RUSCONI (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
RUSCONI (PD). Signor Presidente, signor Ministro, colleghi, a nome del Gruppo del Partito Democratico esprimo con profonda amarezza un voto contrario a questo provvedimento, stonato e votato, purtroppo, nell'indifferenza con cui questo Governo e lei, Ministro (vorrei almeno che il sottosegretario Giro non mi desse le spalle), acconsentite ai continui e periodici tagli al sapere e alla cultura italiana. Siamo ormai al sessantesimo decreto-legge di questa legislatura: una misura eccezionale utilizzata come strumento ordinario, che, mentre altrove si parla o si straparla di federalismo e si tagliano risorse a Regioni ed enti locali, tocca in modo evidente la ripartizione di competenze fra lo Stato e le Regioni, alcune delle quali hanno già preannunciato che impugneranno il decreto.
Ma soprattutto, neppure gli scioperi e le rappresentazioni annullate negli ultimi giorni nei teatri più importanti del nostro Paese, conosciuti in tutto il mondo, hanno portato il minimo ravvedimento nel Governo in nome del fatto che il nostro Paese è conosciuto nel mondo anche e specialmente per la lirica, il teatro, la danza, il balletto. Nel marzo 2009 la 7a Commissione del Senato, all'unanimità, con il consenso del Ministro, aveva approvato una risoluzione di contenuto identico - voglio ricordarglielo, signor Ministro, e vorrei invitare la maggioranza alla coerenza rispetto a quello che ha votato un anno fa - all'ordine del giorno che avete bocciato 40 minuti fa, in cui si invitava il Governo ad aumentare le risorse del FUS, a favorire una maggiore stabilità del settore tramite gli strumenti di finanziamento a carattere pluriennale, a disciplinare con chiarezza negli statuti i compiti dei vari organi, con l'impegno a costruire insieme in tempi determinati un disegno di legge condiviso. Questo percorso serio e responsabile è stato abbandonato con una decretazione d'urgenza giustificata anche recentemente dal Ministro in quest'Aula con l'esigenza di evitare il fallimento del settore, ma l'unica verità è che si condanna la quasi totalità dei nostri teatri al declassamento, e qualcuno alla chiusura.
Come si fa, infatti, ad aiutare le nostre fondazioni liriche tagliando le risorse pubbliche e votando contro i nostri emendamenti che miravano a favorire la defiscalizzazione dei contributi dalle imprese dei privati? Basterebbe leggere i bilanci delle fondazioni per capire che uno dei nodi irrisolti è la scarsa partecipazione dei privati. Era questo il senso vero delle fondazioni, ovvero uno strumento idoneo ad attirare capitali privati, oltre che il sostegno delle amministrazioni locali, fermo restando un fondamentale coinvolgimento statale.
Eppure ne esistevano di percorsi alternativi. Basti pensare al disegno di legge n. 1256, presentato nella scorsa legislatura dall'allora senatore Fontana, che introduceva criteri di premialità rispetto al merito e che maggioranza e opposizione decisero congiuntamente di firmare.
Il Partito Democratico, che lei giustamente ha prima evocato, insieme al resto dell'opposizione ha ottenuto miglioramenti al testo sia al Senato che alla Camera, come ad esempio lo stralcio dell'articolo 5, e ne rivendica tutti i meriti. Il Partito Democratico non può però accettare, signor Ministro, che questo provvedimento non sia che l'ultimo in cui lei assiste passivamente al saccheggio delle risorse sulla cultura italiana, mentre nella manovra economica si provvede a sciogliere d'ufficio l'Ente teatrale italiano e a tagliare della metà i contributi, già esigui, agli enti culturali.
Mi consenta, ministro Bondi, una citazione manzoniana benevola, che, per evitare malintesi tra noi, vista anche la stima che le porto, è riferita al provvedimento e non certo alla sua persona. Anche donna Prassede era convinta di adoperarsi al bene di Lucia, ma, come sottolinea Manzoni, aveva poche idee, di cui la gran parte confuse, e non erano di quelle che le erano meno care. È il ritratto di questo provvedimento: poche idee, la gran parte confuse e che - ho l'impressione - sono quelle che le sono più care.
Così, nonostante la crisi, non avvengono le stesse scelte politiche per il sapere e la cultura in altri Paesi europei come, ad esempio, in Francia e in Germania. Noi, come Partito Democratico, non ci arrendiamo alla politica di un Governo che umilia quegli enti lirici in particolare, nonché quella tradizione culturale a cui dobbiamo prestigio, riconoscenza e gratitudine e per la quale il nostro Paese è conosciuto nel mondo. Il decreto oggi in votazione di sicuro non sarà ricordato per questo. (Applausi dal Gruppo PD).