LANNUTTI - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca - Premesso che:
a causa della riduzione dei fondi necessari viene nuovamente a riproporsi lo spettro della eventuale soppressione dell'importantissimo Corso di laurea in Chimica applicata, sede distaccata di Ceccano (Frosinone), presso la Badia dei Padri Passionisti, facente parte della facoltà di Scienze dell'Ateneo di Tor Vergata Roma, qualora persista l'assenza, entro il prossimo 30 maggio, di un impegno di spesa da parte degli enti locali di almeno 50.000 euro;
detto Corso di laurea, denominato dai giornali "Fiore all'occhiello della Ciociaria", del Lazio e dell'intera Nazione, è nato grazie alla collaborazione sinergica di importanti professori universitari e ricercatori, grazie alla Confindustria di Frosinone, che ha finanziato il progetto, al Comune di Ceccano, al contributo di altri enti quali la provincia di Frosinone e la regione Lazio, grazie all'ateneo di Tor Vergata, e grazie anche all'impegno di selezionati studenti modello, che sempre in numero maggiore scelgono questa strategica e impegnativa facoltà scientifica, e che sono molto preparati, motivati ed appassionati;
in questi anni e fino a pochi mesi fa, nella sede di Ceccano, sono stati fatti notevolissimi, considerevoli ed oculati investimenti, creando laboratori aggiornatissimi appena ultimati, aule di informatica, mensa, confortevoli ambienti di studio comunitario ed alloggi per gli studenti non residenti;
inoltre il corso offre agli studenti anche la possibilità di frequentare importanti stages formativi e professionalizzanti presso industrie od enti collegati. L'antica Badia è stata riportata all'antico splendore, riuscendo a creare un campus universitario da prendere ad esempio a livello europeo; entrando in essa si respira una austera aria di eccellenza, serio impegno nello studio, sobrietà, cultura, e massimo rispetto delle regole di collaborazione. Il corso di laurea annovera un numero sempre maggiore di iscritti e ha cominciato anche a rilasciare i primi diplomi di laurea in Chimica applicata. Per non parlare poi degli insegnanti eccezionali ed affermati ricercatori;
gli studenti rappresentano la futura risorsa, l'elemento propulsore della ricerca e il volano di rilancio dell'industria chimica italiana, in considerazione anche del fatto che Frosinone costituisce il secondo polo chimico industriale italiano;
in data 20 maggio 2010 sul quotidiano "Il Tempo" è stato pubblicato un articolo in cui il Presidente del Consiglio Regionale invita la Regione Lazio, l'Amministrazione provinciale di Frosinone, la Confindustria di Frosinone, L'Ateneo di Tor Vergata, e tutte le parti in causa ad aprire con urgenza un tavolo tecnico alla Pisana per cercare di risolvere insieme il grave problema, in quanto non si può permettere che la provincia di Frosinone perda questo importante polo universitario, culturale, e altamente professionalizzante per i giovani studenti ciociari, già privi di altre alternative;
è necessario investire in misura maggiore, come avviene nel resto del mondo, sulla massima preparazione culturale dei nostri giovani, che dovranno confrontarsi, nell'attuale corsa alla globalizzazione ed innovazione del mercato mondiale, con alte professionalità emergenti, dando onore alla bandiera nazionale,
si chiede di sapere quali iniziative urgenti intenda assumere il Ministro in indirizzo, nelle opportune sedi, al fine di impedire la soppressione del Corso di laurea in Chimica applicata, giudicato di ottimo livello, e perché non venga distrutta anche questa nuova, unica e importantissima realtà, già operativa e perfettamente funzionante, volta a costruire l'avvenire degli oltre 70 studenti iscritti, e a valorizzare il futuro della provincia di Frosinone, martoriata da moltissime problematiche legate proprio alle condizioni giovanili e all'inserimento dei giovani nel mondo del lavoro.
(4-03290)
SAIA - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca - Premesso che:
le scuole pubbliche dovrebbero essere luogo di crescita sociale, culturale e civica;
a parere dell'interrogante in nessuna scuola pubblica si dovrebbero tenere riunioni di partiti politici, soprattutto durante una competizione elettorale;
considerato che:
secondo indiscrezioni raccolte dall'interrogante, all'Istituto tecnico industriale statale Matteucci di Roma si sarebbe svolta, il giorno 1° marzo 2010, una riunione del Partito Democratico con la partecipazione di alcuni parlamentari come l'onorevole Walter Veltroni e l'onorevole Roberto Morassut;
detta riunione sarebbe stata autorizzata dal Dirigente scolastico, che avrebbe permesso, allo scopo, l'utilizzo dell'aula magna;
la citata riunione si sarebbe svolta durante la campagna elettorale per le elezioni regionali del Lazio e senza alcun contraddittorio,
si chiede di sapere:
se al Ministro in indirizzo risulti che tale riunione sia da intendersi come assise di partito ovvero se si sia trattato di una manifestazione elettorale;
se risulti che altri istituti scolastici abbiano concesso l'utilizzo della propria aula magna a partiti politici e, in caso affermativo, a quali partiti o movimenti e per quali eventi;
se e in quali modi ritenga di dover intervenire al fine di garantire che le strutture scolastiche siano utilizzate per gli scopi cui sono preposte, vale a dire solo per fini didattici e di sviluppo, di ricerca, di discussione e di approfondimento per gli alunni.
