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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 381 del 18/05/2010


Allegato B

Testo integrale dell'intervento del senatore Pedica nella discussione sull'informativa del Ministro della difesa sull'attentato al contingente militare italiano in Afghanistan

Onorevoli colleghi, signor Ministro, se ieri era il giorno del lutto, del cordoglio, della sofferenza e del silenzio, oggi è il giorno della parola, della riflessione politica e anche della critica, perché da questa Aula non deve uscire solo un momento di dolore (che è assolutamente doveroso, ma non sufficiente perché rivolto soltanto al passato), ma deve sortire anche un progetto che guardi al futuro.

Ieri sono morti il sergente Massimiliano Ramadù, che aveva 33 anni ed era di Cisterna di Latina, ed il caporal maggiore Luigi Pascazio, che di anni ne aveva 25 e proveniva da Bitetto, un paese in Provincia di Bari.

Sono morti ad Herat, mentre stavano portando avanti una missione che il Governo gli aveva detto essere di pace, mentre facevano ricostruzione e aiuto alla popolazione afghana che il Governo gli aveva garantito esserci grata e riconoscente, mentre onoravano la nostra Patria e la nostra Costituzione, che il Governo gli aveva assicurato essere una Costituzione pacifista, che all'articolo 11 rinnega la guerra come strumento d'offesa.

Colleghi, questi giovani non si erano sbagliati indossando la divisa per servire l'Italia, rischiando la loro vita per la sicurezza internazionale e per la difesa del nostro Paese. E a loro va il pensiero di gratitudine, di orgoglio, di amore dell'Italia dei Valori e dell'Italia intera.

Chi si era sbagliato, e chi sta sbagliando anche adesso, è il Governo. E se da un anno e mezzo continuiamo a ribadirlo, anche astenendoci sul finanziamento delle missioni e votando contro l'articolo che regola nello specifico quella afghana, oggi ancora di più non possiamo tacere.

Le famiglie dei caduti ci chiedono di fare in modo che la tragedia dei loro figli non sia inutile, ed a noi quello che fa più paura è che invece l'inutilità sarà assicurata se non avverrà un mutamento di paradigma nella politica estera del Governo. Non un cambiamento nelle scelte di quanti uomini inviare o di che mezzi rifornirli, ma nella strategia generale che si intende perseguire (in Afghanistan come in altri teatri) per contribuire lealmente agli sforzi della comunità internazionale e allo stesso tempo valorizzare quello che il nostro Paese sa e può fare meglio.

Se non si passerà, cioè, da un gioco al rialzo militare ad un progetto di riconversione civile (cominciando a ridurre le spese della difesa, che anche il decreto incentivi aumenta investendo in piattaforme militari multifunzione, nonostante fosse una norma pensata per aiutare le fasce più deboli del nostro Paese); se non cominciamo ad aumentare le risorse del Ministero degli esteri, rivalutando una cooperazione allo sviluppo ormai scaduta in qualità e quantità dell'impegno; se non si arriverà ad ammettere che la sicurezza in Afghanistan non è né perfetta né perfettibile in uno scenario ormai completamente mutato dall'inizio della missione; se non si esternerà finalmente la volontà di uscire dal "pasticcio" afgano con una seria e condivisa exit strategy che non mortifichi i partner NATO ed europei, ma nemmeno le vite dei nostri soldati, se non riusciamo in tutto ciò, l'Italia dei Valori si ritroverà ancora una volta a fare la Cassandra in un Parlamento di ciechi e di sordi.

Noi non vogliamo essere premonitori di tragedie annunciate, vogliamo contribuire alla politica estera italiana e alla sicurezza internazionale, ma solo partendo da una onestà di fondo, che finora il Ministro della difesa non ha dimostrato, signor Ministro, in merito al numero di uomini in missione, come ci spiega il fatto che il 21 agosto 2009, dopo le elezioni presidenziali, lei ci aveva assicurato che "non occorre stare in Afghanistan a scovare l'ultimo covo di terroristi ... che 500 soldati sarebbero rientrati e che non era previsto alcun invio di altre truppe", cosa che ha confermato il 20 settembre 2009, affermando che in Afghanistan saranno inviati più militari non certo italiani, e poi il 10 dicembre scorso ha invece parlato di raggiungere le 3.700 unità e adesso invece ne paventa addirittura 4.000?

Onorevole Ministro, in merito alla sicurezza, come ci giustifica il fatto che a luglio 2009 lei ha parlato dell'invio di nuovi mezzi blindati che erano già pronti ma che non potevano partire perché mancava l'addestramento dei soldati e dopo soltanto due mesi sono morti sei militari italiani? Caro Ministro, come ci spiega che solo due ore fa alla Camera lei ha parlato dell'invio dei ruotati da 30 tonnellate Freccia, che sarebbero più lenti ma più sicuri, e che la stessa promessa era stata fatta ad ottobre scorso, ma non era mai stata attuata anche perché il collaudo degli stessi è avvenuto solo a dicembre? Caro Ministro, come ci spiega che i tre incidenti mortali che si sono susseguiti in un anno hanno avuto la stessa dinamica, cioè un attacco ad un Lince, e ancora non si riesce a eliminare la vulnerabilità dei nostri uomini?

È innegabile una confusione da parte del Governo, che si tramuta in mancanza di strategia che si converte in mancanza di sicurezza per i soldati.

I continui tagli, le carenze di bilancio e l'assenza di un chiaro dibattito parlamentare, da noi da tempo richiesto sulla questione, rendono tutto decisamente più complesso e a pagarne le conseguenze sono prima di tutto i militari, impegnati in prima persona, che mettono al servizio la loro stessa vita.

Forse la risposta a questi interrogativi ce la offrono le sue stesse parole pronunciate nell'informativa alla Camera, sulle quali la invito a riflettere: "Questi nuovi mezzi accresceranno la sicurezza dei nostri soldati... anche se più si aumenta la sicurezza e più si innalza il livello di pericolosità degli attacchi degli insorti". Colleghi, Governo, queste affermazioni, di una gravità inaudita, esternano un'equazione terribile: più ci dotiamo di mezzi potenti più potenti saranno gli attacchi.

Allora, Ministro, conviene anche lei che la missione di pace ISAF (nella quale siamo impegnati), per essersi affiancata a copertura e ad accessorio di una missione di guerra, (quella dell'Enduring Freedom), per occupare gli stessi teatri di scontro (Herat), per sovrapporsi nelle attività operative sul campo, ha assunto (se non il carattere) almeno il pericolo, di una guerra vera e propria, nella quale più aumenta la provocazione più si accresce la pericolosità della reazione!

Per questo, aumentare la strumentazione offensiva della missione è suicida, per questo portare i 3.300 militari a 4.000 unità entro la fine dell'anno è suicida, per questo eliminare i testimoni scomodi delle vittime di una vera e propria guerra guerreggiata (come vergognosamente è stato fatto con Emergency, anche con il sottaciuto avvallo del nostro Governo) oltre che suicida è disonesto.

Noi non possiamo voltare la testa da un'altra parte, non possiamo sottacere che il traffico dell'oppio è aumentato, che gli interessi in gioco alla permanenza delle truppe internazionali in Afghanistan sono molti, non possiamo non denunciare che in Afghanistan, e nella nostra politica estera in generale, noi abbiamo dimenticato la cooperazione allo sviluppo e il sostegno alla democratizzazione per vie politiche, e ci siamo concentrati sulle armi. E che il risultato è disastroso.

Ecco allora, Ministro, che è imprescindibile (per partire da quella base di onestà) che si abbandoni il carattere della faciloneria e il Governo ci dica esattamente mese dopo mese quali sono gli obiettivi raggiunti, quale è il progetto finale, quali sono i tempi del ritiro, quali sono i terreni dove stanziano ed operano i nostri soldati e con quali obiettivi. Serve chiarezza da parte del Governo, perché noi dell'Italia dei Valori questa chiarezza ce l'abbiamo, ed è rappresentata dalla convocazione di una conferenza dei partner internazionali da parte del Governo italiano, dalla comunicazione agli stessi della volontà dell'Italia di concordare una exit strategy e dal progressivo e ordinato ritiro delle truppe dall'area. Con la trasmissione delle funzioni agli altri alleati. La Spagna osò farlo in Iraq quando i morti continuavano a crescere e le vittime cadevano anche in terra spagnola; anche l'Italia deve avere lo stesso coraggio.

Perché è più coraggioso rispettare la nostra Costituzione, onorando l'articolo 11 scritto dai nostri Padri che hanno rifiutato la guerra, che non proporne vergognose modifiche come affermato dall'onorevole Lehner del PdL che osa affermare "di articolo 11 si muore".

No, colleghi! Di guerra si muore, di disorganizzazione nella gestione di questa si muore, di mancanza di onestà intellettuale nella valutazione del presente e del futuro.Quello che chiediamo oggi, pur sapendo di essere i soli a farlo, è la stessa cosa che ripetiamo da più di un anno: ci si impegni quando il nostro sforzo è legittimo, costituzionale e utile, ma si convertano i nostri sforzi quando giornate come quella di ieri testimoniano tristemente all'Italia un errore macrostrategico che i nostri più valorosi cittadini non devono pagare.

Cambiamo pagina, solo così la commemorazione di oggi avrà un senso.

Testo integrale dell'intervento del senatore Del Vecchio nella discussione sull'informativa del Ministro della difesa sull'attentato al contingente militare italiano in Afghanistan

Signor Presidente, signor Ministro della difesa, onorevoli colleghi, il vile attentato ai nostri connazionali ha colpito tutti gli italiani. Il Partito Democratico esprime grande cordoglio e forte vicinanza alle famiglie dei caduti ed invia un affettuoso saluto ai feriti con l'auspicio di una loro pronta guarigione. Questo auspicio è particolarmente rivolto, dopo le sue parole, signor Ministro, al caporale che proprio in questo momento è sottoposto ad intervento chirurgico. Si stringe, infine, alle Forze Armate ancora una volta duramente colpite in un'opera di pacificazione.

I nostri soldati hanno ancora dato grande dimostrazione di dedizione al loro compito, questa volta purtroppo fino all'estremo sacrificio. Ma questi sono momenti in cui la retorica deve lasciare il passo ad un esame oggettivo di ciò che è accaduto, anche per rispondere alle domande che da più parti ci vengono rivolte.

Il tragico evento suscita interrogativi sulla presenza dell'Italia in quell'area di crisi. Interrogativi ai quali si deve dare risposta, valutando, da una parte, le ragioni dell'impegno della comunità internazionale per la stabilizzazione del Paese asiatico e verificando, dall'altra, se la strategia adottata sia la più opportuna per dare soluzione alla crisi.

Per quanto riguarda il primo aspetto, non va dimenticato che in Afghanistan operano 42 Nazioni. Ma, soprattutto, non dobbiamo dimenticare che la presenza della comunità internazionale trae origine da determinazioni dell'ONU. Decisioni che la massima organizzazione internazionale ha assunto nel 2001 e confermato negli anni successivi per dare sicurezza contro il pericolo del terrorismo internazionale che, proprio in quell'area, aveva realizzato un'importante, se non la più importante, base operativa. L'operazione in Afghanistan ha raggiunto importanti risultati e sarebbe ingeneroso non sottolinearlo oggi, soprattutto per onorare la memoria di chi ha dato la vita per ottenere quei risultati.

Nel 2005, è stato eletto democraticamente il Parlamento afgano. Erano trent'anni che questo non avveniva. È stata avviata la riforma della giustizia, nella quale l'Italia ha avuto un ruolo importante. Si stanno costruendo le forze di sicurezza nazionali, in un Paese prima diviso tra una moltitudine di poteri locali. L'istruzione dei giovani, che nel regime talebano erano tenuti lontano da una crescita culturale, è diventato un obiettivo prioritario. È stata avviata la ricostruzione delle istituzioni democratiche e delle infrastrutture. Riforme realizzate o avviate con difficoltà, certamente, ma che sarebbero state impensabili senza l'impegno della comunità internazionale.

Purtroppo, l'aumento degli incidenti indica che il processo di stabilizzazione non è concluso. Ma soprattutto ci spinge a chiederci se sia stata pienamente rispondente la strategia che finora ha accompagnato questo impegno.

Non si tratta di disconoscere le ragioni che sono alla base della presenza in Afghanistan. Un abbandono dell'Afghanistan in questo momento da parte della comunità internazionale farebbe crollare il Paese nelle stesse condizioni da cui la stessa comunità voleva e vuole trarlo. Si tratta invece di verificare, insieme alle Nazioni partecipanti se sia opportuno correggere la missione in qualche parte, se la comunità internazionale non debba accentuare gli sforzi a favore del progresso economico e sociale del Paese.

In tale contesto, le innovazioni strategiche apportate dal presidente Obama devono divenire riferimento per il contributo italiano alla missione. La maggiore attenzione verso la popolazione e verso la ricostruzione, che è stata sollecitata dal presidente Obama, non può non essere sostenuta con forza dall'Italia, visto che coincide con la linea politica sempre seguita dalla nostra Nazione nelle missioni di stabilizzazione. La necessità di evitare vittime civili, anch'essa richiamata dal presidente Obama, non può non vederci convinti assertori, considerate le conseguenze negative che i "danni collaterali" determinano nella ricerca del consenso della popolazione. Quel consenso della popolazione afgana senza il quale non ci sono prospettive positive di successo.

L'afganizzazione della crisi, attraverso la realizzazione più rapida possibile delle condizioni per la cessione della responsabilità al Governo afgano del controllo del territorio, deve trovare l'Italia tra i Paesi più coinvolti.

Il nuovo processo di riconciliazione nazionale con la parte moderata dell'insorgenza è un passaggio cruciale per superare la violenta contrapposizione interna al Paese che vanifica gli sforzi di pacificazione. E anche in questo caso l'Italia può dare un contributo di moderazione e garanzia.

Signor Presidente, colleghi Senatori, signor Ministro, in questo momento di grande coinvolgimento emotivo e di dolore per il sacrificio di due giovani soldati caduti ad Herat, ai quali rivolgo ancora il mio commosso pensiero, credo che l'Italia debba onorare la loro memoria continuando ad operare con la comunità internazionale per la stabilizzazione dell'Afghanistan, predisponendo la sua attività politica ed i suoi comportamenti alle riflessioni che il Parlamento nella sua alta responsabilità sta facendo e continuerà a fare.

Documento prodotto dalla Tavola della pace in occasione della Marcia per la pace Perugia-Assisi del 16 maggio 2010, allegato su richiesta della senatrice Granaiola

"La guerra che stiamo conducendo in Afghanistan ci ha restituito questa mattina altri corpi straziati di soldati italiani. Altri morti, altri feriti, altro dolore, altro sangue che costringono tutti a riaprire gli occhi su questa tragedia. La morte, il dolore e il sangue scorrono tutti i giorni in Afghanistan.

Di questa guerra gli italiani non sanno quasi nulla. Qui in Italia, nelle retrovie della guerra, siamo sottoposti al ferreo regime della censura. Qui (come in nessun altro Paese al mondo), dall'11 settembre 2001 è persino vietato chiamare le cose con il loro nome. L'espressione "guerra in Afghanistan" è bandita. Ma tutto questo non ci aiuta a capire cosa dobbiamo fare.

"Qualsiasi propaganda a favore della guerra deve esser vietata dalla legge. Qualsiasi appello all'odio nazionale, razziale o religioso che costituisca incitamento alla discriminazione, all'ostilità o alla violenza deve esser vietato dalla legge." Articolo 20 del Patto Internazionale sui Diritti Civili e Politici (ratificato dall'Italia nel 1977).

Il dolore dei familiari dei soldati uccisi e l'angoscia di quelli feriti gravemente è anche il nostro. È un dolore forte che ci deve spingere a fare qualcosa in più per fermare e non continuare a combattere questa guerra.

I nostri giovani soldati muoiono perché il Governo continua a scaricare sui militari il compito di risolvere un problema che i militari non hanno nessuna possibilità di risolvere. Per questo il mostro della guerra continua da nove anni a fare stragi di vite umane, di legalità, di diritto e di diritti.

L'Italia deve uscire da questa guerra. Subito.

L'Italia deve abbandonare la via della guerra e impegnarsi a costruire un'alternativa politica alla guerra senza limiti. L'exit strategy è una sola: dobbiamo passare dall'impegno militare ad un impegno politico e civile a fianco delle popolazioni vittime decennali della guerra, dell'oppressione e della miseria. Dobbiamo sostenere la società civile afgana che si impegna per il rispetto dei diritti umani la ricostruzione e la riconciliazione (la più importante leva della democrazia in Afghanistan). Dobbiamo aumentare decisamente gli interventi di cooperazione con l'obiettivo di rispondere ai bisogni vitali della popolazione.

Ce lo hanno chiesto in questi giorni a Perugia anche Najla Ayubi coordinatrice dell'Afghan Woman Network e Abdul Khalii Narmgui, presidente di un'associazione di giornalisti afgani. Con loro abbiamo marciato ieri da Perugia ad Assisi e oggi non possiamo stare zitti.

Al Parlamento chiediamo di convocare subito una seduta straordinaria dedicata alla guerra in Afghanistan, alla revisione della politica dell'Italia e delle iniziative urgenti da assumere a livello nazionale e internazionale.

Alla Rai, servizio pubblico, e a tutto il mondo dell'informazione, chiediamo di organizzare un serio dibattito sulla guerra in Afghanistan per aiutare gli italiani a capire cosa è accaduto, cosa sta succedendo e come si può fare per evitare di continuare a piangere inutilmente.

Chiediamo che a parlare non siano invitati solo i militari e i cosiddetti "esperti" ma anche i costruttori di pace, quelli che ieri hanno partecipato alla Marcia per la pace Perugia-Assisi, quelli che lavorano tutti i giorni per evitare queste inutili stragi".

