Dichiaro aperta la discussione generale, che proseguirà poi nella seduta pomeridiana, anche con le repliche dei relatori e del rappresentante del Governo.
È iscritta a parlare la senatrice Bugnano. Ne ha facoltà.
Presidenza del vice presidente NANIA (ore 13,07)
BUGNANO (IdV). Signor Presidente, il legittimo impedimento - come è già stato ricordato anche dagli interventi in sede di discussione sulle questioni pregiudiziali - è connaturato all'esercizio del diritto di difesa. Pertanto, è un diritto riconosciuto dal nostro ordinamento giuridico per tutti i cittadini che si trovino ad essere imputati ed è previsto dal nostro codice di procedura penale all'articolo 420-ter. Esso però deve essere assoluto, ovvero per essere rilevante presuppone uno specifico accertamento di fatto da parte della magistratura; dunque, un qualsiasi cittadino che si trovi imputato in un processo e che debba comparire dinanzi al giudice, se ha un impedimento lo deve circostanziare ed indicare. (Brusìo in Aula). Mi scusi, signor Presidente, è possibile richiamare l'attenzione del Governo? (Richiami del Presidente).
Nulla di tutto questo, invece, vale per il nostro premier, Silvio Berlusconi, che sulla base di questo provvedimento, invocando genericamente le sue attribuzioni, potrà richiedere ed ottenere di non presenziare al cospetto dei giudici, quindi di non farsi processare. Insomma, in buona sostanza, il nostro premier Silvio Berlusconi con questo provvedimento ha la possibilità di avvalersi di una presunzione assoluta di legittimo impedimento, fra l'altro un legittimo impedimento ‑ anche in questo senso è stato già ricordato molto bene ‑ continuativo, quindi una fattispecie che il nostro ordinamento giuridico non prevedeva.
Ma questo non basta, e adesso viene il bello. La presunzione assoluta di legittimo impedimento non vale nel caso di giudizi penali per reati commessi dal Premier nell'esercizio delle sue funzioni, bensì per reati comuni, una incongruenza - permettetemi il termine - ridicola, peraltro già rilevata dalla Corte costituzionale per le leggi Schifani e Alfano. Tanto valeva - dico io - scrivere nel provvedimento che il legittimo impedimento doveva valere - per esempio - per i reati di corruzione in atti giudiziari, quelli per cui è processato il nostro premier Silvio Berlusconi.
Ma questo provvedimento non smette ancora di stupirci con effetti speciali. Si prevede che le disposizioni sul legittimo impedimento si applichino fino alla data di entrata in vigore della legge costituzionale recante la disciplina organica delle prerogative del Presidente del Consiglio. Abbiamo dunque la prova provata - e direi una dichiarazione confessoria di questa maggioranza - che per disciplinare il legittimo impedimento occorre una legge costituzionale e che il tentativo di anticiparne l'efficacia con una legge ordinaria è palesemente incostituzionale.
Insomma, ancora una volta, per salvare il premier Berlusconi si vìola la Costituzione, si fa l'ennesima leggina a seconda del bisogno, raggirando la Costituzione e la buona fede degli elettori. Non teniamo neanche più il conto delle leggi ad personam che sono state fatte da questo Governo e da questa maggioranza, che il Premier si è fatto fare dalla sua servente maggioranza, che pur di non perdere la poltrona ha deciso di perdere la sua dignità.
Sapete che bella figura stiamo facendo sui giornali esteri? «The Guardian», il giornale inglese, ha spiegato che il legittimo impedimento serve a posticipare i processi perché il Governo è troppo occupato. Ma la chicca più bella è sul «Der Spiegel», in Germania, dove il legittimo impedimento è stato definito assenza motivata dal processo. Accanto all'articolo c'è la foto di Silvio Berlusconi e di una di quelle signorine apparse - ricordate - nel periodo in cui si parlava delle sue escort. E qui torniamo all'inizio del mio discorso. Il provvedimento in esame prevede per il Premier il legittimo impedimento generico per le sue attribuzioni, tutte le sue attribuzioni; e allora adesso capiamo perché quei simpaticoni di «Der Spiegel» hanno rappresentato il legittimo impedimento con la foto di Silvio Berlusconi e di una di quelle donne invocate nel periodo delle escort. (Applausi dal Gruppo IdV. Congratulazioni).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Incostante. Ne ha facoltà.
