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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 393 del 09/06/2010


ARMATO (PD). Signora Presidente, colleghi, rappresentanti del Governo, il provvedimento al nostro esame oltre a limitare fortemente i poteri investigativi della magistratura e l'attività di indagine delle forze di polizia - come è stato detto - introduce misure estremamente lesive della libertà di stampa con decisioni mai viste prima. Altro che margini di imperfezione, senatore Mugnai: danni irreparabili!

Cercherò di dirlo con tono pacato, non lo stesso tono forte che ha usato lei, probabilmente dovuto anche ad un senso di colpa per ciò che si sta perpetrando in quest'Aula. Mi soffermerò su quelle misure presenti nel provvedimento che sono in contrasto con uno dei principi fondamentali della nostra Costituzione: il diritto di informare e ad essere informati. Quell'articolo 21 della Costituzione che rappresenti il nuovo tempo del nostro Paese. Il tempo di un Paese che usciva da un regime e respirava nuovamente l'aria di una delle libertà fondamentali: quella di sapere, di essere informati. Una libertà che pensavamo non fosse e non potesse più essere messa in discussione proprio perché protetta dalla nostra Carta fondamentale. Una libertà che, invece, il Governo e la maggioranza stanno mettendo sotto i piedi. Con la legge che ci accingiamo ad approvare non sarà più possibile quello che l'articolo 21 riconosceva al nostro Paese.

Questo provvedimento - come ha detto il relatore di minoranza Legnini - sferra il più grande attacco alla libertà di stampa. Esso, infatti, contiene misure estremamente lesive per la libertà di stampa, che penalizzano e vanificano il diritto di cronaca, impedendo a giornali e a notiziari di dare notizie delle inchieste giudiziarie, comprese quelle che riguardano la grande criminalità, fino all'udienza preliminare: un periodo che in Italia va dai tre ai sei anni, salvo casi salvati in extremis, ma che sono assolutamente insufficienti.

Presidenza del vice presidente NANIA (ore 18,27)

(Segue ARMATO). Le norme proposte violano il diritto fondamentale dei cittadini a conoscere, a sapere, ad essere informati. Pensate a quello che sarebbe stato delle inchieste sui maestri pedofili nella scuola di Rignano Flaminio (e mi rivolgo in particolare a lei, senatore Mugnai): l'avremmo saputo dopo tre anni, altro che sbattere il mostro in prima pagina! In questa maniera si vogliono proteggere gli orchi. E pensate a quanto accaduto all'ex ministro Scajola: non l'avremmo saputo mai.

Le norme contenute nel provvedimento violano il principio di uguaglianza. Mi riferisco a quelle secondo cui il giornalismo d'inchiesta potrà essere svolto solo da chi è iscritto all'ordine nazionale dei giornalisti. Il che significa impedire a tanti giovani pubblicisti che imparano il mestiere proprio nelle grandi inchieste e che talvolta arrivano a farlo meglio dei giornalisti professionisti, di svolgere questa attività. Ciò significa spazzare via questa possibilità.

Questo provvedimento introduce il divieto di pubblicazione delle richieste e delle ordinanze emesse in materia di misure cautelari anche laddove non esiste il segreto investigativo, precludendo ai cittadini la possibilità di formarsi un'opinione consapevole in ordine a fatti di rilevante interesse pubblico. Questo non solo è in contrasto con l'articolo 21 della Costituzione, ma anche con i principi sanciti dalla Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali e dalla Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea.

E, ancora, vi sono contenute norme che limitano la libertà del giornalista. Si introduce, infatti, la sospensione cautelare dalla professione del giornalista in ragione della sua iscrizione al registro degli indagati per violazione del divieto di pubblicazione; norma, questa, che non solo viola - come ha ricordato il senatore Casson in un precedente dibattito - la presunzione di innocenza di cui all'articolo 27 della Costituzione, ma rischia anche di avere un effetto deterrente rispetto al diritto di cronaca. In sostanza, essa fa diventare carta straccia quel codice deontologico dei giornalisti che, invece, dovrebbe essere pienamente rispettato. Questo provvedimento lo disattenderà completamente.

In pratica, si stravolge la professione del giornalista. Lo voglio dire così, signor Presidente. Impedire a un giornalista di scrivere una notizia di cui viene a conoscenza, dopo averla verificata e dopo averne verificato la fonte, è come impedire a un musicista di suonare o a un chirurgo di operare.

Questo disegno di legge estende la responsabilità di reato agli editori che vengono puniti con sanzioni pecuniarie pesanti, nuovamente appesantite nel nuovo testo. Il nuovo testo infatti appesantisce ulteriormente la responsabilità degli editori in caso di violazione del decreto di pubblicazione di intercettazioni.

Che dovranno fare i cittadini per essere informati? Rivolgersi alla stampa straniera? È da lì che saremo informati delle notizie del nostro Paese? Siete stati indifferenti alle proteste avanzate da tanti giornali e dai loro direttori che, indipendentemente dalla loro opinione sul Governo, su questa legge hanno la stessa opinione. Ma non è servito a nulla.

Io vorrei concludere citando le parole di Thomas Jefferson, il quale affermava che la nostra libertà dipende dalla libertà di stampa e che essa non può essere limitata senza che vada perduta. (Applausi dai Gruppi Pd, IdV e della senatrice Sbarbati).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Pardi. Ne ha facoltà.