Legislatura 16 - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 381 del 18/05/2010


Interrogazioni con richiesta di risposta scritta

ASTORE - Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali - Premesso che:

il decreto legislativo n. 99 del 29 marzo 2004, all'art. 17, comma 2, ha stabilito che «Al fine di favorire il rafforzamento della tutela economica delle produzioni agroalimentari di qualità, il Ministero delle politiche agricole e forestali è autorizzato ad acquistare dall'Istituto di servizi per il mercato agricolo alimentare (ISMEA) le partecipazioni da questo possedute nella società per azioni "BUONITALIA", nonché ad esercitare i conseguenti diritti dell'azionista. All'acquisto delle partecipazioni predette il Ministero delle politiche agricole e forestali provvede nell'ambito degli stanziamenti di cui all'articolo 4 della legge 23 dicembre 1999, n. 499 destinati alle iniziative di tutela e valorizzazione della qualità dei prodotti agricoli. Le amministrazioni statali, regionali e locali, con apposite convenzioni possono affidare alla società Buonitalia l'esercizio di attività strumentali al perseguimento di finalità istituzionali attinenti con gli scopi della medesima società, anche con l'apporto di propri fondi»;

compito di Buonitalia SpA (interamente pubblica: 70 per cento Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali, 10 per cento ISMEA, 10 per cento ICE e 10 per cento Unioncamere) è quello della promozione, dello sviluppo, del sostegno e dell'ammodernamento della filiera agroalimentare su tutto il territorio italiano;

il presidente di Buonitalia è, dal 2008, Walter Brunello, uomo di fiducia dell'ex ministro Zaia;

negli ultimi due anni Buonitalia SpA ha stanziato oltre 50 milioni di euro per progetti finalizzati all'internazionalizzazione del comparto agroalimentare;

all'interrogante risulta alquanto singolare che circa il 70 per cento di questi finanziamenti sia stato accordato per la promozione di prodotti made in Veneto, regione di appartenenza dell'ex ministro Zaia e del presidente Brunello;

solo per citare il caso a giudizio dell'interrogante più eclatante il 30 ottobre 2009 il Ministero ha finanziato, per circa 3 milioni di euro, un progetto, realizzato da Buonitalia e Federsanità ANCI, per la valorizzazione della dieta mediterranea tramite l'organizzazione di 21 eventi, l'edizione straordinaria del giornale "Welfare", stampato in 500.000 copie e dedicato ai temi dell'alimentazione sana, la stampa di 500.000 locandine e di un volume in 100.000 copie. Produzione che doveva dunque servire alla promozione su tutto il territorio nazionale della dieta mediterranea ma che, per quanto risulta all'interrogante, essere stato distribuito, in massa, solo nella regione Veneto e solo a ridosso delle passate elezioni regionali, tornata elettorale nella quale l'allora ministro Zaia era candidato alla Presidenza della Regione;

risulterebbe all'interrogante che Buonitalia non abbia mai indetto alcuna procedura di affidamento ad evidenza pubblica, durante gli anni della presidenza Brunello, per la selezione dei fornitori;

il Ministero deve rappresentare le esigenze e le istanze di tutto il comparto agricolo italiano che, oramai da troppo tempo, è abbandonato a se stesso,

si chiede di conoscere:

quali siano tutti i progetti, con relative procedure di selezione, budget ed analisi dei costi, finanziati da Buonitalia nel biennio 2008 - 2010;

se il Ministro in indirizzo ritenga l'operato di Buonitalia soddisfacente rispetto agli obiettivi dello sviluppo, del sostegno e dell'ammodernamento della filiera agroalimentare su tutto il territorio nazionale e se, in caso di risposta negativa, non sia il caso di provvedere ad una sostituzione dei vertici di Buonitalia SpA.

(4-03165)

PORETTI, PERDUCA - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare - Premesso che:

in base alla direttiva 91/271/CEE il Paese avrebbe dovuto predisporre, entro il 31 dicembre 2000, sistemi adeguati per il convogliamento e il trattamento delle acque nei centri urbani con oltre 15.000 abitanti;

recentemente, la Commissione europea ha deciso di deferire l'Italia alla Corte di giustizia dell'Unione europea per violazione della richiamata direttiva del 1991 sul trattamento delle acque reflue urbane;

risulta infatti che un numero elevato di città e centri urbani non sia in regola con la normativa, per cui già nel 2004 l'Italia aveva ricevuto una prima lettera di diffida e un secondo e ultimo avviso è stato notificato nel febbraio 2009;

tali diffide erano relative alla situazione di circa 178 città e centri urbani, tra cui Reggio Calabria, Lamezia Terme, Caserta, Capri, Ischia, Messina, Palermo, San Remo, Albenga e Vicenza, che non si erano ancora conformati alla direttiva sul trattamento delle acque reflue;

oggi, il deferimento dell'Italia alla Corte di giustizia europea è dovuto alla situazione ancora irregolare dei Comuni di Capri, Ischia, San Remo, Albenga e Vicenza;