Congedi e missioni

Sono in congedo i senatori: Alberti Casellati, Augello, Caliendo, Caselli, Castelli, Ciampi, Ciarrapico, Davico, Dell'Utri, Giovanardi, Latronico, Mantica, Mantovani, Palma, Pera, Piccone, Poli Bortone, Ramponi, Sanciu, Sarro, Viceconte e Viespoli.

E' assente per incarico avuto dal Senato il senatore Santini, per attività dell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa - UEO.

Commissioni permanenti, approvazione di documenti

La 5a Commissione permanente (Programmazione economica, bilancio) ha approvato - ai sensi dell'articolo 50, comma 2, del Regolamento - due risoluzioni:

d'iniziativa del senatore Saia, in data 17 marzo 2010, a conclusione dell'esame dell'affare assegnato relativo all'attuazione degli interventi previsti dall'articolo 13, comma 13-quater, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133 (Doc. XXIV, n. 7);

d'iniziativa del senatore Azzollini, in data 21 aprile 2010, a conclusione dell'esame dell'affare assegnato relativo all'attuazione degli interventi previsti dall'articolo 13, comma 13-quater, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133 (Doc. XXIV, n. 8).

I predetti documenti sono stati inviati al Ministro dell'economia e delle finanze.

Domande di autorizzazione ai sensi dell'articolo 68, secondo e terzo comma, della Costituzione, trasmissione e deferimento

L'Ufficio del Giudice per le indagini preliminari presso il Tribunale di Napoli, con lettera in data 14 maggio 2010, ha trasmesso la richiesta di autorizzazione a procedere all'esecuzione di ordinanza applicativa della misura cautelare degli arresti domiciliari - ai sensi dell'articolo 68 della Costituzione, nonché degli articoli 4 e 5 della legge n. 140 del 2003 - avanzata nei confronti del senatore Vincenzo Nespoli (Doc. IV, n. 8).

Tale richiesta, in data 14 maggio 2010, è stata deferita alla Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari, ai sensi dell'articolo 135 del Regolamento.

Disegni di legge, annunzio di presentazione

Senatrice Bianchi Dorina

Istituzione della Commissione di vigilanza per la tutela delle lavoratrici (2185)

(presentato in data 14/5/2010 );

senatore Zanetta Valter

Disposizioni in materia di concessioni di grandi derivazioni idroelettriche (2186)

(presentato in data 14/5/2010 );

senatori Micheloni Claudio, Barbolini Giuliano, Pegorer Carlo, Bertuzzi Maria Teresa, Randazzo Nino

Disposizioni in favore dei lavoratori transfrontalieri in Svizzera e in Italia rimasti disoccupati a seguito di cessazione del rapporto di lavoro (2187)

(presentato in data 14/5/2010 );

senatore Zanda Luigi

Nuove norme in materia di governance della RAI-Radiotelevisione Italiana SpA (2188)

(presentato in data 14/5/2010 );

senatrice Amati Silvana

Istituzione di una imposta sulle transazioni finanziarie (ITF) a favore di interventi di solidarietà nazionale ed internazionale (2189)

(presentato in data 18/5/2010 );

senatori Ramponi Luigi, Gamba Pierfrancesco Emilio Romano, Galioto Vincenzo, Totaro Achille, Carrara Valerio, Contini Barbara, Licastro Scardino Simonetta, Torri Giovanni, Divina Sergio

Disposizioni in materia di riordino della disciplina del reclutamento, dello stato giuridico e dell'avanzamento del personale militare (2190)

(presentato in data 18/5/2010 ).

Disegni di legge, assegnazione

In sede deliberante

Commissioni 4° e 6° riunite

Dep. Vannucci Massimo, Dep. Zucchi Angelo Alberto

Norme in materia di nomina del Comandante generale del Corpo della guardia di finanza e di attività di concorso del medesimo Corpo alle operazioni militari in caso di guerra e alle missioni militari all'estero (2184)

previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 3° (Affari esteri, emigrazione), 5° (Bilancio)

C.864 approvato in testo unificato da 4° Difesa (TU con C.3244, C.3254, C.3269-TER);

(assegnato in data 14/05/2010 ).

In sede referente

1ª Commissione permanente Affari Costituzionali

Sen. Gasparri Maurizio ed altri

Disposizioni in materia di sospensione del processo penale nei confronti delle alte cariche dello Stato (2180)

previ pareri delle Commissioni 2° (Giustizia)

(assegnato in data 18/05/2010 ).

Disegni di legge, presentazione di relazioni

A nome delle Commissioni 2° e 3° riunite in data 14/05/2010 i senatori Balboni e Bettamio hanno presentato la relazione 852-A sul disegno di legge:

Sen. Li Gotti Luigi ed altri

"Ratifica ed esecuzione della Convenzione del Consiglio d'Europa per la prevenzione del terrorismo, fatta a

Varsavia, il 16 maggio 2005, nonchè norme di adeguamento dell'ordinamento interno" (852)

Indagini conoscitive, annunzio

In data 17 maggio 2010, la 8a Commissione permanente è stato autorizzata a svolgere, ai sensi dell'articolo 48 del Regolamento, un'indagine conoscitiva sulla realizzazione del Ponte sullo Stretto di Messina.

Governo, richieste di parere per nomine in enti pubblici

Il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, con lettera in data 11 maggio 2010, ha trasmesso - per l'acquisizione del parere parlamentare, ai sensi dell'articolo 1 della legge 24 gennaio 1978, n. 14 - la proposta di nomina del dottor Arturo Diaconale a Presidente dell'Ente parco nazionale del Gran sasso e Monti della Laga (n. 67).

Ai sensi della predetta disposizione e dell'articolo 139-bis del Regolamento, la proposta di nomina è deferita alla 13a Commissione permanente, che esprimerà il parere entro il 7 giugno 2010.

Governo, trasmissione di atti e documenti

Il Ministro per i rapporti con il Parlamento, con lettera in data 6 maggio 2010, ha inviato, ai sensi dell'articolo 12, comma 1, del decreto legislativo 25 febbraio 1999, n. 66, la relazione d'inchiesta relativa ad incidente aereo occorso il 20 novembre 2008 in località Rozzampia, Thiene (VI).

Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 8a Commissione permanente (Atto n. 382).

Il Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri, con lettera in data 28 aprile 2010, ha inviato, ai sensi dell'articolo 8, comma 3, del decreto del Presidente della Repubblica 10 marzo 1998, n. 76, e successive modificazioni, la relazione - relativa all'anno 2008 - sull'erogazione della quota dell'otto per mille dell'IRPEF a diretta gestione statale e sulla verifica dei risultati ottenuti mediante gli interventi finanziati negli anni precedenti.

Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 3a, alla 5a, alla 7a e alla 13a Commissione permanente (Doc. LXIV, n. 2).

Con lettere in data 7 maggio 2010, il Ministero dell'interno, in adempimento a quanto previsto dall'articolo 141, comma 6, del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, ha comunicato gli estremi dei decreti del Presidente della Repubblica concernenti lo scioglimento dei consigli comunali di Livorno Ferraris (VC); Pennabilli (RN); Trecate (NO).

Il Ministro dell'economia e delle finanze, con lettera in data 14 maggio 2010, ha inviato, ai sensi dell'articolo 12, comma 7, della legge 31 dicembre 2009, n. 196, la relazione generale sulla situazione economica del Paese per l'anno 2009.

Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 5a Commissione permanente (Doc. XI, n. 2).

Atti del Governo, proroga del termine per l'espressione del parere

Su richiesta della Commissione parlamentare per l'attuazione del federalismo fiscale, il Presidente della Camera - d'intesa con il Presidente del Senato - ha disposto la proroga di venti giorni, prevista dall'articolo 3, comma 6, della legge 5 maggio 2009, n. 42, del termine per l'espressione del parere parlamentare sullo schema di decreto legislativo recante: "Attribuzione a comuni, province, città metropolitane e regioni di un loro patrimonio, ai sensi dell'articolo 19 della legge 5 maggio 2009, n. 42" (n. 196).

Corte dei conti, trasmissione di relazioni sulla gestione finanziaria di enti

Il Presidente della Sezione del controllo sugli Enti della Corte dei conti, con lettera in data 12 maggio 2010, in adempimento al disposto dell'articolo 7 della legge 21 marzo 1958, n. 259, ha inviato la determinazione e la relativa relazione sulla gestione finanziaria dell'Istituto nazionale di previdenza per i dipendenti dell'amministrazione pubblica (INPDAP), per l'esercizio 2008. Il predetto documento è stato deferito, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 5a e alla 11a Commissione permanente.

Alla determinazione sono allegati i documenti fatti pervenire dall'ente suddetto ai sensi dell'articolo 4, primo comma, della legge stessa (Doc. XV, n. 196).

Interrogazioni, apposizione di nuove firme

I senatori Amati, Fioroni, Mauro Maria Marino e Paolo Rossi hanno aggiunto la propria firma all'interrogazione 4-03158, dei senatori Stradiotto ed altri.

Mozioni

RAMPONI, GASPARRI, QUAGLIARIELLO, CANTONI, DINI, AMATO, AMORUSO, BETTAMIO, CALIGIURI, CARRARA, COMPAGNA, CONTINI, DE GREGORIO, ESPOSITO, GALIOTO, GAMBA, GIORDANO, LICASTRO SCARDINO, NESSA, PALMIZIO, PERA, PISANU, TOFANI, TOTARO - Il Senato,

premesso che:

il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, con la risoluzione n. 1386 del 20 dicembre 2001, ha autorizzato la costituzione di una forza multinazionale International Security Assistance Force (ISAF), con il compito di condurre operazioni militari secondo il mandato ricevuto, in cooperazione e coordinazione con le forze di sicurezza afghane ed in coordinazione con le forze della coalizione, al fine di assistere il Governo afghano nel mantenimento della sicurezza, favorire lo sviluppo delle strutture di governo, di estendere il controllo del Governo su tutto il Paese e di assistere gli sforzi umanitari e di ricostruzione, nel quadro degli accordi di Bonn del 5 dicembre 2001;

la risoluzione del Consiglio di sicurezza dell'ONU n. 1510 (2003) ha autorizzato l'espansione progressiva delle attività di ISAF anche al di fuori dell'area di Kabul;

dall'11 agosto 2003 la NATO ha assunto il comando, il coordinamento e la pianificazione di ISAF;

la NATO, sin dal vertice di Bucarest del 2008, ha elaborato il concetto di comprehensive approach, basato sulla convinzione che solo attraverso un più stretto coordinamento tra le diverse organizzazioni internazionali operanti sul territorio, una maggiore responsabilizzazione del Governo afghano e notevoli investimenti in risorse civili sia possibile rispondere alla questione, non solo militare, ma anche politica della stabilità del Paese;

la NATO, al vertice di Strasburgo-Kehl dell'aprile 2009, ha ribadito i principi della visione strategica di ISAF: impegno di lungo periodo, leadership afghana, approccio globale (civile e militare) e impegno regionale (coinvolgimento in primis del Pakistan), e si è assunta come compito primario l'addestramento delle Forze armate e di polizia afghane, tramite la creazione di una NATO Training Mission (NTM-A);

la nuova strategia statunitense per l'Afghanistan e il Pakistan, resa nota dal presidente Obama il 10 dicembre 2009 nel discorso di West Point, mirante a sconfiggere al-Qaeda in Afghanistan e Pakistan e a rafforzare le capacità di sicurezza e di governo afghane, si basa su tre pilastri: 1) massiccio rafforzamento della presenza militare (invio di 30.000 ulteriori soldati statunitensi), inizio del ritiro delle forze straniere dal luglio 2011 e conseguente rafforzamento delle capacità delle Forze armate e di polizia afghane nei prossimi 18 mesi sino a consentir loro di iniziare la sostituzione delle forze ISAF; 2) strategia civile più efficace concentrando l'assistenza nei settori - come l'agricoltura - che possono avere un impatto immediato sulla vita dei cittadini e appoggio alla conciliazione e alla reintegrazione di quei talebani che abbandonino la violenza e rispettino i diritti umani; 3) individuazione del ruolo strategico del Pakistan nella lotta contro i santuari talebani e di al-Qaeda e conseguente incremento di appoggio politico, economico e militare al Governo pakistano per un maggiore e più incisivo impegno;

considerato che:

nell'ambito della riunione dei Ministri degli esteri dei Paesi che aderiscono alla missione ISAF tenutasi a Bruxelles il 4 dicembre 2009, i Ministri nell'esprimere il proprio appoggio alle decisioni statunitensi, nonché apprezzamento per l'intenzione anche degli altri Stati partecipanti alla missione di incrementare la loro presenza militare o civile in Afghanistan, hanno ribadito i principi della visione strategica di ISAF, già confermati nell'ambito del citato vertice di Strasburgo, sottolineando che sicurezza, governance e sviluppo richiedono un maggiore sforzo sia del Governo afghano sia delle organizzazioni internazionali, da ricondurre sotto la guida della United Nations Assistance Mission in Afghanistan (Unama), istituita dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite con risoluzione n. 1662 (2006);

la strategia civile degli Stati Uniti per l'Afghanistan and Pakistan Regional Stabilization Strategy, presentata dal Segretario di Stato Clinton il 21 gennaio 2010, prevede un forte incremento dell'assistenza civile ai due Paesi, nell'ambito di una partnership duratura, destinata a durare a lungo oltre il ritiro delle truppe, ed in particolare un rinnovato sostegno all'agricoltura afghana incentivando coltivazioni alternative all'oppio; la Conferenza internazionale sull'Afghanistan, svoltasi a Londra il 28 gennaio 2010 con la partecipazione di rappresentanti dell'Afghanistan e di oltre 70 Paesi e istituzioni internazionali:

1) ha indicato ulteriori direttrici per una strategia integrata alla soluzione del problema afghano, innanzitutto esprimendo sostegno al Piano di reintegrazione e riconciliazione elaborato da Karzai, da attuarsi tramite la convocazione di una "Grand Peace Jirga" e la costituzione di un fondo (il "Peace and Reintegration Trust Fund", con una dotazione di 500 milioni di dollari in cinque anni) che offra incentivi economici ai militanti disposti a rinunciare alla violenza;

2) ha posto ulteriormente l'accento su un'accresciuta cooperazione regionale per garantire la stabilizzazione della regione Afghanistan-Pakistan, nella convinzione che il coinvolgimento degli Stati confinanti o geopoliticamente rilevanti dell'area, nonché delle organizzazioni regionali, possa contribuire alla ricerca di una soluzione politica;

3) ha accolto, in materia di lotta alla corruzione in Afghanistan, la richiesta del Governo afghano di aumentare del 50 per cento gli aiuti allo sviluppo nei prossimi due anni, a condizione che il Governo afghano migliori la qualità della pubblica amministrazione e riduca i fenomeni di corruzione, e ha assicurato il rafforzamento dell'High Office of Oversight and Anti-corruption e l'istituzione di due nuovi organi: la Major Crimes Task Force e l'Anti-corruption Tribunal;

la riunione dei Ministri della difesa della NATO, tenutasi ad Istanbul il 4 febbraio 2010, ha confermato la nuova strategia che considera centrale la sinergia tra intervento militare e intervento civile e mette la popolazione afghana, la sua protezione ed il miglioramento delle sue condizioni di vita al centro dell'impegno della coalizione internazionale per la stabilizzazione dell'Afghanistan;

l'operazione ISAF non è una missione a tempo indeterminato, in quanto la strategia è unica ed è destinata a creare le condizioni per lasciare il Paese solo nel momento in cui gli obiettivi di consolidamento della democrazia e delle istituzioni saranno integralmente raggiunti;

il contributo qualitativo e quantitativo che l'Italia fornisce per la gestione delle crisi, nel più ampio quadro degli sforzi della comunità internazionale nella lotta al terrorismo e per il rispetto dei principi sacri della pace, della libertà e della legalità, e, in questo contesto, il contributo per la stabilizzazione ed il processo economico, sociale ed istituzionale dell'Afghanistan, nel rispetto dei diritti umani, della Costituzione, delle leggi e dei principi internazionali, oltre a ricevere il convinto ed unanime apprezzamento da parte dell'ONU, della NATO e del Governo afghano, hanno consentito al Paese di acquisire un ruolo ed un prestigio di primissimo piano sulla scena internazionale,

impegna il Governo:

a) ad incrementare, sulla base di risorse integrative rispetto a quelle già stanziate in bilancio, la partecipazione italiana allo sviluppo delle attività civili dell'Afghanistan, sia con contributi finanziari mirati (il cui impiego sia ben controllato), sia con aumentato apporto di tecnici, esperti ed istruttori nei vari settori, sia con la realizzazione guidata di opere infrastrutturali, sia con un'intensificata attività di formazione in particolare nei settori della giustizia, della cultura e della tutela delle donne;

b) a garantire un aumento degli aiuti allo sviluppo, sulla base di risorse integrative rispetto a quelle già stanziate, a condizione che 1'High Office of Oversight and Anti-corruption attesti una riduzione significativa dei fenomeni di corruzione in seno alla pubblica amministrazione afghana e a svolgere, parallelamente, nelle aree sotto la responsabilità italiana una diretta e indiretta azione di monitoraggio delle attività amministrative per un'efficace collaborazione con le autorità di controllo della lotta alla corruzione;

c) ad aggiungere alle attività già in corso altri interventi a favore e sostegno del Governo pakistano;

d) a dare piena attuazione al piano, già deciso, di incremento della presenza militare italiana in Afghanistan, coerentemente con gli impegni assunti in seno all'Alleanza atlantica, garantendo ai nostri soldati le migliori capacità operative e le massime garanzie possibili di protezione, attraverso l'impiego di appropriati dispositivi militari, di sistemi d'arma e di equipaggiamento delle più avanzate qualità tecnologiche, con particolare riferimento alla sicurezza del personale;

e) ad incrementare il sostegno italiano all'attività di addestramento e preparazione delle Forze armate e delle Forze di polizia afghane, nell'ottica di accelerare l'assunzione delle responsabilità di sicurezza e controllo del Paese e consentire il conseguente disimpegno delle nostre Forze;

f) a svolgere un'intensa attività diplomatica per favorire il dialogo tra il Governo di Kabul, la parte moderata dei talebani ed altri aggregati politici locali aprendo, in tal modo, la strada verso la soluzione politica pacifica della contesa e una cornice di garanzia di pace e stabilità tramite intese regionali;

g) a valutare, insieme ai Paesi alleati, la sussistenza delle condizioni necessarie affinché la NATO, in concordanza con quanto indicato dal presidente Obama, preveda un periodo entro il quale sia possibile avviare, in modo coordinato, il disimpegno militare nell'area di responsabilità;

h) a riferire ogni sei mesi al Parlamento in merito allo sviluppo della situazione e alle iniziative adottate.

