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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 391 del 31/05/2010


RESOCONTO SOMMARIO

Presidenza del presidente SCHIFANI

La seduta inizia alle ore 16,06.

Sul processo verbale

OLIVA, segretario. Dà lettura del processo verbale della seduta pomeridiana del 27 maggio.

PEGORER (PD). Chiede la votazione del processo verbale, previa verifica della presenza del numero legale.

PRESIDENTE. Dispone la verifica. Avverte che il Senato non è in numero legale e sospende la seduta per venti minuti.

La seduta, sospesa alle ore 16,08 è ripresa alle ore 16,28.

Previa verifica del numero legale, chiesta dal senatore PEGORER (PD), Il Senato approva il processo verbale della seduta pomeridiana del 27 maggio.

Comunicazioni della Presidenza

PRESIDENTE. L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B ai Resoconti della seduta.

Preannunzio di votazioni mediante procedimento elettronico

PRESIDENTE. Avverte che dalle ore 16,29 decorre il termine regolamentare di preavviso per eventuali votazioni mediante procedimento elettronico.

Sull'ordine dei lavori

ZANDA (PD). A nome del Gruppo del Partito democratico, chiede alla Presidenza di valutare la possibilità che il disegno di legge n. 1611 sia rinviato all'esame della Commissione giustizia, ai sensi dell'articolo 100, comma 11, del Regolamento del Senato, avendo appreso che la maggioranza ha presentato all'esame dell'Aula alcuni emendamenti che apportano al testo approvato dalla Commissione modifiche rilevanti, sulle quali è necessario consentire un maggiore approfondimento e il doveroso confronto con l'opposizione. (Applausi dal Gruppo PD).

CASSON (PD). L'emendamento 1.710, presentato dalla maggioranza in Aula, ampliando ulteriormente l'ambito di applicabilità delle norme transitorie del provvedimento, se approvato avrebbe pesanti ripercussioni sul sistema della giustizia e sull'utilizzo delle intercettazioni in ambito processuale. Al fine di valutare più attentamente questo emendamento, assieme alle altre modifiche presentate solo in Aula dalla maggioranza e che investono norme cruciali in materia di intercettazioni e pubblicazione degli atti di indagine, si associa alla richiesta avanzata dal senatore Zanda per un rinvio presso le Commissioni affari costituzionali e giustizia del provvedimento. (Applausi dal Gruppo PD).

PRESIDENTE. La Presidenza si è già impegnata in Conferenza dei Capigruppo, a pronunziarsi su eventuali richieste di rinvio in Commissione del testo in relazione alla rilevanza delle proposte di modifica preannunciate dalla maggioranza. Tutto ciò, però, potrà avvenire dopo l'avvio della discussione in Aula del provvedimento, cui ancora non si è dato corso.

BELISARIO (IdV). Sottolinea l'importanza di rispettare il procedimento di esame in sede referente sulle proposte di modifica avanzate dalla maggioranza in vista della discussione in Aula, che modificano radicalmente il testo esaminato dalla Commissione giustizia. Poiché il provvedimento ha effettui nefasti per la libertà di informazione e per l'attività degli organi investigativi e della magistratura, chiede alla Presidenza di disporre la ripresa diretta televisiva da parte della RAI dell'intera trattazione del disegno di legge, per consentire all'opinione pubblica di essere compiutamente informata su quanto il Senato sta discutendo. (Applausi dal Gruppo IdV).

PRESIDENTE. Come da prassi consolidata, la Presidenza non mancherà di accogliere la richiesta di ripresa diretta televisiva per le dichiarazioni di voto finali. Il servizio pubblico radiotelevisivo, del resto, non potrebbe coprire l'intera discussione del provvedimento.

D'ALIA (UDC-SVP-Aut: UV-MAIE-IS-MRE). L'esame in Commissione ha subito un'accelerazione perché la maggioranza aveva lasciato intendere la possibilità di approfondire con l'opposizione alcune problematiche del testo discusso in Commissione. Ora invece, la maggioranza si presenta con numerose proposte di modifica notificate in vista dell'esame in Aula, alcune delle quali di particolare rilevanza, come quella che amplia l'ambito di operatività delle norme transitorie, che meritano un approfondimento in sede referente. Sarebbe peraltro opportuno evitare inutili sprechi di tempo discutendo l'esame di pregiudiziali di costituzionalità riferite ad un testo che la maggioranza intende modificare radicalmente.

PRESIDENTE. La proposta di estendere l'ambito di operatività delle norme transitorie non è contenuta in un emendamento presentato dalla maggioranza in Aula, ma è stata già approvata in Commissione.