l'Aduc (associazione per i diritti degli utenti e consumatori) che ha pubblicamente denunciato queste inadempienze, ha anche evidenziato come, proprio negli stessi giorni, la Federazione per l'educazione ambientale avesse assegnato il maggior numero di bandiere blu (17 per mare e spiagge pulite e qualità dei servizi) alla Liguria, regione in cui ci sono ben 19 Comuni e aggregazioni urbane inadempienti rispetto al trattamento delle acque reflue urbane;

considerato che:

le acque reflue non trattate possono essere contaminate da batteri e virus dannosi e rappresentano pertanto un rischio per la sanità pubblica;

esse contengono quantità notevoli di nutrienti come l'azoto e il fosforo che possono contaminare le acque dolci e l'ambiente marino favorendo la crescita eccessiva di alghe che soffocano le altre forme di vita (eutrofizzazione),

si chiede di sapere:

quali siano i motivi del ritardo, a giudizio degli interroganti clamoroso, da parte delle citate amministrazioni comunali nel regolarizzare il trattamento delle acque reflue del proprio territorio in modo conforme a quanto previsto dalla direttiva 91/271/CEE;

quali provvedimenti si intendano adottare per adeguare nel territorio nazionale il trattamento delle acque reflue a quanto disposto dalla richiamata normativa comunitaria, ed evitare in tal modo una condanna dell'Italia da parte della Corte di giustizia dell'Unione europea.

(4-03166)

FILIPPI Marco - Ai Ministri dell'economia e delle finanze e delle infrastrutture e dei trasporti - Premesso che:

secondo quanto previsto dall'art. 1, commi 58 e 59, della legge n. 266 del 2005 (legge finanziaria per il 2006), gli emolumenti dei Presidenti e dei componenti dei collegi dei Revisori dei conti, nonché i gettoni dei componenti dei Comitati portuali delle Autorità portuali sono stati ridotti del 10 per cento rispetto agli importi risultanti alla data del 30 settembre 2005, per un periodo di tre anni dall'entrata in vigore della predetta legge (cioè per gli anni 2006, 2007 e 2008);

successivamente al 31 dicembre 2008, alcune Autorità portuali hanno adeguato i gettoni per i componenti dei Comitati; hanno riportato gli emolumenti dei Presidenti agli importi precedenti all'entrata in vigore dei citati commi, importi comunque fissati con decreto del Ministro delle infrastrutture e trasporti in applicazione di quanto previsto dall'art. 7, comma 2, della legge 28 gennaio 1994, n. 84, e successive modifiche e integrazioni;

con decreto n. 412 del 18 maggio 2009 del Ministero delle infrastrutture e trasporti, sono state rideterminate, in aumento, le indennità dei revisori dei conti delle autorità, stanti i maggiori adempimenti che sono chiamati ad assolvere;

la circolare della Ragioneria generale dello Stato del Ministero dell'economia e delle finanze n. 32 del 17 dicembre 2009, diretta a tutti i Ministeri, dopo un'articolata ricostruzione del percorso normativo che, tra il 2005 ed il 2008, ha introdotto limitazioni e tagli delle somme riguardanti indennità, compensi, gettoni, retribuzioni o altre indennità corrisposte ad organi presenti nelle pubbliche amministrazioni, si conclude dicendo (e rappresentando per gli adempimenti di competenza) "che non sussistono i presupposti per rideterminare, in aumento, le misure dei compensi ai componenti degli organismi collegiali di amministrazione e controllo stabiliti al 30 dicembre 2005" ridotti del 10 per cento, in considerazione di quanto previsto all'art. 1, commi 58 e 59, della legge n. 266 del 2005;

con successiva lettera del 25 febbraio 2010, n. 15596, la stessa Ragioneria generale dello Stato, in risposta a specifico quesito del Ministero delle infrastrutture, inteso a conoscere se la riduzione dei compensi debba essere mantenuta nei confronti degli organi delle Autorità portuali (Presidente, Comitato portuale e collegio dei Revisori), scriveva che "l'assenza di presupposti per ripristinare la misura dei compensi nella loro originaria entità, come indicato nella circolare n. 32, sussiste nei confronti di tutti gli organi delle Autorità Portuali" ivi compreso (e ciò in palese contraddizione con il tenore letterale della citata circolare n. 32) il Presidente dell'Autorità portuale, organo monocratico;

la circolare n. 32, appare del tutto priva di un minimo fondamento normativo, atteso l'esplicito ed inequivocabile riferimento temporale indicato nei citati commi 58 e 59 dell'art. 1, della legge n. 266 del 2005 (norma che tra l'altro all'origine non appariva riferibile alle Autorità portuali), atteso che la legge esplicitamente prevede la non applicabilità a quegli enti delle disposizioni di cui al decreto legislativo n. 29 del 1993, ora decreto legislativo n. 165 del 2001;

