secondo indiscrezioni apparse su alcuni quotidiani (il "Corriere della Sera" ha pubblicato, domenica 9 maggio 2010, un'intervista a tutta pagina al Presidente della Commissione nazionale per la società e la borsa - Consob, senza sentire il dovere di porre domande scomode sulle deposizioni di Giampiero Fiorani rese al pubblico ministero di Milano Fusco nell'ambito del processo ai "Furbetti del quartierino") il Governo, con il pretesto della crisi finanziaria, starebbe per prorogare la nomina del presidente della Consob Cardia, il cui mandato dovrebbe scadere, improrogabilmente, il 30 giugno 2010;
i quotidiani economici riportano i desiderata del presidente della Consob asserendo che non è affatto detto che Lamberto Cardia lasci tale carica. Infatti, se, secondo la legge, la sua presidenza non è più rinnovabile (Cardia è presidente della Commissione da sette anni perché l'incarico è già stato prorogato di due anni nel 2008), sembra che sia allo studio la modalità per posticipare la scadenza;
la motivazione sembra essere la necessità di garantire continuità alla gestione dell'autorità di vigilanza in un momento delicato per i mercati finanziari;
il rinvio della scadenza del 30 giugno 2010 per Cardia troverebbe spazio nel decreto-legge che stanzia i fondi per la crisi della Grecia, approvato dal Consiglio dei ministri di venerdì 7 maggio e assegnato alla 5ª Commissione permanente (Programmazione economica, bilancio) del Senato. Al riguardo, risulta singolare ad avviso dell'interpellante che a seguire detto provvedimento sia il Vice Ministro dell'economia e delle finanze Giuseppe Vegas, considerato secondo quanto si afferma in un articolo de "Il Sole-24 ore" del 14 maggio 2010, uno dei più accreditati pretendenti alla successione di Cardia. In tale articolo si asserisce inoltre che: "l'emendamento sarebbe presentato da parlamentari, non dal Governo. Un autorevole sostegno all'ipotesi verrebbe dal Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei ministri Gianni Letta, da sempre tra i più convinti sponsor di Cardia";
le problematiche che in questo momento sono all'esame del team guidato da Cardia sono, da un lato, le agenzie di rating e, dall'altro, una ventina di operatori finanziari italiani e stranieri che hanno operato sui titoli che hanno accusato lo scivolone maggiore in occasione della débâcle dei listini nella settimana conclusasi il 7 maggio;
nel frattempo si dovrà anche nominare il quarto commissario della Consob in sostituzione di Paolo di Benedetto, dimissionario dal 1° aprile 2010. Con tutta probabilità la nomina verrà fatta a giugno e sembra che il consenso generale si concentri sul nome di Giuseppina Fusco, romana, ex presidente e amministratore delegato di Sofid, società di intermediazione finanziaria del gruppo Eni. La nomina della Fusco (come si legge, fra l'altro, nel citato articolo de "Il Sole-24 ore") sarebbe sponsorizzata dallo stesso Cardia che vorrebbe rafforzarsi, con una persona di sua fiducia, all'interno del collegio. Il quarto commissario si affiancherà nell'incarico a Vittorio Conti, Michele Pezzinga e Luca Enriques;
anche "Il Sole-24 ore", il principale quotidiano finanziario italiano di proprietà di Confindustria, seppur con qualche distinguo di ordine deontologico, ha ipotizzato che il presidente della Consob Lamberto Cardia potrebbe essere confermato nel suo incarico per garantire continuità alla gestione dell'autorità di vigilanza in un momento delicato per i mercati finanziari;
la legge affida al Presidente del Consiglio dei ministri la designazione del Presidente della Consob: la candidatura viene sottoposta al Consiglio dei ministri e, successivamente, passa all'esame delle Commissioni parlamentari competenti. Ma anche questa volta, come nel 2008, potrebbe essere utilizzata una procedura anomala. Due anni fa, infatti, quando Cardia stava per completare il suo mandato quinquennale (non rinnovabile in quanto successivo ad un altro mandato quinquennale come commissario), il Parlamento, con una maggioranza bipartisan, approvò una proroga biennale motivandola con l'esigenza di uniformare a sette anni la durata del mandato dei Presidenti delle Autorità indipendenti;
su "Il Sole-24 ore" di sabato 8 maggio 2010, un sondaggio condotto tra gli operatori ha messo però in evidenza le attese di una discontinuità alla guida dell'Autorità;
come si legge nell'articolo pubblicato su "L'Espresso" dell'8 aprile 2010 «Sempre più spesso negli ultimi mesi, il presidente della Consob Lamberto Cardia ha scelto di non partecipare al voto o al dibattito in commissione su alcuni specifici argomenti all'ordine del giorno. Una decisione irrituale, con pochi precedenti, anzi forse nessuno, nella storia pluridecennale dell'Authority di controllo sui mercati finanziari, In sostanza, in più di un'occasione, Cardia ha annunciato agli altri quattro commissari che preferiva rinunciare a esprimere la propria opinione sul punto in discussione. Come si spiega un simile comportamento? Questioni gravi, questioni di famiglia. Perché l'avvocato Marco Cardia, figlio di Lamberto, intrattiene da tempo rapporti d'affari con società quotate in Borsa. Società, quindi, sottoposte alla sorveglianza della commissione che negli ultimi sette anni è stata presieduta da suo padre»;