BRICOLO (LNP). Il provvedimento è giunto all'esame dell'Aula dopo un lungo e ponderato iter di esame, sia alla Camera che in Commissione al Senato, che ha permesso di recepire anche molte delle osservazioni formulate dalle opposizioni. Pur rimettendosi alla decisione che assumerà la Presidenza, auspica che si dia avvio alla discussione del provvedimento che è il frutto del ragionevole bilanciamento di molteplici esigenze: la garanzia della libertà di stampa, la salvaguardia dei poteri di indagine della magistratura e la tutela della privacy dei cittadini. (Applausi dai Gruppi LNP e PdL).

FINOCCHIARO (PD). E' singolare che la maggioranza richiami la necessità di accelerare l'iter del provvedimento dopo il tempo perso in Commissione per discutere e votare emendamenti della maggioranza sostenuti dal Governo che ora la stessa maggioranza e il Governo sconfessano con proposte completamente diverse. La richiesta di rinvio in Commissione avanzata dal senatore Zanda non è assimilabile a quella individuata dall'articolo 100, comma 11, del Regolamento, che pure è evidentemente applicabile alle rilevanti novità proposte dalla maggioranza e che potrà essere discussa al momento dell'esame delle questioni incidentali: si tratta invece della richiesta politica di reinvestire il Senato della responsabilità di trovare elementi di convergenza su una materia delicatissima, fonte di divisioni e distinguo anche all'interno del centrodestra, sulla quale finora il Governo ha assunto posizioni tra loro contraddittorie, chiedendo la fiducia alla Camera su un testo che poi ha sconfessato in Commissione in Senato, per ora assecondare ulteriori ipotesi di modifica. (Applausi dal Gruppo PD).

GASPARRI (PdL). Il provvedimento in esame è stato oggetto di un lungo ed articolato iter di esame presso la Camera ed in ben 38 sedute della Commissione giustizia del Senato. La maggioranza ha accolto l'invito più volte espresso dal Presidente del Senato in Conferenza dei Capigruppo di rinviare la calendarizzazione del provvedimento per cercare ampie convergenze sulla materia. Oggi, gli emendamenti presentati dalla maggioranza in Aula, pur intervenendo su alcuni aspetti qualificanti del provvedimento, rappresentano l'esito di un naturale ripensamento che tiene conto anche delle riflessioni maturate in Commissione e sono stati resi noti per tempo alle opposizioni che hanno presentato subemendamenti. Peraltro alcune proposte tornano al testo licenziato dalla Camera. Le critiche avanzate dal Gruppo del Partito Democratico appaiono quindi pretestuose e non giustificano la richiesta di rinvio in Commissione a due anni dall'inizio dell'esame parlamentare dei disegni di legge sulla disciplina delle intercettazioni. (Applausi dal Gruppo PdL).

PRESIDENTE. Come annunciato in Conferenza dei Capigruppo, la Presidenza si avvarrà della facoltà conferitagli ai sensi dell'articolo 100, comma 11, del Regolamento in sede di esame del disegno di legge n. 1611. Anche una eventuale deliberazione dell'Assemblea in ordine alla richiesta di rinvio dell'intero provvedimento potrà avvenire dopo il suo incardinamento, con l'esame delle questioni incidentali.

DELLA MONICA (PD). Contrariamente a quanto sostenuto dal Presidente, anche la disciplina transitoria è oggetto di un emendamento presentato dopo la conclusione dell'esame in Commissione, l'1.710, la cui eventuale approvazione metterebbe a rischio centinaia di processi. Peraltro, trattandosi di uno degli ultimi emendamenti del fascicolo, si discuterebbe per la prima volta di una norma chiave ad esame del testo praticamente concluso. (Applausi dal Gruppo PD).

PRESIDENTE. La Presidenza prende atto della delicatezza del tema, e se ne farà carico.

Discussione dei disegni di legge:

(1611) Norme in materia di intercettazioni telefoniche, telematiche e ambientali. Modifica della disciplina in materia di astensione del giudice e degli atti di indagine. Integrazione della disciplina sulla responsabilità amministrativa delle persone giuridiche (Approvato dalla Camera dei deputati)

(212) COSSIGA. - Informativa al Parlamento in materia di intercettazioni delle comunicazioni

(547) COSTA. - Modifiche al codice di procedura penale e al codice penale in materia di intercettazione di conversazioni o comunicazioni

(781) DELLA MONICA ed altri. - Norme in materia di intercettazioni telefoniche e ambientali e di pubblicità degli atti di indagine

(932) CASSON ed altri. - Modifiche ai codici penale e di procedura penale in materia di intercettazione di conversazioni e comunicazioni e di pubblicità degli atti di indagine

(Relazione orale)

Rinvio in Commissione di emendamenti, ai sensi dell'articolo 100, comma 11, del Regolamento