anche a voler ignorare quanto sopra, qualsiasi contenimento o riduzione degli emolumenti dei Presidenti, dei Revisori dei conti nonché dei gettoni di presenza dei componenti del Comitato portuale delle Autorità, è del tutto indifferente rispetto alle esigenze di finanza pubblica, atteso che detti emolumenti e gettoni sono a carico del bilancio delle singole Autorità portuali, enti tenuti per legge al pareggio del bilancio, pena la severa "sanzione" di cui all'art. 7, comma 4, della legge n. 84 del 1994 e successive modifiche e integrazioni (cioè il commissariamento dell'ente),

si chiede di sapere:

se, da parte del Ministro dell'economia e delle finanze, siano state valutate le possibili ricadute, ed i possibili molteplici contenziosi conseguenti, derivanti da un indirizzo interpretativo che, emanato ora, interviene di fatto retroattivamente, poiché di un anno successivo al limite temporale cui si riferivano i citati commi 58 e 59;

se il Ministro intenda revocare o annullare la circolare n. 32, datata 17 dicembre 2009, della Ragioneria generale dello Stato e, conseguentemente, la successiva lettera del 25 febbraio 2010, n. 15596, della stessa Ragioneria generale, diretta al Ministero delle infrastrutture e trasporti, tenuto conto che le indicazioni in esse contenute contraddicono un preciso dettato normativo, chiaro e inequivocabile, che non lascia spazio ad interpretazioni innovative rispetto ad una norma di legge, ciò in palese contrasto con i principi fondamentali dell'ordinamento giuridico;

se il Ministro delle infrastrutture e trasporti, nell'ipotesi in cui non vengano ritirate o annullate la circolare n. 32 della Ragioneria generale dello Stato e la successiva lettera del 25 febbraio 2010, intenda sottoporre al Consiglio dei ministri la risoluzione del contrasto tra la sua amministrazione e quella dell'economia e delle finanze, atteso che l'avviso della Ragioneria generale dello Stato, in modo evidente, confligge con l'avviso del Ministero delle infrastrutture, come risulta dal decreto n. 412 del 18 maggio 2009, che ha legittimamente rideterminato, in aumento, le indennità dei Revisori dei conti delle Autorità portuali, essendo venuto meno il vincolo ed i tagli introdotti con una norma che dispiegava i suoi effetti per i soli anni 2006-2008.

(4-03167)

DELLA SETA, FERRANTE - Al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che:

con il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 23 aprile 2010 si è previsto per il 2010 la possibilità per i contribuenti di destinare una quota pari al 5 per mille dell'Irpef a finalità di interesse sociale. Associazioni ed enti pronti a rimpinguare le loro misere casse con l'adesione di cittadini seguaci delle loro attività;

l'Agenzia delle entrate ha disposto la presentazione delle richieste di ammissione al beneficio, entro il 7 maggio 2010, solo in forma telematica, nei modi e nelle forme previste dall'ufficio stesso. Per farlo vi è l'obbligo dell'abilitazione ai servizi telematici;

a tal proposito il sito on-line dell'Agenzia delle entrate: "Domanda 5 per mille 2010" sostiene di utilizzare una nuova tecnologia di distribuzione dei software basati su Java che consente all'utente di usufruire delle applicazioni direttamente dal web;

dal 23 aprile al 7 maggio ci sono 14 giorni, di cui solo 10 lavorativi. In questi 10 giorni, molti richiedenti hanno provato ad inoltrare la richiesta, ma il sistema non ha riconosciuto la password e il codice pin dell'anno precedente, così come constatato, e denunciato pubblicamente, dall'associazione "Contro tutte le mafie";

i contatti telefonici con l'agenzia (a pagamento) sono stati fortemente ostacolati dalla lunga lista d'attesa (fino a 70 contribuenti);

la richiesta del nuovo codice pin e password, sempre secondo la denuncia dell'associazione, è stata evasa dopo 12 giorni dall'istanza. Le comunicazioni dell'Agenzia delle entrate non hanno alcuna data, per cui è inutile contestare il ritardo, in assenza di alcuna prova dello stesso, né il servizio postale è in grado di fornirla, come conferma la circostanza che esso, interpellato sull'apposizione della data di ricezione, dichiara: "noi non mettiamo alcuna data". In questo modo gli enti pubblici fanno ricadere le colpe sui contribuenti, che non possono provare il disservizio;

comunque, seppure in palese ritardo, la richiesta del beneficio non si può inoltrare, in quanto avere il codice pin e la password non basta, perché nel momento in cui si attivino i servizi telematici, sul portale web dell'agenzia si avverte che bisogna rivolgersi ad un incaricato terzo abilitato (a pagamento);

il risultato ottenuto da questa nuova forma di burocrazia online è quello che a causa dei tempi ristretti e dei disservizi dell'Agenzia delle entrate non tutti hanno potuto accedere al beneficio;

analoghi disservizi, oramai prassi, si ripetono ogni anno e nessuno vi pone rimedio,

si chiede di conoscere:

se corrisponda al vero quanto denunciato pubblicamente dall'associazione "Contro tutte le mafie" e, qualora tale denuncia sia fondata, quali motivi impongano questi minimi termini e tutta questa burocrazia telematica per una semplice domanda;

se il Ministro in indirizzo non intenda immediatamente predisporre un numero verde (attivo ed efficiente) per l'assistenza ai contribuenti;

quali siano i motivi per i quali non vengono attestate le date sugli atti e sulle buste per provare l'invio e la ricezione postale delle comunicazioni fiscali;

se non ritenga opportuno prevedere, visti i cronici ritardi nell'attuazione di uno strumento fondamentale come il 5 per mille, modalità analoghe a quelle già ampiamente sperimentate nell'erogazione dell'8 per mille, realizzando un procedimento stabile e certo.

