Sui lavori del Senato
Organizzazione della discussione sulla questione di fiducia
PRESIDENTE. Colleghi, la seduta è ripresa.
La Conferenza dei Capigruppo ha proceduto all'organizzazione della discussione sulle due questioni di fiducia poste dal Governo sui due articoli di cui si compone il disegno di legge n. 1996, in materia di impedimento a comparire in udienza, nel testo approvato dalla Camera dei deputati.
La discussione generale unica sul complesso delle due fiducie inizierà immediatamente e si protrarrà fino alla conclusione della seduta di stasera, già fissata per le ore 21. La discussione medesima proseguirà quindi domattina, dalle ore 9,30 alle ore 13,30, e nella seduta pomeridiana di domani, il cui inizio è stata anticipato alle ore 15, fino alle ore 17. Per la discussione generale i tempi sono stati nuovamente ripartiti tra i Gruppi secondo lo schema che leggerò, avendo particolare riguardo alle richieste dei Gruppi di opposizione.
Le due chiame sulla fiducia avranno luogo domani pomeriggio, rispettivamente alle ore 17 e alle ore 18. Seguiranno, a partire dalle ore 19, le dichiarazioni di voto al fine di consentire il voto finale entro le ore 21 di domani. La Presidenza si riserva di comunicare all'Assemblea l'eventualità della trasmissione diretta televisiva per le dichiarazioni di voto, ove così concordato tra i Gruppi.
In attesa del voto di fiducia, le Commissioni potranno convocarsi, fatte salve diverse decisioni assunte all'unanimità dai rispettivi Uffici di Presidenza, per il solo esame di disegni di legge di conversione di decreti-legge e di pareri su atti del Governo. In via del tutto eccezionale, la Presidenza ha invitato il Presidente della Commissione giustizia a sospendere l'esame del decreto-legge al suo esame fino al voto di fiducia.
La ripartizione dei tempi è la seguente:
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PdL |
2h. |
47' |
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PD |
3 h. |
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LNP |
1 h. |
07' |
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IdV |
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55' |
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UDC-SVP-IS-Aut |
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55' |
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Misto |
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55' |
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Dissenzienti |
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10' |
FINOCCHIARO (PD). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FINOCCHIARO (PD). Signor Presidente, come lei sicuramente ricorderà, nel corso della Conferenza dei Capigruppo, dato il modo inconsueto con cui viene chiesto il voto di fiducia su un provvedimento che è di squisita ed esclusiva origine parlamentare, dal momento che né un disegno di legge né un maxiemendamento che raccolga il testo approvato dalla Camera sono stati presentati dal Governo, il mio Gruppo aveva richiesto che il presidente Berlusconi fosse presente ai nostri lavori.
E questo per una ragione molto semplice: quando si pone il voto di fiducia su un provvedimento di esclusiva origine parlamentare, è ovvio che il Governo investa la propria responsabilità su quel provvedimento elevandolo, come ci insegnano la Costituzione e la dottrina, a elemento essenziale del proprio programma di governo.
Poiché il punto del legittimo impedimento non è previsto nel programma di governo con il quale il presidente Berlusconi è diventato Presidente del Consiglio, occorrerà che il presidente Berlusconi venga qui a spiegarci le ragioni per le quali individua nel legittimo impedimento, in un testo - lo ripeto - di esclusiva provenienza parlamentare, un punto essenziale e, anzi direi, in questo contesto, in questa Italia e in questo momento, il punto essenziale di attuazione del proprio programma.
Il ministro Vito, durante la Conferenza dei Capigruppo, ci ha spiegato che, in realtà, esistono due precedenti: uno risale al Governo Ciampi, nel corso della XI legislatura, e riguardava una normativa in materia di consiglio d'amministrazione della RAI; un altro risale alla XII legislatura e riguardava il Governo Dini, che pose la questione di fiducia su un provvedimento in materia di servizi di pubblica utilità.
Ora, al di là del fatto che ciascuno di noi è pianamente oltre che pienamente in grado di rendersi conto che l'oggetto sul quale si poneva la questione di fiducia era ben altro, ciascuno di voi sa molto meglio di me che si trattava di due Governi tecnici, e sa altrettanto bene che i Governi tecnici hanno come propria caratteristica quella di aggiornare continuamente il programma. Proprio per essere Governi tecnici, infatti, essi non si presentano al voto della Camera con un programma, bensì vengono chiamati a rivestire le funzioni di governo con un programma che si compone di volta in volta, e molto spesso con una collaborazione del Parlamento e delle forze rappresentate in Parlamento assai più cospicua di quanto non accada con un Governo espresso da una maggioranza uscita dalle elezioni.