(4-03291)
LANNUTTI - Ai Ministri dell'economia e delle finanze e per la pubblica amministrazione e l'innovazione - Premesso che:
in un'inchiesta dal titolo "Scandalo auto blu" della rivista "L'Espresso" si commenta che, mentre il Governo annuncia tagli e misure di contenimento della spesa, le gare per acquistare berline e ammiraglie di Stato continuano e si allargano agli enti locali;
sono stati spesi oltre 100 milioni di euro solo per gli ultimi lotti, appaltati dalla Consip, la SpA che gestisce le gare per il Ministero dell'economia e delle finanze, fra noleggi di berline piccole e grandi, acquisti di mezzi commerciali e basse cilindrate, city car e modelli 4x4. Un'altra assegnazione con i numeri che crescono ogni anno a colpi di milioni di euro, per le casse dello Stato;
le ultime gare indette dalla Consip SpA, assegnano una decina di forniture comprese fra i 5 e i 33 milioni di euro l'una. Senza contare la gara per le auto più grandi, che è ancora in corso ed elenca una serie di optional di lusso che vanno dal satellitare ultima generazione ai sedili in pelle chiara;
secondo la stima dell'Associazione contribuenti italiani, nel 2010 si è toccata la quota 624.330, con un incremento del 2,7 per cento proprio negli ultimi mesi. Fra proprietà e leasing lo Stato, le regioni, le province, le aziende sanitarie locali e i comuni battono ogni record, surclassando i grandi della terra;
l'Italia è al primo posto al mondo nella classifica delle macchine di Palazzo. Le auto blu sono infatti 73.000 negli Usa, 65.000 in Francia, 55.000 nel Regno Unito, 54.000 in Germania, 44.000 in Spagna, 35.000 in Giappone, 34.000 in Grecia e 23.000 in Portogallo;
secondo i dati dell'ultimo censimento utile, aggiornato al primo trimestre del 2010, riportati da "Libero", oggi come oggi le vetture in circolazione con a bordo un politico o un boiardo di Stato sono 629.120, una discreta impennata rispetto al 2009 quando erano 607.918. Un'inguardabile sterzata, rispetto a tre anni fa, quando erano 574.000 e a cinque anni fa quando erano «soltanto» 198.596;
in quest'ambito il servizio automobilistico cosiddetto «dedicato» conta circa 200 addetti, e rappresenta una spesa di circa 5.700.000 euro l'anno di soli stipendi;
l'altro servizio automobilistico, che viene definito di «reperibilità e pronto impiego», ha un costo medio di 250 euro a singolo «accompagnamento», e comporta un esborso di circa 3 milioni di euro l'anno. Naturalmente i costi salgono o scendono in questo caso in base al numero degli «accompagnamenti» annui effettuati. Nell'ultimo semestre del 2009 sono stati 6.777 (circa 18 al giorno, per una cifra di 4.500 euro spesi quotidianamente solo per far spostare gli uomini della presidenza);
complessivamente il servizio «a chiamata» ha toccato una spesa annua di 3.329.000 euro nel 2009. A questi milioni di euro vanno aggiunti i costi dell'affitto dei veicoli (467.000 euro nel 2009), del carburante (128.000 euro nel 2009) e di parcheggi e manutenzioni (95.000 euro nel 2009). In tutto sono poco più di 9 milioni di euro l'anno;
sommando gli stipendi degli autisti, i rifornimenti di carburante e i pedaggi autostradali di queste auto, secondo l'Associazione dei contribuenti, che ogni anno nel suo studio prende in esame sia le auto di proprietà delle amministrazioni che quelle in leasing, in noleggio operativo e noleggio a lungo termine, in carico a Stato, regioni, province, comuni, municipalità, aziende sanitarie locali, comunità montane, enti pubblici, enti pubblici non economici, società misto pubblico-private e società per azioni a totale partecipazione pubblica, la spesa annua legata a questo antistorico privilegio motorizzato supera i 21 miliardi di euro;
considerato che:
in Gran Bretagna il Governo ha annunciato un taglio netto sulle auto blu, le mitiche Jaguar, utilizzate come un vanto nazionale, invitando i componenti dell'esecutivo ad usare i mezzi pubblici;
in Francia il rigore ha colpito il parco macchine perfino della Difesa, dove le Renault di ordinanza, da 80 che erano, sono diventate solo 20,
si chiede di sapere:
quante siano le "auto blu" messe a disposizione del Governo e degli enti locali;
quali iniziative urgenti il Governo intenda assumere al fine di tagliare le spese relative all'uso delle auto blu, poste a carico dei cittadini che pagano le tasse, mettendosi in linea con i tagli applicati negli altri Paesi europei e vista la profonda crisi economica che l'Italia sta attraversando, i cui costi, tuttavia, continuano ad essere pagati soltanto dai cittadini, a cui si chiedono continuamente sacrifici.
(4-03292)
SAIA - Al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che in via S. Angelucci 11/13 a Cerenova, in provincia di Roma, ha sede la ricevitoria Sisal SpA (licenza n. RM 1655);
considerato che, a quanto risulta all'interrogante:
la licenza per la citata ricevitoria sarebbe stata rilasciata nel 1984;
nei primi mesi del 2009 sarebbe stata rilasciata un'ulteriore licenza (licenza n. RM 3579) al civico 1/A della stessa via S. Angelucci, a soli novanta metri di distanza dalla prima;
il decreto ministeriale 7 novembre 1995, recante "Istituzione di nuovi punti di raccolta del gioco del lotto", all'articolo 4, prevede che "la distanza tra i nuovi punti di raccolta e le ricevitorie gestite dagli ex dipendenti del lotto non può essere inferiore ai 200 metri seguendo il percorso pedonale più breve",
l'interrogante chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo ritenga di dover intervenire, al fine di verificare che le licenze per ricevitoria Sisal rilasciate siano in linea con le normative vigenti;
se e quali provvedimenti intenda porre in essere al fine di vigilare affinché sia garantito il rispetto delle norme che regolano la materia.
