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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 381 del 18/05/2010


LA RUSSA, ministro della difesa. Signor Presidente, la ringrazio di avermi dato la parola. Desidero ringraziare lei, signor Presidente, e gli onorevoli colleghi per l'opportunità di poter riferire anche al Senato, come ho già fatto questa mattina alla Camera dei deputati, in ordine al gravissimo attentato avvenuto ieri mattina in località Mangan con la conseguente morte di due nostri soldati e il ferimento di altri due militari.

In questa dolorosa circostanza voglio innanzitutto esprimere profondo e sincero cordoglio, non soltanto mio, ma, credo, di tutto il Governo e - se posso permettermi, signor Presidente - di tutta l'Assemblea, di tutto il Senato, come, questa mattina, di tutta la Camera, per la scomparsa di altri due militari, che hanno pagato con la vita la loro dedizione al dovere, il loro impegno, la loro consapevolezza di partecipare a una missione destinata a dare la pace a quello sfortunato territorio e più sicurezza alle nostre città.

Credo che il fatto sia già conosciuto, in quanto avete letto le agenzie, ma voglio ribadirlo. Ieri mattina, alle ore 6,45 (erano circa le 9 in Afghanistan), un convoglio si è mosso da Herat verso Bala Murghab per portare rinforzi alla base avanzata Columbus, dove è di stanza il 2° Reggimento Alpini di Cuneo.

Questo convoglio, formato non solo da militari italiani ma molto corposo (129 mezzi e 389 uomini) e destinato, oltre che a portare rinforzi, a sostituire i mezzi Lince che da molto tempo erano in quella base con quelli recentemente migliorati con una protezione aggiuntiva alla ralla ed altre protezioni, è stato colpito da una bomba artigianale. Si è trattato di una bomba ad altissimo potenziale, che ha provocato lo scoppio sotto uno dei mezzi Lince italiani. Era esattamente il quarto mezzo della colonna dopo i primi tre (quindi, era in realtà il settimo mezzo), con equipaggio afgano in ossequio alla nuova strategia che vede progressivamente sempre più impegnati i militari afgani, certo supportati da quelli del contingente internazionale.

In questo mezzo erano trasportati quattro guastatori del plotone ricognizione del Genio alpini, un plotone di ricognizione avanzato che aveva il compito di verificare il percorso e l'esistenza di bombe di questo genere, a vantaggio di tutta la colonna.

Come già sapete - ma voglio ricordarlo perché i nomi restino scolpiti nella nostra memoria - a seguito dell'attentato sono deceduti due giovani alpini: il sergente Massimiliano Ramadù, di 33 anni, comandante del mezzo, nato a Velletri l'8 febbraio 1977, coniugato, e il caporalmaggiore Luigi Pascazio, di 25 anni, conduttore del mezzo, nato a Grumo Appula, in provincia di Bari, il 23 novembre 1985. Sono rimasti inoltre feriti il primo caporalmaggiore Gianfranco Scirè, di 28 anni, di Palermo, e il caporale Cristina Buonacucina, di 27 anni, una giovane radiofonista nata a Foligno, in provincia di Perugia, il 30 novembre 1983.

In particolare, il primo caporalmaggiore Gianfranco Scirè ha riportato la frattura di una gamba, mentre più serie sono le ferite riportate dalla giovane radiofonista, che in questo momento - è una notizia che non potevo dare questa mattina - è sottoposta a un importante intervento chirurgico, che durerà otto-dieci ore, a Ramstein, in Germania, dove è stata trasportata con un aereo-ospedale dall'Afghanistan. Era già stata trasferita nel Role 3 dell'aviazione americana, e da lì i medici hanno deciso di trasportarla nella base americana di Ramstein, in Germania. Noi non ci siamo opposti, perché erano loro che l'avevano in cura: abbiamo quindi lasciato loro il compito di individuare la migliore soluzione per intervenire.

Nell'équipe che sta intervenendo partecipa un nostro medico che, a intervento avviato, si è mostrato ottimista, per quello che può valere in questo momento: ha detto che, come prima impressione, la condizione è migliore di quella che si potesse presumere. Speriamo vivamente che sia così, ma restiamo in attesa di ulteriori notizie. Il caporalmaggiore Cristina Buonacucina non è comunque in pericolo di vita.

Tutti i militari coinvolti sono effettivi al 32° Reggimento genio guastatori della Brigata alpina Taurinense di stanza a Torino.

