Sull'attentato al contingente militare italiano in Afghanistan
PRESIDENTE. (Si leva in piedi e con lui tutta l'Assemblea). Onorevoli colleghi, come è ormai tristemente noto a tutti voi, nella mattinata di ieri un ordigno fatto esplodere al passaggio di un convoglio militare nella provincia di Herat, in Afghanistan, ha provocato la morte di due soldati italiani, due alpini della Brigata Taurinense: il sergente Massimiliano Ramadù e il caporalmaggiore Luigi Pascazio.
Ancora una volta l'Italia piange due suoi giovani figli caduti per la pace, due soldati impegnati a consolidare la democrazia e la stabilità dell'Afghanistan e, con esse, la sicurezza e la libertà di tutto il mondo dalla piaga oscura del terrorismo.
Non dobbiamo dimenticare mai che è la difesa di questi irrinunciabili valori a motivare ogni giorno la permanenza in quella terra difficile, martoriata da anni di guerre e di violenze, di una Forza di pace internazionale in grado di accompagnare il popolo afgano nel difficile cammino verso il rafforzamento della democrazia, dell'indipendenza e della sicurezza all'interno dei propri confini.
Sono certo di interpretare i sentimenti di tutta l'Assemblea nel rivolgere un pensiero di profondo cordoglio e di commossa partecipazione al dolore delle famiglie e delle Forze armate, come ho già manifestato nella giornata di ieri in un messaggio inviato al capo di Stato maggiore della Difesa, generale Vincenzo Camporini.
Voglio esprimere, inoltre, un sentimento di affettuosa vicinanza ai militari feriti nel corso dell'agguato, il primo caporalmaggiore Gianfranco Scirè e il caporale Cristina Buonacucina, rivolgendo loro un sincero augurio di pronta guarigione.
In segno di lutto, invito l'Assemblea a osservare un minuto di silenzio. (L'Assemblea osserva un minuto di silenzio).