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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 399 del 29/06/2010


Interrogazioni orali con carattere d'urgenza ai sensi dell'articolo 151 del Regolamento

ADAMO, CECCANTI, ICHINO, VIMERCATI - Al Ministro per la pubblica amministrazione e l'innovazione - Premesso che:

il decreto del Ministro per la pubblica amministrazione e l'innovazione del 13 maggio 2010 ha stabilito la nomina, a decorrere dalla data del decreto e per la durata di un quinquennio, del dottor Davide Giacalone alla Presidenza dell'Agenzia per la diffusione delle tecnologie per l'innovazione (cosiddetta DigitPA);

dalla lettura del curriculum del dottor Giacalone, reperibile on line, a giudizio degli interroganti non pare sia rilevabile il possesso dei requisiti e dei titoli richiesti dall'articolo 4, comma 2, dello statuto dell'Agenzia (approvato con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 8 aprile 2008) ovvero «alta competenza e professionalità nella gestione della ricerca e dell'innovazione, acquisiti nella direzione di strutture pubbliche o private di rilevanza nazionale, comunitaria ed internazionale»;

considerato che la 1a Commissione permanente (Affari costituzionali, affari della Presidenza del Consiglio e dell'Interno, ordinamento generale dello Stato e della Pubblica Amministrazione) del Senato nella seduta del 13 gennaio 2010 aveva dato, con voto a scrutinio segreto, parere contrario alla nomina del dottor Giacalone alla presidenza dell'ente DigitPA ma, nonostante tale parere, il Consiglio dei Ministri aveva comunque approvato la nomina;

valutato inoltre che:

il dottor Davide Giacalone riveste a partire dal 2008 un incarico di consulente del Ministro in indirizzo;

per la giornata del 22 giugno 2010 il dottor Giacalone, in qualità di Presidente appena nominato, aveva inteso convocare una prima riunione del Consiglio di amministrazione dell'Agenzia a Roma ? peraltro l'articolo 1 dello Statuto stabilisce che l'Agenzia ha sede legale a Milano, questo anche in virtù di una precisa scelta simbolica all'epoca operata in considerazione del particolare ruolo economico e industriale rivestito dal capoluogo lombardo ? con all'ordine del giorno l'esame, a quanto risulta agli interroganti, di proposte di incarico anch'esse rivolte a consulenti del Ministro,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo ritenga che la nomina del dottor Giacalone risponda del tutto ai requisiti previsti dall'articolo 4 dello statuto dell'Agenzia e, in caso di risposta affermativa, sulla base di quali motivazioni;

se non ritenga poco affine l'incarico attualmente ricoperto dal dottor Giacalone, ovvero il ruolo di consulente per il Dipartimento che si occupa primariamente di pubblica amministrazione, con i compiti dell'Agenzia quali il supporto, istruttoria tecnico-scientifica, economica e finanziaria nell'ambito della valutazione dei progetti di innovazione industriale nonché la promozione e il coordinamento delle attività finalizzate alla previsione delle linee di tendenza dello sviluppo tecnologico-scientifico ed economico (si veda l'art. 2 dello statuto);

se, infine, il Ministro in indirizzo ritenga opportuno che un consulente della struttura amministrativa di cui è responsabile venga nominato alla Presidenza di un ente sottoposto alla vigilanza della stessa struttura amministrativa (ai sensi dell'articolo unico, comma 1, lettera m), del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 13 giugno 2008), prefigurando così un'ipotetica situazione di conflitto d'interessi tra "controllore" e "controllato".

(3-01384)

LAURO - Ai Ministri della salute e per il turismo - Premesso che:

il coordinamento dei Sindaci della penisola sorrentina da tempo denuncia la gravissima carenza del personale medico, paramedico, tecnico ed amministrativo nelle strutture ospedaliere del territorio che ha assunto dimensioni tali da compromettere nell'immediato l'assistenza sanitaria ordinaria e di emergenza dei due presidi (Sorrento e Vico Equense), se non addirittura di causare l'interruzione di taluni servizi essenziali;

il progressivo depauperamento del personale non ha consentito nel tempo un'adeguata manutenzione delle strutture sanitarie e del patrimonio tecnologico con serie ripercussioni in termini di qualità del sevizio medesimo;

sono utenti degli ospedali riuniti e dei servizi territoriali distrettuali non solo i residenti della penisola sorrentina (circa 100.000 abitanti) ma anche parte dei residenti della costiera amalfitana (Positano, Vettica Maggiore, fino a Praiano) oltre ai turisti (circa 2.500.000 presenze annue nella sola città di Sorrento) che si attendono una pronta e quantomeno dignitosa assistenza sanitaria,

si chiede di sapere:

se risulti al Governo corrispondente al vero che nella ASL NA 3 Sud vi sono presidi ospedalieri chiusi secondo la legge regionale n. 16 del 2008, o in via di chiusura, con personale sanitario e para-sanitario in esubero che potrebbe essere utilizzato presso gli ospedali riuniti della penisola sorrentina;