(4-03293)
AMORUSO - Ai Ministri per le politiche europee e delle politiche agricole alimentari e forestali - Premesso che:
lo scorso 1° giugno è entrato in vigore il Regolamento (CE) n. 1967/2006 del Consiglio, del 21 dicembre 2006, «relativo alle misure di gestione per lo sfruttamento sostenibile delle risorse della pesca nel mar Mediterraneo e recante modifica del Regolamento (CE) n. 2847/93 e che abroga il regolamento (CE) n. 1626/94»;
tale regolamento, per ragioni di sostenibilità dell'ecosistema marittimo, vieta l'utilizzo nelle acque del Mar Mediterraneo delle reti a maglia più stretta, così da evitare che vengano pescati e quindi portate sulle tavole alcune delle più popolari specie marine come le seppie, i cannolicchi, le telline, i rossetti, i bianchetti e i calamaretti;
tale novità legislativa ha suscitato viva preoccupazione tra gli operatori del settore nel Mezzogiorno, dove la piccola pesca rappresenta ancora una componente fondamentale dell'economia dei centri costieri;
inoltre in regioni quali la Puglia con l'entrata in vigore del regolamento europeo vengono bandite di fatto alcune delle più vecchie tradizioni alimentari;
la tutela dell'habitat marino è certamente un obiettivo importante, tuttavia sarebbe opportuno che, in questi come in molti altri casi analoghi nel passato, da parte dell'Unione europea vi fosse una maggiore flessibilità e una maggiore adattabilità alle specifiche caratteristiche economiche dei singoli Stati membri,
si chiede di sapere se il Governo intenda esporre le questioni richiamate in premessa in sede comunitaria, al fine di negoziare una maggiore flessibilità, nei confronti dell'Italia, del regolamento europeo in oggetto, così da contemperare l'esigenza primaria della protezione dell'habitat marino con le obiettive esigenze economiche e le indubbie tradizioni alimentari che riguardano in particolare il Mezzogiorno del nostro Paese.
(4-03294)
PEDICA - Al Ministro degli affari esteri - Premesso che:
presso il Ministero degli affari esteri è stata istituita dalla legge n. 49 del 1987 la Direzione generale per la cooperazione allo sviluppo;
la citata legge n. 49 del 1987 prevede un contingente di esperti di cooperazione assunti a contratto;
gli esperti di cooperazione prestano servizio, oltre che presso il Ministero degli affari esteri, anche presso le rappresentanze diplomatico consolari nei Paesi in via di sviluppo (PVS) e nelle unità tecniche locali (UTL) istituite presso dette rappresentanze;
a capo delle UTL sono preposti esperti di cooperazione, che si avvalgono dell'operato sia di personale di ruolo del Ministero degli affari esteri, sia di esperti di cooperazione, non appartenenti al predetto contingente, sia di cosiddetti " privati ", appartenenti a ruoli di altre Amministrazioni;
per esigenze delle UTL, gli esperti delle ultime due categorie sopra citate con le comprovate conoscenze e capacità necessarie alla partecipazione ai singoli progetti di cooperazione, purché residenti in Italia, possono essere inviati in missione breve (inferiore ai 4 mesi) o lunga (superiore ai 4 mesi), come previsto dalla legge n. 49 del 1987;
a motivo della residenza in Italia, coloro che sono stati inviati in missione percepiscono una diaria di missione all'estero, sulla quale pagano le imposte di legge;
numerosi esperti in missione, cittadini italiani, sono stati assunti in loco dai direttori delle UTL, ma risulterebbero iscritti all'Anagrafe italiana residenti all'estero (AIRE), e non in Italia, come previsto;
in quanto iscritti all'AIRE, oltre ad aver dichiarato il falso in fase di formalizzazione della propria missione, gli esperti percepirebbero una diaria di missione all'estero che non dovrebbero percepire, in quanto già residenti fuori dai confini nazionali, nonché si sottrarrebbero di fatto a tutti i relativi adempimenti fiscali;
solo recentemente sono stati disposti controlli a campione, da cui è emerso quanto suesposto,
si chiede di sapere:
quali siano le ragioni per le quali negli anni nessuno abbia mai controllato, minuziosamente e non a campione, la veridicità delle dichiarazioni relative alla residenza, soprattutto per quegli esperti che assumevano servizio in loco, ossia direttamente sul luogo di missione, senza partire dall'Italia;
se, a fronte di quanto emerso dalle rilevazioni summenzionate, siano stati dati i necessari seguiti d'ufficio;
quali misure il Ministro in indirizzo intenda intraprendere per sanare l'eventuale violazione sistematica e se lo stesso ritenga che la Direzione generale per la cooperazione allo sviluppo debba continuare ad avvalersi della collaborazione di esperti che abbiano fornito dichiarazioni mendaci nonché di coloro che ne hanno curato l'assunzione.