CENTARO, relatore. Il disegno di legge in esame, composto di un solo articolo, reca quarantadue commi che apportano modifiche in materia di intercettazioni telefoniche, telematiche e ambientali al codice di procedura penale, al codice penale e ad altre norme. In particolare, si prevede la sostituzione del magistrato che abbia pubblicamente rilasciato dichiarazioni concernenti il procedimento affidatogli o che risulti iscritto nel registro degli indagati per il reato di illecita rivelazione di segreti inerenti al procedimento stesso; si accentua il divieto di eseguire intercettazioni nei confronti del difensore; si vieta la pubblicazione delle intercettazioni fino alla chiusura delle indagini preliminari e all'udienza preliminare. Nell'ordinanza di misura cautelare potrà essere riportato solo il contenuto delle intercettazioni e della stessa ordinanza potrà essere pubblicato solo il contenuto, dopo la conoscenza da parte dell'interessato; si vieta inoltre la pubblicazione dell'immagine dei magistrati e di atti e contenuti relativi a comunicazioni da distruggere perché relative a terzi estranei o a fatti irrilevanti per il processo. Il comma 9, che modifica l'articolo 266 del codice di procedura penale, conferma l'elenco dei reati intercettabili aggiungendovi gli atti persecutori. Si prevede che le intercettazioni ambientali possano avvenire solo nei luoghi dove si ritiene stia avvenendo l'attività criminosa, mentre il comma 10 disciplina le operazioni di ripresa visiva e l'intercettazione di corrispondenza postale. Il comma 11 modifica l'articolo 267 del codice di procedura penale relativo ai presupposti e alle forme del provvedimento con cui sono disposte le intercettazioni: i presupposti sono l'esistenza di gravi indizi di reato, la indispensabilità ai fini della prosecuzione delle indagini, l'utilizzo abituale, da parte dell'indagato, dell'utenza da intercettare; l'autorizzazione viene concessa dal tribunale competente, che decide in composizione collegiale, previa richiesta del pubblico ministero con l'assenso scritto del procuratore della Repubblica. Gli atti d'indagine sono trasmessi al tribunale ai fini della valutazione della gravità dei fatti ed è prevista una procedura d'urgenza che deve essere convalidata entro quarantotto ore. Per i reati ordinari la durata delle intercettazioni è fissata in un massimo di settantacinque giorni; per i reati più gravi, tra cui quelli di mafia e terrorismo, la durata è di quaranta giorni, prorogabile fino al termine delle indagini preliminari: per questi ultimi reati la normativa in vigore non viene modificata. E' previsto un apposito registro delle attività di intercettazione ed i supporti devono essere conservati in un archivio riservato, individuando i responsabili della conservazione; si disciplina l'ascolto delle registrazioni da parte dei difensori. Le modifiche all'articolo 270 del codice di procedura penale prevedono l'utilizzabilità dei risultati delle intercettazioni in procedimenti diversi per una serie di reati puntualmente elencati, mentre il comma 14 riguarda le comunicazioni di appartenenti ai Servizi segreti e richiama la procedura di verifica della opponibilità o meno del segreto di Stato da parte della Presidenza del Consiglio. Si stabiliscono poi l'inutilizzabilità dei risultati delle intercettazioni in caso di derubricazione del reato e la comunicazione all'autorità ecclesiastica di un procedimento a carico di un rappresentante della Chiesa. I commi successivi al 25, che riguardano modifiche al codice penale, aumentano le sanzioni per rivelazione illecita dei testi di intercettazioni inerenti ad un procedimento penale. Le riprese di immagini e le registrazioni fraudolente sono punite su querela di parte, con delle eccezioni. Infine, la disciplina transitoria prevede l'applicazione di alcune norme ai procedimenti in corso e rinvia di un anno l'entrata in funzione dei tribunali in composizione collegiale. (Applausi dal Gruppo PdL).