(1-00280)

Interpellanze

LANNUTTI - Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri dell'economia e delle finanze e della giustizia - Premesso che:

secondo indiscrezioni apparse su alcuni quotidiani (il "Corriere della Sera" ha pubblicato, domenica 9 maggio 2010, un'intervista a tutta pagina al Presidente della Commissione nazionale per la società e la borsa - Consob, senza sentire il dovere di porre domande scomode sulle deposizioni di Giampiero Fiorani rese al pubblico ministero di Milano Fusco nell'ambito del processo ai "Furbetti del quartierino") il Governo, con il pretesto della crisi finanziaria, starebbe per prorogare la nomina del presidente della Consob Cardia, il cui mandato dovrebbe scadere, improrogabilmente, il 30 giugno 2010;

i quotidiani economici riportano i desiderata del presidente della Consob asserendo che non è affatto detto che Lamberto Cardia lasci tale carica. Infatti, se, secondo la legge, la sua presidenza non è più rinnovabile (Cardia è presidente della Commissione da sette anni perché l'incarico è già stato prorogato di due anni nel 2008), sembra che sia allo studio la modalità per posticipare la scadenza;

la motivazione sembra essere la necessità di garantire continuità alla gestione dell'autorità di vigilanza in un momento delicato per i mercati finanziari;

il rinvio della scadenza del 30 giugno 2010 per Cardia troverebbe spazio nel decreto-legge che stanzia i fondi per la crisi della Grecia, approvato dal Consiglio dei ministri di venerdì 7 maggio e assegnato alla 5ª Commissione permanente (Programmazione economica, bilancio) del Senato. Al riguardo, risulta singolare ad avviso dell'interpellante che a seguire detto provvedimento sia il Vice Ministro dell'economia e delle finanze Giuseppe Vegas, considerato secondo quanto si afferma in un articolo de "Il Sole-24 ore" del 14 maggio 2010, uno dei più accreditati pretendenti alla successione di Cardia. In tale articolo si asserisce inoltre che: "l'emendamento sarebbe presentato da parlamentari, non dal Governo. Un autorevole sostegno all'ipotesi verrebbe dal Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei ministri Gianni Letta, da sempre tra i più convinti sponsor di Cardia";

le problematiche che in questo momento sono all'esame del team guidato da Cardia sono, da un lato, le agenzie di rating e, dall'altro, una ventina di operatori finanziari italiani e stranieri che hanno operato sui titoli che hanno accusato lo scivolone maggiore in occasione della débâcle dei listini nella settimana conclusasi il 7 maggio;

nel frattempo si dovrà anche nominare il quarto commissario della Consob in sostituzione di Paolo di Benedetto, dimissionario dal 1° aprile 2010. Con tutta probabilità la nomina verrà fatta a giugno e sembra che il consenso generale si concentri sul nome di Giuseppina Fusco, romana, ex presidente e amministratore delegato di Sofid, società di intermediazione finanziaria del gruppo Eni. La nomina della Fusco (come si legge, fra l'altro, nel citato articolo de "Il Sole-24 ore") sarebbe sponsorizzata dallo stesso Cardia che vorrebbe rafforzarsi, con una persona di sua fiducia, all'interno del collegio. Il quarto commissario si affiancherà nell'incarico a Vittorio Conti, Michele Pezzinga e Luca Enriques;

anche "Il Sole-24 ore", il principale quotidiano finanziario italiano di proprietà di Confindustria, seppur con qualche distinguo di ordine deontologico, ha ipotizzato che il presidente della Consob Lamberto Cardia potrebbe essere confermato nel suo incarico per garantire continuità alla gestione dell'autorità di vigilanza in un momento delicato per i mercati finanziari;

la legge affida al Presidente del Consiglio dei ministri la designazione del Presidente della Consob: la candidatura viene sottoposta al Consiglio dei ministri e, successivamente, passa all'esame delle Commissioni parlamentari competenti. Ma anche questa volta, come nel 2008, potrebbe essere utilizzata una procedura anomala. Due anni fa, infatti, quando Cardia stava per completare il suo mandato quinquennale (non rinnovabile in quanto successivo ad un altro mandato quinquennale come commissario), il Parlamento, con una maggioranza bipartisan, approvò una proroga biennale motivandola con l'esigenza di uniformare a sette anni la durata del mandato dei Presidenti delle Autorità indipendenti;

su "Il Sole-24 ore" di sabato 8 maggio 2010, un sondaggio condotto tra gli operatori ha messo però in evidenza le attese di una discontinuità alla guida dell'Autorità;

come si legge nell'articolo pubblicato su "L'Espresso" dell'8 aprile 2010 «Sempre più spesso negli ultimi mesi, il presidente della Consob Lamberto Cardia ha scelto di non partecipare al voto o al dibattito in commissione su alcuni specifici argomenti all'ordine del giorno. Una decisione irrituale, con pochi precedenti, anzi forse nessuno, nella storia pluridecennale dell'Authority di controllo sui mercati finanziari, In sostanza, in più di un'occasione, Cardia ha annunciato agli altri quattro commissari che preferiva rinunciare a esprimere la propria opinione sul punto in discussione. Come si spiega un simile comportamento? Questioni gravi, questioni di famiglia. Perché l'avvocato Marco Cardia, figlio di Lamberto, intrattiene da tempo rapporti d'affari con società quotate in Borsa. Società, quindi, sottoposte alla sorveglianza della commissione che negli ultimi sette anni è stata presieduta da suo padre»;

l'articolo prosegue rilevando: «Nel frattempo Marco Cardia ha allargato il suo parco clienti. E tra le new entry non mancano le società presenti sul listino di Borsa oppure che collocano al pubblico prodotti finanziari. Risalgono a poco tempo fa, per esempio, i contatti con il gruppo Poste italiane che vende ai risparmiatori fondi comuni, obbligazioni e altri titoli. Mentre è emerso di recente che l'avvocato avrebbe avuto rapporti professionali con KR energy, un'azienda quotata che da tempo naviga in cattive acque. Da qui la decisione del padre-presidente: meglio astenersi per evitare che possa emergere il sospetto di un conflitto d'interessi tra la sua posizione e l'attività del figlio. Va segnalato, però, almeno un dato di fatto. Di volta in volta, Cardia senior si è chiamato fuori soltanto dopo che i rapporti d'affari del figlio-avvocato erano diventati di dominio pubblico grazie ad articoli di stampa. Ecco un paio di esempi. A febbraio del 2008 un'inchiesta de "L'espresso" rivela che il figlio del numero uno della Consob si occupa di legge 231 per conto della Premafin, holding quotata di Salvatore Ligresti, ed è uno dei professionisti di fiducia dell'Immobiliare Lombarda, un altra società del gruppo del finanziere-costruttore siciliano. Quest'ultimo, tramite società sotto il suo controllo, forniva casa (a Roma) e ufficio (a Milano) all'avvocato Cardia. Pochi giorni dopo queste rivelazioni, arriva la risposta del numero uno dell'Authority, affidata a una lettera al quotidiano "Il Sole 24 Ore" che aveva ripreso il caso. In pratica Cardia spiega che la Commissione si sarebbe occupata in sua assenza della vicenda in discussione in quei giorni, che riguardava l'Immobiliare Lombarda. Niente conflitto d'interessi, quindi. Solo che di lì a qualche mese l'argomento torna d'attualità. E questa volta al centro di tutto c'è la griffe Burani, marchio della moda controllato dall'omonima famiglia emiliana. Cardia junior si era messo in affari anche con loro. Una decisione doppiamente sfortunata.» Inoltre: «Prima Ligresti e Burani, ora le Poste. Sempre più spesso Cardia lascia le riunioni della Commissione: si parla di società legate al figlio»;

il citato articolo riferisce ancora che «Il 17 marzo scorso i Burani hanno fatto crack, travolti da oltre 500 milioni di debiti. Il tribunale di Reggio Emilia ha dichiarato lo stato d'insolvenza della Mariella Burani Fashion group, la holding quotata in Borsa del gruppo. Lo stop dei giudici è arrivato dopo un'agonia durata almeno un paio di anni. Un'agonia scandita da manovre sui titoli e disperati tentativi di salvataggio». Proprio in quel periodo a dir poco travagliato, prima che il dissesto fosse evidente, nel marzo 2009, «un articolo de "L'espresso" rivela i rapporti tra l'avvocato Cardia e i Burani provocando la reazione del presidente della Consob, che non partecipa ai lavori della Commissione quando entra in ballo il gruppo emiliano»;

si legge ancora: «Cardia junior, classe 1963, è titolare di uno studio legale (uffici a Milano e Roma) specializzato nel diritto societario con un'attenzione particolare alla legge 231, quella che disciplina la responsabilità penale delle aziende. Durante le indagini su Gianpiero Fiorani e la sua Popolare di Lodi era già emerso che il figlio del presidente della Consob era a libro paga del banchiere finito in manette: 220 mila euro l'anno versati da Banca Eurosistemi, controllata dall'istituto lombardo. La vicenda è tornata d'attualità nei giorni scorsi con la deposizione di Giampiero Fiorani in aula nel processo in corso a Milano» davanti al pubblico ministero dottor Eugenio Fusco;

come richiamato nell'articolo, del «perché un banchiere d'assalto decide di pagare parcelle al figlio del presidente della Consob» dà risposta Gianpiero Fiorani «in tribunale, nei più recenti interrogatori sulla scalata all'Antonveneta, bloccata dai magistrati nel luglio 2005. Il pm Eugenio Fusco gli chiede se nel febbraio precedente sapesse già degli esposti alla Consob. L'imputato Fiorani risponde: "Si, il dottor Bisogni, nostro consulente per le procedure informali con la Consob, mi disse che il presidente voleva incontrarmi. Bisogni era socio di studio del figlio di Cardia, che era nostro consulente da due anni, a Roma, con un contratto importante: 250 mila euro all'anno. (...) Incontro Cardia padre alle 5.30 di sera, mi fa entrare dalla porta di servizio alla Consob di Milano e mi fa vedere esposti della Abn Amro, dicendo di aver già informato il governatore, che non me l'aveva detto (...) Cardia mi chiede di spiegare l'operazione. lo mi ero preparato: gli mostro i nostri affidamenti ai clienti, non le pratiche, ma l'elenco dei nominativi che avevano comprato azioni Antonveneta". Fiorani sa di parlare dei fidi poi incriminati: 545 milioni girati ai clienti alleati nella scalata. "Cardia mi dice: Prima o poi devo mandarle un'ispezione. lo rispondo: Presidente, aspettiamo almeno che finisca il patto, il 18 aprile. Perché poi il 18 aprile. scaduto il patto, abbiamo potuto liberare i clienti e acquistare formalmente le azioni. E quando la Consob ha fatto l'ispezione, questi affidamenti non c'erano più". A quel punto l'avvocato della Consob, parte civile, difende Cardia, che non è imputato: "Lei finora aveva sempre detto il contrario: Avevo rapporti molto formali con la Consob, a Cardia diedi solo notizie generiche. Ma Fiorani insiste: Formali con la Consob, ma con il presidente anche informali: quando volevo incontrarlo, chiedevo al figlio, che ha organizzato almeno due pranzi in via Veneto: io, lui e il figlio. E per gli affidamenti, il mio è un arricchimento: allora ero agli arresti, ora ho ricostruito tutto con agende e telefonate". Di certo il 10 maggio 2005 la Consob ha dichiarato illegale la scalata di Fiorani, dodici giorni dopo il primo blitz dei pm milanesi»;

l'associazione Adusbef ha presentato numerosi esposti denunce, specie alle Procure della Repubblica di Roma e di Milano, contro la gestione della Consob da parte di Cardia che non è mai riuscita a prevenire crack finanziari ed industriali che hanno rovinato milioni di risparmiatori truffati e lavoratori messi in mezzo ad una strada anche per omessa vigilanza. Davanti alla Procura di Roma pende un'indagine penale, pubblici ministeri Giorgio Orano ed Emanuele Di Salvo, giudice per le indagini preliminari Tommaso Picazio, proprio a carico di Cardia e soci, che a giudizio dell'interpellante va molto a rilento proprio per l'influenza che il presidente della Consob, già Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei ministri con delega ai servizi segreti e segretario del Consiglio dei ministri nel Governo Dini (17 gennaio 1995-17 maggio 1996), riesce ad esercitare in molteplici direzioni,

si chiede di sapere:

per quale ragione, a fronte di scandali finanziari ed industriali mai preventivamente rilevati dall'Autorità di borsa e dopo le numerose interrogazioni presentate sulla Consob e su Cardia (intento a difendere le consulenze familiari) sottoscritte dall'intero Gruppo Italia dei Valori al Senato, tutte rimaste senza risposta, il Governo non si sia attivato al fine di proporre lo scioglimento della Commissione in considerazione della censurabile gestione del presidente Cardia, che, secondo l'interpellante, faceva entrare dal retro Giampiero Fiorani ed addomesticava l'invio delle ispezioni favorendo la scalata ad Antonveneta ed il concretizzarsi di gravissimi reati societari scoperti solo grazie alle denunce delle associazioni ed all'egregio lavoro della magistratura;

se il Governo, che a parole afferma di combattere la corruzione e favorire la trasparenza, possa ancora pensare di prorogare per l'ennesima volta la carica di Cardia alla presidenza della Consob;

se, dopo la deposizione resa da Fiorani al pubblico ministero Fusco, che concretizza ipotesi di gravi reati, data l'obbligatorietà dell'azione penale, risulti l'iscrizione di Cardia nel registro degli indagati della Procura della Repubblica di Milano;

se risponda al vero che il figlio di Cardia, già consulente di numerose società quotate controllate dal padre, stia diventando consulente anche del gruppo Poste italiane dando luogo ad un gigantesco conflitto di interessi, e per quale ragione la Consob non si sia ancora dotata di un codice etico che obblighi i propri commissari a rendere pubblica una lista delle attività e degli incarichi di congiunti, familiari e parenti;

se, dopo che Paolo Di Benedetto si è dimesso con sei mesi di anticipo, per essere subito di seguito designato dal gruppo Caltagirone come consigliere di Acea, sia opportuno che il Governo pensi di rimpiazzarlo con Giuseppina Fusco, una manager del gruppo Eni, da pochi mesi in pensione, perché sponsorizzata dallo stesso Cardia, che vorrebbe rafforzarsi con una persona di sua fiducia all'interno del collegio, e se sia proponibile, per un'autorità di borsa indipendente, scegliere l'ex segretaria del consiglio di amministrazione dell'Eni e presidente della Sofid, società di intermediazione finanziaria del gruppo Eni, con un conflitto di interessi già potenzialmente incorporato, piuttosto che nominare personalità indipendenti attingendo al mondo accademico e alle università, anche straniere, dove lavorano eccellenze italiane, esperti di diritto societario ed economisti di primo ordine tali che possano garantire l'autonomia della Consob dalla longa manus della politica e dagli interessi delle imprese;

quali misure urgenti di competenza il Governo intenda attivare per assicurare alla Consob autonomia, legalità ed indipendenza, che dovrebbero caratterizzare detta autorità, e che ad avviso dell'interpellante la gestione del presidente Cardia non è riuscita a garantire.

(2-00214)

LANNUTTI - Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri dello sviluppo economico e delle infrastrutture e dei trasporti - Premesso che:

le società del gruppo Ferrovie dello Stato (la holding, Rete ferroviaria italiana, Trenitalia) e Mauro Moretti hanno citato in giudizio davanti al Tribunale di Milano "Chiare Lettere Editore" e il giornalista Claudio Gatti per ottenere il risarcimento dei danni provocati alla loro reputazione, onore ed immagine dal libro "Fuori orario", con la richiesta di 26 milioni di euro;

Ferrovie dello Stato (FS) sostiene che il libro pretende di dimostrare, fondandosi senza alcuna verifica su dichiarazioni rese anonimamente da ex dirigenti, che l'attuale management del gruppo, e in particolare la holding, gestisce, in modo dissennato e in violazione di norme, il servizio ferroviario;

considerato che

per quanto risulta all'interpellante, l'atto di accusa contro il libro-inchiesta sui disservizi nei treni è generico e senza riferimenti specifici visto che i temi trattati dal libro in questione, dalla puntualità all'igiene dei convogli fino alla manutenzione, sono in effetti sviluppati con il contributo di tanti ex dirigenti, ma non c'è una sola affermazione delle fonti anonime che non trovi conferme documentali;

le persone intervistate hanno voluto mantenere l'anonimato per paura della forte potenza di FS, la stessa che l'azienda usa per zittire i giornali;

la decisione della causa arriva a sei mesi dalla pubblicazione del libro, quando ormai le cronache non se ne occupano più, ma in coincidenza con l'imminente riconferma dell'incarico dell'amministratore delegato Mauro Moretti e l'arrivo di un nuovo presidente per il gruppo;

la richiesta di 26 milioni di euro nell'atto di citazione notificato a Gatti e all'editore appare all'interpellante alquanto spropositata;

secondo il rapporto 2010 sulla "Libertà di stampa nel mondo" redatto dalla Freedom House, l'Italia è diventato un Paese "parzialmente libero": settantaduesima nel mondo ed ultima tra gli Stati appartenenti all'area euro,

si chiede di sapere:

se il Governo non ritenga che, alla luce dei fatti esposti in premessa, la citazione in giudizio sia «un'arma impropria che viene utilizzata per mettere il silenziatore alle inchieste scomode», anche quando sono ben documentate;

quali iniziative intenda assumere, nelle opportune sedi normative, al fine di promuovere azioni concrete e iniziative finalizzate a difendere la libertà della stampa da ogni gioco di potere tutelando il diritto di ogni cittadino ad un'informazione libera e indipendente che lo metta a conoscenza dei fatti quando questi sono opportunamente provati;

se ritenga che la prassi dei grandi potentati di richiedere risarcimenti milionari ad editori e giornalisti scomodi che raccontano l'Italia ed i disagi patiti dai cittadini consumatori anche con la finalità di rimuovere i disservizi e spronare le aziende a migliorare la qualità dei servizi offerti all'utenza sia compatibile con l'art. 21 della Costituzione, che garantisce libertà di stampa, di espressione e di informazione.