(4-03295)
AMORUSO - Al Ministro per i beni e le attività culturali - Premesso che;
in Puglia, negli anni Sessanta, la Soprintendenza ai monumenti e ai beni artistici, per riportare le numerose e importanti cattedrali romaniche presenti nella regione al loro originario stile, dopo i numerosi interventi modificativi intervenuti nel corso dei secoli, dispose la rimozione di significative testimonianze artistiche intervenute in epoca successiva in quanto ritenute non coerenti con lo stile originario;
un esempio eloquente è stato quello della Cattedrale di Bisceglie dove venne rimosso, tra gli altri, anche un grande dipinto ad olio che ne ornava il soffitto, raffigurante il "Trionfo dell'Eucarestia" ed eseguito nel 1773 dall'importante pittore molfettese Nicola Porta, allievo di Corrado Giaquinto;
l'opera, ridotta in pezzi e rimasta per oltre 20 anni nei depositi della Soprintendenza di Bari, venne finalmente ricomposta e restaurata per essere esposta nella Mostra sull'Eucarestia allestita a Bitonto, nel 2005, in occasione del Congresso Eucaristico Nazionale e del viaggio apostolico del Santo Padre Benedetto XVI;
terminata quell'esposizione, l'opera venne definitivamente inviata a Bisceglie, ma da allora (dicembre 2005) essa giace, abbandonata e arrotolata in teli plastificati in attesa della definitiva collocazione mai ricevuta, per terra all'ingresso del Museo diocesano;
in mancanza dei circa 60.000 euro necessari alla sua ricollocazione in Cattedrale, piuttosto che lasciar distruggere o deperire il dipinto, a parere dell'interrogante, oltretutto con l'impiego di minori risorse, si potrebbe collocare l'opera sulla parete di una sala dell'adiacente Museo diocesano, dove già sono esposte le altre opere dello stesso pittore provenienti dalla Cattedrale. Inoltre il Comune di Bisceglie ed un mecenate si sono offerti di sostenere la spesa necessaria a tale ultimo scopo,
si chiede di sapere;
se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quanto riportato in premessa;
quali siano i motivi per i quali il Soprintendente ai beni artistici di Bari permetta che questo prezioso dipinto continui a rimanere, arrotolato e avvolto in teli plastificati, in un luogo chiaramente non idoneo alla sua conservazione e alla sua sicurezza;
quali iniziative ritenga di intraprendere presso la Soprintendenza perché, tenendo anche conto dell'opzione esposta nel quinto paragrafo delle premesse, venga finalmente trovata una sistemazione dell'opera adeguata alla sua importanza artistica.
(4-03296)
MORRA - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca - Premesso che:
per quanto risulta all'interrogante, da parte del Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca per l'anno scolastico 2008/2009 sono stati attribuiti alle scuole paritarie per l'infanzia della regione Puglia circa 30.842.000 euro;
per l'anno scolastico 2009/2010 tale contributo è sceso ad euro 21 milioni circa, con un decremento quindi di 9.800.000 euro;
la decurtazione effettuata è avvenuta ad invarianza di previsione di spesa nel bilancio dello Stato 2010 rispetto a quello del 2009;
considerato che:
per il 2009 il capitolo di bilancio dello Stato prevedeva 535 milioni di euro circa, con un primo acconto di euro 415 milioni ed un secondo di euro 120 milioni (con variazione di bilancio);
per l'anno 2010 il capitolo di spesa prevede lo stesso stanziamento del 2009 pari ad euro 535 milioni, con un primo acconto di 405 milioni circa già ripartito fra gli uffici scolastici regionali e un saldo di euro 130 milioni ancora da ripartire;
preso atto che il primo acconto di 405 milioni, distribuito fra le regioni, ha penalizzato, al pari delle regioni Calabria, Campania e Basilicata, anche la regione Puglia, la quale ha subito un taglio di circa 9.800.000 euro;
valutato che se il criterio di distribuzione verrà confermato, anche sul saldo relativo ai 130 milioni di euro da distribuire, ad invarianza di previsione nel bilancio 2010, saranno ancora privilegiate le scuole paritarie del Nord e penalizzate le omologhe scuole con sede nelle regioni come la Puglia, la Calabria, la Campania e la Basilicata;
rilevato che la Federazione italiana scuole materne, sezione di Foggia, nella persona del suo Presidente dottor Fabio Daniele, ha già rappresentato presso gli uffici competenti la situazione dei finanziamenti dovuti dallo Stato alle scuole paritarie dell'infanzia della regione Puglia,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quanto sopra esposto e, in caso affermativo, in che modo intenda intervenire affinché, con il prossimo accreditamento, a saldo dei fondi 2010 pari a 130 milioni di euro, vengano riequilibrati gli stanziamenti per le regioni del Sud;
se non ritenga opportuno, considerata l'invarianza di spesa prevista nel bilancio 2010 rispetto a quello del 2009, assicurare per le regioni del Sud, e quindi anche per la Puglia, almeno il contributo di circa 31 milioni di euro già assegnati per l'anno 2009.