LEGNINI, relatore di minoranza. Da diversi anni è avvertita l'esigenza di modificare la disciplina delle intercettazioni per eliminare abusi e tutelare adeguatamente la riservatezza delle persone. L'intervento normativo non è tuttavia semplice, dovendo bilanciare i diversi interessi costituzionali coinvolti, ed è complicato da specifiche circostanze nazionali: le anomalie del sistema informativo italiano, l'elevato tasso di criminalità, i difficili rapporti tra magistratura e classe politica. Nella scorsa legislatura il Governo Prodi presentò un disegno di legge che provava a contemperare il diritto alla privacy con altri valori costituzionalmente protetti, quali la libertà di stampa, il diritto di informazione, l'obbligatorietà dell'azione penale, il giusto processo, la sicurezza dei cittadini. Quel testo, che fu approvato dalla Camera quasi all'unanimità, era molto diverso dal confuso e pasticciato disegno di legge presentato dal Governo in carica, che è peggiorato durante l'esame presso la Commissione giustizia del Senato. Il provvedimento in esame fissa limiti inaccettabili per le intercettazioni e, attribuendo al giudice collegiale la competenza ad autorizzarle, determinerà la paralisi degli uffici giudiziari e favorirà paradossalmente fughe di notizie. La previsione dell'assenso scritto del procuratore della Repubblica costituisce un ulteriore passo verso la gerarchizzazione delle procure; il divieto di utilizzare le intercettazioni in altri procedimenti è irragionevole, mentre il requisito della necessaria finalizzazione all'utilizzo dell'intercettazione al perseguimento di una specifica attività criminosa impedisce di fatto le intercettazioni ambientali e depotenzia le indagini. La previsione di una disciplina speciale per i reati di mafia e terrorismo non elimina il rischio di privare gli investigatori di uno strumento prezioso. Particolarmente gravi sono le disposizioni che inaspriscono le sanzioni e limitano il diritto di cronaca, sferrando un attacco senza precedenti alla libertà di informazione. A seguito delle proteste di giornalisti, editori, magistrati e Forze dell'ordine, la maggioranza sembra orientata a ripristinare il testo licenziato dalla Camera e a consentire la pubblicazione per riassunto degli atti di indagine. Se così fosse, permarrebbe tuttavia la disposizione transitoria che rischia di far saltare numerosi procedimenti pendenti. In conclusione, il provvedimento non tutela adeguatamente i diritti delle persone, indebolisce la sicurezza dei cittadini e comprime la libertà di informazione. Per questa ragione il Gruppo contrasterà la sua approvazione con tutti i mezzi regolamentari a sua disposizione. (Applausi dai Gruppi PD e IdV e dei senatori Astore e Fosson. Congratulazioni).

LI GOTTI (IdV). Illustra la questione pregiudiziale QP3, la quale muove dall'assunto della manifesta incostituzionalità del provvedimento, anzitutto laddove prevede il divieto di pubblicazione degli atti non più coperti da segreto, con ciò ponendosi in contrasto con gli articoli 21 e 117 della Costituzione. Allo stesso modo, appaiono irragionevoli e contrastanti con gli articoli 3 e 117 della Costituzione la disposizione sulla durata massima delle intercettazioni telefoniche e la previsione della possibilità di una loro proroga per soli 15 giorni, attesa l'impossibilità di predeterminare in quali casi la durata delle intercettazioni debba essere prolungata ai fini del conseguimento dei risultati delle indagini. Quanto alla disciplina delle intercettazioni ambientali, essa contrasta con il principio dell'obbligatorietà dell'azione penale e con l'articolo 117 della Costituzione, posto che consentirla solo nei luoghi ove si suppone si stia svolgendo un'attività criminosa impedirà di fatto allo Stato di assolvere alla sua funzione di assicurare l'ordine pubblico e la sicurezza: vale a tale riguardo l'esempio delle indagini su un omicidio, cioè su un atto criminale già avvenuto. Non di meno, il divieto di riportare il testo delle intercettazioni nelle ordinanze di custodia cautelare, citando solo il loro generico contenuto, viola l'articolo 111 della Costituzione, perché impedisce che la persona accusata di un reato sia informata della natura e dei motivi dell'accusa e disponga delle condizioni necessarie per preparare la sua difesa. Infine, nello stigmatizzare le gravi ricadute che il provvedimento produrrà sull'efficacia della lotta alla criminalità organizzata, rileva l'assoluta irragionevolezza della normativa transitoria, in forza della quale, all'interno dello stesso procedimento, potranno esservi intercettazioni fatte con la procedura oggi vigente e altre in applicazione della nuova disciplina. (Applausi dai Gruppi IdV e PD. Congratulazioni).

ZAVOLI (PD). Nell'illustrare la questione pregiudiziale QP6, rileva che il dibattito odierno ha ad oggetto la tutela della libertà di informazione di cui all'articolo 21 della Costituzione e che, data l'altissima rilevanza democratica della questione, sarebbe opportuno accantonare questioni pregiudiziali e opportunismi politici, al fine di favorire un confronto serio e aperto, teso alla tutela dei diritti, al contrasto all'invadenza dei poteri e a difesa della democrazia da intolleranze occulte e da aggressioni fin troppo evidenti. Anziché cercare un giusto contemperamento tra i diversi diritti coinvolti, in un'ottica di tutela dell'informazione di una stampa libera e di repressione di quella che viola invece gratuitamente la riservatezza personale, il provvedimento si limita a restringere al massimo il ricorso allo strumento delle intercettazioni e a prevedere multe pesantissime a carico degli editori, con ciò assumendo caratteristiche di tipo repressivo e illiberale e rischiando di limitare indebitamente l'azione legittima e indispensabile della magistratura. Conclude quindi lanciando un forte e convinto invito all'intera classe politica affinché il provvedimento venga esaminato con la massima ragionevolezza possibile e avendo come principali obiettivi la tutela della libertà e la salvaguardia del dettato costituzionale. (Vivi, prolungati applausi dai Gruppi PD, IdV, UDC-SVP-Aut: UV-MAIE-IS-MRE e dei senatori Menardi e Musso. Molte congratulazioni).