Signor Presidente, mentre ribadisco che restiamo in attesa delle notizie da Ramstein per la giovane ferita, possiamo sin d'ora dire che è molto profonda la commozione ed è sincero il dolore per la perdita dei due giovani alpini. È una commozione vera che non riguarda solo noi, ma la stragrande maggioranza della nostra comunità nazionale che si stringe attorno al dolore dei familiari, che è vicina alle Forze armate, che sente come perdita grave e irreparabile la perdita di due ragazzi che hanno dato - lo ripeto - la vita per assolvere a un compito a cui li ha destinati la loro scelta di servire in armi l'Italia, ma anche la scelta della politica di contribuire a livello internazionale a una maggiore sicurezza e pace nel mondo e a un minore pericolo derivante dal terrorismo.

Si è trattato nuovamente di un attentato compiuto con un ordigno cosiddetto improvvisato (IED), in questo caso di altissimo potenziale. Altre volte il Lince, il mezzo nel quale erano trasportati i quattro guastatori, utilizzato da altre sei Nazioni oltre all'Italia, ha salvato la vita a molti militari. Si sa però che all'aumento dell'efficienza dei mezzi difensivi corrisponde spesso un'accresciuta potenzialità della minaccia e dell'offesa: è una gara. Chi, come noi, sa che non siamo in guerra non può e non vuole mettere in campo i criteri, gli strumenti e le potenzialità che invece sono consentite in una guerra, e deve soprattutto badare a svolgere il proprio compito anche con l'uso della forza giusta, mettendo in campo tutte le difese possibili; a ciò però fra riscontro un aumento della potenzialità dell'offesa.

In questo contesto credo che sia assolutamente necessario e inderogabile considerare prioritario il continuo aggiornamento e la continua ricerca di tutti i mezzi di protezione e di sicurezza di cui deve e può essere dotato il nostro contingente. Nonostante il momento drammatico, sono in condizione di dirvi che finora nulla è stato lasciato al caso, e che noi siamo nella condizione di poter dire che quello che la politica (con la P maiuscola) poteva fare per mettere in condizione di massima sicurezza possibile (che non basta mai) i nostri soldati è stato fatto; ma non bisogna deflettere da questo compito.

È per questo che oggi alla Camera mi sono permesso di dire che è lecito riflettere - io mi interrogo tutti i giorni al riguardo - se il gioco valga la candela. Tutti i giorni mi chiedo se i sacrifici che i nostri ragazzi fanno, fino a lasciare in quelle terre lontane addirittura il bene più prezioso, che è la vita, siano un gioco a cui valga la pena partecipare. La risposta che il Governo, io, voi con il vostro voto al rifinanziamento delle missioni abbiamo dato è che il compito è così importante da consentire di chiedere questo enorme sacrificio ai soldati, che sono assolutamente consapevoli di ciò: negli incontri che ho avuto con loro ho visto la consapevolezza del rischio, ma anche la consapevolezza della necessità del loro impegno. Per questo, il nostro livello di gratitudine è ancora più alto e più importante.

Signor Presidente, credo che questa assoluta e inderogabile necessità debba però accompagnarsi ad una considerazione che riguarda il futuro. È possibile - dicevo - interrogarsi. (Brusìo).

BASSOLI (PD). Perché non fate silenzio? Perché non li prega di stare zitti?

LA RUSSA, ministro della difesa. Senatrice, non tocca a me, mancherei di rispetto se lo chiedessi.

Questa inderogabile necessità deve accompagnarsi ad un convincimento che - ne sono certo - accomuna tutta quest'Aula. Si può discutere sull'entità delle nostre missioni e sul numero dei nostri militari che, comunque, di comune intesa abbiamo stabilito non debba e non possa superare i 4.000 uomini, rimanendo anzi al di sotto (attualmente siamo intorno alle 3.300-3.400 unità; entro l'anno arriveremo sotto alle 4.000). Si può discutere di tutto. Sono fermamente convinto della bontà delle nostre scelte, ma di una cosa - l'ho detto alla Camera e lo ribadisco - non si può discutere: la necessità che, una volta scelta la via della partecipazione alle missioni internazionali, non sia lesinata alcuna risorsa affinché i nostri soldati possano godere della massima protezione possibile e dei migliori mezzi di sicurezza esistenti nel mondo. Su questo vi è un mio impegno assoluto e inderogabile.