(4-03297)
COSTA - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti - Premesso che:
esiste un'Italia a due velocità anche per il sistema di trasporto pubblico, considerato che, mentre nell'Italia del Nord i treni ad alta velocità, in grado di ridurre notevolmente i tempi di percorrenza, stanno gradualmente diventando una realtà, in Puglia si è ancora alle prese con problemi di tutt'altra natura, quali carrozze vecchie, soste lunghe e ingiustificate, rotaie uniche che consentono ai treni di transitare uno per volta;
i viaggiatori, soprattutto i pendolari, ogni giorno devono fare i conti con una serie di disservizi, che vanno dalla mancanza di riscaldamento a vagoni che spesso si trasformano in carri bestiame per il sovraffollamento, oltre ai ritardi, in alcuni casi diventati di routine;
la Puglia è l'unica regione italiana ad avere un solo binario che la collega al Nord del Paese e che, peraltro, da circa due mesi è interrotto da una frana che comporta disagi inenarrabili per quei viaggiatori che da Brindisi devono raggiungere Roma;
un Intercity, per fare un esempio, impiega non meno di sei ore per coprire la tratta Bari-Roma, poco meno del doppio del tempo che, grazie all'alta velocità, la Freccia d'Argento (il vecchio Eurostar) impiega attualmente per coprire la tratta Roma-Milano;
ancora più grave è la situazione sulle tratte ferroviarie che collegano la Puglia con la Calabria dove i tempi di percorrenza diventano addirittura biblici;
mentre al Nord si investono miliardi di euro per l'alta velocità, al Sud ancora si discute su progetti di alta capacità in relazione alla tratta Napoli-Bari, la cui percorrenza, attualmente, a quanto risulta dagli orari di Trenitalia, può comportare da un minimo di tre ore e 50 minuti ed un massimo, in orario notturno, di otto ore e 18 minuti per un tragitto che è di 150 chilometri;
un treno ad alta velocità copre questa distanza in un'ora o poco meno;
in Europa e nel resto del mondo le grandi opere vengono progettate e realizzate nell'assoluto rispetto dei tempi e con costi certi e più che ragionevoli,
l'interrogante chiede di sapere quali provvedimenti urgenti il Governo intenda adottare per modernizzare il Mezzogiorno in generale e la Puglia in particolare, progettando e finanziando in tempi rapidi una rete ferroviaria e viaria che consenta al Sud del Paese di stare al passo con il resto d'Europa e che valorizzi ed esalti le potenzialità turistiche ed economiche del Mezzogiorno.
(4-03298)
ASCIUTTI - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca - Premesso che per la prima volta in Italia è stata affrontata sul piano legislativo la problematica relativa alle difficoltà specifiche di apprendimento (DSA) e alla valutazione degli apprendimenti stessi all'articolo 3, comma 5, del decreto-legge 1° settembre 2008, n. 137, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 ottobre 2008, n. 169, ove si prevede che «con regolamento emanato ai sensi dell'articolo 17, comma 2, della legge 23 agosto 1988, n. 400, su proposta del Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, si provvede al coordinamento delle norme vigenti per la valutazione degli studenti, tenendo conto anche dei disturbi specifici di apprendimento e della disabilità degli alunni, e sono stabilite eventuali ulteriori modalità applicative del presente articolo»;
considerato che:
con decreto del Presidente della Repubblica 22 giugno 2009, n. 192, recante il regolamento per la valutazione degli alunni, adottato in attuazione del citato decreto-legge n. 137, all'art. 10, rubricato "Valutazione degli alunni con difficoltà specifica di apprendimento (DSA)", veniva dettagliatamente disciplinata la diversa modalità di valutazione degli allievi con DSA, prevedendo, in particolare al comma 1, che, per gli alunni con DSA adeguatamente certificate, «la valutazione e la verifica degli apprendimenti, comprese quelle effettuate in sede di esame conclusivo dei cicli, devono tenere conto delle specifiche situazioni soggettive di tali alunni»;
a tali fini, nello svolgimento dell'attività didattica e delle prove di esame, sono adottati, nell'ambito delle risorse finanziarie disponibili a legislazione vigente, gli strumenti metodologico-didattici compensativi e dispensativi ritenuti più idonei;
rilevato che:
il Ministero dell'istruzione, università e ricerca ha adottato in passato una serie di note e circolari relative alla problematica degli alunni con DSA, in particolare: la nota 5 ottobre 2004, prot. 4099/A14; la nota 5 gennaio 2005, prot. n. 26/A4°; la nota 10 maggio 2007, prot. 4674; la circolare 28 maggio 2009 MIUR/AOODGOS prot. 5744/RU/U, che hanno finora rappresentato il solo quadro normativo di riferimento per le problematiche relative alle DSA;
nell'ordinanza ministeriale sugli esami di Stato n. 44 del 5 maggio 2010, prot. n. 3446, all'art. 12, comma 7, è richiamata l'attenzione delle commissioni di esame sulla diversa modalità di valutazione dei candidati con DSA facendo riferimento all'articolo 10 del citato regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica n. 122 del 2009;
in particolare si attende che la commissione di esame anche sulla base di quanto previsto dal citato articolo 10 e di eventuali elementi forniti dal consiglio di classe, in debita considerazione le specifiche situazioni soggettive, adeguatamente certificate, relative ai candidati affetti DSA, sia in sede di svolgimento delle prove scritte che, in particolare, di predisposizione della terza prova scritta, prevedendo la possibilità di riservare, comunque, alle stesse, tempi più lunghi di quelli ordinari;
al candidato potrà essere consentita la utilizzazione di apparecchiature e strumenti informatici impiegati per le verifiche in corso d'anno;
atteso che nelle more dell'auspicata approvazione del disegno di legge sulle DSA, attualmente all'esame, in seconda lettura, della VII Commissione permanente (Cultura, scienza e istruzione) della Camera dei deputati; e in considerazione dell'esigenza di assicurare corrispondente ed efficace tutela agli studenti con DSA mediante una valutazione adeguata delle loro specifiche situazioni soggettive anche nelle procedure relative agli scrutini conclusivi del corrente anno scolastico,
si chiede di sapere
in che modo il Ministro in indirizzo intenda adoperarsi affinché si provveda ad un'idonea e confacente valutazione degli alunni con difficoltà specifica di apprendimento (DSA);
se non ritenga opportuno intervenire e predisporre con urgenza l'adozione di un'apposita circolare, che disciplini, anche per i prossimi scrutini di fine anno, la valutazione degli alunni con DSA in osservanza del citato articolo 10 del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica n. 122 del 2009.
