GIAMBRONE (IdV). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GIAMBRONE (IdV). Signor Ministro, onorevoli colleghi, mentre voi, maggioranza e Governo, vi apprestate ad approvare questo pessimo provvedimento, noi dell'Italia dei Valori desideriamo utilizzare questa nostra dichiarazione di voto per esprimere tutta la nostra solidarietà ai lavoratori del mondo dello spettacolo che ormai da anni vengono mortificati dalla vostra azione di governo. Signor Ministro... (Brusìo).
PRESIDENTE. Invito i colleghi che non intendono assistere alle dichiarazioni di voto ad uscire dall'Aula. La prego di continuare il suo intervento, senatore Giambrone.
GIAMBRONE (IdV). Grazie, signora Presidente.
Signor Ministro, la prego di dedicarci pochi minuti del suo tempo ascoltando la nostra dichiarazione di voto.
Come dicevo, oggi desideriamo esprimere tutta la nostra solidarietà ai lavoratori del mondo dello spettacolo, che ormai da tempo vengono mortificati dalla vostra azione di governo.
Abbiamo provato in tutti i modi e in entrambi i rami del Parlamento a farvi comprendere che ciò vi apprestavate a fare rappresentava un durissimo attacco alla cultura del nostro Paese e alla dignità dei lavoratori di tutto il mondo dello spettacolo. Da molto tempo le abbiamo offerto, signor Ministro, la nostra totale disponibilità a riprendere il percorso avviato dalla Commissione istruzione del Senato un anno fa ed individuato nella risoluzione, a firma dei senatori Giambrone e Pittoni, approvata all'unanimità in 7a Commissione. Nel corso dell'esame del provvedimento in Senato in prima lettura abbiamo provato a chiedervi di ritirarlo, ma non ne avete voluto sapere; abbiamo quindi provato alla Camera dei deputati con i colleghi dell'Italia dei Valori per 40 ore di seguito, compresa la notte, a farvi comprendere la gravità di quello che stavate facendo. Oggi, in terza lettura al Senato, nei 20 minuti assegnati al nostro Gruppo - 20 soltanto! - le nostre preoccupazioni e le nostre perplessità vengono confermate.
Noi diciamo con forza "no" a questo provvedimento, lesivo della dignità dei lavoratori del mondo dello spettacolo, e alla mortificazione che oggi stanno subendo grazie alla vostra arroganza e alla vostra testardaggine; ci uniamo al grido di allarme che giunge da tutti i lavoratori delle fondazioni liriche italiane: dagli studenti dei conservatori e dalle loro famiglie, dagli artisti internazionali che invocano con forza la non approvazione di questo decreto. Tutto il Paese continua a lanciare appelli e a protestare contro questo iniquo decreto che umilia le professionalità teatrali, disincentiva la formazione e gli studi musicali, ma soprattutto mortifica la nostra stessa cultura.
Ribadiamo con forza che l'assenza di una vera strategia riformatrice ha portato il settore al collasso e gli interventi contenuti nel decreto prevedono soltanto forme repressive: non una parola, non una nuova idea, non un suggerimento per rilanciare il settore, ma soltanto repressione, tagli, licenziamenti e azzeramento di ciò che certamente ha bisogno di essere riformato. L'impostazione generale del decreto tende, infatti, ad identificare nel costo del personale il principale, se non unico, elemento di spreco di sistema, da correggere attraverso tagli che non sono frutto di una corretta revisione degli istituti contrattuali, ma solo intervento acritico e centralista di riduzione dei salari.
Per noi dell'Italia dei Valori il personale rappresenta l'elemento più importante e imprescindibile per costruire il prodotto teatrale: l'opera lirica, i concerti sinfonici, i balletti, gli spettacoli di prosa non potrebbero aver luogo senza professori d'orchestra, artisti del coro, ballerini, tecnici, macchinisti, costruttori che costituiscono proprio quella voce di costo sulla quale il Governo intende intervenire con il decreto oggi in discussione.
