RESOCONTO STENOGRAFICO
Presidenza del vice presidente CHITI
PRESIDENTE. La seduta è aperta (ore 16,30).
Si dia lettura del processo verbale.
BONFRISCO, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta pomeridiana del 13 maggio.
PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato.
Comunicazioni della Presidenza
PRESIDENTE. L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.
Preannunzio di votazioni mediante procedimento elettronico
PRESIDENTE. Avverto che nel corso della seduta odierna potranno essere effettuate votazioni qualificate mediante il procedimento elettronico.
Pertanto decorre da questo momento il termine di venti minuti dal preavviso previsto dall'articolo 119, comma 1, del Regolamento (ore 16,32).
Sui lavori del Senato
PRESIDENTE. Colleghi, in attesa che abbia termine la Conferenza dei Capigruppo, sospendo la seduta; alla ripresa dei nostri lavori avrà luogo l'informativa del Ministro della difesa in ordine al recente attentato che ha colpito il contingente italiano nella provincia di Herat in Afghanistan.
(La seduta, sospesa alle ore 16,32, è ripresa alle ore 16,47).
Presidenza del presidente SCHIFANI (ore 16,47)
Sull'attentato al contingente militare italiano in Afghanistan
PRESIDENTE. (Si leva in piedi e con lui tutta l'Assemblea). Onorevoli colleghi, come è ormai tristemente noto a tutti voi, nella mattinata di ieri un ordigno fatto esplodere al passaggio di un convoglio militare nella provincia di Herat, in Afghanistan, ha provocato la morte di due soldati italiani, due alpini della Brigata Taurinense: il sergente Massimiliano Ramadù e il caporalmaggiore Luigi Pascazio.
Ancora una volta l'Italia piange due suoi giovani figli caduti per la pace, due soldati impegnati a consolidare la democrazia e la stabilità dell'Afghanistan e, con esse, la sicurezza e la libertà di tutto il mondo dalla piaga oscura del terrorismo.
Non dobbiamo dimenticare mai che è la difesa di questi irrinunciabili valori a motivare ogni giorno la permanenza in quella terra difficile, martoriata da anni di guerre e di violenze, di una Forza di pace internazionale in grado di accompagnare il popolo afgano nel difficile cammino verso il rafforzamento della democrazia, dell'indipendenza e della sicurezza all'interno dei propri confini.
Sono certo di interpretare i sentimenti di tutta l'Assemblea nel rivolgere un pensiero di profondo cordoglio e di commossa partecipazione al dolore delle famiglie e delle Forze armate, come ho già manifestato nella giornata di ieri in un messaggio inviato al capo di Stato maggiore della Difesa, generale Vincenzo Camporini.
Voglio esprimere, inoltre, un sentimento di affettuosa vicinanza ai militari feriti nel corso dell'agguato, il primo caporalmaggiore Gianfranco Scirè e il caporale Cristina Buonacucina, rivolgendo loro un sincero augurio di pronta guarigione.
In segno di lutto, invito l'Assemblea a osservare un minuto di silenzio. (L'Assemblea osserva un minuto di silenzio).
Informativa del Ministro della difesa sull'attentato al contingente militare italiano in Afghanistan e conseguente discussione (ore 16,52)
PRESIDENTE. Ringrazio il ministro della difesa, onorevole La Russa, per la sua immediata disponibilità a venire a riferire all'Assemblea del Senato.
Dopo l'intervento del Ministro, ciascun Gruppo avrà a disposizione cinque minuti.
Ha facoltà di parlare il ministro della difesa, onorevole La Russa.
LA RUSSA, ministro della difesa. Signor Presidente, la ringrazio di avermi dato la parola. Desidero ringraziare lei, signor Presidente, e gli onorevoli colleghi per l'opportunità di poter riferire anche al Senato, come ho già fatto questa mattina alla Camera dei deputati, in ordine al gravissimo attentato avvenuto ieri mattina in località Mangan con la conseguente morte di due nostri soldati e il ferimento di altri due militari.
In questa dolorosa circostanza voglio innanzitutto esprimere profondo e sincero cordoglio, non soltanto mio, ma, credo, di tutto il Governo e - se posso permettermi, signor Presidente - di tutta l'Assemblea, di tutto il Senato, come, questa mattina, di tutta la Camera, per la scomparsa di altri due militari, che hanno pagato con la vita la loro dedizione al dovere, il loro impegno, la loro consapevolezza di partecipare a una missione destinata a dare la pace a quello sfortunato territorio e più sicurezza alle nostre città.
Credo che il fatto sia già conosciuto, in quanto avete letto le agenzie, ma voglio ribadirlo. Ieri mattina, alle ore 6,45 (erano circa le 9 in Afghanistan), un convoglio si è mosso da Herat verso Bala Murghab per portare rinforzi alla base avanzata Columbus, dove è di stanza il 2° Reggimento Alpini di Cuneo.
Questo convoglio, formato non solo da militari italiani ma molto corposo (129 mezzi e 389 uomini) e destinato, oltre che a portare rinforzi, a sostituire i mezzi Lince che da molto tempo erano in quella base con quelli recentemente migliorati con una protezione aggiuntiva alla ralla ed altre protezioni, è stato colpito da una bomba artigianale. Si è trattato di una bomba ad altissimo potenziale, che ha provocato lo scoppio sotto uno dei mezzi Lince italiani. Era esattamente il quarto mezzo della colonna dopo i primi tre (quindi, era in realtà il settimo mezzo), con equipaggio afgano in ossequio alla nuova strategia che vede progressivamente sempre più impegnati i militari afgani, certo supportati da quelli del contingente internazionale.
In questo mezzo erano trasportati quattro guastatori del plotone ricognizione del Genio alpini, un plotone di ricognizione avanzato che aveva il compito di verificare il percorso e l'esistenza di bombe di questo genere, a vantaggio di tutta la colonna.
Come già sapete - ma voglio ricordarlo perché i nomi restino scolpiti nella nostra memoria - a seguito dell'attentato sono deceduti due giovani alpini: il sergente Massimiliano Ramadù, di 33 anni, comandante del mezzo, nato a Velletri l'8 febbraio 1977, coniugato, e il caporalmaggiore Luigi Pascazio, di 25 anni, conduttore del mezzo, nato a Grumo Appula, in provincia di Bari, il 23 novembre 1985. Sono rimasti inoltre feriti il primo caporalmaggiore Gianfranco Scirè, di 28 anni, di Palermo, e il caporale Cristina Buonacucina, di 27 anni, una giovane radiofonista nata a Foligno, in provincia di Perugia, il 30 novembre 1983.
In particolare, il primo caporalmaggiore Gianfranco Scirè ha riportato la frattura di una gamba, mentre più serie sono le ferite riportate dalla giovane radiofonista, che in questo momento - è una notizia che non potevo dare questa mattina - è sottoposta a un importante intervento chirurgico, che durerà otto-dieci ore, a Ramstein, in Germania, dove è stata trasportata con un aereo-ospedale dall'Afghanistan. Era già stata trasferita nel Role 3 dell'aviazione americana, e da lì i medici hanno deciso di trasportarla nella base americana di Ramstein, in Germania. Noi non ci siamo opposti, perché erano loro che l'avevano in cura: abbiamo quindi lasciato loro il compito di individuare la migliore soluzione per intervenire.