(2-00215)

LANNUTTI - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro della giustizia - Premesso che

i principali quotidiani (ad esempio "Libero") hanno pubblicato l'elenco degli altri nominativi presenti nella "lista Anemone", il documento sequestrato nel 2009, dalla Guardia di finanza, dal computer dell'imprenditore ritenuto al centro della "cricca" che gestiva gli appalti, relativamente agli anni che vanno dal 2004 al 2008:

«ANNO 2004- 1/04 Anemone Diego 2/04 Boncio - Terni 3/04 Pier Luisi - via Cernaia 4/04 Policlinico Umberto I° Lambrì uffici e libreria segreteria 5/04 via Bellotti Bon 2 via Giulia Bertolaso 6/04 via Barberini 38 impianto elevatori 7/04 Massa Orazio 8/04 Paolo Zini via Cassia - via Silla 77 9/04 ing. Rinaldi via Appia - via Aosta - via Nazionale 10/04 Di Mario via Franco Sacchetti - opere di falegn. 11/04 Barco lavori di pannellatura 12/04 Anemone Daniele 13/04 Anemone Dino - Bufalotta 14/04 Anemone Luciano 15/04 Monterotti Antonio 16/04 Ospedale Lazzaro Spallanzani via G. Folchi 17/04 Guardia di Finanza via dell' Olmata 1° piano 18/04 via delle Fornaci Rapisarda 19/04 Monteleone d' Orvieto 20/04 Montecastrilli 21/04 Marco Sapori mensolone 22/04 Bergamo fiume Adda opere idrauliche 23/04 Anemone Matilde 24/04 Forza Italia sede 25/04 Palazzo della Minerva 26/04 via dei Prefetti Luna Cortina d'Ampezzo 27/04 Ing. Pardolesi 28/04 via Bruxelles 29/04 [...] 30/04 via Due Macelli gen. Savino parquet cucina scala armadio 31/04 Abbazia Terni coro 32/04 Genova Micarelli 33/04 L' Aquila 34/04 [...] 35/04 Grossi Stefano 36/04 Emiliano cugino Dany 37/04 via Flaminia Vecchia 695 sig. Simeoni 38/04 Mircoli controsoffitti 39/04 P.Luisi libreria 40/04 Bergamo manutenzione rete irrigua e di colo consortile anni 2004-2005 41/04 via Salaria Rocco via Pacini 23 42/04 S.Marinella Carlos 43/04 [...] 44/04 Ministero del Tesoro via XX Settembre lavori di luc-econom. falegnameria 45/04 piazza Plebiscito 46/04 piazza Zama complesso demaniale servizi via Etruria 47/04 Ministero delle Politiche Agricole via XX Settembre e via Sallustiana 48/04 piazza Capponi ufficio 49/04 piazza Farnese ristrutturazione appartamento 50/04 via Archimede 14 Digiannantonio 51/04 via Cagliari 14 appartamento 52/04 Missionari Preziosissimo Sangue portantina S. Gaspare 53/04 Basili Mario - Roviano - via S. Crescenziano 54/04 Caianello controtelai 55/04 via Goito lavori di falegnameria vari 56/04 Parma 57/04 Recco finestre e lavoraz. varie falegnameria 58/04 Pingitore piazza Cola di Rienzo 59/04 via dei Coronari sig. Zanichelli 60/04 Mimmo D' Ippolito finestre 61/04 Carabinieri T.Quinto porte 62/04 Biagetti Antonello 63/04 Priger sig. Tony Nigro 64/04 Lupo porta Cavallo 65/04 Daniele Anemone barca 66/04 via Calabria porte 67/04 via Labicana GdF 68/04 Caricasolo tavolino 69/04 contessa [...] amica di Rita e Tony 70/04 GF carrelli via dell' Olmata 71/04 Casal del Marmo manutenzioni+impianto varie 72/04 Sergio cognato Tony sottolavello 73/04 Aiello via Appia 442 lavori vari di falegnameria 74/04 centro sportivo 75/04 sig. Fadda via Monteforato (trasloco) 76/04 [...] 77/04 via delle Milizie [...] 78/04 Boscagli 79/04 Pino Graziano 80/04 GF P. Galeno 81/04 via della Vite sig. Minio 82/04 Palazzo Grazioli 83/04 via del Fagutale Colle Oppio Scajola 84/04 103-03 - Cinecittà Istituto Luce (vedi anche rif) 85/04 via S. Agata de Goti 86/04 via della Conciliazione - via dei Corridori 87/04 sig. Lanza Villa Adriana (Tivoli) 88/04 Etica via Ortignano (cugina Dany) 89/04 Alida 90/04 via Aosta ing. Rinaldi 91/04 via Merulana + via Poliziano Pittorru 92/04 Protezione Civile via Vitorchiano n. 2 93/04 Viminale area capo Polizia 94/04 via Laurentina Stefano Forina 95/04 Casa dello Studente Universitario a Latina 96/04 via Civinini Manganelli 97/04 via Bobbio traversa via Appia Nuova 98/04 Mario (GF) 99/04 via Tommaso Campanella Fiori Goffredo 100/04 GF palazzina smalto p.za Marmellini 101/04 via dei Vascellari 47 102/04 via Fauro 103/04 via Ferratella soc. Europont»;

«ANNO 2005- 1/05 via di Portafurba 2/05 prof. Thau vicolo delle Campane 3/05 via della Mendola 145 Min. Mazzella/Silvestri 4/05 Viminale Desantis 5/05 p.za Grazioli Cavaliere Nicola 6/05 Arcilgai Loni via del Governo Vecchio 7/05 Protezione Civile via Vitorchiano 8/05 GF via XX Aprile stanza 122 9/05 Giovanni Giusti via G.Da Procida zona piazza Bo 10/05 Casa di S.Rita (Padre Domenico) 11/05 Bentivoglio Enrico 12/05 viale Giulio Cesare 15A sig. Leone G.Carlo 13/05 dott.ssa Iurato 14/05 Anemone Diego Bufalotta 15/05 via S.Angela Merici 16/05 via Monzambano Provv.to ing. Rinaldi 17/05 Palazzo Chigi imp. condizionamento sala stampa 18/05 ing. Desiderio p.za Zamagna 19/05 scuola di formazione Casal del Marmo 20/05 GF Fiumicino completamento 21/05 Colonnello Granada GF 22/05 Mons. Camaldo Università Cattolica S. Giovanni 23/05 via Licinio Calvo appartamento 24/05 Ministero Attività Produttive via Molise uff. Scajola 25/05 via Civinini int. 6 (De Gennaro) (capo PS) 26/05 Ancona duomo 27/05 Mancino via Arno corso Rinascimento via Adda 28/05 [...] - Madonna di Campiglio + Schio 29/05 Annarita La Corte (segretaria dott. Nibbi) 30/05 [...] Scalo S. Lorenzo 31/05 Fiammeri viale Kent 32/05 Gestecos salone d' onore GF XXI Aprile 33/05 Piazza della Libertà Palazzina Vargas 34/05 Via Marini mensa + cucina 35/05 L' Aquila G.Sasso 36/05 GF Fiumicino ascensore 37/05 S.Agostino ascensore 38/05 via Marotta (Ati) 39/05 Macelleria Dino 40/05 Arch. Malfatto 41/05 Claps Potenza via A.Da Denafro 42/05 [...] Lungotevere 43/05 Silvestrini bar 44/05 (08-03) Tor Vergata S.Maria Alcoque 45/05 Ministero Porta Pia nuovo ufficio Ab 46/05 Marziali - via S. Gennaro 56 Fidene 47/05 via Parboni (ministero del Tesoro e delle Finanze) 48/05 Villa Borghese - Polizia Villa Umberto 49/05 Facoltà Architettura Valle Giulia in via Gramsci 50/05 Don Carlo Ambrosio 51/05 Via Torlonia 10 - ufficio 52/05 Via Tomacelli (affitto amp) 53/05 Monorchio via Sistina 54/05 Sassari GF (Tecno-Cos) 55/05 Forleo via Foscari 121 56/05 Capena via della Firoetta capannone 57/05 familiari Rocco Ostia»;

«ANNO 2006- 1/06 Via dei Cartari 2/06 Blandini 3/06 G.Maria Aquiro Carpineto p.za Carpineto 4/06 Via S.De Saint Bon 5/06 Albano 6/06 Via Rusconi 7/06 GF Fiumicino (commessa con GF) 8/06 Avvocatura zona ragioneria archivio 9/06 Sassari carcere (Anemone srl) vedi Tcs nel 2005 10/06 Bel Poggio sig.ra Getile Samanta 11/06 Via Mondadori sig.ra Innocenti Bruna 12/06 Carlos via P. Cavalleggeri 13/06 Dell' Orso Davide 14/06 Via Carducci figlio Digennaro studio Traverso & Asso 15/06 Via Poggio Tulliano sig.ra Stillacci Lory 16/06 ing.Alesse 17/06 Palazzo Chigi parete falegnameria 18/06 Collina Fleming sig. Lillo Mauceri di Palazzo Chigi 19/06 S. Egidio via Nicola Fabrizi n.2 20/06 cugino Luciano Romolo Bel Poggio 21/06 Alessandro Graziani 22/06 Policlinico arredamento 23/06 Uffici Protezione Civile in via Ulpiano 24/06 Pietro De Amicis 25/06 Passetto Di Borgo 26/06 Avvocato Bruno via Sartorio n.97 27/06 [...] Suore Albania 28/06 Duesanio corso Vittorio Emanuele 29/06 Via 4 Fontane Prete 30/06 Via del Babbuino 31/06 Alpi srl 32/06 appartamento Euro Torrino 33/06 uff. via Flavia Edelweiss 34/06 via Spallanzani 24 ufficio 35/06 via Isonzo 36/06 manutenzioni piazza Zama»;

«ANNO 2007- 1/07 Via Flaminia 43 Lungarini 2/07 Fabiana via Menotti 24 3/07 Via della Ferratella 4/07 Via Liberiana 5/07 Economo Minerva 6/07 GF Fiumicino P.Galeria (dotazioni tecniche) 7/07 Keys Systems 8/07 Via Tiberio 9/07 GF Fiumicino P.Galeria (dotazioni di sicurezza) 10/07 Via Paolo Emilio 11/07 Ufficio Keys 12/07 Ferratella Keys 13/07 Discoteca Salaria 14/07 Caiazza Mauro Grottaferrata 15/07 Stallocca 16/07 Torrino 17/07 Palombara 18/07 Via Tiraboschi 19/07 Parlamentino 20/07 Via XX Settembre Presidenza del Consiglio 21/07 Via S. Angela Merici 22/07 Caiazza Mauro via Cherubino Malpeli 89 23/07 (Anm) Via Rusticucci Amm.ne del patrimonio sede 24/07 (Anm) Viminale 25/07 Via Appia Ing. Rinaldi 26/07 Società Sportiva Romana 27/07 Carcere Sassari Keys 28/07 Via Poggio Catino 13 sig.ra Nastasi 29/07 Bufalotta Matilde 30/07 Manutenzione e assistenza Keys 31/07 Ivan figlio di Antonietta 32/07 VV FF. Conegliano 33/07 M.Grazia Biondi-Alesse appartamento viale Beata Vergine del Carmelo 34/07 palazzina Vargas P.za della Libertà vedi 34-05 35/07 Via Nutri prof. Calvieri 36/07 Via Poggio Tulliano sig.ra Buffoni Bianca 37/07 (Anm) Basili Flavia via di Trasone 42 38/07 Via Latina Lorenzo 39/07 Piazza Zama capannone 28 40/07 (Amp) Galleria Sordi Colonna 41/07 (Keys) Via Vitorchiano implementazione 42/07 (Amp) Via Orticara 14 sig. Occhipinti Andrea 43/07 Ministero delle Finanze 44/07 Uffici via Salaria»;

«ANNO 2008- 1/08 (Keys) Manutenzione Palazzo Chigi 2/08( Keys) Implementazione via Vitorchiano integraz. 3/08 (Anm) Via Monti Paioli 9 - Boscagli 4/08 [...] - Foro Italico stadio tennis - piscine 5/08 (Rdm) Comune di Cerzeto - Cosenza 6/08 (Keys) Via Albania - Via Piccolomini De Santis 7/08 (Keys) Via Flavia ufficio (Medea) 8/08 Via Bruno Buozzi 107 figlia M.Pia Forleo 9/08 Della Giovampaola Mauro casa 10/08 (Keys) Implementazione via Vitorchiano integraz.»;

come riporta un articolo del quotidiano "la Repubblica" di Corrado Zunino, «il rapporto tra il provveditore Angelo Balducci e il costruttore Diego Anemone era di privilegio assoluto» con «422 milioni di euro di lavori pubblici ottenuti da Anemone in dieci anni, dal 1999 al 2008»;

in particolare, come si legge nell'articolo sopra citato, «nel 1999, la prima stagione presa in esame dalla Procura, il provveditore alle Opere pubbliche del Lazio Angelo Balducci offrì all'Impresa Anemone costruzioni srl il primo lavoro al ministero dei Lavori pubblici: un impegno (riportato alla moneta di oggi) da 846 mila euro, l'unico della stagione. Nel 2000, che pure è l'anno del Giubileo di Roma, non ci sono assegnazioni individuate dal Nucleo di polizia tributaria di Roma, ma le stazioni appaltanti per quel grande evento furono soprattutto il Governo e il Comune di Roma. Nel 2001 il "fatturato Balducci" del Gruppo Anemone sale a 12,6 milioni con l'assegnazione del secondo appalto per i Lavori pubblici e il primo di 17 per il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. Nel 2002 i volumi concessi sono risibili, nel 2003 modesti e nel 2004 tornano a 24 milioni con quattro lavori vinti da Anemone sotto la supervisione di Balducci. Gli importi salgono nel 2006 a 44 milioni e nel 2008, con la messa a punto dell'attività emergenziale della Protezione civile, esplodono. Con le "strutture di missione" (G8, vertici Nato, carceri) insediate in via della Ferratella, il provveditore viene liberato dai lacciuoli degli appalti pubblici ordinari: grazie ai "grandi eventi" il governo può dargli la patente di commissario e affidargli totale discrezionalità nella scelta delle ditte da far lavorare. Il 2008 è un anno decisivo per comprendere la strategia di Anemone e la nuova libertà di movimento dell'ingegner Balducci. L'imprenditore edile di Grottaferrata in quella stagione prende 10 appalti decisivi: 320 milioni il loro valore, tre volte quello che aveva ottenuto nei precedenti 9 anni. La crescita accelerata si spiega con l'evoluzione degenerata della Protezione civile: 80 milioni più altri 21 più altri 48 arrivano dalla presidenza del Consiglio per opere per i 150 anni dell'Unità d'Italia e poi assegni da 58, 12,8 e 59 milioni vengono staccati per il G8 della Maddalena e i Mondiali di nuoto di Roma. Sovrintende sempre Balducci, le emergenze hanno liberato gli affari. Nel grande business del 2008 resta una vecchia opera ministeriale da 171 mila euro, ma i fatturati generosi, che consentiranno al Gruppo Anemone di diventare una delle prime imprese edili del paese, arrivano solo con la turboProtezione. La tesi degli investigatori è che Angelo Balducci abbia favorito da sempre Diego Anemone, abbia costruito un rapporto con lui basandosi - da provveditore delle Opere pubbliche del Lazio, poi da presidente del Consiglio superiore - su piccole commesse ministeriali. Quando Guido Bertolaso ha iniziato a prendere su di sé poteri senza controllo, il suo commissario operativo Balducci ha potuto liberare risorse pubbliche ingenti per il costruttore utile e fedele. Tra l'altro, delle 541 ordinanze firmate dal Governo Berlusconi in sette anni (Prodi ne licenziò 46 in due stagioni), solo il 22 per cento quantificava il valore dell'intervento. Il lavoro della Procura di Perugia per far emergere i volumi degli appalti, oggi, si sta rivelando complesso. Le nuove carte della Finanza sottolineano come in due occasioni, l'11 giugno 2001 e il 17 maggio 2006, Balducci ha assegnato un cantiere ad Anemone nel giorno in cui il governo in forza cadeva. È accaduto con l'Amato bis e poi con il Prodi bis. È come se, ragionano gli inquirenti, il funzionario pubblico temesse che con il cambio di esecutivo potesse variare la struttura operativa dei Lavori pubblici mettendo in discussione il "sistema di privilegio". Ma i Governi Berlusconi non hanno mai limitato il ruolo di Balducci, offrendogli anzi, con il varo della Superprotezione, un potere assoluto»;

il Procuratore Capo di Roma, Giovanni Ferrara, precisa agli organi di stampa «che la cosiddetta "lista Anemone", relativa ai soggetti che hanno usufruito di prestazioni da parte delle imprese riferibili all'imprenditore, non è mai stata trasmessa, comunicata o comunque portata a conoscenza della procura della Repubblica di Roma» (Ansa 14 maggio 2010 alle ore 13,21 dal titolo: Inchiesta G8: Procura Roma, Lista Anrmone a noi sconosciuta);

tuttavia, in un articolo pubblicato il 18 maggio 2010 dal quotidiano "La Repubblica" a firma di Francesco Viviano dal titolo: "La lista Anemone insabbiata - così sparì nel porto delle nebbie", occhiello "La Guardia di Finanza: fu consegnata al procuratore aggiunto di Roma Achille Toro, adesso indagato a Perugia per abuso d'ufficio e corruzione", si può leggere tra l'altro:

