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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 347 del 09/03/2010


Per un ampliamento dei tempi di discussione del disegno di legge n. 1996

FINOCCHIARO (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Prima di dare la parola alla presidente Finocchiaro, ricordo che esiste una delibera di Giunta, assunta all'unanimità, che prevede che sull'ordine dei lavori si intervenga a fine seduta, tranne casi eccezionali e fatta eccezione per i Presidenti dei Gruppi parlamentari. La presidente Finocchiaro ha facoltà di parlare.

FINOCCHIARO (PD). Signor Presidente, il mio è un intervento assolutamente attinente alla questione di cui discutiamo oggi in Aula, in quanto riguarda i tempi della discussione del provvedimento sul legittimo impedimento. Lo dico subito, in apertura, perché lei certamente sa, e i colleghi probabilmente ne sono venuti a conoscenza dagli organi di stampa, che qualche giorno fa il Presidente del Gruppo del Partito Democratico della Camera dei deputati ed io abbiamo inviato ai Presidenti di Camera e Senato una lettera con la quale, di fronte all'approvazione da parte del Consiglio dei ministri del decreto-legge in materia elettorale - considerando ciò un gravissimo precedente nella storia repubblicana - abbiamo ritenuto doveroso informare lei ed il presidente Fini del fatto che questa approvazione avrebbe avuto immediate conseguenze sul nostro atteggiamento parlamentare. Voglio dire subito che, con queste parole, comunque ci riferivamo ad ogni possibile azione prevista dal Regolamento e dalla prassi parlamentare, e non dunque a forme scomposte di ostruzionismo. Lo dico perché anche stavolta dovrebbe fare premio, e fa premio, rispetto alla nostra opposizione più ferma e, mi lasci usare questa parola, anche al nostro sdegno, il nostro costume di considerare la regola e la legalità come unico criterio al quale ispirare la nostra azione politica, dentro e fuori le sedi parlamentari. (Applausi dal Gruppo PD).

Oggi intervengo in apertura della discussione del disegno di legge sul legittimo impedimento per una ragione che avevo già, peraltro, sottoposto alla sua attenzione e all'attenzione dei colleghi Capigruppo durante l'ultima Conferenza dei Capigruppo, quella cioè attinente al fatto che tale provvedimento, che com'è noto vede la nostra opposizione, ha tempi assai ristretti di discussione. Se vogliamo scendere nei particolari, vorrei per esempio far notare all'Assemblea che i tempi del relatore di minoranza sono contingentati a venti minuti, mentre su altri provvedimenti, pure analoghi, come il processo breve, il tempo a disposizione del relatore di minoranza era di un'ora.

E comunque, Presidente, riteniamo che proprio su questo provvedimento sia impossibile andare ad un contingentamento dei tempi e poniamo a lei la questione con tutta la forza di cui siamo capaci. Questo non è un provvedimento di routine. Al di là dello straniamento che credo prenda qualunque persona di buon senso per il fatto che, mentre il Paese marcisce, siamo qui a discutere del legittimo impedimento, vorrei ricordare che si tratta di un disegno di legge che ha una lunga storia parlamentare, forse non quella legata alla sua vita nella discussione alla Camera e al Senato: viene infatti da un altro provvedimento, il lodo Alfano, che a sua volta trovava le proprie radici in un altro ancora, quello che porta il suo nome, Presidente: il lodo Schifani. Ci troviamo cioè di fronte ad un provvedimento che ha seguito la storia politica ed ha assecondato la concezione del potere che contraddistingue il Presidente del Consiglio e la sua maggioranza in questi anni, che oggi viene qui per la prima volta (l'Assemblea del Senato non l'ha mai conosciuto), e riteniamo assolutamente impossibile - uso questo aggettivo per non adoperarne un altro, assai più sgradevole - che su questo disegno di legge si proceda per tempi contingentati.

È questa la richiesta che le poniamo oggi. È questa la richiesta con la quale ci accingiamo alla discussione di questo provvedimento, consapevoli di essere anche noi attori in quest'Aula di un copione che francamente risulta del tutto incoerente, direi incoerente in maniera straziante, con quello che avviene nel Paese, con le centinaia di migliaia di disoccupati, con le difficoltà di migliaia e migliaia di imprese di ogni dimensione (Applausi dai Gruppi PD e IdV), con l'estrema difficoltà e con l'aumento della povertà, con un Mezzogiorno che sta vedendo finire l'ossigeno per mantenere una dignità anche sotto il profilo della propria capacità di provvedere allo sviluppo e alle condizioni materiali di benessere delle popolazioni che lo abitano. (Applausi dal Gruppo PD).

