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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 365 del 22/04/2010


PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione sull'informativa del Governo.

È iscritta a parlare la senatrice Rizzotti. Ne ha facoltà.

RIZZOTTI (PdL). Signora Presidente, signor Sottosegretario, colleghe e colleghi, ringrazio il Governo per l'esposizione del III Piano nazionale di azione e di interventi per la tutela dei diritti e lo sviluppo dei soggetti in età evolutiva e per la scelta di indirizzi e di priorità che vedo sviluppata in questo Piano, con azioni, come ha appena ricordato il Sottosegretario, che dovranno essere giustamente concertate con le Regioni e gli enti locali per la cogestione e la corresponsabilità.

Apprezzo molto il rafforzamento della rete di servizi e di operatori per un vera presa in carico globale del bambino e della sua famiglia. C'è infatti un ampio spazio dedicato alla centralità della famiglia come pilastro della nostra società.

Il Sottosegretario ha menzionato lo spazio dedicato alla scolarizzazione ed al rafforzamento della tutela dei diritti dell'infanzia. I 10 milioni di bambini e ragazzi italiani sono una risorsa unica per il nostro Paese, e voglio qui riprendere una dichiarazione del 1997 del segretario dell'ONU Kofi Annan, il quale affermava che il mondo di domani sarà influenzato dalla scienza e dalla tecnica, ma sta già prendendo forma nei corpi e nelle menti dei nostri figli.

Importante in questo Piano è l'intervento di rafforzamento dei servizi di accompagnamento della genitorialità, promuovendo interventi educativi domiciliari, che poi penso verranno esposti in modo più preciso dinanzi alla Commissione bicamerale per l'infanzia.

Ho apprezzato molto la doverosa attenzione che, per i cambiamenti socio-culturali, si pone per la costruzione di un patto intergenerazionale, con la condivisione dell'educazione tra la famiglia (purtroppo non sempre consapevole della sua responsabilità educativa), la scuola e la società. A questo proposito in Commissione infanzia stiamo valutando proprio gli effetti negativi di determinate azioni della società, soprattutto, ad esempio, della Rete e della sua pericolosità come mezzo di informazione e talora come metodo di adescamento dei minori. Allo stesso modo, appare necessario tutelare i minori da quella forma di assalto costituita da messaggi e modelli negativi che spesso vengono trasmessi ai nostri ragazzi.

Un punto fondamentale che è stato toccato è poi quello della promozione dell'interculturalità quale base di una società multietnica.

Mi trovo d'accordo, inoltre, sulla proposta di una revisione in materia di giustizia minorile e sulla riforma del tribunale dei minori: vorrei ricordare che non si può pretendere di fissare regole senza la previsione di giuste sanzioni. Al riguardo, vorrei esprimere la mia non condivisione, ad esempio, su quello che purtroppo capita di leggere troppo spesso sui giornali, vale a dire la sospensione della pena nei processi per stupro ai danni di bambine e la conseguente cosiddetta messa in prova: credo che il giusto tentativo di recupero di minori che commettono crimini o comunque reati così gravi non debba contrapporsi alla tutela della vittima e al senso di giustizia.

Spero che in questo Piano di azione vengano affrontati anche i temi più ampi della cooperazione nella quale siamo impegnati nel mondo, quale quello della tratta e delle migrazioni irregolari di minori che, devo dire, ci occupa molto in Commissione infanzia: anche se il dato relativo ai minori non accompagnati pare ormai praticamente stabilizzato su circa 7.000 bambini, è certamente un problema da approfondire e cercare di risolvere perché da esso dipende poi anche il problema della prostituzione minorile e della tratta delle ragazze.

Ringraziando il Sottosegretario per l'informativa offerta, confido in lui e nel Governo per la realizzazione del Piano nazionale e per il reperimento delle risorse necessarie per la sua attuazione.

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Serafini Anna Maria. Ne ha facoltà.

SERAFINI Anna Maria (PD). Signora Presidente, come Partito Democratico abbiamo voluto con forza che le massime istituzioni italiane parlassero oggi dei diritti dell'infanzia e dell'adolescenza.

