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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 347 del 09/03/2010


COLLI (PdL). Signor Presidente, ancora una volta ci ritroviamo in quest'Aula a parlare di giustizia, prima con il processo breve e l'inchiesta sulla Protezione civile e ora con la legge sul legittimo impedimento, per non parlare poi della vicenda legata alle liste elettorali. Agli occhi della stampa sembra che il Parlamento non si occupi di altro che di giustizia. È bene ricordarlo perché spesso la gente si sofferma solo su quello che i giornali e i telegiornali vogliono rimarcare, dimenticandosi di quanto c'è di buono nelle cose che facciamo per il nostro Paese.

Il conflitto tra politica e magistratura è arrivato a un punto per cui non è possibile chiudere gli occhi e lasciare che gli eventi facciano il loro corso. Lo si è capito una volta di più, la scorsa settimana, quando nel processo a carico del Presidente del Consiglio in quel di Milano è stato rifiutato alla difesa il legittimo impedimento per un impegno in Consiglio dei ministri dell'onorevole Berlusconi. In quell'occasione è stato approvato un disegno di legge contro la corruzione, ma per i magistrati la motivazione non era sufficientemente valida per giustificare l'assenza dell'imputato dall'udienza del processo. Quindi, a quanti tra di voi, specie tra i colleghi dell'opposizione, si chiedono il perché di questa legge, la risposta è presto data: da troppo tempo la magistratura sta dettando l'agenda alla politica.

Quando nel 1992 i vecchi partiti vennero travolti da Mani pulite e da Tangentopoli, i magistrati inquirenti trovarono terreno fecondo in una classe politica ormai debole e in un circuito mediatico-giudiziario che assecondava ogni loro comportamento, anche quelli ai limiti della costituzionalità. Bene, oggi i tempi sono cambiati. Il tentativo di influire sull'esito delle elezioni e sulla formazione della volontà popolare è sotto gli occhi di tutti. Basta vedere il trattamento riservato al presidente Berlusconi e le ultime inchieste con indagati eccellenti, guarda caso poco prima delle votazioni per le elezioni regionali. Insomma, una giustizia ad orologeria. Colleghi, nessuno pretende l'impunità o un trattamento speciale al di sopra della legge: prova ne sia che il legittimo impedimento comporterà la sospensione dei termini della prescrizione. Il centrodestra vuole solo governare, portando a compimento il mandato ottenuto alle elezioni del 2008: sapreste dirmi come può governare uno che deve passare più tempo nelle aule dei tribunali che non in quelle parlamentari?

Io credo che i colleghi dell'opposizione si rendano conto di queste cose. Semplicemente, non vi va di raccontarlo all'elettorato, o di dire come stanno davvero le cose, per mero opportunismo e perché non riuscite a concepire un'opposizione che non sia antiberlusconiana. Ma così facendo svolgete un pessimo servizio al Paese. Pensate davvero di sbarazzarvi del Governo e del Presidente del Consiglio grazie all'opera di un settore della magistratura che gli fissa un'udienza un giorno sì e quello dopo pure? Nelle democrazie liberali il consenso si ottiene con i voti e chi governa lo fa perché è legittimato dalla volontà popolare. Sperare di ribaltare il risultato delle elezioni con un colpo di mano giudiziario è un'aspirazione valida per un Paese con poca civiltà alle spalle, ma non per una grande democrazia quale è e ambisce ad essere l'Italia.

Purtroppo, è il comportamento della magistratura che ha reso necessaria l'azione del Governo e della sua maggioranza nel campo sempre più minato della giustizia. Si tratta - spero - di una sparuta minoranza di giudici e di pubblici ministeri che non rappresentano di certo una categoria che continua a fare tanto per il nostro Paese. Ma, come spesso accade, è proprio questa minoranza rumorosa e reazionaria che mette in cattiva luce il lavoro di professionisti seri e ligi al loro dovere.

Ma c'è un'altra cosa che preoccupa e che viene colpevolmente o volontariamente sottovalutata dai magistrati e dai colleghi dell'opposizione. Nelle democrazie è un'elementare regola di civiltà giuridica che gli imputati vengano messi nelle condizioni di partecipare ai loro processi. Conseguenza inevitabile di questo è che la celebrazione del processo si interrompa quando l'imputato non può, perché impedito legittimamente, essere presente all'udienza. Possibile che questo debba valere per tutti tranne che per il presidente Berlusconi? Il vostro atteggiamento, cari colleghi dell'opposizione, ricorda quello dei giacobini durante la Rivoluzione francese: processarono sommariamente e condannarono Luigi XVI non in quanto autore di chissà quale reato, ma in quanto re. Oggi con il Presidente del Consiglio sembra di essere tornati a quell'epoca. Berlusconi è colpevole in quanto tale, senza che gli venga riconosciuto il diritto a difendersi in un giusto processo.

Noi non vogliamo mettere i bastoni tra le ruote ai giudici, ma sappiamo che la giustizia in Italia non funziona, ed è giunto il momento di dare una sterzata al sistema con una grande riforma. I processi devono essere più celeri e i magistrati più efficienti. Non possiamo permettere che qualcuno abusi del suo potere per sovvertire la volontà popolare. Il potere legislativo è legittimato - e ribadisco legittimato - a correggere questo stato di cose, opponendosi alle invasioni di campo della magistratura, magari proprio partendo dal ripristino dell'articolo 68 della Costituzione, quello sull'immunità parlamentare, così come fu concepito dai nostri Padri costituenti. In questo senso, appoggio il disegno di legge bipartisan dei senatori Chiaromonte e Compagna e spero che anche le opposizioni aprano una riflessione sul testo.

Sarebbe importante, per il Paese prima di tutto, che l'opposizione abbandoni posizioni oltranziste e preconcette. Se così sarà, ci troverà sicuramente pronti a collaborare, raccogliendo così l'invito che ci viene dai puntuali interventi del Capo dello Stato. In caso contrario, il Governo e la sua maggioranza andranno avanti per la loro strada, nel pieno rispetto dei diritti delle minoranze e delle procedure parlamentari, ma forti del mandato popolare che ci chiede di fare le riforme che non possono più essere procrastinate. Sarebbe davvero un grande peccato se l'opposizione non riuscisse a capire che in ballo non ci sono gli interessi del Governo, ma quelli del nostro Paese. (Applausi dal Gruppo PdL. Congratulazioni).