con quello che era stato detto in quest'Aula, a meno che non avesse una rara capacità di divinazione.

Per questi motivi essenzialmente, e per tante altre cose che qui non posso dire, perché il tempo mi viene meno (ma credo di aver toccato gli elementi fondamentali), il Gruppo dell'Italia dei Valori è nettamente contrario a questo progetto non di riforma, ma di implosione delle strutture universitarie. (Applausi dal Gruppo IdV e dei senatori Stradiotto e Zanda).

RUTELLI (Misto-ApI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

RUTELLI (Misto-ApI). Signora Presidente, la riforma dell'università rappresenta una pagina positiva nell'attività del Senato. Un testo con significativi contenuti riformatori e indubbi limiti è stato presentato dal ministro Gelmini. Questo testo attraverso un paziente, approfondito lavoro per cui va dato riconoscimento a tutte le forze parlamentari, e specialmente al relatore, senatore Valditara, è stato senz'altro migliorato in Commissione; in Aula, infine, i senatori hanno dato un contributo importante, apportando numerosi e positivi ulteriori miglioramenti.

Esprimo la personale soddisfazione, e quella dei colleghi Bruno e Russo, per l'approvazione di dieci proposte che abbiamo presentato. Esse hanno migliorato il testo e i suoi contenuti. Sottolineo, in particolare, l'accoglimento da parte dell'Assemblea dei più puntuali criteri per l'internazionalizzazione degli atenei; per favorire la mobilità interregionale di professori e ricercatori nel caso di soppressione di corsi o sedi; per estendere agli assegnisti la normativa sull'astensione obbligatoria per maternità e sul congedo per malattia; degli ordini del giorno che impegnano il Governo al ripristino degli scatti stipendiali per ricercatori, in particolare professori, e ad incentivare le erogazioni liberali da parte delle imprese. È stato anche accolto il nostro ordine del giorno generale che definirei determinante, se avessimo la certezza della sua piena attuazione da parte del Governo: esso chiede di ripristinare tutte le risorse tagliate al comparto dell'università.

Voglio però riprendere in questa dichiarazione di voto conclusiva, colleghi, quelli che mi sembrano i due punti di sostanza più importanti che ho colto nell'intervento del Ministro e che, a mio avviso, tutta l'opposizione forse avrebbe potuto cogliere e sottolineare. Cito un passaggio dell'intervento del Ministro dell'altro giorno: «Di risorse aggiuntive ne abbiamo avute in quantità nello scorso decennio, grazie a Governi di centrodestra e di centrosinistra. È sotto gli occhi di tutti che il loro impatto non è stato positivo perché non è stato accompagnato dalle riforme necessarie». Io colgo in questa dichiarazione del Ministro, in particolare, un punto importante: il superamento della logica, che ci ha sempre afflitti quando affrontiamo delle riforme, di volere individuare tali riforme secondo i periodi nei quali, rispettivamente, ci troviamo in maggioranza o all'opposizione.

Riconoscere, come ha fatto il ministro Gelmini, che non sono state adeguate le politiche (e, infatti, lei ha detto che, certamente, in questo decennio l'università non è migliorata nel nostro Paese) significa compiere un gesto di discontinuità. È l'uscita da letture partigiane, che voglio cogliere, e il riconoscimento di un bilancio di inadeguatezza - fatemelo dire - bipartisan.

PERDUCA (PD). Ma usiamo termini italiani!

RUTELLI (Misto-ApI). In realtà, il termine bipartisan è utilizzabile, senatore Perduca, anche perché ha origine nella cultura anglosassone che tu ami molto. Comunque, per dirlo meglio, da letture entrambe partigiane o entrambe antipartigiane, anche se questa è una parola che, in Italia, è abbastanza più impegnativa.

Vorrei dire ai colleghi, quindi, che solo con una consapevolezza della fuoriuscita dal ciclo delle riforme che si fanno ad opera di una maggioranza contro l'altra (e che, dunque, davvero riforme non sono) e di quelle successive, che immaginano di smantellare la riforma precedente perché non riconoscono l'esistenza della riforma fatta dalle maggioranze di segno opposto, noi possiamo effettivamente approdare alla capacità di compiere alcune riforme nel nostro Paese.

Penso sia giusto riconoscere tale merito all'intervento del Ministro. E credo che, accanto a ciò, vi sia la proposta, da lei avanzata, di quello che ha definito un patto nazionale per l'università. Signora Ministro, noi accogliamo la sua proposta e la sua sollecitazione al Parlamento, che comporteranno per il Governo delle richieste esigenti e, certamente, per chi nell'opposizione le faccia proprie, una solida capacità di proposta e di senso di responsabilità.

Colleghi, la mia esperienza parlamentare mi ha fatto conoscere momenti nei quali si vota una legge per senso di responsabilità politico-istituzionale, pur non condividendola in parte o, addirittura, per intero. Conosco i momenti nei quali una motivazione politico-istituzionale impedisce di votare per una legge che pure si condivida. E conosco le circostanze nelle quali maggioranza e opposizione convergono nel consenso e nella approvazione di una legge. Ebbene, non vedo oggi motivi sostanziali per cui ci si dovrebbe contrapporre a questa riforma perché, pur con i suoi limiti, di una riforma si tratta; come emerso dal lungo esame condotto dall'Aula, si tratta di una riforma che migliora l'università italiana.

Infine, nel corso del dibattito, il Ministro, a nome del Governo, ha chiarito che l'inaccettabile taglio lineare (l'aggettivo «inaccettabile» naturalmente è mio, però penso che la sostanza sia condivisa) apportato con l'ultima manovra economica alle risorse destinate all'università non ci sarà più, entro la fine dell'anno. Sia chiaro, signora Minsitro, che non avrebbe ragion d'essere alcun patto nazionale se quei tagli permanessero perché, semplicemente, l'università italiana non potrebbe vivere e funzionare.