Il nostro Paese, come tantissimi altri nel mondo, ha ratificato la Convenzione ONU sui diritti dell'infanzia, ma la sua azione non è conseguente: troppe sono le mancanze ed avremmo bisogno di una svolta nella cultura dell'infanzia, nelle leggi, negli investimenti.

La vita dei bambini, i loro bisogni, i loro diritti, il loro presente ed il loro futuro devono diventare priorità del Paese. Le famiglie devono essere sostenute nella crescita dei figli. È necessario un progetto lungimirante, un coordinamento delle azioni pubbliche e private, una valorizzazione delle competenze dei bambini e degli adolescenti, delle famiglie, delle associazioni e delle professioni.

Continuiamo a spendere meno della metà della media europea per i bambini e gli adolescenti e, nonostante negli ultimi anni si siano aggravate le condizioni di vita di tanti bambini, in particolare al Sud, il Governo ha tagliato tante risorse per l'infanzia e l'adolescenza.

Le conseguenze sono per l'Italia il persistere di uno dei più bassi tassi demografici al mondo, di un tasso di povertà minorile tra i più alti d'Europa e di un tasso di dispersione scolastica tra i più alti: l'ultimo provvedimento del Governo ha abbassato l'obbligo scolastico a 15 anni, mentre in Europa si va verso i 18 anni.

Esiste una grande disparità nelle risorse e nei servizi tra Nord e Sud, e la riforma federalista dello Stato, senza una legge quadro dell'infanzia e dell'adolescenza che indichi i livelli essenziali e le priorità, può aggravare le diseguaglianze sociali e territoriali.

Occorrono inoltre servizi per i bambini e gli adolescenti. I nidi sono insufficienti: solo il 10 per cento, mentre l'Europa ne richiedeva il 33 per cento. Ci sono Regioni, come la Toscana, l'Emilia-Romagna, l'Umbria e tante altre, tra cui alcune del Nord, che hanno superato di gran lunga il 33 per cento, ma il Governo ha tagliato tutti i fondi. I nidi sono insufficienti non solo per mancanza di investimenti, ma perché si sottovaluta la loro importanza per lo sviluppo della personalità dei bambini.

Non ci sono servizi adeguati per contrastare nuove e vecchie forme di disagio - dall'obesità (la più alta in Europa), all'anoressia e alla bulimia - e per accompagnare le varie fasi della vita, a partire dall'adolescenza. C'è oggi più disattenzione, che arriva fino all'indifferenza e anche al fastidio, nei confronti dei bambini disabili e dei migranti. Non si sviluppano servizi adeguati per rendere più semplice l'adozione e l'affido; manca ancora la banca dati. E non ci si attrezza in modo convincente, così come richiesto dall'Organizzazione mondiale della sanità e sollecitato dagli operatori dei servizi pubblici e privati, per prevenire e curare le vittime dell'abuso e della tratta. La giustizia minorile è totalmente ferma. Ancora oggi i diritti dei bambini non sono uguali: dipendono dal fatto che i bambini nascano fuori o dentro il matrimonio. I bambini italiani sono oggetto del doppio degli spot rispetto agli altri Paesi europei. È poi venuta meno l'attenzione alla cooperazione internazionale rivolta ai bambini. La crisi ha colpito in particolare le famiglie con figli, ed è dai loro diritti che bisogna ripartire, anche con politiche fiscali adeguate. Si continuano a scindere i temi dello sviluppo economico da quelli della cura delle persone: è la visione di un welfare arretrato abbandonata dai grandi Paesi europei.

A Napoli, il 20 novembre scorso, in occasione della Conferenza nazionale per l'infanzia e l'adolescenza, il Governo si era impegnato a varare un Piano nazionale, ma ciò non è avvenuto, non l'abbiamo ancora visto, un Piano.