l'articolo prosegue rilevando: «Nel frattempo Marco Cardia ha allargato il suo parco clienti. E tra le new entry non mancano le società presenti sul listino di Borsa oppure che collocano al pubblico prodotti finanziari. Risalgono a poco tempo fa, per esempio, i contatti con il gruppo Poste italiane che vende ai risparmiatori fondi comuni, obbligazioni e altri titoli. Mentre è emerso di recente che l'avvocato avrebbe avuto rapporti professionali con KR energy, un'azienda quotata che da tempo naviga in cattive acque. Da qui la decisione del padre-presidente: meglio astenersi per evitare che possa emergere il sospetto di un conflitto d'interessi tra la sua posizione e l'attività del figlio. Va segnalato, però, almeno un dato di fatto. Di volta in volta, Cardia senior si è chiamato fuori soltanto dopo che i rapporti d'affari del figlio-avvocato erano diventati di dominio pubblico grazie ad articoli di stampa. Ecco un paio di esempi. A febbraio del 2008 un'inchiesta de "L'espresso" rivela che il figlio del numero uno della Consob si occupa di legge 231 per conto della Premafin, holding quotata di Salvatore Ligresti, ed è uno dei professionisti di fiducia dell'Immobiliare Lombarda, un altra società del gruppo del finanziere-costruttore siciliano. Quest'ultimo, tramite società sotto il suo controllo, forniva casa (a Roma) e ufficio (a Milano) all'avvocato Cardia. Pochi giorni dopo queste rivelazioni, arriva la risposta del numero uno dell'Authority, affidata a una lettera al quotidiano "Il Sole 24 Ore" che aveva ripreso il caso. In pratica Cardia spiega che la Commissione si sarebbe occupata in sua assenza della vicenda in discussione in quei giorni, che riguardava l'Immobiliare Lombarda. Niente conflitto d'interessi, quindi. Solo che di lì a qualche mese l'argomento torna d'attualità. E questa volta al centro di tutto c'è la griffe Burani, marchio della moda controllato dall'omonima famiglia emiliana. Cardia junior si era messo in affari anche con loro. Una decisione doppiamente sfortunata.» Inoltre: «Prima Ligresti e Burani, ora le Poste. Sempre più spesso Cardia lascia le riunioni della Commissione: si parla di società legate al figlio»;
il citato articolo riferisce ancora che «Il 17 marzo scorso i Burani hanno fatto crack, travolti da oltre 500 milioni di debiti. Il tribunale di Reggio Emilia ha dichiarato lo stato d'insolvenza della Mariella Burani Fashion group, la holding quotata in Borsa del gruppo. Lo stop dei giudici è arrivato dopo un'agonia durata almeno un paio di anni. Un'agonia scandita da manovre sui titoli e disperati tentativi di salvataggio». Proprio in quel periodo a dir poco travagliato, prima che il dissesto fosse evidente, nel marzo 2009, «un articolo de "L'espresso" rivela i rapporti tra l'avvocato Cardia e i Burani provocando la reazione del presidente della Consob, che non partecipa ai lavori della Commissione quando entra in ballo il gruppo emiliano»;
si legge ancora: «Cardia junior, classe 1963, è titolare di uno studio legale (uffici a Milano e Roma) specializzato nel diritto societario con un'attenzione particolare alla legge 231, quella che disciplina la responsabilità penale delle aziende. Durante le indagini su Gianpiero Fiorani e la sua Popolare di Lodi era già emerso che il figlio del presidente della Consob era a libro paga del banchiere finito in manette: 220 mila euro l'anno versati da Banca Eurosistemi, controllata dall'istituto lombardo. La vicenda è tornata d'attualità nei giorni scorsi con la deposizione di Giampiero Fiorani in aula nel processo in corso a Milano» davanti al pubblico ministero dottor Eugenio Fusco;
come richiamato nell'articolo, del «perché un banchiere d'assalto decide di pagare parcelle al figlio del presidente della Consob» dà risposta Gianpiero Fiorani «in tribunale, nei più recenti interrogatori sulla scalata all'Antonveneta, bloccata dai magistrati nel luglio 2005. Il pm Eugenio Fusco gli chiede se nel febbraio precedente sapesse già degli esposti alla Consob. L'imputato Fiorani risponde: "Si, il dottor Bisogni, nostro consulente per le procedure informali con la Consob, mi disse che il presidente voleva incontrarmi. Bisogni era socio di studio del figlio di Cardia, che era nostro consulente da due anni, a Roma, con un contratto importante: 250 mila euro all'anno. (...) Incontro Cardia padre alle 5.30 di sera, mi fa entrare dalla porta di servizio alla Consob di Milano e mi fa vedere esposti della Abn Amro, dicendo di aver già informato il governatore, che non me l'aveva detto (...) Cardia mi chiede di spiegare l'operazione. lo mi ero preparato: gli mostro i nostri affidamenti ai clienti, non le pratiche, ma l'elenco dei nominativi che avevano comprato azioni