Proprio l'approvazione della riforma, invece, impone ed imporrà di imboccare la strada opposta rispetto ai tagli lineari e, in particolare, la strada percorsa in questi mesi dal Governo tedesco che, di fronte alla crisi economico-finanziaria, ha ridimensionato fortemente le spese dei Länder e delle amministrazioni della Repubblica federale, ma contestualmente ha promosso un fortissimo incremento degli investimenti per l'università, per la ricerca e per l'innovazione tecnologica.

Noi siamo una componente parlamentare piccola, nei suoi numeri. Siamo e resteremo all'opposizione. Voteremo convintamente a favore della riforma, perché ne cogliamo le qualità, ne apprezziamo la discontinuità, ne vogliamo interpretare e promuovere le potenzialità, nell'interesse dei docenti, degli studenti, dei lavoratori dell'università e nell'interesse generale del nostro Paese. (Applausi dai Gruppi Misto-ApI, PdL e dei senatori Fosson e Peterlini).

PETERLINI (UDC-SVP-Aut:UV-MAIE-IS-MRE). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PETERLINI (UDC-SVP-Aut:UV-MAIE-IS-MRE). Signora Presidente, signora Ministro, sottosegretario Pizza, relatore Valditara, presidente Possa, noi pure siamo all'opposizione, in rappresentanza delle minoranze linguistiche a nome delle quali intervengo. Però, annuncio fin da subito un giudizio positivo sul disegno di legge in esame.

Per capire bene sia i pregi sia i limiti dell'attuale progetto governativo di riforma dell'università, è necessario superare un vizio storico del dibattito politico ed accademico italiano: quello del provincialismo. Negli ultimi trent'anni, infatti, tutti i sistemi universitari dell'Europa continentale si sono trovati esposti a problemi simili e a sfide largamente comuni, a cui Governi di qualunque colore hanno tentato di fornire delle risposte, anche se con modalità e con gradi di efficacia differenti.

Se non si ha presente questo quadro, qualsiasi soluzione, prima fra tutte l'insistenza sulla valorizzazione del merito sia nel reclutamento sia nel valutare le performance degli atenei, può sembrare una prevaricazione di poteri forti, una rinuncia all'idea stessa di università.

I Governi italiani hanno seguito in ritardo, con notevoli contraddizioni e soprattutto in modo non organico i processi che hanno invece caratterizzato tutta l'Europa continentale. Un esempio eclatante è quello dell'autonomia, concessa alle università già decenni fa, ma non accompagnata - caso forse unico in Europa - da adeguati meccanismi di valutazione. L'autonomia senza valutazione dei risultati ha prodotto notevoli guasti, su cui si è giustamente scatenata la polemica di questi anni. Si può dire che sono proprio tali guasti, insieme ai processi avvenuti in tutta Europa, ad ispirare la riforma oggi all'esame dell'Aula del Senato.

Nelle sue parti migliori e più coraggiose, questo provvedimento mostra chiaramente il proposito di colmare i ritardi nella modernizzazione dell'università italiana, mirando ad un forte cambiamento del sistema di governance e non solo di governo (in Commissione abbiamo discusso anche su questo punto circa l'università: governance è un concetto moderno della dinamica aziendale ripreso anche nella scienza politica), e delle forme di reclutamento dei docenti.

L'aspetto più dolente, a nostro avviso in netta contraddizione con l'obiettivo di un vero rilancio dell'università, è quello che tutti hanno lamentato e riguarda i tagli (1,3 miliardi di euro per il 2011). A tal riguardo, la capogruppo Finocchiaro aveva giustamente richiesto la presenza del ministro Gelmini in Commissione, per chiarire la connessione tra il decreto-legge n. 112 del 2008 e il disegno di legge in esame. Ringrazio a tal riguardo il ministro Gelmini per essere intervenuta ai lavori in Commissione lo scorso 12 maggio. In quella occasione il Ministro ha ammesso le difficoltà di finanziamento, ma ha anche dichiarato che il Fondo di finanziamento ordinario per il 2009 è stato superiore dell'1 per cento rispetto a quello del 2008, e ciò nonostante le severe misure di risanamento adottate.

Il Ministro ha inoltre dichiarato che il taglio previsto originariamente per il 2010 (672 milioni) si è ridotto di oltre la metà, grazie ai 400 milioni recuperati alla fine dello scorso anno, determinando una flessione finale del Fondo pari al 3,5 per cento rispetto all'anno precedente. Do pertanto atto al ministro Gelmini di aver lei stessa ammesso che questa riduzione è molto dolorosa, e conveniamo tutti con il Ministro sul fatto che stiamo vivendo la crisi economica più grave degli ultimi decenni. Tuttavia, non posso far altro che ribadire che il futuro di una società si vede nelle sue università ed un Paese ha il dovere di investire sui giovani e sul loro futuro.

Siamo tutti d'accordo sul fatto che si debbano evitare gli sprechi e le assunzioni fuori controllo; ciò tuttavia non deve significare investire meno sull'università, ma, al contrario, dovrebbe essere una spinta per porre in essere strumenti decisionali e risorse mirate ad aumentare i livelli di efficienza del sistema di istruzione.

Entrando ora nel merito del provvedimento in esame, vorrei innanzitutto ringraziare il sottosegretario Giuseppe Pizza, il relatore Giuseppe Valditara, nonché il presidente di Commissione Guido Possa per aver contribuito all'ottimo clima di collaborazione e per aver accolto importanti richieste avanzate dall'opposizione. Devo anche dire che questo clima di collaborazione si è potuto mantenere tra tutte le forze politiche fino a metà dei nostri lavori, ma purtroppo poi non è stato più possibile.

Nello specifico vorrei ringraziare il Governo per l'attenzione dimostrata agli atenei multilingue accogliendo le proposte da me presentate, tutte finalizzate al rafforzamento dell'indirizzo internazionale e plurilingue delle università multilingue come quelle di Bolzano, di Trento e della Valle d'Aosta. A tale riguardo, ho grande piacere che l'Aula abbia accolto l'ordine del giorno presentato dal senatore Rutelli che rafforza tutte le università in questa direzione.