(4-03299)
LANNUTTI - Ai Ministri dell'economia e delle finanze e dello sviluppo economico - Premesso che:
si apprende da notizie di stampa che la Sogin SpA, una società pubblica appartenente al gruppo Enel, avrebbe investito 200.000 euro per proteggere il proprio amministratore delegato, Massimo Romano, da un'inchiesta di Report, andata in onda il 2 novembre 2008, con il titolo "L'eredità", in cui si indagava sulla pessima gestione delle scorie nucleari e delle operazioni di smantellamento dei vecchi siti;
l'incredibile vicenda emergerebbe fra le pieghe di un procedimento giudiziario in fase istruttoria ancora nel dicembre 2009, intentato a Report e alla stessa Gabanelli da una delle vittime di quella puntata sul ritorno del nucleare, un deputato della Lega Nord, Massimo Polledri;
in particolare il politico piacentino, durante la puntata, veniva tirato in ballo per aver attaccato la Sogin (allora guidata da Carlo Jean) in una lettera, lamentando una scarsa qualità della comunicazione della società con i territori che ospitano le centrali;
Polledri si è sentito diffamato e ha accusato la Gabanelli di aver fatto un giochetto molto simile a quello imputatogli dai giornalisti di Report. Al pubblico ministero di Piacenza sono state consegnate una serie di e-mail in cui si dimostra che l'amministratore delegato della Sogin del 2008, Massimo Romano, avrebbe ingaggiato una società di comunicazione la Ad Hoc Srl (altri 200.000 euro) per gestire i rapporti con la stampa e per l'occasione "parare" la botta di Report;
con Ad Hoc Srl, che già aveva avuto rapporti professionali precedenti con Romano e Sogin SpA, viene firmato il nuovo contratto con validità dal primo luglio 2008, proprio mentre Report stava girando l'inchiesta sulla gestione delle scorie nucleari avanzando rilevanti dubbi proprio sul ruolo di Sogin e su eventuali violazioni della legge esistente da parte della società pubblica;
grazie alla capacità dei consulenti, per evitare un danno di immagine a Romano e alla società, si riesce a combinare un incontro per l'ora di pranzo, con la Gabanelli, probabilmente conviviale;
secondo i difensori di Polledri, la Gabanelli si sarebbe fatta "ammorbidire" dopo il pranzo con lo stesso Romano organizzato da Ad Hoc Srl. E infatti nella puntata di Report il management di allora (Romano è stato rimosso ad agosto 2009) non veniva accomunato con gli sprechi dei suoi predecessori;
il faccia a faccia probabilmente ha avuto l'effetto sperato da Romano, tanto che prima di andare in onda con l'inchiesta, la Gabanelli offre all'amministratore delegato della Sogin la possibilità di una intervista, che viene però (su consiglio dei consulenti) cortesemente rifiutata, inviando una breve dichiarazione alla conduttrice che per e-mail assicurò "ne daremo conto";
durante la puntata in questione la Sogin veniva infilzata sia da studio che durante l'inchiesta condotta sul campo, sempre riferendosi però a presunte colpe dei manager che precedettero Romano, in testa il generale Carlo Jean nominato qualche anno prima. Anche quando vengono rilevate criticità contemporanee, non una parola di Report è spesa a critica della gestione Romano: contro la società sì, ma contro il manager mai,
si chiede di sapere se, a quanto risulta ai Ministri in indirizzo, corrisponda al vero che una società pubblica, la Sogin SpA, con soldi pubblici, abbia pagato una somma consistente di denaro per ammorbidire l'inchiesta di una trasmissione della tv pubblica, finanziata con soldi pubblici, per difendere la sola questione privata esistente: il buon nome di un manager che, pur di salvare se stesso, sembra che abbia accettato di mandare a fondo la società che avrebbe dovuto difendere.
(4-03300)
BIANCONI - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca - Premesso che:
ad oggi sembra mancare un quadro giuridico certo che consenta agli studenti iscritti ai corsi di alta formazione artistica e musicale (AFAM) di frequentare contestualmente, nell'ambito di specifiche norme, altri corsi di formazione superiore, al fine di garantire la vocazione e le aspettative dei singoli studenti;
pur essendo stata accolta con favore da parte dei direttori dei conservatori di musica l'istituzione dei licei musicali in completamento dei cicli scolastici, non è attualmente possibile una formazione specifica in merito con l'ingresso al periodo superiore (trienni) dell'AFAM anche perché, pur essendosi già attivati specifici accordi tra i licei musicali, occorre migliorare la loro presenza sul territorio;
vi sono, anche da fonti autorevoli, preoccupanti affermazioni, secondo le quali non sarebbe più possibile attivare alcuna tipologia di formazione di base nei conservatori di musica e negli istituti musicali pareggiati successivamente all'attivazione dei licei musicali;
la specificità della tradizione formativa musicale italiana, che ha sempre assicurato livelli di eccellenza mediante la continuità del percorso formativo partendo proprio dai conservatori e dagli istituti musicali, può continuare ad essere garantita solo se queste due strutture continuano, attraverso l'alto livello di qualità, ad essere due organismi complementari dei nuovi licei musicali, così da concorrere ad una migliore diffusione della formazione musicale su tutto il territorio nazionale,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno che tutti i decreti di autorizzazione dei nuovi ordinamenti siano emanati contestualmente ed in tempo utile per l'avvio dei nuovi corsi nell'anno accademico 2010-2011, chiarendo, ove necessario anche con modifiche normative, l'importanza di mantenere attiva, nell'ambito dei conservatori e degli istituti musicali pareggiati, la formazione di base armonizzandone i vari livelli di competenze;
se non ritenga necessario raccomandare a tutti i direttori di adoperarsi affinché venga garantito il rispetto della scadenza del 1° novembre 2011 in considerazione della necessità di rispettare le direttive comunitarie relative alla costituzione dello spazio europeo della formazione superiore.