Il ministro Vito si era impegnato a riferirci sulla disponibilità del Presidente del Consiglio all'inizio della seduta di oggi, ma non lo vedo presente. Per questa ragione, signor Presidente, come peraltro ho preannunciato in Conferenza dei Capigruppo, noi non crediamo che la discussione generale possa iniziare, se prima non avremo notizia dal ministro Vito circa la presenza o meno in quest'Aula del Presidente del Consiglio. (Applausi dai Gruppi PD e IdV).
BELISARIO (IdV). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BELISARIO (IdV). Signor Presidente, come ho precisato anche nel corso della Conferenza dei Capigruppo, noi riteniamo la presenza del Presidente del Consiglio essenziale in questa fase procedurale.
Quello su cui è stata posta la questione di fiducia è un provvedimento che lo affranca dalla sua presenza nelle aule giudiziarie. Quindi, è non buona cosa, ma obbligatorio che il Presidente del Consiglio venga a spiegarci le ragioni dell'urgenza che lo hanno portato a richiedere la fiducia in pieno conflitto di interessi.
Non vorremmo che, oltre a scappare dalle aule giudiziarie, il Presidente del Consiglio scappi anche dal Parlamento!(Applausi dai Gruppi PD e IdV. Proteste dal Gruppo PdL).
Porti rispetto al Parlamento, sia presente, ci ascolti e ci dia le sue ragioni, se ne ha. Altrimenti la sua assenza significherà che la sua politica è senza contenuti ed è esercitata solo nell'interesse personale, non certo degli italiani! (Applausi dai Gruppi PD e IdV. Commenti dal Gruppo PdL).
BORNACIN (PdL). Non è mica Di Pietro!
D'ALIA (UDC-SVP-IS-Aut). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
D'ALIA (UDC-SVP-IS-Aut). Signor Presidente, intervengo molto serenamente per dire che è chiaro che la decisione assunta dal Governo di fare proprio questo provvedimento di iniziativa parlamentare - alla cui stesura in qualche modo, se non del tutto, anche il mio Gruppo parlamentare aveva partecipato in maniera soddisfacente, quantomeno alla Camera - cambia un po' la prospettiva e ci sconcerta. Ci illudevamo infatti che si potesse in quest'Aula discutere serenamente di tale provvedimento e anche di un percorso che fosse, per quanto possibile, in linea con le decisioni della Corte costituzionale in materia.
Mi auguro che questo cambio di passo, di strategia e di iniziativa da parte del Governo - il quale ha fatto proprio tale provvedimento e lo ha irrigidito sottraendolo al confronto parlamentare - abbia (almeno lo spero) una sua motivazione e che questa venga fornita all'Aula dal Presidente del Consiglio prima del voto al quale siamo chiamati. Anche perché credo che, al di là delle questioni che attengono a questo specifico provvedimento, l'idea di porre la questione di fiducia, e quindi di sottrarre il disegno di legge alla discussione parlamentare, abbia verosimilmente cambiato anche la strategia e i programmi dell'Esecutivo sui temi della giustizia.
Credo allora che sarebbe opportuno capire di più, capire cioè a cosa è funzionale questa incauta iniziativa del Governo: se essa comporterà lo stravolgimento di un percorso che si poteva tentare di costruire insieme sul tema, estremamente importante, della riforma della giustizia, o se è frutto di un'improvvisazione che ormai sembra dominare la maggioranza qualunque sia il tema in discussione, dalle liste elettorali alle questioni che attengono ai titoli di ammissione dei componenti di questa Camera, e così via.
Quello che stiamo cercando di chiedere, nel rispetto delle regole parlamentari, è almeno un po' di chiarezza e l'assunzione di una responsabilità diretta da parte del Governo su questa vicenda.
Dell'assenza del ministro Vito ci rammarichiamo profondamente, perché, signor Presidente, come lei sa, nella Conferenza dei Capigruppo era stato assunto dal Ministro stesso una sorta di impegno a dirci se c'era la disponibilità del presidente Berlusconi. Vorrei anche ampliare il discorso: è possibile che il Presidente del Consiglio sia impegnato, ma credo che anche il Ministro della giustizia possa venire in quest'Aula, almeno per quanto ci riguarda, a dirci che cosa è cambiato e che cosa si vuole fare in merito a tale vicenda.