«"Adesso basta, siamo stanchi di passare per insabbiatori, qualche mela marcia nel nostro Corpo c'è ma la stragrande maggioranza di noi rispetta il giuramento fatto allo Stato. Il libro mastro di Anemone, quella lista con i 412 nomi, era stato consegnato nel 2008 in Procura a Roma". Come dire: è lì che la lista si è fermata, riposta in qualche cassetto e dimenticata. E così, dal fitto riserbo della Guardia di finanza trapela un'accusa pesante, che sarà presto verificata dai pm di Perugia e Firenze, pronti a interrogare generali ed ufficiali delle Fiamme Gialle: ad insabbiare quell'elenco che ha provocato un vero e proprio terremoto politico-giudiziario, sarebbe stata la procura di Roma. Quell'elenco sarebbe stato consegnato nel 2008 al procuratore aggiunto della capitale, Achille Toro. Il magistrato si è dimesso dall'ordine giudiziario nel febbraio scorso dopo essere stato indagato con l'accusa di essere la talpa del gruppo di cui facevano parte i funzionari pubblici Angelo Balducci, Fabio De Santis, Mauro Della Giovampaola e l'imprenditore Diego Anemone. È a lui, secondo quanto trapela dall'interno della Guardia di Finanza, che l'elenco fu consegnato. Le Fiamme Gialle lo avevano appena ritrovato tra il materiale sequestrato negli uffici di Anemone. Dentro, 412 nomi di vip che avrebbero ricevuto omaggi e favori, per ristrutturare case (anche se molti hanno dimostrato di avere pagato regolarmente) o addirittura per comprarle (vedi i 900mila euro girati da Anemone a Scajola per l'acquisto della casa con vista sul Colosseo). Solo che quell'elenco poi è sparito: i pm romani coordinati da Achille Toro, così hanno sostenuto in un recente interrogatorio a Perugia, non lo hanno mai visto. "Controllo operato il giorno 14 ottobre 2008 nei confronti delle imprese di Anemone Diego e del fratello Daniele" è scritto nel lungo rapporto dei Ros di Firenze che hanno indagato sui Grandi eventi, dal G8 ai Mondiali di nuoto alla Scuola dei marescialli di Firenze. Quel giorno, alle ore 10,33, annotano i carabinieri del Ros, Daniele Anemone informa il fratello Diego che si trovava alla Maddalena per seguire da vicino i lavori per il G8, che la Guardia di finanza era negli uffici romani del gruppo Anemone ed anche in quelli del commercialista Stefano Gazzani»;

secondo notizie di stampa sarebbero almeno 15 le rogatorie partite per il Lussemburgo, la Svizzera, il Belgio, la Francia, San Marino, e persino la Tunisia, perché proprio lì, nel Nord dell'Africa, secondo il racconto dell'ex autista di Angelo Balducci, Laid Ben Hidri Fathi, il suo datore di lavoro e i soci potrebbero aver investito, e molto;

quello che per i magistrati si presenta come il principale nodo da risolvere è riuscire a ottenere informazioni dalla Città del Vaticano, e in particolare dalla sua banca, lo Ior. I pubblici ministeri Sergio Sottani e Alessia Tavernesi avrebbero già pronta una rogatoria per lo Stato oltretevere, perché ritengono che il deus di tutta questa operazione, ovvero Balducci, grazie ai buoni uffici ed alla carica di "Gentiluomo del Papa", possa aver trasferito proprio in quelle casseforti buona parte delle sue rendite. È stato lui stesso, infatti, a parlare di un conto corrente di sua proprietà allo Ior. Lo ha fatto con il pubblico ministero Henry John Woodcock, mentre questo indagava a Potenza su uno strano affare immobiliare che coinvolgeva massoni internazionali e servizi segreti;

secondo notizie di stampa, ed in particolare l'articolo del "Il Messaggero" del 17 maggio 2010, «Dalla ricostruzione fatta dal pm, i cui atti sono stati acquisiti dalla procura umbra, il ruolo di intermediario in questa vicenda venne assunto da monsignor Franco Camaldo, prelato d'onore di Sua Santità e cerimoniere pontificio, che divenne poi - sempre secondo l'accusa - il beneficiario di un pagamento di 380 mila euro che sarebbe stato "offerto" per coprire i debiti derivati dall'acquisto di una villa dove avrebbe dovuto avere sede un nuova loggia massonica. Un affare mai realizzato che sembra potersi ricollegare a un assegno dello stesso importo, che avrebbe avuto uguale finalità, che è stato individuato su un conto corrente della Deutsche bank, datato Merano e intestato a una società del posto;

sembra ormai "un fatto certo" che la Procura voglia puntare sulla banca vaticana, anche «perché buona parte dei lavori eseguiti per i Grandi eventi fanno riferimento a immobili e beni dello Stato pontificio. La risposta a una rogatoria è attesa anche per la posizione di don Evaldo Biasini, il quale potrebbe risultare prestanome e custode all'estero di altri conti.» (quest'ultimo è stato soprannominato "il prete bancomat") L'articolo prosegue inoltre: «Come si vogliono conoscere i movimenti di denari su eventuali banche estere del coordinatore del Pdl, Denis Verdini. Il suo nome compare nelle dieci pagine di rogatorie inviate dalle procure di Perugia e Firenze in Lussemburgo. Insieme con il parlamentare compaiono l'ex procuratore aggiunto della Capitale, Achille Toro, suo figlio Camillo, Fabio De Santis, Riccardo Fusi, Guido Cerruti e alcuni altri personaggi che farebbero parte della "cricca". Sono tanti i soldi che gli inquirenti stanno cercando di rintracciare nei 1.143 rapporti bancari. Di questi, 263 sono ricollegabili a Balducci, Anemone, e a loro amici e parenti. E almeno trenta sono quelli intestati alla segretaria del costruttore, Alida Lucci. L'ex provveditore ai lavori pubblici risulta intestatario di un conto presso il Bank Julius di Zurigo, grazie ai prestanome Roberto Di Mario e Maria Letizia Confronte. Mentre non si sa ancora molto di un conto a San Marino, riferibile alla famiglia dell'ex Commissario per i mondiali di nuoto, Claudio Rinaldi e a sua madre Mimma Giordani. Le autorità bancarie del Lussemburgo hanno già comunicato che Balducci e Rinaldi hanno chiuso due conti presso l'Unicredit Luxembourg Sa, grazie allo Scudo fiscale. Ne rimangono aperti due a nome "Cordusio Spa", intestati sempre a loro, il primo contenente 3 milioni di euro, e il secondo oltre due. A Rinaldi appartiene anche un conto svizzero all'Ubs. Inoltre, è stato segnalato un passaggio di titoli azionari dal conto dell'ex Commissario a quello di Balducci per oltre 900 mila euro. L'Unità di informazione finanziaria delegata ai rapporti con l'esterno ha segnalato anche altri versamenti "anomali" effettuati in contanti, a distanza di poche ore. Rinaldi, ad esempio, riceve 300 mila euro il 2 aprile del 2003. Il giorno dopo Balducci ne versa 738 mila in contanti sul suo conto. La coincidenza si ripete in più di una circostanza: il 25 marzo del 2003 a Balducci vengono accreditati 526 mila euro, e lo stesso giorno Rinaldi riceve sul suo conto 250 mila euro,

si chiede di sapere:

se la "lista Anemone", di cui si apprende l'esistenza solo ora, non abbia finalità di depistaggio creando ad arte confusione per nascondere altri misconosciuti obiettivi, e se gli autori dell'occultamento abbiano eseguito una ben definita strategia (che sarebbe opportuno svelare), concretizzando ipotesi di reato che occorre perseguire per scoprire verità nascoste;

se il Governo sia a conoscenza in base a quali certezze il Procuratore Capo della Procura della Repubblica di Roma dottor Giovanni Ferrara abbia smentito categoricamente le voci e gli articoli di stampa circa il possesso, diretto o indiretto da parte della Procura di Roma, della cosiddetta lista Anemone, e se tali affermazioni improvvide non abbiano avuto l'effetto di occultare e depistare ulteriormente gravissime responsabilità nella conduzione delle indagini sul G8, messe allo scoperto solo grazie all'egregio lavoro della Procura della Repubblica di Firenze;

se al Governo risultino le ragioni per cui venne revocata la delega ad indagare sugli affari del G8 e la cricca di "appaltopoli" al sostituto Procuratore della Procura di Roma dottoressa Assunta Cocomello e come mai un Procuratore Capo non si sia mai potuto mai accorgere dell'occultamento, per oltre 18 mesi, della stessa lista "Anemone", giacente nei cassetti del procuratore aggiunto Achille Toro, che, secondo notizie di stampa, doveva succedere allo stesso dottor Ferrara, e se tale condotta non abbia configurato il reato di favoreggiamento verso faccendieri, affaristi, imprenditori senza scrupoli, politicanti e uomini di Governo, che traevano vantaggi diretti ed indiretti dal sistema oscuro degli appalti;

se a quanto risulti tale occultamento della lista Anemone e il relativo disvelamento ad orologeria non si inseriscano in una lotta di potere tra gli alti vertici delle forze di polizia e delle istituzioni;

se il Governo non ritenga necessario che non vengano in alcun modo ostacolate le 15 rogatorie richieste dai magistrati di Perugia e partite per il Lussemburgo, la Svizzera, il Belgio, la Francia, San Marino, la Tunisia e lo Ior, la banca del Vaticano, per ottenere documentazione e tracciabilità bancaria, anche finalizzata a rintracciare i 1.143 rapporti bancari, dei quali 263 sono ricollegabili a Balducci, Anemone, a loro amici e parenti ed almeno 30 sono intestati alla segretaria del costruttore, Alida Lucci, mentre l'ex provveditore ai lavori pubblici risulta intestatario di un conto presso il Bank Julius di Zurigo, grazie ai prestanome Roberto Di Mario e Maria Letizia;

se risulti che la cosiddetta "cricca degli appalti", che sembra aver esportato i soldi all'estero tramite i normali canali bancari, si sia avvalsa del terzo scudo fiscale per ripulire i proventi di attività illecite, non abbia altresì trovato ausilio indiretto nelle larghe maglie dei controlli di vigilanza, e, infine, se sia a conoscenza di quante segnalazioni in merito all'attività di antiriciclaggio siano state effettuate da parte dell'apposita Unità di informazione antiriciclaggio (UIF) della Banca d'Italia preposta alle attività di prevenzione, e quanti rapporti siano stati effettuati da parte della stessa UIF alla magistratura penale, posto che, in alcuni casi più gravi e controversi, gli ispettori di via Nazionale riferiscono al Governatore della Banca d'Italia invece che all'autorità giudiziaria.

(2-00216)

Interrogazioni

AGOSTINI, ZANDA - Al Ministro dello sviluppo economico - Premesso che:

la Sezione fallimentare del Tribunale di Reggio Emilia, con decreto dello scorso 7 maggio 2010, ha dichiarato aperta la procedura di amministrazione straordinaria per la società Mariella Burani Fashion group;

con il medesimo provvedimento, il Tribunale di Reggio Emilia, su indicazione del Ministero dello sviluppo economico, ha confermato in capo al Commissario giudiziale, Francesco Ruscigno, i poteri di ordinaria e straordinaria amministrazione dell'impresa;

l'obiettivo della procedura di amministrazione straordinaria prevista dalla cosiddetta "Prodi-bis" di cui al decreto legislativo n. 270 del 1999 è quello di recuperare l'equilibrio economico e finanziario dell'azienda e di salvaguardare, per quanto possibile, gli attuali livelli occupazionali;

il compito affidato a Francesco Ruscigno è assai delicato in relazione alla complessa articolazione industriale e societaria del gruppo, all'elevato numero di dipendenti e di imprese collegate, all'alto indebitamento, richiedendo particolare dedizione;

considerato che:

il Commissario straordinario indicato dal Ministero al Tribunale risulta ricoprire il delicato ruolo di commissario liquidatore-giudiziale o curatore in circa 40 aziende dissestate in varie parti del Paese;

lo stesso risulta membro di una decina di collegi sindacali, alcuni dei quali in qualità di Presidente, di importanti gruppi imprenditoriali ed è presidente o consigliere in un'altra decina di società,

si chiede di sapere:

quali siano le motivazioni che hanno indotto il Ministro in indirizzo a nominare Francesco Ruscigno quale responsabile della gestione della procedura di amministrazione straordinaria relativa alla società;

se non ritenga che i numerosi incarichi già ricoperti da Francesco Ruscigno impediscano allo stesso di svolgere un'efficiente gestione della procedura di amministrazione straordinaria relativa alla società;

se intenda rendere noto quante siano le società attualmente sottoposte alla procedura di amministrazione straordinaria nelle sue varie forme;

se intenda portare a conoscenza del Parlamento l'elenco di tutti i commissari attualmente titolari delle procedure di amministrazione straordinaria e gli emolumenti loro riconosciuti;

se intenda pubblicare in modo trasparente ed immediatamente accessibile tale elenco sulle pagine Internet del Ministero;

quante delle procedure abbiano carattere liquidatorio e quante, invece, mirino alla ristrutturazione economica e finanziaria dell'impresa.

(3-01327)

FILIPPI Marco - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti - Premesso che:

nella mattinata del 12 aprile 2010 si è verificato alle ore 9.05 un drammatico incidente ferroviario in provincia di Bolzano, sulla linea ferroviaria della Val Venosta nel tratto tra le località di Laces e Castelbello, che ha provocato, finora, la morte di 9 persone e il ferimento di altre 28, di cui 7 in modo grave;

il piccolo convoglio, composto solo da tre vagoni, affollato di pendolari, era partito dalla località di Malles alle ore 8.20 e sarebbe dovuto arrivare a Merano alle 9.43;

l'incidente sarebbe stato provocato da un'enorme frana di circa 400 metri cubi per una larghezza di 15 metri che ha investito e provocato il deragliamento del treno regionale 108 di proprietà della società di trasporti Sad, in un punto in cui i binari attraversano una gola;

il vagone in testa al convoglio è stato completamente distrutto e ricoperto dal terriccio e soltanto la presenza di due pini di alto fusto poco al di sotto della linea ferroviaria ha impedito lo scivolamento del treno nella scarpata della gola e fino al fiume sottostante, fatto che avrebbe provocato ulteriori vittime;

le operazioni di salvataggio coordiante dai soccorritori, avvenute in una situazione di estremo pericolo, hanno assicurato il salvataggio dei passeggeri feriti;

considerato che:

la linea ferroviaria su cui è avvenuto l'incidente era stata inaugurata nel 2005 e secondo quanto riportato dai responsabili, pur essendo a binario unico, era finora considerata una delle più moderne del Trentino Alto Adige in quanto munita di un sistema di sicurezza che provvede a un blocco automatico nel caso della caduta di una frana sulla massicciata;

secondo le prime ricostruzioni effettuate da geologi della Provincia di Bolzano immediatamente dopo l'incidente, a provocare la frana sarebbe stata la rottura di un tubo per l'irrigazione dei campi a monte della massicciata, che ha bagnato pesantemente il terreno sottostante, rendendolo nel breve volgere di alcuni giorni instabile fino a farlo franare;

da successivi controlli effettuati da geologi indipendenti è stato evidenziato come in realtà la tratta ferroviaria della Val Venosta non era e non è una linea sicura ed in particolare come la sicurezza geoambientale della scarpata non era basata su adeguate conoscenze ed idonei interventi di messa in sicurezza ambientale;

constatato che:

il tema della sicurezza nel trasporto ferroviario necessita di garanzie e certezze in particolar modo per il cosiddetto servizio universale, ovvero per gli oltre 2.600.000 pendolari che quotidianamente usano questo mezzo di trasporto per scelta o necessità;

le numerose sciagure ferroviarie accadute nel corso degli ultimi anni, ed in particolare quella recente di Viareggio, evidenziano che sul tema della sicurezza il nostro sistema di trasporto ferroviario non ha ancora compiuto decisivi passi in avanti,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo intenda confermare le prime ricostruzioni effettuate sulla dinamica dell'incidente in Val Venosta, che imputano le cause dell'incidente alla rottura di un tubo a monte della linea ferroviaria e se vi siano altre cause non adeguatamente valutate immediatamente dopo l'incidente;

se ritenga adeguato il livello di sicurezza geoambientale sulla linea ferroviaria della Val Venosta tra le località di Malles e Merano, che per lunghi tratti risulta esposta a possibili frane, alla caduta di massi e priva di adeguate barriere di protezione;

se intenda chiarire quale sia il soggetto responsabile del controllo della sicurezza sul tratto ferroviario nel quale si è verificato l'incidente e quali iniziative tale soggetto abbia posto in essere per garantire la piena sicurezza della linea;

se intenda chiarire quali iniziative abbia finora predisposto per rafforzare il ruolo e i compiti dell'Agenzia nazionale per la sicurezza ferroviaria, la quale, benché operativa dal giugno 2008, risulta priva dei poteri di vigilanza sulla sicurezza ferroviaria ancora di fatto in capo al Ministero e alle Ferrovie dello Stato;

se non ritenga opportuno attivarsi affinché sia istituita anche nel nostro Paese un'autorità indipendente sui trasporti, con compiti di regolamentazione del settore del trasporto ferroviario, di controllo degli investimenti per il miglioramento delle condizioni di gestione della rete e di erogazione di sanzioni a carico dei soggetti gestori della rete ferroviaria.