Nell'équipe che sta intervenendo partecipa un nostro medico che, a intervento avviato, si è mostrato ottimista, per quello che può valere in questo momento: ha detto che, come prima impressione, la condizione è migliore di quella che si potesse presumere. Speriamo vivamente che sia così, ma restiamo in attesa di ulteriori notizie. Il caporalmaggiore Cristina Buonacucina non è comunque in pericolo di vita.
Tutti i militari coinvolti sono effettivi al 32° Reggimento genio guastatori della Brigata alpina Taurinense di stanza a Torino.
Signor Presidente, mentre ribadisco che restiamo in attesa delle notizie da Ramstein per la giovane ferita, possiamo sin d'ora dire che è molto profonda la commozione ed è sincero il dolore per la perdita dei due giovani alpini. È una commozione vera che non riguarda solo noi, ma la stragrande maggioranza della nostra comunità nazionale che si stringe attorno al dolore dei familiari, che è vicina alle Forze armate, che sente come perdita grave e irreparabile la perdita di due ragazzi che hanno dato - lo ripeto - la vita per assolvere a un compito a cui li ha destinati la loro scelta di servire in armi l'Italia, ma anche la scelta della politica di contribuire a livello internazionale a una maggiore sicurezza e pace nel mondo e a un minore pericolo derivante dal terrorismo.
Si è trattato nuovamente di un attentato compiuto con un ordigno cosiddetto improvvisato (IED), in questo caso di altissimo potenziale. Altre volte il Lince, il mezzo nel quale erano trasportati i quattro guastatori, utilizzato da altre sei Nazioni oltre all'Italia, ha salvato la vita a molti militari. Si sa però che all'aumento dell'efficienza dei mezzi difensivi corrisponde spesso un'accresciuta potenzialità della minaccia e dell'offesa: è una gara. Chi, come noi, sa che non siamo in guerra non può e non vuole mettere in campo i criteri, gli strumenti e le potenzialità che invece sono consentite in una guerra, e deve soprattutto badare a svolgere il proprio compito anche con l'uso della forza giusta, mettendo in campo tutte le difese possibili; a ciò però fra riscontro un aumento della potenzialità dell'offesa.
In questo contesto credo che sia assolutamente necessario e inderogabile considerare prioritario il continuo aggiornamento e la continua ricerca di tutti i mezzi di protezione e di sicurezza di cui deve e può essere dotato il nostro contingente. Nonostante il momento drammatico, sono in condizione di dirvi che finora nulla è stato lasciato al caso, e che noi siamo nella condizione di poter dire che quello che la politica (con la P maiuscola) poteva fare per mettere in condizione di massima sicurezza possibile (che non basta mai) i nostri soldati è stato fatto; ma non bisogna deflettere da questo compito.
È per questo che oggi alla Camera mi sono permesso di dire che è lecito riflettere - io mi interrogo tutti i giorni al riguardo - se il gioco valga la candela. Tutti i giorni mi chiedo se i sacrifici che i nostri ragazzi fanno, fino a lasciare in quelle terre lontane addirittura il bene più prezioso, che è la vita, siano un gioco a cui valga la pena partecipare. La risposta che il Governo, io, voi con il vostro voto al rifinanziamento delle missioni abbiamo dato è che il compito è così importante da consentire di chiedere questo enorme sacrificio ai soldati, che sono assolutamente consapevoli di ciò: negli incontri che ho avuto con loro ho visto la consapevolezza del rischio, ma anche la consapevolezza della necessità del loro impegno. Per questo, il nostro livello di gratitudine è ancora più alto e più importante.
Signor Presidente, credo che questa assoluta e inderogabile necessità debba però accompagnarsi ad una considerazione che riguarda il futuro. È possibile - dicevo - interrogarsi. (Brusìo).
BASSOLI (PD). Perché non fate silenzio? Perché non li prega di stare zitti?
LA RUSSA, ministro della difesa. Senatrice, non tocca a me, mancherei di rispetto se lo chiedessi.
Questa inderogabile necessità deve accompagnarsi ad un convincimento che - ne sono certo - accomuna tutta quest'Aula. Si può discutere sull'entità delle nostre missioni e sul numero dei nostri militari che, comunque, di comune intesa abbiamo stabilito non debba e non possa superare i 4.000 uomini, rimanendo anzi al di sotto (attualmente siamo intorno alle 3.300-3.400 unità; entro l'anno arriveremo sotto alle 4.000). Si può discutere di tutto. Sono fermamente convinto della bontà delle nostre scelte, ma di una cosa - l'ho detto alla Camera e lo ribadisco - non si può discutere: la necessità che, una volta scelta la via della partecipazione alle missioni internazionali, non sia lesinata alcuna risorsa affinché i nostri soldati possano godere della massima protezione possibile e dei migliori mezzi di sicurezza esistenti nel mondo. Su questo vi è un mio impegno assoluto e inderogabile.
In questo senso, nell'ultimo anno abbiamo, ad esempio, provveduto a dotare il Lince (che vede esposti in maniera particolare coloro che stanno in ralla, cioè nella torretta) di un'ulteriore prima protezione, in attesa che lo stesso mezzo - posto che non si può certo andare al supermarket e comprare un mezzo già pronto - venga dotato di un sistema di guida remota della mitragliera, che consentirà al soldato mitragliatore di stare all'interno del mezzo. Per il momento, quindi, abbiamo munito 58 Lince di una protezione aggiuntiva. È una magra consolazione, lo ripeto, ma è comunque una consolazione che, accanto ai due militari deceduti e alla ragazza ferita seriamente, colui che questa volta ha subito meno ferite sia proprio il militare che stava in ralla, nella torretta. Questa mattina ho avuto l'occasione di incontrare questo militare all'aeroporto, prima che venisse trasportato al Celio: è stato lui che ha dato coraggio a me, e mi ha detto di sentirsi un uomo fortunato, ma ancora convinto della bontà del proprio ruolo e del proprio impegno.
Peraltro, ha già terminato il periodo di addestramento (oltre che - prima - di approvvigionamento) un altro mezzo che si chiama Freccia. Ne abbiamo parlato in altre occasioni: si tratta di un mezzo un po' meno veloce e più voluminoso, ma che garantisce in determinate circostanze una sicurezza assai maggiore di quella del Lince, che pure continuerà ad essere utilizzato per gli usi tattici che i militari riterranno opportuni e necessari.
Una domanda che ci siamo posti, che la stampa si è posta, che qualche politico si è posto è se l'attentato fosse diretto a colpire i soldati italiani. La risposta, purtroppo, viene dai fatti: nella stessa giornata un altro attentato ha colpito un soldato americano; questa mattina a Kabul c'è stato un altro attentato con molte perdite di vite umane; la colonna non era composta solo da italiani. La risposta dunque è molto semplice: l'attacco era rivolto alla missione internazionale, al contingente internazionale.
