BONINO, PORETTI, PERDUCA, ADAMO, VIMERCATI, ROILO, FONTANA, BOSONE, ICHINO - Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri della giustizia e della difesa - Premesso che, per quanto risulta agli interroganti:
domenica 28 febbraio 2010 (come risulta dai verbali) il rappresentante della lista Bonino-Pannella Lorenzo Lipparini depositava presso l'Ufficio centrale elettorale costituito presso la Corte di appello di Milano un'istanza finalizzata ad ottenere l'accesso agli atti relativi alla presentazione delle liste per le elezioni regionali del 2010. Ottenuta l'autorizzazione, Lorenzo Lipparini procedeva, assieme ai candidati ed esponenti Radicali Marco Cappato, Giulia Crivellini e Angela Roveda, a controllare, in presenza di pubblici ufficiali, i moduli recanti le sottoscrizioni dei presentatori delle liste elettorali tempestivamente depositate;
lunedì 1° marzo 2010, a seguito delle verifiche effettuate in sede di visione degli atti, Lorenzo Lipparini depositava presso il medesimo Ufficio elettorale centrale della Lombardia un esposto nel quale veniva segnalata una serie di ritenute irregolarità nelle sottoscrizioni apposte dai presentatori dei "listini" regionali a sostegno sia del candidato presidente Roberto Formigoni che del candidato presidente Filippo Penati. Nell'esposto venivano segnalate in particolare: la mancanza dei timbri degli autenticatori, la data e il luogo di autenticazione delle firme, la presenza di certificati elettorali richiesti e stampati in un momento antecedente rispetto a quello in cui ciascun presentatore risultava aver apposto la propria sottoscrizione (circostanza evincibile dalla data di autenticazione delle stottoscrizioni) Lo stesso giorno, Marco Cappato e Lorenzo Lipparini depositavano un esposto-denuncia presso la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Milano, al fine di sollecitare delle indagini in particolar modo in ordine a possibili reati di falso di cui risultavano alcune evidenze sul listino di Formigoni, le quali, anche in base a dichiarazioni pubbliche provenienti da soggetti di quello schieramento politico oltre che a varia documentazione pure resa pubblica, sarebbero state in gran parte autenticate in date anteriori al 24 febbraio, giorno in cui, sempre sulla base di notizie di pubblica notorietà e a interviste rilasciate dallo stesso Formigoni, sarebbe stata definita la lista dei candidati a sostegno di Formigoni. Inoltre gli esponenti Marco Cappato e Lorenzo Lipparini segnalavano anche una grande somiglianza di calligrafia in molte delle sottoscrizioni apposte sui moduli, chiedendo espressamente il sequestro dei moduli. Contestualmente veniva presentato da Marco Cappato e da Lorenzo Lipparini un esposto avente ad oggetto le sottoscrizioni apposte dai presentatori del listino del candidato Penati;
sempre lunedì 1° marzo i giudici della Corte d'Appello convocavano, per mezzogiorno, i rappresentanti di tutte le liste coinvolte, nell'aula penale 2-bis, dove operava l'Ufficio centrale regionale. Tra i presenti venivano notati il Presidente della Provincia di Milano, Guido Podestà. In quell'occasione l'Ufficio Centrale Elettorale comunicava "la NON ammissione della lista Per la Lombardia di Roberto Formigoni", mentre confermava l'ammissione della lista a sostegno di Penati;
la mattina di martedì 2 marzo, mentre Lorenzo Lipparini presentava due ulteriori esposti-memorie, i rappresentanti della lista di Formigoni presentavano ricorso contro la mancata ammissione della lista. Al momento del deposito veniva notata la presenza nell'aula del Ministro della difesa, Ignazio La Russa, che salutava e stringeva la mano a tutti i pubblici ufficiali presenti, come pubblicamente testimoniato dai molti presenti e riportato dagli organi di informazione. Il giorno successivo, mercoledì 3 marzo, mentre ancora i 3 giudici della Corte d'appello di Milano applicati all'Ufficio elettorale centrale della Lombardia dovevano ancora decidere sul ricorso presentato da Formigoni, il Ministro della difesa dichiarava alla stampa: "se ci respingono siamo pronti a tutto". Il Presidente della Regione Lombardia Formigoni dal canto suo dichiarava "Le nostre ragioni sono perfettamente fondate e validate da varie sentenze del Consiglio di Stato e del Tar. Quindi sono certo che saranno riconosciute, e che così deve essere. Come e quando, lo vedremo rapidamente, mi auguro" (fonte agenzia Dire);
