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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 393 del 09/06/2010


D'AMBROSIO (PD). Il provvedimento, anziché trovare un giusto equilibrio tra l'esigenza di tutela della segretezza delle comunicazioni e quella di garanzia della libertà di informazione, introduce disposizioni pericolose che sembrano finalizzate più a colpire la magistratura e l'efficacia della sua azione che non a prevenire la diffusione delle intercettazioni. La sottrazione al GIP della decisione sull'autorizzazione delle intercettazioni telefoniche e la sua attribuzione al tribunale collegiale del capoluogo del distretto costituisce un atto di sfiducia nei confronti della magistratura. Peraltro, poiché non soltanto per le intercettazioni, ma anche per le misure cautelari (in base al disegno di legge n. 1440 in corso d'esame in Commissione) la decisione sarà attribuita al tribunale collegiale, il testo in esame provocherà la paralisi della giustizia per la difficoltà di reperire per i processi giudici non incompatibili, cioè che non si siano in qualche modo già occupati del procedimento. Inoltre, la previsione della sostituzione del magistrato nel caso in cui egli risulti iscritto nel registro degli indagati (e quindi non ancora giudicato e condannato) per rivelazione di segreti di ufficio appare eccessiva e tale da compromettere lo svolgimento di numerosi processi. Il provvedimento, oltre a produrre un indebolimento della lotta alla criminalità organizzata, rischia di generare il fallimento dei piccoli giornali di provincia in ragione delle sanzioni assai elevate previste a carico degli editori, molti dei quali non saranno verosimilmente in grado di farvi fronte. (Applausi dai Gruppi PD e IdV. Congratulazioni).