Presidenza della vice presidente MAURO

CASSON (PD). Le questioni pregiudiziali QP1, QP8, QP9 e QP10 muovono dall'attestazione dei numerosissimi profili di incostituzionalità del provvedimento, specie con riferimento alla libertà di stampa e alla tutela della sicurezza e della riservatezza dei cittadini. In tale ottica, il divieto di pubblicazione degli atti di indagine non più coperti da segreto fino alla conclusione dell'indagine o al termine dell'udienza preliminare appare in palese contrasto con l'articolo 21 della Costituzione, con l'articolo 10 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e con l'articolo 10 della Carta di Nizza. La disciplina apprestata, inoltre, viola apertamente la giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell'uomo, la quale è più volte intervenuta per affermare come sia fondamentale il diritto dei giornalisti a fornire notizie di cronaca giudiziaria, così rischiando di compromettere il ruolo della stampa quale presidio a tutela della democrazia e del corretto svolgimento dell'attività della magistratura. Parimenti irragionevoli e contrastanti con il dettato costituzionale sono le sanzioni previste nei confronti dei giornalisti e l'istituto della sospensione obbligatoria, così come la disciplina fortemente penalizzante nei confronti di coloro non iscritti all'albo dei giornalisti; quanto al divieto di riprese fotografiche e televisive dei dibattimenti e delle relative trasmissioni, esso contrasta con l'articolo 21 della Costituzione e con il principio della pubblicità del giudizio, uno dei cardini del giusto processo di cui all'articolo 111 della Costituzione. Infine, il provvedimento è censurabile laddove limita significativamente i poteri investigativi della magistratura, con particolare riferimento all'utilizzo dei tabulati e delle videoriprese, con ciò ostacolando l'attività di accertamento dei reati e pregiudicando la tutela della sicurezza dei cittadini. (Applausi dal Gruppo PD e del senatore Pardi).

D'ALIA (UDC-SVP-Aut: UV-MAIE-IS-MRE). La questione pregiudiziale QP4, chiede di non procedere all'esame del disegno di legge n. 1611 per i palesi elementi di incostituzionalità presenti nel testo licenziato dalla Commissione, tuttora oggetto di un lavoro di mediazione tutto interno alla sola maggioranza, a dispetto delle sollecitazioni a trovare le più ampie convergenze. La norma transitoria estende ai procedimenti in corso le norme sulla ricusazione del giudice, sulla sostituzione del pubblico ministero, sulle prerogative della difesa e sulle riprese in udienza, demolendo centinaia di processi in corso e creando inaccettabili disparità tra soggetti coinvolti nel medesimo procedimento. La possibilità di sostituire il pubblico ministero qualora risulti iscritto al registro degli indagati solo perché qualcuno avrà denunciato la rivelazione di notizie sul procedimento porterà inoltre alla cancellazione dell'intero processo, alla ingiusta penalizzazione del magistrato per accuse non provate, alla violazione dei principi costituzionali del buon funzionamento della pubblica amministrazione, dell'inamovibilità del magistrato e del giudice naturale. La tutela della privacy è un obiettivo certamente condivisibile, ma è irrazionale perseguirla ledendo la libertà di stampa e di informazione e non considerando che il tema è ben più complesso, investendo per esempio anche le attività di dossieraggio che talune società private svolgono impunemente nel Paese o le campagne di stampa sganciate dall'attività giudiziaria. Nel provvedimento, se da un lato si impedisce la pubblicazione a fini di stampa di atti non più coperti da segreto (ma nessuno potrà impedirne la pubblicazione su siti Internet esteri), non si interviene in alcun modo su quei soggetti che vengono comunque a contatto, nelle varie fasi del procedimento, con le stesse informazioni riservate. L'equiparazione nel regime restrittivo, inoltre, delle intercettazioni ambientali, telefoniche e delle riprese audiovisive produrrà inevitabili ostacoli alle attività di investigazione e di contrasto alla criminalità organizzata. Palesemente incostituzionale è anche la norma che disciplina specificamente il caso di intercettazioni indirette ed occasionali che coinvolgano parlamentari. Appare inoltre singolare che in un sistema nel quale un giudice monocratico può irrogare anche l'ergastolo, il magistrato per chiedere una semplice attività di intercettazione debba avere l'assenso del tribunale collegiale. (Applausi dai Gruppi UDC-SVP-Aut: UV-MAIE-IS-MRE, PD e IdV. Congratulazioni).