Perché vi è una recrudescenza in questo periodo? Innanzitutto, perché è finito l'inverno, e noi sappiamo che questa attività è ciclica. Non bisogna poi dimenticare che vi è una volontà destabilizzante crescente. Ma il motivo che noi riteniamo più importante di tutti è connesso all'avvio del piano McChrystal, che prevede un maggior controllo del territorio, anche attraverso - proprio quello che stavamo facendo - l'arrivo di rinforzi nelle basi avanzate. È vero che larga parte del territorio fino a ieri è stata assolutamente fuori dal controllo costante del contingente, che lo controlla finché è presente, ma non più quando se ne va.
Il piano McChrystal prevede proprio un forte aumento del controllo del territorio. Questo naturalmente sta mettendo gli insurgent, i talebani e i terroristi nella condizione di dover reagire, ed essi reagiscono - attenzione - né con uno scontro aperto né cercando di fermare, attraverso attentati terroristici, la colonna. Vi siete chiesti - questo non l'ho riferito questa mattina alla Camera - quale fosse lo scopo di questo attentato? Normalmente noi portiamo rinforzi di materiale e di uomini. Lo scopo dei terroristi doveva essere quello di bloccare l'arrivo di questi rinforzi. Non ci hanno neanche provato. Hanno cercato di incidere sul morale delle truppe? No: hanno cercato di incidere sul morale dei cittadini europei! Colpiscono con l'arma vile, subdola e vigliacca del terrorismo non per fermare l'azione militare, che pure è improntata al massimo rispetto dei compiti che ci hanno affidato gli organismi internazionali, ma per cercare di minare la volontà dei popoli e dei Governi che fanno parte di quella missione nell'intento di bloccare il terrorismo.
Ecco perché mi permetto di dire che ogni nostra indecisione, ogni nostro eccessivo turbamento, che c'è, forte, interiore, che produce un dubbio che si traduce in debolezza, finisce con l'aiutare i terroristi. Quegli esponenti politici, per fortuna fortemente minoritari nel Parlamento, che ieri e ancora oggi - ho letto sui giornali le loro dichiarazioni - hanno chiesto, in maniera per me strumentale e strana, di interrompere la nostra missione, non hanno fatto altro che dare una mano, oggettivamente, forse inconsapevolmente, al terrorismo. Ma forse in realtà non vogliono far altro che strizzare l'occhio ad un pacifismo unilaterale, che in Italia c'è sempre stato, per una posizione che posso anche comprendere e rispettare, ma mai condividere: mai condividere!
Il piano McChrystal, cui è ispirata la nostra azione, ha l'obiettivo di rafforzare la presenza sul territorio e di conquistare il cuore e le menti degli afgani attraverso una maggiore azione di ricostruzione, una maggiore vicinanza, una forte sollecitazione al Governo afgano a far crescere il rispetto dei diritti umani in quella terra. Questo dà molto fastidio ai terroristi, perché è l'opposto di ciò che vorrebbero. Noi italiani questa strategia l'abbiamo sempre rivendicata, l'abbiamo sempre pensata, oltre che, nel nostro piccolo, cercato di predicare. Oggi che diventa la strategia della missione internazionale, dobbiamo supportarla nel migliore dei modi e far sì che possa essere foriera di un risultato positivo secondo i tempi che ci siamo dati: 2011, inizio del rientro dei soldati aggiuntivi inviati; 2013, affidamento della questione afgana al legittimo Governo afgano, alla polizia afgana, alle forze armate afgane, cui progressivamente stiamo già dando un ruolo sempre maggiore.
Nessuno s'immagina che da qui al 2013 vengano meno le minacce in Afghanistan, ma possiamo ragionevolmente immaginare, e volere, che entro quella data la afganizzazione della questione sia stata compiuta, e tocchi al legittimo Governo afgano e alle sue forze militari e di polizia affrontare e contrastare il terrorismo, così come il traffico di droga e la criminalità organizzata.
Il Governo, pertanto, conferma pienamente l'impegno, nella consapevolezza della sua valenza, per la stabilizzazione dell'Afghanistan e per la lotta al terrorismo internazionale. Un impegno - voglio leggere le parole stesse che ho usato alla Camera - che non sarà certo messo in discussione da questo vile attentato. Personalmente ho incontrato i militari in Afghanistan più volte, e ho visto che questo è anche il loro sentimento, quello di far sì che non sia vano l'impegno di chi si è alternato in quella terra per ridare già risultati concreti: la democrazia che avanza, le scuole che si aprono, le donne che cominciano con molta fatica ad avere diritti; l'impegno per arrivare ad una situazione ancora migliore; ma, soprattutto, l'impegno - lo ripeto - perché siano minori i pericoli derivanti dal terrorismo nelle nostre case, nelle nostre città, nelle nostre Nazioni.
Concludo, dando atto del meritorio comportamento dei nostri militari in Afghanistan, dove operano senza dubbio in un contesto difficile e complesso. Ma lo stanno facendo con grande equilibrio, competenza e professionalità e sono animati, come dicevo prima, dalla convinzione dell'utilità del loro ruolo. Questa sicurezza la garantiscono migliaia di uomini che hanno scelto tale strada. Consentitemi di dirlo, e non mi si accusi di chissà quale spirito militaresco. Consentitemi di dire che oggi l'apprezzamento che essi riscuotono in ogni parte del mondo fa sì che, accanto alle grandi eccellenze che l'Italia ha sempre vantato (l'arte, la cultura, più recentemente la moda, il design), vi sia oggi anche la consapevolezza che l'Italia può vantare un'altra eccellenza, quella delle nostre Forze Armate, della loro efficienza, dedizione, capacità di svolgere al meglio i compiti che gli organismi internazionali affidano loro.
Credo che oggi i nostri ragazzi e le nostre ragazze con le stellette siano veramente una eccellenza che ci deve e ci può far inorgoglire. Ed alle ragazze con le stellette, alle donne, oggi che una di loro, per la prima volta, viene ferita seriamente, credo si voglia tutti insieme riconoscere un plus di solidarietà, di gratitudine, di vicinanza, perché hanno dimostrato, al pari dei loro colleghi uomini, di essere in grado di svolgere al meglio il loro compito. A loro, credo, un plus di sicurezza e di gratitudine deve e può essere riconosciuto. (Applausi dal Gruppo PdL).
Voglio concludere leggendo l'ultima parte perché sia chiaro, e mi rivolgo certamente agli infami, vigliacchi aggressori che hanno colpito anche stavolta nella maniera più subdola, ma anche alle orecchie che hanno qui in Italia e che riferiscono ogni dettaglio di quello che la politica e le istituzioni dicono e fanno in ragione di quello che avviene in Afghanistan. Ed ho l'orgoglio di dire che la politica con la "P" maiuscola - quella che si è manifestata con il voto unanime di rifinanziamento delle missioni internazionali, una politica orgogliosa in questo caso della propria unità al di là degli schieramenti - e le istituzioni mandano a dire (e se ci sono orecchie che ascoltano, e ce ne sono, riferiscano) che rimane più che mai saldo l'intendimento del Parlamento e del Governo di mantenere l'impegno italiano per la stabilizzazione dell'Afghanistan.
Ribadisco, pertanto, che anche questo drammatico episodio avrà come unico effetto il rafforzamento del nostro convincimento sulla presenza italiana in Afghanistan e sul nostro apporto alla missione ISAF.