Oggi ci saremmo aspettati la presenza del ministro Sacconi, e quindi, pur ringraziando il sottosegretario Giovanardi, vogliamo sottolineare la sottovalutazione da parte del Governo del grande tema dei diritti dell'infanzia.

GIOVANARDI, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri. Veramente la competenza è mia.

SERAFINI Anna Maria (PD). Fare bene le cose per i bambini è fare bene le cose per il Paese: questo ci chiedono i cittadini; questo è necessario per il presente e il futuro dell'Italia. (Applausi delle senatrici Bassoli e Donaggio).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Aderenti. Ne ha facoltà.

ADERENTI (LNP). Signora Presidente, signor Sottosegretario, colleghi senatori, condividiamo che il primo valore guida che deve dirigere l'azione della politica nella tutela dei minori è quello costituzionale, che vede la centralità della persona, in sé e nelle sue proiezioni relazionali; la famiglia, quale luogo delle relazioni affettive ed educative; il lavoro, quale espressione di un progetto di vita; la comunità ed il territorio, quali ambiti di relazioni solidali.

Il Piano nazionale degli interventi per la tutela dei minori è lo strumento di attuazione della Convenzione affinché si realizzino interventi culturali, normativi ed amministrativi a favore dell'infanzia e dell'adolescenza. È positivo che tale Piano coinvolgerà lo Stato, le Regioni, gli enti locali, la scuola e tutti gli attori impegnati nella promozione del benessere dei bambini e dei ragazzi.

Al contrario di quanto si crede, i diritti dei bambini non sono violati esclusivamente in quella parte del mondo che vive in situazioni di grave sottosviluppo, dove essi sono costretti a combattere guerre o a lavorare in condizioni intollerabili, vengono sottoposti ad abusi sessuali o a violenze punitive, cadono vittime di traffici che li condannano a lavorare in condizioni di sfruttamento: i diritti dei bambini sono violati anche in quei Paesi che hanno raggiunto livelli di industrializzazione e benessere elevati.

Nel mondo industrializzato i problemi dell'infanzia sono spesso connessi a profondi problemi culturali e a gravi carenze economiche nell'ambito familiare oltre che all'ondata dei flussi migratori clandestini. I minori, sradicati dal proprio ambiente naturale, in condizioni di estrema fragilità causata dallo stato di illegalità in cui si trovano, diventano facilmente preda di situazioni di violazione dei diritti fondamentali: dallo sfruttamento del lavoro minorile all'accattonaggio, allo sfruttamento sessuale e all'utilizzo a fini di microcriminalità.

Per queste ragioni la Lega Nord ritiene di fondamentale importanza perseguire una linea politico-programmatica incentrata da un lato nel contrasto all'immigrazione clandestina e dall'altro lato nel potenziamento di quelle attività volte a sviluppare un modello di integrazione basato sul rispetto dei medesimi doveri e sul godimento degli stessi diritti. La promozione dell'interculturalità non può non passare dalla valorizzazione della nostra cultura e delle nostre tradizioni. La consapevolezza della ricchezza dei valori di cui siamo portatori e che tali valori non possono e non devono essere negoziabili, ci permetterà di sostenere azioni forti e positive a sostegno dei minori portatori di culture diverse e di tutti i minori in difficoltà. Dunque, la strada da seguire è quella della presa di coscienza che nel nostro Paese c'è una cultura valoriale di riferimento che non può accettare continue deroghe.

In Italia è esposto a rischio di povertà il 24 per cento dei minori, quasi uno su quattro. Tale percentuale raggiunge il 40 per cento nel caso di minori che vivono in famiglie monoparentali. I minori più a rischio sembrano essere quelli che vivono in famiglie con entrambi i coniugi lavoratori ma i cui bassi livelli di reddito non riescono ad essere una garanzia di benessere.

Per quanto concerne i bambini e gli adolescenti particolarmente vulnerabili ai numerosi fenomeni di sfruttamento e abuso, la Lega Nord chiede l'impegno ad un monitoraggio sempre più articolato delle criticità, al fine di individuare in modo puntualmente mirato le politiche di contrasto più efficaci.