Tali atenei si confrontano con quattro ordini di problemi: anzitutto, l'esigenza di poter accertare, oltre alla qualificazione scientifica dei candidati, anche le loro conoscenze linguistiche, affinché sia discenti che docenti siano perfettamente preparati. In tal senso il Governo ha espresso in Commissione parere favorevole su un mio emendamento, accolto poi all'unanimità (per cui ringrazio tutti i colleghi), che garantirà il carattere internazionale e trilingue dell'ateneo di Bolzano e di altri atenei in Valle d'Aosta a carattere plurilingue. Il mio emendamento mira, nello specifico, a far sì che le nostre università possano accertare anche le conoscenze linguistiche dei professori che vi insegneranno.

La seconda questione concerne la possibilità che in tali atenei le lingue straniere, ma anche locali (come il tedesco, il ladino, il francese e lo sloveno) siano incluse fra le materie di base nelle classi di laurea. A tale riguardo, ringrazio nuovamente il sottosegretario Pizza che ha promesso di avviare la procedura necessaria e ha assicurato in Commissione che l'inclusione nell'ordinamento delle lingue straniere come materie di base dei corsi di laurea verrà realizzata quanto prima per via amministrativa, ossia tramite decreto ministeriale. Ringrazio anche lei, signora Ministro, e le chiedo di prendere atto di questo impegno assunto del sottosegretario Pizza in Commissione. Aspettiamo queste classi di laurea perché si possa tenere conto anche delle pluralità di natura linguistica.

Il terzo nodo che ho reputato indispensabile è stato avere la conferma che restino pienamente in vigore le norme della cosiddetta legge Bassanini del 1997 relative alle chiamate dall'estero, che, nello specifico, prevedono la possibilità di reclutare per Trento il 30 per cento, per Bolzano il 70 per cento e per la Valle d'Aosta il 50 per cento di professori dall'estero. Il sottosegretario Pizza in Commissione mi ha assicurato che la legge Bassanini resterà pienamente in vigore, confermando quanto da me richiesto, ossia che questa soglia potrà essere addirittura superata, visto che la riforma garantisce anche su questo punto una maggiore autonomia.

La quarta e ultima questione, risolta positivamente, riguarda la composizione della commissione per il reclutamento. A tale riguardo, il nostro impegno mirava a garantire che quest'ultima potesse essere composta anche da docenti provenienti dall'estero con adeguate competenze linguistiche. Questa nostra esigenza è stata soddisfatta attraverso l'approvazione di un nuovo articolo proposto dal relatore Valditara - che ringrazio - che lascia piena autonomia agli statuti circa le modalità per la composizione delle commissioni. In futuro non saranno più previste in legge le commissioni di reclutamento, mentre spetterà alla singola università decidere l'assunzione del personale docente, attenendosi ai criteri previsti dalla legge. Nello specifico l'emendamento approvato prevede che le università procedano alla copertura dei posti di professore e ricercatore mediante procedure di selezione pubblica basate sulla valutazione delle pubblicazioni scientifiche e del curriculum complessivo in propria autonomia e secondo un proprio regolamento interno.

Signora Presidente, in conclusione ringrazio tutti quelli che ho già nominato e la signora Ministro per la sua disponibilità. Vorrei evidenziare che avevamo già annunciato al Governo che non potevamo entrare a far parte della maggioranza, ma ci riserviamo di approvare le leggi che riteniamo giuste e doverose: di ciò si tratta.

Per queste ragioni, annuncio il voto favorevole al disegno di legge in esame a nome delle minoranze linguistiche, dell'Union Valdôtaine qui presente e del mio stesso partito, la Südtiroler Volkspartei. Questo provvedimento va nella direzione giusta. Vorrei ricordare alla signora Ministro di prevedere anche nelle classi di laurea le lingue che ho testé citato. (Applausi dal Gruppo PdL e del senatore Fosson. Congratulazioni).

SBARBATI (UDC-SVP-Aut:UV-MAIE-IS-MRE). Domando di parlare per dichiarazione di voto in dissenso dal mio Gruppo.

PRESIDENTE. Ne prendo atto e le do la parola.

SBARBATI (UDC-SVP-Aut:UV-MAIE-IS-MRE). Signora Presidente, la mia dichiarazione di voto viene resa a nome delle componenti UDC, Io Sud, Autonomie e Movimento Repubblicani Europei.

Credo di aver detto con molta chiarezza nel corso di questo dibattito, anche a nome di coloro che rappresento in questa dichiarazione, che non sono il tipo che fa di tutta l'erba un fascio e butta via le cose senza guardare al merito. Proprio sul merito mi sono soffermata nel giudicare questa riforma, cercando di individuarne i punti di caduta, ma soprattutto i punti positivi. Ho ringraziato anch'io il relatore, e lo faccio di nuovo, soprattutto per la competenza con cui ha gestito la materia, l'autorevolezza e il garbo con cui ha accolto alcune proposte o respinto quelle che non poteva accettare.

Credo però che, al di là delle novità contenute in questo disegno di legge, ci sia un cambiamento di rotta epocale. Il vero disegno politico di questa riforma è il passaggio da un'università di massa, che abbiamo coltivato, allevato, ingrassato e fatto degenerare per tantissimi anni, al concetto di un'università di élite. Questo è il cuore della presente riforma: un'università d'élite basata sul merito, sulla meritocrazia, su una nuova governance, su nuovi criteri di assunzione del personale. Mi sta tutto bene, senatore Valditara, onorevole Ministro, perché tutto questo è patrimonio e corredo genetico della cultura politica alla quale appartengo.

Tuttavia, non posso dire che va bene quando alla fine vedo che questi buoni propositi, questo impianto, che si poteva sostenere, cade nel momento terminale, quando bisognava avere il coraggio, come ho detto ieri al Ministro, di andare oltre l'ostacolo. Non si può infatti pensare di costruire un percorso sul merito, di scardinare un sistema, di disegnare un nuovo impianto più giusto e coerente senza dare un colpo al percorso degenerativo che ha portato l'università ad essere un diplomificio in cui il valore legale del titolo di studio è meno di nulla. Dovevamo avere il coraggio di portare fino in fondo questa operazione - che non è di lifting, ma è più importante ed imponente - con l'abolizione del valore legale del titolo di studio.