GASPARRI (PdL). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GASPARRI (PdL). Signor Presidente, del calendario dei lavori abbiamo discusso nella Conferenza dei Capigruppo e poi anche in Aula. L'Assemblea si è pronunciata: quindi, a nostro avviso, stiamo semplicemente rispettando il calendario che ci siamo dati su una questione che, nella sua complessità, anche in continuità con precedenti provvedimenti, è da tempo all'attenzione del Parlamento. Riteniamo che sia assolutamente logico rispettare il calendario, che l'Assemblea ha avuto modo di confermare con il suo voto anche in relazione ai tempi che sono stati attribuiti ai Gruppi e che riteniamo congrui, salvo poi i piccoli adeguamenti che nel corso dei lavori sempre si sono fatti, in relazione o alle dichiarazioni di voto o alla loro diffusione attraverso mezzi di comunicazione.

A nostro avviso, quindi, è opportuno proseguire i lavori secondo le determinazioni che l'Assemblea del Senato ha già ratificato e confermato con il suo voto nei giorni scorsi.

LI GOTTI (IdV). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

LI GOTTI (IdV). Signor Presidente, il problema sollevato dalla senatrice Finocchiaro riguarda per l'appunto il fatto che ci sia stata una decisione della Conferenza dei Capigruppo con un voto sui tempi assegnati all'esame di questo disegno di legge. Qualora non ci fosse stata questa precedente decisione, è ovvio che non staremmo qui a parlare di tale fatto: ne parliamo proprio perché vi è stata questa decisione.

Affidiamo, quindi, al suo buonsenso e alla sua ragionevolezza la valutazione di questa richiesta, che avanziamo anche noi come Italia dei Valori, trattandosi di un provvedimento che, proprio per la storia giudiziaria che si è dipanata in tutti questi anni, assume una grande rilevanza nell'economia dei provvedimenti che vengono esaminati dalle Aule parlamentari. Non è un provvedimento che possa esaurirsi in tempi così ristretti: ci sono problemi indubbiamente pesanti. Anche la complessità delle questioni pregiudiziali e degli emendamenti sta a dimostrare che si tratta di un provvedimento forte, che merita l'adeguata attenzione e l'adeguato tempo, non soffocato da una decisione che le chiediamo di rivedere. (Applausi del senatore Pardi).

PRESIDENTE. Ad onor del vero, ricordo perfettamente come, quando in Conferenza dei Capigruppo è stato approvato a maggioranza questo calendario, con l'indicazione dei tempi assegnati, la presidente Finocchiaro abbia subito formulato una richiesta di attribuzione di tempi maggiori. In quella occasione invitai, come spesso era successo, le parti, maggioranza ed opposizione, a trovare un momento di sintesi attraverso quello che si è già fatto più volte, ossia la cessione di tempi da parte della maggioranza all'opposizione, per consentire all'opposizione di avere più tempo.

Detto questo, sono a chiedere ai Capigruppo di maggioranza se confermano questa intenzione, da un lato; dall'altro lato, mi faccio carico, come ho sempre cercato di fare, di garantire all'Assemblea che i dibattiti su temi strategici non vengano strozzati. Quindi, da un lato attendo la risposta della maggioranza e, dall'altro, mi rendo garante del fatto che comunque, se quest'Aula è chiamata a pronunziarsi su un tema così articolato e delicato, le va assicurato non soltanto il diritto di parola, ma un diritto di parola articolato in spazi temporali consoni alla delicatezza dell'argomento ed anche al numero di proposte emendative presentate.

Presidente Finocchiaro, da questo punto di vista, posso dunque garantirle che la sua richiesta verrà presa in considerazione non tanto nell'abolizione dei tempi contingentati, quanto nell'essere garante, da una parte, di una eventuale cessione di tempi della maggioranza, ove questa dovesse intervenire e, dall'altra, dell'eventuale ulteriore dilatazione dei tempi per consentire all'opposizione di approfondire alcuni argomenti. Mi rendo conto, infatti, che ci troviamo dinanzi a circa 1.700 proposte emendative, per cui mi auguro che l'opposizione concentri la propria attenzione su alcuni temi e non su ognuno di quel migliaio e più di emendamenti che sono stati presentati.

*QUAGLIARIELLO (PdL). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

QUAGLIARIELLO (PdL). Signor Presidente, mi sembra che la questione posta sia politica. È dunque evidente che il giudizio sul significato politico di questo dibattito tra il nostro Gruppo e quello del Partito Democratico è assolutamente differente e c'è uno iato profondissimo. Tutte le considerazioni che la presidente Finocchiaro ha ricordato potrebbero avere uno svolgimento uguale e contrario rileggendo la storia di questi 15 anni.

A fronte di questo, ci è stata preannunziata sulla stampa e anche in quest'Aula una volontà ostruzionistica che rientra nei diritti della minoranza, nel momento in cui un tema viene considerato vitale e deve essere portato all'attenzione della pubblica opinione. Nella correttezza dei rapporti reciproci e del clima generale di quest'Aula che lei, signor Presidente, ha sin qui garantito, intendiamo ovviamente rispettare anche il diritto dell'opposizione all'ostruzionismo. Siamo d'altra parte qui per garantire che poi la maggioranza, ove questo si verificasse, possa alla fine esprimere il proprio parere.