giovedì 4 marzo mattina, Marco Cappato e Lorenzo Lipparini si recavano presso il Tribunale di Milano per consegnare alla Procura della Repubblica della documentazione integrativa frutto delle ultime dichiarazioni giornalistiche dei delegati del Popolo della libertà e della Lega che, accusandosi a vicenda, affermavano, anche pubblicamente in emittenti televisive locali come Telenova, di aver deciso le liste dei candidati solamente la sera prima del termine ultimo per il deposito, ancorché supportate da sottoscrizioni di 'presentatori' già autenticate da più di 10 giorni, evidentemente in calce a moduli non recanti alcuna lista di candidati. Il giorno successivo, il 5 marzo, il dottor Edmondo Bruti Liberati chiederà l'archiviazione del procedimento (avverso la quale veniva proposta rituale e tempestiva opposizione);
giovedì 4 marzo mattina nell'aula penale 2 bis dell'Ufficio centrale regionale faceva comparsa una nutrita schiera di rappresentanti della lista di Formigoni, guidati dal delegato Massimo Corsaro, che procedevano al controllo dei moduli contenenti le sottoscrizioni dei presentatori della lista del candidato del Partito democratico Penati. Un lancio dell'agenzia APCOM così riporta: "I Radicali, secondo Formigoni, avrebbero potuto compiere qualunque attività manipolatoria compresa la sottrazione di documenti. Formigoni ha anche annunciato che verrà rappresentata denuncia alla Procura della Repubblica di quanto accertato dai delegati del Pdl durante il controllo effettuato oggi in tribunale". Accusa gli esponenti della Lista Bonino-Pannella di aver alterato i moduli in occasione del loro controllo, e al tempo stesso auspica che si passi al controllo di tutte le liste; il controllo non sarà poi effettuato, e nemmeno più richiesto da altri che dai Radicali, i quali hanno altresì sporto querela per diffamazione nei confronti di Formigoni per le precedenti dichiarazioni oltre ad altre di analogo tenore sotto riportate. Secondo un lancio ANSA dello stesso giorno «Il Presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni, è convinto che ci sia stata ''una manovra ordita da soggetti ignoti al fine di danneggiare il centrodestra e di impedirne la presentazione'' alle prossime elezioni regionali. Il governatore lo ha detto durante una conferenza stampa» (ANSA);
venerdì 5 marzo è approvato il decreto cosiddetto "salvaliste" (''Questo decreto è figlio della collaborazione istituzionale tra il Presidente del Consiglio dei ministri e il capo dello Stato'', dichiara Roberto Formigoni, fonte agenzia ANSA) che sarà poi convertito in legge dopo le elezioni. Intanto il Governatore aggrava le accuse nei confronti dei Radicali ''Oggi ho la dimostrazione che c'è stata una macchinazione da parte di più soggetti per escludere in maniera fraudolenta il centrodestra dalla competizione lombarda. Lo abbiamo dimostrato in maniera inoppugnabile: hanno più volte violato la legge ai nostri danni''. Così il candidato alla Presidenza della Lombardia Roberto Formigoni, che in un'intervista a "Il Giornale" torna a puntare il dito contro il partito radicale. ''Ai radicali sono state consegnate le nostre liste e hanno potuto manipolarle, correggerle, spostare i documenti come volevano, perchè non c'era nessuno di noi a controllarli'', denuncia Formigoni, che aggiunge ''Cinquantuno certificati elettorali, a una prima verifica segnati come presenze, dopo la visita dei radicali non c'erano più''. Il governatore dichiara di pensare ''a una macchinazione, ma è l'ufficio centrale regionale della Corte d'Appello, non è la magistratura ordinaria. Per questo confido nelle decisioni del Tar'' (fonte agenzia ANSA);