(3-01328)

BERSELLI - Al Ministro della giustizia - Premesso che:

la Regione Emilia-Romagna ha bandito un concorso pubblico per titoli ed esami finalizzato alla stabilizzazione del lavoro precario ed alla valorizzazione delle esperienze lavorative svolte presso l'azienda ospedaliero-universitaria di Bologna;

la prova di esame è prevista per il 19 maggio 2010;

in una riunione tenutasi nei giorni scorsi il Direttore sanitario del policlinico Sant'Orsola-Malpighi, dottor Vito Bongiovanni, alla presenza di vari primari, ha detto che i vincitori del concorso sopraindicato saranno il dottor Silvio Laureti (tuttavia se risultasse vincitore anche del concorso per ricercatore al suo posto passerebbe la dottoressa Federica Ugolini), il dottor Massimo Del Gaudio, il dottor Matteo Ravaioli (attualmente dirigente medico presso l'ospedale di Rimini; tuttavia, se non si presentasse o venisse convinto a non presentarsi, vincitore sarebbe il dottor Alessandro Cucchetti o, in subordine, il dottor Matteo Zanello);

il dottor Bongiovanni ha concluso affermando che tutti gli altri partecipanti dovranno non essere dichiarati idonei;

coloro che hanno assistito all'esternazione del dottor Bongiovanni sono rimasti sconcertati,

si chiede di sapere se, a quanto consti al Ministro in indirizzo, presso la Procura della Repubblica di Bologna risulti pendente un procedimento penale in relazione ai gravissimi comportamenti tenuti dal dottor Vito Bongiovanni in specifico riferimento ad un concorso pubblico i cui risultati sarebbero stati già noti perché i risultati sarebbero "pilotati".

(3-01330)

Interrogazioni orali con carattere d'urgenza ai sensi dell'articolo 151 del Regolamento

STIFFONI - Al Presidente del Consiglio dei ministri - Premesso che:

il 19 maggio 2010 si riunirà a Roma la giunta del Coni per la scelta della città candidata a sede dei giochi olimpici del 2020 e già in questa sede verrà maturata la decisione in merito alla candidatura che verrà poi portata al voto del consiglio nazionale del Coni;

già il 5 marzo 2010, le città di Roma e Venezia hanno presentato i rispettivi dossier di candidatura per un primo esame da parte di una commissione di valutazione creata ad hoc dal Coni;

a quanto risulta all'interrogante, nel dossier presentato per la candidatura della città di Roma viene indicato, tra le sedi di allenamento per la pallacanestro e gli sport acquatici il "Salaria Sport Village", impianto sportivo legato al nome dell'imprenditore Anemone, recentemente arrestato per corruzione nell'inchiesta sugli appalti pubblici e grandi opere,

si chiede di sapere:

se il Presidente del Consiglio dei ministri non ritenga opportuno intervenire, per quanto di propria competenza, al fine di evitare che strutture legate a vicende giudiziarie in corso possano essere considerate oggetto di un progetto di così grande rilievo internazionale anche per le possibili eventuali ricadute in termini di immagine del Paese;

se non ritenga che l'aver considerato da parte del Comitato a supporto della candidatura della città di Roma tale struttura non infici di per sé la stessa candidatura di Roma quale sede delle olimpiadi del 2020.

(3-01329)

BELISARIO, GIAMBRONE, DI NARDO - Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare - Premesso che:

la vicenda legata alla gestione privata del depuratore di Bisignano (Cosenza) ha determinato, nel corso degli ultimi anni, numerosi esposti e denunce da parte dei cittadini, preoccupati per i rischi di grave inquinamento ambientale della zona compresa tra le contrade Marinella, Muccone, Forestella e Arena. L'impianto, più volte posto sotto sequestro, ha ottenuto, da ultimo, una proroga fino al 31 maggio 2010;

la convenzione novennale per l'impianto, firmata il 10 febbraio 2000, era stata interrotta ad aprile 2008, con la concessione di una proroga, fino al febbraio 2009, alla società Consuleco Srl, che gestisce il depuratore privato. Nel febbraio 2009, a seguito delle vibrate proteste dei residenti, che denunciavano le esalazioni provenienti dall'impianto e una situazione di pericolo per la salute pubblica, il Comune di Bisignano deliberava che, a decorrere dal 1° gennaio 2010, il territorio comunale di contrada Muccone, sul quale è costruito l'impianto privato di depurazione, sarebbe ritornato improrogabilmente in pieno possesso del Comune;

contro la delibera della Giunta n. 50 del 10 febbraio 2009, che fissava al 31 dicembre 2009 il termine ultimo per lo smantellamento, la società di gestione aveva peraltro presentato ricorso al Tribunale amministrativo della Calabria, chiedendo l'annullamento e la sospensiva della delibera stessa;

la seconda sezione del Tar Calabria - Catanzaro, con sentenza n. 1475 del 6 novembre - 15 dicembre 2009, aveva dichiarato inammissibile il ricorso. La Consuleco Srl ha quindi proposto appello avverso la citata sentenza davanti al Consiglio di Stato;

alla fine del mese di settembre 2009 tre avvisi di garanzia sono stati notificati al sindaco, al responsabile del quarto settore del Comune e all'amministratore unico della società, nell'ambito di un'indagine riguardante reati di natura ambientale connessi alla gestione dell'impianto. In particolare sarebbe stata contestata la mancata autorizzazione dell'impianto, prevista dal decreto legislativo n. 152 del 2006, allo scarico dei reflui nel fiume Muccone. In quella occasione, su disposizione della magistratura di Cosenza, a seguito di attività di indagine svolta dalla locale Stazione dei carabinieri, era stato disposto il sequestro preventivo dell'impianto di depurazione privato e si era provveduto ad apporre i sigilli allo stesso, lasciando in funzione solo quello pubblico, di proprietà del Comune, che smaltisce le acque reflue. Successivamente, la Procura della Repubblica di Cosenza aveva disposto il dissequestro dell'impianto, su espressa istanza della società Consuleco;

nel dicembre 2009 la Consuleco avrebbe dunque dovuto spostare altrove l'impianto, tanto che l'amministrazione aveva provveduto ad appaltare la gestione della depurazione ad altra società, la Smeco Lazio Srl. Il 1° gennaio 2010, una lettera a firma dell'amministratore della Consuleco annunciava il trasferimento del depuratore privato sul suolo di altro Comune, facendo salvi i livelli occupazionali. La Consuleco avrebbe ceduto al Comune l'impianto perfettamente funzionante e senza alcuna pretesa economica, previa proroga di cinque mesi, che il Comune si è impegnato a concedere;

con la delibera n. 41 del 23 febbraio 2010 il Comune si è costituito in giudizio innanzi al Consiglio di Stato, per resistere, nelle forme e nei modi previsti dalla legge, al citato appello proposto dalla Consuleco Srl avverso la predetta sentenza del Tar Calabria;

con delibera della Giunta n. 400 del 31 dicembre 2009 è stata comunque concessa dall'amministrazione comunale una ulteriore proroga del termine di smantellamento dell'impianto fino al 31 maggio 2010;

successivamente la Consuleco si è rivolta al Tar Calabria per contestare l'affidamento alla Smeco Lazio Srl del depuratore comunale, impugnando nel contempo anche la delibera che concede la proroga fino al 31 maggio 2010;

la preoccupazione per il degrado ambientale dell'intera zona valliva e i disagi per chi vi risiede connessi all'attività dell'impianto si sono intensificati nel corso degli anni e hanno generato numerosissime segnalazioni e proteste, senza, però, che si pervenisse mai alla definitiva chiusura dello stesso. La squadra di polizia amministrativa e giudiziaria della Divisione polizia amministrativa e sociale della Questura di Cosenza, in una informativa sulla attività di controllo svolta in relazione al sito privato per trattamento dei rifiuti, aveva evidenziato già nel giugno 2008, i problemi derivanti dalla depurazione di percolato di discariche, nonché la peculiare colorazione delle acque del fiume Muccone, che, insieme agli odori e ai rilievi fotografici, lasciavano presumere una situazione di danneggiamento delle acque pubbliche, stante lo sversamento continuo e costante all'epoca dell'informativa nel suddetto fiume, di ingenti quantitativi di liquami di ogni genere. Analoga situazione veniva esposta in altra relazione del settembre 2008,

si chiede di sapere:

quali iniziative urgenti si intenda assumere al fine di assicurare l'avvio dello smantellamento del depuratore, in considerazione del fatto che è stato ampiamente dimostrato, anche con il supporto di due relazioni della Questura in cui si parla di grave disastro idrico del fiume Muccone, che l'impianto di cui in premessa è altamente inquinante e determina condizioni di invivibilità per la popolazione della zona;

quali misure immediate si intenda intraprendere al fine di pervenire celermente, nel termine previsto, alla chiusura definitiva dell'impianto, il quale, sebbene la condizione principale stabilita nella convenzione, approvata con la delibera n. 41 del 2000 per l'autorizzazione all'utilizzo del terreno comunale, fosse che l'impianto non dovesse arrecare alcuna molestia o problema alla popolazione, non è mai stato smantellato e ha, invece, potuto fruire, tra sequestri e dissequestri, di ripetute proroghe;

quali siano le valutazioni del Ministro in indirizzo circa i fatti di cui in premessa e se non si ritenga opportuno, nelle more dello smantellamento, intensificare i controlli sull'attività ancora in corso, con particolare riferimento al divieto di scarico nelle ore notturne.

(3-01331)

MONGIELLO - Ai Ministri della salute e delle politiche agricole alimentari e forestali - Premesso che:

il 24 giugno 2010 avrà inizio presso il tribunale di Trani il processo sul grano duro all'ocratossina che vede imputato anche l'imprenditore Francesco Casillo;

in particolare, al suddetto imprenditore sono stati contestati i reati di cui agli artt. 439 (avvelenamento di acque o di sostanze alimentari) e 440 (adulterazione e contraffazione di sostanze alimentari) del codice penale, per avere, al fine di trarne ingiusto profitto, importato dal Canada e trasformato, mediante miscelazione con altro grano duro contaminato da ocratossina (sostanza cancerogena rilevata oltre i limiti di legge), 265.971,400 quintali di grano duro in semole destinate all'alimentazione e al consumo;

secondo quanto risulterebbe dagli accertamenti condotti dai consulenti tecnici nominati dalla Procura della Repubblica di Trani, l'ocratossina era presente in misura oscillante tra i 7 e i 15 ppb (parti per miliardo) per grammo, a fronte di un limite sancito dal regolamento (CE) n. 1881/2006 nella misura di 5 ppb;

le ocratossine sono micotossine che arrecano diverse patologie, esplicando sulle funzioni cellulari azione cancerogena, nefrotossica e teratogena;

considerato che:

al pari di quanto sta avvenendo in altri Stati d'Europa, anche in Italia il settore agricolo sta attraversando una fase di crisi straordinaria e inedita rispetto al passato, determinata dalla difficile congiuntura economico-finanziaria, dall'incertezza dei mercati agricoli e dai rischi associati al fenomeno della volatilità dei prezzi all'origine;

particolarmente difficile è la situazione nel Mezzogiorno d'Italia, dove la crisi attuale si è aggiunta alle storiche debolezze strutturali e organizzative, che da sempre, in tale area del Paese, hanno condizionato lo sviluppo del settore agricolo e ridotto le potenzialità di crescita;

in particolare, il mercato interno dei cereali, soprattutto quello meridionale, deve far fronte a forti dinamiche anticoncorrenziali causate dalla presenza di massicce importazioni di grano estero di scarsa qualità, che hanno comportato un aumento degli stock di offerta di grano duro sul mercato con il conseguente crollo dei prezzi pagati ai produttori e l'inevitabile perdita di reddito,

si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti esposti in premessa e quali urgenti iniziative, nell'ambito delle rispettive competenze, intendano adottare al fine di garantire che le importazioni di grano nel nostro Paese avvengano nel rispetto dei rigorosi standard europei in materia di salubrità e sicurezza degli alimenti;

quali urgenti misure intendano adottare per impedire che prodotti importati in Italia e destinati ad altri usi, come ad esempio la mangimistica e la concimazione, vengano fraudolentemente utilizzati per funzioni alimentari;

come il Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali intenda affrontare le gravi distorsioni concorrenziali che si verificano sul mercato dei cereali e derivati a seguito delle massicce importazioni di grano a prezzi molto più bassi rispetto a quelli pagati ai nostri produttori (dumping);

quali urgenti iniziative intenda adottare per fronteggiare la grave crisi che sta attraversando il settore cerealicolo nel nostro Paese, e, in particolare, se non ritenga necessario reperire con la massima urgenza le risorse finanziarie necessarie a far fronte ai gravi danni subiti dai produttori operanti in tale settore per effetto dei fatti riportati in premessa;

se, al fine di garantire una migliore tutela della salute del cittadino-consumatore, non si ritenga opportuno procedere con la massima sollecitudine, all'attivazione della prevista Agenzia nazionale per la sicurezza alimentare, organismo di coordinamento, la cui realizzazione è raccomandata dalle direttive comunitarie e che altri Paesi dell'Unione hanno da tempo provveduto ad istituire.

(3-01332)

Interrogazioni con richiesta di risposta scritta

ASTORE - Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali - Premesso che:

il decreto legislativo n. 99 del 29 marzo 2004, all'art. 17, comma 2, ha stabilito che «Al fine di favorire il rafforzamento della tutela economica delle produzioni agroalimentari di qualità, il Ministero delle politiche agricole e forestali è autorizzato ad acquistare dall'Istituto di servizi per il mercato agricolo alimentare (ISMEA) le partecipazioni da questo possedute nella società per azioni "BUONITALIA", nonché ad esercitare i conseguenti diritti dell'azionista. All'acquisto delle partecipazioni predette il Ministero delle politiche agricole e forestali provvede nell'ambito degli stanziamenti di cui all'articolo 4 della legge 23 dicembre 1999, n. 499 destinati alle iniziative di tutela e valorizzazione della qualità dei prodotti agricoli. Le amministrazioni statali, regionali e locali, con apposite convenzioni possono affidare alla società Buonitalia l'esercizio di attività strumentali al perseguimento di finalità istituzionali attinenti con gli scopi della medesima società, anche con l'apporto di propri fondi»;

compito di Buonitalia SpA (interamente pubblica: 70 per cento Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali, 10 per cento ISMEA, 10 per cento ICE e 10 per cento Unioncamere) è quello della promozione, dello sviluppo, del sostegno e dell'ammodernamento della filiera agroalimentare su tutto il territorio italiano;

il presidente di Buonitalia è, dal 2008, Walter Brunello, uomo di fiducia dell'ex ministro Zaia;

negli ultimi due anni Buonitalia SpA ha stanziato oltre 50 milioni di euro per progetti finalizzati all'internazionalizzazione del comparto agroalimentare;

all'interrogante risulta alquanto singolare che circa il 70 per cento di questi finanziamenti sia stato accordato per la promozione di prodotti made in Veneto, regione di appartenenza dell'ex ministro Zaia e del presidente Brunello;

solo per citare il caso a giudizio dell'interrogante più eclatante il 30 ottobre 2009 il Ministero ha finanziato, per circa 3 milioni di euro, un progetto, realizzato da Buonitalia e Federsanità ANCI, per la valorizzazione della dieta mediterranea tramite l'organizzazione di 21 eventi, l'edizione straordinaria del giornale "Welfare", stampato in 500.000 copie e dedicato ai temi dell'alimentazione sana, la stampa di 500.000 locandine e di un volume in 100.000 copie. Produzione che doveva dunque servire alla promozione su tutto il territorio nazionale della dieta mediterranea ma che, per quanto risulta all'interrogante, essere stato distribuito, in massa, solo nella regione Veneto e solo a ridosso delle passate elezioni regionali, tornata elettorale nella quale l'allora ministro Zaia era candidato alla Presidenza della Regione;

risulterebbe all'interrogante che Buonitalia non abbia mai indetto alcuna procedura di affidamento ad evidenza pubblica, durante gli anni della presidenza Brunello, per la selezione dei fornitori;

il Ministero deve rappresentare le esigenze e le istanze di tutto il comparto agricolo italiano che, oramai da troppo tempo, è abbandonato a se stesso,

si chiede di conoscere:

quali siano tutti i progetti, con relative procedure di selezione, budget ed analisi dei costi, finanziati da Buonitalia nel biennio 2008 - 2010;

se il Ministro in indirizzo ritenga l'operato di Buonitalia soddisfacente rispetto agli obiettivi dello sviluppo, del sostegno e dell'ammodernamento della filiera agroalimentare su tutto il territorio nazionale e se, in caso di risposta negativa, non sia il caso di provvedere ad una sostituzione dei vertici di Buonitalia SpA.

