tenuto conto che:
la crisi finanziaria internazionale ed esigenze di bilancio rendono necessario intervenire sulla spesa pubblica anche riconsiderando impegni programmati, e ciò alla luce della logica di tagli lineari del 10 per cento nelle assegnazioni previste per i Ministeri;
è opportuno dare seguito alle indicazioni del Consiglio supremo di difesa del 10 marzo 2010, secondo cui l'attuazione di una comune politica estera e di difesa e sicurezza in ambito UE costituisce obiettivo vitale per gli Stati membri e per la crescita dell'Europa, al duplice scopo di concorrere alla costruzione di uno strumento politico-militare comune più efficace dal punto di vista operativo e più economico;
considerato che:
per quanto riguarda le spese per la difesa risulta inaccettabile qualunque riduzione per tutto ciò che è necessario a garantire la sicurezza dei contingenti militari impiegati fuori area, in termini di mezzi, supporto logistico e addestramento;
i tagli lineari attuati con la manovra finanziaria di cui al decreto-legge n. 112 del 2008, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 133 del 2008, hanno già sottratto alle spese per l'esercizio un miliardo e mezzo di euro per il triennio, riducendo le risorse destinate alla funzione difesa nella misura dello 0,87 per cento del PIL, dato finanziario molto distante da quello previsto nelle principali nazioni europee, ed incidono pesantemente nei settori del reclutamento, dell'addestramento, della manutenzione dei mezzi operativi e delle infrastrutture e nel mantenimento a livello delle scorte, fino a mettere a rischio la funzionalità e l'efficienza dello strumento militare;
analoghe conseguenze negative si sono determinate nel settore del personale, dove il progetto di professionalizzazione delle Forze armate e l'indispensabile bilanciamento quantitativo tra le varie categorie hanno subito sostanziali rallentamenti, impedendo tra l'altro il transito di un'aliquota dei volontari in ferma determinata negli organici delle Forze di polizia, come previsto all'atto del loro arruolamento;
il settore degli investimenti per l'acquisizione dei sistemi d'arma ha fruito delle risorse finanziarie relative alle programmazioni di lunga durata approvate dal Parlamento negli ultimi decenni, sulla base del modello di difesa definito nell'anno 2000, su 190.000 uomini, ed in ottemperanza degli impegni assunti dal Paese in ambito internazionale;
l'area industriale della difesa è stata drasticamente ridimensionata nelle sue capacità produttive, in particolare nei centri di manutenzione di secondo e terzo livello che oggi rappresentano autentiche realtà industriali abbandonate dallo Stato ad un lento declino;
non appare in alcun modo possibile né realistico sostenere ulteriori riduzioni delle risorse da destinare alle spese di esercizio, riduzioni come quelle contenute nella manovra finanziaria del Governo assunta con il decreto-legge n. 78 del 31 maggio 2010;
rilevato che:
è iniziata in Parlamento la discussione sul nuovo modello di difesa, che dovrà necessariamente tenere conto dei radicali mutamenti intervenuti nello scenario geopolitico mondiale;
in tale quadro, ulteriori consistenti tagli lineari del bilancio della difesa comprometterebbero la funzionalità e l'efficienza dello strumento militare;
appare opportuno rimodulare la politica degli investimenti sui sistemi d'arma, coerentemente con le scelte relative al nuovo modello di difesa ed in linea con quanto sta avvenendo in altri Paesi europei e negli Stati Uniti;
rilevato inoltre che, nell'attuale situazione di dichiarata crisi finanziaria, la politica del competente Ministero della difesa appare sempre più improvvisata, oscillante, indeterminata e reticente nelle motivazioni delle decisioni in ordine alla sicurezza del personale, all'efficienza dello strumento militare nei diversi scenari d'impiego e agli stessi programmi d'investimento,
impegna il Governo:
a considerare, nella definizione dei tagli da apportare ai diversi Ministeri, le decisioni restrittive assunte nel recente passato nei confronti delle risorse relative all'esercizio ed al reclutamento per la funzione difesa;
ad assicurare, con l'urgenza che la gravità della situazione impone, la propria disponibilità ad offrire il necessario apporto conoscitivo a sostegno della discussione sul nuovo modello di difesa, presso le Commissioni congiunte (Difesa) di Camera e Senato, di cui si auspica una sollecita ripresa;
a dare impulso a tutte le possibili sinergie a livello europeo, sia dal punto di vista delle politiche industriali che degli assetti operativi, al fine di accelerare la costruzione di uno strumento militare comune europeo;
a sostenere, con un'attiva partecipazione, lo sforzo internazionale per il disarmo, in primo luogo quello nucleare, la non proliferazione nucleare e il sostegno a misure di cooperazione e fiducia anche nei settori convenzionali;
a verificare l'utilità, le priorità, i tempi d'attuazione ed i costi di tutti i programmi d'armamento;
ad invertire la logica dei tagli lineari al bilancio della difesa previsti nella manovra finanziaria del Governo, per programmare, invece, un criterio di tagli selettivi;
nel presupposto che non sia più accettabile effettuare nuovi tagli sull'esercizio, a valutare, nell'ambito del suddetto nuovo modello di difesa, e dell'auspicata integrazione degli strumenti di difesa europei nonché del ruolo dell'Italia nell'ambito della comunità internazionale, quali investimenti sui programmi d'armamento mantenere, quali cancellare, sospendere o rinviare.
(1-00288)