INCOSTANTE (PD). Signor Presidente, colleghi, rappresentante del Governo, come ha detto anche la collega che mi ha preceduto, il codice di procedura penale già prevede la fattispecie del legittimo impedimento, ma la decisione della sussistenza della gravità e della specificità dell'impedimento spetta al giudice. Infatti, una previsione diversa iuris et de iure impedirebbe una verifica di questa sussistenza e renderebbe operante una sospensione anche nel caso in cui l'impedimento non sussistesse, con ciò costituendo una norma che più che essere a difesa e a tutela dell'imputato - così come dovrebbe essere - in realtà è un illegittimo privilegio.
Il giudice, al contrario, deve valutare, anche nell'interesse dell'imputato, la fattispecie e ciò a dimostrazione del fatto che nel nostro ordinamento - cosa che sembra essere trascurata - è sempre tenuto in conto un bilanciamento tra i diversi diritti che vengono in rilievo, quello dell'imputato e quello della celebrazione del processo. Ma il legittimo impedimento deve essere grave, imprevisto, imprevedibile ed attuale, così come numerose sentenze ci dicono. Riteniamo, invece, il provvedimento legislativo che ci accingiamo ad esaminare in contrasto con i principi fondamentali del nostro ordinamento penale e con i principi costituzionali ed assolutamente non congruo con il suo titolo di legittimo impedimento.
Esso, peraltro, contiene in sé il riconoscimento della sua natura incostituzionale. Dopo la finanza creativa, attribuibile un tempo al ministro Tremonti, siamo passati alla legislazione creativa, che va contro i principi fondamentali dell'ordinamento e che arriva addirittura a proporre l'approvazione di norme ponte incostituzionali, che danno la stura a successive leggi costituzionali. Si tratta del primo caso nella storia della legislazione in cui possiamo riscontrare all'interno di un unico testo normativo la data della sua entrata in vigore, la data della sua scadenza, la sua dichiarata insufficienza e la dichiarazione della sua incostituzionalità. Come tutti sanno, infatti, questa norma non potrà durare più di 18 mesi. Potremmo dire che siamo al prêt à porter del diritto: si confeziona qualcosa che serve subito e si annuncia la preparazione di un'altra che servirà successivamente; ma se nel frattempo i reati riconducibili ad alcuni imputati saranno prescritti, potrebbe non esservene più bisogno.
Si usa il diritto, si distorce il bilanciamento tra i diritti costituzionalmente riconosciuti e i principi su cui si fonda lo Stato democratico. Purtroppo, le istituzioni sono sospinte da questa maggioranza ad operare in contrasto con un principio fondamentale della nostra Costituzione quale quello contenuto all'articolo 3, il principio di eguaglianza, un principio supremo dell'ordinamento tanto che gran parte della dottrina lo considera addirittura inderogabile perfino da una legge costituzionale. Un principio, diremmo, fondamentale degli Stati democratici. Questa maggioranza non ha remore: trascina il Parlamento e le istituzioni nella sopraffazione del potere politico sull'esercizio della funzione giurisdizionale, mentre la nostra Costituzione disegna equilibri di pesi e contrappesi tra i poteri e le istituzioni affinché nessun potere prevalga sull'altro. Ecco, questo bilanciamento tra i valori, tra i poteri nel rispetto dei principi fondamentali della Carta costituzionale viene assolutamente trascurato; e su tale principio non si basa solo lo Stato italiano, ma tutti gli Stati democratici, gli ordinamenti contemporanei. Al riguardo sarebbe necessaria una profonda riflessione.
Certo, si sarebbe potuto anche legiferare sul legittimo impedimento con una legge ordinaria, così come prevede la sentenza n. 262 del 2009, ma bisognava predisporre una legge rivolta alla generalità dei cittadini, non solo riferita al Presidente del Consiglio dei ministri ed ai Ministri stessi. E forse non sarebbe stata utile allo scopo. La strada della saggezza e del diritto poteva prevalere, ma è stata abbandonata perché naturalmente noi siamo legati ad alcune, specifiche problematiche processuali.