In questo senso, nell'ultimo anno abbiamo, ad esempio, provveduto a dotare il Lince (che vede esposti in maniera particolare coloro che stanno in ralla, cioè nella torretta) di un'ulteriore prima protezione, in attesa che lo stesso mezzo - posto che non si può certo andare al supermarket e comprare un mezzo già pronto - venga dotato di un sistema di guida remota della mitragliera, che consentirà al soldato mitragliatore di stare all'interno del mezzo. Per il momento, quindi, abbiamo munito 58 Lince di una protezione aggiuntiva. È una magra consolazione, lo ripeto, ma è comunque una consolazione che, accanto ai due militari deceduti e alla ragazza ferita seriamente, colui che questa volta ha subito meno ferite sia proprio il militare che stava in ralla, nella torretta. Questa mattina ho avuto l'occasione di incontrare questo militare all'aeroporto, prima che venisse trasportato al Celio: è stato lui che ha dato coraggio a me, e mi ha detto di sentirsi un uomo fortunato, ma ancora convinto della bontà del proprio ruolo e del proprio impegno.

Peraltro, ha già terminato il periodo di addestramento (oltre che - prima - di approvvigionamento) un altro mezzo che si chiama Freccia. Ne abbiamo parlato in altre occasioni: si tratta di un mezzo un po' meno veloce e più voluminoso, ma che garantisce in determinate circostanze una sicurezza assai maggiore di quella del Lince, che pure continuerà ad essere utilizzato per gli usi tattici che i militari riterranno opportuni e necessari.

Una domanda che ci siamo posti, che la stampa si è posta, che qualche politico si è posto è se l'attentato fosse diretto a colpire i soldati italiani. La risposta, purtroppo, viene dai fatti: nella stessa giornata un altro attentato ha colpito un soldato americano; questa mattina a Kabul c'è stato un altro attentato con molte perdite di vite umane; la colonna non era composta solo da italiani. La risposta dunque è molto semplice: l'attacco era rivolto alla missione internazionale, al contingente internazionale.

Perché vi è una recrudescenza in questo periodo? Innanzitutto, perché è finito l'inverno, e noi sappiamo che questa attività è ciclica. Non bisogna poi dimenticare che vi è una volontà destabilizzante crescente. Ma il motivo che noi riteniamo più importante di tutti è connesso all'avvio del piano McChrystal, che prevede un maggior controllo del territorio, anche attraverso - proprio quello che stavamo facendo - l'arrivo di rinforzi nelle basi avanzate. È vero che larga parte del territorio fino a ieri è stata assolutamente fuori dal controllo costante del contingente, che lo controlla finché è presente, ma non più quando se ne va.

Il piano McChrystal prevede proprio un forte aumento del controllo del territorio. Questo naturalmente sta mettendo gli insurgent, i talebani e i terroristi nella condizione di dover reagire, ed essi reagiscono - attenzione - né con uno scontro aperto né cercando di fermare, attraverso attentati terroristici, la colonna. Vi siete chiesti - questo non l'ho riferito questa mattina alla Camera - quale fosse lo scopo di questo attentato? Normalmente noi portiamo rinforzi di materiale e di uomini. Lo scopo dei terroristi doveva essere quello di bloccare l'arrivo di questi rinforzi. Non ci hanno neanche provato. Hanno cercato di incidere sul morale delle truppe? No: hanno cercato di incidere sul morale dei cittadini europei! Colpiscono con l'arma vile, subdola e vigliacca del terrorismo non per fermare l'azione militare, che pure è improntata al massimo rispetto dei compiti che ci hanno affidato gli organismi internazionali, ma per cercare di minare la volontà dei popoli e dei Governi che fanno parte di quella missione nell'intento di bloccare il terrorismo.

Ecco perché mi permetto di dire che ogni nostra indecisione, ogni nostro eccessivo turbamento, che c'è, forte, interiore, che produce un dubbio che si traduce in debolezza, finisce con l'aiutare i terroristi. Quegli esponenti politici, per fortuna fortemente minoritari nel Parlamento, che ieri e ancora oggi - ho letto sui giornali le loro dichiarazioni - hanno chiesto, in maniera per me strumentale e strana, di interrompere la nostra missione, non hanno fatto altro che dare una mano, oggettivamente, forse inconsapevolmente, al terrorismo. Ma forse in realtà non vogliono far altro che strizzare l'occhio ad un pacifismo unilaterale, che in Italia c'è sempre stato, per una posizione che posso anche comprendere e rispettare, ma mai condividere: mai condividere!

Il piano McChrystal, cui è ispirata la nostra azione, ha l'obiettivo di rafforzare la presenza sul territorio e di conquistare il cuore e le menti degli afgani attraverso una maggiore azione di ricostruzione, una maggiore vicinanza, una forte sollecitazione al Governo afgano a far crescere il rispetto dei diritti umani in quella terra. Questo dà molto fastidio ai terroristi, perché è l'opposto di ciò che vorrebbero. Noi italiani questa strategia l'abbiamo sempre rivendicata, l'abbiamo sempre pensata, oltre che, nel nostro piccolo, cercato di predicare. Oggi che diventa la strategia della missione internazionale, dobbiamo supportarla nel migliore dei modi e far sì che possa essere foriera di un risultato positivo secondo i tempi che ci siamo dati: 2011, inizio del rientro dei soldati aggiuntivi inviati; 2013, affidamento della questione afgana al legittimo Governo afgano, alla polizia afgana, alle forze armate afgane, cui progressivamente stiamo già dando un ruolo sempre maggiore.

