PORETTI (PD). Signor Presidente, chissà se ci sarà bisogno di compiere atti di disobbedienza civile, e chissà a quale legge, anche perché oggi è arrivato un maxiemendamento del Governo sul quale, già a breve giro di posta, anzi addirittura in forma preventiva, sono state rese alcune dichiarazioni da parte del Presidente del Consiglio, secondo cui questo disegno di legge rappresenta un passo importante, anche se si cercherà di migliorarlo più avanti. Quando esattamente non è dato saperlo, nel senso che si pensava fosse questo il momento in cui l'Aula del Senato e il Parlamento dovessero esaminare il disegno di legge sulle intercettazioni, ma evidentemente abbiamo scherzato, abbiamo fatto finta.
Del resto, che questo modo di procedere con gli emendamenti che arrivavano, con una fiducia autorizzata dal Consiglio dei ministri prima ancora di presentare gli emendamenti in Aula, sia schizofrenico e demenziale è anche un po' il segno del testo in esame.
Si è parlato degli abusi delle intercettazioni, degli abusi della stampa nel giudicare e condannare un indagato prima ancora che fosse imputato. Si sono sentiti interventi appassionati. Mi spiace che l'Aula sia pressoché vuota: ci sono più persone che assistono dalle tribune che senatori nei banchi. Ringraziamo allora i senatori Saltamartini e Musso, nonché il sottosegretario Caliendo e il presidente Nania; per il resto non è dato avere la presenza del relatore, del Presidente o dei componenti della Commissione giustizia, nessun altro. Non che dalla parte del Partito Democratico si sia così presenti. Non c'è nessuno della Lega Nord. Insomma, il deserto!
Si vorrebbe sapere allora a chi interessa questo disegno di legge. Interessa davvero tutti i cittadini italiani che non ne potevano più di leggere delle intercettazioni o interessa alcuni cittadini italiani che non volevano più apparire nelle intercettazioni? Ci sono alcuni commi (visto che non si parla di articoli essendovi un unico articolo con 42 commi: un metodo di legiferare che fa poco onore al Parlamento) che fanno riferimento all'«emendamento D'Addario» (non c'è scritto così nella legge, ma fino ad oggi se ne è parlato), oppure altri commi che esonerano alcuni cittadini che si rendono più uguali degli altri, quelli appartenenti al clero, che godono di una tutela particolare rispetto agli altri cittadini italiani.
Ma se davvero interessava limitare gli abusi delle intercettazioni, gli abusi della stampa che sbatte il mostro in prima pagina, non si capisce perché poi non si ritenga che alcuni eventi pubblici debbano essere resi ancora più pubblici, più pubblicabili. Invece, anche su quelli si interviene limitando.
Ho pochi minuti a disposizione e quindi li utilizzo per il mitico comma 26, di cui nessuno riconosce la paternità politica, tant'è che nessuno ha spiegato pubblicamente l'utilità di limitare le riprese dei dibattimenti pubblici, delle udienze pubbliche, ma nei fatti è questo che viene stabilito. Si potrà dire che con il testo su cui viene posta oggi la fiducia al Senato si riduce il danno rispetto al testo uscito dalla Camera dei deputati, in cui bastava che una parte si opponesse perchè le riprese del processo pubblico saltassero e il processo, nei fatti, diventasse a porte chiuse. Oggi, invece, si prevede che un presidente di corte d'appello possa in qualche modo autorizzare le riprese del dibattimento anche se una parte si è opposta.
Cui prodest? A chi conviene questa limitazione del dibattimento? Il processo è pubblico pena la sua nullità: così sta scritto nel nostro codice penale. Eppure si vuole limitare tale pubblicità lasciando fuori dalle aule dei tribunali microfoni e telecamere. Per quale motivo? Seguire un pubblico dibattimento, un processo, per certi versi significa far entrare i cittadini nelle aule dei tribunali dove il giudice si esprime in nome del popolo italiano. Si decide invece di lasciare fuori il popolo italiano. Per quali motivi? Per tutelare la privacy? Non credo proprio. C'era l'informazione che avrebbe potuto aprire uno spaccato su come funziona effettivamente la giustizia nelle aule dei tribunali. Si poteva vedere come si comportavano gli attori professionali dei processi: il pubblico ministero, l'avvocato, l'imputato, i testimoni. Si riusciva a percepire il clima, si sentivano le voci con le quali si svolgeva il processo.
Ebbene, tutto questo deve finire. Per certi versi non si può più entrare nelle aule dei tribunali se non attraverso qualche giornalista che deciderà di seguire i dibattimenti. Abbiamo presentato come Radicali una proposta di questione sospensiva ed abbiamo lasciato agli atti del Senato circa 17 pagine di udienze che si trovano sul sito di Radio Radicale, e che tutti possono riascoltare. Chissà se questa legge, così com'è stata scritta oggi, fosse fatta stata fatta prima del 1975, quando Radio Radicale ha iniziato a registrare quei processi, questo patrimonio storico e politico dell'Italia sarebbe oggi a disposizione. Io non credo. Ricordo che il primo processo che Radio Radicale ha registrato in assenza di una norma che disciplinava le riprese dei dibattimenti fu il processo «7 aprile» che, appunto, aprì uno spaccato su ciò che succedeva nei tribunali.
Ebbene, con questo disegno di legge sulle intercettazioni, anche se si riduce il danno con l'emendamento... (Il microfono si disattiva automaticamente).
PRESIDENTE. Collega, deve terminare il suo intervento, perché ha parlato per quattro minuti, il doppio del tempo che le spettava. Mi dispiace
PORETTI (PD). Mi dispiace che a questo punto il Senato sia davvero vuoto. Ringrazio il senatore Musso che è rimasto fino alla fine, perché anche il Governo ha deciso di assentarsi da questo dibattito: pone la questione di fiducia ma poi evidentemente non gli interessa ascoltare le argomentazioni sulla fiducia o sulla mancanza di fiducia su questo disegno di legge. (Applausi della senatrice Fontana).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Maritati. Ne ha facoltà. Senatore, intende intervenire anche in assenza del rappresentante del Governo?