Ieri, nella discussione di merito proprio su questo punto, mi sono stupita di come una maggioranza che dice di essere liberale e iperliberale non abbia sostenuto questo concetto di fondo, che è presente nella nostra cultura repubblicana fin da quando Valitutti fu Ministro liberale dell'istruzione pubblica e dell'università. Egli portò avanti con grande fermezza questo concetto, perché rappresentava la valvola di salvataggio della nostra università. Il suo intendimento era renderla veramente un'università di eccellenza, dove la competizione la si fa sulla cultura, sui contenuti e sulla capacità di fare ricerca, e soprattutto sulla capacità di portare nella società l'arricchimento culturale, fatto anche di ricerca scientifica, che l'università ci ha dato e consentito di ottenere.

Così non è stato, e non solo da parte della maggioranza, perché mi ha sconcertato il fatto che così non è stato neanche da parte dell'opposizione: che il PD insista sulla riforma delle professioni liberali e poi non voti questo tipo di emendamenti mi ha sconcertato forse ancor di più del voto della maggioranza, che mi sembrava già scontato.

Il relatore ha tentato di recuperare la questione degli scatti; tuttavia, onorevole Valditara, mi consenta di dire che un ordine del giorno non si nega a nessuno. Probabilmente la disponibilità c'è, come anche il cuore e l'intelligenza: spero che in seguito ci sia anche una volontà politica forte e di merito che possa effettivamente dare corpo alle buone intenzioni che noi avevamo condensato con un preciso emendamento.

Concludo dicendo che, nonostante tutto questo e nonostante abbia rilevato, come ho sottolineato nel mio intervento in discussione generale, punti di assoluta innovazione che si possono anche condividere fino in fondo, proprio per il rigore a cui ci richiama oggi la crisi che stiamo vivendo (che, oltre che economica e finanziaria, è anche culturale), proprio per il rigore che tutti dobbiamo assolutamente praticare, e soprattutto per la conformità al dettato costituzionale, quando una riforma non è coperta finanziariamente non può essere votata.

È questo il motivo forte che ci impedisce di dire un sì alla riforma. (Applausi delle senatrici Garavaglia Mariapia, Poli Bortone e Magistrelli).

PITTONI (LNP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PITTONI (LNP). Signora Presidente, signora Ministro e rappresentanti del Governo, colleghi senatori, quando si è cominciato a metter mano sulla riforma del sistema universitario, come Lega Nord Padania ci siamo posti alcuni obiettivi: ridurre lo scandaloso sottofinanziamento della stragrande maggioranza degli atenei padani, vittime del famigerato sistema della spesa storica per cui chi più ha speso in passato più prende, e avviare la distribuzione delle risorse in base al merito, alla qualità e in modo equo.

La prima mossa è stata l'articolo 2 della legge n. 1 del 2009, che ha avviato la distribuzione del 7 per cento del Fondo ordinario dello Stato per l'università (FFO) sulla base di criteri meritocratici.

La seconda mossa è stata l'articolo 11 di questo disegno di legge riforma, il quale prevede che «A decorrere dal 2011, allo scopo di accelerare il processo di riequilibrio delle università statali e tenuto conto della primaria esigenza di assicurare la copertura delle spese fisse di personale di ruolo entro i limiti della normativa vigente, una quota pari almeno all'1,5 per cento del FFO e delle eventuali assegnazioni destinate al funzionamento del sistema universitario, è destinata ad essere ripartita tra le università che, sulla base delle differenze percentuali del valore del FFO consolidato del 2010, presentino una situazione di sottofinanziamento superiore al 5 per cento rispetto al modello per la ripartizione teorica del FFO elaborato dai competenti organismi di valutazione del sistema universitario».

La terza mossa è stata l'emendamento, approvato ieri in quest'Aula, il quale prevede che il fondo di merito cresca ogni anno tra lo 0,5 e il 2 per cento del Fondo ordinario «tenendo conto delle risorse complessivamente disponibili e dei risultati conseguiti nel miglioramento dell'efficacia ed efficienza nell'utilizzo delle risorse».

Nel 2009 soltanto lo 0,3 per cento delle assegnazioni è stato riservato agli atenei virtuosi ma sottofinanziati: appena 20 milioni di euro per circa 30 atenei, quando il credito accumulato dalle università del Nord si avvicina ormai ai 3 miliardi di euro. Dopo il via libera definitivo al fondo meritocratico per le università virtuose, che sta incidendo notevolmente in positivo nei rapporti tra Ministero ed atenei, la nostra attenzione non poteva quindi che spostarsi sul riequilibrio finanziario. Sottolineo al riguardo l'importanza della lettera f) dell'articolo 5 della riforma dell'università, che fa riferimento all'introduzione del costo standard unitario di formazione per studente in corso, a cui è collegata l'attribuzione di una percentuale della parte dell'FFO che non rientra nella quota premiale di cui alla legge n. 1 del 2009. Un'operazione ispirata ai meccanismi del federalismo fiscale promossi dal nostro movimento. (Applausi dal Gruppo LNP).

Siamo però in presenza di troppi atenei di buon livello, in difficoltà per crediti già maturati e mai riscossi, per non affrontare la questione del pregresso.

I dati raccolti dall'AQUIS - Associazione per la qualità delle università italiane statali evidenziano le dimensioni della differenza maturata negli ultimi anni fra l'ammontare complessivo del Fondo di finanziamento ordinario assegnato alle università delle varie Regioni e il fondo che sarebbe loro spettato se fosse stato applicato il modello di valutazione elaborato dal Ministero. Nel 2007 le sette università lombarde finanziate dallo Stato hanno ricevuto in totale 832 milioni di euro, quando invece, sulla base dei requisiti di efficienza elaborati dal Ministero competente, ma mai applicati, avrebbero dovuto riceverne 935. Per gli atenei della Lombardia è mancata quindi all'appello una media dell'11 per cento dei fondi.