Forse lei, signor Ministro, non lo sa, ma per realizzare un'opera o un balletto bisogna disporre di centinaia di masse artistiche e tecniche professionalmente preparate, che devono essere considerate parte viva ed indispensabile della produzione, alla stregua degli interpreti vocali, del direttore d'orchestra, del regista, del coreografo, dello scenografo-costumista e di un corollario di altre importanti figure connesse alla sua realizzazione (questi ultimi professionisti esterni all'organizzazione ma per i quali, tuttavia, non si bada a spese). Il teatro lirico, infatti, è come una grande fucina dove convive un personale variegato e altamente specialistico in campo musicale (maestri, orchestra, coro e ballo) e tecnico (macchinisti, attrezzisti, elettricisti, scenografi, sarti, parrucchieri, truccatori) e al momento di andare in scena è necessario che tutto vada alla perfezione, che le professionalità siano esercitate al meglio e che i protagonisti dell'allestimento scenico e musicale siano all'altezza della situazione.
Signor Ministro, pensare che si possa essere competitivi nella precarietà ed episodicità dell'offerta lavorativa è sicuramente aberrante. Non bisogna dimenticare che la stabilità ottenuta dal personale dei teatri non è solo una conquista sociale, ma è anche sinonimo di qualità artistica e professionale.
Il problema, piuttosto, sta nella presunzione di chi si accosta a questo mondo senza conoscerlo a fondo. Solo chi vive la vita quotidiana di un teatro lirico può capire le problematiche che riguardano la messa in scena di uno spettacolo. Non è condivisibile, pertanto, non considerare il personale dei teatri lirici come spesa viva necessaria per la produzione. Varie tipologie di personale, costantemente coinvolte, che possono sembrare superflue a chi non conosce la materia, sono indispensabili per consentire alla fine la fruizione della spettacolo al pubblico.
Signor Ministro, questo insieme di professionisti dello spettacolo è un pezzo del patrimonio culturale del nostro Paese, ma vedo che a lei questo interessa poco. Senza di essi il grande melodramma, che rappresenta da sempre uno dei prodotti più importanti dell'Italia nel mondo, non potrebbe ogni sera essere messo in scena in tutto il Paese, e alla fine l'Italia sarebbe più povera di quello che già è per effetto delle politiche culturali miopi del Governo. Ormai le politiche culturali del Governo sono chiare; dopo il massacro nella scuola, i cui tagli indiscriminati hanno creato tanta disoccupazione come mai si era mai vista nei settori che producono cultura, il disegno dello smantellamento culturale perseguito da questo Governo continua con le
fondazioni liriche e i teatri.
Signor Ministro, avrebbe fatto bene ad ascoltare il grido che si è levato dai grandi artisti che lavorano nei nostri teatri e che meglio di tutti noi conoscono la specificità del loro lavoro e la specificità del lavoro nelle nostre istituzioni musicali. Avrebbe fatto bene ad ascoltare almeno Carla Fracci, Zubin Mehta, Luca Ronconi. Cosa dicono da mesi questi grandi artisti? Dicono che è importante la stabilità; è importante il far musica insieme; è importante crescere insieme come gruppo. Dicono che è importante selezionare i migliori talenti attraverso concorsi pubblici internazionali e poi mantenere una dimensione di competitività internazionale garantendo stabilità del rapporto di lavoro.
Quello delle risorse finanziarie è il problema principale ed irrisolto. È proprio questo il tema che intendiamo ribadire, quello che da anni tutti nel settore lamentano. La sofferenza del comparto è notevole. È indispensabile che qualunque intervento da parte del Governo si ponga l'obiettivo prioritario di dare certezza almeno triennale all'intero comparto delle fondazioni, signor Ministro, non solo a quelle fondazioni cui il Governo avrebbe intenzione di conferire uno status di autonomia rispetto alle altre. Allo stesso tempo, va assicurato un sistema di anticipazioni ad inizio di anno che evitino il ricorso all'indebitamento.
Signor Ministro, per tutto questo con estrema chiarezza le diciamo che ci vuole competenza e volontà di fare. Noi la nostra disponibilità l'avevamo offerta, ma voi l'avete mortificata e calpestata. Con la vostra arroganza e schizofrenia state scrivendo una brutta pagina di storia, un durissimo attacco alla cultura italiana di cui dovete assumervi tutta la responsabilità davanti ad un Paese che vi guarda sbigottiti. Noi non ci stiamo e voteremo convintamente no al provvedimento in esame. Ci saremmo aspettati un atto di orgoglio e l'immediato ritiro di questo decreto-legge; non siete stati capaci di farlo, dunque approvatelo da voi. (Applausi dai Gruppi IdV e PD. Congratulazioni).