Saluto ad una rappresentanza di studenti

PRESIDENTE. Saluta, a nome dell'Assemblea, gli studenti della scuola media statale «Luigi Caterino» di San Cipriano d'Aversa, in provincia di Caserta, presenti nelle tribune. (Applausi).

Ripresa della discussione dei disegni di legge
nn.
1611, 212, 547, 781e 932

CECCANTI (PD). La questione pregiudiziale QP2 pone in evidenza l'approccio strumentale del provvedimento in esame rispetto al problema reale delle cosiddette gogne mediatiche originate da fughe di notizie coperte da segreto istruttorio. Le forti limitazioni introdotte dal provvedimento all'uso dello strumento delle intercettazioni creano uno squilibrio fra diritti costituzionalmente sanciti, rafforzando da un lato la tutela della privacy, ma dall'altro ledendo il diritto alla sicurezza, la libertà di stampa e l'obbligatorietà dell'azione penale. Questi evidenti aspetti di incoerenza ed incostituzionalità, che hanno suscitato le dure critiche del Presidente della Camera sull'operato del Senato, richiedono una approfondita e meditata revisione presso la Commissione competente. (Applausi dai Gruppi PD, IdV e UDC-SVP-Aut: UV-MAIE-IS-MRE).

Presidenza del vice presidente CHITI

CAROFIGLIO (PD). I numerosi divieti e le stringenti sanzioni previsti nel provvedimento in esame contrastano con i principi costituzionali della libertà di stampa e della responsabilità personale; i termini previsti per la durata massima delle intercettazioni sono incompatibili con il principio dell'obbligatorietà dell'esercizio dell'azione penale e l'istituto della sospensione obbligatoria con quello dell'efficacia, imparzialità e buon andamento della pubblica amministrazione. Si lede inoltre il principio di uguaglianza prevedendo tutele particolari per gli appartenenti ai Servizi di sicurezza e si viola il principio di ragionevolezza estendendo lo stesso regime alle riprese visive non captative, alle intercettazioni ambientali e alle acquisizioni di tabulati; evidenti diseconomie ed incongruenze sono originate dall'attribuzione al giudice collegiale della competenza ad autorizzare le intercettazioni. La normativa incide negativamente anche sulle indagini in materia di criminalità organizzata e di terrorismo, sottraendo alla possibilità di intercettazione i cosiddetti reati satellite. Se approvato, il provvedimento tutelerà certamente i criminali e danneggerà cittadini e Forze dell'ordine, che non potranno che reagire con frustrazione agli assurdi vincoli imposti. Per tali motivi chiede di non passare all'esame del testo licenziato dalla Commissione. (Applausi dal Gruppo PD. Congratulazioni).

MARITATI (PD). Avanza una questione pregiudiziale. Il vero intento del disegno di legge non è la tutela della privacy ma la limitazione dei poteri investigativi della magistratura e del diritto ad informare e ad essere informati sull'attività giudiziaria. Il provvedimento appare illegittimo rispetto al dettato costituzionale e rispetto alla normativa europea, incidendo sulla correttezza dei processi e sulla loro ragionevole durata, sull'obbligatorietà dell'azione penale e sulla tutela della sicurezza; gravi saranno gli effetti sul diritto di difesa, a causa degli ostacoli posti alle vittime dei reati nell'accesso alle intercettazioni. Le limitazioni imposte ai magistrati nell'utilizzo delle intercettazioni che potrebbero risultare utili in altri procedimenti appaiono del tutto irragionevoli e dannose specialmente nelle indagini sulla criminalità organizzata, laddove potrebbero risultare risolutivi gli elementi acquisiti nelle indagini su reati satellite. A ciò si aggiunga che le norme in materia di astensione obbligatoria del giudice e del pubblico ministero per le dichiarazioni rilasciate sul procedimento o per la sola iscrizione nel registro degli indagati a seguito di una denuncia di rivelazione di segreto d'ufficio ancora da verificare (per i magistrati quindi non varrebbe la presunzione di innocenza) consentirebbero ai criminali, grazie a false accuse, di liberarsi di un magistrato così come si saranno liberati, visto le limitazioni poste alla stampa, dei giornalisti scomodi. (Applausi dal Gruppo PD).

