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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 399 del 29/06/2010


*VITA (PD). Presidente, il testo che oggi è qui per la terza lettura, ancorché sia stato arato da qualche emendamento nel corso del viaggio tra il Senato e la Camera, rimane profondamente inaccettabile e certamente viziato da evidenti profili di illegittimità costituzionale. La nostra pregiudiziale è agli atti. Io mi limito a riassumerne alcuni aspetti essenziali. Innanzitutto, voglio ricordare che questo testo, che peraltro poteva essere evitato presentando da subito un disegno di legge ad hoc secondo i termini discussi più di un anno fa in Commissione 7a, non ha nulla a che fare con i requisiti richiesti dall'articolo 77 della Costituzione, che anzi in questo caso davvero sono aggirati in modo clamoroso. Non c'era infatti alcuna urgenza, che se mai vi sarebbe stata tre-quattro anni fa e oggi certamente meno di quanto fosse ieri.

Poi, vorrei sottolineare l'aspetto - ed è il punto cruciale, forse in parte tralasciato nel corso del dibattito sin qui svolto - relativo al ruolo delle Regioni. Ora, a tutti è noto, signor Presidente, signor Ministro, signor Sottosegretario, che l'articolo 117 della Costituzione assegna alle Regioni un ruolo molto specifico e la riforma del Titolo V della Costituzione aveva dato specificamente proprio alle Regioni una fisionomia del tutto diversa da quella che si evince dall'articolato del decreto-legge.

Anzi, vi è una evidente sottrazione di potestà e di ruolo alle Regioni, considerato che l'articolo 1 del decreto-legge contiene, e in questo proprio non è stato intaccato, una sorta di delega camuffata. Vi è persino il rinvio ad un regolamento, che si tende a definire "rafforzato", che confligge proprio con la natura dei rapporti tra Stato e Regioni. Si può supporre - faccio una facile previsione - che qualche Regione ricorrerà e il fragile testo che si sta per discutere molto difficilmente resisterà alle obiezioni della Corte costituzionale, la quale su questo punto si è espressa secondo una giurisprudenza costante.

La invito ad un momento di attenzione, Ministro, perché forse è ancora in tempo a dare un colpo di freno, considerato che questo testo, come ha detto molto bene la collega Bugnano, andrebbe integralmente ritirato, ripensato e ripresentato sotto forma di uno specifico disegno di legge.

Vorrei altresì ricordare all'Aula, per coloro che magari non avessero ancora fatto il conto, che questo Governo è al suo cinquantasettesimo decreto-legge. È bene ricordare inoltre che in corso d'opera sono state richieste ben trentaquattro fiducie.

La decretazione d'urgenza ormai non è più un'eccezione, come dovrebbe essere secondo la Carta costituzionale, quanto piuttosto una sorta di normale commissariamento dell'attività del Parlamento, quasi che quest'ultimo, costretto a recepire e votare, talvolta acclamando talvolta disapprovando in modo evidente i testi, sia solo spettatore, solo un'audience, come è di moda da parte di un Governo televisivo.

In conclusione, mi sarei aspettato da una compagine di centro-destra o di destra che magari fosse posta più attenzione anche alle tutele che la Costituzione prevede con riferimento alle fondazioni di diritto privato, che invece vengono con dirigismo autoritativo calpestate nella loro fisionomia. Ecco un altro argomento che andrebbe considerato, se si vuole prestare orecchio, nel valutare questa normativa incostituzionale.

Insomma, è un testo inaccettabile e lo dico anche perché fa il paio con tanti tagli in corso d'opera alle attività culturali, alle attività dei saperi, alle attività dell'informazione, insomma una sorta di novello «Fahrenheit 451». Quanto diciamo noi in questa sede è condiviso in tante manifestazioni in corso in Italia. Solo da ultimo a La Scala, a Santa Cecilia, a Bologna e forse anche in altre sedi in cui si riferiscono esattamente gli argomenti che abbiamo raccolto e che abbiamo voluto sottolineare alla sua attenzione, Presidente, e a quella di tutti i colleghi e le colleghe, nella speranza che il dibattito in corso non sia vano e colga le preoccupazioni che noi poniamo.

Perché noi vorremmo una riforma, noi vorremmo che finalmente il settore si dotasse di una legislazione moderna, evoluta e adatta al secolo della conoscenza e della multimedialità. Così non è: questo decreto ci riporta indietro, toglie anche quel poco di bello che c'era nella normativa pregressa, la rende forse inapplicabile e anche per questo esso davvero non ha senso ed a poco valgono alcuni ritocchi se il contesto è rimasto e rimane quello.

Ecco perché invito le colleghe e i colleghi a votare per questa nostra pregiudiziale, che non è un pre‑giudizio: è invece un giudizio su un articolato nel senso - amaramente in questo caso - illegittimo sotto il profilo della Carta costituzionale che a noi sta tanto a cuore. (Applausi dal Gruppo PD).