Presidenza della vice presidente BONINO (ore 18,14)

(Segue PITTONI). Le università del Piemonte in media risultano sottofinanziate del 16 per cento, quelle del Veneto del 10 per cento. Complessivamente, come ho detto, negli ultimi 13 anni gli atenei padani hanno accumulato crediti per quasi 3 miliardi di euro. Dobbiamo perciò evitare il rischio di un colpo di spugna che azzeri la situazione come se nulla fosse.

Non sarebbe accettabile che nella logica di competizione tra università, avviata con l'assegnazione di fondi in base al merito, ve ne siano alcune costrette a scattare dai blocchi di partenza indietro di alcuni metri rispetto alla linea del via solo per la mancata applicazione in passato di qualsivoglia criterio di ripartizione delle risorse pubbliche fra gli atenei.

Desidero poi aggiungere qualcosa sulle università non statali legalmente riconosciute. La riforma del sistema universitario ha come obiettivi una migliore gestione delle risorse, la semplificazione degli indirizzi di studio e un taglio netto a sprechi e privilegi.

Ricordo che le università non statali svolgono un'essenziale funzione pubblica, coprendo aree didattiche in cui lo Stato è assente. Al Nord sono fortemente radicate nel territorio. Rappresentano un momento essenziale della libera ricerca scientifica e dell'elaborazione di progetti culturali autonomi. Più in generale, rappresentano l'unica autentica alternativa a un sistema che continua a essere statalista e centralista.

Le università non statali sono per definizione indipendenti dal potere centrale, ma nel momento in cui svolgono una funzione pubblica e svolgono un lavoro di eccellenza, è giusto godano di qualche sostegno. Per questo abbiamo chiesto e ottenuto, con uno specifico emendamento approvato ieri, che il loro fondo premiale cresca ogni anno in una misura compresa tra il 2 e il 4 per cento dell'ammontare complessivo dei contributi relativi alle università non statali, anche in questo caso determinata tenendo conto delle risorse disponibili e dei miglioramenti conseguiti.

Un cenno infine al nostro emendamento approvato stamattina per la rideterminazione del numero dei posti disponibili nei corsi di laurea in medicina e chirurgia e la loro distribuzione su base regionale, al fine di riequilibrare l'offerta formativa in relazione al fabbisogno di personale medico del bacino territoriale di riferimento.

In troppi casi le università del Nord si trovano nell'impossibilità di iscrivere a medicina un numero adeguato di studenti. Il risultato è che in alcune Regioni ormai la metà dei medici di famiglia viene da fuori. Quest'anno il Veneto ha potuto iscrivere solo 492 studenti, mentre altre Regioni (Sicilia, Campania, Lazio) con una popolazione numericamente simile dispongono di numeri doppi (rispettivamente 880, 818 e 1.124 studenti). Inoltre, l'età media dei medici è molto elevata e presto a decine di migliaia andranno in pensione.

Gli atenei vanno messi in condizione (sotto il profilo del personale, dei fondi e delle strutture) di accogliere un numero decisamente maggiore di studenti.

In alcune realtà, essendo il numero degli studenti che le università possono iscrivere parametrato ai posti letto presenti nelle facoltà mediche, può capitare che Regioni virtuose, le quali hanno correttamente ridotto i posti letto, non possano incrementare gli iscritti, mentre altre - meno virtuose - sì. Si deve cambiare.

Dichiaro quindi il voto favorevole della Lega Nord Padania a questo importante provvedimento di riforma del sistema universitario. (Applausi dal Gruppo LNP. Congratulazioni.).

ZANDA (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ZANDA (PD). Signora Presidente, signora Ministro, signori senatori, stiamo per concludere il dibattito sull'università, tema decisivo per il futuro dell'Italia, per la sorte delle nuove generazioni e per il posizionamento del nostro Paese nel mondo per i prossimi decenni. È un dibattito che si svolge in una condizione politica particolare, ed il Partito Democratico, dall'opposizione, assiste alla decadenza del Governo Berlusconi che, nonostante i 100 voti di vantaggio alla Camera e i 50 al Senato, si sta dibattendo tra dimissioni di Ministri e Sottosegretari per responsabilità penali, gravi problemi interni al PdL e prospettive del decentramento fiscale rese difficili dalla manovra.

Ciò nonostante, pur in un contesto politico così critico, proprio avendo presenti gli interessi generali del nostro Paese, avrei avuto molto piacere se mi fosse stata data la possibilità di annunciare il voto favorevole dei senatori del Partito Democratico a un disegno di legge che forse è un po' presuntuoso chiamare di riforma dell'università, ma che comunque contiene norme sulla sua organizzazione e sul suo funzionamento. Invece, purtroppo, il nostro voto sarà contrario.

Anche questa mattina il ministro Gelmini ha ricordato che il presidente Napolitano due settimane fa ha sottolineato che vi sono scelte «che esigono condivisione». Ed è con questo spirito che i senatori del Partito Democratico hanno lavorato nella Commissione istruzione. Sono certo che il presidente Possa non avrà difficoltà a confermarlo, con la lealtà che lo contraddistingue.

Ma il risultato finale del lavoro sul quale tra breve il Senato si esprimerà è assolutamente inadeguato, insufficiente, debole, non all'altezza, da qualunque punto di vista lo si osservi, dei problemi dell'università italiana.

Ho rispetto - e lo voglio dire in quest'Aula - per il ministro Gelmini, ma debbo dirle con franchezza che la sua legge non aiuterà la nostra università, e i senatori del Partito Democratico non possono votarla.

Tutti i grandi Paesi, a partire dalla Germania, dalla Gran Bretagna, dagli Stati Uniti, stanno affrontando la crisi economico-finanziaria pensando al domani. Per loro pensare al domani significa disporre importanti investimenti sulla scuola, sulla ricerca e sull'università. Lo fanno Governi di destra e Governi di sinistra. Solo l'Italia, invece di promuovere finanziamenti aggiuntivi su scuola e università, interviene tagliando le risorse: più di 8 miliardi di euro in meno alla scuola nel 2008; un miliardo e 300 milioni di euro in meno nel 2011 all'università.