Presidenza del presidente SCHIFANI

D'AMBROSIO (PD). L'auspicata conciliazione fra principi costituzionali in materia di privacy, di diritto ad informare e ad essere informati e di diritto della difesa che ci si attendeva dal disegno di legge in esame è stata del tutto disattesa. Al contrario, il provvedimento frappone una quantità tale di ostacoli sul percorso dei magistrati da dilatare i tempi processuali, favorire paradossalmente la possibilità di fughe di notizie e, grazie alle norme relative all'esclusione dei giudici dal processo ed alla possibilità di sostituire il pubblico ministero, favorire i criminali che desiderino liberarsi, con false denunce, di un magistrato che fosse pervenuto magari ad importanti conclusioni investigative. Anche l'attribuzione al tribunale collegiale del distretto della decisione sulle intercettazioni telefoniche contrasta fortemente con il principio della ragionevole durata del processo e risulta problematica sotto il profilo della compatibilità, considerato che i tribunali capoluogo del distretto sono anche chiamati a decidere sulle catture e sulle misure cautelari. Alla luce della sua palese inefficacia, il provvedimento non può che essere dettato da ragioni strumentali, chiede pertanto che non si passi all'esame. (Applausi dal Gruppo PD e dei senatori Li Gotti e D'Alia).

PRESIDENTE. Avverte che sono state altresì presentate dal senatore Lusi la questione pregiudiziale QP11 e dalla senatrice Dalla Monica e da altri senatori la questione pregiudiziale QP7 (v. Allegato A).

PORETTI (PD). Illustra la questione sospensiva QS1. Il comma 26 del testo in esame interviene limitando fortemente l'esercizio del diritto di cronaca e di pubblicità delle udienze del processo, in violazione dell'articolo 21 della Costituzione, nonché del principio della trasparenza del dibattimento processuale sancito dall'articolo 471 del codice di procedura penale, considerato che la trasmissione audiovisiva potrebbe essere negata dal giudice e la pubblicità delle udienze pubbliche avvenire solo attraverso un limitato filtro giornalistico. Con tale norma, anziché rispondere all'esigenza di tutelare la privacy dell'indagato prima del rinvio a giudizio, si nega ai cittadini il diritto all'informazione e la libertà di opinione su fatti salienti della vita del Paese che emergono in sede dibattimentale: Radio Radicale dal 1975 realizza la trasmissione integrale di processi che hanno segnato indelebilmente la storia del Paese e che sono elencati nel testo della questione sospensiva. La norma in oggetto dovrebbe essere stralciata dal provvedimento o corretta in sede emendativa perché inutile e insensata. Chiede che l'esame del disegno di legge n. 1611 e connessi sia sospeso sino al 31 dicembre 2010. (Applausi dal Gruppo PD e dei senatori Li Gotti e Baldassarri).

SALTAMARTINI (PdL). Il disegno di legge posto all'esame dell'Aula è animato dall'intento di garantire il rispetto di principi costituzionali inviolabili e impreteribili come la riservatezza delle comunicazioni personali, la presunzione di non colpevolezza, la tutela della persona e del suo onore. In seguito all'entrata in vigore del Trattato di Lisbona, la Convenzione europea dei diritti dell'uomo, spesso citata dall'opposizione a suffragio delle proprie argomentazioni, è entrata a pieno titolo nell'ordinamento giuridico italiano, con il filtro della giurisprudenza della Corte di giustizia europea: in una famosa sentenza della Corte europea dei diritti dell'uomo è stato ribaltato il principio della prevalenza del diritto di cronaca sulla riservatezza personale, soprattutto laddove il diritto di cronaca non risponde al principio della verità del fatto. È necessario porre un assennato freno all'abuso delle intercettazioni telefoniche in Italia, senza con ciò comprimere l'attività investigativa della polizia giudiziaria. (Applausi dal Gruppo PdL. Congratulazioni).

Con votazione, seguita da controprova mediante procedimento elettronico, chiesta dalla senatrice INCOSTANTE (PD), il Senato respinge la questione pregiudiziale, avanzata, con diverse motivazioni, dal senatore Casson e da altri senatori (QP1); dai senatori Ceccanti e da altri senatori (QP2); dal senatore Li Gotti e da altri senatori (QP3); dal senatore D'Alia (QP4); dalla senatrice Poretti e da altri senatori (QP5); dal senatore Zavoli e da altri senatori (QP6); dalla senatrice Della Monica e da altri senatori (QP7); dal senatore Casson e da altri senatori (QP8); dal senatore Casson e da altri senatori (QP9); dal senatore Casson e da altri senatori (QP10); dal senatore Lusi (QP11), nonché dai senatori Carofiglio; Maritati; D'Ambrosio. Con votazione, seguita da controprova mediante procedimento elettronico, chiesta dalla senatrice INCOSTANTE (PD), il Senato respinge la questione pregiudiziale QS1, avanzata dalla senatrice Poretti e da altri senatori.