sabato 6 marzo mattina il TAR della Lombardia decide di accogliere la richiesta sospensiva del provvedimento avanzata con il ricorso proposto da Formigoni avverso il provvedimento di non ammissione del listino regionale: nel merito, il TAR non si pronuncia sulle presunte irregolarità, ma si limita a stabilire il principio per cui l'Ufficio elettorale non avrebbe potuto tornare sulla propria decisione di ammettere una lista sulla base dell'esposto di una lista non ammessa;
il 20 maggio, dopo la proclamazione degli eletti, la lista Bonino-Pannella deposita un nuovo ricorso sulla base degli stessi elementi, discusso dal TAR il 6 luglio, con rinvio per la decisione al 5 ottobre 2010;
premesso altresì che:
negli stessi giorni immediatamente successivi al 1° marzo, data della prima decisione da parte dell'Ufficio elettorale centrale di non ammettere la lista per la Lombardia di Roberto Formigoni, si sono svolti i colloqui riportati nelle intercettazioni citate nell'ordinanza di applicazione della custodia cautelare in carcere nei confronti dei signori Flavio Carboni, Pasquale Lombardi e Arcangelo Martino;
una parte di tali colloqui coinvolge direttamente e indirettamente il presidente Formigoni ed è relativa proprio alla vicenda esposta avente ad oggetto la travagliata questione della non ammissione della lista di Formigoni da parte dell'Ufficio centrale elettorale costituito presso la Corte di appello di Milano;
in particolare, ci si riferisce alle ripetute conversazioni intercorse tra il signor Pasquale Lombardi e il presidente della Corte di Appello di Milano, dottor Alfonso Marra, circa i rischi di esclusione della lista Formigoni dalla competizione elettorale per le ultime elezioni amministrative per la Regione Lombardia, e le assicurazioni che il presidente della Corte di appello di Milano, dottor Marra, avrebbe fornito al signor Lombardi circa la bontà e l'esito del ricorso ("È fatta benissimo, per dinci, nulla da dire, per l'amor di Dio, va bene?", pag. 33 dell'ordinanza di applicazione custodia cautelare, Tribunale ordinario di Roma, sezione giudici per le indagini preliminari, ufficio 21); ma anche alle conversazioni successive ("domani mattina dovrebbe uscire e poi se…se è tutto a posto! Ma anche se non è…la parte opposta…eh! …quindi…questo qua…non ti preoccupà! E' fatta ormai! Ho capito tutto l'ingranaggio!"; e ancora: "Pasqualì hai saputo va bè, poi ne parlammo a voce di questo…poi parlammo a voce, quando ci vediamo venerdì, va bo'?");
secondo le informative dei Carabinieri "Non appena il Marra ha ottenuto l'ambita carica [di Presidente della Corte d'appello di Milano, il 2 febbraio 2010] i componenti dell'associazione gli chiedono esplicitamente di porre in essere un intervento nell'ambito della nota vicenda dell'esclusione";
da "la Repubblica" del 21 luglio si legge: «Il primo marzo è direttamente il governatore [Formigoni] a interessarsi con Martino, l'ex consigliere comunale napoletano finito in cella l'8 luglio scorso. "Ma l'amico (...) è in grado di agire". Martino, ancora una volta lo rassicura: "Sì, sì, ha già fatto qualche passaggio e sarà lì". L'amico, per gli investigatori, è sopra ogni dubbio proprio il neo eletto Presidente della Corte d'Appello di Milano, Alfonso Marra, "Fofò". Roberto Formigoni e Arcangelo Martino sono ancora intercettati mentre parlano - secondo i carabinieri - in codice, usando le parole "passeggiate" e "mozzarelle" per alludere ai tentativi di influire sull'esito dei ricorsi e, dopo il loro