Tutti i rettori, a prescindere dal colore politico, hanno preannunciato le conseguenze disastrose dei tagli. Come resisteranno ai defìnanziamenti università come La Sapienza di Roma e la "Statale" di Milano, solo per citare le due più grandi? Come potranno elaborare i loro piani di sviluppo triennale? Cosa farà, cosa dirà il Governo davanti al prossimo fallimento annunciato di tante università?

Io credo alla sincerità del ministro Gelmini quando dice di essersi battuta per difendere i finanziamenti all'università. Ma quando si governa ed è in gioco il futuro del Paese non è sufficiente fare le battaglie: bisogna saperle vincere. Il Senato, ministro Gelmini, può prendere atto delle sue buone intenzioni, e dei suoi desideri, ma non può votare sulle intenzioni. Il Senato sa che senza risorse nessuna riforma è possibile (e credo che lo sappia bene anche lei); sa che persino una politica di risanamento, di contenimento dei costi, di valorizzazione e potenziamento di quel che ancora funziona nell'università italiana ha bisogno di investimenti in organizzazione, in strumentazione, in capitale umano, in infrastrutture.

Il Partito Democratico ritiene l'università una priorità assoluta, e lo ritiene ancora di più nel mezzo di una crisi che rende così incerto il nostro futuro. Rispondere alla crisi definanziando l'università è molto di più di un errore politico grave: è un delitto nei confronti dello sviluppo, della ripresa e delle future generazioni.

La crisi internazionale spiega molto delle difficoltà di questi anni, ma per l'Italia non spiega tutto. Se non avessimo buttato tra i 4 e i 5 miliardi di euro nella privatizzazione dell'Alitalia, se avessimo applicato allo scudo fiscale un'aliquota decente (Applausi dal Gruppo PD), almeno decente se non avessimo abolito l'ICI sulle case di lusso, se non avessimo allentato la lotta all'evasione abrogando le sacrosante norme del Governo Prodi, che in parte avete dovuto riadottare, oggi avremmo risorse a sufficienza per far fare all'università italiana uno straordinario salto di qualità.

Nel suo intervento, signora Ministro, non ho ascoltato nessun cenno al rapporto tra l'università e l'Italia. Nessun chiarimento su quale rapporto dovrà legare nei prossimi anni l'università a un Paese che cambia così velocemente, alla sua crescita, al suo sistema industriale, alla competizione internazionale, alla Strategia di Lisbona.

Dal Governo non è venuto alcuno spunto strategico su quale università servirà al Paese nel terzo millennio. Nessuna individuazione di priorità, di grandi obiettivi. Nessun cenno alla qualità del rapporto tra didattica e ricerca.

L'unica idea chiara del Governo è che le risorse per l'università oggi non ci sono e non ci saranno domani. Questa mattina lei, signora Ministro, ha detto di fidarsi di Tremonti: capirà che per noi questo è un po' poco perché il Ministro dell'università si chiama Gelmini, non Tremonti. (Applausi dal Gruppo PD).

Le democrazie moderne hanno sempre modificato il modello d'università ad ogni cambiamento della società, ben sapendo che lì si formano le classi dirigenti e le élite delle nazioni, ed avendo ben chiaro che nell'università può trovare una prima attuazione concreta uno dei principi cardine della democrazia: quello di offrire a tutti i giovani, a quelli ricchi e a quelli poveri, pari opportunità di partenza.

Dopo il Trattato di Lisbona e dopo l'impegno a fare dell'Europa il continente più avanzato in termini di società della conoscenza, oggi il Senato voterà non una vera, grande riforma dell'università, ma un modesto aggiustamento, non sempre positivo, delle sue regole organizzative.

Nei prossimi anni la sfida globale si giocherà sul differenziale di conoscenza. Non sarà il numero dei premi Nobel conquistati a determinare il rango delle nazioni, ma il numero maggiore o minore di cittadini depositari dei nuovi saperi.

Una riforma senza risorse è destinata a punire i giovani, colpiti nel loro diritto allo studio e nel diritto alla loro crescita culturale. Colpisce gli studenti nella loro legittima aspirazione alla mobilità e a un serio welfare dell'istruzione superiore. Punisce i 26.000 ricercatori italiani, la cui gran parte viene lasciata in un binario morto, ghettizzata, quasi fosse parte di quella cassetta di mele marce di cui ha parlato il ministro Tremonti.

Rischiamo, ministro Gelmini, anzi possiamo esserne certi, che al termine di questo processo ci resti in mano solo la dispersione dell'immenso investimento culturale e finanziario rappresentato dal lavoro dei ricercatori italiani. Il rischio è che da oggi venga sostanzialmente impedito ad una intera generazione di partecipare alla ricerca universitaria.

In questo contesto - non voglio eludere l'argomento - anche la discussa e rilevante ipotesi di anticipare a 65 anni l'età della pensione per i professori d'università, che lei questa mattina ha confermato di condividere, che aveva l'obiettivo di omogeneizzare la nostra normativa all'Europa e di rendere possibile il reclutamento di docenti giovani, se fosse stata accolta avrebbe visto ridotta gran parte dei benefici possibili. Senza nuove risorse, senza un ampio sblocco del turnover, la norma non avrebbe prodotto nell'immediato risparmi di bilancio e non avrebbe potuto ringiovanire la nostra università.

È vero che maggiori risorse non garantiscono una buona università, come lei ha ricordato, ma tagli insostenibili bloccano persino l'esistente e, a maggior ragione, il futuro. (Richiami della Presidente). Mi dia ancora un minuto, signora Presidente, è un argomento molto importante.

Scriveva Albert Einstein: «Non vi è nulla di più distruttivo che approvare leggi inapplicabili». Quando si tagliano le risorse e ci si mette a discutere di interventi normativi senza risorse, siamo esattamente nel campo delle leggi inapplicabili di cui parlava Einstein.

