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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 393 del 09/06/2010


GUSTAVINO (Misto-ApI). Signora Presidente, signor Sottosegretario, mi sembra che alla fine si tratti di una questione di "articolo". E non mi riferisco tanto all'articolo unico di cui si compone il provvedimento, bensì ad una parte del discorso e della grammatica italiana. Infatti, la differenza credo stia proprio tra il non determinare e il determinare uno strumento, dal momento che le intercettazioni sono uno strumento delle indagini e non lo strumento unico delle indagini. Se avessimo avuto maggiore possibilità di riflettere su questo dato, forse avremmo potuto avventurarci verso un altro profilo di necessità.

Certamente esiste un problema relativo all'uso delle intercettazioni e credo che ciò appartenga alla sensibilità della pubblica opinione. Ma l'utilizzo di uno strumento è uno dei modi in cui si esercita un mestiere, una professione, un lavoro. È un po' quello che è il bisturi per il chirurgo, o altri strumenti come, ad esempio, trapani e pantografi necessari per lo svolgimento di altre attività. Ebbene, le intercettazioni sono uno degli strumenti che chi fa il mestiere del magistrato - e lo dico con grande rispetto, perché il termine "mestiere" a me piace molto - ed ha la responsabilità di indagare si trova ad usare nell'indagine. Ce ne sono anche altri di cui non parlo. Certo, si può dire che si tratta di uno strumento estremamente particolare e allora il profilo che mi interessa approfondire riguarda la capacità, la competenza, la professionalità e la formazione.

Mi chiedo dunque se non siano questi gli argomenti che consentono di dire se lo strumento è usato bene o male; se non sia questa la frontiera, la sfida, da raccogliere, magari anche scombinando notevolmente i piani e forse andando a rivedere qualche rendita di posizione. E mi chiedo anche se non fosse il caso di lavorare su indicatori di efficacia e di efficienza di quel mestiere; dico questo perché in presenza di capacità, competenza e possibilità di controllo, sarebbe stato più sensato verificare come viene utilizzato tale strumento e scoprire che, magari, esistono già leggi che, in qualche modo, governano il suo mal utilizzo, ovvero il fare male il proprio mestiere. Perché poi, in fondo, mi sembra che di questo si tratti: voler aumentare il numero di leggi per andare a disciplinare quel che potrebbe essere già regolamentato se le leggi venissero applicate e se non si usasse lo strano metodo di parlare di una cosa per poter parlare anche di un'altra. Infatti, il testo della legge, noto per le intercettazioni, riguarda anche il profilo dell'attività del magistrato, il suo silenzio, che già oggi è disciplinato. Quindi - a mio avviso - sarebbe semplicemente opportuno applicare le leggi che ci sono.

Ho trascorso due giorni all'interno della Commissione giustizia, della quale sono stato ospite. In alcuni momenti mi sono anche divertito, perché ho assistito ad alcuni siparietti che mi hanno insegnato qualcosa. Ebbene, si diceva e si concordava: il magistrato deve ordinariamente tacere perché parla con gli atti e con le sentenze; lo strumento delle intercettazioni si accompagna all'indagine - mi sembrerebbe così sensato - giacché è l'indagine che ha la possibilità di usare diversi strumenti, così come si usano vari strumenti per fare una diagnosi o per disegnare una costruzione. Si usa tutto quello che si ha a disposizione finché non si addiviene ad una credibile espressione di professionalità.

Invece oggi si realizza l'ottantaquattresima riforma del codice di procedura penale in venti anni. Ventidue anni per fare una riforma, fino al 1989, e poi 84 riforme, compresa quella che il Senato sta per licenziare, che non hanno avuto forse neppure il tempo di essere del tutto lette da chi dovrebbe applicarle. Francamente, questa mi sembra una sconfitta. Ho la sensazione che non ci fosse bisogno di questo e che il bisogno della giustizia sia davvero un altro. Sì, è vero: c'è il bisogno di avere un processo breve, ma non lo si può interrompere perché lo si decide per legge; ugualmente, non si può non utilizzare uno strumento perché lo si decide per legge. Si praticano troppi parti cesarei nel nostro Paese, ma non si approva certo una legge per affermare che devono diminuire; si incide, invece, sulla formazione e sulla professionalità perché si sa quel che si deve fare.

Bene, questa è una scelta sbagliata e, francamente, mi sembra anche che sia la scelta di una sconfitta per una maggioranza e per un Governo che deve governare secondo priorità. Davvero, non è questa la priorità: non è intervenire sull'utilizzo degli strumenti, ma intervenire su chi gli strumenti li usa. Pertanto, è mia opinione che dovrebbe perfino esserci un qualche motivo di imbarazzo. Ci sono già delle norme, addirittura anche sul versante del diritto che si vuole tutelare, cioè quello delle dichiarazioni della stampa. Si consideri poi che alcuni giornali hanno compiuto la scelta, editoriale ed etica, di non pubblicare le intercettazioni. Magari non sono i giornali che vendono di più, ma sono giornali anche seri. Quindi, si può fare anche questo. Al di là di tale aspetto, però, chi viola il segreto istruttorio già oggi è punibile. Già oggi si può utilizzare la norma esistente per ridare rigore. Se non la si utilizza, perché non lo si fa? E perché lo si dovrebbe fare adesso, attraverso un appesantimento, con un'ulteriore riforma del codice di procedura penale?

Confesso che ho qualche difficoltà di comprensione. Mi sembra che, alla fine, questo provvedimento non sia ciò di cui si ha bisogno e che non sia un provvedimento serio. E se non è una cosa seria, voi capite anche perché (mutuando dalla pubblicità) la fiducia si dà alle cose serie. (Applausi dal Gruppo PD).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore D'Ambrosio. Ne ha facoltà.