(4-03165)

PORETTI, PERDUCA - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare - Premesso che:

in base alla direttiva 91/271/CEE il Paese avrebbe dovuto predisporre, entro il 31 dicembre 2000, sistemi adeguati per il convogliamento e il trattamento delle acque nei centri urbani con oltre 15.000 abitanti;

recentemente, la Commissione europea ha deciso di deferire l'Italia alla Corte di giustizia dell'Unione europea per violazione della richiamata direttiva del 1991 sul trattamento delle acque reflue urbane;

risulta infatti che un numero elevato di città e centri urbani non sia in regola con la normativa, per cui già nel 2004 l'Italia aveva ricevuto una prima lettera di diffida e un secondo e ultimo avviso è stato notificato nel febbraio 2009;

tali diffide erano relative alla situazione di circa 178 città e centri urbani, tra cui Reggio Calabria, Lamezia Terme, Caserta, Capri, Ischia, Messina, Palermo, San Remo, Albenga e Vicenza, che non si erano ancora conformati alla direttiva sul trattamento delle acque reflue;

oggi, il deferimento dell'Italia alla Corte di giustizia europea è dovuto alla situazione ancora irregolare dei Comuni di Capri, Ischia, San Remo, Albenga e Vicenza;

l'Aduc (associazione per i diritti degli utenti e consumatori) che ha pubblicamente denunciato queste inadempienze, ha anche evidenziato come, proprio negli stessi giorni, la Federazione per l'educazione ambientale avesse assegnato il maggior numero di bandiere blu (17 per mare e spiagge pulite e qualità dei servizi) alla Liguria, regione in cui ci sono ben 19 Comuni e aggregazioni urbane inadempienti rispetto al trattamento delle acque reflue urbane;

considerato che:

le acque reflue non trattate possono essere contaminate da batteri e virus dannosi e rappresentano pertanto un rischio per la sanità pubblica;

esse contengono quantità notevoli di nutrienti come l'azoto e il fosforo che possono contaminare le acque dolci e l'ambiente marino favorendo la crescita eccessiva di alghe che soffocano le altre forme di vita (eutrofizzazione),

si chiede di sapere:

quali siano i motivi del ritardo, a giudizio degli interroganti clamoroso, da parte delle citate amministrazioni comunali nel regolarizzare il trattamento delle acque reflue del proprio territorio in modo conforme a quanto previsto dalla direttiva 91/271/CEE;

quali provvedimenti si intendano adottare per adeguare nel territorio nazionale il trattamento delle acque reflue a quanto disposto dalla richiamata normativa comunitaria, ed evitare in tal modo una condanna dell'Italia da parte della Corte di giustizia dell'Unione europea.

(4-03166)

FILIPPI Marco - Ai Ministri dell'economia e delle finanze e delle infrastrutture e dei trasporti - Premesso che:

secondo quanto previsto dall'art. 1, commi 58 e 59, della legge n. 266 del 2005 (legge finanziaria per il 2006), gli emolumenti dei Presidenti e dei componenti dei collegi dei Revisori dei conti, nonché i gettoni dei componenti dei Comitati portuali delle Autorità portuali sono stati ridotti del 10 per cento rispetto agli importi risultanti alla data del 30 settembre 2005, per un periodo di tre anni dall'entrata in vigore della predetta legge (cioè per gli anni 2006, 2007 e 2008);

successivamente al 31 dicembre 2008, alcune Autorità portuali hanno adeguato i gettoni per i componenti dei Comitati; hanno riportato gli emolumenti dei Presidenti agli importi precedenti all'entrata in vigore dei citati commi, importi comunque fissati con decreto del Ministro delle infrastrutture e trasporti in applicazione di quanto previsto dall'art. 7, comma 2, della legge 28 gennaio 1994, n. 84, e successive modifiche e integrazioni;

con decreto n. 412 del 18 maggio 2009 del Ministero delle infrastrutture e trasporti, sono state rideterminate, in aumento, le indennità dei revisori dei conti delle autorità, stanti i maggiori adempimenti che sono chiamati ad assolvere;

la circolare della Ragioneria generale dello Stato del Ministero dell'economia e delle finanze n. 32 del 17 dicembre 2009, diretta a tutti i Ministeri, dopo un'articolata ricostruzione del percorso normativo che, tra il 2005 ed il 2008, ha introdotto limitazioni e tagli delle somme riguardanti indennità, compensi, gettoni, retribuzioni o altre indennità corrisposte ad organi presenti nelle pubbliche amministrazioni, si conclude dicendo (e rappresentando per gli adempimenti di competenza) "che non sussistono i presupposti per rideterminare, in aumento, le misure dei compensi ai componenti degli organismi collegiali di amministrazione e controllo stabiliti al 30 dicembre 2005" ridotti del 10 per cento, in considerazione di quanto previsto all'art. 1, commi 58 e 59, della legge n. 266 del 2005;

con successiva lettera del 25 febbraio 2010, n. 15596, la stessa Ragioneria generale dello Stato, in risposta a specifico quesito del Ministero delle infrastrutture, inteso a conoscere se la riduzione dei compensi debba essere mantenuta nei confronti degli organi delle Autorità portuali (Presidente, Comitato portuale e collegio dei Revisori), scriveva che "l'assenza di presupposti per ripristinare la misura dei compensi nella loro originaria entità, come indicato nella circolare n. 32, sussiste nei confronti di tutti gli organi delle Autorità Portuali" ivi compreso (e ciò in palese contraddizione con il tenore letterale della citata circolare n. 32) il Presidente dell'Autorità portuale, organo monocratico;

la circolare n. 32, appare del tutto priva di un minimo fondamento normativo, atteso l'esplicito ed inequivocabile riferimento temporale indicato nei citati commi 58 e 59 dell'art. 1, della legge n. 266 del 2005 (norma che tra l'altro all'origine non appariva riferibile alle Autorità portuali), atteso che la legge esplicitamente prevede la non applicabilità a quegli enti delle disposizioni di cui al decreto legislativo n. 29 del 1993, ora decreto legislativo n. 165 del 2001;

anche a voler ignorare quanto sopra, qualsiasi contenimento o riduzione degli emolumenti dei Presidenti, dei Revisori dei conti nonché dei gettoni di presenza dei componenti del Comitato portuale delle Autorità, è del tutto indifferente rispetto alle esigenze di finanza pubblica, atteso che detti emolumenti e gettoni sono a carico del bilancio delle singole Autorità portuali, enti tenuti per legge al pareggio del bilancio, pena la severa "sanzione" di cui all'art. 7, comma 4, della legge n. 84 del 1994 e successive modifiche e integrazioni (cioè il commissariamento dell'ente),

si chiede di sapere:

se, da parte del Ministro dell'economia e delle finanze, siano state valutate le possibili ricadute, ed i possibili molteplici contenziosi conseguenti, derivanti da un indirizzo interpretativo che, emanato ora, interviene di fatto retroattivamente, poiché di un anno successivo al limite temporale cui si riferivano i citati commi 58 e 59;

se il Ministro intenda revocare o annullare la circolare n. 32, datata 17 dicembre 2009, della Ragioneria generale dello Stato e, conseguentemente, la successiva lettera del 25 febbraio 2010, n. 15596, della stessa Ragioneria generale, diretta al Ministero delle infrastrutture e trasporti, tenuto conto che le indicazioni in esse contenute contraddicono un preciso dettato normativo, chiaro e inequivocabile, che non lascia spazio ad interpretazioni innovative rispetto ad una norma di legge, ciò in palese contrasto con i principi fondamentali dell'ordinamento giuridico;

se il Ministro delle infrastrutture e trasporti, nell'ipotesi in cui non vengano ritirate o annullate la circolare n. 32 della Ragioneria generale dello Stato e la successiva lettera del 25 febbraio 2010, intenda sottoporre al Consiglio dei ministri la risoluzione del contrasto tra la sua amministrazione e quella dell'economia e delle finanze, atteso che l'avviso della Ragioneria generale dello Stato, in modo evidente, confligge con l'avviso del Ministero delle infrastrutture, come risulta dal decreto n. 412 del 18 maggio 2009, che ha legittimamente rideterminato, in aumento, le indennità dei Revisori dei conti delle Autorità portuali, essendo venuto meno il vincolo ed i tagli introdotti con una norma che dispiegava i suoi effetti per i soli anni 2006-2008.

(4-03167)

DELLA SETA, FERRANTE - Al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che:

con il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 23 aprile 2010 si è previsto per il 2010 la possibilità per i contribuenti di destinare una quota pari al 5 per mille dell'Irpef a finalità di interesse sociale. Associazioni ed enti pronti a rimpinguare le loro misere casse con l'adesione di cittadini seguaci delle loro attività;

l'Agenzia delle entrate ha disposto la presentazione delle richieste di ammissione al beneficio, entro il 7 maggio 2010, solo in forma telematica, nei modi e nelle forme previste dall'ufficio stesso. Per farlo vi è l'obbligo dell'abilitazione ai servizi telematici;

a tal proposito il sito on-line dell'Agenzia delle entrate: "Domanda 5 per mille 2010" sostiene di utilizzare una nuova tecnologia di distribuzione dei software basati su Java che consente all'utente di usufruire delle applicazioni direttamente dal web;

dal 23 aprile al 7 maggio ci sono 14 giorni, di cui solo 10 lavorativi. In questi 10 giorni, molti richiedenti hanno provato ad inoltrare la richiesta, ma il sistema non ha riconosciuto la password e il codice pin dell'anno precedente, così come constatato, e denunciato pubblicamente, dall'associazione "Contro tutte le mafie";

i contatti telefonici con l'agenzia (a pagamento) sono stati fortemente ostacolati dalla lunga lista d'attesa (fino a 70 contribuenti);

la richiesta del nuovo codice pin e password, sempre secondo la denuncia dell'associazione, è stata evasa dopo 12 giorni dall'istanza. Le comunicazioni dell'Agenzia delle entrate non hanno alcuna data, per cui è inutile contestare il ritardo, in assenza di alcuna prova dello stesso, né il servizio postale è in grado di fornirla, come conferma la circostanza che esso, interpellato sull'apposizione della data di ricezione, dichiara: "noi non mettiamo alcuna data". In questo modo gli enti pubblici fanno ricadere le colpe sui contribuenti, che non possono provare il disservizio;

comunque, seppure in palese ritardo, la richiesta del beneficio non si può inoltrare, in quanto avere il codice pin e la password non basta, perché nel momento in cui si attivino i servizi telematici, sul portale web dell'agenzia si avverte che bisogna rivolgersi ad un incaricato terzo abilitato (a pagamento);

il risultato ottenuto da questa nuova forma di burocrazia online è quello che a causa dei tempi ristretti e dei disservizi dell'Agenzia delle entrate non tutti hanno potuto accedere al beneficio;

analoghi disservizi, oramai prassi, si ripetono ogni anno e nessuno vi pone rimedio,

si chiede di conoscere:

se corrisponda al vero quanto denunciato pubblicamente dall'associazione "Contro tutte le mafie" e, qualora tale denuncia sia fondata, quali motivi impongano questi minimi termini e tutta questa burocrazia telematica per una semplice domanda;

se il Ministro in indirizzo non intenda immediatamente predisporre un numero verde (attivo ed efficiente) per l'assistenza ai contribuenti;

quali siano i motivi per i quali non vengono attestate le date sugli atti e sulle buste per provare l'invio e la ricezione postale delle comunicazioni fiscali;

se non ritenga opportuno prevedere, visti i cronici ritardi nell'attuazione di uno strumento fondamentale come il 5 per mille, modalità analoghe a quelle già ampiamente sperimentate nell'erogazione dell'8 per mille, realizzando un procedimento stabile e certo.

(4-03168)

FERRANTE, DELLA SETA - Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare - Premesso che:

dal gennaio 2010 è stato introdotto il nuovo Sistema informatico di controllo della tracciabilità dei rifiuti (SISTRI) di cui al decreto del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare del 17 dicembre 2009, la cui operatività decorre (per la prima parte di soggetti obbligati) dal 12 luglio 2010;

su questo sistema sono state avanzate, e perdurano, molte critiche in relazione alla sua fattibile e concreta lotta allo smaltimento illegale dei rifiuti e al business delle ecomafie;

è importante evidenziare che sulla criticità di applicazione del sistema SISTRI la Legambiente, in data 23 aprile 2010, ha scritto alla Direzione generale ambiente della Commissione europea una lettera a firma del suo Presidente;

in tale nota l'associazione ambientalista rileva la mancata comunicazione preventiva del sistema SISTRI di cui al citato decreto ministeriale del 17 dicembre 2009 (come modificato dal decreto del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare del 15 febbraio 2010) agli organismi comunitari, ai sensi della legge 21 giugno 1986, n. 317, come modificata dal decreto legislativo 23 novembre 2000, n. 427, attuativa della direttiva 98/34/CE, modificata dalla direttiva 98/48/CE;

tale omissione da parte del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare rischia di rendere inapplicabile il sistema, con la gravissima conseguenza di favorire, anziché di contrastare, il traffico illecito di rifiuti. Infatti, sulla base di una giurisprudenza consolidata della Corte di Giustizia europea, l'inadempimento dell'obbligo di comunicazione preventiva costituisce un vizio procedurale nell'adozione delle regole tecniche e comporta l'inapplicabilità delle regole tecniche considerate, di modo che esse non possono essere opposte ai privati (si vedano, in particolare, le sentenze CIA Security International, punto 54, e Lemmens, punto 33). I privati possono far valere la mancata comunicazione preventiva dinanzi al giudice nazionale, cui compete la disapplicazione di una regola tecnica nazionale che non sia stata notificata conformemente alla direttiva 98/34/CE (si vedano, in particolare, le sentenze CIA Security International, punto 55, e Sapod Audic, punto 50)" (in tal senso, Sez. III, sentenza 8 novembre 2007, in causa C-20/05);

a tal proposito è importante ricordare che l'Italia è un paese storicamente molto coinvolto nel traffico e nello smaltimento illegale di rifiuti, anche pericolosi, come hanno dimostrato dal 1994 ad oggi le varie edizioni dell'annuale Rapporto ecomafia di Legambiente;

per contrastare con efficacia questo fenomeno, sarebbe necessario e oramai non più procrastinabile, l'inserimento dei reati ambientali nel codice penale, come peraltro previsto dalla direttiva europea sulla tutela penale dell'ambiente, che l'Italia dovrà recepire entro il 2010 (e il cui recepimento è previsto nella legge comunitaria per il 2009, approvata definitivamente dal Senato lo scorso 12 maggio), un rafforzamento delle strutture inquirenti che si occupano del business illegale dei rifiuti, la possibilità di continuare ad utilizzare le intercettazioni ambientali e telefoniche, possibilità minacciata dal disegno di legge in discussione in Parlamento nella presente legislatura;

si sottolinea che tali preoccupazioni, insieme ad altre, sono state già riassunte in una interrogazione presentata dall'interrogante il 9 marzo 2010 (n. 4-02822), a cui il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare ha fornito risposta in data 26 aprile 2010 asserendo che "La notifica non è richiesta in base alla direttiva 98/34/CE (…), bensì in base alla normativa specifica sui rifiuti, contenuta nel regolamento n. 1013/2006 sul trasporto transfrontaliero di rifiuti. Questo Regolamento non solo prevede un obbligo per gli Stati membri di istituire un appropriato sistema di sorveglianza e controllo delle spedizioni di rifiuti esclusivamente all'interno della loro giurisdizione, ma anche l'obbligo di notificare tale sistema alla Commissione europea. In ottemperanza a tali obblighi di notifica, con riferimento specifico alle misure in materia di rifiuti, il Ministero ha di conseguenza avviato la procedura per la relativa notifica";

il regolamento (CE) n. 1013/2006 prevede anch'esso che sia rispettata la procedura di notifica preventiva ai sensi della direttiva 98/34/CE, ma in casi totalmente diversi da quello al quale si riferisce l'interrogazione;

in ogni caso, la notifica deve avvenire "prima" dell'adozione della regola tecnica da parte dello Stato membro (cioè deve essere notificata alla Commissione europea allo stato di progetto); infatti, gli articoli 8 e 9 della direttiva 98/34/CE dettano obblighi incondizionati e precisi (nel senso che le regole tecniche devono essere notificate prima della loro adozione e sono oggetto di un controllo comunitario preventivo);

inoltre lo scopo della direttiva 98/34/CE non è semplicemente quello di informare la Commissione, ma, in una prospettiva più ampia, quello di eliminare o limitare ostacoli agli scambi, informare gli altri Stati membri delle regolamentazioni tecniche progettate da uno Stato, dare alla Commissione e agli altri Stati membri il tempo necessario per reagire e proporre una modifica che consenta di ridurre le restrizioni alla libera circolazione delle merci derivanti dalla misura progettata e, infine, lasciare alla Commissione il tempo necessario per proporre una direttiva di armonizzazione,

si chiede di sapere:

se, a quanto risulta al Ministro in indirizzo, sia vero che la doverosa e indispensabile preventiva comunicazione del sistema, di cui al citato decreto ministeriale del 17 dicembre 2009, come modificato dal decreto ministeriale del 15 febbraio 2010, agli organismi comunitari, ai sensi della direttiva 98/34/CE, recepita dalla legge 21 giugno 1986, n. 317, è stata omessa da parte del Governo italiano, e, in tal caso, se il Ministro in indirizzo non ritenga che tale omissione rischi di rendere, per giurisprudenza comunitaria, la disciplina disapplicabile da parte degli organi giudiziari italiani, e quindi, di fatto, priva di efficacia.