Nessuno s'immagina che da qui al 2013 vengano meno le minacce in Afghanistan, ma possiamo ragionevolmente immaginare, e volere, che entro quella data la afganizzazione della questione sia stata compiuta, e tocchi al legittimo Governo afgano e alle sue forze militari e di polizia affrontare e contrastare il terrorismo, così come il traffico di droga e la criminalità organizzata.

Il Governo, pertanto, conferma pienamente l'impegno, nella consapevolezza della sua valenza, per la stabilizzazione dell'Afghanistan e per la lotta al terrorismo internazionale. Un impegno - voglio leggere le parole stesse che ho usato alla Camera - che non sarà certo messo in discussione da questo vile attentato. Personalmente ho incontrato i militari in Afghanistan più volte, e ho visto che questo è anche il loro sentimento, quello di far sì che non sia vano l'impegno di chi si è alternato in quella terra per ridare già risultati concreti: la democrazia che avanza, le scuole che si aprono, le donne che cominciano con molta fatica ad avere diritti; l'impegno per arrivare ad una situazione ancora migliore; ma, soprattutto, l'impegno - lo ripeto - perché siano minori i pericoli derivanti dal terrorismo nelle nostre case, nelle nostre città, nelle nostre Nazioni.

Concludo, dando atto del meritorio comportamento dei nostri militari in Afghanistan, dove operano senza dubbio in un contesto difficile e complesso. Ma lo stanno facendo con grande equilibrio, competenza e professionalità e sono animati, come dicevo prima, dalla convinzione dell'utilità del loro ruolo. Questa sicurezza la garantiscono migliaia di uomini che hanno scelto tale strada. Consentitemi di dirlo, e non mi si accusi di chissà quale spirito militaresco. Consentitemi di dire che oggi l'apprezzamento che essi riscuotono in ogni parte del mondo fa sì che, accanto alle grandi eccellenze che l'Italia ha sempre vantato (l'arte, la cultura, più recentemente la moda, il design), vi sia oggi anche la consapevolezza che l'Italia può vantare un'altra eccellenza, quella delle nostre Forze Armate, della loro efficienza, dedizione, capacità di svolgere al meglio i compiti che gli organismi internazionali affidano loro.

Credo che oggi i nostri ragazzi e le nostre ragazze con le stellette siano veramente una eccellenza che ci deve e ci può far inorgoglire. Ed alle ragazze con le stellette, alle donne, oggi che una di loro, per la prima volta, viene ferita seriamente, credo si voglia tutti insieme riconoscere un plus di solidarietà, di gratitudine, di vicinanza, perché hanno dimostrato, al pari dei loro colleghi uomini, di essere in grado di svolgere al meglio il loro compito. A loro, credo, un plus di sicurezza e di gratitudine deve e può essere riconosciuto. (Applausi dal Gruppo PdL).

Voglio concludere leggendo l'ultima parte perché sia chiaro, e mi rivolgo certamente agli infami, vigliacchi aggressori che hanno colpito anche stavolta nella maniera più subdola, ma anche alle orecchie che hanno qui in Italia e che riferiscono ogni dettaglio di quello che la politica e le istituzioni dicono e fanno in ragione di quello che avviene in Afghanistan. Ed ho l'orgoglio di dire che la politica con la "P" maiuscola - quella che si è manifestata con il voto unanime di rifinanziamento delle missioni internazionali, una politica orgogliosa in questo caso della propria unità al di là degli schieramenti - e le istituzioni mandano a dire (e se ci sono orecchie che ascoltano, e ce ne sono, riferiscano) che rimane più che mai saldo l'intendimento del Parlamento e del Governo di mantenere l'impegno italiano per la stabilizzazione dell'Afghanistan.

Ribadisco, pertanto, che anche questo drammatico episodio avrà come unico effetto il rafforzamento del nostro convincimento sulla presenza italiana in Afghanistan e sul nostro apporto alla missione ISAF.

La nostra vicinanza ai soldati italiani è più forte che mai, il nostro convincimento del loro ruolo è più sicuro e doveroso che mai. (Prolungati applausi dai Gruppi PdL, LNP, UDC-SVP-Aut:UV-MAIE-IS-MRE e PD).