Prendiamo dunque atto della richiesta della presidente Finocchiaro e ci riserviamo, a seconda dello svolgimento dei lavori, di concedere parte del nostro tempo. (Commenti dal Gruppo PD).

MARITATI (PD). Grazie! Com'è buono, lei!

QUAGLIARIELLO (PdL). È chiaro ed evidente che dobbiamo e possiamo accedere a questa richiesta nel momento in cui non serva a portare l'ostruzionismo oltre quel limite che non consentirebbe alla maggioranza di arrivare ad approvare i propri provvedimenti. (Applausi dal Gruppo PdL. Commenti dal Gruppo PD).

Com'è accaduto in passato, in altro momento della nostra discussione, e alla luce dello svolgimento della stessa, ci riserviamo dunque di accedere alla richiesta pervenuta dal Gruppo del Partito Democratico.

ZANDA (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ZANDA (PD). Signor Presidente, l'intervento del senatore Quagliariello mi costringe a prendere la parola.

La senatrice Finocchiaro ha ben illustrato all'Aula il senso della lettera che lei stessa e l'onorevole Franceschini hanno inviato ai Presidenti di Camera e Senato e l'ha interpretata correttamente, non facendo mai cenno a pratiche ostruzionistiche, ma spiegando - in un modo che mi è sembrato molto chiaro e lineare - che intendiamo utilizzare il Regolamento del Senato (allo stesso modo, il Gruppo della Camera dei deputati intende usare il Regolamento di quel ramo del Parlamento) per lavorare, approfondendo quanto più possibile le questioni all'ordine del giorno. In modo particolare, ciò riguarda questo ramo del Parlamento in questa fase, perché - come la senatrice Finocchiaro ha ben spiegato - stiamo esaminando un provvedimento di rara importanza e, secondo noi, anche di rarissima gravità.

Debbo dirle, a nome del Gruppo del Partito Democratico, che mentre ho apprezzato il suo intervento quando lei si è fatto garante di lasciare all'opposizione il tempo necessario per discutere il provvedimento e per illustrare i nostri emendamenti, debbo dirle con altrettanta franchezza che rifiuto il metodo, che non considero democratico, del senatore Quagliariello, perché noi non accettiamo concessioni: noi vogliamo che vengano rispettati i nostri diritti. (Applausi dal Gruppo PD e del senatore Pardi). La pratica che viene utilizzata, ossia che i tempi dell'opposizione sono in qualche modo ricavati dalla generosità della maggioranza, non la possiamo accettare. (Applausi dal Gruppo PD). Noi abbiamo bisogno del tempo che ci serve.

La senatrice Finocchiaro ha detto una cosa che in ogni Parlamento del mondo verrebbe considerata ordinaria, cioè che su temi dell'importanza del legittimo impedimento non esiste il contingentamento del tempo: in nessun Parlamento del mondo viene contingentato il tempo per questioni di tale gravità. Lei ci ha risposto che ci verrà dato quel che abbiamo chiesto, cioè sostanzialmente che potremo illustrare i nostri emendamenti e la nostra posizione. A questa sua dichiarazione noi ci fermiamo.

Debbo dirle, anche per il futuro, che la pratica della concessione non è decorosa. Noi vogliamo il nostro tempo perché abbiamo diritto ad averlo, e non perché il Partito della Libertà ce lo concede. (Applausi dal Gruppo PD e dei senatori Pardi e Astore).

PRESIDENTE. Senatore Zanda, le confermo quello che vuole essere il mio continuo impegno. A volte posso sbagliare e a volte no, però il mio continuo impegno - e, vi prego di credermi, in buona fede - è quello di garantire sempre all'opposizione la tutela dei propri diritti e, principalmente, un valore fondante al quale sono stato formato è quello del diritto di espressione e del diritto di parola in quest'Aula: per me il diritto di espressione e di parola in quest'Aula è stato, è e continuerà ad essere sacro.

BELISARIO (IdV). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BELISARIO (IdV). Signor Presidente, devo sottoporle due riflessioni, una di natura politica e l'altra regolamentare.