(4-03168)

FERRANTE, DELLA SETA - Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare - Premesso che:

dal gennaio 2010 è stato introdotto il nuovo Sistema informatico di controllo della tracciabilità dei rifiuti (SISTRI) di cui al decreto del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare del 17 dicembre 2009, la cui operatività decorre (per la prima parte di soggetti obbligati) dal 12 luglio 2010;

su questo sistema sono state avanzate, e perdurano, molte critiche in relazione alla sua fattibile e concreta lotta allo smaltimento illegale dei rifiuti e al business delle ecomafie;

è importante evidenziare che sulla criticità di applicazione del sistema SISTRI la Legambiente, in data 23 aprile 2010, ha scritto alla Direzione generale ambiente della Commissione europea una lettera a firma del suo Presidente;

in tale nota l'associazione ambientalista rileva la mancata comunicazione preventiva del sistema SISTRI di cui al citato decreto ministeriale del 17 dicembre 2009 (come modificato dal decreto del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare del 15 febbraio 2010) agli organismi comunitari, ai sensi della legge 21 giugno 1986, n. 317, come modificata dal decreto legislativo 23 novembre 2000, n. 427, attuativa della direttiva 98/34/CE, modificata dalla direttiva 98/48/CE;

tale omissione da parte del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare rischia di rendere inapplicabile il sistema, con la gravissima conseguenza di favorire, anziché di contrastare, il traffico illecito di rifiuti. Infatti, sulla base di una giurisprudenza consolidata della Corte di Giustizia europea, l'inadempimento dell'obbligo di comunicazione preventiva costituisce un vizio procedurale nell'adozione delle regole tecniche e comporta l'inapplicabilità delle regole tecniche considerate, di modo che esse non possono essere opposte ai privati (si vedano, in particolare, le sentenze CIA Security International, punto 54, e Lemmens, punto 33). I privati possono far valere la mancata comunicazione preventiva dinanzi al giudice nazionale, cui compete la disapplicazione di una regola tecnica nazionale che non sia stata notificata conformemente alla direttiva 98/34/CE (si vedano, in particolare, le sentenze CIA Security International, punto 55, e Sapod Audic, punto 50)" (in tal senso, Sez. III, sentenza 8 novembre 2007, in causa C-20/05);

a tal proposito è importante ricordare che l'Italia è un paese storicamente molto coinvolto nel traffico e nello smaltimento illegale di rifiuti, anche pericolosi, come hanno dimostrato dal 1994 ad oggi le varie edizioni dell'annuale Rapporto ecomafia di Legambiente;

per contrastare con efficacia questo fenomeno, sarebbe necessario e oramai non più procrastinabile, l'inserimento dei reati ambientali nel codice penale, come peraltro previsto dalla direttiva europea sulla tutela penale dell'ambiente, che l'Italia dovrà recepire entro il 2010 (e il cui recepimento è previsto nella legge comunitaria per il 2009, approvata definitivamente dal Senato lo scorso 12 maggio), un rafforzamento delle strutture inquirenti che si occupano del business illegale dei rifiuti, la possibilità di continuare ad utilizzare le intercettazioni ambientali e telefoniche, possibilità minacciata dal disegno di legge in discussione in Parlamento nella presente legislatura;

si sottolinea che tali preoccupazioni, insieme ad altre, sono state già riassunte in una interrogazione presentata dall'interrogante il 9 marzo 2010 (n. 4-02822), a cui il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare ha fornito risposta in data 26 aprile 2010 asserendo che "La notifica non è richiesta in base alla direttiva 98/34/CE (…), bensì in base alla normativa specifica sui rifiuti, contenuta nel regolamento n. 1013/2006 sul trasporto transfrontaliero di rifiuti. Questo Regolamento non solo prevede un obbligo per gli Stati membri di istituire un appropriato sistema di sorveglianza e controllo delle spedizioni di rifiuti esclusivamente all'interno della loro giurisdizione, ma anche l'obbligo di notificare tale sistema alla Commissione europea. In ottemperanza a tali obblighi di notifica, con riferimento specifico alle misure in materia di rifiuti, il Ministero ha di conseguenza avviato la procedura per la relativa notifica";

il regolamento (CE) n. 1013/2006 prevede anch'esso che sia rispettata la procedura di notifica preventiva ai sensi della direttiva 98/34/CE, ma in casi totalmente diversi da quello al quale si riferisce l'interrogazione;