se risulti altresì se si intendano o meno confermare le convenzioni in corso con il personale, nella consapevolezza che, in caso contrario, i responsabili delle strutture sanitarie sarebbero chiamati a rispondere per non aver garantito il diritto alla salute dei cittadini ed ospiti;

se sia vero che ad alcuni presidi della ASL NA 3 Sud, presidi in qualche caso da chiudere, sono stati assegnati fondi per "prestazioni aggiuntive" che più razionalmente dovrebbero essere destinati a favore degli ospedali riuniti della penisola sorrentina;

se il Governo non ritenga di attivarsi, per quanto di competenza, affinché, da un lato, siano valutate positivamente e in tempi rapidissimi le richieste di trasferimento da parte di personale da altre ASL a quella del territorio sorrentino e, dall'altro, si proceda, con altrettanta sollecitudine, ad una razionalizzazione dei servizi sanitari tra le diverse strutture del territorio.

(3-01385)

VITALI, GHEDINI, NEROZZI, SANGALLI - Al Ministro per i beni e le attività culturali - Premesso che:

il decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, in corso di esame in Parlamento, prevede, all'articolo 7, comma 20, la soppressione dell'Ente teatrale italiano (ETI) di cui alla legge 14 dicembre 1978, n. 836;

tale soppressione è diventata operativa a partire dal 1° giugno;

la soppressione dell'ETI lascia in uno stato di totale abbandono, con la sospensione del pagamento degli stipendi dei dipendenti, i teatri da esso gestiti, compresi quelli per i quali era in corso da tempo un progetto di dismissione della gestione diretta, tra i quali il Teatro Duse di Bologna;

il progetto era basato sul passaggio alla gestione locale attraverso un accompagnamento economico da parte dell'ETI, come risulta dal confronto da tempo avviato con il Comune di Bologna, la provincia di Bologna, la regione Emilia-Romagna, le fondazioni bancarie e gli operatori teatrali locali;

la soppressione dell'ETI e dei relativi finanziamenti fa venir meno i presupposti del progetto che si stava discutendo e mette a gravissimo rischio la sopravvivenza delle sale storiche da esso gestite, non consentendo di prevedere quale collocazione futura potranno avere i 28 dipendenti pubblici e i 144 dipendenti con contratto di natura privatistica;

la strada da percorrere non dovrebbe essere la soppressione, bensì la riforma dell'ETI, per renderlo in grado si svolgere la propria funzione nell'ambito del mondo teatrale italiano, che costituisce un patrimonio produttivo e culturale di straordinaria importanza per il Paese, da salvaguardare e promuovere con un ruolo decisivo da parte delle istituzioni pubbliche;

il rischio molto concreto di chiusura del Teatro Duse ha provocato una forte reazione da parte della città, e non solo del mondo del teatro, che si è ben manifestata nella serata di mobilitazione del 7 giugno;

il 31 luglio scade il contratto di affitto con il proprietario dell'immobile in cui è collocato il Teatro Duse;

è necessario un intervento immediato del Ministro per i beni e le attività culturali per sbloccare il pagamento degli stipendi e per portare rapidamente a conclusione il confronto con le istituzioni locali, sulla base del progetto che è già stato definito in linea di massima e che prevede un piano dell'Emilia Romagna Teatro (ERT) che metterebbe lo stesso Teatro Duse in grado di presentare la prossima stagione, elemento fondamentale per la sopravvivenza del teatro, entro la prima metà di luglio,

si chiede di sapere che cosa intenda fare il Ministro in indirizzo per consentire al Teatro Duse di sopravvivere attivando le iniziative urgenti che sono di sua esclusiva competenza.

(3-01386)

SOLIANI - Al Ministro della giustizia - Premesso che:

nei giorni scorsi le cronache giornalistiche hanno riportato la notizia del secondo tentativo di suicidio nel mese di giugno all'interno del l'istituto penitenziario di Parma, facendo salire a dodici il numero di detenuti che nel nostro Paese, dall'inizio del mese in corso, hanno compiuto un atto di disperazione analogo;

il sovraffollamento della struttura, la cronica carenza di personale addetto alla custodia, nonché di educatori, di psicologi e di assistenti sociali, sono indubbiamente le principali cause che hanno determinato un grave e profondo disagio all'interno di tale istituto e reso la vita penitenziaria dei detenuti e del personale ivi impiegato disumana e non più sostenibile;

le gravi disfunzioni e carenze che affliggono tale istituto e, in generale, la drammatica situazione in cui versa l'intero sistema carcerario nel nostro Paese, sebbene più volte rappresentate al Governo attraverso continui e ripetuti appelli da parte del Parlamento, della stampa e dell'opinione pubblica, non solo non hanno ricevuto alcuna risposta, ma, al contrario, sono state aggravate dai pesanti tagli che nell'ultimo anno il Governo ha operato nei confronti ditale settore;