Antonveneta". Fiorani sa di parlare dei fidi poi incriminati: 545 milioni girati ai clienti alleati nella scalata. "Cardia mi dice: Prima o poi devo mandarle un'ispezione. lo rispondo: Presidente, aspettiamo almeno che finisca il patto, il 18 aprile. Perché poi il 18 aprile. scaduto il patto, abbiamo potuto liberare i clienti e acquistare formalmente le azioni. E quando la Consob ha fatto l'ispezione, questi affidamenti non c'erano più". A quel punto l'avvocato della Consob, parte civile, difende Cardia, che non è imputato: "Lei finora aveva sempre detto il contrario: Avevo rapporti molto formali con la Consob, a Cardia diedi solo notizie generiche. Ma Fiorani insiste: Formali con la Consob, ma con il presidente anche informali: quando volevo incontrarlo, chiedevo al figlio, che ha organizzato almeno due pranzi in via Veneto: io, lui e il figlio. E per gli affidamenti, il mio è un arricchimento: allora ero agli arresti, ora ho ricostruito tutto con agende e telefonate". Di certo il 10 maggio 2005 la Consob ha dichiarato illegale la scalata di Fiorani, dodici giorni dopo il primo blitz dei pm milanesi»;
l'associazione Adusbef ha presentato numerosi esposti denunce, specie alle Procure della Repubblica di Roma e di Milano, contro la gestione della Consob da parte di Cardia che non è mai riuscita a prevenire crack finanziari ed industriali che hanno rovinato milioni di risparmiatori truffati e lavoratori messi in mezzo ad una strada anche per omessa vigilanza. Davanti alla Procura di Roma pende un'indagine penale, pubblici ministeri Giorgio Orano ed Emanuele Di Salvo, giudice per le indagini preliminari Tommaso Picazio, proprio a carico di Cardia e soci, che a giudizio dell'interpellante va molto a rilento proprio per l'influenza che il presidente della Consob, già Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei ministri con delega ai servizi segreti e segretario del Consiglio dei ministri nel Governo Dini (17 gennaio 1995-17 maggio 1996), riesce ad esercitare in molteplici direzioni,
si chiede di sapere:
per quale ragione, a fronte di scandali finanziari ed industriali mai preventivamente rilevati dall'Autorità di borsa e dopo le numerose interrogazioni presentate sulla Consob e su Cardia (intento a difendere le consulenze familiari) sottoscritte dall'intero Gruppo Italia dei Valori al Senato, tutte rimaste senza risposta, il Governo non si sia attivato al fine di proporre lo scioglimento della Commissione in considerazione della censurabile gestione del presidente Cardia, che, secondo l'interpellante, faceva entrare dal retro Giampiero Fiorani ed addomesticava l'invio delle ispezioni favorendo la scalata ad Antonveneta ed il concretizzarsi di gravissimi reati societari scoperti solo grazie alle denunce delle associazioni ed all'egregio lavoro della magistratura;
se il Governo, che a parole afferma di combattere la corruzione e favorire la trasparenza, possa ancora pensare di prorogare per l'ennesima volta la carica di Cardia alla presidenza della Consob;
se, dopo la deposizione resa da Fiorani al pubblico ministero Fusco, che concretizza ipotesi di gravi reati, data l'obbligatorietà dell'azione penale, risulti l'iscrizione di Cardia nel registro degli indagati della Procura della Repubblica di Milano;
se risponda al vero che il figlio di Cardia, già consulente di numerose società quotate controllate dal padre, stia diventando consulente anche del gruppo Poste italiane dando luogo ad un gigantesco conflitto di interessi, e per quale ragione la Consob non si sia ancora dotata di un codice etico che obblighi i propri commissari a rendere pubblica una lista delle attività e degli incarichi di congiunti, familiari e parenti;
se, dopo che Paolo Di Benedetto si è dimesso con sei mesi di anticipo, per essere subito di seguito designato dal gruppo Caltagirone come consigliere di Acea, sia opportuno che il Governo pensi di rimpiazzarlo con Giuseppina Fusco, una manager del gruppo Eni, da pochi mesi in pensione, perché sponsorizzata dallo stesso Cardia, che vorrebbe rafforzarsi con una persona di sua fiducia all'interno del collegio, e se sia proponibile, per un'autorità di borsa indipendente, scegliere l'ex segretaria del consiglio di amministrazione dell'Eni e presidente della Sofid, società di intermediazione finanziaria del gruppo Eni, con un conflitto di interessi già potenzialmente incorporato, piuttosto che nominare personalità indipendenti attingendo al mondo accademico e alle università, anche straniere, dove lavorano eccellenze italiane, esperti di diritto societario ed economisti di primo ordine tali che possano garantire l'autonomia della Consob dalla longa manus della politica e dagli interessi delle imprese;
quali misure urgenti di competenza il Governo intenda attivare per assicurare alla Consob autonomia, legalità ed indipendenza, che dovrebbero caratterizzare detta autorità, e che ad avviso dell'interpellante la gestione del presidente Cardia non è riuscita a garantire.
(2-00214)