le società del gruppo Ferrovie dello Stato (la holding, Rete ferroviaria italiana, Trenitalia) e Mauro Moretti hanno citato in giudizio davanti al Tribunale di Milano "Chiare Lettere Editore" e il giornalista Claudio Gatti per ottenere il risarcimento dei danni provocati alla loro reputazione, onore ed immagine dal libro "Fuori orario", con la richiesta di 26 milioni di euro;
Ferrovie dello Stato (FS) sostiene che il libro pretende di dimostrare, fondandosi senza alcuna verifica su dichiarazioni rese anonimamente da ex dirigenti, che l'attuale management del gruppo, e in particolare la holding, gestisce, in modo dissennato e in violazione di norme, il servizio ferroviario;
considerato che
per quanto risulta all'interpellante, l'atto di accusa contro il libro-inchiesta sui disservizi nei treni è generico e senza riferimenti specifici visto che i temi trattati dal libro in questione, dalla puntualità all'igiene dei convogli fino alla manutenzione, sono in effetti sviluppati con il contributo di tanti ex dirigenti, ma non c'è una sola affermazione delle fonti anonime che non trovi conferme documentali;
le persone intervistate hanno voluto mantenere l'anonimato per paura della forte potenza di FS, la stessa che l'azienda usa per zittire i giornali;
la decisione della causa arriva a sei mesi dalla pubblicazione del libro, quando ormai le cronache non se ne occupano più, ma in coincidenza con l'imminente riconferma dell'incarico dell'amministratore delegato Mauro Moretti e l'arrivo di un nuovo presidente per il gruppo;
la richiesta di 26 milioni di euro nell'atto di citazione notificato a Gatti e all'editore appare all'interpellante alquanto spropositata;
secondo il rapporto 2010 sulla "Libertà di stampa nel mondo" redatto dalla Freedom House, l'Italia è diventato un Paese "parzialmente libero": settantaduesima nel mondo ed ultima tra gli Stati appartenenti all'area euro,
si chiede di sapere:
se il Governo non ritenga che, alla luce dei fatti esposti in premessa, la citazione in giudizio sia «un'arma impropria che viene utilizzata per mettere il silenziatore alle inchieste scomode», anche quando sono ben documentate;
quali iniziative intenda assumere, nelle opportune sedi normative, al fine di promuovere azioni concrete e iniziative finalizzate a difendere la libertà della stampa da ogni gioco di potere tutelando il diritto di ogni cittadino ad un'informazione libera e indipendente che lo metta a conoscenza dei fatti quando questi sono opportunamente provati;
se ritenga che la prassi dei grandi potentati di richiedere risarcimenti milionari ad editori e giornalisti scomodi che raccontano l'Italia ed i disagi patiti dai cittadini consumatori anche con la finalità di rimuovere i disservizi e spronare le aziende a migliorare la qualità dei servizi offerti all'utenza sia compatibile con l'art. 21 della Costituzione, che garantisce libertà di stampa, di espressione e di informazione.
(2-00215)