In Commissione e nel dibattito d'Aula i senatori del PD, con la forza dei loro emendamenti, hanno richiesto che venisse data attuazione al principio dell'autonomia degli atenei e a quello della loro responsabilità. Su questo piano il risultato è stato talmente nullo che persino il senatore Quagliariello, intervenendo in Commissione, ha dovuto denunciarne il dirigismo e il burocratismo.

Abbiamo chiesto l'attuazione immediata dei meccanismi di valutazione, ma il Ministro, di fronte ad un ANVUR da più di due anni senza risorse e senza competenze, ha annunciato che solo dopo l'estate il Governo varerà un consiglio direttivo.

Abbiamo chiesto di valorizzare il merito ma, senza sostegno alla qualità della formazione, il merito non potrà mai emergere.

Sul merito e sulla valutazione non sarei però corretto se non dessi atto al ministro Gelmini di avere espresso parere favorevole all'emendamento, rilevante, del senatore Ignazio Marino, che finalmente introduce in Italia criteri internazionali per l'assegnazione trasparente secondo il merito dei fondi pubblici per la ricerca. E l'unanimità di quest'Aula è la conferma che noi possiamo fare cose buone se abbiamo buone norme da approvare.

Signora Ministro, concludo. La manovra anticrisi di 25 miliardi non prevede un euro per lo sviluppo. Questa legge sull'università taglia le risorse. Può, per cortesia, dirmi quale futuro state costruendo per l'Italia e come pensate di renderla competitiva?

Quando una multinazionale si interroga su dove collocare un nuovo stabilimento (penso alla FIAT, ma non solo alla FIAT) tiene conto certamente dello stato delle relazioni industriali e dei livelli medi delle retribuzioni. Ma, se è lungimirante, bada anche al sistema - Paese, alla serietà dei Governi, al funzionamento delle infrastrutture e dei servizi pubblici, e guarda soprattutto ai livelli dell'istruzione, della scuola e dell'università, guarda alla preparazione e alla specializzazione delle persone, operai o impiegati, che dovrà assumere e far lavorare.

Nel mondo è in atto una durissima sfida per lo sviluppo e l'egemonia. Si stanno modificando gli equilibri: chi ieri era al settimo posto oggi sta scendendo in classifica.

Sbaglia di grosso chi pensa che l'Italia possa partecipare a questa sfida epocale riducendo sempre di più salari e retribuzioni, welfare e diritti. Su questo piano non saremo mai competitivi. Tutte le nostre speranze di riscatto sono nella qualificazione, nella specializzazione, nella qualità della formazione dei cittadini italiani e dei giovani.

Il Governo Berlusconi, che si autoproclama Governo del fare ma che in realtà è il Governo dell'annuncio, mortificando le università, i professori, i ricercatori, gli studenti e i giovani, annulla le possibilità di sviluppo del nostro Paese e lo mette ai margini della sfida internazionale. (Applausi dai Gruppi PD e IdV. Congratulazioni).

*QUAGLIARIELLO (PdL). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

QUAGLIARIELLO (PdL). Signora Presidente, onorevoli colleghi, signora Ministro, signori del Governo, la riforma che ci accingiamo a votare è una riforma importante, mi dispiace contraddirla senatore Zanda.

Essa affronta con coraggio la profonda crisi del modello classico di università cominciata alla fine degli anni Sessanta e aggravatasi in Italia nel corso dei decenni. Il modello tradizionale di università aveva tra i suoi elementi fondamentali la separatezza e la cooptazione. L'istituzione universitaria si autogovernava e autoperpetrava e, per questo, cercava il più possibile di mantenersi autonoma dal mondo esterno.

Oggi quel modello non c'è più perché all'università si richiede di interagire con la realtà circostante, di anticiparne i sempre più rapidi cambiamenti. Ciò impone la ricerca di nuovi paradigmi che sappiano conciliare tradizione e modernità.

Oggi dal docente universitario si pretende che sia al contempo didatta, manager, ricercatore, fundraiser,e all'università si chiede di essere capace di promuoversi attraverso una politica di comunicazione, a volte priva di aplomb, ma imposta dalle nuove logiche che dominano il mercato.

Signor Presidente, colleghi senatori, signori del Governo, la riforma in discussione va generosamente alla ricerca di questo nuovo paradigma marcando già nel suo intento una profonda differenza con le caotiche, ripetute e contraddittorie riforme degli ultimi decenni (senatore Zanda, per amor di Patria non le dico qual è stato il segno politico che ha caratterizzato quelle riforme): dalla zoppicante e incompiuta autonomia universitaria che si è tradotta, in molti casi, in un perdita secca di responsabilità, ai tanti provvedimenti a causa dei quali tale autonomia è stata annunziata a parole e nei fatti limitata, quando non addirittura negata.

Per non parlare della riforma localistica dei concorsi e, in ultimo, del cosiddetto «3+2» che ha scardinato la vecchia laurea quadriennale sostituendola con un ordinamento incerto e, per molti versi, incapace di fornire ai nostri giovani gli strumenti necessari per essere competitivi nel mercato del lavoro sia a livello nazionale, sia a livello internazionale. (Applausi dal Gruppo PdL e delle senatrici Aderenti e Boldi).

Tutti i provvedimenti che ho appena elencato non hanno risolto la crisi dell'università, anzi l'hanno aggravata. Prendendo atto delle difficoltà dell'istituzione universitaria, dei numerosi errori strategici finora commessi da altri Governi...

MORANDO (PD). Da otto anni!

QUAGLIARIELLO (PdL). La riforma che oggi approviamo marca una svolta (Commenti del Gruppo PD) in linea con un impegno che maggioranza e Governo hanno assunto sin dall'inizio di questa legislatura: razionalizzare prima di tutto il sistema eliminando i tanti, troppi sprechi che hanno portato allo sfascio i bilanci di molti atenei italiani.

Signora Presidente, in tal senso il caso dell'università di Siena è addirittura emblematico. Si tratta di uno degli atenei più antichi d'Italia. Ebbene, si è svegliato una mattina con oltre 200 milioni di debiti perché il bancomat rosso che li aveva prodotti è stato arrestato dalla crisi internazionale, e in una notte ha posto le premesse per il risanamento tagliando i rami secchi, razionalizzando le strutture distaccate, eliminando i corsi di laurea superflui, adottando politiche del personale più oculate.