rigetto, alle pressioni sul ministero della Giustizia affinché inviasse ispettori presso i magistrati milanesi. (…) Lombardi, per cercare di rassicurare lo stato d'animo dell'amico governatore, muove tutte le pedine che conosce e che ha a disposizione. Per intervenire su Marra, decide allora di chiamare il sostituto procuratore generale, Gaetano Santamaria: «Io ho chiamato Fofò e gli ho detto domani mattina alle undici sto da te e non te movere, perché ammo vedè che sta succedendo… domani arrivo verso le undici e cercasse già di chiamare questi, questi quattro (...) della commissione elettorale». Poi, Lombardi conclude categorico anche con Santamaria: «Comunque mo', parla subito con Alfonso». E, il sostituto procuratore generale, obbedisce: «Adesso parliamo con Alfonso». (…) Alle 14 e 51 dello stesso giorno, si muove anche il sottosegretario del Pirellone con delega alla realizzazione del programma, Paolo Alli. E, per la prima volta, fa intuire di un possibile colloquio diretto avvenuto tra l'altro magistrato milanese e la sede della Regione Lombardia (che però non viene documentato). "L'Alli, che ha da poco incontrato il Lombardi - annotano i carabinieri - riferisce al Martino che, in base alle valutazioni asseritamente espresse dal presidente (Marra) sui magistrati che compongono il collegio giudicante, non si è per nulla sicuri che la decisione che verrà da essi assunta sarà positiva per loro". Alli, sul punto dice espressamente: "Eh da quello che mi diceva eh, il…, il Presidente dice che questi qui sono tre giovani (il collegio che dovrà decidere le sorti della lista), non si sa che cosa possono decidere, no!?". Nella conversazione non si esclude comunque l'ipotesi di dover ricorre al Tar (come poi è effettivamente avvenuto), in seguito a una sentenza che si è dimostrata sfavorevole per la coalizione di centrodestra. (...) "L'Alli - proseguono nella ricostruzione gli investigatori - riferisce al Martino che il suo capo (evidentemente il Formigoni) riteneva fosse meglio che il Lombardi rimanesse in zona: «Vediamo comunque in ogni caso… il capo diceva se non era il caso che il tuo uomo si fermasse qui... eh, perché lui sta qui in zona finché non c'è la decisione". La disponibilità di mettere l'organizzazione al servizio della causa è totale: "Eh, gliel'ho detto già questo, eh!", replica immediatamente alla cornetta il Lombardi»;
nelle 61 pagine dell'ordinanza ci si riferisce altresì a dichiarazioni attribuite al capo degli ispettori del Ministero della giustizia Arcibaldo Miller. In particolare si riporta di come il 5 marzo il signor Martino abbia telefonato al dottor Miller a proposito di auspicate ispezioni del Ministero della giustizia nei confronti dei giudici della Corte d'appello di Milano; e che il dottor Miller abbia offerto delle spiegazioni: «…È un fatto soltanto…tecnico. A meno che non si denunzino che sono state fatte delle irregolarità! Denunzino che hanno fatto degli imbrogli nel senso che hanno travisato i fatti…E allora sotto questo aspetto devono fare un esposto in cui dicono…che i giudici della Corte di Appello hanno fatto delle irregolarità…precisano e chiedono un intervento di controllo del Ministero della Giustizia"; a queste sono succeduti altre conversazioni e incontri, tra l'imputato signor Lombardi, il dottor Miller e il dottor Angelo Gargani, altro magistrato che lavora al Ministero, e che a questo lavorio per ottenere la riammissione della lista Formigoni prima, per interventi sui giudici di Milano poi, numerosi, circostanziati riferimento fanno comprendere che non sia rimasto estraneo il Sottosegretario di Stato per la Giustizia, e magistrato, Giacomo Caliendo;
