MUGNAI (PdL). Signora Presidente, onorevoli colleghi, è curioso che in quest'Aula vengano riportati gli echi di tutte le proteste che sarebbero state sollevate in relazione a questo provvedimento da una pluralità di soggetti che peraltro, guarda caso, sono tutti coloro che in modo assolutamente conclamato nel passato di questo strumento investigativo hanno, in varie forme e misure, palesemente abusato.
Una voce non è stata mai ricordata da tutti coloro che sono intervenuti dai banchi dell'opposizione, e cioè la voce della pubblica opinione: quella pubblica opinione che - è bene ricordarlo, onorevoli colleghi - sino ad oggi ha sistematicamente denunziato l'abuso che, a vario titolo, è stato fatto di questo strumento investigativo e delle eventuali derivazioni di carattere mediatico.
E che abusi vi siano stati, e anche di estrema gravità, è un fatto così conclamato che non solo credo non abbisogni di commenti particolari, ma rispetto al quale anche nei più recenti momenti elettorali tutte le forze politiche, nessuna esclusa, hanno dimostrato particolare attenzione convenendo sul fatto che il sistema delle intercettazioni andasse radicalmente riformato, non soltanto in relazione al modus operandi, ma anche a ciò che poi a cascata ne derivava dal punto di vista mediatico proprio per i guasti che aveva determinato.
Le linee guida per porre in qualche modo un freno a quei gravissimi abusi, certo nel contemperamento di due esigenze parimenti meritevoli di attenzione e quindi da bilanciarsi adeguatamente, non potevano che essere legate all'uso indiscriminato che ne era stato fatto, con conseguenti elevati oneri per il Ministero della giustizia; all'utilizzo del metodo, che si può sintetizzare in un'espressione che giuridica non è, ma che sicuramente in modo plastico ben rappresenta ciò che è accaduto, della cosiddetta pesca a strascico, per cui in realtà si andava ad intercettare indiscriminatamente nella speranza di individuare eventuali ipotesi di reato; infine, il terzo profilo era quello dell'abuso mediatico: il mostro in prima pagina, con una violazione del diritto alla riservatezza, che comunque è patrimonio costituzionalmente garantito.
Su questo ci siamo mossi; è di questo che stiamo parlando, non di altro. Infatti, se andiamo ad analizzare sezionando uno per uno ogni intervento che è stato fatto sia in Commissione in questo lunghissimo iter sia in Aula in questo spezzone di discussione, andiamo a vedere che chi in altri momenti di natura elettorale (e non solo) aveva comunque dimostrato di percepire la necessità di riformare questo strumento, in realtà vorrebbe che nulla venisse toccato e che tutto rimanesse esattamente com'è, il che sappiamo perfettamente non rispondere assolutamente a un principio di giustizia sostanziale.
Senza entrare nel dettaglio tecnico, perché ne abbiamo parlato forse sin troppo (farò soltanto alcune brevissime notazioni), non vi è infatti dubbio, onorevoli colleghi, che un ragionamento di carattere politico vada fatto. Di questo sistema delle intercettazioni in questo Paese si è scandalosamente abusato, in tutti i sensi! Era necessario porre un rimedio e certo, come tutti i rimedi, quello individuato sicuramente avrà in sé qualche margine d'imperfezione, ma va nella direzione di porre un freno e irregimentare in modo diverso proprio quelle condotte pregiudizievoli che andavano necessariamente affrontate per evitare che si ripetessero; inoltre, se abusi vi sono stati, per evitare che potessero ripetersi, non potevano che essere introdotte delle sanzioni, perché altrimenti avremmo trasformato anche questo provvedimento in una grida manzoniana.
Evitiamo, per favore, di cadere nella trappola troppo spesso tesa - anche in quest'Aula e in Commissione - delle facili strumentalizzazioni. Vogliamo ricordare cosa è accaduto soltanto a livello di informazione esterna per quello che sembrava essere addirittura un atteggiamento compiacente della Commissione giustizia rispetto ai cosiddetti pedofili, nel momento in cui invece avevamo introdotto una norma più severa di quella attuale? Questo è un fatto criminale e vergognoso che ha caratterizzato il percorso anche di alcuni elementi dell'opposizione, e sapete perfettamente a cosa mi riferisco!