(4-03169)

FASANO - Ai Ministri dell'economia e delle finanze, della giustizia e dello sviluppo economico - Premesso che:

la banca del Titano era una banca della Repubblica di San Marino nata a Dogana (Curazia - frazione di Serravalle) il 26 aprile 1999;

a seguito di uno storico crac verificatosi tra il 2006 e il 2007 (che, secondo notizie di stampa, sarebbe stato sanato dall'erario attraverso il prelievo di 500 euro a ogni sanmarinese), detta banca sarebbe stata rilevata nel mese di ottobre 2007 dalle fiduciarie San Marino Investimenti (Smi) e Amphora assumendo il nome di S.M. International Bank;

da notizie giunte all'interrogante la Smi risulterebbe coinvolta in una inchiesta da parte della Procura di Roma per riciclaggio riguardante proventi (oltre un miliardo di euro) che sarebbero stati nascosti al fisco negli ultimi dieci anni da una cinquantina di piccoli imprenditori italiani, tutti indagati per associazione a delinquere finalizzata al riciclaggio, all'appropriazione indebita aggravata, al trasferimento fraudolento dei valori, al falso in bilancio e all'esercizio abusivo dell'attività finanziaria;

i nomi dei responsabili dell'ammanco che causò il citato crac non sarebbero ancora noti;

considerato che:

secondo quanto riportato dal "Corriere della Sera" del 16 maggio 2010: dal Rapporto della banca centrale di San Marino (BCSM) sulla proprietà delle banche sarebbe emerso che il signor Francescantonio Di Stefano deterrebbe la maggioranza, pari al 59,921 per cento del capitale della S.M. International Bank; Di Stefano sarebbe, altresì, "l'unico Italiano (persona fisica) proprietario di una banca sanmarinese";

considerato, inoltre, che:

a quanto risulta all'interrogante, il signor Francescantonio Di Stefano sarebbe il medesimo Di Stefano patron di Europa 7 e imprenditore televisivo coinvolto in numerose battaglie legali protrattesi per oltre dieci anni per l'utilizzo di frequenze radiotelevisive, conclusesi lo scorso 8 aprile 2010 con un accordo con il vice Ministro dello sviluppo economico;

lo stesso Di Stefano sarebbe proprietario di un mega-centro di produzione di 22.000 metri quadri ubicato a Roma che sarebbe spesso utilizzato dalla Rai;

in un articolo di stampa (pubblicato nel blog www.abruzzo.antoniodipietro.it del 17 luglio 2008), quando ancora il contenzioso era in atto, si legge: "servono riforme per togliere dalle mani dei partiti la RAI, per ripristinare la legalità nel mercato privato dell'informazione (...) la presenza di Francesco Di Stefano, proprietario di Europa 7, canale televisivo vincitore della gara per l'assegnazione della frequenza, oggi, indebitamente occupata da Rete 4 della Mediaset",

l'interrogante chiede di sapere:

se ai Ministri in indirizzo, ciascuno per quanto di competenza, risulti che il signor Francesco Di Stefano sia proprietario della S.M. International Bank o, in caso negativo, se siano a conoscenza della misura della sua partecipazione in detta banca;

se risultino in corso indagini volte a perseguire i responsabili del crac finanziario del 2006 della Banca del Titano e, in caso affermativo, se siano noti i nomi degli indagati e/o dei responsabili dell'ammanco;

se risultino procedimenti a carico di Francesco Di Stefano e, in caso affermativo, quali siano;

se risulti che il signor Di Stefano sia proprietario di studi televisivi utilizzati dalla televisione pubblica;

se e quali provvedimenti intendano intraprendere al fine di fare luce sulle vicende illustrate in premessa.

(4-03170)

ARMATO, ANDRIA, CARLONI, CHIAROMONTE, DE LUCA, INCOSTANTE - Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri del lavoro e delle politiche sociali e della salute - Premesso che:

si è conclusa in tragedia la protesta estrema di una infermiera in servizio all'ospedale San Paolo a Fuorigrotta di Napoli: Mariarca Terracciano, 45 anni e madre di due figli, dal 30 aprile aveva deciso di togliersi 150 milligrammi di sangue al giorno e di fare lo sciopero della fame per protestare contro il mancato pagamento dello stipendio a seguito del congelamento dei conti della Asl Napoli 1;

da un'inchiesta condotta dal quotidiano "il Mattino" risulta che l'ospedale San Paolo, come tutta la Asl, non ha pagato gli stipendi (come si legge in un articolo intitolato "A rischio il pagamento degli stipendi ai 9mila dipendenti dell'Asl Napoli 1"). Qualche giorno prima il tribunale di Napoli, accogliendo il ricorso dei creditori, aveva pignorato i conti della Asl per costringerla a saldare i debiti. Mancano 68 milioni di euro per pagare i 10.000 dipendenti. In tutta la città i lavoratori organizzano la protesta che si spinge a forme estreme, c'è chi marcia in corteo, chi sale sul tetto;

lo scorso mese di aprile 2010 le spettanze - che ammontano a 67,3 milioni di euro - non erano state pagate il giorno stabilito e ciò ha scatenato proteste e tensioni, risolte solo con un'anticipazione di credito da parte della Regione;

così il 3 maggio Mariarca Terracciano ha percepito lo stipendio e sospeso i prelievi, ma il suo fisico non ha retto: lunedì, 10 maggio, mentre, come sempre, lavorava nel reparto maternità, Mariarca Terracciano è svenuta in corsia e dopo tre giorni in rianimazione, nella giornata del 13 maggio, è morta;

dalla citata inchiesta emerge che la donna venerdì 30 aprile, alle ore 10, partecipa all'occupazione della direzione sanitaria del San Paolo, pronunciando dure parole "La situazione è grave: non basta più bloccare le strade e salire sui tetti (…) Giocano sulla nostra pelle";

la donna parla ai cronisti de "il Mattino" restando stesa su una barella mentre la siringa si riempie di sangue e dichiara «Sono una dipendente dell'ospedale San Paolo e ho deciso di salassarmi ogni giorno fino a quando non verrà accreditato il mio stipendio. Può sembrare un atto quasi di pazzia, ma vuole dimostrare che stanno giocando sulla pelle e sulla salute di noi tutti». La donna preoccupata per il mutuo da pagare e per il futuro dei figli aveva dichiarato anche che «Lo stipendio è un diritto». Il filmato viene rilanciato anche sul sito Internet di "You tube" e il 2 maggio scorso la protesta della donna fa il giro del web;

la morte di Mariarca è stata attribuita ad un malore improvviso, infatti sul certificato di morte c'è scritto «decesso per arresto cardio-circolatorio», ma lo stress, la rabbia, la disperazione, secondo amici e colleghi della donna, hanno condizionato gli ultimi giorni di vita di Mariarca e forse non sono estranee alla sua morte;

Mariarca, che da anni lavorava come infermiera, ha deciso, nel disperato tentativo di farsi ascoltare, di ricorrere ad un gesto estremo, dettato dalla rabbia, ma anche dalla preoccupazione per il futuro suo, dei suoi figli e della sua famiglia. Dalle dichiarazioni rese a "il Mattino" da Michele Calabrese, marito della donna, la situazione economica della famiglia nell'ultimo periodo era molto difficile, essendo lui un libero professionista, lo stipendio di Mariarca rappresentava l'unica certezza per far fronte ai loro impegni, in particolare al mutuo che avevano contratto per l'acquisto della casa a Giugliano, dove si erano da poco trasferiti dalla periferia di Secondigliano per garantire a tutta la famiglia una vita più serena;

ma ad aprile si scopre il deficit nei conti della Asl e i soldi non arrivano. Per pagare il mutuo la famiglia di Mariarca ricorre a un prestito e l'infermiera comincia la sua protesta;

fortissime le reazioni al tragico epilogo della donna, vittima e al tempo stesso testimone di quel precariato che si allarga come un'ombra sulle vite dei lavoratori: l'infermiera si è battuta contro un'altra «malasanità», quella che lascia i propri impiegati senza soldi;

i colleghi del coordinamento infermieri della Campania decidono di esporre presso tutti i presidi ospedalieri un drappo nero in concomitanza con i funerali;

i sindacati si dicono pronti all'azione legale, in considerazione del fatto che la fattispecie potrebbe configurarsi come un caso di morte bianca (secondo Renato Rivelli, un esponente delle rappresentanze sindacali di base) «La morte di Mariarca oggi assume un valore simbolico» dichiara Massimo Rotondo, sindacalista della Cisl. La Uil Campania ha diramato un durissimo comunicato: «Mariarca, è l'esempio estremo della sfiducia, della paura e della solitudine in cui sono caduti i lavoratori della nostra regione»;

considerato che:

la drammatica e inquietante vicenda si configura come la cronaca di una morte annunciata;

tra una settimana il professor Raffaele Rosiello, anatomopatologo, consegnerà al direttore sanitario del San Paolo, Maurizio Di Mauro, i risultati del riscontro diagnostico eseguito su cuore e cervello di Mariarca per conoscere la causa del decesso, sul quale, per ora, la magistratura non avrebbe aperto inchieste giudiziarie,

si chiede di sapere se il Governo sia a conoscenza dei fatti riferiti in premessa e quali iniziative di competenza intenda adottare per far luce sull'episodio e accertare eventuali profili di responsabilità, anche in termini di culpa in vigilando da parte dei dirigenti della struttura sanitaria.

(4-03171)

LANNUTTI - Al Ministro dello sviluppo economico - Premesso che:

nella puntata dell'11 maggio 2010 del programma televisivo di RaiTre "Cominciamo bene" che riguardava il nucleare e lo stoccaggio delle scorie, durante un acceso scambio di opinioni tra Chicco Testa e il geologo Mario Tozzi, Chicco Testa non ha digerito le accuse di Tozzi su alcuni suoi presunti guadagni e si è rivolto al geologo intimandogli: "Non ti permettere di dire che io guadagno dei soldi perché ti spacco la faccia, è chiaro?";

in particolare Mario Tozzi stava intervenendo in trasmissione per spiegare efficacemente che ci si sta preoccupando di costruire le centrali nucleari in Italia senza pensare però a dove stoccare le scorie;

Chicco Testa, ex leader di Legambiente ed ex Presidente di Acea ed Enel ed ora strenuo sostenitore dell'energia atomica, attualmente ricopre il ruolo di Managing Director di Rothschild, è inoltre Presidente di Telit Communications Plc e Vice Presidente della Intecs SpA, membro del consiglio di amministrazione di Allianz e Idea Capital Funds sgr ed è presidente di EVA, Energie Valsabbia, società che sviluppa e costruisce impianti idroelettrici e solari;

considerato che:

sul nucleare occorre dare informazioni anche sulle questioni dell'impatto ambientale, dei rischi per la salute e l'incolumità pubblica, dei problemi attinenti alla sicurezza degli impianti, e tutto ciò è compito del servizio pubblico;

non è pertanto ammissibile che venga insultato chi, come l'ingegner Tozzi, ha le competenze di divulgatore della materia ambientale, se porta all'attenzione dei telespettatori aspetti poco graditi ai sostenitori del nucleare, ma che devono comunque essere esposti al pubblico perché si faccia un'opinione informata su un tema tanto delicato;

è noto come sarà necessario, per gli ingenti costi di tali progetti, ricorrere anche a rilevanti finanziamenti pubblici e/o di istituti finanziari per lo sviluppo del nucleare,

si chiede di sapere quali iniziative intenda assumere il Ministro in indirizzo, sia in quanto garante del rispetto del Contratto di servizio sottoscritto dalla RAI sia come gestore del programma nucleare previsto dalla legge n. 99 del 2009, al fine di far sì che sia garantita ai cittadini una corretta, completa e adeguata informazione pubblica sul programma nucleare, che non si limiti ad un'attività meramente propagandistica ed al fine di assicurare il rispetto e la dignità di coloro che non condividono tale programma, anche nell'ottica di evitare gli effetti diseducativi per le giovani generazioni e per il pubblico degli ascoltatori delle minacce espresse dal dottor Testa, e rilanciate da "Striscia la Notizia" e dai siti web, ad un divulgatore che aveva il torto di esprimere tesi poco gradite allo stesso dottor Testa, già presidente di Legambiente ed ambientalista che ad avviso dell'interrogante ha riconsiderato le proprie posizioni probabilmente a seguito degli incarichi assunti nella grande finanza come banca Rotschild e dal primario gruppo Allianz, con evidenti risvolti finanziari e di business.

(4-03172)

POLI BORTONE - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti - Considerato che:

in data 19 novembre 2009 l'interrogante aveva già presentato al Ministro in indirizzo l'atto di sindacato ispettivo 4-02295 nel quale si chiedevano iniziative di competenza per far sì che Trenitalia liquidasse quanto prima le proprie pendenze nei confronti dell'azienda Officine meccaniche e ferroviarie del Salento (OMFESA Srl);

alla data odierna il Ministro in indirizzo ancora non ha dato alcuna risposta alle istanze provenienti dall'azienda salentina;

ad oggi l'importo non pagato da Trenitalia nei confronti di OMFESA Srl ammonta ad oltre 2.232.491 euro, il che rappresenta un evidente fattore di rischio per la sopravvivenza dell'azienda stessa;

se tale situazione dovesse perdurare ancora, l'azienda sarebbe costretta a fermare lo stabilimento e a collocare in cassa integrazione tutto il personale, con evidenti ripercussioni sui già difficili rapporti tra lavoratori e dirigenza;

nonostante il forte scoperto economico, OMFESA Srl ha continuato a pagare ai propri operai contributi e tasse al fine di essere in regola con il documento unico di regolarità contributiva (DURC), indispensabile per partecipare alle gare d'appalto previste da Trenitalia,

si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non intenda attivarsi celermente, presso Trenitalia, affinché l'azienda risolva, in tempi brevissimi, le proprie pendenze nei confronti di OMFESA Srl, evitando così l'imminente perdita di numerosi posti di lavoro in una provincia, come quella salentina, a forte rischio disoccupazione.

(4-03173)

CAMBER - Al Ministro della giustizia - Premesso che:

il 1° luglio 2002 è entrato in vigore il decreto del Presidente della Repubblica n. 115 del 2002, recante il testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di spese di giustizia;

con tale decreto è stato introdotto, fra l'altro, il patrocinio a spese dello Stato (cosiddetto "gratuito patrocinio"), estendendo nelle materie civili quanto vigente nel penale;

in base a tale disposizione di legge, gli avvocati, previa iscrizione in apposite liste presso l'ordine forense di appartenenza, possono patrocinare cittadini con reddito inferiore a 10.628,16 euro, previa delibera di ammissione dell'ordine forense del luogo presso cui va iniziata (o è già iniziata) la causa;

la norma stabilisce altresì il divieto per gli avvocati di chiedere acconti ai clienti ammessi al gratuito patrocinio;

i compensi dei difensori (ricomprendenti competenze ed onorari) sono liquidati dal giudice nella misura della metà;

al termine di ogni procedimento giudiziario, l'avvocato deve presentare istanza di liquidazione al giudice;

dopo che il giudice ha emesso il decreto di liquidazione e dopo che questo è stato notificato alle parti in causa, esso viene trasmesso all'ufficio competente istituito presso le Corti d'appello che provvede ad emettere il mandato di pagamento;

da tale momento trascorre molto tempo prima di arrivare alla liquidazione dei compensi: ad oggi essi sono fermi al giugno 2008, tanto che in molti casi gli ordini forensi hanno adottato soluzioni alternative, come ad esempio la cessione dei crediti ad un istituto bancario così da ottenere l'anticipazione dei corrispettivi parcellati;

è di tutta evidenza che l'intervento delle banche rappresenta un costo aggiuntivo a carico degli avvocati che vedono ulteriormente decurtato il già ridotto compenso previsto dalle attività di gratuito patrocinio;

il ritardo nell'erogazione dei compensi genera incertezza e malcontento diffusi, tanto che molti legali stanno adottando la decisione di cancellarsi dagli elenchi del gratuito patrocinio;

tale situazione è destinata a generare, in assenza di provvedimenti, ulteriore pregiudizio per quei cittadini che non hanno i mezzi per retribuire un difensore,

si chiede di sapere:

quali siano complessivamente, ad oggi, gli importi a debito nei confronti dei difensori che abbiano patrocinato a spese dello Stato;

quali siano, nello specifico, i crediti vantati dagli avvocati del Friuli-Venezia Giulia;

quali siano le misure che si intendono adottare al fine di garantire, da un lato, la giusta retribuzione agli avvocati attivi nel gratuito patrocinio, riconoscendo l'importanza sociale del ruolo da loro svolto, dall'altro il diritto alla difesa anche ai cittadini meno abbienti come loro riconosciuto dalla Costituzione.

(4-03174)

FASANO - Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e per il turismo - Premesso che:

le mareggiate degli ultimi giorni hanno causato gravi danni su tutto litorale salernitano, provocando la morte di una turista americana, annegata a Positano nel tentativo di salvare dalla furia delle onde il proprio figlioletto;

la tempesta abbattutasi sulla costa salernitana ha letteralmente fatto sparire l'arenile in numerosi punti del litorale fra Eboli e Salerno, provocando gravi danni ad almeno una dozzina di stabilimenti balneari, alcuni dei quali sono andati quasi completamente distrutti;

il maltempo ha aumentato il processo di erosione delle coste della provincia di Salerno in atto da tempo, riducendo sempre più le potenzialità degli stabilimenti balneari costretti ad usufruire di sempre minori spazi di battigia utilizzabile;

considerato che il territorio della provincia di Salerno, a causa della propria fragilità, è interessato con troppa frequenza da eventi naturali che provocano gravi conseguenze per le persone e per le attività economiche,

l'interrogante chiede di sapere:

se il Presidente del Consiglio dei ministri e i Ministri in indirizzo, ognuno per le proprie competenze, non ritengano di porre in essere un urgente e necessario intervento atto alla salvaguardia delle coste del salernitano interessate da un grave processo di erosione che va avanti da molti anni;

quali provvedimenti intendano adottare per aiutare il comparto del turismo balneare della provincia di Salerno già prostrato dalla crisi, e, in particolare, quali aiuti intendano fornire agli stabilimenti così gravemente danneggiati proprio alla vigilia dell'apertura della stagione balneare.

(4-03175)

Interrogazioni, da svolgere in Commissione

A norma dell'articolo 147 del Regolamento, la seguente interrogazione sarà svolta presso la Commissione permanente:

2a Commissione permanente(Giustizia):

3-01330, del senatore Berselli, sull'esito di un concorso ancora da espletare presso l'ospedale Sant'Orsola-Malpighi di Bologna.