ancora su "la Repubblica" si legge: «Martino, è talmente in confidenza con il governatore lombardo che il 23 aprile scorso, addirittura si attiva a Roma per capire meglio gli equilibri all'interno della maggioranza. La mancata ispezione al Tribunale di Milano, dopo la bocciatura della Lista Formigoni, convince i due "amici" di una manovra ostile. Formigoni a questo punto "incarica il Martino di effettuare le opportune indagini sul punto «eh, credo anch'io - dice Formigoni -, sarebbe interessante verificare da dove nasce, di chi è questa ostilità … a questo punto, a questo punto a me sembra che è chiaro che la cosa non si fa... mi fai sapere per causa di chi e quali sono i motivi, chi è il colpevole? Chi è il mandante e quali sono i motivi?". Martino, ancora una volta, esegue: Sono già a Roma, mi informo e ti dico". Su Repubblica.it del 14 luglio si trova un altro passaggio di conversazione tra Martino e Formigoni del 24 marzo. Martino: "Ti chiamò Angelino (Alfano)?". Formigoni: "Mi chiamò". Martino: "È tutta gente di basso profilo". Formigoni: "Mi sono molto arrabbiato con lui, perché sabato lui si era impegnato. E gli ho detto: ma guarda che è il nostro capo che ha bisogno di una cosa del genere";
nel suo intervento su "la Repubblica" di giovedì 22 luglio 2010 Formigoni scrive: "Quanto alla cosiddetta P3, tonnellate di pagine di presunte intercettazioni non riusciranno a cancellare il dato di fondo: reati da parte mia non ne sono stati commessi neppure in questa occasione. Il reato gravissimo è stato compiuto contro di me e contro gli elettori del centrodestra: l' esclusione illegittima, illegale, arbitraria delle nostre liste ad opera della Corte d' Appello di Milano, come stabilito anche dal Tar e dal Consiglio di Stato";
ad avviso degli interroganti è grave che un Presidente di Regione, al fine di vincere una causa, si affidi a manovre e contatti informali per raggiungere i giudici, oltretutto messi in essere da persone che insultano quegli stessi giudici, anziché rivolgersi ai soli avvocati avendo fiducia nelle proprie ragioni, nella legge e nella magistratura, come si pretende che sia fatto da parte di qualsiasi cittadino;
è altresì grave che un Presidente di Regione faccia pressioni per ottenere ispezioni contro magistrati che abbiano emesso giudizi a lui non favorevoli,
si chiede di sapere:
se sia consuetudine da parte del capo degli ispettori del Ministero della giustizia fornire a cittadini "consigli" su come operare per ottenere ispezioni ministeriali a uffici e distretti giudiziari;
quali iniziative, nell'ambito delle proprie prerogative e facoltà, si siano adottate nei confronti dei dottori Arcibaldo Miller e Angelo Gargani;
se il Sottosegretario per la giustizia senatore Caliendo si sia interessato alle vicende della riammissione della lista Formigoni di sua iniziativa o se in concerto con il responsabile del Ministero; e in che cosa sia consistito il suo operato e intervento;
se il Ministro della giustizia confermi o smentisca che il Presidente della Regione Lombardia Roberto Formigoni si sia "arrabbiato" con il Ministro stesso, che in precedenza si sarebbe impegnato con il Presidente Formigoni "a camminare velocemente sabato…e invece non cammina affatto, né velocemente né lentamente…e che è stato consigliato a stare fermo" (da quanto risulta dalle ricostruzioni dei carabinieri richiamate dalla stampa, fra l'altro dall'articolo di Solani de "l'unità" del 17 luglio 2010); in caso di conferma in cosa consista questo "camminare velocemente sabato", e per quale motivo il Presidente della Regione Formigoni si sarebbe arrabbiato;
se il Ministro della difesa, quando ha pronunciato la frase "se ci respingono siamo pronti a tutto", si riferisse proprio all'attività di pressione che il Presidente Formigoni aveva messo in atto con i contatti emersi dalle intercettazioni, o se comunque il Ministro fosse al corrente di tale attività;
quali iniziative disciplinari, giudiziarie e politiche intenda il Governo compiere al fine di evitare il riprodursi di vicende analoghe.