Dovevamo forse continuare a tollerare che in questo Paese si sbattessero costantemente e del tutto indiscriminatamente mostri in prima pagina, abusando di tutto ciò che dovrebbe essere coperto da segreto? Cosa abbiamo detto di tanto scandaloso, se non che si deve attendere la chiusura delle indagini preliminari o che non si può parlare o pubblicare prima ciò che riguarda le misure cautelari? Cosa c'è di tanto scandaloso? Anche rispetto a costi astronomici, assolutamente disomogenei, frutto di iniziative assolutamente soggettive di ciascun singolo procuratore della Repubblica, abbiamo posto un freno, che non poteva che essere in termini quantitativi. Si tratta di un freno, cari colleghi, che si potrà discutere. Forse 75 giorni più qualche altro margine non saranno completamente sufficienti, ma certamente sono uno spazio estremamente ampio nel quale intercettare, se si sa bene indagare e si procede nel solco di indagini mirate, e non casualmente condotte nella speranza di trovar qualcosa. È inoltre evidente, proprio per l'estrema delicatezza di uno strumento investigativo così invasivo come quello delle intercettazioni, che non si poteva che necessariamente limitarlo, sia pure a una platea piuttosto ampia di gravi reati, alcuni dei quali tra l'altro non riscontrano particolari limitazioni.
Cosa c'è di scandaloso in tutto questo, dopo aver sfrondato la dialettica parlamentare e la vis polemica che deve caratterizzare i ruoli che ciascuno di noi riveste in quest'Aula, se non andare nel senso che tutti abbiamo denunziato? A meno che non si voglia veramente, con una logica assolutamente gattopardesca, che in realtà apparentemente tutto cambi perché tutto rimanga esattamente com'era: perché l'alternativa era questa. Infatti, se andate a rivedere tutto ciò che in qualche modo è stato proposto, significa esclusivamente la conservazione dell'esistente, ovverosia quello che i cittadini italiani - ve lo hanno confermato ripetutamente - non vogliono! Non vogliono perché è profondamente ingiusto; non vogliono perché è stato fonte di ripetuti abusi; non vogliono perché ha provocato innumerevoli sofferenze del tutto ingiustificate. Gli abusi debbono avere delle sanzioni e noi abbiamo avuto il coraggio di introdurre le sanzioni!
Per favore, senatore Lumia, la smetta di darci lezioni, del tutto infondate, su chi sa ben combattere la mafia, perché nessuno ha mai ottenuto i risultati che ha ottenuto questo Governo! Siamo stanchi di sentire questa retorica vuota, falsa e menzognera! (Applausi del senatore Mazzatorta). Siamo stanchi, perché questi risultati li abbiamo ottenuti noi più di chiunque altro.
Andatevelo a leggere bene; certo, è un provvedimento fatto da uomini, che sicuramente sconterà qualche imperfezione, ma ha recepito, anche nel lungo passaggio in quest'Aula, tutta una serie di ulteriori proposte che non sono frutto esclusivamente di quella che può essere una logica interna, comunque anch'essa apprezzabile, di confronto nella principale forza politica del Paese, ma anche di quello che è scaturito in Commissione e nel dibattito del Paese.
Noi finalmente stiamo dando per la prima volta, come abbiamo fatto in mille altre occasioni, una legge che disciplina un settore che da anni tutti dicevano di voler disciplinare e che nessuno in realtà aveva il coraggio di fare - questa è la verità - nella direzione che il Paese ci ha chiesto. Di questo noi siamo comunque orgogliosi; sentiamo la responsabilità e il peso di quello che abbiamo fatto, ma sappiamo che sono un peso e una responsabilità che possiamo portare serenamente per quanto abbiamo attentamente soppesato ciò che era stato fino a ieri fonte di costante abuso e che doveva essere necessariamente emendato.
Queste sono le ragioni politiche per cui il Popolo della Libertà voterà convintamente la fiducia sul provvedimento in esame. (Applausi dal Gruppo PdL).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Sbarbati. Ne ha facoltà.