La nostra vicinanza ai soldati italiani è più forte che mai, il nostro convincimento del loro ruolo è più sicuro e doveroso che mai. (Prolungati applausi dai Gruppi PdL, LNP, UDC-SVP-Aut:UV-MAIE-IS-MRE e PD).
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione sull'informativa del Ministro della difesa.
È iscritto a parlare il senatore Pedica. Ne ha facoltà.
PEDICA (IdV). Signor Presidente, onorevoli colleghi, signor Ministro, ho ascoltato ciò che ha detto, ma in base alle parole da lei pronunciate non riesco a capire se lei rispetti ancora la nostra Costituzione oppure no. Le recito solo il contenuto dell'articolo 11 della nostra Costituzione, che avrebbe dovuto obbligarla a parlare in un altro modo: «L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali»...
LA RUSSA, ministro della difesa. Legga l'altro comma! Legga l'altro comma...
PEDICA (IdV). ...ed io non ho sentito niente in riferimento a ciò nelle parole del Ministro della difesa. (Vivaci commenti dal Gruppo PdL).
GRAMAZIO (PdL). Sei un buffone! Tu e gli altri! Vai a casa, buffone!
GAMBA (PdL). Vergogna! Cialtrone! (Commenti del senatore Belisario).
PEDICA (IdV). E se ieri, signor Ministro, era il giorno del lutto, del cordoglio, della sofferenza... (Vivaci commenti dal Gruppo PdL).
PRESIDENTE. Vi invito a calmarvi, colleghi, altrimenti devo interrompere la seduta, e su un argomento del genere non vorrei essere costretto a farlo.
La prego di continuare il suo intervento, senatore Pedica.
LA RUSSA, ministro della difesa. Chiedo scusa. Chiedevo solo di leggere la seconda parte dell'articolo.
PEDICA (IdV). Come dicevo, se ieri era il giorno del lutto, del cordoglio, della sofferenza e del silenzio, oggi è il giorno della parola, della riflessione politica e anche della critica, perché da questa Aula non deve uscire solo un momento di dolore, assolutamente doveroso, ma non sufficiente, perché rivolto soltanto al passato, ma deve sortire anche un progetto che guardi al futuro.
Ieri sono morti il sergente Massimiliano Ramadù ed il caporalmaggiore Luigi Pascazio. Sono morti ad Herat, mentre stavano portando avanti una missione che il Governo aveva loro detto essere di pace, mentre si adoperavano per la ricostruzione e portavano aiuto alla popolazione afgana che il Governo gli aveva garantito esserci grata e riconoscente, mentre onoravano la nostra Patria e la nostra Costituzione, che il Governo aveva loro assicurato essere una Costituzione pacifista, che all'articolo 11 - lo ripeto - rinnega la guerra come strumento d'offesa.
Colleghi, questi giovani, a cui va il pensiero di gratitudine, di orgoglio e di amore dell'Italia dei Valori e dell'Italia intera, non si erano sbagliati indossando la divisa per servire l'Italia, rischiando la loro vita per la sicurezza internazionale e per la difesa del nostro Paese. Chi si era sbagliato e chi sta sbagliando anche adesso, purtroppo, è il Governo.
Ho sentito dalle sue parole, signor Ministro, che «il gioco vale la candela»; non so se sia così quando la "candela" si chiama guerra e non più pace. Questo stiamo dimostrando, e se da un anno e mezzo continuiamo a ribadirlo, anche astenendoci sul finanziamento delle missioni e votando contro l'articolo che regola nello specifico la missione afgana, oggi ancor di più non possiamo tacere.
Le famiglie dei caduti ci chiedono di fare in modo che la tragedia dei loro figli non sia inutile. A noi ciò che fa più paura è che invece l'inutilità sarà assicurata se non avverrà un mutamento di paradigma nella politica estera del Governo. Sono 23 volte che i genitori dei nostri italiani morti chiedono questo; non un cambiamento nelle scelte di quanti uomini inviare o di che mezzi rifornire, ma nella strategia generale che si intende perseguire, in Afghanistan come in altri teatri, per contribuire lealmente agli sforzi della comunità internazionale e, allo stesso tempo, valorizzare quello che il nostro Paese sa e può fare meglio.
Se non si passerà cioè da un gioco al rialzo militare ad un progetto di riconversione civile cominciando a ridurre le spese della Difesa, che anche il decreto incentivi aumenta, investendo in piattaforme militari multifunzione (nonostante fosse una norma presentata per aiutare le fasce più deboli del nostro Paese); se non cominciamo ad aumentare le risorse del Ministero degli esteri, rivalutando una cooperazione allo sviluppo ormai scaduta in qualità e quantità dell'impegno; se non si arriverà ad ammettere che la sicurezza in Afghanistan non è né perfetta, né perfettibile, in uno scenario ormai completamente mutato dall'inizio della missione; se non si esternerà fìnalmente la volontà di uscire dal pasticcio afgano con una seria e condivisa exit strategy che non mortifichi i partner NATO ed europei, ma nemmeno la vita dei nostri soldati; se non riusciremo a fare tutto ciò, l'Italia dei Valori si ritroverà ancora una volta a fare la Cassandra in un Parlamento di ciechi e di sordi.
Noi non vogliamo essere premonitori di tragedie annunciate: vogliamo contribuire alla politica estera italiana ed alla sicurezza internazionale, ma solo partendo da un'onestà di fondo, che finora lei, signor Ministro, non ha dimostrato,
Signor Presidente, poiché, per i tempi ristretti di cui dispongo, non posso far presente tutto quello che il mio partito intende evidenziare, mi limito alle conclusioni del mio intervento e le chiedo l'autorizzazione a lasciare agli atti il testo integrale del mio intervento.
PRESIDENTE. La Presidenza l'autorizza in tal senso, senatore Pedica.
PEDICA (IdV). Diciamo che di guerra e di disorganizzazione nella gestione di questa si muore, come di mancanza di onestà intellettuale nella valutazione del presente e del futuro. Ciò che chiediamo oggi, e concludo, signor Presidente, pur sapendo di essere i soli a farlo, è la stessa cosa che ripetiamo da più di un anno: ci si impegni quando il nostro sforzo è legittimo, costituzionale e utile, ma si convertano i nostri sforzi quando giornate come quella di ieri testimoniano tristemente all'Italia un errore macrostrategico che i nostri più valorosi cittadini non devono pagare. Cambiamo pagina. solo così la commemorazione di oggi avrà un senso. (Applausi dal Gruppo IdV).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore D'Alia. Ne ha facoltà.
D'ALIA (UDC-SVP-Aut: UV-MAIE-IS-MRE). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
D'ALIA (UDC-SVP-Aut: UV-MAIE-IS-MRE). Signor Presidente, signor Ministro della difesa, cari colleghi, ci associamo, e lo facciamo con profondo convincimento e con intima solidarietà, alle sue parole di cordoglio per la scomparsa del sergente Massimiliano Ramadù e del caporalmaggiore Luigi Pascazio, così come alle parole di augurio di pronta guarigione per Cristina Buonacucina e Gianfranco Scirè.