Il caso di Siena, insomma, in qualche modo ha sperimentato in anticipo quella che sarebbe stata la ratio della riforma: avviare un percorso virtuoso che all'introduzione di misure strutturali affianchi una diversa modalità di impiego delle risorse.

Ebbene, sin dall'inizio abbiamo sostenuto la convinzione che non si potesse parlare di nuovi fondi senza prima mettere mano alla cattiva amministrazione e allo spreco di quelli già erogati. Si tratta di un atto di responsabilità che ci siamo imposti come principio guida della nostra azione di Governo e che si ritrova anche all'interno di questa riforma che, come le altre e più delle altre, inserisce l'aspetto economico in una prospettiva più ampia.

Con questa riforma, signori senatori, abbiamo costruito un buon motore; nei prossimi mesi sapremo anche trovare la benzina in grado di farlo funzionare, a dispetto dalle tante Cassandre che si sono pronunciate in quest'Aula. (Applausi dal Gruppo PdL). È questo un impegno che non assume soltanto il ministro Gelmini, ma con lei tutta la maggioranza, che sa che da ora in poi non ha più alibi. (Applausi dal Gruppo PdL).

Il ribaltamento della logica che ha fin qui e con esiti fallimentari sovrainteso al funzionamento dell'università italiana passa attraverso alcune direttrici essenziali, che voglio brevemente elencare.

Innanzitutto, la creazione di un sistema basato su incentivi e disincentivi, attraverso una valutazione ex post di atenei e singoli docenti, in base alla quale stabilire i finanziamenti alle strutture, gli scatti stipendiali, la partecipazione alle commissioni di concorso per i docenti; un sistema tramite il quale verrebbe peraltro abilitata una parola sinora sconosciuta nell'università, "concorrenza", sia tra gli atenei che all'interno del corpo docente. Sappiamo bene, infatti, che nell'università c'è chi ha tirato la carretta per altri e chi ha mangiato pane a tradimento, e costoro non possono essere messi sullo stesso piano. Si tratta di una competizione virtuosa tra gli istituti, che non compromette la collaborazione attraverso federazioni e accorpamenti ispirati a princìpi di efficienza.

In secondo luogo, sempre in nome dell'efficienza, la riforma punta a razionalizzare il sistema, creando una differenziazione sostanziale tra gli atenei. Finora è andata avanti l'dea in base alla quale «tutti possono fare tutto», appiattendo in questo modo le peculiarità delle singole università e facoltà, e mettendole tutte sullo stesso piano. La riforma scardina anche questo residuo del passato, attraverso meccanismi di premialità che incentivano l'università a migliorare se stessa.

In terzo luogo, nello stesso solco si inscrive l'opposizione all'egualitarismo. La riforma, in controtendenza con il sistema radicatosi a partire dal '68, dà spazio al merito e alle capacità, creando un meccanismo virtuoso, sia tra le università che all'interno delle università. Lo fa legando, ad esempio, le retribuzioni alla capacità di raccogliere fondi sulle proprie ricerche, di rappresentare un patrimonio per il proprio ateneo, nella direzione di una sostanziale rottura rispetto ai princìpi che finora hanno per lo più governato il modello tradizionale.

Con il '68 - come dicevo - si è radicato l'egualitarismo che ha messo tutti sullo stesso piano. Questa riforma, dopo decenni, punta a scardinare questa logica e a sostituirla con quella della meritocrazia. (Applausi dal Gruppo PdL).

Con riferimento al reclutamento, inoltre, si riconosce finalmente che c'è una fase in cui chi entra nell'università non può fare a meno di mettersi alla prova. Non è più possibile andare avanti con il vecchio sistema, in base al quale si entrava e subito si pretendeva di essere assunti. Allo stesso modo, bisogna interrompere quel meccanismo controproducente che ha impedito finora a chi veniva espulso di rientrare subito nel mercato di lavoro, in maniera tale da evitare di fargli perdere inutilmente tempo ed energie. Attraverso le liste di idoneità si introduce inoltre un criterio di responsabilità: chi effettua scelte al ribasso, ne paga il prezzo in termini concorrenziali con l'ateneo accanto.

C'è poi il conflitto intergenerazionale su cui ci siamo soffermati questa mattina. La scarsità delle risorse rischia in questo senso di far scoppiare una guerra tra poveri. Noi questo conflitto intendiamo invece governarlo, senza cedere a massimalismi e salvando la specificità del mondo universitario che sin dalla sua origine antica - il libero incontro tra allievi e maestri - evidenzia l'impossibilità di fare a meno sia dell'energia dei giovani sia dell'esperienza degli anziani.

I tratti che ho brevemente delineato rendono l'idea della portata di questa riforma. Al ministro Gelmini, al relatore, al presidente Possa e ai colleghi del Senato, anche dell'opposizione, che hanno apportato importanti contributi, va il merito di aver affrontato senza sudditanze e con senso di responsabilità una materia complessa, dominata da logiche sedimentatesi nel tempo e per questo difficili da scardinare.

Pur nel rispetto della tradizione, questa riforma dell'università segna una rottura con il cattivo passato, in linea con quel processo di modernizzazione che ci viene richiesto dal mondo esterno e dal Paese, che questo Governo ha assicurato sin qui e continuerà ad assicurare negli anni futuri. (Applausi dal Gruppo PdL e della senatrice Boldi. Molte congratulazioni).

PRESIDENTE. Comunico che da parte del relatore è stata presentata la proposta di coordinamento C1.

La metto ai voti.

È approvata.

Procediamo ora alla votazione finale.

INCOSTANTE. Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dalla senatrice Incostante, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, del disegno di legge n. 1905, nel suo complesso, nel testo emendato, con l'intesa che la Presidenza si intende autorizzata ad effettuare gli ulteriori coordinamenti che si rendessero necessari.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B). (Applausi dal Gruppo PdL).

Restano pertanto assorbiti i disegni di legge nn. 591, 874, 970, 1387 e 1579.