in particolare, nel carcere di Parma il sovraffollamento e la carenza del personale, che a vario titolo opera all'interno della struttura, stanno creando seri problemi, limitando di fatto quelle attività di recupero e risocializzazione che dovrebbero contribuire alla funzione riabilitativa della pena detentiva;

la carenza in organico di circa 170 unità tra personale di polizia penitenziaria, educatori, psicologi ed assistenti sociali sta determinando gravi pregiudizi alla salute e alla dignità dei reclusi,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza della drammatica vicenda riportata in premessa che ha visto coinvolti in un tentativo di suicidio due detenuti del carcere di Parma e quali siano le sue considerazioni in merito;

se e quali ulteriori informazioni abbia acquisito o intenda acquisire su tale vicenda, disponendo, ove ricorrano le condizioni necessarie, anche un'ispezione ministeriale;

se non ritenga quanto mai urgente ed improcrastinabile adottare misure volte a rimuovere le disfunzioni segnalate e le carenze presenti nell'istituto di pena in esame, anche attraverso la dotazione del personale necessario, per garantire ai detenuti del carcere di Parma il rispetto delle condizioni minime di vivibilità della struttura, il rispetto pieno degli standard di sicurezza, il diritto alla salute e alla dignità che si deve sempre e comunque a tutti gli uomini e le donne.

(3-01387)

STIFFONI - Al Ministro della giustizia - Premesso che:

venerdì 18 giugno 2010 Spartaco Mazzuccato, 42 anni, e i fratelli Patrizio e Roberto Desolei, rispettivamente di 49 e 42 anni, tutti e tre di Legnaro (Padova), Andrea Pellegrin (32 anni) di Pontelongo (Padova) e Alberto De Domenico, 60 anni, di Montebelluna vengono arrestati dopo un colpo fallito al Billa di Valdobbiadene, dove la cassa non si era aperta per un errore di innesco della miccia. L'assalto è durato pochi minuti: mentre Patrizio Desolei era alla guida di un'auto e Di Domenico faceva il palo, gli altri tre hanno compiuto il colpo. Prima con una mazza hanno sfondato la porta che conduce al locale della cassa continua, hanno iniettato una miscela di acetilene e gas nel piccolo forziere e poi, collegando un filo a una batteria portatile, hanno innescato l'esplosione. Ma la cassa non si è aperta. Poi la fuga e dieci minuti dopo l'arresto prima ancora che i cinque abbiano il tempo di togliersi cappucci e vestiti di colore nero usati per mascherarsi. Ma non è tutto: i cinque balordi sono sospettati di altri reati sui quali sono in corso delle indagini;

il giudice per le indagini preliminari (GIP) di Treviso Elena Rossi, dopo la convalida dell'arresto, ha disposto per i cinque balordi presi in flagrante il solo obbligo di dimora nei comuni di residenza suscitando, da un lato, un senso di disagio sociale e di insicurezza collettiva, e, dall'altro, lo sconcerto delle stesse forze dell'ordine che sulla banda stavano indagando da tempo, riuscendo dopo mesi di lavoro ad incastrare i componenti della stessa proprio perché presi in flagranza di reato. Pertanto esistevano tutti gli elementi per attribuire loro questo colpo ed altri 5 che presentavano affinità con questo;

hanno provocato sconcerto sia la decisione, sia le modalità con le quali il GIP Elena Rossi ha agito, senza tener conto né dell'operato della squadra mobile che ha portato al risultato dell'arresto né della più ampia indagine avviata da mesi, per la quale sono state impiegate risorse umane ed economiche, che riconduce alla medesima fattispecie altri reati sui quali oggi incombe il rischio di inquinamento delle prove;

nel nostro sistema giudiziario la custodia cautelare è prevista in caso di rischio di inquinamento delle prove, pericolo di fuga e reiterazione del reato. Tuttavia il GIP di Treviso Elena Rossi, pur avendo tutti gli elementi per applicare tale disposizione, ha scelto, come misura cautelativa, l'obbligo di dimora, a giudizio dell'interrogante pregiudicando le indagini in corso e mettendo a rischio la stessa collettività nel caso di reiterazione di reato. Con l'obbligo di dimora infatti non esiste alcun tipo di controllo: gli arrestati possono incontrare chiunque, cercare elementi che inquinino le indagini ed agire senza essere sottoposti ad alcun tipo di sorveglianza,

si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti in premessa e se non ritenga indispensabile ed urgente avviare iniziative ispettive, allo scopo, da un lato, di preservare il prezioso lavoro svolto dalle forze dell'ordine e, dall'altro, di escludere eventuali responsabilità disciplinari nei confronti del GIP Elena Rossi.

(3-01390)