(3-01466)
CARUSO - Al Ministro per i beni e le attività culturali - Premesso che:
la città di Milano, al contrario di molte altre del nostro Paese, non offre molti siti di particolare pregio ai suoi visitatori, per turismo o per affari, come del resto ai suoi residenti;
vero quanto sopra, vi sono pur tuttavia monumenti, e zone, di specifica attrazione, e - fra queste - una delle (poche) aree milanesi di non dubitabile pregio urbanistico, architettonico e monumentale è senz'altro quella della piazza Castello (in realtà, non una vera e propria piazza, nella tradizionale accezione, ma piuttosto un ampio viale, ad andamento curvilineo, che abbraccia - da una parte - il Castello Sforzesco, e le sue aree e le sue alberature, attorno, e - dall'altra - una cornice di begli edifici, complemento dell'opera complessiva di sistemazione e restauro dello stesso, ideata e realizzata dall'architetto Luca Beltrami);
l'Azienda trasporti milanesi (ATM) ha di recente avviato lavori, peraltro senza aver conseguito le autorizzazioni prescritte dalle vigenti disposizioni, ed avendo anzi "incassato" il parere contrario della Commissione paesaggistica del Comune, finalizzati alla realizzazione in situ del nuovo capolinea di un tram che utilizza vetture di oltre 35 metri di lunghezza;
per fare ciò, non solo ATM ha previsto un notevole cambiamento nella viabilità a giudizio dell'interrogante privo di qualsiasi senso logico e destinato a complicare il non già facile flusso locale dell'intenso traffico milanese, ma ha perfino progettato la posa e l'utilizzo di un triplo binario che percorrerà un tratto della piazza che ne è ora sgombro, di fatto sopprimendo una delle quattro aiuole alberate che oggi costituiscono una sorta di "cornice della cornice" degli edifici prospicienti il Castello;
coloro che risiedono (o hanno uffici) a Milano, in piazza Castello, nel tratto che va da via Q. Sella a via Lanza, hanno avviato ormai da qualche settimana una vivace, motivata e documentata protesta nei confronti di ATM, senza che alla stessa sia seguito l'auspicato effetto della riconsiderazione del progetto, malgrado si siano aggiunte, all'originaria iniziativa, centinaia di adesioni da parte di cittadini milanesi anche residenti in altre zone, a conferma del fatto che le aree di particolare pregio, così come i monumenti, non sono (non possono, e non devono essere) appannaggio esclusivo di chi ne fruisce direttamente abitandovi in prossimità, ma sono viceversa "bene comune" nell'accezione più larga, che pure comprende i visitatori (il Castello e piazza Castello, insieme al Duomo e a piazza Della Scala, sono una delle tre aree milanesi oggetto di visita da parte di turisti provenienti da tutto il mondo, che per il resto la città per lo più attrae solo con le vie dello shopping);
nemmeno sembrerebbe aver peraltro avuto utilità l'incontro volenterosamente patrocinato dal competente Assessore del Comune di Milano, tra una rappresentanza dei residenti e l'ingegner Elio Catania, che è l'attuale legale rappresentante dell'ATM;
le ragioni dell'intervento avviato da ATM sono state dalla stessa in più occasioni illustrate attraverso propri funzionari, con la singolarità, tuttavia, di una connotazione delle asserite motivazioni ogni volta tutt'affatto diversa: la rimozione di vecchie rotaie da 20 anni inutilizzate, il decongestionamento delle vie circostanti dal traffico tramviario, eccetera;
da ultimo, dall'autorevole (e di per sé credibile) fonte dell'ingegner Catania, sembrerebbe che ATM abbia semplicemente l'obiettivo di ridurre di alcune centinaia di metri il percorso di una linea tramviaria, al fine di conseguire un risparmio di misura corrispondente all'ammortamento, nel corso dei prossimi dieci anni, dell'odierno costo dell'intervento, che è tuttavia stimato in ben 3 milioni di euro. Il conto è presto fatto;
senza che ciò possa comportare la pretesa di operare una sorta di sindacato della riferita scelta economica, non può tuttavia tacersi l'assoluta non condivisibilità del modus operandi adottato da ATM, che ben si è guardata dal prendere seppur nella minima considerazione le esistenti due possibili soluzioni alternative, che - conducendo ad un sostanziale identico risultato rispetto a quello detto - hanno entrambe il vantaggio di non interferire in termini ambientali con la piazza Castello e con il suo assetto monumentale, oltre che l'ulteriore - non certamente secondario - di non comportare costi, se non in uno solo dei due casi e peraltro in misura marginale (in un caso, che però - occorre dire - produce un obiettivo inferiore, non vi è alcun costo, essendo utilizzato un tratto di binario già in esercizio; nell'altro - invece - occorrerà un intervento, sebbene assai più modesto di quello ora progettato, dovendosi ripristinare le linee esistenti, ma non più adeguate: ma ciò, secondo l'opinione di chi sostiene la tesi che la vera utilità dei lavori progettati "sono i lavori", sarebbe addirittura positivo);
