il Consiglio dei ministri ha varato venerdì 16 aprile 2010 il decreto-legge sulle fondazioni sinfoniche per intervenire sugli assetti del settore dello spettacolo, in particolare quello lirico-sinfonico;
la materia, oggetto di discussione in 7ª Commissione permanente (Istruzione pubblica, beni culturali, ricerca scientifica, spettacolo e sport) del Senato dall'inizio della Legislatura, avrebbe potuto trovare regolamentazione nella forma di un disegno di legge ordinario, come da più parti richiesto nel corso delle audizioni del 13 gennaio e del 3 febbraio 2010, al fine di garantire il massimo confronto delle parti sociali, e non si comprende quali siano i caratteri di straordinarietà e urgenza che abbiano determinato il Governo ad adottare un decreto-legge;
nel corso delle dette audizioni, il Ministro in indirizzo aveva illustrato le linee generali dell'intervento normativo nel settore delle fondazioni liriche assicurando che non ci sarebbe stata nessuna sperequazione tra enti di serie "A" e enti di serie "B";
sebbene non sia stato ancora reso noto un testo definitivo del decreto-legge, dalla stampa si apprendono, in un clima di malcontento generale, alcune delle novità del decreto che hanno incendiato il fronte sindacale contro tale provvedimento;
i sindacati si dicono pronti alla lotta, allo sciopero, all'occupazione contro una delle misure che ha scatenato le più forti reazioni: l'esclusione del San Carlo di Napoli dai teatri d'eccellenza italiani che, insieme alle altre 11 fondazioni liriche, dovrà dividersi la quota del 47 per cento del Fondo unico per lo spettacolo (in totale 414 milioni per il 2010), che verrà ripartito secondo criteri di produttività e qualità dell'offerta e non più in base al numero dei dipendenti; diversamente la Scala di Milano e l'Accademia di Santa Cecilia di Roma diventano enti di interesse nazionale, con maggiore autonomia e finanziamenti su base triennale;
hanno sollevato dure reazioni da parte di esponenti del PD e dei sindacati, che parlano di «destrutturazione delle fondazioni liriche», anche le ulteriori novità che riguardano i tagli al costo del personale con il blocco del turn-over, la riduzione del 50 per cento del trattamento economico aggiuntivo, la contrattazione, tutte prerogative delle parti sociali, che necessitavano di un confronto più ampio, essendo in gioco interessi di migliaia di lavoratori, nonché la tradizione artistica, culturale e il prestigio del San Carlo;
nell'attesa di conoscere il testo nella sua interezza per una più compiuta valutazione delle misure adottate, a giudizio degli interroganti non ci si può esimere dal manifestare grande preoccupazione e contrarietà per le modalità con le quali il Governo, ancora una volta, ha evitato il confronto tra le parti ricorrendo alla formula della decretazione d'urgenza ed eliminando alla radice la possibilità di realizzare, su una materia così delicata, una riforma condivisa,
si chiede di sapere:
quali siano state le motivazioni di straordinarietà ed urgenza che hanno portato il Governo ad adottare un decreto legge in luogo di un disegno di legge ordinario;
quali siano le motivazioni dell'esclusione del San Carlo dal novero dei teatri d'eccellenza.
(4-03055)