Il comma 1 dell'articolo 1 definisce il legittimo impedimento non già rispetto a specifiche situazioni, bensì come un rinvio a disposizioni aventi natura regolamentare e legislativa che fanno riferimento alle attribuzioni del Presidente del Consiglio e dei Ministri, attribuzioni che in realtà, se fossero tutte analizzate, non implicano affatto la sussistenza di un impedimento a comparire davanti al magistrato. Con questa legge, in realtà, stiamo quasi prefigurando una impossibilità a comparire legata intrinsecamente alle funzioni da svolgere nell'esercizio del governo. Se a questo si aggiunge che la certificazione dell'impedimento viene adottata dalla Presidenza del Consiglio possiamo quasi dedurre che le funzioni di governo rendano, di fatto, inapplicabile il principio di eguaglianza sancito dall'articolo 3 della Costituzione. Una previsione di questo genere potrebbe perfino essere derogata, ma solo tramite il processo di revisione esplicitamente previsto dall'articolo 138 della Costituzione. Infatti, nella stessa sentenza sul lodo Alfano, aspetto che si sarebbe dovuto considerare, si statuisce che le prerogative (tra cui l'insindacabilità, le norme discriminatorie in genere, condizioni di improcedibilità ed altro) di cui godono i titolari di organi costituzionali sono sistematicamente regolate da norme di rango costituzionale e possono dunque essere eventualmente riviste e modulate solo facendo ricorso alle procedure aggravate di cui all'articolo 138 della Costituzione. Ormai è da tempo però che alcune personalità di elevata responsabilità istituzionale, parte dei rappresentanti politici, cercano di trasmettere al Paese un messaggio di fastidio per le regole. Troppo spesso vengono considerate orpelli, non garanzie del diritto, ostacoli da rimuovere per l'esercizio del potere. Tutto ciò confonde la denuncia, certamente legittima, della farraginosità di alcune norme, che andrebbero sicuramente riviste, con la richiesta, questa illegittima, di un potere sottratto ad ogni controllo.
Una classe dirigente che non considera la sua responsabilità di indirizzo e di guida rispetto ad una comunità che è chiamata a governare rinuncia alla sua funzione ed è destinata prima o poi ad essere travolta dalla sua stessa azione la cui insensatezza ormai tanti italiani, dopo la stagione delle illusioni, cominciano a riconoscere. Questa legge rappresenta uno di questi gravi passaggi, dì questi strappi al delicato tessuto costituzionale del nostro Paese, e gli italiani, che spesso hanno osservato e subito, cominceranno a giudicare. A loro spetterà il giudizio su questa ennesima, come tante altre, scellerata operazione. (Applausi dal Gruppo PD e del senatore Li Gotti).
Signor Presidente, chiedo di poter allegare al Resoconto il testo integrale del mio intervento.
PRESIDENTE. La Presidenza l'autorizza in tal senso.
È iscritta a parlare la senatrice Colli. Ne ha facoltà.
COLLI (PdL). Signor Presidente, ancora una volta ci ritroviamo in quest'Aula a parlare di giustizia, prima con il processo breve e l'inchiesta sulla Protezione civile e ora con la legge sul legittimo impedimento, per non parlare poi della vicenda legata alle liste elettorali. Agli occhi della stampa sembra che il Parlamento non si occupi di altro che di giustizia. È bene ricordarlo perché spesso la gente si sofferma solo su quello che i giornali e i telegiornali vogliono rimarcare, dimenticandosi di quanto c'è di buono nelle cose che facciamo per il nostro Paese.
Il conflitto tra politica e magistratura è arrivato a un punto per cui non è possibile chiudere gli occhi e lasciare che gli eventi facciano il loro corso. Lo si è capito una volta di più, la scorsa settimana, quando nel processo a carico del Presidente del Consiglio in quel di Milano è stato rifiutato alla difesa il legittimo impedimento per un impegno in Consiglio dei ministri dell'onorevole Berlusconi. In quell'occasione è stato approvato un disegno di legge contro la corruzione, ma per i magistrati la motivazione non era sufficientemente valida per giustificare l'assenza dell'imputato dall'udienza del processo. Quindi, a quanti tra di voi, specie tra i colleghi dell'opposizione, si chiedono il perché di questa legge, la risposta è presto data: da troppo tempo la magistratura sta dettando l'agenda alla politica.
Quando nel 1992 i vecchi partiti vennero travolti da Mani pulite e da Tangentopoli, i magistrati inquirenti trovarono terreno fecondo in una classe politica ormai debole e in un circuito mediatico-giudiziario che assecondava ogni loro comportamento, anche quelli ai limiti della costituzionalità. Bene, oggi i tempi sono cambiati. Il tentativo di influire sull'esito delle elezioni e sulla formazione della volontà popolare è sotto gli occhi di tutti. Basta vedere il trattamento riservato al presidente Berlusconi e le ultime inchieste con indagati eccellenti, guarda caso poco prima delle votazioni per le elezioni regionali. Insomma, una giustizia ad orologeria. Colleghi, nessuno pretende l'impunità o un trattamento speciale al di sopra della legge: prova ne sia che il legittimo impedimento comporterà la sospensione dei termini della prescrizione. Il centrodestra vuole solo governare, portando a compimento il mandato ottenuto alle elezioni del 2008: sapreste dirmi come può governare uno che deve passare più tempo nelle aule dei tribunali che non in quelle parlamentari?