il Soprintendente per i beni architettonici e paesaggistici della Provincia di Milano, architetto Alberto Artioli, interessato dall'interrogante, che delle narrate circostanze ha conoscenza diretta e documentale, non ha ritenuto di dare alcuna risposta alla lettera inviatagli, con cui gli si chiedeva di illustrare la posizione assunta;
facilmente sorvolato l'aspetto dello scarso riguardo istituzionale da parte del Soprintendente, resta di fatto - a causa della mancata risposta - del tutto ignota la ragione (sempre che la stessa, in effetti, esista), per la quale il Soprintendente medesimo avrebbe dato parere di nulla osta al progetto in discussione facendosi forte di una pretesa sintonia con analoga indicazione data dal Corpo forestale dello Stato, il quale ha tuttavia tenuto a precisare - attraverso il suo Comandante provinciale - di essersi limitato ad esprimere un'opinione, coerentemente con i limiti delle proprie competenze, solo in relazione alla non utilità del reimpianto delle alberature che l'attuazione del progetto impone di rimuovere dal sito: il Corpo forestale dello Stato, in altre parole, ha riferito di avere semplicemente dato un'indicazione di carattere botanico, senza alcuna pretesa di affermare principi urbanistici o monumentali. Come, ad opinione dell'interrogante, sarebbe stato viceversa preciso dovere del Soprintendente,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo intenda urgentemente intervenire, per quanto di competenza, prima che irreversibili danni siano procurati, sulla Soprintendenza di Milano, perché la stessa riesamini il dossier dì cui si discute, assumendo definitive determinazioni, anche solo per così consentire l'eventuale controllo giudiziario della decisione in sede amministrativa:
se non intenda dare indicazioni generalizzate per conseguire la definitiva protezione del castello Sforzesco di Milano, della piazza Castello e delle aree circostanti il castello Sforzesco stesso;
se non intenda assumere iniziative, anche legislative, tese a procurare che i progetti e le attuazioni di opere, anche di carattere secondario, che interessino, direttamente o indirettamente, edifici o manufatti di interesse storico o aventi carattere monumentale, o che siano comunque ricadenti in aree ad essi limitrofe o ad essi riferibili, oltre ad essere sottoposti al vaglio delle competenti Soprintendenze, debbano essere notificate ai locali uffici del Governo, al Ministro per i beni e le attività culturali e al Ministro per il turismo, perché possa esserne operato un controllo di utilità, in funzione degli interessi collettivi dai medesimi presidiati e perseguiti, in relazione all'impatto che hanno i detti progetti e le relative attuazioni.
(3-01467)
CECCANTI, BIANCO, ADAMO, ANTEZZA, BASTICO, CARLONI, DE LUCA, FERRANTE, FIORONI, GIARETTA, GARAVAGLIA Mariapia, LEGNINI, PINOTTI, LANNUTTI, PETERLINI - Al Presidente del Consiglio dei ministri - Premesso che:
in data 5 maggio 2010 sono state accolte le dimissioni del Ministro dello sviluppo economico con la conseguente assunzione ad interim da parte del Presidente del Consiglio dei ministri;
è da ricordare che il Presidente del Consiglio dei ministri sin dal 6 maggio 2010 ha fatto varie e ripetute dichiarazioni di imminente cessazione dell'interim di tale dicastero, tra l'altro anche il 23 luglio, anche in risposta all'autorevole sollecitazione del Presidente della Repubblica, ma tali dichiarazioni sono sempre state smentite dai fatti;
si susseguono importanti decisioni che riguardano il Ministero dello sviluppo economico, ad esempio tra gli argomenti all'ordine del giorno nel Consiglio dei ministri di domani 30 luglio 2010 compaiono un decreto del Presidente della Repubblica e due decreti legislativi;
si ha solo qualche notizia di preannunci di proposte di nomina da parte del Presidente del Consiglio dei ministri in colloqui informali solo con singoli deputati del Pdl a giudizio degli interroganti a prescindere da qualsiasi logica istituzionale e senza che nulla ne sappiano i componenti del Senato della Repubblica, neanche quelli della maggioranza,
si chiede di sapere se almeno questa volta il Presidente del Consiglio dei ministri intenda confermare l'intenzione di una sollecita conclusione dell'interim con una proposta di nomina che non dia adito a critiche rispetto ai conflitti di interesse passati e presenti e quali intendano essere le sollecitazioni al nuovo Ministro dell'interno della politica generale del Governo, tenendo conto che secondo l'articolo 94 della Costituzione il Governo deve avere la fiducia di entrambe le Camere.