In primo luogo, il Gruppo dell'Italia dei Valori prende atto delle sue dichiarazioni, che però rimangono dichiarazioni di peso del Presidente del Senato in presenza di un contingentamento dei tempi che rimane immutato. Allora non possiamo accedere alla provocazione del collega Quagliariello: state buoni, se potete, perché poi vedremo noi se vi daremo dei minuti in più per parlare. Qui ognuno interpreta il ruolo che l'elettorato gli ha dato. Sappiamo bene che i numeri sono della maggioranza, che dovrà alla fine votare il provvedimento. Però è altrettanto vero, incontestabile e costituzionalmente protetto il diritto dell'opposizione nelle Aule parlamentari (almeno questo ce lo dovete concedere, fino a quando le Camere continueranno ad avere il ruolo che hanno) a potersi esprimere compiutamente, a meno che per decreto-legge non vogliate far sparire anche questo. Pertanto, signor Presidente, insisto sulla certezza dei tempi.

La riflessione di ordine regolamentare, con richiamo all'articolo 92 del Regolamento, attiene ad una questione che, nonostante il Gruppo dell'Italia dei Valori l'abbia sollevata a lei formalmente, non ha avuto una risposta altrettanto formale, perché si continua con la prassi sui tempi per l'illustrazione delle questioni pregiudiziali e sospensive.

In questo caso particolare, abbiamo delle pregiudiziali di costituzionalità che riteniamo invalicabili e che hanno bisogno però di essere espresse in maniera compiuta, senza togliere il giusto tempo agli emendamenti che il mio Gruppo ha presentato, numerosi, ma abbastanza contenuti.

Abbiamo l'impressione che la prassi dell'uso del tempo che si è sviluppata in Aula non possa riguardare qualsiasi argomento, perché ci sono argomenti che possono giustamente avere dei tempi definiti e ve ne sono altri che, con orari particolari, col tempo che ci vuole, devono essere discussi fino in fondo. Una questione pregiudiziale di costituzionalità su questo provvedimento, che all'articolo 2 dice chiaramente che lo si approva in attesa della riforma costituzionale sulle prerogative del Presidente del Consiglio e dei Ministri, vivaddio, non può essere compressa in tempi che diventano veramente una camicia di forza.

Non vogliamo che il Parlamento sia ridotto a fare il passacarte. Riteniamo che su argomenti come questi ci sia la necessità di discutere, scontrarci, dividerci, votare, ma di farlo dando ad ognuno di noi la prerogativa di poter dire al Paese come la pensa in un'Aula che ha la sacralità che deve conservare nonostante le divisioni. (Applausi dai Gruppi IdV e PD).

TOFANI (PdL). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà, in via del tutto eccezionale.

TOFANI (PdL). Signor Presidente, credo che si vogliano alzare dei toni, e non è il caso, perché mi sembra sia inveterata la prassi secondo la quale l'opposizione ha avuto sempre spazio, quando l'ha richiesto. Se si dovesse immaginare che questa prassi possa essere vista in termini di concessione, quasi come un do ut des, non credo che ciò sia stato mai nelle intenzioni di nessuno, e tanto meno nelle intenzioni del collega Quagliariello e del presidente Gasparri.

Pertanto credo che possiamo rasserenare pure questo rapporto: laddove siano necessari dei tempi per essere più chiari nelle esposizioni, sicuramente vi saranno. E lei, signor Presidente, ancora una volta ha riconfermato questa linea sobria di equilibrio, che sicuramente nessuno di noi vorrà alterare, per fare in modo che i lavori proseguano nel modo migliore possibile. (Applausi dal Gruppo PdL).

PRESIDENTE. Senatore Belisario, su questa sua richiesta le abbiamo già risposto per iscritto segnalando come sulle imputabilità al contingentamento dei tempi impegnati in occasione della discussione di questioni pregiudiziali e preliminari vi sia non una prassi, ma una costante storica: cioè, i tempi per l'illustrazione delle questioni pregiudiziali e preliminari sono stati sempre, da quando sono al Senato ma anche da prima, imputati al contingentamento e ne abbiamo anche già dato, com'era nostro dovere, risposta scritta.

È un tema che lei pone; è un tema, secondo me, più politico che parlamentare, perché tutto dipende dall'entità delle questioni, dalla disponibilità della Presidenza a far sforare i tempi, dal tipo di clima d'Assemblea, dalla delicatezza delle illustrazioni. Quindi - scusi la battuta - non mi "impiccherei" alla modalità, quanto alla qualità delle illustrazioni delle questioni pregiudiziali, che comunque, per prassi consolidata (non vi sono prassi difformi l'una dall'altra), sono sempre state - il presidente Marini confermerà quel che dico - imputate al contingentamento dei tempi.

Chiudo questo dibattito confermando il mio impegno a fare in modo che in quest'Aula, al di là delle auspicabili, da parte mia, concessioni di tempo da parte della maggioranza (alle condizioni che essa valuterà e delle quali non sta a me entrare nel merito) questo dibattito avvenga con ampiezza di tempi, per consentire l'illustrazione di parti sostanziali, posto che qui siamo dinanzi ad un provvedimento delicato, e mi auguro appunto che i colleghi che interverranno vorranno entrare nel merito compiutamente, così come quasi sempre hanno fatto.