Se infatti con l'apposizione della questione di fiducia sul tema al nostro esame è cambiato, come ci sembra, l'ordine delle priorità del Governo, è una vostra libera scelta: non la condividiamo, non la rispettiamo, però credo sia una scelta che debba almeno avere il crisma della trasparenza rispetto a chi vi ha votato. In caso contrario, ci troviamo in una sorta di circuito poco virtuoso nell'ambito del quale di qualunque decisione venga maturata non si comprende la ragione e la motivazione politica di fondo.
Questa è la ragione per la quale aderiamo alla richiesta degli altri colleghi di opposizione di avere qui presente il Presidente del Consiglio: credo sia il minimo indispensabile per poter capire che cosa stia succedendo in merito a tale vicenda. Soprattutto, credo sia onesto e leale nei confronti dei cittadini che il Governo spieghi che cosa è cambiato nella sua agenda delle priorità anche rispetto al tema della riforma della giustizia. (Applausi dai Gruppi UDC-SVP-IS-Aut e PD).
*QUAGLIARIELLO (PdL). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
QUAGLIARIELLO (PdL). Signor Presidente, onorevoli colleghi, a me sembra francamente che ci si stia nascondendo dietro qualche formalismo eccessivo. (Commenti dal Gruppo PD).
PORETTI (PD). Sempre colpa del formalismo!
PRESIDENTE. Avete parlato tutti, lasciamo parlare chiunque ne abbia diritto. Prego, senatore.
QUAGLIARIELLO (PdL). Vorrei ricordare il percorso di questo provvedimento e ricordare che le dinamiche del potere legislativo hanno una loro autonomia e dovrebbero essere rispettate almeno da chi le innesca.
Questo provvedimento, infatti, è nato nell'altro ramo del Parlamento per iniziativa di un Gruppo dell'opposizione che ora chiede meravigliato e sconcertato cosa sia cambiato. Quali fossero le urgenze al cospetto di quello che è accaduto nel Paese ce lo siamo ricordati fino al 13 dicembre; dopodiché è stata eretta una cortina fumogena e si è fatto finta che quelle cose non fossero mai accadute, che gli atti di disponibilità e di signorilità e le ricerche di contatto per creare un clima differente nel quale tutti potessero ragionare non fossero esistiti. È molto facile fare un atto di gentilhommerie nel momento in cui uno è debole e poi dimenticarselo completamente.
Questo provvedimento è stato approvato nell'altro ramo del Parlamento; è arrivato in Senato in seconda lettura e sono stati presentati 1.780 emendamenti. Di fronte ad una situazione di questo tipo, ritengo che ogni Governo e ogni Esecutivo, tenendo conto delle sue priorità, abbia la possibilità di contemperare l'etica della convinzione del suo programma con l'etica della responsabilità. Una richiesta, come quella che è stata formulata oggi, nasce anche da questa conciliazione di esigenze. Non mi pare che sia impossibile comprenderlo per chiunque abbia un po' di buona coscienza e sappia quali sono le dinamiche parlamentari. Avevamo 1.780 emendamenti.
L'opposizione può anche chiedere la presenza del Governo, ma non bisogna farlo con arroganza e non bisogna trasformare un dibattito sulla fiducia in qualcosa che non può neanche esistere alla luce dei nostri Regolamenti. Non può diventare un confronto diretto tra l'Esecutivo e il Legislativo; anzi, parte del Legislativo, cioè l'opposizione. (Commenti dal Gruppo PD). In questo momento modo cambierebbe la sua ragione di essere.
Non ci scandalizziamo che venga richiesta la presenza del Governo in un momento di dibattito come questo; ci scandalizziamo per i toni e per l'arroganza con cui viene fatto. (Commenti dal Gruppo PD). Tutto ciò, cari colleghi, ci fa pensare che questa sia una strategia, legittima, ma la cui malafede traspare in maniera evidente. (Applausi dal Gruppo PdL). Indurre per le dinamiche parlamentari a chiedere la fiducia e strapparsi le vesti perché questa fiducia, di fronte a 1.780 emendamenti, è stata chiesta, francamente è troppo. (Applausi dal Gruppo PdL. Proteste dai banchi dell'opposizione).
GIARETTA (PD). Avete paura di lavorare!
BELISARIO (IdV). Venga il Presidente del Consiglio!
PRESIDENTE. Colleghi, vi prego. Ha parlato l'opposizione e ha parlato la maggioranza.