(3-01468)
PISTORIO, D'ALIA, LUMIA - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti - Premesso che:
in data 5 luglio 2010 con provvedimento congiunto del Ministro dell'economia e delle finanze e del Ministro delle infrastrutture e trasporti è stata revocata la convenzione tra l'Anas SpA ed il Consorzio autostrade siciliane;
nonostante le richieste avanzate dal Presidente della Regione Siciliana al Ministro delle infrastrutture a partire dal 5 giugno 2010, reiterate il 19 giugno e da ultimo il 5 luglio 2010, tendenti, da un lato, a rassegnare i risultati gestionali conseguiti dal commissario del Consorzio autostrade siciliane formanti oggetto della delibera commissariale 18 maggio 2010, e, dall'altro, a prospettare la necessità di condividere, in uno specifico incontro anche con i vertici dell'Anas, il percorso di rilancio strategico del Consorzio finalizzato all'indifferibile avvio della privatizzazione dell'ente;
a tutt'oggi nessun cenno di riscontro è stato fornito alle molteplici richieste del Presidente della Regione e l'unico atto di cui si ha conoscenza giornalistica è quello della revoca unilaterale della citata convenzione;
del pari, in data 22 luglio 2010 è stato posto all'ordine del giorno tramite integrazione per la seduta del giorno successivo 23 luglio del Comitato interministeriale per la programmazione economica (CIPE) lo schema di convenzione per la costruzione e gestione della arteria autostradale Catania-Ragusa, senza la preventiva condivisione istruttoria della Regione;
tale arteria, il cui costo di realizzazione è pari ad 815 milioni di euro, sarà realizzata in project financing, e oltre il 60 per cento della quota a carico del pubblico per oltre 220 milioni di euro sarà apportata dalla Regione Siciliana;
quanto sopra, nonostante che il parere formalizzato dal Dipartimento per la programmazione ed il coordinamento della politica economica della Presidenza del Consiglio dei ministri reso nella seduta del CIPE del 23 luglio, recante ben 20 osservazioni di merito, gravasse pesantemente lo schema di convenzione; e nonostante la richiesta di rinvio avanzata dall'Assessore delegato dal Presidente della Regione Siciliana nel corso della seduta del CIPE, per valutare le osservazioni del Dipartimento e consentire l'istruttoria da parte della Regione Siciliana,
si chiede di sapere:
se non vi sia una correlazione tra gli accadimenti esorbitanti che hanno portato, inaudita altera parte, alla revoca della concessione del Consorzio autostrade siciliano ed alla inusitata solerzia con la quale si è pervenuti alla proposizione per l'approvazione da parte del CIPE, della convenzione per l'avvio della procedura negoziata con il soggetto promotore per la concessione per progettazione, costruzione e gestione della autostrada Catania-Ragusa, che peraltro non tiene in alcun conto, né istituzionale né gestionale né di natura tecnica, l'enorme esborso finanziario a carico del bilancio della Regione;
se con questo non si stia prefigurando lo scenario più adatto per ipotecare l'affidamento - in favore di uno dei notabili del sistema autostradale italiano presente in modo assai significativo nella cordata di imprese promotrici del progetto di finanza della Catania-Ragusa, che gode di largo credito presso i vertici del Popolo della Libertà nazionale e regionale, di buoni uffici con i titolari della funzione normativa afferente alla materia, oltreché di larga consuetudine con i vertici del Governo centrale - dell'intera gestione del sistema autostradale siciliano e dell'enorme dotazione finanziaria di oltre 3 miliardi e mezzo di euro integralmente messi a disposizione da fonti finanziarie della Regione Siciliana per l'ammodernamento ed il completamento della rete autostradale dell'isola.
(3-01470)