in ogni caso, la notifica deve avvenire "prima" dell'adozione della regola tecnica da parte dello Stato membro (cioè deve essere notificata alla Commissione europea allo stato di progetto); infatti, gli articoli 8 e 9 della direttiva 98/34/CE dettano obblighi incondizionati e precisi (nel senso che le regole tecniche devono essere notificate prima della loro adozione e sono oggetto di un controllo comunitario preventivo);

inoltre lo scopo della direttiva 98/34/CE non è semplicemente quello di informare la Commissione, ma, in una prospettiva più ampia, quello di eliminare o limitare ostacoli agli scambi, informare gli altri Stati membri delle regolamentazioni tecniche progettate da uno Stato, dare alla Commissione e agli altri Stati membri il tempo necessario per reagire e proporre una modifica che consenta di ridurre le restrizioni alla libera circolazione delle merci derivanti dalla misura progettata e, infine, lasciare alla Commissione il tempo necessario per proporre una direttiva di armonizzazione,

si chiede di sapere:

se, a quanto risulta al Ministro in indirizzo, sia vero che la doverosa e indispensabile preventiva comunicazione del sistema, di cui al citato decreto ministeriale del 17 dicembre 2009, come modificato dal decreto ministeriale del 15 febbraio 2010, agli organismi comunitari, ai sensi della direttiva 98/34/CE, recepita dalla legge 21 giugno 1986, n. 317, è stata omessa da parte del Governo italiano, e, in tal caso, se il Ministro in indirizzo non ritenga che tale omissione rischi di rendere, per giurisprudenza comunitaria, la disciplina disapplicabile da parte degli organi giudiziari italiani, e quindi, di fatto, priva di efficacia.

(4-03169)

FASANO - Ai Ministri dell'economia e delle finanze, della giustizia e dello sviluppo economico - Premesso che:

la banca del Titano era una banca della Repubblica di San Marino nata a Dogana (Curazia - frazione di Serravalle) il 26 aprile 1999;

a seguito di uno storico crac verificatosi tra il 2006 e il 2007 (che, secondo notizie di stampa, sarebbe stato sanato dall'erario attraverso il prelievo di 500 euro a ogni sanmarinese), detta banca sarebbe stata rilevata nel mese di ottobre 2007 dalle fiduciarie San Marino Investimenti (Smi) e Amphora assumendo il nome di S.M. International Bank;

da notizie giunte all'interrogante la Smi risulterebbe coinvolta in una inchiesta da parte della Procura di Roma per riciclaggio riguardante proventi (oltre un miliardo di euro) che sarebbero stati nascosti al fisco negli ultimi dieci anni da una cinquantina di piccoli imprenditori italiani, tutti indagati per associazione a delinquere finalizzata al riciclaggio, all'appropriazione indebita aggravata, al trasferimento fraudolento dei valori, al falso in bilancio e all'esercizio abusivo dell'attività finanziaria;

i nomi dei responsabili dell'ammanco che causò il citato crac non sarebbero ancora noti;

considerato che:

secondo quanto riportato dal "Corriere della Sera" del 16 maggio 2010: dal Rapporto della banca centrale di San Marino (BCSM) sulla proprietà delle banche sarebbe emerso che il signor Francescantonio Di Stefano deterrebbe la maggioranza, pari al 59,921 per cento del capitale della S.M. International Bank; Di Stefano sarebbe, altresì, "l'unico Italiano (persona fisica) proprietario di una banca sanmarinese";

considerato, inoltre, che:

a quanto risulta all'interrogante, il signor Francescantonio Di Stefano sarebbe il medesimo Di Stefano patron di Europa 7 e imprenditore televisivo coinvolto in numerose battaglie legali protrattesi per oltre dieci anni per l'utilizzo di frequenze radiotelevisive, conclusesi lo scorso 8 aprile 2010 con un accordo con il vice Ministro dello sviluppo economico;

lo stesso Di Stefano sarebbe proprietario di un mega-centro di produzione di 22.000 metri quadri ubicato a Roma che sarebbe spesso utilizzato dalla Rai;

in un articolo di stampa (pubblicato nel blog www.abruzzo.antoniodipietro.it del 17 luglio 2008), quando ancora il contenzioso era in atto, si legge: "servono riforme per togliere dalle mani dei partiti la RAI, per ripristinare la legalità nel mercato privato dell'informazione (...) la presenza di Francesco Di Stefano, proprietario di Europa 7, canale televisivo vincitore della gara per l'assegnazione della frequenza, oggi, indebitamente occupata da Rete 4 della Mediaset",

l'interrogante chiede di sapere:

se ai Ministri in indirizzo, ciascuno per quanto di competenza, risulti che il signor Francesco Di Stefano sia proprietario della S.M. International Bank o, in caso negativo, se siano a conoscenza della misura della sua partecipazione in detta banca;

se risultino in corso indagini volte a perseguire i responsabili del crac finanziario del 2006 della Banca del Titano e, in caso affermativo, se siano noti i nomi degli indagati e/o dei responsabili dell'ammanco;

se risultino procedimenti a carico di Francesco Di Stefano e, in caso affermativo, quali siano;

se risulti che il signor Di Stefano sia proprietario di studi televisivi utilizzati dalla televisione pubblica;

se e quali provvedimenti intendano intraprendere al fine di fare luce sulle vicende illustrate in premessa.