PRESIDENTE. Dichiara aperta la discussione generale.

L'orientamento della Presidenza, sin dall'inizio dell'iter di esame del provvedimento, è stato quello di consentire il massimo dell'approfondimento della materia e di agevolare ogni sforzo possibile di sintesi tra maggioranza ed opposizione. In coerenza con tale impostazione e prescindendo da valutazioni sul contenuto delle singole norme, per il ruolo di terzietà spettante al Presidente del Senato rinvia alla Commissione giustizia, ai sensi dell'articolo 100, comma 11, del Regolamento, gli emendamenti 1.700, 1.701, 1.702, 1.703, 1.704, 1.705, 1.706, 1.707, 1.708, 1.709 e 1.710 ed i relativi subemendamenti, al fine di rendere possibili ulteriori tentativi di mediazione tra le diverse posizioni. La Commissione giustizia dovrà pronunziarsi sui predetti emendamenti e relativi subemendamenti e riferire all'Assemblea a partire dalla seduta pomeridiana di martedì 8 giugno. Gli eventuali emendamenti approvati saranno pertanto sottoposti all'Assemblea come emendamenti della Commissione medesima.

Rinvia pertanto il seguito della discussione dei disegni di legge in titolo.

Sui lavori del Senato

PRESIDENTE. Avverte che, in base all'andamento dei lavori, la seduta di domani non avrà luogo.

Disegni di legge, annunzio di presentazione

PRESIDENTE. Comunica che il Governo ha presentato il disegno di legge n. 2228, di conversione in legge del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, recante misure urgenti in materia di stabilizzazione finanziaria e di competitività economica.

Per comunicazioni del Governo

sull'attacco israeliano ad un convoglio umanitario

MARCENARO (PD). Richiama l'attenzione dell'Aula sulla gravità dell'attacco israeliano sferrato all'alba in acque internazionali ad un convoglio umanitario diretto a Gaza che ha portato alla morte di 19 persone e ad alcune decine di feriti, nonché sulle imprevedibili conseguenze di tale evento sul piano dei rapporti internazionali. Atteso che da parte dell'Unione europea vi è la richiesta dell'apertura di un'inchiesta internazionale che chiarisca le responsabilità sugli avvenimenti, chiede alla Presidenza di sollecitare l'intervento del Ministro degli esteri in Parlamento per chiarire la linea che il Governo intende adottare. (Applausi dai Gruppi PD e IdV).

PRESIDENTE. Condividendo le preoccupazioni espresse dal senatore Marcenaro, si farà carico della sua richiesta presso il ministro Frattini.

Presidenza del vice presidente CHITI

Sulla pubblicazione dei dati relativi al trasferimento dei beni demaniali

VACCARI (LNP). In seguito all'entrata in vigore delle norme sul federalismo demaniale, molti amministratori locali hanno avanzato l'esigenza di avere informazioni più dettagliate. Chiede alla Presidenza di sollecitare il Governo affinché sul sito web dell'Agenzia del demanio possa essere pubblicata la lista dei beni demaniali che saranno oggetto di trasferimento.

PRESIDENTE. La Presidenza trasmetterà al Governo tale richiesta.

Sulla crisi della Phonemedia

BIONDELLI (PD). Sottolinea la drammaticità della situazione che si è venuta a determinare per i lavoratori della Phonemedia da quando l'azienda è stata commissariata e l'amministratore delegato indagato per bancarotta: per i dipendenti dell'azienda è stata attivata la cassa integrazione, ma manca ancora la firma del Ministero dell'economia. Chiede alla Presidenza di farsi tramite presso il Governo affinché sia fatta luce sulla vicenda e sia sbloccata l'attuale situazione di stallo che grava pesantemente sui dipendenti della Phonemedia che da mesi non ricevono lo stipendio. (Applausi dal Gruppo PD).

PRESIDENTE. Invita la senatrice Biondelli a ricorrere allo strumento del sindacato ispettivo per indurre il Governo a riferire nel merito della sua richiesta.

Sul prossimo convegno «Sistema delle autonomie e riforma del Parlamento»

PRESIDENTE. Lunedì 7 giugno, nel pomeriggio, avrà luogo nell'Aula del Senato il Convegno «Sistema delle autonomie e riforma del Parlamento» per celebrare il 40° anniversario della nascita delle Regioni, cui parteciperà anche il Presidente della Repubblica.

Dà annunzio degli atti di indirizzo e di sindacato ispettivo pervenuti alla Presidenza (v. Allegato B) e comunica l'ordine del giorno della seduta pomeridiana di martedì 8 giugno.

La seduta termina alle ore 19,37.