Oggi non è la prima volta che in quest'Aula siamo chiamati ad esprimere il dolore per la perdita di nostri militari impegnati in missioni internazionali di pace, e non è la prima volta che le istituzioni del nostro Paese sono chiamate a dimostrare, al di là della consuetudine e della formalità, l'intima e sincera solidarietà umana, politica e istituzionale a tutti i militari che in questo momento si trovano impegnati in Afghanistan, così come in tutte le missioni internazionali che vedono il nostro Paese in prima fila.
Io credo, signor Presidente, signor Ministro, che il modo migliore per essere utili in questo momento, al di là delle parole di circostanza, e per essere sinceramente vicini ai nostri militari sia dire con chiarezza due cose. La prima che noi ci sentiamo di dire, senza infingimenti, con determinazione e con responsabilità, è che riteniamo che sia giusto stare lì, continuando l'impegno internazionale del nostro Paese e rafforzando in termini di risorse umane, economiche e militari lo sforzo che il nostro Paese sta facendo in Afghanistan, perché è uno sforzo utile. Noi, infatti, siamo lì per formare il personale della polizia, per far crescere una nuova società civile afgana, con istituzioni forti che siano in condizione di governare quel Paese, un Paese difficile, in uno scenario difficile, e per creare infrastrutture civili che concorrano al suo sviluppo economico e sociale.
Queste sono le ragioni per le quali, tutte le volte che qui in Parlamento siamo stati chiamati a votare sulle missioni, il nostro Gruppo ha votato a favore della loro prosecuzione; siamo qui per ribadire con forza che sarebbe suicida e vile rinunciare alla nostra presenza in quel territorio. Allo stesso modo, con altrettanta sincerità e determinazione, diciamo che noi riteniamo sia giusto pensare - questo è il ruolo del Parlamento e ci sarà occasione per farlo - al modo di migliorare le condizioni e l'efficienza del nostro impegno in Afghanistan e in tutte le missioni internazionali di pace. Questo è il tema di cui ci dobbiamo occupare e non la sterile, stucchevole e di pessimo gusto disputa sul ritiro o meno dei nostri militari in questo momento.
Noi condividiamo, signor Ministro, la dichiarazione che lei ha fatto in quest'Aula, relativa al fatto che l'ipotesi di un disimpegno possa essere in qualche modo interpretata, da chi barbaramente attenta alla vita dei nostri militari in quel Paese, come una istigazione o un incentivo.
Noi riteniamo che questo sia profondamente vero e per queste ragioni, oltre ad associarci al dolore dei familiari e a solidarizzare, «senza se e senza ma», con i nostri militari impegnati in quel territorio, le diciamo che non verrà mai meno il sostegno del nostro Gruppo parlamentare alle missioni e a ciò che il Governo intenderà fare nell'interesse del Paese in quello scenario difficile che tutti noi abbiamo voluto cambiare insieme. (Applausi dai Gruppi UDC-SVP-Aut:UV-MAIE-IS-MRE e PdL e dai banchi del Governo).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Torri. Ne ha facoltà.
TORRI (LNP). Signor Ministro, colleghi, l'attentato che è costato la vita a due militari del Genio guastatori alpini uccisi ieri mattina nella provincia di Herat ci ricorda una volta di più le difficoltà ed i grandi costi umani della nostra missione in Afghanistan. Quanto accaduto costituisce per me un motivo di particolare dolore, avendo presenziato, unitamente al Ministro della difesa, al sottosegretario Crosetto e ad alcuni colleghi, come la senatrice Bonfrisco e il mio collega di Gruppo Vaccari, alla sfilata degli alpini di una settimana fa a Bergamo.
Mentre ci inchiniamo davanti al sacrificio dei nostri ragazzi ed al dolore delle loro famiglie, vogliamo sottolineare in questa triste occasione come in Afghanistan i soldati del nostro Paese non siano soli. La Lega Nord li sosterrà sempre. Operiamo infatti nel contesto di una grande alleanza occidentale che è lì con l'autorizzazione delle Nazioni Unite per sradicare il terrorismo internazionale e soprattutto per restituire la speranza di un futuro migliore ad un popolo, quello afgano, che da oltre trent'anni non conosce altro che scenari di guerra. Il carattere condiviso e non meramente nazionale dell'impresa spiega la posizione di responsabilità assunta dal nostro partito, che, pur richiamando le dichiarazioni rese in passato, conferma la necessità assoluta di rimanere fedeli agli impegni presi con il Governo e con i Paesi alleati in merito a questa che, lo sottolineo, è una missione di pace.
Commentando a caldo questa notizia, il ministro Bossi ha affermato che lasciare l'Afghanistan adesso equivarrebbe ad una fuga dagli esiti imprevedibili, sia nei rapporti con i nostri alleati, che non riuscirebbero a capirne il motivo, sia soprattutto dal punto di vista di ciò che potrebbe accadere ai nostri militari presenti negli scenari di guerra.
È soprattutto per queste ragioni che la Lega Nord intende ribadire ulteriormente e pubblicamente il suo sostegno alla missione dei nostri soldati in Afghanistan, tanto più che questo impegno non ha comportato soltanto l'uso delle armi, ma anche interventi importanti sulle infrastrutture e sui servizi di base che sono stati messi a disposizione del popolo afgano. Oggi dobbiamo ricordarci che in quel martoriato Paese ci sono più strade, ponti, scuole ed ospedali di quanti non ne esistessero quando c'erano i talebani. Quindi, a nostro avviso, ci troviamo in un momento nel quale non si può assolutamente uscire dall'Afghanistan con un ritiro; anzi, forse questo è il momento per confermare il nostro sostegno alle truppe, che fanno il loro dovere in circostanze veramente tanto difficili.
In conclusione, signor Presidente, ci sarà tempo e modo per riflettere sui destini di questa missione, soprattutto insieme ai nostri alleati, che unanimemente sembrano privilegiare il 2013 come data per il ritiro di tutti i contingenti. Ritengo che il 2013 non sia così lontano come potrebbe apparire, ma non è neanche dietro l'angolo. Noi, il Gruppo della Lega Nord ed io personalmente, vorremmo unirci al cordoglio delle famiglie, ma anche esprimere un augurio immenso ai due militari feriti, soprattutto alla ragazza, per una pronta guarigione, dicendo loro che la Lega Nord non sarà mai lontana dai nostri militari. (Applausi dai Gruppi LNP e PdL e dei senatori Marini e Burgaretta Aparo).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Del Vecchio. Ne ha facoltà.
DEL VECCHIO (PD). Signor Presidente, signor Ministro, onorevoli colleghi, il Partito Democratico, come tutti gli italiani, esprime grande cordoglio e forte vicinanza alle famiglie dei caduti, invia un affettuoso saluto ai feriti, con l'auspicio di una loro pronta guarigione ed in particolare, dopo le sue parole, signor Ministro, al caporale che in questo momento è sottoposto ad intervento chirurgico.
I nostri soldati ancora una volta hanno dimostrato la loro dedizione ad un difficile compito fino ad arrivare, purtroppo, all'estremo sacrificio. Non è questo certamente il momento della retorica, ma dobbiamo rimanere e guardare a questa situazione da un punto di vista oggettivo per poter dare risposte a tutti gli interrogativi che in questi giorni abbiamo sentito rivolgerci dall'opinione pubblica. Questi interrogativi devono avere una risposta che deve partire dalle ragioni dell'impegno della comunità internazionale in Afghanistan.