(4-03170)

ARMATO, ANDRIA, CARLONI, CHIAROMONTE, DE LUCA, INCOSTANTE - Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri del lavoro e delle politiche sociali e della salute - Premesso che:

si è conclusa in tragedia la protesta estrema di una infermiera in servizio all'ospedale San Paolo a Fuorigrotta di Napoli: Mariarca Terracciano, 45 anni e madre di due figli, dal 30 aprile aveva deciso di togliersi 150 milligrammi di sangue al giorno e di fare lo sciopero della fame per protestare contro il mancato pagamento dello stipendio a seguito del congelamento dei conti della Asl Napoli 1;

da un'inchiesta condotta dal quotidiano "il Mattino" risulta che l'ospedale San Paolo, come tutta la Asl, non ha pagato gli stipendi (come si legge in un articolo intitolato "A rischio il pagamento degli stipendi ai 9mila dipendenti dell'Asl Napoli 1"). Qualche giorno prima il tribunale di Napoli, accogliendo il ricorso dei creditori, aveva pignorato i conti della Asl per costringerla a saldare i debiti. Mancano 68 milioni di euro per pagare i 10.000 dipendenti. In tutta la città i lavoratori organizzano la protesta che si spinge a forme estreme, c'è chi marcia in corteo, chi sale sul tetto;

lo scorso mese di aprile 2010 le spettanze - che ammontano a 67,3 milioni di euro - non erano state pagate il giorno stabilito e ciò ha scatenato proteste e tensioni, risolte solo con un'anticipazione di credito da parte della Regione;

così il 3 maggio Mariarca Terracciano ha percepito lo stipendio e sospeso i prelievi, ma il suo fisico non ha retto: lunedì, 10 maggio, mentre, come sempre, lavorava nel reparto maternità, Mariarca Terracciano è svenuta in corsia e dopo tre giorni in rianimazione, nella giornata del 13 maggio, è morta;

dalla citata inchiesta emerge che la donna venerdì 30 aprile, alle ore 10, partecipa all'occupazione della direzione sanitaria del San Paolo, pronunciando dure parole "La situazione è grave: non basta più bloccare le strade e salire sui tetti (…) Giocano sulla nostra pelle";

la donna parla ai cronisti de "il Mattino" restando stesa su una barella mentre la siringa si riempie di sangue e dichiara «Sono una dipendente dell'ospedale San Paolo e ho deciso di salassarmi ogni giorno fino a quando non verrà accreditato il mio stipendio. Può sembrare un atto quasi di pazzia, ma vuole dimostrare che stanno giocando sulla pelle e sulla salute di noi tutti». La donna preoccupata per il mutuo da pagare e per il futuro dei figli aveva dichiarato anche che «Lo stipendio è un diritto». Il filmato viene rilanciato anche sul sito Internet di "You tube" e il 2 maggio scorso la protesta della donna fa il giro del web;

la morte di Mariarca è stata attribuita ad un malore improvviso, infatti sul certificato di morte c'è scritto «decesso per arresto cardio-circolatorio», ma lo stress, la rabbia, la disperazione, secondo amici e colleghi della donna, hanno condizionato gli ultimi giorni di vita di Mariarca e forse non sono estranee alla sua morte;

Mariarca, che da anni lavorava come infermiera, ha deciso, nel disperato tentativo di farsi ascoltare, di ricorrere ad un gesto estremo, dettato dalla rabbia, ma anche dalla preoccupazione per il futuro suo, dei suoi figli e della sua famiglia. Dalle dichiarazioni rese a "il Mattino" da Michele Calabrese, marito della donna, la situazione economica della famiglia nell'ultimo periodo era molto difficile, essendo lui un libero professionista, lo stipendio di Mariarca rappresentava l'unica certezza per far fronte ai loro impegni, in particolare al mutuo che avevano contratto per l'acquisto della casa a Giugliano, dove si erano da poco trasferiti dalla periferia di Secondigliano per garantire a tutta la famiglia una vita più serena;

ma ad aprile si scopre il deficit nei conti della Asl e i soldi non arrivano. Per pagare il mutuo la famiglia di Mariarca ricorre a un prestito e l'infermiera comincia la sua protesta;

fortissime le reazioni al tragico epilogo della donna, vittima e al tempo stesso testimone di quel precariato che si allarga come un'ombra sulle vite dei lavoratori: l'infermiera si è battuta contro un'altra «malasanità», quella che lascia i propri impiegati senza soldi;

i colleghi del coordinamento infermieri della Campania decidono di esporre presso tutti i presidi ospedalieri un drappo nero in concomitanza con i funerali;

i sindacati si dicono pronti all'azione legale, in considerazione del fatto che la fattispecie potrebbe configurarsi come un caso di morte bianca (secondo Renato Rivelli, un esponente delle rappresentanze sindacali di base) «La morte di Mariarca oggi assume un valore simbolico» dichiara Massimo Rotondo, sindacalista della Cisl. La Uil Campania ha diramato un durissimo comunicato: «Mariarca, è l'esempio estremo della sfiducia, della paura e della solitudine in cui sono caduti i lavoratori della nostra regione»;