Dunque, i punti cardine sui quali incentrare le politiche di tutela per l'infanzia debbono essere: la conoscenza del problema in tutte le sue sfumature, il coinvolgimento attivo della scuola come centro di promozione culturale e sociale nel territorio, la centralità del sostegno alla famiglia. La famiglia e la scuola sono certamente i primi ambiti dove i bambini possono conoscere i valori della partecipazione, della tutela, della condivisione e del senso di appartenenza.

Siamo convinti come Lega Nord che l'autonomia impositiva regionale e locale disegnata dalla nuova legge delega sul federalismo fiscale è diretta a superare la logica dei trasferimenti vincolati, ad alto tasso di burocrazia e a basso tasso d'incidenza sullo sviluppo reale, e ad aprire così una nuova stagione anche per la tutela della famiglia. Questa nuova autonomia regionale e locale sarà guidata secondo i princìpi di coordinamento che sono elencati nella legge delega. Si tratta di princìpi altamente innovativi, che connotano questa riforma del federalismo fiscale nella direzione di un maggiore riconoscimento fiscale dei carichi familiari e quindi per la tutela della famiglia.

Concludo dicendo che apprezziamo il contenuto del Piano qui anticipato dal sottosegretario, senatore Giovanardi e con una battuta: una società incapace di garantire i diritti dei minori è una società destinata ad implodere. Come insegna Aristotele, una buona politica non afferma princìpi, ma propone risposte fattibili a problemi concreti. (Applausi della senatrice Rizzotti).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Carlino. Ne ha facoltà.

CARLINO (IdV). Signora Presidente, signor Sottosegretario, onorevoli colleghi, la Convenzione ONU sui diritti dell'infanzia ha compiuto vent'anni. Tuttavia, nonostante questo accordo abbia ormai ampiamente raggiunto la maggiore età, dobbiamo constatare purtroppo che molte disposizioni in essa contenute non hanno ancora trovato nel nostro Paese una piena applicazione. Innanzitutto, non è stata messa a punto una riforma del sistema di giustizia minorile per la quale si dovrebbero prevedere: competenze esclusive in capo ad un unico organo specializzato; una riforma della normativa relativa alla difesa d'ufficio, in modo tale da consentire un'effettiva applicazione della legge n. 149 del 2001 nella parte che prevede la difesa tecnica del minore nelle procedure di adottabilità e de potestate; una riforma dell'ordinamento penitenziario minorile.

Per quanto riguarda le politiche sociali, è da segnalare la mancata definizione in maniera concorrente tra Stato e Regioni dei livelli essenziali di prestazioni sociali (i cosiddetti LIVEAS) che crea di fatto un grave vuoto legislativo. Infatti, in base al Titolo V della Costituzione, la competenza in materia di politiche sociali è affidata alle Regioni: la mancata individuazione di standard minimi nazionali potrebbe comportare la possibilità che tutto venga affidato a decisioni totalmente discrezionali da parte delle singole Regioni sull'unica base delle risorse regionali disponibili, con il rischio concreto di creare pesanti sperequazioni nei servizi erogati.

Tra l'altro, il fatto che il Fondo nazionale per l'infanzia e l'adolescenza di cui alla legge n. 285 del 1997, sia confluito al 70 per cento nel Fondo nazionale per le politiche sociali, stabilito dalla legge n. 328 del 2000, (legge quadro per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali), crea un'ulteriore disparità tra le 15 città cosiddette riservatarie, che continueranno ad usufruire del restante 30 per cento del Fondo triennale per l'infanzia e l'adolescenza, ed il resto del territorio nazionale. Poiché lo Stato centrale ha comunque la responsabilità di garantire l'uniforme godimento dei diritti da parte di tutti gli individui sul territorio nazionale, sarebbe fondamentale la stipula di un atto d'intesa tra Stato, Regioni e autonomie locali sulle politiche per l'infanzia e l'adolescenza.

