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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 393 del 09/06/2010


DE LUCA (PD). Signor Presidente, onorevoli colleghe e colleghi, voglio dire con estrema chiarezza, sin dalle prime battute di questo intervento, che ritengo inaccettabile e, per certi versi, raccapricciante il disegno di legge sulle intercettazioni al nostro esame, anche con riguardo alla fase finale del suo iter, con la richiesta del voto di fiducia.

A differenza del ministro Maroni, non mi sento affatto tranquillo, convinto come sono che questa normativa, cosi concepita, intralci le indagini di mafia, metta il bavaglio a magistrati e giornalisti e, dunque, sferri un duro colpo (l'ennesimo di questo Governo) ai principi sanciti dalla Costituzione e al sistema democratico.

Non senza stupore apprendiamo che il testo, con gli 11 emendamenti prima e i 12 dei giorni scorsi, ha cambiato continuamente l'impostazione originaria del Governo, finendo con l'affermare una logica che imbavaglia i giornalisti e avvantaggia le mafie.

La straordinaria mobilitazione di magistrati, di esponenti delle forze dell'ordine, giornalisti, intellettuali e società civile è un segnale che Governo e maggioranza non possono ignorare. Ma, ahimè, con la richiesta del voto di fiducia purtroppo lo hanno fatto.

Credo che l'appello lanciato dall'Istituto della stampa internazionale al Parlamento italiano affinché non approvi una legge che è «uno schiaffo sfrontato al giornalismo libero» debba essere raccolto, anche se so già fin d'ora che non lo sarà.

Nessuno disconosce l'esigenza di fermare un uso distorto delle intercettazioni, ma altro è trincerarsi dietro il buon senso, dietro la necessità di tutelare due principi sacrosanti, come la tutela della privacy e la garanzia del segreto istruttorio, per far passare e far vivere una norma che ha tutti i crismi dell'ennesima legge ad personam del Governo Berlusconi.

Le modifiche apportate non cambiano granché. È l'impianto della legge che è sbagliato perché, nei fatti, indebolisce il sistema democratico. Le intercettazioni sono fondamentali per prevenire o risolvere corruzione, abusi, reati di mafia, ma anche (i casi sono molti, seppure meno noti) per dimostrare l'innocenza di persone accusate ingiustamente. Che senso ha allora limitarne l'uso ad un arco temporale circoscritto, ponendo limiti anche economici che si risolvono nell'impossibilità di indagare anche se magari, con un ultimo periodo di ascolti, ci sarebbe la possibilità di arrivare alla prova regina?

I ministri Maroni e Alfano in questi giorni si sono contraddetti dichiarando che non ci sarebbe stato un voto di fiducia, che poi invece è stato chiesto dal rappresentante del Governo, il quale ha fatto riferimento ad un Consiglio dei ministri che non c'è stato, sbagliando data. I due Ministri continuano a dire che niente cambia nella sostanza e che nulla mette a repentaglio la lotta alla mafia. La storia ci insegna però che ad individuare l'esistenza di patti mafiosi per la gestione di determinati affari si arriva partendo da reati minori, i cosiddetti reati satellite; ebbene, per questi ultimi, il disegno di legge impone durata breve e le regole che valgono per i reati di strada.

Infine, la richiesta del voto di fiducia altera complessivamente anche la possibilità di un confronto democratico all'interno dell'Aula del Senato e crea una condizione di profonda crisi di credibilità dello Stato e di quest'Aula. Per quanto riguarda la norma transitoria che il presidente Napolitano aveva già bocciato un anno fa, era scritto che la legge non si applicava ai processi in corso; ebbene, mi auguro che il Presidente della Repubblica, nel rischio di un'anomalia costituzionale, possa non firmare questo disegno di legge.

Cosa c'entrano con tutto questo buon senso e tutela della privacy? Certo, la privacy verrà tutelata, ma quella dei criminali, e i magistrati avranno le mani legate. Non va meglio per i giornalisti. A tale proposito vorrei citare l'onorevole Pecorella, già avvocato di Berlusconi e deputato del PdL, che ha parlato di "errore di prospettiva" della legge, quello di colpire i giornalisti, spiegando che «ci deve essere la possibilità di dare la notizia, perché i cittadini valutano la classe politica sulla base delle informazioni che ricevono sulla sua condotta».

Il riferimento a Pecorella, con il quale condivido l'impegno nella Commissione bicamerale di inchiesta sugli illeciti sui rifiuti, mi offre l'occasione per collegarmi a un tema sul quale vorrei soffermarmi per qualche minuto ancora: l'importanza delle intercettazioni per combattere le ecomafie.

I grandi scandali legati alla violazione dell'ambiente da parte delle mafie sono stati scoperti grazie alle intercettazioni, a cominciare dall'affare rifiuti che, con il traffico di droga e gli appalti truccati, rappresenta uno dei filoni più redditizi dell'impresa criminale. L'ecomafia non conosce crisi e produce fatturati esorbitanti; per sbarrarle il passo l'azione della magistratura, che pure da sola non può bastare, è vitale. Fondamentali sono le registrazioni dei colloqui tra affiliati, capizona e boss.

Grazie alle intercettazioni, sulla base di due conversazioni telefoniche del 1988 e del 1990 tra Carmine Schiavone, amministratore delegato del clan dei Casalesi e il boss Francesco "Sandokan" Schiavone, i magistrati hanno potuto ricostruire storicamente l'ingresso della famiglia criminale casertana nel traffico dei rifiuti.

Grazie alle intercettazioni, dal dialogo tra due boss contenuto negli atti delle inchieste della direzione investigativa antimafia, sono stati scoperti gli affondamenti in mare di rifiuti tossici, sui quali la nostra Commissione d'inchiesta sta svolgendo audizioni ed accertamenti, con il rischio di disastri ambientali. Ed è ancora grazie alle intercettazioni che è stato possibile cogliere la gravità della mattanza ambientale in corso nel Paese e capire l'efferatezza dei soggetti che stanno avvelenando l'Italia, compromettendo l'avvenire delle generazioni future.

Limitando le registrazioni si favorirà la scalata delle ecomafie, che godono ottima salute e fanno dello sfruttamento dell'ambiente la base, anche economica, per estendere il proprio predominio sui territori. Vale soprattutto al Sud, storicamente più esposto alle infiltrazioni camorristiche, mafiose, legate anche ai processi della 'ndrangheta, ma il Nord, come hanno dimostrato le tante indagini della magistratura e come ci confermano i nostri auditi, non ne è immune.

Come emerge dall'ultimo rapporto di Legambiente e come ha denunciato Roberto Saviano in una bella analisi sul fenomeno, il Centro e il Nord del Paese si stanno accreditando come fulcro del più che lucroso affare rifiuti. Dal traffico dei rifiuti, escluso lo smaltimento di quelli speciali, nel 2009 la criminalità ha incassato 20 miliardi di euro. Temo che, limitando l'uso delle intercettazioni, il fatturato crescerà.

Tale emergenza sarà acuita dall'approvazione della norma che, come l'hanno concepita maggioranza e Governo, dopo la richiesta anche del voto di fiducia, si configura come una vera e propria mistificazione e, se approvata (e purtroppo, ahimè, credo che verrà approvata), scardinerà ancora di più i principi sui quali poggia la nostra democrazia. (Applausi dal Gruppo PD).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Bugnano. Ne ha facoltà.