considerato che:

la drammatica e inquietante vicenda si configura come la cronaca di una morte annunciata;

tra una settimana il professor Raffaele Rosiello, anatomopatologo, consegnerà al direttore sanitario del San Paolo, Maurizio Di Mauro, i risultati del riscontro diagnostico eseguito su cuore e cervello di Mariarca per conoscere la causa del decesso, sul quale, per ora, la magistratura non avrebbe aperto inchieste giudiziarie,

si chiede di sapere se il Governo sia a conoscenza dei fatti riferiti in premessa e quali iniziative di competenza intenda adottare per far luce sull'episodio e accertare eventuali profili di responsabilità, anche in termini di culpa in vigilando da parte dei dirigenti della struttura sanitaria.

(4-03171)

LANNUTTI - Al Ministro dello sviluppo economico - Premesso che:

nella puntata dell'11 maggio 2010 del programma televisivo di RaiTre "Cominciamo bene" che riguardava il nucleare e lo stoccaggio delle scorie, durante un acceso scambio di opinioni tra Chicco Testa e il geologo Mario Tozzi, Chicco Testa non ha digerito le accuse di Tozzi su alcuni suoi presunti guadagni e si è rivolto al geologo intimandogli: "Non ti permettere di dire che io guadagno dei soldi perché ti spacco la faccia, è chiaro?";

in particolare Mario Tozzi stava intervenendo in trasmissione per spiegare efficacemente che ci si sta preoccupando di costruire le centrali nucleari in Italia senza pensare però a dove stoccare le scorie;

Chicco Testa, ex leader di Legambiente ed ex Presidente di Acea ed Enel ed ora strenuo sostenitore dell'energia atomica, attualmente ricopre il ruolo di Managing Director di Rothschild, è inoltre Presidente di Telit Communications Plc e Vice Presidente della Intecs SpA, membro del consiglio di amministrazione di Allianz e Idea Capital Funds sgr ed è presidente di EVA, Energie Valsabbia, società che sviluppa e costruisce impianti idroelettrici e solari;

considerato che:

sul nucleare occorre dare informazioni anche sulle questioni dell'impatto ambientale, dei rischi per la salute e l'incolumità pubblica, dei problemi attinenti alla sicurezza degli impianti, e tutto ciò è compito del servizio pubblico;

non è pertanto ammissibile che venga insultato chi, come l'ingegner Tozzi, ha le competenze di divulgatore della materia ambientale, se porta all'attenzione dei telespettatori aspetti poco graditi ai sostenitori del nucleare, ma che devono comunque essere esposti al pubblico perché si faccia un'opinione informata su un tema tanto delicato;

è noto come sarà necessario, per gli ingenti costi di tali progetti, ricorrere anche a rilevanti finanziamenti pubblici e/o di istituti finanziari per lo sviluppo del nucleare,

si chiede di sapere quali iniziative intenda assumere il Ministro in indirizzo, sia in quanto garante del rispetto del Contratto di servizio sottoscritto dalla RAI sia come gestore del programma nucleare previsto dalla legge n. 99 del 2009, al fine di far sì che sia garantita ai cittadini una corretta, completa e adeguata informazione pubblica sul programma nucleare, che non si limiti ad un'attività meramente propagandistica ed al fine di assicurare il rispetto e la dignità di coloro che non condividono tale programma, anche nell'ottica di evitare gli effetti diseducativi per le giovani generazioni e per il pubblico degli ascoltatori delle minacce espresse dal dottor Testa, e rilanciate da "Striscia la Notizia" e dai siti web, ad un divulgatore che aveva il torto di esprimere tesi poco gradite allo stesso dottor Testa, già presidente di Legambiente ed ambientalista che ad avviso dell'interrogante ha riconsiderato le proprie posizioni probabilmente a seguito degli incarichi assunti nella grande finanza come banca Rotschild e dal primario gruppo Allianz, con evidenti risvolti finanziari e di business.

(4-03172)

POLI BORTONE - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti - Considerato che:

in data 19 novembre 2009 l'interrogante aveva già presentato al Ministro in indirizzo l'atto di sindacato ispettivo 4-02295 nel quale si chiedevano iniziative di competenza per far sì che Trenitalia liquidasse quanto prima le proprie pendenze nei confronti dell'azienda Officine meccaniche e ferroviarie del Salento (OMFESA Srl);

alla data odierna il Ministro in indirizzo ancora non ha dato alcuna risposta alle istanze provenienti dall'azienda salentina;

ad oggi l'importo non pagato da Trenitalia nei confronti di OMFESA Srl ammonta ad oltre 2.232.491 euro, il che rappresenta un evidente fattore di rischio per la sopravvivenza dell'azienda stessa;

se tale situazione dovesse perdurare ancora, l'azienda sarebbe costretta a fermare lo stabilimento e a collocare in cassa integrazione tutto il personale, con evidenti ripercussioni sui già difficili rapporti tra lavoratori e dirigenza;

nonostante il forte scoperto economico, OMFESA Srl ha continuato a pagare ai propri operai contributi e tasse al fine di essere in regola con il documento unico di regolarità contributiva (DURC), indispensabile per partecipare alle gare d'appalto previste da Trenitalia,

si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non intenda attivarsi celermente, presso Trenitalia, affinché l'azienda risolva, in tempi brevissimi, le proprie pendenze nei confronti di OMFESA Srl, evitando così l'imminente perdita di numerosi posti di lavoro in una provincia, come quella salentina, a forte rischio disoccupazione.