(4-03301)
LUMIA - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro della giustizia -
(4-03302)
(Già 3-01158)
DELLA SETA - Ai Ministri per i beni e le attività culturali e delle infrastrutture e dei trasporti - Premesso che:
nel 2004 il consorzio Ascogen parcheggi, vistosi rifiutare il permesso di costruire in un'altra zona di Roma, chiese per compensazione che gli venisse concessa una diversa area e propose viale Leonardo da Vinci, presentando un progetto che doveva tener conto della nuova viabilità non ancora realizzata;
con l'ordinanza n. 54 del 27 luglio 2007, il Sindaco, quale Commissario per l'emergenza parcheggi, concesse l'autorizzazione al consorzio Ascogen per costruire il parcheggio n. 344 nell'ambito del Programma urbano parcheggi (PUP). Si tratta di 80 box pertinenziali, quindi destinati a privati;
la Soprintendenza archeologica di Roma, poiché l'area è frapposta tra il sepolcreto ostiense adiacente alla basilica e il complesso delle catacombe di Commodilla, richiese che venissero effettuati sondaggi per verificare l'eventuale presenza di reperti archeologici importanti. Queste operazioni sono state eseguite nella seconda metà del 2009 e hanno portato alla concessione del nulla osta;
il 30 marzo 2010 il consorzio Ascogen ha ottenuto dal Comune il permesso di costruire, con alcune prescrizioni tra cui l'installazione ante operam di un sistema di monitoraggio della stabilità dei palazzi circostanti l'area dello scavo;
il 29 aprile su iniziativa del comitato "NOPUP Viale Leonardo da Vinci", si è tenuto un'incontro in cui la dottoressa Bianchi, presidente del comitato contro i parcheggi di piazza Gentile da Fabriano, e il dottor Manelli, geologo, hanno messo in guardia circa la situazione idrogeologica della zona;
si evidenzia che il 31 maggio 2010 il comitato ha incontrato l'Assessore ai lavori pubblici, urbanistica e mobilità del Municipio XI, che ha manifestato comprensione per i timori dei cittadini e si è ripromesso di chiedere un incontro chiarificatore con il Comune e la ditta costruttrice;
inoltre, in data 1° giugno il comitato ha incontrato Stefano Marchi, Assessore alla mobilità del Comune di Roma. Questi si è dichiarato disponibile ad esaminare eventuali problematiche e timori su sicurezza, viabilità e riqualificazione dell'area. Al termine dell'incontro, l'Assessore si è inoltre impegnato a verificare le difformità fra quanto stabilito dalla concessione e quanto finora realizzato dal costruttore, a cominciare dai monitoraggi sui palazzi, e ha ribadito che nel caso in cui venissero riscontrati problemi per la sicurezza il Comune interverrebbe immediatamente,
si chiede di conoscere se i Ministri in indirizzo non intendano adoperarsi, ognuno per quanto di propria rispettiva competenza, per verificare che la realizzazione del parcheggio avvenga nel più scrupoloso rispetto delle normative in materia di sicurezza e qualità della vita dei cittadini e della tutela dei beni culturali e ambientali.