Io credo che i colleghi dell'opposizione si rendano conto di queste cose. Semplicemente, non vi va di raccontarlo all'elettorato, o di dire come stanno davvero le cose, per mero opportunismo e perché non riuscite a concepire un'opposizione che non sia antiberlusconiana. Ma così facendo svolgete un pessimo servizio al Paese. Pensate davvero di sbarazzarvi del Governo e del Presidente del Consiglio grazie all'opera di un settore della magistratura che gli fissa un'udienza un giorno sì e quello dopo pure? Nelle democrazie liberali il consenso si ottiene con i voti e chi governa lo fa perché è legittimato dalla volontà popolare. Sperare di ribaltare il risultato delle elezioni con un colpo di mano giudiziario è un'aspirazione valida per un Paese con poca civiltà alle spalle, ma non per una grande democrazia quale è e ambisce ad essere l'Italia.
Purtroppo, è il comportamento della magistratura che ha reso necessaria l'azione del Governo e della sua maggioranza nel campo sempre più minato della giustizia. Si tratta - spero - di una sparuta minoranza di giudici e di pubblici ministeri che non rappresentano di certo una categoria che continua a fare tanto per il nostro Paese. Ma, come spesso accade, è proprio questa minoranza rumorosa e reazionaria che mette in cattiva luce il lavoro di professionisti seri e ligi al loro dovere.
Ma c'è un'altra cosa che preoccupa e che viene colpevolmente o volontariamente sottovalutata dai magistrati e dai colleghi dell'opposizione. Nelle democrazie è un'elementare regola di civiltà giuridica che gli imputati vengano messi nelle condizioni di partecipare ai loro processi. Conseguenza inevitabile di questo è che la celebrazione del processo si interrompa quando l'imputato non può, perché impedito legittimamente, essere presente all'udienza. Possibile che questo debba valere per tutti tranne che per il presidente Berlusconi? Il vostro atteggiamento, cari colleghi dell'opposizione, ricorda quello dei giacobini durante la Rivoluzione francese: processarono sommariamente e condannarono Luigi XVI non in quanto autore di chissà quale reato, ma in quanto re. Oggi con il Presidente del Consiglio sembra di essere tornati a quell'epoca. Berlusconi è colpevole in quanto tale, senza che gli venga riconosciuto il diritto a difendersi in un giusto processo.
Noi non vogliamo mettere i bastoni tra le ruote ai giudici, ma sappiamo che la giustizia in Italia non funziona, ed è giunto il momento di dare una sterzata al sistema con una grande riforma. I processi devono essere più celeri e i magistrati più efficienti. Non possiamo permettere che qualcuno abusi del suo potere per sovvertire la volontà popolare. Il potere legislativo è legittimato - e ribadisco legittimato - a correggere questo stato di cose, opponendosi alle invasioni di campo della magistratura, magari proprio partendo dal ripristino dell'articolo 68 della Costituzione, quello sull'immunità parlamentare, così come fu concepito dai nostri Padri costituenti. In questo senso, appoggio il disegno di legge bipartisan dei senatori Chiaromonte e Compagna e spero che anche le opposizioni aprano una riflessione sul testo.
Sarebbe importante, per il Paese prima di tutto, che l'opposizione abbandoni posizioni oltranziste e preconcette. Se così sarà, ci troverà sicuramente pronti a collaborare, raccogliendo così l'invito che ci viene dai puntuali interventi del Capo dello Stato. In caso contrario, il Governo e la sua maggioranza andranno avanti per la loro strada, nel pieno rispetto dei diritti delle minoranze e delle procedure parlamentari, ma forti del mandato popolare che ci chiede di fare le riforme che non possono più essere procrastinate. Sarebbe davvero un grande peccato se l'opposizione non riuscisse a capire che in ballo non ci sono gli interessi del Governo, ma quelli del nostro Paese. (Applausi dal Gruppo PdL. Congratulazioni).
PRESIDENTE. Rinvio il seguito della discussione del disegno di legge in titolo ad altra seduta.