Va ricordato innanzitutto che sono 42 le Nazioni che operano in quel teatro, ma soprattutto che questa presenza è stata decisa nel 2001 e negli anni successivi dall'Organizzazione delle Nazioni Unite, che è un'organizzazione internazionale prevista nell'articolo 11 della Costituzione, alla quale naturalmente l'Italia, come tante altre Nazioni, ha ceduto e cede parte della propria sovranità internazionale.
L'operazione in Afghanistan ha raggiunto dei risultati positivi in questi anni e forse sarebbe ingeneroso non riconoscerlo oggi, anche per ricordare l'impegno di quei soldati che purtroppo hanno perso la vita.
Nel 2005 è stato eletto democraticamente il Parlamento afgano: erano 30 anni che questo non accadeva. È stata avviata una riforma della giustizia nella quale l'Italia ha avuto un ruolo importante; si stanno costruendo le forze di sicurezza nazionali, in un Paese che prima era diviso tra una moltitudine di poteri locali; l'istruzione dei giovani, che nel regime talebano non potevano accedere alla cultura o alla crescita sociale, è diventato un obiettivo primario; è stata anche avviata la ricostruzione delle istituzioni democratiche e delle infrastrutture.
Certo, si tratta di riforme realizzate o avviate con grande difficoltà, ma che sarebbero state impensabili senza la presenza della comunità internazionale. Purtroppo, l'aumento degli incidenti indica che il processo di stabilizzazione non è ancora concluso. Non si tratta di disconoscere a mio modo di vedere le ragioni che sono alla base della presenza in Afghanistan. Un abbandono dell'Afghanistan in questo momento da parte della comunità internazionale farebbe probabilmente crollare il Paese nelle stesse condizioni da cui la stessa comunità vuole e voleva trarlo.
Si tratta però di verificare, insieme alle Nazioni partecipanti e agli organismi internazionali che hanno promosso questo impegno, se sia opportuno correggere ed in quale misura la missione e se la comunità internazionale non debba accentuare gli sforzi a favore di un processo sociale ed economico del Paese che consenta di conquistare i corpi e le menti della popolazione afgana, che è la condizione indispensabile per ottenere un risultato positivo. (Applausi del senatore Garraffa).
In tale contesto, le innovazioni apportate dal presidente Obama alla strategia dell'operazione in Afghanistan devono essere un riferimento costante per il contributo italiano alla missione. La maggiore attenzione verso la popolazione e la ricostruzione, che è stata sollecitata dal Presidente, non può non essere sostenuta con forza dall'Italia, visto che coincide con la linea politica da sempre seguita dalla nostra Nazione nelle missioni di stabilizzazione. E così la necessità di evitare le vittime civili, anch'essa richiamata dal presidente Obama, non può non vederci convinti assertori, considerate le conseguenze altamente negative che i danni collaterali, purtroppo, determinano nella ricerca del consenso della popolazione. Ed ancora, lei ne ha parlato, signor Ministro, l'afganizzazione della crisi, attraverso la realizzazione della più rapida possibile delle condizioni per la cessione della responsabilità al Governo afgano, deve trovare anche in questo caso l'Italia tra i Paesi più coinvolti.
Infine, il nuovo processo di riconciliazione nazionale con la parte moderata dell'insorgenza è un passaggio cruciale per superare la violenta contrapposizione interna al Paese, che vanifica gli sforzi di pacificazione. Anche in questo caso, l'Italia può e deve dare un contributo che nasce dalla sua moderazione e dal suo ruolo di garanzia.
Signor Presidente, signor Ministro, in questo momento di grande coinvolgimento emotivo e di dolore per il sacrificio dei nostri soldati, ai quali naturalmente rivolgiamo di nuovo il nostro commosso pensiero, credo che l'Italia debba onorare la loro memoria continuando ad operare con equilibrio e professionalità in quel teatro, predisponendo la sua attività politica in maniera che le riflessioni che oggi stiamo facendo possano essere domani il viatico non solo per il contingente italiano, ma per il contingente di tutto l'ISAF.
Chiedo di poter allegare il testo integrale del mio intervento. (Applausi dai Gruppi PD e PdL e del senatore Burgaretta Aparo).
PRESIDENTE. La Presidenza l'autorizza in tal senso.
È iscritto a parlare il senatore Cantoni. Ne ha facoltà.
CANTONI (PdL). Signor Presidente, signor Ministro, onorevoli colleghi, abbiamo apprezzato molto la sua relazione, che ha evidenziato, con puntualità e con estrema chiarezza, la missione dei nostri soldati, che onorano il Paese con il loro sacrificio, in un costante orgoglio che rappresenta il nostro Paese nei vari scenari internazionali.
Ieri, nelle dolorose ore che hanno seguito la notizia dell'attentato in Afghanistan, quando ha preso corpo il reale contenuto della tragedia e si sono conosciuti i nomi e i volti delle vittime, tra le migliaia di dichiarazioni che si sono succedute - alcune anche abbastanza curiose - una merita senz'altro di essere ricordata. Consentitemi di leggerla: «È un dolore per ogni uomo con un cuore, per ogni uomo che crede nel sacrificio per la Patria, per ogni uomo che crede negli ideali, che dare un contributo piccolo o grande che sia possa servire a migliorare il mondo anche con la propria vita». Sono le nobili parole di Angelo Pascazio, il papà del caporalmaggiore Luigi, ucciso ieri insieme al sergente Massimiliano Ramadù (Applausi dai Gruppi PDL, LNP e PD). Sono le parole di un padre che ha appena perso un figlio di soli 25 anni e che, ciò nonostante, parla di sacrificio per la Patria, di ideali, della necessità di dare il proprio contributo per migliorare il mondo. È una lezione che ci ha dato questo papà.
Sono parole che devono far riflettere tutti, specie quanti - probabilmente numerosi, ahimè - sull'onda delle emozioni, si sono fatti tentare dall'idea di far rientrare i nostri militari, di creare polemiche, convincendosi dell'inutilità di una missione che sembra non portare benefìci. Ma non è così. Far rientrare oggi i nostri soldati o ridimensionare quantitativamente o qualitativamente il nostro impegno significherebbe davvero rendere vana la missione fin qui condotta e inutile il tributo di sangue che l'Italia ha finora versato in Afghanistan contro il terrorismo, in un processo di democrazia in un'area estremamente instabile.
Mai come oggi bisogna invece mantenere gli impegni internazionali, assunti sulla base delle alleanze e del vincolo che abbiamo preso con il popolo afgano e con il mondo intero.
Il contingente italiano - ricordiamolo - è in Afghanistan non per combattere ma per dare un contributo attivo ai necessari processi di democratizzazione dell'area e alle attività volte a migliorare le condizioni di una popolazione duramente provata da circa un trentennio di guerre e di situazioni connotate da alta instabilità e da altissima malavitosità, con un centro di smercio di droga mondiale.