Inoltre, come richiesto anche da numerose associazioni del settore, sarebbe necessario introdurre un sistema di monitoraggio per analizzare annualmente l'entità delle risorse italiane destinate all'infanzia e all'adolescenza, tenendo conto delle risorse stanziate dai diversi Ministeri competenti, dalle Regioni e dagli enti locali.

Anche il Piano nazionale dell'infanzia rientra tra i mancati adempimenti dell'Italia. In base alla legge n. 451 del 1997, il Piano dovrebbe essere predisposto ogni due anni dall'Osservatorio nazionale per l'infanzia e l'adolescenza, sentita la relativa Commissione bicamerale, ed approvato dal Consiglio dei ministri. Finora invece l'unico Piano nazionale approvato continua ad essere quello relativo al biennio 2002-2004. Nel 2007 l'Osservatorio nazionale per l'infanzia e l'adolescenza, l'organo che è incaricato di predisporre il Piano nazionale fornendo indicazioni rispetto ai contenuti ed alle modalità con cui dovrebbe essere elaborato tale documento, era stato ricostituito e riorganizzato. I lavori dell'Osservatorio, che avrebbero dovuto portare alla predisposizione del Piano entro il mese di maggio 2008, erano stati interrotti dalla fine della XV legislatura e ripresi di fatto solo il 26 febbraio 2009, definendo come termine ultimo il successivo mese di giugno 2009 per l'approvazione definitiva del Piano.

Nella bozza di piano originaria erano individuate precise direttrici d'azione ispirate ai principi della Convenzione ONU: favorire la partecipazione dei minori per la costruzione di un patto intergenerazionale; promuovere l'interculturalità; consolidare la rete integrata dei servizi e il contrasto all'esclusione sociale; rafforzare la tutela dei diritti. Dopo quasi due anni di lavoro, tuttavia, in maniera incomprensibile considerato anche il ritardo già accumulato, il Governo annunciava che l'approccio culturale del Piano proposto dall'Osservatorio non era condivisibile e decideva, di fatto esautorando l'Osservatorio stesso, di predisporre una propria proposta basata, secondo le dichiarazioni dei membri, sulla maternità, sulla famiglia e sulle relazioni familiari. Sembrerebbe che il Governo, per motivi puramente ideologici e non tenendo conto dell'evoluzione del concetto di famiglia, stia di fatto confondendo le politiche per la famiglia con quelle per i minori. Se è ovvio, infatti, che questi due ambiti sono interconnessi, tuttavia non sono confondibili l'uno con l'altro, perché in tal caso verrebbe negato il principio del superiore interesse del minore. Si rileva uno spostamento verso politiche di contrasto al disagio e all'emergenza sociale piuttosto che finalizzate alla promozione dei diritti.

È necessario quindi e non più procrastinabile che il Governo sottoponga il Piano alla competente Commissione bicamerale e assicuri adeguati finanziamenti per la sua implementazione, oltre ad un adeguato coordinamento con il livello regionale delle azioni ed interventi previsti. Nel ringraziarla, signor Sottosegretario, auspico che le sue promesse odierne si traducano in fatti e che non vi siano ulteriori rinvii.

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Bianchi. Ne ha facoltà.

BIANCHI (UDC-SVP-IS-Aut). Signora Presidente, signor Sottosegretario, ringrazio innanzitutto il sottosegretario Giovanardi per la sua presenza odierna al posto del ministro del lavoro e delle politiche sociali Sacconi, a dimostrazione della sua volontà di interloquire. Se il Ministro fosse intervenuto avremmo avuto la certezza che questo Piano è già stato predisposto e che può giungere a compimento in tempi più brevi.

Anche se ovviamente lo ringraziamo, vorrei ricordare che il sottosegretario Giovanardi aveva già annunciato alla Commissione parlamentare per l'infanzia e l'adolescenza che il Piano d'azione per l'infanzia - sue testuali parole - era pronto: naturalmente tutto ciò si riferiva al mese d'aprile. Il mese di aprile è arrivato e - come egli stesso ha affermato - ancora non è pervenuto al ministro del welfare Sacconi. Naturalmente apprendiamo con grande soddisfazione il fatto che sia pronto, ma ci auguriamo che non rimanga solo sulla carta e che possa venire alla luce in tempi brevi; lo stesso sottosegretario Giovanardi ha parlato di due o tre mesi. Dunque, speriamo che riesca ad andare in porto quanto da lui prospettato, vista la grande attenzione che ha dimostrato verso questo tipo di problematiche.