(4-03303)
DELLA SETA - Ai Ministri dell'interno e della giustizia - Premesso che:
il 10 maggio 2007 con decreto di sequestro preventivo urgente i pubblici ministeri Curcio e Maresca della Procura della Repubblica di Napoli sequestravano l'approdo turistico, in corso di costruzione, denominato ''Marina del Capitello'' nel comune di Lacco Ameno nell'isola di Ischia (Napoli). Il sequestro dell'approdo, realizzato in territorio sottoposto a vincolo paesaggistico, veniva convalidato il successivo 21 maggio dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Napoli, dottoressa Scandone;
i pubblici ministeri Curcio e Maresca, contestando numerose violazioni ambientali commesse durante i lavori, scrivevano nel decreto di sequestro preventivo quanto segue: «Emerge in tutta evidenza (dall'attività di osservazione e di videoripresa effettuato dal personale di PS del Commissariato di Ischia e dalle squadre nautiche e di sommozzatori della Questura di Napoli) un'operazione di dragaggio nella zona dell'approdo turistico denominato "Marina del Capitello", attività che risulta non coperta da autorizzazione. Inoltre il materiale litoide estratto, unitamente a materiale di risulta più vario (massi di cemento armato, cavi di acciaio, materiale da costruzione di scarto, tubi in ferro ed in gomma) non viene stoccato autonomamente, né smaltito, ma è reimpiegato nella costruenda scogliera e tali materiali costituiscono a tutti gli effetti "rifiuto"»;
in una nota diffusa alla stampa in occasione del sequestro, gli allora procuratori aggiunti della Procura della Repubblica di Napoli, Paolo Mancuso e Giuseppe Maddalena, affermarono: ''Recentemente si è constatato altresì che, per effetto delle illecite operazioni in corso, risulta gravemente danneggiata la condotta sottomarina nella quale il sistema fognario comunale convoglia i liquami, con la conseguenza di un grave danno ambientale in atto e di una situazione di grave ed incombente pericolo per la salute pubblica";
in data 17 luglio 2008 è stata presentata, dal deputato del Pdl Amedeo Laboccetta, un'interpellanza urgente (2-00099) in cui, prendendo le difese degli amministratori comunali indagati dalla Procura di Napoli, egli paventava "una campagna di veleni, di denunce, di esposti che vedrebbe coinvolti anche funzionari della Polizia di Stato, i quali, anche sulla base di notizie di stampa, avrebbero tra l'altro promosso indagini e prodotto informative poi rivelatesi nettamente infondate". In interviste pubblicate su due testate giornalistiche campane ("Il Roma" e "Il Golfo"), l'onorevole Laboccetta riferendo dell'iniziativa formulava critiche pesanti al Commissariato di Ischia. Inoltre, risulterebbe che in più occasioni siano state avanzate pressioni per trasferire dal Commissariato di Ischia gli ufficiali di Polizia giudiziaria che, su incarico della Procura di Napoli, avevano indagato sull'amministrazione di Lacco Ameno, e in paricolare sul neo-eletto consigliere regionale Domenico De Siano;
con atto datato 3 ottobre 2008, i pubblici ministeri Maresca e Del Gaudio, in forza alla Direzione distrettuale antimafia della Procura di Napoli, formulavano al giudice per le indagini preliminari richiesta di proroga del termine delle indagini preliminari nei confronti dei 34 indagati, fino alla data del 3 aprile 2009. Il giudice per le indagini preliminari della 39a Sezione, dottoressa Scandone, notificava l'avanzata richiesta agli indagati con atto datato 6 ottobre 2008. Dalla predetta notifica emergeva il quadro accusatorio dei pubblici ministeri, consistente nelle contestazioni a vario titolo di "associazione per delinquere finalizzata a realizzare una serie indeterminata di delitti di falso in atti amministrativi: peculato, tentativo di truffa e truffa ai danni di ente pubblico"; ed ancora: "falso ideologico e falsità materiale, distruzione di bellezze naturali, contrabbando di carburante, abuso, omissione e rifiuto di atti di ufficio, divulgazione di atti e fatti che dovevano rimanere segreti, favoreggiamento",
si chiede di conoscere:
se i Ministri in indirizzo, ognuno per quanto di propria competenza, ritengano opportuno accertare e riferire l'esito processuale dell'inchiesta penale e le determinazioni dell'autorità giudiziaria alla scadenza della richiesta della proroga del termine delle indagini preliminari;
se ritengano di accertare e riferire i dati statistici relativi ai risultati operativi conseguiti dal Commissariato di Polizia di Ischia nel biennio 2007-2008 e nel biennio 2009-2010;
se risponda a verità che a seguito dell'interpellanza e delle interviste citate dell'onorevole Laboccetta, gli ufficiali di polizia giudiziaria in forza al Commissariato di Ischia che avevano condotto le indagini in oggetto siano stati trasferiti presso altre sedi con mansioni non operative.
(4-03304)
CAMBER - Al Ministro della difesa - Premesso che:
il 28 aprile 2010 il Senato ha approvato in via definitiva il disegno di legge recante "Ratifica ed esecuzione della Dichiarazione di intenti tra i Ministri della difesa di Francia, Italia, Olanda, Portogallo e Spagna relativa alla creazione di una Forza di gendarmeria europea, con Allegati, firmata a Noordwijk il 17 settembre 2004, e del Trattato tra il Regno di Spagna, la Repubblica francese, la Repubblica Italiana, il Regno dei Paesi Bassi e la Repubblica portoghese per l'istituzione della Forza di gendarmeria europea, EUROGENDFOR, firmato a Velsen il 18 ottobre 2007";
secondo quanto previsto dall'art. 3 della legge, "Ai fini del Trattato di cui all'articolo 1, la Forza di polizia italiana a statuto militare per la Forza di gendarmeria europea è l'Arma dei Carabinieri";
un'interpretazione di quanto previsto dal Trattato, diffusasi anche via Internet, vedrebbe quale conseguenza della ratifica del Trattato addirittura l'abolizione dell'Arma dei Carabinieri, fatti salvi quei contingenti che andrebbero a costituire la forza di polizia multinazionale a statuto militare (EUROGENDFOR);
sempre secondo tale interpretazione la "cancellazione" dell'Arma dei Carabinieri dovrebbe avvenire nel 2011;
tale interpretazione sta suscitando comprensibili preoccupazioni tra i militari dell'Arma, i loro familiari ed i cittadini,
si chiede di sapere:
se l'interpretazione diffusasi in alcuni ambienti, grazie anche ad Internet, abbia qualche fondamento;
quali siano le valutazioni del Ministro in indirizzo sul futuro dell'Arma dei Carabinieri in ambito nazionale e sovranazionale;
in ogni caso, quali conseguenze determinerà per l'Arma dei Carabinieri l'adesione dell'Italia al trattato di Velsen.
(4-03305)