La presenza delle nostre truppe oggi è più che mai necessaria, per permettere la stabilizzazione e la pacificazione di una vasta area dell'Asia che comprende, oltre all'Afghanistan, altre regioni calde - penso per esempio al Pakistan, alla Thailandia in queste ore - e che rappresenta una delle principali sfide non solo della NATO, ma dell'intera comunità internazionale, nell'ambito della quale i nostri militari forniscono quotidianamente un contributo fondamentale. Sarebbe insensato ritirarsi proprio oggi, piegandosi al ricatto di chi, agendo oltretutto con viltà, pensa di imporre all'Italia e alla comunità internazionale le proprie scelte.
L'Italia è orgogliosa dell'impegno dei suoi militari. È vicina in questo momento e sempre alle famiglie dei caduti, e continuerà ad impegnarsi per promuovere la pace fra le Nazioni.
Questa missione, alla quale non possiamo né vogliamo sottrarci, rimane la certa volontà del Paese e delle sue Forze armate, anche in questo momento di grande dolore in cui l'Italia e il Popolo della Libertà onorano il coraggio e il valore dei suoi giovani caduti: il sergente Massimiliano Ramadù e il caporalmaggiore Luigi Pascazio.
Pertanto, a nome di tutto il Popolo della Libertà, porgo le condoglianze e manifesto sentimenti di vicinanza e solidarietà alle famiglie colpite da questo terribile lutto e alle Forze armate augurando una piena guarigione al caporalmaggiore Gianfranco Scirè e al caporale Cristina Buonacucina, alla quale, oltre ai nostri auguri, va l'abbraccio e l'affetto di tutti i nostri senatori. (Applausi dai Gruppi PdL, LNP, UDC-SVP-Aut:UV-MAIE-IS-MRE e PD).
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PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione sull'informativa resa dal ministro della difesa, onorevole La Russa, che ringrazio per la disponibilità.
Sui lavori del Senato
Parlamento in seduta comune, convocazione
PRESIDENTE. Onorevoli Colleghi, la Conferenza dei Capigruppo, riunitasi oggi pomeriggio, ha approvato modifiche al calendario corrente e il nuovo calendario dei lavori fino al 27 maggio.
Il decreto-legge in materia di incentivi, già all'ordine del giorno dell'odierna seduta, si trova tuttora all'esame delle Commissioni competenti. Pertanto, subito dopo la lettura del calendario, la seduta dell'Aula sarà tolta per consentire il prosieguo dell'esame in sede referente e il conferimento del mandato ai relatori.
La discussione da parte dell'Assemblea è quindi rinviata alla seduta antimeridiana di domani e il pomeriggio di oggi resta riservato ai lavori delle Commissioni.
Il calendario della settimana corrente prevede inoltre - ove possibile in relazione all'andamento dei lavori - l'esame della ratifica della Convenzione europea sulla protezione degli animali da compagnia e il seguito del disegno di legge di riforma della professione forense.
Nella seduta antimeridiana di giovedì 20 maggio avrà luogo, per la durata di 2 ore - dopo le ore 11 in relazione all'andamento dei lavori - il dibattito sul 40° anniversario dello Statuto dei lavoratori. I tempi sono stati ripartiti tra i Gruppi.
La prossima settimana, dal 25 al 27 maggio, è previsto 1'esame dei disegni di legge di conversione dei decreti-legge su sospensione temporanea demolizioni in Campania e stabilità finanziaria dell'area euro. Per il dibattito su quest'ultimo provvedimento è stato richiesto 1'intervento del Ministro dell'economia e delle finanze.
Nella seduta pomeridiana di martedì 25 maggio, la Presidenza ricorderà il 200° anniversario dell'indipendenza della Repubblica Argentina. Successivamente i rappresentanti dei Gruppi potranno intervenire per 5 minuti ciascuno.
Nella seduta pomeridiana di giovedì 27 maggio, con trasmissione diretta televisiva, il Ministro del lavoro risponderà a interrogazioni a risposta immediata in tema di Cassa integrazione guadagni.
In relazione alla festività di mercoledì 2 giugno, è stato stabilito che 1'Assemblea sarà convocata nel pomeriggio di lunedì 31 maggio e la mattina di martedì 1° giugno per la discussione degli argomenti che saranno definiti dalla prossima Conferenza dei Capigruppo, da convocare nella giornata di martedì 25 maggio.
Il Parlamento in seduta comune sarà convocato giovedì 1° luglio, alle ore 9, per l'elezione di 8 componenti del Consiglio superiore della magistratura. La chiama inizierà dagli onorevoli senatori.
Calendario dei lavori dell'Assemblea
PRESIDENTE. La Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari, riunitasi questo pomeriggio, con la presenza dei Vice presidenti del Senato e con l'intervento del rappresentante del Governo, ha adottato - ai sensi dell'articolo 55 del Regolamento - modifiche al calendario corrente e il nuovo calendario dei lavori dell'Assemblea fino al 27 maggio 2010:
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Mercoledì |
19 |
maggio |
ant. |
h. 9,30-13,30 |
- Disegno di legge n. 2165 - Decreto-legge n. 40, recante disposizioni tributarie e finanziarie urgenti nonché in materia di incentivi (Approvato dalla Camera dei deputati) (Scade il 25 maggio) - Ratifiche di accordi internazionali (disegno di legge n. 1908 - Convenzione europea protezione animali da compagnia) - Seguito disegni di legge nn. 601 e connessi - Riforma della professione forense - Dibattito sul 40° anniversario dello Statuto dei lavoratori (giovedì 20, dopo le ore 11, in relazione all'andamento dei lavori) |
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" |
" |
" |
pom. |
h. 16,30-20,30 |
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Giovedì |
20 |
" |
ant. |
h. 9,30 |
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Giovedì |
20 |
maggio |
pom. |
h. 16 |
- Interpellanze e interrogazioni |
Gli emendamenti al disegno di legge n. 1908 (Ratifica convenzione europea protezione animali da compagnia) dovranno essere presentati entro le ore 13 di mercoledì 19 maggio.
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Martedì |
25 |
maggio |
pom. |
h. 16,30-20,30 |
- Disegno di legge n. 2144 - Decreto-legge n. 62, su sospensione temporanea demolizioni in Campania (Presentato al Senato - voto finale entro il 29 maggio - scade il 28 giugno) - Disegno di legge n. 2171 - Decreto legge n. 67, su salvaguardia stabilità finanziaria area euro (Presentato al Senato - voto finale entro il 9 giugno - scade il 9 luglio) - Seguito disegni di legge nn. 601 e connessi - Riforma della professione forense |
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Mercoledì |
26 |
" |
ant. |
h. 9,30-13,30 |
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" |
" |
" |
pom. |
h. 16,30-20,30 |
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Giovedì |
27 |
" |
ant. |
h. 9,30-14 |
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|
Giovedì |
27 |
maggio |
pom. |
h. 16 |
- Interrogazioni a risposta immediata, ex articolo 151-bis del Regolmento, al Ministro del lavoro sulla Cassa integrazione guadagni |
Gli emendamenti ai disegni di legge nn. 2144 (Decreto-legge n. 62, su sospensione temporanea demolizioni in Campania) e 2171 (Decreto-legge n. 67, su salvaguardia stabilità finanziaria area euro) dovranno essere presentati entro le ore 13 di lunedì 24 maggio 2010.