Sappiamo bene che l'argomento di oggi accomuna tutti noi in merito all'esigenza di individuare obiettivi puntuali che coinvolgano i diversi livelli di governo, centrale e territoriale, per la tutela dei diritti e lo sviluppo dell'infanzia e dell'adolescenza. La legge n. 451 del 1997 prevede l'adozione del Piano nazionale d'azione per l'infanzia e l'adolescenza a cadenza biennale. Sappiamo anche - altre colleghe l'hanno detto - che l'ultimo Piano approvato dal Governo risale agli anni 2002-2004. Il Governo si è già impegnato, anche in occasione della Conferenza nazionale sull'infanzia e l'adolescenza tenutasi a Napoli lo scorso novembre 2009, a proseguire il percorso per l'adozione del Piano e pertanto ci auguriamo che, sulla base di quanto affermato dal sottosegretario Giovanardi, si giunga al più presto alla sia approvazione. Ce lo auguriamo, in quanto siamo tutti convinti che fondamentale per la crescita della nostra società sia una sana crescita delle future generazioni. Ecco perché i giovani e l'infanzia sono il punto di partenza su cui deve concentrarsi l'azione politica del Governo.

Serve un progetto educativo che coinvolga scuole, associazioni, genitori; in sostanza la famiglia. La famiglia deve essere la prima fonte di educazione alla vita e, naturalmente, il ruolo educativo della scuola è importante con riferimento ai comportamenti e alle responsabilità civiche. Parliamo di scuola e di famiglia, ma tante sono le nostre perplessità riguardo alle modalità di trattazione di questi argomenti.

Desidero però soffermarmi sul problema della famiglia, che oggi diventa centrale proprio per la presenza del sottosegretario Giovanardi. È noto che l'UDC ha incentrato la sua richiesta al Governo proprio su un punto: quello di politiche fiscali che vedano incontro alla genitorialità, naturalmente con il quoziente familiare, visto che, oggettivamente, l'aumento dei minori in situazioni di povertà avviene proprio perché le famiglie, soprattutto quelle più numerose, purtroppo ancora non usufruiscono in Italia di politiche specificamente ad esse destinate.

Richiamando le tematiche che attengono alla famiglia, intendo anche ricordare il problema delle donne e delle madri che lavorano, per le quali occorrerebbe prevedere orari più flessibili ed anche la possibilità di svolgere il lavoro a domicilio, il potenziamento di asili nido e di servizi integrati per la prima infanzia - come ricordato dalle colleghe che mi hanno preceduto - e per l'adolescenza. Lei stesso, signor Sottosegretario, è molto sensibile al problema dell'adolescenza. Sappiamo che esistono vecchie e nuove forme di disagio in questa fascia d'età: non soltanto l'obesità e l'anoressia, ma anche l'uso di alcol e di droghe.

In conclusione, crediamo che questo Piano non sia alla fine soltanto uno slogan o un insieme di obiettivi programmatici lasciati sulla carta. Ci auguriamo che esso possa concretizzarsi, prima della pausa estiva, anche in termini finanziari, affinché tutte le Regioni, in maniera omogenea, possano usufruire dei fondi del Piano nazionale per l'infanzia, in accordo con il Governo.

PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione sull'informativa del Governo.

Il sottosegretario Giovanardi mi chiedeva la cortesia, che ovviamente gli faccio volentieri, di ricordare all'Aula che la competenza sulla materia discussa appartiene a lui e non al ministro Sacconi e che, quindi, il Governo ritiene di aver esercitato il massimo rispetto per il Senato. Ne prendiamo atto.