(4-03173)

CAMBER - Al Ministro della giustizia - Premesso che:

il 1° luglio 2002 è entrato in vigore il decreto del Presidente della Repubblica n. 115 del 2002, recante il testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di spese di giustizia;

con tale decreto è stato introdotto, fra l'altro, il patrocinio a spese dello Stato (cosiddetto "gratuito patrocinio"), estendendo nelle materie civili quanto vigente nel penale;

in base a tale disposizione di legge, gli avvocati, previa iscrizione in apposite liste presso l'ordine forense di appartenenza, possono patrocinare cittadini con reddito inferiore a 10.628,16 euro, previa delibera di ammissione dell'ordine forense del luogo presso cui va iniziata (o è già iniziata) la causa;

la norma stabilisce altresì il divieto per gli avvocati di chiedere acconti ai clienti ammessi al gratuito patrocinio;

i compensi dei difensori (ricomprendenti competenze ed onorari) sono liquidati dal giudice nella misura della metà;

al termine di ogni procedimento giudiziario, l'avvocato deve presentare istanza di liquidazione al giudice;

dopo che il giudice ha emesso il decreto di liquidazione e dopo che questo è stato notificato alle parti in causa, esso viene trasmesso all'ufficio competente istituito presso le Corti d'appello che provvede ad emettere il mandato di pagamento;

da tale momento trascorre molto tempo prima di arrivare alla liquidazione dei compensi: ad oggi essi sono fermi al giugno 2008, tanto che in molti casi gli ordini forensi hanno adottato soluzioni alternative, come ad esempio la cessione dei crediti ad un istituto bancario così da ottenere l'anticipazione dei corrispettivi parcellati;

è di tutta evidenza che l'intervento delle banche rappresenta un costo aggiuntivo a carico degli avvocati che vedono ulteriormente decurtato il già ridotto compenso previsto dalle attività di gratuito patrocinio;

il ritardo nell'erogazione dei compensi genera incertezza e malcontento diffusi, tanto che molti legali stanno adottando la decisione di cancellarsi dagli elenchi del gratuito patrocinio;

tale situazione è destinata a generare, in assenza di provvedimenti, ulteriore pregiudizio per quei cittadini che non hanno i mezzi per retribuire un difensore,

si chiede di sapere:

quali siano complessivamente, ad oggi, gli importi a debito nei confronti dei difensori che abbiano patrocinato a spese dello Stato;

quali siano, nello specifico, i crediti vantati dagli avvocati del Friuli-Venezia Giulia;

quali siano le misure che si intendono adottare al fine di garantire, da un lato, la giusta retribuzione agli avvocati attivi nel gratuito patrocinio, riconoscendo l'importanza sociale del ruolo da loro svolto, dall'altro il diritto alla difesa anche ai cittadini meno abbienti come loro riconosciuto dalla Costituzione.

(4-03174)

FASANO - Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e per il turismo - Premesso che:

le mareggiate degli ultimi giorni hanno causato gravi danni su tutto litorale salernitano, provocando la morte di una turista americana, annegata a Positano nel tentativo di salvare dalla furia delle onde il proprio figlioletto;

la tempesta abbattutasi sulla costa salernitana ha letteralmente fatto sparire l'arenile in numerosi punti del litorale fra Eboli e Salerno, provocando gravi danni ad almeno una dozzina di stabilimenti balneari, alcuni dei quali sono andati quasi completamente distrutti;

il maltempo ha aumentato il processo di erosione delle coste della provincia di Salerno in atto da tempo, riducendo sempre più le potenzialità degli stabilimenti balneari costretti ad usufruire di sempre minori spazi di battigia utilizzabile;

considerato che il territorio della provincia di Salerno, a causa della propria fragilità, è interessato con troppa frequenza da eventi naturali che provocano gravi conseguenze per le persone e per le attività economiche,

l'interrogante chiede di sapere:

se il Presidente del Consiglio dei ministri e i Ministri in indirizzo, ognuno per le proprie competenze, non ritengano di porre in essere un urgente e necessario intervento atto alla salvaguardia delle coste del salernitano interessate da un grave processo di erosione che va avanti da molti anni;

quali provvedimenti intendano adottare per aiutare il comparto del turismo balneare della provincia di Salerno già prostrato dalla crisi, e, in particolare, quali aiuti intendano fornire agli stabilimenti così gravemente danneggiati proprio alla vigilia dell'apertura della stagione balneare.

(4-03175)