Ripartizione dei tempi per la discussione del disegno di legge n. 2165
(Decreto-legge n. 40, recante disposizioni tributarie e finanziarie urgenti
nonché in materia di incentivi)
(10 ore, escluse dichiarazioni di voto)
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Relatori |
1 h. |
30' |
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Governo |
1 h. |
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Votazioni |
1 h. |
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Gruppi 6 ore e 30', di cui: |
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PdL |
2 h. |
|
|
PD |
1 h. |
41' |
|
LNP |
|
48' |
|
Misto |
|
41' |
|
UDC-SVP-Aut (UV-MAIE-IS-MRE) |
|
40' |
|
IdV |
|
40' |
|
Dissenzienti |
|
5' |
Ripartizione dei tempi per la discussione del disegno di legge n. 2144
(Decreto-legge n. 42,su sospensione temporanea demolizioni in Campania)
(7 ore, escluse dichiarazioni di voto)
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Relatore |
|
30' |
|
Governo |
|
30' |
|
Votazioni |
|
30' |
|
Gruppi 5 ore e 30 minuti, di cui: |
|
|
|
PdL |
1 h. |
41' |
|
PD |
1 h. |
25' |
|
LNP |
|
41' |
|
Misto |
|
35' |
|
UDC-SVP-Aut (UV-MAIE-IS-MRE) |
|
34' |
|
IdV |
|
34' |
|
Dissenzienti |
|
5' |
Ripartizione dei tempi per la discussione del disegno di legge n. 2171
(Decreto-legge n. 67, su salvaguardia stabilità finanziaria area euro)
(7 ore, escluse dichiarazioni di voto)
|
Relatore |
|
30' |
|
Governo |
|
30' |
|
Votazioni |
|
30' |
|
Gruppi 5 ore e 30 minuti, di cui: |
|
|
|
PdL |
1 h. |
41' |
|
PD |
1 h. |
25' |
|
LNP |
|
41' |
|
Misto |
|
35' |
|
UDC-SVP-Aut (UV-MAIE-IS-MRE) |
|
34' |
|
IdV |
|
34' |
|
Dissenzienti |
|
5' |
Sulla concomitanza dei lavori nelle Commissioni
CASSON (PD). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CASSON (PD). Signor Presidente, intervengo in particolare su un problema che riguarda l'organizzazione e il coordinamento dei lavori di ben tre Commissioni del Senato. Si tratta, in particolare, dei lavori della Commissione giustizia, della Commissione d'inchiesta bicamerale antimafia e della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari. Si sono verificati abbastanza spesso nel passato, ma in particolar modo in questi giorni, alcuni contrasti riguardo all'organizzazione dei lavori di queste tre Commissioni e, soprattutto, delle sovrapposizioni anche con sedute notturne. In particolare, anche questa sera è prevista una sovrapposizione fra la Commissione giustizia e la Commissione antimafia. In questi giorni (già questa mattina, ma anche domani e dopodomani) rischiano di sovrapporsi i lavori anche della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari che deve trattare la delicata questione del senatore Nespoli.
Abbiamo cercato, come membri del Partito Democratico delle tre Commissioni, di promuovere un coordinamento dei lavori, soprattutto investendo della questione i tre Presidenti. In alcuni casi, sembra impossibile evitare le sovrapposizioni. Ricordo che della Commissione giustizia fanno parte almeno quattro o cinque membri della Commissione antimafia e che nella Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari vi sono membri della Commissione giustizia e della Commissione antimafia. In sostanza, un coordinamento diventa impossibile.
Quindi, segnalo cortesemente al Presidente del Senato la delicatezza di questa situazione al fine di giungere quantomeno ad un coordinamento tra le Presidenze. Peraltro la settimana prossima non è previsto che si discuta in materia di intercettazioni telefoniche e pertanto, imporre tali sovrapposizioni diventerebbe piuttosto pesante per i lavori della Commissione bicamerale e della Giunta per le elezioni e le immunità parlamentari.
PRESIDENTE. Senatore Casson, la Presidenza si farà carico di intervenire per la soluzione di questo problema.
Sull'appello lanciato in occasione della Marcia per la pace di Assisi
GRANAIOLA (PD). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GRANAIOLA (PD). Signor Presidente, avevo chiesto di intervenire perché mi è stato chiesto, dalla Tavola della pace di Assisi, di leggere il documento prodotto in occasione della Marcia per la pace di Assisi che si è svolta la scorsa domenica. (Brusio).
È destino che, quando io devo intervenire, di solito non mi si ascolti. Non vorrei battere i pugni sul tavolo, ma ritengo che questo sia un documento importante, anche perché alla Marcia per la pace di Assisi erano presenti centinaia e centinaia di giovani, centinaia di persone impegnate quotidianamente nella lotta alla guerra e per i diritti civili.
Poiché, a livello personale, io condivido questo documento, mi sento in dovere di leggerne almeno i punti salienti e mi riservo di consegnarlo perché sia allegato agli atti della seduta.
«La guerra che stiamo conducendo in Afghanistan ci ha restituito questa mattina altri corpi straziati di soldati italiani. Altri morti, altri feriti, altro dolore, altro sangue che costringono tutti a riaprire gli occhi su questa tragedia. La morte, il dolore e il sangue scorrono tutti i giorni in Afghanistan (...).
Di questa guerra gli italiani non sanno quasi nulla. Qui in Italia, nelle retrovie della guerra, siamo sottoposti al ferreo regime della censura. Qui (come in nessun altro Paese al mondo), dall'11 settembre 2001 è persino vietato chiamare le cose con il loro nome. L'espressione "guerra in Afghanistan" è bandita. Ma tutto questo non ci aiuta a capire cosa dobbiamo fare.
"Qualsiasi propaganda a favore della guerra deve essere vietata dalla legge. Qualsiasi appello all'odio nazionale razziale o religioso che costituisca incitamento alla discriminazione, all'ostilità o alla violenza deve essere vietato dalla legge (...)"
Il dolore dei familiari dei soldati uccisi e l'angoscia di quelli feriti gravemente è anche il nostro. È un dolore forte, che ci deve spingere a fare qualcosa in più per fermare e non continuare a combattere questa guerra.
I nostri giovani soldati muoiono, perché il Governo continua a scaricare sui militari il compito di risolvere un problema che i militari non hanno nessuna possibilità di risolvere. Per questo, il mostro della guerra continua da nove anni a fare strage di vite umane, di legalità, di diritto e di diritti».
Vedo che il tempo a mia disposizione è scaduto: prego pertanto la Presidenza di autorizzarmi ad allegare l'intero documento al Resoconto della seduta odierna. (Applausi dal Gruppo PD).
PRESIDENTE. La Presidenza l'autorizza in tal senso.
Mozioni, interpellanze e interrogazioni, annunzio
PRESIDENTE. Comunico che sono pervenute alla Presidenza una mozione, interpellanze e interrogazioni, pubblicate nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.
Ordine del giorno
per le sedute di mercoledì 19 maggio 2010
PRESIDENTE. Il Senato tornerà a riunirsi domani, giovedì 19 maggio, in due sedute pubbliche, la prima alle ore 9,30 e la seconda alle ore 16,30, con il seguente ordine del giorno:
La seduta è tolta (ore 17,53).